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Modifiche al DLvo 81/08 in 7a Camera

L’11, il 18 e 25 luglio, l’1 agosto, il 6 ed il 21 settembre la 7a Commissione della Camera svolge audizioni informali nell’ambito dell’esame delle proposte di legge C. 3830 Pellegrino e C. 3963 Carocci, recanti “Modifica all’articolo 18 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, concernente la responsabilità dei dirigenti in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro”

Il 5 luglio la 7a Commissione della Camera esamina i DdL per la “Modifica all’articolo 18 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, concernente la responsabilità dei dirigenti in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro” (C. 3830 Pellegrino e C. 3963 Carocci)

Sicurezza scolastica: “gli è tutto da rifare”

Sicurezza scolastica: gli è tutto da rifare

di Giuseppe Guastini

 

Toh! Si riparla di sicurezza scolastica; deve essere tempo di elezioni.

Nelle ultime settimane hanno fatto parlare di sé alcuni tentativi di introdurre modifiche nell’intricata normativa in materia di sicurezza “delle” scuole (più avanti vi spiegherò il senso delle virgolette) ma gli interventi e le proposte che ho avuto modo di leggere quasi mai (è la mia opinione) sono risultati ben centrati sul problema; la maggior parte sono ritocchi.

Non soltanto; dal momento che siamo a fine legislatura, Governo e Parlamento hanno altro cui pensare e difficilmente saranno in grado di produrre riforme in lista d’attesa da anni (e per taluni aspetti da quasi un secolo).

Giunti a questo punto c’è solo da augurarsi che la nuova legislatura porti maggioranze e governi più sensibili in grado di risvegliare la sicurezza scolastica dalla sua ultradecennale letargia.

 

1) UNIFICARE LA TEMATICA

La parte più consistente di questo recente ritorno d’interesse per i temi della sicurezza riguarda alcune ipotetiche modifiche del D.L.vo 81/2008 (tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). In realtà nel mese di maggio sono stati introdotti diversi aggiornamenti al decreto (già più volte rimaneggiato) ma si è trattato perlopiù di aggiornamenti tecnici circoscritti con non rilevanti ricadute per le scuole. Nel link che segue potete scaricare il testo aggiornato a maggio 2017: http://biblus.acca.it/testo-unico-sicurezza-aggiornato-maggio-2017/

(attenzione: sono 565 pagine dichiarate; ma il mio PC ne conta 1004).

Nella tabella che segue sono richiamati gli articoli 2 e 18 che hanno implicazioni particolarmente impegnative per gli attori scolastici:

 

Dall’articolo 2 – Definizioni

“...Al lavoratore così definito è equiparato: …l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alle strumentazioni o ai laboratori in questione

Dall’articolo 18 – Obblighi del datore di lavoro e del dirigente

3. Gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per assicurare, ai sensi del presente decreto legislativo, la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati in uso a pubbliche amministrazioni o a pubblici uffici, ivi comprese le istituzioni scolastiche ed educative, restano a carico dell’amministrazione tenuta, per effetto di norme o convenzioni, alla loro fornitura e manutenzione. In tale caso gli obblighi previsti dal presente decreto legislativo, relativamente ai predetti interventi, si intendono assolti, da parte dei dirigenti o funzionari preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro adempimento all’amministrazione competente o al soggetto che ne ha l’obbligo giuridico.

NOTE
Molti commentatori sono del parere che nei tempi e nei luoghi in cui opera l’equiparazione dell’allievo a lavoratore, in assenza di esplicita deroga di legge, questo comporta l’automatica equiparazione del docente a “preposto” (ossia “preposto di fatto”, secondo l’Art. 299, in quanto sovrintende alle attività del gruppo-classe; cfr anche la sentenza n. 22246 del 29/5/2014 della Cassazione penale) con i conseguenti nuovi profili di responsabilità e obblighi formativi.

E’ da valutare inoltre la possibilità che la LIM in classe sia da considerare “videoterminale” con le ulteriori conseguenze che da questo derivano. Ora, se anche i bambini sono come i lavoratori, questi avrebbero diritto alla prescritta informazione/formazione prevista per questa categoria ma nessuno ha ancora previsto come erogare un siffatto servizio a persone di questa età.

Anche un non esperto si rende facilmente conto che richiedere gli “interventi strutturali e di manutenzione” presuppone una competenza tecnica raramente presente nei dirigenti scolastici (a meno che il DS sia anche ingegnere). Pensate ad esempio a richieste relative alla manutenzione dell’impianto elettrico o delle strutture portanti che, fra l’altro, implicano l’uso di strumentazioni e metodologie particolari. Inoltre il decreto omette di disciplinare le situazioni, molto diffuse, in cui l’ente locale competente, malgrado la richiesta, rimanga inadempiente.

Come si vede da questi due soli articoli il decreto meriterebbe ancora svariati aggiornamenti.

Tre modifiche oltremodo opportune al decreto sono riportate nei punti che seguono.

   1) L’equiparazione dell’allievo a lavoratore dovrebbe essere definita meglio, eventualmente in termini soltanto figurativi, in modo da chiarire se e quando:
a) il docente presente acquisisce la qualificazione di preposto;
b) l’allievo-lavoratore ha diritto a ricevere le prescritte informazioni e formazione.

   2) In modo analogo la nozione di videoterminale andrebbe definita meglio in modo da capire se l’interazione con la LIM di classe già concorra a determinare l’equiparazione allievo-lavoratore e tutto quanto questo comporta.

   3) Per quanto riguarda l’Art. 18, trasferire all’ente locale (che dispone di un ufficio tecnico) la competenza di effettuare i controlli e i sopralluoghi periodici sull’edificio scolastico e su impianti e dotazioni di pertinenza,proprio allo scopo di programmare gli interventi “strutturali e manutentivi”necessari, lasciando al DS il solo obbligo di richiedere gli interventi per i rischi sopravvenienti.

       Si tratta di un trasferimento di competenze che risponde ai più elementari criteri di logica, di ottimizzazione della ripartizione delle competenze e, soprattutto, di prevenzione dei rischi (le richieste del DS possono essere effettuate solo a rischio conclamato) e di riduzione dei costi, dal momento che prevenire costa meno che riparare i danni.

       Il problema vero sta nel fatto che gli EE.LL. sono contigui al potere politico e  difficilmente accetterano nuove competenze; meglio allora lasciare le cose come stanno anche a danno della sicurezza delle persone e dei bilanci.

