Oggi esiti della mobilità, il responso è già su Istanze on Line

da Orizzontescuola

di redazione

Oggi si conosceranno ufficialmente gli esiti dei movimenti per tutti i gradi di scuola.

Le segreterie ne sono già a conoscenza tramite il sistema SIDI da venerdì scorso e qualche docente ha già saputo la sua destinazione in quell’occasione.

Dalla mezzanotte di oggi, molti docenti, in ansia, sono rimasti svegli ed  hanno visualizzato la destinazione sulla pagina personale di Istanze on Line, nella sezione Altri Servizi, Mobilità in organico di diritto, interroga movimento.

Il docente che ha presentato la domanda riceverà anche una mail con l’esito della elaborazione informatizzata.  Inoltre l’Ufficio Scolastico pubblicherà i bollettini completi di tutti i movimenti della provincia.

Chi non otterrà il trasferimento richiesto, potrà presentare domanda di  assegnazione provvisoria, se ha i requisiti. Le FAQ di Orizzonte Scuola

La domanda di assegnazione provvisoria potrà essere presentata ai primi di luglio.

Maturità 2019, oggi si preparano le buste per il colloquio

da Orizzontescuola

di redazione

Continuano oggi le correzioni delle prove scritte per gli esami di Stato.

Devono infatti intercorrere due giorni dalla pubblicazione dei risultati delle prove scritte all’inizio dei colloqui.

E’ prevista per oggi per la maggior parte delle commissioni la predisposizione delle buste contenente il materiale, dopo aver completato le correzioni.

Per le prove del liceo artistico, invece, oggi è l’ultimo giorno della seconda prova; nel pomeriggio, per questo indirizzo, sarà possibile iniziare le correzione degli scritti.

Colloquio: predisposizione buste per sorteggio

Il DM 37/2019 prevede che la commissione d’esame dedichi un’apposita sessione alla preparazione del colloquio.

Nel corso di tale sessione la commissione deve predisporre, per ciascuna classe, un numero di buste pari a quello dei candidati aumentato almeno di due unità. In tal modo, anche l’ultimo candidato potrà esercitare la scelta fra tre differenti buste (ad esempio: classe di 21 alunni; vanno predisposte 23 buste).

L’OM n. 205/19 all’art. 14 comma 8 dispone:

“8. Nell’ambito delle operazioni preliminari, la commissione dedica un’apposita sessione alla predisposizione dei materiali per lo svolgimento del colloquio”

E tuttavia qualche commissione potrebbe non ritenere sufficiente il tempo a disposizione, e decidere di proseguire i lavori anche

  •  subito dopo lo svolgimento delle prove scritte oppure
  • dopo la correzione delle prove scritte, nei due giorni antecedenti il
    colloquio

Va precisato che nella predisposizione dei verbali, in quello relativo alla riunione preliminare c’è quello di individuazione dei criteri per la preparazione dei materiali, mentre quello relativo alla predisposizione dei materiali è collocato dopo lo svolgimento delle prove scritte.

Il Presidente della commissione in ogni caso si assicura che le buste garantiscano la riservatezza del materiale in esse contenuto e che le stesse siano adeguatamente custodite.

Materiali

I materiali, come detto più volte, costituiscono lo spunto di avvio del colloquio, che si sviluppa in una più ampia trattazione di carattere pluridisciplinare che possa esplicitare al meglio il conseguimento del PECUP.

La scelta dei materiali ha l’obiettivo di favorire la trattazione dei nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline.

Questi i materiali da predisporre

  • testi (es. brani in poesia o in prosa, in lingua italiana o straniera)
  • documenti (es. spunti tratti da giornali o riviste, foto di beni artistici e monumenti, riproduzioni di opere d’arte; ma anche grafici, tabelle con dati significativi ……..)
  • esperienze e progetti (es.: spunti tratti dal documento del 15 maggio )
  • problemi (es.: situazioni problematiche legate alla specificità dell’indirizzo, semplici casi pratici e professionali)

La scelta dei sopra riportati materiali deve avvenire in base ai seguenti criteri:

– coerenza con gli obiettivi del PECUP
– coerenza con il percorso didattico effettivamente svolto (documento del 15 maggio)
– possibilità di trarre spunti per un colloquio pluridisciplinare
– ricerca di omogeneità tra le tipologie e il livello di difficoltà dei materiali

Candidati DSA

Per i canditati con DSA la commissione, considerati gli elementi forniti dal consiglio di classe, deve tenere in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive certificate e le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati.

Per quanto riguarda lo svolgimento del colloquio, la commissione d’esame deve proporre materiali in coerenza con il PDP di ciascuno.

Per tali candidati, scrive il Miur nella nota del 6 maggio 2019, non trova applicazione la procedura di cui all’articolo 19, comma 5, dell’O.M. n.205 del 2019.

La predetta procedura prevede quanto detto sopra, ossia la predisposizione delle buste da sorteggiare.

Pertanto per i candidati con DSA (ed anche per i disabili certificati) non è prevista la predisposizione delle buste né tanto meno il sorteggio.

Sarà, pertanto, la commissione a proporre il materiale coerente con il PDP, da cui prenderà avvio il colloquio.

Questo il passaggio della nota del Miur ” In particolare, per lo svolgimento del colloquio trovano applicazione, rispettivamente, l’art. 20, comma 7, e l’art. 21, comma 5, dell’ordinanza ministeriale i quali prevedono che le commissioni d’esame sottopongano ai candidati con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento i materiali di cui all’art. 19, comma 1, predisposti in coerenza con il PEI o il PDP di ciascuno. Pertanto, non trova applicazione per i candidati con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento la procedura di cui all’art. 19, comma 5, dell’O.M. n.205 del 2019.”

