Archivi tag: Sicurezza

Ma siamo sicuri?

Ma siamo sicuri

di Alessandro Venerus

Una riflessione sul tema della sicurezza attraverso l’osservazione delle interrelazioni tra il dirigente e le figure/organi che agiscono in ambito scolastico ed i compiti necessari per instaurare buone prassi nella tutela della salute e della sicurezza.

Nuovo Regolamento Privacy UE – GDPR

Dal 25 maggio 2018 acquistano efficacia le disposizioni di diritto europeo sulla protezione dei dati (Regolamento UE 2016/679) ed è abrogato il vigente Codice in materia (decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196).
La nuova disciplina (GDPR – General Data Protection Regulation), a partire da tale data, è rappresentata principalmente dalle disposizioni del Regolamento, immediatamente applicabili e da quelle recate dallo schema di decreto legislativo (in attuazione dell’art. 13 della legge di delegazione europea 2016-2017 – legge 25 ottobre 2017, n. 163), approvato in esame preliminare dal CdM il 21 marzo 2018, volte ad armonizzare l’ordinamento interno al nuovo quadro normativo dell’Unione Europea in tema di tutela della privacy.


Nota 25 maggio 2018, AOODGCASIS 1123

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione generale per i contratti, gli acquisti e per i sistemi informativi e la statistica
Ufficio III

Ai Dirigenti Scolastici, ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi, agli Assistenti Amministrativi delle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado

Nota 25 maggio 2018, AOODGCASIS 1123

OGGETTO: Avvio del corso di formazione: “GDPR – General Data Protection Regulation” – 28 maggio/8 giugno 2018.


Allegato

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2018

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 maggio 2018

Criteri e modalità per l’individuazione del responsabile della protezione dei dati personali, mediante il quale la Presidenza del Consiglio dei ministri esercita le funzioni di titolare del trattamento dei dati personali, ai sensi del regolamento (UE) n. 2016/679. (18A04205)

(GU Serie Generale n.139 del 18-06-2018)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina
dell’attivita’ di governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, a norma
dell’art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive
modificazioni;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze selle
amministrazioni pubbliche, e successive modificazioni;
Visto il decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, recante
«Disposizioni in materia di inconferibilita’ e incompatibilita’ di
incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti
privati in controllo pubblico, a norma dell’art. 1, commi 49 e 50,
della legge 6 novembre 2012, n. 190»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22
novembre 2010, recante la disciplina dell’autonomia finanziaria e
contabile della Presidenza del Consiglio dei ministri;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1°
ottobre 2012, e successive modificazioni e integrazioni, recante
ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio
dei ministri;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30
novembre 2006, n. 312, concernente il trattamento dei dati sensibili
e giudiziari presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
Visto il regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone
fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonche’ alla
libera circolazione di tali dati (di seguito regolamento);
Considerato che l’art. 4 del regolamento individua come titolare
del trattamento «la persona fisica o giuridica, l’autorita’ pubblica,
il servizio o altro organismo che, singolarmente o insieme ad altri,
determina le finalita’ e i mezzi del trattamento dei dati personali»;
Considerato, altresi’, che l’art. 37, paragrafo 1, lettera a), del
regolamento prevede l’obbligo per il titolare o il responsabile del
trattamento di designare il responsabile della protezione dei dati
personali (di seguito RPD) «quando il trattamento e’ effettuato da
un’autorita’ pubblica o da un organismo pubblico»;
Considerato che l’art. 37 del Regolamento, ai paragrafi 5 e 6,
stabilisce che il RPD e’ designato in funzione delle qualita’
professionali, in particolare della conoscenza specialistica della
normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, della
capacita’ di assolvere i compiti di cui all’art. 39, e che puo’
essere anche un dipendente del titolare del trattamento o del
responsabile del trattamento oltre che assolvere i suoi compiti in
base a un contratto di servizio;
Considerato che la Presidenza del Consiglio dei ministri, nel
complesso delle sue articolazioni organizzative, e’ titolare del
trattamento dei dati personali;
Considerata l’autonomia organizzativa della Scuola nazionale
dell’amministrazione, posta sotto la vigilanza della Presidenza del
Consiglio dei ministri, le peculiarita’ organizzative e le competenze
del Dipartimento della protezione civile, nonche’ la diversa
dislocazione territoriale oltre alle peculiarita’ organizzative e
alle specifiche competenze dei commissari straordinari del Governo di
cui all’art. 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, dei commissari
straordinari incaricati sulla base di leggi speciali, dei
rappresentanti del Governo nelle Regioni e delle Province autonome di
Trento e di Bolzano, e dell’Unita’ tecnica amministrativa (UTA) con
competenze in materia di gestione del contenzioso sullo smaltimento
dei rifiuti in Campania;
Ritenuto opportuno procedere alla individuazione dei soggetti,
mediante i quali la Presidenza del Consiglio dei ministri esercita le
funzioni di titolare del trattamento dei dati personali;
Ritenuto, altresi’, necessario procedere alla individuazione del
RPD della Presidenza del Consiglio dei ministri;
Visti i decreti del Presidente della Repubblica 12 dicembre 2016,
di nomina del Governo;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data
16 dicembre 2016, con il quale alla Sottosegretaria di Stato alla
Presidenza del Consiglio dei ministri on. avv. Maria Elena Boschi e’
stata delegata la firma dei decreti, degli atti e dei provvedimenti
di competenza del Presidente del Consiglio dei ministri, ad
esclusione di quelli che richiedono una preventiva deliberazione del
Consiglio dei Ministri e di quelli relativi alle attribuzioni di cui
all’art. 5 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Decreta:

Art. 1

Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) dato personale: qualsiasi informazione riguardante una persona
    fisica identificata o identificabile in PCM; si considera
    identificabile la persona fisica che puo’ essere identificata,
    direttamente o indirettamente, con particolare riferimento a un
    identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati
    relativi all’ubicazione, un identificativo online o uno o piu’
    elementi caratteristici della sua identita’ fisica, fisiologica,
    genetica, psichica, economica, culturale o sociale;
    b) trattamento: qualsiasi operazione o insieme di operazioni,
    compiute in PCM con o senza l’ausilio di processi automatizzati e
    applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la
    raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la
    conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la
    consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione,
    diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il
    raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la
    distruzione;
    c) titolare del trattamento: la Presidenza del Consiglio dei
    ministri nelle sue articolazioni organizzative;
    d) responsabile del trattamento: la persona fisica o giuridica,
    estranea alla Presidenza del Consiglio dei ministri che tratta dati
    personali per conto del titolare del trattamento;
    e) violazione dei dati personali: la violazione di sicurezza che
    comporta accidentalmente o in modo illecito la distruzione, la
    perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai
    dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.

Art. 2

Oggetto e ambito di applicazione

  1. La Presidenza del Consiglio dei ministri (di seguito PCM) e’ il
    titolare del trattamento dei dati personali.
  2. Il presente decreto individua i soggetti medianti i quali la PCM
    esercita le funzioni di titolare del trattamento dei dati personali.
  3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle seguenti
    articolazioni organizzative della PCM: dipartimenti e uffici
    autonomi, come individuati all’art. 2 del decreto del Presidente del
    Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012, e gli organismi collegiali
    presso gli stessi istituiti, uffici di diretta collaborazione del
    Presidente e delle autorita’ politiche delegate dal Presidente del
    Consiglio, strutture di missione.
  4. Sono autonomi titolari del trattamento dei dati personali le
    strutture dei commissari straordinari del Governo di cui all’art. 11
    della legge 23 agosto 1988, n. 400, le strutture dei commissari
    straordinari incaricati sulla base di leggi speciali, le strutture
    dei rappresentanti del Governo nelle Regioni e nelle Province
    autonome di Trento e di Bolzano, nonche’ il Dipartimento della
    protezione civile, la Scuola nazionale dell’amministrazione e l’UTA.
  5. Le strutture di cui al comma 4, provvedono in via autonoma a
    tutti gli adempimenti previsti dal regolamento, nonche’ alla
    designazione di un proprio RPD.
  6. Ove ricorra l’ipotesi di contitolarita’ con la PCM, le
    rispettive responsabilita’ sono disciplinate dagli accordi previsti
    dall’art. 26 del regolamento.

Art. 3

Esercizio delle funzioni di titolare
del trattamento dei dati personali

  1. In conformita’ all’assetto organizzativo della PCM, nell’ambito
    delle strutture di cui all’art. 2, comma 3, i soggetti individuati
    per l’esercizio delle funzioni di titolare del trattamenti dei dati
    personali, ciascuno nel rispettivo ambito di competenza, sono:
    a) i Capi dei Dipartimenti;
    b) i Capi degli uffici autonomi;
    c) i Capi degli uffici di diretta collaborazione del Presidente;
    d) i Capi di Gabinetto degli uffici di diretta collaborazione dei
    Ministri e dei Sottosegretari;
    e) i Coordinatori delle strutture di missione, qualora non
    istituite presso strutture generali della PCM;
    f) il Coordinatore della Segreteria tecnica della Commissione per
    le adozioni internazionali il Coordinatore del Servizio per i voli di
    Stato, di Governo e umanitari, tenuto conto della particolare
    posizione di autonomia funzionale e gestionale delle unita’
    organizzative cui sono preposti.
  2. Il Segretario generale esercita le funzioni di titolare del
    trattamento dei dati personali di cui all’art. 4.
  3. Per le attivita’ a carattere trasversale, esercita le funzioni
    di titolare del trattamento dei dati il Capo della Struttura generale
    con competenza di coordinamento sulla materia.
  4. I Capi delle strutture di cui al comma 3, impartiscono le
    necessarie istruzioni a tutti i dirigenti delle strutture della PCM
    coinvolte nel trattamento.

Art. 4

Attivita’ di coordinamento

  1. Il Segretario generale svolge funzioni di coordinamento,
    fornendo indicazioni di carattere generale alle strutture in termini
    di definizione delle policy in materia di trattamento dei dati
    personali.
  2. Il Segretario generale nomina il RPD e ne da’ comunicazione al
    Garante per la protezione dei dati personali e alle strutture
    interessate.
  3. Per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 1, il
    Segretario generale si avvale di una struttura di supporto tecnico e
    metodologico posta nell’ambito dell’Ufficio del Segretario generale.

Art. 5

Funzioni del titolare

  1. I soggetti di cui all’art. 3, nell’ambito delle strutture cui
    sono preposti, assicurano il rispetto di tutti gli obblighi previsti
    dal regolamento e dalla normativa nazionale in capo al titolare del
    trattamento.
  2. I soggetti di cui al comma 1, sono tenuti anche a porre in
    essere, nell’ambito delle proprie Strutture e nel rispetto delle
    proprie competenze e, ove necessario, in collaborazione con il
    Dipartimento per i servizi strumentali – Ufficio Informatica e
    telematica, misure tecniche e organizzative adeguate per garantire e
    dimostrare che il trattamento dei dati personali e’ effettuato
    conformemente alle disposizioni del regolamento.
  3. Ai soggetti di cui al comma 1 sono altresi’ affidati i seguenti
    compiti:
    a) definire finalita’, mezzi di trattamento e rispettive
    responsabilita’ in merito all’osservanza degli obblighi previsti in
    caso di contitolarita’ del dato personale ai sensi dell’art. 26 del
    regolamento;
    b) designare gli autorizzati al trattamento dei dati personali
    sulla base delle proposte dei dirigenti responsabili del
    procedimento, fornendo adeguate istruzioni per il loro corretto
    trattamento;
    c) stipulare i contratti di cui all’art. 28, paragrafo 3, del
    regolamento, per disciplinare il rapporto con il responsabile del
    trattamento di cui all’art. 7;
    d) notificare al Garante della protezione dei dati personali le
    violazioni dei dati personali (data breach) e provvedere alla
    comunicazione della violazione agli interessati, ai sensi degli
    articoli 33 e 34 del Regolamento, secondo quanto disposto all’art. 9,
    e darne informativa al Segretario generale e al RPD;
    e) nominare un «referente privacy» della struttura per il
    supporto all’esercizio delle funzioni di titolare del trattamento e
    alle attivita’ di gestione degli adempimenti connessi alla protezione
    dei dati nonche’ come punto di contatto con il RPD;
    f) effettuare l’analisi del rischio e la valutazione dell’impatto
    di cui all’art. 35 del regolamento;
    g) adottare misure appropriate al fine di garantire l’esercizio
    dei diritti di coloro i cui dati personali sono oggetto di
    trattamento previsti agli articoli da 15 a 18 e da 20 a 22 del
    regolamento;
    h) verificare la corretta predisposizione delle informative e
    curarne il costante aggiornamento.

Art. 6

Responsabile della protezione
dei dati personali

  1. Il Segretario generale nomina il RPD della PCM fra soggetti in
    possesso dei requisiti previsti dal regolamento e stabilisce la
    durata dell’incarico.
  2. Il RPD assolve ai compiti previsti dall’art. 39 del Regolamento
    e agli eventuali altri compiti affidati allo stesso dal Segretario
    generale.
  3. Per lo svolgimento dei compiti attribuiti, qualora non sia stata
    appositamente individuata, con contratto di servizi una societa’
    esterna, al RPD e’ assegnato personale di supporto con specifiche
    competenze giuridiche, informatiche, di analisi e reingegnerizzazione
    di processi, di risk assessment e risk management, anche ricorrendo
    ad esperti incaricati ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo 30
    luglio 1999, n. 303.
  4. Il personale di cui al comma 3 e’ collocato in una struttura,
    dotata di autonomia funzionale e gestionale, istituita con apposito
    decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e posta presso
    l’Ufficio del Segretario generale.
  5. La PCM sostiene il RPD nell’esecuzione dei compiti ad esso
    affidati assicurando l’autonomia e le risorse necessarie per
    assolverli come previsto dall’art. 38 del regolamento.

Art. 7

Registro delle attivita’ di trattamento

  1. Il Segretario generale indica alle strutture della PCM, con
    proprio atto, le modalita’ operative per l’organizzazione del
    registro delle attivita’ di trattamento ai sensi dell’art. 30 del
    regolamento.
  2. I soggetti di cui all’art. 3, provvedono alla tenuta e
    all’aggiornamento del registro delle attivita’ di trattamento, con
    riferimento agli ambiti di competenza delle strutture cui sono
    preposti.
  3. Il Dipartimento per i servizi strumentali assicura la
    disponibilita’ di una procedura informatizzata di cui le strutture si
    avvalgono per la gestione del registro delle attivita’ di
    trattamento.

Art. 8

Responsabile del trattamento

  1. La funzione di responsabile del trattamento discende da
    contratto o altro atto giuridico, sottoscritto dal titolare del
    trattamento ossia da chi ne esercita le funzioni, ai sensi dell’art.
  2. Il responsabile del trattamento tratta i dati personali in
    applicazione di quanto espressamente previsto nel contratto o in
    altro atto giuridico di cui al comma 1, e ai sensi degli articoli 28,
    29, 30 e 31 del regolamento, in ordine a:
    a) materia disciplinata e durata del trattamento;
    b) natura e le finalita’ del trattamento;
    c) tipo di dati personali;
    d) categorie di interessati;
    e) obblighi e i diritti del titolare del trattamento.

Art. 9

Violazione dei dati personali

  1. Chiunque venga a conoscenza di una violazione dei dati personali
    e’ tenuto a segnalarlo, per il tramite del proprio superiore
    gerarchico, al soggetto che esercita le funzioni di titolare del
    trattamento che deve provvedere tempestivamente ai sensi del presente
    articolo.
  2. Il responsabile del trattamento informa il soggetto che esercita
    le funzioni di titolare del trattamento tempestivamente, dopo essere
    venuto a conoscenza della violazione.
  3. Il soggetto che esercita le funzioni di titolare del
    trattamento, ove possibile, notifica la violazione dei dati personali
    al Garante della protezione dei dati personali entro 72 ore dal
    momento in cui ne sia venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile
    che la stessa violazione presenti un rischio per la tutela dei
    diritti e delle liberta’ delle persone fisiche. La notifica viene
    effettuata, prevedendo almeno gli elementi indicati al paragrafo 3
    dell’art. 33 del regolamento.
  4. La notifica al Garante della protezione dei dati personali
    effettuata oltre le 72 ore, deve essere motivata.
  5. Le segnalazioni e le notifiche dei casi di violazione dei dati
    personali sono comunicati dai soggetti di cui all’art. 3, al
    Segretario generale e al RPD.
  6. Ulteriori, specifiche modalita’ operative per la segnalazione e
    gestione dei casi di violazione dei dati personali possono essere
    disciplinate mediante linee guida e supportate da soluzioni
    applicative messe a disposizione dal Dipartimento per i servizi
    strumentali.

Art. 10

Autorizzati al trattamento

  1. I dirigenti della Presidenza del Consiglio dei ministri che
    trattano dati personali in relazione alle competenze attribuite o
    comunque esercitate presso gli uffici cui sono preposti, secondo
    l’ordinamento della PCM, sono autorizzati al trattamento nel rispetto
    delle misure e delle istruzioni adottate da chi esercita le funzioni
    di titolare del trattamento dei dati personali.
  2. E’ autorizzato al trattamento dei dati personali tutto il
    personale in servizio presso la PCM che tratta dati personali in
    relazione alle competenze della unita’ organizzativa alla quale e’
    stato assegnato, salvo eventuali diverse determinazioni adottate dai
    soggetti di cui all’art. 3.

Art. 11

Formazione del personale

  1. Il Dipartimento per il personale assicura la programmazione e
    l’organizzazione delle attivita’ formative del personale per la
    corretta applicazione delle disposizioni in materia di trattamento
    dei dati personali.

Art. 12

Oneri

  1. Gli oneri aggiuntivi derivanti dall’attuazione del presente
    decreto gravano sui pertinenti capitoli del bilancio di previsione
    della PCM, nei limiti delle risorse ivi disponibili.
    Il presente decreto e’ trasmesso ai competenti organi di controllo
    ed e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
    Roma, 25 maggio 2018

p. Il Presidente
del Consiglio dei ministri
La Sottosegretaria di Stato
Boschi

Registrato alla Corte dei conti il 5 giugno 2018
Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia e affari esteri,
reg.ne prev. n. 1196

Nota 22 maggio 2018, AOODPPR 563

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali

Ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado
E, pc. Al Capo di Gabinetto
Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali

Nota 22 maggio 2018, AOODPPR 563

Oggetto: Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (UE/2016/679) – Responsabile della protezione dei dati personali- Prime indicazioni per le Istituzioni scolastiche

Decreto Legislativo 18 maggio 2018, n. 65

Decreto Legislativo 18 maggio 2018, n. 65

Attuazione della direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione. (18G00092)

(GU Serie Generale n.132 del 09-06-2018)

Capo I

Disposizioni generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Vista la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante norme generali
sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione
della normativa e delle politiche dell’Unione europea;
Vista la legge 25 ottobre 2017, n. 163, recante delega al Governo
per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri
atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016-2017;
Vista la direttiva (UE) 1148/2016 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 6 luglio 2016, recante misure per un livello comune
elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi
nell’Unione;
Visto il regolamento (CE) 910/2014 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 luglio 2014, in materia di identificazione
elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel
mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE;
Vista la direttiva 2013/40/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 12 agosto 2013, relativa agli attacchi contro i
sistemi di informazione e che sostituisce la decisione quadro
2005/222/GAI del Consiglio;
Vista la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6
maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e
medie imprese;
Visto il Regolamento di esecuzione della Commissione n. 2018/151/UE
del 30 gennaio 2018 recante modalita’ di applicazione della direttiva
(UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto
riguarda l’ulteriore specificazione degli elementi che i fornitori di
servizi digitali devono prendere in considerazione ai fini della
gestione dei rischi posti alla sicurezza delle reti e dei sistemi
informativi e dei parametri per determinare l’eventuale impatto
rilevante di un incidente;
Visto il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con
modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, recante misure
urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale;
Visto il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39, recante
attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro
l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia
minorile, che sostituisce la decisione quadro 2004;
Vista la legge 3 agosto 2007, n. 124, recante sistema di
informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del
segreto;
Visto il decreto-legge 30 ottobre 2015, n. 174, convertito, con
modificazioni, dalla legge 11 dicembre 2015, n. 198, recante proroga
delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia,
iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di
ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni
internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di
stabilizzazione;
Visto il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, recante misure
urgenti per la crescita del Paese, e, in particolare, l’articolo 19,
che ha istituito l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID);
Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante il codice
dell’amministrazione digitale e, in particolare, le disposizioni in
materia di funzioni dell’AgID e di sicurezza informatica;
Visto il decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 61, attuativo della
direttiva 2008/114/CE, recante l’individuazione e la designazione
delle infrastrutture critiche europee e la valutazione della
necessita’ di migliorarne la protezione;
Visto il regolamento adottato con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 6 novembre 2015, n. 5, recante disposizioni
per la tutela amministrativa del segreto di Stato e delle
informazioni classificate e a diffusione esclusiva;
Vista la direttiva adottata con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017, recante indirizzi per la
protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2017;
Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il
codice in materia di protezione dei dati personali;
Visto il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante il
codice delle comunicazioni elettroniche;
Visto il decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, recante
disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e
degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro
organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n.
42;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione dell’8 febbraio 2018;
Acquisito il parere della Conferenza Unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta
del 19 aprile 2018;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 16 maggio 2018;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri degli
affari esteri e della cooperazione internazionale, della giustizia,
dell’interno, della difesa, della salute e dell’economia e delle
finanze;

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Oggetto e ambito di applicazione

  1. Il presente decreto stabilisce misure volte a conseguire un
    livello elevato di sicurezza della rete e dei sistemi informativi in
    ambito nazionale, contribuendo ad incrementare il livello comune di
    sicurezza nell’Unione europea.
  2. Ai fini del comma 1, il presente decreto prevede:
    a) l’inclusione nella strategia nazionale di sicurezza
    cibernetica di previsioni in materia di sicurezza delle reti e dei
    sistemi informativi rientranti nell’ambito di applicazione del
    presente decreto;
    b) la designazione delle autorita’ nazionali competenti e del
    punto di contatto unico, nonche’ del Gruppo di intervento per la
    sicurezza informatica in caso di incidente (CSIRT) in ambito
    nazionale per lo svolgimento dei compiti di cui all’allegato I;
    c) il rispetto di obblighi da parte degli operatori di servizi
    essenziali e dei fornitori di servizi digitali relativamente
    all’adozione di misure di sicurezza e di notifica degli incidenti con
    impatto rilevante;
    d) la partecipazione nazionale al gruppo di cooperazione europeo,
    nell’ottica della collaborazione e dello scambio di informazioni tra
    Stati membri dell’Unione europea, nonche’ dell’incremento della
    fiducia tra di essi;
    e) la partecipazione nazionale alla rete CSIRT nell’ottica di
    assicurare una cooperazione tecnico-operativa rapida ed efficace.
  3. Le disposizioni in materia di misure di sicurezza e di notifica
    degli incidenti di cui al presente decreto non si applicano alle
    imprese soggette agli obblighi di cui agli articoli 16-bis e 16-ter
    del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, ne’ ai prestatori di
    servizi fiduciari soggetti agli obblighi di cui all’articolo 19 del
    regolamento (UE) n. 910/2014.
  4. Il presente decreto si applica fatto salvo quanto previsto dal
    decreto legislativo 11 aprile 2011, n. 61, e dalla direttiva
    2013/40/UE relativa agli attacchi contro i sistemi di informazione e
    che sostituisce la decisione quadro 2005/222/GAI, del Consiglio.
  5. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 346 del trattato sul
    funzionamento dell’Unione europea, le informazioni riservate secondo
    quanto disposto dalla normativa dell’Unione europea e nazionale, in
    particolare per quanto concerne la riservatezza degli affari, sono
    scambiate con la Commissione europea e con altre autorita’ competenti
    NIS solo nella misura in cui tale scambio sia necessario ai fini
    dell’applicazione del presente decreto. Le informazioni scambiate
    sono pertinenti e commisurate allo scopo. Lo scambio di informazioni
    ne tutela la riservatezza e protegge la sicurezza e gli interessi
    commerciali degli operatori di servizi essenziali e dei fornitori di
    servizi digitali.
  6. Il presente decreto lascia impregiudicate le misure adottate per
    salvaguardare le funzioni essenziali dello Stato, in particolare di
    tutela della sicurezza nazionale, comprese le misure volte a tutelare
    le informazioni, nei casi in cui la divulgazione sia ritenuta
    contraria agli interessi essenziali di sicurezza e di mantenimento
    dell’ordine pubblico, in particolare a fini di indagine, accertamento
    e perseguimento di reati.
  7. Qualora gli obblighi previsti per gli operatori di servizi
    essenziali o i fornitori di servizi digitali di assicurare la
    sicurezza delle loro reti e dei loro sistemi informativi o di
    notificare gli incidenti siano oggetto di uno specifico atto
    giuridico dell’Unione europea, si applicano le disposizioni di detto
    atto giuridico nella misura in cui gli effetti di tali obblighi siano
    almeno equivalenti a quelli degli obblighi di cui al presente
    decreto.

