Manovra e disabilità

Manovra e disabilità: prime istanze della FISH

Il percorso per l’approvazione della legge di bilancio per il 2020 è appena iniziato, sarà sicuramente intenso e articolato, ma vorremmo che quella norma centrale per le politiche del Paese fosse contrassegnata da un cambio di passo sulla disabilità. Per questo motivo la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sta già avviando contatti con i Senatori che in questi giorni stanno valutando in prima lettura il disegno di legge di bilancio.”

Così premette Vincenzo Falabella, presidente della FISH, rendendo note le prime istanze che la Federazione vorrebbe vedere accolte nella manovra, precisando che sono da considerarsi in progress e che altre ne verranno aggiunte non appena se ne presenterà la praticabilità politica. “Dobbiamo tenere presente che oltre alla legge di bilancio vi saranno anche dei collegati che investiranno aspetti di natura fiscale ma anche di ulteriore sostegno alle famiglie: quegli atti dovranno essere oggetto di ulteriori analisi e di congruenti azioni.”

Per ora FISH attira l’attenzione su alcuni particolari aspetti. Il primo è l’impiego del “neonato” Fondo per la disabilità e la non autosufficienza che dovrebbe essere destinato alla copertura dei costi derivanti dalla futura approvazione del Codice unico sulla disabilità, impegno più volte espresso dal Presidente del Consiglio. “Riteniamo che l’elaborazione di un testo così ambizioso e delicato comporti tempi adeguatamente lunghi. Conseguentemente chiediamo che nel frattempo le risorse accantonate per il 2020 vengano impegnate per sostenere interventi per la vita indipendente e per il ‘dopo di noi.’” annota Vincenzo Falabella.

Anche sull’aspetto strettamente connesso alla non autosufficienza FISH chiede un maggiore impegno: esiste già un Fondo strutturale che per il 2020 prevede uno stanziamento di circa 550 milioni. Aumentarne in prospettiva l’importo consentirebbe la realizzazione seria ed efficace di quel Piano per la non autosufficienza più volte auspicato.

Ancora: il disegno di legge di bilancio prevede una proroga della cosiddetta “Opzione Donna”. FISH chiede l’introduzione di criteri più favorevoli per le lavoratrici che svolgano attività di caregiver familiari.

Infine una attenzione particolare all’accessibilità delle abitazioni private e dei condomini. La FISH chiede di estendere il “bonus facciate” – 90% di detrazione senza limiti di spesa – anche agli interventi per la rimozione o il superamento della barriere architettoniche negli spazi comuni, inserendo anche ulteriori elementi di incentivazione proprio per questi interventi che possono migliorare la qualità di vita di milioni di persone anziane o con disabilità.

Saranno due mesi impegnativi, di elaborazione e di confronti continui. – Conclude Falabella – Queste richieste – che abbiamo voluto rendere trasparenti e note nel nostro sito – sono solo le prime.”

PRESIDIO DEI DOCENTI PRECARI A MONTECITORIO

OGGI POMERIGGIO PRESIDIO DEI DOCENTI PRECARI A MONTECITORIO IL GOVERNO RISPETTI ACCORDI E IMPEGNI ASSUNTI

Roma, 11 novembre – Un presidio dei docenti precari oggi pomeriggio a Montecitorio, a partire dalle ore 15.30, per chiedere con forza il rispetto pieno degli impegni assunti dal Governo prima a Palazzo Chigi nell’aprile scorso, poi nell’accordo del 1° ottobre con il Ministro dell’Istruzione, e disattesi nel Decreto Legge 126/2019 con misure urgenti per la scuola.

Salvaguardare la continuità di servizio dei diplomati magistrali garantendo così anche la continuità didattica, completare l’attuazione del decreto precari e istituire un sistema strutturale di abilitazioni all’insegnamento sono i tre punti al centro del sit-in che animerà piazza Montecitorio.

La scuola esige qualità e la stabilità del lavoro ne è condizione imprescindibile; le misure adottate finora non vanno in questa direzione. Occorrono, dunque, una serie di emendamenti al decreto che, in sede di conversione, ne modifichino il testo mantenendo fede ai patti sottoscritti.

Urge, inoltre, un confronto sulle problematiche rimaste in sospeso e rimandate dall’accordo del 1° ottobre ai Ddl collegati alla Legge di Bilancio. Al riguardo è indispensabile avviare quanto prima la discussione per definirne i contenuti, come prevede l’intesa. Successivamente è necessario adoperarsi affinché i percorsi legislativi si concludano nel più breve tempo possibile, e i provvedimenti possano trovare tempestiva attuazione: lo esige la tempistica che regola l’organizzazione e la gestione del sistema scolastico.

