Autismo, la comprensione delle intenzioni altrui non è legata al QI

Redattore Sociale del 27-09-2016

Autismo, la comprensione delle intenzioni altrui non è legata al QI

La valutazione della capacita’ di comprendere le intenzioni altrui in un bambino autistico, al momento della presa in carico, e’ il miglior predittore di un’evoluzione positiva della sintomatologia. Lo conferma una ricerca dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), pubblicati sulla rivista internazionale ‘Current Pediatric Research. International Journal of Pediatrics’ (http://www.currentpediatrics.com/inpress.php) dal titolo ‘The understanding of others intentions can predict the improvement of symptomatology in children with autism? An exploratory study’.

L’IdO ha somministrato a 100 bambini non verbali con autismo (di cui 68 con autismo e 32 coinvolti nello spettro autistico inseriti nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga) e a 50 minori non autistici, ma con ritardo cognitivo, la prova dell’Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff. I risultati della ricerca saranno presentati nel dettaglio al XVII Convegno nazionale dell’IdO ‘Dal processo diagnostico al progetto terapeutico. Per un approccio mirato al singolo bambino’, dal 21 al 23 ottobre nella Capitale. La partecipazione alla diretta streaming nazionale e’ gratuita. Tutte le informazioni sul sito www.ortofonologia.it.

“Dallo studio e’ emerso che il deficit di tale capacita’ e’ una caratteristica specifica dell’autismo in quanto, non risultando compromessa nel gruppo di controllo con disabilita’ cognitiva, evidenzia la sua natura piu’ socio-relazionale che cognitiva. Infatti- spiegano i clinici- a distanza di due anni dalla prima prova e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia passando da una condizione di autismo ad una di spettro autistico”.

La ‘Intention Condition of Behavioral enacment procedure di Meltzoff’ ha permesso di quantificare la presenza della capacita’ di comprendere le intenzioni altrui. La prova e’ rapida e di facile somministrazione, richiede un tempo minimo di attenzione da parte del bambino e risulta utilizzabile anche nei casi con sintomatologia severa. “È stata somministrata durante le prime fasi del processo diagnostico, prima del percorso terapeutico, per verificare se la comprensione delle intenzioni altrui (UOI – understanding of others intentions) fosse ugualmente compromessa nei bambini con sola disabilita’ intellettiva e nei bambini con autismo, in cui il deficit oltre che intellettivo e’ prevalentemente socio-relazionale. I risultati ottenuti con la presente ricerca assumono un importante valore sul piano clinico per vari motivi- continua l’equipe dell’IdO-. È emerso che, nonostante tutti i bambini del campione di studio fossero caratterizzati da deficit cognitivo, la UOI era significativamente piu’ bassa nei bambini con autismo, rispetto sia a quelli dello spettro che a coloro che avevano ritardo cognitivo. Questi ultimi due gruppi ottenevano in media punteggi adeguati di UOI. Un risultato che potrebbe spiegare la disomogeneita’ degli studi emersi in letteratura rispetto all’UOI nell’autismo, in quanto in tali ricerche non viene definito il livello di gravita’ della sintomatologia autistica”.

I dati della presente ricerca suggeriscono inoltre che la prova di Meltzoff “possa permettere di discriminare bambini con autismo da quelli con disturbo autistico (classificazione basata sui punteggi ADOS), piu’ di quanto facessero le prove di comprensione della falsa credenza. Il deficit dell’UOI si presenta come caratteristica specifica dell’autismo e non della sola disabilita’ intellettiva- precisano gli autori nell’articolo- poiche’ non risulta compromessa nel gruppo di minori con ritardo cognitivo. Cio’ sembra essere confermato anche dalle analisi di correlazione che mettono in evidenza quanto gli aspetti cognitivi e di comprensione delle intenzioni siano collegati sia in assenza di sintomatologia autistica (come emerso dal gruppo con ritardo cognitivo), sia in presenza di una sintomatologia grave (come emerso dal gruppo con autismo). Nel gruppo dei bambini nello spettro, invece, tale relazione lineare non risulta significativa e cio’ potrebbe essere espressione della disarmonia e della mancanza di integrazione delle competenze socio-cognitive che li caratterizzano. Essendo infine una categoria caratterizzata da sintomatologia meno grave, i bambini dello spettro ottengono da subito buoni risultati nella prova per valutare la UOI, indipendentemente dal livello cognitivo. È un’ulteriore conferma- concludono- che la UOI sia connessa alla gravita’ dell’autismo e non al QI”.

Scuola: Spazio al tuo futuro

 

file-27-09-16-16-43-05Riparte il concorso per portare gli studenti a bordo della stazione spaziale

Pronto a decollare il concorso “Scuola: Spazio al tuo futuro – Innovatio, Scientia, Sapientia” che porterà le scuole a bordo della Stazione spaziale internazionale (ISS). L’iniziativa, promossa dal Ministero della Difesa assieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), è rivolta agli alunni delle scuole secondarie di II grado. L’obiettivo del progetto lanciato nello scorso mese di dicembre è portare, in un’ottica di sinergia istituzionale tra MIUR, Difesa, ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e Forze Armate Italiane, lo Spazio nelle scuole italiane coinvolgendo gli alunni in un percorso didattico e formativo che li avvicinerà al mondo della tecnologia aerospaziale e dell’astronautica. Un settore che vede l’Italia protagonista nello spazio a partire dal primo lancio effettuato il 15 dicembre 1964, che fece del nostro Paese il terzo nella storia, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a lanciare un satellite, grazie al Generale Luigi Broglio dell’Aeronautica Militare e al lavoro integrato di ricercatori universitari e di personale qualificato. Lo spazio e l’aerospazio come dimensione quotidiana fatta di ricerca e innovazione, ma anche di scelte di vita ed opportunità per costruire il futuro, soprattutto quello delle giovani generazioni.

