Nascerà a Roma una “tattiloteca”

Superando.it del 23-09-2016

Nascera’ a Roma una “tattiloteca”

di Gianluca Rapisarda*

Uno spazio aperto al pubblico, con le migliori pubblicazioni tattili ufficiali, i migliori bozzetti e copie uniche, oltre a tutti i prototipi che ogni due anni partecipano a “Tocca a te!”, concorso nazionale di editoria tattile illustrata: sarà questo la “Biblioteca Nazionale Permanente di Libri Tattili Illustrati” per la prima infanzia, vera “tattiloteca”, che la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi realizzerà nella propria nuova sede di Roma, promuovendo anche formazione a insegnanti e illustratori, sulle potenzialità della grafica accessibile.

ROMA. I libri per la prima infanzia ad illustrazioni materiche, con doppio testo a caratteri stampa e a caratteri braille, sono generalmente prodotti artigianali, ideati e confezionati in casa e a scuola, da insegnanti e da genitori, in copia unica, e destinati all’istruzione e allo svago del singolo allievo cieco o ipovedente.
Per questo motivo, la Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi è da tempo impegnata nel tentativo di farne un comune prodotto editoriale, accessibile a tutti, su tutto il territorio nazionale e a tal proposito, da circa dieci anni, ha avviato una produzione in serie di libri tattili, costituendo un piccolo catalogo visionabile sul proprio sito.
Si tratta di oggetti costosi da produrre, ma dall’impatto educativo ed estetico realmente notevole, utili per tutti i bambini indistintamente. Inoltre, l’esperienza sul campo condotta in occasione dei workshop che la Federazione stessa promuove in Italia, coinvolgendo allievi, insegnanti e famiglie, ne dimostra ogni giorno di più il valore pedagogico e riabilitativo, in tutti i contesti culturali e di difficoltà di apprendimento incontrati (sono state raccolte, in tal senso, testimonianze dirette riguardanti la loro utilità, se impiegati anche con bambini sordi, autistici, iperattivi ecc.).

Accanto alla produzione di questi album illustrati – o libri tattili che dir si voglia – la Federazione intende ora creare, nella propria nuova sede di Via Pollio, 10 a Roma (che verrà inaugurata il prossimo 12 ottobre), uno spazio aperto al pubblico nel quale collezionare le migliori pubblicazioni tattili ufficiali, i migliori bozzetti e copie uniche prodotte in Italia, e tutti i prototipi di libri tattili che ogni due anni partecipano a Tocca a te!, concorso nazionale di editoria tattile illustrata.
L’obiettivo è quindi quello di creare una “Biblioteca Nazionale Permanente di Libri Tattili Illustrati” per la prima infanzia, un luogo aperto al pubblico, nel quale raccogliere pubblicazioni speciali e dove fare formazione a insegnanti e illustratori circa la grafica accessibile e le sue potenzialità didattiche ed estetiche.
Questa “Tattiloteca” della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi si configurerà dunque come un luogo unico in Italia, di studio e raccolta di pubblicazioni riguardanti questo settore editoriale ed educativo, nel quale organizzare attività di approfondimento e “visite guidate” aperte alle scuole di ogni ordine e grado, ma anche a tutti quegli illustratori e artisti che negli anni si sono avvicinati e appassionati all’illustrazione multisensoriale. Infatti, quello che oggi manca è proprio un luogo fisico dove raccogliere un lavoro decennale di editing, promozione, divulgazione e sperimentazione intorno al libro tattile e alle pubblicazioni accessibili.
Infine, allo scopo di coinvolgere fattivamente nel giudizio insegnanti curricolari e di sostegno, allievi, tiflologi e soprattutto gli stessi bambini, quali principali fruitori di tali opere, molti di questi libri, prima di entrare in produzione, potrebbero essere sfogliati e testati direttamente dai visitatori della Tattiloteca, con la possibilità di compilare accurate schede tecniche per ognuno di essi, evidenziandone pregi e difetti.

*Consigliere nazionale della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (chiagiorgi@gmail.com).

Caro Beppe… a proposito della scuola come sistema

Caro Beppe… a proposito della scuola come sistema

di Maurizio Tiriticco

 

Condivido totalmente le riflessioni di Beppe Bagni, presidente del CIDI, apparse su Facebook, sulle difficoltà in cui versa la nostra scuola! Altro che “sistema nazionale di Istruzione e formazione”. Anni fa un certo Bertalanffy elaborò la teoria dei sistemi, dimostrando che si ha un sistema quando tutti gli elementi/fattori del medesimo concorrono a raggiungere un determinato fine. Ovviamente, se uno dei fattori viene meno, è l’intero sistema che va in crisi. Il motore di un’auto è un sistema e guai se una valvola o una candela vanno in tilt. Viene da chiedersi: perché si continua a indicare la nostra scuola come un sistema, quando vanno in tilt giorno dopo giorno i diversi fattori che dovrebbero, invece, farlo funzionare?