Oltre alla mobilitazione dei docenti precari, è in corso anche quella riguardante gli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA, con quattro assemblee interregionali di cui una già svolta sabato scorso a Milano. I sindacati chiedono che sia riconosciuto il valore della competenza professionale acquisita sul campo, di cui tenere conto nei percorsi di accesso al profilo di DSGA. Occorre al riguardo intervenire con un apposito emendamento in sede di conversione del decreto 126, scongiurando in tal modo le annunciate dimissioni degli interessati dall’incarico

Ingegneria resta la prima scelta, matricole in crescita dell’11,1%

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

In un Paese penultimo in Europa per il numero di laureati e al tempo stesso terzo per i tassi di disoccupazione giovanile l’aumento degli iscritti all’università è di per sé una buona notizia. Che diventa addirittura doppia se si considera che l’area di studi più gettonata si conferma quella ingegneristica, generalmente la più spendibile sul mercato del lavoro. A confermarlo è il rapporto sugli immatricolati 2018-19 realizzato dal Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Da cui emerge un incremento delle immatricolazioni nei corsi di ingegneria (+11,1%) in tutti i settori. Anche dove (civile e ambientale) negli anni scorsi si era registrato un calo.

Iscritti in aumento

Nell’anno accademico 2018-19, quasi il 63% dei 298.737 diplomati del 2018 ha scelto di proseguire gli studi all’università; l’anno prima erano stati il 57,2 per cento. A farla da padrone sono stati i corsi di Ingegneria con 45.000 immatricolati, pari al 15% del totale (che diventa il 18% se ai corsi di ingegneria veri e propri si aggiungono quelli che danno comunque il diritto a iscriversi all’Albo di ingegnere o ingegnere junior, come Scienze dell’architettura e Scienze e tecnologie informatiche).

A differenza degli anni scorsi la crescita delle matricole di Ingegneria ha coinvolto tutti gli ambiti. Aumentano infatti dell’8,4% gli immatricolati ai corsi della classe Ingegneria civile ed ambientale e addirittura del 23,8% quelli di Scienze dell’edilizia. Contemporaneamente tornano a crescere, dopo la flessione rilevata nell’ultima indagine, anche quelli di Ingegneria industriale (+11,5) che, con oltre 22.500 nuovi iscritti, si conferma la principale scelta. Ma appare degna di nota anche Ingegneria informatica (15.565 studenti, +12% rispetto all’anno precedente).

Passando alle note dolenti, l’unica classe di laurea “tipica” ingegneristica che nell’anno accademico 2018/19 evidenzia un risultato negativo è quella a ciclo unico in Architettura ed ingegneria edile-architettura. Ma è una crisi che viene da lontano considerando che in 10 anni il numero dei suoi immatricolati si è più che dimezzato, passando dai 3.830 del 2010/2011 ai 1.836 del 2018/19.

Se l’osservazione si estende anche alle classi “ibride”, l’unica altra performance negativa si rileva per Scienze dell’architettura (-10,5% di immatricolazioni rispetto al 2017/18).

Altra buona notizia per l’Italia che vede i corsi Stem ancora appannaggio degli uomini è l’aumento delle donne aspiranti ingegneri: sono ormai più di una su quattro. Con una netta prevalenza per l’ambito civile e ambientale, mentre resta basso il tasso di partecipazione femminile ai corsi del settore industriale (23%) e dell’informazione (22,1%).

Gli atenei più gettonati

Poche novità infine per quanto riguarda la distribuzione per ateneo: i due Politecnici di Milano e Torino si confermano i principali centri italiani di formazione in ingegneria accogliendo, da soli, oltre il 22% di tutti gli immatricolati in Ingegneria. Seguono la Federico II di Napoli (7%), l’Università di Padova (6,3%) e La Sapienza di Roma (5,7%). Laddove spiccano, in negativo, l’ateneo di Firenze, quelli più piccoli di Foggia, Chieti-Pescara e Tuscia oltre ai telematici Niccolò Cusano, Guglielmo Marconi e Pegaso che vedono ridurre in misura consistente il numero di immatricolazioni.


Per quasi 8 giovani su 10, tecnologia e digital hanno un ruolo soprattutto positivo nella loro vita

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Circa metà del campione usa sempre app/siti per prenotare ristoranti e locali o per ordinare cibo che gli viene consegnato a casa; altrettanti utilizzano ‘sempre-spesso’ lo smartphone nelle attività fisiche/sportive; l’84% usa ‘sempre-spesso’ smartphone e pc come navigatore per cercare percorsi e destinazioni, pressoché la totalità degli studenti, circa la metà del campione, usa sempre app/siti per gestire la scuola (registro elettronico di scuola/università): questo quanto emerge dall’indagine condotta da Bva-Doxa per Visa in collaborazione con FEduF, la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio costituita dall’Abi, su di un campione di 500 ragazzi italiani tra i 18 e 25 anni, sulla percezione del valore del denaro contante ed elettronico nella generazione dei nativi digitali.
Per il 42% del campione, il digital è presente in tutti gli ambiti della vita. In pochi sono d’accordo con la difficoltà di non riuscire a distinguere tra digital e realtà (18%), così come nel ruolo dei social quale strumento per esprimere le proprie emozioni (21%). Un po’ meno della metà sono d’accordo nel constatare che il denaro contante non sparirà (42% accordo 8-10) e consapevoli che i pagamenti dematerializzati hanno facilitato la loro vita (42% accordo 8-10).