Il concorso viene ora rilanciato con alcune modifiche e integrazioni al Regolamento e con le indicazioni tecniche per realizzare il progetto. A presentarlo, questa mattina a Firenze, a Palazzo Vecchio, il Sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi; il Tenente Colonnello Walter Villadei, cosmonauta dell’Aeronautica Militare; Vittorio Cotronei (Agenzia Spaziale Italiana, ASI) e la vicesindaca e assessore all’Educazione del Comune di Firenze Cristina Giachi.

“Finalmente un piano di attività didattiche di eccellenza – ha spiegato il Sottosegretario Toccafondi – che coinvolgerà gli studenti attraverso un concorso unico per prestigio, valenza formativa e originalità. La missione dell’iniziativa è quella di far partecipare attivamente i ragazzi nelle attività spaziali, cercando di stimolare la loro passione per gli studi scientifici e ingegneristici, attraverso attività dirette e concrete. Crediamo nei nostri studenti e vogliamo investire nel loro futuro anche attraverso queste attività che permettono loro di fare esperienze formative di altissimo livello. Il lavoro comune di due Ministeri, dell’Agenzia Spaziale e di tante realtà scientifiche ed istituzionali, dimostrano quanto la scuola italiana stia cambiando con l’obiettivo della crescita dei nostri ragazzi”.
La stazione spaziale è il più grande laboratorio mai realizzato nello spazio. Un’avventura ed un impegno fatto di cooperazione internazionale, condivisione di conoscenza, tecnologia avanzata e passione umana. Gli alunni avranno l’occasione di vedere da vicino il funzionamento e l’organizzazione della ISS. I progetti più innovativi delle scuole verranno posti all’attenzione dell’ASI per una valutazione complessiva della loro fattibilità in orbita e per una eventuale successiva possibilità di volo su ISS e/o altre piattaforme spaziali.

Gli istituti saranno affiancati in un continuo sistema di tutoraggio da enti di ricerca, università, industria, per creare sinergicamente una combinazione vincente, che porterà gli studenti italiani ad essere protagonisti attivi in questo percorso, fatto di diverse tappe fino a giungere alla premiazione finale a maggio del 2017. L’iniziativa punta a coinvolgere direttamente molissimi studenti nelle varie presentazioni, che sono in corso di definizione in numerose città italiane, e costituirà per docenti e studenti occasione di confronto e approfondimento con vari conoscitori ed esperti nel campo delle conoscenze spaziali.

Concorso a Cattedra: Italiano L2 e le altre nuove classi di concorso

Concorso a Cattedra: Italiano L2 e le altre nuove classi di concorso, l’Anief mette alle strette il MIUR in tribunale

Il Consiglio di Stato, in sede cautelare, chiede al MIUR chiarimenti sull’esclusione dei docenti laureati dalla possibilità di partecipare al concorso a cattedra 2016 per tutte le nuove classi di concorso per cui non sono stati mai attivati i Tirocini Formativi Attivi. “Stiamo parlando – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – di tutte quelle classi di concorso di nuova istituzione, prima fra tutte la A-23, Lingua italiana per discenti di lingua straniera, per cui mai nessun docente ha potuto conseguire specifica abilitazione, proprio perché istitutite ex novo con il DPR n. 19/2016 emanato pochi mesi prima del concorso. Per questi docenti, in possesso di titoli di accesso utili all’insegnamento per queste classi di concorso di nuova istituzione, abbiamo chiesto che il Consiglio di Stato concedesse tutela cautelare e, se ci darà ragione, otterremo per centinaia di ricorrenti, per lo più docenti precari da molti anni, l’accesso al concorso 2016 anche tramite l’attivazione di prove suppletive. Adesso è il MIUR a doversi “giustificare” e a spiegare in tribunale come sia possibile escludere i laureati dalla partecipazione a un concorso per cui nessuno poteva possedere specifica abilitazione per classi di concorso istituite solo poco prima del bando”.

Progetto “TUTTO A SCUOLA”

Progetto “TUTTO A SCUOLA”
Lettera di Patricia Tozzi a Maurizio Tiriticco

 

Caro Maurizio,

sai che ti seguo da sempre e mi sono formata come docente anche grazie ai tuoi insegnamenti. Ho letto l’ultimo tuo scritto pubblicato su Edscuola e voglio condividere con te alcune riflessioni.

I miei alunni del corso D dell’IC Leonardo da Vinci di Roma sono da molti anni coinvolti in un percorso laboratoriale che riguarda lo studio della matematica e delle scienze. Ho chiamato il mio progetto “TUTTO A SCUOLA”, perché i miei alunni lavorano solo a scuola e, grazie a questa metodologia laboratoriale, riesco a ottenere straordinari risultati senza assegnare, se non in casi rarissimi, compiti a casa. Ho capovolto l’azione didattica con una didattica “rovesciata” che mette al centro l’alunno che costruisce il suo percorso di apprendimento.

Non c’è la lezione frontale tradizionale, non ci sono compiti aggiuntivi oltre l’orario scolastico: si lavora in laboratorio, in classe, in gruppo; l’apprendimento è fortemente cooperativo e condiviso. Se intendi questa metodologia quando parli di insegnante “muto”, ebbene si,un po’ muta sono anche io!

Il mio progetto è molto diverso dalle ormai famose FLIPPED CLASSROOM e da tutti quei metodi che prevedono che sia il docente a preparare e mettere on line il materiale che poi gli alunni debbano studiare a casa. I miei alunni studiano a scuola e sono veramente bravi!

