Politiche per l’inclusione, le sfide per il 2022

Politiche per l’inclusione, le sfide per il 2022
Vita del 05/01/2022

Il presidente della FISH traccia un bilancio dell’anno appena trascorso, conclusosi con l’approvazione di una serie di importanti provvedimenti legislativi per le persone con disabilità e le loro famiglie

Il 2021 è stato un anno di duro lavoro, nel quadro della perdurante pandemia da Covid, ma il nostro impegno e la costante interlocuzione con le forze istituzionali, sostanziato anche da un congresso aperto che ha coinvolto tutti i Segretari delle forze politiche di Governo, ha portato a conseguire numerosi e importanti risultati, di cui vale la pena elencare i principali qui di seguito.

Innanzitutto, per restare alla pandemia, la battaglia – alla fine vincente – volta ad ottenere la priorità vaccinale anti-Covid per le persone con disabilità e i loro caregiver familiari. In ambito scolastico, poi, la continua azione di pressione per far sì che gli alunni e le alunne con disabilità, i più penalizzati dalla didattica a distanza, potessero continuare a frequentare le lezioni in presenza anche nelle cosiddette “Zone Arancioni” e “Zone Rosse”, mentre sul fronte del lavoro va ricordato quanto ottenuto con le successive proroghe dello “smart working” per i cosiddetti “lavoratori fragili”.
E ancora, per quanto concerne la mobilità, la nuova Banca Dati Nazionale CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo) e il concreto avvio della Disability Card, che permetterà alle persone con disabilità di accedere con più facilità a numerosi servizi, sono risultati che hanno coronato il nostro lavoro di anni, senza dimenticare l’impulso dato alla possibile gratuità dei parcheggi tra le strisce blu a livello nazionale, nel quadro del cosiddetto “Decreto Infrastrutture”.

Punto di svolta dell’anno è stato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentato dall’Italia alla Commissione Europea e contenente numerosi passaggi riguardanti le persone con disabilità e le loro famiglie, in un tutt’uno organico decisamente nuovo, oltreché con la previsione di una Legge Delega al Governo in materia di disabilità, per realizzare i principi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in coerenza con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e con la recente Strategia per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030.
Quella stessa Legge Delega è stata approvata negli ultimi giorni dell’anno (Legge 227/21), grazie anche all’impegno di tutta la nostra Federazione e la riteniamo un fondamentale “ponte di passaggio”, un’occasione da non perdere, per cambiare una società in cui i diritti umani delle persone con disabilità sono ancora troppo spesso calpestati. Una riforma necessaria e innovativa che dovrà essere in grado di rispondere al meglio ai bisogni delle persone con disabilità, nel complesso percorso dell’intera vita.

Altre due questioni, infine, sono quelle che ci hanno visto agire prontamente, da una parte per modificare gli esiti di quel Messaggio dell’INPS che andavano a danno dei percettori di assegno di invalidità civile parziale – ciò che è avvenuto con il successivo Decreto Legge Fiscale – nonché per l’introduzione di una serie di misure nella Legge sull’Assegno Unico Universale, volte a prevenire possibili disuguaglianze nei confronti delle famiglie con disabilità.

Proprio alla fine dell’anno, poi, è arrivata la Legge di Bilancio per il 2022 (Legge 234/21) alla quale il nostro Centro di Studi Giuridici HandyLex ha dedicato nei giorni scorsi una prima approfondita analisi, cui rimandiamo, ricordandone qui l’accenno ai vari stanziamenti approvati, per un totale di circa un miliardo di euro aggiuntivi, con l’istituzione di nuovi Fondi specifici, che guardano anche settori come quello dei servizi scolastici (trasporti e assistenza all’autonomia e alla comunicazione) o quello del turismo.

Lungi dall’essere un autoelogio sterile, questa elencazione, simbolica e non esaustiva, rappresenta una sorta di “promemoria”, all’insegna della volontà di non dimenticare e per poter costruire il futuro prossimo su basi solide. Quelli che abbiamo a suo tempo definito come “capisaldi”, ossia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la conseguente Legge Delega, attendono infatti concretezza e i venti mesi entro cui dovranno essere approvati i Decreti Attuativi della nuova norma sono un tempo che richiede da subito il nostro maggiore impegno.

