Certificato verde per l’ingresso a scuola:ok del Garante, controlli tutti i giorni

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

La grande scommessa del governo Draghi per il ritorno in classe al 100% in presenza partirà ufficialmente oggi. Con l’avvio dei corsi di recupero per gli studenti che hanno accumulato un “debito” e, per tutti gli altri, con la terza e ultima fase del piano estate voluto dal ministro Patrizio Bianchi come “ponte” tra il vecchio e il nuovo anno. Per prendere servizio tutto il personale scolastico dovrà essere munito di green pass, come chiarito da una conferenza di servizio tra il ministero dell’Istruzione e i dirigenti scolastici. L’appuntamento odierno, nei fatti, costituirà anche un test sulle procedure di verifica della certificazione verde: in attesa della piattaforma digitale (il sistema Sidi implementato per l’occasione), che ha incassato ieri il via libera del Garante privacy, si procederà manualmente con pattuglie di “verificatori” delegati dai presidi all’ingresso degli istituti. E un assist in vista del 13 settembre – quando in dieci regioni ripartiranno le lezioni – è arrivato intanto dalle regioni che hanno approvato un piano per uno screening sulla popolazione scolastica di elementari e medie: verranno sottoposti a tamponi rapidi salivari 54mila studenti ogni 15 giorni appartenenti a 1-3 istituti sentinella per ognuna delle 107 province italiane.

La campagna di test salivari
La proposta dei governatori parte dalle esperienze-pilota dei mesi scorsi. Il suggerimento è quello di limitarsi alla platea di studenti (primaria e seconda di I grado) per cui il vaccino non è ancora disponibile o lo è limitatamente (dai 12 anni in su). Dei 4,2 milioni di alunni tra i 6 e i 14 anni ne vanno testati 54mila ogni 15 giorni. Ma per riuscirci – chiarisce il documento – è bene invitarne almeno 91mila. In una prima fase il prelievo si farà a scuola; poi i genitori verranno invitati a farlo a casa. In caso di positività servirà un test molecolare per la conferma e si procederà poi al tracciamento dei contatti. In tutto serviranno 130mila kit al mese.

Ok del Garante al green pass
Gira e rigira il tema cruciale resta il green pass obbligatorio da oggi. Sarà compito dei dirigenti scolastici controllarlo. E sempre a loro toccherà comminare le sanzioni in caso di violazione (assenza ingiusticata e dal quinto giorno sospensione dal servizio e dallo stipendio). Per facilitare il loro lavoro è in arrivo (forse già domani) il Dpcm che introduce la piattaforma digitale per le verifiche “autorizzata” ieri dall’Authority della privacy, con alcuni paletti: il check andrà fatto quotidianamente, prima dell’ingresso a scuola e limitatamente al personale in servizio quel giorno. I “controllori” potranno interrogare la banca dati solo sui “loro” prof o Ata (per i dirigenti scolastici saranno gli Uffici scolastici regionali a verificare la certificazione verde, ndr) e resterà traccia per un anno (in appositi log) delle operazioni di verifica.

I chiarimenti ai presidi
Si parte dagli ultimi numeri forniti dalla struttura del commissario Figliuolo: alla scorsa settimana il personale scolastico senza vaccino era circa il 10% del totale, pari a oltre 138mila persone. Da oggi, senza green pass, «non si prende servizio», ha ricordato ieri il capo dipartimento all’Istruzione, Stefano Versari, incontrando on line i 7mila presidi, assieme al collega Jacopo Greco (Risorse Umane e finanziarie). Per professori e personale tecnico-amministrativo (Ata) “esente” da certificato verde (per ragioni mediche, e con idonea documentazione) non è previsto il tampone ogni 48 ore (necessario invece per ottenere, in assenza di vaccinazione, il green pass). Costoro, quindi, oggi ricompresi negli oltre 138mila senza vaccino, possono accedere a scuola senza altri adempimenti (per loro, come per gli studenti, si sta ragionando su screening periodici).

Altro tema delicato è il personale esterno alle scuole, ad esempio gli addetti ai servizi mensa. Per gli “esterni”, è l’indicazione data dal ministero dell’Istruzione, il decreto legge 111 non obbliga ad avere la certificazione verde per entrare negli istituti. «Le scuole però – è stato poi aggiunto – possono fare una valutazione del rischio, come fatto lo scorso anno per assicurare il massimo della sicurezza, prevedendo per chi entra a scuola la verifica del QrCode». Una posizione, quest’ultima, che ha lasciato perplessi i dirigenti scolastici: «Tale indicazione, a oggi, confligge con l’inesistenza di norme che estendano quanto imposto al personale scolastico ad altre categorie di cittadini», ha subito osservato l’Anp, l’Associazione nazionale presidi, che ha mostrato dubbi anche «sull’asserita sufficienza, ai fini della loro risoluzione in caso di regolarizzazione da parte del titolare sospeso per mancata esibizione del green pass, dell’inserimento, nei contratti di supplenza, di una clausola di risoluzione espressa mentre resta insoluto il problema della mancata individuazione del termine del contratto stesso». Nessun dubbio ha lasciato invece la questione Dad: «È una extrema ratio – ha ribadito l’Istruzione -. E i genitori non possono chiedere le lezioni online in caso di mancata vaccinazione di un minore».

Nuovo anno scolastico, si riparte con classi affollate, mille dubbi e lo spettro della DaD

da La Tecnica della Scuola

È inutile negarlo: quello che si sta aprendo è un anno scolastico che porta con sé troppe incognite. Ancora più di quelle passate. La Tecnica della Scuola, al 23esimo anno di attività on line e al 73esimo dalla sua nascita, lo seguirà con l’attenzione che ha sempre contraddistinto la casa editrice: puntuale illustrazione dei fatti e processo di analisi, quello che serve ai lettori per comprendere ed interpretare. A farsi un’idea compiuta.

Sull’inizio di questo particolare nuovo anno scolastico, indubbiamente sono diversi i punti d’ombra. Certo, a complicare tutto c’è la spada di Damocle del Covid-19: perché tantissimo dipenderà dalla curva che prenderà il virus.

Scenario uno: il Covid-19 va a scemare

Se nelle scuole i contagi dovessero scemare, anche considerando l’alto numero di lavoratori vaccinati e quello crescente degli studenti dalla seconda media in su, si potrebbe pensare ad un progressivo ritorno alla normalità.

