Legge di Bilancio 2020

Legge di Bilancio 2020: le richieste dell’ANP

Abbiamo preso atto con soddisfazione della disposizione contenuta nell’articolo 28, comma 13 del disegno di legge di bilancio per l’anno 2020 che stanzia 30 milioni di euro per finanziare il FUN 2019/2020. Il MIUR ha infatti mantenuto l’impegno previsto dall’intesa sottoscritta il 29 ottobre con le sigle sindacali rappresentative dell’area “istruzione e ricerca”. Si tratta di una risorsa aggiuntiva specifica che avevamo reiteratamente richiesto per mantenere la retribuzione variabile dei dirigenti delle scuole nel 2019/2020 ai livelli precedenti all’immissione in ruolo di circa 2000 nuovi colleghi, avvenuta il 1° settembre 2019.

L’ANP chiede ora al Governo di proseguire il percorso di armonizzazione della retribuzione dei dirigenti della scuola con quella degli altri dirigenti della stessa area contrattuale. Il CCNL sottoscritto l’ 8 luglio 2019, infatti, ha segnato solo il completamento della perequazione delle voci stipendiali fisse e continuative (tabellare e posizione parte fissa). Adesso è necessario continuare tale processo, avviando con la contrattazione collettiva nazionale relativa al triennio 2019-2021 una completa armonizzazione delle voci variabili del cedolino. Questo richiede, naturalmente, lo stanziamento di nuove e adeguate risorse proporzionate allo scopo.

Continueremo ad impegnarci su questa strada – interloquendo non solo con il MIUR ma con tutto l’Esecutivo – perché è obiettivo primario dell’ANP garantire ai colleghi il trattamento stipendiale che la figura del dirigente della scuola merita, specie in considerazione delle altissime responsabilità e delle molteplici competenze che sono necessarie per guidare le Istituzioni scolastiche.

Ripensare profondamente l’Alternanza scuola-lavoro

Ripensare profondamente l’Alternanza scuola-lavoro, non rilanciarla

Roma, 13 novembre – La vice ministra all’Istruzione, Anna ASCANI, rilancia ancora una volta il tema dell’Alternanza scuola-lavoro, e, a margine della Convention dei Giovani Imprenditori di Confartigianato dichiara che “negare ai ragazzi il diritto” di entrare in contatto con il mondo del lavoro e delle imprese mentre sono ancora a scuola, “riducendo le ore di Alternanza è un errore molto grave e quelle ore vanno ripristinate”.

È davvero sorprendente come la vice ministra non abbia saputo cogliere, in questi anni, le elaborazioni e i segnali di difficoltà provenuti dai professionisti della scuola. Docenti, studenti, associazioni professionali, lo stesso Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione hanno chiaramente espresso forti contrarietà all’utilizzo forzoso e massiccio delle ore di attività in alternanza. Perfino le associazioni dei genitori hanno rappresentato preoccupazioni e timori per la presenza obbligata dei ragazzi in alcuni contesti di lavoro.

Come FLC CGIL non riteniamo auspicabile tornare al modello di Alternanza proposto dalla Legge 107, anzi, crediamo opportuno riportare l’Alternanza scuola-lavoro a una libera opzione, una possibilità di apprendimento concreto, laboratoriale e, soprattutto, didatticamente scelta dalle scuole, non imposta dall’alto con numeri improponibili in tante realtà del Paese e con l’ennesima amplificazione della disuguaglianza di opportunità tra Nord e Sud.

Le scuole sono il luogo deputato all’istruzione e alla formazione, non fabbriche o negozi, questi possono rappresentare una parte di attività orientata alla concretezza, ma solo dietro la supervisione di chi quelle attività sa e deve programmare all’interno di un più complessivo quadro di educazione alla cittadinanza, al rispetto della legalità, dell’ambiente e dei diritti.

La FLC CGIL ha ripetutamente rappresentato queste criticità, tanto da chiedere al Ministro Fioramonti, uno specifico incontro e il contestuale ritiro delle attuali Linee Guida.

Fioramonti: sviluppo sostenibile al centro dell’Educazione civica

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Rimodulare l’Educazione civica introducendo il tema della sostenibilità ambientale: è quanto intende fare il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. «Quella relativa alle lezioni sull’ ambientale è una grande occasione – ha detto il ministro parlando alla Stampa Estera – Si tratta di 33 ore l’anno obbligatorie con tanto di voto finale e riguarderanno le primarie, le medie e le superiori. A gennaio e febbraio partiranno i corsi di formazione dei docenti perché le lezioni inizieranno già dal prossimo anno scolastico, a settembre 2020».

Per la formazione dei docenti il ministero vuole aumentare le risorse portandole a 10 milioni. «E’ la prima volta al mondo che il tema dello sviluppo sostenibile diviene centrale nella scuola», ha sottolineato il ministro aggiungendo questo è solo il primo step: le materie
scolastiche andranno riviste per introdurre trasversalmente il tema dello sviluppo sostenibile.


Anno scolastico all’estero, Osservatorio Intercultura: Stati Uniti prima destinazione nelle scelte

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

“MB Scambi culturali” si propone di conciliare il valore dello scambio culturale con l’importanza dell’aspetto linguistico di questa esperienza, dando ai ragazzi la possibilità di trascorrere fino a un anno scolastico in America studiando in un Paese dove la lingua parlata è la lingua madre.

