Terremoto: 3,6 milioni per le scuole del Molise

Terremoto, Bussetti: 3,6 milioni per le scuole del Molise

“La sicurezza delle nostre scuole rappresenta una priorità. E voglio dimostrarlo con i fatti. Ho firmato in queste ore un decreto che stanzia 3,6 milioni per mettere in sicurezza gli edifici di tre istituti scolastici dichiarati inagibili dopo le scosse di terremoto che hanno il colpito il Molise ad agosto”. Lo dichiara il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti.

“Stiamo lavorando velocemente per dare una risposta ai ragazzi, alle loro famiglie, alle comunità scolastiche – prosegue il Ministro -. La scuola è per i nostri studenti una seconda casa. Devono sentirsi protetti al suo interno e devono poter tornare alla normalità quanto prima. Siamo al fianco degli Enti locali, della Regione, del nostro Ufficio scolastico: continueremo a dare il supporto necessario e a collaborare con loro. Per la ripartenza del territorio. E per il futuro dei nostri giovani”.

Miti del rancore, miti per la crescita: verso un immaginario collettivo per lo sviluppo

alle ore 10:30 del 26/09/2018

Miti del rancore, miti per la crescita: verso un immaginario collettivo per lo sviluppo

Sala Zuccari – Palazzo Giustiniani – Senato della Repubblica – Via della Dogana Vecchia, 29 – Roma

La società del rancore, emersa dall’ultimo «Rapporto sulla situazione sociale del Paese», fa riferimento a un immaginario collettivo regressivo, chiuso, che la rende incerta, impaurita e, per questo motivo, condannata a non crescere. Per analizzare meglio il fenomeno, il Censis, in collaborazione con Conad, ha avviato un progetto che racconta come è cambiato l’immaginario collettivo nell’evoluzione della società italiana ed esplora quali opportunità presenta il futuro.

Presentazione del nuovo progetto di ricerca sull’immaginario collettivo degli italiani:
Francesco MaiettaResponsabile Area Poltiche Sociali Censis

Tavola rotonda:
Luca De BiaseGiornalista
Maurizio FerrarisFilosofo
Francesco PuglieseAmministratore Delegato Conad
Massimiliano ValeriiDirettore Generale Censis

Modera:
Maria LatellaGiornalista

Le opinioni e i contenuti espressi nell’ambito dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei relatori e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della Repubblica o ad organi del Senato medesimo.
L’accesso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.
I giornalisti devono accreditarsi secondo le modalità consuete inviando un fax al numero 0667062947.

Per partecipare è necessario inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica: nicoletta.nanetti@homina.it.

La morte vince sempre

La morte vince sempre

di Vincenzo Andraous

Ai miei tempi, a dodici anni, giù di lì, avere coraggio significava scavalcare in perfetta solitudine il muro del cimitero e restarci dentro per qualche tempo, oppure salire sul ponte della ferrovia e tuffarci dentro il lago.

Ai miei tempi così differenti da questi tempi, non eravamo meglio noi, più semplicemente nel frattempo siamo cambiati tutti noi.

Stavo leggendo di quel giovanissimo/i salito sul tetto del centro commerciale, e precipitato per una trentina di metri nella botola del condotto di areazione.

Alle 22, 30 si cerca la montagna da scalare, ci si arrampica senza vedere, dentro passi affrettati dell’agire per l’incapacità a rimanere fermi.

Chissà, forse hanno ragione quei luminari che ci dicono e sottolineano la pericolosità dei network, il virtuale che annienta il reale, le frasi fatte e coniate a più riprese su come la paura sia soltanto un surrogato da seppellire nella sfrontatezza della sfida.

Eppure anch’io ricordo bene l’adrenalina della fascinazione del vicolo cieco, la sfida al muro del buio, la suola delle scarpe che non tocca nemmeno terra, ci sei dentro fino al collo, non stai correndo, stai volando, è tutto un dritto, non ci sono curve, non ci sono ostacoli, niente e nessuno ti può fermare.

