Simona Malpezzi: Il DdL Buona Scuola contiene ciò che la scuola aspetta da troppi anni

da La Tecnica della Scuola

Simona Malpezzi: Il DdL Buona Scuola contiene ciò che la scuola aspetta da troppi anni

Simona Flavia Malpezzi, 40 anni deputata Pd, docente, dapprima presso l’IMI, Liceo di Gorgonzola, poi all’Itc Argentia, e infine a Cernusco sul Naviglio dove insegna Italiano e storia all’Itsos “Marie Curie” sostiene: “Riuscire a restituire dignità alla scuola e alla cultura è la vera rivoluzione”.

E cosa aspetta la scuola da troppi anni e che è contenuto nel Dl “buona scuola”? Lo dice la stessa Malpezzi sulla sua pagina Fb  riferendosi a tutti coloro che sono scesi in piazza:

 

– un piano straordinario di assunzioni di 107.000 insegnanti e lo svuotamento delle GAE;

– concorso nel 2016 x 60.000 posti (20.000 in più rispetto a quanto previsto nel documento di proposta di settembre) che verrà bandito regolarmente ogni 3 anni;

– nelle scuole il prossimo anno lavoreranno 50.000 insegnanti in più rispetto all’attuale organico di fatto (circa 5 insegnanti in più x istituto) e soprattutto le scuole finalmente avranno un organico funzionale stabile;

– gli insegnanti delle graduatorie di istituto lavoreranno nelle classi di concorso esaurite in Gae con contratto annuale e comunque per supplenze che superano i 10 giorni;

– restano gli scatti di anzianità e vengono investiti 200 milioni in più per premiare il merito con un meccanismo analogo alla retribuzione delle attività aggiuntive;

– la programmazione del POF e del conseguente fabbisogno di personale scolastico è triennale
;

– vengono investiti 40 milioni i di euro per la formazione in servizio degli insegnanti + ogni insegnante riceverà una card che contiene 500 euro all’anno per consumi culturali (libri, mostre, teatri, cinema, tecnologie)
;

– 90 milioni di investimento x dotare le scuole di banda larga e wi-fi, laboratori territoriali, formazione sull’utilizzo delle nuove tecnologie x gli insegnanti;

– gli albi territoriali servono a valorizzare le esperienze professionali degli insegnanti assunti con il piano straordinario dando la possibilità di far incontrare esperienze con i bisogni delle scuole:

– entrano nell’albo territoriale gli insegnanti già di ruolo che chiedono il trasferimento;

– non c’è alcuno sceriffo nelle scuole ma è responsabilità del dirigente scolastico l’andamento della scuola e quindi viene valutato sui piani di miglioramento triennali che vengono decisi insieme al collegio docenti e al consiglio di istituto;

– non ci sono tagli, ma investimenti di 4 miliardi all’anno per la scuola
- le commissioni parlamentari stanno continuando ad ascoltare 80 associazioni rappresentative del mondo della scuola per continuare a migliorare il testo;

– la scuola ha già perso un’opportunità con la riforma Berlinguer. Poi sono arrivate la Moratti e la Gelmini con i tagli.;

– contrasta la disinformazione che sta circolando in rete. C’è chi prospera sul mantenimento di infinite graduatorie di precari;

– investiamo più di tre miliardi, assumiamo più di centomila docenti, rendiamo vera l’autonomia.

 

Eppure si scende in piazza. Dite la verità ai genitori e ai ragazzi: avete paura di cambiare. Io sono una prof e aspettavo da anni che un governo mi dicesse che voleva valorizzare il mio lavoro, che voleva premiare la mia passione, che voleva mettermi in condizione di portare avanti una didattica innovativa. Andate in piazza a manifestare contro chi vi ha messo al entro dell’ agenda politica, contro chi vuole valorizzarvi. Abbiamo ascoltato, abbiamo migliorato, stiamo ancora lavorando. Andate in piazza. Ma dite la verità. Almeno quella.

Il Ddl scuola e la ‘gamba’ del reclutamento delle Gae

da tuttoscuola.com

Il Ddl scuola e la ‘gamba’ del reclutamento delle Gae

Il disegno di legge sulla scuola n. 2994 licenziato lo scorso 12 marzo dal Governo e attualmente in esame alle Camere prevede, come noto, all’articolo 8, l’inserimento in ruolo per gli iscritti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente di cui all’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni. Vale a dire le Gae, con l’importante eccezione dei docenti della scuola dell’infanzia.

Preferisce tuttavia parlare di cancellazione e non di svuotamento delle Gae l’avvocato Elena Spina, esperto di diritto scolastico di Roma, sentita da Tuttoscuola: “L’obiettivo dell’assorbimento dei docenti precari era la vecchia ratio dell’art. 1, comma 605, lett. c), della legge n. 296 del 2006 (finanziaria 2007), oggi è anche la direzione obbligata indicata dall’Europa. Questo DDL annuncia, invece, un colpo di spugna normativo, ma non reale del precariato. Le Gae vengono non svuotate, ma cancellate con uno sbarramento temporale, illegittimo sotto numerosissimi profili, anche costituzionali”.

La nuova norma dispone la cancellazione della Gae senza fare alcun concreto riferimento all’effettivo “esaurimento” – ritiene il legale – ma in base ad uno sbarramento temporale. Sconfessando la stessa finalità di essere un piano straordinario di assunzione, avrebbe al contrario una mera portata innovativa di “cancellazione” della Gae, con carattere retroattivo, illegittimo perché irragionevolmente lesivo proprio di quelle posizioni e aspettative all’assunzione già radicate e non soddisfatte da anni”.

