AL VIA LA 3^ EDIZIONE DI FIERA DIDACTA

IL FUTURO DELLA SCUOLA È QUI.
AL VIA LA 3^ EDIZIONE DI FIERA DIDACTA ITALIA DAL 9 ALL’11 OTTOBRE ALLA FORTEZZA DA BASSO

Oltre 180 eventi e più di 500 ore di formazione per il personale della scuola
nella tre giorni fiorentina
Tra le novità, il Padiglione “Scuola=Futuro” e l’Area Green
E’ stata presentata stamani a Palazzo Strozzi Sacrati la terza edizione di Fiera Didacta Italia, l’appuntamento fieristico dedicato alla scuola rivolto a docenti, dirigenti scolastici, educatori, formatori, professionisti e imprenditori del settore scuola e tecnologia, ai nastri di partenza dal 9 all’11 ottobre alla Fortezza da Basso.

La manifestazione, dedicata a Leonardo nel quinto centenario della sua morte e inserita dal Ministero dell’Istruzione fra gli eventi previsti dal piano pluriennale di formazione dei docenti, è organizzata da Firenze Fiera con il coordinamento scientifico di Indire, e con un comitato organizzatore composto da Miur, Regione Toscana, Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Unioncamere, Didacta International, ITKAM e Destination Florence Convention & Visitors Bureau. 

La cerimonia di apertura alla presenza del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti, è fissata per mercoledì 9 ottobre alle ore 9,30 alla Fortezza da Basso (Padiglione Cavaniglia) , mentre martedì 8 ottobre alle ore 19 si svolgerà la serata inaugurale  nel Salone de’ Cinquecento in Palazzo Vecchio con il Concerto dell’Orchestra Erasmus.   

L’evento, spin off di Didacta International, la più grande fiera sull’istruzione e la scuola in Europa e fra le più importanti del mondo, fa parte della Settimana Tedesca in Italia, promossa e organizzata dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania con una serie di eventi, mostre, spettacoli e incontri che si svolgeranno dal 6 al 13 ottobre in tutto il Paese per avviare una riflessione sui rapporti tra Italia e Germania 30 anni dopo la Caduta del Muro di Berlino. 

Tante le novità in campo, a partire daiworkshopimmersivi(82 in totale), che si svolgeranno in ambienti appositamente attrezzati nei tre piani del padiglione centrale (Padiglione Spadolini),cui si affiancheranno 67 seminari, all’interno dei quali sarà possibile approfondire proposte didattiche all’insegna dell’innovazione. Un’area della manifestazione ospiterà inoltre i debate, condotti direttamente dagli studenti, dove i docenti potranno assistere direttamente a quella che è una attività didattica molto diffusa nelle scuole di oggi. In programma anche 10 convegnicon ospiti internazionali, suddivisi per macro aree. 

Novità assoluta dell’edizione 2019 è l’iniziativa“SCUOLA=FUTURO: Ex machina. Spazi di apprendimento ed esperienze didattiche per la scuola del futuro”, con riferimento a Leonardo da Vinci. Nel padiglione de “Le Ghiaie”, su una superficie di oltre mille metri quadrati, Indire allestirà due ambienti: uno riservato alla Scuola secondaria e l’altro alla Scuola primaria. Un’articolazione di spazi, arredi e tecnologie integrati, pensati secondo un modello che Indire ha sviluppato in questi anni (si veda il Manifesto 1+4). Nella scuola del futuro gli ambienti, gli arredi e le tecnologie sono progettati per essere funzionali alle attività didattiche secondo uno stretto connubio tra didattica e organizzazione degli spazi. I percorsi proposti sono: il Pantografo, ovvero delle similitudini; l’Odometro, ovvero le misure del mondo

Durante la tre giorni di Didacta Italia, oltre alle attività formative, i partecipanti potranno visitare la ricca sezione espositiva che occupa 5 padiglioni espositivi su una superficie totale di 31.000 metri quadri. Sono oltre 200 le aziende presenti (main sponsor Samsung – MR Digital), per un’offerta completa di tutte le novità del settore scuola, con le più sofisticate proposte della tecnologia e della robotica, gli arredi scolastici, l’editoria, la cancelleria, i giochi didattici, la formazione, i viaggi studio, la formazione linguistica e l’educazione musicale.

L’edizione 2019 punterà inoltre su nuove sezioni espositive, come la meccatronica(scienza che studia l’integrazione della meccanica con l’elettronica e l’informatica) e la sostenibilità. Per la prima volta a Didacta Italia verrà allestita un’AREA GREEN nella quale, attraverso incontri e presentazioni di progetti e materiali di aziende, si cercherà di rafforzare il rapporto fra il mondo della scuola e dei soggetti, tra cui le imprese, che già praticano processi di sostenibilità per promuovere una società sempre più green fin dall’età scolastica. Ampio spazio verrà inoltre dedicato anche alle Startup e all’innovazione, con vari contributi fra i quali quello dell’Università di Firenze.