L’ambiente in cui operiamo può essere l’aula, se l’attività non richiede particolari attrezzature; comunque, può essere anche qualsiasi laboratorio attrezzato (aula Lim, laboratorio multimediale, laboratorio scientifico, biblioteca ecc.) e può essere variato durante l’anno a seconda delle esigenze e di ciò che è stato programmato. In questo laboratorio si progetta, si sperimenta, si ricerca e tutti esercitiamo la nostra creatività, anche io che mi sono ritrovata a guidarli a fare inviti, volantini, libri e addirittura a scrivere con loro bellissime poesie!!! Ogni attività è fortemente personalizzata ma anche condivisa nel gruppo, consentendo a ciascun allievo di acquisire un metodo di lavoro personale e di utilizzare le sue attitudini e la sua personale intelligenza.

La motivazione, la curiosità, il metodo della ricerca, l’uso di uno stile cognitivo piuttosto che un altro permettono agli alunni di costruire un percorso individuale mediato poi con il gruppo.

Le ricerche vengono tutte fatte a scuola, nel laboratorio informatico, dove vengono anche letti libri, articoli di giornale, viene usato materiale che documenta il lavoro svolto dagli alunni negli anni precedenti e che è diventato una ricca fonte di documentazione.

I concetti vengono rielaborati, sintetizzati; il confronto fra gli alunni e con me è continuo. L’approccio ad internet è fortemente controllato, programmato, guidato e procede per gruppi. Non lascio mai che l’intera classe vada contemporaneamente in internet, non potrei controllare tutto; l’organizzazione prevede che i gruppi possano accedere un quarto d’ora/venti minuti a turno secondo quanto programmato (ad esempio i gruppi della prima fila il primo quarto d’ora, i gruppi della seconda il secondo quarto d’ora e cosi via…).

Nella mia carriera non ho mai dato ricerche da fare a casa: le ritengo inutili e distraenti; se invece, fatte in laboratorio informatico o alla Lim, generano curiosità, motivazione e apprendimento e non sono sicuramente il solito copia/incolla perche necessitano di rielaborazione e sintesi.

Occorre intendersi meglio sul significato di insegnante “muto”del quale parli nell’articolo. Nella mia esperienza alterno momenti di breve lezione a momenti di interlocuzione con i gruppi, a momenti di osservazione dei processi.

Il primo quarto d’ora è, di solito, un brainstorming di riflessione, durante il quale io guido e modero gli interventi per costruire con loro una mappa concettuale. Poi loro lavorano e io faccio il tutor.

Il lavoro svolto viene salvato su chiavette usb che rimangono sempre a scuola e alla fine dell’anno tutti i prodotti che sono il risultato di un anno di apprendimento, e sui quali sono stati condotte verifiche orali e scritte, vengono illustrati ai genitori e a tutti quelli che vogliono partecipare, che possono fare domande e sentono e vedono per la prima volta parlare gli alunni di un dato argomento.

I genitori non hanno mai visto studiare a casa i propri figli e rimangono strabiliati dalle loro capacità di comunicare, argomentare, confrontare e rielaborare e soprattutto dalla loro creatività, che viene sintetizzata in power point straordinari o in progetti di ricerca sul territorio elaborati con la statistica e spiegati in quel contesto. Sicuramente ricorderai quando due anni fa ti ho invitato e hai partecipato alla manifestazione finale della classe prima D.

Gli alunni, ora in terza, si ricordano di te, ti nominano spesso e hanno intenzione di invitarti alla manifestazione che faremo a maggio.

Tutto il lavoro, svolto a scuola, diventa un bellissimo e sintetico libro di testo, con i contenuti essenziali relativi al programma di quell’anno o un testo divulgativo e creativo, divertente ed originale, sulla storia della matematica e delle scienze, punto di partenza per la trattazione approfondita di alcuni argomenti. Se ad esempio parliamo di Archimede, approfondiremo poi le leve, il principio di Archimede ecc..Se parliamo di Newton, parleremo della luce, della gravitazione universale, dei principi della dinamica, ecc.

Nella classe terza spesso introduciamo un percorso statistico di ricerca sul territorio inerente sempre agli apprendimenti da promuovere.

Questa attività laboratoriale l’ho pensata inizialmente soprattutto per motivare gli alunni con qualche difficoltà, in particolare gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, perché questi progetti permettono la personalizzazione degli apprendimenti e ogni alunno fa ciò che può con quello che sa e apprende facendo.

Ho superato da tempo l’organizzazione rigida della classe e la concezione trasmissiva dell’apprendimento che, nelle nostre scuole, è ancora invece prevalente.

Io taccio e osservo ma, lo confesso, non è stato semplice accettare una classe non muta ma vivace e dialogante! Il lavoro di gruppo non è quasi mai silenzioso.

Va, secondo me, superata la concezione trasmissiva dell’insegnamento che dà maggiore sicurezza agli insegnanti, ma che non consente di cogliere tutti quei processi in cui gli alunni sono coinvolti.

Il dialogo, il confronto continuo sono alla base della mia “classe rovesciata” e in questo sono certamente più “muta” di prima.

La mia classe è un osservatorio privilegiato delle competenze di cittadinanza che gli alunni via via acquisiscono; l’interlocuzione è continua e anche io mi immergo in una affascinante avventura di ricerca, non finisco mai di imparare e di stupirmi della bravura dei miei alunni.

Alla fine dell’anno i miei alunni costruiscono il loro prodotto finale, un bellissimo libro di testo che rimarrà sia in formato Word o Power point che in formato cartaceo ed avranno acquisito, oltre che competenze disciplinari, anche competenze trasversali e di cittadinanza attiva: hanno imparato a imparare, comunicano correttamente i risultati del loro lavoro, hanno conoscenze matematiche, scientifiche e tecnologiche, competenze digitali, sociali e civiche (imparano a confrontarsi e a rispettare le opinioni, a gestire i conflitti) e imprenditoriali (sanno fare un progetto e portarlo a termine nei tempi previsti).