Art. 2

Trattamento dei dati personali

  1. Il trattamento dei dati personali in applicazione del presente
    decreto e’ effettuato ai sensi del decreto legislativo 30 giugno
    2003, n. 196, e successive modificazioni.

Art. 3

Definizioni

  1. Ai fini del presente decreto si intende per:
    a) autorita’ competente NIS, l’autorita’ competente per settore,
    in materia di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, di cui
    all’articolo 7, comma 1;
    b) CSIRT, gruppo di intervento per la sicurezza informatica in
    caso di incidente, di cui all’articolo 8;
    c) punto di contatto unico, l’organo incaricato a livello
    nazionale di coordinare le questioni relative alla sicurezza delle
    reti e dei sistemi informativi e la cooperazione transfrontaliera a
    livello di Unione europea;
    d) autorita’ di contrasto, l’organo centrale del Ministero
    dell’interno per la sicurezza e per la regolarita’ dei servizi di
    telecomunicazione, di cui all’articolo 7-bis del decreto-legge 27
    luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31
    luglio 2005, n.155;
    e) rete e sistema informativo:
    1) una rete di comunicazione elettronica ai sensi dell’articolo
    1, comma 1, lettera dd), del decreto legislativo 1° agosto 2003, n.
    259;
    2) qualsiasi dispositivo o gruppo di dispositivi interconnessi
    o collegati, uno o piu’ dei quali eseguono, in base ad un programma,
    un trattamento automatico di dati digitali;
    3) i dati digitali conservati, trattati, estratti o trasmessi
    per mezzo di reti o dispositivi di cui ai numeri 1) e 2), per il loro
    funzionamento, uso, protezione e manutenzione;
    f) sicurezza della rete e dei sistemi informativi, la capacita’
    di una rete e dei sistemi informativi di resistere, a un determinato
    livello di riservatezza, a ogni azione che comprometta la
    disponibilita’, l’autenticita’, l’integrita’ o la riservatezza dei
    dati conservati o trasmessi o trattati e dei relativi servizi offerti
    o accessibili tramite tale rete o sistemi informativi;
    g) operatore di servizi essenziali, soggetto pubblico o privato,
    della tipologia di cui all’allegato II, che soddisfa i criteri di cui
    all’articolo 4, comma 2;
    h) servizio digitale, servizio ai sensi dell’articolo 1,
    paragrafo 1, lettera b), della direttiva (UE) 2015/1535 del
    Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 settembre 2015, di un tipo
    elencato nell’allegato III;
    i) fornitore di servizio digitale, qualsiasi persona giuridica
    che fornisce un servizio digitale;
    l) incidente, ogni evento con un reale effetto pregiudizievole
    per la sicurezza della rete e dei sistemi informativi;
    m) trattamento dell’incidente, tutte le procedure necessarie per
    l’identificazione, l’analisi e il contenimento di un incidente e
    l’intervento in caso di incidente;
    n) rischio, ogni circostanza o evento ragionevolmente
    individuabile con potenziali effetti pregiudizievoli per la sicurezza
    della rete e dei sistemi informativi;
    o) rappresentante, la persona fisica o giuridica stabilita
    nell’Unione europea espressamente designata ad agire per conto di un
    fornitore di servizi digitali che non e’ stabilito nell’Unione
    europea, a cui l’autorita’ competente NIS o il CSIRT Nazionale puo’
    rivolgersi in luogo del fornitore di servizi digitali, per quanto
    riguarda gli obblighi di quest’ultimo ai sensi del presente decreto;
    p) norma, una norma ai sensi dell’articolo 2, primo paragrafo,
    numero 1), del regolamento (UE) n. 1025/2012;
    q) specifica, una specifica tecnica ai sensi dell’articolo 2,
    primo paragrafo, numero 4), del regolamento (UE) n. 1025/2012;
    r) punto di interscambio internet (IXP), una infrastruttura di
    rete che consente l’interconnessione di piu’ di due sistemi autonomi
    indipendenti, principalmente al fine di agevolare lo scambio del
    traffico internet; un IXP fornisce interconnessione soltanto ai
    sistemi autonomi; un IXP non richiede che il traffico internet che
    passa tra qualsiasi coppia di sistemi autonomi partecipanti passi
    attraverso un terzo sistema autonomo, ne’ altera o interferisce
    altrimenti con tale traffico;
    s) sistema dei nomi di dominio (DNS), e’ un sistema distribuito e
    gerarchico di naming in una rete che inoltra le richieste dei nomi di
    dominio;
    t) fornitore di servizi DNS, un soggetto che fornisce servizi DNS
    su internet;
    u) registro dei nomi di dominio di primo livello, un soggetto che
    amministra e opera la registrazione di nomi di dominio internet
    nell’ambito di uno specifico dominio di primo livello (TLD);
    v) mercato online, un servizio digitale che consente ai
    consumatori ovvero ai professionisti, come definiti rispettivamente
    all’articolo 141, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 6
    settembre 2005, n. 206, di concludere contratti di vendita o di
    servizi online con i professionisti sia sul sito web del mercato
    online sia sul sito web di un professionista che utilizza i servizi
    informatici forniti dal mercato on line;
    z) motore di ricerca on line, un servizio digitale che consente
    all’utente di effettuare ricerche, in linea di principio, su tutti i
    siti web o su siti web in una lingua particolare sulla base di
    un’interrogazione su qualsiasi tema sotto forma di parola chiave,
    frase o di altra immissione, e fornisce i link in cui possono essere
    trovate le informazioni relative al contenuto richiesto;
    aa) servizio di cloud computing, un servizio digitale che
    consente l’accesso a un insieme scalabile ed elastico di risorse
    informatiche condivisibili.

Art. 4

Identificazione degli operatori di servizi essenziali

  1. Entro il 9 novembre 2018, con propri provvedimenti, le autorita’
    competenti NIS identificano per ciascun settore e sottosettore di cui
    all’allegato II, gli operatori di servizi essenziali con una sede nel
    territorio nazionale. Gli operatori che prestano attivita’ di
    assistenza sanitaria sono individuati con decreto del Ministro della
    salute, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
    Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Gli
    operatori che forniscono e distribuiscono acque destinate al consumo
    umano sono individuati con decreto del Ministro dell’ambiente e della
    tutela del territorio e del mare, di intesa con la Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province
    autonome di Trento e di Bolzano.
  2. I criteri per l’identificazione degli operatori di servizi
    essenziali sono i seguenti:
    a) un soggetto fornisce un servizio che e’ essenziale per il
    mantenimento di attivita’ sociali e/o economiche fondamentali;
    b) la fornitura di tale servizio dipende dalla rete e dai sistemi
    informativi;
    c) un incidente avrebbe effetti negativi rilevanti sulla
    fornitura di tale servizio.
  3. Oltre ai criteri indicati nel comma 2, nell’individuazione degli
    operatori di servizi essenziali si tiene conto dei documenti prodotti
    al riguardo dal Gruppo di cooperazione di cui all’articolo 10.
  4. Ai fini del comma 1, prima dell’adozione dei provvedimenti
    previsti dalla medesima disposizione, qualora un soggetto fornisca un
    servizio di cui al comma 2, lettera a), sul territorio nazionale e in
    altro o altri Stati membri dell’Unione europea, le autorita’
    competenti NIS consultano le autorita’ competenti degli altri Stati
    membri.
  5. E’ istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un
    elenco nazionale degli operatori di servizi essenziali.
  6. L’elenco degli operatori di servizi essenziali identificati ai
    sensi del comma 1 e’ riesaminato con le medesime modalita’ di cui al
    comma 1 e, se del caso, aggiornato su base regolare, ed almeno ogni
    due anni dopo il 9 maggio 2018, a cura delle autorita’ competenti NIS
    ed e’ comunicato al Ministero dello sviluppo economico.
  7. Entro il 9 novembre 2018, e in seguito ogni due anni, il punto
    di contatto unico trasmette alla Commissione europea le informazioni
    necessarie per la valutazione dell’attuazione del presente decreto,
    in particolare della coerenza dell’approccio in merito
    all’identificazione degli operatori di servizi essenziali.
  8. Le informazioni di cui al comma 7 comprendono almeno:
    a) le misure nazionali che consentono l’identificazione degli
    operatori di servizi essenziali;
    b) l’elenco dei servizi di cui al comma 2;
    c) il numero degli operatori di servizi essenziali identificati
    per ciascun settore di cui all’allegato II ed un’indicazione della
    loro importanza in relazione a tale settore;
    d) le soglie, ove esistano, per determinare il pertinente livello
    di fornitura con riferimento al numero di utenti che dipendono da
    tale servizio di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), o
    all’importanza di tale particolare operatore di servizi essenziali di
    cui all’articolo 5, comma 1, lettera f).

Art. 5

Effetti negativi rilevanti

  1. Ai fini della determinazione della rilevanza degli effetti
    negativi di cui all’articolo 4, comma 2, lettera c), le autorita’
    competenti NIS considerano i seguenti fattori intersettoriali:
    a) il numero di utenti che dipendono dal servizio fornito dal
    soggetto interessato;
    b) la dipendenza di altri settori di cui all’allegato II dal
    servizio fornito da tale soggetto;
    c) l’impatto che gli incidenti potrebbero avere, in termini di
    entita’ e di durata, sulle attivita’ economiche e sociali o sulla
    pubblica sicurezza;
    d) la quota di mercato di detto soggetto;
    e) la diffusione geografica relativamente all’area che potrebbe
    essere interessata da un incidente;
    f) l’importanza del soggetto per il mantenimento di un livello
    sufficiente del servizio, tenendo conto della disponibilita’ di
    strumenti alternativi per la fornitura di tale servizio.
  2. Al fine della determinazione degli effetti negativi rilevanti di
    un incidente sono altresi’ considerati, ove opportuno, fattori
    settoriali.

Capo II

Contesto strategico e istituzionale

Art. 6

Strategia nazionale di sicurezza cibernetica

  1. Il Presidente del Consiglio dei ministri adotta, sentito il
    Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR),
    la strategia nazionale di sicurezza cibernetica per la tutela della
    sicurezza delle reti e dei sistemi di interesse nazionale.
  2. Nell’ambito della strategia nazionale di sicurezza cibernetica,
    sono in particolare indicati, per la sicurezza di reti e sistemi
    informativi rientranti nell’ambito di applicazione del presente
    decreto:
    a) gli obiettivi e le priorita’ in materia di sicurezza delle reti
    e dei sistemi informativi;
    b) il quadro di governance per conseguire gli obiettivi e le
    priorita’, inclusi i ruoli e le responsabilita’ degli organismi
    pubblici e degli altri attori pertinenti;
    c) le misure di preparazione, risposta e recupero, inclusa la
    collaborazione tra settore pubblico e settore privato;
    d) i programmi di formazione, sensibilizzazione e istruzione
    relativi alla strategia in materia di sicurezza delle reti e dei
    sistemi informativi;
    e) i piani di ricerca e sviluppo;
    f) un piano di valutazione dei rischi;
    g) l’elenco dei vari attori coinvolti nell’attuazione.
  3. Con la procedura di cui al comma 1 sono adottate linee di
    indirizzo per l’attuazione della strategia nazionale di sicurezza
    cibernetica.
  4. La Presidenza del Consiglio dei ministri trasmette la strategia
    nazionale in materia di sicurezza cibernetica alla Commissione
    europea entro tre mesi dalla sua adozione. Puo’ essere esclusa la
    trasmissione di elementi della strategia riguardanti la sicurezza
    nazionale.

Art. 7

Autorita’ nazionali competenti e punto di contatto unico

  1. Sono designate quali Autorita’ competenti NIS per i settori e
    sottosettori di cui all’allegato II e per i servizi di cui
    all’allegato III:
    a) il Ministero dello sviluppo economico per il settore energia,
    sottosettori energia elettrica, gas e petrolio e per il settore
    infrastrutture digitali, sottosettori IXP, DNS, TLD, nonche’ per i
    servizi digitali;
    b) il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il settore
    trasporti, sottosettori aereo, ferroviario, per vie d’acqua e su
    strada;
    c) il Ministero dell’economia e delle finanze per il settore
    bancario e per il settore infrastrutture dei mercati finanziari, in
    collaborazione con le autorita’ di vigilanza di settore, Banca
    d’Italia e Consob, secondo modalita’ di collaborazione e di scambio
    di informazioni stabilite con decreto del Ministro dell’economia e
    delle finanze;
    d) il Ministero della salute per l’attivita’ di assistenza
    sanitaria, come definita dall’articolo 3, comma 1, lettera a), del
    decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 38, prestata dagli operatori
    dipendenti o incaricati dal medesimo Ministero o convenzionati con lo
    stesso e le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano,
    direttamente o per il tramite delle Autorita’ sanitarie
    territorialmente competenti, per le attivita’ di assistenza sanitaria
    prestata dagli operatori autorizzati e accreditati delle Regioni o
    dalle Province autonome negli ambiti territoriali di rispettiva
    competenza;
    e) il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del
    mare e le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano,
    direttamente o per il tramite delle Autorita’ territorialmente
    competenti, in merito al settore fornitura e distribuzione di acqua
    potabile.
  2. Le Autorita’ competenti NIS sono responsabili dell’attuazione
    del presente decreto con riguardo ai settori di cui all’allegato II e
    ai servizi di cui all’allegato III e vigilano sull’applicazione del
    presente decreto a livello nazionale esercitando altresi’ le relative
    potesta’ ispettive e sanzionatorie.
  3. Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e’
    designato quale punto di contatto unico in materia di sicurezza delle
    reti e dei sistemi informativi.
  4. Il punto di contatto unico svolge una funzione di collegamento
    per garantire la cooperazione transfrontaliera delle autorita’
    competenti NIS con le autorita’ competenti degli altri Stati membri,
    nonche’ con il gruppo di cooperazione di cui all’articolo 10 e la
    rete di CSIRT di cui all’articolo 11.
  5. Il punto di contatto unico collabora nel gruppo di cooperazione
    in modo effettivo, efficiente e sicuro con i rappresentanti designati
    dagli altri Stati.
  6. Le autorita’ competenti NIS e il punto di contatto unico
    consultano, conformemente alla normativa vigente, l’autorita’ di
    contrasto ed il Garante per la protezione dei dati personali e
    collaborano con essi.
  7. La Presidenza del Consiglio dei ministri comunica
    tempestivamente alla Commissione europea la designazione del punto di
    contatto unico e quella delle autorita’ competenti NIS, i relativi
    compiti e qualsiasi ulteriore modifica. Alle designazioni sono
    assicurate idonee forme di pubblicita’.
  8. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 1.300.000 euro
    a decorrere dal 2018, si provvede ai sensi dell’articolo 22.

Art. 8

Gruppi di intervento per la sicurezza informatica in caso di
incidente – CSIRT

  1. E’ istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri,
    il CSIRT italiano, che svolge i compiti e le funzioni del Computer
    Emergency Response Team (CERT) nazionale, di cui all’articolo 16-bis
    del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e del CERT-PA, gia’
    operante presso l’Agenzia per l’Italia digitale ai sensi
    dell’articolo 51 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.
  2. L’organizzazione e il funzionamento del CSIRT italiano sono
    disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai
    sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303,
    da adottare entro il 9 novembre 2018. Per lo svolgimento delle
    funzioni del CSIRT italiano, la Presidenza del Consiglio dei ministri
    si avvale di un contingente massimo di trenta unita’ di personale, di
    cui quindici scelti tra dipendenti di altre amministrazioni
    pubbliche, in posizione di comando o fuori ruolo, per i quali si
    applica l’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127,
    e quindici da assumere, nel limite della dotazione organica vigente,
    in aggiunta alle ordinarie facolta’ assunzionali della Presidenza del
    Consiglio dei ministri, nel limite di spesa annuo di 1.300.000 di
    euro a decorrere dal 2018. Ai relativi oneri si provvede ai sensi
    dell’articolo 22.
  3. Nelle more dell’adozione del decreto di cui al comma 2, le
    funzioni di CSIRT italiano sono svolte dal CERT nazionale unitamente
    al CERT-PA in collaborazione tra loro.
  4. Il CSIRT italiano assicura la conformita’ ai requisiti di cui
    all’allegato I, punto 1, svolge i compiti di cui all’allegato I,
    punto 2, si occupa dei settori di cui all’allegato II e dei servizi
    di cui all’allegato III e dispone di un’infrastruttura di
    informazione e comunicazione appropriata, sicura e resiliente a
    livello nazionale.
  5. Il CSIRT italiano definisce le procedure per la prevenzione e la
    gestione degli incidenti informatici.
  6. Il CSIRT italiano garantisce la collaborazione effettiva,
    efficiente e sicura, nella rete di CSIRT di cui all’articolo 11.
  7. La Presidenza del Consiglio dei ministri comunica alla
    Commissione europea il mandato del CSIRT italiano e le modalita’ di
    trattamento degli incidenti a questo affidati.
  8. Il CSIRT italiano, per lo svolgimento delle proprie funzioni,
    puo’ avvalersi anche dell’Agenzia per l’Italia digitale.
  9. Le funzioni svolte dal Ministero dello sviluppo economico in
    qualita’ di CERT nazionale ai sensi dell’articolo 16-bis, del decreto
    legislativo 1° agosto 2003, n. 259, nonche’ quelle svolte da Agenzia
    per l’Italia digitale in qualita’ di CERT-PA, ai sensi dell’articolo
    51 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, sono trasferite al
    CSIRT italiano a far data dalla entrata in vigore del decreto di cui
    al comma 2.
  10. Per le spese di funzionamento del CSIRT italiano e’ autorizzata
    la spesa di 2.700.000 euro per l’anno 2018, di cui 2.000.000 per le
    spese di investimenti, e di 700.000 annui a decorrere dall’anno 2019.
    A tali oneri si provvede ai sensi dell’articolo 22.

Art. 9

Cooperazione a livello nazionale

  1. Le autorita’ competenti NIS, il punto di contatto unico e il
    CSIRT italiano collaborano per l’adempimento degli obblighi di cui al
    presente decreto. A tal fine e’ istituito, presso la Presidenza del
    Consiglio dei ministri, un Comitato tecnico di raccordo, composto da
    rappresentanti delle amministrazioni statali competenti ai sensi
    dell’articolo 7, comma 1, e da rappresentanti delle Regioni e
    Province autonome in numero non superiore a due, designati dalle
    Regioni e Province autonome in sede di Conferenza permanente per i
    rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e
    di Bolzano. L’organizzazione del Comitato e’ definita con decreto del
    Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta dei
    Ministri per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dello
    sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata. Per la
    partecipazione al Comitato tecnico di raccordo non sono previsti
    gettoni di presenza, compensi o rimborsi spese.
  2. Gli operatori di servizi essenziali e i fornitori di servizi
    digitali inviano le notifiche relative ad incidenti al CSIRT
    italiano.
  3. Il CSIRT italiano informa le autorita’ competenti NIS e il punto
    di contatto unico in merito alle notifiche di incidenti trasmesse ai
    sensi del presente decreto.

Capo III

Cooperazione

Art. 10

Gruppo di cooperazione

  1. Il punto di contatto unico partecipa alle attivita’ del gruppo
    di cooperazione composto da rappresentanti degli Stati membri, della
    Commissione europea e dell’Agenzia dell’Unione europea per la
    sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA) e, in particolare,
    contribuisce a:
    a) condividere buone pratiche sullo scambio di informazioni
    relative alla notifica di incidenti di cui all’articolo 12 e
    all’articolo 14;
    b) scambiare migliori pratiche con gli Stati membri e, in
    collaborazione con l’ENISA, fornire supporto per la creazione di
    capacita’ in materia di sicurezza delle reti e dei sistemi
    informativi;
    c) discutere le capacita’ e lo stato di preparazione degli Stati
    membri e valutare, su base volontaria, le strategie nazionali in
    materia di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi e
    l’efficacia dei CSIRT e individuare le migliori pratiche;
    d) scambiare informazioni e migliori pratiche in materia di
    sensibilizzazione e formazione;
    e) scambiare informazioni e migliori pratiche in materia di ricerca
    e sviluppo riguardo alla sicurezza delle reti e dei sistemi
    informativi;
    f) scambiare, ove opportuno, esperienze in materia di sicurezza
    delle reti e dei sistemi informativi con le istituzioni, gli organi e
    gli organismi pertinenti dell’Unione europea;
    g) discutere le norme e le specifiche di cui all’articolo 17 con i
    rappresentanti delle pertinenti organizzazioni di normazione europee;
    h) fornire informazioni in relazione ai rischi e agli incidenti;
    i) esaminare, su base annuale, le relazioni sintetiche di cui al
    comma 4;
    l) discutere il lavoro svolto riguardo a esercitazioni in materia
    di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, programmi di
    istruzione e formazione, comprese le attivita’ svolte dall’ENISA;
    m) con l’assistenza dell’ENISA, scambiare migliori pratiche
    connesse all’identificazione degli operatori di servizi essenziali da
    parte degli Stati membri, anche in relazione alle dipendenze
    transfrontaliere riguardo a rischi e incidenti;
    n) discutere modalita’ per la comunicazione di notifiche di
    incidenti di cui agli articoli 12 e 14.
  2. Le autorita’ competenti NIS, attraverso il punto di contatto
    unico, assicurano la partecipazione al gruppo di cooperazione al fine
    di elaborare ed adottare orientamenti sulle circostanze in cui gli
    operatori di servizi essenziali sono tenuti a notificare gli
    incidenti, compresi i parametri di cui all’articolo 12, comma 8.
  3. Il punto di contatto unico, ove necessario, chiede alle
    autorita’ competenti NIS interessate, nonche’ al CSIRT, la
    partecipazione al gruppo di cooperazione.
  4. Entro il 9 agosto 2018 e in seguito ogni anno, il punto di
    contatto unico trasmette una relazione sintetica al gruppo di
    cooperazione in merito alle notifiche ricevute, compresi il numero di
    notifiche e la natura degli incidenti notificati e alle azioni
    intraprese ai sensi degli articoli 12 e 14.