Il digital in dettaglio
Lo smartphone entra in modo deciso anche nella mobilità: il 37% utilizza app per sharing di mezzi di trasporto (auto, bici, scooter) e il 42% paga i mezzi pubblici con lo smartphone, il 22% paga la sosta per l’auto con le app. L’uso dello smartphone è diffuso anche per la prenotazione delle vacanze: il 60% del campione lo usa per prenotare aerei, case o alberghi online.

Accanto allo smartphone, si fanno largo gli assistenti vocali con una penetrazione ancora in crescita: i giovani li usano per chiedere informazioni, per ascoltare la musica, ma anche per divertirsi facendo domande assurde.

Il mondo del digital entra in modo significativo nella gestione dell’intrattenimento: il 60% del campione gioca con lo smartphone sempre-spesso, 87% guarda video brevi dai social e ascolta musica, il 66% guarda film e serie tv.

Pagamenti
Il ruolo del digital diventa rilevante anche in ambito pagamenti: dalla gestione degli acquisti online, all’uso dell’app della propria banca, fino all’uso vero e proprio dello smartphone come strumento per effettuare i pagamenti.
Se poco meno della metà possiede un conto corrente personale (47%), l’88% usa le carte per i suoi pagamenti. Tra le carte, la più utilizzata dal campione è la prepagata 60%, seguita dalla carta di debito 46% e quindi dalla carta di credito 33%.
Per la gran parte delle carte in loro possesso è abilitata la modalità contactless (76%), solo il 10% non la usa perché non si fida, a fronte di un 51% che la usa sempre, ogni volta che può.
Nel complesso dei loro pagamenti se il 39% è gestito in ‘contanti’, il restante 60% passa attraverso forme dematerializzate di denaro, tra cui carte (32%), app di pagamenti (12%). I contanti vengono preferiti per la maggior parte dei pagamenti sotto i 15 euro (75%), per gli scambi di denaro con gli amici (56%) e per le spese al bar/fast food (75%). Per i pagamenti degli acquisti nei punti vendita così come nei locali, ristoranti e pizzerie e per la spesa alimentare contanti e carte (nelle diverse forme di carte di debito, credito e prepagata) si alternano in ugual misura.

I giovani del campione sono molto inclini agli acquisti on line, scelti soprattutto per la convenienza dei prezzi e per la comodità di ricevere la merce a casa. Il 41% utilizza le carte prepagate per i propri acquisti on line.

Cercando di mappare i diversi strumenti di pagamento
• il denaro contante è fonte di ‘sicurezza’ (35%) e ‘piace’ da usare (34%), dà inoltre la percezione di controllare meglio i pagamenti.
• le carte ‘fanno sentire adulti’ e ‘danno l’idea di poter comprare più cose’, apprezzate per la comodità e praticità d’uso (andando soprattutto a eliminare la necessità di dover prelevare)
• nel balance tra rischi e benefici, saldo largamente positivo per le carte prepagate, per il 58% riconosce più benefici che rischi. Più critico il balance per la carte di credito e app di pagamento da smartphone.

Metodologia e campione
500 interviste a ragazzi 18-25 anni, realizzate on line sul panel proprietario BVA-Doxa nel mese di ottobre 2019, rappresentative dell’universo di riferimento.

Niente asilo nido per 2 bimbi su 3, male anche metà Stati Ue

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

Niente asili nido per due bambini su tre: il nostro Paese non ha ancora raggiunto l’obiettivo di garantire l’accesso agli asili nido ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni.

Il rapporto
Il dato è emerso dal Rapporto Employment and Social Developments in Europe (ESDE) dell’Unione Europea. Mentre la scuola per l’infanzia consente all’Italia di raggiungere il target prefisso nella classe di età 3-6 anni, il nostro paese è ancora lontano da quello previsto per i bambini con meno di 3 anni.

«L’Italia è in ritardo – ha spiegato il presidente dell’Inapp, Stefano Sacchi – due bambini su tre nel nostro Paese non hanno accesso agli asili nido e anche per questo la legge di bilancio per il 2020 potenzia il bonus nido per le famiglie a basso reddito. Allo stesso tempo il Parlamento sta discutendo la delega da assegnare al Governo per la formulazione di un assegno unico per la famiglia e una dote unica per i servizi che dovrebbero sostituire una serie di misure esistenti e ridestinare le risorse attraverso scelte più mirate. Attenzione però all’offerta di servizi: se al Nord il problema è soprattutto di costi elevati dell’asilo nido, in buona parte del Mezzogiorno il problema è la carenza di posti».

