“Abilissimi protagonisti”

Redattore Sociale del 23-10-2017

“Abilissimi protagonisti”, ragazzi disabili a scuola di sceneggiatura e riprese

Seconda tappa per il percorso di formazione legato al cinema rivolto a persone con disabilità ideato dalla Zarathustra Film insieme alla Pro Loco di Casola Valsenio. Dopo il corso sulla sceneggiatura, i partecipanti impareranno le tecniche di ripresa. Obiettivo? Girare e montare un mediometraggio.

CASOLA VALSENIO (Rv). Una commedia su una rapina commessa da un gruppo di persone disabili. È l’idea da cui è nato il percorso formativo sul cinema rivolto a persone con disabilità realizzato dalla casa di produzione Zarathustra Film insieme alla Pro Loco di Casola Valsenio coni l . “Nel 2016 tenevo un corso di cinema a un gruppo di ragazzi con disabilità e abbiamo letto una sceneggiatura per un corto su una rapina in banca ambientato a Casola, il titolo era ‘Cronaca rosa’ – racconta Fabio Donatini, regista – Uno dei partecipanti mi ha fatto notare che se l’avesse fatta lui la rapina avrebbe scelto le Poste e non la banca perché con la sedia a rotelle non sarebbe potuto entrare in banca, mentre nell’ufficio postale sì. Con tutta la classe si è pensato così di scrivere una sceneggiatura adatta a protagonisti con disabilità motoria”. E così è nato “Abilissimi protagonisti”. Sono 12 le persone con disabilità che hanno partecipato alla prima parte, dedicata alla scrittura della sceneggiatura, tenuta in estate dallo sceneggiatore Christian Poli. Ora sono aperte le iscrizioni per la seconda fase sulle tecniche di ripresa (4 incontri da 3 ore ciascuno a partire dal 9 novembre) con i docenti Francesco Merini e Nicola Spaccacucci.

Obiettivo del corso è realizzare un mediometraggio di una ventina di minuti, “vorremmo prenderci un po’ di tempo per raccontare le storie dei tre protagonisti e un corto non sarebbe stato sufficiente”. Il titolo (provvisorio) è “Bora Bora!” ma il regista non vuole svelare altri particolari sulla storia, a parte che si parla di una rapina e che i rapinatori sono tre persone in sedia a ruote. “Per scrivere la sceneggiatura ci siamo messi nei panni di una persona con una disabilità motoria – racconta Donatini – A parte la scelta delle Poste, per via delle porte di ingresso, ci siamo preoccupati dell’accessibilità delle abitazioni e anche l’antagonista è stato costruito in base alle indicazioni dei partecipanti”. E chi è il nemico? “Per una persona disabile il ‘nemico’ è chi li sottovaluta, chi li chiama ‘handicappati’, un termine che a loro non piace assolutamente – spiega il regista – Ecco l’antagonista della storia è stato costruito in questo modo”.

La seconda parte del corso sulle tecniche di ripresa si svolgerà in 4 incontri (9, 16, 22 e 30 novembre) a Imola presso la sede Unitalsi (che è partner dell’iniziativa). “Sarà molto pratico – aggiunge il regista – Porteremo macchine da presa, ottiche, attrezzature e alteneremo la teoria a esercitazioni pratiche”. Per realizzare il percorso è stata fatta una raccolta fondi privata, tra le aziende della vallata, e ora l’obiettivo è lanciarne un’altra per portarlo a termine: dopo le tecniche di ripresa sarà la volta del corso su regia e recitazione, tenuto dallo stesso Donatini, “e poi gireremo e monteremo il mediometraggio”.