Secondo Elena Spina, “questo impianto non può superare facilmente il vaglio di costituzionalità, con riguardo al carattere non irragionevole che le disposizioni primarie debbono rivestire, con riguardo alla disparità di trattamento, con riguardo al fatto che la mancata assunzione di queste persone è connessa non alla mancanza di posti di lavoro, ma alla mancata soluzione del precariato esistente e alla lesione di diritti quesiti già riconosciuti dalla Corte di Giustizia Europea”.

L’art. 1, comma 605, lett. c), della legge n. 296 del 2006, in un’ottica di contenimento della spesa pubblica e di assorbimento del precariato dei docenti – prosegue l’esperto di diritto scolastico – aveva previsto la trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento (c.d. Gae). Il senso dell’“esaurimento” e la ratio di quella finanziaria era non permettere, a partire dal 2007, l’inserimento di nuovi aspiranti candidati, prima dell’immissione in ruolo dei docenti che già vi fanno parte, dunque cristallizzare il sistema del reclutamento e le legittime aspettative degli aspiranti docenti già inseriti in questo enorme “elimina coda””.

Gli aspiranti docenti inseriti nelle Gae – commenta Elena Spina – altro non sono se non idonei di concorsi precedenti e/o precari da stabilizzare. Significativa in argomento è la giurisprudenza della Corte Costituzionale, che chiaramente impone di salvare i diritti quesiti degli amministrati e la certezza giuridica delle situazioni sulle quali si sono create legittime aspettative e l’affidamento dell’interessato, basti pensare alla sentenza della Corte Costituzionale n.41/2011, oppure leggere il seguente passo della sent. Corte Cost. n.236/2009, anche se espresso in occasione di altre problematiche: “In base  alla giurisprudenza  costituzionale è da ritenere ammissibile un intervento legislativo che modifichi la disciplina del pensionamento dei pubblici dipendenti, ma tale intervento non è consentito ad libitum. In particolare, non può ritenersi consentita una modifica legislativa che, intervenendo in una fase in cui il dipendente ha tutte le ragioni per ritenere certo il collocamento a riposo ad una certa data, muti la disciplina vanificando le sue legittime aspettative”. La lettura costituzionalmente orientata delle determinazioni relative alla finalità sociale del lavoro deve garantire il massimo della effettività. Gli aspetti sin qui esposti mettono in luce l’illogicità e la contraddittorietà dell’azione normativa e la conseguente violazione degli art. 3 e 97  Costituzione”.

Il governo – conclude l’avvocato Spina – potrebbe obiettare che la natura ad “esaurimento” delle graduatorie non ha impedito il formarsi di ulteriore precariato. Come è stato possibile? La mancanza di una vera riforma didattica ha irrigidito e ammalato il nostro sistema scolastico proprio dall’interno, compromettendo così anche il reclutamento e l’utilizzazione razionale del corpo docente. Gli ultimi interventi chiamati inopportunamente “riforma” sono stati soltanto porzioni di leggi “finanziarie”, tagli all’istruzione”.

Il Ddl scuola e la ‘gamba’ del reclutamento delle Graduatorie di merito

da tuttoscuola.com

Il Ddl scuola e la ‘gamba’ del reclutamento delle Graduatorie di merito

Dalla previsione di assunzione di 100.701 docenti contenuta nel disegno di legge presentato dal Governo sulla scuola, è allo stato dei fatti esclusa, mediante una deroga al Testo Unico dell’Istruzione (cfr. Graduatorie di merito, una ‘deroga’ per non assumere gli iscritti), la gran parte dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito del concorso 2012 (circa 6.300 su circa 7.500).

Il provvedimento infatti propone di assumere i soli docenti ancora ricompresi negli 11.542 posti previsti dal bando Profumo e non ancora assunti (circa 1.200 insegnanti), indipendentemente dai principi di validità almeno triennale delle graduatorie concorsuali e della ‘spettanza’, alle graduatorie di merito del concorso, del 50% delle assunzioni annuali (per ciascuna classe di concorso e Regione).

Secondo l’avvocato Elena Spina, esperto di diritto scolastico di Roma, intervistata da Tuttoscuola, questa esclusione “non è affatto legittima. Il sistema vigente dell’assunzione del 50%, tutelava già legittime aspettative di aspiranti docenti selezionati da concorso pubblico, da servizio pluriennale, già idonei per l’assunzione (sia quelli del concorso sia i docenti “Gae”). L’Amministrazione, quando ha già selezionato e graduato i migliori, prima di predisporre nuove selezioni, deve motivare l’indizione di nuovi bandi”.

La decadenza delle graduatorie di concorso secondo l’esperta di diritto scolastico è illegittima, “anzitutto perché contraria con i principi del buon andamento della pubblica amministrazione. Il Ministero dell’Istruzione, dopo 13 anni, ha messo a concorso migliaia di posti di lavoro col bando n. 82/2012, posti ancora non assegnati. Dopo due anni ha nuovamente annunciato assunzioni col Decreto n. 356/2014. I suoi Uffici scolastici regionali hanno peccato di gravissimo ritardo nella emissione delle graduatorie di merito, che spesso sono arrivate dopo un anno dalla fine delle procedure concorsuali. Il bando era errato sotto diversi profili ed ha escluso ingiustamente numerosi candidati, poi riammessi alla spicciolata dalla giustizia amministrativa di tutto il paese”.

