Avviso 2 ottobre 2024, AOODGPER 155157 Concorso per titoli ed esami per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali – ai sensi del DM 13 ottobre 2022, n. 194. Calendario della PROVA SCRITTA
Nota 2 maggio 2024, AOODGPER 62602 Concorso per titoli ed esami per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali, ai sensi del DM 13 ottobre 2022, n. 194 – Indicazioni relative allo svolgimento della prova preselettiva computerizzata
Avviso 2 maggio 2024, AOODGPER 62313 Concorso per titoli ed esami per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali – ai sensi del DM 13 ottobre 2022, n. 194. Calendario della PROVA PRESELETTIVA
Avviso 22 gennaio 2024, AOODGPER 5914 Concorso per titoli ed esami per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali – D.D.G. 18 dicembre 2023 n. 2788- Costituzione delle commissioni giudicatrici a norma del D.M. 13 ottobre 2022, n. 194
L’Avviso 2 ottobre 2024, AOODGPER 155157, comunica che la prova scritta del Concorso per titoli ed esami per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali si svolgerà il 30 ottobre 2024 in un unico turno giornaliero, su tutto il territorio nazionale, dalle ore 14:30 alle ore 17:30. Le operazioni di identificazione avranno inizio alle ore 13:30 del giorno della prova.
Con l’Avviso 2 maggio 2024, AOODGPER 62313, il MIM comunica che la prova preselettiva del concorso ordinario per il reclutamento di 587 dirigenti scolastici, si svolgerà il 23 maggio 2024. La prova preselettiva si svolgerà in turno unico su tutto il territorio nazionale nella sede individuata dall’Ufficio Scolastico Regionale presso il quale il candidato ha presentato la domanda di partecipazione. Sarà il medesimo USR a rendere nota la sede almeno quindici giorni prima dello svolgimento della prova. La preselezione si è resa necessaria, in base a quanto prevede il Regolamento del concorso, poiché il numero dei candidati che ha presentato domanda di partecipazione è superiore a quattro volte il numero dei posti complessivamente messi a bando. Supererà la prova preselettiva e accederà alla successiva prova scritta un numero di candidati pari a tre volte quello dei posti messi a concorso per ciascuna regione. In ogni caso saranno ammessi anche tutti coloro che, all’esito della preselezione, avranno conseguito il medesimo punteggio dell’ultimo degli ammessi.
Nota 18 ottobre 2024, AOODGPER 169737 Procedure concernenti l’assegnazione degli incarichi ai Dirigenti scolastici neoassunti a.s. 2024/2025 – vincitori della procedura di reclutamento riservata di cui al DM n. 107/2023. Conferimento degli incarichi e stipula dei contratti
TAR Lazio su concorso riservato DS: decisione favorevole del TAR Lazio circa la legittimità della graduatoria di merito della procedura riservata per il reclutamento dei dirigenti scolastici
Decreto del Presidente della Repubblica 9 agosto 2024 Autorizzazione al Ministero dell’istruzione e del merito, per l’anno scolastico 2024/2025, ad assumere a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, un numero pari a 591 unità di dirigenti scolastici, 10.336 unità di personale A.T.A., 45.124 unità di personale docente, 43 unità di personale educativo e 406 unità di insegnanti di religione cattolica
Avviso Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione 9 agosto 2024, prot. n. 124319 Procedura di reclutamento riservata di dirigenti scolastici di cui al DM n. 107/2023. Assegnazione ai ruoli regionali
Decreto Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione 9 agosto 2024, n. 2187 Graduatoria generale nazionale della procedura di reclutamento riservata di dirigenti scolastici di cui al DM n. 107 del 2023
Avviso 5 aprile 2024, AOODGPER 46322 Convocazione per la prova in modalità SCRITTA di accesso al corso intensivo di formazione di cui al DM 8 giugno 2023, n. 107
Avviso 29 dicembre 2023, AOODGPER 79720 DM 8 giugno 2023, n. 107 – Modalità di presentazione dell’istanza di partecipazione alla prova di accesso al corso intensivo di formazione di cui all’articolo 3, co. 1, termini e modalità di versamento del contributo di segreteria, di cui all’articolo 4, co. 2
Decreto Ministeriale 8 giugno 2023, AOOGABMI 107 Modalità di partecipazione al corso intensivo di formazione ed alla relativa prova finale destinata ai partecipanti al concorso di cui al DDG 23 novembre 2017, n. 1259, che abbiano sostenuto almeno la prova scritta della predetta procedura concorsuale (art. 5, commi da 11-quinquies a 11-novies del decreto- legge 29 dicembre 2022, n. 198 convertito con modificazioni con la legge 24 febbraio 2023, n. 14)
Prova scritta concorso presidi, ammesso l’84,9%
Valditara: “Ho disposto accertamento responsabilità per le disfunzioni emerse”
Ieri, presso la Nuova Fiera di Roma, si è svolta la prova scritta della procedura concorsuale riservata ai ricorrenti del concorso per dirigente scolastico del 2017, prova prevista dal D.M. prot. 107 dell’8 giugno 2023, attuativo dell’art. 5 del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito dalla legge 24 febbraio 2023, n. 14.
I risultati ufficiali riportano, a fronte di 2.321 candidati partecipanti alla prova scritta, un numero di ammessi pari a 1.971, e cioè l’84,9%.
Con riferimento ad alcune criticità registrate prima dello svolgimento, segnalate anche a mezzo stampa, il Ministro Giuseppe Valditara ha dichiarato: “Le disfunzioni di cui stiamo avendo notizia sono inammissibili e, per questo, ho disposto che gli Uffici ministeriali acquisiscano immediatamente tutti gli elementi necessari per individuare, tra i vari enti competenti per la procedura, quelli cui siano addebitabili i problemi riscontrati, affinché ne possano rispondere”.
Con Avviso 5 aprile 2024, AOODGPER 46322, tutti i candidati sono convocati alle ore 10,30 del 6 maggio 2024 presso il padiglione n. 7 della NUOVA FIERA DI ROMA, Via Portuense n.1645/1647, ingresso Nord, per la prova in modalità scritta di accesso al corso intensivo di formazione di cui al Decreto Ministeriale 8 giugno 2023, AOOGABMI 107.
Come previsto dall’Avviso 22 gennaio 2024, AOODGPER 5914, nel periodo compreso dalle ore 10:00 del 22 gennaio 2024 alle ore 23:59 del 12 febbraio 2024, saranno aperte le funzioni telematiche per la presentazione delle istanze finalizzate alla nomina a componente delle commissioni giudicatrici del Concorso per titoli ed esami per il reclutamento di dirigenti scolastici nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali (Decreto Dipartimentale 18 dicembre 2023, AOODPIT 2788).
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato l’Avviso 29 dicembre 2023, AOODGPER 79720, che reca le modalità di presentazione delle domande di partecipazione alla procedura riservata di reclutamento per i dirigenti scolastici, alla quale possono candidarsi alcune categorie di partecipanti al concorso ordinario bandito nel 2017. Questa procedura è organizzata secondo le modalità descritte nel Decreto Ministeriale 8 giugno 2023, AOOGABMI. 107. I candidati possono presentare domanda entro il 27 gennaio 2024.
Presentazione istanza di partecipazione al Concorso riservato per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, di cui al DM 107 8 giugno 2023
Regioni
Istanze inoltrate
Abruzzo
632
Calabria
1.130
Campania
3.599
Emilia Romagna
1.159
Friuli Venezia Giulia
301
Lazio
2.760
Liguria
270
Lombardia
4.031
Marche
583
Piemonte
1.456
Puglia
2.081
Sardegna
494
Sicilia
2.476
Toscana
1.726
Umbria
265
Veneto
1.981
TOTALE
24.944
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito pubblica il bando per il reclutamento di 587 dirigenti scolastici.
Al concorso – che prevede una prova preselettiva, una scritta e una orale, oltre alla valutazione dei titoli posseduti dai candidati – potrà partecipare il personale docente ed educativo di ruolo con un’anzianità di servizio di almeno cinque anni. I posti disponibili saranno ripartiti tra le regioni tenendo conto delle sedi vacanti nel prossimo triennio. Le domande dovranno esssere inoltrate tramite Istanze on Line (POLIS)entro le ore 23,59 del 17 gennaio 2024.
SEDE
N. POSTI
Abruzzo
12
Calabria
11
Campania
34
Emilia-Romagna
28
Friuli
11
Lazio
50
Liguria
6
Lombardia
156
Marche
14
Piemonte
65
Puglia
32
Sardegna
11
Sicilia
26
Toscana
54
Umbria
5
Veneto
72
TOTALE
587
Pubblicato il Decreto Ministeriale 8 giugno 2023, AOOGABMI. 107, adottato ai sensi dell’art. 5, commi da 11-quinquies a 11-novies del decreto- legge 29 dicembre 2022, n. 198 convertito con modificazioni con la Legge 24 febbraio 2023, n. 14, che definisce la modalità di partecipazione al corso intensivo di formazione e della relativa prova finale. Alla prova di ammissione al corso intensivo di formazione sono ammessi i partecipanti al concorso di cui al DDG 23 novembre 2017, n. 1259, che abbiano sostenuto almeno la prova scritta della predetta procedura concorsuale e, alla data del 28 febbraio 2023, versino in una delle seguenti condizioni: a) abbiano proposto ricorso entro i termini di legge e abbiano pendente un contenzioso giurisdizionale per mancato superamento della prova scritta; b) abbiano superato la prova scritta e la prova orale cui siano stati ammessi in forza di un provvedimento giurisdizionale cautelare, anche se successivamente caducato; c) abbiano proposto ricorso entro i termini di legge e abbiano pendente un contenzioso giurisdizionale per mancato superamento della prova orale.
Con la Sentenza 12 gennaio 2021, n. 395, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Ministero relativo al concorso per dirigenti scolastici bandito nel 2017 e ne ha confermato, dunque, la piena regolarità. Sono oltre 3.000 i vincitori della procedura, di cui oltre 2.500 già assunti fra il 2019 e il 2020.
Il 7 agosto 2020 il Consiglio dei Ministri autorizza il Ministero dell’istruzione ad assumere, a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2020-2021, n. 529 dirigenti scolastici.
Decreto Dipartimentale 6 agosto 2020, AOODPIT 986 Rettifica graduatoria generale nazionale per merito e titoli del concorso per dirigenti scolastici indetto con D.D.G. n. 1259 del 23 novembre 2017
Avviso 4 agosto 2020, AOODGPER 23350 Concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le Istituzioni scolastiche statali (D.D.G. n. 1259, del 23/11/2017). Assegnazione ai ruoli regionali
Pubblicata con Avviso 30 agosto 2019 l’assegnazione ai ruoli regionali di 61 vincitori a seguito dello scorrimento della graduatoria del concorso per Dirigenti Scolastici.
Avviso 30 agosto 2019 Concorso dirigenti scolastici. Ulteriore assegnazione dei vincitori alle regioni a seguito di rinunce all’assunzione
Con Avviso 28 agosto 2019, AOODGPER 38777, il MIUR ivita i candidati collocati dal posto 1985 al posto 2045 della graduatoria approvata con Decreto Dipartimentale 1 agosto 2019, AOODPIT 1205, ad indicare l’ordine di preferenza tra le 17 regioni esclusivamente tramite POLIS a partire dalle ore 15:00 del 28 agosto 2019 e fino alle ore 23:59 del 29 agosto 2019.
Avviso 28 agosto 2019, AOODGPER 38777 Concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le Istituzioni scolastiche statali (D.D.G. n. 1259, del 23/11/2017). Ulteriori assegnazioni ai ruoli regionali a seguito di rinunce all’assunzione in servizio
L’8 agosto viene pubblicata dal MIUR l’assegnazione ai ruoli regionali dei vincitori del concorso per Dirigenti Scolastici indetto con il D.D.G. 1259 del 23 novembre 2017. I vincitori sono stati assegnati alle Regioni sulla base dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse, nel limite dei posti vacanti e disponibili in ciascun Ufficio Scolastico Regionale per l’anno scolastico 2019/2020. Dei 1.984 vincitori assegnati, 1.147 sono stati destinati alla prima Regione scelta, 262 alla seconda e 146 alla terza.
Nota 8 agosto 2019, AOODGPER 36621 Assegnazione ai ruoli regionali dei vincitori del concorso per dirigenti scolastici indetto con D.D.G. 1259 del 23/11/2019
Il 7 agosto il MIUR, ravvisata la necessità di apportare rettifiche ai punteggi relativi agli errori materiali rilevati nella graduatoria allegata al Decreto Dipartimentale 1 agosto 2019, AOODPIT 1205, pubblica la graduatoria definitiva del concorso per dirigenti scolastici.
Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 6 agosto 2019, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e del Ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria, ha approvato un decreto del Presidente della Repubblica che prevedono l’autorizzazione al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ad assumere a tempo indeterminato, per l’anno scolastico 2019/2020, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, 2.117 dirigente scolastici.
Pubblicata l’1 agosto la graduatoria del concorso per dirigenti scolastici.
Decreto Dipartimentale 1 agosto 2019, AOODPIT 1205 Graduatoria generale nazionale per merito e titoli del concorso per dirigenti scolastici, formata sulla base del punteggio finale conseguito dai candidati ai sensi dell’articolo 10, comma 7 del Bando e, a parità di punteggio complessivo, delle preferenze di cui all’articolo 5, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487
Il MIUR ha reso noto che:
gli idonei al concorso sono in totale 3.420, dei quali saranno dichiarati vincitori 2.900;
sono state richieste al MEF 2.117 autorizzazioni all’immissione in ruolo, 1.984 delle quali appartengono alla procedura concorsuale in corso; i restanti posti sono relativi: – 39 alla precedente procedura concorsuale in Campania, – 67 a dirigenti trattenuti in servizio, – 1 a riammissione in servizio, – 21 a provvedimenti giurisdizionali riguardanti la Sicilia;
la graduatoria nazionale è pubblicata l’1 agosto 2019;
dalle ore 15.00 del 1^ agosto 2019 alle ore 23.59 del 4 agosto 2019 i candidati utilmente collocati nei primi 1.984 posti della graduatoria possono indicare l’ordine di preferenza tra le 17 regioni disponibili esclusivamente tramite ‘Polis’;
i vincitori saranno assegnati ai ruoli regionali sulla base dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse, nel limite dei posti vacanti e disponibili in ciascun USR.
Il MIUR ha inoltre reso disponibile una tabella con la distribuzione provvisoria dei posti nelle diverse Regioni (1.986 posti su 1.984 nominati):
Abruzzo 17
Basilicata 10
Calabria 71
Campania 0
Emilia Romagna 212
Friuli Venezia Giulia (lingua italiana) 66
Lazio 107
Liguria 68
Lombardia 359
Marche 80
Molise 13
Piemonte 240
Puglia 117
Sardegna 73
Sicilia 94
Toscana 158
Umbria 37
Veneto 264
TOTALE: 1986
Il MIUR con Nota 17 luglio 2019, AOODGPER 32565, rende noto il punteggio riconosciuto dalle Commissioni esaminatrici ai titoli dei candidati che hanno superato la prova orale del Concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici.
Nota 17 luglio 2019, AOODGPER 32565 Concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le Istituzioni scolastiche statali (D.D.G. n. 1259, del 23/11/2017). Valutazione dei titoli culturali, di servizio e professionali di cui alla tabella A allegata al D.M. n. 138/2017 e all’errata corrige pubblicata nella G.U. del 21 ottobre 2017, n. 247
Il Consiglio di Stato, Sezione Sesta, con ordinanza 11 luglio 2019, n. 3512, “(…) considerato che – a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice) –, sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito, con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre 2019 (…) accoglie le istanze cautelari proposte nell’ambito dei ricorsi principali (…) e, per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione dei ricorsi nel merito al 17 ottobre 2019 (…)“.
Il TAR Lazio, Sezione Terza Bis, con sentenza 2 luglio 2019, n. 8655, accoglie il ricorso 6233/2019 “a seguito della riconosciuta fondatezza della doglianza che ha contestato la legittimità dell’operato della Commissione plenaria nella seduta in cui sono stati fissati i criteri di valutazione, con conseguente annullamento in toto della procedura concorsuale in questione.”
Prova orale concorso
La prova orale consiste in:
un colloquio che accerta la preparazione professionale del candidato nelle materie di esame;
una verifica della capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico;
una verifica della conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche;
una verifica della conoscenza della lingua prescelta dal candidato tra francese, inglese, tedesco e spagnolo al livello B2 del CEF, attraverso la lettura e traduzione di un testo scelto dalla Commissione e una conversazione nella lingua prescelta.
Punteggio e modalità di svolgimento Al colloquio sulle materie d’esame, all’accertamento della conoscenza dell’informatica e all’accertamento della conoscenza della lingua straniera prescelta dal candidato, nell’ambito della prova orale, la Commissione del concorso attribuisce un punteggio nel limite massimo rispettivamente di 82, 6 e 12. Il punteggio complessivo della prova orale è dato dalla somma dei punteggi ottenuti al colloquio e nell’accertamento della conoscenza dell’informatica e della lingua. La prova orale è superata dai candidati che ottengono un punteggio complessivo pari o superiore a 70 punti. La Commissione e le Sottocommissioni esaminatrici, prima dell’inizio della prova orale, determinano i quesiti da porre ai singoli candidati per ciascuna delle materie di esame. Tali quesiti sono proposti a ciascun candidato previa estrazione a sorte.
La lettera estratta per l’inizio della prova orale è la lettera “M”.
Pubblicati il 10 maggio 2019, ai sensi dell’art. 9, comma 5, del Bando, i quadri di riferimento della prova orale del concorso nazionale per dirigenti scolastici
Come previsto dall’Avviso 19 aprile 2019, AOODGPER 18824 (Prova scritta del concorso per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica – D.D.G. n. 1259 del 23.11.2017 – riscontro plurime istanze di accesso presentate dai candidati) a partire dall’ 8 maggio 2019 i candidati che hanno sostenuto la prova scritta possono prendere visione del proprio elaborato, della scheda di valutazione e del verbale relativo alla correzione del proprio compito, accedendo con le proprie credenziali all’area ‘Altri servizi’ di Polis.
Nota 2 aprile 2019, AOODGPER 13277 Concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le Istituzioni scolastiche statali (D.D.G. n. 1259, del 23/11/2017). Dichiarazione dei titoli culturali, di servizio, professionali e di preferenza a parità di merito e di titoli
Pubblicato il Decreto Dipartimentale 27 marzo 2019, AOODPIT 395 contenente l’elenco degli ammessi alla prova orale del Concorso per il reclutamento di Dirigenti Scolastici da immettere nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali, inclusi i centri provinciali per l’istruzione degli adulti: solo 3.795 candidati ,dei 9.376 partecipanti alla prova (circa 600 dei quali ammessi con riserva), hanno superato lo scritto.