I guai hanno origini lontane, ma la 107, che nella presunzione degli anonimi estensori doveva sanare e rinnovare il sistema istruzione, in effetti ha messo in profonda crisi tutta una serie di elementi/fattori. Albi territoriali, chiamate dirette, bonus e quant’altro, concorrenza tra scuola e scuola, sono tutti grimaldelli che non rinnovano il sistema, ma vi creano ulteriori difficoltà operative. Bagni è generoso verso l’amministrazione, perché si limita a rilevare tutti i buchi neri dei recenti concorsi, impasticciati nei fini, nei contenuti e nei metodi. Si tratta di buchi che comporteranno effetti deleteri nella conduzione delle attività dell’insegnare ad apprendere. Non voglio essere cattivo, ma la professionalità di un insegnante, continuando andazzi di questo tipo, verrà sempre meno. E proprio in un momento in cui, invece, la cosiddetta società dell’infomazione e della conoscenza necessita di sistemi Educativi, Istruttivi e Formativi di alto profilo.

Se è vero che l’Italia è agli ultimi posti per ciò che riguarda il numero dei laureati e dei diplomati, nonché la vendita di libri e quotidiani, comprendiamo perché l’illetteratismo, che Tullio De Mauro denuncia e combatte da anni, sia nel nostro Paese tra i più alti. Su cento nostri concittadini, più della metà non è in grado di leggere/comprendere un testo per la funzione che intende svolgere, fatta salva comunque la competenza strumentale. Ma leggere senza comprendere è poca cosa! Eppure tutti scrivono e leggono messaggini a iosa! I cellulari sono sempre in funzione, facebook è una palestra di incontri verbali, ma… non basta lo strumento perché una competenza linguistica si sviluppi e si consolidi. Per non dire del recente rapporto Ocse, che non è affatto tenero verso la nostra scuola.

E qui emerge appunto una grossa responsabilità di chi la scuola la governa, che sistema di fatto non è, ma un insieme spesso scoordinato di attività che la 107 intenderebbe disciplinare, mentre, invece, concorre ad aggravarne la crisi. Che fare? Resistere, resistere, resistere non basta! Ma per una seria inversione di rotta dovremmo avere un altro ministro e un altro governo. Navigare tra i i flutti agitati senza un buon capitano e un buon timoniere è difficile e pericoloso. Mah! Comunque, caro Beppe, tu ed io e tutti gli amici del Cidi ce la mettiamo tutta per denunciare ciò che non va e proporre ciò che si dovrebbe fare: una revisione dei curricoli è più che urgente, ma…che cos’è un curricolo? Mah! Per non dire del nuovo esame di Stato con cui si continuerà a non certificare quelle competenze di cui alla legge istitutiva del 1997 e alle indicazioni ormai perentorie – direi – dell’European Qualifications Framework, EQF… ma i più sanno di che cosa si tratta? Mah! E quando mai la nostra scuola potrà concorrere con quelle degli altri Stati membri dell’UE? Finché avremo la coppia Giannini-Faraone a governare la nostra scuola, di sistema di istruzione non parleremo mai!

CONTRATTO P.I., RISORSE SCARSE E LEGGE BRUNETTA OSTACOLI A RINNOVO

CONTRATTO P.I., RISORSE SCARSE E LEGGE BRUNETTA OSTACOLI A RINNOVO

“La strada che dovremo percorrere per arrivare al rinnovo del contratto del pubblico impiego, scaduto ormai da sei anni, si profila già tortuosa e in salita”. A dichiararlo è Rino Di Meglio, segretario generale della CGS, che individua i due ostacoli maggiori nell’esiguità dei fondi messi a disposizione dal Governo e nell’indeterminatezza degli ambiti di contrattazione.

“Le risorse stanziate finora, appena 300 milioni di euro per tutti i comparti del pubblico impiego, – spiega il segretario generale della CGS – sono insufficienti persino per risarcire i dipendenti pubblici della mancata applicazione dell’Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea, ndr), cioè circa 130 euro netti pro capite. Inoltre, a causa di una normativa che ha provocato continue incursioni legislative, manca del tutto la preliminare e fondamentale certezza del diritto su quali siano gli ambiti riservati alla contrattazione”.

Per creare le condizioni che rendano possibile l’apertura del tavolo negoziale, quindi, secondo Di Meglio “occorre modificare la legge Brunetta e ripristinare il valore della contrattazione e della rappresentanza dei lavoratori. Contratti a costo zero, o con scarsi soldi solo per pochi, non sono la soluzione dei problemi del pubblico impiego. La dignità del lavoro non è in svendita e il nostro impegno è di tutelarla in tutte le sedi”.

L’educazione geografica per l’inclusione

L’educazione geografica per l’inclusione

Roma, 29 settembre – 3 ottobre 2016

 

Dal 29 settembre al 3 ottobre 2016 si svolgerà a Roma il 59° Convegno nazionale dell’AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), dal significativo titolo “GEOGRAFIE DISUGUALI. L’educazione geografica per l’inclusione”. L’evento è organizzato in collaborazione con la Sapienza, che ospiterà i lavori presso la Facoltà di Lettere e Filosofia in piazzale Aldo Moro 5.