L’Amministrazione – continua l’avvocato Spina – quindi ha dei posti da assegnare e anche dei candidati appena selezionati attraverso un pubblico concorso, che era già straordinario, perché emesso dopo 13 anni. Quando una Amministrazione si è appena imbarcata in una procedura concorsuale, così tardiva e male organizzata, deve chiedersi se è il caso di emetterne una nuova. Il nuovo bando deve essere sorretto da una motivazione più che fondata, nella opportunità della scelta amministrativa di procedere ad una nuova selezione. Questo impone la giustizia amministrativa”.

Basta leggere – cita ad esempio il legale – tra le tante, la decisione n. 1889, depositata in data 20 febbraio 2013, del T.A.R. Lazio. Il giudice amministrativo, dopo aver ricostruito il quadro normativo ed interpretativo riguardo alla validità e allo scorrimento delle graduatorie concorsuali, richiamando i principi contenuti nella sentenza del Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 28 luglio 2011, n. 14, si è così espresso: ‘Ne consegue che sul piano dell’ordinamento positivo, si è ormai realizzata la sostanziale inversione del rapporto tra l’opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento della graduatoria preesistente ed efficace. Quest’ultima modalità di reclutamento rappresenta ormai la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico’”.

“Questa amministrazione – è il parere di Spina – dovrà dunque dare puntuale motivazione e risposta, non politica ma di buon andamento della cosa pubblica, sul perché sia così necessario un nuovo concorso”.

L’avvocato infine sposta l’attenzione sulla questione dei docenti selezionati e abilitati tramite Tirocini Formativi Attivi, ricordando: “Abbiamo graduatorie di istituto piene zeppe di giovani aspiranti docenti appena selelzionati in modo durissimo nei percorsi tfa del tutto dimenticati. E’ il momento di ricordare il parere negativo all’emissione del Bando 2012 del C.N.P.I. (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione) emesso con Miuraoodgos Prot. n. 5975 Roma, 21.09.2012: In premessa il CNPI, nel riaffermare la positività dello strumento concorsuale ai fini del reclutamento del personale, sottolinea la necessità di una doverosa considerazione della situazione, consolidatasi nel tempo, già carica di attese e di troppe tensioni. Il CNPI considera innanzi tutto che il concorso prospettato, nonostante l’impiego di risorse significative a fronte, talvolta, di un numero di posti estremamente limitato, penalizzi sia gli insegnanti precari abilitati con anni di servizio che hanno subito le conseguenze di una serie di interventi restrittivi in materia di organici e di previdenza, sia i più giovani che, perdurando le attuali regole di accesso, risultano esclusi in quanto nell’ultimo decennio, nonostante il possesso del titolo di laurea, in molti casi, non hanno avuto l’opportunità di conseguire l’abilitazione. Il CNPI considera inoltre non condivisibile la scelta di bandire il concorso in un momento in cui non sono stati ancora attivati il TFA che coinvolge le istituzioni AFAM e i percorsi relativi alla scuola dell’infanzia e primaria (cfr. art 15, comma 16 DM 249/2010) e non è stato ancora completato l’iter per l’indizione del TFA riservato a coloro che hanno determinati requisiti di servizio. Il CNPI ritiene, quindi, che l’attuale procedura concorsuale troverebbe una giusta collocazione solo con il contestuale realizzarsi di alcune condizioni necessarie, peraltro già previste dalla normativa: definizione dell’organico funzionale, attivazione di tutte le procedure abilitanti, revisione delle classi di concorso, nuovo regolamento sulle modalità di reclutamento come da delega ex lege 244/2007”.

Avviso 20 aprile 2015, AOODGOSV 3471

Ministero dell ‘Istruzione dell’Università e della Ricerca
D.G. per gli Ord inamenti scolastici e la Valutazione del S.N.I.

Oggetto: Valorizzazione delle eccellenze

Facendo seguito alla circolare n. 9 del 24 marzo 2015 (prot. n. 2417), si fa presente che la Corte dei Conti ha registrato il decreto ministeriale n. 182 del 19 marzo 2015 (registrazione n.1462 del 14 aprile 2015). Pertanto, in coerenza con quanto previsto dal decreto legislativo del 29 dicembre 2007, n. 262, i soggetti interessati sono invitati a presentare le domande per ottenere l’accreditamento e per ottenere il riconoscimento delle competizioni nel Programma nazionale di promozione delle eccellenze per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado.
Considerato che con l’entrata in vigore delle recenti modifiche è stato abolito il decreto ministeriale dell’8 settembre 2011, tutti i soggetti già accreditati, interni ed esterni all’Amministrazione scolastica, sono invitati a ripresentare le domande per il triennio scolastico 2015/2016 – 2017/2018 con la nuova modulistica.
Si ricorda che in sede di prima attuazione il termine di fine febbraio è stato posto al 30 aprile 2015.
Si fa, altresì, presente che la modulistica che tiene conto delle nuove disposizioni è stata allegata all’avviso n.2460 del 25 marzo 2015 ed è disponibile sul sito istituzionale: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/valorizzazione-delle-eccellenze
La domanda di accreditamento (Modulo 1) e/o le proposte di gare (Modulo 2), debitamente sottoscritte dal legale rappresentante del soggetto proponente, potranno essere consegnate a mano o spedite per posta elettronica certificata (PEC) a DGOSV@postacert.istruzione.it oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno al seguente indirizzo: “Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione -Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione – ex Ufficio VII – Viale Trastevere 76/A – 00153 Roma”.