Il confronto internazionale
La metà degli Stati membri non ha raggiunto i due obiettivi di Barcellona: garantire l’accesso agli asili nido ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni, e garantire servizi per l’infanzia ad almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico.

Mense scolastiche, oltre 80 euro il costo medio a famiglia

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

83 euro, a tanto ammonta la tariffa per la mensa scolastica nell’anno in corso 2019/2020 per una famiglia media italiana, con reddito Isee di 19.900 euro e un bimbo alla scuola primaria. 82 euro invece il costo della mensa nella scuola dell’infanzia.

Il Nord si conferma l’area geografica con le tariffe più elevate, in media 842 euro per nove mesi di mensa nella scuola primaria, e 841 in quella dell’infanzia; segue il Centro, 724 euro nella primaria e 704 euro nell’infanzia; più contenuti i costi al Sud con 644 euro nella primaria e 632 nell’infanzia.

L’Emilia Romagna è la regione più costosa, con una spesa media mensile di 106€ nella primaria e 105 euro nell’infanzia; la Puglia quella più economica con 65€ sia nella primaria che nell’infanzia. Rispetto all’anno precedente, la variazione è stata del +0,81% a livello nazionale, con l’incremento record del +9,79% in Calabria e una riduzione invece del 6,41% in Sardegna. Tariffa invariata in Basilicata, Umbria e Valle d’Aosta.

Il capoluogo più economico è Barletta (32 euro mensili per la mensa nella scuola dell’infanzia e la primaria), i più costosi Torino per la scuola dell’infanzia (132 euro mensili) e Livorno per la primaria (128 euro).

Questi i dati che emergono dalla IV Indagine di Cittadinanzattiva su tariffe e qualità delle mense scolastiche, che ha preso in esame le tariffe di tutti i 110 capoluoghi di provincia sia per la scuola dell’infanzia che per la primaria. Oltre a ciò, attraverso l’intervista a 342 tra alunni di scuola primaria, docenti accompagnatori, genitori, rappresentanti di Commissioni mensa, addetti al servizio di ristorazione, è stato preso in esame un campione di mense scolastiche di 9 regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Lazio, Marche, Campania, Molise, Basilicata e Puglia) per evidenziare aspetti relativi alla qualità, sicurezza, igiene, costi, sprechi e rifiuti, per un totale di 230 indicatori. L’indagine è scaricabile sul sito www.cittadinanzattiva.it.

«Il costo crescente del servizio ed i timori per una gestione poco sicura e non di qualità delle mense scolastiche ha favorito l’insorgere di soluzioni “fai da te”, come il pasto da casa, che mostrano indubbie criticità ad oggi irrisolte, nonostante la recente sentenza della Cassazione, e parallelamente la diffusione di esperienze innovative e positive di autogestione del servizio in realtà medio-piccole», dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva. «Per questo chiediamo al ministero della Salute di varare al più presto le nuove linee guida sulla ristorazione scolastica, ferme al 2010, e al Governo di far ripartire un percorso legislativo che ripensi il servizio di ristorazione scolastico, alla luce del Decalogo che abbiamo sottoscritto lo scorso 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, insieme a Foodinsider, Save the Children, Slow Food ed esperti nazionali ed internazionali. In tale percorso andrebbero coinvolte tutte le organizzazioni civiche che da anni si occupano del tema e gli attori di riferimento del servizio. Esprimiamo apprezzamento per quanto dichiarato dal Ministro Fioramonti circa la volontà di sostenere i Comuni con ulteriori risorse per garantire l’uguaglianza nell’offerta e nell’accesso al servizio mensa in tutto il Paese».

Ben quattordici i casi di problemi igienici-sanitari che hanno riguardato mense scolastiche tra novembre 2018 e novembre 2019, censiti attraverso la rassegna stampa: dai vermi e le larve nel piatto nella mensa di due scuole di Orentano e Villa Campanile, in provincia di Pisa (novembre 2018), ai cibi scaduti ritrovati nella mensa di Giugliano (Napoli, Gennaio 2019), alla sfera di metallo ritrovato nella pasta al sugo a Melegnano (Mi) ad ottobre scorso.

Mense sicure ma poco confortevoli
Un quarto delle scuole prese in esame non dispone di un locale mensa; una su tre è priva di porte antipanico; una su dieci presenta distacchi di intonaco e fili elettrici scoperti.
Quattro bambini su cinque affermano che la loro mensa sia pulita e luminosa, ma anche molto rumorosa. Oltre il 90% la considera sicura, circa il 70% ritiene sia allegra e accogliente; ma due su cinque dichiarano che gli arredi non siano né adatti né confortevoli.

Ai bimbi piace mangiare a scuola, ma solo uno su dieci mangia tutto
Circa tre bambini su cinque affermano di aver sufficiente tempo per mangiare, ma solo in un caso lamentano poca disponibilità da parte del personale addetto a servire i pasti.
I cibi più graditi sono gelati e dolci, pizza e pane, segue a distanza carne, frutta e pasta al pomodoro. I meno graditi invece le verdure cotte o a minestra, il pesce e le verdure crude, la pasta in bianco.

