Consegna a Papa Francesco del libro “La generazione Erasmus per l’ambiente”

Consegna a Papa Francesco del libro “La generazione Erasmus per l’ambiente” da parte del Direttore Generale dell’Agenzia Erasmus+ Indire, Flaminio Galli.

La consegna è avvenuta oggi, 24 aprile, a Villa Borghese, nell’ambito del Villaggio per la Terra, manifestazione organizzata da Earth Day Italia in occasione della 46^ Giornata Mondiale per la Terra.

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Aprile, mese crudele

Aprile, mese crudele

di Stefano Stefanel

         Non so se aveva ragione T.S. Eliot (“Aprile è il mese più crudele”), ma certamente se aprile non è il “più” crudele è certo un mese in cui i nodi vengono al pettine. L’anno scolastico volge al termine e molte delle cose progettate sono in alto mare o in convulsa conclusione, nelle scuole c’è molta fibrillazione per conciliare il termine dei progetti, delle attività, degli incontri programmati e non con l’accavallarsi di verifiche, compiti in classe, relazioni, esami (all’orizzonte). Diciamo che un buon aprile aiuterebbe un maggio tranquillo, ma l’accelerazione di aprile porta alle convulsioni di maggio. Facciamo un breve punto della situazione, che poi va in stand by in giugno, in letargo a luglio, riapre le energie ad agosto per poi ripartire con una bella accelerazione a settembre. Forse aveva ragione Nietzsche sull’”eterno ritorno dell’identico”.

In questo aprile è partito il treno dei referendari: è vero che sono pochi e piuttosto antiquati, ma è anche vero che rappresentano un sentire antagonista che nelle scuole c’è, eccome. Se non raccoglieranno le firme necessarie accuseranno a destra e a sinistra con insulti mascherati da linguaggio aulico, come ormai fanno da qualche anno. Se le raggiungeranno e il referendum non verrà ammesso attaccheranno tutti ma non la Corte costituzionale (quella gli piace) che ha bocciato il referendum. Se invece il referendum andrà in porto sostituiranno i dirigenti scolastici alle trivelle nel tentativo di creare nell’opinione pubblica un mostro da attaccare. Se arriveranno al 30% di quorum si dichiareranno vincitori comunque contro i poteri forti e sbraiteranno contro Governo, Miur e Dirigenti che sono riusciti a non far andare la gente alle urne. Se vinceranno otterranno una vittoria simile a quella che avrebbe ottenuto il referendum sulle trivelle: forte da un punto di vista mediatico, nulla dal punto di vista pratico. Nel frattempo ci sarà una forte ricerca del caos, molta confusione, molte accuse, ma soprattutto nessun progetto alternativo a quello governativo se non il richiamo ad un passato che credo neppure i promotori di tante agitazioni vorrebbero.

In questo aprile si è inasprita anche la polemica dei dirigenti sulla loro retribuzione. Un interessante documento ha ottenuto molto appoggio dai dirigenti perché ha mescolato la richiesta di aumento salariale a quella di minori responsabilità in campi delicati come la sicurezza e la burocrazia (“Liberare la scuola”). Tutto forse sacrosanto, salvo poi accorgersi che il problema è complesso e complicato: il numero zero simboleggia la solidarietà ottenuta dall’opinione pubblica sul proprio stipendio, mentre le altre questioni sollevate sono troppo complesse per essere affrontate in forma emotiva e non analitica. Inoltre i dirigenti scolastici si trovano a dirigere le scuole con varie forme di accelerazione che portano aggravio di lavoro che il Miur ritiene compreso nella funzione e che invece i dirigenti chiedono (come tutti i lavoratori) di veder retribuito (concorsi, fondi pon, progettazioni con tempi ristretti, tra qualche giorno arriveranno le reti degli ambiti, comitati di valutazione, ecc.). Mi sembra qualche volta parlando con miei colleghi di essere dentro la pubblicità della Wind, con Fiorello e Conti che affrontano l’aliena a tre teste: la testa centrale spiega le funzioni dirigenziali e la loro importanza per la scuola e lo stato, la testa di destra chiede aumenti salariali su singole funzioni o in generale, la testa di sinistra invece è quella del dirigente burocrate appassionato, vessatorio e cavilloso che si lamenta della burocrazia altrui producendone capiosa di propria.

