Esame di Stato: il tema a carattere storico

A volte ritornano…
Esame di Stato: il tema a carattere storico

di Maria Grazia Carnazzola

Il 25 novembre scorso è stata pubblicata la circolare n.2197, avente per oggetto: esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s.2019/2020- indicazioni.

A pagina 2 si legge: “Prima prova-Traccia di ambito storico. Per quanto attiene alla prima prova scritta di italiano si rappresenta ce, ferma restando la struttura e le tipologie testuali definite nel quadro di riferimento di cui al D.M. n° 767 del 26 novembre 2018, l’onorevole Ministro ha inteso prevedere, con D.M. n°1095 del 21 novembre 2019, che almeno una delle tracce della tipologia B (analisi e produzione di un testo argomentativo) debba riguardare l’ambito storico.

La scelta è motivata dalla consapevolezza che la storia costituisce disciplina fondamentale per la formazione degli studenti di tutti i percorsi di studio e che vada, quindi, valorizzata anche nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.”

Sorvolando sul curioso passaggio riguardante le intenzioni dell’onorevole ministro, segnalo che il secondo ciclo di istruzione e formazione ha come riferimento unitario il profilo educativo, culturale e professionale indicato nel decreto legislativo 17 ottobre 2005, n.226, allegato A), ed è finalizzato:

  1. alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani, per trasformare la molteplicità dei saperi in un sapere unitario, dotato di senso, ricco di motivazioni;
  2. allo sviluppo di una autonomia di giudizio e di pensiero critico;
  3. all’esercizio della responsabilità personale e sociale.

Se ci riferiamo poi alle competenze chiave del 2018 e all’importanza che viene assegnata a Cittadinanza e Costituzione, il contributo che l’insegnamento/apprendimento della storia può apportare alla formazione di adulti consapevoli è evidente.

Ben venga, allora, il ritorno della traccia di ambito storico alla prima prova scritta. Il problema vero, però, è che pochissimi candidati hanno scelto, in passato, di orientarsi sulla traccia a carattere storico e spesso, dal colloquio emerge una preparazione superficiale e frammentaria proprio in storia. Per dieci anni ho svolto la funzione di presidente di commissione e, in tutti gli indirizzi, con qualche leggera deviazione verso l’alto nei Licei, la percentuale dei candidati che orientava la propria scelta sul tema a carattere storico era residuale, risibile. In genere ne scaturivano lavori di tutto rispetto, ma se sono due su cinquanta qualche domanda è opportuno porsela.

La Storia.

Il problema, allora, non è tanto, o non solo, quello di reinserire il tema di storia in sede di esame di stato, la domanda rimanda al cosa e al come si insegna quando si parla di Storia, al rapporto tra Storia, storia insegnata e pratiche didattiche. Quale Storia insegnare? Quali sono i fondamentali della conoscenza storica? Quali i processi cognitivi e le operazioni mentali sollecitati e costruiti? Quali le relazioni tra descrizione, narrazione, argomentazione? Quali rapporti tra conoscenza storica, atteggiamento storico, identità personale, culturale e sociale?  Che relazione c’è tra fatto storico, testo storico e conoscenza storica?

Lo Storico costruisce la Storia, a partire dal presente, sollecitato dal particolare concetto di passato come realtà conoscibile, la cui conoscenza può influenzare il modo di pensare il presente e di rappresentare il futuro. Lo Storico, come tutti quelli che si interrogano sul passato, è uomo del presente con una particolare “attrezzatura cognitiva” che gli deriva, anche, dall’educazione. Il passato è infinito e caotico, la prima operazione da fare per indagarlo è tematizzare. La tematizzazione richiede la periodizzazione e informazioni specifiche, da ricercare nelle fonti, ordinate secondo gli operatori di successione o di contemporaneità, la datazione e la cronologia. Per passare dalla cronistoria alla storiografia, bisogna ragionare sui concetti di evento, mutamento/ permanenza, lunga durata, congiuntura… da leggere attraverso la problematizzazione: perché è successo, in che relazione l’evento sta con, quali le congiunture… È questo il momento della spiegazione che attribuisce “scientificità” all’evocazione e alla ciclicità. Perchè la spiegazione sia completa e lo sguardo sia complessivo è necessario inserire le relazioni spaziali con concetti quali distanza, localizzazione, mondializzazione/globalizzazione, estensione…

La storia insegnata

Tenendo fermi i tre diversi elementi fatto storico, testo storico e conoscenza storica, provo a sintetizzare.

Il fatto storico è l’oggetto della ricostruzione e dell’analisi; il modello di fatto storico costituisce la matrice del processo di conoscenza che si concretizza attraverso la ricostruzione, la problematizzazione e la spiegazione.