Solo un bimbo su dieci mangia tutti i cibi serviti a mensa, ma ben tre su cinque mangiano con piacere a scuola, soprattutto perché possono farlo con i loro compagni.
Oltre la metà dei genitori e dei docenti afferma che vengono serviti prodotti stagionali, meno di uno su tre prodotti biologici. Circa due su tre afferma che le porzioni sono equilibrate e il menù sufficientemente vario. Due famiglie su cinque giudicano inadeguato il costo delle mensa.

Mense poco green e con tanti sprechi
Secondo l’86% dei rappresentanti delle Commissioni Mensa, per apparecchiare si usano tovaglie di carta e vengono utilizzati piatti, posate, bicchieri usa e getta e si beve acqua minerale nella gran parte dei casi (71%).
Il cibo sprecato giornalmente varia dal 10% al 30%. Di questi solo una piccolissima parte, circa l’11%, verrebbe riciclata. Secondo l’86% dei docenti e dei rappresentanti genitori in Commissione mensa i cibi avanzati vengono buttati.

Bullismo e cyberbullismo, formazione docenti. Iscrizione Piattaforma ELISA: nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Nota Miur 4920 del 7 novembre 2019: iscrizione alla Piattaforma ELISA (E-learning degli Insegnanti sulle Strategie Antibullismo) e nomina dei referenti scolastici, regionali e provinciali per il contrasto del
bullismo e cyberbullismo a.s. 2019/20.

Con la sopraddetta circolare il Miur promuove l’utilizzo della Piattaforma ELISA: percorso di formazione rivolto ai docenti referenti di bullismo e cyberbullismo, per l’acquisizione delle competenze psico-pedagogiche e sociali per la prevenzione del disagio giovanile.

Per potenziare le possibilità d’intervento nell’ambito del contrasto e della prevenzione di tali fenomeni, le Istituzioni scolastiche sono invitate dal Miur a nominare o riconfermare almeno due docenti referenti per ogni istituzione scolastica.

La Piattaforma ELISA è stata lanciata a partire dall’a.s. 2018/2019 con nota 4146 del 08-10-2018: i docenti iscritti ad oggi sono più di 5000, più di 4.000 sono le scuole coinvolte.

I corsi di formazione in modalità e-learning sono accessibili agli insegnanti referenti per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo di ogni scuola del territorio italiano.

Contenuti

I contenuti del percorso di formazione spaziano dalla definizione e le caratteristiche del bullismo e del cyberbullismo, alle azioni per prevenire e intervenire efficacemente su tali fenomeni. La formazione è costituita da 4 corsi per un totale di 25 ore formative così suddivise:

  • CORSO 1 “Bullismo e cyberbullismo: conoscenza, valutazione e indicazioni per la prevenzione” (8 ore);
  • CORSO 2 “Percorsi di prevenzione universale” (7 ore);
  • CORSO 3 “Cyberbullismo: gli aspetti giuridici” (3 ore);
  • CORSO 4 “Percorsi di Prevenzione Indicata” (7 ore)
  • CORSO 5 “Bullismo basato sul pregiudizio” attivo dal 2019/20, rivolto a coloro che hanno terminato il percorso base.

Alla conclusione dei corsi viene fornita al docente l’attestazione relativa alle ore di formazione effettuate su Piattaforma ELISA.

Iscrizione

L’iscrizione prevede la compilazione di un modulo (scaricabile al seguente link https://www.piattaformaelisa.it/elearning/login/index.php) per ogni docente che è stato nominato dal Dirigente Scolastico a partecipare alla formazione su Piattaforma ELISA.

Nota iscrizione piattaforma Elisa

Modulo docenti statali

Modulo docenti paritarie

Anief: concorso DS per sanare contenzioso avverso bandi 2011 e 2017. 4 emendamenti

da Orizzontescuola

di redazione

Comunicato Anief – Decreto scuola: Lo scorrimento delle vigenti graduatorie di merito per i 400 idonei al ruolo di dirigente scolastico, una riserva del 30% dei posti messi a concorso per diventare dirigente tecnico agli attuali 65 dirigenti a tempo determinato utilizzati presso l’amministrazione centrale e periferica con il rinnovo dei contratti in essere fino all’espletamento della nuova procedura.

Sono quattro gli emendamenti che Anief chiede al Parlamento di presentare e approvare in merito alle norme previste all’articolo 2 per i dirigenti scolastici e i dirigenti tecnici. Le proposte mirano a disinnescare il contenzioso avverso le due ultime procedure concorsuali con l’indizione di un nuovo corso concorso riservato ai ricorrenti che hanno impugnato i bandi di concorso, a utilizzare appieno le vigenti graduatorie di merito consentendo l’assunzione di tutti gli idonei, a riservare una quota dei posti vacanti e disponibili alle professionalità dirigenziali ad oggi utilizzate presso il Miur per il coordinamento delle attività presso le 8 mila scuole statali e le 12 mila scuole private con il rinnovo dei contratti scaduti o in scadenza.

