Insegnante di sostegno, sì alla anzianità pre-ruolo

Il Sole 24 Ore del 20.06.2019

Insegnante di sostegno, si’ alla anzianita’ pre-ruolo anche in assenza di specializzazione 

Agli effetti della ricostruzione della carriera, il riconoscimento del servizio non di ruolo prestato dai docenti con il possesso del titolo di studio prescritto è applicabile all’insegnamento su posto di sostegno, anche se svolto in assenza del titolo di specializzazione. A tale conclusione è giunta la Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 16174, depositata ieri, che ha fornito una lettura coordinata dell’articolo 485 comma 6 del Dlgs 297/1994 (Testo unico in materia di istruzione) e dell’articolo 7 comma 2 della legge 124/1999 (Disposizioni in materia di personale scolastico), dirimendo un contrasto giurisprudenziale formatosi sul punto.

La vicenda. 
All’origine della questione c’è la ricostruzione dell’anzianità di servizio di una docente, alla quale in un primo momento erano stati riconosciuti nove anni di pre-ruolo e in seguito soltanto cinque, con relativa domanda di restituzione di indebito da parte del Miur. Al centro della disputa vi era l’esatta portata applicativa delle norme relative alla riconoscibilità del servizio non di ruolo prestato su posti di sostegno da insegnante privo del titolo di specializzazione in anni scolastici antecedenti all’entrata in vigore della legge 124/1999. Sul punto vi era un orientamento della giurisprudenza amministrativa che consentiva la valutazione del servizio pre-ruolo sui posti di sostegno soltanto se il docente era in possesso del titolo di specializzazione, visto il carattere innovativo della norma di cui all’articolo 7 comma 2 della legge 124/1999

La decisione. 
Ebbene, dopo un lungo excursus sull’evoluzione della disciplina dell’insegnamento di sostegno e sulla normativa in tema di disabilità, la Cassazione fuga ogni dubbio sule diverse letture fornite dalla giurisprudenza ed estende il tenore letterale della norma anche ai periodi antecedenti, in quanto le novelle legislative del 1994 hanno “reso esplicito e chiarito un principio già desumibile dal precedente quadro normativo”. 
Per i giudici di legittimità, in sostanza, l’unica condizione imprescindibile per il riconoscimento è il possesso del titolo di studio e non anche il titolo di specializzazione, trovando tale previsione giustificazione nella “particolarità della funzione docente affidata all’insegnante di sostegno”. D’altra parte, precisa il Collegio, una diversa lettura finirebbe “per introdurre una disparità di trattamento fra situazioni che non presentano alcun profilo di diversità quanto all’aspetto che le qualifica, ossia l’essere l’attività resa in difetto di titolo specializzante”.

di Andrea Alberto Moramarco 

Ungaretti, Sciascia, Dalla Chiesa, Stajano: ecco una scuola che vive nel tempo presente

da Il Sole 24 Ore

di Roberto Carnero*

Ungaretti e Sciascia, l’importanza del patrimonio culturale, l’illusione della conoscenza, la Storia del Novecento, l’assassinio del generale Dalla Chiesa, lo sport come impegno civile. Sono belle, varie e stimolanti le tracce di questa maturità 2019: un menù ampio e ricco, nel quale ciascun candidato non avrà avuto difficoltà a trovare il tema che fa per sé.

GUARDA IL VIDEO – Maturità, notte prima degli esami: la ricetta anti fake news

Un esame che esordisce quest’anno in una nuova forma, dopo vent’anni di quella precedente. Le novità, però, riguardano soprattutto il secondo scritto in programma giovedì (le “prove miste”: Latino e Greco al liceo classico, Matematica e Fisica allo scientifico ecc.) e il colloquio, meno la prova di Italiano che è – ricordiamolo – comune a tutti gli indirizzi. Qui le novità non sono così rivoluzionarie: è scomparso il “saggio breve” (che spesso si riduceva, nello svolgimento, a un copia-incolla dei materiali forniti), sostituito dall’ “analisi e produzione di un testo argomentativo”, ed è scomparso il tema storico (con strascichi polemici, forse – come vedremo – non del tutto giustificati). Ma passiamo in rassegna con ordine le diverse tracce.

Tipologia A – Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano
Due le tracce letterarie, con un testo in versi e uno in prosa, come era già accaduto nelle simulazioni proposte nei mesi scorsi da Ministero. Di Giuseppe Ungaretti – poeta imprescindibile nei programmi di Letteratura italiana dell’ultimo anno, e dunque certamente familiare ai ragazzi – viene fornita una poesia, Risvegli, tratta dalla raccolta L’allegria. Un testo scarno e intenso, come tutte le liriche del poeta incentrate sull’esperienza della guerra: la tragedia del conflitto non impedisce all’autore un’adesione alla vita, anzi quasi la rende necessaria. C’è anche lo spazio per un’interrogazione di tipo religioso: «Ma Dio cos’è?». Di fronte all’orrore, fatto di violenza e di morte, della guerra, il silenzio di Dio sembra mettere in crisi la fiducia in un orizzonte trascendente. Al candidato viene chiesto di soffermarsi anche sull’aspetto stilistico, comune a tutta la prima produzione ungarettiana. La ricerca del poeta, anche qui, è tesa a reinventare l’usurato linguaggio contemporaneo, dà vita a soluzioni sperimentali di grande originalità e impatto: rompe e frantuma sintassi e metrica; abolisce i segni di interpunzione; disgrega i versi tradizionali in brevissimi «versicoli», dove le parole spesso si trovano isolate, liberate dalle sovrastrutture linguistiche e stilistiche; il sistema della poesia è fondato sull’analogia, intesa come illuminizione istantanea, conoscenza profonda e segreta del tutto.

Di Leonardo Sciascia si offre un brano tratto da una delle sue opere più celebri, il romanzo Il giorno della civetta : il colloquio tra il capitano Bellodi e i familiari e soci di Salvatore Colasberna, un piccolo imprenditore edile che non si era piegato alla “protezione” della mafia, fa emergere il clima di omertà e di negazione del fenomeno mafioso che si respira nell’ambiente sociale in cui è ambientata la vicenda. Non è detto che Sciascia sia stato affrontato dagli insegnanti (il romanzo in questione è del 1961 e, purtroppo, in barba alle indicazioni ministeriali, molto difficilmente la produzione letteraria del secondo Novecento viene svolta), ma gli studenti hanno seguito un percorso di “Cittadinanza e Costituzione” (obbligatorio per sostenere l’esame, è oggetto di specifico accertamento in sede di colloquio), in cui i temi della legalità e dei fenomeni legati alla criminalità organizzata hanno trovato senz’altro ampio spazio. Dunque, anche in questo caso una traccia perfettamente abbordabile.

Tipologia B: Analisi e produzione di un testo argomentativo
Il primo testo della seconda tipologia è dello storico dell’arte Tomaso Montanari e parla del patrimonio artistico come di una realtà in cui «è condensata e concretamente tangibile la biografia spirituale di una nazione», del «luogo dell’incontro più concreto e vitale con le generazioni dei nostri avi», che ci libera dalla «dittatura totalitaria del presente». I candidati sono posti di fronte a una domanda a cui rispondere argomentando la propria tesi: «Alla luce delle tue conoscenze e delle tue esperienze dirette, ritieni che “la bellezza salverà il mondo” o, al contrario, pensi che “la bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza?». Una domanda che spinge a riflettere sulla responsabilità richiesta a ciascuno di noi per proteggere il paesaggio e il patrimonio culturale.

Di «illusione della conoscenza» parla invece il secondo testo, dei cognitivisti statunitensi Steven Sloman e Philip Fernbach, che invita a considerare come la mente umana sia, «al tempo stesso, geniale e patetica, brillante e stolta». L’uomo ha imparato a dominare il fuoco, ha creato istutuzioni democratiche, ha camminato sulla Luna: «E tuttavia siamo capaci altresì delle più impressionati dimostrazioni di arroganza e dissennatezza. […] È incredibile che gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari; altrettanto incredibile è che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari (e le facciano esplodere anche se non sono del tutto consapevoli del loro funzionamento)». Il tema, insomma, è ancora una volta quello dei limiti della conoscenza e del rapporto tra scienza e tecnologia da una parte e morale dall’altra.

