Come salvare il pianeta

Come salvare il pianeta
L’agenda 2030 esplorata dai bambini della scuola primaria

di Maria Buccolo [1]

Introduzione

Il presente contributo intende approfondire il tema dello sviluppo sostenibile attraverso l’esplorazione dell’agenda 2030 a scuola. Centrale risulta l’esperienza rappresentata dall’Unità didattica di Apprendimento “Come salvare il pianeta”, realizzata in collaborazione con la cattedra di Didattica Generale e disturbi specifici dell’apprendimento dell’Università degli Studi la Sapienza di Roma che ha rappresentato un vero e proprio esperimento di costruzione di comunità educante fondata sui valori della cittadinanza attiva e della sostenibilità globale.

  1. L’ educazione sostenibile a scuola attraverso l’esplorazione dell’agenda 2030

In campo educativo, il territorio si riscopre spazio familiare, ovvero una comunità in cui si svolge la vita quotidiana e l’individuo in essa interpreta e verifica quella rappresentazione che agli altri dà di se stesso, questo diventa “spazio sostenibile” perché delinea gli obiettivi e le  azioni di intervento che riguardano i diversi ambiti che contribuiscono allo sviluppo ed alla rigenerazione del territorio: dall’istruzione, il lavoro, fino alle città e al pianeta intero. Numerosi sono gli eventi, i progetti e le ricerca che si soffermano in particolare sull’importanza di pianificare misure sostenibili per consentire il raggiungimento degli obiettivi sanciti dall’ONU entro il 2030. Questi, sono confluiti nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in un grande programma d’azione per un totale di 169 traguardi. L’Agenda 2030 è il documento adottato dall’assemblea delle Nazioni Unite il 25 settembre del 2015 al fine di richiamare l’attenzione sui limiti dell’attuale modello di sviluppo umano, sociale e incoraggiare una visione delle diverse dimensioni di sviluppo integrata e sostenibile.

Il “Piano per l’educazione alla sostenibilità” presentato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) nel luglio 2017 è in linea con “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”; lo scopo del piano, infatti, é quello di trasformare il sistema di istruzione e formazione – dalla scuola al mondo della ricerca – in agente di cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile, facendo in modo che in ognuno degli ambiti di intervento le politiche del Miur siano coerenti con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030.

Le 20 azioni “Piano per l’educazione alla sostenibilità”, coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030, sono raccolte in quattro specifiche macro-aree:

  1. strutture ed edilizia;
  2. didattica e formazione delle e dei docenti;
  3. università e ricerca;
  4. informazione e comunicazione.

Sono stati predisposti, inoltre, dei percorsi di formazione mirata i docenti neoassunti e in servizio sui temi della sostenibilità, borse di mobilità internazionale finanziate dal Fondo Giovani per studenti in condizioni economiche svantaggiate e sessantacinque borse di dottorato su ambiti di ricerca coerenti con l’Agenda 2030 dell’Onu e con la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, prevista dalla L. 221/2015. Le Indicazioni Nazionali per curricolo (2012), inoltre, si sono arricchite del documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, in cui si puntualizza l’urgenza di educare alla cittadinanza e alla sostenibilità, coinvolgendo tutte le discipline e l’intero progetto formativo.

L’azione educativo-didattica e le progettazioni curriculari ed extracurriculari nelle scuole, in linea con i 17 obiettivi, dovranno essere incentrate su:

  • l’educazione allo sviluppo sostenibile e a stili di vita rispettosi dell’ambiente, di tutte le popolazioni del mondo e delle generazioni future;
  • i diritti umani;
  • l’uguaglianza tra i popoli e le persone;
  • una cultura di pace e di non violenza;
  • la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale;
  • l’innovazione sostenibile e la lotta alla povertà.

La finalità è quella di:

  • avvicinare gli alunni, ai temi della sostenibilità e agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030;
  • sostenere l’importanza dell’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale nell’educazione formale;
  • favorire la consapevolezza, il pensiero critico, l’impegno e la cittadinanza attiva delle giovani generazioni per uno sviluppo sostenibile;
  • potenziare la didattica laboratoriale e i percorsi interdisciplinari.;
  • valorizzare e corroborare tutte le iniziative e le attività incentrate sull’educazione allo sviluppo sostenibile già presenti nelle suole.

