SICUREZZA SCUOLE

SICUREZZA SCUOLE: LE CONCLUSIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE GIANNELLI AL CONVEGNO ANP

Il Presidente Nazionale dell’ANP Antonello Giannelli, a conclusione dei lavori del Convegno Nazionale AUTONOMIA TRA DESIDERIO E REALTÀ, commentando la vicenda che ha coinvolto la Dirigente Franca Principe, ha affermato: “La collega è stata sanzionata in modo sproporzionato e noi ci faremo carico della sua tutela legale. Per l’ANP, in ogni caso, la sicurezza è al primo posto tra le priorità; nelle scuole si verificano crolli ogni 3/4 giorni e quindi non possiamo continuare a sfidare la sorte. Dobbiamo avere scuole sicure e fare chiarezza sul regime di responsabilità dei dirigenti scolastici, perché non ha senso gravarli di responsabilità che non possono controllare. Chiediamo che la valutazione dei rischi derivanti dalle strutture edilizie coinvolga l’ente locale e che questo, inoltre, effettui controlli periodici sulle stesse per accertarne la utilizzabilità. I dirigenti devono occuparsi di gestire al meglio solo l’organizzazione della scuole e non anche gli edifici. Inoltre, in caso di pericolo grave ed immediato, devono poter disporre lo sgombero o l’interdizione dei locali.”

PROPOSTA DI LEGGE SULLE RESPONSABILITA’ DEI PRESIDI E LA SICUREZZA NELLE SCUOLE

C-1114, LA PROPOSTA DI LEGGE SULLE RESPONSABILITA’ DEI PRESIDI E LA SICUREZZA NELLE SCUOLE, VILLANI (M5S) : “UNA PRIORITA’ PER I DIRIGENTI SCOLASTICI E PER LA SCUOLA ITALIANA”

“Condivido pienamente il pressing dei Dirigenti Scolastici che negli ultimi giorni  chiedono con insistenza la modifica del D.Lgs. 81/2008, sulle loro responsabilità e sollecitano  maggiore supporto per garantire la sicurezza nelle scuole. Ho apprezzato molto anche l’intervento del Ministro Lorenzo Fioramonti che illustrando le linee programmatiche del suo Ministero, ha posto al primo posto il problema della sicurezza nelle scuole. Non si può avere qualità dell’istruzione se prima non si garantisce agli studenti e a tutti gli operatori del settore scolastico la vivibilità e la sicurezza delle aule”.

Ai professionisti della scuola, la  Deputata della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, già dirigente scolastica Virginia Villani esprime la propria solidarietà e promette tutto l’impegno possibile per risolvere l’annosa questione.

“Hanno pienamente ragione i dirigenti scolastici a sollecitare interventi legislativi in tal senso. In Italia la fotografia della situazione relativa all’edilizia scolastica è disastrosa: 22.000 scuole su 42.000 sono state costruite prima del 1970 con criteri non antisismici e sono prive di certificazioni. Il 59% degli istituti non ha il certificato di Prevenzione degli Incendi. Consapevole di questa problematica, nelle prime settimane del nostro insediamento ho presentato una proposta di modifica del D.Lgs. 81/2008, per cambiare questa situazione e per definire  una volta e per tutte di chi siano le responsabilità in merito alla sicurezza degli edifici scolastici. Così la Deputata del Movimento 5 Stelle, Virginia Villani ripercorre l’iter della sua proposta di legge “Introduzione del titolo XII-bis del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, concernente la sicurezza degli immobili utilizzati dalle istituzioni scolastiche” presentata il 7 agosto del 2018.

“Al Ministero abbiamo previsto un Piano nazionale triennale che prevede un finanziamento di un miliardo e 700 milioni da destinare all’edilizia scolastica, è altresì possibile chiedere fondi per valutare la sicurezza dei tetti e dei solai e avviare una manutenzione straordinaria. Ma questo è solo un primo passo. La sicurezza è un problema prioritario: le mamme devono avere la certezza che i figli, quando sono a scuola, siano in un luogo sicuro. Non possiamo rinunciare a questo diritto, né mettere a rischio la sicurezza dei nostri bambini e del personale scolastico. Tuttavia la tematica della sicurezza nelle scuole abbraccia anche un’altra questione che riguarda i Dirigenti Scolastici – spiega l’On. Villani – E’ un problema “tutto” italiano dove le responsabilità, civili e penali, del Dirigente Scolastico, del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e del Medico Competente dipendono, per legge, dal potere decisionale e di spesa di altri soggetti come Comuni, Province, Regioni, Privati, Stato. Ciò perché Sindaci, Presidenti di Provincia, Presidenti di Regione e Privati. Loro sono, per legge, i veri “proprietari” degli edifici scolastici e quindi responsabili, in pieno, dal punto di vista civile e penale, delle loro omissioni. Spesso però si privilegia il loro ruolo politico ed il trasferimento di ogni responsabilità, in caso di problemi o incidenti, va ai Dirigenti Scolastici che, per contro, non hanno in concreto “pieni” poteri organizzativi e di spesa, così come richiesto espressamente dal D.Lgs. 81/2008”.

