Rientro a scuola, nella maggior parte delle Regioni è fissato al 10 gennaio

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Molte Regioni, secondo i calendari scolastici deliberati, avrebbero dovuto riprendere le lezioni, dopo la pausa natalizia, immediatamente dopo l’Epifania, quindi prevedendo il rientro in classe il 7 gennaio.

Altre Regioni avevano già deciso di evitare di riaprire le scuole per soli due giorni (il 6 gennaio cade infatti di giovedì), deliberando la ripresa delle attività didattiche per lunedì 10 gennaio.

Considerata la situazione epidemiologica in questi giorni sempre più grave, alcune Regioni, in via precauzionale, hanno rinviato la riapertura delle scuole a lunedì. Le ultime in ordine di tempo ad aver disposto lo slittamento sono state Basilicata e Sardegna.

A queste devono aggiungersi ordinanze emanate da Sindaci per singoli territori. Nelle Marche, dove le lezioni sono riprese oggi, 7 gennaio, è stata disposta la didattica a distanza.

Queste sono le date stabilite a livello regionale:

Abruzzo: 10 gennaio (ordinanza)

Basilicata: 10 gennaio (ordinanza)

Bolzano: 10 gennaio

Calabria: 10 gennaio (ordinanza)

Campania: 10 gennaio

Emilia Romagna: 7 gennaio

Friuli Venezia Giulia: 7 gennaio

Lazio: 10 gennaio (ordinanza)

Liguria: 10 gennaio

Lombardia: 7 gennaio

Marche: 7 gennaio

Molise: 10 gennaio

Piemonte: 10 gennaio

Puglia: 10 gennaio

Sardegna: 10 gennaio (ordinanza)

Sicilia: 10 gennaio (ordinanza)

Toscana: 7 gennaio

Trento: 7 gennaio

Umbria: 10 gennaio (ordinanza)

Valle d’Aosta: 10 gennaio

Veneto: 10 gennaio

Nuove misure anticovid per il mondo della scuola. Cosa c’è da sapere

da La Tecnica della Scuola

Di Salvatore Pappalardo

Alla luce del dilagarsi dei contagi derivati dalla variante OMICRON, il consiglio dei ministri ha ritenuto opportuno emanare delle disposizioni volte a contenere il diffondersi dei contagi.

Per il mondo della scuola le ultime disposizioni prevedono diversi tipi d’intervento secondo l’ordine di scuola:

Scuola infanzia

Con un solo caso di contagio, le attività didattiche saranno sospese per dieci giorni.

Scuola primaria alunni

Scuola primaria

  • Con un solo caso di contagio, le attività didattiche continueranno in presenza dopo aver eseguito un test di verifica su tutti gli alunni.
  • Con due casi di contagi, le attività didattiche saranno effettuate in DAD per tutta la classe per la durata di dieci giorni.

Scuola secondaria di primo e secondo grado

  • Con un solo caso di contagio, le lezioni continueranno in presenza ma sarà obbligatorio l’uso della mascherina FFP2.
  • Con due casi di contagi le lezioni saranno svolte con la seguente modalità: per gli alunni che sono guariti e per quelli che hanno avuto somministrato il richiamo da non più di 4 mesi, continueranno le lezioni in presenza, mentre per gli altri è prevista la didattica digitale integrata.
  • Con tre casi di contagi, le lezioni sarebbero effettuate in DAD per un periodo di 10 giorni per tutta la classe, fermo restante il monitoraggio degli alunni.

Personale scolastico

  • Come per ogni attività lavorativa, dal 15 febbraio in poi, è previsto il possesso del super green pass per i tutti i dipendenti con un’età dai 50 in su . detto grenn pass si ottiene o con la vaccinazione o con la guarigione dal covid 19.
  • E’ esentato il personale incompatibile al vaccino, per motivi di salute. Incompatibilità da documentare con certificazione medica.