 

L’AIIG fin dal 1954 promuove la diffusione della cultura geografica nelle nuove generazioni attraverso la formazione e l’aggiornamento dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado, ma è oggi aperta anche a tutti coloro che riconoscono nella geografia uno strumento potente per comprendere la complessità del mondo contemporaneo.

 

Il tema del Convegno, proprio nell’anno giubilare, ha voluto raccogliere le sollecitazioni presenti anche nell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco sulla disuguaglianza come generatrice di gravi problematiche ambientali, socio-economiche e culturali. Attraverso interventi scientifici di livello internazionale, tavole rotonde, seminari didattici, visite guidate ed escursioni saranno pertanto affrontati i temi dell’educazione e sensibilizzazione ambientale, delle migrazioni e del rischio naturale e sociale.

 

L’appuntamento congressuale dell’AIIG vuole perciò ribadire l’impegno alla costruzione e al radicamento di forme di cittadinanza attiva, che rendano concretamente perseguibili gli obiettivi di riduzione degli squilibri e delle disuguaglianze alle diverse scale, e di traiettorie di sviluppo maggiormente rispettose delle risorse ambientali e umane.

 

La manifestazione ha ricevuto il patrocinio, tra gli altri, dell’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, dell’Unicef Italia e del WWF Italia.

 

CONVEGNO 2016

Nuovo esame di Stato del primo ciclo, sarà abolito il voto numerico e stop alle bocciature nelle elementari

da Il Sole 24 Ore

Nuovo esame di Stato del primo ciclo, sarà abolito il voto numerico e stop alle bocciature nelle elementari

di Laura Virli

Entro la fine dell’anno, in linea al comma 181 lettera i 1) della legge 107, è prevista la pubblicazione del decreto legislativo per la revisione delle modalità di valutazione e di certificazione delle competenze degli studenti del primo ciclo di istruzione al fine di mettere in rilievo la funzione formativa e di orientamento della valutazione; saranno riviste, sempre per il primo ciclo, anche alle modalità di svolgimento dell’esame di Stato conclusivo.
Dalle anticipazioni del direttore generale, Carmela Palumbo, in un incontro con le associazioni professionali della scuola per un confronto sulla bozza del decreto, emergono novità che dovrebbero partire a regime dal 2017-2018.
A differenza della delega per la scuola secondaria di secondo grado, il comma 181, nel caso del primo ciclo, permette di intervenire anche sulla valutazione degli apprendimenti.
Proviamo ad entrare nel dettaglio.
Abolizione del voto numerico nel primo ciclo
Le famiglie non riceveranno più le pagelle con i voti per ogni materia del curricolo. I numeri saranno sostituiti da una scala nominale formata da lettere (A, B, C, D, E) e accompagnata da una descrizione dei cinque livelli di apprendimento attestanti le competenze raggiunte, sulla base di indicatori nazionali.
Il comportamento, invece, sarà valutato sulla base di indicatori relativi allo sviluppo delle competenze personali, sociali e di cittadinanza (competenze chiave).
Valutazione per migliorare il successo formativo
Passando dal voto alle lettere si vuole evitare di limitare l’azione valutativa alla mera registrazione del successo o dell’insuccesso di ogni giovane allievo. L’idea è quella di lavorare insieme ad una valutazione “per l’apprendimento” e non “dell’apprendimento”, al fine di supportare la motivazione, di far emergere o riconoscere le potenzialità e di facilitare l’autovalutazione dello stesso alunno.
Stop alle bocciature
Nella scuola primaria sarà abolita la bocciatura, tranne nei casi di mancata frequenza. Alle “scuole medie” sarà consentita la non ammissione all’anno successivo o all’esame solo per quei casi eccezionali di carenze non colmate nonostante le strategie di recupero messe in atto dalla scuola durante l’anno.
Invalsi a tre gambe
Al pari della scuola secondaria di secondo grado, anche nel primo ciclo si vuole investire nell’apprendimento efficace della lingua inglese. Oltre alla prova di italiano e di matematica, sarà, infatti, introdotta una prova di inglese al termine sia della primaria che della secondaria di primo grado con test di posizionamento sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese in linea con il Quadro comune di riferimento europeo per le lingue (QCRE – A1, …, C2).
In linea con le richieste di molti addetti ai lavori, le prove Invalsi si svolgeranno prima dell’esame di Stato; quindi non ne faranno più parte integrante, ma la partecipazione sarà requisito indispensabile per l’ammissione all’esame.
Infine una gradita novità, l’esito della prova non concorrerà più a determinare l’esito finale dell’esame, anche se sarà riportato nel diploma o nell’attestazione delle competenze.
Semplificazione
Notevolmente snellito rispetto alla procedura attuale in cui, in meno di una settimana, gli studenti sono obbligati allo svolgimento di ben 5 prove, tra cui l’Invalsi.
Sono previste due sole prove scritte:
1.prima prova scritta di ambito linguistico che potrà comprendere una parte in lingua straniera;
2.seconda prova scritta di ambito logico matematico.
Il colloquio dovrà uscire dai semplici canoni nozionistici e disciplinari e sarà volto ad accertare che lo studente abbia acquisito anche le indispensabili competenze trasversali.
Lo stesso dirigente scolastico della scuola assumerà il ruolo di presidente della commissione; non sarà più costretto a recarsi in altro istituto per svolgere lo stesso ruolo, per altro non retribuito oltre lo stipendio standard.
Documento finale del primo ciclo
Anche l’esito dell’esame di Stato del primo ciclo sarà espresso in lettere e terrà conto sia del percorso scolastico del triennio che degli esiti delle prove d’esame. Nel diploma, accanto alla valutazione espressa dalla commissione, saranno riportati gli esiti delle prove Invalsi.
Apprezzabile lo sforzo del Governo di tendere a una valutazione finale formativa al fine di uscire dalla logica della media aritmetica. Riteniamo necessario però, per scongiurare ad esempio la traduzione automatica delle lettere in numeri, investire nella formazione dei docenti e nel coinvolgimento delle famiglie.
La coesistenza, inoltre, di due valutazioni finali, l’una fornita dall’Invalsi e l’altra dalla commissione, non appare allo stato attuale una soluzione efficace: le eventuali difformità tra i due esiti potrebbero creare situazioni di disorientamento negli studenti e nelle famiglie.
Il percorso di cambiamento è stato tracciato, ora si tratta di procedere con soluzioni uniformi su tutto il ciclo di studi in modo da rendere coerente l’intero sistema.

