Formazione Scuola

Formazione Scuola: il cambiamento parte da qui

di Bruno Lorenzo Castrovinci

La formazione professionale del personale scolastico è sempre stata una questione cruciale. Numerose iniziative, sia all’interno delle singole istituzioni scolastiche sia su scala nazionale, sono state promosse e finanziate dal governo centrale, erogate da scuole polo e reti di scopo. Ore ed ore di formazione e ingenti investimenti, tuttavia, hanno avuto un impatto minimo sul successo formativo degli studenti e conseguentemente sulla scuola italiana che continua, purtroppo, a posizionarsi male nelle rilevazioni internazionali OCSE e IEA.

È dunque necessario riflettere sulle motivazioni per le quali le azioni intraprese per migliorare le competenze del personale non abbiano portato a un miglioramento nelle pratiche quotidiane di insegnamento.

Non tutti i docenti sono uguali; c’è molta differenza tra gli insegnanti sia rispetto all’ordine di scuola di insegnamento, infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado e alta formazione tecnica, sia in funzione, per gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado, della disciplina insegnata e, comunque,per tutti bisogna tenere conto del livello EQF del titolo di accesso, del proprio curriculo personale, delle proprie esperienze, dei propri vissuti, di quanto sono appassionati. Insomma, ogni insegnante è una storia a sè, con il proprio bagaglio e i propri sogni per un futuro sempre diverso.

Se focalizziamo la nostra riflessione sulla formazione, sui contenuti epistemologici delle singole discipline, tranne per l’arealinguistica, ciò è raramente presente nell’offerta formativa degli enti accreditati che preferiscono offrire un’offerta trasversale appetibile a tutti, come quella dedicata alla transizione digitale, o alla didattica in generale. Pertanto, le conoscenze acquisite dai docenti derivano nel complesso dall’autoformazione, nella qualeassume un ruolo significativo il libro di testo adottato, che rimane lo strumento principale dal quale partire per preparare le lezioni, mentre il resto delle conoscenze acquisite rimane ancorato ai percorsi accademici, ai corsi di specializzazione e allo studio da autodidatta per la preparazione ai concorsi.

Ma cosa non funziona? Ecco una panoramica delle varie tipologie di corsi di formazione, evidenziando vantaggi e svantaggi:

MOOC (Massive Open Online Courses)

I corsi online aperti a un numero illimitato di partecipanti, accessibili tramite piattaforme dedicate, offrono notevoli vantaggi: accessibilità per chiunque abbia una connessione internet, flessibilità nei tempi e luoghi di fruizione, varietà di argomenti e costi ridotti. Tuttavia, presentano anche svantaggi, come interazione limitata con gli istruttori, partecipazione passiva e difficoltà nel verificare l’apprendimento effettivo.

Percorsi Residenziali

I corsi residenziali rappresentano una delle modalità formative più efficaci e coinvolgenti per il personale scolastico. Offrono un’esperienza di apprendimento intensiva e immersiva, permettendo ai partecipanti di allontanarsi dalle distrazioni quotidiane e concentrarsi completamente sulla formazione. Tale tipologia facilita l’interazione diretta e costante con istruttori e colleghi, creando un ambiente collaborativo che favorisce lo scambio di idee e la discussione approfondita. L’opportunità di vivere e imparare nello stesso luogo consente di sviluppare relazioni professionali durature e di creare reti di contatti prezioseper il futuro.

Durante i corsi residenziali, i partecipanti hanno la possibilità di approfondire argomenti specifici attraverso workshop, seminari e attività pratiche che stimolano l’apprendimento attivo. La presenza di esperti del settore e relatori di alto livello contribuisce a elevare la qualità della formazione, offrendo spunti innovativi e aggiornamenti sulle ultime tendenze educative. Inoltre, il contesto residenziale favorisce la riflessione e la crescita personale, grazie anche a momenti di svago e relax che permettono di ricaricare le energie.

I costi e il tempo richiesti per partecipare a corsi residenziali sono ampiamente compensati dai benefici ottenuti. Gli insegnanti tornano a scuola con nuove competenze, maggiore motivazione e una rinnovata passione per l’insegnamento. Questo tipo di formazione si traduce in pratiche didattiche più efficaci e innovative, con un impatto positivo sul successo formativo degli studenti. I corsi residenziali, dunque, rappresentano un investimento fondamentale per la crescita professionale del personale scolastico e per il miglioramento complessivo del sistema educativo.