Tra coloro che hanno partecipato alla prima fase del percorso formativo ci sono persone di età diverse, dai 16 ai 60 anni, e anche di provenienza culturale differente. “Sono entusiasti del corso – conclude Donatini – Tra loro c’è chi adora i film di Bud Spencer e chi quelli di Orson Welles. Amano il cinema con sincerità, senza snobismi”. La maggior parte proseguirà la formazione con la seconda parte sulle tecniche di ripresa, ma le iscrizioni sono aperte: per farlo è sufficiente compilare il form online sul sito della casa di produzione. (lp)

Per informazioni e segnalazioni: info@letturagevolata.it
—————————————————

“La forma della voce”

Redattore Sociale del 23-10-2017

“La forma della voce”, disabilita’ e bullismo in un lungometraggio animato

ROMA. Arriva nelle sale italiane “La forma della voce”, un lungometraggio animato girato da una delle poche donne registe giapponesi, Naolo Yamada. La “voce” è quella di Shoko, che le voci non può sentirle, perché è sorda. La voce, la sua, prende forma attraverso un taccuino. E’ la sua sordità – ma soprattutto la discriminazione, o il “bullismo” che da questa discende – ad essere raccontata dalla sceneggiatrice Reiko Yoshida, già nota per aver scritto “La ricompensa del gatto” di Hayao Miyazaki. Ora firma questo nuovo successo, tratto dall’omonimo manga di Yoshitoki Oima, per lo studio Kyoto Animation, uno dei più quotati nel panorama dell’animazione giapponese, già produttore di numerose serie televisive e lungometraggi di culto. Dopo essersi posizionato come uno dei maggiori incassi della scorsa stagione cinematografica giapponese con oltre 20 milioni di dollari raccolti al botteghino, il film è stato presentato con successo anche al Future Film Festival 2017 e ha esordito due weekend fa in Cina, raccogliendo quasi 5 milioni di dollari al botteghino. In Italia, sarà in diverse sale il 24 e 25 ottobre.

La trama. Shoko Nishimiya non può sentire, ma le arrivano chiaramente, dure come pietre, le offese e le ingiurie del compagno Shoya. La disprezza per la sua sordità, la emargina per la sua diversità e attira su di lei l’ostilità e lo scherno dei compagni. Shoko può comunicare solo attraverso due strumenti: gli apparecchi acustici e i quaderni. Ed è proprio questi che si accanisce Shoya, distruggendo più volte i primi e gettando in acqua i secondi. La ragazza viene quindi trasferita in un’altra scuola, specializzata, dove possa sentirsi più compresa e più protetta. Inizia a questo punto, per Shoya, il periodo del rimorso e del pentimento. L’incontro con Yuzuru, che si presenta come il fidanzato di Shoko, lo costringerà a fare i conti con il passato: un’operazione tutt’altro che semplice e indolore. (cl)

Donne con disabilità, due volte vittime

Donne con disabilità, due volte vittime

 

Le donne con disabilità vivono una condizione di discriminazione multipla: come donne condividono la mancanza di pari opportunità che prevale nella nostra società e come persone con disabilità soffrono di restrizioni e limiti alla partecipazione sociale. Non è questa una mera sommatoria di discriminazioni, quanto piuttosto una loro moltiplicazione: non godono di pari opportunità né rispetto alle altre donne, né rispetto agli uomini con disabilità.

Secondo ISTAT lavora solo il 35,1% delle donne con limitazioni funzionali, invalidità o malattie croniche gravi, a fronte del già limitato 52,5% degli uomini nelle stesse condizioni.

Sempre ISTAT rileva che il rischio di subire stupri è più che doppio per le donne con disabilità: il 10% contro il 4,7% delle donne senza limitazioni funzionali. E i rischi aumentano anche in caso di stalking: il 21,6% delle donne con disabilità ha subito comportamenti persecutori contro circa il 14% delle altre donne.

Esiste una drammatica questione di genere quando ci si riferisce alla disabilità, come pure è significativa la variabile disabilità quanto ci si occupa di condizione femminile e di violenza di genere, ma su tali lacune non vi è ancora consapevolezza.

FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, in prospettiva della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre) istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, non può che richiamare l’attenzione sulla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che, per la prima volta, ha affrontato il tema della discriminazione multipla dedicandovi uno specifico articolo.

Ma l’occasione della Giornata sarà utile anche per auspicare con forza che la prospettiva di genere sia integrata nelle politiche per la disabilità come pure la condizione di disabilità sia integrata nelle politiche di genere, entrambe in stretta consultazione con le donne e le ragazze con disabilità e con le loro organizzazioni rappresentative. Alla Giornata FISH parteciperà con proprie iniziative ed affiancando eventi.