Sicurezza stradale, arriva il nuovo portale per le scuole

da Il Sole 24 Ore

Sicurezza stradale, arriva il nuovo portale per le scuole

L’educazione stradale comincia a scuola: il ministero dell’Istruzione e quello delle Infrastrutture hanno lanciato il nuovo portale www.edustrada.it , uno spazio interattivo dedicato alla raccolta e lo scambio di contenuti informativi e didattici, aperto anche ai suggerimenti dei ragazzi. Uno strumento di prevenzione contro gli incidenti stradali che, ha spiegato il sottosegretario Miur Gabriele Toccafondi « in Italia hanno numeri ancora troppo elevati».

Il Miur: qest’anno oltre 30 progetti negli istituti scolastici
Nel 2015 si sono verificati in Italia 173.892 incidenti stradali con lesioni a persone, e ogni milione di abitanti si contano 52 morti per incidente stradale nella Ue, e 56,3 nel nostro Paese, ha il sottosegretario Toccafondi presentando il nuovo portale. Il Miur ed il Mit già da alcuni anni stanno lavorando insieme
ad azioni e progetti negli istituti scolastici, e nello scorso anno scolastico sono stati coinvolti più di 117 mila studenti.
«Quest’anno – ha aggiunto Toccafondi – abbiamo raddoppiato, con 30 progetti nazionali oltre a quelli territoriali e un luogo virtuale di incontro». La nuova piattaforma interattiva informa le scuole sulle iniziative di educazione stradale realizzate a livello nazionale e territoriale in collaborazione con la Polizia Stradale, l’Aci, la Fondazione Ania, l’Associazione Guarnieri.

A lezione di Codice della strada
«Con la patente a punti, negli ultimi dieci anni, il numero degli incidenti mortali è dimezzato ma non basta» ha detto il viceministro ai Trasporti, Riccardo Nencini, spiegando che «anche quest’anno torneremo nelle scuole a spiegare e condividere con i ragazzi le linee guida del nuovo Codice della Strada e a chiedere agli studenti collaborazioni con le istituzioni, valutando di premiare elaborati e proposte innovative». Con il portale, ha aggiunto, «vogliamo attingere anche ai suggerimenti dei ragazzi. Casco obbligatorio in bici o no? In questa forma di sinergia l’abbiamo concepito: informare e avere indietro consigli».

Valutazione dei presidi, si parte

da ItaliaOgg

Valutazione dei presidi, si parte

Le Linee guida alla firma del ministro, prima scadenza a fine settembre. Ecco criteri e documenti

Alessandra Ricciardi

Il meccanismo, nei suoi vari passaggi e contrappesi, è stato oliato fino all’ultimo. Ora è tutto pronto. Le Linee guida sulla valutazione dei dirigenti scolastici sono sul tavolo del ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. ItaliaOggi le ha lette. Saranno licenziate e inviate a direttori scolastici regionali e presidi nei prossimi giorni.

Del resto la prima scadenza utile è abbastanza ravvicinata, fine settembre, quando i direttori degli usr dovranno definire gli obiettivi dei presidi e inserirli nel relativo incarico di lavoro. Obiettivi che varranno per un triennio e però «potranno essere aggiornati annualmente, ma solo per situazioni particolari e previo accordo con l’interessato».

