La violenza che non è possibile raccontare

La violenza che non è possibile raccontare

di Vincenzo Andraous


Come è possibile raccontare la morte, quando chi la mette in scena è una innocente, un’adolescente presa per il bavero dalla maleducazione, dalla violenza di qualche miserabile castrato mentale.

Una giovane “decide” di uccidersi per l’incuria delle leggi e delle persone malate dentro il cuore, obbligata alla vergogna e costretta alla paura di esistere, inebetita dai tanti e troppi storpi emozionali.

Un’altra adolescente poco più che bambina, violentata per anni, in silenzio per la vergogna, per la paura imposta da un’omertà dilagante.

Nel frattempo questi grandi uomini, protagonisti assoluti di infamie inenarrabili, divenuti dis-umanità dannatamente andata a male, ebbene che fanno? Camminano con le gambe larghe e le mani in tasca, come a voler significare che tanto ogni cosa permane al suo posto, soprattutto l’indifferenza e la ferocia indicibile profusa dai soliti noti sibilanti nei social network.

Invece proprio un bel niente è più al suo posto, neppure rappresentare il genere umano in queste circostanze profondamente codardiane, dove, appunto, la viltà, raggiunge devastazioni così profonde, da risultare inconoscibili a ogni più fervida immaginazione, peggio, a ogni più indegna giustificazione.
Fin troppo facile esorcizzare il fattaccio asserendo che sono episodi che investono il mondo giovanile dalla notte dei tempi, dunque il modo migliore per affrontare questo suicidio generazionale è parlarne poco e sottovoce, per non creare moltiplicazioni emulative.

Balle grandi come un grattacielo.

Non c’è giorno in cui scorrendo le pagine di un quotidiano non leggiamo di un’operazione di Polizia che riguarda reati inaccettabili come questi.
Farne perno a difesa di coscienza, conquista di coscienza, equilibrio di coscienza, è un imperativo che va portato avanti senza indugi e senza tregue di comodo in famiglia, nelle classi di ogni scuola, negli oratori, occorre farlo in maniera progettuale, preventiva, non solamente quando qualcosa sconvolge il nostro bel quieto vivere e ci ritroviamo davanti alle gabbie di partenza con le inferriate spalancate.
Per evitare qualche dispiacere domani, è meglio parlarne oggi con la determinazione di chi sa quanto dolore reca la violenza, quanta sofferenza straripa dal rimpianto che cresce per un mondo falsificato e adagiato su mille bugie.
Non è un quadro sociale inventato, è quello che accade in ogni città, in ogni periferia, un’attualità che non serve rimpicciolire e neppure ingigantire, ma trattare con interventi coerenti, per comprendere quanto diseducativo può diventare il tentativo di lenire un dolore lacerante con la divulgazione di verità contraffatte, bicipiti di cartone, confronti falsati dall’ignoranza, soprattutto nella fragilità che traspare dalle risposte da consegnare ai più giovani.

Erasmus+

 

Titolo Erasmus+. Si avvicina la scadenza del Label europeo delle lingue 2016

 

Descrizione Le scuole, le università, i centri per l’istruzione degli adulti che hanno realizzato un progetto ”Erasmus+” innovativo sulle lingue possono inviare la candidatura entro il 26/09/2016
Indirizzo http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/hub/elenco-news/-/dettaglioNews/viewElenco/0

(possibilmente farlo comparire “IN EVIDENZA)

Testo La diversità linguistica è una delle ricchezze più grandi dell’Europa, da proteggere, da promuovere e da vivere. Per riprendere il motto di Erasmus+, niente cambia la vita e apre la mente come cimentarsi con una nuova lingua, comunicare in una lingua diversa dalla propria, ascoltare le lingue degli altri.

 

Nell’Unione europea si contano 24 lingue ufficiali e oltre 60 lingue autoctone regionali o minoritarie, parlate da circa 40 milioni di persone.

 

La Commissione Europea, di concerto con gli Stati Membri, dedica specifica attenzione al multilinguismo attraverso le diverse azioni in cui si declina il Programma Erasmus+, e anche attraverso un’iniziativa specifica volta a stimolare l’utilizzo e la valorizzazione dei risultati di eccellenza nel multilinguismo e a promuovere l’interesse pubblico nell’apprendimento delle lingue: il LABEL EUROPEO DELLE LINGUE.