Niente e nessuno ti può fermare.

Niente e nessuno ti può fermare soltanto la morte, la tua, peggio, quella degli altri, degli innocenti che il più delle volte rimangono senza giustizia.

Anche allora come oggi il leit motiv era: “la morte non ci fa paura, la guardiamo in faccia”. Il problema è che sfidare la morte comporta sconfitte brucianti, il più delle volte la perdita è definitiva, infatti, al tavolo da gioco la morte vince sempre.

Lo sconcerto per questa tragedia sta tutto dentro la solita frase di rito: “era un bravo ragazzo», eppure oggi quel giovanissimo non c’è più.

Non conoscevo quel ragazzo, la sua storia, dunque non mi permetto di giudicare alcuno, genitori e adulti compresi, ma la paura è sinonimo di labirinto, di resa anticipata alla lotta che verrà.

Ho l’impressione che quando un adolescente cammina con gli occhi bendati nella notte cercando il proprio limite sul dirupo incombente, ciò confermi l’inaccettabilità dell’indifferenza intorno, in quella sfida al limite, tutta l’insopportabilità di una assenza: l’insegnamento a educare a volerci bene veramente, a rispettare noi stessi e gli altri.

Ma questa è tutta un’altra storia.

Vaccini, Tar Piemonte: non entra a scuola la bambina non vaccinata

da Il Sole 24 Ore

Vaccini, Tar Piemonte: non entra a scuola la bambina non vaccinata

Niente scuola per la bimba non vaccinata: è quanto ha stabilito il Tar del Piemonte che ha respinto il ricorso con cui due genitori di Cuneo chiedevano che la loro figlia venisse ammessa alla materna per l’anno scolastico 2017/2018. La coppia, per decisione dei giudici,
dovrà anche versare 2.500 euro per le spese legali.

Come anticipato dalle pagine locali del quotidiano ”La Repubblica”, i genitori, convocati dall’Asl cuneese, avevano accettato il colloquio informativo, al quale si è erano presentati senza la piccola, ma poi non avevano proseguito l’iter vaccinale.

«Si tratta – dichiara all’Ansa l’avvocato Vittorio Barosio, che con la collega Serena Dentico ha patrocinato l’asilo – di una sentenza pilota. Una sentenza molto secca che ribadisce i principi cardine della legge Lorenzin e da un segnale preciso: per frequentare la scuola devi avere la documentazione di vaccinazione o una richiesta di appuntamento all’Asl per venire immunizzato. La richiesta di colloquio informativo non basta: non dimostra la volontà di vaccinare i figli».

Regioni, ripartiti 224 milioni per l’educazione da 0 a 6 anni

da Il Sole 24 Ore

Regioni, ripartiti 224 milioni per l’educazione da 0 a 6 anni

«C’è il via libera delle Regioni al riparto 2018 del fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e i bambini in età compresa dalla nascita sino a sei anni per un totale di 224 milioni». lo ha reso noto il presidente della Conferenza delle
Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, preannunciando l’intesa in Conferenza Unificata.

«Si tratta di risorse importanti per andare avanti nell’ampliamento e nell’accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia, anche con l’obiettivo di recuperare determinati divari territoriali. I fondi sono stati attribuiti alle Regioni che assicureranno per l’anno 2018 un finanziamento ulteriore pari almeno al 20% delle risorse assicurate dallo Stato. Poi – ha concluso Bonaccini – sulla base della programmazione regionale saranno erogate direttamente ai Comuni».

 

La vita impossibile dei presidi-trottola “Così gestiamo le scuole dall’auto”

da la Repubblica

La vita impossibile dei presidi-trottola “Così gestiamo le scuole dall’auto”

A un dirigente su quattro si chiede di coordinare più istituti, spesso lontani fra loro, con migliaia di studenti

Corrado Zunino

Vanno per calli, a Venezia, poi raggiungono isole nel resto della Laguna.