“Sono lieto di rappresentare per la prima volta il Senato e la sua Presidente, Maria Elisabetta Alberti Casellati, all’inaugurazione di Fiera Didacta Italia giunta alla sua terza edizione. Questa iniziativa mostra ancora una volta tutta la sua vitalità e importanza, perché dimostra che esiste un processo di innovazione della scuola che va conosciuto e perseguito”. Lo dichiara il Senatore Segretario Francesco Maria Giro. “Questo incontro annuale tra le esperienze più valide e le buone pratiche, le realtà migliori nell’ambito della didattica, che abbiano come priorità la qualità dei percorsi formativi dei nostri studenti, diventa quindi imprescindibile. Come imprescindibile la formazione dei docenti che deve rimanere al centro del processo innovativo, così come le nuove responsabilità della scuola”.

“L’edizione 2019 di Fiera Didacta Italia – ha dichiarato il Presidente IndireGiovanni Biondi– offre un programma scientifico ulteriormente arricchito nei contenuti. Saranno oltre 180 gli eventi di quest’anno, tra cui i workshop immersivi, che si terranno in ambienti appositamente attrezzati, i seminari, dove sarà possibile approfondire proposte didattiche innovative, i debate, condotti dagli alunni, e i convegni, tenuti da personalità di alto livello nazionale e internazionale. La novità di questa edizione è il padiglione che ospita “Scuola=Futuro”: uno spazio di oltre mille quadrati, in cui verranno allestiti due ambienti (primaria e secondaria) con arredi e tecnologie integrate, e verranno proposte ai docenti metodologie didattiche innovative”.

“Solo costruendo filiere della formazione all’avanguardia e coerenti con le esigenze di docenti, studenti e coinvolgendo il mondo produttivo è possibile ambire a costruire una scuola che elevi la qualità formativa, puntando su esigenze come innovazione e ambiente – ha dichiarato Leonardo Bassilichi, Presidente di Firenze Fiera –. Organizzare alla Fortezza da Basso di Firenze da tre anni Fiera Didacta significa voler investire su questo settore non tanto per incrementare un business ma per contribuire a migliorare la formazione nel Paese e trasformare Firenze nella capitale della scuola del futuro”.

«Le precedenti edizioni sono state un successo tale da confermarci quanto questa tipologia di evento fosse necessaria e quindi, per l’edizione che a breve prenderà avvio, Regione Toscana ha lavorato, anche in collaborazione con l’Ufficio scolastico per la Toscana, per offrire contenuti che siano di arricchimento non solo per i dirigenti scolastici ed i docenti, ma anche per coloro che si occupano di educazione, istruzione e formazione negli Enti Locali poiché, come sappiamo, le Amministrazioni rappresentano uno snodo importante all’interno del sistema scolastico – ha dichiarato l’Assessora all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Toscana, Cristina Grieco -, come Presidente di Tecnostruttura delle Regioni mi preme anche invitare a visitare lo stand “La scuola delle Regioni” dove le Regioni italiane porteranno esperienze, modalità operative ed attività realizzate sul territorio».

«Siamo orgogliosi di ospitare Didactaper il terzo anno consecutivo a Firenze – ha sottolineato l’Assessora all’Educazione del Comune di Firenze, Sara Funaro – Questa fiera, la più importante del mondo della scuola, trasforma la nostra città nella capitale dell’innovazione: nei tre giorni di lavori, a cui partecipano dirigenti scolastici, insegnanti e professionisti del settore si gettano infatti le basi per il futuro della scuola italiana, che sarà sempre più digitale e tecnologica, come lo è la nuova scuola Dino Compagni appena inaugurata a Firenze».

«Fiera Didacta Italia – ha aggiuntoWassilios Emmanuel Fthenakis, Presidente Onorario Didacta International – ha superato le nostre aspettative. È un evento di grande qualità. La terza edizione, stabilizzando la qualità, si concentrerà sulla relazione tra modelli di apprendimento analogici e digitali orientati alla modernizzazione del sistema educativo. Con un’attenzione particolare alle opportunità che il sistema digitale offre all’innovazione dei processi educativi».
Per iscrizioni e informazioni:   fieradidacta.it – didacta@firenzefiera.it

Altro che 3 miliardi in più, la Nadef taglia la spesa per l’istruzione

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Altro che 3 miliardi in più a scuola e università come promesso dal ministro Lorenzo Fioramonti. La manovra 2020 potrebbe addirittura riservare un taglio dei fondi all’istruzione. Almeno stando alla nota di aggiornamento al Def, la cosiddetta Nadef, che rivede al ribasso (dal 3,5 al 3,4%) la quota di spesa pubblica in percentuale sul Pil dedicata al mondo dell’education rispetto alle previsioni del Documento di Economia e finanza di aprile. Un taglio dello 0,1% che, se confermato nella legge di bilancio, vorrebbe dire 1,8 miliardi in meno già dall’anno prossimo alla lunga filiera che parte dalle scuole dell’infanzia e arriva agli atenei.