Va subito aggiunto però che il D.L.vo 81/2008 copre solo una parte dell’ampio territorio della sicurezza scolastica; per almeno due importanti motivi:

1) perché l’intero decreto è rivolto perlopiù ai lavoratori e, come avete visto dall’Art. 2, gli allievi solo in circostanze particolari sono equiparati ai lavoratori; conseguentemente milioni di alunni e studenti (soprattutto del 1° ciclo), per tutto o parte dell’orario scolastico, sono fuori dalle tutele del D.L.vo 81;

2) perchè sul tema della sicurezza gravitano due ulteriori onerosi ambiti:

A) le norme in materia di prevenzione degli incendi; segnatamente il DM 26/8/1992 (norme antincendio per la scuola; http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/dmi26892.html ) e il DM del 10/3/1998 “criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro; http://www.unipd-org.it/rls/Prevenzioneincendi/DM10marzo1998.pdf ) con i particolari impegni derivanti dal punto 1.4.5 dell’Allegato 1;

B) le prescrizioni e la giurisprudenza riguardanti quella che in modo riduttivo viene solitamente definita “vigilanza” (sugli alunni minori), collegate in particolare agli articoli 2047 e 2048 del codice civile.

Il Legislatore che volesse fare una cortesia alle scuole dovrebbe prima di tutto unificare i tre ambiti: D.L.vo 81/2008 (lavoratori), antincendio e vigilanza, introducendo anche gli opportuni correttivi. Ove il Legislatore non fosse cortese si potrebbero semplicemente elaborare Linee guida sulla sicurezza delle scuole.

 

2) LA STRANA QUESTIONE DELLA VIGILANZA
(“Culpa in vigilando” dei docenti e del dirigente scolastico)

 

Cosa dicono gli Articoli 2047 e 2048 del codice civile:

Art. 2047 del Codice Civile

Danno cagionato dall’incapace

Art. 2048 del Codice Civile

Responsabilità dei genitori; dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte

In caso di danno cagionato da persona incapace d’intendere o di volere (…), il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.

NOTA: L’articolo riguarda i docenti che operano con alunni/ studenti disabili e, secondo un orientamento giurisprudenziale, istituisce un diretto profilo di responsabilità risarcitoria anche per i danni cagionati a se stessi.

…I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti (2130 e seguenti) nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.

Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non avere potuto impedire il fatto.

Come potete facilmente osservare dal linguaggio, si tratta di due articoli piuttosto datati, scritti probabilmente nei primi decenni del ‘900, transitati con pochi aggiornamenti ai giorni nostri, in grado però di inguaiare seriamente i docenti e dirigenti contemporanei, costretti a operare in condizioni molto diverse dalle scuole di un secolo fa (a parte gli edifici, non pochi dei quali risalenti a quel periodo).

Ciò che salta immediatamente agli occhi è che entrambi gli articoli istituiscono a priori una responsabilità presunta a carico dei docenti (chiamati “precettori”) imputando loro il cosiddetto “onere della prova”. Detto in termini elementari, in caso di “danno”, il docente presente si trova automaticamente nella scomoda posizione di presunto colpevole e spetta a lui dimostrare il contrario; una posizione non facile, trattandosi di dimostrare di aver mantenuto

“…un comportamento di vigilanza adeguato alle circostanze…”.

Un’auspicabile e ragionevole revisione normativa è quella che estenda anche ai docenti l’elementare principio di civiltà giuridica per il quale ciascuno è innocente finché non si provi il contrario.

A tale riguardo è opportuno ricordare che la giurisprudenza ripartisce gli oneri di vigilanza sugli alunni/studenti come segue:

a) vigilanza di prossimità in capo ai docenti;

b) vigilanza organizzativa e di controllo in capo al DS.

(cfr il parere dell’Avvocatura dello stato di Bologna n 518 del 4/12/2001: http://archivio.istruzioneer.it/www.istruzioneer.it/pagef278.html?IDCategoria=430&IDSezione=1776&ID=45160 )

La giurisprudenza collegata ai due articoli in questione ha in taluni casi mitigato, in altri reso più

critica, la posizione di docenti e dirigenti; come nel caso della pronuncia della Corte dei Conti Sez. Giur. Piemonte n. 1590 dell’11 ottobre 1999, che stabilisce che un deficit di sorveglianza (di prossimità e/o organizzativa) durante la pausa di ricreazione, costituisce una fattispecie di colpa grave.

Per approfondimenti sui temi della vigilanza: http://www.edscuola.it/archivio/ped/vigilanza.html

 

3) PERCHE’ IL D.L.vo 81/2008 NON E’ UNA BUONA LEGGE

Tornando sul decreto 81 (precedente punto 1) e sospendendo ogni giudizio sul fatto che si tratta di un testo enormemente lungo e complesso, con centinaia di allegati, norme, sentenze e documenti collegati, una quantità indefinibile di rimandi interni ed esterni e molti punti carenti o poco chiari e quindi di difficilissima attuazione, la domanda che ci si dovrebbe porre è questa: perché, malgrado l’emanazione del decreto, gli infortuni e le morti sul lavoro, in Italia, continuano a rimanere altissimi? La risposta (forse) è da ricercare anche nelle considerazioni che seguono.

Osservate comparativamente le due scritture riportate nella tabella che segue:

DALLA DENOMINAZIONE DEL D.L.vo 81/2008 I.S.P.E.S.L.
...tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro

Ente del ministero della salute con compiti tecnico-scientifici in materia di prevenzione; oggi soppresso.

Soffermatevi a considerare, in particolare, le parti di testo “nei luoghi di lavoro” (a sinistra) e “del lavoro”, (a destra); restringete ora l’attenzione sulle preposizioni “nei” e “del”.

Se dico “sicurezza del lavoro” intendo la sicurezza come caratterizzazione connaturata, fondativa e primitiva del lavoro; se invece dico “sicurezza nei luoghi di lavoro” intendo un’altra cosa: la sicurezza è solo una “qualità” del luogo di lavoro, che può essere presente in dosi più o meno elevate. Mentre la “dolcezza” è il carattere proprio e assoluto dello zucchero un cibo potrà risultare più o meno dolce a seconda di quanto zucchero è presente.

Sta in questa rimarcabile differenza il significato delle virgolette riportate all’inizio di questo articoletto.

Uno dei nuclei fondamentali del D.L.vo 81/2008 è il famoso “Documento di Valutazione dei Rischi (DVR ; articoli 17.1.a e 28); tale documento costituisce in realtà una vera “accettazione dei rischi”; in altri termini si accetta che nel luogo di lavoro siano presenti dei rischi, dotato ciascuno di una propria magnitudo, ossia la gravità delle lesioni potenzialmente derivanti dal rischio considerato (pensate ad un deposito di carburanti o a un termosifone sporgente in un’aula scolastica) e di una probabilità di accadimento, che invece dipende anche dal contesto di lavoro. Combinando la magnitudo con la probabilità di accadimento si ottiene una stima del livello di gravità di ciascuna fonte di rischio e, conseguentemente, delle contromisure necessarie. Di fatto il DVR è un catalogo-classificazione dei rischi presenti in un determinato ambiente di lavoro e le contromisure un modo di convivere (e sopravvivere) con essi.

