INVALSI. L’erba cattiva….

INVALSI. L’erba cattiva….

di Gabriele Boselli

Sembrava che, dopo aver imperversato per una trentina d’anni, l’istituto nazionale della valutazione fosse prossimo a esalare l’ultimo respiro; ma, come tutte le istituzioni che si sono create una burocrazia, resiste pervicacemente oltre l’esaurirsi delle sue ragioni d’essere e pure delle dichiarazioni degli ultimi ministri (ora i test Invalsi “facoltativi” di Fioramonti)  e la malsopportazione dei docenti.

Eppure nella comunità dei ricercatori altre teorie e tipologie di valutazione si sono da tempo delinate.

L’essenziale non si vede subito, dunque non interessa

L’essenziale -scriveva A. De Saint Exupery- “è invisibile agli occhi”. Nessun test potrà mai mostrare l’attuarsi di quel che è essenziale (generativo) nell’educazione e nell’istruzione: la pura, indifferenziata capacità di conoscere. Valutare il conseguimento dell’essenziale a livello sistemico è difficilissimo ma una componente come l’INVALSI, incistata nel sistema, vive esclusivamente nel visibile e nel tassonomizzabile e ne propina, attraverso  i suoi chierici e chierichetti e pochi ma fanatizzati fedeli, un qualche simulacro: l’essenziale è il rilevabile attraverso test. E’ peraltro vero –la retorica politica lo impone- che qualcosa in materia di valutazione occorra mostrare: ma sarebbe necessario farlo disinteressatamente, scientificamente, tenendo conto della complessità del tema e dell’ipercomplessità semplificante e riduttiva dell’epoca (1), non celebrando liturgie del pensiero calcolante o amministrante.

La parte più influente sul potere della ricerca psico-pedagogica italiana mi appare bloccata da mezzo secolo sui lavori di M. Gattullo e B.Vertecchi: il secondo, ora, oggettivista pentito; il primo non ha fatto in tempo e forse –data la sua matrice bertiniana- avrebbe forse cambiato idea. Sarebbe ora di ripartire: l’istanza di scientificità potrebbe trovare ora risposte in modelli epistemologici diversi da un galileismo fuori tempo e fuori campo.

Studi importanti sono ad esempio condotti nell’ambito del Wordl Phenomenolgy Institute di Vancouver già diretto da A.T.Tymieniecka; in Italia dal gruppo di Encyclopaideia di Bologna (D.Bruzzone, M.Tarozzi), dal Centro di fenomenologia e scienze della vita di Macerata  (F.Totaro e D.Verducci), dal Centro italiano di ricerche fenomenologiche di Roma (allievi di A.Ales Bello).

Circolo perverso

Questo comporta per noi fenomenologi il dover assumere una posizione teoretica di contrasto alla macchina dei test surrettizialmente “oggettivi” di tipo INVALSI. Stimolati anche dal vedere che stanno arrivando nelle professioni e nella scuola gli studenti a suo tempo selezionati per l’accesso alle facoltà con questa pratica: bravi quando si tratta di compilare stampati o di esercitare pensiero conforme e replicante ma di rado brillanti in tutte quelle attività in cui occorre capacità critica, attenzione a tutto campo, fantasia, inventiva.

Operatori selezionati con metodologie oggettivistiche opereranno allo stesso modo perfezionando il ciclo. Vittoriosi grazie ai test, decreteranno vincitori quelli che risponderanno bene ai test. E dirigenti scolastici e ispettori “convergenti”, selezionati a partire da  test restringeranno l’orizzonte di senso della scuola allineandolo e conformandolo all’attualità. Questo in tutte le istituzioni, con effetti variamente perversi: buoni se si tratta di selezionare personale per l’Agenzia delle entrate, pessimi per il personale impegnato nell’educazione.

Le ricerche accennate, come tutte quelle di area IEA, sono peraltro da prendere in considerazione in quanto indicative dei loro presumibili effetti nel condizionamento dell’opinione pubblica; occorre pure  esservi attenti in quanto sono spesso ricche anche di dati utili a valutare quella parte delle attività scolastiche in cui viene posto in atto il pensiero convergente e replicante, un tipo di pensiero tra qualche fuori mercato perché meglio operativo con l’intelligenza artificiale.

Si rileva quel che si vuol rilevare, il resto non conta

Dal mio punto di vista – come vado predicando da trent’anni (Per una valutazione ermeneutica, Infanzia 1989)- se la valutazione degli alunni, del personale scolastico e delle scuole non ha adeguata struttura epistemologica, se la committenza non è interessata alla verità ma alla produzione di materiale per argomentazioni persuasive, la valutazione diviene uno strumento di pura gestione del potere: se sei una scuola, ti valuto  per l’efficacia della rappresentazione che –a suon di test e di slides- sai rendere credibile nel pubblico; se sei un insegnante o un dirigente  ti valuto non per quel che sai e sai fare ma per la buona opinione che deriva dalla tua presenza e per l’obbedienza che mi presti. Se persegui valori diversi da quelli che mi sono utili non considero i dati che li riguardano.

Il tentativo ha anche rilevanza politica: se non vi è un modello di valutazione scientificamente rifondato (oltre che generalmente rispettato, se non condiviso, dalla comunità degli studiosi e dei docenti) valutare diviene un’arma contro la libertà d’insegnamento e la libertà di pensiero.  Una retorica di sostegno, dunque e le valutazioni saranno non atti scientifici ma pratiche di affermazione del Potere: riuscire a far svolgere ad altri compiti insensati è del resto segno di puro potere.

Il tentativo può essere allora quello di elaborare scenari ed elementi progettuali per una teoria della valutazione che consenta di produrre non eventi politici (ricerche da cui trarre plausibilmente documenti da portare sui media a suffragio di interessi) ma atti veritativi.

Il potenziale “pericoloso” della ricerca fenomenologica

La valutazione delle scuole e di chi vi lavora su matrice sistemica e globalizzata uniforma a una razionalità “post-imperiale” la preziosa pluralità delle culture tradizionali e -non vi fosse la resistenza degli insegnanti- potrebbe indebolire gravemente le capacità di pensiero critico.

