Povertà e disabilità

Povertà e disabilità, povertà di analisi, politiche e sostegni

In questi giorni ISTAT ha pubblicato il suo consueto report annuale sulla povertà in Italia e i dati sono, ancora una volta, drammatici e preoccupanti. Nel 2018 sono stimate in condizione di povertà assoluta 1,8 milioni di famiglie per un totale di 5 milioni di individui (cioè l’8,4% dei residenti). Rimarchevoli anche le disparità territoriali, per età e per genere. Il quadro di profondo disagio di ampie fasce di popolazione è confermato.

Tuttavia, anche in questo caso, ISTAT non ha ancora adottato i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, né gli impegni del Programma d’Azione biennale sulla disabilità (decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017). All’interno del report non troviamo, infatti, dati specifici sulla condizione delle persone con disabilità o confronti col resto della popolazione. Un’occasione mancata per indagare correlazioni e darne contezza come base di serie politiche contro l’esclusione.

Che la disabilità sia uno dei primi elementi di impoverimento delle persone e delle famiglie lo si deduce da altri studi ed analisi, purtroppo sempre più datati.

I più articolati risalgono al 2010 e sono contenuti nel Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale, pubblicato nel 2012 dalla Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale (CIES) del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La Commissione nel frattempo è stata soppressa.

Quel Rapporto illustrava come la presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere una delle principali cause di deprivazione. Assenza di lavoro, sovraccarico assistenziale per la famiglia, costi sociosanitari, riflessi negativi sulla carriera lavorativa dei familiari sono, infatti, alcuni dei fattori che possono limitare l’accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione.

E ancora: la deprivazione materiale (le difficoltà a sostenere una serie di spese o al possesso di alcuni beni durevoli) interessa le persone con limitazioni dell’autonomia personale in misura maggiore rispetto al resto della popolazione. Vivono quella condizione il 24,7% degli individui con limitazioni gravi e il 19,7% dei non gravi, a fronte del 14,2% delle persone senza limitazioni. Lo stesso si registra nel caso della grave deprivazione, che interessa l’11,9% e l’8,6% delle persone con limitazioni gravi e non gravi, contro il 6,1% di chi non ha limitazioni.

Un quadro di povertà e deprivazione che si combina spesso con altri elementi di discriminazione: essere minori con disabilità (povertà minorile), essere donne con disabilità (disparità di genere), essere migranti con disabilità, vivere in territori con servizi e sostegni limitati. Il risultato è quello su cui FISH attira l’attenzione: la discriminazione multipla ancora oggi così sottovalutata in termini di rilevazione, di consapevolezza e, quindi, di politiche e servizi, siano essi mirati alla disabilità o al contrasto della povertà.

