Una bella storia antifascista

Una bella storia antifascista

Cinquanta anni fa i tedeschi arrestarono Stefano Siglienti, leader del Partito d’Azione, e altri antifascisti — Il diario di Ines Berlinguer, la moglie che lo liberò

Roma 1944: beffa alle SS

Roma, 19 novembre 1943, ore 11,30. Un gruppo di SS penetra nella sede del Credito Fondiario Sardo, vicino a piazza del Tritone, e arresta il vicedirettore generale, Stefano Siglienti, sospettato di essere uno degli animatori del Partito d’Azione. Testimone d’eccezione, Bruno Visentini, della stessa formazione politica: “Entravo per andare da lui in via in Arcione nel momento in cui egli scendeva le scale fra le SS che lo portavano a via Tasso. Mi guardò con sguardo affettuoso e fermo, che esprimeva il rammarico del distacco, ma insieme la virile accettazione di una conclusione e di una fine (per fortuna non fu tale), la cui eventualità e probabilità egli non aveva mai nascosto a sé’ stesso ed a ciascuno di noi”.
Iniziava così, cinquant’anni fa, la drammatica avventura di Stefano Siglienti e della moglie Ines Berlinguer (zia di Enrico) nella Roma “citta’ aperta”, occupata dai tedeschi e infestata dai “repubblichini”. “Abbiamo perduto il più importante pilastro della nostra organizzazione, è il colpo più duro che potessimo subire”, commenterà subito Emilio Lussu, uno dei massimi dirigenti del Partito d’Azione. Non era un giudizio troppo perentorio. Quando lo storico Giovanni De Luna si deciderà a pubblicare una nuova edizione della sua fondamentale Storia del Partito d’Azione (Feltrinelli, 1982), dovrà forse riconsiderare il ruolo di Siglienti nell’attività clandestina, un ruolo che emerge, se non dai documenti dell’epoca, da numerosissime testimonianze.
Nato a Sassari nel 1898, Siglienti proveniva da un’antica famiglia della buona borghesia cittadina. Il padre, avvocato dai molteplici interessi umanistici, aveva però subìto un tracollo economico. Così Stefano, Fanuccio per gli intimi, si era messo ben presto a lavorare, pur continuando gli studi. Volontario nella prima guerra mondiale, ne era tornato con una medaglia al valore. Poi, la laurea in legge, l’impiego al Credito Fondiario Sardo e alcune esperienze col movimento combattentistico locale e con il Partito Sardo d’ Azione. Infine, nel 1924, il matrimonio con Ines Berlinguer, appartenente a un’altra delle grandi famiglie sassaresi (testimone di nozze Emilio Lussu, paggetto il nipotino Enrico, di anni due). Sarà un’unione felicissima e solida, cementata anche dal comune sentimento di avversione al fascismo e allietata dalla nascita di quattro figli (il maggiore, Sergio, è l’attuale presidente della Banca Commerciale Italiana). Nel 1925 la giovane coppia si trasferiva a Roma: Siglienti proseguiva nella carriera fino ad ottenere nel 1938 l’incarico di vicedirettore generale del Credito Fondiario Sardo. E qui si era fermato, essendosi sempre rifiutato di iscriversi al partito fascista.
Infatti, sin dai primi anni romani Siglienti era entrato in rapporti con vari ambienti dell’opposizione e aveva poi aderito al movimento “Giustizia e Libertà” di Carlo Rosselli. Il suo ufficio e poi la casa di via Poma erano divenuti dei punti di riferimento sicuri per tutti i compagni di lotta. Natale 1937. “Mio marito è in piena attività – scrive Ines in alcuni suoi preziosi appunti destinati ai nipoti – Era collegato con gli esiliati, con quelli che sono al confino, con quelli che sono in carcere; Fancello, Lussu, Calace, Bauer, Rossi e tanti, tanti altri”. Naturale che nel 1942 Siglienti confluisse con gli amici di Giustizia e Libertà nel Partito d’Azione, partecipando alle varie riunioni costitutive. Ormai, pur senza cariche ufficiali, era uno dei capi riconosciuti del PdA, politicamente più vicino al liberaldemocratico La Malfa che non al socialisteggiante Lussu (di cui tra l’altro non condivideva il sardismo nel suo coté separatista). Nei concitati giorni che seguirono l’estromissione di Mussolini, il 25 luglio del 1943, subito in via Poma si riuniva il Comitato nazionale delle opposizioni (poi Comitato di Liberazione Nazionale).
Siglienti in particolare manteneva i contatti con un membro del Comitato, l’ex presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi, incaricato assieme a De Gasperi, Salvatorelli, Ruini e Amendola di trattare con Badoglio l’immediata uscita dell’ Italia dalla guerra. Ma l’armistizio dell’ 8 settembre e l’arrivo dei tedeschi troncavano ogni possibilità di soluzione politica. Preso atto della situazione, la sera del 10 si ritrovavano, sempre al Credito Fondiario Sardo, Fenoaltea, Fancello, Siglienti, La Malfa, Lussu e “Cencio” Baldazzi. “E decidemmo – racconta quest’ ultimo – di riorganizzarci per la lotta clandestina. Sarebbe durata ancora nove mesi”. Nei due mesi di libertà che gli restavano, Siglienti si occupò della distribuzione dell’ “Italia Libera”, organo del PdA, di organizzare al policlinico un rifugio per falsi ammalati, di tenere collegamenti via radio con gli inglesi: coadiuvato in tutto ciò dalla moglie Ines, cui spesso toccavano compiti di staffetta. Nel frattempo, l’ampio appartamento di via Poma ospitava via via Riccardo Bauer, responsabile militare del PdA, e altre persone in pericolo, mentre serviva da punto di riferimento, per esempio, a Leo Valiani, reduce dall’esilio messicano e in procinto di trasferirsi a Milano. Inevitabile che un’attività tanto intensa finisse per essere scoperta dai tedeschi. I quali il 19 novembre del 1943 non arrestarono soltanto Siglienti, ma anche lo stato maggiore di Italia Libera, fra cui Leone Ginzburg, il letterato Carlo Muscetta e il meridionalista Manlio Rossi Doria, datisi imprudentemente convegno alla tipografia del giornale, in via Basento 55.
Siglienti, dopo un’ispezione a casa sua per fortuna senza esito, veniva trasferito alla sede delle SS, nella famigerata via Tasso. Ma dopo sole 24 ore, quando ormai temeva di essere sottoposto a tortura, era miracolosamente portato a Regina Coeli, al terzo braccio, controllato dai tedeschi. Ginzburg e Muscetta finivano invece al sesto braccio, dipendente dagli italiani e quindi molto meno rigido nella disciplina. Per poco, poiché, appena scoperta la vera identità di Ginzburg, questi e Muscetta venivano condotti anch’essi al terzo braccio. All’ esterno, la cittadinanza viveva i tragici giorni dell’occupazione tedesca. Le mogli che avevano i mariti in prigione, come Ines Berlinguer, fecero di tutto per liberarli, senza per questo trascurare la lotta clandestina (e la signora Siglienti, oggi novantaquattrenne, otterrà difatti dopo la guerra una medaglia al valor militare).
Fervevano nel frattempo i preparativi per far evadere Siglienti. Ma il 18 marzo, quando tutto era stato messo a punto, il prigioniero veniva trasferito alle caserme della Cecchignola, per essere adibito a lavori di sterro sul fronte di Anzio. Non immaginava che sarebbe stata la sua salvezza. Il 23 marzo, infatti, scattava l’ attentato di via Rasella e l’indomani i tedeschi si abbandonavano alla rappresaglia delle Fosse Ardeatine. A questo punto entrava in azione Ines, la quale otteneva di poter visitare il marito. Studiata la situazione, e fatti scappare comunque alcuni reclusi vestendoli da donna, la moglie di Siglienti e quella di Muscetta riuscirono a corrompere due guardie carcerarie austriache e a trarre in salvo i mariti.
Il 4 giugno 1944 Roma veniva liberata dagli americani. Poco dopo Siglienti sarà chiamato a far parte del primo governo Bonomi come ministro delle Finanze.

