Ecatombe

Ecatombe dove mancano pure le tombe

di Vincenzo Andraous

Ci risiamo un’altra volta, due morti ammazzati in sequenza irraccontabile, uno dietro l’altro senza nessuna pietà, peggio, senza alcuna compassione, soltanto abbondanza di indifferenza. 

Mese di giugno e siamo già a 36 evasioni del tutto prevedibili, evasioni con i piedi in avanti in bella mostra, suicidi annunciati giorno dopo giorno, percentuali di vite al macero che divengono dati esponenziali, eppure hanno il valore di seconda mano delle cose, degli oggetti, dei numeri spogliati di sostanza e di significato. 

Il carcere, l’Istituzione, ultima diga eretta a salvaguardia della collettività, il reato entra con la persona, sappiamo perfino il colore delle  mutande che porta quel recluso, siamo inondati dalle informazioni, dalla comunicazione, attraverso lamessaggistica istantanea, i social, la rete, ma mai, mai, mai una sola volta, che ci venga fatto sapere, che ci venga detto, senza l’uso smodato dell’ipocrisia e non poca omertà d’accatto, non tanto chi esce da una galera, ma “cosa” ritorna in seno al consorzio civile.

Altre due vite tranciate dalla disperazione, ben sapendo l’Istituzione penitenziaria: chi è disperato è colui che non ha più la parvenza di una speranza.

Un uomo strozzato in gola, una donna per giunta la seconda nell’identico Istituto, lasciata lì scomposta e silenziata.

Miriadi di sguardi scandalizzati, di oratorie dispiaciute, da destra e sinistra, passando per il centro, ognuno e ciascuno a puntare il dito, a sgomitare l’altro, a fare delle parole mura ancora più alte di quelle di una prigione. 

Mentre la politica subisce le scosse telluriche degli slanci e dei rinculi, dei proclami che sbrigativamente rimuovono la vergogna urticante, ma non risolvono le responsabilità per avere ridotto il carcere a questa lucida follia. 

Tra i detriti ecco avanzare le attenuanti, le giustificazioni, le autoassoluzioni.

Tutto ciò accade perché la sanità penitenziaria è allo stremo, eppure da molti anni e da molte centinaia di morti ammazzati, è risaputo che c’è un bacino assai corposo di detenuti in preda a una vera e propria doppia diagnosi, detenuti giovani con serie patologieborderline. 

Mancanza di personale qualcuno s’affretta a gridare, mentre qualcun altro sollecita invece un ripensamento culturale che coinvolga l’intero arco costituzionale, la piramide dirigenziale, perchè non è più accettabile sopravvivere tra violenze, ingiustizie e illegalità.

Ciò che colpisce maggiormente in questa reiterata e irresponsabile partita allo scarica barile, non è soltanto la persona, quella “cosa” che si stringe il cappio al collo, di per se evento drammatico, ma il constatare che il vero protagonista, il più feroce a dettare legge nell’intero pianeta carcerario è l’indifferenza.

Responsabilità disciplinare docenti: l’Aran accoglie (in parte) le richieste sindacali, i ds non potranno più sospendere gli insegnanti

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Si è svolto il 5 giugno un importante incontro tra i sindacati e l’ARAN, riguardante una delle sequenze contrattuali previste dall’articolo 178 del CCNL 2019/21. E’ stato preso in esame il tema della responsabilità disciplinare del personale docente ed educativo.

L’Aran – secondo quanto riferisce al momento Cisl Scuola – ha presentato una proposta che accoglie diverse richieste avanzate da tempo dalle organizzazioni sindacali.
In particolare, viene stabilito che le sanzioni che prevedono la sospensione dal servizio e dall’insegnamento restano nella competenza dell’Ufficio Provvedimenti Disciplinari (UPD).
In questo modo, i dirigenti scolastici continueranno a gestire solo le sanzioni di entità inferiore alla sospensione, come l’avvertimento scritto e la censura.

Questo incontro – commenta Ivana Barbacci, segretaria generale di Cisl Scuola – ha dimostrato ancora una volta l’efficacia della contrattazione come strumento per chiarire e limitare gli effetti di norme diverse o contraddittorie, tenendo conto anche delle numerose sentenze giurisdizionali”.
Durante l’incontro, la CISL Scuola ha anche richiesto modifiche all’articolato per ottenere una casistica più puntuale e dettagliata dei comportamenti sanzionabili.

Per parte sua Flc-Cgil fa sapere di non essere affatto soddisfatta della proposta dell’Aran, per diverse ragioni.

“Innanzitutto – spiega la segretaria generale Gianna Fracassi – non risulta comunque abrogata la disposizione normativa che attribuisce al Dirigente scolastico il potere di irrogare sanzioni ai docenti di sospensione dal servizio fino a 10 giorni; resterebbe pertanto in vigore la disparità di trattamento tra i docenti e il personale degli altri comparti pubblici”

Inoltre “non si prevede l’istituzione di un organismo di garanzia a tutela della libertà di insegnamento, ovvero di un organismo in grado di accertare se l’azione disciplinare avviata nei confronti del docente riguarda la trasgressione di un dovere di servizio oppure (come purtroppo già accaduto in passato) l’autonoma attività di insegnamento che è tutelata dalla Costituzione”.

Infine – conclude Fracassi – il sistema disciplinare proposto comporta l’accettazione del codice di comportamento dei lavoratori pubblici che, con le modifiche di recente apportate con il DPR n. 81/2023, rischia di determinare forti limitazioni ai diritti costituzionalmente tutelati come la libertà di pensiero e di espressione, aspetti particolarmente rilevanti in specie per chi svolge la funzione docente”.

Per il momento non si sa nulla di più in merito al testo definitivo della sequenza contrattuale.
Non si sa, per esempio, se verrà sanata la palese disparità di trattamento fra Ata e docenti: per i primi, infatti, c’è la possibilità di concordare con l’Amministrazione la sanzione disciplinare, mentre i docenti possono solamente impugnare il provvedimento davanti al giudice del lavoro (con le spese che questo comporta).


L’Educazione Civica che non c’è

da Tuttoscuola

Quanta ipocrisia. Molti politici, uomini e donne, stanno dando uno spettacolo vergognoso, senza provare vergogna, anzi vantandosi. Insultano, ricambiano l’insulto, usano parole volgari, fanno gesti volgari, onorevoli che disonorano il Parlamento. Alte cariche, di basso spessore.
Ci rappresentano? Che immagine forniscono ai nostri bambini, ai nostri ragazzi, agli studenti ai quali chiediamo di avere una buona condotta? Può la scuola proporli come cattivo esempio? Può la scuola farli valutare dagli studenti? Se succedesse, forse direbbero che la scuola non deve fare politica.
Certo, se la politica fosse quella che loro rappresentano, avrebbero perfino ragione.
Posto una foto bellissima. Una foto che fissa un incontro così lontano dallo squallore. Il volto nobile della politica, il nostro anziano Presidente e i ragazzi che lo guardano, con una intensità che colpisce. Una foto che non può cancellare la volgarità di tanti politici, ma che testimonia un altro modo, un’altra postura. Le giovani generazioni dovranno imparare a distinguere e a scegliere da chi desiderano essere rappresentate.