La valutazione dei dirigenti, prevista dalla riforma della Buona scuola, legge 107/2015, avrà effetti sul rinnovo degli incarichi e sulla retribuzione di risultato. La direttiva madre, la n. 36 del 18 agosto, ha fissato quattro livelli di giudizio, legati al raggiungimento degli obiettivi: pieno raggiungimento, avanzato raggiungimento, buon raggiungimento, ovvero mancato raggiungimento. Caso quest’ultimo che, dopo un confronto con l’interessato ed esperite le eventuali azioni di supporto, potrà portare al trasferimento del dirigente ad altro incarico e nei casi più gravi al licenziamento. Il punto di riferimento generale, mette in chiaro il documento, è il traguardo triennale previsto dal Rav, il rapporto di autovalutazione, mentre oggetto della valutazione sarà l’andamento annuale, l’avvicinamento, riscontrabile dai dati a sistema, rispetto agli obiettivi.

Nel giudizio peseranno le capacità organizzative e di conduzione unitaria della scuola, per un 60%, rilevate attraverso vari documenti, Rav, Snv, la distribuzione del Fondo di istituto e i documentidi indirizzo della scuola; la capacità di valorizzare le risorse professionali, l’impegno e il merito dei singoli conteranno per un 30%. In questo caso farà testo il fondo per la valorizzazione del merito, ma anche il piano di formazione, la ricerca, in generale la gestitone delle risorse umane. Il 10% del giudizio complessivo dipenderà invece dall’apprezzamento dell’operato all’interno della comunità professionale e sociale. E dunque conterà il giudizio dei docenti, rilevato attraverso un questionario, con dati e riscontri anche da parte degli stakeholder.

Il direttore, in base alla valutazione dell’azione dirigenziale e dei risultati conseguiti, stila ogni anno i provvedimenti di valutazione a seguito dell’istruttoria effettuata dal nucleo di valutazione. Il punto si farà alla fine della durata triennale dell’incarico. Nel caso in cui nel corso dell’anno si evidenzino degli elementi di giudizio che possono condurre a un giudizio negativo, il direttore potrà convocare l’interessato, per un primo contraddittorio. Contraddittorio garantito anche alla fine del triennio, per la valutazione complessiva.

Per l’anno che è appena iniziato ecco le scadenze: definizione e consegna degli obiettivi dal direttore regionale al preside entro settembre 20156; formulazione del piano regionale di valutazione entro dicembre 2016; da gennaio a maggio 2017 si terrà l’autovalutazione annuale da parte del dirigente, che resta il passaggio fondante dell’intero processo, attraverso un format comune sulle azioni realizzate e i risultati ottenuti; entro agosto 2017, la valutazione di prima istanza da parte del nucleo, con eventuale visita presso l’istituzione scolastica. E valutazione da parte dei direttore, con riferimento al lavoro di prima istanza del nucleo. Il direttore potrà anche discostarsi dal giudizio del nucleo, lo dovrà motivare.

Entro dicembre 2017, infine, ci sarà la restituzione dei riscontri della valutazione da parte del direttore, obbligatoria in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, a richiesta dell’interessato in caso di valutazione positiva. «Il direttore comunicherà comunque i dati generali sui risvolti della valutazione annuale a tutti i dirigenti in una dimensione di orientamento e sviluppo della professionalità». Corsi di formazione per i direttori regionali saranno avviati a breve.

L’organico dell’autonomia parte, ma con il freno a mano tirato Un abisso tra le richieste delle scuole e il personale assegnato

da ItaliaOggi

L’organico dell’autonomia parte, ma con il freno a mano tirato Un abisso tra le richieste delle scuole e il personale assegnato

La personalizzazione dell’offerta formativa deve fare i conti con la preparazione e il reclutamento dei docenti

Giovanni Bardi

Con il nuovo anno scolastico parte anche l’organico dell’autonomia. Il miur ne ha tracciato le possibilità di utilizzo. Ma l’impressione è che si stia iniziando a guidare col freno a mano tirato. Destinato a soddisfare una varietà di istanze di potenziamento organizzativo e didattico, restano ancora da sciogliere alcuni nodi soprattutto in rapporto al curricolo della secondaria. L’organico dell’autonomia, si legge nella nota 2852 del 5 settembre, a firma del capo dipartimento Rosa De Pasquale, punta a realizzare quella che gli inglesi chiamano taylorizzazione dell’offerta formativa, ovvero la cucitura di un «vestito su misura per ogni studente». Ma è proprio sulla personalizzazione che l’organico dell’autonomia sarà chiamato a misurarsi. L’organico dell’autonomia, infatti, ambisce a riuscire laddove già altri strumenti dell’autonomia, come la flessibilità organizzativa, non sono riusciti.

Organico e governo del reclutamento. Innanzitutto c’è un problema di disponibilità di docenti da abilitare e inserire nel ruolo nelle classi di concorso richieste dai piani di miglioramento e dai Ptof delle scuole. Se la scuola nel Pof e nel Pdm ha previsto di potenziare italiano e matematica e si vede assegnati insegnanti di disegno tecnico e scienze umane, salta la «corrispondenza tra le attribuzioni dei posti e la specificità dell’offerta formativa». Il problema è stato il piano assunzionale e la mobilità straordinaria, dicono dall’amministrazione, per cui per questo turno bisogna accontentarsi. Ma per i prossimi trienni? Ci sarà bisogno di fare perno sull’orientamento alla professione docente, per preparare, dall’università ai Tfa e ai concorsi, l’indotto dell’offerta capace di corrispondere alla domanda di insegnamenti specifici proveniente dal Ptof delle scuole. In tutto questo andrà anche affrontato in modo ancora più specifico il problema del teacher shortage dei docenti di matematica. Sono loro quelli più richiesti dalle scuole ma anche i più difficili da trovare.

