Altre 20mila assunzioni nella scuola

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

da Il Sole 24 Ore

Sulla pulizia delle scuole l’Italia parafrasa Vasco Rossi e va «con il rewind». Dopo un ventennio trascorso a cercare di esternalizzare il servizio, il nostro paese si arrende e si prepara a stabilizzare 18mila collaboratori scolastici (per due terzi ex Lsu comunali). Grazie a una modifica alla manovra introdotta alla Camera. Se poi aggiungiamo i 2mila docenti in odore di “posto fisso” per rafforzare il tempo pieno, ecco che il conto delle assunzioni nel comparto supera le 20mila unità. Considerando anche i 400 prof degli istituti musicali già previsti dal disegno di legge di bilancio originario. Così facendo la scuola diventa l’ambito del pubblico impiego più “gratificato”, quanto a nuove risorse umane, dalla maggioranza gialloverde.

Servizi di pulizia

Non fosse altro che per le dimensioni del fenomeno, conviene partire dai 18mila collaboratori scolastici che verranno assunti a partire dal 1° gennaio 2020 dopo una selezione per titoli e colloqui. La loro vicenda ha inizio con la legge 124/1999 che ha statalizzato il personale comunale impiegato nelle scuole. Dimenticando però volutamente 18mila bidelli e aprendo la strada agli appalti esterni di pulizia. Senza riuscirci mai integralmente. E anche il tentativo dell’ex ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, di ricorrere dal 2013 alle gare Consip non ha funzionato. Visto in alcune regioni non sono state bandite e in altre l’Antitrust ha rilevato la presenza di “cartelli”. Di fatto si è andati avanti con proroghe ex lege, criticate tra l’altro anche dall’Anac, che servivano a non licenziare i lavoratori interessati. Il quadro è rimasto lo stesso sotto i governi Renzi e Gentiloni che hanno utilizzato, ad esempio, il programma “scuole belle” per continuare a rinnovare i contratti. Non è un caso che il primo firmatario dell’emendamento con la maxi-stabilizzazione votato alla Camera sia Alessandro Fusacchia (+Europa), ex capo di gabinetto del Miur con Stefania Giannini. Al Sole 24 Ore del Lunedì Fusacchia spiega che la sua modifica punta a «risolvere una situazione che si protraeva da troppi anni e in cui è successo di tutto». Conscio di aver fatto passare una proposta che, solo qualche anno fa, mai avrebbe pensato di presentare. Ma che alla fine, a suo dire, conviene a tutti visto che, nel gioco di dare e avere, consente di rimpolpare il Fondo di funzionamento di 184 milioni nel 2020 e 90 nel 2021. Come verranno scelti gli stabilizzandi lo deciderà il bando che probabilmente richiederà la terza media. E qui Fusacchia ha un aneddoto dei tempi di viale Trastevere: «Quando ero al Miur chiesi perché non si facevano concorsi per bidelli. Ma mi risposero: “non si può fare, perché altrimenti rischiamo di avere 3-4 milioni di candidati”».

Tempo pieno

A quota 20mila assunzioni si arriva aggiungendo al conto i 2mila docenti che serviranno a potenziare il tempo pieno. Soprattutto al Sud. Grazie a un altro emendamento, stavolta targato Maria Marzana (M5S), approvato a Montecitorio. Che, a detta della Cisl, rappresenta solo la prima pietra perché per andare incontro ai “desiderata” delle famiglie italiane servirebbero altri 41mila nuovi insegnanti. Al momento poco più di una classe su tre è organizzata su 40 ore settimanali, con servizio mensa e rientro pomeridiano.

L’alternanza pronta a recuperare 30 ore anche negli istituti tecnici

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

da Il Sole 24 Ore

Ai ragazzi gli istituti tecnici e professionali piacciono. A dirlo è l’Indagine sul profilo dei diplomati 2018 di Almadiploma e Almalaurea che sarà presentata giovedì a Roma. Da cui emerge che l’80% o giù di lì degli studenti usciti dai percorsi “non liceali” è soddisfatto, in tutto o in parte, della scelta fatta a 14 anni. Grazie anche a un legame già in essere con il mondo del lavoro. Che passa pure dalla diffusione dell’alternanza. E proprio su questo fronte dal parlamento sono in arrivo due novità: alla Camera è toccato agli istituti professionali che hanno visto innalzare da 180 a 210 ore il periodo minimo di formazione “on the job” da svolgere nell’ultimo triennio, modificando, così, in parte, e al rialzo, la sforbiciata alla scuola-lavoro operata in prima battuta dal governo. Al Senato, salvo sorprese dell’ultima ora, sarà il turno degli istituti tecnici: qui il ministero dell’Istruzione è a caccia di un paio di milioni di euro per innalzare la quota minima di alternanza, sempre nel triennio conclusivo di studi, di altrettante 30 ore, passando così da 150 a 180 ore.

In realtà, già da quest’anno, non è più corretto parlare di alternanza. La legge di Bilancio 2019, infatti, accanto al taglio delle ore – che per i licei, in questo disegno, resterebbero «almeno 90 ore» come prevede la prima versione del ddl di bilancio – le ha cambiato anche nome. La nuova dicitura è «Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento»; e la formazione “on the job” non costituisce più requisito di ammissione all’esame di Maturità di giugno (per effetto del decreto milleproroghe).

Gli effetti del ridimensionamento ex lege dei percorsi di scuola-lavoro (che farà risparmiare all’Erario oltre 50 milioni di euro, dirottati a un far calare, da gennaio, le buste paga dei docenti) li vedremo probabilmente nell’indagine di Almalaurea e Almadiploma del prossimo anno.

Quella di quest’anno evidenzia come i diplomati 2018 di tecnici e professionali, abbiano avuto, durante le lezioni, un contatto piuttosto ampio con il mondo del lavoro, rispettivamente del 59,6% e del 68,1 per cento. A testimonianza di un’offerta formativa generalmente tarata su settori produttivi e territorio. Almeno questa è la sfida dichiarata per i professionali, che dallo scorso settembre (nel silenzio più assordante del Miur) hanno cambiato pelle, con l’entrata a regime dei nuovi 11 indirizzi (rispetto ai sei precedenti) ridisegnati dal precedente governo.

Un aspetto dove, invece, tecnici e professionali mostrano performance differenti è sui soggiorni di studio all’estero. Sempre secondo Almadiploma, nei tecnici questa esperienza didattica ha interessato il 26,3% del campione; nei professionali si è scesi a quasi metà, 13,2 per cento.

Asse Federmeccanica-presidi: non smontare la formazione «on the job»

di Cl. T.

da Il Sole 24 Ore

Federmeccanica e Anp, l’Associazione maggioritaria dei presidi uniscono le forze per chiedere al governo di non ridimensionare l’alternanza «in considerazione dei buoni risultati raggiunti e del fatto che, come lo stesso Miur ha reso noto, nel nuovo esame di maturità gli studenti dovranno esporre le esperienze on the job svolte con una breve relazione o un elaborato multimediale nel corso degli orali, a riprova della sua validità formativa».

L’appello
A questo fine Federmeccanica ha lanciato la petizione Più Alternanza a sostegno dell’alternanza scuola lavoro e della formazione di qualità, per sollecitare il Governo a mantenere, in particolare negli istituti tecnici e professionali, 400 ore di alternanza scuola-lavoro, nel triennio per tutti gli studenti e continuare a garantire alle scuole direttamente interessate strumenti e dotazioni finanziarie semmai superiori, e non inferiori, a quelle attualmente previste.

Le dichiarazioni
«L’alternanza scuola lavoro – dichiara Antonello Giannelli, presidente dell’Anp – è un percorso utile per gli studenti. Le attività variano in base ai progetti che ogni scuola definisce con le aziende del territorio. L’alternanza non è manodopera a costo zero per le aziende, come qualcuno vuole far credere, ma un progetto formativo che consente di entrare in contatto con il principio fondante della nostra Costituzione che afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Le esperienze negative sono in percentuale insignificante rispetto ai successi».«Il nostro obiettivo – commenta Federico Visentin, vicepresidente di Federmeccanica con delega all’Education – è di costruire una alternanza scuola-lavoro di qualità e in questo c’è piena sintonia con l’intento del Miur. Purtroppo, nel provvedimento del ministero, alla riduzione delle ore corrisponde una riduzione dei finanziamenti, quindi per le scuole sarà più complicato organizzare percorsi on the job più lunghi rispetto al minimo previsto dalla legge».

Scuola, il ritorno dei bidelli 12mila assunti per le pulizie

da Il Messaggero

La Commissione Bilancio della Camera, infatti, ha approvato l’emendamento alla Legge di Bilancio 2019 per internalizzare i servizi di pulizia nelle scuole dalla materna alle superiori a partire dal 1 gennaio 2020.

Il bidello torna a scuola, per il 2020 infatti saranno assunti 12 mila collaboratori scolastici. Una figura, quella del bidello, che viene dal passato: venne accantonata 17 anni fa, quando le pulizie nelle scuole furono affidate a cooperative esterne. Quelli che una volta erano i bidelli assunti dallo Stato, quindi, sono ora in via d’estinzione e svolgono soprattutto una funzione di vigilanza all’entrata e all’uscita da scuola. Il compito di tenere pulite le classi, i corridoi, la palestra e i bagni degli istituti spetta invece ai collaboratori messi in campo dalle cooperative sterne. Si tratta di quasi 12 mila persone che lavorano con contratti a tempo determinato e nella stragrande maggioranza dei casi con un part time.