La grande fuga – Come far scappare il proprio uomo sotto il naso del nemico

Pubblichiamo due brani dal “Diario inedito di Ines Berlinguer” relativi all’ avventurosa fuga del marito dal carcere.
25 marzo 1944 – Ancora alla Cecchignola, questa volta in carrozza! Cariche di alimenti, abiti per ricambio, rasoi e altro comfort. Ci appoggiamo a una famiglia di custodi che ci mettono a disposizione una cameretta con due brande; spieghiamo che devono arrivare i mariti, che hanno finito il loro turno di lavoro dal fronte di Anzio. Intanto paghiamo la camera e diamo per i bambini della carne e della pasta. Siamo ansiosissime, si fa buio, e i nostri mariti non si vedono. Usciamo tutte e due in perlustrazione; a un certo punto sentiamo dei passi sospetti, sono dei tedeschi che ci seguono. Abbiamo paura e fuggiamo, e loro dietro. Finalmente vediamo una scritta con la Croce Rossa e bussiamo alla porta. Ci aprono e per fortuna una donna, che ci aveva visto la sera prima, dice d’ essere nostra amica e ci accompagna con grande disinvoltura in casa dei custodi. Continua la terribile, angosciosa attesa; se fosse fallita, tutto sarebbe crollato. Forse, pensiamo, non trovano la casa. Torniamo a uscire, io da una parte, la Muscetta dall’ altra. Niente! Abbiamo veramente paura. Torniamo a casa e loro, grazie a Dio, sono lì ad attenderci. Sono liberi, siamo pazzi di gioia.
26 marzo 1944 – Abbiamo passato una notte insonne, ma felice, ridendo e scherzando della strana situazione dei due evasi con le rispettive mogli, quasi nello stesso giaciglio! I nostri ospiti, ignari della verità, ci avevano confidato che al piano di sopra a noi stava il Comando delle SS della Cecchignola! Non potevamo essere guardati meglio. Di mattina presto, dopo un’accurata toilette dei nostri mariti, sbarbati, con scarpe lucidate, pantaloni stirati, lasciamo la casa e ci avviamo a Roma. Muscetta si accorge di non aver documenti, è disperato. Fanuccio ha un tesserino bilingue, rilasciato prima dell’arresto dal Credito Fondiario Sardo. Tentiamo la fortuna. A uno sbarramento ci chiedono i documenti: il tesserino bilingue, tedesco e italiano, dà via libera a Fanuccio e a me. Muscetta non si perde d’animo e, da buon napoletano, dice: “Io son con loro!”. E passa con la moglie. Tira un vento terribile, facciamo andare avanti i mariti e noi ci addossiamo a loro. Ce l’abbiamo fatta! Si vede da lontano la chiesa di S. Paolo: mai ci è apparsa e ci apparirà così bella e risplendente!

Ines Berlinguer —- da Sandro Gerbi, Corriere della Sera, 19 novembre 1993

Maturità 2019, con il diploma ecco il curriculum vitae dello studente. Le info utili

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Con la nuova maturità, ecco il curriculum vitae per lo studente allegato al diploma di maturità così come definito dall’articolo 1, comma 28, della legge 107/2015 (la Buona Scuola).

Il tutto è stato regolamentato dall’articolo 21 del decreto legislativo 62/2017.

Il diploma, oltre al superamento dell’esame di Stato, e in relazione alle esigenze connesse con la circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea, attesterà l’indirizzo, la durata del corso di studi e  il punteggio ottenuto.

Allegato, è la novità, “ci sarà il curriculum della studentessa e dello studente, in cui sono riportate le discipline ricomprese nel piano degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ciascuna di esse”.

La Buona Scuola definisce il curriculum dello studente un documento in cui raccogliere “tutti i dati utili anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro, relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle eventuali scelte degli insegnamenti opzionali, alle esperienze formative anche in alternanza scuola-lavoro e alle attività culturali, artistiche, di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extrascolastico”.

Si tratta, infatti, di un vero e proprio curriculum vitae che verrà rilasciato come risultato finale di un percorso formativo. Il documento sarà una descrizione delle conoscenze e delle competenze dello studente che, oltre alle semplici informazioni riportate all’interno del diploma, conterrà anche informazioni più dettagliate.

Nello specifico, saranno riportate:

  • Le discipline studiate nel corso degli anni, con relativo monte ore
  • risultati conseguiti nelle singole prove Invalsi (italiano, matematica, inglese)
  • La certificazione delle abilità nella lingua inglese
  • Le attività svolte in ambito extra-scolastico: eventuale volontariato, sport, musica
  • Le attività svolte nel corso dell’alternanza scuola-lavoro
  • Altre eventuali certificazioni conseguite

Per il 2018-2019 dati formali e precompilati; dal prossimo anche le competenze informali.

Il decreto che stabilirà i dettagli del curriculum vitae dello studente e fornirà i modelli su cui basarsi per la compilazione sarà effettivo entro il mese di marzo.

ORDINANZA MIUR

DOCUMENTO DEL 15 MAGGIO: SCARICA IL PDF

Concorso Dsga, banca dati con i test a fine maggio: così sarà la prova preselettiva

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Il Miur ha pubblicato sul proprio portale le date in cui si terranno le prove preselettive del concorso per il profilo di DSGA, che saranno l’11, il 12 e il 13 giugno 2019.

I candidati dovranno presentarsi nelle rispettive sedi d’esame muniti di un documento di riconoscimento valido e del proprio codice fiscale. La prova preselettiva avrà la durata massima di 100 minuti.

Entro fine maggio la banca dati con i test

Almeno venti giorni prima rispetto a queste date, sul sito del Miur sarà pubblicata la banca dati di 4.000 quesiti da cui verranno estratte le domande che saranno proposte ai candidati durante la prova.

Concorso Dsga, gli argomenti della prova preselettiva

La prova preselettiva verterà sui temi delle prove scritte. Pertanto i candidati dovranno prepararsi su determinati argomenti,previsti dall‘allegato B:

– Diritto costituzionale e Diritto amministrativo con riferimento al diritto dell’Unione Europea.

– Diritto civile

– Contabilità pubblica in riferimento alla gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche

– Diritto del lavoro con riferimento particolare al contratto del pubblico impiego

– Legislazione scolastica

– Ordinamento e gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche autonome e stato giuridico del personale scolastico

– Diritto penale con particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica amministrazione

IL BANDO (clicca qui)

PROGRAMMA D’ESAME E TABELLA CON VALUTAZIONE TITOLI (clicca qui)

Pensioni, la guida per consultare il proprio estratto conto

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

L’Estratto conto contributivo è il documento che elenca tutti i contributi effettuati all’INPS in favore del lavoratore per quanto riguarda la pensione. Riepiloga i versamenti da lavoro, figurativi e da riscatto, suddivisi in base alla gestione alla quale il lavoratore risulta iscritto.

Grazie all’Estratto conto contributivo, i lavoratori possono verificare la regolarità dei contributi versati autonomamente o dai propri datori di lavoro per segnalare eventuali discordanze all’INPS.