Qualora il personale scolastico non dovesse trovarsi in una delle condizioni suddette (o vaccinato o esentato per motivi di salute) non riceverà lo stipendio, fermo restante la conservazione del posto fino alla presentazione di uno dei due documenti (super green pass o certificazione medica).

I Ds che chiedono la Dad: ‘C’è un problema di sorveglianza. Vogliamo essere ascoltati’

da Tuttoscuola

Laura Biancato è tra i primi firmatari, insieme ad un gruppo di dirigenti scolastici che collaborano insieme da anni, della lettera indirizzata stamani al presidente Draghi, al ministro Bianchi ed ai presidenti delle Regioni per chiedere due settimane di didattica a distanza dal 10 gennaio. Spiega a Tuttoscuola la dirigente scolastica dell’ITET “Luigi Einaudi” di Bassano del Grappa (VI): “Ci siamo sentiti in questi giorni tra colleghi ed abbiamo provato a scrivere un appello per far sentire la nostra voce. Siamo arrivati in questo momento a 1200 firme”.

Com’è la situazione ad oggi?

“Non direi che è ingestibile perché in questi due anni noi ci siamo ormai abituati a gestire situazioni di diverso tipo e che sono andate cambiando repentinamente. Il problema in questo momento crediamo che sia l’incognita del personale in servizio. Tutti stiamo ricevendo in questi giorni comunicazioni da parte di docenti e personale Ata che ci fanno sapere che sono positivi o che devono stare in isolamento per contatti stretti avuti durante le vacanze di Natale. Avremo già da lunedì assenze numerose e in ascesa, con un serio problema di sorveglianza puntuale di alunni e studenti. A questo si aggiunge la preoccupazione per l’escalation di contagi tra i giovani, come dimostrano le statistiche. Si continua a dire che le scuole siano i luoghi più sicuri ma in effetti non lo sono, si tratta di contesti dove si verificano assembramenti inevitabili. La preoccupazione per la salute è per noi al primo posto”.

E’ stata contattata da qualcuno del governo?

“Io no, non so i miei colleghi. Ad aver prodotto quel documento siamo un gruppo di quindici persone. Lo abbiamo scritto stamani dopo averne parlato ieri sera quindi può anche darsi che qualcuno sia stato contattato. Il nostro intento è di farci ascoltare e siamo grati a Tuttoscuola per aver tempestivamente rilanciato il nostro appello. La percezione è che non si sia chiesto al mondo della scuola cosa ne pensa della riapertura. Noi siamo sul campo, organizziamo tutto il possibile perché la didattica possa essere in presenza, ma ci rendiamo conto di difficoltà che non si vedono dall’alto. Non siamo stati consultati. Parlano per noi le associazioni sindacali ma   sarebbe il caso di andare più a fondo di quella che può essere la percezione di una organizzazione sindacale. E’ necessario ascoltare le persone che sono a scuola tutti i giorni e che non hanno mai smesso di lavorare neanche nei giorni di Natale: in questi giorni abbiamo dovuto provvedere ai tracciamenti, alle comunicazioni di contagio, ai provvedimenti rispetto a chi non ha assolto all’obbligo di vaccinazione. Abbiamo lavorato strenuamente e vorremmo essere ascoltati per dire quali sono le condizioni reali”.

Un esempio?

“Basta pensare al nuovo protocollo che prevede che si distingua tra vaccinati e non vaccinati, ma noi non abbiamo i dati: per disposizione del Garante non siamo tenuti a conoscere i dati di vaccinazione degli studenti. Avere una disposizione dall’alto che noi non possiamo assolutamente rendere concreta dato che non ne abbiamo gli strumenti, evidenzia quanto poco si capisca della scuola vera”.

Cosa si augura?