E’ lontano dalla filosofia del decreto l’idea di “lavoro intrinsecamente sicuro”; forse c’entra il fatto che il lavoro intrinsecamente sicuro è costoso.

Perché tanti lavoratori muoiono? La risposta sta nella nozione stessa di rischio che è una nozione probabilistica: un determinato incidente ha una probabilità più o meno alta di verificarsi e le misure preventive hanno lo scopo di abbattere questa probabilità. Ma sulla probabilità incide moltissimo un altro fattore: il fattore tempo. Se pensate al rischio che un grande meteorite colpisca la terra tale rischio è bassissimo ma se calcolate questo rischio su tempi di miliardi di anni e considerate i miliardi di meteoriti in giro per il sistema solare l’impatto diviene certo. Se ripensate al terribile scontro frontale fra treni, avvenuto qualche tempo fa sul binario unico di Puglia e alla mancanza di dispositivi automatici di blocco, rilevate che le procedure manuali possono funzionare bene ma se proiettate questa modalità su un periodo pluridecennale, prima o poi l’errore umano, un malfunzionamento, l’abitudine, l’avvicendamento del personale addetto etc porteranno al ripetersi del disastro. Il doppio binario o il sistema di blocco automatico inserito nel sistema ferroviario sono passi avanti verso la sicurezza come valore intrinseco. Perché allora non si fanno? Perché costano.

Quale è la filosofia del decreto 81? Dal momento che introdurre la sicurezza come valore intrinseco è costosa (si dovrebbero completamente riprogettare impianti, fabbriche, capannoni, servizi logistici etc) si dichiara implicitamente che il rischio zero è impossibile e si fa una legge-monstre di copertura che sostanzialmente affida al datore di lavoro l’incarico di effettuare la valutazione dei rischi che ci sono e ai lavoratori il compito di applicare le relative contromisure.

Sfortunatamente la legge-monstre è inattuabile e le contromisure si riducono a una montagna di documenti che pochissimi leggeranno. E le morti bianche resteranno bianche.

Ripartiamo dalla Scuola


Fedeli: “Scuola cuore della ripartenza. Miur impegnato per sostenere studentesse e studenti, personale e famiglie”

“Un anno fa il terremoto ha duramente colpito quattro regioni del Centro Italia, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, determinando gravi perdite per il nostro Paese. A partire dalle vite di coloro che, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Non dimenticheremo mai quella notte. Le immagini delle macerie, dei volti inconsolabili di chi ha perso i propri cari, la propria casa, i propri punti di riferimento. Quando tutto questo avveniva, l’avvio dell’anno scolastico era imminente e la ripresa delle lezioni è stata una delle prime preoccupazioni delle famiglie, delle ragazze e dei ragazzi, del personale scolastico, dei dirigenti. Perché la scuola è il cuore della quotidianità delle nostre e dei nostri giovani, perché anche una campanella può dare il senso della normalità”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, nell’anniversario del sisma del 24 agosto 2016. Nella giornata di oggi la Ministra presenzierà come delegata del Governo alla cerimonia di commemorazione che avrà luogo ad Accumoli (RI), alle ore 18.00.

“In questa ricorrenza, il mio più sentito ringraziamento – aggiunge Fedeli – va a tutte e tutti coloro che, a partire dai dirigenti scolastici, passando per le insegnanti e gli insegnanti, il personale Ata, i genitori, le alunne e gli alunni, il personale del Ministero, non hanno mai ceduto e hanno lavorato per far ripartire la scuola nelle zone colpite dal sisma, per ricominciare tutti insieme dalla scuola, per tornare alla normalità proprio attraverso la quotidianità vissuta in classe”.

“La scuola – prosegue la Ministra – è stata il motore della ripresa dopo il 24 agosto di un anno fa e ha continuato ad esserlo dopo le ulteriori scosse che hanno colpito il Centro Italia nei mesi successivi, mettendo in difficoltà anche importanti centri universitari come quelli di Macerata e Camerino, sui quali siamo intervenuti con appositi stanziamenti per la ricostruzione e il rilancio. Anche per il finanziamento delle borse di studio universitarie terremo conto della particolare situazione attraversata dalle aree colpite dal sisma”.

“In questi mesi, cruciale è stata la collaborazione con gli Enti locali, la Protezione Civile, il Commissario per la ricostruzione. Un grazie importante – sottolinea Fedeli – va a tutte le associazioni e a tutti quanti hanno dato il loro aiuto per garantire alcuni dei moduli provvisori per gli istituti scolastici grazie a generose donazioni, per organizzare progetti e attività extra per non lasciare studentesse e studenti soli dopo le lezioni. Abbiamo davvero visto in campo l’Italia migliore, quella che sa fare squadra e, pur consapevole delle criticità, si attiva per dare risposte concrete e fare la propria parte. E la stiamo vedendo anche in queste ore, a Ischia. Non dobbiamo poi dimenticare – dichiara la Ministra – quanto sia stato importante in tutte queste occasioni, dal punto di vista scientifico, il ruolo di uno dei nostri Enti di ricerca, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia”.

“Il Miur per la parte di propria competenza – sottolinea Fedeli – si è fortemente impegnato e continuerà a farlo per supportare le scuole e gli atenei delle aree del sisma”.

Subito dopo il terremoto del 24 agosto il Ministero ha attivato una task force per collaborare con i territori, la Protezione Civile, e coordinare i propri interventi, per garantire personale aggiuntivo alle scuole e mettere a disposizione strutture e aule provvisorie quando necessario. Il Ministero si è attivato per fornire banchi, sedie, cattedre, laboratori, libri di testo in collaborazione anche con l’Aie, l’Associazione degli editori. È intervenuto con norme ad hoc per salvaguardare la validità dell’anno scolastico passato e per consentire alle famiglie delle aree colpite dal terremoto di iscrivere le loro figlie e i loro figli al prossimo anno anche oltre la scadenza ordinaria. Sono state previste regole specifiche per i Comuni delle aree terremotate durante la Maturità.

“Con il decreto Sud, approvato di recente, sono stati messi a disposizione – aggiunge la Ministra – 15 milioni per la salvaguardia della continuità didattica nel prossimo anno scolastico, che è ormai alle porte: garantiremo, dove necessaria, la deroga al numero di alunne e alunni per classe e ulteriori posti di personale docente e Ata”.