I lavoratori prossimi alla pensione possono richiedere alle sedi INPS l’Estratto conto certificativo che include l’attestazione analitica della posizione assicurativa con valore legale.

Come consultare l’estratto conto

L’Estratto conto previdenziale riporta i dati anagrafici del lavoratore e, riassunti in una tabella, i versamenti previdenziali suddivisi in:

  • periodo di riferimento;
  • tipologia di contributi (da lavoro dipendente, artigiano, commerciante, servizio militare ecc.);
  • contributi utili espressi in giorni, settimane o mesi, sia per il calcolo della pensione che per il raggiungimento del diritto;
  • retribuzione o reddito;
  • riferimenti del datore di lavoro;
  • eventuali note riportate alla fine dell’Estratto.

Per consultare l’estratto conto è possibile seguire le indicazioni della guida e accedere in pochi semplici passaggi al servizio telematico dedicato. In questo modo, il dipendente pubblico potrà effettuare tutti gli approfondimenti e le verifiche necessarie, proponendo, in caso di errori o inesattezze, una Richiesta di variazione della posizione assicurativa (RVPA).

Nella guida sono illustrate, inoltre, le modalità con cui effettuare la RVPA e gli strumenti di cui il datore di lavoro può avvalersi per modificare le posizioni assicurative dei propri dipendenti.

La guida INPS

Accedi al servizio

La buona scuola nasce dal pensiero critico

La buona scuola nasce dal pensiero critico

Che cosa deve essere una buona scuola? In questa conversazione di Carlo Crosato con il pedagogista Massimo Baldacci, Professore di pedagogia generale presso l’Università Carlo Bo di Urbino, si affronta la questione di come formare abiti mentali di natura critica che facciano tutt’uno con l’atteggiamento scientifico e con l’adozione di uno spirito democratico.

Si parla molto spesso dell’importanza, per i nostri tempi, della formazione allo spirito critico. E c’è chi inizia a progettare dei corsi dedicati alla materia. Ma il pensiero critico è una materia? È qualche cosa che può essere insegnato con l’illustrazione di modelli di pensiero?

Se prendiamo in considerazione alcuni modelli di pensiero, possiamo renderci conto, come prima cosa, di quanto racchiudere il pensiero critico entro i confini di un modello applicativo sia limitante. Prima di tutto perché ogni modello ha dei propri limiti; ma poi, come dirò, anche perché il pensiero critico è pensiero in un certo senso libero: vincolarlo a un preciso algoritmo sarebbe decisamente contraddittorio.

Prendiamo come esempio il giustificazionismo. All’interno del paradigma giustificazionista, il pensiero critico è esercitato come critica dell’argomentazione: data un’asserzione, la verifica di tale asserzione è effettuata attraverso il vaglio degli argomenti di sostegno a tale asserzione e delle modalità in cui tali argomenti si relazionano alla tesi da sostenere. L’esame degli argomenti di sostegno mira, prima di tutto, a mettere in crisi la loro validità; si tratta di studiare rigorosamente la fondatezza delle premesse di una data asserzione: in questo sta il compito precipuo del pensiero critico, che dovrà mettere in crisi la legittimazione ottenuta ricorrendo all’argomento dell’autorità o al senso comune. Il pensiero critico è dunque chiamato a essere un pensiero libero, e questo perché spesso le premesse sono legittimate da un meccanismo di potere, di cui il pensiero può cadere vittima. Lo scriveva già Foucault, con il concetto di “economia politica della verità”: la verità è il prodotto di relazioni di potere e chi ha il potere tende a imporre la propria verità. Mettere in discussione quelle che sono le premesse che autorizzano certe conclusioni può significare, da questo punto di vista, aggredire alcune posizioni di potere e quindi – kantianamente – promuovere un’uscita dallo stato di minorità.

Il pensiero critico, per il modello giustificazionista, è poi chiamato a esaminare il ragionamento, il modo in cui dalle premesse si giunge all’affermazione di una qualche sentenza, sia tale connessione di tipo induttivo o deduttivo. Questo, però, ha come presupposto che le premesse possano, di per sé, legittimare una asserzione: qui, com’è noto, sta il punto aggredito dal confutazionismo, che denuncia nel giustificazionismo sia un problema di regresso all’infinito, sia la mancanza, nelle argomentazioni, di un livello di forza logica sufficiente a legittimare autenticamente. Tutt’al più si può giungere a dichiarare che si hanno “buone ragioni per sostenere che”; raramente tali giustificazioni giungono a porre una legittimazione definitiva, tale da chiudere la discussione.Si può allora tentare la via confutazionista, che propone un ribaltamento della strategia del pensiero critico. Invece di sostenere che l’asserzione deve essere posta come conclusione di una certa argomentazione, l’asserzione è posta in veste di premessa: da questa premessa si possono inferire determinate conseguenze e controllando la tenuta delle conseguenze, per lo più attraverso il controllo empirico, l’eventuale falsità delle conseguenze si trasmette sulla falsità della asserzione che funge da premessa. Notoriamente il discorso ha un limite ben preciso, dal momento che, molto spesso, tutta una serie di asserzioni molto importanti non danno luogo a conseguenze strettamente controllabili attraverso l’esame empirico. Lo stesso Popper è costretto ad ammettere che la controllabilità empirica è da considerare come una delle vie – significativa, ma non unica – di una strategia critica più ampia; un’altra via è, per esempio, la controllabilità di un’asserzione ponendo la questione della sua capacità di risoluzione di un problema.

Quindi la speranza di organizzare il pensiero critico, e dunque il suo insegnamento, attorno al centro di un paradigma operativo unico deve restare delusa. Quali sono le prospettive che ci permettono di uscire da questo problema?

Credo che questo dibattito abbia compiuto un passo molto interessante con il concetto, sollevato in particolare da Brandom, dello spazio delle ragioni: ciò che conta è che un’asserzione sia collocata entro uno spazio di ragioni, all’interno del quale sia possibile vagliare sia le autorizzazioni di quell’asserzione, sia le conseguenze e gli impegni a cui quell’asserzione dà luogo. E mi sembra interessante questa posizione, perché permette una dilatazione dell’azione del pensiero critico, facendo capire come il pensiero critico non possa essere chiuso in un solo modello. Si entra così in una dimensione che mi piace chiamare “pancritica”, in cui sia percepibile la contraddizione di cercare di assumere a fondamento dell’educazione al pensiero critico un modello particolare e determinato, un protocollo o un algoritmo, come se fosse possibile identificare una serie di passaggi logici da insegnare a chi voglia imparare l’uso del pensiero critico. Sarebbe una pessima soluzione dell’educazione al pensiero critico.

Il pensiero critico, quindi, non può essere insegnato e appreso attraverso l’istruzione a un modello preciso di azione, perché il pensiero critico deve poter vantare una certa libertà di movimento. Si tratta quindi di istituire un corso di insegnamento, una materia di “libertà di pensiero”, di “pensiero libero”?

Come ho detto, appare evidente la preferibilità di una strategia di pensiero critico aperta, che non cerchi di porre limiti anticipati, ma presupponga che la critica può essere esercitata in vari modi e che ciò che conta è la formazione di uno spirito antidogmatico, piuttosto che l’istruzione su un modello particolare e formalizzato di pensiero critico. Però – lei mi chiede – è possibile che tale istruzione sia oggetto di una materia?