Che ci sia una riflessione seria sul rischio dell’apertura da lunedì in poi, basata sui fatti e su quello che concretamente è la realtà delle scuole. E che sia una riflessione che contempli la differenza tra ordini di scuola. Gli istituti comprensivi hanno dei problemi, le superiori ne hanno altri. Per ciascuna di queste realtà e probabilmente per ciascuna regione bisogna prendere decisioni ad hoc. E’ stata massimizzata la previsione di riapertura per lunedì 10 gennaio ma pensiamo che ogni regione dovrebbe cercare di calcolare i propri rischi ed ogni istituto dovrebbe valutare la situazione, che per noi è grave. La proposta che facciamo nella petizione di spostare di due settimane il rientro in classe vale per tutto il territorio nazionale come emergenza”.

Perché due settimane?

“Pensiamo che sia il tempo necessario per capire e quantificare l’effetto delle vacanze di Natale passate in contatto con tantissime persone. Gli studenti rientrano dopo aver avuto contatti stretti e l’effetto si vedrà a giorni, presumiamo. Speriamo che qualcuno ci ascolti, il nostro appello è destinato alla tutela di tutte le persone che sono a scuola, operatori e studenti”.

Gestione casi Covid a scuola: via libera alle nuove misure

da Tuttoscuola

Via libera in Consiglio dei Ministri alle nuove regole per la gestione dei casi di positività in ambito scolastico. “Abbiamo dato regole chiare per un rientro in presenza e in sicurezza”, sottolinea il Ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi. “La decisione presa dal governo tiene conto, da un lato, dei dati sanitari e dell’evoluzione della pandemia, dall’altro, rappresenta una scelta chiara che tutela la possibilità per studentesse e studenti, tenendo conto del diverso grado di vaccinazione raggiunto e del diverso grado di scuola, di continuare a frequentare in presenza, a garanzia di un’uguaglianza sostanziale di accesso al servizio scolastico”. Di seguito le nuove regole per la gestione dei casi Covid a scuola.

Gestione casi Covid nella scuola dell’infanzia – Servizi educativi per l’infanzia

Con un caso di positività si applica al gruppo classe/alla sezione la sospensione delle attività, per una durata di dieci giorni.

Gestione casi Covid nella scuola primaria

Con un caso di positività si attiva la sorveglianza con testing del gruppo classe: l’attività prosegue in presenza effettuando un test antigenico rapido o molecolare appena si viene a conoscenza del caso di positività (T0). Il test sarà ripetuto dopo cinque giorni (T5). In presenza di due o più positivi è prevista, per tutta la classe, la didattica a distanza per la durata di dieci giorni.

Gestione casi Covid nella scuola secondaria di I e II grado

Con un caso di positività nella stessa classe è prevista l’autosorveglianza con la prosecuzione delle attività e l’uso delle mascherine ffp2Con due casi nella stessa classe è prevista la didattica digitale integrata per coloro che non hanno avuto la dose di richiamo e hanno completato il ciclo vaccinale da più di 120 giorni e per coloro che sono guariti da più di 120 giorni. Per tutti gli altri è prevista la prosecuzione delle attività in presenza con l’autosorveglianza e l’utilizzo di mascherine ffp2. Con tre casi nella stessa classe è prevista la didattica a distanza per dieci giorni per tutta la classe.

Saranno potenziate, poi, le attività di screening, anche attraverso lo stanziamento di risorse (oltre 92 milioni) per consentire alla popolazione scolastica in autosorveglianza di effettuare i test gratuitamente in farmacia e nelle strutture convenzionate. È già partita, inoltre, la distribuzione di mascherine ffp2 al personale “preposto alle attività scolastiche e didattiche nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole di ogni ordine e grado, dove sono presenti bambini e alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie”. In attuazione della legge di bilancio è stato infine dato il via libera al rinnovo dei contratti del personale di potenziamento per l’emergenza assunto a settembre, sia Ata che docenti.