Certo, con i problemi di sempre (supplenti in quantità industriale, strutture scolastiche inadeguate, mezzi tecnologici non sempre all’altezza e via dicendo), ma si tratterebbe comunque pur sempre della nostra cara vecchia scuola.

Quella che tanto bene ha fatto per decenni, con alunni ben preparati e formati, con solide basi e inseriti nella società ai massimi livelli.

Certo, le prove Invalsi degli ultimi tempi ci dicono che gli apprendimenti sono in calo, soprattutto in certi territori (Sud in testa): con i fondi del Pnrr e una buona capacità di riorganizzazione, però, la riduzione del gap appare possibile.

Scenario due: i casi di Covid-19 riprendono a salire

Se però nel corso dell’anno i casi di Covid-19 dovessero tornare a salire, pure nelle aule, allora il quadro cambierebbe. E di molto. Perché tornerebbero a galla i rimpianti per quello che in un anno e mezzo tutti chiedevano di fare e non è stato fatto.

Si materializzerebbe di nuovo infatti la didattica a distanza. E si direbbe che l’insistenza sul Green pass obbligatorio (con i controlli di docenti e Ata che partiranno in modo manuale per poi essere affidati ad un’applicazione digitale), con tanto di multe salate, sospensioni dal servizio e feroci proteste dei no-vax, non è servita a molto.

Si tornerebbe a puntare il dito su un reclutamento che è diventato da tempo il tallone d’Achille del ministero dell’Istruzione: ancora di più nel 2021, che pure in piena emergenza Covid-19 non ha immesso in ruolo i precari che si sono invecchiati da supplenti, puntando tutto sui concorsi che, come sempre, si sono rivelati decisamente macchinosi. Senza dimenticare la decisione di ridurre pesantemente l’organico Covid e l’ennesimo mancato completamento delle immissioni in ruolo accordate dal Mef (siamo sopra le 50 mila a fronte di oltre 112 mila).

Ma soprattutto, si andrebbe ad accusare chi, Governo in testa, non ha voluto saperne di ridurre le quantità davvero esagerata di alunni per classe: la riduzione del numero di persone presenti in una stanza, ci dicono i virologi, costituisce un requisito essenziale per non esporsi al Covid-19. Invece, noi ci permettiamo il lusso di tornare a scuola con migliaia di classi con oltre di 26-27 iscritti, collocate in aule tutt’altro che capienti e areate quasi dappertutto con il metodo dei nostri nonni: quello di tenere aperte le finestre (anche d’inverno, con tutti i rischi che comporta).

Le classi pollaio non sono una favola metropolitana

Giusto ieri abbiamo ricevuto la denuncia di un liceo alle porte di Roma, dove l’Ufficio scolastico non ha battuto ciglio nel realizzare una classe con 31 studenti, di cui tre disabili certificati. Ecco, Covid a parte, pensiamo che su questo fronte è arrivata l’ora di prendere in mano la situazione. Perché formare due classi da 15 o da 16 alunni è molto più normale che farne una da 31. Se poi tra gli alunni vi sono ragazzi con bisogni speciali, anche la legge lo impone. Invece, quello che è illogico continua a prevalere, così da evitare di uscire dai budget prefissati.

Se poi pensiamo che i 31 giovani presto si ritroveranno seduti in aula gomito a gomito (perché nel frattempo il Cts ha fatto cadere pure il metro minimo di distanziamento), allora la questione diventa particolarmente grave.

Perché significa che nemmeno la pandemia è riuscita a scalfire i parametri numerici da Paese non certo moderno introdotti (e mai cancellati) con la riforma Gelmini dell’ultimo governo guidato da Silvio Berlusconi.

Nel frattempo, sono passati quasi tre lustri e otto ministri dell’Istruzione. E si continuano a formare classi da 31 alunni.

Il sostegno del Governo

Ad una manciata di ore dal nuovo anno, il ministro Patrizio Bianchi ha “incontrato” gli oltre 7 mila dirigenti scolastici che guideranno le 8.200 scuole autonome: ha spiegato, anche attraverso i suoi capi dipartimento, quali sono le modalità di gestione degli istituti, ma soprattutto ha detto loro che il Governo, con il premier Mario Draghi in testa, è con loro.

Il sostegno morale, insomma, sembra esserci. Su quello materiale ci riserviamo di dare giudizi: tutto dipenderà da come le scuole reagiranno all’urto della scuola in presenza in condizioni ancora oggettivamente difficili.

Con la speranza che si intervenga al più presto, anche in Parlamento, per cancellare i problemi del momento, ma anche quelli atavici, che attanagliano il nostro sistema formativo, La Tecnica della Scuola augura ai suoi lettori un anno scolastico sereno e ricco di soddisfazioni.

Covid scuola, un genitore può richiedere la DaD per il figlio in alternativa al vaccino?

da La Tecnica della Scuola

La prima conferenza di servizio del Ministero dell’Istruzione per supportare le scuole in relazione alle misure anti Covid si è svolta nel pomeriggio di oggi 31 agosto. Tra i chiarimenti forniti ai dirigenti scolastici, quello relativo alla didattica a distanza (DaD).

Gli esperti ribadiscono: quest’anno la didattica sarà in presenza, in quanto la scuola è in presenza. Dunque non ci saranno vie facili alla DaD, questa non costituirà uno strumento per ridurre il numero degli alunni in classe. Una presa di posizione che nasce probabilmente dagli ultimi dati Invalsi che testimoniano un deciso arretramento degli apprendimenti per quei territori o gradi di scuola in cui la DaD è stata protratta a lungo.

Una scelta, quella della didattica in presenza a tutti i costi, che mette in discussione fortemente l’operato di alcune regioni nel corso del precedente anno scolastico, quando si sono invitate le famiglie a scegliere la DaD per i propri figli, come mezzo di protezione dal Covid.

Così alla domanda “Un dirigente scolastico, alla richiesta di un genitore che volesse ricorrere alla DaD per il proprio figlio a ragione di una mancata vaccinazione, cosa dovrebbe rispondere?

L’esperto suggerisce: “Bisognerà rispondere no“. Un no deciso, argomentato come segue: “L’obbligo formativo va assolto in presenza”.