Il testo storico è fondamentale per costruire la conoscenza del fatto storico, tematizzato e integrato; ogni blocco del testo prepara la comprensione dei blocchi successivi e può essere trasformato in una mappa delle conoscenze che può generare nuovi testi e, integrando altre mappe, costituisce la conoscenza storica che crea mentalità storica e identità culturale, personale e sociale. È necessario rendere evidenti i diversi processi, superando il mero racconto dei fatti, esplicitando che tra passato e conoscenza storiografica ci sono due mediazioni: l’attività di ricerca e la modalità di comunicazione scelta e praticata. Lo storico non riproduce i fatti ma produce informazioni sui fatti, raggruppati, rielaborati, organizzati attraverso operazioni cognitive e restituiti nella forma della comunicazione storica, dove gli elementi interpretativi sono supportati da appositi referenti, unendo efficacemente descrizione- narrazione-argomentazione. La forma della comunicazione non veicola solo nozioni e conoscenze, ma anche schemi e modelli conoscitivi.

La costruzione di ogni conoscenza storiografica potrebbe seguire alcune regole che possono poi costituire una matrice di trasversalità per tutte le discipline: a) assegnare significati alle informazioni fattuali; b) assegnare referenti ai significati, alle interpretazioni, alle generalizzazioni; d) eliminare valutazioni e giudizi che attengono al campo delle opinioni; e) contenere la tendenza a ripetere concetti e significazioni senza riferimenti fattuali.

Per concludere.

Ritengo che lo studio e la conoscenza storica possano contribuire alla formazione e alla costruzione di quelle abilità del cittadino, indispensabili per contribuire alla vita sociale consapevolmente, valutando e giudicando con spirito critico, partecipando e non parteggiando. Talmon, ne Le origini della democrazia, sostiene che “…gli atteggiamenti mentali di base, una volta cristallizzati, sono la reale sostanza della storia”.

Ecco allora l’importanza di parlare di democrazia, sia come governo del popolo sia come governo per il popolo, sottolineando che la definizione che ne davano gli Ateniesi è molto più chiara e diretta di quella che diamo noi; la chiarezza derivava dal numero di coloro che erano coinvolti nelle decisioni: I cittadini maggiorenni di sesso maschile, contrariamente a quanto avveniva nel governo di pochi (aristocrazia o oligarchia) o di uno solo (monarchia o tirannia). Per noi è tutto più complesso sia per i criteri di inclusione, sia per quelli di decisione. La distinzione attuale tra Stato e governo, che rappresentano due entità che incarnano la separazione tra la volontà sovrana e volontà di chi la esercita temporaneamente, pone il problema del come preservare le libertà fondamentali dell’individuo. Qui la distinzione tra democrazia totalitaria e democrazia liberale può aiutarci a comprendere. La storia ci può insegnare la differenza tra “libertà da” e “libertà di” o che libertà e eguaglianza non sono la stessa cosa.  Scriveva A. de Tocqueville “Io penso che i popoli democratici provino per la libertà un gusto naturale: abbandonati a sé stessi, la cercano, l’amano e se ne distaccano con dolore. Ma essi hanno per l’eguaglianza una passione ardente, insaziabile, eterna, invincibile: vogliono l’eguaglianza nella libertà e, se non possono ottenerla, la vogliono anche nella schiavitù”.  Possiamo riflettere con i ragazzi sulla differenza tra eguaglianza e omologazione? E fra omologazione e globalizzazione? Il presente deve essere reso conoscibile dalla scuola, attraverso strumenti culturali forti e la costruzione di un orizzonte di valutazione ampio e razionale.

Bibliografia

J.L.Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, p. 21, Il Mulino, Bologna,1967;

N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino,1984;

A. de Tocqueville, La democrazia in America. BUR Rizzoli, Milano 1999;

Alessandro Mulier, Democrazia totalitaria, Donzelli Editore, Roma 2019;

D.L.vo 17-10-2005, n.226.

Competenze chiave- Raccomandazioni UE 22.5.2018.

JobLab

L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità: incontri a Milano e Torino

L’inclusione lavorativa è imprescindibile per una completa e reale inclusione delle persone con disabilità nella società. È, questa, una istanza cui da sempre la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap dà convintamente voce.

Ed è a questo tema che ora, nell’ambito del progetto “JobLab – Laboratori, percorsi e comunità di pratica per l’occupabilità e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, FISH dedica una serie di 14 incontri territoriali di approfondimento.

Con questi eventi, la Federazione intende fornire, in particolare ai dirigenti associativi e a chi opera nei servizi sociali e in quelli per l’impiego, strumenti e percorsi di inclusione lavorativa replicabili efficacemente in diversi ambiti locali e realtà.