L’impegno del neoministro
Eppure Lorenzo Fioramonti era stato chiaro. Un minuto dopo il suo upgrade da viceministro dell’Istruzione del Governo Conte1 a ministro del Governo Conte 2 aveva promesso 3 miliardi in più per l’istruzione: 2 miliardi per la scuola e 1 per l’università. Individuando anche la fonte di finanziamento in una serie di mini-imposte di scopo sui consumi inquinanti o insalubri (dai voli aerei alle bibite gassate fino alle merendine) e promettendo che si sarebbe dimesso qualora la sua voce non fosse stata ascoltata. E non era un semplice annuncio. Come conferma il fatto che i primi tavoli avviati a viale Trastevere dopo il suo insediamento sono stati dedicati proprio a sugar tax e dintorni. Dopodiché l’aria all’interno della maggioranza, e soprattutto del M5S, deve essere cambiata. L’ipotesi di finanziare l’istruzione con nuove tasse, in un primo momento avallata dal premier Giuseppe Conte, è stata stroncata subito dopo dal ministro degli Esteri (nonché capo politico dei pentastellati), Luigi Di Maio.

La promessa del leader M5S e i numeri della Nadef
Proprio Di Maio, all’indomani del varo della Nota di aggiornamento al Def, aveva assicurato che non ci sarebbero stati tagli all’istruzione. Anzi, ai microfoni di Agorà, il leader M5S aveva annunciato che la prossima manovra avrebbe aumentato gli investimenti per università e ricerca. Ma guardando il testo della Nadef lo scenario sembra differente. La tabella R1, a pagina 48 del testo pubblicato sul sito del ministero dell’Economia, riassume l’andamento della spesa pubblica «age-related». Alla voce scuola scopriamo che gli stanziamenti in percentuale del Pil nel 2020 sono attesi al 3,4 per cento. Per poi calare progressivamente al 3,2% nel 2025, al 3,1% nel 2030 e al 3% nel 2035. E iniziare la risalita solo nel 2040.

Le stime del governo precedente
Ma se nel lungo periodo il calo della spesa potrebbe essere compensato dai flussi demografici che danno in diminuzione in calo i giovani in età scolare, i problemi maggiori potrebbero esserci sul breve. Per sua natura la Nadef serve ad aggiornare il quadro macroeconomico definito in primavera nel Documento di Economia e finanza e a fornire la “cornice” numerica nella quale la legge di bilancio inserirà il “quadro” con le singole misure. E qui arriva la sorpresa. Nel Def di aprile – quando a Palazzo Chigi sedeva Giuseppe Conte ma la maggioranza era composta da Lega e M5S – la spesa per istruzione era data al 3,5% del Pil nel 2020. Dunque lo 0,1% in più rispetto al 3,4% cifrato adesso. E il fatto che nel vecchio documento questa voce fosse denominata come «istruzione» anziché come «scuola» non deve trarre in inganno. Che si tratti dello stesso ambito di uscite lo confermano i dati storici. Sia nel Def gialloverde che nella Nadef giallorossa le percentuali di spesa relative al 2010 e al 2015 sono infatti identiche: rispettivamente 3,9 e 3,6% sul Pil. Dunque, all’appello rischia di mancare 1,8 miliardi. Trovarli o meno non è questione da poco per tradurre in realtà le promesse contenute nella Nadef stessa. A cominciare dalla riduzione delle classi pollaio e dell’aumento degli stipendi degli insegnanti. Due misure che insieme potrebbero costare un paio di miliardi.


Sono 8,4 milioni gli studenti in Italia

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Gli studenti che siedono tra i banchi nelle scuole italiane sono oltre otto milioni. È infatti pari a 7.599.259 la popolazione scolastica della scuola statale, mentre 866.805 sono gli alunni degli istituti paritari. Di questi ultimi 7 su 10 frequentano la scuola dell’infanzia. Per le statali la regione con il maggior numero di iscritti è la Lombardia (1.183.493 studenti). Mentre il Molise, con 37.170 alunni, è la regione con il minor numero.

E’ l’identikit statistico della scuola italiana che emerge dal Focus del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con i principali dati relativi all’anno
scolastico 2019-2020 iniziato da poco: numeri, tabelle, grafici, divisi per regione e ordine di studio. Per quanto riguarda la scuola secondaria di II grado quasi la metà degli studenti frequenta un percorso liceale.


Miur, stabile la presenza degli stranieri: sono 789 mila

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Rimane stabile la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole statali: quest’anno saranno 789.066, circa il 10% del totale. Le regioni con più studenti stranieri sono la Lombardia (201.996), l’Emilia Romagna (96.359), il Veneto (85.487), il Piemonte (73.443). I numeri arrivano da un Focus del ministero dell’Istruzione.