Vale a dire stipendi ridotti, per un lavoro che si spera venga rinnovato di stagione in stagione. Ma la situazione potrebbe cambiare: è in arrivo un concorso per bidelli da portare a scuola nel 2020. Circa 12 mila. La Commissione Bilancio della Camera, infatti, ha approvato l’emendamento alla Legge di Bilancio 2019 per internalizzare i servizi di pulizia nelle scuole dalla materna alle superiori a partire dal 1 gennaio 2020. L’emendamento è stato sostenuto dal deputato cinquestelle Luigi Gallo, presidente della Commissione Cultura: «Basta con l’assistenzialismo di Stato alle imprese negli appalti delle pulizie nelle scuole, così rispetteremo i diritti dei lavoratori storici».
Il progetto prevede che per ricoprire i posti necessari il ministero dell’istruzione avvierà una selezione per titoli e colloqui per poi procedere alle assunzioni. Il reclutamento è rivolto al personale impegnato nelle scuole senza soluzione di continuità, dipendente a tempo indeterminato presso le imprese che hanno l’appalto per svolgere i servizi di pulizia negli istituti. La procedura andrebbe quindi ad assumere chi già lavora per le ditte esterne e che, quindi, verrebbe internalizzato. Secondo i dati forniti dalla Filcams Cgil, le risorse destinate al processo di internalizzazione provengono dal superamento di un decreto del 2009, sui cosiddetti posti Ata accantonati», pari a circa 292 milioni. Per non sforare, le assunzioni potranno essere anche a part time. A questi fondi si andrebbe ad aggiungere uno stanziamento di risorse pari a 94 milioni, che si aggiungono ai 96 già stanziati fino al prossimo giugno, per la copertura dell’intero anno. «Siamo assolutamente d’accordo ha dichiarato Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – perché la gestione dei rapporti esternalizzati non è affatto semplice. Con il personale interno, invece, le pulizie saranno direttamente sotto il controllo dei dirigenti. Mi dispiace solo che non si possa partire prima, perché aspettare fino al 2020?». Soddisfatti anche i sindacati: «Un risultato positivo commentano Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti Uil l’emendamento approvato è un importante passo verso il compimento di tale percorso». Ma nelle pulizie delle scuole non sono impegnati solo gli esterni, che provengono da ditte e cooperative. A fronte di questi ultimi pari a poco meno di 12 mila unità, infatti, ci sono i precari della scuola: il cosiddetto personale Ata, che comprende ausiliari, tecnici e amministrativi, con contratti a tempo determinato da anni, E questi resterebbero fuori dalle 12 mila assunzioni.
IL PROGRAMMALa Cisl Scuola, infatti, chiede un programma chiaro per tutelare sia i lavoratori delle cooperative sia i collaboratori scolastici precari in attesa del ruolo da anni. Secondo uno studio della Flc Cgil sul personale scolastico, nelle scuole italiane al termine delle assunzioni e delle nomine annuali del personale Ata restano da coprire ancora 13.349 posti, tra organico di diritto e di fatto, a cui aggiungere gli 11.552 posti accantonati per le esternalizzazioni per un totale complessivo di 24.901 posti. Tutti attualmente coperti con supplenze annuali.
Lorena Loiacono

Scuola, a pulire tornano i bidelli: annunciate 12mila assunzioni

da la Repubblica

Un emendamento alla Legge di Bilancio approvato alla Camera dà il via libera alla gestione di nuovo interna delle pulizie dal 2020. I sindacati: “Un passo avanti, ma rischia di non garantire tutti i lavoratori che sino ad oggi erano occupati con gli appalti”. I presidi favorevoli

Ilaria Venturi

A pulire le scuole tornano i bidelli. Una misura richiesta da tempo dai presidi, che trova il via libera da Miur e sindacati: via gli appalti affidati a ditte esterne – era così dai primi anni 2000 – il servizio torna all’interno degli istituti, affidato al personale Ata. Un’operazione che determinerebbe lo sblocco degli 11.857 posti di collaboratore scolastico accantonati e attualmente ricoperti dai lavoratori delle imprese private di pulizia. La novità sta in un emendamento alla Legge di Bilancio, approvato dalla commissione Bilancio della Camera, che dà certezza sull’internalizzazione dei servizi di pulizia e ausiliariato nelle scuole di ogni ordine e grado a far data dal primo gennaio 2020.

“Siamo assolutamente d’accordo perché la gestione dei rapporti esternalizzati si è rilevata molto difficoltosa – commenta Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – in questo modo il personale interno potrà occuparsi anche della vigilanza, cosa che non potevamo chiedere agli addetti delle agenzie. E le pulizie saranno direttamente sotto il controllo dei dirigenti. L’unica critica è che il 2020 è un po’ troppo in là, si poteva partire già da quest’anno”.

L’emendamento prevede che per ricoprire i posti necessari allo svolgimento di tali servizi verrà avviata dal Miur una procedura selettiva per titoli e colloqui per procedere alle assunzioni dei dipendenti a tempo indeterminato presso le imprese che attualmente svolgono i servizi di pulizia e ausiliariato in appalto. A darne notizia è al Filcams Cgil. Le risorse destinate al processo di internalizzazione provengono dal superamento del decreto del Presidente della Repubblica del 2009 che ha istituito i cosiddetti posti “Ata accantonati” dal valore di circa 292 milioni. Per stare in questi limiti di spesa le assunzioni potranno essere effettuate anche a part time. Si prevede inoltre un ulteriore stanziamento di risorse pari a 94 milioni, che si aggiungono ai 96 già stanziati fino a giugno 2019, per la copertura dell’intero anno procedendo con la proroga dell’attuale convenzione Consip.

“Un risultato positivo – commentano Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti Uil  – l’emendamento approvato è un importante passo verso il compimento di tale percorso”. Ma i sindacati mettono in guardia: il provvedimento così come scritto non dà garanzie a tutta la platea dei lavoratori che da quasi vent’anni sono occupati negli appalti delle scuole”. La Cisl Scuola chiede, con la segretaria Lena Gissi, che si “faccia un piano di azione complessivo per programmare gli inserimenti nelle scuole, tutelando sia i lavoratori delle cooperative che potrebbero non avere titolo sia i collaboratori scolastici precari che aspettano da anni”.

Soddisfatto Luigi Gallo del M5s, presidente della commissione Cultura della Camera: “Abbiamo fermato la piaga dell’assistenzialismo di Stato alle imprese negli appalti delle pulizie nelle scuole e riconsegnato diritti ai lavoratori storici”. Gallo mette in fila i provvedimenti: “Dodicimila assunzioni in sostituzione degli appalti nelle scuole, più duemila insegnanti per il tempo pieno, un maggiore incremento al fondo ordinario per rilanciare università e ricerca, dieci milioni per le borse di studio: sono tutti segnali di un cambiamento di verso rispetto al governo precedente nel settore della cultura. Stiamo ridando dignità al mondo della scuola”.

Diplomati magistrale, concorso va avanti. Le date di dicembre

di redazione

da Orizzontescuola

Per i diplomati magistrale in attesa delle decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato il concorso straordinario bandito con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018 va avanti.

Per i diplomati magistrale il concorso procede. Ecco cosa accade  nel mese di dicembre.

Le tappe del concorso

Scadenza domanda partecipazione:  12 dicembre ore 23.59 : possono partecipare diplomati magistrale con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/02 e laureati in SFP  con due anni di servizio specifico per il posto richiesto, svolti nella scuola statale tra l’a.s. 2010/11  e l’a.s. 2017/18.

Le graduatorie di merito regionali saranno ad esaurimento
Il Miur non “promette” posti, ma invita gli USR a indicare la situazione delle attuali graduatorie, in modo che i partecipanti si facciano un’idea della consistenza delle graduatorie. Concorso infanzia e primaria, quanti docenti ancora in GaE e GM del 2016

Il 18 dicembre saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale eventuali aggregazioni territoriali. Diplomati magistrale e laureati SFP dovranno svolgere la prova in regione diversa da quella scelta, nel caso di pochi aspiranti per quella regione. (in ogni caso l’assunzione avverrà nella regione scelta nella domanda, con vincolo di permanenza di tre anni nella provincia in cui ci sarà il posto).

Domande commissari dal 7 al 21 dicembre
I docenti interessati a far parte delle commissioni giudicatrici possono presentare la relativa domanda tramite Istanze online da oggi fino al 21 dicembre. Requisiti per essere commissario

Il 12 dicembre è  fissata l’udienza per la decisione in merito alla richiesta di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, ma non sappiamo né se si deciderà in quella stessa data (non sono da escludere rinvii) nè entro quanto tempo si conoscerà l’esito.

Iscrizioni 2019/20, consiglio orientativo dal 10 dicembre. Tempistica per scuole e famiglie

di redazione

da Orizzontescuola

Il Miur, con nota n. 2427 del 7 dicembre 2018, ha fornito indicazioni sulla tempistica relativa alle operazioni che devono svolgere le scuole e le famiglie prima dell’apertura delle iscrizioni per l’a.s. 2019/2020.

Operazioni da compiere

Di seguito le operazioni e la tempistica delle operazioni che devono compiere scuole e famiglie prima dell’apertura delle iscrizioni.

Scuole:

  • comunicazione consiglio orientativo (la scuola indica al massimo 3 scelte, specificando percorso, settore e indirizzo);
  • personalizzazione e  pubblicazione moduli di iscrizione;
  • simulazione di caricamento della domanda per verificare la
    correttezza del modulo pubblicato (se le scuole non pubblicano il modulo entro la data prevista;
  • pubblicazione automatica per le scuole statali del modulo base, se le stesse non hanno pubblicato il modulo personalizzato entro la data prevista.

Famiglie:

  • registrazione, sul portale “Iscrizioni on Line”, per ottenere le credenziali di accesso al servizio.

Tempistica

Di seguito la tabella Miur con operazioni e tempistica:

Scuola in Ospedale, Bussetti: più risorse per tale servizio di eccellenza. I dati

di redazione

da Orizzontescuola

Il Ministro Bussetti ha incontrato, nei giorni scorsi, i referenti degli Uffici Scolastici regionali, affrontando, tra gli altri,   il tema della scuola in ospedale.

Più risorse e docenti

Il Ministro, nel corso dell’incontro, come riferisce l’Ansa, si è impegnato a stanziare più risorse ed assegnare un maggior numero di docenti a quella che ha definito una scuola d’eccellenza, ossia la scuola in ospedale.