In questo senso FISH ricorda un fondamentale punto di riferimento: il Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea. Uno strumento per attivisti e politici, adottato a Budapest il 28-29 maggio 2011 dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF).

Ratificato ufficialmente anche dalla FISH nella sua traduzione italiana [a cura di Simona Lancioni e Mara Ruele, Peccioli (PI), Informare un’H], il documento è consultabile a questo indirizzo: http://www.informareunh.it/ledf-approva-la-traduzione-italiana-del-manifesto-europeo-delle-donne-con-disabilita/

Che “donne” le elefantesse!

Che “donne” le elefantesse!

di Adriana Rumbolo

 

Niente monogamia, niente patti di fedeltà il maschio rimane  un po’ di tempo per accoppiarsi. e vedere il figlio, poi cambia.

La società in cui avviene la Gestazione elefante ha come capi dei maschi a cui fanno capo dei gruppi di femmine imparentate tra loro, durante l’accoppiamento, però, subentrano altre priorità e l’equilibrio si spezza.

Scatta la lotta per la femmina migliore.

La gestazione dura due anni e quando il cucciolo nasce il suo cervello  sarà già pronto alla vita sociale del gruppo

Quel gruppo di femmine a conduzione matriarcale se avverte un pericolo fa barriera a cerchio intorno a tutti i cuccioli non importa di chi siano figli.

Noi umani facciamo questo?
Non credo proprio

Poi i cuccioli saranno adolescenti  e se ce ne sarà  qualcuno troppo intemperante, anche fra gli elefanti ci sono i bulli,  le femmine lo allontaneranno .

Quando le cucciole adolescenti saranno prossime alla loro maturazione riproduttiva, le vecchie elefantesse cacceranno i giovani maschi  che attratti dal “profumo di donna” vorranno accoppiarsi perchè devono aspettare che le giovani elefantine siano pronte.

Oggi non si insegna ai maschi a far crescere il loro desiderio  mentre le femmine crescono ma esigenze di mercato la fanno da padrone

Non è certo la parola”rispetto” la bandiera delle regole di mercato

Se il popolo dei pachidermi si metterà in marcia per la ricerca di acqua e di cibo sarà la femmina più anziana,  scelta per meritocrazia di saggezza e non per raccomandazioni,che  lo guiderà prendendo ogni decisione e responsabilità.

Alla fine della lunga vita ogni membro del gruppo sentendo la vita agli sgoccioli  sa che può affidarsi a una dolce eutanasia naturale al riparo di sguardi indiscreti in un ombroso sentiero.

Passato qualche giorno il gruppo lo cercherà, lo troverà e lo piangerà.

Mi affascina un popolo a conduzione matriarcale.

Licei quadriennali: Scuola per ciascuno

Licei quadriennali Scuola per ciascuno
Sperimentazione domande fino al 13 novembre

di Giuseppe Adernò

La burocrazia lenta e complessa appesantisce ogni spazio d’innovazione e le prospettive di un servizio di qualità capace di venire incontro a quanti sono desiderosi di far meglio e di conseguire prima la tappa della maturità e il percorso universitario.

Dinanzi ai bastoni traversi delle organizzazioni sindacali, preoccupate soltanto dei numeri (anni di scuola, posti di lavoro, cattedre, senza poi interessarsi di classi con 13 alunni e classi con 32 studenti); alle perplessità di tanti docenti che hanno paura di imbattersi nel nuovo e scommettersi per una didattica di qualità; sorge spontanea la domanda: Che servizio scolastico si offre agli studenti?

Il motto, messaggio e valore della scuola italiana: “Scuola di tutti e scuola per ciascuno” rimane una semplice formula stereotipata se non risponde o tende di rispondere ai bisogni degli studenti ed in questo momento sto pensando ai ragazzi bravi, studiosi, impegnati, creativi che sui banchi di scuola “vivono di rendita”, si annoiano perché si fa sempre “ripasso”, non trovano l’entusiasmo del nuovo, non vengono stimolati e spronati alla ricerca a fare di più e meglio, perché i ritmi della classe sono lenti, e si annoiano, anche se riportano buoni voti e sono promossi ogni anno.