Nello specifico della scuola, abbiamo recentemente presentato una nostra Proposta di Legge, per garantire la continuità didattica dei docenti di sostegno e altre norme che possano finalmente portare a una reale inclusione di tutti gli alunni e le alunne con disabilità.
Sul tema del lavoro abbiamo chiesto già da tempo di cambiare decisamente rotta, rafforzando gli incentivi alle assunzioni di persone con disabilità, definendo una volta per tutte le Linee Guida di funzionamento dei servizi del collocamento mirato, ad oggi non ancora pubblicate, e creando la banca dati dello stesso collocamento mirato.
Ma non mancheremo di fare la nostra parte contro ogni forma di segregazione di persone con disabilità, sulla strada dell’auspicata deistituzionalizzazione, continuando a lavorare ulteriormente, su altri versanti, per far crescere la consapevolezza della discriminazione multipla subita dalle donne con disabilità, ma anche per arrivare finalmente all’approvazione di una buona Legge che riconosca la figura e il ruolo svolti dai caregiver familiari.
E da ultimo, ma non certo ultimo, cercheremo di cogliere ogni opportunità legislativa che possa una volta per tutte portare le pensioni di invalidità a un livello ben superiore a quello inaccettabile dell’oggi.

Questo 2022 coinciderà anche con il Congresso Elettivo della nostra Federazione e con il rinnovo delle cariche sociali che la rappresentano. Sarà un fondamentale momento di passaggio sul quale confido nell’impegno di tutte le organizzazioni nostre aderenti, tramite i propri leader associativi, per dare continuità al percorso di impegno intrapreso in questi ultimi anni.

Tanti sono dunque gli auspici con cui la FISH rinnova gli auguri che questo nuovo anno possa portare con sé la concretizzazione di tante speranze, affinché gli sforzi resi non siano stati vani. Continueremo pertanto a monitorare le varie norme e le prassi correnti del nostro Paese affinché possano rispondere al meglio ai nostri bisogni, intervenendo con forza, prima di tutto insieme alle Associazioni a noi aderenti, laddove di volta in volta ne ravviseremo la necessità.
Certo, il percorso sarà ancora lungo, ma andrà di pari passo con il nostro impegno quotidiano, senza paura di rischiare, senza mai restare indifferenti e soprattutto senza mai negoziare i diritti umani delle persone con disabilità e delle loro famiglie!

di Vincenzo Falabella,
Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap)

B. Yoshimoto, Il dolce domani

Yoshimoto tra la vita e la morte

di Antonio Stanca

Tempo fa nella serie “Narratori” della Feltrinelli è comparso il romanzo Il dolce domani della scrittricegiapponese Banana Yoshimoto. La traduzione è di Gala Maria Follaco. L’opera risale al 2011 e nella postfazione la Yoshimoto dice di dedicarla alle vittime e ai superstiti del terremoto avvenuto quell’anno in Giappone, divolere con la sua lettura aiutare, confortare i reduci di quella grave circostanza, indicare una via per superarla.Erano quegli intenti umanitari che hanno sempre ispirato questa scrittrice fin dai suoi esordi negli anni ’80. Famosa è diventata in ambito internazionale per aver perseguito nella sua narrativa il recupero, la rivalutazione di quei valori morali, spirituali che la moderna società sembra aver dimenticato. Molti riconoscimenti le sono stati attribuiti.

 Protagonista di questo romanzo è la giovane Sayo che in un incidente stradale ha perso il fidanzato Yōichi, noto autore di sculture in ferro e legno. Lui viveva a Kyōto in un appartamento che era anche il suo studio mentre lei stava a Tōkyō con i genitori e qui lavorava. Non c’eramolta distanza tra loro, s’incontravano, si vedevano, stavano insieme molto spesso e per lungo tempo. Eranocontenti l’uno dell’altro, felici, la vita sorrideva loro, avevano tanti programmi per il futuro, tanta fiducia nelle proprie capacità, nel proprio amore. Il verde e suggestivopaesaggio di Kyōto faceva da sfondo a questi pensieri, sembrava suggellare, fissare la loro bellezza, la loro forza, il loro bene. Succederà, però, che Sayo rimangaimprovvisamente sola a causa della tragica morte di Yōichi. Passerà molto tempo prima che si rassegni alla nuova situazione, prima che rinunci all’idea di poter ammirare l’energia, lo spirito, la passione che provenivadalle sculture di Yōichi. Non le sembrerà possibile dover accettare tante perdite, quella di lui, delle sue cose, del loro amore, della loro unione. Sarà tanto presa da questi pensieri, tanto tormentata che le sembrerà di vederlo, d’incontrarlo, di parlargli. Non distinguerà più tra realtà e immaginazione, non farà differenza tra questo e l’altro mondo, tra vivi e morti. Crederà possibile che le due condizioni coesistano, convivano. Crederà di poter stare con Yōichi nonostante non ci sia più. 