L’accavallarsi di scadenze (e vedrete quando arrivano le reti previste dal comma 70 dell’art.1 della legge 107/2015 !), di progettualità, di tempistiche ha portato alla scoperta – ad esempio – che ben 3.000 scuole su 9.000 non hanno presentato la domanda per il primo bando PON e che alcune centinaia (messe in chiaro con una procedura di gogna non proprio apprezzabile) sono state escluse dal secondo bando PON per errore nella trasmissione del documento. Cioè ha messo in evidenza gravi problemi di governance, un argomento su cui la dirigenza scolastica dovrebbe essere molto attenta e invece pare distratta. La letteratura sulla scuola ci dovrebbe aver insegnato che se cambiano le condizioni di lavoro e di contesto deve anche cambiare la governance. Questa naturale mutazione non può avvenire per decreto, perché altrimenti non si tratta di governance, ma di organo collegiale. Ma cosa succede invece: animatore digitale, team digitale, piano triennale dell’offerta formativa, fondi pon, piano di miglioramento, rapporto di autovalutazione, progetti ministeriali su italiano, matematica, ecc, ambiti territoriali, laboratori per l’occupabilità, organico dell’autonomia, alternanza scuola-lavoro, comitati di valutazione, ecc. (ma chi legge sa che c’è dell’altro) vengono governati con i vecchi arnesi della scuola degli adempimenti, quegli organi collegiali che tanto piacciono ai referendari e che ormai sono strumenti di ratifica e non di progetto. Sarebbe però interessante capire come si pensa di gestire realmente l’innovazione e il cambiamento attraverso arnesi messi in crisi dall’autonomia. Per cui spesso tutto si rallenta, i tempi non ci sono, non si sa chi e come deve decidere e le occasioni si perdono. Tra l’altro gli organi collegiali hanno come grandi alleati i direttori dei servizi generali e amministrativi e tutto il personale ata, felicissimi quando la scuola non partecipa a progetti, non chiede finanziamenti aggiuntivi, non si prende oneri. Da un lato dunque la vecchia governance che non riesce a governare il cambiamento, dall’altro il personale ausiliario che spera finisca tutta questa “buriana” e si “torni a fare scuola seriamente” senza progetti, visite o altro che possa turbare il potente incedere dell’oppressiva burocrazia delle scuole.

Prendiamo la questione ai limiti della fantascienza dei collaboratori vicari, insegnanti con esonero o semiesonero che fanno più o meno i vice dirigenti. La figura non esiste dal 1999 (autonomia) ma è sempre stata nominata. Il Contratto Collettivo del 2007 permetteva la retribuzione di due figure (Vicario e secondo collaboratore, nella vulgata). La legge 107/2015 permette di nominare entro il 10% dell’organico figure di sistema. Non vi sono limiti invece alle strutture di gestione e di governance possibili. Eppure: scuola nuova vicari vecchi. L’idea del sostituto è così forte, che rimane anche quando non c’è nulla da sostituire. Il pensiero che le novità chiedano nuova governance del processo decisionale e che magari siano meglio più figure di presidio che una gerarchia posticcia entra in poche scuole, ma mantiene nella maggioranza la vecchia connotazione piramidale, dove spesso la parte finale della piramide si trasforma in “cerchio magico” (che pare anche portare male). Dico staff e intendo piramide gerarchica, insomma (tipo: “Professoressa, ma prima di venire da me ha parlato col vicepreside?”, “Dirigente, il vicepreside non esiste”, “Come no, sta di là”).

L’altra questione interessante è cercare di gestire la convulsa innovazione che avanza con i consigli di classe o di interclasse, organismi nati dall’idea partecipativa affermatasi nel 1968, diventata decreto delegato negli Anni Settanta e rimasta viva in mezzo a noi anche se non funziona più. E così mentre il mondo si evolve per deleghe e gestioni complessive e complesse, mentre la scuola viene monitorata e valutata su processi di istituto e di area, mentre le risorse arrivano su azioni complesse e di vasta portata ecco che permangono questi piccoli potentati locali che funzionano se gli insegnanti vanno d’accordo e gli studenti sono bravi, ma non riescono a decidere più niente di realistico, non si confrontano, vanificano spesso con ottimi muri di gomma quali sono qualunque progettazione realizzata da gruppi di lavoro, team di progetto o anche dai collegi docenti, producono tanta carta, anche se spesso rimane chiusa nell’on line. Un grosso interesse antropologico dovrebbe esserci per analizzare perché il docente si comporta e decide in modo diverso se è in Collegio docenti e se è in Consiglio di classe, spesso ignorando quello che ha deciso altrove. Gestire processi complessi con organi che creano piramidi (vicari) e che dividono anche l’indivisibile (consigli di classe) è molto difficile, ma non c’è un interesse vero in giro allo studio di una governance che presidi realmente l’innovazione e la ricerca a tutti i livelli della scuola.

In questo aprile tutto ciò e anche altro è venuto allo scoperto. Oltre le grida si attendono le idee, mentre prevale il dirigente a tre teste.

Ausili, software e consulenze: la tecnologia che aiuta gli alunni disabili

da Redattore Sociale

Ausili, software e consulenze: la tecnologia che aiuta gli alunni disabili

Comunicazione alternativa, strumenti per i disturbi di apprendimento, puntatori oculari e molto altro: l’esperienza del Centro territoriale di supporto della provincia di Lecce che da 10 anni favorisce l’accesso alle tecnologie a partire dalla materna.