Sono ragazzi dotati di talenti che vengono nascosti sotto la sabbia, talenti che non fruttificano, ragazzi che non vengono stimolati ad maiora, che si adagiano sul minimo sforzo e così facendo sprecano gli anni più belli dello sviluppo cognitivo, gli anni della giovinezza culturale che indirizza le passioni e gli orientamenti verso le scelte decisive della vita.

Quando poi si risvegliano dal sonno del dolce far niente o poco, si accorgono di avere sprecato del tempo che, purtroppo, non si potrà recuperare.

Il programma di studio, anche se ampio e articolato, è spesso ridotto ai tempi della scuola, che intermezza scioperi, cortei, assemblee di studenti e di docenti, eventuali calamità naturali o guasti agli impianti e alle strutture scolastiche ed i giorni canonici di scuola si riducono in maniera indolore, senza contare le impreviste assenze dei docenti, la mancata o l’inutile supplenza che rende la giornata scolastica “leggera”, ma paurosamente vuota e infruttuosa.

Se questa è la scuola che si vuole continuare ad avere, la sperimentazione del liceo quadriennale non serve.

Se invece s’intende rispondere moralmente al desiderio di una scuola per ciascuno, dove il “ciascuno” non è soltanto lo studente disabile, con DSA o con BES, ma “ciascuno” è anche lo studente dotato, desideroso di fare meglio, di mettere a frutto le sue potenzialità, perché non accogliere la proposta della sperimentazione e creare una o due classi alle quali s’iscrivono gli studenti che lo desiderano, che hanno superato un test d’ingresso e sono risultati idonei ad un percorso di studio ben strutturato nei contenuti e nei tempi e riducendo gli spazi vuoti e infruttuosi, articolando meglio il programma delle discipline scolastiche, e valorizzando di ogni disciplina l’essenziale e non il ripetitivo e l’eserciziario scolastico, sviluppano competenze, esercitano abilità, ampliano le conoscenze aprendosi anche al mondo dell’economia, della finanza, del diritto.

Come già avviene per tutte le classi ad indirizzo linguistico, scientifico, musicale e per i progetti sperimentali la formazione della classe quadriennale richiede un’esplicita richiesta, di una selezione tramite appositi test finalizzati anche accertare le qualità di base per affrontare il percorso di studio quadriennale.

Per realizzare tutto ciò occorrono docenti bravi e volenterosi, impegnati in una didattica funzionale all’apprendimento e alla modifica del modo di pensare, di sentire e di agire, pronti ad una cultura per la vita e non solo per la scuola, capaci di guardare e leggere la disciplina nell’ottica della trasversalità interculturale e plurilingue secondo il progetto CLIL.

Ce ne sono tanti, ma devono essere stimolati e incoraggiati dai Dirigenti, vincendo la paura e il timore delle critiche di quanti sono prevenuti e ostinatamente contrari per principio.

Consapevoli di fare del bene ai ragazzi meritevoli e studiosi, è necessario che si abbia il coraggio di avviare il progetto che dovrà essere presentato entro il 13 novembre ed i Collegi docenti non dovrebbero opporsi ad una scelta di offrire ai futuri propri alunni una così bella opportunità che qualifica l’Istituto e lo rende pioniere di un progetto di qualità.

Occorre farlo prima delle iscrizioni e la classe sperimentale diventa una nota di eccellenza che qualifica l’Istituto ed invoglia i ragazzi più bravi e studiosi.

L’assistenza e la vigilanza ministeriale sul progetto sperimentale diventa altresì una garanzia per il percorso, che sarà costantemente monitorato e al termine del quadriennio validato, come hanno bene dimostrato i primi esempi di licei quadriennali a Milano.