I rischi che si corrono a scuola, al giorno d’oggi, sono troppo alti. Stando ai dati pubblicati lo scorso anno da Cittadinanzattiva, si verifica  un crollo ogni quattro giorni di scuola, tre edifici su quattro senza agibilità statica, solo uno su venti in grado di resistere ad un terremoto. Accade frequentemente di osservare su pareti e soffitti degli Edifici Scolastici la presenza di muffe, funghi e infiltrazioni di acqua che possono produrre crolli dei soffitti. Spesso, anche a seguito di segnalazioni del personale scolastico, degli studenti, dei genitori e dei cittadini, i “proprietari” come il Comune, la Provincia ed i Privati tendono a rinviare tali interventi facendo sì che la situazione si aggravi progressivamente. Secondo i dati forniti anche dall’Inail, inoltre, è stata riscontrata una presenza di amianto nel 15% nelle scuole monitorate al livello nazionale. Ben cinquanta invece, gli episodi di crolli e di distacchi di intonaco registrati da Cittadinanzattiva, tramite la stampa locale, tra settembre 2017 e settembre 2018, ovvero più di un episodio ogni 4 giorni di scuola.

“Uno scenario che non possiamo più ignorare  e che fa capire l’urgenza di calendarizzare la proposta di modifica del D.Lgs. 81/2008 così da definire gli obblighi di sicurezza e le responsabilità dei proprietari, circoscrivendo il ruolo dei Dirigenti Scolastici – spiega la Deputata Virginia Villani –  Il “Dirigente Scolastico ha le mani legate, non può intervenire concretamente, e non ha  pieni poteri di spesa sulle strutture (ex art. 2 lettera b) D.Lgs. 81) ma è responsabile in caso di crolli, infortuni e disagi. Il Comune o la Provincia o il Privato o lo Stato come “proprietari” devono garantire gli interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria, le certificazioni e i collaudi per il funzionamento degli edifici, con i relativi rinnovi.

Un assurdo italiano dove il Dirigente Scolastico che vive la realtà della “sua” scuola, giorno dopo giorno, consapevole dell’alto rischio, supportato dal parere di un consulente specializzato come il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, non può decidere autonomamente la chiusura della scuola in caso di acclamata emergenza o urgenza” dichiara l’On. Villani.

“Con la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle, datata 7 agosto 2018, a mia prima firma, non verranno ritenuti responsabili  i Dirigenti Scolastici che avranno fatto richiesta (per tempo) di intervenire sulla manutenzione dell’edificio scolastico. Ciò per quanto attiene alla sicurezza nell’ambito dell’attività scolastica. Invece, l’ente proprietario dell’immobile dovrà occuparsi sia dei rischi inerenti alla struttura degli edifici sia dell’identificazione delle misure atte ad evitarli – afferma l’On. Villani

Questo perché anche se il dirigente scolastico è considerato come datore di lavoro, non ha però le necessarie risorse e strumenti per poter operare direttamente al fine di garantire la sicurezza delle strutture. Con l’approvazione della proposta di modifica al D.Lgs. 81/2008 saranno dunque apportati diversi cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda l’articolo 18 che si occupa delle responsabilità, civili e penali, dei Dirigenti Scolastici per ciò che riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro. Con la nuova legge, dunque, le responsabilità dovrebbero essere meglio ripartite tra gli enti proprietari degli immobili scolastici ed i Dirigenti Scolastici. Una norma che cambierà l’architettura giuridica delle responsabilità e assicurerà al personale ed ai bambini, scuole sicure e più accoglienti” conclude la Deputata Virginia Villani.

ON. VIRGINIA VILLANI – Portavoce alla Camera
XI Commissione Permanente Lavoro Pubblico e Privato
VII Commissione Permanente Cultura, Scienza e Istruzione
Gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle

R. Postorino, La stanza di sopra

La Postorino e i nuovi giovani

di Antonio Stanca

Nella serie “Universale Economica” della Feltrinelli è uscito quest’anno il romanzo La stanza di sopra della scrittrice calabrese Rosella Postorino. L’opera risale al 2017 quando fu pubblicata da Neri Pozza. Era stato il romanzo d’esordio della scrittrice, quello che aveva mostrato le sue inclinazioni, le sue maniere di esprimersi, le sue argomentazioni.

La Postorino è nata a Reggio Calabria nel 1978, è cresciuta in Liguria e si è trasferita a Roma nel 2002. Il racconto In una capsula è stato il suo primo lavoro, è venuto poi questo romanzo e molti altri sono seguiti quasi tutti meritevoli di riconoscimenti. Molto premiato sarebbe stato Le assaggiatrici del 2018 mentre a La stanza di sopra sarebbe andato il Premio Rapallo Carige Opera Prima. E’ tutto incentrato sulla vita della piccola Ester, una ragazza di quindici anni che va a scuola e che da quando aveva cinque anni vive con la madre, insegnante elementare, e il padre immobilizzato in casa,sul letto della “stanza di sopra”, dopo un grave incidente. Non parla, non si muove, è sempre in cura. E’ pure esposto a crisi che allarmano la moglie e la figlia, che hanno fatto della prima una povera donna logorata, sfinita, in preda a paure, a pensieri assillanti, e della seconda una ragazza confusa, irrequieta, sempre alla ricerca di altro. Ester non sa come regolarsi, cosa pensare, cosa fare in una simile situazione. Non la accetta con pazienza, con rassegnazione, la vede come un limite, un ostacolo e persone, cose diverse cerca con le quali compensare quanto non ha avuto dalla vita. Molti saranno i rischi che correrà in un mondo così insicuro come quello contemporaneo. Il suo comportamento aggraverà le condizioni di salute della madre che assiste alla sua cattiva condotta a scuola e a casa. Inutili saranno i suoi richiami e drammaticamente sola si sentirà tra il marito “perennemente assente” e la figlia sistematicamente disubbidiente.