Gli Stati Uniti non possiedono un sistema scolastico nazionale ma decentralizzato, che affida piena autonomia ai singoli Stati. Il quadro generale in cui si inserisce l’anno scolastico all’estero è tracciato nel Rapporto 2019 dell’Osservatorio di Intercultura: sempre più scuole mandano i ragazzi – oggi sono 10.200, +38% rispetto al 2016, ma soprattutto +191% sul 2009) – a studiare oltreconfine, e il primo paese di destinazione è proprio gli Stati Uniti (24%) seguito da Spagna (11%),Regno Unito (10%) e Canada (7%).

A partire sono soprattuttole ragazze (61%),che provengono in prevalenza dai licei (74%, +4% dal 2016), ma anche da istituti tecnici (30,7%+7%), e professionali (27%, +12%).

Exchange (Academic Year in America) è un programma creato nel 1950 da alcune fondazioni americane per dare la possibilità ai ragazzi di frequentare un anno scolastico negli Stati Uniti. L’ Academic Year in America è stato riconosciuto dalla United States Information Agency (Usia) come programma di scambio culturale, ed ha come caratteristica principale la possibilità di essere inseriti in qualsiasi Stato del Paese. Tuttavia è anche possibile indicare una preferenza per alcuni Stati.

Novembre è il mese del Programma Exchange: pervivere l’esperienza di un periodo di studi negli Stati il Programma Exchange è una scelta molto indicata perché permette una full immersion totale davvero made in Usa.

L’elemento fondamentale è la famiglia volontaria in cui il ragazzo viene inserito, che viene attentamente selezionata in base alle caratteristiche del candidato. La ricerca della famiglia ideale per trascorrere l’esperienza di exchange studente è fondamentale. Il programma per studiare in America può essere semestrale o annuale. OgniHigh School americana segue da vicino iprogressi didattici del ragazzo e l’organizzazione americana invia un report per ogni studente riguardante l’andamento scolastico e il grado di adattamento nella host family.

Gli studenti in aula un’ora dopo “Chi dorme di più impara meglio”

da la Repubblica

Lucia Portolano

BRINDISI — «I primi risultati ci dicono di continuare, ci incoraggiano ad andare avanti». È entusiasta il preside dell’Istituto tecnico Industriale Majorana di Brindisi, Salvatore Giuliano, ex sottosegretario all’Istruzione del primo governo Conte. La sua scuola è la prima in Italia ad aver sperimentato l’ingresso posticipato: la campanella in questo istituto suona alle 9, almeno per due classi. Una novità rispetto agli istituti scolastici italiani dove l’ingresso è tra le 8 e le 8,15. E a un anno di distanza dalla sperimentazione, con una prima classe, arrivano i risultati.

I dati raccolti nell’Industriale Majorana sono stati elaborati dal professore Luigi De Gennaro dell’Università La Sapienza di Roma, un esperto della correlazione tra sonno e apprendimento. Dai calcoli di De Gennaro è emerso che gli studenti che hanno iniziato le lezioni alle 9 hanno presentato nell’arco dell’anno scolastico un netto incremento nel livello di rendimento. Non solo, ma paragonati ai dati di coloro che hanno l’orario d’ingresso alle 8, questi studenti hanno prestazione psico- attenzionali migliori, con un consistente aumento di vigilanza. Praticamente sono più attenti in classe, con un tempo di reazione più veloce. Quindi chi dorme di più è più bravo a scuola.

Per questo anno sono sperimentali solo due classi, una prima e una seconda, che si è aggiunta a settembre, entrambe sono composte da 27 alunni, che insieme ai loro genitori hanno scelto volontariamente l’ingresso posticipato. «Per quest’anno erano arrivate 35 richieste — spiega il preside Giuliano — e in accordo con le famiglie abbiamo ridotto a 27.

Non escludo che il prossimo anno possano essere aggiunte altre classi. Siamo ancora in fase di sperimentazione e attendiamo altri dati».

Secondo l’ex sottosegretario, l’ingresso posticipato rappresenta anche un valido strumento contro l’abbandono e la dispersione scolastica. «Esistono degli indicatori che dimostrano — aggiunge — che il nuovo orario incentiva la motivazione allo studio e alla frequenza scolastica. I ragazzi sono meno stanchi e hanno capacità di reazione e stimoli maggiori. Vivono con meno stress, frequentano di più e con profitto».

Il Majorana ospita 1300 alunni, molti vengono dalla provincia di Brindisi, e il nuovo orario deve essere compatibile anche con i trasporti che sino ad oggi sono regolati solo in base ai consueti orari di ingresso e di uscita. Il preside però non demorde: «Qui c’è un terreno particolarmente fertile alle novità, queste infatti non spaventano più — dice Salvatore Giuliano — ma le decisioni vengono assunte con la condivisione di tutti e in particolar modo con i genitori. Nella mia scuola per il momento questa nuova scelta ha funzionato, ma non è detto che possa essere uguale anche in altre realtà. Ritengo che non si possa trasferirla semplicemente, ma deve essere adattata».