Green pass, via libera del Garante privacy sulle verifiche a scuola con modalità alternative all’App VerificaC19

da La Tecnica della Scuola

Con provvedimento urgente il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che introduce modalità semplificate di verifica delle certificazioni verdi del personale scolastico, alternative a quelle ordinarie che prevedono l’uso dell’App VerificaC19, che rimane comunque utilizzabile.

Ricordiamo che da domani, 1° settembre 2021, entrerà in vigore l’obbligo di possesso ed esibilizione del Green pass da parte del personale scolastico.

Al momento la verifica delle certificazioni verdi potrà essere effettuata dai Dirigenti scolastici (o personale delegato) utilizzando l’App VerificaC19, sistema che però richiede un controllo quotidiano del Green pass, aspetto questo che può risultare problematico in termini organizzativi e di tempistica.

Era stata anticipata dal MI la prossima messa a punto di una procedura automatizzata, che ora ha ottenuto il via libera del Garante per la privacy.

In particolare, le istituzioni scolastiche, in qualità di datori di lavoro, si limiteranno a verificare – attraverso il Sistema informativo dell’istruzione-Sidi e la Piattaforma nazionale-DGC – il mero possesso della certificazione verde Covid-19 da parte del personale, trattando esclusivamente i dati necessari.

Il processo di verifica dovrà essere effettuato quotidianamente prima dell’accesso dei lavoratori in sede e dovrà riguardare solo il personale per cui è prevista l’effettiva presenza in servizio nel giorno della verifica, escludendo comunque chi è assente per specifici motivi: ad esempio, per ferie, permessi o malattia.

A seguito dell’attività di controllo del green pass, i soggetti tenuti alle verifiche potranno raccogliere solo i dati strettamente necessari all’applicazione delle misure previste in caso di mancato rispetto degli obblighi sul green pass (ad esempio assenza ingiustificata, sospensione del rapporto di lavoro e del pagamento dello stipendio).

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Docenti neoassunti a.s. 2021/22, chi deve svolgere il periodo di prova?

da La Tecnica della Scuola

In avvio di anno scolastico, il Ministero dell’Istruzione fornisce normalmente indicazioni per lo svolgimento del periodo di prova per i docenti neoassunti o che chiedono il passaggio di ruolo.

Al momento la nota per l’a.s. 2021/22 non è ancora stata emanata, per cui ci rifaremo alla normativa attualmente vigente che dovrebbe essere confermata anche quest’anno, vale a dire il Decreto Ministeriale 850 del 27/10/15.

Chi è tenuto al periodo di formazione e prova

Sono tenuti al periodo di formazione e prova tutti i docenti:

  • docenti neoassunti a tempo indeterminato al primo anno di servizio;
  • assunti a tempo indeterminato negli anni precedenti per i quali sia stata richiesta la proroga del periodo di formazione o prova che non abbiano potuto completarlo;
  • che, in caso di valutazione negativa, ripetano il periodo di prova;
  • che abbiano ottenuto il passaggio di ruolo.

In caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova, il personale docente effettua un secondo periodo di formazione e di prova, non rinnovabile.

Chi non è tenuto

Non devono svolgere il periodo di prova i docenti:

  • che abbiano già svolto il periodo di formazione e prova nello stesso ordine e grado di nuova immissione in ruolo;
  • che abbiano ottenuto il passaggio di ruolo e abbiano già svolto il periodo di formazione e prova nel medesimo ordine e grado;
  • destinatari di nuova assunzione a tempo indeterminato che abbiano già svolto il periodo di formazione e prova nello stesso ordine e grado;
  • che abbiano ottenuto il trasferimento da posto comune a sostegno e viceversa nell’ambito del medesimo ordine e grado, nonché i docenti già titolari di posto comune/sostegno destinatari di nuova assunzione a tempo indeterminato da altra procedura concorsuale su posto comune/sostegno del medesimo ordine e grado.

Durata del periodo di prova

La prova ha la durata di un anno scolastico. A tal fine il servizio effettivamente prestato deve essere non inferiore a 180 giorni nell’anno scolastico, di cui almeno 120 per le attività didattiche.

Qualora nell’anno scolastico non siano stati prestati 180 giorni di effettivo servizio, la prova è prorogata di un anno scolastico, con provvedimento motivato, dall’organo competente per la conferma in ruolo.

In caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova, il personale docente effettua un secondo periodo di formazione e di prova, non rinnovabile.

I 180 giorni di servizio

Nei 180 giorni sono computate tutte le attività connesse al servizio scolastico, compresi:

  • i periodi di sospensione delle lezioni e delle attività didattiche
  • gli esami e gli scrutini ed ogni altro impegno di servizio
  • il primo mese del periodo di astensione obbligatoria dal servizio per gravidanza.

Sono anche compresi:

  • le domeniche e tutti gli altri giorni festivi
  • le quattro giornate di riposo previste dalla lettera b), art. 1, legge 23/12/1977, n. 937
  • le vacanze natalizie e pasquali
  • il giorno libero
  • i periodi d’interruzione delle lezioni dovute a ragioni di pubblico interesse (profilattiche, elezioni politiche e amministrative)
  • i giorni compresi nel periodo che va dal 1° settembre alla data di inizio delle lezioni
  • la frequenza di corsi di formazione e aggiornamento indetti dall’Amministrazione scolastica, compresi quelli organizzati a livello di circolo, scuola o istituto
  • il periodo compreso tra l’anticipato termine delle lezioni a causa di elezioni politiche e la data prevista dal calendario scolastico.

Sono, invece, esclusi i giorni riferibili a:

  • ferie
  • assenze per malattia
  • congedi parentali
  • permessi retribuiti

Per quanto riguarda le attività didattiche, nei 120 giorni sono considerati:

  • i giorni effettivi di lezione
  • i giorni impiegati presso la sede di servizio per ogni altra attività preordinata al migliore svolgimento dell’azione didattica, comprese quelle valutative, progettuali, formative e collegiali.

I 120 giorni di attività didattiche

Sono compresi nei 120 giorni di attività didattiche sia i giorni effettivi di insegnamento sia i giorni impiegati presso la sede di servizio per ogni altra attività preordinata al migliore svolgimento dell’azione didattica, comprese quelle valutative, progettuali, formative e collegiali.