Art. 11

Rete di CSIRT

  1. Il CSIRT italiano partecipa alla rete di CSIRT, composta da
    rappresentanti dei CSIRT degli Stati membri e del CERT-UE.
  2. Il CSIRT italiano, ai fini del comma 1, provvede a:
    a) scambiare informazioni sui servizi, sulle operazioni e sulle
    capacita’ di cooperazione dei CSIRT;
    b) su richiesta del rappresentante di un CSIRT di uno Stato membro
    potenzialmente interessato da un incidente, scambiare e discutere
    informazioni non sensibili sul piano commerciale connesse a tale
    incidente e i rischi associati, ad eccezione dei casi in cui lo
    scambio di informazioni potrebbe compromettere l’indagine
    sull’incidente;
    c) scambiare e mettere a disposizione su base volontaria
    informazioni non riservate su singoli incidenti;
    d) su richiesta di un rappresentante di un CSIRT di un altro Stato
    membro, discutere e, ove possibile, individuare un intervento
    coordinato per un incidente rilevato nella giurisdizione di quello
    stesso Stato membro;
    e) fornire sostegno agli altri Stati membri nel far fronte a
    incidenti transfrontalieri sulla base dell’assistenza reciproca
    volontaria;
    f) discutere, esaminare e individuare ulteriori forme di
    cooperazione operativa, anche in relazione a:
    1) categorie di rischi e di incidenti;
    2) preallarmi;
    3) assistenza reciproca;
    4) principi e modalita’ di coordinamento, quando gli Stati membri
    intervengono in relazione a rischi e incidenti transfrontalieri;
    g) informare il gruppo di cooperazione in merito alle proprie
    attivita’ e a ulteriori forme di cooperazione operativa discusse
    sulla scorta della lettera f) e chiedere orientamenti in merito;
    h) discutere gli insegnamenti appresi dalle esercitazioni in
    materia di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, comprese
    quelle organizzate dall’ENISA;
    i) formulare orientamenti volti ad agevolare la convergenza delle
    pratiche operative in relazione all’applicazione delle disposizioni
    del presente articolo in materia di cooperazione operativa.

Capo IV

Sicurezza della rete e dei sistemi informativi degli operatori di
servizi essenziali

Art. 12

Obblighi in materia di sicurezza e notifica degli incidenti

  1. Gli operatori di servizi essenziali adottano misure tecniche e
    organizzative adeguate e proporzionate alla gestione dei rischi posti
    alla sicurezza della rete e dei sistemi informativi che utilizzano
    nelle loro operazioni. Tenuto conto delle conoscenze piu’ aggiornate
    in materia, dette misure assicurano un livello di sicurezza della
    rete e dei sistemi informativi adeguato al rischio esistente.
  2. Gli operatori di servizi essenziali adottano misure adeguate per
    prevenire e minimizzare l’impatto di incidenti a carico della
    sicurezza della rete e dei sistemi informativi utilizzati per la
    fornitura dei servizi essenziali, al fine di assicurare la
    continuita’ di tali servizi.
  3. Nell’adozione delle misure di cui ai commi 1 e 2, gli operatori
    di servizi essenziali tengono conto delle linee guida predisposte dal
    gruppo di cooperazione di cui all’articolo 10, nonche’ delle linee
    guida di cui al comma 7.
  4. Fatto salvo quanto previsto dai commi 1, 2 e 3, le autorita’
    competenti NIS possono, se necessario, definire specifiche misure,
    sentiti gli operatori di servizi essenziali.
  5. Gli operatori di servizi essenziali notificano al CSIRT italiano
    e, per conoscenza, all’autorita’ competente NIS, senza ingiustificato
    ritardo, gli incidenti aventi un impatto rilevante sulla continuita’
    dei servizi essenziali forniti.
  6. Il CSIRT italiano inoltra tempestivamente le notifiche
    all’organo istituito presso il Dipartimento informazioni per la
    sicurezza incaricato, ai sensi delle direttive del Presidente del
    Consiglio dei ministri adottate sentito il Comitato interministeriale
    per la sicurezza della Repubblica (CISR), delle attivita’ di
    prevenzione e preparazione ad eventuali situazioni di crisi e di
    attivazione delle procedure di allertamento.
  7. Le notifiche includono le informazioni che consentono al CSIRT
    italiano di determinare un eventuale impatto transfrontaliero
    dell’incidente. La notifica non espone la parte che la effettua a una
    maggiore responsabilita’ rispetto a quella derivante dall’incidente.
    Le autorita’ competenti NIS possono predisporre linee guida per la
    notifica degli incidenti.
  8. Per determinare la rilevanza dell’impatto di un incidente si
    tiene conto in particolare dei seguenti parametri:
    a) il numero di utenti interessati dalla perturbazione del servizio
    essenziale;
    b) la durata dell’incidente;
    c) la diffusione geografica relativamente all’area interessata
    dall’incidente.
  9. Sulla base delle informazioni fornite nella notifica da parte
    dell’operatore di servizi essenziali, il CSIRT italiano informa gli
    eventuali altri Stati membri interessati in cui l’incidente ha un
    impatto rilevante sulla continuita’ dei servizi essenziali.
    10 Ai fini del comma 9, il CSIRT italiano preserva, conformemente
    al diritto dell’Unione europea e alla legislazione nazionale, la
    sicurezza e gli interessi commerciali dell’operatore di servizi
    essenziali, nonche’ la riservatezza delle informazioni fornite nella
    notifica secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 5.
  10. Ove le circostanze lo consentano, il CSIRT italiano fornisce
    all’operatore di servizi essenziali, che effettua la notifica, le
    pertinenti informazioni relative al seguito della notifica stessa,
    nonche’ le informazioni che possono facilitare un trattamento
    efficace dell’incidente.
  11. Su richiesta dell’autorita’ competente NIS o del CSIRT
    italiano, il punto di contatto unico trasmette, previa verifica dei
    presupposti, le notifiche ai punti di contatto unici degli altri
    Stati membri interessati.
  12. Previa valutazione da parte dell’organo di cui al comma 6,
    l’autorita’ competente NIS, d’intesa con il CSIRT italiano, dopo aver
    consultato l’operatore dei servizi essenziali notificante, puo’
    informare il pubblico in merito ai singoli incidenti, qualora ne sia
    necessaria la sensibilizzazione per evitare un incidente o gestire un
    incidente in corso.
  13. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
    o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Gli operatori di
    servizi essenziali provvedono agli adempimenti previsti dal presente
    articolo a valere sulle risorse finanziarie disponibili sui propri
    bilanci.

Art. 13

Attuazione e controllo

  1. Le autorita’ competenti NIS valutano il rispetto da parte degli
    operatori di servizi essenziali degli obblighi previsti dall’articolo
    12, nonche’ i relativi effetti sulla sicurezza della rete e dei
    sistemi informativi.
  2. Ai fini del comma 1, gli operatori di servizi essenziali sono
    tenuti a fornire all’autorita’ competente NIS:
    a) le informazioni necessarie per valutare la sicurezza della loro
    rete e dei loro sistemi informativi, compresi i documenti relativi
    alle politiche di sicurezza;
    b) la prova dell’effettiva attuazione delle politiche di sicurezza,
    come i risultati di un audit sulla sicurezza svolto dall’autorita’
    competente NIS o da un revisore abilitato e, in quest’ultimo caso,
    metterne a disposizione dell’autorita’ competente NIS i risultati,
    inclusi gli elementi di prova.
  3. Quando richiede le informazioni o le prove di cui al comma 2,
    l’autorita’ competente NIS indica lo scopo delle richieste
    specificando il tipo di informazioni da fornire.
  4. A seguito della valutazione delle informazioni o dei risultati
    degli audit sulla sicurezza di cui al comma 2, l’autorita’ competente
    NIS puo’ emanare istruzioni vincolanti per gli operatori di servizi
    essenziali al fine di porre rimedio alle carenze individuate.
  5. Nei casi di incidenti che comportano violazioni di dati
    personali, l’autorita’ competente NIS opera in stretta cooperazione
    con il Garante per la protezione dei dati personali.

Capo V

Sicurezza della rete e dei sistemi informativi dei fornitori di
servizi digitali

Art. 14

Obblighi in materia di sicurezza e notifica degli incidenti

  1. I fornitori di servizi digitali identificano e adottano misure
    tecniche e organizzative adeguate e proporzionate alla gestione dei
    rischi relativi alla sicurezza della rete e dei sistemi informativi
    che utilizzano nel contesto dell’offerta di servizi di cui
    all’allegato III all’interno dell’Unione europea.
  2. Tenuto conto delle conoscenze piu’ aggiornate in materia, tali
    misure assicurano un livello di sicurezza della rete e dei sistemi
    informativi adeguato al rischio esistente e tengono conto dei
    seguenti elementi:
    a) la sicurezza dei sistemi e degli impianti;
    b) trattamento degli incidenti;
    c) gestione della continuita’ operativa;
    d) monitoraggio, audit e test;
    e) conformita’ con le norme internazionali.
  3. I fornitori di servizi digitali adottano misure per prevenire e
    minimizzare l’impatto di incidenti a carico della sicurezza della
    rete e dei sistemi informativi del fornitore di servizi digitali sui
    servizi di cui all’allegato III offerti all’interno dell’Unione
    europea, al fine di assicurare la continuita’ di tali servizi.
  4. I fornitori di servizi digitali notificano al CSIRT italiano e,
    per conoscenza, all’autorita’ competente NIS, senza ingiustificato
    ritardo, gli incidenti aventi un impatto rilevante sulla fornitura di
    un servizio di cui all’allegato III che essi offrono all’interno
    dell’Unione europea.
  5. Le notifiche includono le informazioni che consentono al CSIRT
    italiano di determinare la rilevanza di un eventuale impatto
    transfrontaliero. La notifica non espone la parte che la effettua a
    una maggiore responsabilita’ rispetto a quella derivante
    dall’incidente.
  6. Il CSIRT italiano inoltra tempestivamente le notifiche
    all’organo di cui all’articolo 12, comma 6.
  7. Al fine di determinare la rilevanza dell’impatto di un
    incidente, sono tenuti in considerazione, in particolare, i seguenti
    parametri:
    a) il numero di utenti interessati dall’incidente, in particolare
    gli utenti che dipendono dal servizio digitale per la fornitura dei
    propri servizi;
    b) la durata dell’incidente;
    c) la diffusione geografica relativamente all’area interessata
    dall’incidente;
    d) la portata della perturbazione del funzionamento del servizio;
    e) la portata dell’impatto sulle attivita’ economiche e sociali.
  8. L’obbligo di notificare un incidente si applica soltanto qualora
    il fornitore di servizi digitali abbia accesso alle informazioni
    necessarie per valutare l’impatto di un incidente con riferimento ai
    parametri di cui al comma 7.
  9. Qualora un operatore di servizi essenziali dipenda da una terza
    parte fornitrice di servizi digitali per la fornitura di un servizio
    che e’ indispensabile per il mantenimento di attivita’ economiche e
    sociali fondamentali, l’operatore stesso notifica qualsiasi impatto
    rilevante per la continuita’ di servizi essenziali dovuto ad un
    incidente a carico di tale operatore.
  10. Qualora l’incidente di cui al comma 4 riguardi due o piu’ Stati
    membri, il CSIRT italiano informa gli altri Stati membri coinvolti.
  11. Ai fini del comma 9, il CSIRT italiano tutela, nel rispetto del
    diritto dell’Unione europea e della legislazione nazionale, la
    sicurezza e gli interessi commerciali del fornitore del servizio
    digitale nonche’ la riservatezza delle informazioni fornite.
  12. Previa valutazione da parte dell’organo di cui all’articolo 12,
    comma 6, l’autorita’ competente NIS, d’intesa con il CSIRT italiano,
    dopo aver consultato il fornitore di servizi digitali interessato e,
    se del caso, le autorita’ competenti o i CSIRT degli altri Stati
    membri interessati, puo’ informare il pubblico riguardo ai singoli
    incidenti o chiedere al fornitore di servizi digitali di provvedervi,
    qualora ne sia necessaria la sensibilizzazione per evitare un
    incidente o gestirne uno in corso, o qualora sussista comunque un
    interesse pubblico alla divulgazione dell’incidente.
  13. I fornitori di servizi digitali applicano le disposizioni di
    attuazione degli atti di esecuzione della Commissione europea che
    specificano ulteriormente le misure tecnico-organizzative di cui al
    comma 1 e i parametri, ivi compresi formati e procedure, relativi
    agli obblighi di notifica di cui al comma 4.
  14. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 1, comma 7, non sono
    imposti ulteriori obblighi in materia di sicurezza o di notifica ai
    fornitori di servizi digitali.
  15. Il presente capo non si applica alle microimprese e alle
    piccole imprese quali definite nella raccomandazione della
    Commissione europea del 6 maggio 2003, n. 2003/361/CE.

Art. 15

Attuazione e controllo

  1. Nel caso in cui sia dimostrato il mancato rispetto degli
    obblighi di cui all’articolo 14 da parte dei fornitori di servizi
    digitali, l’autorita’ competente NIS puo’ adottare misure di
    vigilanza ex post adeguate alla natura dei servizi e delle
    operazioni. La dimostrazione del mancato rispetto degli obblighi puo’
    essere prodotta dall’autorita’ competente di un altro Stato membro in
    cui e’ fornito il servizio.
  2. Ai fini del comma 1, i fornitori di servizi digitali sono tenuti
    a:
    a) fornire le informazioni necessarie per valutare la sicurezza
    della loro rete e dei loro sistemi informativi, compresi i documenti
    relativi alle politiche di sicurezza;
    b) porre rimedio ad ogni mancato adempimento degli obblighi di cui
    all’articolo 14.
  3. Se un fornitore di servizi digitali ha lo stabilimento
    principale o un rappresentante in uno Stato membro, ma la sua rete o
    i suoi sistemi informativi sono ubicati in uno o piu’ altri Stati
    membri, l’autorita’ competente dello Stato membro dello stabilimento
    principale o del rappresentante e le autorita’ competenti dei
    suddetti altri Stati membri cooperano e si assistono reciprocamente
    in funzione delle necessita’. Tale assistenza e cooperazione puo’
    comprendere scambi di informazioni tra le autorita’ competenti
    interessate e richieste di adottare le misure di vigilanza di cui al
    comma 1.

Art. 16

Giurisdizione e territorialita’

  1. Ai fini del presente decreto, un fornitore di servizi digitali
    e’ considerato soggetto alla giurisdizione dello Stato membro in cui
    ha lo stabilimento principale. Un fornitore di servizi digitali e’
    comunque considerato avere il proprio stabilimento principale in uno
    Stato membro quando ha la sua sede sociale in tale Stato membro.
  2. Un fornitore di servizi digitali che non e’ stabilito
    nell’Unione europea, ma offre servizi di cui all’allegato III
    all’interno dell’Unione europea, designa un rappresentante
    nell’Unione europea.
  3. Il rappresentante e’ stabilito in uno di quegli Stati membri in
    cui sono offerti i servizi. Il fornitore di servizi digitali e’
    considerato soggetto alla giurisdizione dello Stato membro in cui e’
    stabilito il suo rappresentante.
  4. La designazione di un rappresentante da parte di un fornitore di
    servizi digitali fa salve le azioni legali che potrebbero essere
    avviate nei confronti del fornitore stesso di servizi digitali.

Capo VI

Normazione e notifica volontaria

Art. 17

Normazione

  1. Ai fini dell’attuazione armonizzata dell’articolo 12, commi 1 e
    2, e dell’articolo 14, commi 1, 2 e 3, le autorita’ competenti NIS
    promuovono l’adozione di norme e specifiche europee o accettate a
    livello internazionale relative alla sicurezza della rete e dei
    sistemi informativi, senza imporre o creare discriminazioni a favore
    dell’uso di un particolare tipo di tecnologia.
  2. Le autorita’ competenti NIS tengono conto dei pareri e delle
    linee guida predisposti dall’ENISA, in collaborazione con gli Stati
    membri, riguardanti i settori tecnici da prendere in considerazione
    in relazione al comma 1, nonche’ le norme gia’ esistenti, comprese le
    norme nazionali, che potrebbero essere applicate a tali settori.

Art. 18

Notifica volontaria

  1. I soggetti che non sono stati identificati come operatori di
    servizi essenziali e non sono fornitori di servizi digitali possono
    notificare, su base volontaria, gli incidenti aventi un impatto
    rilevante sulla continuita’ dei servizi da loro prestati.
  2. Nel trattamento delle notifiche, il CSIRT italiano applica la
    procedura di cui all’articolo 12.
  3. Le notifiche obbligatorie sono trattate prioritariamente
    rispetto alle notifiche volontarie.
  4. Le notifiche volontarie sono trattate soltanto qualora tale
    trattamento non costituisca un onere sproporzionato o eccessivo.
  5. La notifica volontaria non puo’ avere l’effetto di imporre al
    soggetto notificante alcun obbligo a cui non sarebbe stato sottoposto
    se non avesse effettuato tale notifica.

Capo VII

Disposizioni finali

Art. 19

Poteri ispettivi

  1. L’attivita’ di ispezione e verifica necessarie per le misure
    previste dagli articoli 12, 13, 14 e 15, fatte salve le attribuzioni
    e le competenze degli organi preposti alla tutela dell’ordine e della
    sicurezza pubblica, sono svolte dalle autorita’ competenti NIS.
  2. Con successivo Accordo tra Governo, Regioni e Province autonome
    di Trento e di Bolzano sono definiti i criteri uniformi in ambito
    nazionale per lo svolgimento delle attivita’ di ispezione e verifica,
    necessarie per le misure previste dagli articoli 12, 13, 14 e 15, che
    riguardano le reti e i sistemi informativi utilizzati dagli operatori
    che prestano attivita’ di assistenza sanitaria, nonche’ in merito al
    settore fornitura e distribuzione di acqua potabile.

Art. 20

Autorita’ competente e regime dell’accertamento e dell’irrogazione
delle sanzioni amministrative

  1. Le autorita’ competenti NIS di cui all’articolo 7, comma 1,
    lettere a), b), c), d) ed e), per i rispettivi settori e sottosettori
    di riferimento di cui all’allegato II e per i servizi di cui
    all’allegato III, sono competenti per l’accertamento delle violazioni
    e per l’irrogazione delle sanzioni amministrative previste dal
    presente decreto.
  2. Ai fini dell’accertamento e dell’irrogazione delle sanzioni
    amministrative di cui al comma 1, si osservano le disposizioni
    contenute nel capo I, sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981,
    n. 689.

Art. 21

Sanzioni amministrative

  1. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore di servizi
    essenziali che non adotta le misure tecniche e organizzative adeguate
    e proporzionate per la gestione del rischio per la sicurezza della
    rete e dei sistemi informativi, ai sensi dell’articolo 12, comma 1,
    e’ soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 12.000 euro
    a 120.000 euro. La sanzione e’ ridotta di un terzo se lo stesso fatto
    e’ commesso da un fornitore di servizio digitale, in violazione degli
    obblighi di cui all’articolo 14, comma 1.
  2. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore di servizi
    essenziali che non adotta le misure adeguate per prevenire e
    minimizzare l’impatto di incidenti a carico della sicurezza della
    rete e dei sistemi informativi utilizzati per la fornitura dei
    servizi essenziali, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, e’ soggetto
    ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 12.000 euro a 120.000
    euro. La sanzione e’ ridotta di un terzo se lo stesso fatto e’
    commesso da un fornitore di servizio digitale, in violazione degli
    obblighi di cui all’articolo 14, comma 3.
  3. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore di servizio
    essenziale che non notifica al CSIRT italiano gli incidenti aventi un
    impatto rilevante sulla continuita’ dei servizi essenziali forniti,
    ai sensi dell’articolo 12, comma 5, e’ soggetto ad una sanzione
    amministrativa pecuniaria da 25.000 euro a 125.000 euro.
  4. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore di servizio
    essenziale che non ottempera agli obblighi, ai sensi dell’articolo
    13, comma 2, e’ soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da
    12.000 euro a 120.000 euro.
  5. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore di servizio
    essenziale che non osserva le istruzioni, ai sensi dell’articolo 13,
    comma 4, e’ soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da
    15.000 euro a 150.000 euro.
  6. Salvo che il fatto costituisca reato, il fornitore di servizio
    digitale che non notifica al CSIRT italiano gli incidenti aventi un
    impatto rilevante sulla fornitura di un servizio fornito, ai sensi
    dell’articolo 14, comma 4, e’ soggetto ad una sanzione amministrativa
    pecuniaria da 25.000 euro a 125.000 euro.
  7. Salvo che il fatto costituisca reato, l’operatore di servizi
    essenziali dipendente da terze parti che fornisce servizi digitali
    per la fornitura di un servizio che e’ indispensabile per il
    mantenimento di attivita’ economiche e sociali fondamentali, che
    ometta la notifica, ai sensi dell’articolo 14, comma 9, e’ soggetto
    ad una sanzione amministrativa pecuniaria da 12.000 euro a 120.000
    euro.
  8. Salvo che il fatto costituisca reato, il fornitore di servizi
    digitali che non osserva gli obblighi ai sensi dell’articolo 15,
    comma 2, e’ soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria da
    12.000 euro a 120.000 euro.
  9. Si ha reiterazione delle violazioni di cui al presente articolo
    nei casi regolati dall’articolo 8-bis della legge 24 novembre del
    1981, n. 689. La reiterazione determina l’aumento fino al triplo
    della sanzione prevista.