L’idea dell’ingresso posticipato venne in mente al dirigente scolastico qualche anno fa, quando in un convegno a Napoli incontrò il professore De Gennaro. Lo studioso illustrava al pubblico una ricerca sulla correlazione tra sonno e apprendimento, ovvero quanto dormire un’ora di più potesse influire sull’attenzione delle persone. Da qui la decisione di sperimentare quello studio nella scuola brindisina. I dati, i risultati e il metodo del Majorana saranno pubblicati su riviste scientifiche.

Questa è solo l’ultima delle innovazioni portate da Salvatore Giuliano nel suo istituto. Compie 10 anni il suo progetto Book in progress: i libri fatti a scuola con dispense, fotocopie e materiale digitale. Un modo per aiutare le famiglie contro il caro libri e per incentivare l’apprendimento degli allievi. I testi vengono redatti grazie alla collaborazione del corpo docente e degli stessi alunni che utilizzano anche nuovi metodi apprendimento. Il contenuto multimediale contiene anche mappe virtuali e videolezioni create dai professori.

L’istituto Industriale da qualche settimana è anche dotato di un’aula immersiva, una stanza multimediale e multisensoriale dove viene stimolata l’attenzione e la comprensione. In questa stanza vengono riprodotte situazioni tridimensionali che permettono di modellare scenari finalizzati all’insegnamento. Come per esempio imparare la lingua inglese simulando di trovarsi in un bar a Londra, o conoscere la storia ripercorrendo le tappe delle varie epoche: l’immagine visiva e i segnali sonori incentivano l’apprendimento e la memoria. «Si tratta di sperimentazioni — conclude il preside — se funzionano si va avanti altrimenti si fermano, per ora i risultati ci hanno dato ragione».

Ecosostenibilità e più sostegno

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

L’impronta green del ministro Lorenzo Fioramonti emerge anche alla lettura della lista delle priorità date agli uffici in vista della battaglia parlamentare sulla legge di Bilancio. Nel brogliaccio, che si sta trasformando in emendamenti, si prevedendo maggiori finanziamenti per la formazione dei docenti in servizio da destinare a corsi di ecosostenibilità. Una sensibilità, questa, che deve essere sviluppata a prescindere dalla disciplina insegnata, è la filosofia. Ancora da fissare il quanto. E poi più fondi sul capitolo del diritto allo studio, così da esaudire le richieste degli idonei rimasti però senza borsa a causa dell’esaurimento dei fondi.

Fondo ordinario di funzionamento delle università: Fioramonti pare intenzionato a prevedere più risorse per chi assumerà giovani ricercatori. Qui la partita prevede addirittura la riscrittura dell’articolo 29 della legge di bilancio che di fatto, a bocce ferme, renderebbe più difficile l’ingresso di giovani. E poi maggiori risorse per la lotta alla dispersione scolastica e per rispondere alla richiesta crescente di sostegno: più docenti di sostegno ma specializzati.

La partita sulla legge di bilancio in parlamento è alle battute iniziali. Il ministro dell’istruzione, università e ricerca finora ha dovuto subire tutta una serie di no, a partire da quello più sonoro sul maggior finanziamento per scuola, università e ricerca per tre miliardi. E ha dovuto ingoiare una serie di norme inserite senza il suo consenso.

È il caso dell’agenzia nazionale per la ricerca, contestata da tutto il settore, visto l’accentramento che avverrebbe presso palazzo Chigi dei poteri direttivi sulle priorità per gli enti.

Si è rafforzata sempre presso Presidenza del consiglio anche la Ricerca spaziale, per la quale la Manovra ha previsto un maggior finanziamento di 390 milioni che diventano 452 nel 2021. Una delle poche voci attinenti a istruzione, università e ricerca che mostra il segno positivo e che però passa strategicamente da viale Trastevere a Palazzo Chigi.

I sindacati della scuola intanto hanno fatto un rapido calcolo in vista del rinnovo del contratto di categoria: se restano i fondi messi a bilancio con la Manovra, senza l’elemento perequativo, ai docenti andrebbe un aumento medio a regime, e dunque tra tre anni, di 70 euro lordi al mese. Ne servono almeno altri trenta per arrivare alle tre cifre promesse dallo stesso Fioramonti. Il problema del fondo perequativo interessa tra l’altro anche l’Università.

Ragionamenti e calcoli saranno presentati domani nel vertice che il ministro ha convocato presso il ministero. Una partita, quella del contratto, su cui però il pallino pare essere ancora una volta nelle mani della presidenza del consiglio dei ministri, che avrà un vertice ad hoc con le confederazione per tutto il pubblico impiego. Intanto però toccherà a Fioramonti rispondere alle richieste dei sindacati di settore che hanno già proclamato la mobilitazione. Sindacati che sono intenzionati domani a chiedere il pieno rispetto degli accordi già sottoscritti, dalla valorizzazione della professione docente al sistema di abilitazioni all’insegnamento, su cui il tavolo previsto non è stato più convocato

Dsga, battaglia in parlamento

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Oggi i sindacati saranno auditi alla Camera, commissione istruzione, in merito al decreto legge scuola. E una delle richieste di rettifica che sarà avanzata riguarderà il concorso per dsga: sì anche a chi non ha la laurea e ha però svolto le funzioni. Tra le altre richieste, la possibilità per i docenti precari di poter spendere anche l’anno in corso ai fini del concorso riservato. Il senso che accomuna le richieste delle varie sigle è il pieno rispetto dell’accordo sottoscritto il primo ottobre scorso. Ed è un fronte su cui in parlamento si annuncia battaglia.