Marcello Pacifico, presidente Anief: “Si tratta di soluzioni rapide e utili che permettono di far funzionare le nostre scuole con personale dirigenziale che ha superato una prova concorsuale o che ha prestato da anni servizio presso il Miur, risorse umane da non perdere.”

Le proposte emendative all’articolo 2

2.01

Inserire il comma 1-bis:

“Sono ammessi ad una nuova sessione speciale del corso intensivo di durata di 80 ore complessive i ricorrenti del contenzioso avverso il Decreto direttoriale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 13 luglio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 56 del 15 luglio 2011, ovvero il Decreto direttoriale del 20 luglio 2015, n. 499 unitamente ai ricorrenti avverso il Decreto Direttoriale del 23 novembre 2017, 4ª serie speciale, n. 90 del 24 novembre 2017 e a tutti i soggetti non in quiescenza che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano svolto la funzione di Dirigente Scolastico per almeno un triennio a seguito di conferma degli incarichi di cui all’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43. Alla copertura si provvede mediante utilizzo delle risorse destinate alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro in favore dei Dirigenti Scolastici integrate da quelle previste dall’articolo 1, comma 86 e seguenti della legge 13 luglio 2015, n. 107, come modificata dall’articolo 1, comma 591, della legge 29 dicembre 2017, n. 205.”

Motivazione [nuovo corso concorso riservato per i ricorrenti avverso bandi 2011, 2015, 2017]: la norma intende semplificare le procedure di reclutamento dei Dirigenti Scolastici prevedendo l’ammissione dei ricorrenti avverso i bandi di concorso 2011, 2015 e 2017 e dei presidi incaricati a un nuovo corso intensivo per l’immissione nei ruoli di Dirigente Scolastico per sanare il contenzioso in corso presso i tribunali amministrativi.

2.02

Inserire il seguente comma:

“1. I candidati risultati idonei al concorso bandito con decreto del direttore generale del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca n. 1259 del 23 novembre 2017 per il reclutamento dei dirigenti scolastici, possono essere assunti secondo l’ordine di ammissione nella graduatoria di merito, nel limite dei posti annualmente vacanti e disponibili, fatto salvo il regime autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all’articolo 39, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. La graduatoria di merito vige per un triennio e comunque fino alla pubblicazione della nuova del concorso successivo.

Motivazione [scorrimento graduatorie idonei concorsi DS]: per la copertura annuale dei posti vacanti e disponibili, a fronte di mille sedi di presidenza ad oggi scoperte e degli attuati 500 candidati risultati idonei dall’ultima procedura concorsuale, risulta necessario dopo l’intervento dell’art. 10 della legge 12 febbraio 2019 n. 12, procedere allo scorrimento delle vigenti graduatorie di merito, scorrimento cui ha già ricorso il Miur per la nomina di ulteriori 80 vincitori lo scorso mese, a seguito delle rinunce da parte di alcuni vincitori della sede di servizio assegnata. La norma riprende quanto già disposto per il personale docente con l’articolo 1, comma 604, della legge 29 dicembre 2017, n. 205, che ha eliminato in corso d’opera il precedente vincolo del 10% degli idonei previsto dalla legge 13 luglio 2015, n. 107.

2.3

Al comma 3, dopo il primo periodo inserire il seguente:

“Al corso concorso è riservata una quota del 30% dei posti per coloro che, avendo i requisiti per partecipare al corso concorso, abbiano, ai sensi dell’articolo 19 comma 5 bis del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive integrazioni e modifiche, ottenuto l’incarico e svolto le funzioni di dirigente tecnico, per almeno un triennio entro l’a.s. 2019/2020, presso gli uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.”

Motivazione [quota del 30% di riserva al concorso per dirigenti tecnici a t.d.] nel presente decreto sono previste altre due procedure concorsuali riservati una per i docenti e una per i DSGA. Entrambe hanno il carattere di essere procedure chiuse, “riservate” ad una platea determinata di concorrenti e sono accomunate dal fatto che i candidati abbiano svolto per un certo tempo di fatto le stesse funzioni per le quali è bandito il concorso. Appare, pertanto, utile alla luce della quota prevista dall’attuale Testo Unico sulla P.A. prevedere una riserva per non disperdere la professionalità acquisita.

2.4

Al comma 4, dopo il primo periodo inserire il seguente:

“Per tali contratti è prioritariamente perseguita la conferma degli attuali incarichi in essere o cessati nel corrente anno 2019, conferiti ex articolo 19 comma 5-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, presso gli uffici dell’amministrazione centrale e periferica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.”