Sono quasi 260 mila gli alunni con disabilità. Nella classifica delle regioni la Lombardia precede Campania e Sicilia. I docenti che saliranno in cattedra in questo anno scolastico 2019/2020 sono 835.489, di cui 150.609 impegnati nel sostegno. Tra gli insegnanti nei posti comuni (escluso quindi il sostegno) la Lombardia è l’unica che supera le centomila unità (102.807).

Nella classifica per numero di docenti seguono Campania, Sicilia e Lazio. Nel sostegno, Lombardia prima davanti a Sicilia, Campania e Lazio.

In tutta Italia gli istituti scolastici sono 8.094 a cui si aggiungono i 129 Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, per un totale di 8.223. Quasi 41.000 le sedi scolastiche (ogni istituto può avere più plessi): 13.286 per l’infanzia, 14.896 per la primaria, 7.228 di I grado, 5.339 di II grado.

Accordo sui precari: concorso con le crocette e porte aperte a chi prende 7

da Corriere della sera

Gianna Fregonara

Una sola prova a crocette, una serie di quiz a risposta multipla. Poi un anno in cattedra in prova ed un esame finale preparando una lezione simulata: così 24 mila supplenti diventeranno professori di ruolo. Devono aver, in passato, insegnato per almeno tre anni pur non avendo i requisiti di abilitazione in una scuola statale.

L’accordo

E’ l’accordo trovato ieri sera tra il ministro Lorenzo Fioramonti e i sindacati che verrà trasformato in un decreto legge che, forse già giovedì, arriverà in consiglio dei ministri: si tratta del primo atto ufficiale per poter far partire tre concorsi per assumere ben 65 mila insegnanti. Grazie alla soluzione semplificata trovata per i precari, potrà essere bandito anche il concorso ordinario, aperto ai neolaureati per altri 24-25 mila posti: un concorso vero con prova preselettiva, scritto e orale. Lunedì intanto il consiglio dei ministri nella nota al Def ha annunciato anche che ci sarà l’atteso concorso per maestri e maestre di materne ed elementari entro la fine dell’anno per circa 17 mila posti.

Gli idonei

Difficile dire se il concorso straordinario che sblocca la questione dei precari sarà l’ultimo facilitato per sanare situazioni di fatto. Lo si era pensato già tre anni fa con il concorso-sanatoria del 2016. Gli aspiranti prof che potranno accedere a questa prova a quiz sono circa 55 mila. E nell’accordo, oltre ai vincitori si fa spazio ad una nuova categoria di supplenti di serie A: si prevede infatti che chi avrà comunque avuto il punteggio minimo di 7/10 anche se non rientra nei 24 mila da assumere, potrà ottenere l’abilitazione con un anno di insegnamento (serve un contratto annuale) e un corso universitario a spese dello Stato. Così potrà finire nelle graduatorie di seconda fascia e chissà se in futuro potrà beneficiare di un altro concorso ad hoc. Molto dipenderà dai posti disponibili, dall’emergenza supplenti che quest’anno ha raggiunto livelli impensabili nelle regioni del Nord. Per contribuire a ridistribuire gli insegnati nelle regioni dove servono, nell’accordo è prevista la possibilità per i vincitori dei concorsi del 2016 e del 2018 di cambiare provincia.

Tfa o Pas?

Resta esclusa dall’accordo la questione di come riordinare l’accesso alla professione, così come il destino degli insegnanti delle paritarie: sarà trattata in un disegno di legge a parte da approvare insieme alla legge di Bilancio «al fine – si legge nella nota al Def – di garantire una maggior funzionalità e qualità del sistema nazionale di istruzione e formazione»: l’ipotesi più probabile è che si rimodulino i tirocini formativi attivi (Tfa), un anno di studio universitario e attività in classe dopo aver passato una selezione iniziale, anche se i sindacati premono per continuare anche con i Pas, percorsi speciali molto meno selettivi. Sarà comunque una nuova partita.

Diplomati magistrali

Così come si discuterà a parte, a cominciare dai prossimi giorni, del destino delle maestre senza laurea, che erano state messe in cattedra provvisoriamente e che invece ora rischiano di perdere il posto perché il Consiglio di Stato ha stabilito che senza laurea non di può più insegnare: i sindacati sperano in una soluzione giuridica. «E’ una buona intesa, che apre un cammino positivo che ci permetterà di strutturare anche altri interventi per migliorare la scuola, a partire dalla valorizzazione degli insegnanti», ha commentato Maddalena Gissi della Cisl.

Il decreto

I dettagli di questa maxi-tornata di concorsi saranno contenuti nel decreto legge. Difficile però che, anche se il ministro ha promesso che i bandi ci sarnano entro la fine dell’anno, i professori del concorso ordinario possano essere in cattedra già l’anno prossimo. Ci saranno comunque, lo ha spiegato ieri sera il ministro Fioramonti «almeno 24 mila nuovi prof del concorso straordinario».