Guidano per le strade provinciali della Grande Torino. I quattrocento euro netti che trovano in busta paga li bruciano per la benzina, l’abbonamento al traghetto: li restituirebbero volentieri. «Dateci una scuola sola, da curare e far crescere». Scavallano, spesso, la provincia d’appartenenza, e tornano a casa frustrati.

Sono i dirigenti scolastici in reggenza, patologia grave della scuola italiana che dal 2011, ultimo concorso per presidi conosciuto, colpisce il cerebro dei plessi: i presidi, appunto. Affiancandosi a un altro portato della Riforma Gelmini — l’accorpamento degli istituti per numero di studenti, avviato negli stessi mesi —, ha trasformato i presidi in equilibristi dell’istruzione, tappabuchi senza quiete: «Siamo immersi nelle scartoffie e alcuni istituti, lontani chilometri e chilometri, non li vediamo mai. Ci affidiamo a segreterie di fiducia, poi ci facciamo il segno della croce».

I dirigenti di scuola in Italia sono 6.400, con un’età media avanzata.

A uno ogni quattro — erano 1.233 nell’anno chiuso, ma in questa stagione si va verso quota 1.700 — il ministero dell’Istruzione ha chiesto di gestire almeno un altro istituto. Quando Mariapia Veladiano, collaboratrice di “Repubblica” e dirigente scolastica in un liceo artistico di Vicenza, ha ricevuto la lettera del provveditorato che le chiedeva di andare a coprire una seconda scuola nelle montagne venete (altri otto plessi e seicento alunni), ha fatto ricorso al giudice del lavoro. Ora ottiene solidarietà diffusa tra i colleghi erranti.

Dal suo ufficio nell’Istituto comprensivo di Azeglio, 1.271 abitanti da censimento in provincia di Torino, Guido Gastaldo, 52 anni, preside pentito, conta le scuole che segue: «Otto d’infanzia solo nel mio paese e nei dintorni, poi sette elementari e tre medie. L’anno scorso in area Strambino si sono aggiunte cinque infanzia, tre primarie e una media inferiore». Sono ventisette strutture, oltre duemila alunni.

«Ho partecipato al concorso per presidi con un atto di incoscienza e oggi pago tutto. Mi manca il rapporto con gli studenti, ero un professore di Lettere alle medie, e vivo sommerso dalle carte da firmare. Non mi occupo di didattica, progetti. Sono continuamente al telefono, perlopiù con gli uffici dei ventisette comuni che gravitano attorno ai ventisette plessi. E sono preoccupato per il potenziale rischio degli edifici che mi sono stati assegnanti. Dicono che non hanno problemi, ma io non lo so.

Non li ho visti». Nel Torinese ogni preside ha una reggenza: «In provincia siamo pochissimi». E una scuola in reggenza non è mai come quella dove c’è un preside stanziale: «Le cose, nelle altre, o le deleghi o non le fai». Alla fine dell’anno orribile delle reggenze — mai così tante dal 2008 ad oggi, prima di allora i doppioni non esistevano — c’è la luce di un concorso per dirigenti in itinere.

È stato fissato lo scritto, il prossimo 18 ottobre, l’età media dei candidati è 49 anni e alla fine arriveranno 2.425 nuovi presidi: «Se non accorciano il procedimento, anche a settembre 2019 non vedremo nessuno».

Maurizio Driol, lui all’Istituto comprensivo di Basiliano e Sedegliano (provincia di Udine), detiene il primato conosciuto delle scuole governate in questo Paese: ventinove con 450 insegnanti e 3.200 alunni. «Sono friulano, mai fatto drammi», dice: «Da quarant’anni faccio il maestro e il preside di campagna, ma è arrivato il momento di dire che l’attuale concezione della figura del dirigente scolastico e della scuola in Italia è sconvolgente, dannosa e offensiva». Maurizio Driol passa alla scrivania diverse feste comandate: «Lavoro di nascosto, altrimenti mia moglie se ne va. Non ho alternative». Dice poi: «I presidi erano intellettuali, letterati o scienziati, la crema dell’istruzione. Oggi non abbiamo il tempo per conoscere i frequentatori delle nostre scuole.