Il terzo brano, del giornalista e scrittore Corrado Stajano, offre un’ampia carrellata sulla Storia del Novecento, citando una serie di eventi-chiave del “secolo breve”: le due guerre mondiali, il fascismo, il nazismo, i campi di sterminio, la guerra fredda, la caduta del muro di Berlino. Mentre oggi – questa la tesi dell’autore – siamo «nell’era del post». E spiega: «Dopo la caduta del muro di Berlino le reazioni sono state singolari. Più che un sentimento di liberazione e di gioia per la fine di una fosca storia, ha preso gli uomini uno stravagante smarrimento. Gli equilibri del terrore che per quasi mezzo secolo hanno tenuto in piedi il mondo erano infatti protettivi, offrivano sicurezze passive ma consolidate. Le possibili smisurate libertà creano invece incertezze e sgomenti». L’invito è a riflettere sulla fine delle ideologie e sulla vertigine della libertà, nonché sui «nodi da risolvere nell’Europa di oggi» (come chiede la consegna). Dunque, come si vede, si tratta esattamente di un tema di ordine storico: quello di cui in molti avevano temuto (e lamentato) preventivamente la mancanza nella nuova maturità. Fortunatamente sono stati smentiti: perché se c’è una cosa della cui conoscenza non dobbiamo smettere di sottolineare l’importanza, soprattutto presso le nuove generazioni, è proprio il passato, e in particolare il passato recente (recente almeno per noi adulti, meno recente per i maturandi, che sono nati nel 2000…).

Tipologia C – Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità.
I motivi della Storia e dell’impegno civile tornano anche nelle ultime due tracce. La tipologia C va a sostiture il vecchio “tema di attualità”, quello che spesso lo studente sceglieva, come una sorta di ultima spiaggia, dopo aver scartato gli altri. Ora le tracce di questo genere sono due, ciascuna preceduta da un breve brano che serve da innesco al ragionamento richiesto al candidato.

L a prima è un passo del discorso tenuto dal prefetto Luigi Viana in occasione del trentennale dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che – ricordiamolo (anche qui a beneficio dei più giovani) – nel 1982 perse la vita, con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di polizia Santo Domenico Russo, in un agguato mafioso. L’invito è scrivere sui temi della legalità e della lotta alla criminalità organizzata: anche in questo caso, sarà certamente tornato utile il lavoro svolto dai ragazzi per “Cittadinanza e Costituzione”.

La seconda e ultima traccia parte invece da un articolo di Cristiano Gatti sul grande ciclista Gino Bartali e sul suo coraggio nel proteggere e nascondere gli ebrei dalle persecuzioni nazifascite nell’ultima fase della Seconda guerra mondiale, per invitare i ragazzi a riflettere sul rapporto tra «sport, storia e società». Possiamo immaginare che qui ci sia stato lo zampino del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, al quale, per la sua formazione (è stato docente di Scienze motorie), stanno da sempre a cuore le tematiche dello sport coniugato all’educazione.

*Professore a contratto di Didattica della letteratura italiana
all’Università degli Studi di Milano e Presidente di Commissione d’Esame di Stato


L’Ocse conferma: prof italiani troppo “vecchi”, entro 10 anni in pensione 1 su 2

da Il Sole 24 Ore

di Alessia Tripodi

Sono più “vecchi” della media Ue , per la maggior parte donne e quasi 1 su 2 andrà in pensione entro i prossimi dieci anni. Sono contenti delle relazioni con gli studenti e della formazione che hanno ricevuto (anche se quella iniziale risulta un po’ carente). Hanno a che fare sempre di più con contesti multiculturali, con problemi di bullismo e con le nuove tecnologie, rispetto alle quali vorrebbero essere più formati. È l’identikit dei docenti italiani disegnato dall’edizione 2018 dell’indagine Ocse -Talis (Teaching and Learning International Survey) . In ognuno dei 48 paesi oggetto dello studio è stato selezionato un campione di 200 scuole, rappresentativo di circa 4mila insegnanti. In Italia sono stati coinvolti 3.612 docenti e 190 dirigenti scolastici delle scuole medie.

I numeri
I docenti italiani hanno in media 49 anni (contro una media Ocse di 44 anni ) e lil 48% ne ha 50 e più. I dirigenti scolastici ne hanno mediamente 56 (52 nei Paesi OCSE), il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (a fronte, rispettivamente, di un 68% e un 47% nei paesi Ocse). Il 97% dei docenti concorda nel definire positive
le relazioni tra studenti e insegnanti, e il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore al 14% registrata negli altri paesi. Il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media Ocse del 17%).

Apprendimento e insegnamento
Durante una lezione tipica, dice il rapporto, i prof italiani dedicano il 78% del tempo in classe all’insegnamento e all’apprendimento, la stessa media degli altri paesi della rilevazione. In Italia, il 74% degli insegnanti valuta regolarmente i progressi degli studenti osservandoli e fornendo un riscontro immediato. In generale, la stragrande maggioranza dei docenti e dei dirigenti scolastici considera i propri colleghi aperti al cambiamento e le proprie scuole come luoghi che hanno la capacità di adottare pratiche innovative.

Formazione
Il 64% degli insegnanti italiani ha ricevuto una formazione iniziale su contenuti disciplinari, pedagogia e sulla gestione della classe ( 79% in Ocse). Il 61% dei presidi italiani ha completato un programma o un corso di amministrazione scolastica o di formazione per dirigenti (a fronte di una media degli altri Paesi del 54%). Partecipare alla formazione in servizio è comune tra insegnanti e dirigenti scolastici in Italia. Il 93% dei docenti (media Ocse 94%) e il 100% dei dirigenti scolastici (media Ocse 99%) ha frequentato almeno un’attività di sviluppo professionale nell’anno precedente all’indagine. Nel nostro Paese l’81% dei docenti partecipa a corsi di formazione e seminari, mentre il 25% opta per la formazione basata sull’ apprendimento tra pari e sul coaching. In ogni caso, i nostri prof sembrano soddisfatti della formazione ricevuta: l’84% riferisce un impatto positivo sulla propria pratica d’insegnamento, mostrando livelli più elevati di autoefficacia e soddisfazione lavorativa. La percentuale è superiore alla media dell’82% degli altri Paesi.

Tecnologie in classe
Lo studio attesta poi che in media il 47% degli insegnanti italiani consente quasi sempre agli studenti di utilizzare le Tic (Tecnologie per l’informazione e la comunicazione) per progetti o lavori in classe (53% la media Ocse). Il 68% dei docenti ha partecipato ad attività di sviluppo professionale incluso l’uso delle Tic per l’insegnamento nei 12 mesi precedenti l’indagine, ma la formazione sulle tecnologie in classe resta comunque un tema di sviluppo professionale di cui gli insegnanti segnalano un forte bisogno: il 17% in Italia (18%
media Ocse). In media, in Italia, infine, il 31% dei dirigenti scolastici ritiene che la qualità dell’istruzione nella propria scuola sia frenata da un’inadeguatezza della tecnologia digitale per la didattica (25% media Ocse).


Maturità, oggi seconda prova: Matematica e Fisica allo Scientifico, Greco e Latino al Classico

da Orizzontescuola

di redazione

Oggi si svolgerà la seconda prova scritta degli esami di Stato II grado a.s. 2018/19. Grande attesa per il debutto della modalità con due discipline caratterizzanti il corso di studio.

Le discipline oggetto della seconda prova maturità 2019 sono quelle specifiche delle materie dell’indirizzo di studi.

Le ore a disposizione per svolgere il compito cambiano a seconda dell’indirizzo.

Nella maggior parte dei casi la prova si svolge in un giorno e ha la durata massima di 6 ore, ma ci sono alcune eccezioni: nei licei artistici si svolge in un massimo di tre giorni, per 6 ore al giorno (escluso il sabato).

La seconda prova del liceo musicale e coreutico, invece, si tiene in due giorni. Anche la seconda prova degli Istituti Professionali si può svolgere in due giorni, considerando un giorno per la parte ministeriale e l’altro per la parte preparata dalla commissione.

Da quest’anno la seconda prova è multidisciplinare. Il Miur ha predisposto due giornate di simulazioni: la prima si è tenuta il 28 febbraio, la seconda il 2 aprile. Le materie della seconda prova scritta sono contenute nel decreto 37 del 18 gennaio e sono state rese note il 31 gennaio.

Griglie nazionali

Anche per la seconda prova di maturità 2019 si assegnerà un voto in ventesimi, che si somma al punteggio ottenuto nel primo scritto e ai crediti

Il Miur ha previsto e fornito delle griglie di valutazione delle prove nazionali, al fine di fornire alle commissioni elementi di omogeneità e di equità.

Nelle griglie sono definiti gli indicatori (in media 4-5 per ogni QdR), che costituiscono le dimensioni valutative collegate agli obiettivi che gli studenti devono conseguire e la commissione valutare.