Il Direttore Generale
Carmela Palumbo

Legge Regionale Lazio 20 aprile 2015, n. 5

Legge Regionale Lazio 20 aprile 2015, n. 5
BUR 32 del 21/04/2015

Disposizioni sul sistema educativo regionale di istruzione e formazione professionale


SOMMARIO

CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 1 (Oggetto e finalità)
Art. 2 (Collaborazione istituzionale e concertazione sociale)
CAPO II SISTEMA EDUCATIVO REGIONALE DELL’ISTRUZIONE E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE. SISTEMA INFORMATIVO
Art. 3 (Sistema educativo regionale dell’istruzione e della formazione professionale)
Art. 4 (Linee di intervento regionali)
Art. 5 (Percorsi, qualifiche e diplomi)
Art. 6 (Criteri di certificazione delle competenze)
Art. 7 (Soggetti del sistema educativo regionale)
Art. 8 (Programmazione)
Art. 9 (Sistema informativo)
CAPO III DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
Art. 10 (Clausola valutativa)
Art. 11 (Disposizioni finali e transitorie)
Art. 12 (Disposizioni finanziarie)
Art. 13 (Entrata in vigore)


CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI


Art. 1
(Oggetto e finalità)
1. La Regione, nel rispetto degli articoli 3 e 117 della Costituzione ed in attuazione dell’articolo 7, comma 2, lettera h) dello Statuto, nonché della normativa statale in materia di istruzione e formazione professionale, disciplina il sistema educativo regionale d’istruzione e formazione professionale di cui all’articolo 3, finalizzato all’assolvimento dell’obbligo scolastico.
2. La Regione, in attuazione del comma 1 e nel rispetto del principio di leale collaborazione, persegue, in particolare:
a) la centralità della persona, attraverso la realizzazione di azioni volte a garantire la partecipazione e la libertà di scelta dei percorsi formativi e di istruzione, l’innalzamento dei livelli culturali e professionali, la continuità educativa, il raggiungimento del successo scolastico e formativo, il riconoscimento delle competenze, comunque e dovunque acquisite, l’inserimento, il reinserimento e la permanenza attiva nel mondo del lavoro;
b) la libertà di scelta educativa della famiglia, prestando particolare attenzione in favore delle famiglie economicamente svantaggiate, degli allievi frequentanti le istituzioni scolastiche e formative ricomprese nel sistema educativo regionale di istruzione e formazione professionale di cui all’articolo 3;
c) la pari dignità dell’istruzione e della formazione professionale, mediante azioni:
1) per sviluppare, nel rispetto delle finalità educative, culturali e professionali proprie di ciascun sistema, l’interazione e il raccordo tra gli stessi e assicurare agli allievi, attraverso il riconoscimento dei crediti formativi, la reversibilità delle scelte e la mobilità orizzontale e verticale tra i diversi percorsi;
2) per valorizzare l’autonomia dei soggetti che operano al loro interno, ed in particolare delle istituzioni scolastiche secondarie, delle università e delle istituzioni formative accreditate, ai sensi delle disposizioni vigenti e del Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del settore;
d) la differenziazione e la valorizzazione della pluralità delle offerte e delle metodologie formative per offrire opportunità di formazione adeguate ai fabbisogni di giovani, con particolare attenzione alla domanda formativa più debole e per rispondere alle caratteristiche personali e ai diversi stili di apprendimento degli utenti;
e) il collegamento delle politiche dell’istruzione e della formazione con le politiche di sviluppo produttivo e del lavoro;
f) la partecipazione e la corresponsabilità nella programmazione dell’azione attraverso il contributo degli enti locali, delle parti sociali, delle organizzazioni sindacali di categoria, dei soggetti sociali coinvolti nei processi di istruzione e formazione professionale, delle istituzioni scolastiche, statali e paritarie, delle istituzioni formative accreditate e degli enti del terzo settore.

Art. 2
(Collaborazione istituzionale e concertazione sociale)
1. La Regione promuove il partenariato sociale e la collaborazione tra le istituzioni quale strumento per l’integrazione delle politiche per l’istruzione, per l’istruzione e formazione professionale e per il lavoro, valorizzando il ruolo del comitato istituzionale regionale di cui all’articolo 8 della legge regionale 7 agosto 1998, n. 38 (Organizzazione delle funzioni regionali e locali in materia di politiche attive per il lavoro).
2. La Regione assume la concertazione quale strumento strategico per le politiche regionali ed individua nella commissione regionale di concertazione per il lavoro di cui all’articolo 7 della l.r. 38/1998 e successive modifiche, la sede per la partecipazione delle parti sociali alla programmazione, monitoraggio e valutazione delle politiche formative regionali. A tal proposito è elaborata una relazione annuale da sottoporre alla valutazione ed approvazione della commissione consiliare competente in materia di diritto allo studio e di istruzione.