Sono responsabile, per ventinove strutture, di didattica, privacy, trasparenza, appalti, supplenze, sicurezza». L’unico obiettivo è il risparmio pubblico: «Un preside di ruolo costa cinquemila euro lordi al mese, un reggente settecento». Nelle scuole italiane servirebbero figure intermedie, vice, vicari. In mancanza, Paola Bellini si sposta in auto tra due province, Cremona e Brescia, e spesso dimentica di pranzare.

Titolare di un istituto a Pontevico con otto plessi, le hanno dato altri tredici edifici in assegnazione provvisoria. Ventuno è la somma.

«Quello che non riesco a fare dal vivo, cerco di risolverlo al telefono: ho una scheda illimitata e un illimitato entusiasmo».

Graduatorie di istituto, su ITP nuove sentenze. Depennamenti da II fascia

da Orizzontescuola

Graduatorie di istituto, su ITP nuove sentenze. Depennamenti da II fascia

di redazione

Ieri sul sito della Giustizia amministrativa sono state pubblicate alcune sentenze relative ai ricorsi. Il Tar ha sancito che il diploma ITP non è abilitante per l’insegnamento, come già indicato dal Consiglio di Stato nelle sentenze n. 4503 e n. 4507 del 2018.

Depennamenti da II fascia delle graduatorie di istituto

Come indicato nella circolare sulle supplenze 2018/19, i docenti destinatari delle sentenze negative devono essere depennati dalla II fascia delle graduatorie di istituto e mantenere l’iscrizione in III.

Le indicazioni della circolare

Chi deve essere escluso, chi può continuare a permanere in II fascia. Dovrà in primo luogo essere disposta l’esclusione dalle seconde fasce delle graduatorie d’istituto dei soli insegnanti tecnico pratici destinatari delle sentenze n. 4503 e n. 4507 del 2018 o di altre analoghe, che erano stati inseriti in II fascia con riserva, per il venir meno dei requisiti presupposti.

L’inserimento dovrà avvenire con riserva nel caso di provvedimenti di carattere cautelare o di sentenze non definitive.

Nei casi di decisioni giudiziali non più impugnabili (sentenze passate in giudicato), si dovrà ovviamente confermare l’inserimento in II fascia delle G.I. “pleno iure”

Nelle fattispecie ancora sub judice, si richiede a codesti Uffici di resistere sempre in giudizio, sulla base dell’interpretazione che il Consiglio di Stato dà con le sentenze nn. 4503 e 4507 del 2018, della legislazione vigente in tema di abilitazione all’insegnamento, oggetto peraltro delle memorie difensive trasmesse a supporto di codesti UU.SS.RR. dall’Ufficio Contenzioso di questa Direzione.

Infine, si dovrà procedere all’inserimento nelle seconde fasce di insegnanti tecnico pratici, solo in esecuzione di eventuali provvedimenti giurisdizionali. Potrà quindi accadere che le istituzioni scolastiche interessate debbano conferire incarichi a tempo determinato agli insegnanti tecnico pratici in questione. In tal caso, occorre che il relativo contratto di lavoro a tempo determinato sia corredato da apposita clausola risolutiva espressa , che lo condiziona alla definizione del giudizio.

Resta ferma, per tutti i restanti insegnanti tecnico pratici, l’iscrizione nelle terze fasce delle graduatorie di circolo e d’istitut o in quanto le richiamate sentenze del Consiglio di Stato hanno confermato la piena legittimità della previsione di cui all’art. 2 del D.M. 374/2017, secondo cui l’inserimento in seconda fascia è riservato agli aspiranti in possesso di abilitazione all’insegnamento.

La circolare sulle supplenze 2018/19

Riforma prove Maturità pronta, a giorni indicazioni da Bussetti

da Orizzontescuola

Riforma prove Maturità pronta, a giorni indicazioni da Bussetti

di redazione

Nell’a.s. 2018/19 entra in vigore il nuovo esame di stato per la scuola secondaria di II grado. Il Ministro Bussetti aveva anticipato l’ìntenzione di comunicare le modifiche entro il mese di settembre e in effetti durante un’intervista all’AGI ha ribadito “stiamo per dare indicazioni precise”.