  L’intero libro percorrerà questa illusione. Per Sayovarrà, sarà utile anche quando constaterà che è solo un’illusione. Avrà conferma della sua funzione positiva perché s’imbatterà in situazioni analoghe alla sua, inpersone che sono convinte di stare, comunicare con imorti. Col tempo, però, si accorgerà che la vita vissuta in quelle condizioni è rivolta solamente al passato, si alimenta solo di ciò che è finito e non si pone alcun obiettivo se non per il futuro almeno per il presente. Si accorgerà che per i vivi vale pure e molto il presente, che in esso devono stare, pensare, agire e lo possono fare senza dimenticare quanto è successo, possono vivere le due realtà e liberarsi dell’ossessione di un passato che non finisce mai.

  Comparirà, maturerà, si formerà questa nuova coscienza in Sayo e tutto le sembrerà più buono, più “dolce”. Non vivrà solo di ieri ma anche di oggi, di domani e dal suo caso la Yoshimoto crederà di poterricavare un esempio utile per coloro che nel Giappone del terremoto vivevano nella disperazione perché afflittidal pensiero delle persone care che avevano perduto. Aloro, con questo romanzo, con la sua protagonista, la scrittrice voleva mostrare come fare per uscire dal dramma, per ridurne la gravità e superarlo in nome di una vita che è destinata a continuare, a svolgersi nonostante la morte.

Semplice, chiaro il linguaggio della Yoshimoto anche quando si tratta di un tema impegnato, di un argomentocomplicato. Stavolta si è proposta di far sapere come stare tra la morte e la vita: non era facile ma ci è riuscita usando i modi di sempre, costruendo situazioni tra le più comuni.

Nessuno si salva da solo

Nessuno si salva da solo

di Vincenzo Andraous

Scorro le pagine di un quotidiano con cui ho collaborato, mi imbatto nella risposta di una suora a un mio intervento sul carcere.

Non è d’accordo su quanto poco abbia da fare stare tranquilli questo carcere così com’è, afferma che sono troppo negativo sul dentro e pure sui suoi dintorni.

Elenca il grande fare del volontariato, delle associazioni, la scuola, gli incontri, la cultura, la chiesa e tutti gli uomini di buona volontà.

Se c’è una persona che crede in questi valori, in questa prevenzione preziosa del fare, più che del dire, negli uomini che sanno essere esempi autorevoli da seguire e ascoltare. Ebbene quella persona sono io, perché da quel buco nero profondo sono stato letteralmente sradicato e riportato in vitaproprio da quelle persone che insegnano a credere che Dio c’è anche in una cella, Dio c’è in ogni loro orma e traccia che lasciano al loro passare.

Conosco molto bene il valore della gratitudine e del rispetto ritrovato per me stesso e per gli altri, ciò non toglie che il carcere attuale non è quello del fiore all’occhiello, tanto meno della rieducazione tanto decantata.

Non c’è bisogno di elencare le tante cose belle che il volontariato porta avanti tra mille difficoltà, i tanti percorsi positivi portati a termine e proseguiti fuori dal muro di cinta.

Ma altrettanto bene conosco l’ingiustizia, la violenza, l’illegalità, che si alimentano dentro una galera, nonostante quanto appena detto, nonostante quanto non si deve dire, nonostante quanto rimane sotto una coltre di indifferente omertà.

Una violenza che solo poche volte deflagra in superfice, per il resto è diventata composta, silenziosa, riservata nei tanti suicidi che si verificano nell’indifferenza generale. Incredibilmente negli uomini detenuti ancora c’è la spinta per un   nuovo orientamento esistenziale, tanti  uomini nuovi nel vivere civile, non più carnefici di se stessi né degli altri. Ciò accade perché altri uomini e donne, operatori e volontari comprendono il significato vero della pena da scontare, il valore insito della cura e dell’attenzione, dell’accompagnamento.

Dio è morto in una cella, scrivevo negli anni trascorsi, da uomo disperato, e chi è disperato è senza speranza, poi invece dentro quella cella Dio non è morto, è venuto avanti, senza tentennamenti, per un tratto di strada che dura ancora oggi, con il braccio sulla mia spalla, ha il volto della suora, del prete, dell’operatore, del prof, dello scrittore, di tanti uomini che non ci stanno a fare numero, tanto meno acqua calda delle solite parole. Nonostante tutto questo però non può passare inosservata la drammatica situazione in cui versa il carcere italiano, tanto meno è intelletualmente onesto sbalordire e rimanere di sasso allorchè si verifica lo scoperchiamento di una violenza e di una illegalità non più azzerata di rumore.