In matematica dopo l’inevitabile spiegazione lavorano in gruppi eterogenei, anche fuori dall’aula (se un alunno si assenta, ha un quarto d’ora di recupero della attività svolta nelle lezioni precedenti da parte di un compagno) e uso molto il peer-tutoring perché i più portati fanno da guida a quelli con intelligenze di tipo diverso e i risultati sono sempre estremamente positivi.

Qualche compito a casa talvolta viene assegnato per consolidare alcuni percorsi, ma è tutto organizzato per un giorno settimanale concordato con i genitori ad inizio anno.

Quando assegno i pochissimi compiti, i ragazzi sanno che sono obbligatori.

La lezione di matematica comincia con l’esposizione degli obiettivi che si intendono raggiungere e alla fine della lezione si ripercorrono gli obiettivi prima enunciati e gli apprendimenti conseguiti, per vedere se sono stati raggiunti.

Il venerdì si riepilogano obiettivi e contenuti trattati durante la settimana, sottolineando su appositi fogli di sintesi, che consegno a genitori e alunni all’inizio dell’anno, i nuclei fondanti della matematica e delle scienze.

L’apprendimento è un percorso a due sensi: tanto imparano gli alunni e altrettanto imparo io continuamente da loro.

E’per me bellissimo vederli lavorare curiosi e motivati, vederli ricercare, creare e inventare interviste immaginarie, costruire i loro libri. Mi diverto e mi rimotivo anche io ogni volta, e questo è uno degli aspetti più belli dell’insegnamento: fare insieme un percorso di crescita, confrontarsi, imparare e sorridere molto insieme.

Cerco sempre di lasciare la loro creatività intatta. Ci sono testi più approfonditi e testi più semplici e superficiali. Ma sai quanto diversi sono i ragazzi e ognuno va motivato e valorizzato per le sue caratteristiche.

Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di spiegarti meglio il mio lavoro, lavoro che amo moltissimo e che è veramente per me il più bello (e faticoso!).

Ti abbraccio con affetto e enorme stima!

Viaggi, dibattiti e stage: la ricetta della scuola che diploma in 4 anni

da la Repubblica

Viaggi, dibattiti e stage: la ricetta della scuola che diploma in 4 anni

Il progetto pilota in un istituto tecnico di Busto Arsizio per allineare la durata delle superiori al resto d’Europa

dal nostro inviato CORRADO ZUNINO

BUSTO ARSIZIO (Varese) – Qui l’alternanza tra scuola e lavoro l’hanno fatta trentatré anni prima, dieci anni prima degli altri l’informatizzazione dell’istituto. Con sole tre stagioni di anticipo sul resto d’Italia, e comunque in compagnia di altre undici scuole pubbliche e private, l’Istituto tecnico economico Enrico Tosi alla periferia di Busto Arsizio ha sperimentato le superiori a quattro anni. Due sezioni su quindici, sei classi. Centocinquanta ragazzi su 1.930, con risultati tra l’eccellente e il sorprendente.

Entro poche settimane la ministra Stefania Giannini firmerà un decreto per rilanciare le scuole secondarie in quattro anni (invece di cinque), costruito sull’idea di sintonizzare il Paese sull’orologio europeo: diplomati a 18 anni (e non a 19). Il tecnico economico Tosi, che dal dopoguerra, dal 1951 esattamente, è un riferimento per “i ragionieri” di uno dei più ricchi distretti industriali d’Europa, l’area Ovest compresa tra Milano e Varese, ha già ragazzi “sperimentali” in terza. Il prossimo anno avranno la maturità. Dicono, tre di loro (Margherita, Lisa e Alberto, impazienti di lavorare in Europa): “In questa scuola le lingue si praticano e poi si viaggia di più”. Si fa tutto in maniera condensata, “intensa” direbbero i telecronisti di Champions: “Ma non più in fretta”, assicurano ancora loro, gli studenti. “Siamo al terzo anno di esperimento e non ci accorgiamo della differenza rispetto ai compagni quinquennali. Le materie da digerire prima, il tempo necessario per farle nostre. Pian piano ci siamo organizzati”.

La novità si costruisce tutti i giorni dalle otto alle due e dieci, al buio: non c’è nessun percorso da seguire, nessun esempio. E allora, a Busto Arsizio e nelle altre undici esperienze, l’anno scolastico parte una settima prima e finisce una settimana dopo, la lezione, appunto, chiude alle 14 e 10 e due volte a settimana si rientra in classe fino alle 17, dopo un passaggio nella mensa al meno uno. “Produciamo molto in gruppo, creiamo presentazioni di prodotti, facciamo marketing applicato”. Durante le learning week, ancora, si prende un tema e lo si sviscera per sette giorni di fila. Nelle classi (comunicanti) con i banchi sistemati a rombo si dibatte una questione – è l’anglosassone debate – offrendo a metà classe la tesi e all’altra metà l’antitesi. Chi sale sul palco deve difendere il proprio punto di vista (public speaking): “Per una generazione cresciuta sugli smartphone imparare a parlare in pubblico è una porta aperta sul mondo”, spiega Elide Casati, docente di lettere.

In una scuola a tensione industriale, gemellata con Manchester, l’ufficio centrale, composto da cinque prof, è quello internazionale. Funziona da settembre a luglio e spedisce ogni anno 600 ragazzi nel mondo. In questo periodo ci sono otto classi in Irlanda, dodici in Gran Bretagna, dieci in Germania. Gli scambi culturali, qui, iniziano in prima. E dalla prima si insegnano e imparano cinque lingue, tra cui il cinese.