Alternanza scuola lavoro e Invalsi

Queste sono le modifiche già note. Con il decreto Milleproroghe infatti queste due novità sono state cancellate:

  1. svolgimento della prova Invalsi come requisito di accesso all’esame
  2. obbligo svolgimento alternanza scuola-lavoro come requisito di accesso all’esame.

Questi requisiti sono stati rinviati al 2019/20.

L’alternanza scuola lavoro – ha già avuto modo di precisare il Ministro – non sparirà, ma non sarà centrale nell’esame.

L’intenzione è invece quella di ridare centralità all’esame sulle materie di competenza. Gli studenti infatti arrivano all’esame dopo un percorso di scuola superiore, e quindi devono essere in grado di dimostrare tali competenze.

E all’agenzia AGI ribadisce “L’alternanza non sarà requisito di accesso. Non puo’ essere centrale nell’esame finale. Il rinvio sull’Invalsi ci consente di affinare il quadro sulla maturità, di mettere a punto un esame che sia rispettoso della preparazione e del percorso dei ragazzi”.

Duqnue, al netto di queste due modifiche adesso resta da scoprire cosa ne sarà delle altre modifiche.

La terza prova non ci sarà più? Via la tesina? Cambiano i crediti?

Quali modifiche erano previste

CREDITO SCOLASTICO

Il punteggio massimo conseguibile negli ultimi tre anno passa da 25 a 40 punti.

I 40 punti sono così distribuiti: massimo 12 punti per il terzo anno; massimo 13 punti per il quarto anno; massimo 15 per il quinto anno.

PROVA INVALSI

La prova sarà svolta, ma non sarà requisito di accesso all’esame.

COMMISSIONE D’ESAME

La Commissione d’esame non cambia composizione, per cui continua ad essere costituita da: tre membri interni, tre membri esterni e un presidente esterno.

In ogni Istituto viene costituita una commissione ogni due classi.

AMMISSIONE ALL’ESAME

Per essere ammessi all’esame di Stato, gli studenti devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

a) frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato;

b) partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alla prova Invalsi (eliminata)

c) svolgimento dell’attività di alternanza scuola-lavoro secondo quanto previsto dall’indirizzo di studio nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso (eliminata)

d) aver conseguito la sufficienza (6) in tutte le discipline, fatta salva la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina (o in un gruppo di discipline che insieme esprimono un voto).

e) aver conseguito la sufficienza in condotta.

L’ammissione con l’insufficienza in una disciplina o gruppo di discipline, che insieme esprimono un solo voto, incide sull’attribuzione del credito scolastico.

L’insufficienza nella condotta determina, invece, la non ammissione all’esame.

PROVE

L’esame si articola in due prove scritte (prima e seconda prova) e una orale.

Prima prova: è volta ad accertare la padronanza della lingua italiana o della diversa lingua madre nelle scuole speciali di minoranza linguistica, nonché le capacità espressive, logico linguistiche e critiche del candidato; consiste nella redazione di un elaborato con differenti tipologie testuali in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico.

Seconda prova: può essere scritta, grafica o scritto-grafica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica, verte su una o più discipline caratterizzanti il corso di studio ed è intesa ad accertare le conoscenze, le abilità e le competenze, proprie dell’indirizzo di studio, acquisite dallo studente.

Prova orale: è volta ad accertare il conseguimento delle competenze raggiunte. Gli studenti devono analizzare testi, documenti, esperienze, progetti, problemi affinché la commissione verifichi l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacità argomentativa e critica del candidato; devono inoltre esporre, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di alternanza scuola-lavoro. La prova, inoltre, accerta le conoscenze e competenze maturate dallo studente nell’ambito delle attività relative a “Cittadinanza e Costituzione”.