I primi due incontri seguiranno lo stesso tema: “Percorsi e strategie per l’inclusione lavorativa per le persone con disabilità intellettiva, relazionale o psichiatrica”. Si terranno a dicembre a Milano e Torino e tratteranno di occupabilità con particolare attenzione a chi, tra le persone con disabilità, è ancor più a rischio di esclusione.

Con la conduzione dell’esperta Cristina Ribul Moro (Medialabor srl), verranno approfonditi aspetti quali la valutazione delle capacità lavorative ed il loro potenziamento e le possibili strategie per l’individuazione dei contesti di lavoro adatti o adattabili con supporti, sostegni, percorsi di accompagnamento.

Il primo appuntamento, in collaborazione con Ledha – Lega per i diritti delle persone con disabilità e L-inc – Laboratorio inclusione sociale disabilità, sarà l’11 dicembre prossimo, dalle 9:30 alle 13:30, a Cinisello Balsamo (Milano), presso Villa di Breme Forno in Via Martinelli, 23. È previsto il servizio di sottotitolazione. Per questo evento sono stati richiesti i crediti formativi per assistenti sociali (CROAS). Per informazioni: Segreteria Ledha, tel. 02.6570425, info@ledha.it

Il secondo incontro si terrà a Torino (Via Giolitti, 21) il 12 dicembre, dalle 14:30 alle 18, presso il Centro servizi per il Volontariato della provincia di Torino che collabora all’organizzazione dell’evento assieme a CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà. Per informazioni: Segreteria Consulta per le Persone in Difficoltà, tel. 011.3198145, segreteria@cpdconsulta.it

Gli incontri sono aperti a tutti e gratuiti.

L’offerta formativa va «letta» oltre pregiudizi e mode

da Il Sole 24 Ore

di Carmela Palumbo

La scelta della scuola del primo ciclo, in particolare la primaria, e soprattutto la scelta dell’indirizzo di studi di scuola superiore rappresentano per i genitori una tappa importante e delicata del rapporto educativo con i propri figli nel quale, dal nostro punto di vista, si esplica uno dei momenti più significativi della responsabilità genitoriale.

Le iscrizioni al nuovo anno partono il 7 gennaio e si chiudono il 31 gennaio. La procedura è sempre online tramite il portale Iscrizioni online. I genitori, già a partire dalle ore 9 del 27 dicembre, potranno accedere alla fase di registrazione che precede l’invio della domanda tramite il portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi ha un’identità digitale Spid (Sistema pubblico di identità digitale) potrà entrare nella sezione web con le credenziali del gestore che ha rilasciato l’identità. Le famiglie in difficoltà potranno, come sempre, far riferimento agli istituti scolastici.

Si tratta di decisioni che hanno sicuramente valenza familiare e individuale, ma che hanno, in prospettiva, un grande impatto sulle opportunità di sviluppo economico del Paese e di piena occupazione, anche femminile.

Sono noti i dati sui fabbisogni occupazionali, soprattutto nei settori manufatturieri e a più alto tasso di innovazione tecnologica dell’Italia che il sistema formativo nel suo complesso non riesce a soddisfare. Come pure sono noti i dati sul basso numero di laureati e ancor più di diplomati Its (Istituti tecnici superiori).

Da questo punto di vista si può ritenere che un buon orientamento costituisce una delle leve per perseguire l’obiettivo 8 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, in quanto può «incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti».

Quindi le politiche dell’orientamento devono permettere a famiglie e giovani di compiere scelte ponderate basate sulla conoscenza di dati e informazioni utili sull’evoluzione del mercato del lavoro e sulle caratteristiche e la qualità dell’offerta formativa. È richiesta ai genitori la capacità di lettura della varietà dell’offerta formativa e delle prospettive occupazionali. Ma a loro è richiesto anche uno “sguardo” profondo e oggettivo sulle attitudini e capacità dei figli e sui punti di forza che li caratterizzano in termini di apprendimento e interessi. Per orientarsi nell’offerta formativa è bene che i genitori tengano conto di alcuni fattori e indici di qualità della stessa. Per la scuola primaria e media è fondamentale verificare, attraverso il Piano dell’offerta formativa (pubblicato sul sito di ogni scuola e reperibile sul portale Miur «Scuola in chiaro») e mediante domande mirate nel corso delle giornate di orientamento promosse dalle istituzioni scolastiche, quale attenzione viene riservata alle competenze di base, all’insegnamento dell’italiano, della matematica e dell’inglese. Significativo sarà verificare la rilevanza che la scuola riserva alle prove Invalsi e alle azioni di miglioramento conseguenti. I genitori dovranno anche porre attenzione alla gestione del tempo scuola e alla presenza del tempo pieno o potenziato e al reale utilizzo nella didattica di attività laboratoriali.