La questione dell’educazione al pensiero critico è quanto mai rilevante. Vorrei riprendere a questo punto una suggestione di Dewey, pensatore che considera la formazione del pensiero critico soprattutto nell’opera Come pensiamo (soprattutto l’edizione del 1933). In quest’opera, Dewey sostiene che la formazione del pensiero non può essere promossa attraverso una procedura formale; essa è piuttosto l’esito di un processo largamente informale. Sarebbe perciò illusorio organizzare un corso focalizzato sull’educazione al pensiero critico; e altrettanto illusoria è l’idea di una materia a cui affidare la formazione del pensiero critico. La maturazione di una capacità critica, ripeto, è invece il risultato complessivo e di lungo termine dell’intera formazione scolastica, attraverso il concorso delle varie discipline, perfino dell’intero complesso scolastico.

Dewey, per sostenere che la formazione del pensiero critico è indiretta, parte da questa considerazione: troppo spesso gli insegnanti soffermano la propria attenzione soltanto sul particolare argomento che l’alunno sta studiando in quel dato momento, in quella data disciplina; così facendo, però, gli insegnanti trascurano il processo sottostante – più profondo, carsico – di formazione di abiti mentali permanenti. Eppure sono quelli che contano di più per il futuro dell’individuo in formazione. Dewey, insomma, afferma che nel lavoro formativo ci sono due livelli: uno superficiale – il particolare argomento di studio – e uno più profondo e sottostante, nell’ambito del quale non si strutturano singole conoscenze e non mere competenze, bensì abiti mentali, forme di pensiero che sono, per lui, il prodotto più importante della formazione scolastica.

Dewey torna su questo problema nel 1938, in Esperienza e educazione, opera coeva alla sua Logica. Teoria dell’indagine. In quest’ultima, Dewey riprende le tappe che erano già descritte in Come pensiamo, riorganizzandole come tappe del pensiero logico. In Esperienza e educazione, parallelamente, scrive che il maggiore errore pedagogico che possa fare un insegnante è credere che l’allievo stia imparando solo l’argomento che sta studiando in quel momento. Si parla di “apprendimento collaterale” per indicare ciò che nel ’33 aveva già chiamato “apprendimento sottostante”: è quell’apprendimento di abiti mentale ciò che conta di più in un processo di formazione. Il mutamento lessicale, da “sottostante” a “collaterale”, non è irrilevante: parlare semplicemente di processo sottostante non precisa che l’apprendimento collaterale è un processo parallelo, contemporaneo all’apprendimento superficiale degli argomenti.

Ci ha parlato di “abiti mentali”: come sono definibili? E perché Dewey e noi con lui dovremmo ritenere tanto importante la costruzione di abiti mentali?

Gli abiti mentali, spiega Dewey, sono il prodotto più duraturo della formazione scolastica: le conoscenze possono essere dimenticate, mentre gli abiti mentali, una volta strutturati, sono pervicaci, rimangono e condizionano il modo di pensare e di affrontare la realtà. L’educazione del pensiero, abbiamo detto, è un processo collaterale, indiretto, di lunga durata; questa educazione però sedimenta abiti mentali permanenti che condizioneranno in maniera costante il modo di pensare dell’individuo: è di tali abiti e della loro formazione in opera durante il percorso di acquisizione di competenze che ci si deve interessare nella fase di educazione scolastica.

E cosa significa che la formazione di questi abiti mentali è il prodotto di un processo indiretto?

Dewey precisa che l’insegnamento del pensiero non è avvicinabile per una via diretta, ma che è necessario un allargamento del concetto di metodo. Il metodo va inteso, in senso più ampio, come intero complesso formativo: non si tratta allora del solo sapere che viene impartito, ma anche del modo in cui l’insegnante avvicina questo sapere e dell’intero contesto scolastico che contribuisce alla strutturazione di abiti mentali. Da tale contesto deriva la nascita e la formazione del pensiero critico.

Si può provare a ricomprendere il pensiero di Dewey sfruttando le categorie e gli strumenti analitici forniti da Bateson, ovvero la teoria dei livelli logici dell’apprendimento, a sua volta erede della teoria dei tipi logici di Russell. La teoria di Bateson sostiene che l’apprendimento è un processo complesso articolato su più livelli e che quindi parlare di apprendimento in termini generici è sempre fonte di equivoci. Semplificando, Bateson individua tre livelli del processo di apprendimento, io considererò i primi due: il primo, il “proto-apprendimento”, è l’apprendimento così come se ne parla comunemente nei manuali di psicologia, come di una modificazione del comportamento dovuta all’esperienza, oppure come di una modificazione della struttura cognitiva dovuta all’esperienza, comunque mai dovuta a elementi innati; il proto-apprendimento è raffrontabile all’acquisizione di conoscenze e abilità, all’istruzione. Ma è insufficiente racchiudere l’apprendimento a questo solo livello: il secondo livello, “deutero-apprendimento”, sovraordinato al proto-apprendimento, lavora sulla modificazione del primo livello di apprendimento. Il deutero-apprendimento è un processo di modificazione del processo di apprendimento di primo livello e si può parlare di deutero-apprendimento quando il proto-apprendimento diventa più rapido e l’individuo “impara a imparare”. Il deutero-apprendimento è legato alla strutturazione di abitudini mentali o di abitudini appercettive, di modi di vedere e pensare: concetto sufficientemente vicino a quello di Dewey di abiti mentali.

Bateson dà alcuni chiarimenti suppletivi al processo di deutero-apprendimento: questo non si sviluppa in modo isolato, ma è sempre collaterale al processo di proto-apprendimento. Si badi all’ulteriore analogia con le indicazioni di Dewey, nonostante Dewey non compaia mai nelle bibliografie degli studi di Bateson e quindi pare si possa ipotizzare che i due sono giunti a conclusioni simili in maniera indipendente: a parlare, cioè, di un secondo livello di apprendimento, più profondo e meno evidente rispetto a quello più evidente e superficiale; un livello di apprendimento di lungo periodo. Così, sembra che si possano identificare e integrare i livelli individuati da Dewey in Come pensiamo e in Esperienza e educazione con i due livelli logici di cui ci parla Bateson, proto-apprendimento e deutero-apprendimento – Bateson prevede anche un terzo livello di apprendimento, che consente di rielaborare gli abiti mentali del deutero-apprendimento e che Bauman ha interpretato come centrale nell’odierna epoca liquida; non mi soffermerei su questo, quanto sull’assunto che l’apprendimento di abiti mentali e quindi anche dell’abito del pensiero critico va considerato come il prodotto di un’intera organizzazione formativa ed educativa.

Quali sono, quindi, le conseguenze operative di questi assunti pedagogici? Il pensiero critico non può essere insegnato attraverso modelli, né attraverso una sola e specifica materia: come va pensata allora questa educazione? Attraverso l’insegnamento di materie umanistiche, magari in età precoce?

In merito a questo, mi confrontavo con la professoressa Sharp, collaboratrice di Lipman ovvero l’ideatore della Philosophy for Children; la Sharp sosteneva che, nel curricolo scolastico, andrebbe previsto un corso di filosofia per bambini, in maniera molto precoce. Devo dire che non sono affatto contrario alla cosa; soprattutto alla luce di quanto è contenuto nel disegno di riforma La Buona Scuola del governo Renzi, il quale auspicherebbe l’istituzione di un corso obbligatorio di economia in ogni tipo di scuola. Personalmente vedrei come più auspicabile un corso di filosofia da estendere a tutte le scuole, considerando che è il pensiero libero la capacità indispensabile nella vita del cittadino; sicuramente più che una banalizzazione dell’economia da piccoli ragionieri. Per questo non sono di principio contrario alle indicazioni della professoressa Sharp. Questo, però, a condizione che il pensiero critico non sia chiuso nella “riserva indiana” del corso di filosofia: il pensiero critico deve essere metodo di apprendimento di tutte le materie e di tutti gli argomenti, deve essere l’ingrediente che fecondi tutti gli ambiti di pensiero, deve essere il lievito che garantisce la crescita della mente.