Qualcuno ha detto che nessuno si salva da solo, è verissimo, soprattutto dentro un carcere, ma aggiungo che nessuno ha ragione da solo, finchè non ci domandiamo cosa accade dentro una prigione o che non è correttamente applicato. Forse è giunto il momento di chiederci chi entra e cosa esce da una cella, se parliamo di persone oppure di cose, oggetti, numeri.

Presenza e quarantene, scuola al bivio per il rientro del 10 gennaio

da Il Sole 24 Ore

L’ultima parola sulla proposta delle Regioni spetta al Consiglio dei ministri di mercoledì. Ma le Regioni chiedono di interpellare prima il Cts

di Redazione Scuola

Numeri e vaccini. Per garantire la presenza in sicurezza a scuola, come auspicato dallo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, sarà necessario rimettere mano ai protocolli sulla didattica a distanza, eliminando la distinzione tra vaccinati e non vaccinati e aumentando la soglia di casi positivi oltre la quale si finisce a casa. Sembra questa la linea che si appresta ad adottare il governo nel Consiglio dei ministri di mercoledì 5 , anche se resta ancora in piedi la proposta di alcune regioni – Campania in primis – di far slittare la riapertura delle scuole e contenere dunque l’ondata del virus. Dirimente, secondo i governatori, potrà essere solo un parere del Comitato tecnico scientifico (Cts).

La proposta delle Regioni

«Deve essere la comunità scientifica – afferma il presidente del Veneto, Luca Zaia – a certificare la possibilità» di riaprire le scuole il 10 gennaio. E sul rientro sembra essere aperto lo scontro tra i sindacati e il ministero, accusato di «sgarbo istituzionale» per non aver portato al tavolo di oggi le misure previste per il ritorno in classe. Esprimono «preoccupazione» anche i presidi che sposano la proposta delle Regioni di rivedere i protocolli sulle quarantene. La fascia che tiene più in apprensione sia palazzo Chigi che i governatori è quella tra i 5 e gli 11 anni, quella cioè che per ultima è entrata nella campagna vaccinale.

Le nuove regole sulle quarantene

E così – è la proposta delle Regioni – alle scuole dell’infanzia si finirebbe in quarantena per sette giorni con un solo caso, mentre per le elementari e la prima media la quarantena e l’interruzione della frequenza si avrebbero se ci sono almeno due contagiati. Nel caso di un solo positivo si attiva l’autosorveglianza, con la raccomandazione di astenersi dalla frequentazione di ambienti differenti dalla scuola, senza testing. Per le scuole secondarie di primo (per i soggetti di età uguale o superiore ai 12 anni) e secondo grado, lo stop alla frequenza e la quarantena scatterebbero con un minimo di 3 casi.

Il parere dei tecnici

L’ultima parola, ribadiscono i governatori, dovrà però essere quella del Cts che in qualche modo dovrà garantire sulla stabilità sanitaria di tali decisioni. Le questioni messe sul tavolo sembrano trovare d’accordo anche palazzo Chigi che già domani potrebbe dare il via libera alle nuove procedure. Nell’incontro di martedì 4 gennaio tra il premier Mario Draghi e i ministri della Salute, Roberto Speranza, e dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è stata ribadita la volontà di preservare quanto più possibile le lezioni in presenza rivedendo il numero di contagi che fa scattare la Dad per tutta la classe.

L’incontro con i sindacati

Lo stesso Bianchi, durante l’incontro con i sindacati, ha sottolineato che la scuola sarà «in presenza e in sicurezza». Parole che trovano d’accordo i presidi e un po’ meno alcune sigle sindacali, tra cui l’Anief, secondo la quale il ritorno in presenza «è folle». «L’anno scorso – spiega il presidente, Marcello Pacifico – con una curva di contagi dieci volte inferiore si ritornava al 50% a fare la didattica a distanza. Quest’anno con i casi in crescita esponenziale decidiamo che i contatti stretti non contano più nulla».

Tutti in classe dopo la Befana: boom di contagi ma il Governo tira dritto. Sindacati delusi da Bianchi

da OrizzonteScuola

Di Fabrizio De Angelis

Tutti in classe in presenza fra il 7 e il 10 gennaio. Sembra ormai chiaro che il Governo non ha intenzione di posticipare il ritorno a scuola post festività. Nemmeno davanti a 170 mila contagi registrati il 4 gennaio. E Bianchi inizia il nuovo anno con lo sfavore sindacale, che  dopo l’incontro odierno si ritrova, se è possibile, con una maggiore pressione da parte delle organizzazioni sindacali.