Con nota 22 marzo 2019, AOODGPER 11180, il MIUR ha comunicato che il 25 e 26 marzo 2019 si procederà allo scioglimento dell’anonimato e che successivamente sarà pubblicato il decreto con il nominativo degli ammessi alla prova orale. La stessa nota indica i criteri con i quali i candidati ammessi alla prova orale verranno abbinati ad una delle 38 commissioni/sottocommissioni esaminatrici. Entro aprile saranno individuati i membri aggregati (informatica e lingua) delle commissioni di concorso ciascuna formata da 9 membri, compreso il segretario, per un totale di 342 commissari. Previsto per i primi giorni di maggio l’inizio delle prove orali con conclusione entro la data di avvio degli Esami di Stato per arrivare, a fine giugno, alla pubblicazione della graduatoria e, il 1° settembre 2019, all’immissione in ruolo.
Corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le Istituzioni scolastiche statali (D.D.G. n. 1259 del 23/11/2017). Prova scritta a Roma del 13 dicembre 2018 per i candidati muniti di ordinanze o decreti cautelari
Il 13 dicembre 2018, i candidati di regioni diverse dalla Sardegna muniti di provvedimenti giurisdizionali a loro favorevoli, non riformati dal Consiglio di Stato, con cui è stata disposta l’ammissione con riserva alla procedura concorsuale, potranno sostenere la prova scritta nelle sedi appositamente individuate dall’Ufficio scolastico regionale per il Lazio e che saranno pubblicate sul sito internet del predetto U.S.R. e del Ministero.
I suddetti candidati destinatari di provvedimenti favorevoli dovranno presentarsi presso l’aula indicata muniti del provvedimento giurisdizionale che contenga l’espressa previsione del loro nominativo, di un documento di riconoscimento in corso di validità e del codice fiscale.
Ogni ulteriore informazione e documentazione relativa alla prova scritta è disponibile nell’apposito spazio «Il corso-concorso dirigenti scolastici» sull’home page del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca www.miur.gov.it.
Diario 9 novembre 2018 Rinvio del diario della prova scritta del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, per i soli candidati della Regione Sardegna
La prova scritta del corso-concorso nazionale per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali si svolge, limitatamente ai candidati precedentemente assegnati alle sedi di esame della Regione Sardegna, in data 13 dicembre 2018, alle ore 10,00.
L’elenco delle sedi della prova scritta, con la loro esatta ubicazione e con l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti, nella Regione Sardegna, in ordine alfabetico, viene comunicato entro il 27 novembre 2018 tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero.
In tali sedi potranno sostenere la prova eventuali candidati, residenti in Sardegna, muniti di provvedimenti giurisdizionali a loro favorevoli, non riformati dal Consiglio di Stato, con cui è stata disposta l’ammissione con riserva alla procedura concorsuale.
Avviso prova scritta regione Sardegna. Corso – concorso nazionale per titoli ed esami finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali (Decreto Direttoriale protocollo 1259 del 23 novembre 2017)
(Martedì, 30 ottobre 2018) A seguito del rinvio dell’espletamento, nella regione Sardegna, della prova scritta del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici, disposto a seguito dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Cagliari n. 62 del 17/10/2018, si comunica che il giorno e l’ora di svolgimento della suddetta prova, limitatamente ai candidati precedentemente assegnati alle sedi di esame della regione Sardegna, sarà reso noto con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 4a Serie speciale, Concorsi ed esami, del 9 novembre 2018.
Prova scritta del corso – concorso nazionale per dirigenti scolastici
La prova scritta del corso-concorso nazionale per titoli ed esami finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, unica su tutto il territorio nazionale, si svolge in data 18 ottobre 2018, alle ore 10,00 nelle sedi individuate dagli USR. Lo svolgimento della prova scritta è computerizzato.
Articolazione e durata La prova scritta consiste in cinque quesiti a risposta aperta sulle materie indicate nel bando e due quesiti in lingua straniera. Ciascuno dei due quesiti in lingua straniera è articolato in cinque domande a risposta chiusa, volte a verificare la comprensione di un testo nella lingua straniera prescelta dal candidato tra inglese, francese, tedesco e spagnolo. La prova ha la durata di 150 minuti.
Punteggio e ammissione alla prova orale A ciascuno dei cinque quesiti della prova scritta non espressi in lingua straniera, la Commissione del concorso attribuisce un punteggio nel limite massimo di 16 punti. A ciascuno dei quesiti in lingua straniera la Commissione attribuisce un punteggio nel limite massimo di 10 punti, 2 per ciascuna risposta corretta. Il punteggio complessivo della prova scritta è dato dalla somma dei punteggi ottenuti in ciascuno dei sette quesiti. I candidati che ottengono un punteggio complessivo pari o superiore a 70 punti superano la prova scritta e sono ammessi a quella orale.
Il 31 ottobre 2018 sono pubblicati i quesiti oggetto della prova scritta del corso-concorso per dirigenti scolastici, che si è tenuta in data 18 ottobre 2018. Si comunica che tra le tre prove predisposte è stata estratta la prova “B”. Le opzioni di risposta ai quesiti in lingua straniera sono disposte in ordine casuale. Sono altresì pubblicate le prove non estratte (A e C ).
L’elenco delle sedi della prova scritta, con la loro esatta ubicazione, con l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti, analogamente alla prova preselettiva, nella regione di residenza in ordine alfabetico, e le ulteriori istruzioni operative, viene comunicato entro il 3 ottobre 2018 tramite avviso pubblicato sul sito internet del MIUR.
“Per consultare gli elenchi relativi agli abbinamenti candidati/aule selezionare l’Ufficio scolastico della propria regione di residenza. I candidati residenti all’estero, o ivi stabilmente domiciliati, sosterranno la prova nella regione Lazio. I candidati residenti nelle province di Trento e Bolzano sosterranno la prova nella regione Veneto”
Diario 14 settembre 2018 Prova scritta del corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali
In allegato al Decreto Dipartimentale 24 luglio 2018, AOODPIT 1134, è pubblicato l’elenco dei candidati ammessi alla prova scritta del concorso per dirigenti scolastici. Si tratta di coloro che hanno superato la prova preselettiva, svoltasi il 23 luglio 2018 in tutta Italia, che ha dato ufficialmente il via alla selezione di 2.425 nuovi capi d’Istituto.
Alla prova hanno partecipato 24.082 candidati effettivi sui 34.580 iscritti: 17.279 donne e 6.803 uomini. Gli ammessi allo scritto sono 8.736: gli 8.700 previsti da bando, più 36 candidati che risultano a pari merito con un punteggio di 71,7.
La prova preselettiva del corso-concorso nazionale per titoli ed esami finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, si è svolta il 23 luglio 2018 alle ore 10:00 nelle sedi individuate dagli Uffici scolastici regionali e pubblicate sul sito internet del Ministero entro il 6 luglio 2018. I partecipanti sono stati 24.082 su 34.580 candidati iscritti.
“Per consultare gli elenchi relativi agli abbinamenti candidati/aule selezionare l’Ufficio scolastico della propria regione di residenza. I candidati residenti all’estero, o ivi stabilmente domiciliati, sosterranno la prova nella regione Lazio. I candidati residenti nelle province di Trento e Bolzano sosterranno la prova nella regione Veneto”
Concorso dirigenti scolastici al via domani con la prova preselettiva. I candidati sono oltre 34mila
(Domenica, 22 luglio 2018) Prenderà il via domani mattina, alle ore 10, la prova preselettiva del concorso per il reclutamento di 2.425 dirigenti scolastici, di cui 9 destinati alle scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia. I candidati sono 34.580. Il 71% dei partecipanti alla prova è donna (24.477 candidate). L’età media è di 49 anni. I candidati, distribuiti in 1.984 aule, avranno a disposizione 100 minuti per rispondere a 100 domande a risposta multipla, estratte da un archivio di 4.000 quesiti.
Si tratta del primo concorso per l’assunzione di dirigenti scolastici dopo sette anni: l’ultimo risale al 2011. L’obiettivo è la copertura dei posti vacanti e disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021, e il superamento del fenomeno delle reggenze. Attualmente sono 6.792 i dirigenti in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali.
“Questo nuovo concorso, che prenderà il via domani – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti – oltre ad essere un’occasione di sviluppo di carriera per i docenti interessati a svolgere un nuovo ruolo, permetterà di riportare alla normalità i carichi di lavoro dei dirigenti scolastici già in servizio. Ben 1.700 di loro sono infatti reggenti di una o più scuole, tutto a detrimento della qualità della gestione dei singoli Istituti, la cui organizzazione diviene tutti i giorni più complessa. È necessario superare il fenomeno delle reggenze e consentire ai dirigenti di lavorare con carichi sostenibili garantendo così agli studenti e alle famiglie il miglior funzionamento degli istituti scolastici”.
Il regolamento del concorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 settembre, prevede tre fasi: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.
La fase concorsuale prevede una prova preselettiva volta a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali, una prova scritta che si comporrà di cinque domande a risposta aperta e due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2), una prova orale. I candidati che supereranno le prove scritte e quella orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che terrà conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.
Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine di questo periodo i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso quanti saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.
Pubblicati il 27 giugno 2018 i quesiti relativi al corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali, indetto con D.D.G. n. 1259 del 23 novembre 2017 e pubblicato per avviso nella Gazzetta Ufficiale – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami» n. 90 del 24 novembre 2017.
Pubblicata la banca dati dei quesiti per la prova preselettiva del corso concorso per dirigenti scolastici
(Mercoledì, 27 giugno 2018) Si comunica che, ai sensi dell’articolo 6 comma 4 del Bando di corso concorso dirigenti scolastici di cui al Decreto direttoriale 1259 del 23 novembre 2017, è stata pubblicata la banca dati di 4.000 quesiti per la prova preselettiva. Sono altresì pubblicati i quadri di riferimento per la prova preselettiva previsti dall’articolo 13 comma 1 lettera c) del Decreto ministeriale 138 del 2017.
La Nota 13 giugno 2018, AOODGPER 27719 fornisce agli Uffici scolastici regionali le indicazioni relative allo svolgimento della prova preselettiva del Corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento dei dirigenti scolastici presso le Istituzioni scolastiche statali, di cui al D.D.G. n. 1259, del 23/11/2017.
27 giugno 2018: pubblicazione dei quesiti oggetto della prova preselettiva
6 luglio 2018: elenco delle sedi della prova preselettiva con la loro esatta ubicazione, con l’indicazione della destinazione dei candidati e le ulteriori istruzioni operative
23 luglio 2018, alle ore 10,00: prova preselettiva
8 maggio 2018: pubblicazione dei quesiti oggetto della prova preselettiva
14 maggio 2018: elenco delle sedi della prova preselettiva con la loro esatta ubicazione, con l’indicazione della destinazione dei candidati
29 maggio 2018, ore 10,00: prova preselettiva del corso-concorso nazionale per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche statali
Di ogni altra comunicazione relativa al corso-concorso, nonchè di una eventuale modifica delle suddette date, verrà dato avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4ª Serie speciale «Concorsi ed esami» – del 24 aprile 2018.
Concorso dirigenti scolastici: il 29 maggio la prova preselettiva, la data pubblicata in GU
(Martedì, 27 febbraio 2018) La prova preselettiva del corso-concorso per dirigenti scolastici si terrà il prossimo 29 maggio 2018 alle ore 10.00. La data è stata pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, 4^ Serie Speciale, Concorsi ed Esami, insieme ad alcune altre date utili ai partecipanti alla prova.
L’8 maggio sul sito internet del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (www.miur.gov.it), sarà pubblicata poi la banca dati dei 4.000 quiz da cui saranno estratti i quesiti della prova preselettiva e la pubblicazione avrà valore di notifica a tutti gli effetti.
Il 14 maggio, tramite avviso pubblicato sul sito internet del MIUR (www.miur.gov.it), sarà pubblicato l’elenco delle sedi della prova preselettiva con la loro esatta ubicazione. Per esigenze organizzative, i candidati saranno distribuiti, ove possibile, secondo la regione di residenza in ordine alfabetico. Oltre all’elenco saranno fornite le ulteriori istruzioni operative.
Infine, il prossimo 24 aprile, sempre in GU, sarà pubblicata ogni altra comunicazione relativa al corso-concorso ed eventuali modifiche delle suddette date.
Il nuovo un corso-concorso per dirigenti ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021. Attualmente sono 6.792 i dirigenti in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene.
Complessivamente sono state 35.044 le domande di partecipazione al corso-concorso inoltrate, il 70,7% sono state inviate da candidate donne, il 29,3% da uomini. L’età media delle candidate e dei candidati è di 49 anni. La Regione nella quale sono state presentate più domande è la Campania (7.039), seguita da Sicilia (5.595), Lazio (3.887), Puglia (3.719) e Lombardia (3.051). Saranno inoltre 15 i candidati residenti all’estero che sosterranno la prova preselettiva nel Lazio, come previsto dall’articolo 6 del bando di concorso emanato a novembre. I posti a bando sono 2.425, di cui 9 destinati al concorso per le scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia.
Si sono concluse il 29 dicembre 2017, alle ore 14:00, con 39.264 domande presentate, di cui 35.044 effettivamente inoltrate, le iscrizioni al concorso per dirigenti scolastici bandito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lo scorso novembre. Si tratta del primo concorso per l’assunzione di dirigenti scolastici dopo oltre sei anni: l’ultimo risale al 2011.
Delle 35.044 domande inoltrate, il 70,7% sono state inviate da candidate donne, il 29,3% da uomini. L’età media delle candidate e dei candidati è di 49 anni. La Regione nella quale sono state presentate più domande è la Campania (7.039), seguita da Sicilia (5.595), Lazio (3.887), Puglia (3.719) e Lombardia (3.051). Saranno inoltre 15 i candidati residenti all’estero che sosterranno la prova preselettiva nel Lazio, come previsto dall’articolo 6 del bando di concorso emanato a novembre. I posti a bando sono 2.425, di cui 9 destinati al concorso per le scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia.
“Si tratta di un concorso atteso e molto diverso dal passato, che darà una risposta effettiva al problema delle reggenze – dichiara la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli -. Abbiamo un cronoprogramma di lavoro serrato e abbiamo previsto una modalità di selezione che tiene conto dei cambiamenti intervenuti in questi anni nella professione del dirigente scolastico. Non a caso, il nuovo concorso avrà una fase di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte, che sarà fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati. La figura del dirigente è una figura centrale per la comunità scolastica. Ne siamo convinti. Anche per questo, con l’ultima legge di bilancio, abbiamo deciso di intervenire, anche qui dopo anni di attese e promesse, per armonizzare la retribuzione di chi dirige le nostre scuole con quella degli altri dirigenti della PA”.
Il calendario della prova preselettiva del concorso, comprensivo del giorno e dell’ora dello svolgimento della prova stessa, sarà reso noto sul numero del 27 febbraio 2018 della 4^ Serie Speciale, Concorsi ed Esami, della Gazzetta Ufficiale. Su quello stesso numero della Gazzetta sarà resa nota anche la data di pubblicazione dell’archivio di 4.000 domande da cui saranno estratti i quesiti della prova preselettiva. La banca dati dei quiz sarà comunque pubblicata sul sito del Miur almeno venti giorni prima dell’inizio della prova. L’elenco delle sedi della prova preselettiva e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicati almeno 15 giorni prima della data di svolgimento delle prove, tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero.
Il nuovo un corso-concorso per dirigenti ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021. Attualmente sono 6.792 i dirigenti in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni. I posti banditi corrispondono ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi a seguito dei pensionamenti nel 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, detratti quelli che si possono coprire con le graduatorie esistenti nonché quelli delle scuole sottodimensionate (che non possono avere un dirigente titolare). Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene. Nel frattempo, nel corrente anno scolastico, sono stati assunti 58 dirigenti scolastici idonei ancora presenti nelle graduatorie dell’ultimo concorso bandito nel 2011: di questi 52 sono stati assegnati a scuole della Campania e 6 a istituti dell’Abruzzo. A seguito di queste assunzioni, la graduatoria dell’Abruzzo risulta esaurita. Sono state inoltre autorizzate 36 richieste di trattenimento in servizio. In attesa dell’avvio delle prove concorsuali, sono state introdotte misure dedicate ai dirigenti scolastici nella legge di bilancio per l’anno 2018: è stata introdotta la possibilità di estendere al massimo per tre anni (erano due) la possibilità di trattenimento in servizio retribuito per chi è “impegnato in innovativi e riconosciuti progetti didattici internazionali svolti in lingua straniera”.
Il regolamento del concorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 settembre, prevede tre fasi: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.
La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.
La prova scritta prevede: – cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei. – due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei. Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.
Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.
Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.
Sono 2.425 (9 per il Friuli Venezia Giulia) i posti disponibili. Le istanze potranno essere presentate on line tramite la piattaforma Polis dal 29 novembre al 29 dicembre 2017. La data della prova preselettiva (100 quesiti a cui rispondere in 100 minuti) sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio 2018.
Scuola, in Gazzetta Ufficiale il bando di concorso da 2.425 posti per i dirigenti scolastici. Domande per la partecipazione dal 29 novembre al 29 dicembre. Fedeli: “Da bando risposta importante per abbattimento delle reggenze”
(Venerdì, 24 novembre 2017) Pubblicato il nuovo bando di concorso da 2.425 posti per dirigenti scolastici, di cui 9 destinati al concorso Friuli Venezia Giulia. Il bando è oggi in Gazzetta Ufficiale. Le domande per accedere al concorso si potranno effettuare dalle 9.00 del 29 novembre alle 14.00 del 29 dicembre prossimi, tramite la piattaforma del MIUR Polis. Nei prossimi giorni il Ministero attiverà un’apposita pagina web con tutta la documentazione relativa al concorso.
Attualmente sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni.
I posti banditi corrispondono ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi a seguito dei pensionamenti nel 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021, detratti quelli che si possono coprire con le graduatorie esistenti nonché quelli delle scuole sottodimensionate (che non possono avere un dirigente titolare). Il concorso consentirà quindi di abbattere il fenomeno delle reggenze sino al 2020/2021, anche perché si tratta di un bando nazionale e non regionale come l’ultimo del 2011. Si eviteranno così casi di graduatorie sguarnite e di altre troppo piene.