CAPO II
SISTEMA EDUCATIVO REGIONALE DELL’ISTRUZIONE E DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE. SISTEMA INFORMATIVO


Art. 3
(Sistema educativo regionale dell’istruzione e della formazione professionale)
1. Il sistema educativo regionale dell’istruzione e della formazione professionale, inteso quale insieme di percorsi funzionali all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione professionale, di seguito denominato sistema educativo regionale, è diretto ad elevare le competenze generali delle persone al fine di:
a) ampliare le opportunità di acquisizione di una qualifica professionale;
b) assicurare il successo scolastico e formativo anche contrastando la dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile;
c) fornire una risposta coerente ai fabbisogni formativi e professionali del territorio;
d) favorire la permanenza attiva nel mondo del lavoro e nel contesto sociale a livello europeo, nazionale e locale;
e) elevare il livello delle conoscenze, dei saperi e delle competenze;
f) promuovere l’integrazione, l’orientamento e l’inserimento lavorativo dei soggetti diversamente abili;
g) promuovere lo sviluppo professionale degli operatori delle istituzioni formative di cui all’articolo 7, comma 3;
h) promuovere specifiche iniziative per l’integrazione sociale dei cittadini di origine straniera.
2. La Regione, attraverso l’integrazione tra il sistema dell’istruzione e quello educativo regionale, assicura agli studenti un’offerta unitaria, coordinata e flessibile nei contenuti e nelle modalità organizzative tale da corrispondere alle specifiche esigenze ed aspettative individuali.
3. La Regione, raccordandosi con l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) LAZIO, attua un sistema educativo regionale omogeneo, tale da offrire un percorso formativo triennale univoco per le diverse qualifiche professionali.
4. Il sistema educativo regionale è sottoposto dalla Regione ad una specifica valutazione di qualità, efficienza ed efficacia.

Art. 4
(Linee di intervento regionali)
1. Il sistema educativo regionale si esplica, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui al Capo III del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 (Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a norma dell’articolo 2 della L. 28 marzo 2003, n. 53) nelle seguenti linee di intervento:
a) realizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale destinati a persone di età compresa tra i quattordici ed i diciotto anni, fermo restando che alle prime annualità possono iscriversi i minori di età compresa fra i quattordici e i sedici anni, compiuti entro il 31 dicembre dell’anno formativo d’inizio e che, comunque, abbiano titolo ad iscriversi al primo anno della scuola secondaria di secondo grado per l’assolvimento del diritto-dovere di istruzione e formazione professionale di cui all’articolo 5. L’inserimento di studenti diversamente abili riveste carattere prioritario e la programmazione regionale prevede azioni personalizzate per consentirne l’efficace integrazione;
b) specifici percorsi individualizzati di istruzione e formazione professionale sono assicurati a beneficio dei soggetti diversamente abili;
c) offerta formativa per il conseguimento di qualifiche professionali attraverso i percorsi in apprendistato di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167 (Testo unico dell’apprendistato, a norma dell’articolo 1, comma 30, della legge 24 dicembre 2007, n. 247) e successive modifiche;
d) recupero e sviluppo degli apprendimenti dello studente attraverso azioni di orientamento e di tutorato;
e) attività di tirocinio orientativo, realizzabile attraverso visite presso organizzazioni produttive e di servizio, partecipazione ad eventi, fiere, rassegne
e seminari con esperti nel settore economico di riferimento per la figura professionale;
f) attività di coordinamento, accompagnamento e monitoraggio anche finalizzate a favorire l’innalzamento dei livelli di istruzione e formazione dei giovani sulla base sia delle competenze di cittadinanza inerenti l’obbligo di istruzione sia delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, nella prospettiva della filiera formativa verticale verso i diplomi professionali;
g) assicurare un orario annuale obbligatorio in misura analoga a quanto previsto per gli istituti professionali pubblici ed un’articolazione oraria per macro area di intervento conforme a quanto definito dalla lettera n);
h) personalizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale per fornire allo studente, attraverso l’esperienza diretta, gli strumenti culturali e le competenze professionali in grado di valorizzare:
1) conoscenza della persona;
2) esperienze e relativi vissuti di tipo culturale e sociale;
3) riconoscimento dei crediti in ingresso;
4) formazione del gruppo-classe e integrazione in esso;
5) conoscenza del contesto formativo, dei suoi attori e delle sue regole;
6) consapevolezza del progetto formativo;
i) percorsi individuali per l’approfondimento, il recupero ed il sostegno a studenti, anche provenienti da altri paesi, in situazioni di particolari difficoltà sociali, culturali o personali, per moduli di attività culturale o per moduli finalizzati a passaggi intra e intersistemici;
l) percorsi ed azioni volti a prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo;
m) sviluppo delle competenze linguistiche, matematiche, scientifiche, tecnologiche, storico sociali ed economiche per assicurare l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e l’equivalenza formativa di tutti i percorsi del secondo ciclo, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi peculiari dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio;
n) strutturazione di percorsi articolati in modo da garantire:
1) l’acquisizione di saperi e competenze di base, che richiedono attività formative sui quattro assi culturali dei linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico e storico-sociale;
2) le competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine del biennio;
3) le competenze tecnico-professionali specifiche comuni sulla base delle competenze tecnico-professionali assunte quale standard minimo a livello nazionale;
4) la realizzazione di attività fisiche e motorie e l’insegnamento della cultura religiosa;
o) realizzazione dei percorsi con il personale docente in possesso di abilitazione all’insegnamento e con esperti in possesso di comprovata esperienza maturata per almeno cinque anni nel settore professionale di riferimento. La direzione regionale competente verifica, annualmente, che il personale impiegato nelle strutture del sistema educativo regionale di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a), b), c) e d) sia in possesso dei predetti requisiti;
p) a tutto il personale, docente, amministrativo e ausiliario impegnato nei percorsi di istruzione e formazione professionale, è applicato l’adeguato CCNL;
q) garanzia per gli studenti che in ogni fase del percorso è possibile la realizzazione di passaggi tra il sistema dell’istruzione e quello educativo regionale.