Tale disposizione è stata confermata anche dall’UST di Varese.

“INIZIO CON LA SCELTA DELLA BUSTA (ESONERO PER H E DSA vedi CM 788 del 06/05/2019″ così troviamo segnalato nella slide n. 20 presentata alla riunione di formazione per i presidenti di commissione.

Gli alunni non devono conoscere in anticipo contenuti delle buste

I percorsi infatti non devono essere strutturati nel documento del 15 maggio (come pensa qualche docente), né devono essere messi a disposizione degli studenti qualche giorno prima della prova.

Gli studenti devono infatti confrontarsi con una situazione “non nota”

Bussetti: non è il voto a definire valore di una persona

da Orizzontescuola

di redazione

Il ministro Bussetti ha affidato a Facebook il commento sull’alunno che ha tentato il suicidio.

All’indomani della vicenda, il titolare del Miur ha scritto sul suo profilo social:

“La vicenda del 14enne che è in fin di vita a Napoli dopo un tentativo di suicidio per essere stato rimandato a scuola mi colpisce e mi addolora profondamente. Sono vicino alla sua famiglia e spero che possa presto tornare ai suoi affetti.
Come ripeto spesso, il voto non definisce il valore di una persona, ma serve a misurare un compito o un’interrogazione. Ricordiamolo sempre ai nostri ragazzi”.

Il lavoro passa per la scuola, al Sud lasciano entrambi a desiderare: record di Neet e abbandoni dei banchi

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

L’educazione e la formazione sono requisiti indispensabili per approdare con successo nel lavoro e, in generale, per inserirsi nella società. E quindi anche per l’intera crescita del Paese in cui si vive. In Italia, però, c’è più di qualcosa che non va.

Le stime espresse da Eurostat dicono che Cgil, Cisl e Uil hanno i loro buoni motivi per avere organizzato il 22 maggio la manifestazione unitaria a Reggio Calabria a difesa del lavoro e del Sud: tra le ultime cinque regioni in Europa per tasso di occupazione, ben quattro sono infatti nel Mezzogiorno d’Italia ma il gap rispetto all’Ue è ampio anche sull’educazione e la formazione dei giovani.

I dati Eurostat: le difficoltà del Meridione

Si tratta di dati riferiti al 2018, ripresi dall’Ansa, relativi ad un’Italia divisa a metà con meno del 50% delle persone tra i 20 e i 64 anni che lavorano in Sicilia (il 44,1%) a fronte del 63% medio in Italia e il 74,4% in Emilia Romagna.

In Europa fa peggio di Sicilia, Campania (45,3%), Calabria (45,6%) e Puglia (49,4%) solo la regione oltremare francese della Mayotte (40,8%), isola vicina al Madagascar.

L’Italia – ricorda l’Ansa – pur avendo un tasso di occupazione complessivo medio maggiore di quello della Grecia (il 63% contro il 59,5%) ha un divario più ampio tra le singole regioni, con l’Emilia Romagna al 74,4% e la provincia di Bolzano al 79% mentre il Sud è in media al 48,7% e le Isole al 47,1%.

Il problema sarebbe ben chiaro anche ai politici: negli ultimi giorni, il vicepremier Luigi Di Maio ha detto che si potrebbe arrivare a dare il via libera all’autonomia differenziata solo a condizione che contestualmente si vari un “grande piano per il Sud” (un progetto che però convince poco).

Bassi livelli formativi al Sud: alta la dispersione

Poi, dicevamo, c’è il problema della mancata formazione: al Sud, le persone che hanno al massimo il diploma di terza media sono il 32,7% di coloro che hanno tra i 30 e i 34 anni a fronte del 16,4% medio in Ue (36,2% nelle isole) mentre coloro che in questa fascia di età hanno una laurea sono appena il 21,3% (il 20,9% nelle Isole) contro il 40,7% medio in Ue.

In Italia è in media più alta la percentuale di abbandono scolastico (14,5% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni a fronte del 10,6% medio in Ue), soprattutto a causa dell’alto tasso registrato tra i ragazzi sardi (il 23%) e siciliani 22,1%).

La stessa alternanza scuola-lavoro, che dal 2005 i governi hanno cercato di potenziare e di incentivare (anche se dall’attuale esecutivo è stata dimezzata a livello orario), al Meridione si svolge spesso con difficoltà, a causa quasi sempre del basso numero di aziende e industrie in grado di recepire giovani in formazione.

Né studiano, né lavorano: tanti in Italia

Le regioni meridionali si confermano poi al top per la percentuale di Neet, ovvero le persone che non lavorano ma non sono neanche in un percorso di studio o di formazione.

Se in Europa la percentuale dei giovani tra i 15 e i 34 anni Neet è al 14,1%, nel nostro Paese scende lentamente: oggi è al 24,8%, soprattutto a causa degli alti tassi nelle regioni del Sud (35,5%) e delle Isole (39%).

In Sicilia il fenomeno dei Neet è addirittura in crescita: è risalito al 41,8 dopo, due anni di calo superando anche la regione francese della Guyane scesa al 39,2%.

Le donne che non lavorano

Il dato italiano è basso anche per altri motivi, oltre a quello della formazione che non decolla. Ad esempio, per la scarsa partecipazione al lavoro delle donne (fanno eccezione alcune professioni, come quella della scuola dell’infanzia, dove il sesso femminile è presente sul 99% degli organici).

Complessivamente, però, nel nostro Paese tra i 20 e i 64 anni lavora il 53,1% delle donne contro il 67,4% della media Ue (il 75,8% in Germania), ma anche all’interno del nostro Paese ci sono differenze enormi con l’Emilia Romagna con il 66,9% delle donne occupate (superiore alla media Ue) e la Sicilia con il 31,5%. In Campania sono occupate il 31,9% delle donne in età da lavoro (sempre senza considerare quelle tra i 15 e i 20 anni), in Calabria il 33,5% e in Puglia il 35,6%.