Aggiornamento Linee Guida

Nel corrente anno scolastico dovrebbero essere aggiornate le Linee Guida risalenti al 2003, al fine di adeguare le modalità di erogazione del servizio, anche alla luce della nuova realtà scolastica e sanitaria (ad esempio, negli ultimi anni sono aumentati i disturbi alimentari).

Portale nazionale e registro per docenti

Oltre all’aggiornamento delle Linee Guida, è in corso la procedura per l’assegnazione delle risorse per il potenziamento delle azioni di supporto, sviluppo e coordinamento nazionale. Tra queste azioni rientrano la realizzazione di un apposito portale nazionale e un registro per idocenti che prestano servizio in ospedale.

Abbiamo il dovere – conclude Bussetti- di garantire ai bambini e a tutti gli alunni colpiti dalla malattia il diritto alla cura, ma anche all’istruzione. È un segno di civiltà oltre che di cultura“.

Alcuni dati

Gli ultimi dati del Ministero, come riportati dall’Ansa, confermano le affermazioni di Bussetti sulla validità della scuola in ospedale.

Nell’a.s. 2017/18, nelle 200 sezioni ospedaliere funzionanti, grazie a 740 insegnanti ivi operanti, hanno usufruito del servizio Scuola in Ospedale 69.290 studenti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado.

Le regioni, ove gli alunni hanno usufruito maggiormente del suddetto servizio, sono la Campania, il Lazio, la Liguria e la Sicilia: 62.204 nel 2015/16;  58.049 nel 2016/17.

La maggior parte degli alunni delle predette regioni è affetto da patologie oncologiche, per cui le lezioni sono state svolte su misura, ossia secondo gli orari delle terapie.

“La scuola in ospedale aiuta l’integrazione dello studente una volta uscito – spiega Daniela Di Fiore, che da 8 anni insegna italiano e storia al Policlinico Gemelli Irccs di Roma – per questo le valutazioni vengono recepite dagli istituti di provenienza, facendo sì che abbia una pagella completa”.

La Scuola in Ospedale, oltre ad essere utile da un punto di vista prettamente scolastico, aiuta a mantenere i legami con il mondo esterno all’ospedale, permettendo agli studenti-pazienti di fare quello che fanno i coetanei.

Legge di Bilancio, ecco le misure per scuola, cultura e famiglia

di redazione

da Orizzontescuola

Con 312 sì, 146 no e 2 astenuti, la legge di Bilancio è passata in uno dei due rami del Parlamento. Il testo dovrà andare in Senato, dove sono già state annunciate modifiche.

Il testo approvato a Montecitorio, passato prima per il voto di fiducia al Governo, contiene anche misure sulla scuola, sulla cultura e sulla famiglia.

I provvedimenti sulla scuola

Le misure che riguardano la scuola sono varie. E’ bene ricordare che la legge è ancora nel pieno dell’iter parlamentare, il testo potrebbe subire modifiche. Fra i provvedimenti inseriti e molto attesi, c’è anche il reclutamento nella scuola secondaria con l’abolizione del Fit. Qui tutte le info.

Sono stati rivisti i percorsi di alternanza scuola lavoro con una riduzione dell’orario da svolgere per questa attività. Approfondisci

Novità anche per quanto riguarda i servizi di pulizia: non saranno più affidati a servizi esterni con la conseguente internalizzazione del servizio e assunzione, tramite concorso per titoli ed esami, del personale interessato. Approfondisci

Buone notizie anche per le maestre. Almeno 2000 di esse saranno assunte per potenziare il tempo pieno al Sud. Approfondisci

Assunzioni anche per i prof che insegnano nei licei musicali. Per consentire lo svolgimento della seconda ora di strumento, saranno assunti 400 docenti. Approfondisci

I 120 docenti esperti costituenti delle “équipe territoriali formative” sono esonerati dall’insegnamento, per poter diffondere pratiche didattiche innovative in linea con il Piano Nazionale Scuola Digitale. Approfondisci

La legge di bilancio predispone l’autorizzazione, già a partire dal 2019/20, della trasformazione, da tempo parziale a tempo pieno, del rapporto di lavoro degli assistenti amministrativi e tecnici, ex Co.Co.Co., assunti nell’a.s. 2018/2019. Approfondisci

I provvedimenti sulla Cultura

Il testo approvato contiene misure importanti anche per la Cultura. Fra i primi da segnalare ci sono l’emendamento “omnicomprensivo”, firmato dal M5S , denominato “Misure di sostegno e sviluppo nel settore dei beni e delle attività culturali”. Il testo approvato dai Deputati ha però subito modifiche rispetto alla versione presentata ed è stato abbassato a 230 milioni di euro. La ripartizione dei fondi richiesti e il dettaglio dei provvedimenti è elencato sul sito AgCult.it. Altri interventi significativi per la cultura riguardano l’assunzione del personale al Ministero dei Beni Culturali, all’Accademia della Crusca, fondi per le infrastrutture con misure antincendio nei musei e nei luoghi sede del Mibact; risorse per iniziative a favore degli studenti con disabilità presso le Istituzioni AFAM; salvaguardia patrimonio culturale immateriale UNESCO; incremento del fondo per lo sviluppo di investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.

I provvedimenti per le famiglie

L’elenco delle misure a sostegno delle famiglie, che vanno dal bonus bebè al congedo paternità, presenti nella legge di Bilancio è stato illustrato con un post da Maria Edera Spadoni del M5S. Andando per capitoli, vanno ricordati: Screening neonatale anche per malattie genetiche; proroga del bonus bebè per il 2019, con aumento del 20% dal secondo figlio; riconfermati il fondo assistenza agli studenti con disabilità e estensione di alcune detraibilità; aumento delle rette per gli asili nido; aumento di un giorno (da 4 a 5) per congedo di paternità; Fondo per le vittime di violenza; donne, il Dipartimento Pari Opportunità metterà a disposizione nel 2019 33 milioni di euro. 

FAQ Handicap e Scuola – 63

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Elenco FAQ

L’educatore può accompagnare minori a lui in carico in attività esterne al plesso scolastico (gite, soggiorni, attività sportive, ecc…) anche in assenza di insegnanti ?

L’assistente educatore non ha alunni in carico; egli viene assegnato all’alunno con disabilità per l’assistenza all’autonomia e/o alla comunicazione personale. L’alunno con disabilità, e ciò vale per tutti gli alunni della classe, è affidato agli insegnanti (a tutti gli insegnanti della classe). In caso di viaggi di istruzione o di uscite didattiche o di attività che si svolgono fuori dal plesso scolastico, attività autorizzate dal Dirigente scolastico e che vedono coinvolti tutti gli alunni della classe, fra gli accompagnatori possono esserci figure educative, ma questo non sottrae i docenti dalla presenza in qualità di accompagnatori, responsabili dell’alunno con disabilità a loro affidato.

Il mio istituto ha aderito ad un progetto educativo motorio presso un altro istituto della nostra città. L’insegnante di sostegno di un alunno non è presente nell’ora in cui l’alunno disabile dovrebbe partecipare al progetto prendendo un pulmino per recarsi all’altro istituto. Potrebbe essere accompagnato dall’educatore che in quell’orario sta con l’alunno?

Non ha indicato se si tratta di una scuola Primaria o Secondaria, né di quale tipo di intervento si tratta e, nello specifico, chi vede coinvolti questo progetto. Se lo desidera, ci dia maggiori informazioni al riguardo. Nel frattempo, facciamo presente quanto segue: poiché la scuola è impegnata in percorsi inclusivi, se viene promosso un progetto in orario scolastico, esso deve essere rivolto a tutti gli alunni della classe e non al solo alunno con disabilità.

Sono un insegnante di scuola primaria su posto di sostegno da ormai 22 anni. Seguo da due anni una bambina autistica e sono da molti anni funzione strumentale per l’inclusione nel mio istituto. Ora, dal prossimo anno scolastico risulterò perdente posto per mancanza di alunni certificati. La mia domanda è questa: essendo presente nel mio istituto un posto di potenziamento su posto comune, in cui però la titolare non ha mai effettivamente preso servizio per motivi di salute, non è possibile chiedere il cambiamento in posto di sostegno? Premetto che non è un problema di posto di lavoro, dopo 22 anni potrei chiedere tranquillamente e ottenere il cambio su posto comune e lavorare vicino casa mia…. ma vorrei poter continuare a seguire la funzione che svolgo con passione…

In via di principio riterremmo che la Sua richiesta possa ottenere accoglimento.
Ne parli col DS, il quale prenderà contatti con l’USR. L’unico problema potrebbe essere costituito dal fatto che i posti di sostegno sono creati in presenza di iscrizioni di alunni con disabilità. In mancanza di alunni certificati, potrebbe passare su posto comune nel suo istituto, mantenendo l’incarico di funzione strumentale per l’inclusione.

A scuola di latino

A scuola di latino

di Maurizio Tiriticco

Il latino perché

L’accesso diretto ai testi classici costituisce certamente per l’insegnamento e l’apprendimento della lingua e della cultura latina un fine interessante ed utile. Ovviamente non costituiscono un buon abbrivio mesi e mesi di insulse esercitazioni con tutte quelle puellae quae portant rosas ad aras… o con quegli improvidi nautae che hanno sempre a che fare con quelle infinite procellae quae maria fortiter vexant,… quando poi non occurrunt in furentes piratas! E’ il modo migliore per fare odiareil latino!

Il mondo latino ci offre di per sé, senza ricorrere ad infelici ed insulse invenzioni, infiniti esempi di letteratura interessante ed agevole anche per principianti. E non bisogna pensare soltanto alle favole di Fedro o ad alcuni passi di Cornelio e di Svetonio. E’ noto come in genere tali autori siano stati sempre considerati “facili” e per ciò spesso presentati nelle prime classi del ginnasio; ma in effetti, anche autori del genere presentano a volte notevoli difficoltà.