 

Il Label europeo delle lingue è un   riconoscimento europeo di qualità attribuito ai progetti capaci di dare un sensibile impulso all’insegnamento delle lingue, mediante innovazioni e pratiche didattiche efficaci. Viene assegnato ai progetti di apprendimento linguistico più innovativi in ogni Paese partecipante. In Italia tale riconoscimento viene conferito ogni due anni ed è promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che si avvalgono delle Agenzie nazionali Erasmus+ di riferimento per i seguenti ambiti di competenza:

1.     settori istruzione scolastica e superiore ed educazione degli adulti: Agenzia nazionale Erasmus+ INDIRE

2.     settore formazione professionale: Agenzia nazionale Erasmus+ ISFOL

 

 

Ø  Come partecipare (link a http://www.erasmusplus.it/label-lingue2016/)

 

 

Elenco allegati  

 

Scuola e mobilità sociale,  in Italia sono le mamme a fare la differenza

da Corriere della sera

Scuola e mobilità sociale,  in Italia sono le mamme a fare la differenza

Se la mamma è diplomata lo sarà anche il figlio. Se il papà è diplomato e la mamma no, solo uno su due fa le superiori. Il «peso» della famiglia d’origine. L’Università e il basso tasso di crescita delle matricole

Gianna Fregonara

Quanto vale una mamma che ha studiato, che ha preso il diploma di scuola superiore? In Italia tantissimo. Nel percorso scolastico di un ragazzo oggi è molto più importante avere una mamma che ha studiato. Contribuisce alla riuscita scolastica del figlio molto più di un papà che si è diplomato. E’ questo uno dei dati più interessanti contenuto nel rapporto Ocse-Education at Glance 2016, pubblicato il 15 settembre. Ecco che cosa dicono gli esperti di Parigi che hanno analizzato i sistemi educativi di 35 Paesi (di cui 22 europei): in una famiglia in cui la mamma ha il diploma e il papà solo la terza media il 91 per cento dei ragazzi prenderà il diploma o anche andrà all’Università (30 per cento). Nel caso inverso (papà diplomato, mamma con la terza media), il 22 per cento dei ragazzi, cioè uno su cinque si fermerà alla terza media, il 55 per cento (uno su due) andrà alle superiori e solo il 22 per cento all’Università.

Il divario della famiglia di origine

Purtroppo nel nostro Paese avere genitori che non hanno studiato è uno degli svantaggi più gravi per uno studente. Rispetto a tutti i Paesi Ocse che hanno partecipato allo studio, ad eccezione della Turchia, l’Italia è quello in cui la diseguaglianza di opportunità legata alla famiglia di provenienza ha l’impatto peggiore sulla carriera scolastica. Significa che la scuola non riesce a fare da «ascensore sociale», cioè a garantire un’opportunità di crescita educativa e dunque poi anche professionale e di vita ai ragazzi che partono con un back ground svantaggiato (il 54 per cento degli adulti fra i 25 e i 44 anni con genitori che hanno un livello di istruzione inferiore al diploma di scuola superior si è fermato al diploma della scuola media). Si tratta di un fenomeno che in altri Paesi colpisce soprattutto gli stranieri (o i ragazzi con famiglia di origine straniera), ma in Italia riguarda tutta la popolazione. Questa difficoltà del sistema scolastico ad integrare e aiutare anche chi non ha genitori che hanno studiato, si riflette anche a livello di studi universitari ed una delle cause del ritardo italiano nell’incremento dei laureati: rispetto alla media degli altri Paesi, tra chi non ha genitori diplomati o laureati, il gap in Italia è di 14 punti percentuali. Una cifra che richiederebbe nuove politiche di sostegno economico e anche di tutoraggio per questi ragazzi.

Matricole, crescita troppo lenta

Dai dati Ocse emerge che l’istruzione universitaria non è considerata come un percorso che aiuti necessariamente ad entrare nel mondo del lavoro (il 62 per cento dei 25-34enni laureati lavora contro l’83 della media Ocse) e il tasso di iscrizione sfiora il 40 per cento, percentuale molto al di sotto degli altri Paesi, che tra l’altro non permetterà all’Italia di raggiungere l’obbiettivo 2020 dell’Europa, cioè un tasso di laureati del 40 per cento tra i giovani . Rispetto alla rilevazione dello scorso anno, il tasso di crescita delle matricole è molto rallentato: è passato dal 24 al 25 per cento, mentre la Turchia che era come noi il fanalino di coda dei Paesi europei ha raggiunto il 28 per cento.

Le raccomandazioni dell’Ocse

Tra gli strumenti che potrebbero aiutare i ragazzi ad iscriversi di più all’Università, secondo gli analisti di Parigi, ci sono sicuramente le politiche a sostegno del reddito: migliore modulazione delle tasse, borse di studio – solo uno studente su cinque può usufruire di questo beneficio – e i prestiti d’onore che sono inferiori all’1 per cento. L’80 per cento degli studenti italiani non ha sconti o aiuti finanziari per sostenersi durante gli anni universitari. Ma l’Ocse suggerisce anche di differenziare l’offerta con corsi a tempo parziale, che permetterebbero anche agli adulti o a chi già lavora di continuare la propria formazione, o anche con lauree più professionalizzanti a ciclo breve che attirerebbero sicuramente una platea più ampia di studenti

Libri digitali, ecco perché nelle scuole italiane stentano a decollare

da Corriere della sera

Libri digitali, ecco perché nelle scuole italiane stentano a decollare

L’1% dei libri usati a scuola è esclusivamente digitale. La maggior parte è mista, ma solo due ragazzi su dieci accedono online ai contenuti multimediali. «Poche aule digitali», dicono gli editori. Il Miur nega. E c’è anche un problema di piattaforme