“I numeri del bando garantiscono una risposta importante e adeguata a scuole, ragazze e ragazzi e famiglie, garantendo l’abbattimento delle reggenze”, spiega la Ministra Valeria Fedeli. “Il ruolo della dirigenza – ricorda – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è un punto di riferimento. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema”. Il concorso sarà innovativo sotto il profilo della selezione. “Sarà un corso-concorso, con una fase di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte, che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”, chiude Fedeli.
Le modalità del concorso Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. È utile anche il servizio precedente al ruolo. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole. La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.
La prova scritta prevede: – cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei. – due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.
Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.
Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.
Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n° 220 del 20-09-2017, il Decreto Ministeriale 3 agosto 2017, n. 138, Regolamento per la definizione delle modalità di svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica, la durata del corso e le forme di valutazione dei candidati ammessi al corso, ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’articolo 1, comma 217 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
Dirigenti scolastici, in Gazzetta Ufficiale il Regolamento del nuovo concorso. Fedeli: “Selezione di qualità. Sarà abbattuto il fenomeno delle reggenze”
(Mercoledì, 20 settembre 2017) È in Gazzetta Ufficiale il Regolamento che definisce le nuove modalità di selezione per il reclutamento delle e dei dirigenti scolastici. Dopo l’ultimo concorso del 2011 ripartono, infatti, le procedure di assunzione che consentiranno di abbattere il fenomeno delle reggenze. Oggi sono 6.792 i dirigenti scolastici in servizio, 1.189 i posti vacanti, 1.748 le reggenze, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Il 68,2% dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6% ha più di 60 anni (un dato comunque in calo rispetto al passato), l’età media è di 55,6 anni.
Il Regolamento pubblicato oggi, al quale farà seguito il bando di concorso che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sul sito del Ministero dell’Istruzione, prevede un corso-concorso in tre fasi, che ha come obiettivo la copertura dei posti disponibili per il prossimo triennio, il 2018-2021.
“Con il nuovo concorso affronteremo la carenza strutturale di personale dirigente nelle scuole che ha fatto crescere, di anno in anno, il fenomeno delle reggenze, fino a renderlo patologico – sottolinea la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli -. I numeri del bando rappresenteranno una risposta importante, che terrà conto delle necessità attuali e del turn over dei prossimi anni. Il ruolo della dirigenza – prosegue la Ministra – è fondamentale nelle scuole: per il coordinamento del lavoro, per tenere insieme la comunità scolastica. Il dirigente è anche un punto di riferimento per le famiglie. Abbattere il fenomeno delle reggenze significa, dunque, lavorare per la qualità del sistema. Il concorso sarà poi innovativo sotto il profilo della selezione: sarà un corso-concorso, con una fase importante di tirocinio e accompagnamento successiva alle prove scritte che è fondamentale per verificare sul campo le capacità gestionali e di organizzazione del lavoro delle candidate e dei candidati, chiamati anche a dimostrare la capacità di inserimento nella comunità scolastica ed educante, oltre che le loro conoscenze sulla normativa del settore. Si tratta, in sintesi, di un concorso che tiene conto dei cambiamenti che la professionalità del dirigente ha subito in questi anni per selezionare i migliori profili, valorizzando anche titoli ed esperienze fatte dalle e dagli aspiranti, compresi titoli di dottorato o attività di ricerca”.
Le fasi della selezione Al corso-concorso possono partecipare le docenti e i docenti e il personale educativo di ruolo con almeno cinque anni di servizio. Tre le fasi previste per la selezione: una concorsuale vera e propria, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole.
La fase concorsuale prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Le candidate e i candidati dovranno rispondere a 100 quiz che saranno estratti da una banca dati resa nota tramite pubblicazione sul sito del Ministero almeno 20 giorni prima dell’avvio della prova. Le domande punteranno a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale.
La prova scritta prevede:
cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei.
due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei.
Le candidate e i candidati che otterranno il punteggio minimo di 70 punti potranno accedere all’orale che mira ad accertare la preparazione professionale delle e degli aspiranti dirigenti anche attraverso la risoluzione di un caso pratico. Saranno testate anche le conoscenze informatiche e di lingua straniera. Entrambe le fasi sono uniche a livello nazionale.
Le candidate e i candidati che supereranno le prove scritta e orale saranno ammessi, sulla base di una graduatoria che tiene conto anche dei titoli, al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali delle candidate e dei candidati.
Due i mesi di lezione in aula previsti e quattro quelli di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine le candidate e i candidati dovranno affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale. Saranno dichiarati vincitori del corso-concorso le candidate e i candidati che saranno collocati in posizione utile in graduatoria generale di merito.
Il British Council, l’organizzazione internazionale del Regno Unito per le relazioni culturali e le opportunità educative, ha appena presentato i risultati di un sondaggio che risponde ad alcune delle domande chiave contenute nel suo libro The Future of English: Global Perspectives, in occasione del primo anniversario della sua pubblicazione.
Alla ricerca hanno partecipato 1.792 professionisti dell’istruzione, principalmente insegnanti, dirigenti e funzionari pubblici, provenienti da 92 Paesi, tra cui l’Italia.
Guardando ai risultati globali per figura professionale, il 50,9% degli insegnanti e il 51,3% dei funzionari pubblici di tutto il mondo hanno risposto che gli insegnanti non saranno sostituiti dall’IA. Anche in Europa c’è un equilibrio tra chi pensa che gli insegnanti saranno “parzialmente” sostituiti dall’Intelligenza Artificiale (IA) (48,2%) e quelli che affermano di “no” (43,5%). Dal sondaggio emerge che oggi la percezione è cambiata e l’IA è vista come un’opportunità per pensare fuori dagli schemi e al di là delle disuguaglianze.
Alla luce di questa realtà, Mina Patel, responsabile del programma di ricerca Future of English e co-autrice del libro The Future of English: Global Perspectives – che ha visto anche il contributo della dott.ssa Gisella Langè, Ispettrice Tecnica di Lingue Straniere del Ministero dell’Istruzione e del Merito – sostiene che: “L’istruzione, come altri settori, sta subendo l’impatto dell’uso dell’IA. La tecnologia non sta cambiando ciò che facciamo, ma come lo facciamo. L’IA non sostituirà gli insegnanti perché i giovani che apprendono le lingue in modo informale sono anche quelli che affermano di aver bisogno di insegnanti che li guidino. Ciò significa che il ruolo dell’insegnante resta fondamentale e che abbiamo ancora bisogno del supporto e della struttura che i sistemi educativi possono fornire”.
Per quanto riguarda l’apprendimento, il 44% degli insegnanti in tutto il mondo ritiene che gli studenti di inglese stiano imparando “parzialmente” quanto è utile per il loro futuro, mentre solo il 29% afferma che lo stanno imparando “completamente”.
Mina Patel, inoltre, sottolinea l’importanza di “non lasciare indietro gli insegnanti” in uno scenario in cui gli studenti conoscono meglio la tecnologia e sono in grado di usarla in modo più intelligente dei loro insegnanti. L’esperta ritiene che sia il momento giusto per i professionisti dell’istruzione per determinare quale metodologia debba guidare l’uso delle nuove tecnologie e non il contrario, per rendere gli insegnanti formati sul tema e responsabilizzati.
‘Durante le tavole rotonde tenute nell’ambito della ricerca per il libro The Future of English: The Future of English: Global Perspectives, i partecipanti europei hanno affermato che i giovani spesso non sono in possesso delle competenze necessarie per l’ingresso nel mondo del lavoro. Ciò vale anche per la lingua e le competenze ad essa correlate. In particolare, per quanto concerne la lingua inglese, sarà necessario concentrarsi sull’integrazione fra le competenze d’uso e la lingua, poiché la lingua non funziona in modo isolato: la usiamo per uno scopo ed è strumentale”, commenta il responsabile del programma di ricerca Future of English.
Secondo il sondaggio del British Council, l’Europa è la regione del mondo con la più alta percentuale di professionisti (49,6%) che affermano che i paesi dove l’unica lingua parlata è l’inglese saranno “probabilmente” svantaggiati in futuro, seguiti da un 19,9% che afferma che questi paesi saranno “sicuramente” impattati.
“Essere multilingue è una realtà per molti europei che hanno bisogno di conoscere altre lingue oltre all’inglese. In questi Paesi, dove parlare solo inglese può rappresentare uno svantaggio, è infatti necessario non solo parlare altre lingue, ma anche essere veramente multiculturali” – conclude Mina Patel.
Oltre all’IA generativa e al ruolo degli insegnanti, il sondaggio “The Future of English” riporta altre previsioni di interesse per il futuro come quella sul benessere degli insegnanti, il multilinguismo, l’apprendimento informale, la riforma dell’istruzione e le metodologie di valutazione.
E’ in corso un vivace dibattito sul ruolo, in continua evoluzione, degli insegnanti e su come questo possa influire sul loro benessere emotivo. Mina Patel solleva una riflessione sull’attuale carico di lavoro e su quanto è richiesto agli insegnanti, sul valore sociale e sul riconoscimento del loro lavoro, e sulla mancanza di opportunità di formazione in un ambiente difficile.
Il dibattito si sposta poi sul mulilinguismo, interrogandosi sul modo in cui nei Paesi come l’Italia in cui nelle classi sono presenti più lingue, sia nella società che in classe, l’inglese debba coesistere con esse nei programmi di studi. E riflette attentamente sul fatto che buona parte dell’apprendimento delle lingue avviene anche al di fuori delle aule e in modo informale (al lavoro o utilizzando i social media, le piattaforme online e gli strumenti di intelligenza artificiale).
La collaborazione tra pubblico e privato per integrare le modalità informali di apprendimento nei sistemi educativi è fondamentale e rappresenta un punto chiave per innovare in modo creativo l’apprendimento della lingua e garantire programmi flessibili allineati con le esigenze attuali degli studenti e dell’intera società. I professionisti dell’istruzione, infine, riconoscono sempre più il ruolo centrale delle certificazioni linguistiche in un’ottica di valutazione formativa, ovvero come strumenti di supporto per gli insegnanti, tanto nell’attività didattica quanto nel potenziamento delle abilità linguistiche degli allievi.
Impegno per l’innovazione nell’istruzione: ricerca ed eventi in arrivo
Le prossime tappe del programma di ricerca Future of English comprendono quattro diversi lavori che verranno condotti dalle università britanniche che si sono aggiudicate le borse di ricerca Future of English nel 2023. È in corso un progetto di confronto dei programmi di studio della lingua inglese in diversi Paesi, con un progetto pilota in Asia orientale, ed è stata commissionata una nuova ricerca sull’impatto socio-economico dell’inglese. I professionisti interessati a partecipare e a conoscere le ultime attività di ricerca sul futuro di questa lingua possono visitare questa pagina web: www.britishcouncil.org/future-of-english.
Il 19 e 20 novembre 2024, il British Council ospiterà l’ELTons Festival of Innovation. Si tratta di uno sviluppo degli ELTons Innovation Awards, che celebrano l’innovazione nell’insegnamento, nell’apprendimento e nella valutazione della lingua inglese. Si tratterà di un programma online di eventi gratuiti che culminerà con l’annuncio dei vincitori dei premi di quest’anno. Il programma affronterà anche The Future of English e le principali tendenze del settore. Gli insegnanti interessati a partecipare possono registrarsi qui:
Secondo un calcolo riportato dal quotidiano “Domani”, il processo di accorpamento dei plessi scolastici, con la conseguente riduzione degli organi dirigenziali, collegiali e amministrativi degli istituti, avrebbe permesso un risparmio di 88 milioni nel corso di nove anni, meno di 10 milioni di euro l’anno, a fronte della soppressione di circa 700 dirigenze e relative segreterie, equivalente allo 0,02% sulle spese complessive per l’istruzione, che corrispondono, negli ultimi 10 anni, a circa 50 miliardi l’anno.
E in compenso quale risultati si stanno avendo? Nessuno, anzi, secondo il giornale, ci sono conseguenze che non si possono neanche confinare nell’ambito dell’istruzione, ma in tantissimi altri campi.
Inoltre, il processo di dimensionamento rende sempre più superficiale la conoscenza tra chi dirige gli interventi educativi e la progettualità in una scuola, il preside, e coloro sui quali quegli interventi ricadono, cioè gli alunni.
E ancora. Diventa più complesso il dialogo, oggi già delicato, tra famiglie e istituzione scolastica, interrompe la continuità dell’intervento educativo e di quello amministrativo, mentre premono numerosi progetti Pnrr la cui gestione è così complessa che o vengono abbandonati o viene richiesto l’intervento di professionisti privati.
Una scelta poco ponderata, quella del dimensionamento, perché oggi “in Italia la spesa media annua per alunno partendo dal ciclo primario d’istruzione fino a quello terziario è di 12.760 dollari, a fronte del livello medio dei Paesi dell’Ocse pari a 14.209”. Dunque sempre meno rispetto agli altri stati d’Europa.
E ancora, si discute di disagio giovanile, ma non si fanno i conti con scuole che da 600 alunni passano 1200, rendendo anche l’apprendimento e l’azione educativa sempre più difficili, mentre si accrescere la distanza tra chi dirige un istituto scolastico e chi lavora per mettere in atto i percorsi scelti dai docenti nei loro organi collegiali.
È noto infatti una scuola funziona meglio quando i numeri sono più bassi, quando la conoscenza degli allievi è profonda, quando finalmente gli alunni non sono numeri, e diventano soggetti attivi in un percorso che li vede protagonisti.
Infine, la scelta sull’abolizione di una dirigenza scolastica non può basarsi sul numero di studenti, ma se merita di continuare a operare in autonomia.
Dove, secondo Domani, il dimensionamento sta colpendo è nel Sud, nei piccoli centri, in tutti i territori dove si stanno verificando fenomeni che mettono in difficoltà l’azione di una scuola e dove cresce la presenza di minori stranieri: in questi contesti si pagheranno le conseguenze di tutto ciò nei prossimi decenni, mentre il governo non ascolta i richiami dei sindacati e delle stesse Regioni: “Nella disattenzione generale abbiamo tolto ancora risorse al nostro futuro”.
L’Invalsi ha reso disponibile una nuova piattaforma per la restituzione dei dati Invalsi alle scuole, che per quest’anno scolastico sarà utilizzata insieme alla versione precedente.
Questa nuova piattaforma è concepita come uno strumento interattivo e formativo, mirato a promuovere la cultura della valutazione scolastica e a sviluppare le competenze nell’interpretazione e utilizzo dei dati.
Gli utenti abilitati alla piattaforma precedente possono accedere alla nuova utilizzando le stesse credenziali.
Pubblichiamo di seguito il calendario aggiornato delle rilevazioni che si svolgeranno nel 2025:
II primaria (prova cartacea)
Italiano: mercoledì 7 maggio 2025
Prova di lettura solo Classi Campione: mercoledì 7 maggio 2025
Matematica: venerdì 9 maggio 2025
V primaria (prova cartacea)
Inglese: martedì 6 maggio 2025
Italiano: mercoledì 7 maggio 2025
Matematica: venerdì 9 maggio 2025
III secondaria di primo grado (prova al computer – CBT)
Sessione ordinaria Classi Campione: martedì 1, mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 aprile 2025 In questa finestra la scuola sceglie tre giorni per svolgere le prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto).
Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da martedì 1 aprile 2025 a mercoledì 30 aprile 2025
Sessione suppletiva: dal 26 maggio 2025 al 6 giugno 2025.
II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
Sessione ordinaria Classi Campione, prove di Italiano e Matematica: lunedì 12, martedì 13, mercoledì 14 maggio 2025 In questa finestra la scuola sceglie due giorni per svolgere le prove di Italiano, Matematica.
Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano e Matematica: da lunedì 12 maggio 2025 a venerdì 30 maggio 2025
V secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
Sessione ordinaria Classi Campione: martedì 4, mercoledì 5, giovedì 6, venerdì 7 marzo 2025lunedì 10, martedì 11, mercoledì 12, giovedì 13 marzo 2025 In questa finestra la scuola sceglie tre giorni per svolgere le prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto).
Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da lunedì 3 marzo 2025 a lunedì 31 marzo 2025
Sessione suppletiva: dal 26 maggio 2025 al 6 giugno 2025.
Sembra una storia infinita quella del Testo Unico sulle norme dell’istruzione: lunghi tempi sia per definirlo che per aggiornarlo.
Dopo oltre quarant’anni di vita repubblicana, all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, in considerazione soprattutto del considerevole ampliamento del sistema scolastico e della complessità sopravvenuta nella gestione del servizio, si era deciso di riordinare e coordinare in un Testo Unico le numerose disposizioni legislative in materia di istruzione scolastica, tenendo conto anche di eventuali norme valide, emanate nel periodo fascista.
Inizialmente, con la legge 121/1991, era stato assegnato al ministero dell’istruzione dell’epoca un tempo massimo di due anni per predisporre il nuovo testo, avvalendosi dell’opera di enti, istituti universitari, nonché di esperti, particolarmente qualificati nel settore, da scegliersi tra i professori universitari.
Tuttavia, al termine dei due anni assegnati, fu necessario emanare una nuova legge (126/1993) di proroga che disponeva: “Il Governo della Repubblica è autorizzato ad emanare, entro il 30 aprile 1994, un testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, esclusa quella universitaria, relative alle scuole di ogni ordine e grado, ivi comprese le scuole italiane all’estero, e all’ordinamento dell’amministrazione scolastica centrale e periferica, apportando le modifiche necessarie per il coordinamento delle disposizioni stesse“.
E finalmente il Testo Unico vedeva la luce nel rispetto del nuovo termine posto con la pubblicazione del decreto legislativo 16 aprile 1994.
Dall’inizio della legge 191 era trascorsi, dunque, tre anni.
Però, dopo vent’anni, con la legge 107/2015 si era provveduto nuovamente a rivedere quel Testo Unico a causa di moltissime nuove norme sopravvenute, di altre abrogate o modificate.
Insieme ad altre sette norme delegate, per la revisione del Testo Unico era stato assegnato un termine di 18 mesi per essere ridefinita.
Ma, com’era già successo nella sua prima stesura, il tempo della revisione del T.U. non era stato sufficiente per concludere il complesso lavoro di coordinamento e il T.U. del 1994 è rimasto inalterato, con disorientamento di molti interessati.
La sfida dei NEET all’orizzonte: come l’educazione scolastica può contrastare l’inattività giovanile
di Bruno Lorenzo Castrovinci
Il fenomeno dei NEET in Italia è preoccupante, poiché il Paese presenta una delle percentuali più alte d’Europa, con oltre il 23% dei giovani tra i 15 e i 34 anni che non sono coinvolti in alcun percorso educativo o professionale. Questa situazione è influenzata da una combinazione di fattori sociali, economici e formativi. Il sistema scolastico, specialmente nel Sud, è spesso carente in orientamento adeguato, contribuendo così al disallineamento tra formazione e opportunità di lavoro.