Art. 5
(Percorsi, qualifiche e diplomi)

1. Il sistema educativo regionale è articolato in:
a) percorsi di durata triennale, che si concludono con il conseguimento di una qualifica professionale di III livello europeo, che costituisce titolo per l’accesso al quarto anno del sistema, ai quali possono accedere gli studenti diplomati della scuola secondaria di primo grado;
b) percorsi di durata almeno quadriennale, che si concludono con il conseguimento di un diploma professionale di IV livello europeo. Tali percorsi saranno programmati nel caso in cui l’indirizzo di studi nei percorsi triennali non consenta di proseguire percorsi formativi coerenti presso gli istituti professionali.
2. L’offerta formativa di cui al comma 1 è strutturata in modo da favorire la realizzazione di percorsi sia graduali, continui e progressivi, sia modulari che personalizzati e di diversa durata e articolazione, in rapporto ai differenti stili di apprendimento e alle esigenze degli studenti e delle loro famiglie.
3. Le istituzioni formative di cui all’articolo 7, assicurano il diritto al passaggio dai percorsi di istruzione ai percorsi di istruzione e formazione professionale e viceversa, anche mediante specifiche iniziative didattiche e di accompagnamento che prevedono percorsi formativi flessibili comprensivi di attività di sostegno e di riallineamento delle competenze e di ogni altra opportunità conforme alla normativa vigente.
4. Le competenze acquisibili nell’ambito dei percorsi di cui al comma 1 si riferiscono alle qualifiche previste dalla programmazione regionale in coerenza con le figure professionali definite con l’Accordo Stato-Regioni del 27 luglio 2011, riguardante gli atti necessari per il passaggio a nuovo ordinamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e con le previsioni delle linee guida di cui all’articolo 13, comma 1quinquies del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7 (Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche, la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli) convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40.
5. La certificazione delle qualifiche e dei diplomi del sistema educativo regionale avviene, oltreché in coerenza con l’Accordo di cui al comma 4 e con l’Accordo Stato-Regioni del 19 gennaio 2012, riguardante l’integrazione del Repertorio delle figure professionali di riferimento nazionale dei percorsi di istruzione e formazione professionale, nel rispetto delle previsioni di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 (Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze, a norma dell’articolo 4, commi 58 e 68, della legge 28 giugno 2012, n. 92), in armonia con gli strumenti di certificazione e formalizzazione delle competenze adottati dalla Regione ed in coerenza con le linee guida statali in materia.
6. Al fine di prevenire e contrastare la dispersione scolastica e formativa e di sostenere la reversibilità delle scelte degli studenti, la Regione, previa consultazione con i soggetti di cui all’articolo 2, assicura i raccordi previsti dalle linee guida di cui al comma 4.
7. Le qualifiche ed i diplomi del sistema educativo regionale sono rilasciati esclusivamente dagli organismi di formazione professionale e dagli istituti professionali rientranti nel sistema educativo regionale.

Art. 6
(Criteri di certificazione delle competenze)
1. A conclusione dei percorsi di istruzione e formazione professionale di cui all’articolo 5 è rilasciata la certificazione delle competenze in conformità ai sistemi europei di descrizione dei titoli e delle qualifiche, ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all’articolo 4, comma 1 e agli standard minimi definiti nell’Accordo Stato-Regioni del 19 gennaio 2012.
2. La certificazione delle competenze è finalizzata a:
a) garantire la trasparenza delle competenze acquisite anche al fine della prosecuzione degli studi;
b) favorire l’inserimento, la permanenza e il reingresso nel mondo del lavoro, nonché lo sviluppo professionale;
c) assicurare il riconoscimento a livello regionale, statale ed europeo delle competenze acquisite nei diversi contesti formali, informali o non formali.
3. La certificazione delle competenze ha valore di attestato di idoneità o di abilitazione, qualora l’offerta formativa rispetti le specifiche norme per l’accesso e per l’esercizio di un’attività professionale, sulla base della normativa vigente.
4. La certificazione delle competenze, rilasciata a seguito di frequenza, anche parziale, di percorsi del sistema educativo regionale, costituisce credito formativo. Ha valore di credito formativo anche la certificazione delle competenze acquisita in contesti non formali ed informali, nonché nell’ambito di percorsi in alternanza e in apprendistato.
5. La certificazione delle competenze è registrata nel libretto formativo del cittadino di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30) e successive modifiche, spendibile nel percorso individuale di educazione lungo tutto l’arco della vita e nelle transizioni in ambito formativo e di lavoro.

Art. 7
(Soggetti del sistema educativo regionale)