Il liceo classico, scuola formativa e rigorosa: salvarlo, non snaturarlo

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Riconoscere, scomporre, astrarre e risolvere sono i passaggi obbligati per qualunque traduttore di latino o di greco. Tradurre non è semplicemente fare i compiti, significa affrontare problemi. Dunque fare il classico e tradurre dal latino e dal greco è la miglior palestra dove allenare il pensiero astratto.

“Frequentare i classici insegna ad affrontare la fatica quotidiana dello studio, che è fatica anche fisico-posturale”, scriveva Gramsci.

Il liceo classico, oggi, però, pur essendo una scuola formativa e rigorosa, viene visto con disappunto perché non alla moda, moderno o europeo, in linea con le competenze richieste dal mondo del lavoro.

Per affrontarla occorre infatti attuare una serie di operazioni mentali che sono tipiche di ogni metodologia razionale; senza contare che i linguaggi di un gran numero di saperi – non solo umanistici e filosofici, ma sociali, tecnici, artistici e scientifici – sono ampiamente costruiti su termini di origine greca e latina.

I ragazzi in uscita dagli studi liceali classici conseguono i risultati migliori in ambito universitario.

Per salvare e rilanciare il Liceo classico in Italia, tutto bisogna fare, fuorché snaturarlo.

Il tramonto dei Maestri

da la Repubblica

Michele Ainis

Il maestro è nell’anima», cantava nel 1990 Paolo Conte. Trent’anni dopo, forse ci è rimasta l’anima, ma non abbiamo più maestri. Non possiamo più ascoltare la voce di Margherita Hack che ci parla delle stelle, né leggere una nuova poesia di Alda Merini. Ci hanno lasciato Bobbio, Eco, Montanelli, Veronesi, Levi Montalcini.

Chi li ha sostituiti, chi? Se ti guardi attorno, incroci un paesaggio vuoto. O al più abitato da mezzibusti e da mezzeculture, come li chiamava Adorno. Uomini senza la genialità dei grandi pensatori, ma senza neanche la grazia selvatica dell’analfabeta. E in genere senza una tempra morale che li elevi dalla mediocritas che segna il nostro tempo.

È infatti questo il principale attributo dei maestri: l’altezza. Fin dall’epoca romana il magister è magis, è un uomo che vale più degli altri, che li surclassa per senno e per sapienza. Però il maestro non comanda, dirige. Potremmo definirlo il dirigente delle classi dirigenti. E la sua autorità è morale, piuttosto che giuridica. Sarà forse per questo che i maestri – almeno in Italia – formano una razza in estinzione. Perché alle nostre latitudini è in crisi l’etica pubblica, sono in crisi le classi dirigenti. Manca l’orchestra, insomma, e dunque manca chi sia in grado di dirigerla.

Ne è prova il livello d’istruzione dei nostri governanti. Il gabinetto Conte ha tra le più basse percentuali di laureati dal 1946: 22,7%. Non hanno un diploma di laurea in tasca né Di Maio né Salvini, i due motori politici dell’esecutivo. E quest’ultimo è il primo ministro dell’Interno non laureato nella storia dell’Italia repubblicana. Certo, nessuna laurea garantisce la qualità delle persone. Benedetto Croce, per esempio, non fu mai dottore. Però dai numeri nasce una domanda. Nel 1909, in seno all’ultima Camera eletta a suffragio ristretto, i laureati erano il 79%; quarant’anni dopo, fra i banchi dell’Assemblea costituente eletta viceversa a suffragio universale, quella percentuale s’attestava comunque al 74,2%; adesso invece vola rasoterra. Ecco, perché?

Eppure negli ultimi decenni il numero di italiani con una laurea in tasca è divenuto sempre più elevato. Se il livello d’istruzione dei politici ha seguito la traiettoria opposta, significa che la politica oggi riflette il peggio della società italiana, o comunque la sua componente culturalmente più arretrata. E come la politica altresì l’economia, le banche, i sindacati, l’università, il sistema dei media. Nei luoghi in cui s’esprime la nostra classe dirigente di rado prevalgono i migliori. Contano i parenti piuttosto che i talenti. E infatti la mobilità intergenerazionale – che misura la probabilità di schiodarsi dalla classe di reddito dei propri genitori – in Italia è 3 volte più bassa rispetto agli Stati Uniti. Di conseguenza il 60% degli italiani rimane intrappolato nel suo ceto d’origine (Ocse 2018).

Questo stato di cose offende la Costituzione, oltre che il comune sentimento di giustizia. Dice l’articolo 34: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». È forse la norma più alta della nostra Carta, la più eloquente. Perché vi si riflette un’idea di società fondata sulle capacità degli individui, anziché sul certificato anagrafico che ciascuno di noi riceve in sorte.

Come già prometteva la Déclaration del 1789: eguaglianza significa che tutti i cittadini possono ricoprire un ruolo pubblico, «senz’altra distinzione che quella della loro virtù e del loro ingegno».

Si dirà che è un’utopia, un modello irrealizzabile. Vero, la società perfetta non esiste. Tuttavia le norme costituzionali servono a indicare una direzione verso cui procedere, come accadeva agli antichi naviganti osservando gli astri.

Noi invece, a quanto pare, procediamo in direzione opposta. E l’eclissi dei grandi maestri ne è forse la prova più evidente. Scriveva nel De magistro San Tommaso che il sapere, come la virtù, sussiste in potenza dentro ciascun uomo. C’è bisogno però d’un maestro che faccia da levatrice, e che al contempo sia fonte di trasmissione della conoscenza fra le generazioni. Senza maestri, dunque, si spezza la catena d’esperienze e di saperi che proietta il passato sul futuro, la società di ieri verso quella di domani.