Per quanto riguarda il passaggio alla scuola superiore è fondamentale che la scelta del percorso avvenga in modo ragionato, attraverso la conoscenza del panorama dell’offerta formativa e delle opportunità lavorative che i percorsi offrono dopo il diploma. Questo momento cruciale di scelta richiede ai genitori attenzione alle informazioni e la capacità di farsi guidare da dati oggettivi e non da pregiudizi e mode passeggere. L’obiettivo è, infatti, quello della piena realizzazione personale e professionale dei propri figli che si persegue attraverso la scelta dei percorsi che permettono loro di esplicare al meglio le proprie capacità e potenzialità, generando senso di autostima.

Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Miur


Basta un anno da precari per fare il concorso straordinario

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – Il Decreto scuola passa l’esame della Camera. Il suo profilo è quello conosciuto, ma prima l’intervento del Quirinale e poi il passaggio in Parlamento con una serie di emendamenti di maggioranza qualificanti hanno portato alcune novità.

La platea ampliata

Viene ampliata la platea di coloro che potrà partecipare al concorso straordinario per l’assunzione di 24.000 insegnanti: possono candidarsi, adesso, sia i docenti che abbiano maturato servizio nei percorsi di istruzione e formazione professionale (Iefp), sia coloro che abbiano effettuato una delle tre annualità richieste dall’Anno scolastico 2008-2009, sia, ancora, chi sta svolgendo nell’anno in corso la terza annualità di servizio. Inoltre, viene inserito il coding tra le metodologie didattiche da acquisire nell’ambito dei crediti formativi o durante il periodo di formazione e prova legato al concorso.

Sono riaperte le graduatorie di Terza fascia con proroga fino all’Anno scolastico 2022-2023 e viene autorizzato un nuovo concorso per insegnanti di religione cattolica, dopo 15 anni dall’ultimo. Verso questa scelta c’è stata opposizione degli stessi docenti, ma non della Conferenza episcopale italiana.

Per quanto riguarda, invece, i cosiddetti diplomati magistrali, si stabilisce la trasformazione del contratto di lavoro in contratto a tempo determinato in caso di sentenza sfavorevole, con l’obiettivo di garantire la continuità didattica. Arriva una risposta anche agli enti locali: le scuole paritarie avranno la possibilità di sostituire temporaneamente i docenti con personale educativo.

Le pulizie tornano interne

I servizi di pulizia e ausiliari nelle scuole di ogni ordine e grado tornano interni: se ne occuperanno undicimila collaboratori scolastici che per anni sono stati dipendenti di grandi cooperative: il risparmio messo a bilancio è di 144 milioni. Per i collaboratori ex lsu si stabilisce una proroga tecnica di due mesi per consentirne la stabilizzazione.

Per i dirigenti e tutto il personale scolastico viene confermata l’esclusione del rilievo biometrico delle presenze.

La durata dell’Abilitazione nazionale passa a 9 anni

Per quanto riguarda l’università, aumenta da 6 a 9 anni la durata dell’Abilitazione scientifica nazionale e, infine, sono esplicitati i requisiti per accedere alle procedure per la trasformazione dei contratti o degli assegni di ricerca in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: “Ogni giorno che passa sono più ottimista che si vada nella direzione giusta, vedremo alla fine quanto saremo davvero riusciti ad investire nell’istruzione”.

Precari e con stipendi bassi: «Prof senza più entusiasmo»

da Il Messaggero

Demotivati con stipendi tra i più bassi d’Europa, precari a vita o quasi, spesso fuori sede e senza un aiuto in classe, dove il sostegno è sempre più carente. I docenti italiani, stando a quanto raccontano i loro studenti, hanno perso l’entusiasmo. Peccato, perché avere un insegnante che ama il suo lavoro, vale oro. Lo dicono le statistiche ma, quotidianamente, lo dicono anche quegli studenti che hanno la fortuna di avere in cattedra docenti che riescono a trasmettere alla classe l’amore per la lettura, la matematica o la scienza. Purtroppo però in Italia l’entusiasmo dei professori è decisamente basso. Anche questo aspetto infatti, oltre ai punteggi ottenuti dai ragazzi nell’apprendimento, è presente nel rapporto Ocse Pisa 2018. E anche su questo fronte, dopo la lettura e le scienze, l’Italia viene bocciata.