1. Sono soggetti del sistema educativo regionale:
a) le strutture formative facenti capo direttamente alle amministrazioni provinciali;
b) le strutture formative, accreditate o accreditabili, facenti capo direttamente alle amministrazioni comunali e alla Città metropolitana di Roma Capitale;
c) gli enti strumentali delle province e della Città metropolitana di Roma Capitale istituiti ai sensi del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) e successive modifiche;
d) gli organismi con strutture accreditate secondo quanto previsto dalla normativa ministeriale vigente, con capacità di sviluppare un’offerta formativa in termini di studenti non inferiore ai valori fissati in sede di indirizzi pluriennali di cui all’articolo 8, comma 2, con rapporto regolato convenzionalmente e individuate all’esito di procedure ad evidenza pubblica sulla base dei seguenti requisiti:
1) anni di esperienza maturata in attività analoghe;
2) curricula delle risorse umane impegnate rispetto ai percorsi di istruzione e formazione professionale;
3) progettualità in termini di risposte ad esigenze di personalizzazione di cui all’articolo 4, comma 1, lettere h) ed i);
4) CCNL applicato ai dipendenti;
e) gli istituti professionali, con un ruolo integrativo e complementare al sistema educativo regionale, in applicazione del regime di sussidiarietà e secondo quanto previsto dalla disciplina statale nonché in base ad un apposito atto della Giunta regionale. Gli istituti professionali si relazionano con i soggetti di cui alle lettere a), b), c) e d) e firmano con tali soggetti intese di collaborazione.
2. I soggetti di cui al comma 1, lettere a), b) e c) svolgono la loro attività di istruzione e formazione professionale fino all’approvazione della legge regionale di riordino delle funzioni non fondamentali esercitate dalle province, in conformità all’Accordo sancito l’11 settembre 2014, in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell’articolo 1, comma 91 della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di Comuni) e successive modifiche.
3. I soggetti di cui al comma 1, lettere a), b), c) e d), indipendentemente dalla loro natura giuridica, assumono la denominazione di istituzioni formative, dotate di autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e di sviluppo ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del d.lgs. 226/2005 e successive modifiche.
4. Le istituzioni formative, in coerenza con gli standard formativi minimi definiti nell’Accordo Stato-Regioni del 19 gennaio 2012, sono tenute ad assicurare la presenza di un sistema di governo che, indipendentemente dai compiti e dalle funzioni facenti capo ai competenti organi, garantisca l’applicazione delle vigenti disposizioni in materia di:
a) qualità dei processi nell’ambito dei servizi formativi e di orientamento;
b) livelli essenziali delle prestazioni;
c) revisione e certificazione della contabilità;
d) protezione dei dati personali;
e) appalti e contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di beni;
f) tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
g) tracciabilità finanziaria;
h) applicazione del CCNL.
5. La Regione, sulla base dei criteri definiti in sede di piano annuale di cui all’articolo 8, comma 3, assegna a ciascuna istituzione formativa il volume di attività, in termini di studenti per ciascuna annualità per il triennio di riferimento e le relative risorse.
6. I criteri e le modalità di gestione e di rendicontazione delle attività di cui al presente articolo, nonché gli ulteriori requisiti necessari per essere soggetti del sistema educativo regionale, formano oggetto di specifica deliberazione adottata dalla Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente in materia, nel rispetto dei principi e criteri stabiliti a livello statale.

Art. 8
(Programmazione)

1. Le funzioni e i compiti concernenti la programmazione dell’offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale spetta, ai sensi dell’articolo 153, comma 2, lettera a) della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo), alla Regione.
2. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, approva con cadenza triennale gli indirizzi per la programmazione territoriale del sistema educativo
regionale, con particolare riferimento:
a) all’individuazione degli ambiti territoriali funzionali entro i quali realizzare l’offerta formativa;
b) all’armonizzazione dei parametri dimensionali delle istituzioni formative;
c) all’assegnazione del finanziamento alle istituzioni formative su base capitaria per frequentante correlata al principio dei costi standard, quale costo di erogazione del servizio in condizioni di efficienza;
d) al volume di attività complessivamente svolto da ciascuna istituzione formativa compresa la tipologia dei corsi indicante la qualifica.
3. La Giunta regionale, entro il 30 giugno di ciascun anno, adotta il piano annuale degli interventi del sistema educativo regional, in coerenza con gli indirizzi di cui al comma 2.
4. Il piano di cui al comma 3 individua i servizi e i percorsi essenziali che garantiscono l’offerta formativa e il diritto all’istruzione e alla formazione professionale sull’intero territorio regionale e che comprendono, in ogni caso, sia l’offerta dei percorsi di istruzione e formazione professionale sia i servizi connessi e funzionali, quali le attività di orientamento, le azioni per la lotta alla dispersione scolastica ed al sostegno per studenti in situazioni di particolari difficoltà sociali, nonché per l’educazione civica, l’educazione stradale, musicale ed alla salute.
5. La programmazione del sistema educativo regionale è sottoposta a monitoraggio da parte della Regione in raccordo con i soggetti di cui all’articolo 2.

Art. 9
(Sistema informativo)
1. La Giunta regionale istituisce, nell’ambito del sistema informativo regionale di cui alla legge regionale 3 agosto 2001, n. 20 (Norme per la promozione della costituzione della società regionale per l’informatica) e successive modifiche, settori specifici e interconnessi dedicati all’istruzione e formazione professionale, all’istruzione, compresa l’istruzione universitaria, alla formazione professionale, compresa la formazione superiore e al lavoro.
2. I settori di cui al comma 1 sono finalizzati alla realizzazione delle azioni di:
a) analisi, valutazione e supporto alle decisioni in ordine alla programmazione;
b) supporto alla comunicazione e promozione dell’offerta formativa attraverso la pubblicizzazione della medesima;
c) raggiungimento del successo scolastico e formativo e di contenimento della dispersione scolastica;
d) assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione;
e) gestione, monitoraggio e controllo delle attività relative all’offerta formativa;
f) raccolta e conservazione delle certificazioni e degli accreditamenti;
g) analisi dell’inserimento lavorativo e del mercato del lavoro.

CAPO III
DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE


Art. 10
(Clausola valutativa)
1. La Giunta regionale, in conformità all’articolo 7, comma 2, lettera c) della legge regionale 28 dicembre 2006, n. 27, relativo a codice etico, trasparenza e correttezza amministrativa, presenta al Consiglio regionale, con cadenza triennale, una relazione sull’attuazione della presente legge che contiene informazioni sulle attività svolte, i soggetti formativi coinvolti, gli studenti interessati e gli effetti ottenuti rispetto:
a) all’offerta formativa e alle qualifiche conseguite;
b) al proseguimento in percorsi formativi;
c) all’inserimento nel mondo del lavoro;
d) alla creazione delle condizioni per agevolare i passaggi tra sistema dell’istruzione e sistema educativo regionale.
2. La Regione può promuovere forme di valutazione partecipata coinvolgendo cittadini e soggetti attuatori degli interventi previsti dalla presente legge.  