L’ambiente Indire per i neoassunti

Normalmente nel mese di novembre viene aperto l’apposito ambiente Indire che supporta i docenti neoassunti nella predisposizione dei documenti necessari per lo svolgimento del periodo di prova.

Per avere un’idea di come è strutturato, si può visionare l’ambiente riferito all’a.s. 2020/2021.

L’avvio del nuovo anno

L’avvio del nuovo anno

di Cettina Calì

Il 1^ settembre per il modo della scuola è l’inizio  del nuovo anno scolastico. Anche quest’anno ci sarà una nuova ripartenza,  la terza dall’inizio della pandemia da COVID -19,  nella quale, ancora una volta, bisognerà confrontarsi con nuove abitudini e stili di vita che hanno impresso, nel corso degli ultimi anni,  una svolta epocale  nel modo di essere e fare  scuola. Si riparte, si ricominica un cammino che  in realtà non ha mai avuto  interruzioni sostanziali,  ma si sta solo rinnovando, alla luce delle recenti indicazioni ministeriali, per guardare avanti, mai indietro, con alunni che proseguono il loro  corso di studi, con altri ragazzi che  iniziano per la prima volta la loro esperienza scolastica, con nuovi docenti neo immessi in ruolo etc. Chi ha vissuto quel drammatico ed inaspettato 11 marzo 2020, data nella quale venne dichiarata la pandemia,  che spinse gli studenti ad abbandonare le aule, non può dimenticare il coraggio, la motivazione, l’orgoglio e la fatica di tutta la comunità scolastica  che, grazie anche al massiccio ricorso alle nuove tecnologie, ha cercato  di colmare l’isolamento causato dalle restrizioni imposte per arginare il fenomeno COVID-19. C’è voluto tanto impegno, spirito di adattamento, forza di volontà, creatività, passione per il proprio lavoro nel riuscire in una missione quasi impossibile, alla quale nessuno era preparato.

#LaScuolaNonSiFerma  era la rubrica dedicata alle esperienze, alle storie, ai gemellaggi, agli esempi di didattica a distanza che ogni giorno arrivavano dalle scuole del territorio nazionale per non far perdere il contatto con gli studenti e le studentesse, per animare il racconto delle buone pratiche e per dimostrare che la scuola, anche in un momento difficile ed imprevedibile, era sempre presente e non si fermava.

 E la scuola non si è fermata neanche adesso, alla vigilia di questa nuova ripartenza, nella  convinzione che solo mantenendo comportamenti improntati a serietà, responsabilità, coerenza e coraggio e con una più massiccia adesione alla campagna vaccinale in corso si potrà tornare a respirare quella normalità oggi tanto desiderata.

La ripartenza  per l’anno scolastico 2021/2022 è caratterizzata da importanti novità.

Il  “Protocollo  d’intesa  nazionale  sulla  sicurezza”, rinnovato il 14 agosto 2021,  invita  le istituzioni scolastiche, alle quali sarà fornito un servizio di help desk e sarà attivo un numero verde per raccogliere quesiti e segnalazioni sull’applicazione delle misure di sicurezza,  ad attivare le relazioni sindacali a livello di singola scuola e a coinvolgere, al fine di integrare il documento di valutazione dei rischi (DVR) e fornire a tutto il personale scolastico la formazione e l’informazione necessaria, l’ RSPP, il medico competente e l’RSL di ogni istituto.  

Nel Protocollo si pone  attenzione a:

-le modalità di ingresso/uscita degli alunni da scuola, che verranno esplicitate integrando  i regolamenti degli istituti, con l’eventuale previsione, ove lo si ritenga opportuno, di ingressi ed uscite ad orari scaglionati, anche utilizzando accessi alternativi. L’opportuna sensibilizzazione ed informazione dovrà essere attivata  per comunicare a tutta la comunità scolastica  le regole da rispettare al fine di evitare assembramenti.

-La pulizia giornaliera e l’igienizzazione periodica dei locali e delle  attrezzature in dotazione alla scuola, predisponendo  un cronoprogramma ben definito e sottoponendo a regolare detergenza le superfici e gli oggetti (inclusi giocattoli, attrezzi da palestra e laboratorio, utensili vari…) destinati all’uso degli alunni.

-Il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale forniti agli alunni, ai docenti e al personale ATA.  “I DPI utilizzati devono corrispondere a quelli previsti dalla valutazione del rischio e dai documenti del CTS per le diverse attività svolte all’interno delle istituzioni scolastiche e in base alle fasce di età dei soggetti coinvolti. Nella scuola deve essere indicata la modalità di dismissione dei dispositivi di protezione individuale non più utilizzabili, che dovranno essere smaltiti secondo le modalità previste dalla normativa vigente. Per il personale impegnato con bambini con disabilità, si potrà prevedere l’utilizzo di ulteriori dispositivi di protezione individuale (nello specifico, il lavoratore potrà usare, unitamente alla mascherina, guanti e dispositivi di protezione per occhi, viso e mucose). Nell’applicazione delle misure di prevenzione e protezione si dovrà necessariamente tener conto della tipologia di disabilità e delle ulteriori eventuali indicazioni impartite dalla famiglia dell’alunno/studente o dal medico”.

-La gestione degli ambienti esterni all’istituto scolastico. Qualora le attività didattiche richiedano l’utilizzo di locali esterni all’Istituto scolastico, gli Enti locali e/o i proprietari dei locali dovranno certificarne l’idoneità, in termini di sicurezza e, con specifica convenzione, dovranno essere definite le responsabilità delle pulizie e della sorveglianza di detti locali e dei piani di sicurezza.

-Le disposizioni relative agli spazi comuni, il cui ingresso dovrà  essere contingentato e per un tempo limitato allo stretto necessario e con il mantenimento della distanza di sicurezza. Il Dirigente scolastico valuterà l’opportunità di rimodulare le attività didattiche nelle aule, eventualmente alternando le presenze degli studenti con lezioni da remoto, in modalità didattica digitale integrata. Per quanto riguarda la  somministrazione del pasto, nei locali adibiti a mensa scolastica, si dovrà “ prevedere la distribuzione in mono-porzioni, in vaschette separate unitariamente a posate, bicchiere e tovagliolo monouso e possibilmente compostabile. Per quanto riguarda le aree di distribuzione di bevande e snack, il Dirigente scolastico ne indica le modalità di utilizzo, eventualmente anche nel Regolamento di Istituto, al fine di evitare il rischio di assembramento e il mancato rispetto del distanziamento fisico”.