Come ogni teoria critica, la fenomenologia si libera il più possibile dalle preesistenti pratiche configurative di masse di dati; non per respingere questi ultimi o rinunciare a cercarne altri ma per scomporli, decostruirne le strutture, ricomporli alla luce di principi diversi e intersoggettivamente accreditati di analisi e di riconfigurazione. Non mira a verità presentabili come ipostatiche, incontrovertibili (quelle introdotte da proposizioni come “questo è il dato”o “bisogna prender atto che” etc.), ma a manifestare nel caso nostro rappresentazioni della realtà delle scuole, plausibili narrazioni di valore del suo manifestarsi alla comunità dei ricercatori, degli insegnanti, degli studenti, dei genitori, del pubblico. Che detiene un “diritto al confronto con la realtà” quotidianamente negato da quel sistema informativo globale di cui l’Invalsi è emanazione.

Si potrà allora indagare sui limiti dell’oggettività, sul come fare emergere il valore delle produzioni dei soggetti e delle relazioni intersoggettuali, sulle possibilità di un valutare ordinato su costellazioni assiologiche e non su valute (standards riconosciuti di allineamento).

Serialità dei processi, prevedibilità  dei risultati

In ogni campo, i risultati di una ricerca sono spesso (a volte in gran parte) il prodotto dei presupposti metodologici e dei modelli quanti/qualitativi espliciti e impliciti. Le impostazioni della ricerca determinano gli esiti. Quel che in una piccola ricerca è una frequente eventualità, in una ricerca che richieda grossi finanziamenti e apparati stabili (es. PISA, INVALSI) con le loro clerocrazie occorre che i risultati siano, se non utili, almeno compatibili con il sistema. E gli interessi deontologicamente mal controllati uccidono la verità del valore (autenticità e autorevolezza dell’attribuzione del valore), se mai questa esista.

Nel caso nostro si tratta di porsi in opera con il particolare profilo che questa ricerca può assumere essendo fenomenologia in atto, atto (non fatto, ovvero evento determinato da strutture precostituite) di una scienza speciale e non specialistica, per storia, campo, concetto di metodo. Nella scuola questo significa anche far assumere ai valutati un ruolo attivo nel disegno dei  processi e nei metodi di valutazione. Secondo una valutazione fenomenologicamente impostata non ci sono oggetti, solo soggetti. E l’intersoggettività esclude approcci oggettivistici come di soggettivismo chiuso.

Innovare le regole è rinnovare la valutazione e i suoi esiti

Per ciò nella prospettiva fenomenologica delineata si pensa e da subito si opera anche secondo regole innovative. La valutazione potrà essere atto di una scienza

-non mortificante, non amministrativa del dato secondo regole globali consolidate e standardizzate in cui l’omaggiato oggetto di fatto scompare; sarà una ricerca pensante il vivente, l’esistente concreto; 

-avrà come meta la valutazione dell’esperienza (di ciò per cui si è passati attraverso, non la massa di conferma dei giudizi/pregiudizi );

-non tenderà ad affermare che quel che si vede è ed è assolutamente reale e tutto finisce nel constatare;

-sarà una valutazione narrativa, consapevole delle propria storicità, concreta;

-si sforzerà di essere pratica, “utile” non solo alla committenza ma anche agli attori del servizio scolastico, in particolare agli alunni;

– non avrà come suo scopo principale lo stilar classifiche, l’archiviare e il giudizioso amministrare eventi, ma conoscere una regione del mondo della vita sociale e aiutare chi vi si avventura.

La curvatura fenomenologica

La docimologia Invalsi, centrata sulle esigenze della committenza, tende a classificare, cioè a ordinare/archiviare secondo criteri che rispondono direttamente o indirettamente alle esigenze del gruppo di ricerca nel suo rapporto con la committenza. E’ strumento partigiano. Il termine intenzionale è mero oggetto, non ha gravità, non influisce sulle forme della ricerca e questa procede linearmente, indifferente a ciò di cui tratta. Linearità di riduzione delle irregolarità del mondo alla retta che intercorre fra l’interesse del committente e l’immagine a priori che gli serve, attraversando campi di valutazione avvertiti come estranei.

Invece, la protensione verso l’oggetto costitutiva del procedere fenomenologico non è allineante e troverà attuazione nella particolarità della curvatura fenomenologica(flessione/torsione dell’immagine inerente sia alla sua base “reale” che all’ampiezza e alla velocità dei suoi mutamenti/spostamenti entro il campo totale), indotta dal campo e dal termine dell’argomento.  Fare fenomenologia è anche qui condurre una indagine sulle strutture mobili produttive delle manifestazioni del reale che ci interpellano, non lasciandoci indifferenti come se osservassimo strutture geologiche.  La scienza prende sempre parte alle dinamiche mondane, deve solo avere l’onestà di non dissimularlo.

La pedagogia come scienza filosofica (nel caso nostro fenomenologica) è peraltro protesa all’impensato, all’imprevisto, allo scomodo, a quanto l’establishment economico e politico glocal, con le sue soffocanti reti di interesse- talvolta non è più in grado nemmeno di immaginare. La retorica del potere veicolata dalla ricerca docimologica ufficiale è lineare solo in riferimento a se stessa ma essenzialmente non ha rispetto di ciò che osserva; di fatto spesso copre, curva e altera.

La ricerca fenomenologica mette in crisi l’immagine propagandistica, la incrina come struttura rappresentativa dell’ esistente e con ciò apre al futuro, scopre e innova. Accetta e a sua volta induce a curvature (non torsionali), in modo autentico e trasparente. Atto puro, libero, atto di una scienza consapevolmente ed esplicitamente anche politica, può accogliere il novum, sostenerlo con la sua potenza euristica e trasformatrice proprio perché onestamente interessata (da inter-esse).

E allora, basta INVALSI, basta davvero!

G. Boselli  Per una valutazione delle scuole e di chi vi lavora, n. 30, annata 2011 di Encyclopaideia, Bononia University Press, Bologna

  1. La globalizzazione dell’economia forza l’ipercomplessità, indebolisce le tradizioni culturali e pedagogiche ed esige in ogni luogo del mondo una uniformità, informaticamente amministrabile, di processi valutativi che costituiscano il vero “programma ineludibile” delle strutture scolastiche. Vengono inibite le teleologie su base filosofica e le prassi valutative intese come tradizioni di atti ermeneutici si perdono nell’embricazione asimmetrica con modelli resi forti (per il potere che li impone) di teaching for testing (da G.Israel).