Nei periodi in cui la lingua latina si forma o si trasforma è possibile trovare testi agevoli e interessanti per tutto ciò che contengono implicitamente e che evocano.

Forniamo alcuni esempi soltanto, desunti dalla cultura delle origini, esempi che dovranno essere certamente contestualizzati, modularizzati con altri contenuti di storia, di storia del pensiero e del costume, dei primitivi culti pagani, con il greco e così via. Sono esempi scelti a caso, ma interessanti, a nostro avviso, per la loro semplicità di lettura e di immediata comprensione.

Molto dipende, ovviamente da come sono presentati dagli insegnanti e dai metodi di lavoro che si sceglieranno. Certamente, si tratta di testi che – come si suol dire – vanno molto al di là di quello che a livello esplicito dicono, e che contengono elementi di cultura e di civiltà a volte non immediatamente evidenti, ma che un attento lavoro di analisi guidato dagli insegnanti potrà mettere alla luce.

Segue la presentazione di alcuni testi minori, cosiddetti, su cui è bene condurre la nostra attenzione. I testi maggiori sono noti e non c’è manuale scolastico che non li tratti adeguadamente.

Il latino delle origini…

Dindia Macolnia fileai dedit. Novios Plautius med Romai fecid, dalla cista Ficoroni ritrovata in Preneste. Una madre, una figlia un artigiano, un portaoggetti di bronzo in una città del Lazio; uno spaccato di vita cinquecento anni (?) prima di Cristo.

Si membrum rupsit, ni cum eo pacit, talio esto (se un soggetto ha mutilato un altro e non raggiunge con lui un accordo, sia applicata la legge del taglione), dalle Leggi delle XII Tavole; uno stimolo per un discorso sul diritto antico, sul taglione, su una primitiva amministrazione della giustizia.

Virum mihi Camena insece versutum... L’incipit del poema di Livio Andronìco in versi saturni. L’Odysseus dell’Andra moi ennepe Mousa polutropon (l’incipit dell’Odissea omerica) diventa il nostro Ulixes. E, ad abundantiam, potremmo anche richiamare un altro incipit, quello del nostro neoclassicismo: Musa quell’uom dal multiforme ingegno

Quasi pila in coro ludens datatim dat se et communem facit… E’ il noto frammento della Tarentilla di Nevio: la donna che si offre a tutti, uno lo bacia, a un altro “fa il piedino”… ma il tutto senza alcuna palese volgarità.

Fato Metelli Romae consules fiunt, così si scaglia Nevio contro la famiglia dei Metelli; sullo sfondo le guerre puniche e il primo teatro romano, ma la risposta della grande famiglia non si fa attendere: Malum dabunt Metelli Naevio poetae.

E non possiamo non ricordare quello struggente frammento neviano, tratto dal Bellum Poenicum, ancora in versi saturni, in cui il poeta, rievocando le origini leggendarie di Roma, rappresenta la fuga da Troia delle mogli di Anchise e diEnea: Amborum uxores / noctu Troiad exibant capitibus opertis / flentes ambae, abeuntes lacrinis cum multis.

Musae, quae pedibus magnum pulsatis Olumpum, un altro incipit, questa volta in esametri: sono gli Annales di Ennio, l’alter Homerus della poesia latina. La lingua fa un passo in avanti, Ennio amplia il discorso di Nevio e vuole celebrare Roma al di là della vicenda punica.

… e il tardo latino

Ed ora qualche esempio del tardo latino, quando la lingua dei classici comincia a cambiare, a corrompersi, diranno alcuni, ma… esiste una lingua migliore di un’altra? Questo già può costituire un interessante spunto di discussione.

Adriano è stato l’imperatore esteta e viaggiatore per eccellenza, e l’amico Floro così lo riprende: “Ego nolo Caesar esse, ambulare per Britannos, latitare per Germanos, Scythicas pati pruinas“. Ma Adriano prontamente gli risponde e lo riprende: “Ego nolo Florus esse, ambulare per tabernas, latitare per popinas, culices pati rotundos“. E come non ricordare quella “Animula vagula blandula hospes comesque corporis, quae nunc abibis in loca pallidula, rigida, nudula, nec, ut soles, dabis iocos… è un frammento dolcissimo, che Adriano, colto, curioso, raffinato, avrebbe scritto, stando al suo biografo, poco prima di morire.

Di tutt’altra pasta sono i primi apologisti cristiani. Come non ricordare la veemenza di un Tertulliano (II-IIIsecolo) contro l’impero e contro i persecutori! Evviva il martirio: Semen est sanguis Christianorum! E i pericoli che possono venire dalle donne! La donna è, secondo Tertulliano, un essere che Dio ha voluto inferiore; essa è diaboli ianua, porta del demonio: tu, donna, hai con tanta facilità infranto l’immagine di Dio che è l’uomo. A causa del tuo castigo, cioè la morte, anche il figlio di Dio è dovuto morire; e tu hai in mente di adornarti al di sopra delle tuniche che ti coprono la pelle? I libelli famosi: De exhortatione castitatis, De virginibus velandis, De cultu feminarum: è bene che le donne portino il velo sempre, per non dare scandalo in pubblico. Del resto anche Ambrogio (IV secolo) si preoccupò di raccomandare alla sorella Marcellina (De virginibus) l’osservanza di casti costumi! E che dire di quel Giovanni di Antiochia (IV secolo) detto Crisostomo, χρυσόστομος, il Boccadoro, che così si esprimeva: “Che altro è una donna se non un nemico dell’amicizia, una punizione inevitabile, un male necessario, una tentazione naturale, una calamità desiderabile, un pericolo domestico, un danno dilettevole, un malanno di natura dipinto di buoni colori?”. Insomma, un buon materiale per un dibattito sulle pari opportunità!

Ma vi sono anche i poeti cristiani meno “arrabbiati”, se si può dir così. Ricordiamo quell’inno al mattino di Prudenzio (alcuni vi vedono l’Orazio dei cristiani), un linguaggio facile e pulito in dimetri giambici: Nox et tenebrae et nubila, / confusa mundi et turbida, / lux intrat, albescit polus, /Christus venit, discedite! Caligo terrae scinditu / percussa solis spiculo, /rebusque iam color redit / vultu nitentis sideris.

E alla fine del IV secolo incontriamo Eutropio con il suo Breviarium ab urbecondita, commissionatogli dall’imperatore Valente: un testo facile, senza pretese critiche, destinato ad un pubblico senza troppe esigenze. E’ utile per un approccio semplice e facile alla lingua latina.

Fecisti patriam diversis gentibus unam; / profuit iniustis te dominante capi; / dumque offers victis proprii consortia iuris. /Urbem fecisti, quod prius orbis erat. Siamo nel V secolo d. C. e Rutilio Namaziano, il gallo-romano, decisamente anticristiano si esalta alla missione dell’impero e non avverte che il 476 è alle porte!

E non può mancare Agostino, il numida. Siamo alla fine del IV secolo e Agostino in un giardino milanese, forse forte per la predicazione di Ambrogio, vive un momento intensissimo del suo itinerario spirituale: Et ecce audio vocem de vicina domo cum cantu dicentis et crebro repetentis quasi pueri an puellae nescio: “Tolle lege, tolle lege” (ed ecco all’improvviso dalla casa vicina il canto di una voce come di bambino, o di bambina forse, una cantilena: “Prendi e leggi, prendi e leggi”). E Agostino apre il Vangelo e legge a caso: “Non più bagordi e gozzoviglie, letti e lascivie, contese e invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non fate caso alla carne e ai suoi desideri”. E’ un passo dell’Epistola ai Romani.

Il cristianesimo, dunque, avanza. Ma quanta commozione possiamo nutrire per gli sconfitti! Giuliano, l’imperatore che è nipote di Costantino, vuole restaurare il paganesimo! E per questo porterà sempre con sé il marchio della apostasia. Ferito a morte in battaglia contro i Persiani (363), affida agli astanti il suo testamento. Ecco l’incipit del racconto che ne fa Ammiano Marcellino, un soldato di Antiochia, nel suo Rerum gestarum libri: Quae dum ita aguntur, Iulianus in tabernaculum iacens, circumstantes allocutus est demissos et tristes: “Advenit o soci nunc abeundi tempus e vita impendio tempestivum, quam reposcenti naturae, ut debitor bonae fidei redditurus, exulto…”. Qualche anno dopo (378) Teodosio proclamerà il cristianesimo religione di Stato!

Ma è sempre bene ricordare che con il passar del tempo (VI e VII secolo) la latinità si afferma anche in Europa. A Siviglia c’è Isidoro, in Gallia c’è Gregorio, in Bretagna c’è Beda il Venerabile, noto anche per aver profetizzato che,  quando fosse caduto il Colosseo, sarebbe caduta Roma e con essa sarebbe caduto il mondo! “Quamdiu stabit Colyseus / Stabit et Roma; /Quando cadet Colyseus / Cadet et Roma; / Quando cadet Roma / Cadet et mundus”. Anche se sembra che il Colyseus di Beda fosse in realtà la colossale statua di Nerone, posta tra l’Anfiteatro flavio e il Tempio di Venere.

Si diffondono anche i Vangeli, che portano la buona novella della pace, della giustizia, dell’amore: Vade, vende omnia quae habes, da pauperibus et habebis thesaurum in caelis (Matteo, 19, 21). La loro lettura è assai agevole, semplice e lineare perché i destinatari sono tutte le popolazioni del mondo antico! Scritti in greco, poi in siriaco, in arabo, ed anche in latino, grazie alla Vulgata di san Gerolamo, forse come lingua franca per tutte le popolazioni dell’Impero!

E perché, poi, non andare a quei testi di un “primitivo” volgare, laddove è possibile cogliere quelle trasformazioni che pian piano hanno condotto da un latino certamente non classico e parlato da tutti a quella lingua che poi Dante ha nobilitato nel De vulgari eloquentia? La scritta murale Falite dereto co lo palo Cervoncelle /Albertel trai / Fili de le pute traite, l’indovinello Se pareba boves / alba pratalia araba / et albo versorio teneba / et negro semen seminaba, od il notissimo Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti[1], e tanti altri documenti ci testimoniano questo passaggio.