Gli errori di orientamento scolastico giocano un ruolo chiave: molti giovani, privi di una guida professionale e di un percorso orientativo strutturato, effettuano scelte di studio inappropriate, finendo col perdere motivazione o abbandonando gli studi prima del diploma. Questo fenomeno è aggravato dalle condizioni economiche difficili e dalla mancanza di un efficace sistema di welfare, specialmente nelle regioni meridionali, dove i NEET sono particolarmente numerosi.
Negli ultimi anni, però, alcune iniziative hanno cercato di migliorare questa situazione. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) mira a ridurre il fenomeno dei NEET attraverso politiche attive del lavoro e programmi di orientamento innovativi. A livello scolastico, sono stati introdotti moduli di orientamento di almeno 30 ore per aiutare gli studenti fin dal primo ciclo a comprendere meglio le proprie inclinazioni e le possibilità future. Queste ore includono laboratori pratici e attività di collegamento con il mondo del lavoro, favorendo la crescita di una consapevolezza formativa e professionale più solida.
Affinché l’Italia possa competere a livello europeo e ridurre il divario di NEET, è cruciale continuare a investire in orientamento scolastico, includendo percorsi di consapevolezza, attività formative integrate e un rafforzamento delle collaborazioni con enti e imprese locali.
L’Orientamento Scolastico in Italia: Una Nuova Direzione
La riforma dell’orientamento scolastico in Italia, introdotta con le Linee Guida del 2023, è un’iniziativa strategica che mira a rafforzare l’integrazione tra scuola e mondo del lavoro, dall’istruzione secondaria di primo grado fino al termine delle superiori. Per le scuole secondarie di secondo grado, sono previsti moduli di orientamento di almeno 30 ore annuali, organizzati in modo flessibile e integrati con i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO). Nelle classi terze, quarte e quinte, questo orientamento si estende ulteriormente, includendo interazioni con l’istruzione terziaria e attività promosse dagli ITS Academy, con l’obiettivo di guidare gli studenti verso scelte consapevoli sia nel proseguimento degli studi sia nell’avvio della carriera professionale.
Un’altra innovazione fondamentale è l’introduzione di figure specializzate, come i tutor e i docenti orientatori, che collaborano per accompagnare gli studenti nel percorso educativo e nella transizione scuola-lavoro. Questi tutor, infatti, raccolgono dati dalle realtà economiche locali e dai centri per l’impiego, fornendo alle famiglie informazioni sulle opportunità formative e professionali disponibili a livello territoriale. Le scuole collaborano anche con istituzioni locali per promuovere campus e laboratori pratici, che aiutano gli studenti a sviluppare una visione integrata delle proprie competenze e aspirazioni professionali.
Inoltre, la piattaforma digitale unica per l’orientamento centralizza le informazioni necessarie per una scelta informata, includendo dati sulle offerte formative degli Atenei e degli ITS, le tendenze occupazionali e l’accesso all’E-portfolio, uno strumento che permette agli studenti di monitorare il proprio percorso e riflettere sulle esperienze formative. In sintesi, la riforma è progettata per facilitare un orientamento continuo e personalizzato, sostenendo gli studenti non solo nella scelta della scuola secondaria di secondo grado, ma anche nella costruzione di un progetto professionale consapevole e realistico.
Questa struttura integrata di orientamento scolastico che inizia già dal primo ciclo mira a colmare il divario tra formazione e occupazione, in particolare per ridurre il numero di NEET, giovani che non lavorano né studiano.
Le Cause dei NEET: Il Ruolo dell’Orientamento
Il fenomeno dei NEET è complesso e deriva da vari fattori: oltre alla mancanza di una guida educativa adeguata, influiscono anche le condizioni economiche, il tessuto familiare e le aspettative culturali. Tuttavia, uno degli aspetti più determinanti è proprio la mancanza di un orientamento scolastico efficace. Gli studenti che abbandonano precocemente la scuola o che scelgono indirizzi poco adeguati alle loro reali attitudini spesso si trovano a vivere un periodo di inattività o disoccupazione, poiché non dispongono delle competenze richieste dal mercato del lavoro moderno.
Gli studenti delle scuole, che iniziano a formarsi un’idea sul loro futuro formativo e professionale, beneficiano dell’orientamento per comprendere meglio le proprie inclinazioni e scoprire settori d’interesse che possono appassionarli e motivarli. La funzione orientativa, se gestita con consapevolezza e risorse adeguate, può ridurre le scelte impulsive o dettate dall’incertezza e favorire percorsi di successo.
L’E-portfolio: Un Nuovo Strumento di Consapevolezza
L’E-portfolio introdotto nelle scuole italiane rappresenta un cambiamento significativo nell’approccio all’orientamento scolastico, con l’obiettivo di offrire agli studenti uno strumento personalizzato e continuo per riflettere sulle loro competenze e scegliere consapevolmente il proprio percorso formativo e professionale. Strutturato in diverse sezioni, l’E-portfolio include il “Percorso di studi,” che documenta le esperienze scolastiche, lo “Sviluppo delle competenze,” che tiene traccia delle abilità acquisite, e l’“Autovalutazione,” dove lo studente può riflettere criticamente sul proprio percorso. Una sezione specifica, chiamata “Capolavoro,” consente inoltre agli studenti di selezionare e presentare un prodotto o un’esperienza significativa ogni anno, come riflesso delle competenze acquisite e delle proprie inclinazioni personali.
L’E-portfolio viene compilato sotto la guida di un tutor, una figura di riferimento per l’orientamento, che non solo supporta l’organizzazione e la riflessione, ma anche il coinvolgimento della famiglia nel processo di scelta educativa e lavorativa. Questo approccio mira a rendere il percorso scolastico uno strumento attivo di orientamento e crescita personale, incentivando l’autovalutazione e l’autonomia degli studenti. Il tutor facilita, quindi, un percorso di autoscoperta che contribuisce a migliorare l’autoefficacia, le capacità decisionali e il senso di responsabilità nei confronti del futuro.
A livello operativo, l’E-portfolio è accessibile tramite la piattaforma digitale Unica, sviluppata dal Ministero, che integra strumenti per monitorare e registrare i progressi in modo chiaro e continuo. Questo sistema permette agli studenti di documentare esperienze significative sia scolastiche che extrascolastiche, come le attività del PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), e di ottenere una visione unitaria delle proprie competenze. Tale innovazione non solo è strategica per l’orientamento alla scuola secondaria superiore e al lavoro, ma risulta anche utile per il passaggio all’istruzione terziaria, contribuendo a ridurre il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment, or Training) attraverso una preparazione più strutturata e consapevole.
Docenti Orientatori e Tutor: Figure Chiave per l’Integrazione Scuola-Lavoro
Una delle riforme più significative è l’introduzione della figura del “docente orientatore”, incaricato di coordinare le attività di orientamento all’interno della scuola e di favorire la comunicazione con le famiglie e le istituzioni locali. Questa figura, insieme al tutor, svolge un ruolo cruciale nel creare un percorso personalizzato per ciascun studente, contribuendo a sviluppare una consapevolezza delle opportunità e a stimolare il senso di responsabilità.
Come l’Orientamento Può Contrastare l’Inattività Giovanile
Uno degli scopi principali dell’orientamento è evitare che i giovani diventino NEET. Attraverso una formazione mirata, che aiuti gli studenti a comprendere il mercato del lavoro e le proprie attitudini, le scuole possono contribuire a costruire una generazione di cittadini più attivi e motivati. Gli incontri con le aziende, i progetti di apprendimento pratico e i laboratori con professionisti permettono agli studenti di conoscere meglio le possibili carriere e di sperimentare le competenze richieste nei diversi settori.
Questi percorsi sono cruciali per fornire agli studenti informazioni aggiornate e realistiche sulle opzioni disponibili, rendendo meno probabili scelte basate su stereotipi o su percezioni errate. I moduli di orientamento, inoltre, favoriscono un contatto diretto con il mondo del lavoro, che contribuisce ad abbattere la barriera tra il mondo scolastico e la realtà professionale.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) supporta l’orientamento scolastico come elemento essenziale per il miglioramento delle competenze e della qualità della formazione in Italia. Questo piano mira a investire in iniziative che rafforzino l’orientamento attraverso attività didattiche avanzate, utilizzo di tecnologie e nuove risorse, che permettano alle scuole di ampliare la loro offerta formativa e di integrarsi meglio con il tessuto territoriale.
Le Sfide Rimanenti: Come Migliorare l’Orientamento
Nonostante le novità introdotte, rimangono sfide importanti. Le risorse economiche e il personale dedicato all’orientamento sono spesso insufficienti per garantire un’efficacia diffusa, soprattutto nel primo ciclo e nelle aree svantaggiate. Inoltre, è necessario un miglioramento della formazione dei docenti orientatori e dei tutor, affinché possano operare con competenza e sicurezza, guidando gli studenti nel loro percorso di crescita.
Un’altra sfida importante riguarda la necessità di una maggiore integrazione tra scuole e mondo del lavoro. Per rendere l’orientamento davvero utile, è essenziale che le scuole possano stabilire partnership con aziende, università e enti di formazione, offrendo agli studenti esperienze dirette e concrete che permettano loro di comprendere meglio le aspettative del mondo professionale.
Conclusione: Un Orientamento come Strumento di Inclusione e Crescita
L’orientamento scolastico, se ben strutturato e supportato, può rappresentare un potente antidoto contro il fenomeno dei NEET, aiutando gli studenti a costruire una visione solida del proprio futuro. Con un’attenzione mirata alle competenze e ai bisogni individuali, questo approccio contribuisce a formare cittadini attivi e consapevoli, capaci di affrontare le sfide del mondo moderno con fiducia e competenza.
L’investimento in un orientamento efficace, integrato con il mondo del lavoro e le risorse digitali, è la chiave per ridurre il divario tra educazione e occupazione, trasformando l’inattività giovanile in partecipazione attiva.
XIII EDIZIONE – 28-29 OTTOBRE 2024 – FIERA MILANO-RHO
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito parteciperà, il 28 e 29 ottobre, a Milano, alla XIII edizione di ExpoTraining, evento dedicato all’orientamento, alla formazione e alla sicurezza sul lavoro.
Il MIM sarà presente con uno spazio all’interno del quale saranno organizzati seminari, workshop e laboratori di formazione dedicati agli studenti, al personale scolastico, alle famiglie. Tra i temi che saranno affrontati dal Ministero, l’orientamento e la valorizzazione dei talenti, l’insegnamento dell’Educazione civica, la filiera tecnologico-professionale 4+2, l’innovazione didattica, gli ITS Academy. Ma si parlerà anche di orientamento nel metaverso, sport, rappresentanza studentesca e ci saranno approfondimenti sulla piattaforma UNICA e le sue funzionalità, in particolare quelle dedicate agli studenti. In collaborazione con il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, saranno presentati progetti dedicati alle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
Il Sottosegretario Paola Frassinetti sarà presente al convegno dal titolo “Il 4+2 e le nuove filiere tecnologico-professionali tra innovazione e revisioni ordinamentali”, in programma lunedì 28 ottobre alle ore 14:00 in sala Montalcini. A seguire, alle ore 15:30, nella stessa sala, si svolgerà l’incontro dal titolo “La scuola che cambia: le innovazioni digitali per la didattica e per il buon funzionamento amministrativo delle scuole”.
Lunedì 28 ottobre, ore 12:15 – I podcast della Camera per le scuole
Lunedì 28 ottobre, ore 15:15 – Il Senato: storia, funzioni, attività, strumenti di informazione e documentazione, iniziative per il pubblico e per i giovani
Martedì 29 ottobre, ore 10:15 – Il Campus e le sue sfide. La filiera tecnologico-professionale tra azione e formazione
Martedì 29 ottobre, ore 11:15 – Il progetto Studente-Atleta di alto livello-misure metodologiche e verifiche personalizzate nel PFP
Martedì 29 ottobre, ore 12:15 – Il Senato: storia, funzioni, attività, strumenti di informazione e documentazione, iniziative per il pubblico e per i giovani
La parola “terra” fa rima con “serra” e contiene “arte”: la terra è una serra di cui prendersi cura con arte, l’arte del vivere, perché a nessuno appartiene ma le si appartiene e insieme la si mantiene.
Rispettare la Terra è rispettare se stessi. Bisogna tenere conto anche delle “nuove forme di disagio psicologico scatenato dalla crescente consapevolezza dei problemi ambientali e del cambiamento climatico. Coloro che soffrono della denominata eco-ansia, infatti, possono provare sentimenti di impotenza, tristezza o rabbia di fronte agli impatti distruttivi delle attività umane sull’ambiente. Questa ansia deriva anche dalla frustrazione verso le risposte politiche e sociali che possono apparire inadeguate o troppo lente” (cit.). Così si applica l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile di cui si parla tanto ma di cui si ignorano il contenuto e la portata.
Il 25 settembre 2015 l’Italia ha sottoscritto la Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU, intitolata “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”,denominata comunemente “Agenda 2030”, in cui sono riassunti tutti gli impegni internazionali, anche precedenti, per lo sviluppo sostenibile in 17 obiettivi e 169 target o sotto-obiettivi.
Si possono leggere i capisaldi aggiungendo il pensiero di esperti sulle relative materie.
“Persone: […] assicurare che tutti gli esseri umani possano realizzare il proprio potenziale con dignità ed uguaglianza in un ambiente sano”(dal Preambolo dell’Agenda 2030). La dignità, per tre volte menzionata nell’Agenda, è il primo valore umano e richiama i principali atti internazionali, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Oggi la dignità umana è sempre più minata e la sua tutela richiede ancor di più prevenzione e sinergia, soprattutto per le insidie del mondo online caratterizzato da forme di “povertà e fame”. “Il danno più grave connesso con l’abuso online è che questo materiale rimarrà accessibile per sempre. Esistono senz’altro misure in grado di sopprimere una foto o un video, ma è sufficiente che una persona abbia scaricato il materiale sul proprio computer affinché esso possa essere pubblicato nuovamente. La persona che ha subìto l’abuso viene quindi sottoposta a molteplici sofferenze; non può sapere chi ha accesso a questo materiale e chi possiede una sua foto molto intima”[1].
“Prosperità: Siamo determinati ad assicurare che tutti gli esseri umani possano godere di vite prosperose e soddisfacenti e che il progresso economico, sociale e tecnologico avvenga in armonia con la natura” (dal Preambolo dell’Agenda 2030). Sin dagli albori, dopo la soddisfazione dei bisogni primari l’uomo ha teso verso l’armonia, letteralmente “accordo, proporzione”, tanto che “armonia” ha la stessa radice etimologica di attività umane quali l’arare, l’arte, l’aritmetica. Ada Fonzi, esperta di psicologia dello sviluppo, chiosa: “Al di là della mera dimensione estetica, il bello esercita un effetto positivo sul nostro equilibrio psico-fisico. Perché, quando viene da dentro, richiama un concetto morale di ordine e armonia imprescindibile”.
“Pace: Siamo determinati a promuovere società pacifiche, giuste ed inclusive che siano libere dalla paura e dalla violenza. Non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né la pace senza sviluppo sostenibile” (dal Preambolo dell’Agenda 2030). La pace è l’obiettivo che rappresenta il superamento, la sublimazione della natura animalesca e aggressiva dell’uomo, che conosce e riconosce l’altro, che non lo deve temere ma tenere con sé, non lo deve avversare ma conservare per sé, perché da ogni altro dipende la propria vita. E in questo riveste un ruolo fondamentale l’educazione che non è repressione o oppressione, ma presenza di un educatore e preparazione di un educando e viceversa e, pertanto, una relazione. La cosiddetta eclissi dell’idea di autorità, dal verbo latino “augere”, “far crescere”, ha portato effetti nefasti. Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta, mette in guardia: “Non liquidiamo alcuni gravi episodi mettendo in campo la solita «teoria dei quattro gatti» ignoranti che non sanno quel che dicono. Certi eventi meritano vigilanza, controllo e pensieri non frettolosi”.
“Deliberiamo […] di proteggere i diritti umani e promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze” (Agenda 2030, n. 3). In questa proposizione e in tutto il testo dell’Agenda non si parla di diritti delle donne e di protezione delle donne, bensì si rimarca la necessità di promuovere l’emancipazione e la distinzione tra donne e ragazze. In questo processo rivestono un ruolo di protagonismo le donne stesse che devono essere le prime a emanciparsi da stereotipi e mode. Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, consulenti familiari e formatori, sottolineano: “[…] è la donna che fa più uomo il suo uomo, è l’uomo che fa più donna la sua donna. Nel rispetto reciproco. Siamo chiamati a celebrare la ricchezza del femminile e del maschile, non a pretendere comportamenti standard in forza di stereotipi vincenti”.
“[…] che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un educazione volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”(punto 4.7 Agenda 2030). “[…] la musica come uno strumento per socializzare, favorire le relazioni e l’integrazione, conoscersi e comunicare, in sintesi crescere. Fare musica con le mamme in dolce attesa, i neonati, i bambini, gli adolescenti e gli adulti, permettere loro di esprimersi attraverso essa, significa formare “persone musicali” capaci di ascoltare, condividere ed emozionarsi. Con la musica la persona vive su di sé la scansione del tempo, il sapersi muovere all’interno di uno spazio condiviso, il rispetto di se stesso, del proprio ruolo e di quello degli altri” (come dicono esperte di musica). La musica, poiché mette in relazione la persona con se stessa e con gli altri, favorisce l’orientamento educativo auspicato dall’Agenda 2030. A maggior ragione bisogna favorire un approccio precoce dei bambini alla musica.
“Immaginiamo un mondo libero dalla paura e dalla violenza. Un mondo universalmente alfabetizzato. Un mondo con accesso equo e universale a un’educazione di qualità a tutti i livelli, a un’assistenza sanitaria e alla protezione sociale, dove il benessere fisico, mentale e sociale venga assicurato” (Agenda 2030, n. 7). I bambini, in particolare, hanno bisogno e diritto di sognare: “[…] il sogno ha un’importante funzione evolutiva. È probabile che permetta di attivare la capacità di imparare a imparare, cioè analizzare le esperienze, i cambiamenti che ci circondano e di adattarci a essi in una sorta di continuo aggiornamento del cervello, come i software dei nostri computer. Un’altra probabile funzione è la rielaborazione continua dei contenuti che apprendiamo durante la veglia, sia consci sia inconsci, favorendo un equilibrio emotivo e di vita fondamentali per ognuno di noi” (Filippo Tradati, medico e docente universitario).