  In tutto, in altre famiglie, in compagne o compagni di scuola o di strada, nel fumo, nella droga leggera e persino nel sesso Ester cercherà quello che le manca, quello che vorrebbe anche se non l’è ancora chiarito e non se lo chiarirà. Anche sesso farà nonostante l’età ma come ogni altra esperienza invece di sollevarla la deprimerà ancor più, ancor più la confonderà, ladisperderà tra pensieri diversi, contrastanti, mai possibili di ordine, chiarezza, definizione. La solitudineconseguirà ad ogni sconfitta, aggraverà ogni esperienza.

  Abile è stata la Postorino di questo romanzo nel rappresentare la crisi alla quale può trovarsi esposta oggiun’adolescente, nel farla vedere da vicino, in ogni suo risvolto, nel percorrere la vita di lei e dei suoi familiari muovendosi in continuazione tra il passato e il presente, i piaceri e i dolori, l’amore e l’odio, il bene e il male.Profonda conoscitrice dell’animo umano si è rivelata la scrittrice e tale sarebbe stata anche nelle operesuccessive. Anche in queste avrebbe detto dei giovani moderni, della loro vita, dei loro problemi mostrando di saperne e di saperne scrivere.

Diplomati magistrali

Diplomati magistrali: prosegue il confronto con l’Amministrazione. Tavolo aggiornato al 17 ottobre

Sul tema delle possibili soluzioni rispetto alla proroga delle misure contenute nel Decreto dignità a tutela della continuità didattica il confronto con l’Amministrazione proseguirà domani e il tavolo con ogni probabilità sarà riconvocato per le ore 11.00.

Si tratta di trovare delle soluzioni che vadano nella direzione di tutelare tutti i diversi lavoratori coinvolti. Per questo motivo il MIUR valuterà le varie proposte prese in esame e riconvocherà le organizzazioni sindacali domani in mattinata.

I sindacati hanno ribadito la grande urgenza di una misura a tutela della continuità didattica, che verrebbe calpestata dai pronunciamenti in arrivo in corso d’anno, con il conseguente avvicendamento di insegnanti sulle cattedre, anche nei casi di sostegno, in cui famiglie e alunni coinvolti pagherebbero un prezzo inaccettabile.

Assegno unico e dote unica

Assegno unico e dote unica: la FISH in audizione

È in discussione alla Camera una proposta di legge (Atti della Camera 687) che prevede di affidare al Governo una delega per riordinare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e la dote unica per i servizi.

L’intento espresso dalla proposta è, in generale, apprezzabile in particolare perché orienta le misure di sostegno anche verso cittadini che attualmente non possono accedere al sistema delle detrazioni fiscali essendo incapienti, quindi anche in una situazione di maggiore esposizione all’impoverimento ed alla povertà.

Ciò non poteva che attirare l’attenzione di FISH che da sempre segnala come la disabilità rappresenti uno dei primi determinanti dell’impoverimento. Ci si augura che su questo solco vi siano ulteriori interventi normativi che possano incidere anche su altri gruppi di cittadini contrastando, ad esempio, l’impoverimento fra gli anziani non autosufficienti ma anche verso gli adulti che restano ancora esclusi dal perimetro di questa proposta.

In estrema sintesi la proposta prevede un assegno unico per i figli, differenziato a seconda dell’età e maggiorato nei casi di figli con disabilità, che dovrebbe essere erogato in forma di detrazione o in forma di assegno vero e proprio. La misura dovrebbe sostituire, aumentando gli importi, le attuali detrazioni IRPEF per carichi di famiglia (attenzione: non le detrazioni per spese sanitarie).

La dote invece, erogata in forma di carta acquisti, è orientata a supportare spese di supporto alla genitorialità e ai figli. Anche questa verrebbe maggiorata nel caso di figli con disabilità.

La FISH è stata audita sul testo dalla Commissione XII della Camera dei deputati ed ha depositato una propria memoria che ha reso pubblica anche nel proprio sito ufficiale.

FISH ha richiesto alcuni miglioramenti del testo finalizzati ad un migliore e più equo impatto sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie.

Si è richiesto che i compensi per le borse lavoro vengano considerati redditi esenti; i giovani con disabilità che oggi percepiscono quegli incentivi per avvicinarsi al mondo del lavoro non sono più a carico dei genitori se superano i 4.000 euro lordi l’anno. Questo li escluderebbe sia dall’assegno unico che dalla dote unica.