La rivolta dei presidi

da STAMPA

La rivolta dei presidi I dirigenti chiedono di posticipare il ritorno a scuola “Situazione Ingestibile, servono due settimane di Dad”

FLAVIA AMABILE

ROMA

Fallito il tentativo di una parte delle Regioni di far slittare il rientro a scuola in presenza, ieri sono stati i presidi a chiedere al governo di posticipare il ritorno in classe di studenti e insegnanti. Le iniziative sono state numerose in varie parti d’Italia e sono culminate in un appello promosso da una ventina di dirigenti scolastici e firmato da circa 2 mila colleghi, quasi un terzo dei presidi italiani. Lanciano un allarme pe r una «s ituazione i ngestibile» e chiedono al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e ai governatori «una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza – con l’attivazione di lezioni a distanza-perd uè settimane». Una posizione simile era stata espressaduegiomifa anche da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi. Il governo non sembra però intenzionato a cambiare idea. come chiarito due giorni fa durante il Cdm che ha definito le nuove regole sulle quarante ne. Nella scuola dell’infanzia si va tutti in quarantena per dieci giorni con un solo caso positivo mentre alla primaria la Dad scatta in presenza di due positivi. Nelle scuole secondarie le lezioni sono in Dad per 10 giorni se ci sono tré positivi nella stessaclasse. Con un positivo è invece prevista l’auto-sorveglianza per tutta la classée con due positivi scatta una distinzione: per chi ha fatto 2 dosi di vaccino o è guarito da più di 120 giomienonha avuto la dose di richiamo si applica laDad per 10 giorni, mentre gli altri proseguono in classe in auto-sorveglianza. Una differenza – ha spiegato il ministro Bianchi – motivata dal fatto che i bambini in gran parte non sono ancora immunizzati (oltre 3 milioni senza dose tra i 5 e gli 11 anni) mentre «diversa è la situazione dei ragazzi più grandi, dove bisogna soltanto completare l’opera di vaccinazione». Con queste regole, con 400 milioni per la proroga dell’organico Covid e un potenziamento del tracciamento promesso dal commissario Fi gliuolo, le scuole si preparano al rientro dopo le vacanze di Natale. Cinque Regioni e una Provincia (Trento) riprenderanno le lezioni oggi. Tutte le altre hanno preferito posticipare almeno fino a lunedì. Nei mesi di gennaio e febbraio anche negli atenei migliaia di studenti potrebbero svolgere a distanza e online le prossime prove, sedute di laurea ed esami, in via del tutto eccezionale e laddove non sia possibile gara nti rè la prese nza. Esami e lauree a distanza «È doloroso chiedere la Dad ma in questa situazione capisco che si possa preferire alle lezioni in presenza – spiega Cristina Costare Ui, presidente dell’Anp del Lazio e dirigente del liceo Newton di Roma -. Se però tom ia mo a p aria me è per- che alla scuola in questi due anni non è stata data la priorità che meritava con investimenti in spazi, tracciamento, ventilazione, organici”. La scuola, però, nonostante tutto, ricorda Costarelli, resta un ambiente molto più sicuro di altri, «II liceo che dirigo hachiusoprima delle vacanze con un solo caso positivo. Riapriremo con 50 studenti che mi hanno comunicato di essersi contagiati durante le feste. In piùavròl2docenti assenti e non so come potrò sostituirli·”. È la stessa difficoltà che stanno incontrando la gran partedelle scuole. Vale ria Pirone, dirigente dell’istituto comprensivo Vittorino da Feltre di Napoli: «La scuola riparte in sicurezza dice il ministro? Quest’affermazione mi offende. Da lunedì rischio di avere classi deserte per i contagi tra gli alunni e un numero insufficiente di insegnanti. Non credo che riusciremo a garantire l’orario completo. E dovremo gestire l’attività nella scuola dell’infanzia dove i bambini stanno a scuola per 8 ore senza mascherine e dove durante la refezione anche gli insegnanti tolgono la protezione in un momento in cui i bambini toccano tutto. E  vogliamo dire che è un ambiente sicuro?”.