Scuola, salvato il decreto precari. Cattedra per 24 mila

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – C’è l’accordo bis sui precari della scuola, dopo che il primo era stato approvato “salvo intese” per l’opposizione dei Cinque Stelle e definitivamente affossato dalla crisi giallo-verde aperta da Matteo Salvini. Ora al timone del ministero dell’Istruzione c’è un professore del movimento, Lorenzo Fioramonti, e il suo primo atto legislativo – come d’altronde dichiarato a “Repubblica” nella prima intervista – va a salvare il decreto Salvaprecari togliendogli la patina di sanatoria della sua prima versione.

Bene, il testo del nuovo accordo firmato nel tardo pomeriggio con cinque sindacati prevede innanzitutto un nuovo concorso straordinario per le medie superiori riservato a chi ha 3 anni di servizio (su otto) nella scuola statale. Solo statale. Il concorso (prevedibilmente sarà alla fine dell’autunno) porterà in ruolo entro settembre 2020 almeno 24 mila precari e all’abilitazione – ovvero al titolo che consente l’accesso ai concorsi – coloro che risulteranno “idonei” (ma non vincitori). Quindi, e questa è una novità, i candidati che non saranno nei primi ventiquattromila posti non avranno la cattedra, ma – se avranno preso almeno “7/10” alla prova scritta – saranno abilitati a giugno 2020 all’ingresso nelle graduatorie che precedono il ruolo, quelle di seconda fascia.

La simulazione della lezione con un giudice esterno

Per scegliere i vincitori dello “straordinario” ci si affiderà ai titoli – che periodo di supplenza si è fatto in classe – e a una prova scritta semplificata al computer. Chi otterrà l’immissione in ruolo dovrà, comunque, misurarsi con un periodo di prova lungo un anno, prendere i 24 crediti formativi universitari nelle “materie d’insegnamento” (discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche) e, al termine del percorso, dovrà essere confermato: l’ultima prova richiesta sarà la simulazione di una lezione valutata da un comitato della scuola (dirigente, colleghi e tutor) più una figura esterna (altra novità).

I precari che avranno ottenuto almeno “sette” allo scritto del concorso straordinario, ma non si saranno classificati nei primi ventiquattromila posti (e questa seconda platea si può stimare intorno ai 30-40 mila precari) avranno accesso a loro volta a un anno di formazione che garantirà i 24 crediti necessari: faranno una stagione da supplenti e nel giugno del 2020 potranno partecipare a una prova ad hoc, orale e selettiva, con valore abilitante. Se la passeranno, entreranno nelle graduatorie di Seconda fascia (oggi sono in Terza).

Questo meccanismo complesso, che cambia l’impostazione data dal precedente accordo mai operativo, i famosi 55 mila che potevano accedere a un percorso universitario Pas,   introduce un elemento di valutazione per tutti – precari vincitori e idonei – per dare una minima certificazione ai docenti che andranno in cattedra o entreranno nelle graduatorie di istituto.

Un altro elemento che il nuovo decreto introduce è quello che vuole favorire i precari ingolfati in una graduatoria, soprattutto al Sud, soprattutto nelle discipline umanistiche: ora potranno cercare volontariamente, nel Paese, il loro posto di lavoro fisso. Il Salvaprecari bis offre, sempre con decreto d’urgenza, la possibilità che i vincitori e gli idonei dei concorsi 2016 e 2018 possano spostarsi, su base volontaria, in un’altra provincia. Emigrare, tendenzialmente, al Nord, se lo riterranno utile.

Ancora, terzo punto del Dl d’urgenza: parte un concorso riservato per gli assistenti amministrativi che oggi svolgono il lavoro di dirigenti (Dsga): se hanno tre anni di servizio ma sono sprovvisti di titolo potranno partecipare. Oggi in questo ruolo mancano 3.500 posti.

Un’altra proroga per i Diplomati magistrali

Per quanto riguarda i Diplomati magistrali, già salvati dal concorso straordinario senza selezione, si è deciso di prorogare lo stesso Decreto dignità del precedente governo: in questo modo una sentenza del Tar, qualora arrivi ad anno in corso (per chi non avesse fatto lo “straordinario”), non toglierà subito il docente dalla cattedra ma gli consentirà di arrivare alla fine dell’anno scolastico: “Vogliamo garantire la continuità didattica”, dicono i sindacati.

Con la prossima Legge di bilancio potrebbero arrivare altri percorsi abilitanti: riguarderebbero chi ha insegnato solo nelle scuole paritarie e i dottori di ricerca, esclusi dal Salvaprecari bis. Insieme al concorso straordinario per la Terza fascia partirà, infine, anche un “bando ordinario” per aspiranti docenti delle scuole medie superiori.

Il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, a fine trattativa dichiara: “Questo accordo si basa su un’intesa iniziale dell’aprile di quest’anno che il governo precedente non era stato in grado di concludere. Noi abbiamo ripreso le attività e dopo una battaglia molto ostica siamo riusciti a raggiungere un’intesa che aiuta la scuola e dà un colpo forte al dilagare del precariato e alla fine garantirà, tra concorso ordinario e straordinario, oltre 50 mila insegnanti in cattedra. I nostri studenti non devono rivivere la pesante esperienza di quest’anno in cui tante cattedre sono rimaste scoperte”.