Sicché risuona, di nuovo, la domanda: perché? Per quale ragione siamo rimasti orfani di qualunque guida? Non perché in Italia manchino le intelligenze, né le competenze. Manca piuttosto un ambiente che sappia allevarle, e che sia in grado poi di riconoscerle.

Se il successo dipende da fattori effimeri, superficiali. Se la carriera premia le relazioni, anziché gli sforzi individuali. Se le classi dirigenti non prendono in mano un libro nemmeno per leggiucchiarne il titolo. Se ogni ateneo promuove i cuccioli di casa, sbarrando la porta agli studiosi che bussano da fuori. Se tutto questo accade – e accade – allora c’è un problema che riguarda non tanto la cultura, quanto piuttosto l’istruzione.(Ri)cominciamo da lì.

La scuola che non ha il coraggio della libertà

da Corriere della sera
Ernesto Galli della Loggia

Le tracce per la prima prova scritta all’esame di maturità — la composizione d’italiano a tema libero — sono uno specchio fedele (e del resto avrebbe mai potuto esser diversamente?) dello spirito che non da oggi domina la scuola italiana. Dirò meglio: dell’obiettivo principale che essa si prefigge e quindi dell’ideologia che la nutre. A parole l’obiettivo dell’istituzione scolastica è naturalmente l’ istruzione.

V ale a dire accrescere «il sapere», e per questa via favorire l’autonomia di giudizio degli studenti (chiedo scusa: «delle studentesse e degli studenti», per obbedire al canone della correttezza linguistica dei documenti del Miur), e così dunque sviluppare il loro spirito critico. Ma questo a parole. Nelle intenzioni e nei fatti, invece, l’obiettivo vero della scuola — proclamato in ogni suo documento ufficiale — è un altro: è l’«educazione». È l’obiettivo cioè che consiste nel fare di ogni allievo innanzi tutto un buon cittadino, una persona devota ai principi e agli ideali della Costituzione, formata alle regole del civismo democratico, pronta ai doveri di ogni socialità benevola e solidale. Infatti che cos’altro facevano le tracce date l’altro giorno se non invitare obbligatoriamente a fare proprio con la necessaria compunzione questo orizzonte di «buona educazione»? A che cos’altro potevano mirare se non a sentir tessere l’ovvio elogio di ogni sano sentimento nella figura del generale dalla Chiesa, di Gino Bartali, della lotta contro la mafia, nella difesa del nostro patrimonio artistico, nella deprecazione dei biechi totalitarismi del Novecento? O qualcuno al Miur pensava davvero che potesse esserci uno studente kamikaze voglioso di mettersi a polemizzare, chessò, sul 41 bis o sul reato di associazione mafiosa? O magari che potesse presentarsi, vedi mai, una studentessa emula di Giovanna d’Arco disposta a sostenere che Gino Bartali salvò sì decine di ebrei dallo sterminio ma perché mosso dalla torbida ambizione di essere ricordato un giorno nel Giardino dei Giusti? Ed ecco infine ieri, inevitabile ciliegina sulla torta a conferma di quanto sto dicendo, il tema su don Milani al liceo di Scienze sociali. Assente giustificato, come si vede, solo Garibaldi. Ma perché, mi chiedo, la scuola italiana ha deciso — sia pure con le migliori intenzioni: che peraltro è noto quali vie servano a lastricare — perché ha deciso diventare una scuoladi conformismo? Perché invece di chiedere agli studenti, nel momento conclusivo della loro carriera scolastica, di servirsi di quanto hanno imparato negli anni precedenti per organizzare un loro autonomo, personale, ragionare su qualcosa, per esprimere un qualche argomentato giudizio su uomini e vicende del mondo, perché invece di tutto ciò essa decide di chiedere loro solo grigi imparaticci, frasi fatte, rancidi rimasticature di già detto? Perché insomma la scuola italiana ha paura della libertà e insegna che è meglio farne a meno?

Assegnazioni provvisorie, quali sono i posti liberi

da Orizzontescuola

di Giovanna Onnis

La mobilità annuale, che comprende le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie, viene disposta su posti e cattedre che risultano disponibili per l’intero anno scolastico.

Le disponibilità possono riguardare sia cattedre e posti vacanti nell’organico dell’autonomia delle diverse istituzioni scolastiche, sia cattedre e posti che si rendono disponibili in organico di fatto.

Nel primo caso si tratta di cattedre e posti non occupati da docenti titolari e che non sono stati utilizzati nelle operazioni di mobilità o di immissione in ruolo.

Nel secondo caso si tratta di posti e cattedre non vacanti in quanto occupati da docenti titolari, che, però, si rendono disponibili per un intero anno scolastico per aspettativa, mandato politico/amministrativo, collocazione fuori ruolo, part-time o altre motivazioni che giustificano l’assenza del docente titolare per l’intero anno scolastico.