Riconferma di Fabiola Gianotti alla guida del CERN

Ricerca, il Ministro Fioramonti: “Un grande orgoglio la riconferma di Fabiola Gianotti alla guida del CERN. Mai successo: è un’eccezione che riconosce un lavoro eccezionale”

“La riconferma della scienziata Fabiola Gianotti alla guida del CERN è motivo di grande orgoglio per il nostro Paese e per la comunità scientifica italiana. È la prima volta che il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra conferma il direttore uscente. E quando si fa un’eccezione vuol dire che il lavoro che è stato fatto è eccezionale”. Così il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, che ha voluto congratularsi personalmente con la nostra scienziata.

Fioramonti ha invitato la direttrice a un incontro al MIUR per affrontare insieme i nodi della ricerca italiana, uno dei quali è il taglio delle risorse. Fabiola Gianotti si batte da tempo perché ci siano più risorse per la ricerca italiana.

LIGHT FOR THE EARTH

ENO ART: LIGHT FOR THE EARTH

“LIGHT FOR THE EARTH”
Invitiamo studenti, insegnanti di tutto il mondo ad accendere la Luce per la Terra con noi. Unisciti a noi il 29 novembre 2019 alle 18:00 ora locale.

PER GLI INSEGNANTI:
La terra sta soffrendo. Le giovani generazioni, come vedono la Terra? cosa pensano? Sentono il suo dolore o pensano di più ai cambiamenti climatici e ai cambiamenti che porterà loro tutto questo?

Potrete incoraggiali a parlare e scrivere i loro sentimenti personali sotto forma di UNA LETTERA ALLA TERRA. Questa può essere breve o lunga, può essere realizzata come una poesia, un pensiero, uno slogan o un graffito. La forma non è importante. Può essere orientata verso l’ambiente o descrivere la visione della Terra su cui vogliono vivere gli studenti. Lasciateli liberi di effettuare proprie scelte personali. Lo scopo è quello di far sentire la voce dei giovani e che loro possano descrivano i propri sentimenti

Alla fine potrete scegliete le migliori lettere / pensieri / versi / poesie … che poi gli studenti potranno riportare su un grosso pezzo di tessuto (2m x 1m) dal quale in seguito creerete una lanterna. Usate pennarelli permanenti e tessuto che permetta alla luce di penetrare.

CREA una lanterna. * Vedere le istruzioni di seguito riportate.
Se possibile, appendete la lanterna sull’albero nel cortile della scuola o in un parco pubblico.
Preparate un breve evento e invitate i genitori e la comunità locale a parteciparvi.
In quell’occasione gli studenti leggeranno le loro Lettere sulla Terra.
Accendete la luce alle 18:00 ora locale.
Fate una foto e inviatela a info@enoprogramme.org insieme alla migliore “lettera alla terra” tradotta in inglese.

OPZIONALE:
Potete realizzare tutte le lanterne che volete. Ogni classe potrà fare la propria. Inoltre ogni bambino o visitatore potrà preparare la propria piccola lanterna e portarla all’evento.
Durante l’evento sarà possibile (ma non obbligatorio) raccogliere fondi per l’adozione di alberi (1 EUR = 1 albero).
REGISTRAZIONE entro il 20 novembre 2019
Questo il link https://forms.gle/3jAtJ1KiZ8Wqsfo47

ISTRUZIONI ­ Come realizzare una lanterna
avete bisogno di:
2 m di filo / un pezzo di tessuto 2 m x 1 m / 4 m di nastro / un ago, filo e nastro forte
Tagliate il filo a metà (1 m ciascuno), piegalo e fai due cerchi. Fissate il cerchio con un nastro forte.
Tagliate il tessuto 1 m di larghezza e 2 m di lunghezza. Il tessuto può essere di qualsiasi colore vogliate, assicuratevi solo che non abbia motivi e che sia trasparente.
Scrivete le parole scelte sul tessuto. Il testo dovrebbe essere scritto a mano e nella vostra lingua madre.
Al termine, cucite il tessuto in senso longitudinale.
Cucite il tessuto attorno ai cerchi di metallo nella parte superiore e nella parte inferiore della lanterna.
Tagliate il nastro in 4 pezzi. Fissateli su 4 punti nella parte superiore della lanterna. Fate un nodo o fissatelo con un gancio.
Appendete qualcosa sul fondo della lanterna per renderla più pesante: nastri, pompon, rami, legno, scarpe … Può essere qualsiasi cosa, basta usare la vostra immaginazione!
Le lanterne sono illuminate con luci a LED. Appendete una luce a LED chiara (singola o trefoli) alimentata a batteria dal nastro in alto, in modo che si illumini di notte. Potete anche usare la luce solare o l’elettricità se lo riterrete più semplice.
Appendete la lanterna sull’albero e assicuratevi che sia accesa ogni giorno fino a dicembre.

ENOArt
Darinka Orel, ENO Slovenia

Mika Vanhanen
ENO

https://www.facebook.com/events/464024514471368/
https://www.enoprogramme.org/eno-art-light-for-the-earth/
http://www.lascatoladelleesperienze.it/eno/

D. Eggers, La parata

Dave Eggers , un’opera allusiva?

di Antonio Stanca

A quarantanove anni l’americano Dave Eggers ha pubblicato La parata, romanzo che in Italia è comparso per conto della Feltrinelli con la traduzione di Francesco Pacifico.

  Eggers è nato a Boston nel 1970. A trent’anni, nel 2000, ha cominciato a scrivere e molti tra romanzi, racconti e saggi avrebbe scritto. Anche editore sarebbe stato, fondatore di scuole di scrittura creativa e di organizzazioni per l’aiuto economico ai ragazzi non abbienti. Anche sceneggiature per film avrebbe curato.

  Vive con la famiglia nel Nord della California ed è considerato uno dei maggiori scrittori americani.