Organico e flessibilità. L’organico dell’autonomia si muove in una logica unitaria che vede insieme posti comuni, di sostegno e di potenziamento, in modo «funzionale alle esigenze didattiche, organizzative, progettuali» delle scuole. Con esso si realizzano attività di insegnamento, sostegno, potenziamento, nonché per quelle di progettazione, organizzazione e coordinamento. Ben sei funzioni che sostanzialmente cercano di rispondere, tutte insieme, al vuoto di quadri intermedi a livello organizzativo e di eccellenza didattica a livello di personalizzazione di apprendimento. L’onnicomprensività, a valle della singola scuola dell’autonomia, si attaglia però meglio ad un tipo di scuola come quella primaria, in cui non c’è un problema di specializzazione disciplinare dell’insegnamento e della relativa classe di concorso come alle secondarie. La verità è che nella scuola dell’autonomia, soprattutto a livello secondario, non è passata, perché non si è investito, la flessibilità organizzativa e didattica. Era già accaduto con la riforma del 2003 e lo stesso legislatore della 107 se n’era accorto, quando al comma 3 parla di pieno raggiungimento del curricolo «mediante le forme di flessibilità dell’autonomia didattica e organizzativa previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275». Guardando però i dati miur, ad esempio, al liceo, si nota come si ricorra alle unità orarie inferiori ai 60 minuti solo nel 3% dei casi a livello nazionale mentre il 96% collochi gli interventi in orario extracurricolare.

Organico e reti. L’altra dimensione tutta da esplorare è quella delle reti. Gli orientamenti non ne parlano, ma sarà questo un altro fronte da esplorare nella direzione del Pof del territorio. Di questo infatti si parla ma non è chiara, da questo punto di vista, la portata territoriale dell’organico dell’autonomia e il ruolo delle reti. C’è da dire che i presidi avevano chiesto una conferenza di servizio che garantisse l’equità delle scelte e delle attribuzioni. Non c’è dubbio che si tratterà di un terreno tanto minato quanto interessante e su cui le scuole saranno chiamate ad aprirsi e a confrontarsi nel prossimo periodo.

Scuola sotto scacco in tre mosse

da ItaliaOggi

Scuola sotto scacco in tre mosse

L’analisi impietosa dell’Ocse che ora punta sulla svolta annunciata dalla Buona scuola. Fattori di debolezza: salari bassi, prof anziani, troppe donne

Giovanni Scancarello

Basso il profilo della scuola italiana uscito da Education at a Glance 2016, lo studio annuale dell’Ocse che fotografa la condizione dell’istruzione di una quarantina di Paesi del mondo. A connotare la nostra immagine soprattutto la condizione retributiva, il tasso di femminilizzazione e di anzianità dei docenti. Tutti tratti distintivi di una idea generalizzata di second’ordine della scuola nella scala dei valori della società e delle priorità degli interventi pubblici.

Dal 2010 al 2014 i salari degli insegnanti italiani sono diminuiti del 7% in termini reali sia nella scuola primaria che in quella secondaria. Nel 2014, la retribuzione di un docente con 15 anni di esperienza rappresentava solo il 93% del valore che aveva 14 anni prima, nel 2000. Questo è il principale motivo che spiega la diminuzione del costo per studente del salario degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado (-5%). Dato confermato anche per la scuola primaria, dove per effetto della stretta sulla scuola del 2008, quindi dell’aumento del numero di alunni per classe e del numero di alunni per docente nello stesso periodo, si assiste ad una diminuzione sensibile sul costo del salario per studente (-13%). L’Ocse rileva che gli stipendi dei docenti italiani risultano più bassi della media dei Paesi Ocse, dal 76 al 93% della media delle retribuzioni dei docenti dei Paesi Ocse. Anche la progressione retributiva è poco significativa: «Gli stipendi di base dei docenti», dicono dall’Ocse, «sono identici nella scuola primaria e dell’infanzia e sono molto simili nel secondario di primo grado e di secondo grado. Il rapporto delle retribuzioni massime rispetto ai salari all’inizio della carriera è relativamente basso. In Italia, gli stipendi degli insegnanti aumentano lungo tutto l’arco della carriera, ma solo in misura limitata. Le retribuzioni massime degli insegnanti dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria sono superiori dal 47% al 57% rispetto alle remunerazioni iniziali, mentre la media dell’Ocse varia dal 65% al 70%».