Intorno ai due piani del Tosi, le fabbriche del tessile e della meccanica – Dolce & Gabbana, Missoni, Aspesi donna, Yamamay costumi, Alenia che produce elicotteri, la Whirlpool già Ignis – prenotano per tempo i suoi diplomati, che hanno già visto, tra l’altro, agli stage in azienda. Benedetto Di Rienzo è stato il secondo di tre presidi che il tecnico ha avuto in 65 anni di vita, la continuità di dirigenza qualcosa significa. Dice: “Siamo una scuola pubblica che crede nell’eccellenza, ma nell’eccellenza di tutti. Da sei anni produciamo i libri su cui i ragazzi studiano: le famiglie spendono cinque euro a testo e noi ci finanziamo per la prossima iniziativa”. Anche il calcio balilla, aperto ai ragazzi a pagamento, produce reddito per la scuola.

Formati alla cultura del prodotto e della sua vendita, molti studenti del tecnico economico hanno poi scelto di fare altro. Tra gli ex ci sono medici, giornalisti, deejay, psicologi, enologi, un deputato della Lega Nord. “Tutto questo lavoro si fa senza prendere un euro in più”, raccontano le docenti di matematica applicata ed economia aziendale, “l’esperimento quadriennale resta di nicchia, non si può ancora fare su grandi numeri: troppo complesso”. Trenta prof su 170 sono dedicati ai “quattro anni”. Anche al Tosi si sentono i rimbalzi maligni della Buona scuola, le supplenze che girano, i vuoti in cattedra.

Nadia Cattaneo, la preside: “I ragazzi di oggi hanno una modalità di apprendimento non lineare. Sono rapidi, aperti, praticano il sapere interconnesso.

Noi li aiutiamo a sistemare criticamente tutto quello che trovano”. Studenti stressati dalla velocità del ciclo scolastico e che perdono informazioni per strada, correndo? “Il rischio c’è, ma certo questi sono ragazzi tra i più attivi che io abbia mai visto”.

Il governo prepara la riforma al sostegno

da la Repubblica

Il governo prepara la riforma al sostegno

Faraone, sottosegretario all’Istruzione: “Costruiamo un ‘Progetto di vita’ che vada oltre la scuola eliminando macchie di ipocrisia presenti nel nostro sistema scolastico”

Salvo Intravaia

Meno burocrazia e docenti più preparati. Ma anche certezza dei servizi e razionalizzazione delle risorse. Ecco le principali direttrici su cui sta lavorando il governo per la riforma del sostegno, una delle più delicate previste (con delega) dalla Buona scuola. Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione che sta curando il decreto legislativo sulla materia, riassume la complessa riforma nel seguente modo: “Semplificazione, continuità, maggiore formazione e specializzazione per andare incontro alle esigenze reali degli alunni, costruzione di un progetto di vita che vada oltre la scuola e un’inclusione che è responsabilità di tutta la comunità”. Al Miur la parola “sostegno” è stata sostituita da “inclusione” e viene introdotto il concetto di “Progetto di vita” per fare comprendere a tutti che il provvedimento in cantiere vuole prendere in carico tutti – alunni disabili e normodotati, magari con qualche difficoltà anche temporanea – e che l’orizzonte non sarà solo quello degli anni di permanenza a scuola.

Il riferimento è chiaro. La delega si occuperà anche degli alunni con Dsa – Disturbo specifico di apprendimento (disgrafia e dislessia) – ma anche degli alunni con Bisogni educativi speciali (i Bes) tra i quali rientrano anche coloro che sono in condizioni socio-economiche svantaggiate. Insomma, tutti coloro che incontrino difficoltà nell’inserirsi a scuola e nel seguire lo studio. Anche dopo la maturità. Utopia? Vedremo. Intanto la delega è a buon punto perché dopo più di un anno di gestazione dovrà vedere la luce entro metà gennaio. “E’ come se avessimo passato ai raggi X la situazione del nostro Paese, all’avanguardia a confronto con gli altri paesi europei, e fossimo intervenuti puntualmente per debellare – spiega Faraone – quelle macchie di ipocrisia nell’inclusione presenti nel nostro sistema scolastico. Perché c’è ancora tanto che possiamo fare per migliorare la situazione”.

Il tutto in costante contatto “con le famiglie, le associazioni, gli operatori e i territori”. Come spiegato prima, l’inclusione scolastica riguarderà tutti gli alunni, non solo i disabili. La vecchia ma innovativa legge 104 risale al 1992 e necessita di un tagliando. Stato, regioni, enti locali e scuole dovranno garantire – in base alle competenze disegnate dal decreto legislativo in corso di emanazione – servizi e livelli di prestazione unici a livello nazionale. L’assegnazione degli insegnanti di sostegno resterà a carico dello stato che si occuperà anche dell’assegnazione del personale Ata (bidelli specializzati) per l’assistenza igienica, competenza che in questo momento è a carico degli enti locali. Resteranno invece a questi ultimi (consorzi tra comuni e città metropolitane) i compiti, con relativo personale e mezzi, di assistenza per l’autonomia e la comunicazione e il trasporto. La procedura per la certificazione della disabilità – che oggi richiede diversi mesi – verrà semplificata e accelerata attraverso la modifica della commissione medica che certifica l’handicap e la variazione dei criteri stessi della certificazione. Ribaltato il criterio per l’assegnazione delle risorse. “Non è la gravità della disabilità a determinare i bisogni dell’alunno – precisano da viale Trastevere – ma il suo “funzionamento”, ovvero di cosa ha bisogno nel concreto per realizzare il Progetto di vita”. In altre parole, un bambino in carrozzina potrebbe non avere bisogno di un docente di sostegno ma di ambienti senza barriere architettoniche e assistenti all’autonomia. Così le risorse per il sostegno saranno razionalizzate. E’ probabile che in questo modo l’espansione incontrollata degli organici di sostegno – oggi a quota 124mila docenti – cesserà. Perché ad alcuni alunni verrà assegnato soltanto uno o più assistenti e i docenti curricolari verranno formati anche sul sostegno.