Art. 22

Disposizioni finanziarie

  1. Agli oneri derivanti dagli articoli 7 e 8, pari a 5.300.000 euro
    per l’anno 2018 e 3.300.000 euro annui a decorrere dall’anno 2019, si
    provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per il
    recepimento della normativa europea di cui all’articolo 41-bis della
    legge 24 dicembre 2012, n. 234.
  2. Le spese ICT sostenute dalle pubbliche amministrazioni ai sensi
    degli articoli 7, 8 e 12 del presente decreto e piu’ in generale le
    spese ICT sostenute per l’adeguamento dei sistemi informativi al
    presente decreto sono coerenti con il Piano triennale per
    l’informatica nella pubblica amministrazione ai sensi dei commi da
    512 a 520, dell’articolo 1, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
  3. Dall’attuazione del presente decreto, ad esclusione degli
    articoli 7 e 8, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico
    della finanza pubblica e le amministrazioni pubbliche provvedono con
    le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione
    vigente.
  4. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
    apportare le occorrenti variazioni di bilancio negli stati di
    previsione interessati.
    Il presente decreto munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.
    Dato a Roma, addi’, 18 maggio 2018

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Calenda, Ministro dello sviluppo
economico

Alfano, Ministro degli affari esteri
e della cooperazione internazionale

Orlando, Ministro della giustizia

Minniti, Ministro dell’interno

Pinotti, Ministro della difesa

Lorenzin, Ministro della salute

Padoan, Ministro dell’economia e
delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Allegato I
(di cui all’art. 8)

REQUISITI E COMPITI DEI GRUPPI DI INTERVENTO PER LA SICUREZZA
INFORMATICA IN CASO DI INCIDENTE (CSIRT)

I requisiti e i compiti del CSIRT sono adeguatamente e
chiaramente definiti ai sensi del presente decreto e del decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’art. 8, comma 2.
Essi includono quanto segue:
1. Requisiti per il CSIRT
a) Il CSIRT garantisce un alto livello di disponibilita’ dei
propri servizi di comunicazione, evitando singoli punti di guasto, e
dispone di vari mezzi che permettono allo stesso di essere contattato
e di contattare altri in qualsiasi momento. Inoltre, i canali di
comunicazione sono chiaramente specificati e ben noti alla loro base
di utenti e ai partner con cui collaborano.
b) I locali del CSIRT e i sistemi informativi di supporto sono
ubicati in siti sicuri.
c) Continuita’ operativa:
i. il CSIRT e’ dotato di un sistema adeguato di gestione e
inoltro delle richieste in modo da facilitare i passaggi;
ii. il CSIRT dispone di personale sufficiente per garantirne
l’operativita’ 24 ore su 24;
iii. il CSIRT opera in base a un’infrastruttura di cui e’
garantita la continuita’. A tal fine e’ necessario che siano
disponibili sistemi ridondanti e spazi di lavoro di backup.
d) Il CSIRT ha la possibilita’, se lo desidera, di partecipare a
reti di cooperazione internazionale.
2. Compiti del CSIRT
a) I compiti del CSIRT comprendono almeno:
i. monitoraggio degli incidenti a livello nazionale;
ii. emissione di preallarmi, allerte, annunci e divulgazione di
informazioni alle parti interessate in merito a rischi e incidenti;
iii. intervento in caso di incidente;
iv. analisi dinamica dei rischi e degli incidenti, nonche’
sensibilizzazione situazionale;
v. partecipazione alla rete dei CSIRT;
b) il CSIRT stabilisce relazioni di cooperazione con il settore
privato;
c) per facilitare la cooperazione, il CSIRT promuove l’adozione e
l’uso di prassi comuni o standardizzate nei seguenti settori:
i. procedure di trattamento degli incidenti e dei rischi;
ii. sistemi di classificazione degli incidenti, dei rischi e
delle informazioni.

Allegato II

Allegato III

(di cui all’art. 3, comma 1, lettera h)

TIPI DI SERVIZI DIGITALI

  1. Mercato online
  2. Motore di ricerca online
  3. Servizi di cloud computing

Atto di indirizzo 14 maggio 2018, AOOUFGAB 39

Atto di Indirizzo 14 maggio 2018, AOOUFGAB 39

Aggiornamento 2017 al Piano nazionale anticorruzione – Sezione Università approvato con Delibera ANAC 22 novembre 2017, n. 1208


Dai codici etici, alla figura del responsabile anticorruzione. Dalla trasparenza nella gestione delle risorse destinate alla ricerca, alla prevenzione dei conflitti di interessi che possono determinarsi quando il personale docente o della ricerca ha incarichi anche all’esterno. Sono alcuni dei temi affrontati nell’Atto di indirizzo in materia di anticorruzione che è stato inviato oggi agli Atenei e agli Enti di ricerca. Il documento arriva a valle dell’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione, approvato con apposita delibera lo scorso novembre, che, per la prima volta, contiene una sezione dedicata all’Università. Sezione attraverso la quale l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha invitato il MIUR a raccomandare alle Università (e, per quanto compatibile, agli Enti di ricerca) l’adozione di misure per contrastare fenomeni di corruzione, di cattiva amministrazione e di conflitto di interessi. Il documento è da oggi disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed è stato inviato ai rettori delle Università, ai presidenti degli Enti di ricerca vigilati dal MIUR, al Presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca).

“L’Atto di indirizzo che emaniamo è frutto di un lungo lavoro che abbiamo portato avanti in questi mesi con l’ANAC. Lavoro che ha visto anche il coinvolgimento, in appositi tavoli tecnici, durante la stesura del Piano Nazionale Anticorruzione dei rappresentanti del mondo universitario (CRUI e CUN), degli studenti, dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR)”, dichiara la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. “È stato fatto un percorso importante e di grande rilievo, che offre una linea comune di intervento al sistema accademico su un tema particolarmente sensibile come quello dell’anticorruzione, della trasparenza. Aver inserito le università nell’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione – prosegue Fedeli – è stata una scelta precisa, in linea con le politiche di rilancio e innovazione del nostro sistema accademico e della ricerca portate avanti dal Governo uscente. Il tassello che riguarda la trasparenza, l’assunzione di responsabilità, la corretta gestione dei procedimenti amministrativi è fondamentale. Con le linee che offriamo agli atenei sarà possibile da un lato valorizzare la parte migliore dell’Università e il suo contributo allo sviluppo del Paese, dall’altro intervenire su alcune criticità applicative di istituti normativi di rilevante portata”.

L’Atto di indirizzo è suddiviso in tre parti: la prima, contiene una ricognizione degli interventi richiesti da ANAC che esigono provvedimenti di tipo regolatorio, di rango legislativo/normativo o amministrativo; la seconda, contiene una ricognizione degli interventi richiesti da ANAC direttamente alle Università; la terza, riguarda gli “Istituti di particolare interesse per il sistema universitario e della ricerca”, in materia, in particolare, di situazioni di possibile conflitto di interessi, cui ha dato il proprio contributo l’ANAC come previsto dall’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione.

Fra i punti chiave del documento (in allegato) la necessità di proseguire gli sforzi già messi in campo dal MIUR per rendere sempre più accessibili i fondi per la ricerca superando la frammentarietà del quadro dei finanziamenti e di governance attualmente esistente. Sarà sollecitata anche la partecipazione di tutti i docenti universitari all’albo ‘Reprise’ dei valutatori dei progetti di ricerca, per ampliarne il numero e garantire quindi una rosa molto più ampia di esperti da poter coinvolgere. Per il reclutamento dei docenti universitari si ricorda la sollecitazione dell’ANAC a favorire le procedure concorsuali aperte agli esterni. ANAC e MIUR, si legge sempre nell’Atto di indirizzo, predisporranno apposite linee guida per orientare e promuovere un nuovo ciclo di codici di comportamento/etici da parte delle Università. Sarà rivista la disciplina che regola le Università telematiche per renderla più rispondente alle caratteristiche del settore e al contempo omogenizzarla con quella relativa alle Università tradizionali. Indicazioni sono date anche in merito al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza: per tale ruolo va garantita l’indipendenza dalla sfera politico-gestionale. La terza parte del documento è infine dedicata, in particolare, al tema delle incompatibilità e delle attività esterne dei docenti delle Università, con lo scopo di offrire, per la prima volta, un regime di azione omogeneo fra gli atenei che fino ad oggi si sono mossi in modo diverso anche a causa di difficoltà interpretative della legislazione vigente. Attività di consulenza, esercizio di attività libero-professionali, titolarità della partita IVA, attività negli enti senza scopo di lucro sono fra gli argomenti trattati. Con l’invito finale agli atenei ad adeguare i regolamenti interni recependo le indicazioni contenute nell’Atto di indirizzo.

Verifiche e interventi rischio sismico

Avviso 28 marzo 2018, AOODGEFID 8008
AVVISO PUBBLICO PER IL FINANZIAMENTO IN FAVORE DI ENTI LOCALI DI VERIFICHE DI VULNERABILITÀ SISMICA E PROGETTAZIONE DI EVENTUALI INTERVENTI DI ADEGUAMENTO ANTISISMICO


Scuola, dal MIUR e dal Dipartimento Casa Italia 145 milioni agli enti locali per verifiche di vulnerabilità e progettazione di eventuali interventi di adeguamento nelle zone sismiche 1 e 2

Online l’avviso pubblico per la selezione

È da oggi disponibile sul sito del MIUR l’avviso pubblico che stanzia circa 145 milioni di euro in favore degli enti locali per effettuare le verifiche per la valutazione del rischio sismico e la progettazione di eventuali interventi di adeguamento nelle scuole che si trovano all’interno delle zone 1 e 2. Di questi, 100 milioni sono messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e 45 dal Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il 20% delle risorse MIUR viene destinato ai Comuni delle quattro Regioni (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) colpite dai terremoti del 2016 e del 2017.

“Ancora una volta – dichiara la Ministra Valeria Fedeli – manteniamo un impegno, dimostrando quanto prioritaria sia per noi l’edilizia scolastica. Garantire sicurezza, ambienti decorosi e innovativi alle nostre giovani e ai nostri giovani è fondamentale, oltre che funzionale all’apprendimento e all’istruzione di qualità che vogliamo fornire loro. Questo avviso pubblico, che ci vede collaborare con il Dipartimento Casa Italia, ci consente di intervenire nelle aree più fragili del nostro Paese, in maniera strategica, per adeguare le nostre scuole rispetto al rischio sismico. Vogliamo che il tempo trascorso dietro i banchi sia sicuro e proficuo per le alunne e gli alunni, che le famiglie e le comunità scolastiche possano riconoscere il ruolo di centro aggregativo, di luogo protetto e saldo dei nostri istituti scolastici. All’inizio di quest’anno abbiamo firmato due importanti decreti che consolidano questo percorso e rafforzano la nostra intenzione, il primo per le indagini diagnostiche sui solai, il secondo per interventi di miglioramento e adeguamento antisismico. Continuiamo a destinare risorse a questo settore e ad orientarle in base alle reali esigenze del Paese”.

Gli enti locali proprietari di uno o più edifici scolastici di ogni ordine e grado, che si trovano nelle zone sismiche 1 e 2 e censiti nell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, possono richiedere il finanziamento per le verifiche di vulnerabilità sismica e, qualora fosse necessario, per le progettazioni di eventuali interventi di adeguamento antisismico. La graduatoria dei beneficiari verrà definita in base ai criteri indicati nell’avviso pubblico, tra cui la vetustà degli edifici, la quota di cofinanziamento, l’appartenenza alla zona sismica 1 o 2, la tipologia costruttiva e di progettazione.

A selezione conclusa, la graduatoria predisposta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca verrà trasferita al Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che provvederà a finanziare, nell’area di propria competenza e con le proprie risorse, le verifiche di vulnerabilità e la progettazione di eventuali interventi di adeguamento degli edifici scolastici che si trovano nella zona sismica 1.

Le domande ammesse al finanziamento in zona 1 che eccederanno la quota di risorse a disposizione del Dipartimento Casa Italia saranno finanziate dal MIUR, che provvederà ad autorizzare le verifiche di valutazione del rischio sismico e le eventuali progettazioni anche nella zona 2, sempre in base alla graduatoria e nei limiti delle risorse disponibili. I contributi saranno erogati da Cassa depositi e prestiti direttamente agli enti locali.

Il contributo per la progettazione sarà riconosciuto per l’importo richiesto solo se, dopo la verifica di vulnerabilità, l’indice di rischio risulterà inferiore allo 0,8 (e quindi sarà necessario sviluppare la progettazione di adeguamento sismico). Non sarà riconosciuto, invece, se l’ente locale deciderà di predisporre una nuova costruzione piuttosto che un intervento di adeguamento sismico, in quanto non conveniente.

Avviso 28 marzo 2018, AOODGEFID 8008

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale

Avviso 28 marzo 2018, AOODGEFID 8008

Avviso pubblico per il finanziamento in favore di enti locali di verifiche di vulnerabilità sismica e progettazione di eventuali interventi di adeguamento antisismico

Codice della Privacy in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della riunione del 21 marzo 2018, approva, in esame preliminare, un decreto legislativo recante il Regolamento generale sulla protezione dei dati.


CODICE DELLA PRIVACY

Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati)(decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione dell’art. 13 della legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163), introduce disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento europeo relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati.

A far data dal 25 maggio 2018, data in cui le disposizioni di diritto europeo acquisteranno efficacia, il vigente Codice in materia di protezione dei dai personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sarà abrogato e la nuova disciplina in materia sarà rappresentata principalmente dalle disposizioni del suddetto Regolamento immediatamente applicabili e da quelle recate dallo schema di decreto volte ad armonizzare l’ordinamento interno al nuovo quadro normativo dell’Unione Europea in tema di tutela della privacy.

Obblighi vaccinali

Come previsto dalla nota 27 febbraio 2018, AOODPIT 467 – che fornisce “Indicazioni operative per l’attuazione dell’articolo 18-ter del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, e per l’attuazione dell’articolo 3 del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, per gli anni scolastici-calendari annuali 2017/2018 e 2018/2019” – entro il 10 marzo 2018, i genitori/tutori/affidatari,

  • che abbiano presentato dichiarazione sostitutiva dovranno presentare ai servizi educativi per l’infanzia, alle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole private non paritarie la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie;
  • che abbiano dichiarato di aver richiesto alla ASL di effettuare le vaccinazioni non ancora somministrate, dovranno dare prova, con documentazione rilasciata dalla Azienda sanitaria locale, di aver presentato alla medesima Azienda la richiesta di effettuazione delle vaccinazioni e che la somministrazione di queste ultime sia stata fissata successivamente alla predetta data.

La presentazione, entro il 10 marzo 2018, della documentazione sopra riportata costituisce requisito per continuare a frequentare, fino alla fine dell’anno scolastico o del calendario annuale, i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie. Per gli altri gradi di istruzione e per i centri di formazione professionale regionale, la mancata presentazione della documentazione nei termini previsti non determinerà il divieto di accesso né impedirà la partecipazione agli esami.

Nelle regioni e province autonome presso le quali sono istituite anagrafi vaccinaili e che intendono avvalersi della procedura semplificata di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge n. 73 del 2017, entro il 10 marzo 2018, i genitori/tutori/affidatari non dovranno presentare la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie ovvero l’avvenuta prenotazione delle vaccinazioni non ancora effettuate. Il rispetto degli adempimenti vaccinali sarà accertato secondo le modalità operative dettate dal documento tecnico (allegato A) trasmesso con la medesima nota interministeriale.


Decreto vaccini, chiarimenti all’ANCI su scadenza 10 marzo

(Ministero Salute,  6 febbraio 2018) La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha risposto con una nota alla richiesta di chiarimenti del Presidente dell’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani, Antonio De Caro sulla possibilità di completare o meno l’anno scolastico in corso per i minori che alla data del 10 marzo risulteranno ancora in attesa di effettuare le vaccinazioni.

Al riguardo la nota evidenzia che i bambini, “i cui genitori dimostrino, con documentazione proveniente dalla ASL entro il 10 marzo p.v., di aver presentato alla medesima Azienda la richiesta di effettuazione delle vaccinazioni e che la somministrazione di queste ultime sia stata fissata dalla medesima Azienda sanitaria successivamente a tale ultima data, ben potranno continuare a frequentare i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia sino alla fine dell’anno scolastico o del calendario annuale in corso; pertanto dopo il 10 marzo p.v. sarà precluso l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia ai soli minori i cui genitori/tutori/affidatari non siano in regola neppure con tale adempimento”.


Decreto vaccini, la sentenza della Corte costituzionale considera legittimo l’obbligo dei vaccini nel contesto attuale

(Ministero Salute,  22 novembre 2017) “Grande soddisfazione per la conferma di costituzionalità del Decreto vaccini da parte della Consulta. I vaccini sono una conquista della scienza e una delle più importanti misure di prevenzione esistenti. Il Decreto protegge la salute dei nostri bambini e di tutta la comunità”.

Queste le dichiarazioni della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin alla sentenza della Corte costituzionale che ieri ha discusso in merito alla legittimità dell’obbligo vaccinale per i minori di 16 anni.

La Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi presentati dalla Regione Veneto e ha dichiarato non fondate tutte le questioni prospettate nei ricorsi del Veneto.

Il comunicato dell’Ufficio stampa della Corte costituzionale

Nell’udienza di ieri, davanti alla Corte costituzionale, sono state discusse le numerose questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione Veneto sul decreto legge n. 73 del 2017, convertito nella legge n. 119 del 2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età.

Le questioni sottoposte alla Corte costituzionale non mettevano in discussione l’efficacia delle vaccinazioni – attestata dalle istituzioni a ciò deputate (Organizzazione mondiale della sanità; Istituto superiore di sanità) e da una lunga serie di piani nazionali vaccinali – ma la loro obbligatorietà, sospesa dalla Regione Veneto con una legge del 2007 che aveva introdotto un sistema di prevenzione delle malattie infettive basato solo sulla persuasione.

La Corte ha dichiarato non fondate tutte le questioni prospettate.

Secondo i giudici costituzionali, le misure in questione rappresentano una scelta spettante al legislatore nazionale.

Questa scelta non è irragionevole, poiché volta a tutelare la salute individuale e collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie.

La Corte ha considerato tra l’altro che tutte le vaccinazioni rese obbligatorie erano già previste e raccomandate nei piani nazionali di vaccinazione e finanziate dallo Stato nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea).

Inoltre, il passaggio da una strategia basata sulla persuasione a un sistema di obbligatorietà si giustifica alla luce del contesto attuale caratterizzato da un progressivo calo delle coperture vaccinali.

È stato altresì considerato che la legge di conversione ha modificato il decreto legge riducendo sensibilmente le sanzioni amministrative pecuniarie e prevedendo che, in ogni caso, debbano essere precedute dall’incontro tra le famiglie e le autorità sanitarie allo scopo di favorire un’adesione consapevole e informata al programma vaccinale.

Infine, la mancata vaccinazione non comporta l’esclusione dalla scuola dell’obbligo dei minori, che saranno di norma inseriti in classi in cui gli altri alunni sono vaccinati.


Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca congiuntamente al Ministero della Salute pubblicano la Nota 1 settembre 2017, AOODPIT 1679 recante indicazioni operative, relative all’anno scolastico 2017/2018, per l’attuazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci” – Disposizioni per l’anno scolastico e il calendario annuale 2017/2018. Integrazione delle circolari n. 25233/2017 del Ministero della salute e nota AOODPIT 1622 del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 16 agosto 2017.

La circolare ha lo scopo di agevolare le famiglie nell’adempimento degli obblighi vaccinali, che sono al centro della nuova normativa approvata a tutela della salute pubblica, e di favorire un positivo rapporto scuola-famiglia in fase di prima attuazione della normativa.

La comunicazione fornisce, in vista dell’avvio delle lezioni, indicazioni chiare sul fronte della documentazione da presentare (con un dettaglio ulteriore rispetto alle comunicazioni già fornite per quanto riguarda le modalità di richiesta di un appuntamento per i vaccini alla propria ASL); sulle scadenze previste e sulla loro armonizzazione con il calendario scolastico e con l’effettivo avvio delle lezioni; sull’accesso a scuola.

Per quanto riguarda i documenti, la circolare ricorda che è possibile fornire alle scuole: idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste dalla legge in base all’età; idonea documentazione comprovante l’avvenuta immunizzazione a seguito di una malattia naturale; idonea documentazione sanitaria comprovante la sussistenza dei requisiti per l’omissione o il differimento delle vaccinazioni; copia della formale richiesta di vaccinazione alla ASL territorialmente competente (con riguardo alle vaccinazioni obbligatorie non ancora effettuate) secondo le modalità indicate dalla stessa ASL per la prenotazione.

In particolare, proprio per agevolare le famiglie, per l’anno scolastico 2017/2018, la richiesta di vaccinazione potrà essere effettuata anche telefonicamente (purché la telefonata sia riscontrata positivamente, con un appuntamento fissato), inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica ordinaria (PEO) o certificata (PEC) di una delle ASL della regione di appartenenza o inoltrando una raccomandata con avviso di ricevimento. In tutti questi casi, e solo per l’anno scolastico 2017/2018, in alternativa alla presentazione della copia della formale richiesta di vaccinazione si potrà autocertificare di aver richiesto alla ASL di effettuare le vaccinazioni non ancora somministrate.

Servizi e scuole dell’infanzia

Le famiglie con figli che frequentano servizi educativi per l’infanzia o scuole dell’infanzia (incluse quelle private non paritarie) dovranno presentare la documentazione richiesta entro l’11 settembre 2017, atteso che il termine indicato dal decreto-legge (10 settembre 2017) è un giorno festivo.

La presentazione della documentazione è requisito di accesso. Quindi, già per l’anno scolastico 2017/2018, a decorrere dal 12 settembre 2017, non potranno accedere ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia i minori i cui genitori/tutori/affidatari non l’abbiano presentata entro i termini. La circolare armonizza le scadenze con i calendari scolastici: nelle scuole dove le lezioni partiranno dopo l’11 settembre, l’accesso sarà garantito ai minori che i cui genitori/tutori/affidatari abbiano presentato la documentazione entro la data di avvio delle lezioni stesse. In caso di autocertificazione, è confermato che la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni dovrà comunque essere prodotta entro il 10 marzo 2018. Sempre in caso di autocertificazione il minore avrà accesso ai servizi, ma entro il 10 marzo 2018 dovrà pervenire alla scuola un’idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie. In caso contrario il minore non potrà più accedere ai servizi. La circolare precisa, comunque, che, se il genitore/tutore/affidatario non ha presentato la documentazione richiesta entro l’11 settembre 2017 o, nel caso di dichiarazione sostitutiva della documentazione, entro il 10 marzo 2018, il minore non in regola con gli adempimenti vaccinali ed escluso dall’accesso ai servizi rimarrà iscritto ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia e sarà nuovamente ammesso ai servizi, successivamente alla presentazione della documentazione richiesta. In ogni caso, la mancata presentazione della documentazione nei termini sarà segnalata, entro i successivi 10 giorni, alla ASL territorialmente competente che avvierà la procedura prevista per il recupero dell’inadempimento.

Scuole del I e II ciclo

Per chi ha figli iscritti alla scuola del I e II ciclo o nei centri di formazione professionale regionale la documentazione va presentata entro il 31 ottobre 2017 (o entro il 10 marzo per chi ha prodotto un’autocertificazione) e non costituisce requisito di accesso alla scuola. La mancata presentazione della documentazione entro i termini previsti sarà comunque segnalata, entro i successivi 10 giorni, dal dirigente scolastico o dal responsabile del centro di formazione professionale regionale all’ASL territorialmente competente che, avvierà la procedura prevista per il recupero dell’inadempimento.


Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato il 16 agosto alle scuole la nota AOODPIT 1622 che contiene le prime indicazioni operative per l’attuazione del decreto-legge n.73 del 7 giugno 2017, convertito con modificazioni dalla legge n. 119 del 31 luglio 2017, in materia di prevenzione vaccinale.

La circolare si apre con una premessa sulla legge e sulle sue finalità e prosegue con le indicazioni per le istituzioni scolastiche, a partire da quelle per la gestione della fase transitoria prevista per gli anni scolastici 2017/2018 e 2018/2019.

Le premesse

La legge – ricorda la circolare – intervenendo sull’obbligatorietà delle vaccinazioni, assicura a tutta la popolazione, in maniera omogenea sul territorio nazionale, le azioni dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica. L’estensione della vaccinazione rappresenta, pertanto, un progresso nella tutela della salute della collettività e di ciascuna persona. Il Parlamento e il Governo hanno lavorato insieme, in sede di conversione del decreto-legge, per far sì che le scuole possano collaborare alla tutela della salute collettiva, nell’ambito delle proprie competenze e nel pieno rispetto del diritto all’istruzione.

L’articolo 3-bis del decreto-legge, aggiunto in sede di conversione, stabilisce che, a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, dopo una prima fase transitoria, siano le Aziende Sanitarie Locali (ASL), una volta ricevuto dalle scuole l’elenco delle iscritte e degli iscritti sino ai 16 anni di età, a restituirlo con l’indicazione di coloro che eventualmente non risultino in regola con gli adempimenti vaccinali. Per la scuola dell’infanzia la mancata presentazione della documentazione attestante l’adempimento degli obblighi vaccinali comporterà la decadenza dell’iscrizione. Per i gradi di istruzione successivi non sono previste invece ricadute sull’accesso al servizio scolastico.

Il decreto-legge, come convertito, non cambia la normativa vigente dal punto di vista dell’accesso a scuola: l’articolo 100 del Testo Unico in materia di Istruzione del 1994 già subordinava l’ammissione alla scuola dell’infanzia alla presentazione della certificazione di talune vaccinazioni. Con la legge, anzi, gli adempimenti previsti per le istituzioni scolastiche saranno semplificati: le scuole non dovranno più acquisire per tutte le iscritte e tutti gli iscritti dei vari gradi di istruzione le certificazioni delle vaccinazioni effettuate, ma semplicemente trasmettere l’elenco delle alunne e degli alunni alle ASL, tramite il sistema informativo del Ministero.

La fase transitoria

Per l’anno scolastico 2017/2018 e per il 2018/2019 valgono invece le modalità transitorie stabilite dalla legge e illustrate nella circolare, che potranno essere eventualmente semplificate in base ad accordi tra gli Uffici Scolastici Regionali e le Regioni, tramite le ASL, ciò al fine di agevolare le famiglie e le scuole. Alcune Regioni stanno infatti predisponendo azioni specifiche per semplificare la documentazione che le famiglie dovranno consegnare alle scuole sino all’anno 2018/2019 (dal 2019/2020 si passa alla semplificazione definita dalla legge).

La legge, come è noto, estende a 10 le vaccinazioni obbligatorie e gratuite per tutte le alunne e gli alunni di età compresa tra zero e 16 anni. E dispone l’obbligo per le Regioni di assicurare l’offerta attiva e gratuita, per i minori di età compresa tra zero e 16 anni, anche di altre 4 vaccinazioni non obbligatorie. All’obbligo si adempie secondo le indicazioni contenute nel calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita. Il calendario vaccinale è reperibile al link fornito dal Ministero della Salute: www.salute.gov.it/vaccini.

Le scuole hanno il compito di acquisire la documentazione relativa all’obbligo vaccinale e devono segnalare alla ASL territoriale di competenza l’eventuale mancata presentazione di questa documentazione. Per comprovare l’effettuazione delle vaccinazioni potrà essere presentata una dichiarazione sostituiva. In caso di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni, potranno essere presentati uno o più documenti, rilasciati dalle autorità sanitarie competenti.

Per l’anno scolastico 2017/2018, la documentazione dovrà essere presentata alle scuole entro il 10 settembre 2017 per le bambine e i bambini della scuola dell’infanzia e delle sezioni primavera (comprese le scuole private non paritarie), ed entro il 31 ottobre 2017 per tutti gli altri gradi di istruzione.

Entro 10 giorni da queste scadenze il dirigente scolastico sarà tenuto a segnalare alla ASL territorialmente competente l’eventuale mancata consegna della documentazione da parte dei genitori.  La documentazione dovrà essere acquisita anche per le alunne e gli alunni che già sono iscritte e iscritti e frequentano l’istituzione scolastica.

Chi ha presentato una dichiarazione sostitutiva, entro il 10 marzo 2018 dovrà presentare la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione. Per le scuole dell’infanzia e le sezioni primavera la consegna della documentazione vaccinale entro il 10 settembre 2017 è requisito di accesso.

Vista l’imminenza dell’avvio del nuovo anno scolastico, la circolare del Miur invita i dirigenti scolastici ad informare da subito i genitori sui nuovi obblighi vaccinali e sulle disposizioni applicative per il 2017/2018.

Il Ministero della Salute e il Miur daranno poi avvio, per l’anno scolastico 2017/2018, a iniziative di formazione del personale docente ed educativo, nonché di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni. Anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori e delle associazioni di categoria delle professioni sanitarie.


Vaccini, Fedeli: “Al lavoro per sostegno a famiglie e scuole. Bene proposta Anci”

(Roma, 17 agosto 2017) “Come Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca condividiamo la proposta dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani di definire da subito procedure standard per l’applicazione della legge sui vaccini. Il nostro obiettivo è agevolare e sostenere le famiglie, le alunne e gli alunni, le scuole. Da subito ci siamo mossi in tal senso e continueremo a farlo nelle prossime settimane. Proprio oggi abbiamo inviato una circolare agli istituti scolastici per fornire indicazioni operative e chiarimenti sull’attuazione della norma e dare supporto, attraverso strumenti specifici, a tutti i soggetti coinvolti”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“La legge sui vaccini nasce con uno scopo: garantire due diritti costituzionali alle nostre e ai nostri giovani, quello alla salute e quello all’istruzione. È chiaro – aggiunge la Ministra – che per raggiungere questo obiettivo dobbiamo mettere in campo procedure agevoli, snelle ed efficaci. E dobbiamo farlo in un’ottica di collaborazione, ciascuno per la propria parte e per la propria responsabilità, per applicare la legge nel modo più efficace possibile: Ministeri, Regioni, Enti locali, scuole e famiglie. Come Ministero lavoreremo in questa ottica, in collaborazione con le altre istituzioni, per spiegare e informare. Affinché l’attuazione della legge sia agile e priva di ostacoli”.

Sentenza Corte Costituzionale 7 marzo 2018, n. 71

Sentenza 71/2018 (ECLI:IT:COST:2018:71)

Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA PRINCIPALE

Presidente: LATTANZI – Redattore SCIARRA

Udienza Pubblica del 07/03/2018    Decisione  del 07/03/2018

Deposito del 05/04/2018   Pubblicazione in G. U.

Norme impugnate: Art. 1, c. 85° e 627° della legge 11/12/2016, n. 232.

Massime:

Atti decisi: ric. 19/2017

SENTENZA N. 71

ANNO 2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Giorgio LATTANZI; Giudici : Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 85 e 627, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019), promosso dalla Regione Veneto, con ricorso notificato il 16 febbraio 2017, depositato in cancelleria il 23 febbraio 2017 ed iscritto al n. 19 del registro ricorsi 2017.

Visto l’atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell’udienza pubblica del 7 marzo 2018 il Giudice relatore Silvana Sciarra;

uditi gli avvocati Luca Antonini e Andrea Manzi per la Regione Veneto e l’avvocato dello Stato Vincenzo Nunziata per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1.– Con ricorso notificato il 16 febbraio 2017 e depositato il successivo 23 febbraio (reg. ric. n. 19 del 2017), la Regione Veneto ha impugnato numerose disposizioni della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019) e, tra queste, i commi 85 e 627 dell’art. 1.

1.1.– Il comma 85 dell’art. 1 è impugnato «per violazione dell’art. 117, III comma, della Costituzione, nonché degli artt. 5 e 120 della Costituzione per violazione del principio di leale collaborazione».

Esso stabilisce che «L’INAIL, nell’ambito degli investimenti immobiliari previsti dal piano di impiego dei fondi disponibili di cui all’articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153, destina 100 milioni di euro per la realizzazione di nuove strutture scolastiche. Le regioni dichiarano la propria disponibilità ad aderire all’operazione per la costruzione di nuove strutture scolastiche, facendosi carico del canone di locazione, comunicandola formalmente alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica, entro il termine perentorio del 20 gennaio 2017, secondo modalità individuate e pubblicate nel sito internet istituzionale della medesima Struttura. Successivamente alla ricezione delle dichiarazioni di disponibilità delle regioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono individuate le regioni ammesse alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono stabiliti i criteri di selezione dei progetti».

Ad avviso della Regione ricorrente, tale disposizione deve essere ricondotta alla materia «edilizia scolastica», che si collocherebbe «all’incrocio» di più ambiti di competenza – relativi, in particolare, al governo del territorio, all’energia e alla protezione civile – tutti compresi nella potestà legislativa concorrente di cui all’art. 117, terzo comma, Cost. (è citata, in tale senso, la sentenza della Corte costituzionale n. 62 del 2013).

Ciò premesso, la Regione Veneto deduce che il comma impugnato, da un lato, destina risorse in un ambito materiale riconducibile a tale potestà legislativa regionale, dall’altro, non prevede alcuna forma di concertazione con le Regioni, in particolare, ai fini dell’adozione dei criteri di selezione dei progetti ammessi alla ripartizione.

La Regione ricorrente cita la sentenza della Corte costituzionale n. 284 del 2016, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’«analoga fattispecie» dell’art. 1, comma 153, della legge 13 luglio 2015, n. 107 (Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti), «nella parte in cui non prevede che […] sia adottato sentita la Conferenza Stato Regioni» il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca che provvede alla ripartizione tra le Regioni delle risorse per la costruzione di scuole innovative, costituite da una quota parte di quelle destinate dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) – nell’ambito degli investimenti immobiliari previsti dal piano d’impiego dei fondi disponibili di cui all’art. 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale) – a un piano di interventi di messa in sicurezza e di costruzione di edifici scolastici, ai sensi dell’art. 18, comma 8, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), convertito, con modificazioni, nella legge 9 agosto 2013, n. 98.

Ad avviso della ricorrente, la disposizione impugnata, invece, non prevede alcuna forma di coinvolgimento delle Regioni. Da ciò la violazione «dell’art. 117, III comma e del principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost.».

1.2.– Il comma 627 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016 è impugnato «per violazione degli artt. 117, III comma e 119 della Costituzione, nonché degli artt. 5 e 120 della Costituzione per violazione del principio di leale collaborazione».

Esso stabilisce che «Nello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo è istituito il Fondo nazionale per la rievocazione storica, finalizzato alla promozione di eventi, feste e attività nonché alla valorizzazione dei beni culturali attraverso la rievocazione storica, con una dotazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019. L’accesso alle risorse del Fondo è consentito in via diretta alle regioni, ai comuni, alle istituzioni culturali e alle associazioni di rievocazione storica riconosciute attraverso l’iscrizione ad appositi albi tenuti presso i comuni o già operanti da almeno dieci anni, in base a criteri determinati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge».

Ad avviso della Regione ricorrente, tale disposizione, da un lato, istituisce un fondo statale a destinazione vincolata in un ambito materiale riconducibile alle materie valorizzazione dei beni culturali e promozione e organizzazione di attività culturali, rientranti nella potestà legislativa concorrente delle Regioni; dall’altro, non prevede alcuna forma di concertazione con le Regioni ai fini dell’adozione del decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo di determinazione dei criteri di accesso alle risorse del fondo.

Tanto premesso, la Regione Veneto ritiene che, «nella misura in cui non è prevista, al riguardo, l’intesa con le Regioni», sarebbero violati l’art. 119 Cost. e il principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost., atteso che la giurisprudenza della Corte costituzionale sarebbe «costante nel ritenere che solo la previsione di un’intesa nell’ambito della Conferenza unificata varrebbe a rendere costituzionalmente legittimo, in virtù del processo di concertazione e condivisione, un fondo a destinazione vincolata» (sono citate le sentenze n. 273 del 2013, n. 79 del 2011, n. 16 del 2010, n. 201 del 2007, n. 219 e n. 50 del 2005).

L’assenza, ai fini dell’adozione del menzionato decreto ministeriale, «di qualsivoglia forma di leale collaborazione» renderebbe dunque evidente la violazione «degli artt. 117, III comma e 119 Cost. e del principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost.».

2.– Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni proposte siano dichiarate non fondate.

2.1.– Circa le ragioni di tale richiesta, la parte resistente nulla specificamente deduce a proposito della questione avente a oggetto il comma 85 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016.

2.2.– Quanto all’infondatezza della questione avente a oggetto il comma 627 dello stesso art. 1, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che l’istituzione e la gestione del Fondo nazionale per la rievocazione storica sarebbero state previste con la stessa «logica» posta a fondamento del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile di cui al comma 615 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016 (a proposito del quale lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri aveva dedotto che le «previsioni relative al Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile […] integrano misure speciali di competenza statale considerato che il legislatore statale ha costantemente garantito il proprio contributo al finanziamento del trasporto pubblico locale, essendo imprescindibile la finalità di assicurare livelli di omogeneità nella fruizione del servizio sull’intero territorio nazionale, anche mediante l’istituzione di fondi a destinazione vincolata (cfr. sentenza n. 273 del 2013)»).

2.3.– Il Presidente del Consiglio dei ministri afferma conclusivamente che le «suesposte considerazioni valgono ad escludere la fondatezza anche degli altri motivi di ricorso».

3.– In prossimità dell’udienza pubblica la Regione Veneto ha depositato una memoria con la quale ribadisce e precisa i motivi dell’illegittimità costituzionale delle disposizioni impugnate già illustrati nel ricorso.

3.1. – Quanto all’illegittimità del comma 85 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016, la Regione Veneto puntualizza che essa deriva dal fatto che tale disposizione «non prevede alcuna forma di concertazione con le Regioni […], non essendo in alcun modo sufficiente la previsione […] che [le stesse] dichiarino la propria disponibilità ad aderire all’operazione per la costruzione di strutture scolastiche, facendosi carico del canone di locazione». Le Regioni, infatti, «risultano […] estromesse dalle […] fasi successive del procedimento inerenti […]: i) alla individuazione delle Regioni ammesse alla ripartizione, ii) all’assegnazione delle risorse disponibili e iii) alla fissazione dei criteri di selezione dei progetti»; fasi per le quali non è prevista «alcuna forma di coinvolgimento della Conferenza Stato Regioni».

3.2. – Quanto all’illegittimità del comma 627 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016, la Regione ricorrente precisa che «le censure dedotte nel ricorso non contestano la legittimità in sé del fondo a destinazione vincolata, quanto invece il mancato coinvolgimento delle Regioni in relazione ai criteri di accesso al Fondo […]», la cui determinazione è demandata a un decreto ministeriale «in assenza della previsione di una Intesa».

4. – In prossimità dell’udienza pubblica anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria in cui ribadisce l’infondatezza delle questioni promosse.

4.1. – Quanto a quella avente a oggetto il comma 85 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016, la parte resistente, dopo avere ricordato l’intervenuta adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 ottobre 2017, recante «Attuazione dell’articolo 1, comma 85, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) relativo alla realizzazione di nuove strutture scolastiche nell’ambito degli investimenti immobiliari dell’INAIL», evidenzia che, diversamente dall’art. 1, comma 153, della legge n. 107 del 2015 – dichiarato incostituzionale con la sentenza n. 284 del 2016 – l’impugnato comma 85 prevede una «preliminare adesione» delle Regioni che dichiarino la propria disponibilità ad aderire all’operazione, «presupponendo, quindi, un preventivo coinvolgimento delle medesime»; con la conseguenza che il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri «si limita […] a recepire e ratificare tali adesioni stabilendo il riparto delle risorse e i criteri di ammissione dei progetti sulla base di principi oggettivi e uniformi su tutto il territorio nazionale». Da ciò l’esclusione della violazione del principio di leale collaborazione.

4.2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri nulla deduce invece con riguardo alla questione avente a oggetto il comma 627 dell’art. 1 della legge n. 232 del 2016.

Considerato in diritto

1.– Con ricorso notificato il 16 febbraio 2017 e depositato il successivo 23 febbraio, la Regione Veneto ha impugnato numerosi commi dell’art. 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019).

Delle questioni promosse, vengono qui in esame, per l’analogia delle censure prospettate, quelle che hanno a oggetto i commi 85 e 627. La decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione Veneto avverso ulteriori commi dello stesso art. 1 resta, pertanto, riservata a separate pronunce.

2.– Le disposizioni impugnate prevedono l’erogazione di risorse finanziarie in ambiti materiali che la ricorrente reputa di competenza legislativa regionale.

Ai fini dello scrutinio delle questioni promosse, è opportuno illustrare immediatamente il contenuto di tali disposizioni.

2.1.– Il comma 85 dispone la destinazione, da parte dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), nell’ambito degli investimenti immobiliari di tale ente previsti dal piano di impiego dei fondi disponibili di cui all’art. 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale), di 100 milioni di euro per la realizzazione di nuove strutture scolastiche (primo periodo). Il comma citato prevede altresì che le Regioni dichiarino la propria disponibilità ad aderire all’operazione – con assunzione a proprio carico del canone di locazione dei nuovi edifici scolastici – comunicandola alla Struttura di missione per il coordinamento e impulso nell’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, entro il termine perentorio del 20 gennaio 2017 e secondo le modalità individuate e pubblicate nel sito internet di tale Struttura (secondo periodo). Lo stesso comma 85 stabilisce infine che, successivamente alla ricezione delle dichiarazioni di disponibilità delle Regioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono: individuate le Regioni ammesse alla ripartizione; assegnate le risorse disponibili; stabiliti i criteri di selezione dei progetti di nuovi edifici scolastici (terzo periodo).

Come ricordato dalla parte resistente nella propria memoria, in attuazione di quest’ultima prescrizione è stato adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 ottobre 2017, recante «Attuazione dell’articolo 1, comma 85, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) relativo alla realizzazione di nuove strutture scolastiche nell’ambito degli investimenti immobiliari dell’INAIL».

2.2.– Il comma 627 prevede l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Fondo nazionale per la rievocazione storica, con una dotazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019 e con le finalità della: promozione di eventi, feste e attività; valorizzazione dei beni culturali attraverso la rievocazione storica (primo periodo). Lo stesso comma, inoltre: individua i soggetti, pubblici e privati, ammessi ad accedere, in via diretta, alle risorse del Fondo (Regioni, comuni e istituzioni culturali e associazioni di rievocazione storica riconosciute attraverso l’iscrizione in appositi albi tenuti presso i comuni o operative nel settore da almeno dieci anni); demanda a un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da emanare entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge, la determinazione dei criteri di accesso alle risorse del Fondo (secondo periodo).

In attuazione di quest’ultima prescrizione, è stato adottato il decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo 25 settembre 2017, n. 418 (Criteri di accesso al Fondo nazionale per la rievocazione storica).

2.3.– Dal contenuto dei commi impugnati risulta quindi che essi prevedono finanziamenti – nel primo caso, con fondi disponibili dell’INAIL, nel secondo con le risorse del fondo statale a ciò istituito – con puntuali vincoli di destinazione: nell’un caso per la costruzione di nuove strutture scolastiche (comma 85), nell’altro per la realizzazione di iniziative di rievocazione storica (comma 627).

3.– La Regione ricorrente, invocando gli artt. 117, terzo comma, e 5 e 120 della Costituzione, nonché, limitatamente al comma 627, l’art. 119 Cost., non contesta la legittimazione dello Stato a disporre i menzionati finanziamenti vincolati in materie che reputa di competenza legislativa regionale (in particolare, concorrente), ma il mancato coinvolgimento delle Regioni nelle decisioni relative alla gestione degli stessi. In particolare, essa contesta la mancata previsione, in violazione del principio di leale collaborazione, di forme di partecipazione regionale ai procedimenti di adozione dei decreti cui le norme impugnate fanno rinvio ai fini della determinazione dei criteri e delle modalità di ripartizione delle risorse finanziarie.

A tale proposito, prima di analizzare le specifiche censure prospettate dalla Regione Veneto, va ricordato che questa Corte ha più volte affermato la necessità di applicare il principio di leale collaborazione nei casi in cui lo Stato preveda un finanziamento, con vincolo di destinazione, che incide su materie di competenza regionale (residuale o concorrente). In particolare essa ha ribadito che, in tali casi, devono essere predisposti strumenti di coinvolgimento delle Regioni, nella forma dell’intesa o del parere, quanto alle decisioni relative ai criteri e alle modalità del riparto (o della riduzione) del trasferimento destinato a enti territoriali o, anche, direttamente a soggetti privati.

Ciò è avvenuto, principalmente, in due ipotesi.

Anzitutto, nei casi in cui la disciplina legislativa del finanziamento «si trovi all’incrocio di materie attribuite dalla Costituzione alla potestà legislativa statale e regionale, senza che sia individuabile un ambito materiale che possa considerarsi nettamente prevalente sugli altri» (sentenza n. 50 del 2008, punto 7.1. del Considerato in diritto). In tali casi di intreccio (o, se si preferisce, di interferenza o di concorso o di concorrenza) di competenze legislative, che non sia possibile comporre mediante l’applicazione del principio di prevalenza, deve trovare applicazione il principio di leale collaborazione, il quale impone che la legge statale, a salvaguardia delle competenze regionali, preveda adeguati strumenti di coinvolgimento delle Regioni nella fase di attuazione della normativa, in particolare, di determinazione dei criteri e delle modalità di riparto (o di riduzione) delle risorse (ex plurimis, sentenze n. 27 del 2010, n. 168 del 2008, n. 50 del 2008, n. 133 del 2006, n. 51 del 2005).

La necessità di strumenti di coinvolgimento delle Regioni è stata affermata da questa Corte, in secondo luogo, nei casi in cui la disciplina del finanziamento trovi giustificazione nella cosiddetta attrazione in sussidiarietà della stessa allo Stato, ai sensi dell’art. 118, primo comma, Cost. (ex plurimis, sentenze n. 61 del 2018, n. 79 del 2011, n. 285 e n. 242 del 2005).