Sacra Neapolis

“Sacra Neapolis”, reperti inediti del Mann in mostra nella Basilica della Pietrasanta
Monete, sculture di marmo, iscrizioni dal 22 dicembre nel Lapis Museum
Accordo con l’Osservatorio Vesuviano per “Napoli – storia, arte, vulcani”, un percorso tra la stratigrafia del sottosuolo, un filmato proiettato sul tufo della cavità, 4 videowall interattivi sulle attività sismiche e gouaches su eruzioni
Dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli i reperti della collezione dedicata a Napoli antica per la prima volta esposti al pubblico nel cuore stesso del centro storico della città. Verrà inaugurata il 22 dicembre, e resterà fino al 15 settembre 2019, nel Lapis Museum, presso la Basilica della Pietrasanta (piazzetta Pietrasanta, 17 – Napoli), la mostra “Sacra Neapolis – culti, miti, leggende”. Un progetto che nasce dalla collaborazione tra il Mann e l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus per consolidare il già forte legame tra l’Archeologico, da sempre punto di riferimento nel tessuto urbano e simbolo dell’identità cittadina, e la città stessa e il suo territorio, per raccontare la storia di Neapolis greco-romana, dei miti, dei culti, delle manifestazioni del sacro e della religiosità antica.
Miti e culti definiscono l’identità di una comunità e Napoli ha costruito, nel corso dei secoli, un patrimonio religioso e leggendario di grande ricchezza e varietà, conservandone sempre la memoria collettiva e il legame con il passato. Gli aspetti del sacro e della religiosità nella Neapolis greco-romana erano quanto mai numerosi, multiformi e sfaccettati e la tradizione letteraria ci racconta delle tante divinità venerate, di mostri fantastici, di eroi, di riti e cerimonie che affollavano le vie della città. Ritrovare e ricomporre i segni materiali e tangibili dei culti praticati in età greca e romana non è impresa facile in una città da sempre viva e palpitante, che ha conosciuto senza soluzione di continuità ininterrotte sovrapposizioni e trasformazioni nel corso del tempo; rimangono solo brandelli della antica realtà – quali templi, statue, doni e dediche votive; quella che doveva essere la ricchezza dei sacra neapolitana, ovvero dei segni tangibili della religiosità napoletana, non trova sempre una sua coerente testimonianza.
Il percorso espositivo nella cripta della Basilica si propone, allora, di ritessere le fila della originaria memoria storica cittadina e di recuperare segni e simboli del sacro nella città in epoca classica attraverso diverse classi di materiali, la maggior parte provenienti dai depositi dell’Archeologico, dalle monete in argento e bronzo con incisi volti femminili, alle iscrizioni, dalla scultura in marmo tra busti e teste di donna risalenti tra il III e il IV secolo, alle piccole riproduzioni in terracotta componenti la stipe votiva di Caponapoli, per finire alle statue di Iside e Nike, così da ricostruire e restituire qualche labile traccia di quel variegato orizzonte mitico e religioso che definisce l’identità stessa della città antica.
«L’Associazione Pietrasanta Polo Culturale – dichiara il presidente Raffaele Iovine – vuole rilanciare il proprio impegno per la città grazie al modello di collaborazione pubblico-privato, un rapporto educativo e di rispetto reciproco. Nata come Fabrica Ecclesiae si conferma sempre di più una grande Fabbrica della cultura grazie al coinvolgimento di importanti enti come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l’Osservatorio Vesuviano, per andare sempre più a formare un forte polo culturale dell’arte a Napoli. Un esempio virtuoso che potrà spingere altri imprenditori a comprendere che la cultura in questo momento è la cosa più importante su cui investire, per il futuro della città e delle stesse imprese. Nel 2019 ospiteremo altre grandi mostre in collaborazione con la società Arthemisia». «I reperti della collezione dedicata a Napoli antica per la prima volta sono esposti al pubblico nel cuore del centro storico per raccontare la storia di Neapolis greco-romana, dei miti, dei culti, delle manifestazioni del sacro e della religiosità antica – dichiara Paolo Giulierini, direttore del Mann – Un grande risultato che nasce dal progetto di collaborazione tra il Mann e l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus. Il nostro obiettivo è quello di consolidare sempre più il già forte legame tra il Museo Archeologico Nazionale, la città, il suo territorio operando con realtà significative come l’associazione Pietrasanta». «Di Cultura si può vivere. Soprattutto se si realizza l’intelligente connubio con l’impresa e il digitale – commenta Gianmarco de Stefano, marketing e comunicazione Lapis Museum – l’Arte, la conoscenza, i Saperi sono valori imprescindibili in grado di incidere significativamente al livello socioeconomico anche e soprattutto se unite insieme al mondo delle imprese con le loro tradizioni, i loro brand ed il loro valore. La presidenza e i soci del Polo Pietrasanta hanno inteso quindi promuovere la strutturazione di un comparto specifico in grado di operare nell’area comunicazione con la competenza e la professionalità necessarie a realizzare questo ambizioso obiettivo».
La Pietrasanta si conferma, così, ancora una volta polo culturale ospitando, sempre a partire dal 22 dicembre e fino al 30 marzo 2019, anche “Napoli – storia, arte, vulcani”, mostra in collaborazione con l’INGV – Osservatorio Vesuviano sulla storia del territorio napoletano, risultato dell’attività e della dinamica dei vulcani e della profonda interazione con l’uomo, territorio e processi che hanno ispirato una produzione artistica e culturale di notevole valore.
Un percorso di conoscenza del sottosuolo della città, realizzato nella cavità sotterranea, che si articolerà tra la gigantografia di 5 metri sulla stratigrafia del sottosuolo, i diversi tipi di roccia e un filmato sull’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, che verrà proiettato su una suggestiva parete di tufo della cavità. Quattro videowall col touch interattivo consentirà di visualizzare gli epicentri dei terremoti delle aree vulcaniche napoletane, attraverso un sistema presentato per la prima volta al pubblico che replica quello presente nella sala di sorveglianza dell’Osservatorio Vesuviano. Inoltre, lungo il tragitto sarà possibile imbattersi in una guida virtuale, il vulcanologo Pietro e la sua amica Strella (un pipistrello) che scoprono il sottosuolo insieme al visitatore, nei fumetti disegnati dalla Scuola Internazionale di Comics Napoli.
A completare l’installazione in Basilica, per la prima volta in esposizione a Napoli, le 15 gouaches del Settecento e dell’Ottocento della collezione dell’Osservatorio Vesuviano, alcune delle quali di pittori famosi, che mostrano le eruzioni del vulcano nei secoli scorsi, quando era in uno stato di attività semipersistente, diverso dall’attuale, con eruzioni spettacolari. Il percorso sarà integrato dalle opere dell’artista Gennaro Regina realizzate durante la 10a edizione di Cities on Volcanoes, tenutosi quest’anno a Napoli, a suggerire il profondo legame tra l’arte, anche moderna, la scienza ed il vulcano. Il ricavato degli ingressi in questa zona verrà devoluto per il progetto “Un Vulcano per la ricerca” che servirà a finanziare un assegno di ricerca sul tema: Napoli, Storia, Arte, Vulcani, da affidare ad un giovane studioso/studiosa, con la supervisione di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che opera a Napoli con la sua sezione Osservatorio Vesuviano.
«L’ideazione e la cura della mostra “Napoli – Storia, Arte, Vulcani” è stata per me un onore ed un privilegio – così Mauro A. Di Vito, vulcanologo curatore della mostra – La mostra avvicinerà i visitatori alla conoscenza del territorio napoletano e della sua storia millenaria, dominata da grandi eruzioni vulcaniche e connotata dall’alternarsi di comunità umane che hanno fortemente interagito con i vulcani. Il territorio viene raccontato anche dalle molteplici espressioni artistiche che si sono sviluppate intorno ad alcuni grandi temi, uno tra tutti i vulcani, rappresentato in una collezione di gouaches dell’osservatorio vulcanologico più antico al mondo. La cornice della Basilica e della splendida cavità sotterranea sottostante, interamente scavata nella roccia più tipica della città, il Tufo Giallo Napoletano. L’arte napoletana è anche espressa nelle forme della cavità sotterranea dove si rilevano tracce di mastri cavatori di almeno 2000 anni e nella quale abbiamo deciso di proiettare un filmato che ricostruisce la dinamica di questa eruzione avvenuta 15.000 anni fa. La collaborazione con la scuola Comics di Napoli ha suscitato in me una nuova sfida: incuriosire anche i più piccoli alla conoscenza della storia di un territorio unico al mondo».
Grazie all’intesa con la Camera di Commercio di Napoli, fino al 31 dicembre lungo il tragitto sarà possibile degustare prodotti tipici con vini del Vesuvio. Inoltre, alle 19, a chiusura della mostra, visite guidate teatralizzate.
Lapis Museum è il risultato di un lungo progetto di riqualificazione del sito, iniziato con la riapertura della Basilica nel 2007, grazie all’operato del Monsignore Vincenzo De Gregorio, proseguito con attività e manifestazioni culturali organizzate dalla nuova gestione dell’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus per valorizzare anche la cripta, l’ipogeo e i cunicoli sottostanti. Oggi la Basilica della Pietrasanta è annoverata fra i siti Unesco della città di Napoli.
ORARI: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 20; sabato e domenica dalle 10 alle 21.
INFO – BIGLIETTERIA: 081 192 30 565 – info@polopietrasanta.it