Contrariamente a quanto accade oggi, la scuola parteciperà alla stesura del Piano educativo individuale (Pei) che servirà per assegnare le risorse alle scuole. E per garantire la continuità didattica agli alunni disabili, verranno istituiti 4 ruoli ad hoc, oggi inesistenti, per i quattro livelli principali di istruzione: infanzia, primaria, I grado e II grado. E per evitare il balletto di docenti – che entrano di ruolo su sostegno e poi transitato rapidamente su posto comune – è nell’aria un vincolo di permanenza pluriennale. Gli insegnanti di sostegno, che oggi devono fare fronte alle situazioni   più diverse – dovranno essere più preparati: in luogo di 60 crediti formativi universitari, per ottenere la specializzazione su sostegno occorrerà sostenerne 120, il doppio. Ma la formazione specifica su sostegno verrà estesa a tutti i futuri docenti e anche quelli già assunti che dovranno formarsi sulle problematiche dell’inclusione, visto che con la Buona scuola l’aggiornamento sarà obbligatorio.

“Per la prima volta stiamo dicendo con i fatti e non solo a parole – conclude Faraone – che la disabilità non è qualcosa in meno, ma è un valore aggiunto che la società deve essere in grado di accogliere e di fare prosperare. Ragioniamo di progetto di vita e non più e non soltanto di piano educativo individualizzato perché non vogliamo più che la scuola sia l’unico luogo di inclusione, al punto da spingere i genitori a chiedere per i propri figli disabili più e più volte la bocciatura. Stiamo lavorando affinché ogni insegnante – e non solo quelli di sostegno, che ringrazio per il loro lavoro straordinario – sia formato per garantire l’inclusione, siamo impegnati per uniformare le certificazioni e non creare disparità di trattamento né tra persone

né da un territorio all’altro. Con la prima legge sull’autismo e quella sul “dopo di noi”, che il governo sta portando avanti, siamo sulla strada giusta, guardando a una società che deve arricchirsi della diversità e non mettere nessuno ai margini”.

Troppi supplenti e vuoti in cattedra, meglio iniziare la scuola ad ottobre

da La Tecnica della Scuola

Troppi supplenti e vuoti in cattedra, meglio iniziare la scuola ad ottobre

La scuola e il ministero dell’Istruzione la finiscano di fare brutte figure: visto che ancora oggi mancano tanti insegnanti, le lezioni dovrebbero iniziare ad ottobre.

A sostenerlo, intervistato da Giovanni Minoli a Mix 24 su Radio 24 sui problemi di avvio dell’anno scolastico, è stato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia (della Lega Nord).

Per la scuola, iniziare le lezioni in autunno inoltrato non sarebbe tuttavia una novità assoluta: fino agli anni Settanta, lo ricorderanno sicuramente tanti docenti oggi in pensione, le scuole riaprivano proprio i primi di ottobre.

“Le dico anche che a questo punto – ha detto ancora il governatore veneto – varrebbe la pena di pensare, delle due l’una: o si aprono le scuole a settembre sapendo che ci son tutti gli insegnanti, se no si eviti la figuraccia, ci prenderemo un mese in più, le apriremo ad ottobre ma che i ragazzi quando vanno a scuola abbiano gli insegnanti“.

Ai microfoni di Radio 24, Zaia ha detto ancora: “Ciò che gestisce lo Stato in Veneto va male. Cioè, penso alla figura da Repubblica delle Banane che stiamo facendo nelle scuole. Parlavo l’altro ieri… io ricevo tutti i ragazzi e un ragazzo del liceo che mi diceva: ho già cambiato tre insegnanti di latino. E la scuola è appena iniziata.
Penso che questa non sia una grande gestione”.

A Minoli, infine, che gli ha chiesto se la buona scuola non c’è, il presidente Zaia ha risposto: “Beh, direi proprio di no. Ma non lo dico io, lo dicono tutti”.

Ricordiamo, infine, che quest’anno le operazioni di nuova nomina dei docenti e di individuazione dei supplenti sono state ritardate di 15 giorni. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, la scorsa settimana ha detto che al massimo per la fine di settembre tutti i posti saranno coperti.

 

Cari docenti, imparate e insegnate le soft skills: il valore aggiunto che apre la mente

da La Tecnica della Scuola

Cari docenti, imparate e insegnate le soft skills: il valore aggiunto che apre la mente

Le chiamano soft skills, per distinguerle da hard skills, cioè dalle competenze specifiche, tecniche, specialistiche.

Le soft skills, invece, riguardano gli aspetti personali in rapporto a quelli contestuali. E sono le competenze richieste anzitutto, cioè prima ancora di entrare nel merito della propria professionalità specialistica.

Lentamente, ma a fatica, cominciano ad entrare anche nella scuola. Pensiamo alla tanto discussa “chiamata” dei docenti come agli incarichi triennali dei presidi. Diversamente da alcune critiche, questa nuova modalità cerca di valorizzare il valore, la dignità, la passione, la sensibilità della nostra professionalità. Se ci fossero delle scorrettezze (cioè la logica degli “amici degli amici”), giuste le visite ispettive, con la certezza del diritto e della pena.

Perché è una svolta positiva?

Del resto, che cosa chiedono i nostri ragazzi, ai propri docenti? Al di là della (dovrebbe essere) scontata preparazione sulla disciplina insegnata, chiedono coinvolgimento, passione, sensibilità maieutica. Il vero valore aggiunto.

Ma la cosa non vale solo per i presidi e per i docenti, ma anche per gli studenti. Se non fosse così, sarebbe difficile distinguere tra valutazione sommativa e valutazione formativa.