-I soggetti esterni che accedono nei locali scolastici dovranno sottostare a tutte le regole previste nel Regolamento di istituto e/o nell’apposito disciplinare interno adottato dal Dirigente scolastico, sentiti l’RSPP di istituto e il medico competente. Pur tuttavia è preferibile che tali soggetti esterni facciano ricorso alle comunicazioni a distanza, limitando gli accessi ai casi di effettiva necessità amministrativo-gestionale ed operativa, possibilmente previa prenotazione e relativa programmazione. Negli Istituti si procederà alla “registrazione dei visitatori ammessi, con indicazione, per ciascuno di essi, dei dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza), dei relativi recapiti telefonici, nonché della data di accesso e del tempo di permanenza, alla  differenziazione dei percorsi interni e dei punti di ingresso e i punti di uscita dalla struttura da far adottare e  alla pulizia approfondita e aerazione frequente e adeguata degli spazi utilizzati”.

-Le modalità di supporto psicologico e pedagogico-educativo da attuare per fronteggiare situazioni di insicurezza, stress, ansia dovuta ad eccessiva responsabilità, timore di contagio, rientro al lavoro in “presenza”, difficoltà di concentrazione, situazione di isolamento vissuta.

-La gestione di una persona sintomatica all’interno della scuola nel rispetto dei regolamenti interni.

-Le disposizioni relative a sorveglianza sanitaria, medico competente, RLS.  A tal proposito, appare necessario ricordare che particolare attenzione viene riservata alla sorveglianza sanitaria del personale fragile. Il DL 18/2020 art.26 c.2 indica lavoratori fragili i dipendenti pubblici e privati in condizione di rischio derivante da “immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità L.104 art. 3 co. 3”. Fino al 31 ottobre 2021 i lavoratori fragili, di cui all’art.26 c.2 del DL 18/2020, possono usufruire della possibilità di accedere al lavoro agile, ma non sono stati confermati gli interventi estensivi sulle eventuali assenze che, pertanto, trovano applicazione ordinaria nel CCNL di riferimento. Qualora il lavoratore della scuola si trovi in una condizione di fragilità temporanea che è riconosciuta a chi si trova in una condizione di maggior rischio di salute “rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto”, su richiesta del lavoratore, si avvia una procedura di sorveglianza sanitaria da parte del medico competente che si conclude con un giudizio di idoneità/idoneità con prescrizioni/inidoneità temporanea in relazione al contagio. Il docente, cui sia stata riconosciuta una inidoneità relativa alla specifica mansione, potrà  richiedere l’utilizzazione in altri compiti per il periodo indicato, come stabilito dal CCNL. Qualora il lavoratore  non esprima la volontà di svolgere altro incarico, dovrà essere collocato in malattia d’ufficio computata secondo il regime previsto dal CCNL. Per il personale ATA il dirigente scolastico valuterà l’impiego in una mansioni equivalente oppure l’adibizione alla prestazione lavorativa in modalità agile. Le scuole potranno “utilizzare parte delle risorse assegnate, e in corso di assegnazione, per l’effettuazione tramite ASL o strutture diagnostiche convenzionate di tamponi nei confronti del solo personale scolastico fragile, esentato dalla vaccinazione. Si è, infatti, inteso promuovere un’azione orientata verso coloro che, non avendo la possibilità di vaccinarsi per motivi certificati di salute, si trovano ad essere privi della primaria copertura vaccinale e, quindi, con maggiore rischio per la diffusione dell’epidemia all’interno delle istituzioni scolastiche”.

-La costituzione di una Commissione, presieduta dal Dirigente scolastico, per di monitorare l’applicazione delle misure  sopra descritte in ogni Istituzione scolastica.

Infine, l’altra importante novità  è l’introduzione del il GREEN PASS, reso obbligatorio dal decreto legge del 6 agosto scorso (111/2021),  che prevede – dal 1° settembre  2021 al 31 dicembre 2021 – per  docenti, personale Ata e dirigenti scolastici l’obbligo di possedere ed esibire la “certificazione verde”, rilasciata dopo aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni, o dopo aver completato il ciclo vaccinale, o essere risultati negativi ad  un test antigenico  molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti o essere guariti da Covid nei sei mesi precedenti. In mancanza del green pass, il personale non non potrà svolgere le funzioni relative al proprio   profilo professionale e, a partire dal quinto giorno di assenza,  sarà considerato assente ingiustificato, con la sospensione del rapporto di lavoro e la mancata retribuzione o compenso o emolumento accessorio.  Il mancato possesso della certificazione verde,  a seguito di  controllo e verifica, verrà punito con una sanzione amministrativa  – da 400 a 1.000 euro – , che si aggiungerà  alla mancata  retribuzione lavorativa. È obbligo dei Dirigenti scolastici, quali “organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro”, sanzionare il personale inadempiente. I dirigenti scolastici, al fine di effettuare i controlli,  possono delegare, per iscritto, i propri collaboratori,  per la verifica del green pass. “La verifica della certificazione verde COVID-19 avviene mediante l’App “Verifica C19” con le seguenti modalità:

su richiesta del verificatore (Dirigente scolastico o suo delegato), l’interessato mostra –in formato digitale oppure cartaceo – il QR Code abbinato alla propria certificazione verde  COVID-19;

l’App “VerificaC19” scansiona il QR Code, ne estrae le informazioni e procede  con il controllo, fornendo tre possibili risultati:

  1. schermata verde: la certificazione è valida per l’Italia e l’Europa;
  2. schermata azzurra: la certificazione è valida solo per l’Italia;
  3. schermata rossa: la certificazione non è valida”.

Ancora c’è tanto da fare,  ma l’obiettivo di tutti dovrebbe essere quello di lavorare per favorire lo svolgimento in presenza ed in sicurezza delle attività scolastiche, condividendo idee, proposte e soluzioni. La responsabilità è di tutti noi, ad ognuno la propria parte.