ESITI

Il voto finale resta in centesimi e deriva dalla somma di: credito scolastico (max 40 punti); punteggio prima prova (max 20 punti); punteggio seconda prova (max 20 punti); punteggio colloquio (max 20 punti).

L’esame è superato con una valutazione minima pari a 60/100.

N.B. Attendiamo di conoscere quante di queste modifiche saranno mantenute nel nuovo progetto del Ministro che, come detto, sarà illustrato entro settembre.

Anno di prova, peer to peer: cos’è, cosa prevede e come si articola. Materiale utile

da Orizzontescuola

Anno di prova, peer to peer: cos’è, cosa prevede e come si articola. Materiale utile

di Nino Sabella

La nota Miur n. 35085 del 2 agosto 2018, volta a fornire indicazioni in merito all’anno di formazione e prova a.s. 2018/19, rinvia a tal fine al DM n. 850/2015.

nota Miur 2 agosto 2018 

Tra le attività, previste dal succitato DM, che i neoassunti dovranno svolgere ricordiamo il “peer to peer“. Vediamo in cosa consiste, come si articola, le finalità e la tempistica.

Finalità

Il peer to peer è finalizzato al miglioramento delle pratiche didattiche e alla riflessione sugli aspetti caratterizzanti l’insegnamento.

Nello specifico, esso si pone l’obiettivo di sviluppare, nel docente in anno di formazione e prova, competenze sulla conduzione della classe e sulle attività di insegnamento, sul sostegno alla motivazione degli allievi, sulla costruzione di climi positivi e motivanti e sulle modalità di verifica degli apprendimenti.

Come si articola

Il peer to peer ha una durata complessiva di 12 ore e si articola nelle attività di seguito riportate, a ciascuna delle quali dedicare un preciso numero di ore:

  • progettazione condivisa (tutor/neoassunto) – 3 ore;
  • osservazione del neo assunto nella classe del tutor – 4 ore;
  • osservazione del tutor nella classe del neo assunto – 4 ore;
  • verifica dell’esperienza – 1 ora.

Progettazione attività

L’attività di osservazione, come dispone il DM 850/2015 e come sopra riportato, deve essere precedentemente progettata ai fini dell’individuazione delle situazioni d’apprendimento da osservare.

L’attività può essere circoscritta con l’indicazione di indicatori-descrittori relativi a “cosa fa l’insegnante” , a “cosa fanno gli allievi” e all’efficacia dei risultati attesi.

Osservazione

Le situazioni di apprendimento da osservare possono essere, a titolo esemplificativo:

  • Spiegazione
  • Correzione di un compito scritto
  • Conversazione/Discussione
  • Attività cooperativa
  • Verifica orale

Il tutor, quando è osservato dal neoassunto, esercita l’attività concordata con attenzione ai descrittori previsti. Quando osserva, il tutor annota punti deboli, punti forti, domande da porre e primi consigli da fornire al docente neo-assunto.

Il docente in anno di prova e formazione, quando è osservato dal tutor, esercita l’attività concordata con attenzione ai descrittori previsti. Quando osserva annota gli elementi di qualità a lui ignoti riscontrati nell’attività del tutor, individua o fa ipotesi sul meccanismo che li ha prodotti, annota domande da porre al tutor; in seguito al confronto professionale che si instaura compie un’autovalutazione della propria azione didattica in termini di punti deboli e punti di forza e di livello di soddisfazione.

Verifica dell’esperienza

L’attività di osservazione si conclude con la verifica dell’esperienza, che deve concretizzarsi in una riflessione e mutuo scambio tra colleghi, in relazione alle dimensioni dell’insegnamento: progettuale, relazionale, metodologica, organizzativa e valutativa.

Relazione finale

Terminata la verifica dell’esperienza, è compito del docente in anno di formazione e prova produrre una specifica relazione che confluirà nel portfolio professionale, a sua volta oggetto del colloquio del docente dinnanzi al Comitato di valutazione.