Ne La parata dice di un immaginario paese del Terzo Mondo dove è appena finita una lunga e terribile guerra civile tra Nord e Sud e grave è lo stato di miseria, di degrado materiale e morale nel quale versa la maggior parte della popolazione, soprattutto quella del Meridione. Al fine, però, di correggere questa situazione, di avvicinare, combinare, far incontrare gentetanto diversa è stata progettata una strada che unisca il Sud con il Nord del paese, che scorra dritta da una parte all’altra e che tutti possano percorrere, utilizzare con mezzi privati o pubblici e in base ai propri interessi, ai propri bisogni, alle proprie possibilità. Un’azienda si è incaricata del lavoro ed ha mandato sul posto due tecnici. Uno, di nome Quattro, deve guidare l’asfaltatrice, l’altro, Nove, deve liberare il terreno da asfaltare da ogni impedimento. L’asfaltatrice è un mezzo molto elaborato, altamente perfezionato, riesce ad asfaltare un notevole numero di chilometri in un solo giorno e Quattro, che lo guida, attende al suo lavoro con lo scrupolo proprio di un missionario. Nove, invece, è uno spirito più libero, si concede all’avventura anche perché attirato dai nuovi posti, dalla nuova gente. Parecchie volte rimarrà vittima delle sue stravaganze finché non sarà gravemente ammalato e non costituirà un problema ai fini dei tempi stabiliti per il completamento della strada e l’organizzazione della “parata” che sarebbe seguita per suggellare quell’unione, quella combinazioneche mai era stata raggiunta. Le condizioni di salute di Nove rallenteranno i lavori, richiederanno aiuti locali, Quattro le dovrà far rientrare tra i suoi interessi, dovrà servirsi di altro personale per il lavoro della strada ma, nonostante tutto, riuscirà a completarla come previsto eda permettere che la “parata” venga effettuata. Non porterà essa, però, alla tanto ambita unione tra le due parti del paese, alla loro fusione e alla loro vita in comune ma rappresenterà l’occasione perché esplodano le rivalità, i rancori, le violenze che sempre avevano caratterizzato quel rapporto. Finisce così l’opera dell’Eggers senza che si capisca come sia stato possibile concluderla in maniera tanto contraria a tutte le previsioni enunciate, come si sia tornatiimprovvisamente a parlare di violenza, di morte dopo che ad una nuova vita ci si era preparati.

L’unica spiegazione per un finale così inaspettato, così contradditorio va cercata nel valore allusivo che Eggerssi è proposto di perseguire con quest’opera. Quattro e la sua asfaltatrice, modernissima, che in meno di quindici giorni ha asfaltato circa trecento chilometri di strada,sono il simbolo, la metafora di quell’Occidente che è tanto progredito nel tempo, nella storia da risultare molto lontano da quell’Oriente dove c’è ancora quella vita fatta d’istinto, di natura, di ferocia, quella che ha attirato Nove e lo ha reso quasi inutile. La strada era programmata per unire gli opposti, eliminare le differenze. Se non è servita significa che molto altro è necessario, che quella dell’Occidente rimane alta tecnologia e quella dell’Oriente aberrante arretratezza. Di questa Eggers ha scritto altre volte, in altre opere ed ora avrebbe voluto dire che le due condizioni di vitasono così contrastanti da non poter pensare di annullare facilmente tante differenze.

  Strano è stato, tuttavia, lo scrittore per aver diffuso nell’opera tanta fiducia, tanta speranza e per averleannullate all’improvviso rimandando ad una negazione che non ha fatto neanche intravedere.

In manovra 450 milioni alle Province per l’edilizia scolastica

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Dalla legge di bilancio arrivano in dote alle Province 450 milioni per l’edilizia scolastica. Il comma 27 del Ddl all’esame del Senato assegna in tutto 3 miliardi 450 milioni in 15 anni, dal 2020 al 2034, a favore di Province e Città metropolitane per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico delle oltre 7.400 scuole superiori in gestione. Di questi, ne vengono stanziati subito 450 milioni per i primi tre anni: 100 milioni per il 2020; 100 milioni per il 2021 e 250 milioni per il 2022.

Attribuzione diretta agli enti locali
A differenza del passato stavolta le risorse saranno assegnate direttamente agli enti gestori, come da richieste Upi e Anci, attraverso criteri e modalità da definirsi con decreto del ministero dell’Interno, con intesa in Conferenza Stato Città e autonomie. Soddisfatto solo in parte il presidente dell’Upi, Michele de Pascale: «Avevamo chiesto di accendere un faro sulle scuole superiori, fino ad oggi le grandi dimenticate e di finanziare il nostro piano di 1.000 cantieri per mettere in sicurezza strade, ponti e gallerie: nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri abbiamo avuto primi segnali, ancora insufficienti rispetto al fabbisogno, ma significativi perché dimostrano un cambio di atteggiamento del Governo e delle forze di maggioranza nei confronti delle Province, che tornano ad essere istituzioni centrali per lo sviluppo del Paese».

Risorse ancora insufficienti
Il perché lo spiega lo stesso de Pascale: «Per le scuole superiori – – sono stanziati solo 450 milioni dal 2020 al 2022, a fronte di un fabbisogno stimato di oltre 2,5 miliardi. Per contro però la garanzia di risorse fino al 2034 ci permette per la prima volta da anni, di programmare gli investimenti e consolida il ruolo delle Province nel sistema di amministrazione dei territori».

Iscrizioni al nuovo anno, i presidi chiedono tempi «congrui» per non gravare le segreterie

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

È pronta la circolare sulle iscrizioni al prossimo anno scolastico; e l’Anp chiede alcuni correttivi.

Piano triennale dell’Offerta Formativa 2019/2022
In considerazione sia dell’importanza che il PTOF assume nella fase delle iscrizioni come strumento fondamentale di comunicazione tra la scuola e le famiglie degli alunni, sia del recente insediamento di numerosi dirigenti scolastici, Anp sottolinea la necessità che in questo anno scolastico, come nel precedente, vengano concessi alle scuole tempi più ampi per l’aggiornamento e la pubblicazione del documento, facendo coincidere il termine ultimo per l’esecuzione di tali operazioni con l’apertura delle iscrizioni relative all’a.s. 2020/2021.

Tempistica
L’Anp, poi, ritiene che un ampliamento della finestra temporale riservata alle iscrizioni possa permettere di effettuare con maggiore efficienza le attività a esse connesse garantendo così alle segreterie, oberate di lavoro e con organici ridotti, di agire in un contesto operativo più favorevole e alle famiglie, specialmente quelle prive di strumentazione informatica alle quali le scuole offrono un prezioso servizio di supporto, di adempiere adeguatamente ai loro obblighi genitoriali.