Le Commissioni devono declinare gli indicatori in descrittori di livello, tenendo conto anche delle caratteristiche della traccia. Il Miur consiglia di definire prima la struttura fondamentale delle griglie e completare il lavoro dopo aver verificato il contenuto specifico della traccia.

Per ciascun indicatore viene definito un punteggio massimo, in modo da non superare il totale di 20 punti, il massimo attribuile alla prova.

Ecco i QdR dei vari istituti e indirizzi con relative griglie di valutazione:

Qui le materie della seconda prova

Al termine della seconda prova si può procedere alla correzione, ma non negli indirizzi in cui è prevista la terza prova scritta, il 25 giugno.

Tale prova si effettua negli istituti presso i quali sono presenti i percorsi EsaBac ed EsaBac techno e nei licei con sezioni ad opzione internazionale cinese, spagnola e tedesca.

La pubblicazione dei risultati delle prove scritte

Il punteggio attribuito a ciascuna prova scritta è pubblicato almeno due giorni prima della data fissata per l’inizio dello svolgimento dei colloqui.

Si precisa che l’intervallo è da considerare come due giorni feriali di calendario (es. pubblicazione il lunedì per iniziare il mercoledì, oppure pubblicazione il sabato per iniziare il martedì).

Graduatorie riservate facenti funzione DSGA 24 mesi servizio: testo presentato a Miur e sindacati

da Orizzontescuola

di redazione

I posti vacanti dal 1° settembre 2019 per il profilo DSGA sono circa 2.400. Dal 2000 ad oggi alcuni posti scoperti sono stati assegnati, grazie ad una specifica normativa, anche agli Assistenti Amministrativi che hanno così garantito il regolare funzionamento delle scuole.

E’ in corso di svolgimento il concorso DSGA, che ha previsto come titolo di accesso determinate lauree specifiche per il profilo, nonché la possibilità di accesso agli assistenti amministrativi con una anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi otto.

Il concorso ordinario, così come strutturato, sfrutterebbe il 100% dei posti vacanti rendendo impossibile la progressione interna di carriera.

Presentiamo la proposta del Sen. Pittoni Presidente della Commissione Cultura al Senato e responsabile istruzione della Lega, sottoposta al vaglio di Miur e sindacati.

La proposta

Consiste nell’indizione di una procedura distinta da quella del concorso ordinario, per il 50% dei posti vacanti e disponibili.

Requisiti: essere personale a tempo indeterminato in servizio come facente funzione DSGA all’atto dell’iscrizione in graduatoria e che vanti una anzianità di servizio di almeno 24 mesi (due anni) nel profilo di facente funzione DSGA a partire dal 2000/01.

La selezione si baserà sui titoli e sul test di ammissione e relativa formazione.

Dalla selezione si verrebbero a creare graduatorie permanenti, aggiornate ogni due anni.

Deroga al titolo di studio

A riguardo delle riserve, da più parti formulate circa il possesso del titolo di studio d’accesso al profilo (questione posta anche dalla medesima riforma Madia, che vincola l’ammissione al possesso del titolo), per un vincolo che viene posto quale insormontabile, si fa rilevare che, a ben vedere, tali riserve verrebbero rese nulle se si considera che una deroga in tal senso (mancato possesso del titolo d’accesso) rientrerebbe pienamente nel solco del principio della realizzazione del buon andamento dell’amministrazione.

La proposta del Sen. Pittoni

Concorso DSGA, gli elenchi degli ammessi nelle varie Regioni

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Incomincia la pubblicazione, da parte degli uffici scolastici regionali, degli ammessi alla prova scritta del concorso per il reclutamento di 2.004 Dsga.

Ricordiamo che alla prova preselettiva ha partecipato solo un terzo degli iscritti.

Saranno ammessi alla prova scritta il triplo dei candidati rispetto al numero dei posti messi a bando nella singola regione, oltre ai candidati che hanno riportato lo stesso punteggio dell’ultimo degli ammessi.

Ecco gli elenchi già pubblicati:

Ocse, docenti italiani sul “pezzo”: hanno 5 anni più degli altri, s’aggiornano ogni anno, usano sempre più TIC

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

I docenti italiani hanno in media 5 anni in più rispetto ai Paesi dell’Ocse: la loro età media è di 49 anni, mentre si ferma a 44 anni quella degli altri Paesi componenti l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Un dislivello simile riguarda i dirigenti scolastici, che in Italia hanno in media 56 anni, contro i 52 anni media degli altri Paesi. I dati sono contenuti nell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) dell’Ocse per il 2018, pubblicata il 19 giugno.

Le riforme pensionistiche pesano

Sul dato medio di uscita posticipata dalla scuola pesano molto, evidentemente, le ultime riforme previdenziali che hanno alzato di molto l’età del pensionamento, sia per quanto riguarda l’uscita di anzianità sia vecchiaia.

In ognuno dei 48 Paesi partecipanti è stata operata una selezione casuale di un campione di 200 scuole, rappresentativo di circa 4.000 insegnanti.

In Italia sono stati coinvolti 3.612 docenti e 190 dirigenti scolastici delle Scuole secondarie di I grado.

Molte più donne tra i docenti e dirigenti italiani

Dalla ricerca emerge anche che il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (68% la percentuale media delle docenti e 47% quella delle dirigenti scolastiche nei Paesi OCSE).

Il 97% dei docenti concorda nel definire positive le relazioni tra studenti e insegnanti.

E ancora: il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media OCSE del 17%).

Il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore alla media del 14% registrata negli altri Paesi

La lezione “tipica”

L’Ocse è andata anche a verificare come si realizza una lezione “tipica”: i docenti italiani dedicano il 78% del tempo in classe all’insegnamento e all’apprendimento, la stessa media degli altri Paesi della rilevazione.

In Italia, il 74% degli insegnanti valuta regolarmente i progressi degli studenti osservandoli e fornendo un riscontro immediato.

Sempre nel nostro Paese, il 64% degli insegnanti ha ricevuto una formazione iniziale su contenuti disciplinari, pedagogia e sulla gestione della classe (media dei Paesi OCSE 79%).

I dirigenti scolastici

Per quanto riguarda i dirigenti scolastici, il 61% di quelli italiani ha completato un programma o un corso di amministrazione scolastica o di formazione per dirigenti (a fronte di una media degli altri Paesi del 54%).

In media, in Italia, infine, il 31% dei dirigenti scolastici riporta che la qualità dell’istruzione nella propria scuola è frenata da un’inadeguatezza della tecnologia digitale per la didattica (25% media dei Paesi OCSE TAL).

Il 94% dei dirigenti scolastici riferisce che i loro docenti ritengono che bambini e giovani debbano apprendere che le persone di culture diverse hanno molto in comune (media OCSE del 95%).

Gli aspetti in comune tra docenti e presidi

Partecipare alla formazione in servizio è comune tra insegnanti e dirigenti scolastici in Italia.

Il 93% dei docenti (media OCSE 94%) e il 100% dei dirigenti scolastici (media OCSE 99%) ha frequentato almeno un’attività di sviluppo professionale nell’anno precedente all’indagine.

Inoltre, i docenti italiani sembrano soddisfatti della formazione ricevuta: l’84% riferisce un impatto positivo sulla propria pratica d’insegnamento, mostrando livelli più elevati di autoefficacia e soddisfazione lavorativa. La percentuale è superiore alla media dell’82% degli altri Paesi.

Nel nostro Paese l’81% dei docenti partecipa a corsi di formazione e seminari, mentre il 25% fruisce della formazione basata sull’apprendimento tra pari e sul coaching.

L’uso delle TIC

Lo studio attesta poi che in media il 47% degli insegnanti italiani consente “frequentemente” o “sempre” agli studenti di utilizzare le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, le cosiddette TIC, per progetti o lavori in classe (53% la media OCSE).

In Italia, il 52% dei docenti ha riferito che “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella propria formazione, mentre il 36% si è sentito preparato per l’uso delle TIC per l’insegnamento al termine degli studi.

Il 68% dei docenti ha partecipato ad attività di sviluppo professionale incluso “uso delle TIC per l’insegnamento” nei 12 mesi precedenti l’indagine.

La formazione sull’uso delle TIC è comunque il tema dello sviluppo professionale di cui gli insegnanti segnalano un forte bisogno: il 17% in Italia (18% media dei Paesi Ocse).