OCSE TALIS 2018


Sul sito dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sono disponibili da oggi i risultati dell’indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018. Un rilevamento effettuato con l’obiettivo di acquisire informazioni, comparabili a livello internazionale, sulle pratiche didattiche dei docenti e sulla loro formazione e preparazione iniziale, sull’ambiente scolastico, l’innovazione, l’equità, le diversità.

In ciascuno dei 48 Paesi partecipanti è stata operata una selezione casuale di un campione di 200 scuole, rappresentativo di circa 4.000 insegnanti. In Italia sono stati coinvolti 3.612 docenti e 190 dirigenti scolasticidelle Scuole secondarie di I grado.

Di seguito i principali dati riferiti all’Italia
estratti dalla Nota Paese pubblicata dall’OCSE

Chi sono i dirigenti scolastici, gli insegnanti e gli studenti nelle loro classi oggi?

Secondo i dati raccolti e diffusi oggi, l’insegnamento è stata la professione individuata come prima scelta dal 65% dei docenti italiani e dal 67% nei Paesi OCSE.

In Italia, in media:

• i docenti hanno 49 anni (44 anni la media nei Paesi OCSE), i dirigenti scolastici 56 (52 anni nei Paesi OCSE);

• il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (68% la percentuale media delle docenti e 47% quella delle dirigenti scolastiche nei Paesi OCSE);

• il 97% dei docenti concorda nel definire positive le relazioni tra studenti e insegnanti. Il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore alla media del 14% registrata negli altri Paesi;

• il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media OCSE del 17%). Il 94% dei dirigenti scolastici riferisce che i loro docenti ritengono che bambini e giovani debbano apprendere che le persone di culture diverse hanno molto in comune (media OCSE del 95%).

Quali pratiche sono utilizzate dagli insegnanti in classe?

Durante una lezione tipica, i docenti italiani dedicano il 78% del tempo in classe all’insegnamento e all’apprendimento, la stessa media degli altri Paesi della rilevazione.

In Italia, il 74% degli insegnanti valuta regolarmente i progressi degli studenti osservandoli e fornendo un riscontro immediato.

In generale, la stragrande maggioranza dei docenti e dei dirigenti scolastici considera i propri colleghi aperti al cambiamento e le proprie scuole come luoghi che hanno la capacità di adottare pratiche innovative.

Come sono formati i docenti e i dirigenti scolastici?

In Italia, il 64% degli insegnanti ha ricevuto una formazione iniziale su contenuti disciplinari, pedagogia e sulla gestione della classe (media dei Paesi OCSE 79%). Il 61% dei dirigenti scolastici italiani ha completato un programma o un corso di amministrazione scolastica o di formazione per dirigenti (a fronte di una media degli altri Paesi del 54%).

Partecipare alla formazione in servizio è comune tra insegnanti e dirigenti scolastici in Italia. Il 93% dei docenti(media OCSE 94%) e il 100% dei dirigenti scolastici (media OCSE 99%) ha frequentato almeno un’attività di sviluppo professionale nell’anno precedente all’indagine.

Nel nostro Paese l’81% dei docenti partecipa a corsi di formazione e seminari, mentre il 25% fruisce della formazione basata sull’apprendimento tra pari e sul coaching.

I docenti italiani sembrano soddisfatti della formazione ricevuta: l’84% riferisce un impatto positivo sulla propria pratica d’insegnamento, mostrando livelli più elevati di autoefficacia e soddisfazione lavorativa. La percentuale è superiore alla media dell’82% degli altri Paesi.

Le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC)

In media, il 47% degli insegnanti italiani consente “frequentemente” o “sempre” agli studenti di utilizzare le TIC per progetti o lavori in classe (53% la media OCSE).

In Italia, il 52% dei docenti ha riferito che “l’uso delle TIC per l’insegnamento” è stato incluso nella propria formazione, mentre il 36% si è sentito preparato per l’uso delle TIC per l’insegnamento al termine degli studi.