Solo l’1% della spesa per libri scolastici, che ammonta ad un miliardo di euro, è investita in testi esclusivamente digitali. In circolazione ci sono 6 mila titoli solo digitali (su 35 mila) e, come se non bastasse, si stima che solo il 20% degli studenti consulti la parte digitale dei libri misti (carta ed elettronica), che rappresentano l’85% del mercato complessivo. A dispetto di tutti gli allarmi per lo zaino pesante, e della circolare Carrozza, che nel 2013 sanciva la liberalizzazione dei testi scolastici, varando una serie di risparmi per le famiglie che avrebbero adottato gli e-book, il libro digitale resta ancora una rarità. Guardata con sospetto dalle famiglie, con disagio da una generazione di professori non più giovane (51 anni l’età media), la rivoluzione digitale a scuola fatica a decollare. «Per introdurre il digitale ci vuole intelligenza e metodo», sottolinea la dirigente Luciana Ceccarelli, la prima che ha portato nelle scuole del I ciclo la rete Book in progress, che autoproduce, grazie al lavoro di 800 docenti sparsi in tutta Italia, i libri scolastici: non solo digitali.
Le ragioni di un fallimento

Cartelle super-cariche e costi lievitati non hanno spinto il digitale nelle scuole italiane. Le ragioni di quello che appare a prima vista come un fallimento – «Il libro del futuro sarà sempre meno cartaceo e sempre più elettronico», enunciava un comunicato del Miur del 27 settembre 2013- sono molteplici e complesse. «C’è tanta offerta e poco consumo», dice Alfiero Lorenzon, direttore dell’Associazione italiana editori. «Gli editori stanno investendo tantissimo, tant’è vero che i titoli solo cartacei sono rimasti pochissimi. Quasi tutti i libri scolastici ormai hanno una parte digitale, che comprende in genere esercizi autocorrettivi, spiegazioni con slide, esperimenti, percorsi multimediali di ricerca. Ma il fatto che solo il 20% dei ragazzi vada a consultarli, pur avendoli a disposizione, significa che la parte digitale non viene usata molto dalla didattica.Il motore non è più immobile- insiste Lorenzon- ma va con la prima. L’impressione è che le scuole non siano ancora preparate, anche per la banda larga: solo il 25% delle aule è digitale». Un’accusa che però il ministero dell’Istruzione respinge in pieno, sottolineando che con un investimento di circa 88 milioni di fondi europei è stato possibile finanziare lo scorso autunno 6.108 scuole per la realizzazione di nuove rete wi-fi (4532) e/o ampliamento della rete esistente. Considerato che i plessi attivi – da Anagrafe dell’edilizia scolastica- risultano essere 35 mila circa, solo con questo intervento verrà cablato, entro dicembre, circa il 60% degli edifici e quindi dei plessi. Che si aggiunge al 20% delle scuole che risulta essere già cablato. «L’obiettivo, per il 2018, è di arrivare al 90%», dicono fonti di viale Trastevere. E gli accordi che si stanno siglando con le Regioni (in primis Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna) servono anche a velocizzare questo processo.

Problema di piattaforme?

Allora cosa manca? Attualmente nelle scuole primarie e secondarie di primo grado meno dell’1% dei libri è esclusivamente digitale, e anche alle scuole secondarie di secondo grado, dove in genere la digitalizzazione è ben accetta dagli studenti, si ferma all’1,1%. «Spesso c’è anche un problema di piattaforme- rileva Giampiero Monaca, insegnante di scuola primaria ad Asti e fondatore dell’associazione Bimbisvegli, che promuove un equilibrio tra analogico e digitale- Molti sono usufruibili solo con sistema Windows, pochi per Mac Osx e pochissimi per Ubuntu o altri, il che è una brutta violazione del pluralismo: se una casa editrice pubblica un libro ministeriale, il ministero dovrebbe pretendere che la sua fruizione sia universale».

«In effetti il wi fi non è sempre essenziale- conferma la preside Ceccarelli – Molti libri si scaricano sul computer o sull’iPad, ma spesso i ragazzi non possono usare il materiale digitale perché con i mezzi che hanno a disposizione non funzionano. E poi il libro digitale non può essere semplicemente un Pdf che si può leggere sullo schermo, ma deve avere contenuti extra, e questo significa per gli editori assoldare squadre di esperti che li realizzano. Purtroppo c’è poca autoproduzione: anche noi di Book in progress prima facciamo la versione cartacea poi quella multimediale, che richiede delle competenze specifiche. Se la versione digitale è fatta bene, è un vantaggio enorme, anche per i ragazzi con problemi di apprendimento. Sono convinta che il futuro sia lì». E infatti di istituti che sfruttano il digitale per dare un valore aggiunto all’istruzione dei propri studenti ne esistono diversi in Italia: dal liceo Copernico di Brescia al Majorana di Brindisi. L’istituto comprensivo di Carrara, ad esempio, con i suoi 1200 studenti, vanta classi «flipped», laboratori di storia, tecnologia e scienze, i-Pad per studenti, un gruppo di docenti che fa assistenza e micro corsi agli insegnanti meno pronti sul digitale: «Ma ci stiamo lavorando da anni- rivendica Ceccarelli- Ho fatto progetti, strappato quattrini agli industriali, usato fondi ministeriali: ho fatto delle scelte precise. Perché del digitale a scuola bisogna fare un uso intelligente».