Prima prova maturità 2019: le tracce ufficiali del Miur

da Tuttoscuola

Ungaretti, Sciascia, Dalla Chiesa e Bartali. Sono solo alcuni dei protagonisti delle tracce prima prova maturità 2019 con cui oggi hanno fatto i conti oltre 520 mila maturandi. Per conoscere le preferenze degli studenti in merito dovremo aspettare ancora un po’, ma intanto possiamo leggere le tracce ufficiali della prima prova dell’esame di Stato pubblicate sul sito del Miur. Tuttoscuola riporta quindi di seguito le diverse tracce prima prova maturità 2019 divise per tipologia

TIPOLOGIA A – ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO ITALIANO

PROPOSTA A1

Giuseppe Ungaretti, da L’Allegria, Il Porto Sepolto.
Risvegli
Mariano il 29 giugno 1916

“Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda

fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere.”

Tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni, Mondadori, Milano, 1982

Comprensione e Analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte alle domande proposte.
1. Sintetizza i principali temi della poesia.
2. A quali risvegli allude il titolo?
3. Che cosa rappresenta per l’io lirico l’«epoca fonda/fuori di me» nella prima strofa?
4. Quale spazio ha la guerra, evocata dal riferimento al luogo in Friuli e dalla data di composizione, nel dispiegarsi della memoria?
5. Quale significato assume la domanda «Ma Dio cos’è?» e come si spiega il fatto che nei versi successivi la reazione è riferita a una impersonale «creatura/atterrita» anziché all’io che l’ha posta?
6. Analizza, dal punto di vista formale, il tipo di versificazione, la scelta e la disposizione delle parole.

Interpretazione
Partendo dalla lirica proposta, in cui viene evocato l’orrore della guerra, elabora una tua riflessione sul percorso interiore del poeta. Puoi anche approfondire l’argomento tramite confronti con altri testi di Ungaretti o di altri autori a te noti o con altre forme d’arte del Novecento.

PROPOSTA A2

Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, ADELPHI, VI edizione gli Adelphi, Milano, gennaio 2004, pp. 7-8.

Nel romanzo di Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, pubblicato nel 1961, il capitano Bellodi indaga sull’omicidio di Salvatore Colasberna, un piccolo imprenditore edile che non si era piegato alla protezione della mafia. Fin dall’inizio le indagini si scontrano con omertà e tentativi di depistaggio; nel brano qui riportato sono gli stessi familiari e soci della vittima, convocati in caserma, a ostacolare la ricerca della verità, lucidamente ricostruita dal capitano.

«Per il caso Colasberna» continuò il capitano «ho ricevuto già cinque lettere anonime: per un fatto accaduto l’altro ieri, è un buon numero; e ne arriveranno altre… Colasberna è stato ucciso per gelosia, dice un anonimo: e mette il nome del marito geloso…». «Cose da pazzi» disse Giuseppe Colasberna.  «Lo dico anch’io» disse il capitano, e continuò «… è stato ucciso per errore, secondo un altro: perché somigliava a un certo Perricone, individuo che, a giudizio dell’informatore anonimo, avrà presto il piombo che gli spetta». I soci con una rapida occhiata si consultarono. «Può essere» disse Giuseppe Colasberna. «Non può essere» disse il capitano «perché il Perricone di cui parla la lettera, ha avuto il passaporto quindici giorni addietro e in questo momento si trova a Liegi, nel Belgio: voi forse non lo sapevate, e certo non lo sapeva l’autore della lettera anonima: ma ad uno che avesse avuto l’intenzione di farlo fuori, questo fatto non poteva sfuggire… Non vi dico di altre informazioni, ancora più insensate di questa: ma ce n’è una che vi prego di considerare bene, perché a mio parere ci offre la traccia buona… Il vostro lavoro, la concorrenza, gli appalti: ecco dove bisogna cercare». Altra rapida occhiata di consultazione. «Non può essere» disse Giuseppe Colasberna. «Sì che può essere» disse il capitano «e vi dirò perché e come. A parte il vostro caso, ho molte informazioni sicure sulla faccenda degli appalti: soltanto informazioni, purtroppo, che se avessi delle prove… Ammettiamo che in questa zona, in questa provincia, operino dieci ditte appaltatrici: ogni ditta ha le sue macchine, i suoi materiali: cose che di notte restano lungo le strade o vicino ai cantieri di costruzione; e le macchine son cose delicate, basta tirar fuori un  pezzo, magari una sola vite: e ci vogliono ore o giorni per rimetterle in funzione; e i materiali, nafta, catrame, armature, ci vuole poco a farli sparire o a bruciarli sul posto. Vero è che vicino al materiale e alle macchine spesso c’è la baracchetta con uno o due operai che vi dormono: ma gli operai, per l’appunto, dormono; e c’è gente invece, voi mi capite, che non dorme mai. Non è naturale rivolgersi a questa gente che non dorme per avere protezione? Tanto più che la protezione vi è stata subito offerta; e se avete commesso l’imprudenza di rifiutarla, qualche fatto è accaduto che vi ha persuaso ad accettarla… Si capisce che ci sono i testardi: quelli che dicono no, che non la vogliono, e nemmeno con il coltello alla gola si rassegnerebbero ad accettarla. Voi, a quanto pare, siete dei testardi: o soltanto Salvatore lo era…». «Di queste cose non sappiamo niente» disse Giuseppe Colasberna: gli altri, con facce stralunate, annuirono. «Può darsi» disse il capitano «può darsi… Ma non ho ancora finito. Ci sono dunque dieci ditte: e nove accettano o chiedono protezione. Ma sarebbe una associazione ben misera, voi capite di quale associazione parlo, se dovesse limitarsi solo al compito e al guadagno di quella che voi chiamate guardianìa: la protezione che l’associazione offre è molto più vasta. Ottiene per voi, per le ditte che accettano protezione e regolamentazione, gli appalti a licitazione privata; vi dà informazioni preziose per concorrere a quelli con asta pubblica; vi aiuta al momento del collaudo; vi tiene buoni gli operai… Si capisce che se nove ditte hanno accettato protezione, formando una specie di consorzio, la decima che rifiuta è una pecora nera: non riesce a dare molto fastidio, è vero, ma il fatto stesso che esista è già una sfida e un cattivo esempio. E allora bisogna, con le buone o con le brusche, costringerla, ad entrare nel giuoco; o ad uscirne per sempre annientandola…». Giuseppe Colasberna disse «non le ho mai sentite queste cose» e il fratello e i soci fecero mimica di approvazione.

Comprensione e Analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte alle domande proposte.

  1. Sintetizza il contenuto del brano, individuando quali sono le ricostruzioni del capitano e le posizioni degli interlocutori.
  2. La mafia, nel gioco tra detto e non detto che si svolge tra il capitano e i familiari dell’ucciso, è descritta attraverso riferimenti indiretti e perifrasi: sai fare qualche esempio?
  3. Nei fratelli Colasberna e nei loro soci il linguaggio verbale, molto ridotto, è accompagnato da una mimica altrettanto significativa, utile a rappresentare i personaggi. Spiega in che modo questo avviene.
  4. A cosa può alludere il capitano quando evoca «qualche fatto» che serve a persuadere tutte le aziende ad accettare la protezione della mafia?
  5. La retorica del capitano vuole essere persuasiva, rivelando gradatamente l’unica verità possibile per spiegare l’uccisione di Salvatore Colasberna; attraverso quali soluzioni espressive (ripetizioni, scelte lessicali e sintattiche, pause ecc.) è costruito il discorso?

Interpretazione
Nel brano si contrappongono due culture: da un lato quella della giustizia, della ragione e dell’onestà, rappresentata dal capitano dei Carabinieri Bellodi, e dall’altro quella dell’omertà e dell’illegalità; è un tema al centro di tante narrazioni letterarie, dall’Ottocento fino ai nostri giorni, e anche cinematografiche, che parlano in modo esplicito di organizzazioni criminali, o più in generale di rapporti di potere, soprusi e ingiustizie all’interno della società. Esponi le tue considerazioni su questo tema, utilizzando le tue letture, conoscenze ed esperienze.