Il 68% dei docenti ha partecipato ad attività di sviluppo professionale incluso “uso delle TIC per l’insegnamento” nei 12 mesi precedenti l’indagine. La formazione sull’uso delle TIC è comunque il tema dello sviluppo professionale di cui gli insegnanti segnalano un forte bisogno: il 17% in Italia (18% media dei Paesi OCSE).

In media, in Italia, il 31% dei dirigenti scolastici riporta che la qualità dell’istruzione nella propria scuola è frenata da un’inadeguatezza della tecnologia digitale per la didattica (25% media dei Paesi OCSE TALIS).

D. Pennac, Mio fratello

Come Pennac ricorda il fratello

 di Antonio Stanca

  Lo scrittore francese Daniel Pennac ha settantacinque anni e l’anno scorso ha pubblicato Mio fratello, un’opera composta di narrativa e di teatro che pure l’anno scorso è uscita in Italia per conto della Feltrinelli nella serie “I Narratori”. La traduzione è di Yasmina Melaouah. 

  Pennac è nato a Casablanca nel 1944, ultimo dei quattro figli di una buona famiglia francese che, a causa del lavoro del padre militare, cambiava spesso residenza, si spostava tra l’Africa, l’Asia e l’Europa. Fino alle scuole superiori Daniel aveva avuto grossi problemi, era stato un alunno tra i meno capaci. Poi, all’Università, era riuscito a laurearsi e, stabilitosi a Parigi, aveva iniziato la sua carriera d’insegnante generalmente in scuole di periferia. Intorno agli anni ’70 insieme a questa attività aveva iniziato anche quella di scrittore. Sue prime opere sarebbero state di polemica verso le istituzioni militari, di fantascienza ed altre per ragazzi finché nel 1985 non avrebbe dato inizio alla serie di romanzi di Belleville,quella che avrebbe avuto come protagonisti Benjamin Malaussène nelleterna condizione di capro espiatorio e la sua famiglia. Molto apprezzati sarebbero risultatiquesti romanzi in Francia e all’estero, un autore noto in ambito mondiale avrebbero fatto di Pennac e lo avrebbero mosso a continuare a scrivere anche se opere di diverso genere, dai romanzi ai racconti, ai saggi, al teatro, ai fumetti. Tutte, però, generalmente impegnate a dire della vita comune, quotidiana, dei problemi di questa, delle condizioni degli umili, dei deboli, dei poveri, di quella gente, di quell’umanità con la quale la sua attività d’insegnante di periferia lo aveva messo a contatto. Da questi ambienti, da queste persone ha tratto Pennac le trame di tante opere nelle quali ha raggiunto significati, verità che vanno oltre la situazione, la circostanza particolare, reale, che diventano di carattere morale, ideale. Trascenderà ogni volta, Pennac, la vicenda dalla quale muove per approdare ad acquisizioni più ampie.

 Anche nella recente opera, Mio fratello, avviene questo superamento, anche qui la morte del terzo dei suoi fratelli, Bernard, diventa motivo, occasione per ascendere ad una dimensione diversa da quella reale. A Bernard lui Daniel, il più piccolo, era particolarmente legato, in lui aveva trovato tutto quello che gli serviva per stare meglio, per superare i problemi dell’infanzia e in particolare dell’adolescenza, per sapere di quanto a nessuno si può chiedere. Gli piaceva, inoltre, il suo carattere riservato, silenzioso, alieno dal contesto sociale, dal chiasso, dal rumore, da ogni genere di esibizione, di vanità, soddisfatto di poco. Con Bernard aveva trascorso tanta parte della sua prima vita, con luiaveva continuato ad avere rapporti anche se solo per telefono quando si era sposato e trasferito lontano a causa del suo lavoro. Era morto, però, prematuramente e la sua assenza era diventata per Daniel un problema, una mancanza, un vuoto. Con quest’opera ha pensato di colmare quel vuoto poiché l’ha composta della narrazione di quanto tra lui e Bernard era avvenuto, c’era stato in casa e fuori e della recitazione di quanto del racconto di Herman Melville del 1853, Bartleby lo scrivano, riguarda questa figura e la sua strana condotta. Era stato un personaggio sul quale i due fratelli si erano soffermati a parlare. A Bartleby, alla sua maniera diversa, particolare, ai suoi silenzi, ai suoi rifiuti, al suo riserbo Daniel aveva paragonato Bernard ed ora che questo non c’era più attraverso Bartleby, attraverso la recitazione di quanto nel racconto si dice di lui, aveva pensato di farlo rivivere. Opera narrata e recitata sarà, quindi, Mio fratello e bene riuscirà Pennac come scrittore e come attore, bene riuscirà a rappresentare comera vissuto Bartleby, comera morto ed a farne un antenato di Bernard, dei suoi modi di pensare, di parlare, di fare, della sua maniera di vivere.

   Pennac narra di suo fratello e intanto lo recita tramite l’esempio di Bartleby: gli è sembrato il modo migliore per ricordarlo, risentirlo vicino, stare ancora con lui. Ha scoperto un suo precursore, dei due ha fatto un personaggio unico, l’ha interpretato.

  Non è solo opera di genio ma anche di amore!