“L’impegno di tutti, ognuno per la propria parte, è stato importante in questi mesi – chiude Fedeli -. Il Governo, come confermato anche dal Presidente Gentiloni, continuerà ad essere al fianco delle popolazioni colpite, sotto ogni profilo. Come Ministero, anche attraverso gli Uffici territoriali, saremo a disposizione. L’anno scolastico anche questo settembre partirà regolarmente e ci attiveremo per dare una risposta a tutte le necessità che arriveranno dai territori colpiti. Consapevoli che abbiamo tutti gli strumenti per lavorare, ma che c’è ancora molto da fare”.

Edilizia Scolastica 2014 – 2018

Il 18 luglio si è tenuta, presso la sala stampa di Palazzo Chigi, la conferenza stampa “Edilizia Scolastica 2014 – 2018” con la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, la Ministra dell’Istruzione, università e ricerca, Valeria Fedeli, e la Coordinatrice della Struttura di missione del Governo per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, Laura Galimberti.


Edilizia scolastica, a Palazzo Chigi conferenza sugli investimenti 2014-2017. Fedeli: “Sui finanziamenti c’è stata svolta. Oltre 2,6 miliardi per le prossime 10 azioni”

“Come Paese stiamo facendo investimenti molto importanti, i dati parlano chiaro. Abbiamo oltre 9 miliardi a disposizione per l’edilizia scolastica, per migliorare il patrimonio edilizio e rendere le scuole più belle e sicure. Sull’edilizia non sono mai state stanziate tante risorse. È uno sforzo che va riconosciuto”. Lo ha detto la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli intervenendo nel corso della conferenza stampa che si è tenuta oggi a Palazzo Chigi, alla presenza della Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi, del Sottosegretario all’Istruzione Vito de Filippo, della Coordinatrice della Struttura di Missione per la Riqualificazione dell’Edilizia Scolastica Laura Galimberti.

“Come Governo stiamo investendo sulla sicurezza degli edifici, ma anche sulla creazione di ambienti di apprendimento innovativi, perché gli elementi architettonici influiscono sullo stare bene a scuola. Insieme alle risorse illustrate nel corso della conferenza, grazie alla Buona Scuola stiamo finanziando laboratori innovativi e digitali – ha proseguito Fedeli -. La sicurezza e l’accessibilità delle nostre scuole sono funzionali all’apprendimento delle nuove generazioni. La scuola è per le nostre ragazze e i nostri ragazzi una seconda casa. Questo non dobbiamo mai dimenticarlo”.

Rispetto al passato “c’è stata una decisa inversione di rotta non soltanto in termini di risorse, ma anche in termini di governance. Stanziare fondi non basta: bisogna governare il processo di spesa, renderlo efficiente, avere a disposizione dati aggiornati per individuare le priorità. Ed è quanto abbiamo fatto grazie ad una nuova governance integrata. A partire dall’Osservatorio Nazionale per l’edilizia scolastica che si riunisce al Miur e che mette insieme tutti i soggetti interessati per consentire una rapida attuazione delle misure in campo. Si tratta di una cabina di regia che era stata pensata 20 anni fa e non era mai stata attivata. L’Osservatorio è stato aperto anche alle associazioni e a quanti si sono impegnati in questo ambito per migliorare la situazione delle nostre scuole. Perché il confronto è essenziale su questi temi. E lo porteremo avanti con convinzione”.

Tra i compiti assegnati all’Osservatorio c’è “il monitoraggio degli interventi, un elemento determinante per la pubblicazione dell’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica, un database con tutte le informazioni principali e fondamentali degli istituti scolastici, dall’agibilità al collaudo statico, dalla presenza di barriere architettoniche a questioni relative all’efficientamento energetico. Anche l’Anagrafe è stata resa pubblica in questi anni, nell’agosto del 2015, anche in questo caso dopo quasi 20 anni di attesa. La stiamo migliorando e vogliamo che sia sempre più chiara e accessibile. Stiamo andando verso una sorta di ‘carta di identità elettronica’ per ogni edificio”, ha spiegato Fedeli aggiungendo che “anche avere un Fondo unico per l’edilizia scolastica ci aiuta a lavorare più velocemente e a scorrere le priorità senza dover ricominciare daccapo ogni volta che si apre una fonte nuova di finanziamento. Potremmo dire di aver fatto abbastanza ma sappiamo che la scuola ha ancora bisogno di molte attenzioni. E che queste vanno messe in campo rapidamente.
Nei prossimi 20 giorni mobiliteremo altri 2,6 miliardi degli oltre 9 stanziati per 10 azioni”.

Le azioni

1) Con un decreto interministeriale sarà definita la programmazione degli interventi per il 2018-2020 per un totale di 1,7 miliardi.
2) Sarà firmato un decreto da 26,4 milioni per l’adeguamento sismico delle scuole.
3) Partiranno le analisi di vulnerabilità sismica delle scuole nelle aree a maggior rischio (aree 1 e 2): sono stati stanziati 100 milioni per questo capitolo.
4) Saranno ripartiti 20 milioni per la costruzione di 8 nuove scuole. Renzo Piano e Mario Cucinella hanno messo a disposizione la loro professionalità per due modelli di scuola che saranno realizzati concretamente: una del I ciclo e una del II ciclo; quest’ultima pensata e progettata insieme alle studentesse e agli studenti sarà realizzata in una delle aree colpite dal sisma.
5) Per le aree del sisma ci sarà anche un decreto da 10 milioni per la realizzazione di strutture modulari e per il ripristino della funzionalità delle scuole.
6) La prossima Conferenza Stato-Regioni approverà il piano di riparto dei 150 milioni Inail per la costruzione dei Poli innovativi per l’infanzia previsti da uno dei decreti attuativi della Buona Scuola.
7) La Ministra firmerà un decreto da 321 milioni per assegnare a Province e Città Metropolitane le risorse per antisismica, messa in sicurezza e antincendio.
8) Saranno stanziati 350 milioni del PON per interventi di adeguamento sismico, messa in sicurezza, antincendio, conseguimento dell’agibilità in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
9) Si procederà allo scorrimento delle graduatorie per le indagini sui solai con altri 6 milioni a disposizione per questo capitolo.
10) Per la prima volta sarà messo on line l’elenco dei responsabili per la sicurezza delle scuole affinché siano appositamente formati in modo mirato.



Edilizia scolastica, Fedeli firma decreto: 26,4 milioni di euro per adeguamento sismico delle scuole. Impegno va avanti

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha firmato il 20 luglio il decreto di riparto di 26,4 milioni di euro che le Regioni potranno utilizzare per l’adeguamento sismico degli edifici scolastici. Si tratta della prima delle prossime dieci azioni annunciate dalla Ministra nel corso della conferenza stampa sull’edilizia scolastica tenutasi lo scorso 18 luglio a Palazzo Chigi. Azioni che saranno messe in campo da oggi e fino alla metà di agosto.