TIPOLOGIA B – ANALISI E PRODUZIONE DI UN TESTO ARGOMENTATIVO

PROPOSTA B1

Testo tratto da: Tomaso Montanari, Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà, minimum fax, Roma 2014, pp. 46-48. “Entrare in un palazzo civico, percorrere la navata di una chiesa antica, anche solo passeggiare in una piazza storica o attraversare una campagna antropizzata vuol dire entrare materialmente nel fluire della Storia. Camminiamo, letteralmente, sui corpi dei nostri progenitori sepolti sotto i pavimenti, ne condividiamo speranze e timori guardando le opere d’arte che commissionarono e realizzarono, ne prendiamo il posto come membri attuali di una vita civile che si svolge negli spazi che hanno voluto e creato, per loro stessi e per noi. Nel patrimonio artistico italiano è condensata e concretamente tangibile la biografia spirituale di una nazione: è come se le vite, le aspirazioni e le storie collettive e individuali di chi ci ha preceduto su queste terre fossero almeno in parte racchiuse negli oggetti che conserviamo gelosamente. Se questo vale per tutta la tradizione culturale (danza, musica, teatro e molto altro ancora), il patrimonio artistico e il paesaggio sono il luogo dell’incontro più concreto e vitale con le generazioni dei nostri avi. Ogni volta che leggo Dante non posso dimenticare di essere stato battezzato nel suo stesso Battistero, sette secoli dopo: l’identità dello spazio congiunge e fa dialogare tempi ed esseri umani lontanissimi. Non per annullare le differenze, in un attualismo superficiale, ma per interrogarle, contarle, renderle eloquenti e vitali. Il rapporto col patrimonio artistico – così come quello con la filosofia, la storia, la letteratura: ma in modo straordinariamente concreto – ci libera dalla dittatura totalitaria del presente: ci fa capire fino in fondo quanto siamo mortali e fragili, e al tempo stesso coltiva ed esalta le nostre aspirazioni di futuro. In un’epoca come la nostra, divorata dal narcisismo e inchiodata all’orizzonte cortissimo delle breaking news, l’esperienza del passato può essere un antidoto vitale. Per questo è importante contrastare l’incessante processo che trasforma il passato in un intrattenimento fantasy antirazionalista […]. L’esperienza diretta di un brano qualunque del patrimonio storico e artistico va in una direzione diametralmente opposta. Perché non ci offre una tesi, una visione stabilita, una facile formula di intrattenimento (immancabilmente zeppa di errori grossolani), ma ci mette di fronte a un palinsesto discontinuo, pieno di vuoti e di frammenti: il patrimonio è infatti anche un luogo di assenza, e la storia dell’arte ci mette di fronte a un passato irrimediabilmente perduto, diverso, altro da noi. Il passato «televisivo», che ci viene somministrato come attraverso un imbuto, è rassicurante, divertente, finalistico. Ci sazia, e ci fa sentire l’ultimo e migliore anello di una evoluzione progressiva che tende alla felicità. Il passato che possiamo conoscere attraverso l’esperienza diretta del tessuto monumentale italiano ci induce invece a cercare ancora, a non essere soddisfatti di noi stessi, a diventare meno ignoranti. E relativizza la nostra onnipotenza, mettendoci di fronte al fatto che non siamo eterni, e che saremo giudicati dalle generazioni future. La prima strada è sterile perché ci induce a concentrarci su noi stessi, mentre la seconda via al passato, la via umanistica, è quella che permette il cortocircuito col futuro. Nel patrimonio culturale è infatti visibile la concatenazione di tutte le generazioni: non solo il legame con un passato glorioso e legittimante, ma anche con un futuro lontano, «finché non si spenga la luna»1 . Sostare nel Pantheon, a Roma, non vuol dire solo occupare lo stesso spazio fisico che un giorno fu occupato, poniamo, da Adriano, Carlo Magno o Velázquez, o respirare a pochi metri dalle spoglie di Raffaello. Vuol dire anche immaginare i sentimenti, i pensieri, le speranze dei miei figli, e dei figli dei miei figli, e di un’umanità che non conosceremo, ma i cui passi calpesteranno le stesse pietre, e i cui occhi saranno riempiti dalle stesse forme e dagli stessi colori. Ma significa anche diventare consapevoli del fatto che tutto ciò succederà solo in quanto le nostre scelte lo permetteranno. È per questo che ciò che oggi chiamiamo patrimonio culturale è uno dei più potenti serbatoi di futuro, ma anche uno dei più terribili banchi di prova, che l’umanità abbia mai saputo creare. Va molto di moda, oggi, citare l’ispirata (e vagamente deresponsabilizzante) sentenza di Dostoevskij per cui «la bellezza salverà il mondo»: ma, come ammonisce Salvatore Settis, «la bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza»”.

Salmi 71, 7

Comprensione e analisi
1. Cosa si afferma nel testo a proposito del patrimonio artistico italiano? Quali argomenti vengono addotti per sostenere la tesi principale?
2. Nel corso della trattazione, l’autore polemizza con la «dittatura totalitaria del presente» (riga 15). Perché? Cosa contesta di un certo modo di concepire il presente?
3. Il passato veicolato dall’intrattenimento televisivo è di gran lunga diverso da quello che ci è possibile conoscere attraverso la fruizione diretta del patrimonio storico, artistico e culturale. In cosa consistono tali differenze?
4. Nel testo si afferma che il patrimonio culturale crea un rapporto speciale tra le generazioni. Che tipo di relazioni instaura e tra chi?
5. Spiega il significato delle affermazioni dello storico dell’arte Salvatore Settis, citate in conclusione. Produzione Condividi le considerazioni di Montanari in merito all’importanza del patrimonio storico e artistico quale indispensabile legame tra passato, presente e futuro? Alla luce delle tue conoscenze e delle tue esperienze dirette, ritieni che «la bellezza salverà il mondo» o, al contrario, pensi che «la bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza»? Argomenta i tuoi giudizi con riferimenti alla tua esperienza e alle tue conoscenze e scrivi un testo in cui tesi e argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso.

PROPOSTA B2

Testo tratto da: Steven Sloman – Philip Fernbach, L’illusione della conoscenza, (edizione italiana a cura di Paolo Legrenzi) Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018, pp. 9-11.

«Tre soldati sedevano in un bunker circondati da mura di cemento spesse un metro, chiacchierando di casa. La conversazione rallentò e poi si arrestò. Le mura oscillarono e il pavimento tremò come una gelatina. 9000 metri sopra di loro, all’interno di un B-36, i membri dell’equipaggio tossivano e sputavano mentre il calore e il fumo riempivano la cabina e si scatenavano miriadi di luci e allarmi. Nel frattempo, 130 chilometri a est, l’equipaggio di un peschereccio giapponese, lo sfortunato (a dispetto del nome) Lucky Dragon Number Five (Daigo Fukuryu Maru), se ne stava immobile sul ponte, fissando con terrore e meraviglia l’orizzonte. Era il 1° marzo del 1954 e si trovavano tutti in una parte remota dell’Oceano Pacifico quando assistettero alla più grande esplosione della storia dell’umanità: la conflagrazione di una bomba a fusione termonucleare soprannominata “Shrimp”, nome in codice Castle Bravo. Tuttavia, qualcosa andò terribilmente storto. I militari, chiusi in un bunker nell’atollo di Bikini, vicino all’epicentro della conflagrazione, avevano assistito ad altre esplosioni nucleari in precedenza e si aspettavano che l’onda d’urto li investisse 45 secondi dopo l’esplosione. Invece, la terra tremò e questo non era stato previsto. L’equipaggio del B-36, in volo per una missione scientifica finalizzata a raccogliere campioni dalla nube radioattiva ed effettuare misure radiologiche, si sarebbe dovuto trovare ad un’altitudine di sicurezza, ciononostante l’aereo fu investito da un’ondata di calore. Tutti questi militari furono fortunati in confronto all’equipaggio del Daigo Fukuryu Maru: due ore dopo l’esplosione, una nube radioattiva si spostò sopra la barca e le scorie piovvero sopra i pescatori per alcune ore. […] La cosa più angosciante di tutte fu che, nel giro di qualche ora, la nube radioattiva passò sopra gli atolli abitati Rongelap e Utirik, colpendo le popolazioni locali. Le persone non furono più le stesse. Vennero evacuate tre giorni dopo in seguito a un avvelenamento acuto da radiazioni e temporaneamente trasferite in un’altra isola. Ritornarono sull’atollo tre anni dopo, ma furono evacuate di nuovo in seguito a un’impennata dei casi di tumore. I bambini ebbero la sorte peggiore; stanno ancora aspettando di tornare a casa. La spiegazione di tutti questi orrori è che la forza dell’esplosione fu decisamente maggiore del previsto. […] L’errore fu dovuto alla mancata comprensione delle proprietà di uno dei principali componenti della bomba, un elemento chiamato litio-7. […]

Questa storia illustra un paradosso fondamentale del genere umano: la mente umana è, allo stesso tempo, geniale e patetica, brillante e stolta. Le persone sono capaci delle imprese più notevoli, di conquiste che sfidano gli dei. Siamo passati dalla scoperta del nucleo atomico nel 1911 ad armi nucleari da megatoni in poco più di quarant’anni. Abbiamo imparato a dominare il fuoco, creato istituzioni democratiche, camminato sulla luna […]. E tuttavia siamo capaci altresì delle più impressionanti dimostrazioni di arroganza e dissennatezza. Ognuno di noi va soggetto a errori, qualche volta a causa dell’irrazionalità, spesso per ignoranza. È incredibile che gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari; altrettanto incredibile è che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari (e le facciano poi esplodere anche se non sono del tutto consapevoli del loro funzionamento). È incredibile che abbiamo sviluppato sistemi di governo ed economie che garantiscono i comfort della vita moderna, benché la maggior parte di noi abbia solo una vaga idea di come questi sistemi funzionino. E malgrado ciò la società umana funziona incredibilmente bene, almeno quando non colpiamo con radiazioni le popolazioni indigene. Com’è possibile che le persone riescano a impressionarci per la loro ingegnosità e contemporaneamente a deluderci per la loro ignoranza? Come siamo riusciti a padroneggiare così tante cose nonostante la nostra comprensione sia spesso limitata?»