Un concorso riservato agli assistenti amministrativi che abbiano svolto le funzioni di direttore dei servizi generali e amministrativi per almeno tre anni è previsto dall’articolo 2, comma 6, del decreto legge 126/2019. Per partecipare alla selezione gli interessati devono vantare il possesso di un diploma di laurea di vecchio ordinamento in giurisprudenza, scienze politiche o economia e commercio oppure di una laurea quadriennale a ciclo unico o specialistica in analoghe discipline.

Il requisito di servizio sarà considerato valido se gli anni siano stati prestati dal 2011/2012 in poi. Le disposizioni contenute nel comma 6 disattendono, però, le pattuizioni convenute con l’intesa del 1° ottobre 2019, stipulata con i sindacati firmatari del contratto di lavoro della scuola: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams.

L’intesa, infatti, prevedeva che l’accesso al concorso riservato avrebbe dovuto essere garantito anche agli assistenti amministrativi privi di laurea. Così come era già avvenuto con l’ultimo concorso ordinario bandito il 20 dicembre scorso, le cui prive scritte si sono svolte il 5 e il 6 novembre scorso. Nel caso di quest’ultimo concorso la deroga al possesso della laurea era stata introdotta dal legislatore con il comma 605, dell’articolo 1, della legge di bilancio del 2018. E i posti messi a concorso sono 2.004. Questa volta, però, il governo non ha voluto bypassare il filtro del possesso di laurea. E pur acconsentendo ad indire un concorso riservato agli assistenti amministrativi, ha ritenuto di vincolarne l’accesso al possesso del titolo terminale.

Le prime disposizioni che hanno previsto la laurea quale titolo di accesso alla funzione di direttore dei servizi generali e amministrativi sono proprio di natura contrattuale. Dopo l’introduzione della figura del Dsga, per il tramite del decreto del presidente della repubblica 275/99, infatti, il contratto del 1999 dispose che alla nuova funzione potessero accedere solo i laureati. Fatta salva una disciplina transitoria per chi svolgeva già tale incarico con il solo diploma di maturità. Con il contratto del 2007 tale previsione fu confermata e aggiornata alle lauree del nuovo ordinamento, prevedendone la validità solo se quinquennale a ciclo unico o specialistica. E sulla base di queste premesse, nel 2018, con il decreto 863, che reca disposizioni concernenti i concorsi per titoli ed esami per l’accesso al profilo professionale di Dsga, il legislatore regolamentare ha recepito le disposizioni contrattuali prevedendo che sono ammessi a partecipare ai concorsi per questo profilo i soggetti in possesso dei diplomi di laurea del vecchio ordinamento, ovvero di laurea specialistica o magistrale in giurisprudenza, scienze politiche, economia e commercio, o titoli equiparati o equipollenti.

Il rinvio al possesso di laurea, contenuto nel comma 6, peraltro, si collega alle disposizioni generali del pubblico impiego sui passaggi di area, che prevedono quale presupposto il possesso del titolo di studio previsto per l’accesso alla diversa qualifica. Si tratta, in particolare, delle disposizioni contenute nell’articolo 22, comma 15, del decreto legislativo 75/2017. Il dispositivo prevede che, per il triennio 2018- 2020, le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare le professionalità interne, possono attivare procedure selettive per la progressione tra le aree riservate al personale di ruolo. Fermo restando il possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno.

La norma prevede, inoltre, che il numero di posti per le procedure selettive riservate non superi il 20% di quelli previsti nei piani dei fabbisogni come nuove assunzioni per la relativa area o categoria. E in ogni caso, l’attivazione delle stesse determina, in relazione al numero di posti individuati, la corrispondente riduzione della percentuale di riserva di posti destinata al personale interno, ai fini delle progressioni tra le aree in ciascuna amministrazione. Il comma 6, dell’articolo 2, prevede inoltre che le graduatorie della procedura selettiva riservata dovranno essere utilizzate in subordine a quelle del concorso in corso di svolgimento, attivato a seguito della legge di bilancio 2018.

Il dietrofront del governo sulla deroga al possesso di laurea ha determinato le proteste dei sindacati. «Aver depennato dal concorso riservato i facenti funzione di Dsga, senza il titolo di studio previsto (laurea specifica)» recita un comunicato congiunto di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda« è fuori da ogni logica e non riconosce il lavoro del personale. Le motivazioni giuridiche addotte sono inaccettabili, avendo in sé la contraddizione palese per cui i facenti funzione sono ammessi al concorso ordinario e sono esclusi da quello straordinario, che serve proprio a sanare posizioni consolidate da anni di attività in mansioni superiori».