Le disponibilità complessive per la mobilità annuale vengono, quindi, determinate in seguito all’adeguamento dell’organico alla situazione di fatto

Adeguamento dell’organico alla situazione di fatto

L’adeguamento dell’organico alla situazione di fatto, come chiarisce l’art.2 comma 1 del CCNI, è disciplinato dalle seguenti disposizioni :

  • CM sull’organico 2019/20, dove, si stabiliscono i criteri e le regole per la definizione delle dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2019/2020
  • costituzione dei posti part-time
  • DL n.95/2012 riguardante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”, in relazione all’art.14 che disciplina la riduzione delle spese di personale delle amministrazioni statali
  • Legge n.107/2015, art.1 commi 64 e 69, in relazione alla definizione e determinazione dell’organico dell’autonomia
  • Legge n.232/2016, art.1 comma 366, che disciplina l’incremento dell’organico dell’autonomia istituito con la legge n.107/2015, per l’anno 2017
  • Legge n.205/2017, art.1 comma 613, che disciplina l’incremento dell’organico dell’autonomia istituito con la legge n.107/2015, per gli anni 2018 e 2019

Criteri per la determinazione delle disponibilità: ruolo della contrattazione decentrata regionale

I criteri di definizione del quadro complessivo di tutte le disponibilità sono determinati dagli accordi stipulati a livello regionale con le organizzazioni sindacali.

Le disponibilità complessive comprendono sia i posti dell’organico dell’autonomia che i posti dell’adeguamento del medesimo alla situazione di fatto.

Nel quadro complessivo sono compresi:

  • i posti di insegnamento disponibili in ciascuna istituzione scolastica
  • i posti in deroga sul sostegno in attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n.80 del 22.2.2010
  • i posti in organico di fatto, comunque disponibili per un anno scolastico, come previsti dalla normativa vigente, la cui disponibilità risulta da:
  • part-time
  • incarichi di presidenza
  • comandi e utilizzazioni
  • mobilità intercompartimentale
  • attuazione di iniziative progettuali previste nell’art.1 comma 65 della Legge n.107/2015, dove si stabilisce che la ripartizione della dotazione organica tra le regioni può considerare, senza ulteriori oneri rispetto alla dotazione organica assegnata, il fabbisogno per progetti e convenzioni di particolare rilevanza didattica e culturale espresso da reti di scuole o per progetti di valore nazionale
  • ore residuate nella scuola Secondaria di I e II grado che, a tal fine, possono essere abbinate con ore disponibili sia nella stessa sia in altra istituzione scolastica, in modo da costituire cattedre o posti con orario settimanale non superiore a quello contrattualmente previsto, salvo i casi previsti dall’ordinamento

Relativamente ai posti di sostegno della scuola Secondaria di II grado il quadro delle disponibilità comprende i posti in organico di diritto risultanti dall’applicazione dell’art. 26, comma 3 del CCNI sulla mobilità 2019/20 e i posti in deroga eventualmente già istituiti.

Prima di avviare le operazioni di utilizzazione e previa informazione alle organizzazioni sindacali, come stabilisce l’art.3 comma 6 del CCNI sulla mobilità annuale, deve essere predisposto, per ogni provincia, il quadro complessivo delle disponibilità, relativo alle diverse tipologie di posti, compresi i posti relativi all’insegnamento della religione cattolica. Dovrà essere data tempestiva informazione alle organizzazioni sindacali anche su eventuali disponibilità sopraggiunte e sulla motivazione delle stesse.

Disponibilità e criteri per l’utilizzazione dei docenti

Se il numero dei docenti da utilizzare risultasse inferiore alle disponibilità, le operazioni di utilizzazione devono essere finalizzate alla copertura dei posti che comportino un maggior onere finanziario.

Nell’utilizzazione di tutte le risorse professionali, l’obiettivo che deve essere perseguito, come sottolinea l’art.3 comma 3 del CCNI, è la realizzazione degli obiettivi formativi e curriculari previsti per ciascun ordine e grado di scuola, assicurando la continuità didattica, la funzionalità, l’efficacia del servizio e la valorizzazione delle competenze professionali, tenuto conto delle opzioni, esigenze e disponibilità dei docenti interessati.

La contrattazione decentrata a livello regionale definisce, inoltre, i criteri e le modalità di utilizzo del personale nelle iniziative progettuali attivate ai sensi dell’art.1 comma 65 della Legge n.107/2015, già in atto e la cui prosecuzione sia di riconosciuta rilevanza educativa e sociale.

Analogamente in sede di contrattazione regionale decentrata sono regolamentate le modalità per attuare lo scambio di cattedre o posti tra coniugi anche fra province diverse.

Concorso DSGA, prova preselettiva: dal 24 giugno visibile su Istanze Online

da Orizzontescuola

di redazione

La prova preselettiva del concorso per diventare DSGA si è svolta nei giorni 11, 12 e 13 giugno. Gli UU.SS.RR. hanno già pubblicato gli elenchi degli ammessi alla prova scritta, per cui si attende adesso lo svolgimento di tale prova.

Concorso DSGA, risultati preselettiva ed elenco ammessi. Completo tutte le regioni

Visione prova preselettiva

Come anticipato, la prossima settimana i candidati potranno visualizzare la prova preselettiva svolta.

L’USR Sicilia nel fornire indicazioni sulla richiesta di accesso agli atti, ha comunicato che la prova preselettiva sarà visibile dai candidati dal prossimo 24 giugno.

La prova sarà visualizzabile da tutti i candidati di tutte le regioni su Istanze Online.

Concorso DSGA Sicilia, preselettiva: come presentare richiesta di accesso agli atti

Prova scritta

I candidati dovranno svolgere due prove scritte:

  • una prova costituita da sei domande a risposta aperta, volta a verificare la preparazione dei candidati sugli argomenti di cui all’Allegato B del DM 863/2018;
  • una prova teorico-pratica, consistente nella risoluzione di un caso concretoattraverso la redazione di un atto su un argomento di cui all’Allegato B del DM 863/2018.

La prova scritta si svolge nella stessa data in ogni regione nelle sedi individuate dagli USR. Continua

Stipendio, commissari esami di Stato possono chiedere anticipo compensi [La tabella]

da Orizzontescuola

di redazione

Esami di Stato secondaria II grado: tabella compensi per Presidente, commissario esterno ed interno. Le retribuzioni sono state stabilite nel 2007 e mai modificate.