Comprensione e analisi
1. Partendo dalla narrazione di un tragico episodio accaduto nel 1954, nel corso di esperimenti sugli effetti di esplosioni termonucleari svolti in un atollo dell’Oceano Pacifico, gli autori sviluppano una riflessione su quella che il titolo del libro definisce “l’illusione della conoscenza”. Riassumi il contenuto della seconda parte del testo, evidenziandone tesi e snodi argomentativi.
2. Per quale motivo, la mente umana è definita: «allo stesso tempo, geniale e patetica, brillante e stolta»?
3. Spiega il significato di questa affermazione contenuta nel testo: «È incredibile che gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari; altrettanto incredibile è che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari».

Produzione
Gli autori illustrano un paradosso dell’età contemporanea, che riguarda il rapporto tra la ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche e le concrete applicazioni di tali innovazioni. Elabora le tue opinioni al riguardo sviluppandole in un testo argomentativo in cui tesi ed argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso. Puoi confrontarti con le tesi espresse nel testo sulla base delle tue conoscenze, delle tue letture e delle tue esperienze personali.

PROPOSTA B3

L’EREDITA’ DEL NOVECENTO

Il brano che segue è tratto dall’introduzione alla raccolta di saggi “La cultura italiana del Novecento” (Laterza 1996); in tale introduzione, Corrado Stajano, giornalista e scrittore, commenta affermazioni di alcuni protagonisti del XX secolo.

“C’è un po’ tutto quanto è accaduto durante il secolo in questi brandelli di memoria dei grandi vecchi del Novecento: le due guerre mondiali e il massacro, i campi di sterminio e l’annientamento, la bomba atomica, gli infiniti conflitti e la violenza diffusa, il mutare della carta geografica d’Europa e del mondo (almeno tre volte in cento anni), e poi il progresso tecnologico, la conquista della luna, la mutata condizione umana, sociale, civile, la fine delle ideologie, lo smarrimento delle certezze e dei valori consolidati, la sconfitta delle utopie. Sono caduti imperi, altri sono nati e si sono dissolti, l’Europa ha affievolito la sua influenza e il suo potere, la costruzione del “villaggio globale”, definizione inventata da Marshall McLuhan nel 1962, ha trasformato i comportamenti umani. Nessuna previsione si è avverata, le strutture sociali si sono modificate nel profondo, le invenzioni materiali hanno modificato la vita, il mondo contadino identico nei suoi caratteri sociali dall’anno Mille si è sfaldato alla metà del Novecento e al posto delle fabbriche dal nome famoso che furono vanto e merito dei ceti imprenditoriali e della fatica della classe operaia ci sono ora immense aree abbandonate concupite dalla speculazione edilizia che diventeranno città della scienza e della tecnica, quartieri residenziali, sobborghi che allargheranno le periferie delle metropoli. In una o due generazioni, milioni di uomini e donne hanno dovuto mutare del tutto i loro caratteri e il loro modo di vivere passando in pochi decenni dalla campana della chiesa che ha segnato il tempo per secoli alla sirena della fabbrica. Al brontolio dell’ufficio e del laboratorio, alle icone luminose che affiorano e spariscono sugli schermi del computer. Se si divide il secolo in ampi periodi – fino alla prima guerra mondiale; gli anni tra le due guerre, il fascismo, il nazismo; la seconda guerra mondiale e l’alleanza antifascista tra il capitalismo e il comunismo; il lungo tempo che dal 1945 arriva al 1989, data della caduta del muro di Berlino – si capisce come adesso siamo nell’era del post. Viviamo in una sorta di ricominciamento generale perché in effetti il mondo andato in frantumi alla fine degli anni Ottanta è (con le varianti dei paesi dell’Est europeo divenute satelliti dell’Unione Sovietica dopo il 1945) lo stesso nato ai tempi della rivoluzione russa del 1917. Dopo la caduta del muro di Berlino le reazioni sono state singolari. Più che un sentimento di liberazione e di gioia per la fine di una fosca storia, ha preso gli uomini uno stravagante smarrimento. Gli equilibri del terrore che per quasi mezzo secolo hanno tenuto in piedi il mondo erano infatti protettivi, offrivano sicurezze passive ma consolidate. Le possibili smisurate libertà creano invece incertezze e sgomenti. Più che la consapevolezza delle enormi energie che possono essere adoperate per risolvere i problemi irrisolti, pesano i problemi aperti nelle nuove società dell’economia planetaria transnazionale, nelle quali si agitano, mescolati nazionalismi e localismi, pericoli di guerre religiose, balcanizzazioni, ondate migratorie, ferocie razzistiche, conflitti etnici, spiriti di violenza, minacce secessionistiche delle unità nazionali. Nasce di qui l’insicurezza, lo sconcerto. I nuovi problemi sembrano ancora più nuovi, caduti in un mondo vergine. Anche per questo è difficile capire oggi quale sarà il destino umano dopo il lungo arco attraversato dagli uomini in questo secolo.”

Comprensione e analisi
1. Riassumi il contenuto essenziale del testo, mettendone in evidenza gli snodi argomentativi.
2. A che cosa si riferisce l’autore quando scrive: «passando in pochi decenni dalla campana della chiesa che ha segnato il tempo per secoli alla sirena della fabbrica»? (righe 14-15)
3. Perché l’autore, che scrive nel 1996, dice che: «adesso siamo nell’era del post»? (riga 19)
4. In che senso l’autore definisce «stravagante smarrimento» uno dei sentimenti che «ha preso gli uomini» dopo la caduta del muro di Berlino? Produzione Dopo aver analizzato i principali temi storico-sociali del XX secolo, Corrado Stajano fa riferimento all’insicurezza e allo sconcerto che dominano la vita delle donne e degli uomini e che non lasciano presagire «quale sarà il destino umano dopo il lungo arco attraversato dagli uomini in questo secolo».

Ritieni di poter condividere tale analisi, che descrive una pesante eredità lasciata alle nuove generazioni? A distanza di oltre venti anni dalla pubblicazione del saggio di Stajano, pensi che i nodi da risolvere nell’Europa di oggi siano mutati?

Illustra i tuoi giudizi con riferimenti alle tue conoscenze, alle tue letture, alla tua esperienza personale e scrivi un testo in cui tesi e argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso

TIPOLOGIA C – RIFLESSIONE CRITICA DI CARATTERE ESPOSITIVO-ARGOMENTATIVO SU TEMATICHE DI ATTUALITÀ

PROPOSTA C1

Testo tratto dal discorso del Prefetto Dottor Luigi Viana, in occasione delle celebrazioni del trentennale dell’uccisione del Prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’Agente della Polizia di Stato Domenico Russo.