Scioperi, docenti precettabili E famiglie da avvisare in anticipo

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Strada in salita per le trattative sul rinnovo del contratto sui servizi minimi da garantire in caso di sciopero. Martedì scorso l’Aran ha avanzato la propria proposta ai sindacati sotto forma di bozza di accordo. Nel testo negoziale c’è una clausola negoziale per imporre ai docenti di manifestare in anticipo la propria volontà di aderire o non aderire allo sciopero o di non esprimersi affatto. E ce n’è anche un’altra che impone ai dirigenti scolastici l’obbligo di indicare agli utenti le organizzazioni sindacali che abbiano proclamato l’azione di sciopero, le motivazioni poste a base della vertenza e ai dati relativi alle adesioni registrate nel corso delle ultime agitazioni proclamate dalle medesime sigle. Fin qui niente di nuovo rispetto a quanto già si sapeva.

La novità assoluta è costituita, invece, dalla proposta dell’Aran di includere anche i docenti tra il personale precettabile in caso di sciopero per garantire la vigilanza. La bozza di accordo, peraltro, non indica il numero o le percentuali di docenti da obbligare al servizio di vigilanza. E demanda alla contrattazione integrativa di istituto la determinazione dei contingenti di personale a cui precludere l’esercizio del diritto di sciopero. Il principale ostacolo da superare per giungere ad un eventuale accordo è rappresentato proprio dall’inclusione dei docenti nei contingenti minimi. Fatto, questo, che vanificherebbe del tutto l’efficacia delle azioni di protesta e pressione sulla parte datoriale esperibili dai sindacati. Che si concretano nella mobilitazione e nei disagi per l’utenza volti a dare visibilità alle rivendicazioni dei lavoratori. Uno dei nodi da sciogliere, peraltro, riguarda l’individuazione del mandante della proposta.

Non è ancora chiaro, infatti, se si tratta di una iniziativa spontanea da parte della commissione di garanzia o se l’input venga direttamente dal governo. Ragionando in termini meramente procedurali, la trattativa sembrerebbe l’effetto di una iniziativa della commissione di garanzia (si veda la nota del18 luglio scorso, prot. 12306/scl). Che però, qualora non avesse avuto l’avallo del governo, potrebbe creare un certo imbarazzo proprio a Palazzo Chigi. Che in questa delicata fase politica, caratterizzata alla necessità di reperire risorse economiche per il rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti pubblici in generale e della scuola in particolare, probabilmente non ha interesse ad aprire un ulteriore focolaio di tensione con i sindacati.

Se invece l’input provenisse direttamente da Palazzo Chigi, l’apertura del tavolo per l’introduzione di ulteriori vincoli all’esercizio del diritto di sciopero suonerebbe come una minaccia nei confronti dei sindacati. E ciò non gioverebbe al clima delle relazioni tra le parti. Che negli ultimi mesi, peraltro, era nettamente migliorato anche tramite la riesumazione della cosiddetta concertazione. Un istituto messo da parte dai precedenti governi, che è finalizzato proprio a prevenire i conflitti coinvolgendo le parti sociali nelle decisioni politiche che riguardano le categorie di lavoratori rappresentate dai sindacati ammessi al tavolo. Vi è poi un’ulteriore chiave di lettura: la necessità di legare le mani, in qualche modo, alle piccole sigle sindacali. Che poi sono quelle più inclini a ricorrere al diritto di indire scioperi.

La necessità di rivedere l’accordo, dunque, potrebbe essere scaturita dalla frequenza con la quale i sindacati a basso tasso di rappresentatività proclamano gli scioperi. Che mettono in allarme i genitori e, talvolta, li inducono a non mandare i figli a scuola. Salvo poi constatare che le adesioni allo sciopero siano state assolutamente trascurabili e che, quindi, le lezioni si sarebbero tenute regolarmente. Sarebbe questa la ratio della richiesta di indicare nell’informazione alle famiglie la serie storica delle adesioni. In modo tale da consentire ai genitori di valutare l’esiguità del rischio. La prassi delle grandi sigle sindacali, infatti, da qualche anno a questa parte, è quella di limitare al minimo indispensabile la proclamazione di scioperi. E soprattutto di procedere unitariamente. È solo in queste occasioni, peraltro, che si verifica una riduzione sensibile del servizio. Con percentuali di adesione che superano anche il 50% degli addetti.

Negli altri casi, invece, la percentuale di adesione rimane sempre su livelli assolutamente trascurabili. Resta il fatto, però, che l’articolo 13 della legge 146/2000 conferisce alla commissione di garanzia il potere di agire autonomamente. In particolare, la commissione ha titolo a valutare, anche di propria iniziativa, l’idoneità delle prestazioni indispensabili e qualora non le giudichi idonee, ha il potere di sottoporre alle parti una proposta sull’insieme delle prestazioni, procedure e misure da considerare indispensabili. In pratica, il legislatore ha delegato la commissione ad assolvere, in questa materia, il compito che svolge il governo in materia di contrattazione. Per riprendere il confronto, le parti si sono date appuntamento lunedì 25, sempre all’Aran.