IL QUESTIONARIO

Molti studenti italiani di 15 anni, infatti, alla domanda nelle ultime due lezioni in classe i docenti ti erano sembrati entusiasti e divertiti dal loro lavoro? hanno risposto no. Sono stati molto più numerosi rispetto ai 15enni dei Paesi dell’Ocse tanto da scendere sotto la media internazionale. La pagella in questo senso è davvero poco entusiasmante: dei 76 Paesi presi in esame, il primo in cui i ragazzi notano l’entusiasmo dei docenti è l’Albania, seguono Kosovo e Korea. L’Italia si piazza sotto la media Ocse e al 58esimo posto, su 76. Con ancor meno entusiasmo in cattedra, ci sono Lituania, Austria, Germania, Grecia e, in ultima posizione, Polonia e Repubblica Ceca. In Italia l’entusiasmo dei propri docenti è stato riconosciuto dal 74% dei ragazzi ma il valore, che apparentemente può sembrare positivo, è evidentemente basso rispetto agli altri Paesi dove si arriva anche al 90%.

I PROBLEMI

Quali possono essere i motivi? Il precariato che dura anche 10 anni e oltre, la carenza di docenti di sostegno che porta le classi a vivere senza aiuto nel momento del bisogno e gli stipendi degli insegnanti che si posizionano all’ultimo posto della classifica europea con 28.147 euro lordi di media. Nella top ten ci sono Danimarca con 60.444 euro, la Germania con 55.926 e a seguire Austria, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Francia e Portogallo con 29.941 euro. Senza contare che il 58% dei docenti ha più di 50 anni, la media Ocse è del 34%. Gli insegnanti sono quindi anagraficamente molto distanti dai 15enni e devono riuscire a farsi capire.

INNOVAZIONE

Su questo fronte esistono infatti associazioni di docenti, come la Flipnet in prima linea nell’adottare una didattica innovativa, creativa e attiva: «Docenti entusiasti? Non è facile essere soddisfati del proprio lavoro quando manca un riconoscimento sociale spiega il presidente Maurizio Maglioni – all’inizio di carriera una maestra di ruolo guadagna meno di 1.300 euro al mese. Ed è lo stesso motivo per cui gli uomini non insegnano più, soprattutto nelle scuole primarie. Per essere felici in classe, come in qualsiasi posto di lavoro, è necessario entrare in connessione con le persone con cui ti trovi. Eppure con i ragazzi non funziona, perché bisogna imparare la loro lingua, saperli ascoltare e comprenderne i bisogni: mettiamoci in testa che i ragazzi vogliono imparare, ne hanno bisogno e hanno bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Ma, per riuscire ad entrare in empatia con la classe, gli insegnanti devono essere formati principalmente in comunicazione empatica. Abbiamo messo a punto una proposta di formazione per insegnanti a costo zero. Sappiamo dal Miur che dei 500 euro destinati per ogni insegnante alla formazione se ne spendono solo 35 quindi i soldi già ci sono, a questo punto occorre un incentivo: la possibilità di far carriera, di diventare senior, e formatore degli insegnanti neoassunti».
Lorena Loiacono

Revisione dei profili ATA, le proposte dell’ARAN

da Orizzontescuola

di redazione

Oggi 4 dicembre alle ore 11, è proseguito all’ARAN il lavoro della Commissione per l’Ordinamento Professionale ATA con le Organizzazioni sindacali, come previsto dall’articolo 34 del CCNL 2016/2018.

L’ARAN ha proposto di:

definire le aree che oggi mancano per collocare i nuovi profili e accorpare quelle attuali;
valorizzare il sistema degli incarichi per riconoscere maggiori responsabilità;
prefigurare delle distinzioni economiche/retributive, in base alle attività che richiedono un maggior grado di responsabilità e qualificazione professionale.

Occorre adesso una verifica rispetto ai costi e alle risorse, che dovrà essere affrontata in sede di rinnovo contrattuale.

L’ARAN ha, infine, consegnato i dati sulla distribuzione del personale ATA a tempo indeterminato tra le varie classi di anzianità, distinte per Area.

Prossimo incontro 10 gennaio.

Concorso Dirigenti Scolastici, Iv: assumere i 500 idonei per evitare reggenze. Approvato odg a Decreto Scuola

da Orizzontescuola

di redazione

Un ordine del giorno al decreto Scuola a firma dei deputati di Italia Viva Vito De Filippo e Gabriele Toccafondi, approvato ieri, impegna il Governo a considerare l’assunzione dei circa 500 idonei del concorso Dirigenti Scolastici 2017.

“Mettere in atto tutte le procedure necessarie a scongiurare il ricorso alla reggenza, oltre quelle obbligatorie per vincolo normativo (per es. sedi sotto dimensionate) e valutare a questo fine l’opportunità di prevedere, fin dal primo provvedimento legislativo utile, che la graduatoria di merito del concorso 2017 possa scorrere fino all’assunzione di tutti gli idonei”. Lo prevede l’ordine del giorno approvato alla Camere il 3 dicembre in seno al Decreto Scuola

“Il provvedimento in esame – spiegano  i parlamentari De Filippo e Toccafondi – contiene numerose disposizioni volte a prorogare la durata delle graduatorie di merito dei concorsi ovvero a consentire lo scorrimento delle stesse, anche oltre il limite di idonei previsto originariamente.