4.– Venendo alle specifiche censure prospettate dalla ricorrente, deve essere anzitutto esaminata quella che ha a oggetto il comma 85. Secondo la Regione Veneto, tale disposizione violerebbe l’art. 117, terzo comma, Cost., nonché gli artt. 5 e 120 Cost., in relazione al principio di leale collaborazione, perché, nel destinare risorse finanziarie nell’ambito materiale dell’edilizia scolastica – che inciderebbe su una pluralità di materie di legislazione concorrente, quali il governo del territorio, l’energia e la protezione civile – essa non prevede alcuna forma di coinvolgimento delle Regioni nell’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale sono individuate le Regioni ammesse alla ripartizione, assegnate le risorse disponibili e stabiliti i criteri di selezione dei progetti di nuovi edifici scolastici.

La questione è fondata.

Questa Corte ha già avuto occasione di chiarire che nella disciplina dell’edilizia scolastica «si intersecano più materie, quali il “governo del territorio”, “l’energia” e la “protezione civile”, tutte rientranti nella competenza concorrente Stato-Regioni di cui al terzo comma dell’art. 117 Cost.» (sentenze n. 284 del 2016 e n. 62 del 2013, rispettivamente, punto 11.2. e punto 5.1. del Considerato in diritto).

Il finanziamento previsto dal comma impugnato interviene, dunque, in ambiti materiali di competenza regionale (concorrente). Ne consegue la necessità, alla luce del ricordato costante orientamento di questa Corte, che, a salvaguardia delle competenze costituzionali delle Regioni, queste siano coinvolte nel procedimento di adozione del decreto cui il comma impugnato fa rinvio per la ripartizione, su base regionale, delle risorse disponibili e per la definizione dei criteri di selezione dei progetti di nuove strutture scolastiche.

La necessità della partecipazione regionale a tali decisioni non può essere esclusa sulla base dell’argomento, prospettato nella memoria illustrativa del Presidente del Consiglio dei ministri, che il comma impugnato prevede una «preliminare adesione» delle Regioni che dichiarino la propria disponibilità ad aderire all’operazione, «presupponendo, quindi, un preventivo coinvolgimento delle medesime»; sicché il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri «si limita […] a recepire e ratificare tali adesioni stabilendo il riparto delle risorse e i criteri di ammissione dei progetti sulla base di principi oggettivi e uniformi su tutto il territorio nazionale». La previsione di una dichiarazione di disponibilità ad aderire all’operazione non può, infatti, ovviare alla totale estromissione delle Regioni dalla decisiva fase successiva, demandata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di assegnazione delle risorse e di fissazione dei criteri di selezione dei progetti. Né può ritenersi che venga meno l’esigenza della partecipazione regionale a tale fase, per il sol fatto che l’assegnazione delle risorse e i criteri di selezione dei progetti verrebbero stabiliti «sulla base di principi oggettivi e uniformi su tutto il territorio nazionale». È proprio con riguardo alla fissazione di tali principi che sorge la necessità, a garanzia delle competenze regionali, di fare applicazione del canone della leale collaborazione.

Quanto alla forma di collaborazione costituzionalmente richiesta nella specie, il fatto che il finanziamento disposto dal comma 85 interessi esclusivamente materie di competenza regionale concorrente, senza che venga in rilievo alcuna delle materie di legislazione esclusiva dello Stato tassativamente elencate dal secondo comma dell’art. 117 Cost., impone di assicurare il più ampio coinvolgimento delle Regioni nel menzionato processo decisionale; coinvolgimento da realizzare mediante lo strumento dell’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

Tale forma di coinvolgimento regionale risulta, del resto, tanto più necessaria, se si tiene conto che il comma 85 demanda al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dal suo terzo periodo non soltanto la ripartizione delle risorse disponibili tra le Regioni ammesse alla stessa, ma anche l’adozione dei «criteri di selezione dei progetti». Ciò comporta un’ulteriore significativa incidenza sulle competenze regionali in materia di programmazione dell’edilizia scolastica.

Il comma 85 impugnato deve, pertanto, essere dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale sono individuate le Regioni ammesse alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono stabiliti i criteri di selezione dei progetti sia adottato d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. La particolare rilevanza sociale del servizio scolastico e, più specificamente, della realizzazione di nuove scuole che rispondano ai requisiti della sicurezza strutturale e antisismica, e l’inerenza dello stesso a diritti fondamentali dei suoi destinatari, impongono, peraltro, che sia garantita continuità nell’erogazione delle risorse finanziarie e che restino, di conseguenza, «salvi gli eventuali procedimenti di spesa in corso, anche se non esauriti» (sentenze n. 50 del 2008, n. 423 del 2004 e n. 370 del 2003, rispettivamente, punto 6., punto 8.2. e punto 7. del Considerato in diritto; nello stesso senso, sentenza n. 50 del 2008, punto 9. del Considerato in diritto).

5.– Passando alla censura concernente il comma 627, secondo la Regione Veneto tale disposizione violerebbe gli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., nonché gli artt. 5 e 120 Cost., in relazione al principio di leale collaborazione, perché, nell’istituire un fondo statale a destinazione vincolata nelle materie di legislazione concorrente della valorizzazione dei beni culturali e della promozione e organizzazione di attività culturali, non prevede alcuna forma di coinvolgimento delle Regioni nell’adozione del decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo con il quale sono determinati i criteri di accesso al fondo.

Anche tale questione è fondata.

Il Fondo nazionale per la rievocazione storica, istituito dal comma impugnato, è finalizzato – come già si è evidenziato – alla promozione di eventi, feste e attività nonché alla valorizzazione dei beni culturali attraverso la rievocazione storica.

Gli interventi finanziati dal Fondo per la realizzazione di tali finalità attengono, dunque, alla rievocazione storica, cioè al richiamo alla memoria, alla riproposizione delle vicende e dei contesti del passato allo scopo di conservare, promuovere e valorizzare la memoria storica, quale componente del patrimonio culturale immateriale.

Il finanziamento stabilito dal comma 627 – cui possono accedere, come pure si è detto, sia enti territoriali (Regioni e Comuni) sia soggetti privati (istituzioni culturali e associazioni) – riguarda perciò la promozione di eventi, feste e attività e la valorizzazione dei beni culturali attraverso la rievocazione storica, materie queste che rientrano nella legislazione concorrente, ai sensi del terzo comma dell’art. 117 Cost.

Ciò chiarito, la necessità dell’applicazione del principio di leale collaborazione nel procedimento di adozione del decreto con il quale il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo determina i criteri di accesso al Fondo per la rievocazione storica discende, in modo inequivocabile, dalla ricordata giurisprudenza di questa Corte sull’operatività di tale principio nei casi in cui lo Stato preveda un finanziamento che incide su materie di competenza regionale residuale o concorrente (nella sentenza n. 285 del 2005, in particolare, si è affermata la necessità del coinvolgimento delle Regioni nell’esercizio dei «poteri di tipo normativo o programmatorio» – che le disposizioni impugnate allocavano esclusivamente a livello centrale – previsti nell’ambito del finanziamento dell’attività culturale cinematografica).

Quanto alla forma di collaborazione richiesta, nella disciplina del Fondo nazionale per la rievocazione storica, lo Stato è coinvolto, ma non in relazione alle materie di legislazione esclusiva elencate dal secondo comma dell’art. 117 Cost. Ciò impone di assicurare, anche in questo caso, il più ampio coinvolgimento delle Regioni nel processo decisionale di determinazione dei criteri di accesso alle risorse del Fondo, attraverso la concertazione paritaria tra l’organo statale (il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo) e la Conferenza Stato-Regioni (sentenza n. 285 del 2005).

Il comma 627 impugnato deve, pertanto, essere dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che il decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo con il quale sono determinati i criteri di accesso al Fondo per la rievocazione storica sia adottato d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione Veneto con il ricorso indicato in epigrafe;

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 85, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019), nella parte in cui non prevede che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con il quale sono individuate le Regioni ammesse alla ripartizione, sono assegnate le risorse disponibili e sono stabiliti i criteri di selezione dei progetti sia adottato d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;

2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 627, della legge n. 232 del 2016, nella parte in cui non prevede che il decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo con il quale sono determinati i criteri di accesso al Fondo per la rievocazione storica sia adottato d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2018.

F.to:

Giorgio LATTANZI, Presidente

Silvana SCIARRA, Redattore

Roberto MILANA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 5 aprile 2018.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Roberto MILANA

Delibera ANAC 1 marzo 2018, n. 206

AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

Delibera ANAC 1 marzo 2018

Aggiornamento al decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 delle Linee guida n. 4, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 recanti: «Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici». (Delibera n. 206/2018). (18A01990)

(GU n.69 del 23-3-2018)

Premessa
Le presenti Linee guida sono redatte ai sensi dell’art. 36, comma
7, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e successive
modificazioni ed integrazioni (di seguito «codice dei contratti
pubblici») che affida all’ANAC la definizione delle modalita’ di
dettaglio per supportare le stazioni appaltanti nelle attivita’
relative ai contratti di importo inferiore alla soglia di rilevanza
europea e migliorare la qualita’ delle procedure, delle indagini di
mercato nonche’ la formazione e gestione degli elenchi degli
operatori economici. A seguito della modifica introdotta con il
decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 (cd. decreto correttivo),
l’ANAC e’ altresi’ chiamata ad indicare specifiche modalita’ di
rotazione degli inviti e degli affidamenti e di attuazione delle
verifiche sull’affidatario scelto senza gara, nonche’ di
effettuazione degli inviti in caso di esclusione automatica delle
offerte anormalmente basse.
1. Oggetto e ambito di applicazione
1.1 Le disposizioni di cui all’art. 36 del codice dei contratti
pubblici e le presenti Linee guida si applicano alle stazioni
appaltanti – ad eccezione delle imprese pubbliche e dei soggetti
titolari di diritti speciali ed esclusivi per gli appalti di lavori,
forniture e servizi di importo inferiore alla soglia comunitaria,
rientranti nell’ambito definito dagli articoli da 115 a 121 del
codice dei contratti pubblici – (di seguito solo «stazioni
appaltanti»), che intendono affidare lavori, servizi e forniture di
importo inferiore alle soglie di cui all’art. 35 del codice dei
contratti pubblici:
a) nei settori ordinari, ivi inclusi i servizi attinenti
all’architettura e all’ingegneria e i servizi sociali e gli altri
servizi specifici elencati all’allegato IX;
b) nei settori speciali, in quanto compatibili.
1.2 Le imprese pubbliche e i soggetti titolari di diritti speciali
ed esclusivi per gli appalti di lavori, forniture e servizi di
importo inferiore alla soglia comunitaria, rientranti nell’ambito
definito dagli articoli da 115 a 121 del codice dei contratti
pubblici, applicano la disciplina stabilita nei rispettivi
regolamenti, la quale, comunque, deve essere conforme ai principi
dettati dal Trattato UE, in particolare quelli di non discriminazione
in base alla nazionalita’, parita’ di trattamento, di trasparenza a
tutela della concorrenza.
1.3 Restano fermi gli obblighi di utilizzo di strumenti di acquisto
(di cui all’art. 3, comma 1, lettera cccc) del codice dei contratti
pubblici) e di negoziazione (di cui all’art. 3, comma 1, lettera
dddd) del codice dei contratti pubblici), anche telematici, previsti
dalle vigenti disposizioni in materia di contenimento della spesa
nonche’ la normativa sulla qualificazione delle stazioni appaltanti e
sulla centralizzazione e aggregazione della committenza. Per il
ricorso a tali strumenti si applicano le medesime condizioni di
trasparenza, pubblicita’ e motivazione descritte nelle presenti Linee
guida.
1.4 Le stazioni appaltanti possono ricorrere, nell’esercizio della
propria discrezionalita’, alle procedure ordinarie, anziche’ a quelle
semplificate, qualora le esigenze del mercato suggeriscano di
assicurare il massimo confronto concorrenziale (art. 36, comma 2, del
codice dei contratti pubblici).
1.5 Le stazioni appaltanti verificano se per un appalto o una
concessione di dimensioni inferiori alle soglie di cui all’art. 35
del codice dei contratti pubblici vi sia un interesse
transfrontaliero certo in conformita’ ai criteri elaborati dalla
Corte di Giustizia, quali, a titolo esemplificativo, il luogo
dell’esecuzione, l’importanza economica e la tecnicita’
dell’intervento, le caratteristiche del settore in questione (si veda
la comunicazione della Commissione europea 2006/C 179/02), relativa
al diritto comunitario applicabile alle aggiudicazioni di appalti non
o solo parzialmente disciplinate dalle direttive «appalti pubblici»).
Per l’affidamento di appalti e concessioni di interesse
transfrontaliero certo le stazioni appaltanti adottano le procedure
di gara adeguate e utilizzano mezzi di pubblicita’ atti a garantire
in maniera effettiva ed efficace l’apertura del mercato alle imprese
estere.

+———————————–+
|Le disposizioni di cui all’art. 36 |
|del codice dei contratti pubblici e|
|le presenti Linee guida si |
|applicano agli affidamenti di |
|lavori, servizi e forniture di cui |
|al paragrafo 1.1. posti in essere |
|dalle stazioni appaltanti.Le |
|imprese pubbliche e i soggetti |
|titolari di diritti speciali ed |
|esclusivi per gli appalti di |
|lavori, forniture e servizi di |
|importo inferiore alla soglia |
|comunitaria, rientranti nell’ambito|
|definito dagli articoli da 115 a |
|121, applicano la disciplina |
|stabilita nei rispettivi |
|regolamenti, la quale, comunque, |
|deve essere conforme ai principi |
|dettati dal Trattato UE. Restano |
|fermi gli obblighi di utilizzo di |
|strumenti di acquisto e di |
|negoziazione, anche telematici, |
|previsti dalle vigenti disposizioni|
|in materia di contenimento della |
|spesa nonche’ la normativa sulla |
|qualificazione delle stazioni |
|appaltanti e sulla centralizzazione|
|e aggregazione della committenza. |
|Le stazioni appaltanti possono |
|discrezionalmente ricorrere alle |
|procedure ordinarie anziche’ a |
|quelle dell’art. 36, decreto |
|legislativo n. 50/2016. Per |
|l’affidamento di appalti e |
|concessioni di interesse |
|transfrontaliero certo le stazioni |
|appaltanti adottano le procedure di|
|gara adeguate e utilizzano mezzi di|
|pubblicita’ atti a garantire in |
|maniera effettiva ed efficace |
|l’apertura del mercato alle imprese|
|estere. |
+———————————–+

2. Il valore stimato dell’appalto
2.1 Il valore stimato dell’appalto e’ calcolato in osservanza dei
criteri fissati all’art. 35 del codice dei contratti pubblici. Al
fine di evitare un artificioso frazionamento dell’appalto, volto a
eludere la disciplina comunitaria, le stazioni appaltanti devono
prestare attenzione alla corretta definizione del proprio fabbisogno
in relazione all’oggetto degli appalti, specialmente nei casi di
ripartizione in lotti, contestuali o successivi, o di ripetizione
dell’affidamento nel tempo.
2.2 Per le opere di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del
contributo previsto per il rilascio del permesso di costruire, nel
calcolo del valore stimato devono essere cumulativamente considerati
tutti i lavori di urbanizzazione primaria e secondaria anche se
appartenenti a diversi lotti, connessi ai lavori oggetto di permesso
di costruire. Nel caso di esecuzione diretta delle opere di
urbanizzazione primaria di cui all’art. 16, comma 7 del decreto del
Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di importo
inferiore alla soglia comunitaria, detto valore deve essere calcolato
– tenendo conto dell’intervenuta abrogazione del decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163 – secondo i parametri stabiliti dall’art. 5,
paragrafo 8, della direttiva 2014/24/UE e dall’art. 35 del codice dei
contratti pubblici. Al ricorrere della suindicata ipotesi, per
effetto della previsione derogatoria contenuta nell’art. 16, comma
2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 380/2001: 1)
nel caso di affidamento a terzi dell’appalto da parte del titolare
del permesso di costruire non trovano applicazione le disposizioni
del decreto legislativo n. 163/2006 ed ora del codice dei contratti
pubblici; 2) di conseguenza, il valore delle opere di urbanizzazione
primaria di cui all’art. 16, comma 7, del decreto del Presidente
della Repubblica n. 380/2001, di importo inferiore alla soglia
comunitaria, ai fini della individuazione del valore stimato
dell’appalto, non si somma al valore delle altre opere di
urbanizzazione eventualmente da realizzarsi.

+———————————–+
|Al fine di evitare il frazionamento|
|artificioso degli appalti si |
|applicano le disposizioni di cui |
|all’art. 35 del codice dei |
|contratti pubblici. Cio’ vale anche|
|per le opere a scomputo di cui |
|all’art. 36, commi 3 e 4 del codice|
|dei contratti pubblici, |
|indipendentemente se si tratta di |
|lavori di urbanizzazione primaria o|
|secondaria, fatto salvo quanto |
|previsto dal decreto del Presidente|
|della Repubblica n. 380/2001. |
+———————————–+

3. Principi comuni
3.1 L’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture
secondo le procedure semplificate di cui all’art. 36 del codice dei
contratti pubblici, ivi compreso l’affidamento diretto, avvengono nel
rispetto dei principi enunciati dagli articoli 30, comma 1
(economicita’, efficacia, tempestivita’, correttezza, libera
concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalita’,
pubblicita’, rotazione), 34 (criteri di sostenibilita’ energetica e
ambientale) e 42 (prevenzione e risoluzione dei conflitti di
interesse) del codice dei contratti pubblici. Le stazioni appaltanti
possono applicare altresi’ le disposizioni di cui all’art. 50 del
codice dei contratti pubblici sulle clausole sociali, tenendo conto
anche delle indicazioni che saranno fornite dall’ANAC in uno
specifico atto regolatorio.
3.2 Nell’espletamento delle procedure semplificate di cui al
richiamato art. 36, le stazioni appaltanti garantiscono in aderenza:
a) al principio di economicita’, l’uso ottimale delle risorse da
impiegare nello svolgimento della selezione ovvero nell’esecuzione
del contratto;
b) al principio di efficacia, la congruita’ dei propri atti
rispetto al conseguimento dello scopo e dell’interesse pubblico cui
sono preordinati;
c) al principio di tempestivita’, l’esigenza di non dilatare la
durata del procedimento di selezione del contraente in assenza di
obiettive ragioni;
d) al principio di correttezza, una condotta leale ed improntata
a buona fede, sia nella fase di affidamento sia in quella di
esecuzione;
e) al principio di libera concorrenza, l’effettiva
contendibilita’ degli affidamenti da parte dei soggetti
potenzialmente interessati;
f) al principio di non discriminazione e di parita’ di
trattamento, una valutazione equa ed imparziale dei concorrenti e
l’eliminazione di ostacoli o restrizioni nella predisposizione delle
offerte e nella loro valutazione;
g) al principio di trasparenza e pubblicita’, la conoscibilita’
delle procedure di gara, nonche’ l’uso di strumenti che consentano un
accesso rapido e agevole alle informazioni relative alle procedure;
h) al principio di proporzionalita’, l’adeguatezza e idoneita’
dell’azione rispetto alle finalita’ e all’importo dell’affidamento;
i) al principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti, il
non consolidarsi di rapporti solo con alcune imprese, favorendo la
distribuzione delle opportunita’ degli operatori economici di essere
affidatari di un contratto pubblico;
j) ai criteri di sostenibilita’ energetica e ambientale, la
previsione nella documentazione progettuale e di gara dei criteri
ambientali minimi adottati con decreto del Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, tenendo conto di eventuali
aggiornamenti;
k) al principio di prevenzione e risoluzione dei conflitti di
interessi, l’adozione di adeguate misure di prevenzione e risoluzione
dei conflitti di interesse sia nella fase di svolgimento della
procedura di gara che nella fase di esecuzione del contratto,
assicurando altresi’ una idonea vigilanza sulle misure adottate, nel
rispetto della normativa vigente e in modo coerente con le previsioni
del Piano nazionale anticorruzione elaborato dall’ANAC, unitamente ai
relativi aggiornamenti, e dei Piani triennali per la prevenzione
della corruzione e della trasparenza.
3.3 Le stazioni appaltanti tengono conto delle realta’
imprenditoriali di minori dimensioni, fissando requisiti di
partecipazione e criteri di valutazione che, senza rinunciare al
livello qualitativo delle prestazioni, consentano la partecipazione
anche delle micro, piccole e medie imprese, valorizzandone il
potenziale.
3.4 Tutti gli atti della procedura sono soggetti agli obblighi di
trasparenza previsti dall’art. 29 del codice dei contratti pubblici.
L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene
l’indicazione dei soggetti che hanno effettivamente proposto offerte
e di quelli invitati (art. 36, comma 2, lettere b) e c) del codice
dei contratti pubblici).
3.5 Qualora ricorrano le condizioni di cui all’art. 95, comma 4 del
codice dei contratti pubblici, gli affidamenti possono essere
aggiudicati con il criterio del minor prezzo (si vedano anche le
Linee guida n. 2 in materia di «Offerta economicamente piu’
vantaggiosa»).
3.6 Si applica il principio di rotazione degli affidamenti e degli
inviti, con riferimento all’affidamento immediatamente precedente a
quello di cui si tratti, nei casi in cui i due affidamenti, quello
precedente e quello attuale, abbiano ad oggetto una commessa
rientrante nello stesso settore merceologico, ovvero nella stessa
categoria di opere, ovvero ancora nello stesso settore di servizi. Il
principio di rotazione comporta, di norma, il divieto di invito a
procedure dirette all’assegnazione di un appalto, nei confronti del
contraente uscente e dell’operatore economico invitato e non
affidatario nel precedente affidamento. La rotazione non si applica
laddove il nuovo affidamento avvenga tramite procedure ordinarie o
comunque aperte al mercato, nelle quali la stazione appaltante, in
virtu’ di regole prestabilite dal codice dei contratti pubblici
ovvero dalla stessa in caso di indagini di mercato o consultazione di
elenchi, non operi alcuna limitazione in ordine al numero di
operatori economici tra i quali effettuare la selezione. La stazione
appaltante, in apposito regolamento (di contabilita’ ovvero di
specifica disciplina delle procedure di affidamento di appalti di
forniture, servizi e lavori), puo’ suddividere gli affidamenti in
fasce di valore economico, in modo da applicare la rotazione solo in
caso di affidamenti rientranti nella stessa fascia. Il provvedimento
di articolazione in fasce deve prevedere una effettiva
differenziazione tra forniture, servizi e lavori e deve essere
adeguatamente motivato in ordine alla scelta dei valori di
riferimento delle fasce; detti valori possono tenere conto, per i
lavori, delle soglie previste dal sistema unico di qualificazione
degli esecutori di lavori. In ogni caso, l’applicazione del principio
di rotazione non puo’ essere aggirata, con riferimento agli
affidamenti operati negli ultimi tre anni solari, mediante ricorso a:
arbitrari frazionamenti delle commesse o delle fasce; ingiustificate
aggregazioni o strumentali determinazioni del calcolo del valore
stimato dell’appalto; alternanza sequenziale di affidamenti diretti o
di inviti agli stessi operatori economici; affidamenti o inviti
disposti, senza adeguata giustificazione, ad operatori economici
riconducibili a quelli per i quali opera il divieto di invito o
affidamento, ad esempio per la sussistenza dei presupposti di cui
all’art. 80, comma 5, lettera m) del codice dei contratti pubblici.
3.7 Fermo restando quanto previsto al paragrafo 3.6, secondo
periodo, il rispetto del principio di rotazione degli affidamenti e
degli inviti fa si’ che l’affidamento o il reinvito al contraente
uscente abbiano carattere eccezionale e richiedano un onere
motivazionale piu’ stringente. La stazione appaltante motiva tale
scelta in considerazione della particolare struttura del mercato e
della riscontrata effettiva assenza di alternative, tenuto altresi’
conto del grado di soddisfazione maturato a conclusione del
precedente rapporto contrattuale (esecuzione a regola d’arte e
qualita’ della prestazione, nel rispetto dei tempi e dei costi
pattuiti) e della competitivita’ del prezzo offerto rispetto alla
media dei prezzi praticati nel settore di mercato di riferimento. La
motivazione circa l’affidamento o il reinvito al candidato invitato
alla precedente procedura selettiva, e non affidatario, deve tenere
conto dell’aspettativa, desunta da precedenti rapporti contrattuali o
da altre ragionevoli circostanze, circa l’affidabilita’
dell’operatore economico e l’idoneita’ a fornire prestazioni coerenti
con il livello economico e qualitativo atteso. Negli affidamenti di
importo inferiore a 1.000 euro, e’ consentito derogare
all’applicazione del presente paragrafo, con scelta, sinteticamente
motivata, contenuta nella determinazione a contrarre od in atto
equivalente.