Straordinario, assunti in coda

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Le immissioni in ruolo degli aspiranti docenti, che vinceranno il concorso straordinario previsto dal decreto 126/2019, saranno effettuate dopo le assunzioni degli aventi titolo individuati tramite lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi ordinari del 2016 e del 2018. E in ogni caso, saranno disposte nella quota del 50% dei posti destinati alle immissioni in ruolo degli aventi titolo individuati tramite lo scorrimento delle graduatorie a esaurimento. Le immissioni in ruolo previste sono 24 mila e saranno effettuate nel triennio che va dal 2020/2021 al 2022/2023. Nel caso non fosse possibile completarle in tale triennio, le assunzioni potranno essere disposte anche successivamente, fino al completo esaurimento delle graduatorie dei vincitori. A prevederlo il dl scuola all’esame della Camera.

L’assorbimento nel triennio dei 24 mila vincitori, peraltro, dovrebbe risultare piuttosto agevole. Attualmente, infatti, nelle graduatorie a esaurimento della scuola secondaria risultano inclusi appena 8.189 aspiranti docenti iscritti. E sono concentrati prevalentemente in un numero ridotto di province, prevalentemente al Sud e in classi di concorso di nicchia, caratterizzate da scarse probabilità di assunzione. Ma anche le graduatorie di merito dei concorsi non dovrebbero costituire un ostacolo alle immissioni in ruolo dei vincitori del concorso straordinario. Perché nelle graduatorie del concorso del 2016 vi sono appena 2.043 iscritti e in quelle del 2018 ve ne sono 5.581.

Pertanto, quand’anche non vi fosse capienza nella quota parte riservate alle immissioni in ruolo da graduatorie a esaurimento, gli uffici avrebbero gioco facile a compensare le mancate immissioni in ruolo traendole dalle disponibilità inutilizzate della quota parte riservata alle immissioni da concorso ordinario. In ogni caso, i posti annualmente destinati ai vincitori del concorso straordinario non potranno superare quelli destinati, per ogni regione, classe di concorso e tipologia di posto, alle graduatorie dei concorsi ordinari. Ai neoimmessi in ruolo, che non dovessero risultare già muniti del 24 Cfu o Cfa previsti dalla legge per accedere ai concorsi, sarà consentito conseguirli durante l’anno di formazione e di prova con oneri a carico dello stato.

Le modalità di acquisizione dei 24 crediti da parte degli immessi in ruolo, durante il periodo di formazione e prova, con oneri a carico dello stato, la disciplina della prova orale e l’integrazione della composizione del comitato di valutazione con almeno un membro esterno all’istituzione scolastica saranno regolate con un decreto Miur, da emanare in tempo utile per il compimento delle procedure relative all’anno di formazione e alla conferma in ruolo dei docenti neoimmessi. In ogni caso, i componenti esterni saranno individuati tra il personale del ministero e quello scolastico della medesima provincia della sede di servizio dei docenti in prova.

Abilitazioni riservate, accesso a graduatoria unica

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Il concorso straordinario sarà bandito a livello regionale solo per le classi di concorso o per i posti di sostegno dove risulteranno vacanti cattedre e posti nel triennio compreso tra l’anno scolastico 2020/2021 e il 2022/2023. Pertanto, la possibilità di conseguire la mera abilitazione all’insegnamento sarà consentita solo ai soggetti che parteciperanno alla selezione straordinaria nelle regioni dove il concorso sarà bandito e nelle classi di concorso o nel sostegno per le quali sarà indetto. Lo prevede il comma 3, dell’articolo 1, del decreto legge 126/2019, attualmente in corso di esame alla camera per la conversione in legge (ac 2222). Il dispositivo prevede, inoltre, al comma 8, che i candidati potranno partecipare per una sola classe di concorso oppure, in alternativa, per il sostegno. A differenza del concorso ordinario, dove è possibile partecipare per più classi di concorso e, contemporaneamente, anche per il sostegno, i candidati al concorso straordinario potranno partecipare alle selezioni solo per una singola specialità: chi parteciperà per una classe di concorso non potrà chiedere di accedere alle selezioni anche per altra classe di concorso e non potrà chiedere nemmeno di partecipare, contemporaneamente, per il sostegno. E viceversa: chi chiederà di partecipare per il sostegno non potrà accedere alle selezioni, contemporaneamente, per una o più classi di concorso. Non è ancora chiaro, invece, se chi parteciperà per il sostegno potrà farlo sia per la scuola secondaria di I grado che per quella di II grado o viceversa. Se il legislatore non interverrà a sciogliere il nodo, il rischio che si corre è quello di incappare nell’ennesimo contenzioso seriale. La norma, infatti, non esclude tassativamente la possibilità di partecipare congiuntamente al concorso straordinario per entrambe le specialità del sostegno nelle scuole secondarie (I e II grado). Pertanto, un’interpretazione restrittiva, a livello di normazione secondaria, potrebbe andare a infrangersi contro eventuali decisioni di segno contrario da parte della magistratura amministrativa. Il divieto di partecipazione «multipla» non vale, invece, per il concorso ordinario. I candidati al concorso straordinario, dunque, potranno partecipare contemporaneamente, al concorso ordinario. E ai fini del concorso ordinario potranno accedere, contestualmente, a tutte le classi di concorso e alle specialità di sostegno per le quali possiedano i titoli di accesso.