Il concorso per il reclutamento dei Dirigenti scolastici ha visto un numero di vincitori ed idonei pari a 3.420 unità.

Sono stati già assunti 1.984 vincitori, 61 dei quali hanno rinunciato e altri presumibilmente lo faranno.

Dopo le assunzioni, la graduatoria vede la presenza di circa 800 vincitori, numero che sarà ulteriormente ridotto dalle consuete rinunce.

Alla luce dei pensionamenti previsti (in media circa 400-500 ogni anno) il numero di vincitori non sarà sufficiente a coprire tutti i posti che saranno vacanti e disponibili nell’anno scolastico 2021/2022.

Il concorso indetto nel 2017 ha portato alle prime assunzioni nell’a.s. 2019/2020 ed è quindi assai probabile non si riesca ad ultimare una nuova procedura concorsuale in tempo utile a scongiurare il ricorso allo strumento della reggenza.

Il ricorso alla reggenza è molto dannoso per il funzionamento delle nostre scuole, che necessitano ciascuna di un dirigente a tempo pieno, nonché oneroso per i dirigenti coinvolti”

“I circa 500 candidati risultati idonei hanno superato tutte le prove concorsuali con una valutazione adeguata in una procedura alla quale hanno partecipato circa 24.000 candidati”, concludono.

Graduatorie di istituto II e III fascia provinciali, come funzioneranno

da Orizzontescuola

di redazione

Graduatorie di istituto seconda e terza fascia: previsto per la primavera – estate 2020 l’aggiornamento e la riapertura.

Riapertura e aggiornamento seconda fascia

In Seconda fascia delle graduatorie di istituto si iscrivono i docenti in possesso di abilitazione, non inseriti nelle GaE o in Gae con riserva

Riapertura terza fascia anche a nuovi inserimenti

Potranno inserirsi nella III fascia delle graduatorie di istituto, le seguenti categorie di docenti:

  • docenti già inseriti (potranno far valutare nuovi titoli e servizi, se conseguiti o anche cambiare provincia)
  • docenti in possesso dei titoli previsti dall’articolo 5, comma 1, lettera b), e comma 2, lettera b), del D.lgs. 59/2017.

Laurea + 24 CFU per i nuovi inserimenti

Alla luce della nuova normativa i docenti che vorranno inserirsi nella III fascia delle graduatorie di istituto (quindi non già inseriti), dovranno essere in possesso di:

  • laurea e 24 CFU nelle discipline antropo-psico- pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche;

Stando al testo del Decreto Scuola approvato alla Camera anche per gli ITP, cioè i docenti in possesso di diploma che permette l’accesso ad una delle classi di concorso della tabella B del DPR 19/2016 sono necessari i 24 CFU, oltre al diploma.

Graduatorie di istituto provinciali

Ad oggi è stato possibile inserire sino a 20 scuole con il limite di 10 per la scuola dell’infanzia e primaria, di cui massimo due circoli didattici (gli istituti comprensivi si considerano entro il limite di 10).

L’emendamento dunque trasforma le graduatorie di istituto in “provinciali”. Non bisognerà più scegliere tot scuole, ma si parteciperà alle supplenze da conferire in tutti gli istituti della città. La convocazione avverrà dopo il conferimento delle supplenze da GaE.

L’emendamento riguarda le supplenze: al 31 agosto e 30 giugno

Per le supplenze brevi rimane il limite di tot scuole da scegliere, che dovrebbe essere 20.

N.B. ricordiamo che il decreto scuola passa ora al Senato. Se approvato sarà trasformato in Legge entro il 29 dicembre.

TFA sostegno: parte il quinto ciclo con 7 mila posti in più del previsto

da La Tecnica della Scuola

Non è ancora concluso il quarto ciclo di TFA per il sostegno e già al Ministero e nelle Università si sta lavorando per avviare il quinto ciclo.
Proprio nei giorni scorsi il sottosegretario Lucia Azzolina ha fatto sapere che i posti saranno più del previsto: fino a qualche settimana fa, infatti, si parlava di 14mila posti più altri riservati agli idonei del bando precedente.
Ora Lucia Azzolina ha chiarito che il TFA “sarà avviato per 14 mila posti che erano stati preventivati cui aggiungeremo 7mila degli idonei, in totale 21 mila posti“.
Per intendersi: sono idonei i docenti che hanno superato il bando precedente ma che non hanno potuto frequentare il ciclo formativo per carenza di posti.
Con una nota diramata poco meno di un mese fa e indirizzata ai rettori di tutte le università italiane, il Ministero ha fornito anche alcune istruzioni in merito.
Le diverse facoltà potranno formulare le proprie proposte entro il prossimo 6 dicembre.