Scuola dell’infanzia
L’associazione nazionale presidi auspica, inoltre, che anche le iscrizioni alla scuola dell’infanzia, fino all’a.s. 2019/2020 escluse dalla modalità telematica, possano effettuarsi on line. La richiesta è anche che l’Allegato Scheda A ministeriale rechi il riferimento agli adempimenti vaccinali.

Consiglio orientativo
Infine, Anp ritiene opportuno che il riferimento al “consiglio orientativo” espresso dal consiglio di classe per gli alunni delle classi terze della scuola media per supportare le scelte di prosecuzione dell’obbligo d’istruzione trovi collocazione in un paragrafo specifico o nel paragrafo riservato alle scuole secondarie di primo grado.

Fioramonti in Parlamento: più risorse per mense scolastiche

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, si presenta in Parlamento davanti alle commissioni riunite di Cultura e Istruzione di Camera e Senato e lancia cinque messaggi. Il primo è un appello ad aumentare i fondi per le mense scolastiche; «Il servizio è di competenza dei comuni – spiega – ma serve uno sforzo che consenta di superare le differenze territoriali: stiamo per firmare un protocollo con Anci per l’attuazione di forme di prevenzione di ogni tipo di discriminazione con particolare attenzione al servizio mensa: servono altre risorse per garantire uguaglianza di questi servizi su tutto il territorio nazionale».

Concorsi regolari
Il secondo messaggio è quello di delineare una nuova riforma del sistema di reclutamento dei docenti, più “moderno”, con procedure concorsuali fluide e ravvicinate nel tempo. Il ministro conferma poi che entro l’anno bandirà il concorso straordinario per 24mila cattedre rivolto ai precari storici della scuola.

Più insegnanti di sostegno
Il terzo messaggio di Lorenzo Fioramonti è l’incremento degli insegnanti di sostegno attraverso la stabilizzazione di una quota considerevole di docenti, allargando la platea dei posti di diritto. «Stiamo lavorando per ampliare il numero di specializzazione per il sostegno con gli atenei – sottolinea il ministro -. Stiamo predisponendo anche una formazione sui temi dell’inclusione nell’anno in corso, abbiamo già stanziato diversi milioni di euro».

Torna la traccia di storia alla maturità
Il quarto messaggio è il ripristino della traccia di storia alla maturità. «Vogliamo studiare iniziative per favorire la valorizzazione della storia dell’arte – aggiunge Fioramonti – confermando che l’educazione civica entrerà dal prossimo anno tra le materie di studio».

Aumentare i fondi Ue per formazione ricerca
Il quinto messaggio del ministro Fioramonti è l’aumento dei Fondi Ue per l’education. «Sicurezza innovazione e sostenibilità sono i pilastri fonanti della mia azione di ministro – dice -. La sicurezza è la chiave da cui partire: non c’è innovazione se non c’è sicurezza e accoglienza», chiosa il ministro, per il quale «occorre aumentare la quota dei Fondi europei dedicati a formazione e ricerca».

Fioramonti “Non cedo Voglio i 3 miliardi per la scuola o lascio il posto a un altro”

da la Repubblica

Corrado Zunino

Intervista al ministro dell’Istruzione (5S)

di Corrado Zunino

ROMA — Ministro Lorenzo Fioramonti, le sue tesi sono tornate in minoranza: i fondi per la ricerca, l’università e ovviamente la scuola, comparti che lei amministra, non si vedono. Le tasse sulle bevande gassate e gli alimenti industriali non porteranno risorse al mondo della conoscenza.

«Non possiamo continuare ad amministrare un Paese con la paura di perdere consenso, alla fine tutto questo si trasforma in paura del futuro. Stiamo vivendo un momento storico e abbiamo un’occasione irripetibile: un governo progressista può e deve sincronizzare l’Italia sull’orologio delle nazioni più progredite, che da anni hanno già fatto quello che io provo a proporre.

A partire da un finanziamento importante, continuo e puntuale a ricerca, università e scuola».

Che distanza c’è tra i tre miliardi di euro che chiede e le risorse oggi sul tavolo?

«Larga. Dopo una serie di esecutivi che hanno tagliato sull’istruzione, non mi posso accontentare di un governo che smette di prelevare soldi dal Miur. Bisogna investire e con forza».

Nella bozza della Finanziaria , articolo 29, si fa il contrario. Le spese per il personale degli enti di ricerca vengono vincolate al 70 % delle spese generali. Un limite più stringente di quello esistente per le università e che non consentirebbe, per esempio, di assumere i ricercatori del Cnr che la legge Madia ha già previsto.

«Quei limiti vanno rivisti, sono stati inseriti dalle manine burocratiche di cui ho parlato nei giorni scorsi.

Bisogna mettere soldi sulla ricerca, non nuovi vincoli. E non è certo bello scoprire su Internet l’esistenza di norme che riguardano il mio settore senza che nessuno mi abbia mai coinvolto».

L’articolo 28 della Legge di bilancio, quello che fa nascere l’Agenzia nazionale per la ricerca, è già contestato dal mondo scientifico. Sei membri su nove sono di nomina politica.

«L’Agenzia per la ricerca, che, va detto, in una bozza preliminare saltava a pie’ pari il ministero che guido io, dovrà essere fondata su un profondo confronto con il mondo della scienza e della ricerca. E dovrà essere guidata da una personalità scelta attraverso una selezione scientifica, su parametri scientifici, uno scienziato con una profonda conoscenza della ricerca in Italia e all’estero».

La sua battaglia per un’industria meno inquinante, un cibo meno industriale e il sapere al centro della politica fin qui non è vincente.

«Le industrie plastiche se non cambiano modo di produrre tra due anni chiuderanno. L’obesità è un male e un costo per il Paese. La conoscenza, poi, guida tutte le nazioni che in queste stagioni vedono crescere il loro Pil. Mettere piccole tasse di scopo che invoglino le aziende a migliorarsi e spingano le famiglie a rivedere abitudini sbagliate sono un piccolo prezzo da pagare oggi per avere minori costi, in salute per esempio, domani. E se tutto questo serve per girare risorse alla questione più importante di una comunità – la conoscenza, la futura conoscenza dei giovani – dobbiamo convincere il nostro Paese che siamo nella direzione giusta».

Innanzitutto deve convincere il ministro dell’Economia. Gualtieri ha fatto in fretta a togliere dall’agenda l’Iva sui prodotti non salutari né di prima necessità. È bastata la sconfitta dell’alleanza di governo in Umbria.