Una scuola, dunque, è chiamata a pretendere dai presidi, dai docenti, da tutto il personale, e a garantire ai propri studenti, oltre ad una scontata buona preparazione di base, articolata secondo gli indirizzi di studio, proprio queste soft skills, cioè abilità e competenze soft, legate non all’esecuzione di compiti codificati o specifici, quanto all’approccio, all’atteggiamento, alla impostazione di compiti e attività che le più diverse situazioni di vita e di lavoro propongono:

● flessibilità, la capacità di aprire la mente per cogliere le opportunità e trasformare i problemi in risorse

● capacità decisionale, di scegliere e di rispondere anche con rapidità agli stimoli positivi e negativi

● creatività, la capacità di utilizzare il pensiero divergente, assumere punti di vista non scontati, pensare a soluzioni alternative

● capacità di “fare rete”, di tessere relazioni su piani diversi, di mettersi in gioco entro processi sinergici

● capacità di organizzazione, di gestire in modo razionale, consapevole, “progettato” e programmato il proprio tempo, le proprie risorse, la soluzione delle proprie criticità, la risposta ai propri bisogni

● capacità di lavorare in gruppo, di collaborare in vista di un obiettivo comune, di riconoscere il valore dell’altro, di assumere il proprio ruolo e rispettare quello degli altri, di gestire il contrasto e il conflitto, di creare innovazione attraverso lo scambio del know how.

Invalsi, pubblicati i materiali del seminario “Invece del cheating… perché non serve barare a scuola”

da La Tecnica della Scuola

Invalsi, pubblicati i materiali del seminario “Invece del cheating… perché non serve barare a scuola”

L’Invalsi ha reso noto che sono stati pubblicati sul proprio sito i materiali e i video relativi al Seminario Nazionale “Invece del cheating… perché non serve barare a scuola” che si è tenuto a Napoli il 13 e 14 settembre 2016.

Il Seminario ha avuto come obiettivo quello di dare visibilità alle esperienze didattiche realizzate da docenti che, a partire dai risultati degli alunni alle prove INVALSI, hanno ripensato le proprie modalità di insegnamento e le hanno cambiate.

Questi i materiali disponibili:

Piano Nazionale Scuola Digitale: pubblicato il bando per i curricoli digitali

da La Tecnica della Scuola

Piano Nazionale Scuola Digitale: pubblicato il bando per i curricoli digitali

In esecuzione del D.M. 157 del 2016, il Miur promuove la realizzazione di Curricoli Digitali da parte delle scuole statali, favorendo esperienze di progettazione partecipata.

L’obiettivo è creare, sperimentare e mettere a disposizione di tutte le scuole nuovi Curricoli Didattici innovativi, strutturati, aperti e in grado di coinvolgere la comunità scolastica allargata.

In totale, saranno messi a disposizione 4,3 milioni di euro per 25 percorsi didattici innovativi su alcuni temi quali diritti in Internet, educazione ai media e ai social media, economia, arte e cultura digitale, big data, robotica educativa.

L’operazione rientra tra le azioni di attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale.

Per partecipare, le scuole dovranno costituirsi in rete e formare partenariati innovativi con il mondo esterno. I contenuti e i materiali dei curricoli proposti dovranno essere rilasciati in formato aperto (Open Educational Resources) in modo da renderne possibile il pieno utilizzo e il potenziale riuso, senza costi aggiuntivi di fruizione e riutilizzazione. L’obiettivo è anche costituire una base di materiali per la didattica prodotti dalle scuole e riutilizzati da tutto il sistema scolastico.

Il contributo massimo erogabile per realizzare ciascun curricolo digitale è pari ad euro 170.000.

Per partecipare al bando c’è tempo fino alle ore 13.00 del 10 novembre 2016. 

Il Ministero metterà a disposizione delle scuole sessioni di live streaming, Faq e Kit di supporto sul sito http://www.istruzione.it/scuola_digitale.

Iniziate la scuola a ottobre, almeno ci sono tutti i prof

da La Tecnica della Scuola

Iniziate la scuola a ottobre, almeno ci sono tutti i prof

A sostenerlo il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia intervistato da Giovanni Minoli a Mix 24 su Radio 24 sull’avvio dell’anno scolastico.

“Ciò che gestisce lo Stato in Veneto va male. Cioè, penso alla figura da Repubblica delle Banane che stiamo facendo nelle scuole. Parlavo l’altro ieri… io ricevo tutti i ragazzi e un ragazzo del liceo che mi diceva: ho già cambiato tre insegnanti di latino. E la scuola è appena iniziata. Penso che questa non sia una grande gestione”.

E a Minoli che gli chiede se la buona scuola non c’è il Presidente Zaia risponde: “Beh, direi proprio di no. Ma non lo dico io, lo dicono tutti”.

E aggiunge ai microfoni di Radio 24: “Le dico anche che a questo punto varrebbe la pena di pensare, delle due l’una: o si aprono le scuole a settembre sapendo che ci son tutti gli insegnanti, se no si eviti la figuraccia, ci prenderemo un mese in più, le apriremo ad ottobre ma che i ragazzi quando vanno a scuola abbiano gli insegnanti”.

Permessi mensili legge 104/92: anche il convivente more uxorio ne ha diritto

da La Tecnica della Scuola

Permessi mensili legge 104/92: anche il convivente more uxorio ne ha diritto

Arriva dalla Corte Costituzionale un’importante sentenza che dichiara la parità di trattamento tra coniuge e convivente anche in tema di permessi di cui alla legge 104/92.

La Consulta ha infatti dichiarato la illegittimità costituzionale parziale dell’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), nella parte in cui non include il convivente more uxorio tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado.