Il secondo richiamo di FISH è a considerare anche quei nuclei in cui non siano presenti i genitori e le persone con disabilità siano a carico di fratelli, sorelle, nonni.

Sull’assegno unico FISH ha proposto che si assuma come riferimento il valore più elevato a prescindere dall’età e fino a 26 anni, indicando anche modalità selettive basate sulla gravità della disabilità.

Analogamente anche per la dote unica, che nel testo terminerebbe a 14 anni, FISH ha proposto di estenderla almeno a 20 anni nel caso di disabilità e di prendere come riferimento il valore più elevato.

Abbiamo rilevato attenzione da parte della Commissione. – commenta Vincenzo Falabella, presidente della FISH, al termine dell’audizione – Le nostre richieste impongono ovviamente una valutazione politica e finanziaria. Siamo consapevoli che queste misure non sono risolutive per assicurare una trasversale e strutturale risposta alla disabilità, ma ogni singolo intervento o possibilità vanno comunque praticati ogniqualvolta si presentino.”

CHIAMATA DIRETTA

CHIAMATA DIRETTA, DI MEGLIO: PARLAMENTO ACCELERI ABROGAZIONE 

“A distanza di un anno e mezzo dall’insediamento del Parlamento, costituito da una larga maggioranza di movimenti e partiti che si erano impegnati per la cancellazione di alcune parti della legge 107/2015, purtroppo dobbiamo constatare che di quelle promesse si è realizzato ben poco a livello legislativo”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, che sottolinea come “perfino il disegno di legge per l’abrogazione della chiamata diretta, faticosamente licenziato dal Senato, non sia stato ancora neppure calendarizzato tra i provvedimenti all’esame della Commissione Istruzione della Camera”.

“Siamo riusciti a ottenere un parziale successo con il contratto sulla mobilità, che ha vanificato la chiamata diretta, ma resta il fatto – precisa il coordinatore nazionale della Gilda – che il mancato intervento legislativo crea una situazione di incertezza del diritto.

Ci auguriamo, dunque, che si giunga in tempi accettabili a risultati concreti”.

Dall’infanzia alle superiori, così si calcola il numero di alunni per classe

da Il Sole 24 Ore

di Laura Virli

Scuole dell’infanzia
Il modello orario è di 40 ore settimanali riducibili a 25, in relazione alle richieste delle famiglie. Il numero di bambini per sezione non deve essere superiore a 26 e non inferiore a 18. Gli eventuali esuberi vanno ripartiti arrivando fino a 29 alunni per classe.

Scuole primarie
In ogni classe di scuola primaria potranno essere presenti non meno di 15 (10 nelle piccole isole e zone montane) e non più di 26 bambini, elevabili a 27 in presenza di eccedenze.

Scuole secondaria di I° grado
Le classi prime sono costituite da non più di 27 alunni e non meno di 18 (10 nelle piccole isole e zone montane) fino ad un massimo di 28 alunni in presenza di eccedenze. Le classi seconde e terze devono mantenere un numero medio superiore a 20 alunni per classe. In caso contrario si dovrà procedere alla loro ricomposizione.

Scuole secondarie di II° grado
Le classi prime, nel caso di ordinamenti diversi (istituti di istruzione superiore che hanno sia classi liceali che tecniche o professionali), si costituiscono in modo autonomo, mentre, se si tratta di indirizzi diversi nell’ambito dell’istruzione tecnica, professionale o nei diversi percorsi liceali, si determinano sulla base del numero complessivo di alunni. Le classi iniziali del primo o e del secondo biennio devono essere formate da un numero che va da 27 a 30. Pertanto il numero delle classi si calcola dividendo il numero complessivo degli iscritti per 27. Le classi intermedie sono ricomposte se il numero medio per classe scende sotto a 22 alunni. Invece le classi dell’ultimo anno possono evitare di essere ricomposte a condizione che siano formate da almeno 10 alunni.

Casi particolari
In tutti i recenti decreti Interministeriali sulle dotazioni organiche viene ribadito che i dirigenti scolastici cureranno un’equa distribuzione degli alunni disabili tra le varie classi. Le classi di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità, comprese le sezioni di scuola dell’infanzia, vanno limitate a non più di 22 alunni e, in caso di presenza di più di due unità per classe, questa deve essere costituita con non più di 20 alunni.
In situazioni particolari (aule piccole, laboratori complessi o articolati) è possibile costituire classi con meno di 27 alunni. In questo caso è necessario che il dirigente scolastico rediga e trasmetta all’ufficio provinciale una dettagliata relazione che faccia riferimento al Documento di valutazione dei rischi (Dvr) della scuola.

Dispersione scolastica, da Intesa Sanpaolo oltre 27 milioni per progetti non profit

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Quasi 27 milioni di euro messi in campo tra il 2016 e il 2018 per progetti di enti non profit, con una dotazione di oltre 13,5 milioni per il 2019. Sono le risorse erogate dal Fondo di beneficenza di Intesa Sanpaolo a sostegno di iniziative tra le quale spiccano quelle contro la dispersione scolastica, una delle tre aree di intervento del Fondo per il biennio 2019-2020, insieme alla violenza sulle donne e sui minori e alla demenza senile.