La giornata chiave resta comunque quella di domani, 5 gennaio, quando si riunirà il Consiglio dei Ministri per decidere proprio se intervenire e come sul fronte scuola.

La priorità, abbiamo già spiegato nel racconto della giornata, è quella di garantire il più possibile le lezioni in presenza, mettendo in campo tutte le soluzioni adatte a gestire il picco della quarta ondata Covid atteso a gennaio. Sarà considerata la proposta delle regioni in tema di quarantena?

Alcune Regioni hanno già deciso di posticipare di poco il rientro, ma al momento, non si dovrebbe andare oltre il 10 gennaio.

Intanto il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha ribadito la linea del Governo nel corso dell’incontro con le organizzazioni sindacali del 4 gennaio, senza tuttavia anticipare nulla sulle ipotesi al tavolo del Governo. Atteggiamento che ha indisposto i sindacati.

Credevamo che al centro della discussione odierna ci sarebbe stato il tema della recrudescenza del virus e della riapertura delle scuole e invece, di fronte a una situazione grave che impone misure tempestive e indicazioni chiare, il ministro si è sottratto al dibattito su questi temi e sollecitato sui contenuti della riunione svoltasi col Presidente del Consiglio su rientro in classe e regole per i contagi ha risposto, con nostro grande stupore, che non è tenuto a riportarne i contenuti“, ha detto la Flc Cgil in un comunicato stampa, aggiungendo che si tratta di “una scelta che riteniamo molto grave visto che governo e ministero fin ad oggi non hanno messo in campo nessuna adeguata strategia per contrastare l’espandersi prevedibile del contagio nelle scuole“.

Particolarmente critico anche Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola: “Nulla è stato detto in merito alle misure che saranno prese domani in Consiglio dei Ministri per il rientro a scuola il 10 gennaio. Un silenzio, dopo il vertice di Palazzo Chigi sul tema (ragione per la quale la riunione è stata spostata di un’ora e mezza) che i sindacati non attendevano, giudicato uno sgarbo istituzionale“.

Su questo tema – ha detto Turi – il ruolo del sindacato è di tutela della salute dei lavoratori e della comunità scolastica. Nessun dato ufficiale è stato diffuso sui contagi a scuola e sul tracciamento.
L’accordo firmato (su distanziamento, aereazione, tracciamento, presidi sanitari) è rimasto sostanzialmente inattuato”.

Sulla riapertura delle scuole, il leader della Gilda, Rino Di Meglio, afferma che “è inutile parlarne, dal momento che sono già ampiamente note le indiscrezioni sulla decisione del governo” e ritiene che “in queste condizioni tirare dritto senza alcun ripensamento sia come mettere la polvere sotto il tappeto, perché in assenza di interventi sostanziali, le chiusure sono comunque dietro l’angolo”.

Per Elvira Serafini dello Snals,  c’è “la necessità di disporre di informazioni precise sui numeri dei contagi e del personale in quarantena in vista della ripresa delle lezioni, perché se l’obiettivo è quello
di preservare la didattica in presenza, bisogna rendersi, però, conto che senza interventi specifici le scuole non potranno che trovarsi di fronte ad un aumento incontrollato dei contagi e ad un totale caos organizzativo. In considerazione di ciò, lo Snals-Confsal, per consentire alle scuole di riaprire in sicurezza, ritiene inevitabile lo slittamento della data di ripresa delle lezioni in presenza e, quindi, l’attivazione di un periodo di lezioni in DAD“.

Nelle decisioni si deve coinvolgere chi lavora a scuola. Su questione numero contagi e quarantene, siamo al mercatino? I provvedimenti di sospensione del personale non vaccinato sono incostituzionali e inutili. Tutto inutile. L’unica soluzione è la dad. Perché allora si sospendono i docenti?”, ha detto invece Marcello Pacifico, presidente Anief.

Al Ministro abbiamo ribadito che crediamo fermamente nella maggior efficacia della didattica in presenza rispetto a quella a distanza. Ma, proprio per questo, non sosteniamo acriticamente la retorica della ‘scuola in presenza’ a tutti i costi. Il rischio concreto è quello di riprendere le attività didattiche in presenza senza i supporti necessari per fronteggiare un contesto pandemico sempre più difficile per la gestione del servizio”. E’ il pensiero di Antonello Giannelli, Presidente nazionale dell’ANP che aggiunge: “E’ necessario che il Ministero fornisca in tempo reale i dati effettivi sulle classi in DAD, sulle unità di personale sospeso, sul numero di dipendenti e di alunni in quarantena. Le autorità sanitarie evidenziano l’inclemenza del numero dei contagi soprattutto nella fascia di età degli studenti del primo ciclo ed è doveroso tenerne conto”.