Precari, i docenti depennati tornano nelle GaE

da La Tecnica della Scuola

Precari, i docenti depennati tornano nelle GaE

Sembra volgere positivamente il ricorso presentato dai docenti depennati delle graduatorie ad esaurimento per non aver presentato domanda nella “finestra” stabilita.

Dopo i numerosi decreti cautelari d’urgenza emessi nello scorso mese di agosto dal Presidente della sezione III bis del Tar Lazio, in esito all’udienza in camera di consiglio dello scorso 14 luglio, è stata depositata una sentenza che definisce nel merito l’annosa questione dei docenti depennati dalle GaE per omessa presentazione della domanda di aggiornamento.

Accogliendo il ricorso proposto dall’avvocato Maria Giulia Bettati, il Tar Lazio con sentenza 9821/2016 ha annullato il decreto ministeriale 495/2016, nella parte in cui non prevede alcuna possibilità di reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti già ivi inseriti, ma depennati per mancata presentazione della domanda di aggiornamento.

In particolare, il Giudice amministrativo ha rilevato che le graduatorie sono divenute ad esaurimento, con la legge n. 296 del 2006, ma non sono cambiate le regole per il loro aggiornamento e non è venuta meno la possibilità di reinserimenti a domanda.

Secondo la sentenza in esame, l’art. 1, comma 1-bis, d.l. n. 97/2004, nel disciplinare l’onere di presentazione della domanda di aggiornamento della posizione in graduatoria, costituisce norma speciale rispetto alla norma generale che stabilisce il carattere ad esaurimento delle graduatorie: la mancata presentazione di tale domanda comporta la propria cancellazione dalla graduatoria ma non pregiudica il diritto di ottenere – a seguito di nuova domanda tempestivamente presentata – il reinserimento nelle graduatorie successive.

Quest’ultima disposizione non amplia, infatti, il novero delle persone iscritte nella graduatoria originale, limitandosi a prevedere la cancellazione della graduatoria in conseguenza della mancata o intempestiva domanda di aggiornamento e a precisare che tale cancellazione non è però definitiva, così consentendo il reinserimento successivo previa conservazione del punteggio già posseduto al momento della cancellazione.

E tanto anche in un’ottica diretta a preservare il principio di affidamento dei soggetti già inclusi nelle graduatorie (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 14 luglio 2014, n. 3658) nonché la tutela dei diritti dei lavoratori costituzionalmente garantito dall’art. 4 della Costituzione.

Mobilità docenti 2016, c’è disparità di trattamento: procedura illegittima

da La Tecnica della Scuola

Mobilità docenti 2016, c’è disparità di trattamento: procedura illegittima

Giungono le prime pronunce cautelari dei giudici del lavoro chiamati a pronunciarsi sulla legittimità della procedura di mobilità territoriale avviata dalla legge sulla Buona Scuola.

Il Tribunale di Trani con ordinanza depositata il 16 settembre, accogliendo il ricorso proposto dagli avvocati Gianluigi Giannuzzi Cardone e Graziangela Berloco nell’interesse di una docente pugliese trasferita ad Udine, ha rilevato le gravi criticità della procedura di mobilità posta in essere dal Miur.

In particolare, la docente pugliese lamentava che in esito alla procedura di mobilità era stata assegnata in provincia di Udine, ambito che, peraltro, non aveva nemmeno richiesto tra le preferenze espresse nella domanda di mobilità e, pertanto, contestava il trasferimento disposto dal Miur sulla scorta di una procedura illegittima ed errata.

I difensori della ricorrente hanno dimostrato in giudizio come diversi altri docenti, sebbene vantassero un minor punteggio rispetto alla ricorrente stessa, avevano ottenuto il trasferimento in uno degli ambiti della regione Puglia.

Il Giudice del lavoro di Trani, nell’accogliere la domanda di tutela d’urgenza della ricorrente, ha rilevato in questa procedura una grave ed ingiustificabile disparità di trattamento, in quanto il Miur avrebbe violato il principio generale ed inderogabile dello scorrimento della graduatoria, fondato sul punteggio attribuito in fase di trasferimento.

Il principio della selezione in base al merito è, quindi, da ritenersi vincolante per l’amministrazione anche in materia di trasferimenti, in quanto anche la procedura di mobilità ha natura concorsuale basata su una graduatoria alla cui formazione concorrono l’anzianità, i titoli di servizio e le situazioni familiari e personali dell’interessato, per i quali sono predeterminati dei punteggi.