Green pass, l’App che verifica il possesso di docenti e Ata è inutilizzabile: si parte coi controlli manuali

da La Tecnica della Scuola

Mancano poche ore all’inizio dell’anno scolastico: quest’anno una delle novità più importanti è il discusso obbligo del Green pass per tutto il personale. Negli ultimi giorni, con la presa di coscienza che la norma introdotta con il decreto 111/21 esenta solo poche categorie di persone e fa cadere la scure dalla doppia sanzione (sospensione e mega-multa) a chi non lo presente, abbiamo assistito ad un’impennata di vaccinazioni. Tanto di portare il numero dei vaccinati verso quota 100mila, a fronte di oltre un milione e 400 mila coinvolti nell’obbligo. L’attenzione ora si sposta tutta sui controlli: come faranno le oltre 8 mila scuole a verificare se i propri dipendenti sono o no vaccinati?

Nella serata del 30 agosto, il ministero dell’Istruzione ha pubblicato una Nota, la n. 1260, contenente le specifiche su come sarà il controllo del Green pass per docenti e personale scolastico. Nella Nota, il Ministero conferma che la verifica del possesso dal certificato verde “non può essere ovviata con il ricorso all’autocertificazione da parte dell’interessato, in quanto la norma vigente prevede che la certificazione verde COVID-19 sia posseduta ed esibita”.

Come funziona l’App “VerificaC19”

Di fatto, la verifica della certificazione verde COVID-19 avverrà con l’App “VerificaC19”, installata su un dispositivo mobile, con controlli però quotidiani. Per ovviare a questo, il Ministero consiglia di “interrogare il Sistema informativo” cosiddetto “SIDI che, in ragione della interoperabilità con il Sistema informativo del Ministero della Salute, senza necessità di scansione di ogni singolo QRcode, “restituirà” la medesima tipologia di schermate descritte nella ‘procedura ordinaria’”. Lo stesso dicastero ha detto che “è atteso in tempi brevi” un “intervento normativo necessario per consentire l’adozione della procedura automatizzata richiamata”.

Solo che questo dispositivo verrà messo a disposizione delle scuole non prima di una settimana, forse anche più: si parla già di 10-15 settembre. Verosimilmente, il dispositivo ordinario, che evita i controlli quotidiani, dovrebbe arrivare in corrispondenza con l’inizio delle lezioni nella maggior parte delle scuole, quindi attorno al 13 settembre. E nel frattempo?

Fino ad inizio lezioni, verifiche manuali

Sempre la Nota ministeriale del 30 agosto dice che i presidi potranno “predisporre misure organizzative e di gestione degli spazi, che consentano l’ordinato svolgimento delle operazioni descritte. Ciò anche considerando che, fino all’inizio delle attività didattiche, la presenza del personale sarà inferiore all’ordinario”.

Per realizzare tale procedura, decisamente più macchinosa e impegnativa, i dirigenti potranno affidare i controlli a “più soggetti “verificatori”, ciascuno delegato all’utilizzo dell’app “Verifica C19”, così come, ove opportuno e possibile, potranno individuarsi ingressi diversi, per evitare assembramenti del personale”.

Rusconi (Anp Roma): non prevediamo disagi

I presidi non sembrano farne un dramma. “Stiamo aspettando la piattaforma per il controllo del Green pass del personale della scuola e confidiamo che arrivi per l’inizio delle lezioni come ci è stato assicurato. Per gli esami di riparazione dal primo settembre faremo i controlli singolarmente, con la normale App. Non prevediamo grandi disagi perché parliamo di 10-20 docenti per scuola”, ha detto Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma.

“Benvenga la piattaforma – ha aggiunto Rusconi – avevamo sollecitato una soluzione del genere i primi di agosto. Sembra che siano stati superati i dubbi del Garante della privacy in merito al fatto che la scuola non possa trattare dati sanitari. In questo modo non trattiamo i dati personali ma sappiamo solo chi può entrare e chi no”, ha concluso il rappresentante Anp Roma.

Le soluzioni alternative

Nel frattempo, alcune scuole stanno ricorrendo anche a soluzioni alternative. Un’azienda ha predisposto “un software semplice a sostegno del personale incaricato al controllo quotidiano del certificato verde”.

Ecco come funziona il dispositivo: “il Dirigente o la persona incaricata scansiona e aggiorna quotidianamente il registro dei Green Pass. Gli Alert in tempo reale per il personale presente con certificato non valido consentono una verifica immediata, con possibilità di inserimento note libere. Il Docente previa autorizzazione al trattamento dati, può inserire la validità del certificato per evitare il controllo quotidiano”.

A questo punto, “il dato verrà validato tramite la scansione e la verifica incrociata con l’app Ufficiale del ministero”.

Inizio scuola, chi entra in classe il 1° settembre. Le misure per gli alunni

da La Tecnica della Scuola

Il primo settembre molti ragazzi rientrano in classe, per il Piano Scuola d’estate, arrivato alla sua terza fase, e destinato, quindi, a settembre, al recupero degli apprendimenti, con attività di rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali, dall’inizio del mese fino all’inizio delle lezioni, nell’ottica di preparare gli alunni al nuovo anno scolastico.

Parliamo di circa mezzo milione di alunni, per lo più delle scuole superiori (quinto anno escluso), un 25% circa dei due milioni complessivi.

Si tratterà insomma di una fase propedeutica all’inizio scuola vero e proprio, che vedrà tutti i ragazzi in classe a partire dal 6 settembre (il caso di Bolzano) in poi. A questo link tutte le date di inizio e il calendario ministeriale.

Quali regole anti Covid per gli alunni?

Dovranno indossare la mascherina?

Sì, dai sei anni in su l’uso della mascherina è obbligatorio per tutti, salvo che nei casi di disabilità non compatibili con l’uso della mascherina.

No mascherina invece in quelle classi che dovessero avere tutti gli studenti vaccinati.

Chi fornirà le mascherine?

Le scuole, che riceveranno, a loro volta, mascherine di tipo chirurgico e gel igienizzanti, per il tramite del Commissario straordinario per l’emergenza Covid.

Gli alunni dovranno mantenere il distanziamento?

Sì, ma solo laddove le condizioni lo permettano. In altre parole il distanziamento è raccomandato ma non obbligatorio. Se possibile, in classe bisognerà assicurare la distanza tra un banco e l’altro di almeno un metro e tra i banchi e la cattedra di due metri.

Gli alunni di classi diverse dovranno entrare a scuola in maniera scaglionata?