Progetti per l’inclusione
Proprio di scuola si è parlato ieri a Milano all’evento “Presenti…inclusi: Esperienze e progetti di inclusione sociale e contro la dispersione scolastica” , una giornata di incontri organizzata da Intesa Sanpaolo con la Fondazione Lang per offrire agli enti impegnati in questo settore la possibilità di incontrarsi e di conoscere i progetti sociali destinati alla formazione, anche professionale, e al lavoro, con una particolare attenzione a quelle persone tra i 15 e i 29 anni che né studiano né lavorano. Alla presenza del presidente di Intesa, Gian Maria Gros-Pietro, sono state esplorate le iniziative sociali nate per contrastare un fenomeno, quello della dispersione, che secondo gli ultimi dati Istat interessa in Italia il 14% dei giovani tra i 18-24 anni. In assenza di istruzione – sottolinea una nota – spesso le precarie condizioni delle famiglie di provenienza spingono a un inserimento dei ragazzi precoce nel mondo del lavoro senza basi efficaci, quindi in forza lavoro poco qualificata o sfruttata.

Il Fondo di beneficenza
Previsto dallo Statuto di Intesa Sanpaolo – spiega una nota – il Fondo di Beneficenza e opere di carattere sociale e culturale fa capo alla Presidenza della Banca e permette di stanziare una quota degli utili alla beneficenza e al sostegno di progetti di solidarietà, utilità sociale e valore della persona. Le erogazioni prevedono liberalità territoriali (fino a un importo massimo di euro 5mila), per il sostegno di progetti e iniziative di impatto locale, e liberalità centrali (fino a un massimo di euro 500mila), a supporto al sostegno di progetti di più ampio rilievo. Tutte attività realizzate nell’ambito dell’adesione del Gruppo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu.

Il 58% degli studenti vorrebbe un insegnamento più pratico

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Studenti, genitori e docenti sono soddisfatti del livello di insegnamento delle scuole secondarie in Italia, ma rimane troppo teorico e non abbastanza improntato all’inserimento nel mondo del lavoro dei ragazzi e non abbastanza attento alle esigenze delle aziende. A rilevarlo è l’indagine di Nestlé “Giovani e lavoro” presentata all‘incontro “La scuola prepara al lavoro. Vero o falso? Ecco cosa ne pensano gli italiani”, promosso in occasione dell’edizione 2019 della VET Week, la Settimana europea della formazione professionale.

Il sondaggio
Secondo i dati raccolti da Toluna su un campione di 800 giovani tra i 17 e 18 anni, 200 genitori e 100 professori di scuole superiori servirebbero lezioni più pratiche (lo dice il 58% degli studenti intervistati) e laboratori e simulazioni lavorative anche in aula (per il 50% degli studenti e il 45% dei docenti). A questa esigenza sembra poter rispondere l’Alternanza
Scuola-lavoro, che ha coinvolto il 62% degli studenti confermandosi la principale attività di preparazione all’ingresso nel mondo del lavoro. Altri strumenti di orientamento sono gli incontri in aula con professionisti (29%), le visite in azienda (25%) e gli stage curriculari (24%). Durante il percorso di alternanza il 68% dei ragazzi è stato davvero affiancato dal personale, scoprendo le diverse figure e mansioni di un’azienda, anche se il 26% ha confessato di aver eseguito lavori poco formativi, oltre che gratificanti, come
l’inserimento dati e accoglienza e receptionist (13%).

Gli investimenti in formazione
Per Giacomo Piantoni, direttore risorse umane di Nestlé della divisione italiana del gruppo, investire nella formazione dei giovani è molto importante: «I giovani rappresentano il futuro del paese e per questo investiamo sul programma Nestlé Needs Youth dal 2013, che ha l’obiettivo di contrastare la disoccupazione giovanile». Grazie a stage, tirocini e attività di formazione e orientamento dal 2014 ha assunto più di 1.600 under 30 e coinvolto 6.000 studenti in programma di alternanza Scuola-lavoro. «Con i ragazzi svolgiamo tirocini di qualità, con tutor che li seguono sempre, svolgono lavori di gruppo e imparano oltre agli aspetti tecnici anche le cosiddette ‘soft skills’ quindi collaborare in gruppo, creare, sviluppare una capacitá critica», ha concluso Piantoni.

Contratto, sfida per 80 euro

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

La partita per il rinnovo del contratto degli statali anima sino alla fine le contrattazioni interne al governo sulla legge di bilancio. Da un lato il ministro pentastellato dell’istruzione, università e ricerca, Lorenzo Fioramonti, che batte cassa per avere 3 miliardi di euro in più, di cui uno per università e ricerca e due per la scuola, pena le sue dimissioni a dicembre, dall’altro il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, che deve fare i conti con i vincoli di bilancio e con i suoi tecnici. E che di miliardi ne ha trovato finora solo uno ma per il rinnovo del contratto di tutti gli statali.