Francesco Sinopoli, segretario Flc, i lavoratori della conoscenza della Cgil, dice: “Grande soddisfazione sull’accordo, ci sono stati passi avanti rispetto all’intesa di agosto con il precedente governo. Abbiamo ottenuto tutele e un futuro possibile per un blocco di precari che già oggi si fa carico dell’insegnamento quotidiano. Ora servono investimenti sulla scuola in Finanziaria”.

Graduatorie di istituto, aggiornamento e requisiti previsti per l’inserimento

da Orizzontescuola

di redazione

Graduatorie di istituto: come ci si potrà inserire nel 2020 secondo la normativa vigente. Aggiornamento seconda e terza fascia, nuovi inserimenti solo in seconda.

Un lettrice ci chiede: Vorrei sapere se ci sono novità riguardo a nuovi inserimenti in terza fascia per chi non ha avuto la possibilità di iscriversi lo scorso triennio.  Cordialità 

Prossimo aggiornamento

Il prossimo aggiornamento delle graduatorie di circolo e di istituto è previsto nel corso del 2019/20 per il triennio 2020/21, 2021/22 e 2022/23.

La prima fascia, ricordiamolo, si è aggiornata in concomitanza con l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il triennio 2019/22, per cui si aggiorneranno la seconda e terza fascia.

Requisiti inserimento

L’articolo 1, comma 107, della legge 107/2015 ha introdotto un’importante novità in merito ai requisiti previsti per l’accesso alle graduatorie di istituto:

A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017, l’inserimento nelle graduatorie di circolo e di istituto può avvenire esclusivamente a seguito del conseguimento del titolo di abilitazione.

Il predetto termine è stato poi prorogato dal decreto legge 244/2016, convertito in legge n.19/2017:

All’articolo 1, comma 107, della legge 13 luglio 2015, n. 107, le parole: «2016/2017» sono sostituite dalle seguenti: «2019/2020».

Per inserirsi nelle graduatorie di Istituto triennio 2020-23, dunque, sarà necessaria l’abilitazione all’insegnamento (salvo modifiche alla normativa vigente), ragion per cui i nuovi inserimenti avverranno in seconda fascia, ove sono collocati i docenti abilitati ma non inseriti nelle graduatorie ad esaurimento.

La terza fascia, conseguentemente, sarà ad esaurimento e vi permarranno soltanto i docenti inseriti negli anni precedenti, che potranno aggiornare i punteggi ed eventualmente cambiare provincia di inserimento.

Conclusioni

Rispondendo al quesito della nostra lettrice, non possiamo dire che vi sono novità in merito a nuovi inserimenti in terza fascia, tuttavia ricordiamo che Miur e sindacati non hanno ancora affrontato l’argomento.

Considerato il nuovo quadro creatosi con l’intesa del 1° ottobre, un incontro sul tema sarà di fondamentale importanza e dallo stesso potremo poi capire quale sarà l’orientamento del Miur in merito alla citata terza fascia.

Concorso DSGA, prove scritte 5-6 novembre saranno cartacee. Nota Miur

da Orizzontescuola

di redazione

Le due prove scritte del concorso DSGA, che si terranno nei giorni 5 e 6 novembre, si svolgeranno in modalità cartacea. Le indicazioni del Miur.

Prove cartacee

Il Miur ha inviato alle scuole la nota n. 2462 del 02/10/2019, con la quale fornisce indicazioni in merito alla nomina dei referenti di sede delle istituzioni scolastiche e alle modalità di funzionamento del Plico Telematico per l’invio delle tracce delle prove scritte che si svolgeranno, dunque, in modalità cartacea.

Il sistema adottato è in pratica analogo a quello utilizzato per gli esami di Stato della scuola secondaria di II grado.

Ciascuna scuola deve nominare e comunicare al Miur, tramite SIDI, tanti referenti di sede (referente Plico telematico) quante sono le sedi della scuola, in cui si svolgono fisicamente gli esami.

Il referente di sede, abilitato a gestire il Plico telematico, accede, dal 30 ottobre al 4 novembre 2019 alle ore 14:00, alla funzione SIDI che consente di scaricare il “Plico telematico” contenente le prove d’esame criptate.

Per decifrare il contenuto del Plico sarà necessaria un’ulteriore chiave, detta Chiave Ministero, distinta tra prima e seconda prova, resa disponibile solo la mattina della relativa prova scritta, e grazie alla quale sarà possibile visualizzare il testo della prova selezionata.