“Il mondo che immaginiamo è un mondo dove vige il rispetto universale per i diritti dell’uomo e della sua dignità, per lo stato di diritto, per la giustizia, l’uguaglianza e la non-discriminazione; dove si rispettano la razza, l’etnia e la diversità culturale e dove vi sono pari opportunità per la totale realizzazione delle capacità umane e per la prosperità comune. Un mondo che investe nelle nuove generazioni e in cui ogni bambino può crescere lontano da violenza e sfruttamento. Un mondo in cui ogni donna e ogni ragazza può godere di una totale uguaglianza di genere e in cui tutte le barriere all’emancipazione (legali, sociali ed economiche) vengano abbattute. Un mondo giusto, equo, tollerante, aperto e socialmente inclusivo che soddisfi anche i bisogni dei più vulnerabili” (Agenda 2030, n. 8). Crescere è diritto e dovere di ognuno. Lo psicologo e psicoterapeuta Fabrizio Fantoni spiega: “La crescita è un’avventura emozionante e attraente per i più, ma è talvolta accompagnata dal timore di perdere per sempre qualcosa. Ad esempio le sicurezze dell’infanzia, quando, al riparo dei genitori, le responsabilità sono poche e tutto sembra facile, dalle amicizie al successo scolastico. Affrontare il futuro vuol dire lasciare le certezze di un mondo conosciuto […] per entrare in una realtà incognita”.
“Potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo” (obiettivo n. 11.4 Agenda 2030). Bisogna rammentare che “patrimonio” è tutto ciò che è lasciato dai padri e che la dicotomia o, addirittura, contrapposizione tra cultura e natura è solo un artificio creato nel tempo dall’uomo stesso, mentre nelle civiltà passate vi era identificazione come si può ricavare dall’arte e dall’architettura. Etimologicamente “natura” deriva da nascere e “cultura” da coltivare: sono così la vita stessa e l’essere umano. Secondo una parte dell’etimologia “uomo” deriva da “humus”, terra: l’uomo deve recuperare questa sua origine e l’umanità, intesa quale insieme delle caratteristiche della specie umana e quale intera famiglia umana. Lo psicoterapeuta Claudio Risé esplica: “Leonardo parlava di «necessità» come «misura e maestra» della vita umana. Per vivere una vita equilibrata non si possono non riconoscere i limiti posti dal mondo naturale attorno a noi, dalla stessa presenza degli altri. E si riferiva anche ai limiti della nostra natura umana, che devono essere affrontati con l’impegno e con la fatica, ma rispettando una natura che rimane sovrastante le nostre capacità, senza rinunciare alla fatica, all’impegno, allo sforzo. Anche perché, senza fatica, impegno, esercizio, alla fine l’uomo perde competenze e capacità. Se usiamo sempre il navigatore per trovare la strada, non saremo più capaci di orientarci da soli”. Cultura e natura, cultura è natura, questa la direzione dell’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Ed anche dell’art. 29 par. 1 lettera e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, in cui si legge “inculcare nel fanciullo il rispetto per l’ambiente naturale”, a chiusura degli obiettivi educativi.
“[…] dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto” (obiettivo n. 12.3 Agenda 2030). Interessante la storia dell’alimentazione, per comprendere come il cibo sia stato importante nelle religioni e nelle varie civiltà, come il cibo sia essenziale nello sviluppo psicofisico di ogni persona (a cominciare dall’allattamento materno, di cui si parla pure nell’art. 24 par. 2 lettera e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia), come sia nato e sia stato affrontato lo spreco alimentare sino alla Prima Giornata europea contro lo spreco nel 2010, seguita dall’istituzione, nel 2014, della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare e successivamente dalla legge contro lo spreco alimentare, la legge 19 agosto 2016 n. 166 “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”. Il giornalista Matteo Mascia scrive: “[…] oggi sappiamo in modo scientifico che, per esempio, produrre e mangiare carne ha un impatto ambientale, in termini di consumo di terra, acqua e di emissioni, molto maggiore rispetto ad altri prodotti alimentari come legumi, verdura, frutta e gli stessi latticini. […] È del tutto evidente che la nostra dieta dovrà cambiare per ridurre l’impronta ecologica sul pianeta. Anche perché l’alto impatto attuale dei sistemi alimentari non potrà che aumentare come conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita e, dunque della dieta alimentare, di molti popoli in Asia, America Latina, Africa. La questione della produzione alimentare va affrontata prima di tutto dal punto di vista della lotta allo spreco alimentare”.
“Porre fine all’abuso, allo sfruttamento, al traffico di bambini e a tutte le forme di violenza e tortura nei loro confronti” (obiettivo 16.2 Agenda 2030). L’abuso è un uso eccessivo, illecito o arbitrario di qualcosa: ed è quello che si fa con i mezzi digitali e la connessione Internet. “Non si incontrano facilmente genitori che non siano preoccupati per l’uso che potrebbe essere fatto di Internet da parte dei figli, e in particolare per la presenza diffusa sulla rete di immagini pornografiche. Quello che è preoccupante nel privato e per la famiglia, assume dimensioni terrificanti quando si guarda ai numeri globali e ci si rende conto della vastità e della multiformità del problema. […] Si può certamente affermare che Internet offre grandi possibilità, vantaggi e comodità, ma indubbiamente porta anche grandi rischi per la sicurezza, espone a truffe economiche, e a pericoli anche per l’integrità e la dignità delle persone, con speciale riferimento ai bambini, che non dispongono degli strumenti per difendersi. Essi sono così minacciati da nuove forme di abuso, come cyberbullismo (l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone), cybergrooming (adescamento sessuale attraverso la rete), sexting (invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite Internet o telefono cellulare) e sextortion (pratica spesso usata da cyber criminali per estorcere denaro alle vittime: il malintenzionato contatta la vittima, la convince a farsi mandare foto e video sessualmente espliciti e poi chiede un riscatto per non rendere pubblico questo materiale)”[2].
[1] Dagli atti del Congresso internazionale, presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma dal 3 al 6 ottobre 2017 in “La dignità dei minori nel mondo digitale”
[2] Dagli atti del Congresso internazionale, presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma dal 3 al 6 ottobre 2017 in “La dignità dei minori nel mondo digitale”
Il profilo professionale e le competenze del Dirigente tecnico con funzioni ispettive
di Pietro Boccia
a. Premessa
I Dirigenti tecnici sono professionisti, che, investiti di funzioni e compiti di rilevanza da svolgere individualmente o collegialmente, del sistema nazionale di istruzione, educazione e formazione, si interessano di questioni tecniche e infrastrutturali, relative alle istituzioni scolastiche. Hanno competenza e responsabilità soprattutto nell’assicurare che la logistica e la tecnologia siano armonizzate con gli obiettivi educativi. L’attività del contingente ispettivo (DPR. n. 80/2013) del Ministero dell’istruzione è costituito da dirigenti tecnici ed è un’espressione di alta professionalità in ambito educativo, pedagogico e didattico, prevista dall’articolo 419 del D.lgs. n. 297/1994. Storicamente solo nel 2021, il Decreto-Legge n. 73, convertito in Legge n. 106/2021, ha istituito una sezione destinata ai dirigenti tecnici con funzioni ispettive e ha introdotto nuove modalità di reclutamento. All’ articolo 423, comma 1, infatti, le parole: “ispettore tecnico” sono sostituite dalle seguenti: “dirigente tecnico con funzioni ispettive”.
b. Art. 12 del D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748 – Disciplina delle funzioni dirigenziali nelle Amministrazioni delloStato, anche ad ordinamento autonomo
All’articolo 12 del D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748 – Disciplina delle funzioni dirigenziali nelle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo – vengono fissate attribuzioni particolari dei dirigenti con funzioni ispettive, sostenendo che devono: provvedere, secondo le direttive del Ministro o del competente direttore generale, alla vigilanza sugli uffici dell’Amministrazione, al fine di accertarne sia la regolarità amministrativa e contabile sia il corretto svolgimento dell’azione amministrativa; verificare la razionale organizzazione dei servizi, l’adeguata utilizzazione del personale e l’andamento generale dell’ufficio, tenendo anche conto delle segnalazioni e dei suggerimenti eventualmente formulati dai cittadini o dalle organizzazioni di categoria; svolgere opera di consulenza e orientamento nei confronti del personale degli uffici sottoposti a visita ispettiva al fine di conseguire un migliore coordinamento e il perfezionamento dell’azione amministrativa; riferire sull’esito delle ispezioni o inchieste loro affidate all’organo dal quale dipendono ed eventualmente a quello che le ha disposte, segnalando tutte le irregolarità accertate e formulando proposte sui provvedimenti da adottare; adottare, in caso di urgenza, i provvedimenti necessari, consentiti dalla legge, per eliminare gli inconvenienti rilevati; comunicare all’ufficio organizzazione e, ove occorra, alla direzione generale competente per materia, copia della relazione ispettiva, per la parte relativa alle disfunzioni dovute a non razionale ispettiva, per la parte relativa alle disfunzioni dovute a non razionale organizzazione dei servizi o a inadeguate procedure amministrative eventualmente riscontrate; riferire direttamente al capo del personale, per i provvedimenti di competenza, tutti i fatti che possono dar luogo a procedimento disciplinare. Il disposto di cui all’art. 20, comma secondo, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, numero 3, si applica a tutti i dirigenti che svolgono funzioni ispettive. I dirigenti con funzioni ispettive, che, nell’esercizio o a causa di tali loro funzioni, accertano fatti che presentano caratteri di reato per la cui punibilità non sia prescritta querela dell’offeso, sono obbligati a farne rapporto direttamente alla competente autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 2 del Codice di procedura penale. Il rapporto stesso deve essere trasmesso per notizia all’organo dal quale i dirigenti con funzioni ispettive dipendono e a quello che eventualmente ha disposto l’ispezione o l’inchiesta. Nel caso di ispezioni in cui siano accertati fatti che possano interessare altri Ministeri o dar luogo a responsabilità a carico di personale da questi dipendenti, la relazione ispettiva dev’essere comunicata anche al Ministro interessato. Restano ferme le speciali disposizioni che concernono particolari controlli ispettivi da parte di organi dell’Amministrazione dello Stato nei confronti di enti e privati. I dirigenti con funzioni ispettive sono solidalmente responsabili dei danni derivanti da eventuali irregolarità dagli stessi non rilevate in sede d’ispezione, salvo che tali irregolarità non siano state commesse anteriormente a precedente visita ispettiva effettuata da altri funzionari. In questi casi la responsabilità si estende solo se i dirigenti con funzioni ispettive abbiano ricevuto specifico incarico scritto di indagare anche sui fatti anteriori o abbiano omesso di informare gli organi competenti delle irregolarità delle quali siano venuti comunque a conoscenza.
c. Art. 4 del DPR n. 417/1974 – La funzione ispettiva
Nel 1974, poi, con il decreto delegato n. 417 viene definita, all’articolo 4, la funzione del dirigente tecnico (allora ispettore tecnico). Tale articolo sostiene che la funzione ispettiva concorre, secondo le direttive del Ministro per la pubblica istruzione, e nel quadro delle norme generali sull’istruzione, alla realizzazione delle finalità di istruzione e di formazione, affidate alle istituzioni scolastiche ed educative. Essa è esercitata (con due funzioni diversificate anche contrattualmente) da “ispettori” tecnici centrali e periferici. Gli “ispettori” tecnici centrali operano in campo nazionale e gli “ispettori” tecnici periferici in campo regionale o provinciale. I dirigenti tecnici (ispettori), secondo l’art. 4 del DPR n. 417, contribuiscono a promuovere e a coordinare le attività di aggiornamento del personale direttivo e docente delle scuole di ogni ordine e grado; formulano proposte e pareri in merito ai programmi di insegnamento e di esame e al loro adeguamento, all’impiego dei sussidi didattici e delle tecnologie di apprendimento, nonché alle iniziative di sperimentazione, di cui curano il coordinamento; possono essere sentiti dagli organi collegiali a livello provinciale in relazione alla loro funzione; svolgono attività di assistenza tecnico-didattica a favore delle istituzioni scolastiche e attendono alle ispezioni disposte dal Ministro per la pubblica istruzione o dal provveditore agli studi. I dirigenti tecnici (ispettori) svolgono, altresì, attività di studio, di ricerca e di consulenza tecnica per il Ministro, i direttori generali, i capi dei servizi centrali, gli ex soprintendenti scolastici e gli ex provveditori agli studi (attualmente Uffici scolastici regionali e ambiti territoriali). Al termine di ogni anno scolastico, il corpo ispettivo redige una relazione sull’andamento generale dell’attività scolastica e dei servizi. L’articolo 4 del DPR n. 517/1974 è, poi, confluito, nel 1994, nel D.lgs. n. 297 (artt. 419 e 420). Gli “ispettori” tecnici centrali e periferici, tuttavia, superano, dopo una lunga lotta dei secondi, con la Legge 27 dicembre 1989, n. 417, che ha convertito il D.L. n. 357/1989, la diversificazione, in base all’art. 5, comma 7 e diventano un unico ruolo con funzioni diversificate in base alle aree.
d. Art. 21 della Legge n. 59/1997 e l’autonomia delle istituzioni scolastiche
Nel 1997, la Legge n. 59 del 15 marzo ha, per di più, fissato, all’art. 21, l’autonomia didattica e organizzativa per le scuole. Il dirigente tecnico è una figura professionale, che, nella pubblica istruzione, svolge la funzione ispettiva e, in tale compito, nell’autonomia scolastica, diventa un valido tecnico, a livello conoscitivo e valutativo, diretto all’analisi dell’attività, svolta nelle varie realtà scolastiche con la finalità di supportarle nella crescita e nel miglioramento. Il servizio del corpo o contingente ispettivo-tecnico fa, a livello normativo, oggi parte, in maniera integrante, del Sistema nazionale di valutazione (DPR n. 80/2013). La denominazione di corpo ispettivo-tecnico è assunta dall’art. 9 del DPR n. 17 del 2009, che, al comma 1, recita “il corpo ispettivo, composto dai dirigenti che svolgono la funzione ispettiva tecnica, è collocato, a livello di amministrazione centrale, in posizione di dipendenza funzionale dal capo del Dipartimento per l’istruzione, e, a livello periferico, in posizione di dipendenza funzionale dai dirigenti preposti agli uffici scolastici regionali. Le modalità di esercizio della funzione ispettiva tecnica sono determinate con apposito atto di indirizzo del Ministro”. Il sistema nazionale di valutazione (DPR n. 80/2013), che attua la Legge n. 10 del 2011, ha rilevanza anche dal punto di vista dell’armonizzazione con le politiche dell’Unione europea, perché, attraverso le attività, che svolge, riesce a fare un’analisi accurata della condizione della scuola italiana, e, di conseguenza, a individuarne punti di forza e criticità. L’assunzione del ruolo di “ispettori” tecnici è, pertanto, diretto ad ampliare l’efficacia, l’efficienza e la qualità del servizio scolastico, svolgendo compiti ampiamente rilevanti, nel sistema d’istruzione e formazione, sia a livello centrale che sul territorio. L’attività è esercitata nelle istituzioni scolastiche italiane statali e paritarie di ogni ordine e grado, a livello periferico, centrale e all’estero, secondo quanto disciplinato dal Decreto Interministeriale n. 4716 del 23 luglio 2009. “L’ispettore”, oggi dirigente tecnico, per il suo compito e nella sua mansione: predispone ed elabora progetti per perseguire e realizzare gli obiettivi indicati dal MIUR per quanto concerne la politica scolastica; svolge assistenza e consulenza alle istituzioni scolastiche, ai sostegni didattici e alle tecnologie educative; promuove e facilita le attività di aggiornamento del personale direttivo e docente delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado; organizza e svolge attività di assistenza tecnico-didattica, di studio, di ricerca e di consulenza sui progetti di sperimentazione; realizza verifiche e ispezioni, disposte dal Ministro e dagli Uffici dell’amministrazione scolastica; coordina il Sistema nazionale di valutazione e gli esami di Stato; vigila sugli Enti di formazione (Direttiva n. 170/2016); controlla e vigila sul sistema delle scuole paritarie e straniere (Decreti nn. 82 e 83/2009); interviene su ispezioni disposte (D.lgs. n. 297/1994); coordina il Nucleo esterno di valutazione (NEV); coordina il Nucleo di valutazione dei Dirigenti scolastici (Direttiva n. 36/2016); interviene quando un docente, immesso in ruolo, deve affrontare il secondo anno di prova, e su incarichi specifici.
e. La direttiva del 2 luglio 2002 e gli obblighi dell’ispettore tecnico
La Presidenza del Consiglio dei ministri, per quanto riguarda le attività di ispezione, al fine di garantire l’efficienza e l’imparzialità, ha emanato la Direttiva 2 luglio 2002 nella quale si elencano le gli obblighi dell’ispettore, oggi dirigente tecnico, vale a dire: porre le proprie iniziative su imparzialità, su autonomia di giudizio e su una buona conduzione dell’attività esercitata (principi sanciti dalla Costituzione); conoscere e analizzare l’attività e la normativa dell’ente o dell’ufficio sottoposto ad ispezione; condurre l’intera ispezione con rigorosa riservatezza; tenere un comportamento assertivo ma disponibile, esercitando le proprie funzioni nel rispetto dei diritti e delle opinioni di chi è ispezionato; avanzare osservazioni e proposte sulla base dell’obiettività metodologica, la significatività e la rilevanza degli elementi; non turbare il regolare funzionamento della struttura ispezionata; fondare i referti e i rilievi su elementi probanti e circostanziati; assicurare la trasparenza della documentazione in modo da rendere l’ispezione dimostrabile in ogni suo atto; comunicare i risultati dell’ispezione al soggetto o alla struttura ispezionata. Le regole proposte nella direttiva presuppongono che, quando l’ispettore incaricato, oggi dirigente tecnico, non si sente in grado di assicurare l’imparzialità e l’estraneità personale, deve rinunciare ad effettuare la verifica. La formazione, la professionalità e la competenza sono, pertanto, un diritto e un dovere dell’ispettore/dirigente tecnico. La sua preparazione deve essere costantemente aggiornata per iniziativa personale ovvero partecipando a corsi specifici. La formazione e la competenza sono i presupposti con cui l’ispettore/dirigente tecnico deve assolvere i propri obblighi di pubblico dipendente. La formazione dell’ispettore/dirigente tecnico è obbligatoria e si deve realizzare con la partecipazione ai corsi proposti dall’amministrazione di appartenenza, vale a dire con l’approfondimento e l’iniziativa personale. Per quanto concerne la formazione, non c’è distinzione tra chi assolve le mansioni di ispettore/dirigente tecnico con continuità e chi l’assolve per periodi di tempo circoscritti, in quanto tutte le esperienze di amministrazione attiva contribuiscono ad accrescere il bagaglio culturale necessario per lo svolgimento di una proficua attività ispettiva.