Workshop e Seminari

Sessioni di formazione di breve durata, focalizzate su argomenti specifici, offrono approfondimento mirato, interattività e tempistiche brevi. Tuttavia, possono trattare gli argomenti in modo superficiale e le competenze apprese potrebbero non essere sufficientemente approfondite per essere applicate efficacemente.

Formazione In-House                                                                                                       

Nelle stesse istituzioni scolastiche, la formazione in-house offre una soluzione personalizzata e comoda per il miglioramento delle competenze del personale. Consente di affrontare specifiche esigenze e sfide della scuola, promuovendo la coesione e la collaborazione tra il personale scolastico. Tuttavia, presenta alcune criticità significative che ne limitano l’efficacia.

Uno dei principali problemi della formazione in-house è la difficoltà che molte scuole incontrano nel reperire formatori validi e qualificati. Spesso, le istituzioni scolastiche si trovano a dover affidare la formazione a personale interno che, sebbene possa avere una certa esperienza, non sempre possiede le competenze necessarie per ricoprire efficacemente il ruolo di formatore. Questo porta a una formazione di qualità inferiore, con ricadute negative sulle competenze acquisite dal personale.

Un’altra criticità riguarda il fenomeno dei formatori improvvisati. In molti casi, insegnanti e altri membri del personale accettano di svolgere il ruolo di formatore non per reale vocazione o competenza, ma per mera opportunità. La formazione in-house diventa così un’occasione per ottenere una fonte aggiuntiva di guadagno, piuttosto che un momento di crescita professionale e miglioramento delle pratiche didattiche.

La gestione delle risorse assegnate alle istituzioni scolastiche per la formazione rappresenta un ulteriore problema. Spesso, l’aspetto formativo viene messo in secondo piano rispetto all’opportunità di redistribuire risorse economiche tra il personale interno. Un simileapproccio porta a una formazione poco efficace, in quanto le risorse vengono utilizzate per compensare economicamente i formatori interni, piuttosto che per investire in corsi di alta qualità tenuti da esperti esterni.

In conclusione, sebbene la formazione in-house possa offrire alcuni vantaggi, come la personalizzazione e la comodità, le criticità legate alla qualità dei formatori e alla gestione delle risorse ne compromettono l’efficacia. Per migliorare realmente le competenze del personale scolastico, è necessario un approccio più rigoroso nella selezione dei formatori e una gestione più oculata delle risorse, privilegiando l’aspetto formativo rispetto alle opportunità di guadagno personale.

Formazione Online Sincrona

I corsi online con lezioni in tempo reale tramite piattaforme di videoconferenza offrono interattività, flessibilità e tempestività. Tuttavia, richiedono una buona connessione internet, la disponibilità a seguire lezioni a orari prestabiliti e presentano difficoltà nella verifica delle competenze acquisite.

Formazione Online Asincrona

I corsi online con lezioni in tempo differito offrono flessibilità, possibilità di rivedere le lezioni e organizzazione del tempo. Tuttavia, mancano di interattività in tempo reale, richiedono una buona connessione internet e presentano difficoltà nella verifica delle competenze acquisite.

Formazione Blended

I corsi in modalità Blended rappresentano un approccio integrato alla formazione, combinando moduli da svolgersi a distanza, sia in modalità sincrona sia asincrona, con sessioni in presenza, inclusa la modalità residenziale. Questa tipologia di formazione sfrutta i vantaggi della flessibilità offerta dall’online e l’interattività e l’approfondimento garantiti dall’incontro diretto.

La componente online permette ai partecipanti di gestire il proprio tempo in modo autonomo, accedendo ai materiali formativi quando e dove preferiscono. La possibilità di seguire lezioni in diretta o registrate consente di conciliare gli impegni personali e professionali con la formazione continua. La formazione in presenza, soprattutto in modalità residenziale, offre invece opportunità uniche di interazione diretta con istruttori e colleghi, favorendo un apprendimento collaborativo e intensivo.