In ciascuna mattina del 5 e 6 novembre 2019, prima dell’ora fissata per l’inizio della prova (alle ore 10,00), i presidenti di commissione (o rispettivi delegati) si recano nel luogo in cui è stata allestita la postazione di lavoro dedicata al Plico telematico. Sarà poi compito del referente di sede “attivare” l’applicazione, utilizzando il Codice Utente e la Password comunicate durante il download dell’applicazione stessa.

Per la decriptazione dei testi, il presidente di commissione e il referente di sede dovranno inserire la Chiave Ministero, comunicata tramite appositi canali da parte del MIUR alle ore 10,00 di ciascuna prova d’esame.

L’inserimento della suddetta Chiave permetterà l’apertura e la corretta
visualizzazione della prova selezionata.

Una volta selezionata la prova e inserita la Chiave Ministero, occorre cliccare il pulsante Apri o Salva per stampare la prova.

Caratteristiche prove

Le prove dureranno ciascuna 180 minuti.

Queste le prove:

  • una prova costituita da sei domande a risposta aperta, volta a verificare la preparazione dei candidati sugli argomenti di cui all’Allegato B del DM 863/2018;
  • una prova teorico-pratica, consistente nella risoluzione di un caso concreto attraverso la redazione di un atto su un argomento di cui all’Allegato B del DM 863/2018.

Per la prova consistente nelle 6 domande a risposta aperta, la commissione assegna un punteggio da 0 a 5 punti per ciascuna risposta esatta. Per la prova di carattere  teorico-pratico, la commissione assegna un punteggio da 0 a 30 punti.

La commissione procede prima alla correzione delle sei domande a risposta aperta; nel caso in cui il candidato non raggiunga il punteggio minimo di 21 punti, non procede alla correzione della prova di carattere teorico-pratico.

La prova è superata se si consegue un punteggio di almeno 21/30 in ciascuna delle due prove.

Il voto finale delle due prove:

– è unico

– può essere di 30 punti al massimo

– deriva della media aritmetica dei risultati conseguiti nelle due prove

La prova sarà corretta sulla base di una griglia elaborata dal comitato tecnico-scientifico che predisporrà le prove. La griglia sarà pubblicata sul sito del Miur prima dell’espletamento della prova medesima.

Insegnanti italiani: nell’a.s. 2019/20 sono 835mila, di cui 150mila per il sostegno

da Orizzontescuola

di redazione

Gli insegnanti che saliranno in cattedra per il 2019/2020 sono 835.489, di cui 150.609 per il sostegno. I dati sono stati diffusi dal Miur con il Focus relativo all’avvio dell’anno scolastico.

I posti istituiti per il personale docente nell’a.s. 2019/2020 sono complessivamente 684.880 posti comuni e 150.609 posti di sostegno.

I posti comprendono sia l’organico dell’autonomia sia l’adeguamento di detto organico alle situazioni di fatto; per il sostegno sono comprese anche le deroghe.

E’ importante evidenziare che per il sostegno il dato relativo ai posti in  deroga è in via di aggiornamento da parte degli Uffici periferici. Vedi l’elenco

Degli oltre 684mila posti comuni, 15.232 sono “posti di adeguamento” (Tab.  10), mentre, dei 150.609 posti di sostegno, 50.529 sono “posti di sostegno in deroga” (Tab. 11).

Il focus Avvio anno scolastico 2019/20

Ricordiamo che secondo gli ultimi dati OCSE gli insegnanti italiani sono i più anziani tra i Paesi sviluppati: il 58% dei docenti italiani, tra primaria e superiori, ha più di 50 anni. Solo l’1% degli insegnanti italiani ha meno di 30 anni.

Docenti italiani: i più anziani tra i Paesi sviluppati, più di 50 anni la media

Intesa Miur-sindacati, la Flc Cgil: “Uscire dall’emergenza precari al più presto”

da La Tecnica della Scuola

“L’Intesa siglata il 1° ottobre 2019 fra i sindacati scuola e istruzione da una parte e il Ministro Fioramonti dall’altra, risponde innanzitutto alla necessità di superare una situazione che è diventata di emergenza e che come tale va affrontata, nell’interesse del Paese”. Così, Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL.

“Continuare ad avere centinaia di migliaia di cattedre scoperte significa rassegnarsi a convivere con una condizione di perenne precarietà dei lavoratori e con una qualità dell’offerta formativa messa in crisi dalla discontinuità didattica. E’ questo il senso dell’Intesa: uscire dall’emergenza con provvedimenti di emergenza. In tale situazione, lo abbiamo detto in più occasioni, la politica dell’attesa e dei due tempi è quella meno adeguata”.

“Positivi dunque, il concorso ordinario e il concorso riservato per oltre 24 mila docenti da varare contestualmente, la stabilizzazione dei DSGA facenti funzione, l’avvio di un processo di acquisizione delle abilitazioni che crei un canale di assunzioni scorrevole e funzionale per i prossimi anni. Senza contare, continua Sinopoli, che per la prima volta nella storia il costo per la formazione in ingresso di migliaia di docenti viene posto a carico del datore di lavoro, sancendo il diritto alla formazione e abilitazione anche per il personale precario”.