L’età media degli insegnanti italiani è fra le più alte nel mondo. Nel 2014, l’Italia registrava la più alta percentuale d’insegnanti ultracinquantenni tra i Paesi dell’Ocse. Il 58% sta nella scuola primaria, il 59% nella scuola secondaria di primo grado e il 69% nella quella secondaria superiore. «Poiché molti insegnanti si avvicinavano all’età del pensionamento, sottolinea l’Ocse, l’Italia ha preso misure per rinnovare il suo corpo insegnante mediante significative misure di assunzione d’insegnanti previste dalla riforma del sistema d’istruzione del 2015-16. Questo potrebbe potenzialmente cambiare la distribuzione generale dell’età in Italia sia nell’istruzione primaria che in quella secondaria». Insomma, l’Ocse stesso si aspetta che il dato sull’anzianità dei docenti italiani risulti drasticamente modificato in conseguenza del piano assunzionale della Buonascuola, che però si accompagna ad un orientamento alla professione da parte di molti giovani che, dice l’Ocse, non trovano di meglio: «Molti giovani in Italia sono attratti dalla carriera dell’insegnamento, probabilmente anche a causa della difficoltà di trovare posti di lavoro sicuri in altri settori».

La componente di genere. In Italia, la distribuzione di genere nell’organico dei docenti è meno equilibrata rispetto al resto dei Paesi Ocse: quasi otto docenti su dieci, infatti, sono donne nell’insieme dei livelli d’insegnamento (rispetto a una media OCSE di 7 su dieci). Ciò si riflette nelle discipline di studio scelte dagli studenti: il 90% dei laureati nel campo dell’insegnamento è di sesso femminile. Squilibrio di genere che si riduce in riferimento ai dirigenti scolastici: «Sebbene il 78% degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado sia di sesso femminile, solo il 55% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile».

Supplenti, contratti a termine senza data e girandola di docenti

da La Tecnica della Scuola

Supplenti, contratti a termine senza data e girandola di docenti

Scuole che funzionano a mezzo servizio, costrette a ridurre gli orari di lezione perché mancano gli insegnanti e le cattedre scoperte non vengono assegnate né ai docenti di ruolo né ai supplenti”.

“L’anno scolastico è partito nel caos più totale e a rendere ancora più grave la situazione c’è anche la questione dei precari assunti a tempo determinato dai dirigenti scolastici con contratti ‘fino all’avente diritto’ in attesa della presa in servizio dei titolari di cattedra e in assenza di indicazioni specifiche sulle supplenze da parte del Miur. E’ evidente che la scuola italiana resti ancora affetta dalla cosiddetta ‘supplentite’ e sia ben lontana dalla via di guarigione”. La denuncia arriva dalla Gilda degli Insegnanti alla quale in questi giorni stanno giungendo numerose segnalazioni di precari che stanno ricevendo incarichi a termine ma paradossalmente senza data di scadenza.

Se nel corso dell’anno scolastico le cattedre assegnate adesso ai supplenti fino ad avente diritto saranno coperte dai titolari – spiega il coordinatore nazionale Rino Di Meglio – il contratto stipulato dai precari si trasformerà in un licenziamento senza preavviso per il quale il supplente licenziato potrà chiedere un risarcimento. Secondo quanto stabilito dal Ccnl, infatti, per ogni contratto disdetto lo Stato dovrà corrispondere un’indennità di mancato preavviso pari a un minimo di due mensilità. Questa girandola di supplenze, inoltre, rischia di provocare gravi ricadute anche sulla didattica. Una situazione caotica – conclude Di Meglio – che la legge 107/2015 ha ulteriormente aggravato”. 

Il Ds non può imporre ai docenti la formazione come obbligatoria

da La Tecnica della Scuola

Il Ds non può imporre ai docenti la formazione come obbligatoria

Il dirigente scolastico che sostiene l’obbligatorietà della formazione ai docenti, ai sensi del comma 124 dell’art. 1 della legge 107/2015, cade in un grave errore.

Bisogna sapere che la legge 107/2015 ha introdotto l’obbligatorietà della formazione, permanente e strutturale, per tutti i docenti di ruolo, ma questa formazione è legata ad un decreto del MIUR in cui sarà disposto un Piano nazionale di formazione triennale. Infatti il comma 124 dell’art.1 della legge 107/2015 dispone che: “Nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di  formazione  sono  definite dalle singole  istituzioni  scolastiche  in  coerenza  con  il  piano triennale dell’offerta formativa e con i risultati emersi  dai  piani di  miglioramento  delle   istituzioni   scolastiche   previsti   dal regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28 marzo 2013, n. 80, sulla base delle priorità nazionali indicate  nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della  ricerca,  sentite le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria”.

L’applicazione dell’art. 1 comma 124 della legge 107/2015 non può essere imposta come obbligatoria dal Ds ai docenti di ruolo, perché in tale comma si specifica che l’applicazione di tale norma è strettamente legata alla adozione di un Piano Nazionale di Formazione, allegato a un decreto del MIUR.

Nella nota Miur n. 35 del 7 gennaio 2016 si evince che il Piano Nazionale di formazione è in fase di redazione, ma ancora non è stato adottato e si immagina che possa essere discusso e approvato in seno alla piattaforma del rinnovo del contratto della scuola.