I corsi Blended, con la loro combinazione di flessibilità e interazione, sono particolarmente efficaci nel creare un ambiente di apprendimento dinamico e stimolante. Gli incontri in presenza, spesso concentrati in periodi specifici, permettono di approfondire le tematiche trattate online, sviluppare competenze pratiche e creare reti professionali solide. In particolare, la modalità residenziale aggiunge un valore unico, trasformando l’apprendimento in un’esperienza immersiva e arricchente, capace di stimolare il dibattito e l’innovazione.

In definitiva, i corsi Blended rappresentano un modello formativo completo e versatile, capace di rispondere alle esigenze di aggiornamento e crescita professionale del personale scolastico in modo efficace e coinvolgente.

Autoformazione

L’autoformazione, che comprende l’apprendimento autonomo tramite risorse disponibili come libri, articoli, video, corsi online, conferenze e gruppi di studio, offre flessibilità, personalizzazione, autonomia e accesso a una vasta gamma di materiali. Tuttavia, presenta svantaggi come mancanza di struttura, difficoltà nella verifica dell’apprendimento e isolamento.

Modalità di Autoformazione

• Lettura di Materiali Didattici e Scientifici: offre accesso a conoscenze approfondite ma richiede capacità di autogestione.

• Corsi Online: offrono una vasta gamma di argomenti e flessibilità ma richiedono auto-motivazione.

• Webinar e Conferenze Online: offrono accesso a esperti del settore ma dipendono dalla qualità degli eventi.

• Gruppi di Studio e Comunità di Pratica: offrono apprendimento collaborativo ma richiedono coordinazione tra i membri.

• Progetti di Ricerca Personale: sviluppano competenze di ricerca ma richiedono tempo e risorse adeguate.

Conclusioni

Per migliorare l’efficacia della formazione del personale scolastico, è fondamentale adottare un approccio integrato che combini diverse tipologie di corsi, adattandoli alle specifiche esigenze e contesti. Un sistema di crediti chiaro, una maggiore enfasi sulla formazione pratica e applicabile e una valutazione continua dell’efficacia dei corsi potrebbero contribuire a ottenere risultati più tangibili e migliorare il successo formativo degli studenti.

L’autoformazione rappresenta una componente essenziale e complementare della formazione professionale del personale scolastico. Integrare l’autoformazione con altre modalità di corsi, strutturando percorsi di apprendimento che combinino risorse autonome e guidate, può ampliare le opportunità di sviluppo professionale e migliorare l’efficacia dell’insegnamento. La chiave è trovare un equilibrio tra autonomia e supporto strutturato, garantendo al contempo una valutazione continua e un feedback costruttivo.

Salute e sicurezza…insieme!

Scuole vincitrici del concorso “Salute e sicurezza…insieme!”
al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Il Ministro Calderone: «Ragazzi sensibili alla cultura della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Importante accompagnarli nelle loro riflessioni»

Roma, 4 giugno 2024 – Porte aperte nella sede di via Veneto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per i vincitori della prima edizione del concorso “Salute e sicurezza…insieme”, il contest nazionale per le scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, e i corsi di istruzione e formazione professionale indetto dal Dicastero del Lavoro d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Le tre delegazioni degli istituti hanno incontrato il Ministro Calderone e i rappresentanti dei due Ministeri che hanno lavorato allo svolgimento del concorso, presentando gli elaborati proposti e scoprendo la classifica decisa dalla giuria. Il primo posto è stato assegnato all’Istituto di Istruzione Superiore Fermi Sacconi Ceci di Ascoli Piceno per il video “L’arte della sicurezza”, creato in collaborazione alla sand artist Cristina Lanotte. Secondo il liceo scientifico Corradino D’Ascanio di Montesilvano (PE) per lo spot “tutto può cambiare”. Terzo classificato l’istituto statale di istruzione superiore Federigo Enriques di Castelfiorentino (FI), che ha proposto un piano di comunicazione per immagini.

Una giornata, iniziata con una visita alla sede Inail di via IV novembre, voluta per sottolineare la collaborazione tra istituzioni e scuole instaurata grazie allo strumento del concorso. «Un momento per rimarcare l’importanza della prevenzione, nei luoghi di lavoro e ancor di più in ogni momento della vita quotidiana – ha affermato il Ministro Calderone –. L’incontro anima il Ministero del Lavoro di tanta energia positiva. Ci fa comprendere la sensibilità dei ragazzi verso questo tema e quanto sia giusto accompagnarli nelle loro riflessioni, spiegando loro l’importanza di tutelare il valore della vita».

Dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, Carmela Palumbo, in rappresentanza del Ministro Valditara, un ringraziamento a tutti gli istituti che hanno partecipato al concorso, ai docenti, ai ragazzi e alle ragazze

 

“A questo link la video dichiarazione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone: https://we.tl/t-g0rOmnxPDj

Incarichi DSGA ad interim: quali criteri. Cosa si è detto durante l’incontro tra sindacati e Ministero

da OrizzonteScuola

Di Simone Lo Presti

Durante l’incontro tra Ministero e parti sindacali, che si è tenuto oggi 3 Giugno, si è parlato dei criteri e delle modalità di conferimento degli incarichi ad interim dei DSGA, in sostituzione dei titolari. Ci si riferisce a quanto esplicitato dall’art. 57 del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 rubricato “Sostituzione del titolare di incarico di DSGA”.

In particolare, si fa riferimento alla possibilità di procedere alla sostituzione dei titolari di incarico di DSGA qualora siano assenti dall’inizio dell’anno scolastico e fino al 31 Agosto ovvero per un periodo continuativo superiore a tre mesi (art. 57 comma 3 CCNL 2019-2021). In questi casi, sarà l’Ambito territoriale di riferimento a procedere con il conferimento dell’incarico ad interim.

Avranno priorità i funzionari che saranno privi di incarico di DSGA al momento dell’interpello e manifesteranno disponibilità all’assunzione dell’incarico temporaneo. Solo in caso di assenza di funzionari privi di incarico, sarà possibile procedere al conferimento di tali incarichi temporanei a DSGA già in servizio (art. 57 comma 3 CCNL 2019-2021).

I criteri

In base a quanto riferito alla nostra redazione, nel caso in cui ci fossero più domande per il medesimo incarico, l’Ambito territoriale di riferimento procederà alla definizione di una graduatoria favorendo, in ordine:

  • il funzionario che ha svolto, più di recente, un incarico di DSGA titolare;
  • il funzionario che ha svolto, più di recente, un incarico di DSGA ad interim;
  • il funzionario che ha svolto, per il maggior numero di anni, l’incarico in una istituzione scolastica dello stesso ciclo ovvero, ma solo per la scuola secondaria di II grado, dello stesso ordine e tipologia della scuola richiesta;
  • il rapporto di vicinanza tra la sede dell’incarico di titolarità e la sede della scuola da assegnare;
  • la maggiore anzianità di servizio nell’Area dei funzionari e dell’elevata qualificazione o nell’equivalente area del precedente sistema di classificazione;
  • il funzionario più anziano.

Nel caso in cui, invece, non siano pervenute richieste su base volontaria, l’Ambito territoriale procederà d’ufficio, favorendo, in ordine:

  • il funzionario che ha svolto, più di recente, un incarico di DSGA titolare;
  • il funzionario che ha svolto, più di recente, un incarico di DSGA ad interim;
  • il rapporto di vicinanza tra la sede dell’incarico di titolarità e la sede della scuola da assegnare;
  • il funzionario che abbia la minore anzianità di servizio nel ruolo;
  • il funzionario più giovane.

L’incarico conferito d’ufficio avrà carattere obbligatorio e il funzionario individuato non potrà rifiutarsi.

Le istituzioni scolastiche restano in attesa del decreto ministeriale ufficiale, pertanto, tale ricostruzione potrà essere soggetta a revisione e modifiche in fase di definizione del decreto stesso.


Si rischia di restituire i fondi europei destinati a contenere il fenomeno Neet

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

Nonostante l’Italia sia la nazione Ue col maggior numero di Neet, dopo la Romania, non si riescono a gestire i fondi stanziati dalla Comunità per cercare di risolvere questo ingombrante problema.

Infatti sono circa 1,7 milioni, pari al 16,1%,  i giovani, tra i 15 e i 29 anni, che non studiano, non lavorano e da oltre 6 mesi non seguono un percorso formativo, ma  rischiamo di dover restituire all’Europa circa 1 miliardo di euro per il mancato utilizzo delle risorse del Programma Operativo Nazionale – Iniziativa Occupazione Giovani. 