Compensi stabiliti nel 2007

I compensi per commissari e Presidenti impegnati negli Esami di Stato delle scuole secondarie di II grado sono quelli stabiliti nel 2007. Finora non si è parlato di modifiche.

I compensi rimangono disciplinati dal decreto del 24 maggio 2007 e dalla nota del 2 luglio 2007.

Quanto guadagnano Presidente, commissario interno ed esterno
A Presidente, commissario eterno e commissario interno compete innanzitutto un compenso legato al profilo (non conta il numero degli alunni da esaminare).

Come si sceglie se va preso in considerazione il luogo di residenza o di servizio?

Posto che sede di servizio o di residenza devono essere intese quelle dichiarate dagli interessati in occasione della presentazione delle domande, la scelta è semplice: va presa in considerazione, in termini di tempo di percorrenza, quella più vicina alla sede d’esame.

In caso di nomina di personale non in servizio o estraneo all’amministrazione (ad es. su domanda di messa a disposizione) vanno prese a riferimento, come sede di servizio, la sede dell’Ufficio scolastico provinciale di appartenenza dell’istituzione scolastica, ovvero la sede di residenza dell’interessato (sempre calcolando il danno minore per l’Amministrazione).

Ad essere rilevante è dunque il tempo di percorrenza.

Il compenso più basso è quindi quello del commissario interno che svolge gli esami in una sede raggiungibile in non più di 30 minuti (570 euro lorde), quello più alto quello del Presidente nominato in sede esterna a comune di servizio/residenza raggiungibile in tempo superiore a 100 minuti, con un guadagno di 3.519 euro lorde.

N.B. le classi abbinate in una unica commissione d’esame possono appartenere ad istituti diversi entrambi sede d’esame, talvolta ubicati in comuni diversi. Pertanto per i periodi nei quali tutti o parte dei membri della commissione operano anche nell’altra sede d’esame, la quota del compenso per trasferta deve essere rideterminata prendendo a riferimento i tempi di percorrenza intercorrenti tra sede di servizio o di residenza e la seconda sede d’esame. Il relativo compenso spetta in proporzione al periodo continuativo impiegato nella seconda sede, rispetto alla durata complessiva delle operazioni d’esame.

Commissario interno su più commissioni

Inoltre, al commissario interno che svolge la funzione su più commissioni compete, per ogni ulteriore commissione, il compenso forfetario per la quota riferita alla funzione, di cui alla tabella 1- quadro A, attribuito al medesimo per la prima commissione e, comunque, entro il limite massimo di due compensi aggiuntivi.

Commissario delegato

Al commissario delegato a sostituire il presidente è attribuita una maggiorazione del 10% del compenso previsto per la funzione di commissario.

Periodi inferiori durata esame

Al personale impegnato per periodi inferiori alla durata delle operazioni d’esame (componenti di commissione che, nel corso degli esami, siano impossibilitati allo svolgimento dell’incarico per grave, eccezionale e documentato motivo; personale nominato dal provveditore in sostituzione del componente assente) i compensi vanno corrisposti in proporzione al periodo continuativo di servizio prestato rispetto alla durata complessiva delle operazioni d’esame.

Commissari in due classi della stessa commissione

Reintrodotta invece con nota del 24 luglio 2014 la retribuzione aggiuntiva anche per gli insegnanti – commissari in due classi della stessa commissione.

Pagamenti

Di solito avvengono a partire dal mese di agosto, fermo restando che ai componenti le commissioni d’esame nominati in comuni diversi da quello di servizio o di abituale dimora, possono essere concessi anticipi, a richiesta degli interessati, fino al 50% dei compensi forfetari lordi complessivamente spettanti

Autonomia regionale della scuola: avanti tutta per il Governo

da Orizzontescuola

di redazione

Sembra che la legge sull’autonomia sarà portata al consiglio dei ministri la prossima settimana.

L’iter sta procedendo abbastanza in fretta: è stata infatti ufficialmente fissata la sequenza temporale della trattativa. Salvini ha già espresso la sua idea: sulla questione non si torna indietro.

Mancherebbe però un passaggio preliminare, che coinvolge le commissioni parlamentari; tra l’altro si discute ancora con il ministro del Sud per dare maggiore equità all’accordo che era stato fatto in materia con il governo precedente.

“Al Sud – ha detto ieri Di Maio – servono infrastrutture, un piano che punti a creare posti di lavoro, che spinga la crescita e lo sviluppo e che si concentri nella stagione estiva anche e soprattutto sul turismo, su cui per quanto mi riguarda bisogna intensificare gli sforzi e fare qualcosa in più. Non è possibile che a ridosso del 2020 ci siano Comuni dove si fatica a trovare un pronto soccorso o il personale sanitario. Dove per fare 10 km impieghi due ore. Dove se vuoi mandare tuo figlio a scuola devi cambiare città”

Le regioni del Nord, come Piemonte, Veneto, Lombardia ed Emilia – Romagna, sono già pronte ad accogliere la legge, hanno fretta di concludere ed aspettano solo che il governo chiuda la questione, facendo una scelta definitiva a favore della regionalizzazione.

Intanto martedì 25 giugno ci sarà una manifestazione nazionale presso piazza Montecitorio a Roma, a partire dalle ore 14.  Tra le sigle sindacali che aderiranno ci sono And, Adida, Cobas, Unicobas e Anief.

Regionalizzazione scuola: il “grande piano per il Sud” di Di Maio convince poco

da La Tecnica della Scuola

Di Reginaldo Palermo

Le rassicurazioni di Luigi Di Maio in merito al progetto di regionalizzazione non convincono tutti: dare il via libera alla autonomia differenziata a condizione che contestualmente si vari un “grande piano per il Sud” come ha dichiarato il capo politico del M5S appare a molti una vera e propria resa del Movimento alla Lega di Salvini.