Art. 11
(Disposizioni finali e transitorie)
1. Il Consiglio regionale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, approva gli indirizzi per la programmazione territoriale del sistema educativo regionale.
2. Nelle more dell’adozione dell’atto di cui al comma 1, la Giunta regionale adotta il piano annuale degli interventi del sistema educativo regional, sulla base degli indirizzi di cui all’articolo 8.
3. Per quanto non espressamente previsto dalla presente legge, si rinvia alla legge regionale 25 febbraio 1992, n. 23 (Ordinamento della formazione professionale) e successive modifiche ed, in particolare, al Titolo VI.

Art. 12
(Disposizioni finanziarie)

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede, per ciascuna delle annualità del triennio 2015-2017, a carico delle risorse finanziarie proprie della Regione, valutate in euro 23.672.500,00, iscritte, a valere sulle medesime annualità, nel programma 02 “Formazione professionale” della missione 15 “Politiche per il lavoro e la formazione professionale”, nonché mediante le risorse derivanti da assegnazioni statali e comunitarie previste dalla legislazione vigente nell’ambito del programma 02 “Formazione professionale” e del programma 04 “Politica regionale unitaria per il lavoro e la formazione professionale” della missione 15 “Politiche per il lavoro e la formazione professionale”.
2. Al finanziamento degli interventi di cui alla presente legge concorrono, altresì, le risorse iscritte nell’ambito dei programmi operativi della programmazione 2014-2020, finanziati dai fondi strutturali comunitari, previa verifica della coerenza con le linee di intervento in essi previste.

Art. 13
(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.

Nota 20 aprile 2015, AOODGPER 11922

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Direzione Generale Personale della Scuola

Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali
Loro Sedi

OGGETTO: Graduatorie di istituto del personale docente ed educativo valide per il triennio 2014/17. Esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Milano – sezione lavoro del 4 marzo 2015.

In esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario di Milano, pronunciata su ricorso RG n. 32/2015, con la quale è stata disposta parziale modifica del D.M. 353/2014 di aggiornamento delle graduatorie di istituto valide per il triennio 2014/17, si provvede con la presente circolare a trasmettere il D.M. 223 del 16 aprile 2015 di modifica del D.M. 353/2014 e ad illustrarne i contenuti.
In particolare, si richiama l’art. 38 del Decreto legislativo 165/2001, come modificato dall’art. 7 della legge n. 97/2013, che estende la possibilità di partecipare ai pubblici concorsi anche “ai familiari dei cittadini degli stati membri non aventi la cittadinanza dello stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno permanente e ai cittadini dei paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per i soggiornati di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria. ”
A tali soggetti vanno assimilati, secondo quanto disposto dalla citata decisione, gli stranieri altamente qualificati titolari di “Carta blu UE” nonché i familiari non comunitari dei cittadini italiani.
AI fine di garantire ai predetti soggetti parità di condizione con i cittadini italiani e comunitari, si rende quindi necessario riaprire i termini per la presentazione delle domande di inclusione nelle Graduatorie di Istituto del personale docente ed educativo valide per il triennio 2014/17.
A tal fine, potranno presentare domanda esclusivamente le categorie di cui all’art. 38 del D. vo 165/2001, nonché i titolari di carta blu ed i familiari non comunitari di cittadini italiani, fermo restando il possesso dei requisiti di partecipazione alla data del 23 giugno 2014, data di scadenza per la presentazione delle domande di inclusione in graduatoria per il triennio 2014/17 ai sensi dell’art. 7 del D.M. 353/2014.
A tal proposito è necessario essere in possesso degli altri requisiti generali di ammissione e dei titoli di studio validi per l’accesso all’insegnamento richiesto, previsti dal D.M. 353/2014. Occorre, inoltre, avere un’adeguata conoscenza della lingua italiana.
Le istanze potranno essere presentate dal 30 aprile al 29 maggio 2015, secondo le modalità descritte all’art. 7 lettera A del D.M. 353/2014 ovvero a mezzo raccomandata a/r, consegna a mano all’istituzione scolastica prescelta ovvero in formato digitale mediante PEC all’indirizzo di posta elettronica certificata dell’istituzione scolastica prescelta, utilizzando gli appositi modelli di domanda che saranno successivamente pubblicati.
Nella domanda di partecipazione dovranno essere dichiarati soltanto i titoli posseduti alla data del 23 giugno 2014.
Le domande eventualmente già presentate dalle sopraelencate categorie e respinte sulla base della mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria, dovranno essere accolte e valutate. Inoltre, con riferimento all’art. 2, comma 1 lettera c punto 1) paragrafo VII del D.M. 353/2014, gli insegnanti di conversazione di lingua straniera (classe 3/C), appartenenti alle categorie di cui sopra, già inclusi in graduatoria di III fascia, non devono essere collocati in posizione subordinata rispetto ai cittadini italiani.
Le istituzioni scolastiche dovranno pertanto rettificare tali posizioni esclusivamente sulla base del punteggio spettante.
Si prega di dare la massima diffusione alla presente nota, che sarà pubblicata sul sito Internet e sulla rete intranet del MIUR.

Il Direttore Generale
Maria Maddalena Novelli