La relazione potrà trattare i seguenti punti:

  • vissuto personale durante l’esperienza di osservazione in classe;
  • livelli di competenza riscontrati in sé e nel tutor nella situazioni di apprendimento (in base ai descrittori stabiliti);
  • pratiche didattiche nuove apprese nei campi professionali previsti dal D. M. 850/2015 (competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche, relazionali, organizzative e gestionali);
  • autovalutazione e covalutazione peer to peer delle performance di insegnamento in relazione alla didattica per competenze: conoscenze, abilità, applicazioni, relazioni, responsabilità, autonomia;
  • aree e competenze di miglioramento individuate;
  • bisogni formativi individuati.

Tempistica

L’attività di peer to peer, leggiamo nella CM n. 36617/2015, si svolge a partire dal mese di dicembre.

Materiale utile

I materiali di seguito riportati li abbiamo già pubblicati lo scorso anno scolastico, tuttavia sono ancora utili. Li aggiorneremo nel momento in cui ne verranno predisposti di nuovi.

Ecco quali sono:

Modello progettazione (USR Emilia Romagna)

Orientamenti operativi per le attività di osservazione (USR Emilia Romagna)

Griglia per l’osservazione in classe (USR Emilia Romagna)

Griglia per l’osservazione del docente in anno di prova (‘USR Emilia Romagna)

Griglia per l’osservazione reciproca e orientamenti operativi per le attività di osservazione in classe (USR Emilia Romagna)

Registro per le attività peer to peer (Liceo Gullì)

NB: quanto suddetto riguarda i docenti assunti da GaE e da GM 2016; quanto ai docenti ammessi al III anno FIT, seguono un percorso differente sebbene per certi aspetti simile. La grande differenza consiste che gli ammessi al FIT sono ancora supplenti, entreranno in ruolo al termine del predetto terzo anno, previa valutazione positiva. Approfondisci

Concorso straordinario infanzia e primaria, bozza. Miur chiarisce requisiti servizio

da Orizzontescuola

Concorso straordinario infanzia e primaria, bozza. Miur chiarisce requisiti servizio

di redazione

I sindacati hanno partecipato oggi al secondo incontro sul concorso straordinario per infanzia e primaria, previsto dal Decreto Dignità entrato in vigore l’11 agosto 2018.

Pronto il decreto per disciplinare termini e modalità del bando

L’avvio del concorso straordinario è imminente, considerati però i tempi necessari per decreto + bando.

Il decreto dovrebbe essere pubblicato entro il 10 ottobre.

I requisiti

Al concorso straordinario potranno partecipare diplomati magistrale con titolo acquisito entro l’a.s. 2001/02 e i laureati in Scienze della formazione primaria che possano vantare due annualità di servizio specifiche per il posto richiesto svolti nella scuola statale.

Il Miur ha chiarito, come già anticipato da OrizzonteScuola

  • per due anni di servizio si intendono 180 giorni per a.s. o  servizio continuativo dal 1° febbraio fino agli scrutini finali
  • al concorso per i posti di sostegno accedono i docenti in possesso del titolo di specializzazione. Il servizio però sarà considerato valido anche se svolto prima del conseguimento della specializzazione
  • Con  il termine “specifico”  si intenderà quello prestato rispettivamente nell’ordine dell’infanzia e primaria.
  • il servizio specifico (nella scuola dell’infanzia e primaria) prestato sui posti di sostegno sarà valido ai fini dell’ammissione al concorso per i posti comuni.

Pubblicazione bando

Al momento non ci sono date per la pubblicazione del bando, la bozza deve infatti ancora essere trasmessa al CSPI per il  parere.

Milleproroghe è legge, i provvedimenti: stop apertura GaE, Carta docente, Invalsi, vaccini e scuole all’estero

da Orizzontescuola

Milleproroghe è legge, i provvedimenti: stop apertura GaE, Carta docente, Invalsi, vaccini e scuole all’estero

di redazione

Il Milleproroghe è legge. Il decreto è stato convertito e approvato dal Senato (151 sì, 93 no e due astensioni). Molte le polemiche legate agli emendamenti approvati alla Camera la scorsa settimana. Vediamo insieme cosa contiene per la scuola.