Sì, bisognerà che gli istituti si attrezzino per ingressi scaglionati e ove possibile per accessi differenziati.

Come si svolgerà l’ora di educazione fisica?

All’aperto nessuna mascherina, ma si richiede il distanziamento interpersonale di almeno due metri.

In palestra o in generale al chiuso: nelle zone bianche, le attività di squadra sono possibili ma, specialmente al chiuso, dovranno essere privilegiate le attività individuali; in zona gialla e arancione, si raccomanda lo svolgimento di attività unicamente di tipo individuale.

Gli alunni avranno garantiti servizi scuolabus o altro genere di servizi di trasporto?

In taluni casi sì. Ma i piani trasporto sono ancora al vaglio dei tavoli prefettizi. Ad oggi si sa che la capienza dei mezzi sarà all’80%. Si sta cercando di provvedere agli scuolabus anche per i ragazzi delle superiori e ad altri mezzi alternativi, a partire dal bike sharing.

Che tipo di didattica svolgeranno?

La didattica sarà prevalentemente in presenza. La DAD solo in casi eccezionali: per gli alunni che non possano essere ammessi in presenza; o, su indicazione delle Regioni, in specifici territori o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze straordinarie legate a focolai o ad una circolazione estremamente ampia del virus o delle varianti tra la popolazione scolastica.

Per gli studenti è previsto eventuale supporto psicologico?

Sì, le scuole hanno lavorato per attivare sportelli dsupporto psicologico e pedagogico-educativo per il personale scolastico e per gli studenti.

Le aule verranno sanificate?

Sì, tutti i locali dovranno essere puliti e sanificati giornalmente e aerati di continuo.

L’ingresso a scuola dei genitori è consentito?

L’accesso alla scuola per l’accompagnamento dell’alunno è concesso ad un solo genitore, nel rispetto delle regole generali di prevenzione dal contagio, incluso l’uso della mascherina durante tutta la permanenza all’interno della struttura.

Per il resto, si prevede una limitazione degli accessi ai casi di effettiva necessità amministrativo-gestionale ed operativa, possibilmente previa prenotazione. In ogni caso sono consigliate le comunicazioni a distanza.

In ogni caso il visitatore, genitore o meno, va regolarmente registrato, con indicazione dei dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza), dei relativi recapiti telefonici, nonché della data di accesso e del tempo di permanenza.

Green pass per il personale scolastico: come verificarne il possesso. La nota del MI

da Tuttoscuola

Un nuovo anno scolastico sta per iniziare e i nodi da sciogliere sono ancora diversi. A partire dal controllo del Green pass per il personale scolastico. Per fare un po’ di chiarezza, il Ministero dell’Istruzione ha diffuso una nota. Riportiamo di seguito i punti principali.

Leggi la nota integrale del MI sulla verifica del possesso del Green pass per il personale scolastico

La nota ministeriale ricorda che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021, prevede che la verifica delle certificazioni verdi COVID-19 sia realizzata mediante l’utilizzo – anche senza necessità di connessione internet – dell’App “VerificaC19”, installata su un dispositivo mobile. L’applicazione consente di riscontrare l’autenticità e la validità delle certificazioni emesse dalla Piattaforma nazionale digital green certificate (DGC), senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione e senza memorizzare informazioni personali sul dispositivo del verificatore. Pertanto, nel pieno rispetto della privacy.

Green pass del personale scolastico: la procedura ordinaria di verifica

La verifica del Green pass del personale scolastico mediante la richiamata App “VerificaC19” avviene con le seguenti modalità:

  1. su richiesta del verificatore (Dirigente scolastico o suo delegato), l’interessato mostra – in formato digitale oppure cartaceo – il QR Code abbinato alla propria certificazione verde Covid-19,
  2. l’App “VerificaC19” scansiona il QR Code, ne estrae le informazioni e procede con il controllo, fornendo tre possibili risultati (nei prossimi aggiornamenti della App):

a) schermata verde: il Green pass è valido per l’Italia e l’Europa,
b) schermata azzurra: il Green pass è valido solo per l’Italia,
c) schermata rossa: il Green pass non è ancora valido o è scaduto o c’è stato un errore di lettura.

  1. in caso di “schermata rossa” il personale non potrà accedere all’istituzione scolastica e dovrà “regolarizzare” la propria posizione vaccinandosi oppure effettuando test antigenico rapido o molecolare.

La procedura “ordinaria” presenta il limite di dovere verificare giornalmente ciascun singolo QRCode del personale dell’istituzione scolastica, proprio per l’anzidetta diversa durata della certificazione (da un massimo di 9 mesi ad un minimo di 48 ore) e perché, per ragioni di riservatezza, tale durata non è rilevabile dalla scansione del QRCode.

In relazione al numero di dipendenti di ciascuna istituzione scolastica, il Ministero dell’Istruzione riconosce dunque che potrebbero determinarsi, soprattutto nei momenti di inizio e fine delle lezioni, rallentamenti nelle operazioni materiali di verifica della validità della certificazione. Situazione questa che non può essere ovviata con il ricorso all’autocertificazione da parte dell’interessato, in quanto la norma vigente prevede che la certificazione verde COVID-19 sia posseduta ed esibita.

Inoltre, per ragioni di riservatezza, non è al momento possibile la consegna volontaria al Dirigente scolastico della propria certificazione o del relativo QRCode, perché questi provveda autonomamente – personalmente o tramite delegato – alla verifica.

Green pass del personale scolastico: procedura automatizzata di verifica

Per sopperire al sopraddetto limite della “procedura ordinaria”, in costante raccordo con il Garante per la protezione dei dati personali e unitamente al Ministero della Salute, il Ministero sta operando al fine di realizzare l’interoperabilità fra il Sistema informativo in uso presso le scuole (SIDI) e la Piattaforma nazionale DGC così da potere, a regime, velocizzare le pur semplici operazioni richieste.

In pratica, limitatamente al personale in servizio, il Dirigente scolastico potrà interrogare il Sistema informativo del Ministero dell’Istruzione SIDI che, in ragione della interoperabilità con il Sistema informativo del Ministero della Salute, senza necessità di scansione di ogni singolo QRcode, “restituirà” la medesima tipologia di schermate descritte nella “procedura ordinaria”.