Erano circa 2,7 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 quelli messi a disposizione per l’Italia per reintegrare nel mondo del lavoro i giovani Neet.

Lo denuncia ActionAid e Cgil nel Rapporto “Neet: giovani in pausa. Superare gli stereotipi per costruire politiche pubbliche efficaci”, nel quale viene specificato che, per fronteggiare la condizione di Neet, a dicembre 2013, l’Unione europea ha promosso il primo intervento di politiche attive, finanziando circa 2,7 miliardi di euro, ma, a febbraio 2024, i pagamenti certificati sarebbero arrivati a 1,6 miliardi, ovvero il 62% dei fondi stanziati.

Tuttavia, si dice nel comunicato congiunto Cgil- ActionAid, che pur essendo dati provvisori, restituiscono una rendicontazione negativa che richiederà all’Italia di restituire all’Unione europea circa 1 miliardo di euro, mancando così l’opportunità di contrastare un fenomeno che si stima costi allo Stato italiano circa 25 miliardi l’anno, l’1,4% del PIL.

Dall’analisi di ActionAid e Cgil risulta che Garanzia Giovani ha contribuito a reintrodurre nel mercato del lavoro solo il 26% della popolazione Neet del nostro Paese.

Il programma in circa dieci anni (2014-2023) ha coinvolto l’82% della popolazione giovanile residente in Italia in condizione Neet. Ad accedere al programma sono stati soprattutto uomini (52%) di età compresa tra i 19 e i 24 anni (56,2%) residenti nel Sud Italia e nelle Isole (43,4%). Di questi, il 47,6% ha completato il percorso intrapreso, ma solo il 32% a sei mesi dalla fine del programma risulta occupata/o.

Anche nel 2023, la maggiore incidenza di giovani Neet è stata registrata nel Sud e nelle Isole (28,4% contro il 11,7% del Nord). In Italia il luogo in cui si vive incide ancora profondamente sulle opportunità formative e lavorative delle e dei giovani. La Regione Sicilia ha il tasso di incidenza più alto (32,2%), seguita dalla Campania (31,2%) e dalla Calabria (30,3%).

Per contrastare il fenomeno Neet l’Italia ha avuto a disposizione 2,7 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, a cui si sommano 4,4 miliardi di euro a valere sul programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori per il quadriennio 2022-2025 e circa 2,8 miliardi di euro stanziati con il Piano nazionale Giovani, donne e lavoro dal 2021 al 2027.

Le progettazioni finanziate sino all’anno 2023 non hanno però tuttavia dato i risultati sperati.

I dati confermano in ogni caso che ad aggravarsi sono le condizioni delle giovani donne e di chi vive al Sud.

Concorso docenti: oltre 5mila posti rischiano di non essere assegnati a settembre

da Tuttoscuola

Le numerose scadenze di fine anno e gli esami di Stato che, in particolare, nella secondaria di I e di II grado impegnano migliaia di docenti per l’intero mese di giugno e oltre, costituiscono un impedimento aggiuntivo per il regolare svolgimento dei concorsi docenti attuali. I calendari completi delle prove orali concorso docenti non sono stati pubblicati in via ordinaria, ma nei casi in cui alcuni USR lo hanno fatto, si è potuto constatare che per alcune classi di concorso gli orali si concluderanno a settembre-ottobre, rendendo, pertanto, impossibile la nomina dei vincitori dal 1° settembre 2024, come si sperava per rispettare gli obiettivi del PNRR.

Difficile stimare il numero esatto dei posti che non potranno essere assegnati in tempo utile: mille? Duemila? Di più?

Il mese horribilis di giugno con migliaia di docenti bloccati a scuola determinerà altre due conseguenze critiche sui concorsi. Ci sono state nuove rinunce di docenti/dirigenti commissari (erano oltre 250 a metà maggio e sfiorano il numero monstre di 300 a fine maggio), con conseguente rallentamento delle procedure per una conclusione regolare dei concorsi.

Inoltre, al 31 maggio delle 467 commissioni complessive da costituire ne risultavano ancora da nominare 85, di cui per le classi di concorso della secondaria 83 su 420, per i posti della primaria e infanzia soltanto due.

I posti relativi alle 85 classi di concorso prive di commissioni sono esattamente 4.662.