La cultura latina nella scuola

Ciò che abbiamo rappresentato sono delle pure e semplici spigolature alla ricerca di testi né “aulici” né “paludati”, che poi sono quelli che hanno sempre terrorizzato i poveri studenti e che in un certo senso fanno tremare le vene e i polsi! Sono spunti di testi che – lo ribadiamo– se opportunamente contestualizzati e modularizzati, possono costituire numerosi motivi di imparare facendo e, oseremmo dire, anche divertendosi!

Solo in seconda battuta, a nostro avviso, dovremmo giungere a proposte più impegnative. In forza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, le scuole potranno adottare percorsi curricolari e soluzioni didattiche diverse, pur nel rispetto degli standard previsti dal sistema nazionale di istruzione. Si vedano le indicazioni contenute nelle Linee guida dei Licei

Per quello che riguarda il latino, il greco e la cultura classica, potrebbero effettuarsi due scelte. La prima potrebbe essere una scelta di base, comune a tutti gli alunni – crediamo ad un latino per tutti! – senza però ricadere nell’errore di quella indicazione dell’articolo 2, commi 3 e 4, della Legge 1859/62 con la quale, per contentare sia i conservatori del latino che gli abolizionisti, si misero in seria crisi insegnanti e alunni delle scuole medie [2]. La seconda scelta, che potremmo definire avanzata, sarebbe destinata a quegli alunni che dimostrano interesse per approfondimenti e ricerche mirate.

Si tratta di ipotesi che, se ben progettate ed avviate, potrebbero restituire allo studio delle nostre origini quella dignità che le è sempre stata negata. Di fatto, da un lato la bolsa retorica di una male intesa classicità e, dall’altro, la sua repulsa hanno costituito da sempre una polarizzazione che ha avuto conseguenze disastrose non solo per gli studi classici, ma anche per gli studi in generale.

La messe di testi e di autori che ci viene offerta dal mondo classico, anche nei confronti di una sua attualizzazione, è enorme. Insegnanti che siano veramente padroni della culturae delle lingue classiche non avrebbero alcuna difficoltà nella selezione di contenuti finalizzati ad un apprendimento quale da noi ipotizzato e proposto.

Basti pensare a quanta parte della classicità abbiamo perduta, dal punto di vista dei contenuti di insegnamento, in forza del fatto che la classicità dovrebbe essere sinonimo soltanto di un’aurea perfezione. Ma la perfezione, come è noto, non solo non esiste, ma finisce sempre con l’essere qualcosa di noioso e di stucchevole [3]. E la scelta dei contenuti, anche da parte ministeriale, mirava sempre agli autori del periodo aureo!

Molti anni fa, per l’uso delle scuole, si censuravano quei testi latini che si definivano troppo spinti e non presentabili ai giovani. E vi era anche una pretesa giustificazione: il mondo che esprimevano Muzio Scevola, Orazio Coclite, Cincinnato e le tante Lucrezie e Cornelie mal si conciliava – secondo una certa visione tutta di maniera – con i carmina priapea e con certi versi audaci di Catullo, per non dire poi dello sconcerto che provocavano certi affreschi pompeiani! Del resto, già nel Medio Evo solerti e pudicissimi copisti avevano provveduto a cassare codici poco “edificanti” per riscriverci sopra canti liturgici! Anche se poi qualche chierico birichino in una chiosa non troppo evidente a prima vista (la si ritrova spesso sui margini dei codici!) aggiungeva qualcosa del suo scurrile parlar quotidiano!

Ma oggi, con l’evoluzione dei costumi, che consente di parlare con libertà anche di temi che una volta erano considerati assai scabrosi, certe letture non costituiscono più un insulto alla morale. Alludo, ad esempio, alle rocambolesche avventure di Encolpio e Gitone e di quel birbante di Eumolpo, quei gustosi personaggi del Satyricon, il romanzo attribuito a Petronio Arbitro, o agli amori di Lucio e Fotide, di cui all’Asino d’oro di Apuleio.

E’ indubbio che il Satyricon e le Metamorfosi (altro titolo dell’Asino d’oro) costituiscono due pilastri della narrativa mondiale. La gustosissima rappresentazione della cena di Trimalchione [4] od il finissimo humour della novella della matrona di Efeso o le vicende di Apuleio con la vedova Pudentilla, ed ancora la stupenda favola di Amore e Psiche sono dei veri e propri gioielli della capacità narrativa. Sottrarli ad un giovane che abbia il piacere della lettura è indubbiamente una violenza! Una scelta di questo genere implica sempre una assunzione di responsabilità da parte dell’insegnante: occorre sempre valutare se il piacere della lettura ha il fine in se stesso oppure se diventa soltanto una giustificazione per ricercare quei passi scabrosi che un certo tipo di morale difficilmente può accettare. Ma va anche detto che il panorama letterario è vastissimo, e le fonti infinite. Tutta la latinità ci offre un repertorio che spesso solo una cattiva didattica è stata capace di renderere pulsivo a migliaia di studenti.

Qualche proposta didattica

In questo repertorio è possibile rintracciare e costruire gli itinerari formativi più diversi. Ne diamo solo alcuni esempi, senza alcun ordine gerarchico, su ciascuno dei quali è possibile un percorso modulare anche pluridisciplinare nel quale interagiscano lettura e comprensione di contenuti letterari, storici, ecc. con approcci ed eventuali approfondimenti grammaticali, anche sotto il profilo di un progressivo affinamento morfologico e di un arricchimento lessicale.

Ecco alcune indicazioni in proposito, che si prestano moltissimo a quelle attività di drammatizzazione che costituiscono una delle tecniche più motivanti e coinvolgenti ai fini di un apprendimento efficace.

Anche se non disponiamo di testi compiuti di atellane e fescennini, possiamo selezionare testi da qualche scena di Plauto: il duetto di Mercurio e Sosia, ad esempio, dall’Amphitruo; lo spassoso dialogo tra Euclione e Megadoro, dall’Aulularia, con eventuali riferimenti con l’Arpagone dell’Avaro di Molière e con il film con l’avaro Alberto Sordi; sarebbero paralleli interessanti, ovviamente se sceneggiati!

Si può ricorrere ad alcune scene della Apocolokyntosis, la zucchificazione di Claudio, un’operetta che non è affatto di un Seneca minore! In realtà, un vero filosofo sa anche ridere. Si pensi al lamento funebre del coro che intona edite fletus, fundite planctuse che così prosegue: resonet tristiclamore forum / cecidit pulchre cordatus homo / quo non alius fuit in toto /fortior orbe / ille citato vincere cursu / potera Celeres… Altro che con rapida corsa! Claudio era zoppo! Una presa in giro gustosissima! Oppure si pensi all’incontro tra Ercole e Claudio, che è di una vivacissima comicità. E non mancheranno i confronti con il Claudio di Tacito e quello di Svetonio, ovviamente sempre con la tecnica della drammatizzazione.

 Ed ancora è possibile drammatizzare la vita privata di un grande oratore: le lettere di Cicerone, a volte così semplici, a volte sommesse e dimesse a confronto del periodare delle grandi cause; ma non si dimentichi che in taluni casi sono difficili da comprendere e tradurre, forse più di altre opere considerate più impegnative. Si pongano alcuni testi a confronto: da un lato l’uomo che si preoccupa della famiglia, della salute di Terenzia, che vuole avere notizie da Attico e da Tirone sulle faccende domestiche, sul bilancio familiare, e, dall’altro, l’intrepido accusatore di Verre, di Catilina, di Antonio!

E ci sono i bei testi di Plinio il vecchio e quelli della corrispondenza di Plinio con Traiano (uno spaccato vivissimo della vita amministrativa di Roma e delle sue province) con tutti i riferimenti alle persecuzioni anticristiane. Superfluo ricordare i possibili collegamenti con il Traiano dantesco e con quel Panegirico con cui Alfieri bolla una pretesa arrendevolezza di un Plinio servile nei confronti di un Traiano tiranno! E c’è una lettera bellissima di Plinio a Tacito sulla morte dello zio, Plinio il vecchio, durante l’eruzione del Vesuvio del ’79. Evidentii possibili collegamenti letterari con la Ginestra leopardiana, con Svevo, e quelli scientifici e archeologici: un’ampia messe di materiale per una rappresentazione scenica e per la confezione di un video!

Sempre in tema di sceneggiature, non si può dimenticare come e quanto certa poesia oraziana si presti alla drammatizzazione. C’è la satira del seccatore che offre anche numerosi spunti per la scenografia, la via Sacra, il Foro, le pendici del Campidoglio e quell’accenno agli Orti di Cesare in Trastevere. Soluzioni analoghe si possono anche trovare nella satira del viaggio a Brindisi: quanti paralleli tra la via Appia di allora e i nostri percorsi autostradali! Si può ricostruire una carta geografica dell’antica via e sovrapporla su una carta di oggi. Luoghi, nomi, situazioni!

Strettamente legato alla drammatizzazione è il gioco di ruolo. La drammatizzazione richiede un copione da costruire e da realizzare nelle sue diverse parti. Il gioco di ruolo si affida più che altro a un canovaccio dove, appunto, sono assegnati dei ruoli da seguire – ed anche, a volte, da scambiare – ma da costruire poi nella azione effettiva; il che richiede una particolare inventiva ed immaginazione, ma è l’azione stessa che le sollecita e le fa esprimere.

Ambedue le tecniche favoriscono una ricerca ed una produzione linguistica non indifferente, più aderente al testo nel primo caso, più affidata alla spontaneità nel secondo. La lite tra Romolo e Remo, le vicende di Mario e Silla, di Cesare e Pompeo… non possono diventare interessanti giochi di ruolo, costruiti dagli studenti anche con un latino semplice e famigliare?