Prove Invalsi 2020, pubblicati gli elenchi con le informazioni di contesto

da La Tecnica della Scuola

L’Invalsi ha reso disponibili sul proprio sito, nell’area riguardanti le rilevazioni nazionali 2019/2020, gli elenchi delle informazioni di contesto da richiedere per ogni studente partecipante alle prove.

Gli elenchi sono differenziati per ogni grado di scuola e, per le scuole superiori, anche in base alla classe:

Come precisa l’Invalsi, per facilitare le segreterie è fornito un modello con l’indicazione di quelle informazioni che potrebbero non essere a disposizione della scuola e che quindi dovranno essere raccolte.

Nella raccolta è necessario adottare tutte le misure idonee per garantire la riservatezza dei dati raccolti, specie se questi ultimi devono essere richiesti alle famiglie degli allievi. E dopo la raccolta le segreterie devono distruggere le schede subito dopo aver trasferito i dati di contesto nelle apposite maschere online. La distruzione deve avvenire mediante distruggi documenti o con modalità tali che non sia possibile ricostruire il documento cartaceo.

Le segreterie devono anche informare i rispondenti che i dati verranno trasmessi ad Invalsi in maniera del tutto anonima.

Tempistica

L’Invalsi ha anche comunicato l’arco temporale per la trasmissione e convalida delle informazioni di contesto:

  • II e V primaria: dal 21 gennaio al 30 aprile 2020
  • III secondaria di primo grado: dal 21 gennaio al 26 marzo 2020
  • II secondaria di secondo grado: dal 21 gennaio al 30 aprile 2020
  • V secondaria di secondo grado: dal 21 gennaio al 27 febbraio 2020.

Prove nei corsi serali

L’Invalsi ha anche comunicato che i corsi serali dell’ultimo anno della scuola nazionali secondaria di secondo grado sono esonerati dallo svolgimento delle prove INVALSI previsti dal D. Lgs. n. 62/2017 per le classi V.

Legge di bilancio: in due anni tre miliardi e mezzo di tagli al Ministero dell’Istruzione

da La Tecnica della Scuola

Il Ministro Fioramonti continua a dichiararsi soddisfatto di come procedono le “trattative” interne alla maggioranza per aumentare le risorse destinate al sistema scolastico.
Per il momento, però, le cifre che si leggono nei documenti allegati alla legge di bilancio non sono per nulla confortanti.
Per esempio, nel dossier sullo stato di previsione dei Ministeri, si legge: “La tabella 7 del ddl di bilancio 2020-2022 autorizza, per lo stato di previsione del MIUR, spese finali – escluse, dunque, le spese relative alle operazioni di rimborso di passività finanziarie –, in termini di competenza, pari a € 59.972,8 mln per il 2020, € 58.592,1 mln per il 2021 e € 56.457,0 mln per il 2022”.
“Rispetto agli stanziamenti previsti per il 2019 dalla legge di bilancio 2019 – si legge ancora – si registra un aumento di € 467,1 mln per il 2020 e una diminuzione di -€ 913,6 mln per il 2021 e di – € 3.048,7 mln per il 2022”.
Il dossier fornisce ancora un ulteriore dato: “Gli stanziamenti per spese finali del MIUR autorizzati per il 2020 dal ddl di bilancio rappresentano, in termini di competenza, il 9,1% della spesa finale del bilancio statale, a fronte del 9,4% registrato in base alla legge di assestamento 2019 (L. 110/2019)”.
Riassumendo: rispetto al bilancio statale la percentuale destinata all’istruzione diminuisce, passando dal 9,4% al 9,1%; inoltre la spesa prevista per il 2020 aumenta di 467 milioni rispetto al 2019, ma negli anni a venire diminuisce nettamente passando dai 59.972 milioni del 2020 ai 56.457 previsti per il 2022: il “taglio” è esattamente di 3 miliardi e mezzo ed è legato, probabilmente, alle previsioni di Miur e MEF relativamente alle conseguenze legate al calo demografico.

Calcio a scuola: Fioramonti e Mancini presentano le iniziative nate dalla collaborazione Federcalcio-Miur

da Tuttoscuola

Il Ministro Lorenzo Fioramonti e il c.t. Roberto Mancini hanno presentato ieri a Coverciano i progetti di “Valori in rete”, sviluppati da Federcalcio e Miur in collaborazione per introdurre in modo innovativo il calcio a scuola.