«Questo governo con questa Finanziaria deve fare tante cose, e io apprezzo lo sforzo: non far aumentare l’Iva, ridurre il cuneo fiscale, intervenire sulla sanità. Ma quella che io propongo è una questione centrale: ricerca, università, scuola. E il dibattito fin qui è stato insufficiente. Giorno e notte lo riproporrò e seguirò i lavori parlamentari, so che una Legge di bilancio ha un cammino lungo».

Rischia di passare per il bastian contrario del governo.

«In cima ai miei pensieri non c’è il consenso, so di che cosa ha bisogno il mio Paese e lo perseguo con convinzione. Poi, magari, scopro che la tanto sbeffeggiata tassa sulle bollicine è gradita al 70-80 % dei cittadini, che un’intera generazione di giovani vuole un mondo più pulito. Di fronte a tutto questo, Salvini chi è?».

La promessa si avvicina: “O tre miliardi a scuola e università o mi dimetto”.

«So che cosa ho detto e so che sono un uomo di parola.

Educazione ambientale a scuola. E torna il tema di storia alla maturità

da la Repubblica

Ilaria Venturi

Dopo l’introduzione dell’educazione civica come materia obbligatoria (senza ore o docenti aggiuntivi) fatta dal predecessore, ora arriva tra i banchi anche l’educazione ambientale. Non che non si faccia già nelle scuole, anzi. Ma il ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha annunciato che non sarà più materia facoltativa.  “L’anno prossimo l’Italia sarà il primo Paese al mondo dove lo studio dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile sarà obbligatorio” ha detto durante l’audizione in commissione congiunta cultura di Camera e Senato.

Fioramonti ha spiegato le linee programmatiche del suo ministero, con il punto più critico, quello della mancanza di risorse sul quale era già partito all’attacco: pochi fondi per la scuola nella Legge di Bilancio. Dalla reintroduzione del tema specifico di storia alla Maturità all’educazione ambientale allle mense sino ai nuovi concorsi, ecco i punti dell’audizione.

Educazione ambientale e storia

Il ministro ha spiegato che da settembre prossimo “tutte le scuole dedicheranno 33 ore all’anno, circa un’ora a settimana, alle questioni relative ai cambiamenti climatici”. Fioramonti ha detto che “molte materie tradizionali, come geografia, matematica e fisica, saranno studiate in una nuova prospettiva legata allo sviluppo sostenibile” e che “l’intero ministero sta cambiando affinchè la sostenibilità e il clima siano al centro del modello educativo”. Come accaduto per l’educazione civica, non sarà una materia con professori dedicati e ore in più. Mentre sulla storia il ritorno tra le tracce di Maturità è stato confermato. Dopo il manifesto promosso da Andrea Giardina, Liliana Segre e Andrea Camilleri e il dibattito lanciato da Repubblica, Fioramonti ha ribadito che sarà reintrodotto il tema specifico, cancellato dall’ex ministro Bussetti a seguito della revisione da parte della Commissione Serianni dell’esame di Stato. “Ho fatto in modo che la traccia di storia venisse evidenziata tra quelle obbligatorie alla prossima prova di maturità, come è stato richiesto da tanti storici e come da tempo veniva richiesto anche da parte della società civile”.

Il concorso per 24mila precari

Il bando per il concorso straordinario per l’immissione in ruolo sarà indetto entro il 2019, riafferma Fioramonti. “Potranno parteciparvi docenti con tre anni di servizio sia per le scuole statali che le paritarie”. E’ uno degli effetti del decreto salva-precari bis che il presidente Mattarella ha firmato di recente dopo aver modificato la norma che escludeva dal concorso  i docenti che insegnano nelle scuole paritarie. Il concorso (prevedibilmente sarà alla fine dell’autunno) porterà in ruolo entro settembre 2020 almeno 24 mila precari e all’abilitazione coloro che risulteranno “idonei”. I docenti delle scuole paritarie potranno partecipare alla selezione esclusivamente per conseguire l’abilitazione. Non è al momento prevista una procedura di reclutamento di ulteriori docenti di religione cattolica”, ha precisato il ministro.

Sul sostegno – un problema immenso visto la mancanza di docenti specializzati – Fioramonti ha annunciato la volontà di aumentare le cattedre di ruolo. “A questo riguardo la prima soluzione che vogliamo mettere in campo, avviandola con una interlocuzione con il Mef, è la stabilizzazione di una quota considerevole dei posti di sostegno da realizzare attraverso un allargamento dei posti in organico di diritto e riducendo in ugual misura quelli in organico di fatto”. Fioramonti ha aggiunto: “Stiamo anche predisponendo una misura che consenta una prima formazione sui temi dell’inclusione già durante l’anno in corso rivolta a tutti i docenti: su questo abbiamo giù stanziato milioni di euro perchè la scuola inclusiva non è soltanto quella che ha docenti di sostegno opportunamente formati ma è una scuola che in tutte le sue ramificazioni e competenze concepisce la disabilità come un elemento integrato all’interno della struttura della comunità scolastica”.

I finanziamenti, al Miur personale ridotto

Oggi in un’audizione alla Camera il ministro ha sottolineato il problema economico. “C’è una questione di sottofinanziamento del Miur: le risorse sono state “ridotte drammaticamente, sia in termini economici che umani. Il personale ammonta a tremila persone a fronte di seimila necessarie. Sono in via di conclusione due concorsi: entro dicembre saranno assunti cinque nuovi dirigenti amministrativi e in totale 30 nuove unità. Si prevede poi un concorso per 59 dirigenti tecnici e la possibilità di assumerne a tempo determinato. Sarà definito un ulteriore piano straordinario assunzionale. E’ prevista una nuova struttura di livello dirigenziale per curare l’innovazione dei processi informativi del Miur, anche per togliere troppi carichi di lavoro”.

Le mense

Un tema toccato in audizione è anche quello delle mense scolastiche. “Per quanto riguarda il servizio mensa, è di competenza dei Comuni ma serve uno sforzo che consenta di superare le differenze territoriali: stiamo per firmare un protocollo con Anci per l’attuazione di forme di prevenzione di ogni tipo di discriminazione con particolare attenzione al servizio mensa: servono altre risorse per garantire uguaglianza di questi servizi su tutto il territorio nazionale”.