Un’altra attività potrebbe essere quella della ricerca sul campo o in situazione. Se si considera che non c’è località nel nostro Paese, piccola od estesa che sia, che non offra spunti per delle ricognizioni finalizzate a ritrovare quali testimonianze ci abbiano lasciato i Romani, o i Latini o quei popoli che prima o dopo di essi hanno vissuto ed operato. Dai Volsci ai Longobardi, dagli Equi ai Franchi, dai Sanniti agli Ostrogoti, chi non ha lasciato testimonianze, monumenti, lapidi, scritti vari ai quali accedere per ricostruire, conoscere, eventualmente riconoscersi!? Com’è noto, alla scuola dell’autonomia viene riconosciuto uno spazio curricolare locale, se si può chiamare così, che possa integrarsi ed interagire con il curricolo nazionale [5].

Si tratta di attività che si possono condurre con alunni di qualsiasi fascia di età. La questione è una soltanto: si vogliono fare dei latinisti – e questa era la presunzione del liceo di una volta, per tutte le ragioni che conosciamo – oppure, come è più giusto, si vuole aprire una finestra sulla nostra storia civile e morale, alla ricerca di origini dalle quali si possono anche prendere tutte le distanze del caso, ma che pur sempre vivono ancora nei nostri modi di essere, di pensare, di parlare?

Si tratta, a nostro avviso di aiutare i nostri giovani a riannodare le fila con quel mondo classico che una cattiva didattica, pretenziosa e seriosa, ha reso spesso ostico, incomprensibile e fastidioso!

Se è vero che tutto si può insegnare a tutti, è anche vero che è quanto mai necessario insegnare ai nostri giovani un passato che è qui. Basta svoltare l’angolo! Ma, con una didattica assolutamente nuova!


[1] Si tratta della iscrizione della basilica di San Clemente in Roma, del cosiddetto indovinello veronese (da un codice della Biblioteca Capitolare) e della Carta capuana. Quest’ultima, databile al 960, costituirebbe il primo documento di un volgare che ormai si avviava a diventare il nostro italiano.

[2] Il testo recita testualmente: “Nella seconda classe l’insegnamento dell’italiano viene integrato da elementari conoscenze di latino, che consentano di dare all’alunno una prima idea delle affinità e differenze tra le due lingue. Come materia autonoma, l’insegnamento del latino ha inizio in terza classe: tale materia è facoltativa”. Le conseguenze furono che gli alunni non impararono più né il latino né l’italiano! Negli anni successivi si corse ai ripari; i due commi vennero abrogati con la Legge 348/77; e con i programmi del ’79 si scelse la strada del “riferimento all’origine latina della lingua e alla sua evoluzione storica” (punto c. delle indicazioni programmatiche dell’italiano).

[3] Nel periodo fascista certi insegnanti insistevano nel comparare l’oraziano Alme sol possis nihil urbe Roma visere maius … con il “Sole che sorgi libero e giocondo   ” (testo di Fausto Salvatori; musica di Giacomo Puccini), e con le stesse note facevano cantare l’ode oraziana!

[4] Dalla cena si possono anche evincere una serie di indicazioni sulla cultura alimentare dei Romani. E sarebbe anche opportuno, se si vuole sperimentare concretamente di quali alimenti disponevano i Romani e come li cucinavano, vedere il Dere coquinaria di Apicio, il noto cultore della crapula di età tiberiana. E’ un manoscritto a cui la tradizione ha messo copiosamente le mani con molti rifacimenti – l’interesse per questo genere di cose è sempre stato vivissimo, anche in quel primo medioevo che molti ci descrivono squallido e triste! – ma che costituisce ancora oggi una fonte preziosa di informazioni ghiotte, e non solo sotto il profilo linguistico! Un bel pranzo confezionato sulle ricette di Apicio costituirebbe l’esito godereccio di un modulo di studio veramente trasversale e operativo!

[5]  Si veda il Regolamento attuativo dell’autonomia, il DPR 275/99, articolo 8.

Il dirigente scolastico e la sicurezza

Il dirigente scolastico e la sicurezza: una strada sempre più complicata (*)

di Stefano Stefanel

E’ entrato in vigore il 17 novembre 2018 il nuovo Regolamento di contabilità (Decreto Interministeriale n° 129) che sarà illustrato ai Dirigenti scolastici e ai Direttori dei servizi generali e amministrativi attraverso il Progetto Nazionale IoConto. A differenza del precedente D.I. (il n° 44 del 1°febbraio 2001) su questo nuovo Regolamento si giocherà una partita importante nel rapporto tra dirigenza scolastica e direzione amministrativa e tutto questo dovrebbe passare attraverso una dimensione formativa non formale e molto approfondita.

Negli ultimi anni si è fatta molto accesa la pressione dei dirigenti scolastici per una revisione delle loro responsabilità in rapporto alla sicurezza degli edifici scolastici, anche a seguito della drammatica vicenda del collega udinese Livio Bearzi che è stato in carcere per oltre un mese a seguito della caduta del tetto del Convitto de L’Aquila durante il terremoto del 2009. A tutti ormai è chiaro che qualunque modifica passa da due condizioni: la modifica della legge e il trasferimento di parte delle responsabilità che cadono oggi sui dirigenti scolastici agli uffici tecnici dell’ente proprietario dell’immobile in cui ha sede la scuola. I motivi per cui i dirigenti scolastici chiedono una revisione della normativa sono essenzialmente tre: oggettiva mancanza di competenze tecniche riguardo al patrimonio edilizio esistente; mancanza di capacità di spesa; responsabilità per situazioni edilizie che risalgono ad altri decisori e ad altri tecnici. Tutte motivazioni oggettive, perché si tratta di responsabilità che si assumono dentro una carenza di competenze dell’organizzazione scolastica, che non prevede un soggetto tecnico a supporto delle scuole, e dentro una vaghezza documentale in alcuni casi imbarazzante (sarebbe interessante fare un’analisi nazionale sulla reale esistenza di tutti i certificati obbligatori che riguardano la sicurezza degli edifici.

Il nuovo Regolamento di contabilità pare andare nella direzione opposta, addossando al dirigente scolastico ulteriori incombenze e responsabilità. Lo fa attraverso l’art 39,che riguarda la “Manutenzione degli edifici scolastici”. Io penso sia necessario approfondire la materia partendo proprio dal Progetto Nazionale di Formazione IoConto che dovrebbe costruire l’apertura dei dirigenti verso i “conti” e quella dei direttori dei servizi generali e amministrativi verso la progettazione scolastica. E non è possibile dire quale dei due obiettivi sarà più difficile da raggiungere.

Il citato articolo 39 è fatto di quattro commi, tutti con forti elementi di responsabilità e di criticità. L’impostazione che sottende all’articolo parte dall’idea dell’esistenza di una perfetta convergenza di visioni tra dirigenza scolastica, dirigenza amministrativa della scuola, direzione politica dell’ente locale di riferimento, ufficio tecnico dell’ente locale di riferimento. Purtroppo la storia e la cronaca dicono che questa convergenza qualche volta non c’è e dunque i rapporti si avvitano tra missive, segnalazioni, interventi, tampone, diffide, ecc. Inoltre l’articolo sottovaluta la situazione di molti Istituti comprensivi che hanno a che fare contemporaneamente con molti Comuni diversi (anche dieci), spesso “comuni polvere” dotati di strutture tecniche e politiche molto precarie. L’impressione è che molte norme siano pensate dal decisore politico nel rapporto con i grandi centri cittadini e non con la frammentarietà dei troppi micro comuni italiani.

Fornisco, di seguito, alcune note sull’argomento, che certamente approfondirò ulteriormente prima di tenere le mie sessioni del Progetto IoConto. Preciso che durante la formazione nazionale per i formatori del Progetto IoConto ho posto tutti gli interrogativi sotto riportati, ma non ho ricevuto risposte, anche perché erano tutti molto più interessati alle opzioni di tipo contabile.

POSSONO FARE SE L’ENTE LOCALE FINANZIA

Il comma uno dell’art. 39 dice testualmente: “Con riferimento agli edifici scolastici e alle loro pertinenze, le istituzioniscolastiche possono effettuare interventi di manutenzione ordinaria, previa delega dell’ente territoriale competente, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 3, comma 4, della legge 11 gennaio 1996, n. 23.” Io credo che nessun Comune d’Italia negherebbe la delega prevista dalle legge 23/1996 e quindi il comma non fa altro che riaffermare quello che già era contenuto nella legge. La delega deve prevedere le risorse e questo è sempre un rischio, perché una stima preventiva delle spese spesso non è fattibile, mentre un pagamento “a piè di lista” non rientra più nelle possibilità dei due enti (sia in quelle dell’autonomia funzionale scolastica e sia in quelle dell’autonomia locale). Per cui questo comma rimane teorico ed applicabile solo previo totale accordo tecnico ed economico tra scuola ed ente locale proprietario dell’immobile.

POSSONO FARE

Il comma 2, invece, ribalta la situazione e mette in capo al dirigente scolastico la decisione se fare o meno: “Anche al di fuori delle ipotesi di cui al comma precedente, le istituzioni scolastiche possono procedere all’affidamento di interventi, indifferibili ed urgenti,di piccola manutenzione e riparazione degli edifici scolastici e delle loro pertinenze, nella misura strettamente necessaria a garantire lo svolgimento delle attività didattiche. In tali casi, le istituzioni scolastiche anticipano i fondi necessari all’esecuzione degli interventi, dandone immediata comunicazione all’ente locale competente, ai fini del rimborso. “ Il comma non dice però cosa succede in alcuni casi facilmente elencabili, tra cui quelli più evidenti sono i seguenti:

  • l’ente locale non giudica indifferibili e/o urgenti le piccole manutenzioni o le riparazionie quindi si rifiuta di pagarle
  • l’ente locale non ha fondi per rimborsare la spesa sostenuta
  • l’ente locale non accetta di inserire a bilancio il rimborso o lo considera alla stregua della vecchia dicitura “debiti fuori bilancio” e così si avvia un braccio di ferro tra la scuola che, avendo chiesto dei lavori non li ottiene, e che quindi procede in proprio
  • la spesa dell’intervento non è stata stimata bene prima dell’avvio dei lavori o prevede una variante in corso d’opera (ad esempio se mentre cambio una porta mi accorgo che la struttura su cui poggiano i cardini è marcia e dunque va cambiata anche quella)
  • la scuola non ha i soldi per pagare e fa affidamento su un finanziamento deliberato dall’ente locale, ma poi l’ente locale non ha i soldi in cassa per trasferirli alla scuola.