Motivazione [conferma incarichi dirigenti tecnici a t.d.] appare ragionevole nelle more del concorso da espletare confermare gli attuali 65 contratti attualmente in essere o cessati nel 2019 per far funzionare l’amministrazione scolastica a fronte di oltre 8 mila sede di dirigenza scolastica e 14 mila scuole private, 8 milioni di studenti e 1,3 milioni di lavoratori.

Tre scioperi a novembre, il decreto scuola non cancella il precariato e stipendi sempre fermi: è solo l’inizio

da La Tecnica della Scuola

Con la seconda decade di novembre, prendono il via le proteste sindacali contro il decreto legge n. 126 sulla scuola, con “misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, il cui testo – approvato dal CdM e approdato in Gazzetta Ufficiale a fine ottobre e giunto alla Camera ad inizio novembre – arriverà in Aula il giorno 25.

Il sit-in di lunedì 11

Si parte con un sit-in organizzato unitariamente da Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams, il pomeriggio di lunedì 11 novembre davanti a Montecitorio, a partire delle ore 15,30. I motivi riguardano il mancato mantenimento degli accordi assunti dall’amministrazione ad inizio ottobre: in particolare le organizzazioni sindacali rivendicano la necessità di “salvaguardare la continuità dei Diplomati Magistrali, un sistema strutturale di abilitazioni all’insegnamento e di completare l’attuazione del Decreto Precari.

I motivi della manifestazione

I sindacati hanno spiegato che nel decreto n. 126 “manca la parte relativa alla proroga delle misure contenute nel decreto dignità sulla continuità didattica, che avevamo concordato con il MIUR nell’Intesa del 18 ottobre”.
Inoltre, insistono, “tutta la partita delle abilitazioni a regime, che è parte integrante dell’Intesa del 1 ottobre con il ministro Fioramonti, rappresenta per noi un tema urgente e irrinunciabile”.

Poi ritengono che è “necessario definire percorsi abilitanti a regime caratterizzati da una formazione in ingresso di qualità e un accesso garantito alle diverse categorie di lavoratori coinvolti: docenti con 3 anni di servizio nelle scuole statali, paritarie e nei percorsi di formazione professionale validi ai fini dell’assolvimento dell’obbligo scolastico; docenti di ruolo che vogliono abilitarsi in altra classe di concorso o per altro grado o ordine di scuola; dottori di ricerca”.

Tfa sostegno: servono più posti

I sindacati chiedono anche di essere convocati al Miur “al più presto anche per aprire il confronto sul V ciclo del Tfa sostegno, rispetto al quale vanno garantiti numeri adeguati ai bisogni della scuola e va assicurato l’accesso a tutti gli idonei del IV ciclo. Chiederemo inoltre di definire meccanismi semplificati di accesso per i docenti che hanno maturato il servizio specifico per almeno 3 anni”.

Infine, sostengono che “in vista dell’imminente avvio dei concorsi, straordinario e ordinario, vogliamo garanzie sulla possibilità di partecipare alle procedure per gli specializzandi che non hanno ancora completato la formazione, in quanto senza la loro partecipazione i concorsi per i posti di sostegno rischiano di andare deserti”.

Lo sciopero del 12 novembre

Il giorno dopo, martedì 12 novembre, le lezioni saranno a rischio, perché i docenti, assieme al personale Ata, ma anche del personale Afam e dell’università, tutti di ruolo e precari, potrebbero incrociare le braccia aderendo allo sciopero Anief.

Il sindacato ha presentato una serie di emendamenti al decreto salva-precari, ritiene importante modificare il decreto salva-precari, ma anche procedere alla stabilizzazione del personale Ata, aumentare gli stipendi del personale, affrontare il problema del sostegno e dei diplomati magistrale.

Il sindacato autonomo chiede al ministro dell’Istruzione che gli insegnanti e il personale scolastico possano decidere di rientrare a insegnare nella propria regione.

Tra gli emendamenti presentati al Parlamento, risulta anche quello sui vincoli ai trasferimenti previsti dalla vigente normativa, facendo cadere i tre anni espandibili a cinque (dal 2020/2021) di permanenza obbligata nella provincia di destinazione dell’immissione in ruolo.

Gli scioperi di fine mese

Il mese di novembre si chiuderà con altri scioperi. Mercoledì 27 è previsto quello del sindacato Feder Ata e sarà riservato al personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Due giorni dopo, venerdì 29 novembre, ha proclamato lo sciopero il Sisa, sindacato indipendente Scuola e Ambientein questa occasione, sarà coinvolto il personale docente e dirigente, di ruolo e precario, in Italia e all’estero.

Qualora, poi, la situazione non si dovesse sbloccare, con il decreto n. 126 sulla scuola sostanzialmente confermato rispetto a quello approdato alla Camera ad inizio mese, allora non è da escludere che anche i sindacati Confederali, assieme a Snals e Gilda, possano decidere di proclamare lo sciopero: soprattutto se dalla legge di Bilancio di fine anno – su cui pesa la poco florida situazione delle casse statali e il monito inviato all’Italia dalla Commissione Ue per far quadrare i conti – non dovessero arrivare i finanziamenti utili a rinnovare il contratto attraverso almeno 100 euro lordi, come più volte promesso dal ministro Lorenzo Fioramonti.