La Manovra spiazza Fioramonti

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Un ministro che appare amareggiato, che fa i conti con una legge di bilancio che non inverte la rotta sui finanziamenti per l’istruzione, l’università e la ricerca (non ci sono i tre miliardi di euro che aveva promesso per dicembre) e che anzi deve prendere atto della presenza di norme che, per sua ammissione, non sono state concordate con il suo dicastero. Lorenzo Fioramonti è pero pronto a dare battaglia in parlamento, «non è finita», dice. La prima manovra giallorossa è giunta al senato, ed è l’ora di scorrerla tra articoli e tabelle per capire che norme e che tagli ci saranno e su quali capitoli. «Forse è normale che una legge di bilancio evolva continuamente. Ciò che è meno normale, però, è che un Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca venga a scoprire dalla rete dell’esistenza di norme che riguardano il suo settore, senza che sia stato neppure coinvolto», ammette il ministro in un post su fb. Due gli articoli che hanno fatto sobbalzare il titolare di viale Trastevere: quello sull’Anr, l’agenzia nazionale della ricerca, e l’altro sulle assunzioni negli enti di ricerca.

La creazione di un’agenzia che potenziasse la ricerca italiana, incardinandone il potere direttivo presso la presidenza del consiglio dei ministri a discapito del ministero dell’istruzione, università e ricerca, è stato un pallino del premier Matteo Renzi, anno 2016. Il progetto è tornato in auge con Giuseppe Conte che lo ha messo per esteso direttamente nella Manovra e non più, contrariamente a quanto previsto in cdm, in un ddl collegato alla Finanziaria. Per rendere operativa l’Anr servirà un successivo dpcm che fisserà nel dettaglio competenze e governance del nuovo organismo. Cosa fa l’Anr? Lo dice l’articolo 28: «Promuove il coordinamento e indirizza le attività di ricerca di università, enti e istituti di ricerca pubblici verso obiettivi di eccellenza, incrementando la sinergia e la cooperazione tra di essi e con il sistema economico-produttivo, pubblico e privato, in relazione agli obiettivi strategici della ricerca e dell’innovazione nonché agli obiettivi di politica economica del Governo funzionali alla produttività e alla competitività del Paese. L’Anr favorisce altresì l’internazionalizzazione delle attività di ricerca, promuovendo, sostenendo e coordinando la partecipazione italiana a progetti e iniziative europee e internazionali». La versione iniziale di questo articolo «era stata sviluppata escludendo il Miur da qualunque ruolo. Siamo riusciti a farlo rientrare, ma rimane una problematica di fondo», commenta Fioramonti, «il funzionamento e la governance di tale agenzia può essere deciso solo dopo un confronto con la comunità di ricerca ed una ricognizione delle migliori pratiche internazionali. Non può essere approntato da un paio di burocrati in un fine settimana», attacca il ministro, «quindi mi auspico che la legge di bilancio si limiti a sancirne la costituzione e la dotazione economica, rinviando ad una norma ad hoc modello di governance e obiettivi».

Il secondo articolo dello scontento del ministro è il 29, «che va completamente rielaborato per evitare che gli enti pubblici di ricerca ed i ricercatori vedano sbarrate le loro prospettive future». Infine, ci sono passaggi sulla pubblica amministrazione, con riferimento ad università e ricerca, «che destano perplessità…Io credo molto nel gioco di squadra. Ma ciò prevede la condivisione dei processi e delle norme. Faremo gioco di squadra col Parlamento per modificare queste norme».

Sì all’abilitazione per i precari delle paritarie, ma non basta

da ItaliaOggi

Carlo Forte

I docenti precari che hanno maturato 3 anni di servizio tra il 2011/2012 e 2018/2019, parzialmente o interamente, nelle scuole paritarie potranno partecipare al concorso straordinario riservato ai triennalisti, ma solo ai fini del conseguimento dell’abilitazione. E gli assistenti amministrativi che hanno svolto la funzione di direttore dei servizi generali e amministrativi per almeno 3 anni potranno partecipare a un concorso riservato per accedere alla qualifica. A patto, però, che possiedano la laurea prevista per partecipare al concorso ordinario (giurisprudenza, scienze politiche, economia e commercio). Sono queste le novità più importanti previste da decreto legge 126, emanato dal governo il 29 ottobre scorso e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il giorno successivo. Il provvedimento è stato assegnato alla camera (Ac 2222) sempre il 30 ottobre e dovrà essere convertito in legge entro i prossimi 60 giorni. Dai prossimi giorni l’avvio della discussione e poi la fase emendativa. I sindacati, parzialmente soddisfatti del dl, sono pronti alla mobilitazione.

Il decreto legge recepisce i rilievi mossi dal Quirinale sul testo della vigilia, in riferimento alla esclusione della validità dei servizi prestati nelle paritarie ai fini della partecipazione al concorso straordinario. Ma lo fa solo ai fini del conseguimento dell’abilitazione. I triennalisti non statali, infatti, potranno partecipare alla selezione straordinaria non ai fini dell’immissione in ruolo, ma solo per conseguire l’abilitazione, sostenendo le stesse prove, ma con effetti limitati.

Nella relazione illustrativa allegata al provvedimento, infatti, viene chiarito che la ratio del concorso straordinario è quella di prevenire gli effetti delle azioni legali che conseguono alla maturazione dei 3 anni di servizio da parte dei docenti precari in assenza di immissione in ruolo. Tali azioni, a causa del consolidato orientamento della Corte di cassazione, sfociano inevitabilmente in risarcimenti a carico dell’erario. Ed è proprio per evitare che ciò avvenga che il governo ha elaborato la soluzione del concorso straordinario. Di qui l’inevitabile esclusione dal reclutamento agevolato dei docenti precari triennalisti che abbiano maturato il requisito nelle scuole paritarie. E cioè facendo riferimento a datori di lavoro diversi dallo stato.

Le assunzioni previste dal decreto legge sono 24mila. Ma non assumeranno rilievo sul 50% delle disponibilità per le immissioni in ruolo destinate alle assunzioni da concorso ordinario. Le immissioni in ruolo dei vincitori del concorso straordinario, infatti, saranno effettuate utilizzando il 50% delle disponibilità che viene annualmente destinato alle immissioni in ruolo tramite lo scorrimento delle graduatorie a esaurimento. Pertanto, le assunzioni da concorso straordinario avverranno solo nelle province le cui graduatorie di riferimento risulteranno esaurite.