Mi fermo qui non perché ritenga di aver esaurito le casistiche di possibili criticità, ma perché non credo sia questo il luogo per scandagliare le mille possibilità di contenzioso.

ATTIVITA’ PROPRIE, EREDITA’, LEGATI E DONAZIONI

                  I commi 3 e 4 aprono invece scenari che, a prima lettura paiono incomprensibili:

“3. Le istituzioni scolastiche procedono all’affidamento di lavori e alla manutenzione degli immobili acquisiti con fondi derivanti da attività proprie, ovvero per effetto di eredità, legati e donazioni.

4. Le istituzioni scolastiche possono effettuare, con eventuali fondi propri e d’intesa con il proprietario, interventi di manutenzione straordinaria degli edifici scolastici e delle loro pertinenze.”

E’, infatti, incomprensibile perché le scuole dovrebbero mettersi a fare lavori di manutenzione straordinaria in proprio (procedendo alle gare per la progettazione, l’affidamento dei lavori, i controlli, ecc.) anche per svariate centinaia di migliaia di euro.  Inoltre non si comprende da quali “attività proprie” dovrebbero essere prelevate le somme da anticipare (e che poi gli enti locali dovrebbero rimborsare), anche perché l’articolo non prevede alcuna imposizione agli enti locali: non dice in che tempi devono rimborsare; se, come e perché possono rifiutarsi di farlo; quali sono le possibilità di contestare quello che decide il dirigente scolastico, ecc.. Quindi il Regolamento pare un testo normativo che impone al dirigente scolastico alcune scelte, anche se poi quella più logica (non fare nulla) rischia di diventare la più pericolosa. Il rischio è trovarsi tra due fuochi contrapposti: se non faccio i lavori posso creare situazioni di rischio, se li faccio posso trovarmi con un buco nel bilancio.


LA STRADA DELLE CONVENZIONI

                  Una strada possibile è quelladelle Convenzioni tra Istituti scolastici ed Enti Locali, al fine di disciplinare contrattualmente soprattutto tempistiche, obblighi reciproci e risorse. L’importante è che ogni Istituto stipuli una sola Convenzione con tutti gli Enti Locali di riferimento: convenzionarsi solo con alcuni o farlo con Convenzioni diverse renderebbe ancora più complicata la gestione complessiva della materia. Nella Convenzione ci potrebbe anche essere la previsione di monitoraggi congiunti con la  creazione di due rubriche, una relativa alla manutenzione ordinaria e l’altra relativa alla sicurezza.

                  La strada della Convenzione tra parti è un elemento di garanzia, dentro comunque ad una materia che il legislatore pericolosamente sempre più sta spostando sul dirigente scolastico. L’ostacolo più forte a rivedere la normativa sta nel passaggio di responsabilità che deve avvenire (dal dirigente scolastico all’ufficio tecnico) e che non può portare, vista l’estesa normativa sull’argomento, ad un semplice annullamento delle responsabilità. Per questo credo sia buona cosa maneggiare la questione della sicurezza con calma, cercando le massime condivisioni possibili con l’ente proprietario dell’immobile, al fine di evitare passi unilaterali e irreversibili o la creazione di documenti che hanno l’unico scopo di scaricare le responsabilità da un soggetto all’altro, senza minimamente contribuire alla risoluzione del problema.

                  Quello che è certo è chel’art. 59 del D.I. 129 sposta in maniera inattesa ancora di più le responsabilità dall’ente locale al dirigente scolastico. Noto, infine, che un Regolamento pensato per la contabilità si trova ad un certo punto ad affrontare la difficile tematica della sicurezza.

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(*) Sul numero 115 di La Scuola 7 è uscito il 3 dicembre un mio articolo dedicato all’articolo n° 59 del Decreto Interministeriale n°129 (Regolamento di contabilità), che riguarda la sicurezza e la manutenzione e molto meno la “contabilità”. Il titolo dell’intervento era questo: “Il dirigente scolastico e gli edifici scolastici”. Poiché intendo integrare con alcune note (suggeritemi da un certo dibattito che l’articolo ha suscitato tra alcuni colleghi) quanto ho scritto, ho inserito tutto l’articolo già pubblicato.

Censis: paure e rancore, la società guarda al sovrano autoritario

ANSA 8 dicembre 2018

Censis: paure e rancore, la società guarda al sovrano autoritario
La fotografia arriva dal 52/o Rapporto

Un sovranismo psichico, prima di quello politico, come risultato della cattiveria che gli italiani provano, per riscattarsi dalla delusione per la mancata ripresa economica, e che spesso rivolgono contro gli stranieri. E’ la diagnosi impietosa della situazione sociale italiana, come risulta dal 52/o rapporto Censis che ha analizzato la società italiana. All’origine del sentimento c’è il cosiddetto ascensore sociale: l’Italia è il paese dell’Unione europea con la più bassa quota di cittadini che dicono di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori: sono il 23% contro una media europea del 30% (i picchi sono in Danimarca a quota 43% e in Svezia al 41). A pensarlo sono soprattutto le persone con un reddito basso, convinte che nulla cambierà nel loro portafogli. La delusione si intreccia con la percezione di essere poco tutelati ‘a casa’: il 63,6% è convinto che nessuno difende i loro interessi e la loro identità e che devono pensarci da soli. “La non sopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili”, sottolinea il capitolo del Censis che fotografa la società italiana.

PERICOLO MIGRANTI – Nel mirino dei ‘cattivi sovranisti’ finiscono soprattutto gli stranieri: il 69,7% degli italiani non vorrebbe i rom come vicini di casa e il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani. La quota raggiunge il 57% tra le persone più povere. Da qui la conclusione del Censis: “sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili ma spessi”. I più bersagliati, inoltre, risultano gli extracomunitari: il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione dei Paesi non comunitari contro una media Ue al 52% e il 45% non tollera anche quelli comunitari (in Europa la media è al 29%). I più ostili sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Ma perché tanta ostilità? gli stranieri tolgono il lavoro agli italiani è la risposta del 58%, per il 63% sono un peso per il welfare mentre il 37% crede che il loro impatto sull’economia sia favorevole.

ONDATA ASTENSIONE – Accanto al fronte immigrazione, si apre quello sul voto: alle ultime elezioni politiche gli astenuti e i votanti scheda bianca o nulla sono stati 13,7 milioni alla Camera e 12,6 al Senato. Una pratica che è schizzata negli ultimi decenni: dal 1968 a oggi l’area del non voto è salita dall’11,3% di 50 anni fa, al 29,4%. Inoltre, il 49% degli italiani crede che gli attuali politici siano tutti uguali, mentre divide il loro uso dei social network: per il 52,9% sono inutili o dannosi, contro il 47,1% ce li apprezza perché eliminano ogni filtro nel rapporto cittadini-leader politici.

MIRAGGIO ITALIEXIT? – Pochissima convinzione anche rispetto all’Unione europea: oggi secondo il Censis, il 43% degli italiani pensa che far parte delle istituzioni europee abbia giovato all’Italia contro una media del 68% nel resto del Vecchio continente. “Siamo all’ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit”, scrive l’istituto di ricerca. Eppure finora gli italiani sono stati tra i più assidui ‘fan’ di Bruxelles e in particolare al voto: nel 2014 l’affluenza alle elezioni europee era al 72%, rispetto al 42,6 della media. A maggio ci sarà un’importante prova per capire se c’è ancora fedeltà.

SI GUARDA AL SOVRANO AUTORITARIO – L’Italia sta andando “da un’economia dei sistema verso un ecosistema degli attori individuali, verso un appiattimento della società”, in cui “ciascuno afferma un proprio paniere di diritti e perde senso qualsiasi mobilitazione sociale”. “Ognuno – si legge nel rapporto – organizza la propria dimensione sociale fuori dagli schemi consolidati” e così “il sistema sociale, attraversato da tensioni, paure, rancore, guarda al sovrano autoritario e chiede stabilità” e “il popolo si ricostituisce nell’idea di una nazione sovrana supponendo” che “le cause dell’ingiustizia e della diseguaglianza sono tutte contenute nella non-sovranità nazionale”. Se “siamo di fronte a una politica dell’annuncio”, a giudizio del Censis “serve una responsabilità politica che non abbia paura della complessità, che non si perda in vincoli di rancore o in ruscelli di paure, ma si misuri con la sfida complessa di governare un complesso ecosistema di attori e processi”.

Iscrizioni a.s. 2019/2020


Scuola, iscrizioni dal 7 al 31 gennaio 2019


Inviata la circolare. Tempi anticipati per chiudere prima anche le operazioni relative al personale

Dal 7 al 31 gennaio 2019. Questo l’arco di tempo durante il quale potranno essere effettuate le iscrizioni a scuola per l’anno scolastico 2019/2020. Tempi anticipati, dunque, rispetto alle passate iscrizioni che si erano svolte a partire dalla metà di gennaio e fino ai primi di febbraio.

La circolare con tutte le informazioni utili da dare alle famiglie è stata inviata oggi alle scuole. L’anticipo del periodo delle iscrizioni servirà per far partire prima la macchina delle operazioni che servono per portare in cattedra tutti i docenti a inizio anno scolastico. Una priorità fortemente voluta dal Ministro Marco Bussetti.