Purificare l’aria nelle aule, aldilà del Covid

da La Tecnica della Scuola

Di Pasquale Almirante

I filtri per la purificazione dell’aria nelle aule? Forse un investimento in questo senso da parte delle Regioni e dei Comuni andrebbe più seriamente esaminata, anche per segnalare che la scuola è importante. Non si dice infatti che i genitori affidano il loro bene più prezioso, i figli, alla scuola ogni mattina? E allora, perché non rendere le aule più sicure, non solo da un punto di vista strutturale, la costruzione in sé, ma anche sul versante della sicurezza anticovid, visto che alla Dad non crede nessuno, a parte i danni che questa didattica ha provocato anche a livello di contenuti delle singole discipline.

E perché allora non provvedere subito alla  ventilazione degli ambienti scolastici? Si sarebbe potuto fare prima, certamente, in estate o durante le vacanze, tenendo pure in conto che gli esperti accademici si sono espressi sempre favorevolmente anche per evitare di stare con le finestre aperte in inverno quando si vuole facilitare il ricambio dell’aria. Fra l’altro l’Organizzazione Mondiale della Sanita (OMS) si è già pronunciata sull’importanza dei sistemi di ventilazione negli istituti scolastici, risultando pure uno strumento in più per dare maggiore certezza ad alunni, inseganti, famiglie e personale

Inoltre, è anche chiaro che quarantene, tamponi e vaccini potrebbero non bastare e dunque affrontare la spesa per gli aeratori appare una scelta di buon volere e di attenzione, considerato pure che sono presidi utilizzabili sempre, anche in tempo di non pandemia e per non diffondere altri tipi di contagi per via aerea, a cominciare dal comune raffreddore. Strumenti dunque per purificare l’aria, a prescindere del Covid, nelle giornate particolarmente fredde e con i termosifoni accesi, mentre se si fa riferimento alla qualità dell’aria esterna, praticamente  per lo più inquinata, gli aeratori risultano ancora più importanti.

Da questo punto di vista la Confederazione dei pediatri è stata chiara: “Come pediatri abbiamo suonato l’allarme, la scorsa settimana, sulla necessità di dotare gli edifici scolastici di purificatori in grado di filtrare l’aria in classe: per fronteggiare il Covid-19, in primissima battuta, ma anche per arginare l’aumento di bronchiti dovute alle finestre aperte nelle giornate invernali di lezione”.

Riapertura scuole, la Sicilia posticipa il rientro in classe degli studenti

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Mentre è in corso la Conferenza delle regioni che dovrebbe portare alle nuove misure sulla quarantena, pare che il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia incontrato a Palazzo Chigi il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo, e i ministri dell’Istruzione e della Salute Patrizio Bianchi e Roberto Speranza.

Lagalla: “revisione delle procedure di tracciamento dei contatti scolastici”

Nel frattempo, le Regioni si stanno già organizzando per la ripartenza. Dopo la Calabria, anche la Sicilia ha deciso di posticipare il rientro in classe, fissato inizialmente per il 7 gennaio, al 10 gennaio. Lo ha deciso, d’intesa con il presidente della Regione Nello Musumeci e con il Dasoe dell’assessorato alla Salute, l’assessorato all’Istruzione e Formazione professionale della Regione Siciliana, in variazione a quanto previsto dal decreto assessoriale del 5 luglio scorso.

L’assessore Lagalla spiega: “Abbiamo preso questa decisione in seguito all’odierna riunione della Conferenza delle Regioni, in esito alla quale è emersa l’esigenza di acquisire uno specifico parere del Cts nazionale che, in relazione all’andamento della pandemia, sia in condizione di escludere una possibile ed eventuale ricaduta negativa sulla riapertura degli istituti scolastici”.

“Alla luce dell’attuale quadro epidemiologico – aggiunge – durante la riunione è stata fatta presente anche l’esigenza di una revisione delle procedure di tracciamento dei contatti scolastici, con particolare riferimento alle modalità di esecuzione dei controlli sanitari e di gestione delle quarantene. La Regione Siciliana, nel condividere la posizione dei rappresentanti regionali e in attesa del parere richiesto al Cts, ha perciò ritenuto di uniformare il proprio calendario didattico a quello delle altre regioni italiane”.

Il provvedimento riguarda, in Sicilia, le scuole di ogni ordine e grado, i corsi di formazione professionale in obbligo scolastico e le Fondazioni Its.