Si dovrebbe pensare un intero contesto scolastico pervaso dallo spirito del pensiero critico.

Un importante pedagogista, Lamberto Borghi, parlava della scuola come di una comunità di liberi dubitanti. Credo che sia questa la linea guida a cui ancora oggi ridare forza: coltivare la scuola non come una azienda, governata necessariamente da relazioni di potere di tipo verticistico e da catene gerarchiche, ma come una comunità di liberi dubitanti, dove vige uno spirito di discussione libera, aperta, tollerante, ricca un po’ su tutte le questioni. Si può anche immaginare quale strategia formativa – e ce ne sono varie – sia la più auspicabile, ma ciò che conta è che ognuna di queste strategie trova il proprio senso solo tenendo come sfondo questo contesto di spirito critico e questo processo di formazione dello spirito critico in maniera indiretta. Queste strategie, invece, diventano sterili se si pensa alla formazione dello spirito critico in maniera diretta, all’interno di un corso dedicato, in cui per qualche ora si pensa in maniera critica, in una giornata in cui le restanti ore sono lasciate al pensiero superficiale. E tali strategie, ancora, perdono di senso in una scuola pensata in modo aziendale, dove l’insegnante non è altro che un “caporale di giornata”, come lo chiamava Freinet, dove il direttore didattico è il sergente e il provveditore agli studi è il capitano: l’ambiente scolastico va pensato come un contesto di liberi pensatori, dove a relazioni di potere e a relazioni gerarchiche, vanno sostituite relazioni improntate a una libera e democratica discussione. Una comunità di liberi è una comunità democratica: questo della scuola come comunità democratica penso sia il vero terreno fertile in cui far maturare i nostri progetti.

Una scuola come comunità di liberi dubitanti. Non c’è qualche pericolo nello sdoganare il dubbio orizzontale e universale? Non si dovrebbero porre degli argini, almeno nei primi tempi, perché il pensiero critico non si trasformi in uno scetticismo tanto arbitrario quanto superficiale?

Certo. Con Kant, ma anche con Antonio Banfi, si deve ammettere che una delle prerogative del pensiero critico è quella di mettere coerentemente in discussione anche se stesso. E dunque per un pensiero pedagogico problematicista, occorre mettere in discussione anche l’educazione al pensiero critico. In tal senso, è stato osservato, per esempio, che ci sono condizioni di possibilità dell’educazione al pensiero critico, che non possiamo considerare automaticamente esistenti. In particolare, occorre indubbiamente che il soggetto dell’educazione, l’educando, sia giunto alla maturazione di un certo livello di risorse razionali. Il discorso è particolarmente delicato: il bambino sviluppa gradualmente risorse razionali e quindi il pensiero critico non gli è direttamente accessibile. Tornando a quanto scriveva Bateson, purtroppo larga parte dei nostri abiti mentali si va formando in un’età in cui le nostre risorse di pensiero critico sono piuttosto deboli; i bambini, per questo, tendono a essere dogmatici, a cercare certezze, spesso il bambino ha una minore tolleranza al dubbio, all’incertezza che lo disorienterebbe. Perciò, per una certa fase, le condizioni per l’educazione al pensiero critico possono essere deboli. Gramsci sosteneva che, in una prima fase formativa, probabilmente una qualche dogmatica può avere un proprio valore; lui lo sosteneva, com’è noto, anche per un altro motivo, ovvero pensando alla scuola come una lotta al folklore e ai pregiudizi dell’ambiente in cui ognuno di noi vive. E ancora Gramsci poneva una questione assolutamente principale: questo dogmatismo non può essere un dogmatismo statico, ma dinamico, puramente transitorio, disposto in una forma tale da essere suscettibile di una successiva ripresa critica. Il dogmatismo, quindi, come tappa transitoria e non definitiva.

Gramsci ha sostenuto questa posizione anche con accenni polemici: è celebre la pagina dei Quaderni dal carcere, riferita all’episodio raccontato da Croce, in merito a quanto il professor Labriola aveva suggerito circa l’educazione di un papuano. Incalzato dai suoi studenti, Labriola aveva risposto che, per educare un papuano, prima l’avrebbe fatto schiavo e se ne sarebbe riparlato poi, a partire da suo nipote: riguardo a questo, Gramsci precisa – con le parole di Bertrando Spaventa – che chi vuol permanere nel dogmatismo e nell’autoritarismo, costringendo “alla culla” i soggetti in formazione, è antidemocratico.

Per educare al pensiero critico, ci può essere anche la necessità di passare attraverso un momento dogmatico, a patto che questo dogmatismo sia dinamico e possa lasciare il passo a una revisione critica. È un tema quanto mai attuale, e si può cogliere la sua attualità se si considera ciò che è successo qualche anno fa in merito all’introduzione dell’evoluzionismo nei curricola scolastici. Ora, è indubbio che un congegno così complesso come la teoria dell’evoluzione, in una prima fase, non possa che essere insegnato in una forma piuttosto dogmatica: sarebbe un’impresa ardua pretendere che un bambino colga la teoria nella sua complessità e nelle sue articolazioni. C’era allora chi aveva proposto di affrontare il tema utilizzando delle favole creazioniste, più vicine alla mentalità del bambino, rimandando a un secondo momento il lato scientifico dell’evoluzionismo. È una posizione che è stata presto abbandonata dal Ministro dell’epoca, Letizia Moratti, sotto la pressione di scienziati di diverso orientamento. Cito questo caso, perché ricordo un esempio che molti anni prima, proprio intorno a questo problema, era stato proposto da Lucio Lombardo Radice su Riforma della scuola: supponiamo che un insegnante voglia spiegare perché l’asino ha le orecchie così lunghe, e lo faccia sostenendo che Dio, per farsi ascoltare da una creatura così cocciuta, aveva dovuto tirargliele più volte. Il bambino sarebbe senz’altro appagato da questa favola sulle orecchie dell’asino che si allungano; eppure c’è qualcosa che non va: questa è una forma di dogmatismo statico che non permette una revisione critica; quando la questione andrà ripresa successivamente, non si potrà rivedere criticamente quella favola, ma semplicemente ammettere che fosse “uno scherzo”, che le cose stanno in tutt’altra maniera, che quella favola diceva il falso.

Questo per comprendere cosa significhi la fase del dogmatismo dinamico. Un dogmatismo che è necessario, se non si vuole trasformare lo spirito critico in un feticcio da sovrapporre ai vari insegnamenti, senza il rispetto delle condizioni reali, dei tempi di maturazione dei soggetti discenti e delle loro risorse cognitive. Questo significa pensare un’educazione allo spirito critico accorta della realtà in cui andrà applicata, dotata delle opportune strategie, non metodi, ma un disegno a maglie larghe di lungo termine per formare abiti di natura critica.

Questo poi andrà a incidere sulla vita della collettività in cui lo studente vivrà.

Gli abiti mentali di natura critica fanno tutt’uno con l’atteggiamento scientifico, che è una componente imprescindibile dello spirito democratico: una scuola che forma all’atteggiamento critico è una scuola che forma all’atteggiamento democratico. Formare allo spirito critico e formare allo spirito democratico devono essere facce della medesima medaglia: una scuola che sia una comunità democratica e una comunità di liberi dubitanti mi pare realmente la buona scuola.