Sulla scorta di dette motivazioni, il Tribunale di Trani ha pertanto condannato il Miur ad assegnare la docente presso una delle sedi disponibili tra quelle dalla stessa indicate in domanda.

Abbiamo contattato l’avvocato barese Gianluigi Giannuzzi Cardone (nella foto) il quale ha precisato che “Il giudice ha riconosciuto che è stato violato il principio dello scorrimento della graduatoria, perché l’algoritmo utilizzato, per qualche ragione non ancora resa nota dal Ministero, non ha tenuto conto delle preferenze espresse da ciascun docente nella domanda di trasferimento. Esistono centinaia di casi di famiglie separate, talune anche in particolari situazioni di salute, ignorate dal Miur con le conciliazioni, che al momento aspettano ancora una soluzione”.

Questa pronuncia, insieme alle altre già intervenute in materia di trasferimenti, ha messo quindi in evidenza le gravi criticità della procedura di mobilità disposta dal Miur e, certamente, aprirà un autunno caldissimo per le migliaia di docenti trasferiti dal misterioso algoritmo predisposto dal Miur a centinaia di chilometri da casa.

Formazione obbligatoria, confermato il bonus di 500 euro

da La Tecnica della Scuola

Formazione obbligatoria, confermato il bonus di 500 euro

La formazione in servizio del personale docente è “obbligatoria, permanente e strutturale”: la norma, scritta nella legge 107, viene ora confermata anche da una circolare.

Si tratta della nota n. 2915 del 15 settembre, che anticipa i contenuti del Piano Nazionale per la formazione che dovrebbe essere presentato quanto prima.
Nei giorni passati le linee generali del Piano erano state presentate alle organizzazioni sindacali che avevano subito protestato in quanto il Ministero si era mostrato intenzionato a indicare anche il numero delle ore (125) alle quali ciascun docente dovrebbe partecipare in un triennio.
E così, proprio per evitare un ulteriore scontro con i sindacati, il Miur ha preferito modificare la proposta.
L’obbligatorietà della formazione, chiarisce infatti la circolare, non si traduce automaticamente in un numero di ore di aggiornamento da svolgere ogni anno, ma ha a che fare soprattutto con il contenuto del piano di ciascuna scuola. In altri termini: l’importante è che i docenti si aggiornino, le modalità e la “quantità” vengono lasciate alla autonomia decisioniale del collegio dei docenti che dovrà però deliberare sempre sulla base di un atto di indirizzo del dirigente scolastico.
Per realizzare il piano le scuole dovranno sottoscrivere un accordo a livello di ambito, ed è questo forse l’aspetto più delicato dell’intera operazione.
In non pochi casi, infatti, gli ambiti comprendono anche 50 scuole, dall’infanzia fino ai licei e agli istituti tecnici e professionali.
Nel concreto l’ambito dovrà individuare la scuola capofila che sarà quella a cui verranno assegnati i finanziamenti.
La circolare non ne fa cenno ma già si sa che lo stanziamento nazionale dovrebbe essere di circa 24milioni di euro, ricavati dai 40 previsti dalla legge 107 proprio per le attività di formazione. E, poiché gli ambiti sono 321, il conto è presto fatto: a ciascuno di essi spetterà una somma di circa 80 milione di euro (il 3% del finanziamento potrà essere usato per le spese di gestione e di carattere generale).
La conferma che per il 2016/2017 verrà attivata la “card” personale del docente con un credito di 500 euro; ma su questo è legittimo nutrire più di un dubbio: produrre e distribuire 800mila card in poco tempo non sarà affatto semplice ed è quindi probabile che si continuerà con il sistema dell’anno scorso (500 euro accreditati in “busta paga” con conseguente rendicontazione a fine anno).

Miur, bando da 240 milioni di euro per aperture pomeridiane

da La Tecnica della Scuola

Miur, bando da 240 milioni di euro per aperture pomeridiane

Duecentoquaranta milioni di euro per consentire le aperture pomeridiane e in orari extra scolastici in 6.000 scuole di tutto il Paese. “La Scuola al Centro”, l’iniziativa di contrasto alla dispersione scolastica e di inclusione sociale fortemente voluta dal Ministro Stefania Giannini, torna con un nuovo bando finanziato dal Fondo sociale europeo nell’ambito del PON 2014-2020. Questa estate sono state quattro le città coinvolte: Milano, Roma, Napoli e Palermo. Dieci i milioni stanziati nei mesi scorsi per le aperture estive. Ora sarà possibile ampliare l’esperienza in tutta Italia con una maggiore apertura delle scuole in orari diversi da quelli delle lezioni e quindi di pomeriggio e nei week end.

Sono 240 i milioni (fondi europei) che vengono messi a disposizione con il bando pubblicato oggi sul sito del Miur. Un finanziamento che consentirà a

circa 6.000 istituzioni scolastiche (il 72,4% delle 8.281 presenti sul nostro territorio) di prolungare il loro orario di apertura, offrendo in tutta Italia ai ragazzi coinvolti un arricchimento del percorso formativo e garantendo alle famiglie e al territorio un presidio di contrasto alla dispersione scolastica e di recupero delle sacche di disagio sociale.