Bocciare? Un vero fallimento

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Tra i 6 mila e gli 11 mila euro a studente. Tanto costa bocciare. A sostenerlo è l’Osce in un rapporto sui ripetenti nel mondo, in cui confronta i dati sulle bocciature e sulle competenze scolastiche degli studenti 15enni in più di 65 Paesi nel mondo. Ripetere l’anno comporta costi elevati per il sistema Paese, non serve agli studenti e rafforza le differenze tra gli alunni con un diverso background socioeconomico: queste le conclusione del focus Pisa, che registra il 13% di studenti 15enni dell’area Ocse bocciato almeno una volta a scuola, di cui il 7% alla primaria, il 6% alle medie e il 2% al liceo. Percentuali che in Giappone sono vicine allo zero, in Finlandia e Gran Bretagna inferiori al 3%, mentre in Francia e Belgio superano il 30%. Ventunesima in classifica, l’Italia conta il 18% di alunni bocciati almeno una volta, piazzandosi poco sopra la media Ocse.

Far ripetere un anno implica costi elevati per le casse dello Stato; infatti, alla spesa per un anno aggiuntivo di scuola bisogna aggiungere il mancato introito per la società quando si differisce di almeno un anno l’ingresso dello studente bocciato nel mercato del lavoro. Ogni bocciatura costa in media tra 10 mila e 15 mila dollari all’anno. In Italia, il costo rappresenta il 6,7% della spesa annua nazionale per l’istruzione primaria e secondaria: circa 36 mila euro per studente che ripete l’anno, cioè 47.174 dollari. Anche per questo motivo la Finanziaria 2007 dell’allora ministro dell’economia Tommaso Padoa-Schioppa aveva inizialmente ipotizzato l’abbattimento del 10% delle ripetenze nel biennio iniziale delle superiori, per ottenere una riduzione degli studenti, del numero di classi e, quindi, un minore fabbisogno di docenti. Con risparmi consistenti: 56 milioni di euro all’anno.

Ridurre le bocciature, tuttavia, potrebbe aiutare a risparmiare risorse da investire nella prevenzione dei ripetenti: per aiutare gli studenti in modo personalizzato durante l’anno scolastico, affinché non si creino lacune negli apprendimenti e per affiancare gli alunni demotivati e con scarso attaccamento alla scuola.

È la ricetta dell’Osce, che spiega anche che avere un alto numero di bocciati non migliora la performance scolastica degli studenti. «Nei Paesi in cui un maggior numero di studenti ripete gli anni scolastici», sottolinea, «la performance globale tende a essere inferiore e il background sociale ha un impatto maggiore sui risultati di apprendimento». La bocciatura, infatti, rafforza le disuguaglianze, piuttosto che promuovere maggiore equità nel sistema scolastico, in quanto «emargina ancora di più quei bambini o ragazzi con problemi scolastici. I ragazzi che devono ripetere l’anno non vengono quasi mai seguiti individualmente, perdono fiducia in se stessi e si allontanano dallo studio». Non solo. Tra gli alunni che ottengono gli stessi risultati in comprensione di testi, matematica e scienze quelli socialmente svantaggiati hanno più probabilità di essere bocciati, meno possibilità di ricevere aiuto durante l’anno scolastico grazie a lezioni private o corsi di recupero, oltre a maggiori problemi comportamentali, arrivare in ritardo, saltare lezioni o giorni di scuola.

Ai professionali già non si boccia

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Nei nuovi istituti professionali arriva l’ammissione con riserva. Quasi un vietato bocciare nel passaggio dalla prima alla seconda classe dei nuovi percorsi professionali, riformati dalla Buona scuola con il decreto legislativo 61/2017. Nella circolare del 4 giugno sulla valutazione intermedia degli apprendimenti nel biennio, infatti, il Miur fornisce le indicazioni operative per le scuole per avviare gli scrutini di questo che è il primo anno scolastico di attuazione della riforma. Sebbene l’intervento del ministero arrivi in forte ritardo alla vigilia degli stessi scrutini. Nell’applicare le linee guida sull’adozione del nuovo assetto didattico (decreto 92/2018), infatti, i docenti dei professionali sono in difficoltà a interpretare la valutazione alla fine del primo anno come «valutazione intermedia concernente i risultati delle unità di apprendimento» inserite nel Progetto formativo individuale (Pfi), così come la definisce il decreto legislativo 61/2017. In particolare, dopo il primo anno del biennio unitario spunta l’ammissione con revisione del Pfi. È cioè promosso anche l’alunno che, si legge nella circolare, «ha riportato una valutazione negativa in una o più discipline e/o non ha maturato tutte le competenze previste». In questo caso la delibera del consiglio di classe prevede «per tempo una o più attività finalizzate al proficuo proseguimento della carriera scolastica». Tra queste, la «partecipazione nell’anno scolastico successivo ad attività didattiche mirate al recupero delle carenze riscontrate». E la «partecipazione agli interventi didattici programmati ordinariamente dalla scuola durante i mesi estivi per il recupero delle carenze rilevate».

Il Consiglio di classe comunica allo studente le carenze riscontrate. E può adottare «necessari ulteriori adattamenti del Pfi» e definire le misure di recupero «da attuare nell’ambito della quota non superiore a 264 ore nel biennio». Si boccia solo in caso di insufficienza nel voto di condotta, attribuita collegialmente dal consiglio di classe, o nei casi in cui le valutazioni negative e i deficit nelle competenze sono «tali da non poter ipotizzare il pieno raggiungimento degli obiettivi di apprendimento al termine del secondo anno, neanche a seguito della revisione del Pfi e/o di un miglioramento dell’impegno».