CIMITERO DELLA VILLETTA PARMA, 3 SETTEMBRE 2012
«Quando trascorre un periodo così lungo da un fatto che, insieme a tanti altri, ha segnato la storia di un Paese, è opportuno e a volte necessario indicare a chi ci seguirà il profilo della persona di cui ricordiamo la figura e l’opera, il contributo che egli ha dato alla società ed alle istituzioni anche, se possibile, in una visione non meramente retrospettiva ma storica ed evolutiva, per stabilire il bilancio delle cose fatte e per mettere in campo le iniziative nuove, le cose che ancora restano da fare. […] A questo proposito, ho fissa nella memoria una frase drammatica e che ancora oggi sconvolge per efficacia e simbolismo: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Tutti ricordiamo queste parole che sono apparse nella mattinata del 4 settembre 1982 su di un cartello apposto nei pressi del luogo dove furono uccisi Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo. […] Ricordare la figura del Prefetto Dalla Chiesa è relativamente semplice. Integerrimo Ufficiale dei Carabinieri, dal carattere sicuro e determinato, eccelso professionista, investigatore di prim’ordine, autorevole guida per gli uomini, straordinario comandante. Un grande Servitore dello Stato, come Lui stesso amava definirsi. Tra le tante qualità che il Generale Dalla Chiesa possedeva, mi vorrei soffermare brevemente su una Sua dote speciale, che ho in qualche modo riscoperto grazie ad alcune letture della Sua biografia e che egli condivide con altri personaggi di grande spessore come, solo per citare i più noti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (naturalmente non dimenticando i tanti altri che, purtroppo, si sono immolati nella lotta alle mafie). Mi riferisco alle Sue intuizioni operative. Il Generale Dalla Chiesa nel corso della Sua prestigiosa ed articolata carriera ha avuto idee brillanti e avveniristiche, illuminazioni concretizzate poi in progetti e strutture investigative che, in alcuni casi, ha fortemente voluto tanto da insistere, talora anche energicamente, con le stesse organizzazioni statuali centrali affinché venissero prontamente realizzati. […] Come diremmo oggi, è stato un uomo che ha saputo e voluto guardare avanti, ha valicato i confini della ritualità, ha oltrepassato il territorio della sterile prassi, ha immaginato nuovi scenari ed impieghi operativi ed ha innovato realizzando, anche grazie al Suo carisma ed alla Sua autorevolezza, modelli virtuosi e vincenti soprattutto nell’investigazione e nella repressione. Giunse a Palermo, nominato Prefetto di quella Provincia, il 30 aprile del 1982, lo stesso giorno, ci dicono le cronache, dell’uccisione di Pio La Torre1 . Arriva in una città la cui comunità appare spaventata e ferita […]. Carlo Alberto Dalla Chiesa non si scoraggia e comincia a immaginare un nuovo modo di fare il Prefetto: scende sul territorio, dialoga con la gente, visita fabbriche, incontra gli studenti e gli operai. Parla di legalità, di socialità, di coesione, di fronte comune verso la criminalità e le prevaricazioni piccole e grandi. E parla di speranza nel futuro. Mostra la vicinanza dello Stato, e delle sue Istituzioni. Desidera che la Prefettura sia vista come un terminale di legalità, a sostegno della comunità e delle istituzioni sane che tale comunità rappresentano democraticamente. Ma non dimentica di essere un investigatore, ed accanto a questa attività comincia ad immaginare una figura innovativa di Prefetto che sia funzionario di governo ma che sia anche un coordinatore delle iniziative antimafia, uno stratega intelligente ed attento alle dinamiche criminali, anticipando di fatto le metodologie di ricerca dei flussi finanziari utilizzati dalla mafia. […] Concludo rievocando la speranza. Credo che la speranza, sia pure nella declinazione dello sdegno, dello sconforto e nella dissociazione vera, già riappaia sul volto piangente dell’anonima donna palermitana che, il 5 settembre 1982, al termine della pubblica cerimonia funebre officiata dal Cardinale Pappalardo, si rivolse a Rita e Simona Dalla Chiesa, come da esse stesse riportato, per chiedere il loro perdono dicendo, “… non siamo stati noi.”

1 Politico e sindacalista siciliano impegnato nella lotta alla mafia.

PROPOSTA C2

Tra sport e storia. “Sono proprio orgoglioso: un mio caro amico, mio e di tutti quelli che seguono il ciclismo, ha vinto la corsa della vita, anche se è morto da un po’. Il suo nome non sta più scritto soltanto negli albi d’oro del Giro d’Italia e del Tour de France, ma viene inciso direttamente nella pietra viva della storia, la storia più alta e più nobile degli uomini giusti. A Gerusalemme sono pronti a preparargli il posto con tutti i più sacri onori: la sua memoria brillerà come esempio, con il titolo di «Giusto tra le nazioni», nella lista santa dello Yad Vashem, il «mausoleo» della Shoah. Se ne parlava da anni, sembrava quasi che fosse finito tutto nella polverosa soffitta del tempo, ma finalmente il riconoscimento arriva, guarda caso proprio nelle giornate dei campionati mondiali lungo le strade della sua Firenze. Questo mio amico, amico molto più e molto prima di tanta gente che ne ha amato il talento sportivo e la stoffa umana, è Gino Bartali. Per noi del Giro, Gino d’Italia. Come già tutti hanno letto nei libri e visto nelle fiction, il campione brontolone aveva un cuore grande e una fede profonda. Nell’autunno del 1943, non esitò un attimo a raccogliere l’invito del vescovo fiorentino Elia Della Costa. Il cardinale gli proponeva corse in bicicletta molto particolari e molto rischiose: doveva infilare nel telaio documenti falsi e consegnarli agli ebrei braccati dai fascisti, salvandoli dalla deportazione. Per più di un anno, Gino pedalò a grande ritmo tra Firenze e Assisi, abbinando ai suoi allenamenti la missione suprema. Gli ebrei dell’epoca ne hanno sempre parlato come di un angelo salvatore, pronto a dare senza chiedere niente. Tra una spola e l’altra, Bartali nascose pure nelle sue cantine una famiglia intera, padre, madre e due figli. Proprio uno di questi ragazzi d’allora, Giorgio Goldenberg, non ha mai smesso di raccontare negli anni, assieme ad altri ebrei salvati, il ruolo e la generosità di Gino. E nessuno dimentica che ad un certo punto, nel luglio del ‘44, sugli strani allenamenti puntò gli occhi il famigerato Mario Carità, fondatore del reparto speciale nella repubblica di Salò, anche se grazie al cielo l’aguzzino non ebbe poi tempo per approfondire le indagini. Gino uscì dalla guerra sano e salvo, avviandosi a rianimare con Coppi i depressi umori degli italiani. I nostri padri e i nostri nonni amano raccontare che Gino salvò persino l’Italia dalla rivoluzione bolscevica1 , vincendo un memorabile Tour, ma questo forse è attribuirgli un merito vagamente leggendario, benché i suoi trionfi fossero realmente serviti a seminare un poco di serenità e di spirito patriottico nell’esasperato clima di allora. Non sono ingigantite, non sono romanzate, sono tutte perfettamente vere le pedalate contro i razzisti, da grande gregario degli ebrei. Lui che parlava molto e di tutto, della questione parlava sempre a fatica. Ricorda il figlio Andrea, il vero curatore amorevole della grande memoria: «Io ho sempre saputo, papà però si raccomandava di non dire niente a nessuno, perché ripeteva sempre che il bene si fa ma non si dice, e sfruttare le disgrazie degli altri per farsi belli è da vigliacchi…». […] C’è chi dice che ne salvò cinquecento, chi seicento, chi mille. Sinceramente, il numero conta poco. Ne avesse salvato uno solo, non cambierebbe nulla: a meritare il grato riconoscimento è la sensibilità che portò un campione così famoso a rischiare la vita per gli ultimi della terra.”

da un articolo di Cristiano Gatti, pubblicato da “Il Giornale” (24/09/2013)

1 La vittoria di Bartali al Tour de France nel 1948 avvenne in un momento di forti tensioni seguite all’attentato a Togliatti, segretario del PCI (Partito Comunista Italiano)

Il giornalista Cristiano Gatti racconta di Gino Bartali, grande campione di ciclismo, la cui storia personale e sportiva si è incrociata, almeno due volte, con eventi storici importanti e drammatici. Il campione ha ottenuto il titolo di “Giusto tra le Nazioni”, grazie al suo coraggio che consentì, nel 1943, di salvare moltissimi ebrei, con la collaborazione del cardinale di Firenze. Inoltre, una sua “mitica” vittoria al Tour de France del 1948 fu considerata da molti come uno dei fattori che contribuì a “calmare gli animi” dopo l’attentato a Togliatti. Quest’ultima affermazione è probabilmente non del tutto fondata, ma testimonia come lo sport abbia coinvolto in modo forte e profondo il popolo italiano, così come tutti i popoli del mondo. A conferma di ciò, molti regimi autoritari hanno spesso cercato di strumentalizzare le epiche imprese dei campioni per stimolare non solo il senso della patria, ma anche i nazionalismi.