Il Dirigente o suo delegato, a questo punto, potrà limitare la verifica con l’App “VerificaC19” ai soli QRcode della “schermata rossa”, con importante risparmio di tempo. Tale breve descrizione del processo per chiarire che le modalità intrinseche allo stesso – fondato sull’utilizzo della piattaforma SIDI – non ne consentirà l’adozione da parte di istituzioni educative o scolastiche il cui personale non sia dipendente del Ministero.

Per l’adozione della procedura tratteggiata, destinata al personale delle istituzioni scolastiche statali, è richiesto uno specifico intervento normativo, atto a consentirne l’utilizzo nel rispetto della protezione dei dati personali.

Ritorno a scuola: resta il nodo trasporti. Nuovo tavolo il 20 settembre

da Tuttoscuola

Domani, 1° settembre, si apre un nuovo anno scolastico, ma resta ancora da sciogliere il nodo trasporti. Le decisioni che devono arrivare dai tavoli prefettizi lasciano le scuole ancora con il fiato sospeso, e diversi istituti, con molta probabilità, saranno costretti ad adottare contromisure per evitare assembramenti, come gli ingressi e le uscite scaglionate che abbiamo già imparato a conoscere lo scorso anno. Previsto un nuovo tavolo di confronto il 20 settembre prossimo.

Il tavolo con i sindacati voluto ieri dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, non è infatti servito a sciogliere gli interrogativi che accompagnano l’organizzazione del trasporto pubblico locale in vista del ritorno a scuola in presenza. Secondo quanto riportato da IlSole24Ore, i nodi principali saranno affrontati solo a valle della presentazione dei piani per la gestione del Tpl. Per questo motivo, ministro e sindacati si rivedranno il prossimo 20 settembre.

Coefficiente di riempimento dei mezzi pubblici locali non superiore all’80% ma solo nelle Regioni e Province autonome classificate come zona bianca o gialla. Data la possibilità di aumentare l’asticella in presenza di particolari sistemi di ricambio dell’aria e di filtraggio attraverso “strumenti idonei di aerazione” preventivamente autorizzati dal Comitato tecnico-scientifico. E’ quanto si legge intanto nelle linee guida, illustrate ieri da Giovannini e che saranno adottate con un’ordinanza del ministero della Salute. A queste si affiancano poi una serie di misure volte a garantire una gestione ordinata dei flussi dei viaggiatori. Un tassello che chiama in causa però l’altro elemento clou da definire, vale a dire quello dei controlli. Intanto le scuole attendono indicazioni per poter prendere decisioni.

Indicazioni per la prevenzione e il controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2021-2022)


CS N°41/2021 – Covid-19: le indicazioni di prevenzione per la riapertura delle scuole e una rete di “scuole sentinella” per sorvegliare l’epidemia

ISS, 1 settembre 2021

Un documento strategico per la prevenzione e il controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 e un piano di monitoraggio per controllare la circolazione del virus negli istituti, sono stati messi a punto per tutelare lo svolgimento della didattica in presenza.

Il documento strategico, diretto a tutte le scuole declina le misure di prevenzione per l’imminente anno scolastico come il distanziamento di almeno un metro fra i banchi, l’uso delle mascherine chirurgiche, sopra i sei anni, anche da seduti, la necessità di un frequente ricambio d’aria.

Queste sono solo alcune delle principali raccomandazioni indirizzate alle scuole che si trovano nel Rapporto Indicazioni strategiche ad interim per la prevenzione e il controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2021-2022) messo a punto da ISS, Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, INAIL, Fondazione Bruno Kessler, in collaborazione con il Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid-19.

Queste misure sono state definite dagli esperti per limitare le occasioni di contagio anche in base ai futuri scenari epidemiologici che si potrebbero configurare nel corso dell’anno scolastico. Anche in zona bianca restano le raccomandazioni su distanziamento, obbligatorietà delle mascherine chirurgiche in caso di impossibilità a mantenere la distanza di almeno un metro tra i banchi e sanificazione.

Inoltre, le attività extracurriculari sono consentite in zona bianca, mentre le stesse devono essere limitate nelle Regioni gialle, arancioni o rosse.

Il documento fa anche il punto sulle evidenze scientifiche finora prodotte in Italia dalle istituzioni sanitarie che dimostrano come la trasmissione del virus fra i giovani sia legata più alla comunità che alla frequenza e alla sede scolastica. Gli studi scientifici dimostrano anche come il personale scolastico non sia risultato più a rischio di sviluppare, rispetto ad altre professioni, l’infezione da Covid-19.

Accanto al documento strategico è stato inoltre preparato, in stretta collaborazione con le Regioni e con esperti del settore, un Piano di monitoraggio della circolazione di SARS-CoV-2 destinato alla scuola primaria e secondaria di primo grado, al fine di sorvegliare, attraverso una “rete di scuole sentinella” la diffusione del virus in ambito scolastico anche in soggetti asintomatici.

Il piano prevede test molecolari salivari condotti, su base volontaria, su alunni nella fascia di età 6-14 anni delle scuole primarie e secondarie di primo grado presenti sul territorio nazionale. Le “scuole sentinella” saranno indicate dalle autorità sanitarie regionali in collaborazione con gli uffici scolastici.

La campagna coinvolgerà almeno 55mila alunni ogni 15 giorni e sarà supportata dalla Struttura Commissariale nella sua implementazione.

La scelta dei test molecolari su campione salivare è stata effettuata poiché questi offrono un’alta precisione del risultato e garantiscono il vantaggio della facilità della raccolta del campione.

In una prima fase “di avviamento” le attività di raccolta dei campioni potranno essere eseguite nella sede scolastica con l’ausilio di personale sanitario, individuato dalle Asl competenti o dal personale della struttura commissariale.

Successivamente, la raccolta dei campioni verrà effettuata in ambito familiare rispettando le istruzioni che garantiscono la correttezza della sua esecuzione.

Il prelievo potrà essere effettuato in modo autonomo dalla famiglia e il test consegnato in punti di raccolta. Questo permette anche la possibilità di processare il campione per l’eventuale sequenziamento genomico virale.

In caso di soggetti positivi/contatti (basso o alto rischio), si seguiranno le indicazioni dei Dipartimenti di prevenzione sulla base delle procedure definite dalla rispettiva Regione/Provincia Autonoma, e del Ministero della Salute.