Se le 85 commissioni non saranno costituite prontamente e, soprattutto, se, in considerazione delle ferie dei mesi estivi, non si concluderanno in tempo utile le prove orali e gli adempimenti conseguenti, tutti quei posti (o una buona parte) non verranno assegnati ai vincitori a settembre.

Se si tiene conto anche dei posti bloccati dai calendari tardivi degli orali, non meno di 5mila dei 44.654 posti messi a bando, pari all’11-12%, potrebbero non essere assegnati a vincitori il prossimo 1° settembre.

Reclutamento IRC

Sono aperte le procedure straordinarie di concorso per gli insegnanti di religione destinate alla copertura di complessivi 2.164 posti nel triennio 2022/23-2024/25 nella scuola dell’infanzia e primaria e per 2.336 posti nel triennio 2022/23-2024/25 per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Requisiti e modalità di partecipazione, bandi e altre informazioni nelle sezioni dedicate:


Il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha firmato due bandi che disciplinano le procedure ordinarie per il reclutamento di insegnanti di religione cattolica (IRC) nella scuola dell’infanzia e primaria e nella scuola secondaria. Si tratta di 1.928 posti, ripartiti tra le due procedure: 927 posti per la scuola dell’infanzia e della primaria e 1.001 posti per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

A questi si aggiungono altri 4.500 posti destinati alle procedure straordinarie, bandite contestualmente dal Ministero, così ripartiti: 2.164 posti per la scuola dell’infanzia e della primaria e 2.336 posti per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Le assunzioni, complessivamente, saranno quindi 6.428.

La selezione si terrà a vent’anni dalla prima, e finora unica, procedura bandita nel febbraio 2004 in attuazione della legge 186/03, che istituiva i ruoli per l’insegnamento della religione cattolica.

“Abbiamo deciso di bandire un nuovo concorso dopo 20 anni di fermo, nella consapevolezza che si tratta di una disciplina importante per la crescita degli studenti. Grazie a docenti competenti e motivati, avremo maggiori occasioni di approfondimento della nostra storia ma anche di confronto sui principi che rappresentano le radici della nostra civiltà”, ha dichiarato Valditara.

SCHEDA DI SINTESI

Le procedure concorsuali ordinarie

Sono ammessi a partecipare i candidati in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti specifici: a) certificazione dell’idoneità diocesana, di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 18 luglio 2003, n.186, rilasciata dal Responsabile dell’Ufficio diocesano competente nei novanta giorni antecedenti alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione e valevole sia per la diocesi che per il grado di scuola cui la procedura si riferisce; b) possesso di almeno uno dei titoli previsti dal punto 4 dell’Intesa tra il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana del 28 giugno 2012.

I due bandi recepiscono l’Intesa tra il Ministro e il Presidente della CEI n.1 dell’11 gennaio scorso nonché le precedenti Intese sottoscritte.

Il concorso si articola in una prova scritta (composta da 50 quesiti a risposta multipla computer-based), una prova orale (che comprende anche una lezione simulata) e nella successiva valutazione dei titoli.

Le commissioni esaminatrici dispongono di duecentocinquanta punti, di cui 100 per la prova scritta, 100 per la prova orale e 50 per i titoli.

Le procedure concorsuali straordinarie.

Le procedure straordinarie sono finalizzate al reclutamento a tempo indeterminato degli insegnanti di religione cattolica che siano in possesso congiuntamente: a) di almeno uno dei titoli previsti dai punti 4.2. e 4.3 dell’intesa tra il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Presidente della Conferenza episcopale italiana del 28 giugno 2012, resa esecutiva ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 20 agosto 2012, n. 175; b) della certificazione dell’idoneità diocesana, di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 18 luglio 2003, n.186, rilasciata dal Responsabile dell’Ufficio diocesano competente nei novanta giorni antecedenti alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione e valevole sia per la diocesi che per il grado di scuola cui la procedura si riferisce c) che abbiano svolto almeno trentasei mesi di servizio, anche non consecutivi, nell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali con il possesso dei prescritti titoli.

La procedura concorsuale si articola in una prova orale didattico-metodologica, alla quale può essere assegnato un punteggio massimo di 100 punti, e nella valutazione dell’anzianità di servizio (fino a 100 punti) e dei titoli di qualificazione professionale (fino a 50 punti).​​​​​​​