La rivolta dei presidi “La scuola non è sicura Dad fino al 31 gennaio”

da REPUBBLICA

di Valentina Lupia

I presidí: troppi pericoli, la scuola deve riprendere soltanto in Dai La rivolta dei presidi “La scuola non è sicura Dad fino al 31 gennaio” In duemila firmano l’appello al governo: “Contagi mai visti, molti istituti rischiano di chiudere” Adesioni in tutta Italia, ma il ministro Bianchi: si riparte il 10, sarà un ritorno nelle aule in sicurez di Valentina Lnpia ROMA – Hanno firmato da Cuneo a Catania, passando per Bologna, Firenze, Roma, Napoli. E in piccoli Comuni, dal Monferrato alla Tuscia e alla Val d’Orcia. È la rivolta dei presidi d’Italia, che in duemila (su un totale di ottomila) hanno sottoscritto un «appello urgente» indirizzato al governo: senza troppi giri di parole, chiedono di decretare la didattica a distanza fino a fine gennaio, a partire da lunedì. Perché la variante Omicron dilaga e contagia anche docenti, collaboratori scolastici, studenti: 320mila quelli attualmente positivi. «Numeri altissimi – si legge nel documento – mai visti prima», che se sottovalutati determineranno «insolubili problemi». Come quelli delle sostituzioni, perché tra positivi, quarantene e personale non in regola con la vaccinazione obbligatoria i buchi da riempire aumentano giorno dopo giorno. E il rischio, aprendo il 10 , sarebbe quello di ritrovarsi «nell’impossibilità di garantire la sicurezza e la vigilanza» o addirittura di non poter aprire interi plessi. Frasi forti, queste, sottoscritte da un numero di presidi destinato a crescere nelle prossime ore: c’è Laura Biancato, preside dell’Einaudi di Bassano del Grappa, “Dirigente dell’anno 2021” secondo “Your Edu Action”, e poi ci sono Antonio Fini, che è a capo dell’istituto d’istruzione superiore Capellini-Sauro di LaSpezia, la presideAlessandra Rucci del Galilei di Ancona, Carlo Firmani del liceo Socrate di Roma, Elisa Colella del Cutelli di Catania. E poi tanti altri, tutti con lo stessa enorme paura di vedere le proprie classi trasformate in maxi-cluster: «Sappiamo che il virus si trasmette per aerosol e che l’ambiente dell’aula è una condizione favorevolissima al contagio». E già «prima della sospensione natalizia abbiamo assistito ad un’elevata incidenza di contagi all’intemo delle classi: alunni edocenti, anche se vaccinati». Ma ora, con la contagiosissima variante Omicron e «il protocollo di gestione dei casi che grava sulle aziende sanitarie» la portata del fenomenoè diventata altamente «rischiosa». Troppo. Per questo, dicono «con forza» i quasi 2mila firmatari, bisogna chiudere e tornare alle lezioni virtuali. «Almeno per 2/3 settimane», secondo il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli, «pure per guadagnare terreno sulle vaccinazioni dei più giovani», e anche se questo significa tirarsi dietro le proteste del fronte no Dad, con famiglie e liceali in prima linea: «Stiamo già subendo le conseguenze della didattica a distanza, dalle carenze didattiche alla salute mentale – dice Luca lannello, della Rete degli studenti medi -. Sarebbe difficile accettare un’altra chiusura, soprattutto perché non abbiamo visto alcuno sforzo nella risoluzione dei problemi». Come screening di massa prima del ritorno sui banchi, che pure i presidi avevano chiesto per un rientro potenzialmente più sereno. Ma la politica ribadisce la propria posizione e tira dritto. Le nuove misure (dalle regole sulle quarantene all’obbligo vaccinale per prof e personale, fino alle mascherine Ffp2 ove previsto) sono mirate «a un ritorno nelle aule in presenza ( m sicurezza», ha detto il ministro all’Istruzione Patrizio Bianchi. Nessun ripensamento per ora, insomma: il 10 si rientra in classe. «Bene – ribatte Valeria Sentili, tra i firmatari dell’appello e preside dell’istituto comprensivo Frane esca M o rvi Ilo di Roma-. Ma se va a finire come diciamo noi, che la scuola la viviamo ogni giorno, al governo lo diremo senza mezzi termini: “Vi avevamo avverti ti”».