Tra le iniziative, “Tutti in goal” per le scuole medie, che proporrà un gioco di simulazione delle attività di un club di calcio a scuola, con tanto di costruzione di organigramma e di assegnazione di ruoli come presidente e direttore sportivo, insieme a un torneo di calcio rivolto a squadre miste; queste saranno composte da ragazzi di prima media e da ragazze di prima o seconda. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il calcio a scuola arriverà anche con i progetti “Giococalciando” per le scuole primarie e con il torneo di calcio a 5 femminile “Ragazze in gioco”. Collateralmente, ci saranno il campionato studentesco integrato e un corso da arbitro scolastico curato dall’Aia.

Il c.t. Mancini ha partecipato all’incontro con grande entusiasmo e coinvolgimento. Durante il suo intervento di presentazione, ha raccontato della sua esperienza come studente e come membro della squadra della scuola, rivolgendo preziosi consigli ai ragazzi presenti, per incoraggiarli a vivere positivamente il calcio a scuola e lo sport in generale: “Non escludete nessuno, aiutate chi è in difficoltà. E divertitevi”.

Fioramonti non pianifica solo di impegnarsi per promuovere il calcio a scuola: l’azione che intende intraprendere mira a rendere le scuole luoghi in cui tutti possano avere accesso alla pratica sportiva, fondamentale per la crescita dei ragazzi, e abbiano l’opportunità di coltivare questa passione ad ogni livello. Così il Ministro: “Lo sport rappresenta un’opportunità per far emergere talenti e per diffondere la cultura di partecipazione”.

Ocse Pisa: un netto divario tra Nord e Sud Italia. Fioramonti: ‘Necessario investire di più’

da Tuttoscuola

Prosegue l’analisi dei risultati dell’indagine Ocse Pisa pubblicati ieri, 3 dicembre. L’Italia ha purtroppo registrato un peggioramento rispetto ai dati degli anni precedenti e, nella classifica complessiva dei 79 paesi coinvolti nella ricerca Ocse Pisa, si colloca tra il 23esimo e il 29esimo posto. Ancora una volta, emerge un significativo divario territoriale, a conferma di quanto già portato alla luce dai recenti test Invalsi: secondo i dati Ocse Pisa, le performance dei ragazzi del Nord-Est superano quelle degli studenti del Sud in tutte le aree valutate.

Complessivamente, se in matematica siamo allo stesso livello degli altri paesi, Ocse Pisa rileva gravi lacune per l’Italia in scienze e, soprattutto, in lettura: solo un ragazzo su 20 è in grado di distinguere un fatto da un’opinione o, peggio, da una fake news. È, però, interessante osservare in che termini si differenziano i risultati Ocse Pisa sul territorio italiano: come riportato dal Mattino, in matematica hanno ottenuto un punteggio sotto la media il 15% degli studenti nelle regioni del Nord e il 30% di quelli del Sud mentre, in scienze, sono low performer il 15-20% dei ragazzi del Nord contro un 35% del Mezzogiorno. Il gap geografico più preoccupante, sulla base delle informazioni ricavate da Ocse Pisa, emerge proprio nell’ambito della lettura: solo al Nord siamo all’altezza dei nostri colleghi tedeschi.

Rilevante è anche la distanza tra i licei e gli istituti tecnici e professionali: in questi ultimi il 50% dei ragazzi risulta incompetente in lettura.

Non si è fatto attendere il commento di Fioramonti riguardo a quanto emerso dall’indagine Ocse Pisa: “Questi dati devono spingere a investire con ancora più forza nella scuola cui dobbiamo tutti tornare a volere più bene”.

DL Istruzione al Senato

La 7a Commissione Istruzione del Senato esamina il 5, 9, 10, 11 e 12 dicembre 2019 il Disegno di Legge di conversione in Legge del Decreto-Legge 29 ottobre 2019, n. 126, approvato dalla Camera. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle 18 di lunedì 9 dicembre.

Il 3 dicembre 2019 l’Assemblea della Camera ha concluso l’esame del Disegno di Legge di conversione in Legge del Decreto-Legge 29 ottobre 2019, n. 126, adottato dal Consiglio dei Ministri il 10 ottobre 2019 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 30 ottobre 2019, apportando modifiche ulteriori rispetto a quelle già introdotte durante l’esame in sede referente. Esso dà seguito, con alcune sue disposizioni, ad una intesa su questioni relative alla scuola raggiunta dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con le organizzazioni sindacali il 1° ottobre scorso, sulla quale si sono innestate varie novità durante l’esame parlamentare. Contiene, inoltre, disposizioni relative alle università e alle istituzioni AFAM, nonché agli enti pubblici di ricerca.
Il testo passa ora all’esame del Senato.