“L’impegno sull’edilizia scolastica va avanti e si concretizza attorno a risorse reali e azioni importanti. Abbiamo messo in campo fondi consistenti, ma soprattutto una nuova governance che sta consentendo di portare avanti con serietà e continuità la spesa e il monitoraggio delle opere”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.

Lo stanziamento totale previsto dal decreto firmato oggi è di 26.404.232 euro che si sommano agli altri fondi che vengono stanziati annualmente per l’edilizia scolastica e, in particolare, per l’antisismica. La Campania è la regione alla quale vanno le risorse più consistenti pari a 4.517.764,10 euro. Seguono la Sicilia con 3.952.713,53 euro; il Lazio con 2.806.769,86 euro; la Calabria con 2.273.404,38 euro. Le risorse sono state ripartite secondo i criteri previsti dal dPCM del 12 ottobre 2015. I fondi, gestiti in raccordo con la Protezione civile, potranno essere spesi per interventi di adeguamento strutturale e antisismico degli edifici scolastici di proprietà pubblica situati in zone sismiche e per la costruzione di nuovi edifici scolastici nel caso in cui la realizzazione ex novo sia preferibile alla messa in sicurezza di quelli già esistenti.


Scuola, Fedeli firma decreto: 150mln per la realizzazione dei Poli per l’infanzia. Via libera alla costruzione di nuove scuole anche con i Fondi immobiliari

(Roma, 28 luglio 2017) Via libera a due decreti per la realizzazione di istituti innovativi e dei nuovi Poli per l’infanzia. La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha firmato ieri il decreto di riparto dei 150 milioni di euro di risorse Inail per il triennio 2018-2020, che le Regioni potranno utilizzare per la realizzazione di Poli per l’infanzia, previsti dal decreto attuativo della Buona Scuola relativo al potenziamento del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni. La Ministra ha inoltre firmato, nei giorni scorsi, il decreto per il finanziamento anche attraverso il cosiddetto “fondo immobiliare” di otto scuole innovative, tra le quali una del primo ciclo ideata da Renzo Piano e una del secondo ciclo progettata da Mario Cucinella insieme alle studentesse e agli studenti vincitori del primo hackathon sull’edilizia scolastica.

I Poli per l’infanzia sono pensati per potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico di tutte le bambine e di tutti i bambini. In un unico plesso o in edifici vicini, sorgeranno, grazie alle risorse ripartite, più strutture di educazione e di istruzione per bambine e bambini fino ai sei anni, per offrire esperienze progettate nel quadro di uno stesso percorso educativo, in considerazione dell’età. La distribuzione di risorse è stata effettuata sulla base della popolazione scolastica 0-6, secondo dati Istat, e sul numero di edifici già presenti con riferimento alla fascia di età 3-6 anni. Obiettivo: favorire la realizzazione di nuovi Poli in quelle aree in cui è maggiore la domanda e poche sono le strutture disponibili. Il decreto definisce i criteri per l’acquisizione delle proposte progettuali da parte delle Regioni. Sia il riparto che i parametri per l’individuazione dei criteri sono stati concordati con Regioni, Anci e Upi e approvati all’interno dell’Osservatorio per l’edilizia scolastica, il 21 giugno scorso.

“Un altro tassello della Buona Scuola e dei suoi decreti attuativi va a posto. La firma al decreto di riparto delle risorse Inail per la realizzazione dei Poli per l’infanzia – ha dichiarato la Ministra Fedeli – è un atto importante che ci accompagna verso la concreta costruzione di un sistema di istruzione ed educazione di qualità e uniforme su tutto il territorio nazionale. Si pongono le condizioni per società eguali e di pari opportunità già dalla nascita. Credo sia un passaggio rivoluzionario e atteso per combattere la povertà educativa e sostenere le famiglie”.

Spazi di apprendimento innovativi, tecnologici, sostenibili e progettati in maniera partecipata verranno realizzati grazie allo strumento del “fondo immobiliare”. Con la firma al decreto vengono stanziate risorse per la costruzione di otto scuole innovative, due delle quali progettate dagli architetti Renzo Piano e Mario Cucinella. Con decreto successivo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca verranno definiti i criteri per l’individuazione delle aree in cui sorgeranno questi istituti.

Infine, è stato avviato oggi l’iter per la definizione della programmazione triennale 2018-2020 ed è alla firma il decreto per la destinazione dei 10 milioni alle aree del Centro Italia colpite dal sisma del 2016.


Pubblicato bando PON da 350 milioni per Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia

Edilizia scolastica, pubblicato bando PON da 350 milioni per Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia
Ripartiti 321 milioni a Province e Città metropolitane
Stanziati 105 milioni per verifiche di vulnerabilità sismica nelle zone a maggior rischio
Oltre 7 milioni per le indagini diagnostiche sui solai

(Roma, 16 agosto 2017) Un bando da 350 milioni di euro del PON per interventi di adeguamento sismico e alla normativa antincendio, per la messa in sicurezza e il conseguimento dell’agibilità statica nelle scuole di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Il Miur nei giorni scorsi ha anche ripartito 321 milioni di euro a Province e Città metropolitane per antisismica, messa in sicurezza e antincendio. Mentre 105 milioni di euro sono stati stanziati per verifiche di vulnerabilità sismica nelle zone sismiche 1 e 2, quelle a maggior rischio. Altri 7,5 milioni sono stati assegnati, con un decreto firmato dalla Ministra Valeria Fedeli, per le verifiche sui solai, attraverso lo scorrimento della graduatoria di priorità esistente. Mentre è in corso di pubblicazione l’anagrafica dei responsabili della sicurezza nelle scuole. Un pacchetto di cinque azioni che chiude l’avvio dei 10 prossimi passi per l’edilizia scolastica annunciati il 18 luglio scorso, in conferenza stampa, dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

I dettagli delle azioni
Volto principalmente a far fronte alle esigenze di messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici pubblici che ospitano le scuole, secondo criteri di sostenibilità ambientale, sicurezza e inclusione sociale, il Bando PON da 350 milioni sarà così ripartito tra cinque Regioni: Sicilia (115,220 milioni di euro), Campania (101,815 milioni), Puglia (62,755 milioni), Calabria (53,655 milioni) e Basilicata (16,555 milioni). Nello specifico, gli Enti locali potranno spendere i finanziamenti ricevuti per adeguamento e miglioramento sismico delle scuole, interventi volti all’ottenimento dell’agibilità, bonifica dell’amianto e di altri agenti nocivi, accessibilità e superamento delle barriere architettoniche, efficientamento energetico, attrattività degli edifici scolastici.