Scuola, la protesta dei presidi = I presidi contro la riapertura «Tutti in Dad fino al 24 gennaio»

da CORRIERE DELLA SERA

«Lezioni da casa per almeno due settimane». Ospedali nel caos a Napoli e Palermo
di Valentina Santarpia

Nuovo record, quasi 220 mila contagi. Open day per l’obbligo vaccinale dei oOenni. Mulle nno a º.500 eui Scuola, la protesta dei presid «Lezioni da casa per almeno due sellimane». Ospedali nel caos a Napoli e Palern Studenti a casa con didattica a distanza almeno fino al 24 gennaio «perché non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per riaprire». Anche perché tra contagiati e no vax «manca il personale». È quanto chiedono quasi duemila presidi con una lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Nel giorno del nuovo record di positivi (219 mila casi) gli ospedali di Napoli e Palermo sono nel caos con code ai pronto soccorso. Obbligo di vaccino per over 50, open day dedicati e corsie preferenziali negli hub. Le multe possono arrivare fino a 1.500 euro. da pagina 2 a pagina 9 In duemila chiedono ili posticipare il ritorno in classe previsto lunedi 11 sindacalo: mancano personale e l”l’p2. Il ministro: in alila in sicure//a I NODI E LE MISURE 11 sottosegretario Costil (Salute): non temiamo blwelii delle lex su (.listini/lamento e aera/ione pachiamo scelte del passato I presidi contro la riapertura «Tutti in Dad fino al 24 gennaio; «Non ci sono le condizioni di sicurezza per riaprire, manteniamo gli studenti in Dad (didattica a distanza, ndr) almeno fino al 24 gennaio e, se necessario, fino al contenimento del contagio»: la «bomba» arriva in tarda mattinata nel giorno dell’Epifania, quando un gruppo autonomo di dirigenti scolastici diffonde una lettera appello al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e al premier Mario Draghi. All’inizio sono pochi (una ventina), ma col passare delle ore il numero di sottoscrittori schizza a 2 mila, su 8 mila presidi in Italia, e la voce che il rientro a scuola possa essere rinviato inizia ad essere insistente. «Sono sempre stata critica sulla chiusura della scuola, ho sempre ritenuto che fosse un baluardo importantissimo da salvaguardare — spiega Amanda Ferrario, dirigente del liceo Tosi di Busto Arsizio, una delle promotrici dell’iniziativa —; ma oggi non ci sono le condizioni. Mancano mascherine Ffpa per tutti, e soprattutto manca il personale: tra non vaccinati e positivi, le assenze sono tali da non permetterci di garantire il servizio». Il sindacato dei presidi rilancia: «Mettiamo tutti in Dad fino a febbraio — dice Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi — e intanto garantiamo Ffp2 a tutti ed effettuiamo una massiccia campagna di testing». E una doccia fredda per il governo, che ha appena varato un nuovo protocollo per alleggerire le quarantene e quindi garantire il più possibile la presenza a scuola degli studenti. Anche ieri mattina il ministro Bianchi ha ribadito al Tgi che tutto il pacchetto delle nuove norme ha l’obiettivo «di far tornare in aula in presenza e in sicurezza» gli studenti dal io gennaio. Ma Giannelli ha «il sospetto che la tempistica dei test e del tracciamento non sia migliorata rispetto al passato e c’è il rischio che la scuola abbia notizia dei risultati dei tamponi effettuati solo diversi giorni dopo». Timori condivisi: secondo Maddalena Gissi, Cisl scuola, il «rientro in presenza è solo una narrazione virtuale, spiacevole e incoerente. In migli a i a di istituzioni scola- stiche ci sono elevati rischi di ripresa a singhiozzo, di attività didattiche per poche ore o solo per qualche classe». Anche la vice segretaria Cgil Gianna Fracassi avvisa: «C’è tanto personale scolastico tra i contagiati. C’è il rischio per lunedì prossimo di avere una situazione di difficoltà». «Preoccupazione» per questo rientro a scuola anche dalla Rete degli studenti medi: «Ci saremmo aspettati una maggiore velocità e attenzione da parie di governo e ministero in queste settimane. Abbiamo visto, invece, solo uno scarico di responsabilità verso le Regioni che in autonomia stanno decidendo di rimandare di qualche giorno il rientro». E infatti i segnali arrivano: il governatore della Puglia Michele Emiliano vuole la Dad fino a febbraio, e quello della Campania Vincenzo De Luca non ha fatto
mistero di spingere per una chiusura delle scuole durante la fase critica dei contagi. Ma dal ministero dell’Istruzione insistono che le misure del decreto puntano a tutelare presenza e sicurezza, con una gradualità legata alle fasce di età e al tasso di vaccinazione. Le misure sono diverse per gli studenti vaccinati e non, perché «è diverso il grado di protezione», dice Bianchi. Ma oltre 700 mila alunni di medie e superiori non vaccinati rischiano di restare a casa con due casi in classe. E alle elementari ci sono ancora oltre tré milioni di bambini senza nemmeno una dose. Valentina Santarpia Le Regioni Puglia e Campania spingono per una chiusura fino alla fase critica dell’ondata I punti La lettera di 2 mila presidi O Duemila dirigenti scolastici hanno sottoscritto una lettera appello al ministro dell’Istruzione e al premier in vista del rientro in classe programmato II 10 gennaio Mila Sono gli studenti delle scuole medie e superiori non ancora vaccinati. Tré milioni alle elementari Le contestazioni al nuovo piano Operi dirigenti scolastici non ci sono le condì? ioni per riaprire le scuole In sicurezza e si chiede di mantenere in Dad gli studenti almeno fino al 24 gennaio o al contenimento del contagio Cosa dice il decreto La regola «1-2-3» O Con un solo positivo, al nido o all’asilo, l’attività viene interrotta per tutti per 10 giorni. Alle elementari servono due casi; alle medie e superiori, con dje casi c’è la Dad per i non vaccinati; con tré casi per tutti La mascherina e l’obbligo O I bambini fino a 6 anni sono esonerati dall’obbligo della mascherina. Mentre nelle medie e superiori. in caso anche solo di un positivo, diventa obbligatorio indossare per tutti le Ffp2 -tit_org- Scuola, la protesta dei presidi I presidi contro la riapertura «Tutti in Dad fino al 24 gennaio»