+———————————+
|L’affidamento e l’esecuzione di |
|lavori, servizi e forniture |
|secondo le procedure semplificate|
|di cui all’art. 36 del codice dei|
|contratti pubblici, ivi compreso |
|l’affidamento diretto, avvengono |
|nel rispetto dei principi di |
|economicita’, efficacia, |
|tempestivita’, correttezza, |
|libera concorrenza, non |
|discriminazione, trasparenza, |
|proporzionalita’, pubblicita’, |
|rotazione degli inviti e degli |
|affidamenti, di tutela |
|dell’effettiva possibilita’ di |
|partecipazione delle micro, |
|piccole e medie imprese, nonche’ |
|dei criteri di sostenibilita’ |
|energetica e ambientale e del |
|principio di prevenzione e |
|risoluzione dei conflitti di |
|interessi. Il principio di |
|rotazione degli inviti e degli |
|affidamenti si applica alle |
|procedure rientranti nel medesimo|
|settore merceologico, categorie |
|di opere e settore di servizi di |
|quelle precedenti, nelle quali la|
|stazione appaltante opera |
|limitazioni al numero di |
|operatori economici selezionati. |
|I regolamenti interni possono |
|prevedere fasce, suddivise per |
|valore, sulle quali applicare la |
|rotazione degli operatori |
|economici. Il rispetto del |
|principio di rotazione |
|espressamente fa si’ che |
|l’affidamento o il reinvito al |
|contraente uscente abbiano |
|carattere eccezionale e |
|richiedano un onere motivazionale|
|piu’ stringente. L’affidamento |
|diretto o il reinvito |
|all’operatore economico invitato |
|in occasione del precedente |
|affidamento, e non affidatario, |
|deve essere motivato. |
+———————————+

4. L’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di
importo inferiore a 40.000,00 euro
4.1 L’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di
importo inferiore a 40.000,00 euro puo’ avvenire tramite affidamento
diretto, o, per i lavori, anche tramite amministrazione diretta di
cui all’art. 3, comma 1, lettera gggg) del codice dei contratti
pubblici, in conformita’ all’art. 36, comma 2, lettera a) del
predetto codice.
4.2 I lavori di importo inferiore a 40.000,00 euro, da realizzare
in amministrazione diretta, sono individuati dalla stazione
appaltante a cura del responsabile unico del procedimento.
4.1 L’avvio della procedura
4.1.1 Al fine di assicurare il rispetto dei principi di cui
all’art. 30 del codice dei contratti pubblici e delle regole di
concorrenza, la stazione appaltante puo’ acquisire informazioni,
dati, documenti volti a identificare le soluzioni presenti sul
mercato per soddisfare i propri fabbisogni e la platea dei potenziali
affidatari.
4.1.2 La procedura prende avvio con la determina a contrarre ovvero
con atto a essa equivalente secondo l’ordinamento della singola
stazione appaltante. In applicazione dei principi di imparzialita’,
parita’ di trattamento, trasparenza, la determina a contrarre ovvero
l’atto a essa equivalente contiene, almeno, l’indicazione
dell’interesse pubblico che si intende soddisfare, le caratteristiche
delle opere, dei beni, dei servizi che si intendono acquistare,
l’importo massimo stimato dell’affidamento e la relativa copertura
contabile, la procedura che si intende seguire con una sintetica
indicazione delle ragioni, i criteri per la selezione degli operatori
economici e delle offerte nonche’ le principali condizioni
contrattuali.
4.1.3 Nel caso di affidamento diretto, o di lavori in
amministrazione diretta, si puo’ altresi’ procedere tramite determina
a contrarre o atto equivalente in modo semplificato, ai sensi
dell’art. 32, comma 2, secondo periodo, del codice dei contratti
pubblici.

+—————————————–+
|Le procedure semplificate di cui all’art.|
|36 del codice dei contratti pubblici |
|prendono avvio con la determina a |
|contrarre o con atto ad essa equivalente,|
|contenente, tra l’altro, l’indicazione |
|della procedura che si vuole seguire con |
|una sintetica indicazione delle ragioni. |
|Il contenuto del predetto atto puo’ |
|essere semplificato, per i contratti di |
|importo inferiore a 40.000,00 euro, |
|nell’affidamento diretto o |
|nell’amministrazione diretta di lavori. |
+—————————————–+

4.2 I requisiti generali e speciali
4.2.1 L’operatore economico deve essere in possesso dei requisiti
di carattere generale di cui all’art. 80 del codice dei contratti
pubblici nonche’ dei requisiti minimi di:
a) idoneita’ professionale. In proposito, potrebbe essere
richiesto all’operatore economico di attestare l’iscrizione al
Registro della Camera di commercio, industria, agricoltura e
artigianato o ad altro albo, ove previsto, capace di attestare lo
svolgimento delle attivita’ nello specifico settore oggetto del
contratto;
b) capacita’ economica e finanziaria. Al riguardo, potrebbe
essere richiesta la dimostrazione di livelli minimi di fatturato
globale, proporzionati all’oggetto dell’affidamento tali da non
compromettere la possibilita’ delle micro, piccole e medie imprese di
risultare affidatarie. In alternativa al fatturato, per permettere la
partecipazione anche di imprese di nuova costituzione, puo’ essere
richiesta altra documentazione considerata idonea, quale un
sufficiente livello di copertura assicurativa contro i rischi
professionali;
c) capacita’ tecniche e professionali, stabilite in ragione
dell’oggetto e dell’importo dell’affidamento, quali a titolo
esemplificativo, l’attestazione di esperienze maturate nello
specifico settore, o in altro settore ritenuto assimilabile,
nell’anno precedente o in altro intervallo temporale ritenuto
significativo ovvero il possesso di specifiche attrezzature e/o
equipaggiamento tecnico.
L’eventuale possesso dell’attestato di qualificazione SOA per la
categoria dei lavori oggetto dell’affidamento e’ sufficiente per la
dimostrazione del possesso dei requisiti di capacita’
economico/finanziaria e tecnico/professionale richiesti.
4.2.2 Per lavori, servizi e forniture di importo fino a 5.000,00
euro, in caso di affidamento diretto, la stazione appaltante ha
facolta’ di procedere alla stipula del contratto sulla base di
un’apposita autodichiarazione resa dall’operatore economico ai sensi
e per gli effetti del decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 2000, n. 445, anche secondo il modello del documento di gara
unico europeo, dalla quale risulti il possesso dei requisiti di
carattere generale di cui all’art. 80 del codice dei contratti
pubblici e speciale, ove previsti. In tal caso la stazione appaltante
procede comunque, prima della stipula del contratto, da effettuarsi
nelle forme di cui all’art. 32, comma 14, del codice dei contratti
pubblici, alla consultazione del casellario ANAC, alla verifica del
Documento unico di regolarita’ contributiva (DURC), nonche’ della
sussistenza dei requisiti speciali ove previsti e delle condizioni
soggettive che la legge stabilisce per l’esercizio di particolari
professioni o dell’idoneita’ a contrarre con la pubblica
amministrazione in relazione a specifiche attivita’ (ad esempio ex
art. 1, comma 52, legge n. 190/2012). Il contratto deve in ogni caso
contenere espresse, specifiche clausole, che prevedano, in caso di
successivo accertamento del difetto del possesso dei requisiti
prescritti: la risoluzione dello stesso ed il pagamento in tal caso
del corrispettivo pattuito solo con riferimento alle prestazioni gia’
eseguite e nei limiti dell’utilita’ ricevuta; l’incameramento della
cauzione definitiva ove richiesta o, in alternativa, l’applicazione
di una penale in misura non inferiore al 10 per cento del valore del
contratto. Sulle autodichiarazioni rese dagli operatori economici ai
fini dell’affidamento diretto di cui al presente paragrafo, le
stazioni appaltanti sono tenute ad effettuare idonei controlli ai
sensi dell’art. 71, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; a tal fine le stesse si dotano
di apposito regolamento, od altro atto equivalente, nel quale sono
definite una quota significativa minima di controlli a campione da
effettuarsi in ciascun anno solare in relazione agli affidamenti
diretti operati, nonche’ le modalita’ di assoggettamento al controllo
e di effettuazione dello stesso.
4.2.3 Per lavori, servizi e forniture di importo superiore a
5.000,00 euro e non superiore a 20.000,00 euro, in caso di
affidamento diretto, la stazione appaltante ha facolta’ di procedere
alla stipula del contratto sulla base di un’apposita
autodichiarazione resa dall’operatore economico ai sensi e per gli
effetti del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,
n. 445, secondo il modello del documento di gara unico europeo, dalla
quale risulti il possesso dei requisiti di carattere generale di cui
all’art. 80 del codice dei contratti pubblici e speciale, ove
previsti. In tal caso la stazione appaltante procede comunque, prima
della stipula del contratto da effettuarsi nelle forme di cui
all’art. 32, comma 14, del codice dei contratti pubblici, alla
consultazione del casellario ANAC, alla verifica della sussistenza
dei requisiti di cui all’art. 80, commi 1, 4 e 5, lettera b) del
codice dei contratti pubblici e dei requisiti speciali ove previsti,
nonche’ delle condizioni soggettive che la legge stabilisce per
l’esercizio di particolari professioni o dell’idoneita’ a contrarre
con la pubblica amministrazione in relazione a specifiche attivita’
(ad esempio ex art. 1, comma 52, legge n. 190/2012). Il contratto
deve in ogni caso contenere espresse, specifiche, clausole, che
prevedano, in caso di successivo accertamento del difetto del
possesso dei requisiti prescritti: la risoluzione dello stesso ed il
pagamento in tal caso del corrispettivo pattuito solo con riferimento
alle prestazioni gia’ eseguite e nei limiti dell’utilita’ ricevuta;
l’incameramento della cauzione definitiva ove richiesta o, in
alternativa, l’applicazione di una penale in misura non inferiore al
10 per cento del valore del contratto. Sulle autodichiarazioni rese
dagli operatori economici ai fini dell’affidamento diretto di cui al
presente paragrafo, le stazioni appaltanti sono tenute ad effettuare
idonei controlli ai sensi dell’art. 71, comma 1, del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; a tal fine le
stesse si dotano di apposito regolamento, od altro atto equivalente,
nel quale sono definite una quota significativa minima di controlli a
campione da effettuarsi in ciascun anno solare in relazione agli
affidamenti diretti operati, nonche’ le modalita’ di assoggettamento
al controllo e di effettuazione dello stesso.
4.2.4 Per importi superiori a 20.000,00 euro, nel caso di
affidamento diretto la stazione appaltante, prima di stipulare il
contratto, nelle forme di cui all’art. 32, comma 14, del codice dei
contratti pubblici, procede alle verifiche del possesso dei requisiti
di carattere generale di cui all’art. 80 del codice dei contratti
pubblici e di quelli speciali, se previsti, nonche’ delle condizioni
soggettive che la legge stabilisce per l’esercizio di particolari
professioni o l’idoneita’ a contrarre con la pubblica amministrazione
in relazione a specifiche attivita’ (es. art. 1, comma 52, legge n.
190/2012).

+———————————————+
|L’operatore economico deve essere in possesso|
|dei requisiti di carattere generale di cui |
|all’art. 80 del codice dei contratti pubblici|
|nonche’ dei requisiti speciali richiesti |
|dalla stazione appaltante. L’eventuale |
|possesso dell’attestato di qualificazione SOA|
|per la categoria dei lavori oggetto |
|dell’affidamento e’ sufficiente per la |
|dimostrazione del possesso dei requisiti di |
|capacita’ economico/finanziaria e |
|tecnico/professionale. Per gli affidamenti |
|diretti di importo fino a 20.000,00 euro sono|
|consentite semplificazioni nel procedimento |
|di verifica dei requisiti, secondo quanto |
|previsto ai paragrafi 4.2.2 e 4.2.3 delle |
|presenti Linee guida. |
+———————————————+

4.3 I criteri di selezione, la scelta del contraente e l’obbligo di
motivazione
4.3.1 In ottemperanza agli obblighi di motivazione del
provvedimento amministrativo sanciti dalla legge 7 agosto 1990, n.
241 e al fine di assicurare la massima trasparenza, la stazione
appaltante motiva in merito alla scelta dell’affidatario, dando
dettagliatamente conto del possesso da parte dell’operatore economico
selezionato dei requisiti richiesti nella determina a contrarre o
nell’atto ad essa equivalente, della rispondenza di quanto offerto
all’interesse pubblico che la stazione appaltante deve soddisfare, di
eventuali caratteristiche migliorative offerte dall’affidatario,
della congruita’ del prezzo in rapporto alla qualita’ della
prestazione, nonche’ del rispetto del principio di rotazione. A tal
fine, la stazione appaltante puo’ ricorrere alla comparazione dei
listini di mercato, di offerte precedenti per commesse identiche o
analoghe o all’analisi dei prezzi praticati ad altre amministrazioni.
In ogni caso, il confronto dei preventivi di spesa forniti da due o
piu’ operatori economici rappresenta una best practice anche alla
luce del principio di concorrenza. Si richiama quanto previsto ai
paragrafi 3.6 e 3.7 in merito all’applicazione del principio di
rotazione.
4.3.2 Per affidamenti di modico valore, ad esempio inferiori a
1.000 euro, o per affidamenti effettuati nel rispetto di apposito
regolamento (ad esempio regolamento di contabilita’) gia’ adottato
dalla stazione appaltante, che tiene conto dei principi comunitari e
nazionali in materia di affidamento di contratti pubblici, la
motivazione della scelta dell’affidatario diretto puo’ essere
espressa in forma sintetica, anche richiamando il regolamento stesso
nella determina ovvero nell’atto equivalente redatti in modo
semplificato.
4.3.3 In caso di affidamento diretto, e’ facolta’ della stazione
appaltante non richiedere la garanzia provvisoria di cui all’art. 93,
comma 1, del codice dei contratti pubblici. La stazione appaltante
ha, altresi’, la facolta’ di esonerare l’affidatario dalla garanzia
definitiva di cui all’art. 103 del codice dei contratti pubblici, in
casi specifici, e alle condizioni dettate dal comma 11 del citato
art. 103.

+———————————+
|La stazione appaltante motiva in |
|merito alla scelta |
|dell’affidatario e verifica il |
|possesso da parte dell’operatore |
|economico selezionato dei |
|requisiti di carattere generale |
|di cui all’art. 80 del codice dei|
|contratti pubblici e di quelli di|
|carattere speciale eventualmente |
|richiesti nella determina a |
|contrarre o nell’atto ad essa |
|equivalente, fatto salvo quanto |
|previsto ai paragrafi 4.2.2 e |
|4.2.3 delle presenti Linee guida.|
|La motivazione puo’ essere |
|espressa in forma sintetica nei |
|casi indicati al paragrafo 4.3.2.|
+———————————+

4.4 La stipula del contratto
4.4.1. Ai sensi dell’art. 32, comma 14, del codice dei contratti
pubblici, la stipula del contratto per gli affidamenti di importo
inferiore a 40.000,00 euro puo’ avvenire mediante corrispondenza
secondo l’uso del commercio consistente in un apposito scambio di
lettere, anche tramite posta elettronica certificata o strumenti
analoghi negli Stati membri ovvero tramite piattaforma telematica in
caso di acquisto su mercati elettronici.
4.4.2 Ai sensi dell’art. 32, comma 10, lettera b), del codice dei
contratti pubblici non si applica il termine dilatorio di stand still
di trentacinque giorni per la stipula del contratto.

+————————-+
|La stipula del contratto |
|avviene nel rispetto |
|delle disposizioni di cui|
|all’art. 32, comma 10, |
|lettera b) e comma 14, |
|del codice dei contratti |
|pubblici. |
+————————-+

5. La procedura negoziata per l’affidamento di contratti di lavori di
importo pari o superiore a 40.000,00 euro e inferiore a 150.000,00
euro e per l’affidamento di contratti di servizi e forniture di
importo pari o superiore a 40.000,00 euro e inferiore alle soglie
di rilevanza comunitaria di cui all’art. 35.
5.1 Gli operatori economici da invitare alle procedure negoziate,
per i lavori di importo pari o superiore a 40.000,00 euro e inferiore
a 150.000,00 euro ovvero per i servizi e le forniture di importo pari
o superiore a 40.000,00 euro e inferiore alle soglie europee, sono
individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di
operatori economici nel rispetto del criterio di rotazione degli
inviti.
La stazione appaltante puo’ eseguire i lavori anche in
amministrazione diretta, fatta salva l’applicazione della citata
procedura negoziata per l’acquisto e il noleggio dei mezzi necessari.
5.2 La procedura prende avvio con la determina a contrarre ovvero
con atto a essa equivalente secondo l’ordinamento della singola
stazione appaltante, e contiene informazioni analoghe a quelle di cui
al paragrafo 4.1.2.
5.3 Successivamente la procedura si articola in tre fasi:
a) svolgimento di indagini di mercato o consultazione di elenchi
per la selezione di operatori economici da invitare al confronto
competitivo;
b) confronto competitivo tra gli operatori economici selezionati
e invitati e scelta dell’affidatario;
c) stipulazione del contratto.
5.1 L’indagine di mercato e l’elenco degli operatori economici
5.1.1 Le stazioni appaltanti possono dotarsi, nel rispetto del
proprio ordinamento, di un regolamento in cui vengono disciplinate:
a) le modalita’ di conduzione delle indagini di mercato,
eventualmente distinte per fasce di importo, anche in considerazione
della necessita’ di applicare il principio di rotazione in armonia
con quanto previsto ai precedenti paragrafi 3.6 e 3.7;
b) le modalita’ di costituzione e revisione dell’elenco degli
operatori economici, distinti per categoria e fascia di importo;
c) i criteri di scelta dei soggetti da invitare a presentare
offerta a seguito di indagine di mercato o attingendo dall’elenco
degli operatori economici propri o da quelli presenti nel mercato
elettronico delle pubbliche amministrazioni o altri strumenti
similari gestiti dalle centrali di committenza di riferimento.
5.1.2 L’indagine di mercato e’ preordinata a conoscere gli
operatori interessati a partecipare alle procedure di selezione per
lo specifico affidamento. Tale fase non ingenera negli operatori
alcun affidamento sul successivo invito alla procedura.
5.1.3 Le indagini di mercato sono svolte secondo le modalita’
ritenute piu’ convenienti dalla stazione appaltante, differenziate
per importo e complessita’ di affidamento, secondo i principi di
adeguatezza e proporzionalita’, anche tramite la consultazione dei
cataloghi elettronici del mercato elettronico propri o delle altre
stazioni appaltanti, nonche’ di altri fornitori esistenti,
formalizzandone i risultati, eventualmente ai fini della
programmazione e dell’adozione della determina a contrarre o
dell’atto equivalente, avendo cura di escludere quelle informazioni
che potrebbero compromettere la posizione degli operatori sul mercato
di riferimento. La stazione appaltante deve comunque tener conto
dell’esigenza di protezione dei segreti tecnici e commerciali.
5.1.4 La stazione appaltante assicura l’opportuna pubblicita’
dell’attivita’ di esplorazione del mercato, scegliendo gli strumenti
piu’ idonei in ragione della rilevanza del contratto per il settore
merceologico di riferimento e della sua contendibilita’, da valutare
sulla base di parametri non solo economici. A tal fine la stazione
appaltante pubblica un avviso sul profilo di committente, nella
sezione «amministrazione trasparente» sotto la sezione «bandi e
contratti», o ricorre ad altre forme di pubblicita’. La durata della
pubblicazione e’ stabilita in ragione della rilevanza del contratto,
per un periodo minimo identificabile in quindici giorni, salva la
riduzione del suddetto termine per motivate ragioni di urgenza a non
meno di cinque giorni.
5.1.5 L’avviso di avvio dell’indagine di mercato indica almeno il
valore dell’affidamento, gli elementi essenziali del contratto, i
requisiti di idoneita’ professionale, i requisiti minimi di capacita’
economica/finanziaria e le capacita’ tecniche e professionali
richieste ai fini della partecipazione, il numero minimo ed
eventualmente massimo di operatori che saranno invitati alla
procedura, i criteri di selezione degli operatori economici, le
modalita’ per comunicare con la stazione appaltante.
5.1.6 La stazione appaltante puo’ individuare gli operatori
economici da invitare, selezionandoli da elenchi appositamente
costituiti, secondo le modalita’ di seguito individuate, ai sensi
dell’art. 36, comma 2, lettera b), del codice dei contratti pubblici.
Gli elenchi sono costituiti a seguito di avviso pubblico, nel quale
e’ rappresentata la volonta’ della stazione appaltante di realizzare
un elenco di soggetti da cui possono essere tratti i nomi degli
operatori da invitare. L’avviso di costituzione di un elenco di
operatori economici e’ reso conoscibile mediante pubblicazione sul
profilo del committente nella sezione «amministrazione trasparente»
sotto la sezione «bandi e contratti», o altre forme di pubblicita’.
Il predetto avviso indica i requisiti di carattere generale di cui
all’art. 80 del codice dei contratti pubblici che gli operatori
economici devono possedere, la modalita’ di selezione degli operatori
economici da invitare, le categorie e fasce di importo in cui
l’amministrazione intende suddividere l’elenco e gli eventuali
requisiti minimi richiesti per l’iscrizione, parametrati in ragione
di ciascuna categoria o fascia di importo. L’operatore economico puo’
richiedere l’iscrizione limitata ad una o piu’ fasce di importo
ovvero a singole categorie. La dichiarazione del possesso dei
requisiti puo’ essere facilitata tramite la predisposizione di
formulari standard da parte dell’amministrazione allegati all’avviso
pubblico, eventualmente facendo ricorso al DGUE. L’eventuale possesso
dell’attestato di qualificazione SOA per la categoria dei lavori
oggetto dell’affidamento e’ sufficiente per la dimostrazione del
possesso dei requisiti di capacita’ economico-finanziaria e
tecnico-professionale richiesti.
5.1.7 L’iscrizione degli operatori economici interessati provvisti
dei requisiti richiesti e’ consentita senza limitazioni temporali.
L’operatore economico attesta il possesso dei requisiti mediante
dichiarazione sostitutiva in conformita’ alle previsioni del testo
unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. L’operatore economico e’ tenuto
a informare tempestivamente la stazione appaltante rispetto alle
eventuali variazioni intervenute nel possesso dei requisiti secondo
le modalita’ fissate dalla stessa.
5.1.8 La stazione appaltante procede alla valutazione delle istanze
di iscrizione nel termine di trenta giorni dalla ricezione
dell’istanza, fatta salva la previsione di un maggiore termine, non
superiore a novanta giorni, in funzione della numerosita’ delle
istanze pervenute.
5.1.9 La stazione appaltante prevede le modalita’ di revisione
dell’elenco, con cadenza prefissata – ad esempio semestrale – o al
verificarsi di determinati eventi, cosi’ da disciplinarne
compiutamente modi e tempi di variazione (i.e. cancellazione degli
operatori che abbiano perduto i requisiti richiesti o loro
collocazione in diverse sezioni dell’elenco). La trasmissione della
richiesta di conferma dell’iscrizione e dei requisiti puo’ avvenire
via pec e, a sua volta, l’operatore economico puo’ darvi riscontro
tramite pec.
La stazione appaltante esclude, altresi’, dagli elenchi gli
operatori economici che secondo motivata valutazione della stessa
stazione appaltante, hanno commesso grave negligenza o malafede
nell’esecuzione delle prestazioni affidate dalla stessa o che hanno
commesso un errore grave nell’esercizio della loro attivita’
professionale. Possono essere del pari esclusi quegli operatori
economici che non presentano offerte a seguito di tre inviti nel
biennio.
5.1.10 Gli elenchi, non appena costituiti, sono pubblicati sul sito
web della stazione appaltante.
5.1.11 Gli elenchi di operatori economici vigenti possono
continuare ad essere utilizzati dalle stazioni appaltanti, purche’
compatibili con il codice dei contratti pubblici e con le presenti
Linee guida, provvedendo nel caso alle opportune revisioni.