Presidi controllati una volta die

da ItaliaOggi

di Marco Nobilio

I dirigenti scolastici saranno sottoposti all’accertamento quotidiano della presenza a scuola tramite videosorveglianza e rilevamento dei dati biometrici. Le modalità attuative saranno individuate con un decreto interministeriale. Che sarà emanato dal ministero della funzione pubblica di concerto con il ministero dell’istruzione. Il decreto dovrà osservare le disposizioni che regolano il diritto alla riservatezza e sarà emanato dopo avere acquisito il parere del garante della privacy. È questa una delle novità più importanti contenute nel decreto concretezza che è stato approvato in via definitiva dall’aula del senato mercoledì scorso.

La normativa di riferimento è contenuta nei commi 2 e 4 dell’articolo 2. Il dispositivo prevede che le nuove disposizioni sui rilevamenti biometrici e la videosorveglianza si applicheranno anche ai dipendenti del ministero dell’istruzione che lavorano nelle istituzioni scolastiche, con la sola eccezione dei docenti e degli educatori. Per questi ultimi la presenza a scuola continuerà a essere rilevata tramite il registro elettronico. Nel corso della discussione parlamentare, infatti, è stato fatto rilevare che sottoporre anche queste categorie di personale a questa particolare procedura di rilevamento delle presenze sarebbe stata un’inutile ridondanza.

Nessuna eccezione, invece, è stata prevista per il personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Che dovrà, invece, essere sottoposto alla nuova disciplina. Inizialmente l’assoggettamento ai rilevamenti biometrici e alla videosorveglianza era stato previsto anche per i dirigenti scolastici, sia in ingresso che in uscita da scuola. Poi, però, l’aula della camera ha approvato un emendamento che prevede tale obbligo solo una volta nel corso della giornata lavorativa.

In pratica, l’interesse del legislatore si è concentrato sulla necessità di accertare la mera presenza quotidiana a scuola da parte di presidi e direttori didattici omettendo l’applicazione di controlli volti a verificare anche il numero delle ore di lavoro svolte. Nel testo originario era previsto, inoltre, che le modalità di applicazione delle nuove disposizioni di controllo nelle istituzioni scolastiche sarebbero state fissate, per tutto il personale scolastico, da un decreto del ministero dell’istruzione, di concerto con il dicastero della funzione pubblica. Successivamente, però, il riferimento a tutto il personale è stato modificato dall’aula della camera. E l’adozione del decreto interministeriale attuativo è stata prevista solo per individuare le modalità di esecuzione dei controlli per i dirigenti scolastici. In più è stata modificata la competenza principale del dicastero che dovrà occuparsene.

Mentre nella stesura originaria sarebbe dovuto essere il ministero dell’istruzione ad emanare il decreto di concerto con il dicastero della funzione pubblica, l’aula della camera ha disposto che il decreto sarà emanato della funzione pubblica di concerto con il ministero dell’istruzione. In pratica, il trattamento favorevole previsto per i dirigenti scolastici, rispetto agli altri dirigenti della pubblica amministrazione, sarà regolato in dettaglio direttamente dal dicastero guidato da Giulia Bongiorno. E il ministero dell’istruzione potrà dare solo un parere esprimendo eventuali osservazioni. In ogni caso per l’esecuzione delle nuove disposizioni bisognerà attendere l’emanazione del decreto attuativo. Che sarà adottato secondo le disposizioni contenute nell’articolo 17, comma 3, della legge 400/88. Disposizioni che prevedono espressamente la facoltà, per il legislatore, di delegare il ministero competente per materia ad emanare le norme di dettaglio. Ma siccome il personale scolastico, oltre ad appartenere al pubblico impiego, ha comunque un rapporto organico con il ministero dell’istruzione, sarà emanato un decreto interministeriale.

Non è chiaro, però, se i controlli tramite i rilevamenti biometrici saranno regolati dallo stesso decreto anche per il personale Ata. Oppure se, per questa tipologia di personale, le modalità di attuazione saranno regolate dalla disciplina generale prevista per il restante personale della pubblica amministrazione. A questo proposito, il decreto concretezza dispone l’emanazione di un decreto del presidente del consiglio, su proposta del ministro della funzione pubblica, previa intesa con la conferenza unificata e dopo il parere del garante della privacy. Nel testo del decreto approvato dall’aula del senato, peraltro, si fa riferimento sempre al comma 3, dell’articolo 17, della legge 400. Che però regola i regolamenti ministeriali e non quelli emessi dal presidente del consiglio. Che sono regolati dal comma precedente, il quale prevede anche la previa acquisizione del parere delle commissioni parlamentari competenti.

La legge 400 dispone, inoltre, che i regolamenti ministeriali non possono risultare in contrasto con quelli emanati dal presidente del consiglio dei ministri. Un ulteriore vincolo, che ridurrà gli spazi di deroga per il ministero dell’istruzione.

11.800 docenti ed. fisica alla primaria, Bussetti: partiremo da classi quarte e quinte

da Orizzontescuola

di redazione

“Unici in Europa a non avere docenti di ed. fisica nella scuola primaria”, il Ministro Bussetti ritorna su un tema che nei mesi scorsi è stato di particolare interesse.