Salta la riserva di posti per i precari triennalisti

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Via la riserva dei posti nei concorsi ordinari ai precari triennalisti. Lo prevede il comma 15, dell’articolo 1, del decreto legge 126/2019, attualmente all’esame della camera per la conversione in legge (Ac 2222). Il provvedimento dispone l’abrogazione del cosiddetto emendamento Pittoni, con il quale era stata introdotta una disciplina transitoria sui concorsi ordinari in sede di approvazione della legge di bilancio 2019. Si tratta, in particolare, delle disposizioni che consentivano ai docenti precari delle secondarie, che avessero prestato almeno 3 anni di servizio negli otto precedenti l’indizione del concorso ordinario di riferimento, di accedere ad una riserva dei posti fissata nell’ordine del 10% dei posti messi a concorso. L’accesso sarebbe stato consentito ai triennalisti che fossero stati in grado di vantare almeno un anno di servizio nella stessa tipologia di insegnamento a cui si riferisse il concorso, anche se privi di abilitazione e di altri requisiti previsti dalla normativa vigente (tra cui, il conseguimento di 24 crediti formativi universitari o accademici). La cancellazione della riserva dei posti e degli altri benefici per i triennalisti si giustifica con la previsione del concorso straordinario loro riservato. Che delinea un percorso selettivo basato sulla valorizzazione dell’esperienza acquisita sul campo, il cui accesso sarà precluso ai candidati più giovani che non siano in grado di vantare almeno un triennio di servizio pregresso. La cancellazione della riserva, però, rischia di vanificare, almeno in parte, la ratio del decreto legge. Che è quella di agevolare il riassorbimento dei docenti precari in possesso dei 3 anni di servizio che, secondo la normativa europea, dovrebbero essere assunti a tempo indeterminato o indennizzati. Su questa delicata materia, peraltro, pende a carico dell’Italia una procedura di infrazione davanti alla commissione europea. E il mantenimento della riserva, specie se stabilizzata e non più limitata a livello di disciplina transitoria, avrebbe potuto costituire una soluzione strutturale al problema del riassorbimento dei precari triennalisti. Specie se si considera che il concorso straordinario, in quanto tale, è previsto «una tantum». Una ulteriore soluzione potrebbe essere quella di valorizzare il punteggio di servizio anche ai fini del concorso ordinario. Fermo restando che la difficoltà maggiore resta quella di trovare un punto di equilibrio tra la necessaria selettività degli ingressi e gli obblighi di stabilizzazione previsti dalla normativa europea.

Profili ATA, saranno modificati. Nuovo incontro con i sindacati

da Orizzontescuola

di redazione

Si  è svolto oggi 12 novembre all’ARAN un nuovo incontro sulla revisione dei profili ATA. Prossima riunione prevista per il 4 dicembre.

L’Aran ha illustrato i profili attuali e le loro criticità.

La FLCGIL riassume le proposte ARAN:

Una prima proposta riguarda la revisione della struttura di classificazione di base, al fine di avere una chiara definizione dei contenuti per ciascuna area accanto ai profili (nel contratto attuale sono assenti le declaratorie di area mentre ci sono quelle dei profili).

Una seconda proposta è invece legata al sistema degli incarichi, che sono già disciplinati nel contratto e che andrebbero maggiormente utilizzati perché consentirebbero una più alta flessibilità organizzativa, connessa all’attribuzione di maggiori responsabilità e una migliore valorizzazione delle competenze e delle professionalità.

La FLCGIl ha chiesto di avere una ricognizione dei titoli di studio dei vari profili e la quantificazione del numero di persone che si collocano nelle diverse classi stipendiali. Da questi dati dipendono anche i percorsi possibili in termini salariali e professionali.

Legge di Bilancio: solo 70 euro aumento stipendi, più fondi per formazione docenti

da Orizzontescuola

di redazione

Legge di Bilancio 2020: domani vertice con i sindacati. Per la scuola al centro sostegno, ecosostenibilità ma pochi fondi per aumenti stipendiali.

In Manovra saranno presenti maggiori finanziamenti per l’ecosostenibilità e il sostegno. Più nello specifico, come emerge dal quadro tracciato da Italia Oggi, si mira alla formazione dei docenti, considerato che il progetto del ministro Fioramonti è proprio quello di mettere al centro della didattica lo sviluppo sostenibile, modificando l’assetto delle altre materie.

Ci saranno inoltre più fondi per il diritto allo studio, per combattere la dispersione scolastica e per formare docenti specializzati sul sostegno.

Poche risorse sembra invece ci siano per gli aumenti degli stipendi dei docenti: per arrivare alle cifre richieste da Fioramonti i fondi infatti non ci sarebbero. Si potrebbero raggiungere tra tre anni aumenti medi lordi di circa 70 euro, si è quindi sotto di 30 euro rispetto a ciò che si era previsto.

Domani ci sarà intanto un vertice con i sindacati convocati presso il ministero dal ministro. I sindacati chiederanno il rispetto degli accordi sottoscritti.

Assistenti amministrativi con laurea facenti funzione DSGA: procedura per assunzione

da Orizzontescuola

di redazione

Decreto scuola: prevede una procedura riservata per gli assistenti amministrativi facenti funzioni DSGA, ma devono avere la laurea. Modificata l’intesa stipulata con i sindacati.