Periodo di formazione e prova, salgono a 49.000 i docenti neoassunti iscritti alla piattaforma Indire

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Sono più di 49.000, per l’esattezza 49.326, i docenti neoassunti iscritti alla piattaforma Indire per lo svolgimento delle attività online relative al periodo di formazione e prova. 3.275 sono invece i tutor associati, che seguiranno gli insegnanti nel loro percorso.

Questi sono alcuni dei numeri riportati da Indire, aggiornati al 30 dicembre scorso..

Gli altri dati si riferiscono ai bilanci, ai questionari e a laboratori e visite.

Pensioni scuola, tutto su quota 102, opzione donna e Ape sociale, il promemoria Cisl

da La Tecnica della Scuola

Di Redazione

Quali novità sulle pensioni scuola dall’ultima legge di bilancio 2022? A seguire un’utile promemoria firmato Cisl scuola.

Quota 102

La legge di bilancio introduce nuovi requisiti per il pensionamento anticipato in sostituzione della Quota 100 che non è stata prorogata.

I nuovi requisiti per il pensionamento dal 1° settembre 2022 prevedono:
✓ 64 anni di età da compiere entro il 31/12/2022
✓ 38 anni di contributi da maturare entro il 31/12/2022
Le domande si potranno presentare entro il 28 febbraio 2022 tramite Istanze on line. A tal fine il ministero emanerà apposita nota.

Opzione donna

La legge di bilancio proroga per un ulteriore anno il pensionamento per le donne lavoratrici con il calcolo interamente contributivo.

I nuovi requisiti previsti sono:
✓ 58 anni di età compiuti entro il 31 /12/ 2021
✓ 35 anni di contributi entro il 31 /12/ 2021
Le domande si potranno presentare entro il 28 febbraio 2022 tramite Istanze on line. A tal fine il ministero emanerà apposita nota.

Ape sociale scuola

La legge di Bilancio 2022, all’art. 25, modifica la normativa sull’APE sociale prorogando la misura sperimentale fino al 2022 ed estendendola ai docenti di scuola primaria oltre che a quelli dell’infanzia.

Cos’è

APE, abbreviazione di “Anticipo Pensionistico”, è una misura che permette di lasciare il lavoro con un anticipo rispetto ai termini stabiliti dalla Riforma Fornero.

L’APE Sociale è a carico della Stato e non prevede la necessità di restituzione da parte del richiedente come avviene invece per APE volontaria.

L’indennità è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di questo importo).

Questo anticipo non potrà superare i 1.500 euro mensili e potrà essere cumulato con altri redditi da lavoro, a condizione che questi non arrivino a superare gli 8.000 euro annui nel caso di lavori parasubordinati, o i 4.800 euro nel caso di redditi da lavoro autonomo.

Il trattamento di APE Sociale cessa in caso di decesso del titolare e non è reversibile ai superstiti.

L’APE Sociale è corrisposto ogni mese per 12 mensilità nell’anno, fino all’età prevista per il conseguimento della pensione di vecchiaia.

L’accesso al beneficio è, inoltre, subordinato alla domanda di cessazione dal servizio dipendente che per la scuola deve avvenire il 31 agosto 2022 e decorre dal 1° settembre 2022.

Al momento della liquidazione della indennità, viene inserita anche la data di raggiungimento del requisito anagrafico previsto dall’articolo 24 della legge n. 214 del 2011 per l’accesso alla pensione di vecchiaia. Pertanto, il pagamento dell’APE Sociale (salvo che non intervengano ipotesi di decadenza dal beneficio) cesserà automaticamente dal mese successivo alla predetta scadenza “naturale”

A chi spetta nel settore scuola

a) Personale della scuola che assiste, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
Occorre essere in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

b) Personale della scuola con riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%. Occorre inoltre essere in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

c) Docenti che al momento della decorrenza dell’indennità siano in possesso di almeno 36 anni di anzianità contributiva e che abbiano svolto da almeno sette anni negli ultimi dieci, ovvero almeno sei anni negli ultimi sette, attività cosiddette gravose.

In quest’ultimo caso rientrano, per la scuola i docenti dell’infanzia e della
primaria.

Requisiti

• Età minimo 63 anni entro il 31/12/2022;
• Contribuzione:
✓ minimo 30 anni nei casi a) e b) entro il 31/12/2022
✓ minimo 36 anni nel caso c) entro il 31/12/2022
Ai fini del riconoscimento dell’indennità, i requisiti contributivi richiesti alle lettere da a) a d) sono ridotti, per le donne, di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni.

Termini per le domande di APE

I soggetti che entro il 31 dicembre 2022 si trovino nelle condizioni previste dalla legge devono, preliminarmente alla domanda di prestazione, presentare domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio entro il 31 marzo 2021.