E le premesse non sembrano positive nemmeno sul fronte stipendiale, con i lavoratori della scuola che si ritrovano senza contratto ormai da quasi un anno.

Concorsi pubblici, mezzo milione di assunzioni in tre anni

da La Tecnica della Scuola

Finalmente, lo Stato torna ad assumere. Dopo anni e anni di mancato turn over, la macchina pubblica ha deciso di utilizzare le graduatorie degli idonei e, laddove non siano sufficienti, di realizzare nuovi concorsi pubblici, per coprire almeno 150 mila posti l’anno: l’obiettivo è cancellare la politica della spending review, migliorando quindi i servizi pubblici con la sostituzione, al 100%, del personale che lascia per andare in pensione.

La conferma della ministra Dadone

L’annuncio è stato fatto dalla ministra della Funzione Pubblica Fabiana Dadone, dopo che la precedente manovra aveva rinviato al 15 novembre 2019 lo sblocco delle assunzioni nei ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.

Sono interessati al cambio di passo anche gli enti locali, ad iniziare dalle Regioni. Per queste ultime, scrive l’Ansa, “si prevede un decreto ad hoc” e quindi “si potranno fare ancora più assunzioni, ancorandole a parametri diversi dai pensionamenti”.
Le 150 mila assunzioni annue tengono conto, hanno spiegato da Palazzo Vidoni, degli ingressi extra finanziati con le passate manovre.

Complessivamente, sommando tutto, si dovrebbe arrivare a 450-500 mila entrate nell’arco di un triennio.

Nuovi concorsi e quali profili

Per raggiungere lo scopo, la scorsa estata, attraverso il decreto Concretezza, si è provveduto a creare i presupposti per realizzare concorsi più veloci, con test a risposta multipla introdotti anche per le prove scritte.

La correzione potrà essere automatizzata e potranno essere create sottocommissioni quando si oltrepassano i 250 candidati.

Non ci sarà poi bisogno di un’autorizzazione preventiva ad assumere (nel limite dell’80% delle facoltà).

Chi gestisce la pubblica amministrazione sembra avere le idee chiare su quali saranno i prossimi concorsi.

L’ex ministro per la PA Giulia Bongiorno, aveva anche individuato le professionalità da reclutare in via prioritaria: esperti in digitalizzazione, in gestione dei fondi strutturali, in semplificazione amministrativa e in controllo di gestione.

E la scuola?

Per la scuola, dove quest’anno si è registrato un numero di supplenze annuali superiori al passato, oltre 200 mila, la disposizione non avrà effetti pratici.

In questi anni, gli istituti scolastici hanno continuato a funzionare senza tenere conto dei blocchi assunzioni previsti per il resto del pubblico impiego. Il turn over, infatti, anche se non al 100%, si è sempre attuato.

Tuttavia, la spinta ai concorsi, ordinari e straordinari previsti nel 2020 per il personale docente, impressa prima dall’ex ministro Marco Bussetti e confermata dall’attuale titolare del Miur Lorenzo Fioramonti, porterà comunque all’assunzione di almeno 48 mila nuovi insegnanti (suddivisi equamente) nel volgere di un biennio.

I corsi abilitanti e di specializzazione

Parallelamente, si abiliteranno decine di migliaia di insegnanti precari attraverso i Pas.

E si specializzeranno quasi 50 mila docenti sul sostegno, per coprire l’alto numero di cattedre destinate alla didattica speciale che ad oggi risultano ancora senza titolare, tanto che a due mesi dall’inizio dell’anno scolastico stanno costringendo i dirigenti scolastici a fare i salti mortali per assumere fuori graduatoria tramite Mad.

Ata penalizzati

Un discorso a parte, purtroppo in negativo, va fatto per il personale Ata della scuola pubblica – assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici – per il quale negli ultimi lustri si è spesso deciso di non procedere ad alcuna assunzione.

E anche quando è stato fatto, non si è mai andati oltre al ricambio derivante dai pensionamenti, sebbene i posti disponibili fossero molti di più.

Nota 11 novembre 2019, AOODGOSV 22805

Ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
e p.c. AI Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
SEDE
AI Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
SEDE
AI Direttore generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
SEDE
AI Sovrintendente agli Studi per la Regione Autonoma della Valle D’Aosta
AI Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma di Bolzano AI Sovrintendente Scolastico per la Provincia Autonoma di Trento All’Intendente Scolastico per le scuole delle località ladine di Bolzano
All’Intendente Scolastico per la scuola in lingua tedesca di Bolzano LORO SEDI

Oggetto: Istruzione degli adulti e apprendimento permanente – Funzionamento dei CPIA a.s. 2019-2020