“Partendo dal progetto ‘La Scuola al Centro’ stiamo proponendo al Paese un nuovo modello di scuola. Una scuola che è un punto di riferimento non solo quando c’è lezione. Un centro civico dove, anche grazie alla collaborazione con il territorio, i ragazzi possano stare di pomeriggio o nei week end, d’estate come d’inverno, trovando stimoli e iniziative alternative alla strada. La Scuola al Centro è il cuore del nostro piano contro la dispersione scolastica. I dati ci dicono che la situazione sta migliorando, il tasso di dispersione medio nazionale passa dal20,8% del 2006 al 14,7% del 2015.Ma dobbiamo ancora lavorare molto. Soprattutto nelle aree dove c’è maggiore disagio sociale. Questa è la nostra risposta: un piano nazionale per una iniziativa organica, senza più fondi distribuiti a pioggia su micro-progetti non monitorabili come avveniva in passato – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini – 400 istituti hanno tenuto le porte aperte nei mesi di luglio e agosto in quattro città, garantendo a ragazzi e famiglie un servizio gratuito e molto apprezzato. Ora puntiamo a raggiungere 6.000 scuole, per un impatto di scala e un salto di qualità grazie anche a più ore di musica, sport, teatro”.

Il bando

Il bando prende il via oggi e scadrà il 31 ottobre. Le scuole che accederanno ai finanziamenti dovranno garantire almeno 60 ore extra di potenziamento delle competenze di base (tra cui la lingua italiana) e almeno 60 ore extra di sport ed educazione motoria. A queste, si aggiungeranno quattro moduli (da 30 ore ciascuno) che dovranno essere coerenti con il Piano dell’offerta formativa e potranno riguardare il rafforzamento della lingua straniera, le competenze digitali, l’orientamento post-scolastico, la musica e il canto, l’arte, la scrittura creativa, il teatro, i laboratori creativi e/o artigianali per la valorizzazione delle vocazioni territoriali, l’educazione alla legalità e la cura dei beni comuni, la cittadinanza italiana ed europea, i percorsi formativi di inclusione che prevedano il coinvolgimento dei genitori. Complessivamente, ogni scuola potrà ricevere 40.000 euro per realizzare le attività extra.

Valutazione dei Dirigenti scolastici, registrata la direttiva

da La Tecnica della Scuola

Valutazione dei Dirigenti scolastici, registrata la direttiva

Il Miur ha comunicato che è stata registrata alla Corte dei Conti la direttiva n. 36 del 18 agosto 2016 concernente la valutazione dei Dirigenti scolastici.

Il processo di valutazione si articola nella definizione degli obiettivi da assegnare ai Dirigenti e nella successiva rilevazione dell’azione dirigenziale finalizzata al conseguimento degli obiettivi e dei risultati effettivamente raggiunti e ha effetto sulla retribuzione di risultato conseguentemente spettante.

La valutazione del Dirigente si svolge con cadenza annuale, in coerenza con il relativo incarico triennale e con particolare attenzione alle azioni direttamente riconducibili all’operato del Dirigente in relazione al perseguimento delle priorità e dei traguardi previsti nel RAV e nel piano di miglioramento dell’Istituzione scolastica.

Alla valutazione  consegue la determinazione e la corresponsione della retribuzione di risultato, definita annualmente nel rispetto del criterio della differenziazione e corrisposta, in unica soluzione, a seguito della procedura di certificazione delle risorse destinate e di definizione degli aspetti delegati alla fase contrattuale. La misura della retribuzione di risultato è definita in sede di contrattazione collettiva integrativa regionale.

A conclusione del procedimento, il Direttore dell’USR adotta il provvedimento di valutazione sulla base dell’istruttoria effettuata dai Nuclei di valutazione appositamente costituiti e restituendo gli esiti della valutazione.

Nel caso in cui l’attività istruttoria svolta dai Nuclei di valutazione, nel corso dell’anno, evidenzi elementi di giudizio che possano condurre alla definizione della valutazione di un Dirigente al livello di “mancato raggiungimento degli obiettivi”, il Direttore può convocare l’interessato, nel rispetto del principio del contraddittorio, per un primo confronto.

Nel caso in cui il processo di valutazione si concluda con attribuzione del livello di “mancato raggiungimento degli obiettivi”, il Direttore comunica l’esito della valutazione all’interessato convocandolo, entro i successivi 30 giorni, per instaurare la fase del contraddittorio da concludere entro ulteriori 30 giorni.

Anche nel caso di valutazione positiva, entro 15 giorni dal ricevimento del provvedimento di valutazione, il Dirigente può chiedere di essere sentito dal Direttore che, a tal fine, comunica la data di svolgimento del colloquio.

A supporto del processo di valutazione sono previste idonee iniziative di informazione e formazione a favore dei Dirigenti e dei componenti dei Nuclei di valutazione, per favorire la conoscenza delle metodologie e l’utilizzo degli strumenti di valutazione.