Sciopero. Sindacati convocati al MIUR il 23 aprile, presente il presidente del Consiglio

da Orizzontescuola

di redazione

Comunicato FLC CGIL – Il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti, ci ha convocati per il 23 aprile 2019 al ministero e all’incontro sarà presente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

All’ordine del giorno i contenuti che sono alla base dello sciopero che abbiamo indetto per 17 maggio.

È cosa senz’altro positiva. Ci attendiamo, vista la presenza del Presidente del Consiglio, soluzioni concrete a questioni concrete.

Ad esempio, vogliamo una parola netta sull’autonomia differenziata. Il governo è disposto a recedere da posizioni che, attraverso la regionalizzazione dei contratti, della mobilità, delle assunzioni, dei ruoli e cioè dello stesso diritto all’apprendimento, renderebbero diseguale un diritto uguale quale è quello dell’istruzione?

La medesima nettezza di risposta ci attendiamo sul contratto – che non può essere fatto senza risorse visti gli stipendi ben lontani non solo dalla media europea, ma anche dalla copertura del semplice potere d’acquisto – come anche sulle stabilizzazioni e la fine del precariato docente e ATA, vera ferita che pesa sulla efficacia ed efficienza del nostro sistema scolastico.

Ci aspettiamo che si metta nero su bianco un impegno concreto per un piano di investimenti in Istruzione e Ricerca, in grado di avvicinarci alla media degli investimenti dei paesi europei.

Aumenti stipendio rinviati al 2020. Rimane indennità vacanza contrattuale

da Orizzontescuola

di redazione

Approvato alla Camera il Documento di Economia e Finanza 2019 con 272 sì e 122 no.

Aumento spesa per dipendenti pubblici

Nel DEF si legge dell’aumento della spesa per i redditi da lavoro dipende delle Amministrazioni pubbliche, secondo quanto di seguito indicato:

  • 2019 – 172.594 milioni (+0,4%);
  • 2020 – 174.018 milioni (+0,8%);
  • 2021 – 173.751 milioni (-0,2%);
  • 2022 – 174.859 milioni (+0,6%).

Aumento spesa per rinnovo contratti

Nel testo si legge che “fra i fattori di incremento della spesa si segnala il rinnovo contrattuale per il triennio 2019-2021″.

In base alle risorse stanziate dalla legge di bilancio 2019, gli incrementi stipendiali nella pubblica amministrazione saranno i seguenti:

  • 1,3% nel 2019
  • 1,65 % nel 2020
  • 1,95% dal 2021

Rinnovo contratto nel 2020

Nel testo del DEF, infine, leggiamo:

Considerato che la stagione contrattuale 2016-2018 non è ancora conclusa, la previsione sconta l’ipotesi che i CCNL per il triennio 2019-2021 verranno sottoscritti a decorrere dal 2020“.

I Contratti, compreso quello dell’Area Istruzione e Ricerca, saranno dunque rinnovati a partire al 2020.

Ciò vuol dire che, sino alla nuova sottoscrizione, gli unici aumenti stipendiali saranno quelli derivanti dall’indennità di vacanza contrattuale.

Dirigenti scolastici, certificato dal MEF il CCNL 2016-18

da Orizzontescuola

di redazione

ANP – Il MEF ha validato il CCNL dell’ Area Dirigenziale Istruzione e Ricerca che avevamo siglato il 13 dicembre 2018.

L’iter di approvazione è stato più complesso del previsto, in quanto sono stati dettagliatamente analizzati gli aspetti contabili che hanno consentito di equiparare la retribuzione di posizione fissa dei dirigenti delle scuole a quella degli altri colleghi.

Diamo atto al Ministro Bussetti e al Capo di Gabinetto Chiné di aver profuso il massimo impegno politico per addivenire a questo importante risultato, anche perché ottenuto alla vigilia del pensionamento del Ragioniere Generale dello Stato.

Adesso il testo del CCNL sarà esaminato dal Dipartimento della Funzione Pubblica e l’ANP continuerà a seguirne il percorso con attenzione – senza inutili clamori – curando l’informazione ai colleghi con serietà come ha sempre fatto.

Buona Pasqua a tutti!

Maturità 2019, documento del 15 maggio: tra gli allegati anche atti relativi all’alternanza scuola-lavoro

da Orizzontescuola

di redazione

Il documento del 15 maggio rappresenta una sorta di “Carta di Identità” della classe (V), fornendo tutti gli elementi utili alla Commissione per lo svolgimento degli esami di maturità.

Dal corrente anno scolastico, in seguito alle novità introdotte dal D.lgs. 62/2017, sarà oggetto del colloquio anche l’esperienza di alternanza scuola-lavoro, oggi denominata percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento.

Ricordiamo sinteticamente in cosa consiste il colloquio, cosa contiene il documento del consiglio di classe e come inserire nello stesso le esperienze di alternanza scuola lavoro.

Maturità 2019: il colloquio

Il colloquio è volto ad accertare il conseguimento, da parte dei candidati, di quanto previsto dal profilo culturale, educativo e professionale degli studenti.

I candidati, su proposta della commissione, devono:

  • analizzare testi, documenti, esperienze, progetti, problemi affinché la medesima (commissione) verifichi l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacità argomentativa e critica del candidato (Per approfondire la predisposizione dei materiali e il sorteggio delle buste clicca qui);
  • esporre, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di alternanza scuola-lavoro (ora denominata “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”).

La relazione sull’esperienza di alternanza deve illustrare natura e caratteristiche delle attività svolte e correlarle alle competenze specifiche e trasversali acquisite. Il candidato, inoltre, deve sviluppare una riflessione in un’ottica orientativa sulla significatività e sulla ricaduta di tali attività sulle opportunità di studio e/o di lavoro post-diploma. Guida alla stesura

Considerato che l’alternanza è oggetto del colloquio, è importante che i consigli di classe nel documento del 15 maggio illustrino i percorsi svolti e producano eventuali atti e certificazioni, di cui la Commissione d’esame terrà conto nell’ambito della prova orale.

Maturità 2019: documento del consiglio di classe e alternanza scuola-lavoro

Il documento del consiglio di classe, da predisporre entro il 15 maggio, esplicita i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti, nonché ogni altro elemento che lo stesso consiglio di classe ritenga utile e significativo ai fini dello svolgimento dell’esame.

Prima dell’elaborazione del testo definitivo del documento, i consigli di classe possono consultare, per eventuali proposte e osservazioni, la componente studentesca e quella dei genitori.

Al documento possono essere allegati eventuali atti e certificazioni relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato, ai percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, previsti dal D.lgs. n.77/2005, agli stage e ai tirocini eventualmente effettuati.

Certificazioni e Atti relativi alle esperienze di alternanza scuola-lavoro (oggi percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento), dunque, possono essere allegati al documento del consiglio di classe (del 15 maggio), in modo da agevolare il lavoro della commissione e “preparare il terreno” agli studenti per lo svolgimento del colloquio.

Graduatorie ad esaurimento, sostegno secondaria II grado: abolite aree disciplinari, elenco sarà unico

da Orizzontescuola

di redazione

Il decreto di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento triennio 2019/20, 2020/21, 2021/22 dovrebbe essere pubblicato a breve.

Tra le novità la costituzione di un elenco unico di sostegno anche per la scuola secondaria di secondo grado.

Vediamo, nello specifico, in cosa consiste la succitata novità, ricordando dapprima il periodo di presentazione delle domande e le operazioni che si possono effettuare.

Graduatorie ad esaurimento: presentazione domande

Secondo la bozza di decreto presentata ai sindacati, le domande dovrebbero presentarsi, tramite istanze online, dal 26 aprile al 16 maggio. Tali date, tuttavia, devono essere confermate nel decreto, per cui potrebbero subire delle variazioni.