Si isti et illi, cur non nos?  Avanti! Con coraggio e grande impegno

La spedizione dei Mille

La spedizione dei Mille

di Maurizio Tiriticco

Per insegnare agli insegnanti come si realizzano i percorsi di alternanza scuola-lavoro, la ministra Fedeli invierà nelle scuole mille “tutor”! Ancora una volta si bacchettano gli insegnanti! Non occorre una laurea, un concorso vinto… uno solo?, un pellegrinaggio iniziale in sedi che più lontane da casa non si può, uno stipendio da fame… No! Ti insegno “io” come si fa l’alternanza! Insegnanti sempre sotto tutela! Poi non ci lamentiamo se gli studenti scrivono in stampatello o in calligrafie illeggibili, anzi vere e proprie cacografie, senza alcun rispetto per la punteggiatura, la grammatica (fonologia, morfologia e sintassi), la paragrafazione! E non sanno fare una divisione… tanto c’è il cellulare o il pc!!! L’insegnate è sempre sotto tutela, nonostante non si sia più in regime di Programmi ministeriali ma di Indicazioni Nazionali e di Linee guida!

Non ho nulla contro l’alternanza, anzi, ma occorre anche pensare dove, quando e come questa sia possibile, con quali modalità, quali tempi! Non tutte le scuole hanno un’azienda a portata di mano! Con le responsabilità che poi ricadono sugli insegnanti, quando “si esce dall’istituto di istruzione”. Perché non indicare tempi minimi/massimi invece delle prescritte 400 ore per gli istituti tecnici e professionali e delle 200 per i licei? Mah! Ritorna ancora la divisione di sempre tra mano e mente! Altro che “fare con la testa e pensare con le mani”, l’adagio che abbiamo felicemente coniato molti anni fa sulla scorta degli insegnamenti di Morin!

Alternanza, sì, l’ho sempre detto e scritto, ma alternanza come? Questo è il problema! In materia di apprendimento – e, di conseguenza, di insegnamento – una variabile fondamentale è la motivazione! E non solo dell’alunno! E’ bene che anche l’insegnante sia convinto di tale operazione! Pertanto, una iniziativa di alternanza deve “insorgere” – mi piace il verbo – da una situazione motivante, non da un ordine di scuderia! E’ evidente che l’alternanza è “cosa” familiare per un istituto professionale del turismo (ci si esercita nelle agenzie di viaggio), o dell’enogastronomia (ci si esercita nei ristoranti, ed anche da Mcdonald,s), ma… e qui casca l’asino, per un liceo classico – non so se è ancora il pensatoio di sempre, come configurato dal Gentile – non credo che sia sempre facile configurare un’attività di alternanza. Comunque, in uno scritto precedente (rintracciabile su questo sito) avevo anche dato alcune indicazioni in materia.

Non so se i Mille, una volta sbarcati a Marsala, riusciranno a risalire tutta la penisola delle nostre scuole a portare il Verbo alternante… o alternativo che sia! Fatto sta che ancora una volta in Alto si pensa che occorre sempre insegnare qualcosa agli insegnanti! Pertanto, non vorrei che un’operazione che dovrebbe e potrebbe suscitare entusiasmo – che l’apprendere sia finalizzato non solo a capire come va il mondo, ma anche e soprattutto ad inserirsi in futuri percorsi lavorativi o di studi ulteriori – finisse con l’essere ancora una volta non solo un adempimento burocratico, ma anche di insegnamento nei confronti di chi sa già insegnare.

Per non dire poi che sugli insegnanti pesano un bel po’ po’ di incombenze, dai Rav ai Pdm ed altre cosette come graziosi confetti elargiti della 107! E non voglio dire nulla – il discorso rischierebbe più spazio e più tempo – delle prove Invalsi, esito di una vera e propria “invalsione” condotta da parte di un manipolo di persone che si ritengono “esperti” in materia di misurazione e valutazione! Così, assistiamo a questo strano fenomeno. Mentre anno dopo anno, l’Invalsi… invade le scuole di ogni ordine e grado – tutta colpa della Moratti e della legge 53/2003? – in forza della sua competenza in merito alla valutazione, il Miur da parte sua insiste nell’imporre sempre la votazione (non la chiamerei valutazione) decimale, sempre la stessa, da Casati ad oggi! Si veda il dpr 122/2009, che riguarda le scuole… ed anche il dpr 80/2013, che riguarda l’Invalsi. Eppure la ricerca sulla valutazione, soprattutto a livello internazionale, ha fatto passi da gigante, ma qui in Italia… i nostri insegnanti sono sempre costretti ai numeretti di sempre con i più, i meno, i mezzi ed altre amenità! E poi arrivano le prove Invalsi, una meteora da un altro mondo!