Per quanto riguarda la formazione del futuro cittadino, l’UNESCO individua dei traguardi universali necessari per «Educare alla cittadinanza globale»[2]:

  • gli allievi acquisiscono la conoscenza e la comprensione delle sfide locali, nazionali e mondiali come anche l’interconnessione e l’interdipendenza tra i diversi paesi e popoli;
  • gli allievi sviluppano competenze analitiche e di spirito critico;
  • gli allievi provano un sentimento di appartenenza a una umanità comune e di condivisione dei valori e delle responsabilità fondati sui diritti dell’uomo;
  • gli allievi sviluppano capacità di empatia, di solidarietà e di rispetto delle differenze e della diversità;
  • gli allievi agiscono in modo efficace e responsabile a livello locale, nazionale e mondiale, per un mondo più pacifico e sostenibile;
  • gli allievi acquisiscono la motivazione e la voglia di fare le scelte necessarie.

Per fare tutto questo sono necessarie azioni collegiali, di condivisione, di ricerca, di formazione e riflessione. C’è bisogno di ragionare su un curricolo didattico verticale e trasversale e ancor più, su una pratica didattica concreta e situata. Si rende necessaria, inoltre, una radicale inversione nelle politiche degli investimenti a sostegno della scuola, non solo relative al quanto, ma anche al fine, al dove e al come[3]. La scuola, quindi, assume il ruolo di catalizzatore di reazioni sostenibili che investono il tessuto sociale e lo predispongono al cambiamento, costruendo relazioni, patti di alleanza, scambi, reciprocità. «Ogni sviluppo veramente umano significa sviluppo congiunto delle autonomie individuali, delle partecipazioni comunitarie e del sentimento di appartenenza alla specie umana» (Morin, 2001). La Scuola è chiamata ad elaborare il Piano dell’Offerta Formativa Triennale (PTOF) cui affidare la trasparenza delle scelte educative, curricolari e organizzative e a organizzare i percorsi di apprendimenti in un curricolo, predisposto nel rispetto delle finalità, dei traguardi per lo sviluppo delle competenze, degli obiettivi di apprendimento posti dalle Indicazioni. La scuola come sistema formativo ha il diritto/dovere di preoccuparsi di formare una coscienza informata e consapevole nell’ecologia, nell’etica e nei valori, che si traduca in atteggiamenti, in competenze necessarie allo sviluppo sostenibile, atta a favorire una partecipazione effettiva di tutti alle decisioni riguardanti l’ambiente. A tale scopo è opportuno progettare percorsi in linea l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile perché la conoscenza dell’ambiente passa attraverso la conoscenza del rapporto tra uomo e ambiente e tra uomo e uomo, diventa educazione al cambiamento consapevole attivando percorsi adeguati al contesto scuola, territorio, comunità e paese con il contributo di tutti.

Il curricolo scolastico declinato sull’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibilità prevede una serie di finalità:

  • La centralità dell’alunno e delle sue dinamiche relazionali, sociali e di apprendimento.
  • La promozione di una relazione sistemica tra scuola e territorio, cogliendone la complessità.
  • La promozione di saperi e metodologie globali per una conoscenza che supera la frammentarietà delle diverse discipline, quindi in grado di cogliere e far cogliere la relazione fra il tutto e le parti e tra le parti e il tutto.
  • L’interazione fra la conoscenza e l’azione, tra il sapere, il saper fare e il saper essere per promuovere cambiamenti nei comportamenti, negli atteggiamenti sia individuali che collettivi.

Per avere  una comunità che progredisce e tende verso gli obiettivi dell’Agenda 2030  si ha bisogno, quindi, di un modello di educazione sostenibile che renda il territorio uno spazio condiviso di apprendimento.

2. Lo sviluppo sostenibile a scuola attraverso il progetto: “come salvare il pianeta”

L’esperienza sul campo del progetto “come salvare il pianeta” realizzato dalla classe 3 F della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Via del Calice di Roma, pone al centro dell’unità didattica di apprendimento il coinvolgimento delle diverse discipline secondo un approccio integrato,  per sostenere l’importanza dell’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale nell’educazione formale e favorire la consapevolezza, il pensiero critico, l’impegno e la cittadinanza attiva delle giovani generazioni. In linea con gli obiettivi del PTOF  della I.C., l’esperienza è stata progettata e realizzata dai docenti della classe in collaborazione con la Cattedra di Didattica Generale e Disturbi Specifici dell’Apprendimento dell’Università la Sapienza di Roma.[4]

Il progetto ha avuto come obiettivo generale l’esplorazione dei temi legati all’agenda 2030 dello Sviluppo Sostenibile da parte dei bambini e delle famiglie per rendere alcuni principi applicabili anche nella vita quotidiana fuori dal contesto scuola.