Progressione area DSGA

L’articolo 2, comma 6, del decreto scuola (decreto legge n. 126/2019) prevede che l’articolo 22, comma 15, del D.lgs. 75/2017, si appichi anche alla progressione all’area dei direttori dei servizi generali e amministrativi del personale assistente amministrativo di ruolo.

Il citato articolo 22 dispone che, nel triennio 2018-2020, le pubbliche amministrazioni, possono attivare, nei limiti delle vigenti facoltà assunzionali, procedure selettive per la progressione tra le aree riservate al personale di ruolo, fermo restando il possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno.

Prove

Le procedure selettive, di cui sopra, prevedono prove volte ad accertare la capacità dei candidati di utilizzare e applicare nozioni teoriche per la soluzione di problemi specifici e casi concreti.

Requisiti

Stando a quanto detto sopra e a quanto previsto dal decreto scuola, gli assistenti amministrativi di ruolo possono partecipare alla procedura riservata, se in possesso dei requisiti di seguito riportati:

• abbiano svolto a tempo pieno le funzioni di DGSA per almeno tre anni interi a partire dal 2011/12
• siano in possesso del titolo di studio d’accesso dall’esterno, ossia di uno dei seguenti titoli:

– diploma di laurea in giurisprudenza, scienze politiche, sociali o amministrative, economia e commercio;
– diplomi di laurea specialistica (LS) 22, 64, 71, 84, 102, 57,60,70,88,89, 99
– lauree magistrali (LM) corrispondenti a quelle specialistiche ai sensi della tabella allegata al D.I. 9 luglio 2009.

Evidenziamo che il Ministero, in occasione della presentazione delle domande per il concorso per DSGA in atto, ha chiarito, tramite un’apposita Faq, che i titoli di diploma di laurea di vecchio ordinamento, laurea specialistica e laurea magistrale che costituiscono titolo di accesso alla procedura concorsuale sono quelli elencati nell’Allegato A del DM 863 del 18 dicembre 2018.

Utilizzo graduatorie

Le graduatorie, che risulteranno dalla procedura selettiva finalizzata alla progressione all’area dei DSGA, saranno utilizzate in subordine a quelle del concorso ordinario per DSGA attualmente in corso di svolgimento (si deve espletare la prova orale).

Esclusi

Gli assistenti amministrativi facenti funzione, che hanno svolto tre anni e più di servizio come DSGA ma che sono privi del titolo di studio richiesto, non potranno partecipare alla procedura.

NB: il decreto scuola deve essere convertito in legge dal Parlamento e quanto detto sopra potrebbe essere soggetto a modifiche.

Stop appalti pulizia: lavoratori assunti da 1° gennaio 2020, anzianità maturata e ricostruzione carriera

da Orizzontescuola

di redazione

Stop appalti pulizia: lavoratori saranno assunti dal 1° gennaio 2020 tramite procedura per soli titoli. L’anzianità maturata sarà considerata ai fini giuridici ed economici?

Stop appalti pulizia

La legge di bilancio 2019 ha previsto che dal 1° gennaio 2020 i servizi di pulizia nelle scuole non sono più svolti da imprese esterne ma dai soli collaboratori scolastici; ha previsto altresì l’assunzione dei lavoratori delle ditte di pulizia sui posti accantonati (pari a 11.263).

Decreto scuola

Ai fini dell’assunzione dei suddetti lavoratori, la legge di bilancio prevedeva una procedura per titoli e colloquio. Tale procedura è stata superata dal decreto scuola pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2019, sulla base del quale l’assunzione deve avvenire graduando i candidati secondo le modalità previste per i concorsi provinciali per collaboratore scolastico di cui all’articolo 554 del D.lgs. n. 297/94.

Le assunzioni, pertanto, avverranno attingendo da un’apposita graduatoria formata sulla base di titoli e servizi. Qui la tabella titoli pubblicata in anteprima dalla nostra redazione

Requisiti di accesso

Sono ammessi a partecipare alla proceura di assunzione gli aspiranti in possesso dei seguenti requisiti:

  • diploma di scuola secondaria di primo grado, conseguito entro la data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla procedura selettiva;
  • svolgimento di 10 anni, anche non continuativi, inclusi gli anni 2018 e il 2019, di servizi di pulizia e ausiliari presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, in qualità di dipendente a tempo indeterminato di imprese titolari di contratti per lo svolgimento di tali servizi.

Anzianità maturata

Il decreto scuola, oltre a snellire la procedura, ha disposto che il personale immesso in ruolo con la procedura sopra descritta non ha diritto, né ai fini giuridici né a quelli economici, al riconoscimento del servizio prestato quale dipendente delle imprese di pulizia suddette.

Tale misura, naturalmente, inciderà sull’inquadramento economico dei lavoratori e anche ai fini pensionistici.

NB: il decreto scuola deve essere convertito in legge dal Parlamento e quanto detto sopra potrebbe essere soggetto a modifiche.

ATA, assunzioni lavoratori pulizie. Ecco schema decreto: requisiti, posti per regione, tabella titoli [ANTEPRIMA]