Ma – e l’ho detto e l’ho scritto più volte – perché l’Invalsi, invece di invadere anno dopo anno le scuole come un ciclone del Pacifico, non si adopera, invece, per insegnare agli insegnanti quale differenza corre tra il misurare e il valutare, per non dire poi del certificare? E come, conseguentemente, occorrerebbe operare? Che strana scuola la nostra! Due strategie valutative diverse e in parte contrastanti: quella di sempre, sancita per le scuole e i suoi insegnanti dal dpr 122/2009, e quella “avveniristica”, in materia di formulazione delle prove e relativa misurazione, esercitata dall’Invalsi. Insisto sul concetto di misurazione, attinente unicamente alla prove oggettive. E questo è un grosso limite in materia di valutazione! Potremmo avere un alunno che “sbaglia” tutti gli item proposti dall’Invalsi, ma che scrive racconti e poesie o costruisce piccoli robot! E gli esperti dell’Invalsi non lo sapranno mai! E lo bocceranno… a vita!

Nell’occupazione della scuola resta il diritto-dovere di vigilanza a carico dei genitori

da Il Sole 24 Ore

Nell’occupazione della scuola resta il diritto-dovere di vigilanza a carico dei genitori

di Laura Virli

È di questi giorni la notizia che il Liceo Virgilio di Roma è stato occupato dagli studenti. Pronta è stata la reazione della preside che, in una nota inviata ai genitori, agli alunni, al consiglio di istituto e, per conoscenza, al dipartimento edilizia scolastica di Città Metropolitana e alla questura di Roma, ha rimesso la responsabilità della vigilanza degli allievi, molti dei quali minorenni, ai genitori che consapevolmente intendono consentire ai propri figli di sostare all’interno dell’edificio.
Nella comunicazione si legge, altresì, che i ragazzi, oltre ad impedire l’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza da parte della Città metropolitana, resi necessari dal recente crollo di un solaio, possono trovarsi in una situazione di non adeguata sicurezza, soprattutto se presenti nella zona interdetta dell’edificio. Ma come funziona la vigilanza in una scuola?

La culpa in vigilando del precettore
Ebbene, durante le lezioni, la vigilanza sui minori è sempre, ai sensi dell’articolo 2048 del Codice civile (responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte), sotto la diretta responsabilità del docente. I collaboratori scolastici possono avere solo compiti sostitutivi per brevi periodi o compiti collaborativi. In sintesi, in aula vigila l’insegnante e nei corridoi il collaboratore scolastico. In ogni caso, i docenti non si liberano dalla responsabilità se non dimostrano in “positivo” di aver adottato in via preventiva le misure idonee ad evitare la situazione di pericolo favorevole alla commissione di un fatto dannoso accaduto o provocato da un alunno, nonché la prova dell’imprevedibilità e repentinità, in concreto, dell’azione dannosa.
Un riferimento alla vigilanza è presente anche nell’articolo 10 lettera a) del Testo unico sulla scuola (n. 297/94) in cui si prevede che il consiglio di circolo o di istituto nel regolamento interno deve stabilire le modalità per la vigilanza degli alunni.
Non è ammessa, pertanto, durante la presenza a scuola dello studente, alcuna soluzione di continuità nella vigilanza dei minori. Ciò non vuol dire che gli studenti, anche adolescenti, ma di minore età, debbano essere sempre osservati da qualcuno. Lo sviluppo della maturità come qualità della crescita non è un’opinione, ma un dato di fatto di cui tenere conto.