“Accanto a ciò, aggiunge il dirigente sindacale, occorre avere la lungimiranza di varare un sistema strutturale per le abilitazioni e la formazione aperto a tutto il personale docente insieme a concorsi indetti con regolarità, fino al completo sradicamento del precariato nella scuola.”

“I tavoli tematici, a partire dalla questione dei diplomati magistrali, per proseguire con il Contratto, la valorizzazione del personale docente ed ATA e la sburocratizzazione degli adempimenti, accompagneranno tutta questa fase fino all’uscita completa dall’emergenza. Ciò potrà avvenire se nessuna delle parti che sono state sottoscritte nell’Intesa sarà trascurata”.

“C’è tutto l’impegno della nostra organizzazione, conclude Sinopoli, affinchè nessun lavoratore, sia esso a tempo determinato che a tempo indeterminato, venga escluso dalle rivendicazioni che porteremo di qui a breve nei tavoli di confronto, a partire dalla messa a punto di un sistema strutturale sulla formazione e sull’abilitazione del personale docente, che sarà approvato in tempi stretti con un Disegno di Legge collegato alla legge di bilancio 2020”.

Scuola paritaria, Fioramonti: ha un ruolo importante. Ma i docenti non possono abilitarsi: proteste

da La Tecnica della Scuola

Dopo avere espresso, il 2 ottobre, “sgomento di fronte a questo vespaio mediaticoderivante dalle sue dichiarazioni a favore di una scuola laica e priva di simboli religiosi in classe, il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti parla delle scuole paritarie. E lo fa esaltando il loro ruolo, che, soprattutto nella scuola d’infanzia e primaria, si sostituisce in alta percentuale alle strutture statali.

“Favorire il dialogo a qualunque livello”

“La scuola paritaria svolge un ruolo importante – ha detto il ministro dell’Istruzione a Radio Capital -: è una risorsa per il Paese”, anche se poi ha specificato che la sua azione va adottata “nei limiti della Costituzione”.

Il titolare del Miur ha anche detto che è “un valore favorire il dialogo a qualunque livello. In questi giorni, abbiamo deciso di rinominare le sale del ministero con i nomi dei grandi pedagogisti italiani: da don Giovanni bosco a don Lorenzo Milani e molte altre figure del mondo cattolico o laico”.

Le lamentele delle associazioni

Intanto, però, proprio dalle associazioni delle scuole paritarie arrivano lamentele per le penalizzazioni subite dai docenti che insegnano in quegli istituti, anche all’interno dell’accordo raggiunto tra Miur e sindacati sulla stabilizzazione dei precari e l’attivazione dei Pas.

Secondo Virginia Kaladich, Presidente FIDAE, Marco Masi, Presidente CdO Opere Educative, Pietro Mellano – Presidente CNOS Scuola, Marilisa Miotti Presidente CIOFS scuola e Giovanni Sanfilippo, delegato per le Relazioni Istituzionali FAES, la “nuova intesa tra il Miur e le organizzazioni sindacali della scuola in materia di reclutamento e abilitazione del personale docente”, a differenza “di quanto previsto nell’analoga intesa stipulata l’11 giugno scorso, esclude i docenti precari che insegnano nelle paritarie dalla partecipazione alle procedure riservate di abilitazione”.

“Un’esclusione grave”

Anche se sull’organizzazione dei Pas si dovranno attivare dei tavoli tecnici e quindi il quadro dei requisiti di accesso ancora non è definito, i rappresentanti delle associazioni delle paritarie già parlano di “una esclusione particolarmente grave, dato che l’esigenza è stata esplicitamente posta più volte e non se ne comprendono le ragioni”.

Quindi ricordano che “poichè il sistema ordinario (“concorso pubblico” con valore anche abilitante previsto dalla legge 145/2018) non viene avviato, perché le organizzazioni sindacali vogliono che parta prima la procedura riservata ai precari”, chiedono quindi “che a tale procedura possano partecipare anche i docenti non abilitati che insegnano nelle paritarie”.

Ricordano anche che “negli ultimi 10 anni infatti di tutte le riforme approvate in materia (Tfa, Fit, concorsi abilitanti…) sono state applicate solo le fasi transitorie riservate ai precari. Nessuna riforma organica ha mai visto la luce. La norma vigente (legge 62/2000) obbliga le scuole paritarie ad utilizzare docenti abilitati, ma lo Stato, cui spetta il dovere/diritto di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria”.

La richiesta: il Miur ci ripensi

Chiedono, quindi, “che il Miur attivi al più presto i percorsi abilitanti ordinari e che Governo e Parlamento, nell’approvare le regole dei percorsi riservati (visto che occorre un Decreto Legge e che per la Costituzione lo stesso deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri e convertito dal Parlamento), prevedano l’accesso alle medesime anche ai docenti che lavorano nelle 2.200 scuole secondarie paritarie”.