“Stiamo lavorando per introdurre  insegnanti di educazione fisica specializzati nelle scuole primarie  ha affermato il Ministro durante la videochat del TG1  – Siamo gli unici in Europa a non avere docenti di
scienze motorie alle elementari. Secondo i nostri progetti
andremo a regime nel 2023”.

“Prima – ha aggiunto – dobbiamo mettere a punto l’impianto
normativo. L’idea è di a partire con le quarte e le quinte
elementari, poi con le seconde e le terze e infine andare a
regime”.

Il progetto

Secondo i calcoli del Ministero saranno necessari 11.800 docenti di scienze motorie per la primaria.

Quali i requisiti di accesso. E’ necessario essere in possesso di titolo di studio idoneo all’insegnamento di Scienze motorie (quindi il titolo che finora ha dato accesso solo alla scuola secondaria). Quali le lauree valide

Si tratta ancora di prime indicazioni, il dettaglio sarà esplicitato nel Decreto legislativo che, a questo punto, dovrebbe essere adottato con celerità.

Inquadramento stipendiale

Gli insegnanti di ed. fisica avranno una classe di concorso specifica (da qui l’idea del concorso), e dal punto di vista giuridico ed economico saranno equiparati agli insegnanti della scuola primaria, con un orario di ventidue ore settimanali.

La disciplina sarà introdotta minimo per due ore settimanali in ciascuna classe della scuola primaria.

Insegnante di sostegno

Nelle classi in cui siano presenti alunni disabili è comunque prevista la figura dell’insegnante di sostegno, che svolge funzioni di supporto all’insegnante di educazione motoria.

La copertura economica per il progetto

In un primo tempo saranno stanziati 10 milioni, poi toccherà al Ministero dell’Istruzione reperire le risorse per far decollare il progetto e renderlo strutturale nella scuola italiana.

Ecco il testo della legge 

approvata alla Camera

Anche quest’anno forfait di presidenti e commissari

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

Se a Palermo una trentina di presidenti di commissione ha rinunciato all’incarico, a Cosenza il numero è più alto, oltre 100 tra presidenti e commissari. Anche a Bologna, Roma e Milano la situazione non è del tutto facile, con decine di presidenti e commissari da sostituire.

Numeri fisiologici

Per il ministero dell’Istruzione sono numeri fisiologici che si ripetono di anno in anno vista la macchina organizzativa messa in piedi per gli esami di Stato.

In ogni caso dal Miur fanno sapere che la percentuale di sostituzioni dei presidenti di commissione quest’anno è pari al 5,5% del totale, contro il 6% dello scorso anno. Un dato, dunque, in linea con gli scorsi anni, mentre diminuisce sensibilmente la percentuale di rinunce motivate tra i commissari: nel 2018 erano state il 13,5%, quest’anno sono il 6,5 per cento.

500mila studenti e 13.161 commissioni

Come è noto oltre 500mila studenti saranno esaminati, domani, da 13.161 commissioni, ciascuna composta da tre commissari interni, tre esterni, e dal presidente esterno, per 26.188 classi.

I costi

Il costo “centrale” di questa possente macchina è di circa 130 milioni di euro, oltre le spese “vive” sostenute da ciascuna scuola per stampare le prove. Per chi rinuncia la motivazione principale non è tanto legata alle nuove regole della maturità, quanto ai compensi bassi e ai carichi di lavoro in aumento.

Concorso DSGA: un terzo di ammessi allo scritto. Il 20 settembre avviso per gli scritti

da Tuttoscuola

Stanno arrivando i primi dati regionali dei candidati che, superata la prova preselettiva, sono stati ammessi allo scritto del concorso DSGA. Per il momento sono stati pubblicati i dati della Sardegna e della Campania e già da questi primi dati emerge uno dei vulnus del concorso DSGA: la diversità del punteggio minimo per superare la prova.

L’ultimo ammesso della Sardegna ha infatti conseguito 86 punti, mentre l’ultimo ammesso della Campania non è sceso sotto i 92 punti. Proprio dalla Campania è arrivata una notizia interessante per tutti i candidati ammessi allo scritto concorso DSGA. Oltre a fornire i dati degli ammessi, l’USR campano ha anche comunicato che “Le prove scritte sono uniche e si svolgeranno contemporaneamente su tutto il territorio nazionale. Con avviso da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, IV Serie Speciale, Concorsi ed Esami, del 20 settembre 2019, sul sito internet dell’USR per la Campania, nonché sul sito internet del Ministero, verrà reso noto il giorno e l’ora di svolgimento delle prove scritte”.

Nel frattempo la Flc-Cgil ha pubblicato una tabella di sintesi regionale dei candidati presenti alla prova preselettiva concorso DSGA da cui emerge che su 102.583 candidati iscritti hanno affrontato la prova in 34.196 (33,3%).

Il complicato rapporto dei sindacati con il Bussetti bifronte

da Tuttoscuola

I sindacati della scuola, praticamente tutti, hanno con Marco Bussetti un rapporto che si scinde in due piani che più diversi e antitetici non potrebbero essere, visto che ai loro occhi il pacioso e dialogante ministro dell’istruzione è anche, nello stesso tempo, un ostile e inaffidabile esponente della Lega: un rispettabile dottor Jekyll – sembrano dire – quando tratta con i sindacati e un orrendo Mister Hyde quando sostiene, in sintonia con il suo leader Salvini, che l’autonomia regionale differenziata “può essere un’opportunità di crescita” per la scuola.