AID istituisce in Italia la prima Edizione della Settimana Nazionale della Dislessia

da La Tecnica della Scuola

AID istituisce in Italia la prima Edizione della Settimana Nazionale della Dislessia

AID, Associazione Italiana Dislessia – che da 20 anni si impegna ad accrescere la consapevolezza e la sensibilità nei confronti dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), promuove la 1° Settimana Nazionale della Dislessia: 7 giorni per informare e sensibilizzare il pubblico in merito a un disturbo che in Italia interessa circa 1.900.000 persone.

Le 98 sezioni attive di AID dislocate su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con 300 enti pubblici ed istituzioni scolastiche,organizzeranno in 92 città italiane stand informativi nelle piazze, corsi di formazione per i docenti e i genitori, spettacoli teatrali e laboratori didattici interattivi per i ragazzi.Oltre 1.500 i volontari AID coinvolti nella promozione e realizzazione di questi eventi e 75.000 le persone attese in totale in tutta la Penisola.

La prima edizione della Settimana Nazionale della Dislessia è stata indetta in concomitanza con l’European Dyslexia Awareness Week e del sesto anniversario della Legge 170 dell’8 ottobre 2010, che ha sancito in Italia, il diritto alle pari opportunità nell’istruzione per i ragazzi con dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.

Franco Botticelli, Presidente di AID – Associazione Italiana Dislessia, ha dichiarato: “La nostra Associazione nasce per cambiare in meglio la vita delle persone con DSA e delle loro famiglie, affinché possano trovare pieno riconoscimento nella società” – e continua – “Abbiamo fortemente voluto l’istituzione in Italia della Settimana Nazionale della Dislessia, perché reputiamo necessario sensibilizzare il pubblico su un disturbo che è ancora per molti un tabù. La strada da percorrere è ancora lunga, bisogna accorciare i tempi di diagnosi, fare formazione agli insegnanti, incentivare la realizzazione e il rispetto dei Piani Didattici Personalizzati (PDP), concorrere per la concreta realizzazione di tutti i diritti sanciti dalla legge 170/2010, affinché migliaia di bambini e ragazzi in età scolare – oltre il 2% degli studenti della scuola italiana possano accedere a una didattica più inclusiva, e avere maggiori opportunità di relazione, di crescita personale e professionale, così come per gli studenti universitari e chi si accinge ad entrare nel mondo del lavoro”.

Il sito web (http://www.aiditalia.org/) e la pagina Facebook dell’Associazione (https://www.facebook.com/aiditalia ) sono il luogo virtuale dove il pubblico potrà trovare maggiori informazioni sugli eventi nelle varie regioni, oltre che approfondire i servizi di sostegno e i progetti promossi dall’Associazione Italiana Dislessia.

Formazione del personale, arrivano le prime indicazioni per il 2016/2017

da La Tecnica della Scuola

Formazione del personale, arrivano le prime indicazioni per il 2016/2017

In attesa della presentazione del “Piano Nazionale per la Formazione” (che il Miur dà per imminente), il Ministero anticipa i contenuti più significativi del documento, in modo da consentire alle scuole di iniziare a pianificare gli aspetti organizzativi e gestionali delle attività di formazione del personale scolastico.

Le scuole infatti saranno coinvolte direttamente nelle attività formative, così come voluto dalla legge 107/2015, secondo la quale la formazione in servizio del personale docente è “obbligatoria, permanente e strutturale”.

Le azioni formative per gli insegnanti di ogni istituto sono inserite nel Piano Triennale dell’Offerta formativa, in coerenza con le scelte del Collegio Docenti che lo elabora sulla base degli indirizzi del dirigente scolastico.

L’obbligatorietà – spiega il Miur – non si traduce, quindi, automaticamente in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma nel rispetto del contenuto del piano.

Tale piano può prevedere percorsi, anche su temi differenziati e trasversali, rivolti a tutti i docenti della stessa scuola, a dipartimenti disciplinari, a gruppi di docenti di scuole in rete, a docenti che partecipano a ricerche innovative con università o enti, a singoli docenti che seguono attività per aspetti specifici della propria disciplina.

Fondamentale è il ruolo delle reti di scuole. La rete costituisce infatti la realtà scolastica nella quale viene progettata e organizzata la formazione dei docenti e del personale tenendo conto delle esigenze delle singole scuole.

La progettazione delle azioni formative a livello di ambito territoriale potrà assumere diverse forme e prevedere ulteriori articolazioni organizzative, a partire dalle reti di scopo, per particolari iniziative rispondenti a specifiche tematiche o rivolte a categorie di destinatari (neo-assunti, ATA, dirigenti, figure intermedie, docenti di diversi seuori disciplinari. ecc.). Nell’ambito della progettazione di ambito è comunque possibile assegnare fondi anche a singole scuole per rispondere a esigenze formative previste nel piano triennale e non realizzabili in altro modo.