Secondo la Direttiva 2 luglio 2002, la professionalità, che presuppone sensibilità ed equilibrio, si traduce, fondamentalmente, nella capacità di prestare ascolto, di dialogare e di saper convincere chi lavora nella struttura ispezionata, per evitare il ripetersi degli errori riscontrati e migliorare la qualità delle prestazioni. La conoscenza e l’analisi dell’attività e della normativa dell’ente o dell’ufficio sottoposto a ispezione sono, di conseguenza, presupposti necessari allo svolgimento proficuo delle verifiche. L’attività ispettiva presuppone una preparazione idonea e si effettua in modo adeguato allorquando si conoscono preventivamente: l’attività e l’organizzazione dell’ente o dell’ufficio da ispezionare; i nominativi dei funzionari responsabili e le caratteristiche della gestione e dei servizi erogati; la normativa relativa e i suoi aspetti specifici; le finalità istituzionali e i modi con cui sono perseguite; le eventuali interazioni con altre amministrazioni; i risultati di eventuali precedenti ispezioni. L’intera ispezione deve essere, secondo la Direttiva 2 luglio 2002, coperta da rigorosa riservatezza. Pertanto, sono riservati i dati e le informazioni raccolte durante l’ispezione. Non sono ammissibili dichiarazioni in ambienti privati o pubblici, né ad organi d’informazione. Tutti i dipendenti hanno l’obbligo di non servirsi delle informazioni d’ufficio per scopi personali. Nell’attività ispettiva, la riservatezza assume importanza determinante, perché il venir meno a quest’obbligo può: produrre un ingiusto danno all’ispezionato; ripercuotersi negativamente sull’immagine dell’amministrazione; ingenerare strumentalizzazioni da parte di altri soggetti. Fino al termine del lavoro, possono, inoltre, essere raccolti elementi nuovi, arrivando ad esiti conclusivi non prevedibili. L’ispettore/dirigente tecnico, quindi, non deve rilasciare dichiarazioni pubbliche, parlando nelle sedi dovute con i superiori o con gli organi competenti ed esprimendosi con verbali, referti, rilievi accessibili soltanto nel rispetto delle norme sulla trasparenza degli atti amministrativi.
Chi effettua ispezioni deve essere assertivo, ma, nello stesso tempo, disponibile. Questo comportamento deve essere sempre orientato alla soluzione dei problemi emersi. I momenti sanzionatori e consultivi devono costituire una contrapposizione fisiologica dell’attività ispettiva. Va, comunque, evitato che emergano conflitti e incomprensioni con chi è sottoposto a ispezione o valutazione e che tende ad assumere atteggiamenti difensivi. È necessario che l’ispettore/dirigente tecnico faccia valere i propri principi ed eserciti i propri poteri senza prevaricazioni, nel rispetto dei diritti e delle opinioni di chi è ispezionato. Allo stesso tempo, la disponibilità, che si manifesta con un atteggiamento di ascolto e d’indirizzo, non deve svuotare i contenuti dell’attività ispettiva o ingenerare l’impressione di benevolenza, poiché essa ha unicamente lo scopo di contribuire alla soluzione dei problemi emersi e di ripristinare un funzionamento regolare nell’amministrazione. L’obiettivo da conseguire è sempre quello di generare nell’interlocutore tutta la collaborazione necessaria per analizzare le ragioni che hanno causato un determinato disservizio. L’obiettività metodologica, la significatività e la rilevanza degli elementi considerati sono alla base delle osservazioni e delle eventuali proposte di orientamento avanzate dall’ispettore/dirigente tecnico. Questi può, procedendo con metodo basato su elementi probanti, rendere condivisibili le osservazioni mosse, mostrare l’obiettività dei suoi accertamenti, il valore significativo delle proposte, la rilevanza dei risultati. Solo la validità della metodologia d’indagine porta, nell’ambito dell’ufficio ispezionato, un contributo che si concretizza in una amministrazione più forte nelle decisioni e più efficace nei servizi prestati.
L’ispettore/dirigente tecnico deve turbare il meno possibile il regolare funzionamento della struttura ispezionata, perché, intervenendo su una struttura che svolge servizi per la collettività, può anche provocare delle alterazioni rispetto al normale svolgimento dell’attività istituzionale; perciò, deve essere sua cura limitare al massimo disfunzioni o ostacoli al regolare funzionamento degli uffici onde evitare, anche parzialmente, la paralisi dell’ente o dell’ufficio ispezionato, fatta salva la necessità di evitare danni ulteriori. L’amministrazione ispezionata deve, comunque, mettere l’ispettore/dirigente tecnico nella condizione di svolgere al meglio il proprio compito, fornendo tutte le informazioni richieste e i mezzi necessari, senza, per questo, andare incontro ad un innalzamento dei costi. I rilievi e i referti devono fondarsi su elementi probanti e circostanziati. Nei rilievi e nei referti da inviare agli uffici preposti e alle competenti magistrature, le relazioni dell’ispettore/dirigente tecnico devono essere sempre circostanziate, fondate su elementi evidenti e inconfutabili e, se necessario, verificate con i vertici della struttura ispezionata. L’ispezione deve essere dimostrabile in ogni suo atto. Questa condizione deve essere garantita dai verbali, dalle relazioni, dagli estratti della documentazione e di ogni altro elemento utile. L’ispezione, oltre ad essere oggettiva sia per il metodo sia per gli elementi probanti, deve essere dimostrabile e documentabile in ogni sua parte, partendo dalle problematiche incontrate sino ai risultati finali. Con il termine “dimostrabile” si fa riferimento alle raccolte, agli elenchi e ai verbali in cui sono riportati circostanze, documenti, elaborazioni, relazioni, testimonianze, dichiarazioni, come elementi che devono permettere di ricostruire l’intera ispezione senza ricorrere a nuove indagini e verifiche. I risultati dell’ispezione devono essere comunicati al soggetto o alla struttura ispezionata. Questa condizione è necessaria per garantire interventi di correzione e di tutela da parte dei soggetti titolari degli organi coinvolti nell’ispezione. L’attività ispettiva fine a se stessa non serve a nulla e, perciò, ad essa devono seguire processi correttivi o di autotutela degli organi che sono abilitati ad intervenire. La comunicazione dei risultati dell’ispezione dà valore aggiunto al buon andamento della pubblica amministrazione e rispetta i principi enunciati nel Codice di comportamento (DPR n. 62/2013) dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Il comunicare, per di più, i risultati di un’ispezione, condotta nel rispetto delle regole descritte nella direttiva, contribuisce a diffondere la trasparenza (Legge 241/1990, D.lgs. n. 33/2013, D.lgs. n. 97/2016) delle attività della pubblica amministrazione.
f. L’organizzazione del MIUR
Il Decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, all’art. 49, stabilisce, al comma 1, che al ((Ministero dell’istruzione e del merito)) sono attribuite le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in ordine al sistema educativo di istruzione e formazione, di cui all’articolo 2 della Legge 28 marzo 2003, n. 53, e all’articolo 13, comma 1, del Decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla Legge 2 aprile 2007, n. 40. Al comma 2 si sostiene che al Ministero sono trasferite, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, ivi compresa la gestione dei residui, le funzioni del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nei limiti, di cui all’articolo 50, eccettuate quelle attribuite ad altri ministeri o ad agenzie, e fatte in ogni caso salve le funzioni conferite dalla vigente legislazione alle Regioni e agli Enti locali. È fatta, altresì, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, nel quadro di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59.
Lo stesso decreto, all’art. 50, afferma che il Ministero svolge le funzioni di spettanza statale nelle seguenti aree funzionali: organizzazione generale dell’istruzione scolastica, ordinamenti e programmi scolastici, stato giuridico del personale, inclusa la definizione dei percorsi di abilitazione e specializzazione del personale docente e dei relativi titoli di accesso, sentito il Ministero dell’università e della ricerca; definizione dei criteri e dei parametri per l’organizzazione della rete scolastica; definizione degli obiettivi formativi nei diversi gradi e tipologie di istruzione; definizione degli indirizzi per l’organizzazione dei servizi del sistema educativo di istruzione e di formazione nel territorio al fine di garantire livelli di prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale; promozione del merito e valutazione dell’efficienza nell’erogazione dei servizi medesimi nel territorio nazionale; definizione dei criteri e parametri per l’attuazione di politiche sociali nella scuola; definizione di interventi a sostegno delle aree depresse per il riequilibrio territoriale della qualità del servizio scolastico ed educativo; attività connesse alla sicurezza nelle scuole e all’edilizia scolastica, in raccordo con le competenze delle Regioni e degli Enti locali; formazione dei dirigenti scolastici, del personale docente, educativo e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola; assetto complessivo e indirizzi per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, nonché del sistema di istruzione tecnica superiore; congiuntamente con il Ministero dell’università e della ricerca, funzioni di indirizzo e vigilanza dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI) e dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), individuabile, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche come Agenzia nazionale per la gestione del programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (Erasmus+) con riferimento alle misure di competenza del Ministero dell’istruzione e del merito, fermo restando che la nomina dei relativi presidenti e componenti dei consigli di amministrazione, di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, è effettuata con decreto del Ministro dell’istruzione e del merito; promozione dell’internazionalizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione; sistema della formazione italiana nel mondo, ferme restando le competenze del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale stabilite dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 64; determinazione e assegnazione delle risorse finanziarie a carico del bilancio dello Stato e del personale alle istituzioni scolastiche autonome; ricerca e sperimentazione delle innovazioni funzionali alle esigenze formative; supporto alla realizzazione di esperienze formative, finalizzate alla valorizzazione ((del merito e all’incremento)) delle opportunità di lavoro e delle capacità di orientamento degli studenti; valorizzazione della filiera formativa professionalizzante, inclusa l’istruzione tecnica superiore; riconoscimento dei titoli di studio e delle certificazioni in ambito europeo e internazionale, nonché attivazione di politiche dell’educazione comuni ai paesi dell’Unione europea; consulenza e supporto all’attività delle istituzioni scolastiche autonome; programmi operativi nazionali nel settore dell’istruzione, finanziati dall’Unione europea; istituzioni, di cui all’articolo 137, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; altre competenze assegnate dalla legge 13 luglio 2015, n. 107, nonché dalla vigente legislazione, ivi comprese le attività di promozione e coordinamento del sistema integrato dei servizi di educazione e di istruzione per bambini fino ai sei anni. All’articolo 51 del decreto legislativo n. 300 si sostiene che il Ministero si articola in due dipartimenti in relazione alle aree funzionali, di cui all’articolo 50, disciplinati ai sensi degli articoli 4 e 5. Il numero di posizioni di livello dirigenziale generale non può essere superiore a ((ventotto)), ivi inclusi i capi dei dipartimenti.
Successivamente, nel 2003, il DPR n. 319 – Regolamento di organizzazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – all’art. 2, recita che il Ministero è articolato a livello centrale, a norma dell’articolo 51 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in tre dipartimenti (co. 1). I dipartimenti, al comma 2, assumono rispettivamente la denominazione di: Dipartimento per la programmazione ministeriale e per la gestione ministeriale del bilancio, delle risorse umane e dell’informazione; Dipartimento per l’istruzione; Dipartimento per l’università, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica e per la ricerca. Nell’ambito dei già menzionati dipartimenti sono individuati gli uffici di livello dirigenziale generale, di cui agli articoli 5, 6 e 7. Il Ministero è, al comma 3, articolato, a livello periferico, negli uffici scolastici regionali, di cui all’articolo 75, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Al comma 4 si afferma che con decreti ministeriali di natura non regolamentare, adottati ai sensi dell’articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e dell’articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, nonché dell’articolo 19 della legge 15 marzo 1997, n. 59, sono individuati gli uffici di livello dirigenziale non generale e i loro compiti. Negli anni successivi, il DPR del 21 dicembre 2007, n. 260 – Regolamento di riorganizzazione del Ministero della pubblica istruzione – all’art. 5, stabilisce che il dipartimento svolge le funzioni nelle seguenti aree: definizione degli obiettivi formativi nei diversi gradi e tipologie di istruzione; organizzazione generale dell’istruzione scolastica, ordinamenti, curricula e programmi scolastici; stato giuridico del personale della scuola; definizione degli indirizzi per l’organizzazione dei servizi nel territorio al fine di garantire livelli di prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale; valutazione dell’efficienza dell’erogazione dei servizi nel territorio; definizione dei criteri e parametri per l’attuazione di interventi sociali nella scuola; definizione di interventi a sostegno delle aree depresse per il riequilibrio territoriale della qualità del servizio scolastico ed educativo; ricerca e sperimentazione delle innovazioni funzionali alle esigenze formative; riconoscimento dei titoli di studio e delle certificazioni in ambito europeo e internazionale, nonché attuazione di politiche dell’educazione comuni ai Paesi dell’Unione europea; assetto complessivo dell’intero sistema formativo; individuazione degli obiettivi, degli standard e percorsi formativi in materia di istruzione superiore e di formazione tecnica superiore; consulenza e supporto all’attività delle istituzioni scolastiche autonome; definizione degli indirizzi in materia di scuole paritarie, di scuole e corsi di istruzione non statale; cura delle attività relative all’associazionismo degli studenti e dei genitori; promozione dello status dello studente della scuola e della sua condizione; competenze in materia di edilizia scolastica, riservate al Ministero, a norma della legge 11 gennaio 1996, n. 23; competenze riservate all’amministrazione scolastica relativamente alle istituzioni, di cui all’articolo 137, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; rapporti con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nonché con la Conferenza unificata per le materie di propria competenza; attività di comunicazione istituzionale, di convenzioni editoriali e di campagne di comunicazione; campagne di sensibilizzazione e promozione di eventi; coordinamento del sito web del Ministero (co. 1).
Il comma 2 afferma che al dipartimento sono assegnati, per l’espletamento dei compiti di supporto, n. 5 uffici dirigenziali non generali e ((n. 36 posizioni dirigenziali non generali di funzione tecnico-ispettiva)). Il comma 3 recita che il dipartimento si articola nei seguenti uffici di livello dirigenziale generale: direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica; direzione generale per l’istruzione e la formazione tecnica superiore, nonché per i rapporti con i sistemi formativi delle regioni; direzione generale per il personale scolastico; direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione. Il comma 4 fissa che la direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica, che si articola in n. 10 uffici dirigenziali non generali, svolge le funzioni e i compiti di spettanza del Ministero nei seguenti ambiti: ordinamenti, curricula e programmi scolastici; definizione delle classi di concorso e di abilitazione, nonché dei programmi delle prove concorsuali del personale docente della scuola; sistema delle scuole paritarie e non paritarie; ricerca e innovazione nei diversi gradi e settori dell’istruzione avvalendosi a tale fine della collaborazione dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica; determinazione del calendario scolastico per la parte di competenza statale; indirizzi in materia di libri di testo; esami di Stato della scuola secondaria di primo e di secondo grado con riferimento anche alle problematiche attinenti alla predisposizione e alla somministrazione delle prove degli esami stessi; certificazioni e riconoscimento dei titoli di studio stranieri; adempimenti ministeriali per il conseguimento delle abilitazioni all’esercizio delle professioni di agrotecnico, geometra, perito agrario e perito industriale; attività preliminari all’adozione delle direttive, di cui agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 258; vigilanza sull’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione e sull’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica; vigilanza sulla Fondazione Museo nazionale della scienza e della tecnica “Leonardo da Vinci”, di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 258, nonché vigilanza e sorveglianza, di cui all’articolo 605, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relativa alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nei confronti degli altri enti ivi previsti.
Al comma 5 si afferma che la direzione generale, per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica, svolge le funzioni di segreteria del Consiglio nazionale della pubblica istruzione. Il comma 6 dispone che la direzione generale per l’istruzione e la formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni, che si articola in n. 6 uffici dirigenziali non generali, svolge le funzioni e i compiti di spettanza del Ministero nei seguenti ambiti: sostegno allo sviluppo dell’area dell’istruzione tecnico-professionale, ivi compresi gli aspetti riguardanti l’innovazione degli indirizzi di studio degli istituti tecnici e degli istituti professionali; ordinamento dell’istruzione degli adulti nell’ambito dell’apprendimento permanente; predisposizione delle linee guida in materia di alternanza scuola-lavoro o PCTO, di orientamento al lavoro e alle professioni, fatte salve le competenze delle Regioni e degli Enti locali in materia; cura delle attività istruttorie per i provvedimenti da sottoporre all’esame della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, della Conferenza Stato-città metropolitane e autonomie locali e della Conferenza unificata in materia di istruzione e formazione professionale, di istruzione e formazione tecnica superiore, nel quadro dell’alta formazione professionale e del rafforzamento della filiera tecnico-scientifica non universitaria, con particolare riferimento agli istituti tecnici superiori e ai poli tecnico-professionali; cura delle attività istruttorie riguardanti il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, ivi compreso l’assolvimento dell’obbligo di istruzione.