+———————————————+
|Le amministrazioni possono dotarsi, nel |
|rispetto del proprio ordinamento, di un |
|regolamento in cui vengono disciplinate: a) |
|le modalita’ di conduzione delle indagini di |
|mercato, eventualmente distinte per fasce di |
|importo; b) le modalita’ di costituzione |
|dell’elenco dei fornitori, distinti per |
|categoria e fascia di importo; c) i criteri |
|di scelta dei soggetti da invitare a |
|presentare offerta. Lo svolgimento delle |
|indagini di mercato non ingenera negli |
|operatori alcun affidamento sul successivo |
|invito alla procedura. Le indagini di mercato|
|sono svolte secondo le modalita’ ritenute |
|piu’ convenienti dalla stazione appaltante, |
|differenziate per importo e complessita’ di |
|affidamento, secondo i principi di |
|adeguatezza e proporzionalita’, anche tramite|
|la consultazione dei cataloghi elettronici |
|del mercato elettronico propri o delle altre |
|stazioni appaltanti, nonche’ di altri |
|fornitori esistenti. La stazione appaltante |
|assicura l’opportuna pubblicita’ |
|dell’indagine di mercato, scegliendo gli |
|strumenti piu’ idonei in ragione della |
|rilevanza del contratto per il settore |
|merceologico di riferimento e della sua |
|contendibilita’. La stazione appaltante puo’ |
|individuare gli operatori economici da |
|invitare, selezionandoli anche da elenchi |
|appositamente costituiti, a seguito di avviso|
|pubblico, secondo le modalita’ indicate nei |
|paragrafi 5.1.6 e seguenti delle presenti |
|Linee guida. Gli operatori economici invitati|
|posseggono i requisiti generali di moralita’ |
|di cui l’art. 80 del decreto legislativo n. |
|50/2016 ed i requisiti speciali richiesti |
|dall’avviso. L’eventuale possesso |
|dell’attestato di qualificazione SOA per la |
|categoria dei lavori oggetto dell’affidamento|
|e’ sufficiente per la dimostrazione del |
|possesso dei requisiti di capacita’ |
|economico/finanziaria e |
|tecnico/professionale. |
+———————————————+

5.2 Il confronto competitivo
5.2.1 Una volta conclusa l’indagine di mercato e formalizzati i
relativi risultati, ovvero consultati gli elenchi di operatori
economici, la stazione appaltante seleziona, in modo non
discriminatorio gli operatori da invitare, in numero proporzionato
all’importo e alla rilevanza del contratto e, comunque, in numero non
inferiore a quanto previsto dall’art. 36, comma 2, lettera b) del
codice dei contratti pubblici. Nell’avviso pubblico di avvio
dell’indagine di mercato ovvero di costituzione dell’elenco, la
stazione appaltante indica i criteri di selezione, che devono essere
oggettivi, coerenti con l’oggetto e la finalita’ dell’affidamento, e
nel rispetto dei principi di concorrenza, non discriminazione,
proporzionalita’ e trasparenza. Se non ritiene di poter invitare
tutti gli operatori economici risultanti dall’indagine di mercato o
presenti nell’elenco, la stazione appaltante deve indicare,
nell’avviso, il numero massimo di operatori che selezionera’ ai fini
del successivo invito, e i relativi criteri, nel rispetto dei
principi di cui al precedente periodo. La stazione appaltante tiene
comunque conto del valore economico dell’affidamento nonche’ della
volonta’ di avvalersi della facolta’ prevista dall’art. 97, comma 8,
del codice dei contratti pubblici.
5.2.2 Ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera b), del codice dei
contratti pubblici la stazione appaltante e’ tenuta al rispetto del
principio di rotazione degli inviti, al fine di favorire la
distribuzione temporale delle opportunita’ di aggiudicazione tra
tutti gli operatori potenzialmente idonei e di evitare il
consolidarsi di rapporti esclusivi con alcune imprese. Si richiama
quanto previsto ai paragrafi 3.6 e 3.7.
5.2.3 Nel caso in cui risulti idoneo a partecipare alla procedura
negoziata un numero di operatori economici superiore a quello
predeterminato dalla stazione appaltante in sede di avviso pubblico e
non siano stati previsti, prima dell’avvio dell’indagine di mercato o
dell’istituzione dell’elenco degli operatori economici, criteri
ulteriori di selezione in conformita’ a quanto previsto dal paragrafo
5.2.1, secondo periodo, la stazione appaltante procede al sorteggio,
a condizione che cio’ sia stato debitamente pubblicizzato nell’avviso
di indagine di mercato o nell’avviso di costituzione dell’elenco. In
tale ipotesi, la stazione appaltante rende tempestivamente noto, con
adeguati strumenti di pubblicita’, la data e il luogo di espletamento
del sorteggio, adottando gli opportuni accorgimenti affinche’ i
nominativi degli operatori economici selezionati tramite sorteggio
non vengano resi noti, ne’ siano accessibili, prima della scadenza
del termine di presentazione delle offerte.
5.2.4 La stazione appaltante indica nella determina a contrarre o
nell’atto equivalente il procedimento applicato per la selezione dei
fornitori.
5.2.5 La stazione appaltante invita contemporaneamente tutti gli
operatori economici selezionati a presentare offerta a mezzo pec
ovvero, quando cio’ non sia possibile, tramite lettera in conformita’
a quanto disposto dall’art. 75, comma 3, del codice dei contratti
pubblici oppure mediante le specifiche modalita’ previste dal singolo
mercato elettronico.
5.2.6 L’invito contiene tutti gli elementi che consentono alle
imprese di formulare un’offerta informata e dunque seria, tra cui
almeno:
a) l’oggetto della prestazione, le relative caratteristiche
tecniche e prestazionali e il suo importo complessivo stimato;
b) i requisiti generali, di idoneita’ professionale e quelli
economico-finanziari/tecnico-organizzativi richiesti per la
partecipazione alla gara o, nel caso di operatori economici
selezionati da un elenco, la conferma del possesso dei requisiti
speciali in base ai quali sono stati inseriti nell’elenco;
c) il termine di presentazione dell’offerta ed il periodo di
validita’ della stessa;
d) l’indicazione del termine per l’esecuzione della prestazione;
e) il criterio di aggiudicazione prescelto, nel rispetto di
quanto disposto dall’art. 95 del codice dei contratti pubblici e
motivando nel caso di applicazione del criterio del minor prezzo di
cui al predetto art. 95, comma 4. Nel caso si utilizzi il criterio
del miglior rapporto qualita’/prezzo, gli elementi di valutazione e
la relativa ponderazione;
f) la misura delle penali;
g) l’indicazione dei termini e delle modalita’ di pagamento;
h) l’eventuale richiesta di garanzie;
i) il nominativo del RUP;
j) nel caso di applicazione del criterio del minor prezzo, la
volonta’ di avvalersi della facolta’ prevista dell’art. 97, comma 8,
decreto legislativo n. 50/2016, purche’ pervengano almeno dieci
offerte valide, con l’avvertenza che in ogni caso la stazione
appaltante valuta la conformita’ di ogni offerta, che in base ad
elementi specifici, appaia anormalmente bassa;
k) nel caso di applicazione del criterio del minor prezzo occorre
altresi’ specificare, per l’ipotesi in cui sia sorteggiato uno dei
metodi di cui alle lettere a), b) ed e) dell’art. 97, comma 2 del
codice dei contratti pubblici: a) che il cosi’ detto taglio delle
ali, che consiste nel tralasciare e non considerare le offerte
estreme nella misura percentuale indicata dalla legge, si applica per
individuare le offerte tra le quali calcolare la media aritmetica dei
ribassi percentuali offerti. Successivamente il calcolo dello scarto
medio aritmetico dei ribassi percentuali che superano la predetta
media si effettua esclusivamente prendendo in considerazione i
ribassi delle offerte che sono residuate dopo il suddetto taglio
delle ali; b) che, in caso di sorteggio del metodo di cui all’art.
97, comma 2, lettera b), del codice dei contratti pubblici, una volta
operato il cosi’ detto taglio delle ali, occorre sommare i ribassi
percentuali delle offerte residue e, calcolata la media aritmetica
degli stessi, applicare l’eventuale decurtazione stabilita dalla
norma tenendo conto della prima cifra decimale del numero che esprime
la sommatoria dei ribassi; c) che le offerte con identico ribasso
percentuale avranno, ai fini della soglia di anomalia, lo stesso
trattamento e saranno pertanto considerate come un’offerta unica; d)
a prescindere dal metodo sorteggiato, il numero di decimali per il
ribasso offerto da considerare per il calcolo dell’anomalia;
l) lo schema di contratto ed il capitolato tecnico, se
predisposti;
m) la data, l’orario e il luogo di svolgimento della prima seduta
pubblica, nella quale il RUP o il seggio di gara procedono
all’apertura dei plichi e della documentazione amministrativa.
5.2.7 Le sedute di gara, siano esse svolte dal RUP che dal seggio
di gara ovvero dalla commissione giudicatrice, devono essere tenute
in forma pubblica, ad eccezione della fase di valutazione delle
offerte tecniche e le relative attivita’ devono essere verbalizzate.
5.2.8 Nel caso in cui la stazione appaltante abbia fatto ricorso
alle procedure negoziate, la verifica del possesso dei requisiti,
autocertificati dall’operatore economico nel corso della procedura,
e’ regolata dall’art. 36, comma 5, del codice dei contratti pubblici.

+—————————————–+
|La stazione appaltante seleziona, in modo|
|non discriminatorio gli operatori da |
|invitare, in numero proporzionato |
|all’importo e alla rilevanza del |
|contratto e, comunque, in numero almeno |
|pari ai minimi previsti dall’art. 36 del |
|codice dei contratti pubblici, sulla base|
|dei criteri definiti nella determina a |
|contrarre ovvero dell’atto equivalente. |
|La stazione appaltante e’ tenuta al |
|rispetto del principio di rotazione degli|
|affidamenti e degli inviti. Nel caso in |
|cui non sia possibile procedere alla |
|selezione degli operatori economici da |
|invitare sulla base dei requisiti |
|posseduti, la stazione appaltante procede|
|al sorteggio, a condizione che cio’ sia |
|stato debitamente pubblicizzato |
|nell’avviso di indagine di mercato o |
|nell’avviso di costituzione dell’elenco e|
|che, in ogni caso, venga evitata la |
|conoscibilita’ dei soggetti invitati, |
|prima della scadenza dei termini di |
|ricezione delle offerte. La stazione |
|appaltante invita contemporaneamente |
|tutti gli operatori economici |
|selezionati. L’invito contiene tutti gli |
|elementi che consentono alle imprese di |
|formulare un’offerta informata e dunque |
|seria, tra cui almeno quelli indicati al |
|paragrafo 5.2.6 delle presenti Linee |
|guida. La stazione appaltante verifica il|
|possesso dei requisiti da parte |
|dell’aggiudicatario. La stazione |
|appaltante puo’ effettuare verifiche nei |
|confronti degli altri operatori economici|
|invitati, conformemente ai principi in |
|materia di autocertificazione di cui al |
|decreto del Presidente della Repubblica |
|28 dicembre 2000, n. 445. |
+—————————————–+

5.3 La stipula del contratto
5.3.1 Ai sensi dell’art. 32, comma 14, del codice dei contratti
pubblici la stipula del contratto avviene, a pena di nullita’, con
atto pubblico notarile informatico, ovvero, in modalita’ elettronica
secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante, in forma
pubblica amministrativa a cura dell’ufficiale rogante della stazione
appaltante o mediante scrittura privata ovvero mediante
corrispondenza secondo l’uso del commercio consistente in un apposito
scambio di lettere, anche tramite posta elettronica certificata o
strumenti analoghi negli altri Stati membri.
5.3.2 Ai sensi dell’art. 32, comma 10, lettera b), del codice dei
contratti pubblici e’ esclusa l’applicazione del termine dilatorio di
trentacinque giorni per la stipula del contratto.
5.3.3 Al fine di garantire pubblicita’ e trasparenza dell’operato
della stazione appaltante, quest’ultima a esito della procedura
negoziata pubblica le informazioni relative alla procedura di gara,
previste dalla normativa vigente, tra le quali gli esiti
dell’indagine di mercato e l’elenco dei soggetti invitati, motivando
adeguatamente sulle scelte effettuate.

+————————-+
|La stipula del contratto |
|avviene nel rispetto |
|delle disposizioni di cui|
|all’art. 32, comma 10, |
|lettera b) e comma 14, |
|del codice dei contratti |
|pubblici. |
+————————-+

6. La procedura negoziata per l’affidamento di contratti di lavori di
importo pari o superiore a euro 150.000,00 euro e inferiore a
1.000.000,00 euro.
6.1 I contratti di lavori di importo pari o superiore a euro
150.000,00 euro e inferiore a 1.000.000,00 euro possono essere
affidati mediante procedura negoziata, con consultazione di almeno
quindici operatori economici, ove esistenti, nel rispetto del
criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di
indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici.
6.2 La procedura delineata ricalca quella dettata all’art. 36,
comma 2, lettera b), del codice dei contratti pubblici ed esplicitata
al paragrafo 5 delle presenti Linee guida, con l’estensione a
quindici del numero minimo di operatori economici da invitare al
confronto competitivo. Valgono, pertanto, le osservazioni e le
indicazioni fornite nei paragrafi precedenti anche in riferimento ai
requisiti di carattere generale. I requisiti di capacita’
economico/finanziaria e tecnico/professionale sono comprovati
dall’attestato di qualificazione SOA per categoria e classifica da
definire in ragione dei lavori oggetto dell’affidamento.
6.3 Considerata l’ampiezza del limite di soglia fino a 1.000.000,00
di euro e i rischi insiti (per definizione) nella possibilita’ di
affidare tramite procedura negoziata una porzione ragguardevole
dell’intero mercato degli appalti di lavori, appare tanto piu’
necessaria l’individuazione di meccanismi idonei a garantire la
trasparenza della procedura e la parita’ di trattamento degli
operatori economici. In particolare si richiamano gli oneri
motivazionali gia’ esplicitati nei paragrafi precedenti. Per
affidamenti di importo elevato, superiori a 500.000 euro, le stazioni
appaltanti motivano il mancato ricorso a procedure ordinarie che
prevedono un maggior grado di trasparenza negli affidamenti.
6.4 Ai sensi dell’art. 32, comma 10 del codice dei contratti
pubblici, si applica il termine dilatorio di trentacinque giorni per
la stipula del contratto.

+——————————————-+
|La procedura per l’affidamento di lavori di|
|cui all’art. 36, comma 2, lettera c), del |
|codice dei contratti pubblici e’ del tutto |
|simile a quella di cui all’art. 36, comma |
|2, lettera b), del medesimo codice, come |
|esplicitata al paragrafo 5 delle presenti |
|Linee guida. L’invito e’ rivolto ad almeno |
|quindici operatori. I requisiti di |
|capacita’ economico/finanziaria e |
|tecnico/professionale sono comprovati |
|dall’attestato di qualificazione SOA per |
|categoria e classifica da definire in |
|ragione dei lavori oggetto |
|dell’affidamento. Per affidamenti di |
|importo elevato, superiori a 500.000 euro, |
|le stazioni appaltanti motivano il mancato |
|ricorso a procedure ordinarie che prevedono|
|un maggior grado di trasparenza negli |
|affidamenti. |
+——————————————-+

7. Entrata in vigore
7.1 Le presenti Linee guida aggiornate al decreto legislativo 19
aprile 2017, n. 56 entrano in vigore quindici giorni dopo la loro
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 1° marzo 2018

Il Presidente: Cantone

Fondo investimenti in CdM

Nel Consiglio dei Ministri del 22 febbraio, il Presidente Paolo Gentiloni e il Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan hanno riferito sul decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che definisce la ripartizione del “fondo per gli investimenti” da 36 miliardi di euro disposta dalla legge di bilancio per il 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205).


Fondi per oltre 4 miliardi di euro sono stati assegnati oggi al Miur per l’edilizia scolastica e universitaria e per la ricerca. Lo annuncia la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato il decreto per la ripartizione delle risorse del Fondo investimenti, rifinanziato dalla legge di bilancio per il 2018, con 36,117 miliardi di euro. Di questi, 4,2 miliardi sono destinati al MIUR “con un aumento di 1,6 miliardi di euro rispetto alle risorse avute nel 2017 attraverso lo stesso Fondo”, sottolinea la Ministra Valeria Fedeli.

“Si tratta di un investimento molto consistente. Investire sulla qualità e la sicurezza delle scuole e delle residenze universitarie, portare risorse al sistema della ricerca significa investire sul futuro – aggiunge la Ministra -. Una scelta che abbiamo fatto con chiarezza fin dall’inizio del nostro mandato e che abbiamo portato avanti in questi mesi, dedicando particolare attenzione all’intera filiera del sapere. Il decreto approvato oggi dimostra ancora una volta che per noi istruzione e ricerca sono settori prioritari. Lo sono per la formazione delle nuove generazioni, ma anche per assicurare all’intero Paese uno sviluppo sostenibile e la capacità di affrontare con successo le continue sfide che il mondo globalizzato di oggi ci pone di fronte”.

In particolare, vengono stanziati 2,9 miliardi per l’edilizia scolastica e circa 200 milioni per quella universitaria. I fondi saranno destinati all’adeguamento antisismico e antincendio delle scuole, alla messa in sicurezza degli istituti con criticità rilevate da indagini diagnostiche, alla realizzazione e alla riqualificazione di posti nelle residenze universitarie.

Alla ricerca vanno poi risorse per 1,1 miliardi, da destinare al FIRST (Fondo per gli Investimenti nella Ricerca Scientifica e Tecnologica), al FISR (Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca), allo sviluppo delle politiche scientifiche del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), ai progetti Cherenkov telescope array e Square kilometer array, all’infrastruttura di calcolo scientifico dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).

Edilizia scolastica: 1,058 mld per antisismica

Disponibile dal 5 febbraio l’elenco dei Comuni beneficiari delle risorse destinate prevalentemente all’adeguamento alla normativa antisismica delle scuole, stanziate dalla Legge di bilancio per il 2017 (numero 232 del 2016). Si tratta di 1,058 miliardi di euro che consentono di partire da subito con 1.739 interventi. L’accordo sui Comuni beneficiari è stato raggiunto lo scorso 22 novembre, in Conferenza Unificata, sulla base delle programmazioni regionali. A dicembre la Ministra Fedeli ha firmato il relativo decreto che, ora, completato l’iter, è disponibile sul sito del Ministero insieme all’elenco dei Comuni beneficiari.

“Sull’edilizia scolastica – spiega la Ministra Fedeli -, in questi ultimi quattro anni, c’è stata una svolta: sono stati investiti quasi 10 miliardi, ma abbiamo operato anche sul fronte della governance, istituendo un Osservatorio dedicato, atteso da quasi 20 anni. Abbiamo ora una Programmazione unica nazionale, ovvero un elenco di priorità effettive sulle quali intervenire, abbiamo un’Anagrafe con tutti i dati sullo stato delle nostre scuole. Abbiamo fatto delle scelte importanti non solo per mettere in sicurezza gli edifici, ma anche per innovare gli ambienti educativi. Scelte e azioni concrete che mettono al centro le nostre giovani e i nostri giovani. E con essi lo sviluppo del Paese a partire dal sistema di istruzione e formazione. In questo quadro, l’antisismica ha un ruolo importante. Le risorse che stiamo dando ai Comuni – aggiunge la Ministra –  erano molto attese e abbiamo lavorato velocemente per consentire subito i necessari interventi”.

Le risorse assegnate serviranno prioritariamente per interventi di adeguamento sismico, o di nuova costruzione per sostituzione degli edifici esistenti (nel caso in cui l’adeguamento sismico non sia conveniente); interventi finalizzati all’ottenimento del certificato di agibilità delle strutture; interventi di messa in sicurezza resisi necessari a seguito delle indagini diagnostiche sui solai e sui controsoffitti; interventi per l’adeguamento dell’edificio scolastico alla normativa antincendio previa verifica statica e dinamica dell’edificio.

“Sull’edilizia è stato fatto e continuiamo a fare un lavoro significativo che mette al centro le studentesse e gli studenti con un rinnovato impegno anche sulle scuole secondarie di secondo grado. Fino all’ultimo lavoreremo al Ministero per portare avanti il Piano nazionale che in questi anni ha consentito interventi importanti sul nostro patrimonio edilizio”, sottolinea il Sottosegretario Vito De Filippo, con delega all’edilizia scolastica.