Lega che, per parte sua, non può permettersi il lusso di trascurare le richieste delle regioni del nord e in particolare della Lombardia e del Veneto.

Duro in proposito il commento di Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas: “Dilettanti e analfabeti della politica non hanno ancora letto la controriforma costituzionale del Governo Amato del 2001: il parlamento non può ‘discutere’ sull’intesa fra le regioni che, come il Veneto, chiedono l’autonomia differenziata con la gestione diretta e totale della scuola (e del resto), organici compresi, e che vogliono trattenere il 90% del residuo fiscale”.

Molti di coloro che sono contrari alla regionalizzazione sostengono che l’operazione si potrebbe anche fare ma solo dopo aver definito i LEP (livelli essenziali delle prestazioni).

“Per carità – replica ancora d’Errico – anche la definizione dei LEP non serve a nulla: il Parlamento può solo votare sì o no. A questo punto il M5S deve decidere se votare contro o a favore della regionalizzazione leghista, non c’è una terza possibilità”.

Nella giornata di venerdì è circolata la notizia che il Governo potrebbe riunirsi martedì 25 giugno per decidere in merito.
Ma proprio per la stessa data è in programma a Roma una manifestazione di protesta (“contro la regionalizzazione senza se e senza ma” l’hanno definita fin da subito gli organizzatori); l’iniziativa è promossa da un Comitato spontaneo e sostenuta tra gli altri dai Cobas e dall’Unicobas romani oltre che dall’Anief e dalla Gilda (l’adesione di questa sigla è arrivata nelle ultime ore).

Secondo voci più che attendibili, alla manifestazione parteciperanno anche diversi parlamentari del M5S che intendono rimarcare il proprio dissenso rispetto ad una operazione che potrebbe rivelarsi decisamente rischiosa per la tenuta del Governo. A quel punto Giuseppe Conte avrà un altro problema da risolvere.

Concorso dirigenti scolastici, spunta la schermata “fantasma” per scegliere la destinazione

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Da qualche ora, accedendo a Polis, è possibile visualizzare una “maschera” in cui la pagina annuncia la possibilità di scegliere la priorità di regione dei vincitori del concorso dirigenti scolastici. E’ solo una schermata, al momento non permette di andare avanti però.

Si tratta di un piccolo “trucchetto”: a quanto pare, cambiando semplicemente le ultime cifre ai link attivi della pagina Polis, i concorrenti che hanno superato il concorso dirigenti scolastici, potranno appunto visualizzare la pagina, probabilmente in costruzione, che porterà i vincitori a scegliere la regione di preferenza per l’immissione in ruolo del prossimo anno, come nuovi dirigenti scolastici.

Si tratta di qualche magia dell’informatica, ma ciò significa che a breve tale pagina, visualizzata fortuitamente per il momento, diventerà operativa per tutti i vincitori di concorso.

Nel frattempo però, le polemiche sul concorso non si fermano: I Partigiani della Scuola Pubblica hanno deciso di fare propria la protesta con un comunicato nel quale ripropongono tutti i motivi, ormai noti, di irregolarità (alcuni potrebbero avere persino rilevanza penale) e chiedono esplicitamente l’annullamento delle prove.

Ma nel frattempo anche i candidati che hanno superato le prove stanno facendo sentire la propria voce e parlano apertamente di ricorsi strumentali, pretestuosi e privi di serie argomentazioni sul piano giuridico e amministrativo.

C’è anche il mistero della scomparsa delle prove scritte: “Dal sito di istanze online – denuncia il senatore Nencini – sembrano scomparse le prove scritte fino ad oggi consultabili. Lo strano caso del concorso per Dirigente Scolastico diventa così sempre più paradigmatico di un sistema politico inefficiente e pasticcione”.

Maturità 2019, sotto con la prova orale e la novità delle buste

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Si sono appena concluse le prove scritte degli esami di stato 2019, tenute il 19 (prima prova di italiano) e 20 giugno (seconda prova), che gli studenti e i commissari impegnati dovranno subito pensare al colloquio orale, l’ultimo step prima della maturità, le cui date sono stabilite dalle singole commissioni.

Esami di stato 2019: la novità che fa paura

Il colloquio, ovviamente, non rappresenta una novità, ma lo è la modalità che dovrà seguire questo, che in questi mesi ha aperto un ciclone di polemiche infinite.

ScuolaZoo ha condotto un sondaggio tramite il suo canale Instagram e il 70% dei Maturandi hanno risposto che la cosa che più li terrorizza della nuova Maturità è l’introduzione delle tre buste all’Esame Orale: da quest’anno infatti gli studenti non saranno più chiamati a presentarsi con una tesina, ma dovranno affidarsi alla sorte “pescando” un argomento scegliendo una fra tre buste all’interno delle quali troveranno dei documenti dai quali partirà poi il colloquio dell’esame orale.

Lo stesso Ministro ha provato nei giorni scorsi a rassicurare i ragazzi: “Per la prova orale, grazie alle buste, il meccanismo è più semplice e trasparente. Rassicuriamo i maturandi: dentro non ci saranno domande astruse, ma spunti già oggetto di studio durante l’anno! Nessuna richiesta ‘fuori programma’”

Esami di stato 2019: la prova orale

Per il colloquio orale, cioè per l’ultima prova, la commissione proporrà ai candidati di analizzare testi, documenti, esperienze, progetti e problemi.