Il comma 7 sostiene che la direzione generale per il personale scolastico, che si articola in n. 10 uffici dirigenziali non generali ((. . .)), svolge le funzioni e i compiti di spettanza del Ministero nei seguenti ambiti: definizione degli indirizzi generali della organizzazione del lavoro; disciplina giuridica ed economica del rapporto di lavoro e relativa contrattazione; indirizzo e coordinamento con altre amministrazioni in materia di quiescenza e previdenza; indirizzi in materia di reclutamento e selezione dei dirigenti scolastici, rapporto di lavoro e relativa contrattazione; definizione sia delle dotazioni organiche nazionali del personale docente ed educativo, del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, sia dei parametri per la ripartizione a livello regionale; definizione delle linee di indirizzo e di coordinamento della formazione e dell’aggiornamento del personale della scuola, ivi compresa la formazione a distanza, nonché della programmazione delle politiche formative a livello nazionale; indirizzi in materia di riconversione e riqualificazione del personale docente ed educativo; cura delle attività connesse alla sicurezza nelle scuole e all’edilizia scolastica con particolare riguardo alla gestione degli adempimenti, di cui alla Legge 11 gennaio 1996, n. 23, e alla normativa collegata in raccordo con le competenze delle Regioni e degli Enti locali in materia; gestione del contenzioso per provvedimenti aventi carattere generale e definizione delle linee di indirizzo per la gestione del contenzioso di competenza delle articolazioni territoriali. Al comma 8 si afferma che la direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione, che si articola in ((n. 8 uffici dirigenziali non generali)), svolge le funzioni e i compiti di spettanza del Ministero nei seguenti ambiti: disciplina e indirizzo in materia di status dello studente; cura dei servizi per l’integrazione degli studenti in situazione di handicap, nonché di ospedalizzazione e di assistenza domiciliare, anche con l’ausilio delle nuove tecnologie; cura dei servizi di accoglienza e integrazione degli studenti immigrati; elaborazione degli indirizzi e delle strategie nazionali in materia di rapporti delle scuole con lo sport; elaborazione delle strategie sulle attività e sull’associazionismo degli studenti; cura delle politiche sociali a favore dei giovani e, in particolare, delle azioni di prevenzione e contrasto del disagio giovanile nelle scuole, anche attraverso la promozione di manifestazioni, eventi ed azioni a favore degli studenti; attività di orientamento e raccordo con il sistema universitario; interventi di orientamento e promozione del successo formativo e relativo monitoraggio; supporto delle attività della conferenza nazionale dei presidenti delle consulte provinciali degli studenti; cura dei rapporti con le associazioni dei genitori e al supporto della loro attività; cura dei rapporti con altri enti e organizzazioni che sviluppano politiche e azioni a favore degli studenti; cura delle azioni di contrasto della dispersione scolastica, rispetto alle quali cura il coordinamento con ogni altra competenza in materia attribuita ad altri uffici dell’Amministrazione; cura delle attività di educazione alla sicurezza stradale, alla salute e alla legalità; cura dei rapporti con il Dipartimento dell’informazione e dell’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con gli altri enti ed organi di informazione; coordinamento della comunicazione istituzionale, anche con riguardo agli strumenti multimediali e alla rete intranet; elaborazione e gestione del piano di comunicazione in coordinamento con i Dipartimenti del Ministero; coordinamento del sito Web dell’amministrazione; promozione di attività, di convenzioni editoriali e di campagne di comunicazione; analisi delle domande di servizi e prestazioni attinenti l’informazione e la relativa divulgazione; promozione di monitoraggi e indagini demoscopiche, nonché campagne di sensibilizzazione nelle tematiche di competenza del Ministero. Il comma 9 tratta la direzione generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione come responsabile dell’ufficio relazioni con il pubblico a livello centrale e come soggetto che indirizza l’attività degli uffici relazioni con il pubblico a livello periferico.
Il Decreto MIUR del 26 settembre 2014, n. 753 – Individuazione degli uffici di livello dirigenziale non generale dell’Amministrazione centrale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – all’art. 2, comma 1, tratta gli uffici dirigenziali di livello non generale dell’Amministrazione centrale del Ministero, individuati nell’allegato 1 del presente decreto. Il comma 2 recita che agli uffici dell’Amministrazione centrale possono essere, altresì, assegnati dirigenti con funzioni ispettive, nonché di consulenza, studio e ricerca, ai sensi dell’art. 19, comma 10, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Al comma 3 si sostiene che i dipartimenti e le direzioni generali dell’Amministrazione centrale del Ministero sono organizzati in unità dirigenziali, secondo l’articolazione e con le attribuzioni indicate negli allegati 2, 3 e 4. Il comma 4 recita che ciascun ufficio dirigenziale non generale, ove non prevista la costituzione di appositi uffici, provvede, nelle materie di propria competenza, alla gestione del contenzioso, al monitoraggio e al coordinamento della normativa, al supporto dell’istruttoria di atti normativi e di sindacato ispettivo parlamentare, nonché all’istruttoria e alla redazione di provvedimenti di rilevanza generale. Al comma 5 si sostiene che Il Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca assicura il supporto agli organismi previsti dalla normativa in materia di università, alta formazione e ricerca, di cui all’allegato 5. Il Decreto MIUR n 753/2014, all’art. 3, comma 1, stabilisce, altresì, che i posti di dirigente con funzione ispettiva tecnica, per un totale di 191 unità, sono assegnati all’Amministrazione centrale, in posizione di dipendenza funzionale dal capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, nel numero di 30, e agli Uffici scolastici regionali, in posizione di dipendenza funzionale dai dirigenti preposti ai predetti uffici, nel numero di 161, ripartiti come da allegato 6. I posti assegnati all’Amministrazione centrale sono ripartiti dal capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione. Al comma 2 stabilisce anche che i dirigenti con funzione ispettiva tecnica – ferma restando la collaborazione con il Ministro per la formulazione delle prove concernenti gli esami di Stato – svolgono i loro compiti con riferimento alle seguenti aree: sostegno alla progettazione e al supporto dei processi formativi; supporto al processo di valutazione e autovalutazione; supporto tecnicodidattico-pedagogico; funzione ispettiva anche con riferimento ai fenomeni del bullismo, delle devianze giovanili, dell’assiduità della frequenza e della continuità delle prestazioni da parte dei docenti e dei dirigenti scolastici; supporto tecnico-scientifico per le tematiche e i processi definiti dall’Amministrazione. Con l’atto di indirizzo del Ministro sono determinate le modalità di esercizio della funzione ispettiva tecnica.
Nel 2019, con due D.P.C.M. (nn. 47 e 48) del 4 aprile si regolamentano sia l’organizzazione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sia gli Uffici di diretta collaborazione. I provvedimenti disciplinano l’organizzazione del dicastero di viale Trastevere, nella sua articolazione a livello centrale nei tre Dipartimenti: il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione; il Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca e il Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali. Il D.P.C.M. del 4 aprile 2019, n. 48, ha disposto (con l’art. 14, comma 3, lettere a) e b)) che la tabella A, allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 98 (11 febbraio 2014), è modificata come segue: con riferimento alle posizioni dirigenziali di prima fascia, sono soppresse le parole: «compreso un posto dirigenziale di livello generale presso gli uffici di diretta collaborazione del Ministro»; con riferimento alle posizioni dirigenziali di seconda fascia amministrative, le parole soppresse sono «compresi dieci posti dirigenziali di livello non generale presso gli uffici di diretta collaborazione del Ministro e l’Organismo indipendente di valutazione» e sostituite dalle seguenti: «compresi otto posti dirigenziali di livello non generale presso gli uffici di diretta collaborazione del Ministro».
g. Gli atti di indirizzo e le modalità di esercizio della funzione tecnico-ispettiva.
Nel 2010, il DM n. 60 stabilisce il primo atto di indirizzo con il quale vengono determinate le modalità di esercizio della funzione ispettiva. Con la Nota del MIUR del 31 agosto 2010, prot. n. 2668, vengono, poi, determinate le modalità di esercizio della funzione ispettiva. Successivamente, il MIUR, nel 2017, ha emanato un altro atto di indirizzo per l’esercizio della funzione ispettiva tecnica mediante il D.M. n. 1046 del 28 dicembre, firmato dal Ministro Valeria Fedeli. Tale atto di indirizzo con una nota, datata 11 aprile del 2018, viene, poi, trasmesso con la firma del capo dipartimento del MIUR con le seguenti parole: è un atto che “rafforza il ruolo della funzione dirigenziale tecnica nei processi di attuazione del Sistema nazionale di valutazione e conferma la centralità della funzione ispettiva tecnica nell’azione di supporto all’attuazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche sottolineando, in proposito, la necessaria relazione sinergica che deve intercorrere tra l’esercizio dei compiti affidati al Corpo ispettivo e l’azione amministrativa affidata alle strutture centrali e territoriali dell’Amministrazione”. Infine, il Decreto ministeriale del 21 febbraio 2022, n. 41, fissa, ai sensi dell’articolo 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 settembre 2020, n.166, in un documento, suddiviso in quattro parti, le modalità di esercizio della funzione tecnico-ispettiva. La premessa è la prima parte. Nella “Premessa” sono definiti identità, ruolo e importanza del corpo ispettivo, che concorre alla realizzazione dei compiti di istruzione e di formazione delle istituzioni scolastiche; orienta le strategie di innovazione e di valutazione del sistema scolastico, anche nella prospettiva internazionale; realizza l’attività ispettiva di supporto dei processi formativi e di assistenza tecnico-didattica a favore delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado; svolge attività di studio, ricerca e consulenza tecnica. La dirigenza con funzione tecnico-ispettiva è qualificata come “espressione di alta professionalità in ambito educativo, pedagogico e didattico”, e come risorsa fondamentale per sostenere e sviluppare una scuola attenta, inclusiva e al servizio della persona. Ne viene fuori un ritratto a tutto tondo della figura, impegnata nella valutazione orientata al miglioramento, coinvolta nella formazione del personale scolastico e chiamata a sostenere l’innovazione. Una professione aperta ai migliori talenti coltivati nelle istituzioni scolastiche, capaci di affrontare le sfide del futuro.
Le modalità di esercizio della funzione tecnico ispettiva sono la seconda parte. La sezione dedicata alle “modalità di esercizio della funzione tecnico-ispettiva” si compone di un’ampia ricognizione delle diverse attività affidate ai dirigenti tecnici. Non un elenco di compiti, ma piuttosto una panoramica sui principali ambiti di intervento, organizzati e aggregati in cinque macroaree: “sostegno alla progettazione e supporto ai processi formativi”, “supporto al processo di valutazione e autovalutazione”, “supporto tecnico-didatticopedagogico”, “supporto tecnico-scientifico per le tematiche ed i processi definiti dall’Amministrazione”, “accertamenti ispettivi”.
Nella terza parte è trattata la formazione dei dirigenti con funzione tecnico ispettiva. Un’importante novità, dedicata alla “Formazione dei dirigenti con funzione tecnico ispettiva”, che segnala la rilevanza del costante aggiornamento di competenze, visioni prospettiche e scenari di riferimento per l’impegno professionale del corpo ispettivo. La formazione continua e qualificata costituisce una condizione essenziale per le prestazioni professionali all’altezza delle attese di un’azione tecnica come un efficace supporto e accompagnamento e alle scelte didattiche innovative. La quarta parte affronta l’organizzazione della funzione tecnico ispettiva: il corpo o contingente ispettivo. L’ultima sezione, dedicata all’organizzazione della funzione, ribadisce la collocazione dei dirigenti tecnici a livello centrale e territoriale, i ruoli e i compiti del Coordinatore nazionale, di quelli regionali e delle Segreterie tecniche. Il decreto costituisce un passo importante nella direzione del potenziamento del corpo o contingente ispettivo, previsto nell’Atto di indirizzo politico-istituzionale del Ministro. L’indizione del concorso per il reclutamento dei dirigenti tecnici costituisce, pertanto, un’ulteriore tappa per sostenere i molteplici compiti della dirigenza tecnica, al servizio della Scuola italiana.
h. La procedimentalizzazione dell’attività ispettiva
Il dirigente tecnico svolge, tra le altre mansioni, quelle previste nel Decreto Interministeriale n. 4716 del 23 luglio 2009, vale a dire: organizza ed elabora i progetti per attuare gli obiettivi indicati dal ministro in materia di politica scolastica; fa consulenza in merito ai programmi scolastici, ai sussidi didattici e alle tecnologie educative; favorisce e promuove le attività di aggiornamento del personale direttivo e docente della scuola di ogni ordine e grado; fa attività di assistenza tecnico-didattica, di studio, di ricerca e di consulenza sui progetti di sperimentazione; esegue verifiche e ispezioni riguardanti alcune specifiche situazioni disposte dal Ministro o dagli uffici dell’Amministrazione scolastica.
L’attività ispettiva è, di regola, un’azione istruttoria che rappresenta un sub-procedimento di un procedimento amministrativo. Essa si compone di alcune fasi, quali l’iniziativa, l’istruttoria e la decisione. Durante la procedimentalizzazione dell’attività ispettiva, bisogna, nel rispetto della trasparenza, imparzialità e obiettività, assicurare che il soggetto ispezionato possa essere consapevole e compartecipe. La Legge n. 241/1990 è, infatti, una normativa che prospetta la necessità che tutte le amministrazioni dello Stato devono diventare serventi e mettersi al servizio dei cittadini. L’ANAC, istituito con la Legge n. 190/2012, ha, perciò, il 9 dicembre del 2014 prodotto un Regolamento in materia di vigilanza e di accertamenti ispettivi, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 29/12/2014, n. 300. A tal proposito, è stato istituito un Ufficio ispettivo, prevedendo che lo stesso svolgesse attività di verifica ispettiva per iniziare dei procedimenti. Il gruppo dell’attività ispettiva è generalmente formato da due unità (dirigenti tecnici, scelti nel provvedimento presidenziale ispettivo, e personale della Guardia di Finanza allo scopo individuato). Può, tuttavia, farne parte anche il Dirigente dell’Ufficio Ispettivo (UIS). Le ispezioni sono disposte sulla base di un piano ispettivo, approvato dal Consiglio dell’Autorità entro il 31 gennaio di ogni anno, su proposta dell’Ufficio piani di vigilanza generali o speciali. Nell’ambito degli accertamenti ispettivi svolti, esse possono essere richieste anche nell’ambito dei procedimenti istruttori, avviati dagli uffici competenti, ai sensi dell’art. 14, comma 2 del “Regolamento in materia di attività di vigilanza e di accertamenti ispettivi”. L’attività ispettiva può essere avviata “d’iniziativa” dell’ufficio ispettivo o a seguito di una richiesta d’intervento che deve essere quanto più circostanziata possibile al fine di semplificare le successive attività.
Il responsabile del procedimento è, in base all’art. 5 del Regolamento del 9 dicembre 2014, il dirigente dell’Unità Organizzativa competente per materia, il quale deve individuare il funzionario competente per lo svolgimento dell’istruttoria. Il dirigente, dopo aver esaminato gli esposti, conferisce all’incaricato un ordine di priorità tenendo conto dell’urgenza e della rilevanza delle questioni proposte. A parità di urgenza e/o rilevanza della segnalazione deve essere data priorità di trattazione agli esposti presentati con l’apposito modulo. Ogni 30 giorni, il dirigente competente invia al Consiglio l’elenco dei procedimenti avviati dall’Ufficio, con l’indicazione del funzionario come responsabile dell’istruttoria. La preparazione dell’ispezione è, in sostanza, una condizione basilare per la buona riuscita dell’iniziativa, giacché questa è diretta a conoscere preventivamente gli elementi essenziali non solo degli atti da acquisire ma anche del soggetto ispezionato. Nel 2002, la Direttiva del ministro Frattini (2 luglio), infatti, sostiene che ogni forma di “attività ispettiva presuppone una preparazione idonea e si effettua in modo adeguato se si conoscono preventivamente l’attività dell’ente o dell’ufficio da ispezionare, nonché la sua organizzazione; i nominativi dei funzionari responsabili, le caratteristiche della gestione e dei servizi erogati; la normativa relativa e i suoi aspetti specifici; le finalità istituzionali e i modi con cui sono perseguite; le eventuali interazioni con altre amministrazioni; i risultati di precedenti ispezioni”.
Le fasi del procedimento ispettivo
L’accertamento dell’attività ispettiva si articola, praticamente, in una successione di tre momenti distinti, vale a dire: il primo momento, nel quale sono, dopo l’accesso, svolte le attività di ricerca e di acquisizione dei documenti necessari alla successiva analisi; il secondo si identifica con l’esecuzione dell’ispezione nei luoghi indicati nell’incarico per verificare, rilevare e acquisire dati, informazioni e notizie, ritenuti necessari ai fini del perseguimento degli obiettivi dell’accertamento; il terzo momento (fase conclusiva) riassume le risultanze dell’attività svolta con una formale estrinsecazione nel redigere e nel sottoscrivere il verbale, nonché la conseguente redazione della relazione ispettiva da parte dei dirigenti tecnici. L’ispezione, in una logica di servizio e non di esercizio del potere, si deve svolgere secondo i parametri della correttezza, della trasparenza e dell’uniformità. La verbalizzazione dell’attività ispettiva deve non solo essere, perciò, svolta in loco ma anche dare un’immagine di oggettività e di neutralità, fotografando la situazione di indagine e di verifica. Il verbale di ispezione deve essere letto all’ispezionato, il quale ha anche il diritto di averlo in copia.
Il verbale di constatazione deve riportare l’indicazione degli ispettori che procedono all’ispezione con gli estremi delle lettere di incarico e dell’eventuale assistenza del personale della Guardia di Finanza; l’effettuazione della notifica e della consegna del provvedimento ispettivo con l’indicazione del soggetto che ha ricevuto le notifiche; la data e l’ora dell’inizio e della chiusura delle operazioni; l’identificazione del soggetto ispezionato e della sede presso cui è stata svolta l’ispezione; l’oggetto dell’ispezione; la persona che ha assistito alle operazioni; le eventuali obiezioni e contestazioni; le richieste di informazioni e di chiarimenti, nonché le risposte o l’eventuale termine concesso; il rifiuto di rispondere alle richieste, specificando le eventuali motivazioni addotte; l’elenco dei documenti, di cui si acquisisce copia, e le eventuali contestazioni in ordine all’acquisizione, specificando i motivi addotti.
La relazione ispettiva
La relazione ispettiva, dopo la verifica e gli accertamenti disposti, da svolgere entro i termini fissati nella lettera di incarico per la conclusione dell’attività ispettiva, è redatta dai dirigenti tecnici e trasmessa, debitamente sottoscritta da tutti i partecipanti all’ispezione, al Dirigente dell’Ufficio ispettivo. La relazione ispettiva è, in sostanza, il documento conclusivo dell’attività svolta e deve essere consegnata, in coerenza con quanto stabilito dal vigente “Regolamento in materia di attività di vigilanza e di accertamenti ispettivi”, entro il termine massimo di 30 giorni dalla scadenza temporale, fissata per la conclusione dell’attività ispettiva, o dal ricevimento della documentazione integrativa richiesta. La relazione deve essere compilata con estrema precisione e cura, affinché possa rappresentare il massimo grado di comprensibilità ed esattezza; essa deve contenere gli estremi del mandato, la lettera di incarico, la data di inizio, la durata degli accertamenti ispettivi, la preliminare collocazione della fattispecie esaminata (specificando in termini sintetici l’ambito dell’istruttoria originaria in caso di accertamenti richiesti dagli Uffici Vigilanza), la rappresentazione oggettiva dei fatti rilevati e degli elementi riscontrati, gli eventuali profili di illegittimità, le eventuali criticità rilevate, nonché le eventuali circostanze che potrebbero configurare un’ipotesi di danno erariale o le fattispecie che assumono rilevanza penale e le eventuali proposte di soluzione. Nella stessa relazione si devono richiamare, in ordine progressivo, i documenti dell’ispezione e gli atti acquisiti dai dirigenti tecnici o corpo ispettivo a supporto delle considerazioni espresse; tali documenti e atti devono anche essere oggetto di specifica allegazione e accompagnati da un apposito indice esplicativo. I profili di una certa anomalia, rilevati nella relazione, devono avere, come riferimento, circostanze di rilievo e adeguatamente precisate. Tali rilievi devono, poi, essere riportati in modo oggettivo e circostanziato, nonché supportati da adeguati elementi probatori.