La sentenza n. 213 del 23 settembre 2016 in pratica estende anche al soggetto convivente more uxorio la possibilità di fruire dei 3 giorni di permesso mensile retribuito per assistere il soggetto disabile grave.

Secondo la Corte, infatti, l’istituto del permesso mensile retribuito ha come finalità principale la tutela della salute psico-fisica della persona portatrice di handicap ed è “irragionevole che nell’elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito ivi disciplinato, non sia incluso il convivente della persona con handicap in situazione di gravità”.

Miur: 4,3 milioni per 25 percorsi didattici innovativi

da tuttoscuola.com

Miur: 4,3 milioni per 25 percorsi didattici innovativi
Pubblicato il bando per i curricoli digitali. Scadenza: 10 novembre 2016

Diritti in Internet, educazione ai media e ai social media, economia, arte e cultura digitale, big data, robotica educativa. Sono alcuni tra i temi su cui verranno realizzati 25 percorsi didattici innovativi grazie all’Avviso pubblico da 4,3 milioni di euro diffuso oggi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Una volta sviluppati, i percorsi verranno messi a disposizione di tutte le scuole italiane. Il bando rientra fra le azioni di attuazione del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale).

L’Avviso, diffuso oggi, prevede la produzione di 25 curricoli capaci di favorire lo sviluppo di competenze digitali e di accompagnare le attività di apprendimento degli studenti in maniera stimolante e attrattiva. Dovrà trattarsi di percorsi innovativi per modalità di fruizione, organizzazione dei contenuti, modalità di accompagnamento e valorizzazione dei risultati, capacità di stimolare il protagonismo degli studenti.

L’elenco delle aree tematiche sulle quali le scuole dovranno lavorare è il seguente:

  • diritti in Internet;
  • educazione ai media (e ai social);
  • educazione all’informazione;
  • STEM (sviluppo delle competenze digitali, ad esempio, per la robotica educativa, making e stampa 3D, Internet delle cose);
  • big e open data;
  • coding;
  • arte e cultura digitale;
  • educazione alla lettura e alla scrittura in ambienti digitali;
  • economia digitale;
  • imprenditorialità digitale.

Per partecipare, le scuole dovranno costituirsi in rete e formare partenariati innovativi con il mondo esterno. I contenuti e i materiali dei curricoli proposti dovranno essere rilasciati in formato aperto (Open Educational Resources) in modo da renderne possibile il pieno utilizzo e il potenziale riuso, senza costi aggiuntivi di fruizione e riutilizzazione. L’obiettivo è anche costituire una base di materiali per la didattica prodotti dalle scuole e riutilizzati da tutto il sistema scolastico.

Il contributo massimo attribuibile dal Ministero per la realizzazione di ciascun curricolo digitale è pari ad euro 170.000. C’è tempo fino alle ore 13.00 del giorno 10 novembre 2016 per partecipare, il bando prevede due fasi.
Il Ministero metterà a disposizione delle scuole sessioni di live streaming, Faq e Kit di supporto sul sitohttp://www.istruzione.it/scuola_digitale per sostenere la loro partecipazione al bando.

L’Avviso che pubblichiamo oggi ha un contenuto altamente innovativo. Da un lato, spinge il mondo della scuola a riflettere su come educare i nostri ragazzi ad affrontare le nuove sfide della cittadinanza digitale, su come aiutarli a sviluppare nuove competenze. E rende la scuola protagonista e capofila nella scrittura di questi percorsi. Dall’altro, invita anche realtà esterne – università, imprese, enti di ricerca, associazioni – a fare rete con gli istituti scolastici e a condividere la partecipazione a questo processo mettendo a disposizione la propria esperienza e i propri strumenti. Si tratta di un’altra occasione per avvicinarci al modello di scuola aperta e far crescere comunità educative creative, capaci di costruire il domani“, commenta il Ministro Stefania Giannini.

Link al bando: http://www.istruzione.it/scuola_digitale/curricoli_digitali.shtml

Agesc, 350 paritarie chiuse in 5 anni

da tuttoscuola.com

Agesc, 350 paritarie chiuse in 5 anni
Presidente Gontero: non chiediamo privilegi ma rispetto di diritti negati

Negli ultimi cinque anni sono 350 le scuole paritarie che hanno chiuso i battenti per difficoltà economiche in un panorama generale che vede 13mila istituti sparsi su tutto il territorio nazionale ospitare 968mila studenti, qualche decina di migliaia di insegnanti, dirigenti e personale amministrativo. E a decretare l’asfissia del settore non è solo la crisi economica, che sicuramente ha inciso sulle scelte delle famiglie, ma, soprattutto la ‘disattenzione’ dello Stato che fa mancare un reale sostegno a questo importante pezzo del Sistema nazionale di Istruzione. A lanciare l’ennesimo allarme il presidente dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) Roberto Gontero, che, all’indomani dello sblocco dei fondi alla scuola paritaria, “una rivincita del buon senso sull’ottusità della burocrazia“, invita le istituzioni a “cambiare strada” e dare finalmente piena attuazione al dettato costituzionale e alla legge 62/2000.

Le scuole paritarie – lamenta Gontero in una dichiarazione all’Adnkronos – sono allo stremo. Se da un lato – spiega – certamente la crisi economica ha influito sulle scelte educative delle famiglie dall’altro c’è una colpevole mancanza da parte dello Stato nel riconoscere questo importante segmento del sistema nazionale di Istruzione così come previsto dalla Costituzione e e dalla legge 62/2000“.

I 500 milioni di euro di fondi per le paritarie sbloccati “non risolveranno certo il problema tutto italiano della mancanza di libertà di scelta educativa. Si tratta infatti di soli 500 euro l’anno, rimasti congelati per 16 mesi, per l’alunno che frequenta la paritaria, a fronte dei 9.000 euro di spese correnti per ogni alunno della scuola statale“.