Stop apertura Graduatorie esaurimento

Bloccato l’effetto del comma 3-quinqies dell’articolo 6 del decreto milleproroghe approvato dal Senato che modificava l’articolo 14 del decreto legge 2016/11. La modifica apportata dal Senato, infatti, permetteva l’ingresso di quanti erano in possesso di abilitazione nelle graduatorie provinciali, inclusi i Diplomati magistrale e gli ITP.

Con le modifiche proposte alla Camera e votate al senato in ultima battuta, tale possibilità sarà preclusa e le GaE tornano ad essere ad esaurimento, senza alcuna possibilità di inserimento di nuovi abilitati.

Vaccini

Il provvedimento approvato oggi estende anche all’a.s. 2018/2019 le disposizioni transitorie previste dall’articolo 5, comma 1, del decreto legge 73/17 (convertito con modifiche in legge 119/17), consentendo di fatto anche per il corrente anno scolastico la possibilità di sostituire la documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione con un’autocertificazione dell’avvenuta vaccinazione da sostituire entro il 10 marzo 2019 con la documentazione originale.

Invalsi

Con il Decreto Milleproroghe, si bloccano per quest’anno le prove Invalsi per l’accesso all’esame di maturità, come da articoli 13, comma 2, e 14, comma 3, del decreto legislativo 62/17

Carta docente

Sarà consentita la possibilità di estendere al 31 dicembre 2018 le eventuali disponibilità relative all’a.s. 2016/2017 rimaste nella carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione (Carta del docente).

Scuole all’estero

Per le scuole all’estero sono stati soppressi i commi 3 bis, 3 ter e 3 quater introdotti all’articolo 6 del testo Milleproroghe approvato al Senato. La norma consentiva una proroga (a domanda) fino a 6 anni dei mandati di quattro anni, la riduzione da 6 a 3 anni del periodo di interruzione fra due periodi di servizio all’estero e la riduzione da 6 a 3 anni del periodo da assicurare all’estero per ottenere la destinazione.

Alternanza scuola-lavoro

L’alternanza scuola lavoro, com’è noto, è uno dei requisiti d’ammissione all’esame di Maturità, sulla base delle novità introdotte dal D.lgs. 62/2017.

La misura, tuttavia, come riferito ieri dall’ANP, sarà prorogata, per cui per l’esame di Stato a.s. 2018/19 non costituirà uno dei requisiti per essere ammessi alla Maturità.

Concorso DSGA, sindacati al Miur il 24 settembre. Nodi da sciogliere

da Orizzontescuola

Concorso DSGA, sindacati al Miur il 24 settembre. Nodi da sciogliere
di redazione

L’incontro Miur-sindacati sul concorso per DSGA del 12 settembre u.s. era stato sospeso, in quanto l’Amministrazione aveva posto un netto divieto alla richiesta dei sindacati di svolgere una procedura riservata ai soli amministrativi facenti funzione.

Nuova convocazione

Il Miur, come ci riferiscono nostre fonti, ha convocato nuovamente i sindacati per il pomeriggio del 24 settembre 2018.

Incontro precedente

Ricordiamo che l’Amministrazione aveva proposto ai sindacati di riservare ai facenti funzione il 10% dei posti del concorso ordinario, percentuale ritenuta insufficiente dalle OO.SS, che hanno invece chiesto la procedura riservata.

Nodi da sciogliere

I nodi da sciogliere, dunque, dovrebbero essere la disponibilità dell’Amministrazione al concorso riservato ai facenti funzione, sebbene la stessa si sia già espressa in maniera alquanto decisa, e in alternativa l’aumento della succitata percentuale del 10%.

Posti

I posti chiesti al Mef dal Miur sono pari a 2004.

Requisiti

Per i requisiti d’accesso al concorso clicca qui

Alternanza scuola-lavoro, si cambia: il numero di ore le deciderà la scuola

da La Tecnica della Scuola

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