Nessuna novità, rispetto alla vigilia, su titoli di accesso, modalità e procedure: laurea, 24 Cfu, prova scritta al computer ed esame finale al termine dell’anno di prova. Chi non ha i 24 Cfu potrà conseguirli durante l’anno di prova.

Quanto al 50% destinato alle immissioni in ruolo da concorso, il decreto legge prevede che le assunzioni a tempo indeterminato dovranno avvenire tramite lo scorrimento delle graduatorie del concorso del 2016, (che saranno prorogate per un altro anno) e del 2018. All’atto dell’esaurimento delle graduatorie dei concorsi precedenti saranno utilizzate quelle dei nuovi concorsi ordinari. Ma prima di bandire ulteriori concorsi ordinari, per coprire il maggior numero di posti vacanti e disponibili con assunzioni a tempo indeterminato, il decreto legge prevede la possibilità di individuare gli aventi titolo, in via residuale, scorrendo anche le graduatorie di concorso delle altre regioni dove risultino ancora aspiranti docenti. Questa procedura avverrà a domanda degli interessati secondo modalità e procedure che saranno definite con un successivo decreto ministeriale.

Il decreto legge prevede anche un concorso interno riservato agli assistenti amministrativi che abbiano svolto la funzione di direttore dei servizi generali e amministrativi. La selezione si inquadra nella disciplina delle progressioni tra aree del personale di ruolo della pubblica amministrazione prevista dall’articolo 22, comma 15, del decreto legislativo 75/2017. Pertanto, in controtendenza con le pattuizioni della vigilia, al concorso interno potrà essere ammesso solo il personale che possiede comunque la laurea necessaria per accedere al concorso ordinario. Questa misura ha ingenerato forti critiche da parte dei sindacati, che rivendicano invece il rispetto delle pattuizioni della vigilia, secondo le quali l’accesso avrebbe dovuto essere consentito anche ai diplomati. In ogni caso, le immissioni in ruolo dalla graduatoria del concorso interno avverranno solo dopo che si saranno esaurite le graduatorie del concorso ordinario già bandito e in fase di conclusione. E anche tale misura è conforme a quanto previsto nella disciplina generale, che limita a un massimo del 20% le assunzioni dai concorsi interni.

I sindacati sono pronti alla mobilitazione: in piazza l’11 di novembre per protestare contro il mancato rispetto degli accordi.

Fioramonti: ci sarà formazione su sostegno anche per i docenti curricolari

da Orizzontescuola

di redazione

E’ tempo di formare i docenti curricolari sulle tematiche inerenti sostegno e inclusione. Il Ministro Fioramonti anticipa l’iniziativa che a breve coinvolgerà gli insegnanti.

Sui temi del sostegno il Ministro ha fornito importanti elementi, dei quali si potrà constatare l’effettiva fattibilità nei prossimi mesi

“Stiamo anche predisponendo – ha affermato il Ministro – una misura che consenta una prima formazione sui temi dell’inclusione già durante l’anno in corso rivolta a tutti i docenti: su questo abbiamo giù stanziato milioni di euro perché la scuola inclusiva non è soltanto quella che ha docenti di sostegno opportunamente formati ma è una scuola che in tutte le sue ramificazioni e competenze concepisce la disabilità come un elemento integrato all’interno della struttura della comunità scolastica”.

Fioramonti: sì a tassa su voli aerei per finanziare la scuola

da Orizzontescuola

di redazione

“Alcuni parlamentari 5 stelle saranno felici di farlo, ma non solo loro, ma anche altri del Partito Democratico e di Leu”. Ha detto il Ministro durante una intervista a Reuter.

La manovra per il 2020 del governo presentata al Parlamento questa settimana include sia la tassa sulla plastica che quella sulle bevande zuccherate.

“Sono stato ridicolizzato da tutti e trattato come lo scemo del villaggio e ora, pochi mesi dopo, il governo sta usando due di queste proposte e mi sembra che sempre più persone siano convinte che sia la strada da percorrere”, ha detto Fioramonti.

“Meglio se non fossimo entrati nell’euro” ha, inoltre, aggiunto. Affermando anche che lasciare il blocco ora farebbe più male che bene: “Penso che se non avessimo mai aderito all’euro probabilmente sarebbe stato meglio, ma una volta entrati è come un divorzio”.

Fioramonti: 33 ore di studio sui cambiamenti climatici. Cambieremo geografia, fisica e matematica

da Orizzontescuola

di redazione

In una intervista rilasciata all’agenzia Reuters, il Ministro anticipa la volontà di attivare nelle scuole italiane delle ore obbligatorie per lo studio dei cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile.

“Dedicheranno – ha detto Fioramonti – 33 ore all’anno, quasi un’ora a settimana, a studiare i problemi legati al cambiamento climatico.”

“Inoltre, – continua il Ministro – molte materie tradizionali, come geografia, matematica e fisica, saranno studiate in una nuova prospettiva legata allo sviluppo sostenibile”

“L’intero ministero sta cambiando per fare della sostenibilità e del clima il centro del modello educativo”, ha detto. “Voglio fare del sistema educativo italiano il primo che pone l’ambiente e la società al centro di ciò che impariamo”.

Giornata sicurezza scuole: iniziative per il 20, 21 e 22 novembre. Nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

22 novembre 2019 Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole per promuovere, valorizzare e condividere le attività e le iniziative realizzate dalle scuole sui temi della sicurezza e della prevenzione dei rischi. Nota Miur numero 32475 del 31 ottobre.

La Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole è stata istituita per
ricordare tutte le vittime della scuola e, in particolare, il tragico evento avvenuto nella Città di Rivoli presso il liceo scientifico statale Darwin il 22 novembre 2008 e quelli della Scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia e della “Casa dello Studente” de L’Aquila e per far riflettere tutti sull’importanza di iniziative e momenti di formazione e informazione sul fondamentale valore della sicurezza.

Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha individuato, nei giorni 20, 21 e 22 novembre 2019, le date in cui le scuole che
aderiscono alla Giornata nazionale per la sicurezza possono:

  • partecipare attivamente alla Giornata nazionale per la sicurezza nelle
    scuole, candidando e condividendo le proprie iniziative didattiche e
    inserendole sulla mappa nazionale delle attività;
  • partecipare al concorso fotografico “la sicurezza a scuola”.

Nota Miur