La culpa in educando dei genitori
Ma nel caso in cui la scuola sia occupata dagli studenti e le lezioni siano impedite cosa succede? Entra in gioco la “culpa in educando” (articolo 2048 del Codice civile). I genitori hanno il potere-dovere di esercitare il controllo e la vigilanza sul comportamento dei figli minori; le famiglie sono, quindi, responsabili degli illeciti dei propri figli come nel caso di un’occupazione di una scuola, che, secondo l’articolo 633 del Codice penale, potrebbe essere riconducibile ad attività perseguibile penalmente.

Il caso in questione
In ogni caso, secondo la sentenza del Consiglio Stato, Sez. VI. n. 6185/2006, l’occupazione di un istituto scolastico non esonera, e neanche attenua, gli obblighi di vigilanza degli operatori scolastici che devono garantire la loro presenza per evitare degenerazioni delle iniziative assunte dagli studenti. Il preside deve, pertanto, informare tempestivamente le forze dell’ordine al fine di ristabilire le condizioni affinché chi non ha interesse ad aderire all’occupazione possa svolgere regolarmente le lezioni.

Biblioteche per apprendere

Il 23 ottobre si tiene presso la Sala della Comunicazione del MIUR , dalle ore 9:30 alle ore 17:00 il seminario internazionale di studi “Biblioteche per apprendere”.

Scopo del seminario: promuovere una visione innovativa delle biblioteche come luoghi di apprendimento partendo dall’analisi delle problematiche e opportunità che caratterizzano il contesto italiano. Il seminario è inserito nel progetto di una Rete globale “Libraries Renaissance: Greater Expectations” ideato da David Lankes, per creare una rete di biblioteche innovative unite da obiettivi comuni.

In tempi di sovrabbondanza dell’informazione in Internet, le biblioteche hanno il compito di svolgere un ruolo formativo e di stimolo alla creatività, per dare agli studenti capacità critiche di valutazione, creazione e presentazione dell’informazione (information and media literacy).

Il Seminario internazionale è organizzato in due fasi: un Panel con esperti che presentano la loro posizione rispetto al tema “Il rinascimento delle biblioteche” insieme a presentazioni brevi di esperienze di successo. Nella seconda fase tutti i partecipanti saranno coinvolti attivamente nella discussione attraverso un processo decisionale di gruppo.

Avviso 23 ottobre 2017, AOODGSIP 5327

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione
Ufficio II
“Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”

Avviso 23 ottobre 2017, AOODGSIP 5327

Oggetto: Scuole ammesse al progetto “A Scuola di OpenCoesione” a.s. 2017-2018

Nota 23 ottobre 2017, AOODGOSV 13224

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Uff. I

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI

Al Sovrintendente agli Studi per la Regione Autonoma della Valle d’Aosta

Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma di Bolzano

Al Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma di Trento

All’Intendente Scolastico per le scuole delle località ladine di Bolzano

All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano

Oggetto: Bando del Concorso “Il forum della filosofia” a.s. 2017/2018.

Il Liceo Torricelli-Ballardini di Faenza e la Società Filosofica Italiana (SFI) indicono, in collaborazione il Liceo Classico Gioia di Piacenza e il Liceo Scientifico Scacchi di Bari, il concorso “Il forum della filosofia”, manifestazione indirizzata agli studenti delle classi quarte e quinte dei licei. Il concorso che si propone di stimolare negli studenti l’approfondimento delle problematiche filosofiche in relazione alla cultura e alle società di oggi, e intende promuovere l’affinamento delle capacità di dialogo, di discussione e di argomentazione. Il concorso prevede lo svolgimento di un dibattito pubblico su un tema assegnato dal Comitato scientifico. Al dibattito conclusivo parteciperà, per ogni scuola prescelta, un gruppo composto da cinque studenti.
Le scuole che intendono partecipare dovranno far pervenire la loro adesione alla presidenza della scuola-polo, incaricata della selezione preliminare, entro e non oltre il 31 dicembre 2017.

IL DIRIGENTE
Edvige Mastantuono


IL FORUM DELLA FILOSOFIA