Il colloquio si svolgerà secondo diversi momenti:

• Sorteggio di una tra tre buste contenente ciascuna determinati materiali per creare un discorso interdisciplinare;

• Esposizione dell’elaborato multimediale o della tesina scritta sulla propria esperienza di alternanza scuola-lavoro;

• Domande su nozioni di “Costituzione e Cittadinanza” in base al programma svolto durante l’anno;

• Visualizzazione e commento delle prove scritte corrette.

Maturità 2019, cosa conterranno le buste

I materiali di partenza sono predisposti dalle stesse commissioni, nei giorni che precedono l’orale, “tenendo conto del percorso didattico effettivamente svolto dagli studenti descritto nel documento che i Consigli di classe consegneranno come ogni anno in vista degli Esami”.

Ci saranno materiali che forniranno uno spunto per l’avvio del colloquio. Un testo poetico o in prosa, un quadro, una fotografia, un’immagine tratta da libri, un articolo di giornale, una tabella con dei dati da commentare, un grafico, uno spunto progettuale, una situazione problematica da affrontare.

I materiali delle buste già scelte dai candidati non potranno essere riproposti in successivi colloqui. La durata del colloquio?  Per i tecnici ministeriali non deve essere superficiale, ma non troppo lungo (massimo 60 minuti).

Esami di Stato 2019, cosa non conterranno le buste

Cosa, invece, non potranno contenere le buste? Secondo i tecnici del Miur non devono esserci domande, serie di domande, argomenti, riferimenti a discipline.

SCARICA IL PDF CON TUTTO SULL’ORALE elaborato dal Miur

Esami di Stato 2019: il voto finale

Cambia anche il voto finale, che resta espresso in centesimi: il credito scolastico vale fino a 40 punti (non più 25). I restanti 60 punti spettano alla commissione (che potrà integrare di 5 il voto complessivo per chi ha almeno 30 crediti): massimo 20 per ciascuno dei due scritti, e massimo 20 per l’orale, dove si tratterà anche dell’esperienza dell’alunno “on the job”. Per essere promossi servono almeno 60 punti. Per la lode ci vuole l’unanimità.

Ecco il video, postato sui canali social ufficiali del Miur, con tutte le novità

ORDINANZA MIUR

Assegnazione provvisoria, domande dal 9 al 20 luglio

da La Tecnica della Scuola

Di Fabrizio De Angelis

Dopo la firma del contratto sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie 2019. il Ministero dell’Istruzione, con la nota 28978 del 20 giugno 2019, rende note le date di presentazione delle domande:

Docenti – Ogni ordine e grado dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (online)

Docenti assunti ex DDG 85/2018 dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (cartacea)

Utilizzazioni verso le discipline specifiche dei licei musicali

dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (cartacea)

Personale ATA (ausiliario, tecnico ed amministrativo)

dal 9 luglio al 20 luglio 2019 (cartacea)

Al momento, ricorda la Flc Cgil, non vi sono indicazioni per quanto riguarda gli insegnanti di religione cattolica ed il personale indicativo, che saranno comunque in formato cartaceo.

LA NOTA DEL MIUR

Assegnazioni provvisorie, i punti del contratto

Riepiloghiamo i punti salienti che riguardano il contratto di utilizzazioni e assegnazioni provvisorie:

– La validità triennale, con clausola di riapertura per far fronte a subentrate esigenze. Le operazioni rimangono annuali e così pure la facoltà di presentare domanda se in possesso dei requisiti.

– L’assegnazione provvisoria può essere richiesta da tutti gli interessati per i previsti motivi di ricongiungimento e cura, indipendentemente dall’esito della mobilità. Questo rappresenta un deciso superamento rispetto al precedente CCNI che limitava il movimento all’interno della provincia se successivo al trasferimento interprovinciale, salvo il beneficio della precedenza.

– Possibilità di presentare domanda di assegnazione provvisoria interprovinciale, in deroga, su posto di sostegno anche ai docenti senza specializzazione che abbiano un servizio almeno annuale su sostegno, ovviamente fatto salvo il requisito di ricongiungimento/cura e al termine della sequenza operativa che prevede ogni tutela per i docenti con titolo sia di ruolo che supplenti.

– Discipline di indirizzo dei licei musicali: utilizzazioni e accantonamento delle quote-orario ai precari, solo per conferma e a salvaguardia della continuità didattica. Si tratta di una fase transitoria che si applica esclusivamente per l’a.s. 2019/2020, nell’ottica di procedere con la necessaria gradualità omologando le disposizioni previste per le altre classi di concorso ed in armonia con quanto previsto dal CCNI sulla mobilità.

– Accesso alle domande di assegnazione provvisoria provinciale e interprovinciale per i docenti delle medesime discipline (licei musicali), in subordine alle operazioni di cui al punto sopra per il solo primo anno di vigenza del CCNI. Per gli a.s.2020/2021 e 2021/2022 i movimenti saranno a regime.

Partecipano anche i docenti del FIT

Potranno fare domanda di assegnazione anche i docenti FIT assunti da graduatorie pubblicate entro il 31 agosto 2018, si legge su Cisl Scuola. Si tratta dei docenti che hanno partecipato al concorso riservato del 2018, su cui l’amministrazione ha

Precedenze assegnazioni provvisorie 2019

Nelle domande di assegnazione provvisoria è stata resa obbligatoria l’indicazione, fra le preferenze, del comune o distretto subcomunale in cui si svolgono le attività di assistenza e/o cura, o dove risiede il familiare al quale si chiede il ricongiungimento.

Nel caso di omissione del codice sintetico e di contestuale espressione di scuole di altri comuni, la domanda non sarà annullata, ma verrà presa in considerazione esclusivamente per le preferenze del comune senza beneficiare della precedenza.

IL TESTO DELL’IPOTESI DI CCNI UTILIZZAZIONI E ASSEGNAZIONI PROVVISORIE