Lo schema che segue è organizzato come una unità didattica di apprendimento per facilitare la lettura e la comprensione delle attività educative del progetto.


Unità didattica di apprendimento

“Come salvare il pianeta”

Destinatari: bambini della Classe 3 F dell’ IC Via del Calice Roma.

Durata: 1 mese.

Discipline coinvolte: Italiano, Storia, Arte e Immagine, Scienze e Tecnologia, Educazione alla cittadinanza, Inglese.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze:

Comunicazione nella madre lingua

L’alunno:

– ascolta e comprende testi orali “diretti” o “trasmessi” dai media, individuandone il senso, le informazioni principali e lo scopo.
– partecipa a scambi comunicativi con compagni e insegnanti rispettando il proprio turno e formulando messaggi chiari e pertinenti, in un registro più possibile adeguato alla situazione.
– capisce e utilizza i più frequenti termini specifici legati alle discipline di studio.

Competenze in campo scientifico e tecnologico

L’alunno:

– sviluppa atteggiamenti di curiosità e modi di guardare il mondo che lo stimolino a cercare spiegazioni di quello che vede succedere.
– ha atteggiamenti di cura verso l’ambiente scolastico che condivide con gli altri.
– rispetta ed apprezza il valore dell’ambiente naturale e sociale.
– riconosce ed identifica nell’ambiente che lo circonda elementi e fenomeni artificiali.

Competenze sociali e civiche

L’alunno:

– conosce e rispetta le norme della vita sociale e il valore della collaborazione.

Consapevolezza ed espressione culturale

L’alunno:

– usa la linea del tempo per organizzare informazioni, conoscenze, periodi ed individuare successioni, contemporaneità, durata.
– rielabora in modo creativo le immagini con varie tecniche, materiali e strumenti.

Metodologie

– brainstorming;
– cooperative learning;
– peer tutoring;
– classe capovolta;
– visione di video educativi con discussioni guidate.

Valutazione

– griglie di osservazione;
– rubrica di valutazione;
– scheda di autovalutazione.

Sintesi del percorso

Nella classe 3 F i docenti hanno progettato e sviluppato l’intera attività curricolare annuale legata ai temi dell’educazione e dello sviluppo sostenibile. Dunque, l’unità didattica di apprendimento citata,  non è stata altro che un approfondimento pratico degli obiettivi proposti nel PTOF di questo istituto, con relativi riferimenti all’ acquisizione della consapevolezza dei cambiamenti climatici e al miglioramento del proprio stile di vita. Gli obiettivi generali hanno riguardato lo sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia di eco-sostenibilità e innovazione ambientale.

Attività 1

– Esploriamo l’Agenda 2030: presentazione dei 17 obiettivi dell’agenda 2030 (presentazione attraverso il gioco della ruota dei 17 obiettivi).
– Domande stimolo (es. tu spegni la luce, fai la raccolta differenziata, chiudi l’acqua se non ti serve più).
– Lettura del libro: “Anche tu puoi… salvare il nostro pianeta”. Libro pop-up. Ediz. Illustrata.
– Ricerca-azione: i bambini rispondono indicando delle azioni pratiche per salvare il pianeta legate alla loro esperienza di vita quotidiana.

Attività 2 

– A come ambiente: costruiamo l’alfabeto ecologico.
– Visione video “Come salvare il mondo – Baby Cesca e Greta Thunberg VS Cambiamento climatico”.
– Creazione dell’alfabeto ecologico italiano, inglese e romeno.
– Scrittura della promessa al pianeta: ciascun bambino scrive sulla propria pergamena la promessa che si impegnerà a fare per salvare il pianeta.

Attività 3

– Creazione del lapbook della tartaruga marina realizzata con materiali di riciclo raccolti dai bambini.

Attività 4

– Attività di movimento libero attraverso giochi educativi legati al tema dell’agenda 2030.
– Ascolto della canzone “Tito e Tato – 51° Zecchino d’Oro” consigli di riciclo.
– Preparazione dell’attività da presentare ai genitori da parte di ciascun bambino (ad ogni bambino viene assegnato un’ obiettivo  dell’agenda 2030 da presentare, accompagnato da una piccola presentazione e da domande stimolo per il lavoro da fare insieme).