Secondo indiscrezioni che filtrano dal ministero dell’economia, un solo miliardo bilanciato tra l’altro da tagli lineare a tutti i ministeri. Queste le indiscrezioni della vigilia del consiglio dei ministri che si terrà questa sera. Salvo sorprese, per il rinnovo del contratto degli statali a regime, e dunque nel 2021, saranno disponibili circa 2,8 miliardi di euro, di cui 1,7 già previsti dal Def del governo precedente. Alla fine complessivamente sarebbe disponibile una somma di poco inferiore a quella stanziata dal governo Renzi per il rinnovo del contratto ad oggi in vigore e che ha dato un aumento medio lordo mensile, sempre a regime, di circa 80 euro. Visti i pensionamenti, la cifra dovrebbe comunque consentire di dare aumenti di 80 euro mensili.

A ieri sera, non era dato conoscere di ulteriori aumenti ad hoc per i soli insegnamenti. «È tutto ancora aperto, non ci sono certezze sappiamo quello che abbiamo chiesto noi», dicono dai piani alti di viale Trastevere, «le trattative sono in corso».

Tra l’altro è emerso, al tavolo di confronto con i sindacati, che nello specifico per la scuola anche il riutilizzo del bonus di renziana memoria sarebbe insufficiente a far salire l’aumento medio nella scuola in modo significativo perché va spalmato non solo sui docenti ma anche sul personale ausiliario, tecnico amministrativo. Una platea dunque molto più ampia di quella sulla quale erano state elaborate le prime stime ministeriali.

Resta poi da verificare il capitolo dei proventi dalla tassazione aggiuntiva su sigarette e beni di lusso, come il caviale, o poco green, rilanciate queste ultime proprio ieri dal ministro Fioramonti. Potrebbero essere fonte di un inizio di quell’inversione di tendenza chiesta da Fioramonti e che Gualtieri ha confermato di condividere negli intendimenti, salvo però doverla coniugare con le altre coperture necessarie. A partire da quella necessaria per il cuneo fiscale sul lavoro dipendente.

Un nuovo vertice informale governativo, per trovare la quadra, si è tenuto in nottata e altri incontri sono previsti per oggi.

Al via il concorso straordinario Abilitazione anche per gli idonei

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Sono 24 mila le immissioni in ruolo per altrettanti docenti su posto comune e sostegno nella scuola secondaria di I e II grado. È il contingente fissato dal governo per il concorso straordinario previsto da un decreto legge varato dall’esecutivo il 10 ottobre scorso. Il dispositivo prevede, inoltre, la costituzione di graduatorie aggiuntive agli elenchi di merito dei concorsi del 2016 e del 2018, regione per regione. Graduatorie nelle quali saranno inclusi gli aventi titolo all’immissione in ruolo che, sebbene siano risultati vincitori dei concorsi ordinari del 2016 e del 2018 nella regione inizialmente prescelta, non siano risusciti ad ottenere l’immissione in ruolo per mancanza di posti. In ogni caso, le assunzioni a tempo indeterminato dei vincitori della selezione riservata saranno effettuate dopo quelle dei vincitori dei concorsi ordinari. Compresi gli aventi titolo che saranno inseriti nelle graduatorie aggiuntive. Che comunque saranno trattati in subordine rispetto ai candidati della graduatoria di merito già costituita all’esito del concorso ordinario. Fermo restando che la quota di assunzioni destinata alle assunzioni da concorso ordinario e straordinario dovrà essere decurtata dei posti spettanti alle immissioni in ruolo degli aspiranti docenti ancora collocati nelle graduatorie a esaurimento. E che le immissioni in ruolo da concorso straordinario non potranno comunque superare il numero di assunzioni destinate alle assunzioni degli aventi titolo in quanto vincitori di concorso.

L’accesso al concorso riservato sarà consentito ai candidati, anche di ruolo, che siano in grado di vantare almeno tre anni di servizio, anche non consecutivi, nel periodo compreso tra il 2011/2012 e il 2018/2019 su posto comune o di sostegno. Per essere considerato valido, ogni anno di servizio deve essere stato prestato per almeno 180 giorni oppure se prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale. È comunque necessario che almeno uno dei tre anni di servizio sia stato svolto nella specifica classe di concorso o nella tipologia di posto per la quale si concorre. Sarà considerato valido solo il servizio prestato nella scuola statale e si potrà partecipare solo per una classe di concorso o, in alternativa, per il sostegno. L’accesso è vincolato al possesso del titolo di studio di accesso alla classe di concorso per la quale si concorre. I candidati che intendono partecipare per il sostegno dovranno essere in possesso anche del relativo diploma di specializzazione.

Il concorso straordinario sarà indetto con un unico provvedimento a livello nazionale, ma la procedura si svolgerà a livello di singole regioni. L’immissione in ruolo sarà garantita solo ai vincitori. E cioè ai candidati che, fermo restando il superamento delle prove con un punteggio minimo di almeno 7/10 per ogni prova, risulteranno collocati nella graduatoria di merito in posizione utile rispetto al numero de posti messi a concorso. Lo scorrimento della graduatoria di merito, quindi, avverrà solo fino alla concorrenza dei posti messi a concorso.