Per quanto riguarda i 105 milioni destinati alle verifiche di vulnerabilità sismica, come annunciato dalla Ministra, il 20% dei fondi sarà riservato agli edifici scolastici che si trovano nelle quattro Regioni interessate dai terremoti del 2016 e del 2017.

Dei 321 milioni di euro destinati a Province e Città metropolitane per antisismica, messa in sicurezza e antincendio, la quota maggiore andrà alla Campania (48 milioni), seguita dall’Emilia Romagna (29,8 milioni), dalla Calabria (27,5 milioni) e dalla Lombardia (25 milioni). Lo stanziamento è stato presentato in occasione dell’ultima Conferenza Unificata (in allegato la tabella completa con la ripartizione regionale).

È in corso di attivazione, infine, l’anagrafica dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione nelle scuole. Sul sito del Miur dedicato all’edilizia è stata predisposta un’apposita sezione che sarà attiva a partire dal 15 settembre, non appena le dirigenti e i dirigenti scolastici riceveranno la comunicazione sulle procedure per la compilazione delle schede.

Scuole sicure…

SCUOLE SICURE O CAPRI ESPIATORI ASSICURATI?

di Carmela De Marco

 

Anticamente il capro espiatorio era un capro utilizzato durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme.

Nel giorno designato per l'espiazione (kippūr), il sommo sacerdote caricava tutti i peccati del popolo su un capro e poi lo mandava via nel deserto.

È quello che succede nel nostro Paese ai dirigenti scolastici, da quando sono stati riconosciuti datori di lavoro.

Dal giorno in cui firmano il contratto di incarico triennale, ai dirigenti scolastici vengono affidate tutte le responsabilità e le problematiche che riguardano le strutture scolastiche, di cui la scuola e, per essa, il MIUR, non sono proprietari.

A differenza del capro espiatorio dei peccati del popolo di Gerusalemme, i dirigenti scolastici, in seguito all'affidamento dell’ incarico triennale di una istituzione scolastica, invece di essere mandati nel deserto, hanno due possibilità :

o risolvere "magicamente" ogni problematica che i proprietari degli edifici (Comuni o Province) in tantissimi anni non hanno risolto, oppure vivere, incrociando le dita, il serio rischio di essere imputabili sia a livello civile che penale.

In effetti ci sarebbe una terza possibilità: chiudere le scuole non a norma e che versano in condizioni di serio rischio e pericolo.

Ma quest'ultima possibilità non sarà mai presa in considerazione, poiché, anche in tal caso, i dirigenti incorrerebbero nel penale, interrompendo un pubblico servizio.

Ai dirigenti scolastici il TUSL (testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro), contenente un complesso di norme emanate con il D.Lgs. n. 81 /2008, ha affidato responsabilità di immensa portata.

In sostanza, oltre a provvedere a tutto ciò che riguarda la gestione e l'organizzazione della sicurezza nonché alla formazione del personale dipendente, oltre a richiedere all'Ente locale proprietario di trasmettere ogni certificazione necessaria e di effettuare gli interventi di messa a norma dei locali e degli impianti, i dirigenti scolastici rispondono in toto di ogni incidente o infortunio che possa verificarsi negli edifici scolastici e negli spazi esterni degli stessi edifici.

Lo conferma la recente sentenza a danno di una dirigente scolastica, condannata in primo grado ad un mese di reclusione, con sospensione condizionale della pena, perché ritenuta colpevole dell'infortunio occorso ad uno studente del liceo, appena diplomatosi, che, mentre erano in corso gli esami di maturità, cadde nel cortile interno dell’edificio scolastico in seguito al cedimento di un lastrico che avrebbe dovuto essere inaccessibile. Il ragazzo ferito fu soccorso e ricoverato all’ospedale.

La bidella, dichiarata inidonea al servizio e posta in pensione, non è stata indagata. L’ente proprietario, tenuto alla manutenzione, è stato assolto.

Il ragazzo si è ripreso e sta continuando senza alcun problema gli studi all'università.

Il risarcimento danni dovrà essere quantificato in sede civile, mentre la Dirigente e l’allora responsabile della sicurezza dovranno immediatamente versare alla famiglia del ragazzo 15mila euro come anticipo del risarcimento dei danni subiti dal giovane.

Lo conferma la sentenza definitiva di condanna a quattro anni di reclusione (più la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni) emessa dalla Cassazione nel mese di ottobre 2016 nei riguardi di un dirigente scolastico, a cui sono state contestate la mancata ristrutturazione del vecchio edificio dell’Aquila (costruito nell’Ottocento) e l’assenza di un piano per la sicurezza. Al suddetto dirigente è stata attribuita una «totale inerzia, a fronte di una situazione di evidente rischio per le condizioni in cui versava la palazzina, in presenza dello stillicidio di scosse». La sua colpa, sempre secondo i giudici, è stata quella di «omettere di valutare l’enorme pericolo incombente sul vetusto palazzo e il sol fatto di avere consentito la prosecuzione dell’attività». Il dirigente dell'ufficio tecnico della provincia è stato invece condannato ad una pena di trenta mesi.

I capi delle istituzioni scolastiche, a cui è stata attribuito il ruolo dirigenziale, non hanno i trattamenti stipendiali e le indennità degli altri dirigenti della PA, ma hanno oneri relativi alla sicurezza sicuramente più gravosi.

Ciò che la politica e gli Enti locali non hanno fatto per lunghi, lunghissimi anni, avrebbero dovuto fare e dovrebbero fare loro, i dirigenti scolastici.

Dopo decenni e decenni di mancato intervento e di incuria, dopo lunghi anni in cui agli enti proprietari non sono state assegnate risorse atte alla messa a norma di tutti gli edifici scolastici, ai dirigenti scolastici, diventati datori di lavoro, con tutti gli obblighi e gli oneri connessi alla sicurezza, ma senza la necessaria autonomia di spesa, sono state attribuite responsabilità di immensa portata.

Agli stessi è affidato dal Direttore dell’USR competente un incarico triennale che comporta la conseguenza di essere riconosciuti datori di lavoro per tutti gli edifici dei plessi dell’istituzione scolastica assegnata.

E se gli edifici in cui sono allocati i plessi dovessero presentare condizioni insicure, certificazioni mancanti, impianti non a norma, non basterà richiedere all'ente proprietario quanto necessario, poiché, per il solo fatto di essere datore di lavoro, il dirigente risponde in termini civili e penali di tutto ciò che sia attinente alla sicurezza e alla salute dei lavoratori, degli alunni ( equiparati a lavoratori) e di chiunque si dovesse trovare a subire un infortunio nei locali scolastici.