Attività 5

– Presentazione ai genitori dell’unità didattica di apprendimento.
– Classe capovolta: gli alunni presentano i 17 obiettivi dell’agenda 2030 e coinvolgono i genitori nel dibattito attraverso domande stimolo.
– Costruzione di una comunità educante e collaborativa con attività genitori-bambini (giochi e attività di formazione esperienziale sui temi della sostenibilità).
– Chiusura dell’attività con la consegna della pergamena della promessa delle azioni per salvare il mondo per i genitori (da portare a casa) con l’impegno di essere sempre più cittadini consapevoli, responsabili e costruttori attivi della comunità educante.

Fig. 1 Progettazione del gioco la ruota dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030

Fig. 2 Lettura del libro “Anche tu puoi… salvare il nostro pianeta”.

Fig. 3 L’alfabeto dell’ ambiente

Fig. 4 Costruzione della Tartaruga con materiali di riciclo

Fig. 5  I bambini illustrano ai genitori il Lapbook  della Sostenibilità[5]

Fig. 6 La Comunità Educante Sostenibile celebra le promesse per il futuro in cerchio

Conclusioni

Dall’esperienza presentata si evince un  modello di educazione sostenibile che, a partire da un’analisi del fabbisogno e da una progettazione mirata, si caratterizza per una serie di azioni strategiche di intervento volte alla promozione di un’educazione ed un’educabilità formativa per un modello di scuola, per una pratica di lavoro e per una politica ambientale in risposta alle innovazioni ed alle esigenze di cambiamento attuali, riconoscendo la centralità della persona ed il suo diritto all’apprendere ad apprendere.

Il territorio diviene pertanto spazio di apprendimento in cui il soggetto ha l’opportunità di prendervi parte ed in particolare di poter interagire, mettendo in evidenza le proprie competenze e conoscenze, nelle diverse opportunità di crescita inclusiva e resiliente. 

La pedagogia e le scienze umane in generale da poco tempo stanno ponendo attenzione al tema dello sviluppo sostenibile sottolineando il legame tra apprendimento e territorio.  Da un lato, l’apprendimento viene inteso come processo generativo di informazioni, di costruzione di nuova conoscenza e come adattamento al cambiamento; dall’altro lato, il territorio – nella sua  accezione educativa e formativa – si declina nel concetto di comunità, intesa  come “spazio di apprendimento” che può  costituire un vettore strategico sia nel campo  educativo  sia  lavorativo, per definire un modello di educazione sostenibile che investa sulle competenze delle  persone e  consenta la coltivazione  di un patrimonio comune per la rigenerazione del territorio. È indubbio che il tema della sostenibilità e dello spazio rappresentano un fattore cruciale per lo sviluppo della comunità. Sono, pertanto, numerose le dimensioni da considerare in modo sistemico, inclusivo e integrato, per poter analizzare la sostenibilità educativa della comunità. In conclusione, emerge che l’impegno per il futuro dovrà essere sempre più quello di rendere la comunità educante e sostenibile e formare persone disponibili a mettersi al servizio del territorio.

Bibliografia di riferimento  

Alessandrini G. (2019). Sostenibilità e Capability Approach. Milano: Franco Angeli.

ASviS (2019a). L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Roma.

ASviS (2019b). L’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile. Obiettivi e Proposte. Roma.

Buccolo M. (2015). Presentazione, in NapolitanoE., Educazione, comunità e politiche del territorio, Milano: FrancoAngeli.

Iori V. (2019).  Editoriale, Persona, Cura, Territorio. Nuovi paradigmi educativi, in Rivista Attualità Pedagogiche, Università di Salerno, Fisciano (Sa), Vol. 1, n. 1, 2019

Morin E. (2001). I sette saperi necessari all’educazione del futuro. Milano: Raffaello Cortina.


[1] Phd in Progettazione e Valutazione di Processi Formativi e Docente di Didattica Generale e Disturbi Specifici dell’Apprendimento Università degli Studi La Sapienza Roma.

[2]  Cfr. https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000261836

[3]  Caruso A. (2018). L’Agenda 2030. Educare alla cittadinanza e alla sostenibilità nella scuola delle realtà. Insegnare. http://www.insegnareonline.com/rivista/scuola-cittadinanza/agenda-2030-educare-cittadinanza-sostenibilita-scuola-realta

[4]  Tutte le attività sono state progettate e condivise con la Dirigente Scolastica Renata Ruggiero.  L’esperienza ha visto il coinvolgimento delle studentesse Luzi Arianna, Dalila Mancino, Cristina Grecu che hanno condotto alcuni laboratori in classe con la supervisione della scrivente.

[5] Si ringraziano i genitori della Classe 3 F per la partecipazione all’esperienza.