Date utili per l’uscita

Una volta ottenuta la certificazione rilasciata dall’INPS, la finestra utile per l’uscita è il 1° settembre.

Come si chiede l’APE

➢ la domanda di certificazione del diritto all’APE va presentata all’INPS per via telematica, anche tramite Patronato;
➢ l’INPS verifica e certifica il possesso dei requisiti;
➢ l‘interessato presenta tramite SPID (sistema pubblico di identità digitale) la domanda di APE, e contestualmente la domanda di pensione di vecchiaia che verrà corrisposta al compimento dei requisiti di legge.

Via alla distribuzione di mascherine Ffp2 nelle scuole

da Tuttoscuola

Al via la distribuzione di mascherine Ffp2 alle scuole. Le mascherine sono destinate, secondo il decreto legge approvato prima di Natale, al personale “preposto alle attività scolastiche e didattiche nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole di ogni ordine e grado, dove sono presenti bambini e alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie“.

Una prima tranche di dispositivi è in distribuzione e arriverà entro il 10 gennaio, spiega una nota inviata alle scuole dal Ministero dell’Istruzione.

Leggi la nota integrale

Successivamente, grazie al monitoraggio attivato nelle scuole dal Ministero sui fabbisogni di ffp2, verrà effettuata una ulteriore rimodulazione delle consegne.

Nota 5 gennaio 2022, AOODPPR 8

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali

Ai Dirigenti delle Istituzioni scolastiche ed educative
e, p.c. Al Commissario straordinario per l’emergenza COVID – 19
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Ai Direttori Generali e Dirigenti titolari degli Uffici Scolastici Regionali Alle OO.SS.

Oggetto: Fornitura di mascherine FFP2 – Riapertura rilevazione per validazione

Misure emergenziali urgenti in CdM

Il Consiglio dei Ministri, nel corso della riunione del 5 gennaio 2022, ha approvato un decreto-legge che introduce Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro e nelle scuole.

Il testo mira a “rallentare” la curva di crescita dei contagi relativi alla pandemia e a fornire maggiore protezione a quelle categorie che sono maggiormente esposte e che sono a maggior rischio di ospedalizzazione.

Obbligo vaccinale

Il testo introduce l’obbligo vaccinale per tutti coloro che hanno compiuto i 50 anni. Per i lavoratori pubblici e privati con 50 anni di età sarà necessario il Green Pass Rafforzato per l’accesso ai luoghi di lavoro a far data dal 15 febbraio prossimo. 

Senza limiti di età, l’obbligo vaccinale è esteso al personale universitario così equiparato a quello scolastico.

Green Pass Base

È esteso l’obbligo di Green Pass cosiddetto ordinario a coloro che accedono ai servizi alla persona e inoltre a pubblici uffici, servizi postali, bancari e finanziari, attività commerciali fatte salve eccezioni che saranno individuate con atto secondario per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona.

Smart working

Il Consiglio dei Ministri è stato informato dal Ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta che è stata adottata d’intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando una circolare rivolta alle pubbliche amministrazioni e alle imprese private per raccomandare il massimo utilizzo, nelle prossime settimane, della flessibilità prevista dagli accordi contrattuali in tema di lavoro agile.

Scuola

Cambiano le regole per la gestione dei casi di positività.

Scuola dell’infanzia

Già in presenza di un caso di positività, è prevista la sospensione delle attività per una durata di dieci giorni. 

Scuola primaria (Scuola elementare)

Con un caso di positività, si attiva la sorveglianza con testing. L’attività in classe prosegue effettuando un test antigenico rapido o molecolare appena si viene a conoscenza del caso di positività (T0), test che sarà ripetuto dopo cinque giorni (T5). 

In presenza di due o più positivi è prevista, per la classe in cui si verificano i casi di positività, la didattica a distanza (DAD) per la durata di dieci giorni.

Scuola secondaria di I e II grado (Scuola media, liceo, istituti tecnici etc etc)

Fino a un caso di positività nella stessa classe è prevista l’auto-sorveglianza e con l’uso, in aula, delle mascherine FFP2. 

Con due casi nella stessa classe è prevista la didattica digitale integrata per coloro che hanno concluso il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni, che sono guariti da più di 120 giorni, che non hanno avuto la dose di richiamo. Per tutti gli altri, è prevista la prosecuzione delle attività in presenza con l’auto-sorveglianza e l’utilizzo di mascherine FFP2 in classe. 

Con tre casi nella stessa classe è prevista la DAD per dieci giorni.