La selezione verterà su di una prova scritta computer basic con quesiti a risposta multipla, il cui programma sarà lo stesso del concorso del 2018. Il superamento della prova è vincolato al conseguimento di una valutazione non inferiore a 7/10. Ai fini della graduatoria di merito saranno valutati anche altri titoli che saranno definiti successivamente con apposito provvedimento. I vincitori otterranno l’assegnazione della sede e saranno sottoposti al periodo di formazione di prova. Coloro con non possiedono i 24 Cfu necessari per l’accesso all’insegnamento dovranno conseguirli durante l’anno di prova con costi a carico dello stato. La conferma in ruolo avverrà all’esito del superamento di una prova orale davanti al comitato di valutazione di scuola. Che sarà integrato con la presenza di un esperto esterno individuato tra i dirigenti tecnici, i dirigenti scolastici o tra docenti della stessa disciplina che insegnano in altra scuola. Fermo restando che il membro esterno non avrà diritto né alla retribuzione, né a indennità, ma solo ad eventuali rimborsi spese.

Il superamento dell’anno di prova darà luogo anche al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento. I candidati che supereranno la prova scritta, ma non risulteranno collocati in posizione utile per l’immissione in ruolo, potranno conseguire l’abilitazione, previo conseguimento dei 24 Cfu con costi a carico degli interessati, e il superamento di una prova orale. La composizione della commissione che valuterà gli aspiranti all’abilitazione, le modalità e i contenuti della relativa prova saranno definiti con un decreto del ministero dell’istruzione. In ogni caso, il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento non darà diritto ad essere assunti alle dipendenze dello stato. Ma potrà essere utilizzato ai fini dell’inserimento nelle graduatorie di istituto di II fascia ed, eventualmente, per insegnare nelle scuole private paritarie.

E per gli assistenti possibile il passaggio a direttori

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Un concorso interno per gli assistenti amministrativi di ruolo che intendono accedere alla qualifica di direttore dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Lo prevede il decreto legge approvato dal governo il 10 ottobre scorso. La procedura selettiva è riservata al personale assistente amministrativo di ruolo che abbia svolto a tempo pieno le funzioni dell’area di destinazione per almeno tre interi anni scolastici a decorrere dal 2011/2012. E le prove saranno volte ad accertare la capacità dei candidati di utilizzare e applicare nozioni teoriche per la soluzione di problemi specifici e casi concreti.

L’accesso al concorso sarà consentito anche a coloro che non possiedono la laurea in giurisprudenza, economia e commercio o scienze politiche in deroga alla disciplina generale per l’accesso a ruoli dei Dsga.

Le graduatorie di merito del concorso riservato saranno utilizzate in subordine rispetto a quelle del concorso ordinario. Ma in ogni caso, il numero delle immissioni in ruolo da concorso riservato non potrà superare il 20% di quelli complessivamente autorizzati per le assunzioni dei direttori dei servizi generali e amministrativi. La selezione riservata è stata autorizzata dal governo applicando l’articolo 22, comma 15, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75. Che autorizza le pubbliche amministrazioni ad attivare, per il triennio 2018-2020, nei limiti delle vigenti facoltà assunzionali, procedure selettive per la progressione tra le aree riservate al personale di ruolo delle pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare le professionalità interne.

La norma, peraltro, prevede che venga comunque fatto salvo il requisito del possesso del titolo di accesso alla qualifica. Che nel caso specifico è la laurea. Ma il vincolo è stato bypassato applicando una norma speciale contenuta nell’articolo 1, comma 605, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2017, n. 205. Che consente l’accesso alla procedura concorsuale agli assistenti amministrativi anche in mancanza del titolo di studio di accesso.

Concorso a preside regionale

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Il concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici avverrà nuovamente su base regionale. La novità è contenuta nell’articolo 2 del decreto-legge varato dal governo il 10 ottobre scorso. Il dispositivo modifica la precedente disciplina, che prevedeva una selezione a livello nazionale all’esito della quale i vincitori venivano assegnati prima ad una regione, senza l’applicazione delle precedenze previste dalla legge. E successivamente, a una sede individuata tra quelle disponibili nella regione di prima destinazione.

Il decreto-legge prevede un’ulteriore modifica, che cancella anche la previsione del corso-concorso selettivo di formazioni ai fini dell’accesso alla dirigenza scolastica e reintroduce il concorso in senso stretto. Al posto del corso-concorso vi sarà una selezione ordinaria, eventualmente preceduta da una prova selettiva, che si baserà su una o più prove scritte e una orale. Il superamento delle prove avverrà previo conseguimento di una valutazione non inferiore a 7/10 o equivalente. Al concorso potranno partecipare i docenti e gli educatori in possesso del relativo diploma di laurea magistrale ovvero di laurea conseguita in base al previgente ordinamento, che abbiano maturato un’anzianità complessiva nel ruolo di appartenenza di almeno cinque anni. Il periodo di formazione e di prova dei neodirigenti scolastici durerà due anni. Per la formazione il governo ha stanziato 180 mila euro annui a partire dal 2021.