Il periodo, comunque, dovrebbe essere quello sopra indicato: dalla fine di aprile alla seconda metà di maggio.

Graduatorie ad esaurimento: operazioni possibili

I docenti interessati, compilando la domanda su Istanze Online, possono chiedere:

  • permanenza e/o aggiornamento del punteggio con cui si è inseriti in graduatoria;
  • reinserimento in graduatoria (docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento)
  • conferma dell’iscrizione con riserva o lo scioglimento della stessa
  •  trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva

La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione dalla graduatoria per gli anni scolastici successivi.

Graduatorie ad esaurimento: costituzione elenchi sostegno scuola secondaria di secondo grado

Come detto all’inizio, una delle novità dell’aggiornamento delle GaE 2019/22 riguarda la costituzione degli elenchi di sostegno presso la scuola secondaria di secondo grado, sino ad ora suddivisi per aree disciplinari:

  • area scientifica (AD01);
  • area umanistica (AD02);
  • area tecnica professionale artistica (AD03)
  • area psicomotoria (AD04).

Con l’aggiornamento le succitate aree non ci saranno più, come leggiamo nel decreto-legge n. 104/2013, convertito in legge n. 12/2013, il cui articolo 15 – commi 3bis e 3ter – così recita:

3bis. Anche per le finalita’ di cui ai commi 2 e 3, le aree scientifica (AD01), umanistica (AD02), tecnica professionale artistica (AD03) e psicomotoria (AD04) di cui all’articolo 13, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e all’ordinanza del Ministro della pubblica istruzione n. 78 del 23 marzo 1997, sono unificate. Al citato comma 5 dell’articolo 13 della legge n. 104 del 1992, le parole: «, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato» sono soppresse. Le suddette aree disciplinari continuano ad essere utilizzate per le graduatorie di cui all’articolo 401 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, e per i docenti inseriti negli elenchi tratti dalle graduatorie di merito delle procedure concorsuali bandite antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

3ter.  All’atto dell’aggiornamento delle graduatorie di istituto, ad esclusione della prima fascia da effettuare in relazione al triennio 2014/2015-2016/2017, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni,dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, e successive modificazioni, le aree di cui al comma 3-bis del presente articolo, per le predette graduatorie, sono unificate. Gli elenchi relativi alle graduatorie di istituto di prima fascia e alle graduatorie provinciali, a meno che non siano esauriti all’atto dell’aggiornamento da effettuare in relazione al triennio 2014/2015-2016/2017, sono unificati all’atto dell’aggiornamento per il successivo triennio 2017/2018-2019/2020. Gli aspiranti, muniti del titolo di specializzazione, sono collocati in un unico elenco e graduati secondo i rispettivi punteggi e rispettando la divisione in fasce delle predette graduatorie. ))

Le aree disciplinari, dunque, sono soppresse, come si legge nel sopra riportato comma 3bis, e gli elenchi di sostegno delle graduatorie di istituto e delle graduatorie ad esaurimento sono unificati all’atto dell’aggiornamento 2017-20, prorogato poi (aggiungiamo noi) al 2019/22 dal Decreto Legge n. 210/2015, convertito in legge 25 febbraio 2016 n. 21.

Alla luce di quanto detto sopra, anche per gli insegnamenti della scuola secondaria di II grado, è compilato un unico elenco relativo al sostegno.

L’elenco, come avviene per la secondaria di primo grado, è articolato  in fasce e ciascun aspirante è incluso in esso (elenco) in base alla migliore collocazione di fascia e nell’ambito di questa (fascia) in base alla migliore collocazione nella graduatoria ad esaurimento di scuola secondaria di II grado nella quale sia inserito col massimo punteggio.

Esempio: docente specializzato e inserito nelle GaE di III fascia per le classi di concorso A-60 (Tecnologia) e A-28 (Matematica e Scienze); se il docente ha un maggior punteggio nella A-60, sarà inserito nell’elenco con il punteggio della predetta classe di concorso (A-60); se invece ha un maggior punteggio nella A-28, sarà inserito nell’elenco con il punteggio di tale classe di concorso (A-28).

Sciopero 17 maggio, sindacati convocati a Palazzo Chigi: il Governo apre su stipendi, regionalizzazione e precari?

da La Tecnica della Scuola

Di Alessandro Giuliani

A fine aprile, subito dopo Pasqua, potrebbero esserci novità importanti per i lavoratori della scuola: i sindacati del comparto sono stati infatti convocati a Palazzo Chigi martedì prossimo, alle ore 20, dove incontreranno il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.

L’obiettivo del Governo: fermare lo sciopero del 17 maggio

In quell’occasione, il presidente del Consiglio e dal titolare del Miur cercheranno di scongiurare lo sciopero unitario del prossimo 17 maggio, al quale hanno già aderito tutte le maggiori sigle sindacali e diverse associazioni.

Ad elencare gli argomenti è stata la segretaria generale della Uil Scuola, Maddalena Gissi: con un lungo comunicato, la sindacalista ha detto che la convocazione “è un fatto importante, che consente di portare al massimo livello il confronto sulle questioni oggetto della nostra mobilitazione e dello sciopero proclamato per il 17 maggio. Mi auguro che in quella sede possano venire risposte concrete alle nostre richieste, diversamente da quanto fin qui avvenuto”.

Gissi (Cisl): le buone intenzioni non bastano

Gissi ricorda che “segnali contrastanti sono venuti dall’ultimo Consiglio dei Ministri. C’è una risoluzione nella quale si accenna a investimenti in capitale umano, si tratta di capire se e quanto possa servire ad aprire spazi reali per un contratto che intervenga in modo significativo sugli stipendi del personale, nettamente inferiori alla media europea e in coda anche nelle classifiche del lavoro pubblico in Italia; le buone intenzioni non bastano, occorre declinarle, anche attraverso le responsabilità del dicastero dell’economia, in precisi e verificabili impegni”.

La leader del primo sindacato della scuola ha ricordato che nel CdM del 14 febbraio scorso è stato “anche rilanciato dalle forze di maggioranza, e non è certo un bel segnale, l’obiettivo di un’autonomia differenziata che ci vede, per quanto riguarda il sistema di istruzione, in netto dissenso. Per noi il carattere nazionale e unitario del sistema va salvaguardato pienamente, una posizione che raccoglie in ogni parte d’Italia un consenso sempre più ampio e diffuso”.

Mobilitazioni e sciopero confermati

Per il sindacato, rinnovo del contratto e regionalizzazione i temi sui quali è decisivo l’atteggiamento del Governo nel suo complesso. Ma un altro dei temi alla base dalla protesta del 17 maggio è la stabilizzazione del lavoro precario, con interventi straordinari ma soprattutto con un diverso segno delle politiche sul reclutamento in tutti i settori del comparto.

Su altre questioni – conclude la Gissi – basterebbe un minimo di disponibilità ad agire utilizzando gli spazi di gestione del contratto, a partire dalla riattivazione della mobilità professionale del personale ATA e dalle garanzie di copertura del FUN per la dirigenza. Vedremo se il Governo saprà fare i passi necessari per dare senso e prospettive al confronto. Noi ci siamo, ma restano al momento tutte confermate le azioni di mobilitazione e di lotta decise con le altre organizzazioni sindacali”.

Flc-Cgil: ci aspettiamo investimenti concreti

Anche secondo la Flc-Cgil, la convocazione a Palazzo Chigi “è cosa senz’altro positiva. Ci attendiamo, vista la presenza del Presidente del Consiglio, soluzioni concrete a questioni concrete”, sottolinea il sindacato guidato da Francesco Sinopoli.