In campo politico e sociologico il meccanismo che porta ad individuare i capri espiatori ricorre spesso, soprattutto quando gravi problemi, perdurati nel tempo e sottovalutati, sembrano essere diventati quasi irrisolvibili.

Oppure quando si cerca di ledere l'immagine di qualcuno che potrebbe ostacolare il raggiungimento di determinati obiettivi.

Così, si cerca di individuare irragionevolmente in una persona, in un gruppo di persone, o in una situazione la causa a cui attribuire gravi problemi, con l'obiettivo di nascondere le vere cause o i veri colpevoli.

La vigente normativa pone i dirigenti scolastici nel ruolo di datori di lavoro privi di poteri decisionali e di spesa, quindi con pesanti responsabilità e senza gli strumenti adeguati per affrontarle.

Nel contempo, se è vero che gli organi tecnici degli Enti locali proprietari degli edifici scolastici devono effettuare gli interventi di manutenzione facendo i conti con bilanci depauperati e insufficienti per colmare le lacune e per effettuare i necessari interventi, di certo gravare i dirigenti scolastici di ogni responsabilità relativa alla sicurezza dei locali scolastici non concorre a risolvere i problemi.

Se è assolutamente necessario e legittimo che il Dirigente Scolastico metta in atto tutte le misure volte a salvaguardare l’incolumità dei lavoratori e degli alunni , la responsabilità connessa al ruolo dei dirigenti scolastici non può essere trasformata in colpa, o in dolo, o in mancanza personale.

Non risulta più accettabile ed ammissibile, anche ai fini della effettiva tutela della sicurezza di tutto il personale della scuola, che i dirigenti delle istituzioni scolastiche paghino per le inadempienze di altri enti.

Si rende, pertanto, assolutamente necessaria una modifica del D.Lgs 81, volta a ben definire responsabilità e ruoli, nonché ad individuare non capri espiatori, ma soggetti istituzionali che, per ogni competenza e responsabilità attribuite, abbiano autonomia decisionale ed economica.

Alla luce delle problematiche relative alla sicurezza in cui versa la maggioranza degli edifici delle scuole della Repubblica, risulta incomprensibile la critica fatta dall'ANCI agli emendamenti volti alla modifica del D.Lgs 81/2008, ritenuti dai rappresentanti della stessa ANCI " inaccettabili nella sostanza e impraticabili nei fatti"

Le problematiche relative alla sicurezza della maggioranza degli edifici scolastici rappresentano una vera e propria emergenza nazionale che va affrontata non con l'individuazione di capri espiatori che non hanno potere di intervento e autonomia di spesa, ma attraverso un piano nazionale di risanamento dell’edilizia scolastica a cui è necessario che il Governo destini i finanziamenti necessari.

26,4 milioni di euro per adeguamento sismico delle scuole

Edilizia scolastica, Fedeli firma decreto: 26,4 milioni di euro per adeguamento sismico delle scuole. Impegno va avanti

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha firmato il 20 luglio il decreto di riparto di 26,4 milioni di euro che le Regioni potranno utilizzare per l’adeguamento sismico degli edifici scolastici. Si tratta della prima delle prossime dieci azioni annunciate dalla Ministra nel corso della conferenza stampa sull’edilizia scolastica tenutasi lo scorso 18 luglio a Palazzo Chigi. Azioni che saranno messe in campo da oggi e fino alla metà di agosto.

“L’impegno sull’edilizia scolastica va avanti e si concretizza attorno a risorse reali e azioni importanti. Abbiamo messo in campo fondi consistenti, ma soprattutto una nuova governance che sta consentendo di portare avanti con serietà e continuità la spesa e il monitoraggio delle opere”, dichiara la Ministra Valeria Fedeli.

Lo stanziamento totale previsto dal decreto firmato oggi è di 26.404.232 euro che si sommano agli altri fondi che vengono stanziati annualmente per l’edilizia scolastica e, in particolare, per l’antisismica. La Campania è la regione alla quale vanno le risorse più consistenti pari a 4.517.764,10 euro. Seguono la Sicilia con 3.952.713,53 euro; il Lazio con 2.806.769,86 euro; la Calabria con 2.273.404,38 euro. Le risorse sono state ripartite secondo i criteri previsti dal dPCM del 12 ottobre 2015. I fondi, gestiti in raccordo con la Protezione civile, potranno essere spesi per interventi di adeguamento strutturale e antisismico degli edifici scolastici di proprietà pubblica situati in zone sismiche e per la costruzione di nuovi edifici scolastici nel caso in cui la realizzazione ex novo sia preferibile alla messa in sicurezza di quelli già esistenti.

Delibera ANAC 12 aprile 2017, n. 382

Sospensione dell’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1 lett. c) ed f) del d.lgs. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN.

 

VISTO l’art. 14 del d.lgs. 14 marzo 2013 n. 33 come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 25 maggio 2016 n. 97, che, al co. 1 bis, ha esteso gli obblighi di trasparenza di cui al co.1 ai titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione.

VISTA la determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 avente ad oggetto “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016”, con cui l’Autorità ha fornito indicazioni per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 anche ai dirigenti pubblici,  ritenendole altresì applicabili anche ai dirigenti del SSN indicati all’art. 41 co. 3 del medesimo decreto, e, in cui, in ragione del carattere di novità, ha indicato il termine del 30 aprile 2017 quale termine ultimo per la pubblicazione dei suddetti dati.

VISTA l’ordinanza cautelare del TAR Lazio, sez. I-quater, n. 1030/2017 che ha sospeso atti del Segretario generale del Garante della privacy sull’attuazione dell’articolo 14 per i dirigenti motivando con riferimento alla “consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con le norme di diritto comunitario sollevate nel ricorso e valutata l’irreparabilità del danno paventato dai ricorrenti discendente dalla pubblicazione on line, anche temporanea, dei dati per cui è causa”.

VISTA la lettera del Segretario generale del Garante della privacy del 3 aprile 2017 con cui il Garante rende noto di aver ricevuto un parere dell’Avvocatura dello Stato  del 9 marzo 2017 secondo cui non sussistono i presupposti per proporre appello avverso l’ordinanza del TAR e che pertanto, “salvo diverso avviso di codesta Autorità, il Garante non procederà alla pubblicazione” dei dati di tutti i dirigenti in attesa della pronuncia di merito.

VISTA la nota del 5 aprile 2017 con cui il Presidente dell’ANAC ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri se intendesse proporre impugnazione avverso l’ordinanza del TAR Lazio sez. I-quater, n. 1030/2017,  al fine di valutare se estendere l’indicazione prevista dal TAR a tutti i dirigenti di cui al citato art. 14.