A partire dal contenuto dell’articolo di Gatti e traendo spunto dalle tue conoscenze, letture ed esperienze, rifletti sul rapporto tra sport, storia e società. Puoi arricchire la tua riflessione con riferimenti a episodi significativi e personaggi di oggi e/o del passato.

Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

Test Corsi ad accesso programmato

Decreto Ministeriale 13 giugno 2019, AOOUFGAB 470
Ammissione ai corsi di laurea e laurea magistrale a ciclo unico ad accesso programmato nazionale a.a. 2019/2020 – Modifica della data di attivazione della procedura di iscrizione in modalità online


Università, le nuove date d’iscrizione ai test in lingua italiana di Medicina e Odontoiatria, Veterinaria, Architettura (anche in lingua inglese): dal 3 al 25 luglio 2019

È disponibile sul sito del MIUR il Decreto che modifica i termini indicati negli allegati 1 e 2 al DM n. 277 del 28 marzo 2019 e indica le nuove date d’iscrizione al test d’accesso in lingua italiana per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria, ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria e ai corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico direttamente finalizzati alla formazione di Architetto (anche in lingua inglese).
Secondo il nuovo calendario, i candidati potranno iscriversi, esclusivamente on line tramite il portale www.universitaly.it, dal 3 luglio 2019 fino alle ore 15.00 del 25 luglio 2019.

Il perfezionamento dell’iscrizione avverrà a seguito del pagamento del contributo per la partecipazione al test, secondo le procedure indicate dall’Ateneo in cui il candidato sostiene la prova. Tali procedure devono in ogni caso concludersi entro il 30 luglio 2019.

Contestualmente all’iscrizione alla prova, il candidato deve indicare, in ordine di preferenza, le sedi per cui intende concorrere. Tali preferenze sono irrevocabili e non integrabili dopo le ore 15:00 del 25 luglio 2019. Farà fede in ogni caso l’ultima “conferma” espressa dal candidato entro questo termine.



Università, meno logica e più cultura generale nei test dei corsi ad accesso programmato a livello nazionale
Bussetti: “Riformeremo sistema, intanto prove più vicine alla preparazione dei ragazzi”
Iscrizioni ai test dal 17 giugno al 9 luglio su www.universitaly.it

Prove più vicine alla sensibilità e alla preparazione dei candidati, con più domande di cultura generale, coerenti con quanto studiato durante l’ultimo anno della scuola secondaria, e meno quesiti di logica. È questa la principale novità contenuta nel decreto firmato dal Ministro Marco Bussetti che modifica la composizione delle prove per l’accesso ai corsi a numero programmato (Medicina e Odontoiatria, Architettura, Veterinaria) pubblicato oggi sul sito del MIUR.

“Intendiamo rivedere il sistema di accesso a queste facoltà – spiega il Ministro -. È un lavoro che richiede tempo e, in particolare per Medicina, prevede un necessario impegno congiunto che riguarda non solo il MIUR, ma anche gli Atenei, il Ministero della Salute, le Regioni. Nel frattempo, quest’anno, avremo quesiti più vicini alla sensibilità e alla preparazione dei candidati. Meno logica, e più cultura generale, con l’indicazione esplicita che i relativi quesiti siano pensati guardando a quanto si fa durante l’ultimo anno di scuola. Per Medicina prevediamo, dal prossimo anno accademico, anche un ulteriore incremento di posti, puntiamo al 20% in più, che saranno accompagnati da un ulteriore aumento delle borse di specializzazione”.

I quesiti di cultura generale, dunque, passano da 2 a 12 (con una diminuzione da 20 a 10 di quelli di logica) e faranno riferimento, in particolare, all’ambito storico, sociale e istituzionale, letterario. Ci saranno anche quesiti relativi all’area di Cittadinanza e Costituzione. Si partirà da testi di saggistica scientifica, autori classici o contemporanei, da testi di attualità comparsi su quotidiani, riviste anche specialistiche. In coerenza con il lavoro preparatorio fatto dagli studenti in vista del nuovo Esame conclusivo della scuola di secondo grado che debutta a giugno.
Le iscrizioni alle prove potranno essere effettuate on line dal 17 giugno fino alle ore 15.00 del 9 luglio 2019, attraverso il portale ministeriale www.universitaly.it. Il Ministero metterà a disposizione dei candidati un test psico-attitudinale che potrà essere effettuato su base volontaria. Sarà un testo orientativo diviso in tre sezioni: 72 quesiti motivazionali e una simulazione della prova di accesso. Ci sarà anche un video illustrativo sulle principali attività professionali relative ai corsi di laurea ad accesso programmato.

“L’orientamento – spiega Bussetti – è centrale. Non va sottovalutato. Dovrà essere uno dei punti cardine della revisione del sistema di accesso”. Il Ministro ha chiesto inoltre alle Università di organizzare corsi di preparazione alle prove, da tenersi nei mesi estivi, per sostenere l’impegno dei ragazzi che intenderanno svolgere le prove di accesso. Il MIUR sosterrà finanziariamente l’organizzazione di tali corsi di preparazione.

Verifica Programma annuale

Come previsto dall’art. 10, del DI 129/18, il Consiglio d’istituto verifica, almeno una volta durante l’esercizio finanziario, con apposita delibera di assestamento al programma annuale da adottarsi entro il 30 giugno, le disponibilità finanziarie dell’istituto, nonché lo stato di attuazione del programma e le modifiche che si rendono eventualmente necessarie. Ulteriori verifiche possono essere disposte dal dirigente scolastico.
L’attività di verifica è effettuata sulla base di apposita relazione predisposta dal dirigente scolastico e dal D.S.G.A., che evidenzia anche le entrate accertate e la consistenza degli impegni assunti, nonché i pagamenti eseguiti.

Esame di Stato I Ciclo

Come previsto dall’Ordinanza Ministeriale 24 agosto 2018, AOOUFGAB 600, l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione si svolge, per l’anno scolastico 2018/2019, nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 30 giugno 2019, secondo i calendari definiti dalle commissioni d’esame insediate presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie.

Terza prova scritta Esame II Ciclo

Si svolge il 25 giugno la terza prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di Istruzione:

  • nei licei ed istituti tecnici presso i quali è presente il progetto sperimentale ESABAC ed ESABAC TECHNO,
  • nei licei con sezioni ad opzione internazionale cinese, spagnola, e tedesca.

I testi delle prove dal 1985 al 2018 sono disponibili nella rubrica Esami.


Diario d’Esame A.S. 2018-2019
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
a cura di Dario Cillo diario

Mobilità 2019-2020

Calendario Mobilità

a cura di Dario Cillo

Nota 20 giugno 2019, AOODGPER 28978
Trasmissione ipotesi di CCNI Utilizzazioni e Assegnazioni Provvisorie personale docente, educativo ed A.T.A. – anni scolastici 2019-20, 2020-21 e 2021-22

Ipotesi Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (MIUR, 12.6.19)
Utilizzazioni ed Assegnazioni provvisorie del Personale Docente, Educativo ed A.T.A. per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22


Come previsto dalla Nota 20 giugno 2019, AOODGPER 28978, le domande di utilizzazione ed assegnazione provvisoria devono essere prodotte da tutto il personale interessato dal 9 al 20 luglio 2019.



Tipo di personale Termine presentazione domande Termine acquisizione domande Diffusione risultati
Docenti Scuola Infanzia (1)
11 marzo  – 5 aprile 25 maggio 24 giugno
Docenti Scuola Primaria (1)
11 marzo  – 5 aprile 25 maggio 24 giugno
Docenti Scuola Secondaria I grado (2)
11 marzo  – 5 aprile 25 maggio 24 giugno
Docenti Scuola Secondaria II grado (2)
11 marzo  – 5 aprile 25 maggio 24 giugno
Docenti Discipline spec. Licei Musicali
12 marzo  – 5 aprile 4 maggio 13 – 23 maggio
Personale Educativo (3)
3  – 28 maggio 22 giugno 10 luglio
Personale ATA (4) 1 – 26 aprile 6 giugno 1 luglio
Personale IRC (5) 12 aprile – 15 maggio 19 giugno 1 luglio

NB: Sono indicate in rosso le date che hanno subito variazioni

Nota 20 giugno 2019, AOODGPER 28978

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per il personale scolastico

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI

Oggetto: Trasmissione ipotesi di CCNI Utilizzazioni e Assegnazioni Provvisorie personale docente, educativo ed A.T.A. – anni scolastici 2019-20, 2020-21 e 2021-22.


Ipotesi Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (MIUR, 12.6.19)
Utilizzazioni ed Assegnazioni provvisorie del Personale Docente, Educativo ed A.T.A. per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22