Anche i lavoratori della Conoscenza chiedono “una parola netta sull’autonomia differenziata. Il governo è disposto a recedere da posizioni che, attraverso la regionalizzazione dei contratti, della mobilità, delle assunzioni, dei ruoli e cioè dello stesso diritto all’apprendimento, renderebbero diseguale un diritto uguale quale è quello dell’istruzione?”.

“La medesima nettezza di risposta – continua la Flc-Cgil – ci attendiamo sul contratto – che non può essere fatto senza risorse visti gli stipendi ben lontani non solo dalla media europea, ma anche dalla copertura del semplice potere d’acquisto – come anche sulle stabilizzazioni e la fine del precariato docente e ATA, vera ferita che pesa sulla efficacia ed efficienza del nostro sistema scolastico”.

“Ci aspettiamo che si metta nero su bianco un impegno concreto per un piano di investimenti in Istruzione e Ricerca, in grado di avvicinarci alla media degli investimenti dei paesi europei”, conclude il sindacato di via Leopoldo Serra a Roma.

Ferie fruibili in corso d’anno dai docenti, i Sindacati chiedono la rettifica di una nota ARAN

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

I Sindacati firmatari del CCNL Istruzione hanno richiesto un incontro urgente all’ARAN per rivedere i contenuti della nota 2664 del 4 aprile scorso con cui l’Agenzia ha diffuso un’interpretazione riguardo alla fruizione dei giorni di ferie da parte dei docenti, affermando che non sarebbe più consentito l’utilizzo alla stregua di permessi per motivi personali e familiar (quindi senza divieto di sostituzione con supplente) dei sei giorni di ferie in corso d’anno.

Secondo quanto riportato da Cisl Scuola, “la nota dell’ARAN si fonda su una errata interpretazione di quanto disposto dalla legge 228/2012 (legge di stabilità per il 2013), che in effetti introduceva modifiche alla disciplina contrattuale ma non nel senso indicato dalla nota 2664”.

Nella lettera inviata all’ARAN sono esposte nel dettaglio le ragioni del dissenso da parte dei Sindacati.

VAI ALLA LETTERA

Concorso dirigenti scolastici, dall’8 maggio si potranno visionare su POLIS le prove svolte

da La Tecnica della Scuola

Di Lara La Gatta

Dall’8 maggio prossimo i candidati che hanno sostenuto la prova scritta potranno prendere visione del proprio elaborato, della scheda di valutazione e del verbale relativo alla correzione del proprio compito, accedendo con le proprie credenziali all’area ‘Altri servizi’ di Polis.

Lo ha comunicato il Miur con avviso del 19 aprile.

Accesso agli atti

In proposito il Ministero fa anche sapere che un gran numero di istanze di accesso agli atti è stato presentato anche nelle forme dell’accesso civico generalizzato.

Esaminate le predette istanze e la documentazione allegata, nell’interesse dei richiedenti e al fine di porli in grado di esercitare al meglio le proprie facoltà partecipative e/o oppositive e difensive attribuitegli dall’ordinamento a tutela della posizione giuridica qualificata di cui sono titolari, il Miur ritiene che le stesse debbano essere trattate quali richieste di accesso documentale ai sensi dell  L. n. 241/90.

Quindi, tali richieste seguiranno lo specifico iter procedurale di questa tipologia di accesso, caratterizzato da suoi propri termini, limiti, strumenti di ricorso e revisione.

Qualora, invece, le istanze contengano richieste di informazioni, dati o documenti non collegabili direttamente ad un interesse qualificato del richiedente, quindi ricadenti nell’ambito dell’accesso civico generalizzato a tali richieste verrà dato seguito nei modi e nei tempi previsti dalla normativa richiamata.

Ai fini di trasparenza, sul sito web istituzionale, nella sezione dedicata al corso-concorso di dirigente scolastico, è pubblicato anche il verbale con cui la Commissione coordinatrice ha fissato i criteri di correzione delle prove scritte, nonché, previo oscuramento dei dati personali, il verbale relativo alle operazioni di scioglimento dell’anonimato.

Infine, con riferimento alla ulteriore documentazione richiesta (verbali d’aula, moduli anagrafici sottoscritti dai candidati …), tenuto conto dell’ingente numero di istanze di accesso presentate, il Miur comunica che provvederà a riscontrare le predette istanze compatibilmente con l’esigenza del preminente pubblico interesse di assicurare celerità, speditezza e sostenibilità della procedura selettiva.

Ad ogni modo, fino a quando la procedura concorsuale non sarà conclusa con l’approvazione della graduatoria generale di merito, l’accesso sarà limitato ai soli atti che riguardino direttamente il richiedente, con esclusione degli atti relativi ad altri concorrenti.

Commissioni esaminatrici

Sempre con riferimento al concorso DS, in data odierna sono stati anche pubblocati:

Pasqua 2019, gli auguri di Bussetti agli studenti e al personale scolastico

da La Tecnica della Scuola

Di Andrea Carlino

Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in occasione delle festività pasquali, con una nota apparsa sul sito ufficiale del Miur, ha augurato una serena Pasqua a tutti gli studenti e operatori della scuola.

Ecco il messaggio integrale del ministro

La Pasqua è simbolo di speranza e rinascita. Le celebrazioni pasquali rendono manifesto che ciò che contraddistingue la bellezza della vita umana è l’amore.

Ciascuno di noi, nella misura del possibile, può e deve assumersi la responsabilità del bene del prossimo. Amare l’altro significa farlo crescere e consentirgli di esistere al massimo delle proprie potenzialità affinché possa essere felice.

La speranza è legata alla dimensione del futuro. La scuola assolve alla missione di aprire ai nostri giovani la strada della libertà. Educare vuole dire consentire al ragazzo di dar forma ai propri desideri, alle proprie passioni, alle attitudini individuali affinché possa avere dignità di persona e possa essere un cittadino proteso a fare il bene della società cui appartiene.

Auguro una Pasqua di pace e serenità agli studenti, che sono il cuore pulsante della scuola, e a tutti coloro che dedicano quotidianamente le loro energie per formarli ed educarli: dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, organizzazioni sindacali, associazioni dei genitori, istituzioni, forze dell’ordine e personale degli Uffici Scolastici Regionali e Territoriali.

Auspico che in questi giorni di festa possiate trovare il tempo per riposarVi e prepararVi al meglio all’ultimo periodo dell’anno scolastico.

Buona Pasqua a tutti!

Ecco il calendario scolastico delle vacanze, regione per regione, utile per orientarsi tra tutti i possibili ponti e organizzare una mini vacanza di aprile.

  • Val d’Aosta – dal 18 aprile 2019 al 24 aprile 2019;
  • Provincia autonoma di Trento – dal 19 al 27 aprile 2019;
  • Bolzano – dal 18 al 23 aprile 2019;
  • Veneto – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Friuli Venezia – Giulia – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Piemonte – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Lombardia – dal 18 al 23 aprile 2019;
  • Liguria – dal 18 al 22 aprile 2019;
  • Emilia – Romagna – dal 18 al 23 aprile 2019;
  • Toscana – dal 18 al 23 aprile 2019;
  • Umbria – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Lazio – dal 18 al 23 aprile 2019;
  • Abruzzo – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Marche – dal 18 al 23 aprile 2019;
  • Campania – dal 18 al 27 aprile 2019;
  • Molise – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Basilicata – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Calabria – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Puglia – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Sicilia – dal 18 al 24 aprile 2019;
  • Sardegna – dal 18 al 23 aprile 2019