Così, in forte dissenso con i critici dell’accordo sul precariato raggiunto qualche giorno fa dai sindacati con Bussetti (tra i quali il direttore della Fondazione Agnelli Andrea Gavosto, che ha parlato di “ennesima sanatoria” e il deputato di +Europa Alessandro Fusacchia, già capo di gabinetto della ministra Giannini, che lo ha definito “uno schiaffo in faccia a tutti coloro che credono che al centro della scuola debbano esserci gli studenti”), Maddalena Gissi, segretaria della Cisl scuola, ha scritto sul periodico online del sindacato che “l’accordo col MIUR affronta per l’ennesima volta un’emergenza attestata dall’evidenza dei numeri (25% di precariato), lo fa attraverso inevitabili mediazioni, dà risposta a legittime attese di chi lavora da anni nella scuola” e “non produrrà conseguenze più gravi di quelle che produrrebbe l’inerzia o che sta producendo una situazione di continui e spesso confusi interventi legislativi in materia di reclutamento”.

Ma la Cisl scuola, insieme agli altri sindacati (Flc Cgil, Uil Scuola, Gilda, Snals, Cobas, Unicobas) e a 25 associazioni, ha anche sottoscritto un durissimo appello contro l’autonomia differenziata, considerata come “una vera e propria ‘secessione’ delle Regioni più ricche”. Nel documento si legge che “Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale”.

Può darsi che l’accordo con il Bussetti ministro, intervenuto quasi tre mesi dopo il lancio dell’appello (marzo 2019), ne abbia un po’ attenuato la vis polemica nei confronti del Bussetti leghista, ma la partita è tutta aperta.

Dirigenti scolastici: 394 reggenze per legge

da Tuttoscuola

L’anno prossimo, comunque vada a finire questo tormentato concorso DS, tra le 8094 istituzioni scolastiche previste in organico, ce ne saranno ancora quasi 500 da affidare in reggenza.

Oltre a quelle da coprire con reggenza per sostituire il titolare destinato per incarico ad altri compiti istituzionali (mandato amministrativo o parlamentare, distacco sindacale o incarico presso istituzioni diverse), ci sono ben 364 istituzioni scolastiche prive di titolare per legge.

Sono le cosiddette istituzioni sottodimensionate per le quali il ministro Tremonti nel Governo Berlusconi, attraverso la legge n. 111/2011, fece varare una norma di razionalizzazione del sistema scolastico che prevedeva (e tuttora prevede) che “Alle istituzioni scolastiche autonome costituite con un numero di alunni inferiore a 500 unità, ridotto fino a 300 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, non possono essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato. Le stesse sono conferite in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome”.

Certamente costa molto meno corrispondere una indennità di reggenza che uno stipendio di un dirigente scolastico.

Reggenze per legge, dunque, che nemmeno i governi di centro sinistra, a cominciare dalla Buona scuola, hanno pensato di cancellare.

Sono passati sette anni e la legge è ancora lì e nessuno pensa di rimuoverla. Nemmeno il ministro Bussetti che forse non è stato informato dai suoi collaboratori di quello ‘sgradevole’ ostacolo sulla strada dell’azzeramento delle reggenze da settembre come più volte annunciato.

Questo delle reggenze per legge non è certamente il più importante tra le tante doglianze che affliggono i capi d’istituto, ma è uno di quei pesi che condizionano lo svolgimento della funzione della dirigenza scolastica, a cui presto dovrebbe aggiungersi – ciliegina sulla torta – anche il controllo biometrico.

Prima prova scritta Esame II Ciclo

Si svolge il 19 giugno la prima prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di Istruzione.

Prima prova scritta Esame II Ciclo – 2019

I testi delle prove dal 1985 al 2018 sono disponibili nella rubrica Esami.


Diario d’Esame A.S. 2018-2019
Una guida, passo per passo, al lavoro delle Commissioni
a cura di Dario Cillo diario


#Maturità 2019, la traccia più scelta è quella sull’illusione della conoscenza

La traccia che parte dal brano tratto da “L’illusione della conoscenza”, proposta nell’ambito della Tipologia B – Analisi e produzione di un testo argomentativo, è quella più gettonata dagli studenti per la prima prova scritta dell’Esame di Stato 2019, che si è svolta oggi in tutta Italia. È stata svolta dal 30,8% dei ragazzi.

Il 20,1% degli studenti ha invece optato, sempre nell’ambito della Tipologia B, per il brano tratto dal libro “Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà”“Tra sport e storia”, la traccia che ruota attorno alla figura di Gino Bartali, è stata scelta dal 13,1% dei maturandi.

Subito dopo, con l’11% delle scelte, l’analisi del testo di Leonardo Sciascia tratto da “Il giorno della civetta”. Mentre Giuseppe Ungaretti, con la poesia “Risvegli” tratta da “L’Allegria, Il Porto sepolto”,è stato scelto dall’8,5% dei maturandi. Stessa percentuale per la prima traccia di attualità, dedicata alla figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’8% degli studenti ha svolto la traccia dedicata all’eredità del Novecento.

Quella su “L’illusione della conoscenza” è stata la traccia più scelta in tutti i percorsi con il 28,8% delle preferenze nei Licei, il 34% negli Istituti tecnici, il 32,2% nei Professionali.