Nota 7 gennaio 2022, AOODGCASIS 29

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per i sistemi informativi e la statistica

Ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche ed educative Ai Coordinatori delle scuole paritarie
E, p.c. Ai Direttori generali e ai dirigenti titolari degli UU.SS.RR.

Oggetto: COVID-19 – Rilevazione della situazione epidemiologica nelle scuole.

Decreto-Legge 7 gennaio 2022, n. 1

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore. (22G00002)

(GU Serie Generale n.4 del 07-01-2022)

AVVISO DI RETTIFICA  

Comunicato relativo al decreto-legge 7 gennaio 2022, n.1 (Raccolta 2022), recante: «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore». (Decreto-legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 4 del 7 gennaio 2022). (22A00153)

(GU Serie Generale n.7 del 11-01-2022)

Nel decreto-legge citato in epigrafe, pubblicato nella sopra indicata Gazzetta Ufficiale, sono apportate le seguenti correzioni:
– alla pagina 2, prima colonna, all’articolo 1, comma 1, capoverso art. 4-quinquies, comma 3, dove e’ scritto: “3. Il possesso delle certificazioni…”, leggasi: “3. La verifica del possesso delle certificazioni…”;
– alla pagina 4, prima colonna, all’articolo 3, comma 1, lett. a), n. 2, dove e’ scritto: «…comma 3, le parole “comma 1” sono sostituite dalle seguenti: “commi 1 e 1-bis”;», leggasi: «…comma 3, le parole “al comma 1” sono sostituite dalle seguenti: “ai commi 1 e 1-bis”;».