Ci sarà dunque tempo dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019 per effettuare la procedura on line per l’iscrizione alle classi prime della scuola primaria e della secondaria di I e II grado. Ma già a partire dalle 9.00 del 27 dicembre 2018 si potrà accedere alla fase di registrazione sul portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi ha un’identità digitale SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) potrà accedere con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità.

Le iscrizioni on line riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito). Per le scuole dell’infanzia la procedura è cartacea. L’adesione delle scuole paritarie al sistema delle ‘Iscrizioni on line’ resta sempre facoltativa.

Gli strumenti per la scelta
Per effettuare l’iscrizione on line le famiglie dovranno innanzitutto individuare la scuola di interesse. Sarà come sempre disponibile, a questo scopo, il portale ‘Scuola in Chiaro’ che raccoglie i profili di tutti gli istituti italiani e consente di ricavare informazioni utili che vanno dall’organizzazione del curricolo, all’organizzazione oraria, agli esiti degli studenti e ai risultati a distanza (Università e mondo del lavoro).

Scuola dell’infanzia
La domanda resta cartacea e va presentata alla scuola prescelta. Possono essere iscritti alle scuole dell’infanzia i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2019, che hanno la precedenza. Possono poi essere iscritti i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 30 aprile 2020. Non è consentita, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla Scuola dell’infanzia di bambini che compiono i tre anni di età successivamente al 30 aprile 2020. I genitori possono scegliere tra tempo normale (40 ore settimanali), ridotto (25 ore) o esteso fino a 50 ore.

Scuola primaria
Le iscrizioni si fanno on line. I genitori possono iscrivere alla prima classe i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2019. Si possono iscrivere anche i bambini che compiono sei anni dopo il 31 dicembre 2019 e comunque entro il 30 aprile 2020. Non è consentita, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini che compiono i sei anni successivamente al 30 aprile 2020. I genitori, al momento della compilazione delle domande di iscrizione on line, esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale che può essere di 24, 27, fino a 30 ore oppure 40 ore (tempo pieno). Possono anche indicare, in subordine rispetto alla scuola che costituisce la loro prima scelta, fino a un massimo di altre due scuole di proprio gradimento. Il sistema di iscrizioni on line comunica di aver inoltrato la domanda di iscrizione verso le scuole indicate come seconda o terza opzione nel caso in cui non vi sia disponibilità di posti nella scuola di prima scelta.

Secondaria di I grado
All’atto dell’iscrizione on line, i genitori esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale che può essere di 30 oppure 36 ore, elevabili fino a 40 (tempo prolungato), in presenza di servizi e strutture idonee. In subordine alla scuola che costituisce la prima scelta, è possibile indicare fino a un massimo di altre due scuole di proprio gradimento. Per l’iscrizione alle prime classi a indirizzo musicale, i genitori devono barrare l’apposita casella del modulo di domanda di iscrizione on line. Le istituzioni scolastiche organizzeranno la prova orientativo-attitudinale in tempi utili per consentire ai genitori, nel caso di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova istanza di iscrizione, eventualmente anche a un’altra scuola.

Secondaria di II grado
Nella domanda di iscrizione on line alla prima classe di una scuola secondaria di secondo grado statale, i genitori esprimono anche la scelta dell’indirizzo di studio, indicando anche l’eventuale opzione rispetto ai diversi indirizzi attivati dalla scuola. Oltre alla scuola di prima scelta è possibile indicare, in subordine, fino a un massimo di altre due scuole di proprio gradimento.

L’iscrizione alle prime classi dei Licei musicali e coreutici è subordinata al superamento di una prova di verifica del possesso di specifiche competenze musicali o coreutiche. La prova è organizzata in tempi utili per consentire ai genitori, nel caso di mancato superamento della prova o di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova istanza di iscrizione, eventualmente anche a un’altra scuola.

La circolare contiene informazioni dettagliate anche sulle iscrizioni di alunni con disabilità, con disturbi specifici di apprendimento e con cittadinanza non italiana. Con riferimento a questi ultimi, in particolare, si ricorda che anche per quelli sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione on line. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un cosiddetto “codice provvisorio” che, appena possibile, l’istituzione scolastica sostituisce con il codice fiscale definitivo.

Anche per l’anno scolastico 2019/2020 si prevedono interventi a favore degli studenti residenti nei comuni delle zone terremotate del Centro Italia (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria). È previsto per tutte le domande di iscrizione un tempo aggiuntivo per la scelta definitiva della scuola prescelta tra quelle indicate nella domanda. Per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia è possibile anche indicare due istituzioni scolastiche anziché una.


Scuola in chiaro, il portale del MIUR che mette a disposizione informazioni dettagliate sulle scuole italiane, dal numero di alunni alla presenza di palestre, diventa un’app. In occasione delle iscrizioni all’anno scolastico 2019/2020, infatti, tutte le famiglie potranno scaricare facilmente sul loro tablet o telefonino le informazioni relative agli istituti di loro interesse attraverso QR code che saranno resi disponibili sui siti delle scuole o nel corso degli open day che si stanno svolgendo in tutta Italia per la presentazione dell’offerta formativa.

Quest’anno le iscrizioni online alle classi prime della scuola primaria e della secondaria di I e II grado saranno infatti aperte dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019. Ma già a partire dalle 9.00 del 27 dicembre 2018 si potrà accedere alla fase di registrazione su www.iscrizioni.istruzione.it.

Per supportare le famiglie in cerca della scuola più adatta per la formazione dei loro figli, la nuova applicazione consentirà di accedere in modo rapido ai dati relativi ai risultati scolastici degli alunni, ai risultati a distanza, alle caratteristiche del personale docente, alle strutture scolastiche. Per l’utilizzo dell’applicazione è necessario disporre di una app per leggere i QR code che sono già stati assegnati alle scuole e dunque sono attivi. Gli istituti potranno arricchire le informazioni leggibili attraverso i codici con i materiali informativi che hanno predisposto per gli open day di presentazione dell’offerta formativa.

Il MIUR diffonderà uno spot per lanciare la procedura delle iscrizioni online con tutte le informazioni utili per le famiglie e sarà attivato uno specifico servizio di assistenza per accompagnare le famiglie durante tutto il periodo delle iscrizioni.

Conoscere i Trattati: per un’Europa diversa, più forte e più equa

Concorso “Conoscere i Trattati: per un’Europa diversa, più forte e più equa”

I Ministri Bussetti e Savona invitano gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado “a una riflessione sull’Europa e la sua identità” che incoraggi “una partecipazione consapevole e attiva al dibattito sui valori e sul futuro dell’Unione”. I migliori elaborati saranno premiati con una visita alle istituzioni europee.

Promuovere una riflessione e condivisione dell’idea di Europa, per analizzare in maniera critica e propositiva il passato, il presente e il futuro dell’Unione. Questo l’obiettivo del concorso nazionale “Conoscere i Trattati: per un’Europa diversa, più forte e più equa” indetto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il concorso è rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che potranno partecipare come gruppo-classe e presentare, entro il 1° marzo 2019, un elaborato sotto forma di saggio o lavoro di ricerca. Le scuole vincitrici del concorso saranno premiate con una visita alle istituzioni europee organizzata dal Dipartimento per le Politiche Europee e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con la Rappresentanza italiana della Commissione europea e con l’Ufficio di informazione del Parlamento europeo in Italia.

Gli studenti, dopo aver analizzato documenti, materiali e informazioni pubblicati sul sito del Dipartimento per le Politiche Europee e sulla piattaforma digitale Europa=Noi, sono chiamati ad analizzare quale idea di Europa unita ritengono utile per il progresso sociale ed economico degli Stati membri e ad approfondire le proposte di una nuova Politeia contenute nel documento del Governo italiano “Una Politeia per un’Europa più forte e più equa” e la loro coerenza con gli obiettivi indicati nei Trattati.

Gli elaborati saranno valutati da una Commissione esaminatrice e i vincitori saranno proclamati durante un evento istituzionale che si terrà a Roma nel mese di maggio 2019.
“Il concorso insieme ad altre iniziative che promuoveremo nelle prossime settimane – spiega il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona – ha l’obiettivo di incoraggiare una partecipazione consapevole e attiva al dibattito sui valori e sul futuro dell’Europa. Leggere e approfondire i Trattati europei significa comprendere il senso della cittadinanza europea e conoscerne le conseguenze anche pratiche. Tutto ciò è fondamentale per orientare l’Europa verso un approccio politico, ossia una politeia, una visione concordata per il perseguimento del bene comune europeo. Perché ciò si possa realizzare in futuro, è necessario promuovere tra i giovani la lettura approfondita e la critica documentata delle fonti”.

“La scuola ha un ruolo decisivo nel far comprendere ai nostri ragazzi il mondo che li circonda, nel dare loro le competenze per interpretare il presente e orientarsi nel futuro – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti -. Questo concorso vuole offrire una opportunità per approfondire le radici, la storia, le motivazioni ideali che hanno portato alla nascita dell’Unione Europea. Lo fa partendo dalla conoscenza diretta e documentata delle fonti, in particolare dei Trattati che sono il fondamento del suo sviluppo e della sua crescita. E proietta i nostri ragazzi in una riflessione nuova sull’Europa, sulla sua identità”.

Il Dipartimento per le Politiche Europee ritiene prioritario promuovere soprattutto tra i giovani un approccio diretto e documentato agli atti fondanti dell’UE per favorire la conoscenza della partecipazione – attuale e storica – dell’Italia all’Unione Europea e migliorare la consapevolezza dei diritti e doveri di cittadinanza e il dibattito democratico per il 2019 sul futuro dell’Unione, anche in vista delle prossime elezioni europee. Per questo motivo, il Dipartimento promuove una campagna di comunicazione che, oltre al concorso nazionale, prevede una sinergia di strumenti e di collaborazioni istituzionali tra cui la piattaforma didattica interattiva e multimediale Europa=Noi, lezioni e infografiche, incontri sul territorio.