In attesa della definizione del decreto del MIUR e del rinnovo contrattuale, è logico dedurre che ci si trova in una fase transitoria dove l’obbligatorietà della formazione dei docenti non è applicabile, di conseguenza è il Collegio dei docenti nella stesura del PTOF che potrà per adesso programmare, se lo ritiene opportuno, degli specifici percorsi di formazione. Ovviamente se nel PTOF deliberato dal Consiglio d’Istituto c’è una particolare esigenza di formazione da parte dei docenti, questa diventa di fatto obbligatoria.

Pertanto, se nel POF triennale saranno inserite attività di formazione richieste per tutti i docenti, queste saranno obbligatorie già da quest’anno, se invece il Collegio ha ritenuto di non richiedere alcuna formazione, nessun Ds può imporre, almeno per questo anno scolastico, una formazione obbligatoria ai sensi del comma 124 dell’art. 1 della legge 107/2015.

Elezioni organi collegiali: per il 2016/2017 tutto come prima

da La Tecnica della Scuola

Elezioni organi collegiali: per il 2016/2017 tutto come prima

Per le prossime elezioni degli organi collegiali, il Miur ha dettato le istruzioni operative per l’a.s. 2016/2017 con la circolare 7 prot. 10629 del 21 settembre 2016, confermando, in sostanza, le istruzioni già impartite nei precedenti anni.

Restano, pertanto, ferme le procedure previste dall’ordinanza ministeriale n. 215 del 15 luglio 1991, modificata ed integrata dalle successive OO.MM.

Entro il 31 ottobre 2016 dovranno concludersi le operazioni di voto per gli organi di durata annuale e quelle per il rinnovo annuale delle rappresentanze studentesche nei consigli di istituto delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di II grado non giunti a scadenza, con la procedura semplificata di cui agli articoli 21 e 22 dell’ordinanza citata.

Le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto scaduti per decorso triennio o per qualunque altra causa, nonché le eventuali elezioni suppletive nei casi previsti, si svolgeranno secondo la procedura ordinaria di cui al titolo III dell’ordinanza medesima. La data della votazione sarà fissata dal Direttore generale di ciascun ufficio Scolastico Regionale, per il territorio di rispettiva competenza, in un giorno festivo dalle ore 8,00 alle ore 12.00 ed in quello successivo dalle ore 8,00 alle ore 13,30, non oltre il termine di domenica 20 e lunedì 21 novembre 2016.

Come gli anni scorsi, nelle istituzioni scolastiche che comprendono al loro interno sia scuole dell’infanzia, primarie e/o secondarie di primo grado, sia scuole secondarie di secondo grado, invece, continuerà ad operare il commissario straordinario, non essendo ancora intervenuta una soluzione normativa circa la composizione del consiglio di istituto delle scuole in questione.

Renzi, nuova flessibilità dall’UE per la scuola

da tuttoscuola.com

Renzi, nuova flessibilità dall’UE per la scuola

L’Italia è in procinto di ottenere dall’Unione europea nuova flessibilità di bilancio per finanziare la spesa per l’edilizia scolastica e le infrastrutture. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in un dibattito con Marco Travaglio andato in onda su ‘Otto e mezzo’, il talk serale moderato da Lilly Gruber su La7.

Tutto ciò che servirà per immigrazione e scuole è prioritario, quindi sarà fuori dal Patto di stabilità“, ha detto il capo del governo. “Questo ho detto a Juncker [il presidente della Commissione europea] e credo che su questo ci sia consenso nell’Unione europea“, ha aggiunto.

Giannini: algoritmo perfetto, si chiude a fine settembre

da tuttoscuola.com

Giannini: algoritmo perfetto, si chiude a fine settembre
Annunciato nuovo concorso per dirigenti scolastici

L’algoritmo per la mobilità dei docenti “ha funzionato perfettamente”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini durante un’audizione davanti alle commissioni Cultura di Camera e Senato. Giannini ha detto che “su un totale di 207mila casi, sono 3mila i docenti interessati ad una procedura conciliativa: la percentuale è quindi del 2,5%”.

Ciò non toglie – ha aggiunto – che ci sia una totale sensibilità per le persone colpite da errore e stiamo cercando di porre rimedio. È un atto di umiltà e necessaria consapevolezza da parte del Governo e mio personale, ma non vuol dire che il sistema non ha funzionato”. Quanto alle nomine, ha aggiunto il ministro, il lavoro “è in corso e calcoliamo che debba essere completato entro la prossima settimana, quindi entro la fine del mese di settembre”.

Per quanto riguarda la dirigenza scolastica “sono state autorizzate 285 nuove immissioni a ruolo per il 2016 e 2017, che ancora non completano il plafond necessario per l’eliminazione del fenomeno della reggenza ma sono destinate a concorso”. Quindi “bandiremo un concorso per tutti i posti vacanti e disponibili in quest’anno scolastico e per quelli che si renderanno disponibili nel corso del triennio – ha precisato Giannini – e questo consentirà, con un calcolo approssimativo, di limitare le reggenze a 330 scuole che restano sottodimensionate. È un decremento fortissimo della presenza di dirigenti scolastici reggenti, che oggi sono 1400 su 7200 presidi o dirigenti in servizio”.