La definizione modalità di svolgimento concorso e dell’eventuale preselezione, le prove e i programmi concorsuali, la valutazione della preselezione, delle prove e dei titoli, la disciplina del periodo di formazione e prova e i contenuti dei moduli formativi relativi ai due anni successivi alla conferma in ruolo avverrà tramite l’emanazione di uno o più decreti del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro per la pubblica amministrazione. La copertura finanziaria delle disposizioni contenute nell’articolo 2 del decreto legge sarà assicurata a saldi invariati. L’introduzione della nuova disciplina per il reclutamento dei dirigenti scolastici, infatti, comporterà una risparmio di spesa che coprirà la somma necessaria per finanziare il semiesonero per i docenti ammessi a partecipare al concorso-concorso di formazione, che era previsto dalla precedente discplina. Il corso dirigenziale, peraltro, compredeva due mesi di fromazione generale e quattro mesi di tirocinio integrati da sessioni di formazione erogabili anche a distanza. E poi lo svolgimento di una prova scritta e orale. Durante la frequenza del corso i partecipanti beneficiavano del semiesonero dal servizio. E ciò comportava la necessità di coprire le relative ore con supplenze. Il governo, quindi, ha ritenuto di modificare tale procedura perché «estremamente lunga e complessa», si legge nella relazione illustrativa, «inidonea a sopperire alle ciriticità organizzative delle istituzioni scolastiche». E ha disposto l’abrogazione della norma che la prevedeva.

Fioramonti in audizione: stipendi europei a docenti, aumenti ad amministrativi. E’ questione di orgoglio nazionale

da Orizzontescuola

di Anselmo Penna

Ecco parte della ricetta che oggi il Ministro Dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha presentato oggi durante la sua audizione davanti ai membri della VII Commissione cultura riuniti in seduta comune al Senato.

Valorizzare professione docenti

Docenti più formati, ma anche più pagati, questo secondo il Ministro la ricetta per risollevare le sorti della professione docente. Il suo riferimento è alla media europea degli stipendi della categoria che vede l’Italia fanalino di coda. Fioramonti evidenzia come possa anche essere comprensibile che i docenti danesi o svedesi possano guadagnare di più degli italiani, perché la vita in queste aree del paese è più cara. Ma evidenzia anche come aree dell’Europa che sono paragonabili all’Italia non sono da meno, come ad esempio la Spagna.

Per Fioramonti la questione non è soltanto economica, ma anche di “orgoglio nazionale”.

Più soldi agli amministrativi

Il Ministro durante il suo intervento ha fatto una sorta di “mea culpa”, ammettendo di non aver subito colto come il lavoro degli amministrativi sia diventato sempre più complesso e difficile. E di come necessiti di un continuo aggiornamento.

Anche in questo caso, quindi: formazione e stipendi adeguati alle responsabilità.

I fondi?

Il Ministro ha fatto appello a tutte le forze politiche. “Impegniamoci al di là degli schieramenti politici. Non possiamo tollerare un settore strategico che riceve le briciole”. “Il futuro è il capitale umano”

Concorso Dirigenti Scolastici 2017, idonei potrebbero essere assunti. Difficile invece la mobilità straordinaria

da Orizzontescuola

di redazione

Dirigenti Scolastici: incontro al Miur per l’informativa su avvenuta certificazione del FUN 2017/18 e modalità applicazione aumenti contrattuali. Occasione per parlare ancora del recente concorso.

Idonei concorso Dirigenti Scolastici

La graduatoria del concorso 2017 Dirigenti Scolastici ha compreso coloro che sono stati dichiarati vincitori, con esclusione degli ammessi con riserva -che non possono essere dichiarati vincitori sino all’esito del contenzioso- ossia candidati utilmente collocati entro il 2900° posto e gli idonei (fino al n. 3420). 

Le assunzioni dell’anno scolastico 2018/19

Ha riguardato in prima battuta 1.984 vincitori.

I posti lasciati liberi a causa delle rinunce sono stati coperti tramite lo scorrimento della graduatoria nazionale, a partire dalla posizione dell’ultimo incarico conferito e sono stati assegnati ulteriori 61 ruoli.

80 depennati da graduatoria

80 i vincitori depennati da graduatoria per

  • aver rinunciato all’assunzione;
  •  non aver preso servizio senza giustificato motivo nel termine indicato dall’USR;
  • non aver perfezionato l’assunzione, entro trenta giorni, con la presentazione dei documenti richiesti dall’articolo 16 del bando.

Ricordiamo che la sentenza sul contenzioso relativo al Concorso è stata rinviata al 12 marzo 2020.

Assunzione idonei

La dott.ssa Palumbo, presente all’incontro con i sindacati ha confermato che l’inserimento in graduatoria degli idonei è evidente segnale dell’Amministrazione di non disperdere la risorsa e che dunque l’Amministrazione si adopererà per la loro assunzione. Posizione che il Miur aveva espresso sin dall’estate.

Mobilità straordinaria

Più difficile – riporta la CISL – la questione legata ad una eventuale mobilità straordinaria per i Dirigenti Scolastici già assunti nell’anno scolastico 2019/20, per i quali vige un vincolo triennale di permanenza.

Dei 1.984 vincitori assegnati 1.147 sono stati destinati alla prima Regione scelta, 262 alla seconda e 146 alla terza.

Al di là di questo gruppo, ci sono stati Dirigenti per i quali la regione assegnata è stata dalla 4 alla 14.