VISTA la nota di risposta del Segretario generale della Presidenza del Consiglio con cui è stato  trasmesso il parere dell’Avvocatura dello Stato reso in data 10 aprile 2017 che, richiamando quanto già rappresentato nel precedente parere del 9 marzo 2017, “consigliava di non rimuovere gli effetti della sospensiva concessa dal TAR, a prevenzione di una possibile esposizione dell’amministrazione a future domande risarcitorie” in considerazione della “innegabile gravità e irreparabilità del pregiudizio connesso all’irreversibile effetto della pubblicazione dei dati oggetto del giudizio”.

CONSIDERATO che nel proprio parere del 10 aprile 2017 l’Avvocatura rappresenta che l’ordinanza impugnata è diventata definitiva il 2 aprile 2017.

VISTO il ricorso di un’organizzazione sindacale – che rappresenta i dirigenti dello Stato, della Presidenza del Consiglio dei ministri, degli Organi costituzionali, delle Agenzie e delle Autorità indipendenti – e di quattro dirigenti pubblici, notificato all’ANAC in data 7 aprile 2017 per l’annullamento, previa sospensiva, delle Linee guida di cui alla determinazione n. 241/2017, nonché di quattro note rispettivamente della Presidenza del Consiglio di Ministri, del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero della Giustizia relative alla richiesta di adempimento degli obblighi in parola con cui si chiede anche la previa disapplicazione dell’art. 14 nella parte in cui prevede la pubblicazione per i dirigenti pubblici dei dati di cui al co. 1 lettera c), relativi ai compensi e spese di viaggi di servizio e missioni, e alla lettera f), relativi ai dati reddituali e patrimoniali, per contrasto con la normativa UE ovvero, ove necessario, la rimessione alla Corte di Giustizia dell’UE e alla Corte costituzionale per la questione di compatibilità  di dette disposizioni con la normativa europea e per contrasto agli artt. 3, 13 e 117 co. 1 della Costituzione.

CONSIDERATO che nel parere reso dall’Avvocatura dello Stato alla Presidenza del Consiglio in data 10 aprile 2017 si fa altresì riferimento al ricorso notificato anche all’ANAC indicandolo come  “verosimilmente destinato a trovare accoglimento come nel precedente caso”.

VALUTATA la necessità di evitare alle amministrazioni pubbliche situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013, con conseguente significativo contenzioso, nonché disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti ad amministrazioni diverse.

 

Il  Consiglio dell’Autorità

 

delibera di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d. lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016”, limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1, lett. c) ed f) del d. lgs. n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, compresi quelli del SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un intervento legislativo chiarificatore.

Roma, 12.4.2017

Il Presidente
Raffaele Cantone

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2017
Il Segretario, Maria Esposito


COMUNICATO DEL 12 APRILE 2017

Oggetto: determinazione n. 241 dell’8  marzo 2017 “Linee guida recanti indicazioni sull’attuazione dell’art. 14 del d.  lgs. 33/2013 «Obblighi  di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di  amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi  dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016” – sospensione dell’efficacia  limitatamente alla pubblicazione dei dati di cui all’art. 14, co.1, lett. c) ed  f), del d.lgs. 33/2013 per i titolari di incarichi dirigenziali.

 

Com’è noto, il d.lgs. 97/2016 ha esteso  gli obblighi di trasparenza di cui al co. 1 dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013, ivi inclusi i dati patrimoniali  e reddituali, in passato previsti per i soli titolari di incarichi politici,  anche ai titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti.

L’Autorità,  con la determinazione n. 241 dell’8 marzo 2017 avente ad oggetto  “Linee guida recanti indicazioni  sull’attuazione dell’art. 14 del d. lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i  titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e  i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del  d.lgs. 97/2016”, ha fornito  indicazioni per l’attuazione delle disposizioni di cui all’art. 14 cit., e, in  ragione del carattere di novità, ha indicato il termine del 30 aprile p.v.  quale termine ultimo per la pubblicazione dei suddetti dati.

Al riguardo, in data 2 marzo  2017 è intervenuta un’ordinanza del TAR Lazio, sez. I-quater, n. 1030/2017 che,  su ricorso presentato da dirigenti del Garante della privacy, ha sospeso atti del  Segretario generale del Garante medesimo sull’attuazione dell’articolo 14. Il  provvedimento cautelare è motivato con riferimento alla “consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con  le norme di diritto comunitario sollevate nel ricorso e valutata l’irreparabilità  del danno paventato dai ricorrenti discendente dalla pubblicazione on line,  anche temporanea, dei dati per cui è causa”.

In data 7 aprile 2017 è stato  notificato all’ANAC un ricorso per l’annullamento, previa sospensiva, della  Linee guida di cui alla determinazione n. 241/2017, nonché di quattro note  rispettivamente della Presidenza del Consiglio di Ministri, del Ministero  dell’Istruzione, Università e Ricerca, del Ministero della Salute e del Ministero  della Giustizia relative alla richiesta di adempimento degli obblighi in parola.
Il ricorso è stato presentato oltre che da  alcuni dirigenti, da un’organizzazione sindacale in qualità di sindacato  nazionale che rappresenta i dirigenti dello Stato, della Presidenza del  Consiglio dei Ministri, degli Organi costituzionali, delle Agenzie e delle  Autorità indipendenti.

Nel ricorso si chiede anche la  previa disapplicazione dell’art. 14 nella parte in cui prevede la pubblicazione  per i dirigenti pubblici dei dati di cui al co. 1 lettera c), relativi ai  compensi e spese di viaggi di servizio e alla lettera f), relativi ai dati  reddituali e patrimoniali, per contrasto con la normativa UE ovvero, ove  necessario, la rimessione alla Corte di Giustizia dell’UE e alla Corte  costituzionale per la questione di compatibilità  di dette disposizioni con la normativa  europea e per contrasto agli artt. 3, 13 e 117 co. 1 della Costituzione.

Alla luce di quanto sopra, tenuto conto del contenzioso in  atto, delle motivazioni dell’ordinanza del TAR del Lazio divenuta definitiva in  data 2 aprile 2017 nonché al fine di evitare alle amministrazioni pubbliche  situazioni di incertezza sulla corretta applicazione dell’art. 14 con conseguente  significativo contenzioso e disparità di trattamento fra dirigenti appartenenti  a amministrazioni diverse, il Consiglio dell’Autorità in data 12 aprile 2017 ha  deciso di sospendere l’efficacia della delibera n. 241/2017 limitatamente  alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1, lett. c) ed f)  del d. lgs. n. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici, anche per quelli del  SSN, in attesa della definizione nel merito del giudizio o in attesa di un  intervento legislativo chiarificatore.

Roma, 12 aprile 2017

Raffaele  Cantone

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2017
Il  Segretario, Maria Esposito