Ogni componente del contingente o corpo ispettivo deve, in ordine ai profili di anomalia da evidenziare, in modo preliminare, verificare se l’Autorità si sia già espressa al riguardo in precedenti pronunciamenti, e aver cura di chiarire nella relazione, nel caso che intenda discostarsi da tali orientamenti, le ragioni fattuali e giuridiche del diverso convincimento, al fine di consentire una compiuta valutazione da parte del Consiglio dell’Autorità. Il comma 11 dell’articolo 14 del Regolamento in materia di attività di vigilanza e di accertamenti ispettivi stabilisce che, entro il termine di 30 giorni dalla conclusione dell’attività ispettiva o dal ricevimento della documentazione integrativa richiesta nel corso delle visite, ogni dirigente tecnico o corpo ispettivo deve stilare una relazione finale, contenente le risultanze degli accertamenti ispettivi e l’eventuale proposta di archiviazione del procedimento e/o di adozione di provvedimenti da parte del Consiglio. Il comma 12 fissa, poi, che, nei casi di cui al comma 2, la relazione ispettiva deve essere trasmessa, unitamente alla documentazione acquisita, agli Uffici competenti per la prosecuzione delle attività.
La relazione definitiva e conclusiva degli esiti ispettivi, redatta dai dirigenti tecnici o dal corpo ispettivo e controfirmata dal Dirigente dell’UIS, viene, infine, sottoposta al Consiglio dell’Autorità per le valutazioni di competenza. Nel caso emergano dall’attività ispettiva alcuni profili di irregolarità, soggetti a contestazione, la relativa comunicazione degli esiti degli accertamenti ispettivi deve essere fatta dal competente Ufficio di vigilanza in sede di contestazione degli addebiti; essa deve essere presentata e trasmessa nelle forme e con le modalità, di cui al Regolamento in materia di attività di vigilanza e di accertamenti ispettivi, e tenendo conto delle indicazioni, presenti nella relazione ispettiva, e della collaborazione degli stessi ispettori e del dirigente dell’UIS.
La responsabilità e l’obbligo di denuncia
Bisogna anche considerare che l’art. 24 del DPR n. 3 del 1957, ancora vigente, schiarisce che, quando la violazione del diritto sia derivata da atti od operazioni di collegi amministrativi deliberanti, sono responsabili, in solido, il presidente ed i membri del collegio che hanno partecipato all’atto od all’operazione. La responsabilità è esclusa per coloro che abbiano fatto constare nei verbale il proprio dissenso. Il Decreto legislativo n. 174 del 2016 del Codice contabile all’art. 52 (Obbligo di denuncia di danno e onere di segnalazione) afferma al comma 1 che, ferme restando le disposizioni delle singole leggi di settore in materia di denuncia di danno erariale, i responsabili delle strutture burocratiche di vertice delle amministrazioni, comunque denominate, ovvero i dirigenti o responsabili di servizi, in relazione al settore cui sono preposti, che nell’esercizio delle loro funzioni vengono a conoscenza, direttamente o a seguito di segnalazione di soggetti dipendenti, di fatti che possono dare luogo a responsabilità erariali, devono presentarne tempestiva denuncia alla procura della Corte dei conti territorialmente competente. Le generalità del pubblico dipendente denunziante sono tenute riservate. All’art. 53 (Contenuto della denuncia di danno) sostiene, inoltre, che la denuncia di danno contiene una precisa e documentata esposizione dei fatti e delle violazioni commesse, l’indicazione ed eventualmente la quantificazione del danno, nonché, ove possibile, l’individuazione dei presunti responsabili, l’indicazione delle loro generalità e del loro domicilio.
Valutazione dei risultati e controllo di gestione nelle Istituzioni Scolastiche
di Cristina Lerede (*)
Il concetto di controllo è ampio e presenta varie sfaccettature.
Nella Pubblica Amministrazione esistono controlli esterni ed interni, controlli preventivi e consuntivi, controlli ispettivi, controlli strategici, direzionali ed operativi, controlli economici e finanziari.
Le istituzioni scolastiche, la cui autonomia è stata sancita dalla Leggi Bassanini (Legge 59/1997) che ha attuato il principio di sussidiarietà in ambito scolastico, trasferendo una serie di funzioni dall’amministrazione centrale alle singole istituzioni scolastiche, soggette alle forme di controllo sopraelencate previste dal nostro ordinamento, come d’altro conto tutte le Pubbliche Amministrazioni.
Già Il dlgs n. 150/2009 aveva introdotto importanti elementi di novità in termini di misurazione e valutazione dell’attività gestionale degli Enti pubblici e naturalmente anche gli Istituti scolastici rientrano negli obblighi di misurazione, valutazione, e rendicontazione.
Il sistema dei controlli attualmente è complesso ed articolato, per questo occorre trattare ogni segmento singolarmente, ancorché debba essere visto nella globalità dell’impianto normativo.
La domanda che più volte ci si pone è se il controllo di gestione sia utile nelle Istituzioni Scolastiche e con quali limiti (se ce ne sono) esso possa essere esercitato. Anzitutto dobbiamo collocare il controllo di gestione nel più ampio sistema dei controlli interni, esso attiene alla verifica dell’efficacia, l’efficienza ed economicità dell’azione amministrativa al fine di ottimizzare, anche mediante tempestivi interventi di correzione, il rapporto tra costi e risultati.
Il controllo di gestione è spesso confuso con la contabilità e si ritiene limitato entro il perimetro degli uffici amministrativi, come se si trattasse di una materia di (quasi) esclusiva competenza del Direttore dei Servizi Amministrativi (DSGA). È importante invece considerare la possibilità di implementare un effettivo controllo di gestione, vale a dire il passaggio dalla contabilità su base prettamente finanziaria (ossia analisi dei flussi in entrata ed in uscita) a quella economico-finanziaria (ossia la valutazione dei risultati ottenuti).
Indubbiamente il controllo di gestione si avvale anche del sistema di contabilità economica/patrimoniale, ma esso utilizza soprattutto strumenti di misurazione progettati, avendo chiari alcuni concetti tra i quali: che cosa misurare e chi è il responsabile degli obiettivi della gestione.
Il controllo di gestione investe certamente questioni di allocazione delle risorse, per questo è necessario che il Programma annuale dell’Istituzione scolastica vada di pari passo con il PTOF che rappresenta lo strumento di pianificazione e fissazione degli obiettivi di ciascuna scuola “Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), che rappresenta il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia, dovrà essere integrato (Art. 3 dpr 275/1999 novellato dal comma 14 dell’art. 1 L. 107/2015) con il Piano di Miglioramento dell’istituzione scolastica, previsto dal DPR 28 marzo 2013, n. 80.” Così INDIRE.
Al Programma annuale è allegata infatti una relazione illustrativa, che descrive dettagliatamente gli obiettivi da realizzare e la destinazione delle risorse, in coerenza con le previsioni del PTOF, ed espone sinteticamente i risultati della gestione in corso alla data di presentazione del programma medesimo, nonché quelli del precedente esercizio finanziario.
La relazione illustrativa evidenzia, altresì, in modo specifico, le finalità e le voci di spesa cui vengono destinate le entrate a disposizione della scuola.
Finalità (seppur non unica) del controllo di gestione è quella di collegare performance, strategia, progettualità del PTOF e programmazione finanziaria, in vista della più efficiente ed efficace allocazione delle risorse umane, materiali e finanziarie della scuola.
Non va dimenticato che al centro del sistema dei controlli si pone la finalità della riduzione dei costi, che viene perseguita anche attraverso la “cultura del risultato”, sollecitando le istituzioni scolastiche ad uscire dalla loro autoreferenzialità per confrontarsi con le esigenze degli utenti e con il “mercato”.
Per quanto riguarda il “che cosa misurare”, quindi, al centro di questo modello valutativo vengono posti obiettivi, standard e sistemi di valutazione dei risultati, della qualità del servizio erogato, della soddisfazione degli utenti. L’obiettivo dichiarato da queste nuove politiche è quello di migliorare la produttività con le risorse esistenti, in modo da ottimizzare i risultati, senza dimenticare la peculiarità dell’organizzazione pubblica rispetto a quella privata.
Per ciò che concerne invece, “chi è il responsabile degli obiettivi della gestione”, sicuramente è da individuare nel Dirigente scolastico, il cui operato è soggetto a valutazione dei risultati ottenuti. La funzione dirigenziale ha un ruolo di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento e di organizzazione e utilizzo delle risorse umane.
Per quanto riguarda l’oggetto della valutazione, quindi, è necessario affermare che l’oggetto principale della valutazione delle performance non è la persona in sé in quanto tale, ma ciò che essa fa e come lo fa; quindi, non la risorsa, ma i risultati che essa consegue in ambito lavorativo. In particolar modo è possibile inquadrare la valutazione delle performance come una delle principali attività di gestione delle risorse umane nelle organizzazioni. I concetti fondamentali da tenere a mente nel processo di valutazione delle prestazioni sono, da un lato, gli obiettivi di prestazione, dall’altro i comportamenti organizzativi. L’oggetto della valutazione dell’azione dirigenziale è dunque la prestazione lavorativa del soggetto in relazione al preciso compito conferitogli, alle aree di responsabilità (le cosiddette accountabilities), delimitate dagli obiettivi assegnati nel contratto di nomina.
La valutazione riguarda quindi l’adeguatezza delle scelte compiute in sede di attuazione dei piani, programmi e altri strumenti di determinazione dell’indirizzo politico, in termini di congruenza tra risultati conseguiti e obiettivi predefiniti.
Non può essere però trascurato un ulteriore aspetto che è comune a gran parte della dirigenza pubblica: il dirigente scolastico è chiamato a rispondere dei risultati dei livelli di apprendimento degli studenti il cui perseguimento è di competenza di altri soggetti (i docenti), peraltro non scelti dal dirigente, ma assegnati alla scuola sulla base di vari meccanismi selettivi (concorsi, graduatorie, trasferimenti ecc.). In sostanza il dirigente scolastico, pur godendo di ampi spazi operativi di autonomia, si trova a gestire una macchina organizzativa di cui non ha pieno controllo e di cui non può disporre fino in fondo, ma ha comunque la responsabilità di gestire al meglio le risorse professionale assegnatigli affinché vengano conseguiti al meglio gli obiettivi istituzionali della scuola.
Per poter verificare se gli strumenti fino ad ora descritti siano validi per la riduzione dei costi occorre avere degli indicatori. Al fine di valutare la capacità dell’Istituto scolastico di realizzare gli obiettivi inseriti nel PTOF da un lato e, di contenere i costi dall’altro, si possono ipotizzare alcuni indicatori quali: la spesa media pro-capite per studente, ma anche, ad esempio, il numero di ore di assenza degli studenti rapportato al numero di ore di lezione erogato; il rapporto tra spese di funzionamento e spesa complessiva; il rapporto tra spesa per i progetti e spesa complessiva.
Rispondere alla domanda che inizialmente è stata posta non è semplice, il contenimento dei costi è da sempre un’esigenza della Pubblica Amministrazione, che per definizione dovrebbe allocare le risorse pubbliche nel modo più razionale ed efficiente possibile.
Per evitare sperperi di risorse pubbliche (in termini non solo di denaro, ma anche di ore di lavoro) l’impianto normativo attualmente in vigore, come abbiamo brevemente illustrato, ha delineato una serie di valutazioni e strumenti di controllo che nelle istituzioni scolastiche devono innegabilmente essere implementate superando anche un’idea di assistenzialismo/utilitarismo per approdare ad un’idea di massima resa delle risorse pubbliche limitando per quanto possibile gli sprechi.
(*) Funzionario USR Lombardia e revisore dei conti
È da poco comparsa, allegata al Corriere della Sera, nella serie Idee Solferino, Lettera sull’amore (A tutte le età), un ampio studio di Vittorino Andreoli riguardo al fenomeno dell’amore, alla sua importanza, al suo significato, al suo valore, al suo modo di manifestarsi, costituirsi, agire.
Andreoli è nato a Verona nel 1940. Diplomato geometra, frequenta Medicina all’Università di Padova, si laurea e si dedica allo studio del cervello, dell’encefalo e della correlazione tra neurobiologia e comportamento animale e umano. Specialista in psichiatria, in farmacologia, ha lavorato presso l’Università di Cambridge e quella di Harvard negli Stati Uniti. È stato Direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona-Soave, è membro della New York Academy of Sciences. Molto ha scritto, molto ha pubblicato, spesso con Solferino, circa quanto studiato, le sue ricerche, le sue scoperte. Ai primi anni ’70 risalgono le prime pubblicazioni. Lo studio del cervello, la psichiatria, sono risultati i temi più trattati. Molta diffusione hanno avuto le sue opere, molto tradotte sono state, molti riconoscimenti e una fama internazionale gli hanno procurato. Ammirata è la sua maniera di far risultare semplici, chiari pure argomenti così complicati come quelli relativi alla psiche umana, apprezzato è il suo linguaggio che rimane sempre vicino a chi legge quasi cercasse la sua comprensione, la sua approvazione. Andreoli è lo scienziato che non si stanca di sapere, di scoprire e che di quanto viene a conoscenza vuol mettere al corrente gli altri quasi fosse un dovere al quale non si può sottrarre insieme all’altro di usare i modi più facili per svolgerlo. La sua indagine, la sua psichiatria va nel profondo, penetra all’interno del fenomeno analizzato e ne porta alla luce aspetti, risvolti, collegamenti che erano rimasti da parte, come esclusi. Completo, totale oltre che facilmente comprensibile risulta l’argomento, il problema quando è Andreoli ad esporlo. Così succede pure in Lettera sull’amore dove di un pensiero, di un sentimento tanto diffuso l’Andreoli, studioso del cervello, famoso psichiatra, svela quanto non si era mai detto o era stato appena accennato. Già all’inizio chiarisce il suo proposito di immaginare di scrivere una lettera e indirizzarla a persone di ogni età, di ogni ceto sociale, di ogni nazionalità. Lo ha fatto per poter procedere, come appunto in una lettera per persone diverse, in un modo che da tutti fosse capito e per poter usufruire di quella libertà, di quell’intimità nell’esposizione che sono proprie di una lettera. Ha rinunciato agli schemi, ai rigori del trattato scientifico e ha fatto di quella sull’amore un’opera di oltre cento pagine liberandolo dalla convinzione che si tratti di un evento occasionale, casuale e attribuendogli un processo, un movimento, assegnandogli una storia che inizia nella mente, nell’animo, che si sviluppa per l’intera vita e che con questa s’identifica. Un carattere, un aspetto, un elemento della persona è l’amore, è presente, agisce già prima che avvenga “l’incontro fatale” tra lui e lei, agirà anche dopo che saranno diventati marito e moglie poiché oltre ad aumentare tra loro sarà l’amore del padre e della madre, quindi quello del nonno e della nonna ed infine l’amore dei più giovani verso i più adulti. Continuerà dopo la morte di questi, nel ricordo, diventerà quello degli eredi e tornerà a ripetersi, a ricominciare tra questi e i loro figli. Un processo destinato a crescere, ad estendersi, a non finire, ad assumere un carattere sociale, a diventare costitutivo della vita, della storia: è questo l’amore, è tutto quanto c’è di buono, di bello, di utile, è aiuto, partecipazione, collaborazione, è attenzione, affetto, è un bene che non distingue, non si risparmia, non finisce. Sarebbe bastato, pensa Andreoli, conservare queste posizioni per evitare che si arrivasse all’attuale crisi di quei valori morali, di quelle convinzioni spirituali che erano state alla base di ogni virtù ed avevano tenuto lontano ogni vizio. Così non è stato e tormentato si mostra lo studioso per dover riconoscere la sconfitta di un sentimento tanto importante, tanto determinante come quello dell’amore. Solo nel suo recupero vede la possibilità della salvezza, solo tornando a credere nell’amore pensa che l’umanità possa riabilitarsi, ritrovarsi, riconoscersi. Non dovrebbe essere difficile, secondo lui, giacché si tratta di un sentimento proprio della specie umana, è soprattutto suo, la distingue da ogni altra, fa parte di ogni momento, di ogni fase della vita compresa quella passata e quella futura. A mostrare la ripetizione, la continuazione, l’eternità di una simile condizione umana è, infatti, impegnato l’Andreoli di quest’opera, a documentarla con riferimenti storici, letterari, a farne un principio, un ideale che ha attraversato i secoli, e che lui pensa possa tornare a valere, a vincere pur di fronte a quanto di negativo sta succedendo ai nostri giorni. È una concezione, però, tanto carica di fiducia nell’amore da trascurare i gravi sconvolgimenti che ultimamente sono sopravvenuti nella storia, nei costumi, da non valutare quanto di nuovo, di diverso, di contrario, di cattivo è successo e succede, da credere possibile una correzione, un recupero ad opera dell’amore quando inutili si sono dimostrati ormai da anni tanti tentativi pur se di altro genere.
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO UNITÀ DI MISSIONE PER IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA MISSIONE 4: ISTRUZIONE E RICERCA Componente 1 – Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università Investimento 2.1: Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale per il personale scolastico
AVVISO PUBBLICO per la presentazione di proposte progettuali per la realizzazione di percorsi nazionali di formazione alla transizione digitale in favore del personale scolastico, erogati con modalità e strumenti innovativi, nell’ambito dei “progetti in essere” del PNRR, Missione 4 – Istruzione e Ricerca – Componente 1 – Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università – Investimento 2.1: “Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale per il personale scolastico”, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO UNITÀ DI MISSIONE PER IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA MISSIONE 4: ISTRUZIONE E RICERCA Componente 1 – Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università Investimento 2.1: Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale per il personale scolastico
AVVISO PUBBLICO per la costituzione di poli per la realizzazione di iniziative nazionali e internazionali di formazione per studenti e docenti, svolte secondo metodi e approcci laboratoriali e innovativi di co-progettazione e apprendimento cooperativo, basato sul progetto e sull’esplorazione, attraverso l’utilizzo critico e consapevole delle potenzialità delle tecnologie digitali, nonché di diffusione sui territori delle azioni del PNRR, di documentazione di tutte le esperienze e le attività didattiche e formative innovative svolte e dei relativi contenuti, di orientamento e di scambio e disseminazione delle buone pratiche sulla didattica digitale, mirate al rafforzamento delle competenze digitali e di innovazione degli studenti e dei docenti nelle scuole
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