Gilda, dal Miur niente algoritmo, andremo in Tribunale

da tuttoscuola.com

Gilda, dal Miur niente algoritmo, andremo in Tribunale

La documentazione che ci è stata fornita oggi (ieri, ndr) dal Miur non risponde in alcun modo a quanto avevamo richiesto con la nostra istanza di accesso agli atti. Si tratta, infatti, di un mero ‘memorandum’ sul funzionamento della procedura di mobilità, peraltro ambiguo e confuso”. Lo ha dichiarato Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

La metà della documentazione fornita è composta da riferimenti normativi che evidentemente – spiega Di Meglio – eludono alla nostra specifica richiesta di conoscere i codici sorgente che, se fossero stati forniti, sarebbero dovuti essere analizzati e valutati da un perito informatico. Inoltre anche la descrizione dell’algoritmo appare lacunosa perché mancano tutte le condizioni previste dal CCNI sulla mobilità che hanno provocato i numerosi errori segnalati dai docenti”.
A questo punto – dichiara il coordinatore della Gilda – proseguiremo rivolgendoci alla magistratura per ottenere l’algoritmo utilizzato dal Miur per la procedura della mobilità. Quanto al documento consegnato oggi dal ministero, sarà messo a disposizione degli insegnanti che nella scelta della sede di servizio, nonostante vantino un punteggio elevato, sono stati scavalcati da colleghi con punteggi inferiori”.

Aperture pomeridiane: bando da 240 milioni

da tuttoscuola.com

Aperture pomeridiane: bando da 240 milioni
L’iniziativa ‘La Scuola al Centro’ si allarga in tutta Italia

Duecentoquaranta milioni di euro per consentire le aperture pomeridiane e in orari extra scolastici in 6.000 scuole di tutto il Paese. “La Scuola al Centro”, l’iniziativa di contrasto alla dispersione scolastica e di inclusione sociale voluta dal Ministro Stefania Giannini, torna con un nuovo bando finanziato dal Fondo sociale europeo nell’ambito del PON 2014-2020. Questa estate sono state quattro le città coinvolte: Milano, Roma, Napoli e Palermo. Dieci i milioni stanziati nei mesi scorsi per le aperture estive. Ora sarà possibile ampliare l’esperienza in tutta Italia con una maggiore apertura delle scuole in orari diversi da quelli delle lezioni e quindi di pomeriggio e nei week end.

Sono 240 i milioni (fondi europei) che vengono messi a disposizione con il bando pubblicato oggi sul sito del Miur. Un finanziamento che consentirà a circa 6.000 istituzioni scolastiche (il 72,4% delle 8.281 presenti sul nostro territorio) di prolungare il loro orario di apertura, offrendo in tutta Italia ai ragazzi coinvolti un arricchimento del percorso formativo e garantendo alle famiglie e al territorio un presidio di contrasto alla dispersione scolastica e di recupero delle sacche di disagio sociale.

Partendo dal progetto ‘La Scuola al Centro’ stiamo proponendo al Paese un nuovo modello di scuola. Una scuola che è un punto di riferimento non solo quando c’è lezione. Un centro civico dove, anche grazie alla collaborazione con il territorio, i ragazzi possano stare di pomeriggio o nei week end, d’estate come d’inverno, trovando stimoli e iniziative alternative alla strada. La Scuola al Centro è il cuore del nostro piano contro la dispersione scolastica. I dati ci dicono che la situazione sta migliorando, il tasso di dispersione medio nazionale passa dal 20,8% del 2006 al 14,7% del 2015. Ma dobbiamo ancora lavorare molto. Soprattutto nelle aree dove c’è maggiore disagio sociale. Questa è la nostra risposta: un piano nazionale per una iniziativa organica, senza più fondi distribuiti a pioggia su micro-progetti non monitorabili come avveniva in passato – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini – 400 istituti hanno tenuto le porte aperte nei mesi di luglio e agosto in quattro città, garantendo a ragazzi e famiglie un servizio gratuito e molto apprezzato. Ora puntiamo a raggiungere 6.000 scuole, per un impatto di scala e un salto di qualità grazie anche a più ore di musica, sport, teatro”.

Il bando

Il bando prende il via oggi e scadrà il 31 ottobre. Le scuole che accederanno ai finanziamenti dovranno garantire almeno 60 ore extra di potenziamento delle competenze di base (tra cui la lingua italiana) e almeno 60 ore extra di sport ed educazione motoria. A queste si aggiungeranno quattro moduli (da 30 ore ciascuno) che dovranno essere coerenti con il Piano dell’offerta formativa e potranno riguardare il rafforzamento della lingua straniera, le competenze digitali, l’orientamento post-scolastico, la musica e il canto, l’arte, la scrittura creativa, il teatro, i laboratori creativi e/o artigianali per la valorizzazione delle vocazioni territoriali, l’educazione alla legalità e la cura dei beni comuni, la cittadinanza italiana ed europea, i percorsi formativi di inclusione che prevedano il coinvolgimento dei genitori. Complessivamente, ogni scuola potrà ricevere 40.000 euro per realizzare le attività extra.