LECCE. Emiliano (nome di fantasia), studente di Parabita in provincia di Lecce, è affetto da tetraparesi spastica, non riesce a parlare, comunica grazie al movimento delle palpebre. Con l’aiuto di un puntatore oculare però è in grado di tradurre i suoi movimenti in linguaggio, sia attraverso le lettere che attraverso caselle con parole già formate. Francesca, studentessa di Cursi, soffre della sindrome di Reth che le ha causato un ritardo mentale grave, ma grazie ad interventi di ‘comunicazione aumentativa alternativa’ la consulente che la segue è riuscita a farla comunicare, a far uscire da lei un linguaggio. Queste sono solo due delle sei storie di vita che sta seguendo attualmente il Centro territoriale di supporto della provincia di Lecce (Cts, www.ctslecce.gov.it), attivo già da dieci anni con l’intento di favorire l’accesso alle tecnologie da parte degli studenti disabili nelle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalla materna. Un lavoro grande, impegnativo, ma purtroppo ancora silenzioso, in gran parte ad oggi sconosciuto proprio alle famiglie degli studenti che avrebbero necessità di sostegno. Nato sulla base del progetto “Nuove tecnologie e disabilità” del ministero della Pubblica istruzione, grazie alla direttiva del 2012 sui bisogni educativi speciali rientrano oggi nel raggio d’azione del Cts tutte quelle problematiche collegate con la legge 170 del 2010 e dunque anche i disturbi specifici dell’apprendimento, quelli da deficit di attenzione e iperattività, gli svantaggi sociali, linguistici e culturali.

Grazie al lavoro di specialisti che prestano le proprie competenze, il Cts della provincia di Lecce, che dipende dall’Ufficio scolastico regionale della Puglia, offre consulenza, progetti e servizi alle scuole del territorio (circa centottanta istituti) valutando i singoli casi che si presentano, proponendo gli ausili specifici e i sofware da utilizzare a seconda della disabilità, costruendo un percorso calibrato sulle esigenze di ciascuno studente e da svolgere insieme alle famiglie. Tra gli sportelli che il Centro mette a disposizione c’è quello sulla ‘comunicazione aumentativa alternativa’: “si tratta di cambiare il modo di mandare un messaggio, basandosi su canali alternativi al linguaggio, quando ci sono difficoltà in questo senso – spiega Maurizio Molendini, responsabile del Cts, docente di sostegno in ruolo nell’area delle materie scientifiche presso l’Istituto tecnico Grazia Deledda di Lecce, sede del Centro -. Si tratta di capire prima il livello di comunicazione di una persona, poi di potenziare in modo alternativo gli altri canali, anche in base all’età, dalle cose concrete ai concetti astratti”. Lo specialista del Centro consiglia gli ausili, che devono comunque essere approvati dalla Asl. I ‘comunicatori dinamici’ ad esempio, sono simili a tablet, software touch screen con griglie specifiche per aiutare a trovare una via di comunicazione, da utilizzare a scuola e a casa propria. E’ attivo anche uno sportello sui disturbi specifici dell’apprendimento, con una commissione dedicata in particolare alla dislessia, e anche in questo caso sono utilizzabili software specifici con sintesi vocali, mappe, kit predisposti che vanno incontro alle difficoltà. Ogni singolo caso viene seguito attraverso incontri periodici con gli insegnanti e la famiglia degli studenti.

“Appena la Regione Puglia emanerà la direttiva saremo pronti a partire anche con lo sportello sull’autismo – precisa Molendini – la cui attivazione è prevista dal Miur in tutta Italia ora che si è conclusa la sperimentazione in sole alcune regioni. Qui in Puglia saranno formati circa novanta insegnanti che su indicazioni del Cts di riferimento, che farà da coordinatore, andranno dove c’è necessità. I docenti dovranno, attraverso gli sportelli, gestire le dinamiche dei disturbi dello spettro autistico, chiaramente in contatto con le famiglie, le scuole, gli enti locali, per un’attività che ruoti intorno agli studenti”. A breve presso il Cts di Lecce è prevista anche una formazione per i docenti sul tema del bullismo, in collaborazione con la polizia postale e le associazioni. Il territorio – si legge proprio sull’homepage del portale del Centro – è in rete, “ma il problema principale è proprio questo – sottolinea il responsabile Cts -. Non sempre i protocolli approvati vengono poi di fatto attivati, gli interventi rischiano così di rimanere isolati venendo meno le collaborazioni delle Asl, dei comuni e di tutti gli altri attori. Il risultato, poi, è che riceviamo poche richieste, non tanto perché i problemi non ci siano, ma perché le stesse famiglie non sanno che potrebbero avere un supporto in più”. (sm)

Special Olympics, presentata la XVI European Football Week

da Superabile

Special Olympics, presentata la XVI European Football Week

Dal 21 al 29 maggio, una settimana interamente dedicata al calcio che si terrà, in contemporanea, in 50 paesi europei, coinvolgendo più di 50mia atleti per un totale di 420 eventi. Tavecchio (Figc): “Il mondo ha bisogno degli Atleti Special Olympics; con la volontà si raggiungono risultati impensabili”

ROMA – E’ stata presentata ufficialmente, preso la sede della Figc, la XVI European Football Week: una settimana interamente dedicata al calcio che si terrà, in contemporanea, in 50 paesi europei, coinvolgendo più di 50mia atleti per un totale di 420 eventi, in programma dal 21 al 29 maggio.

Ad aprire la conferenza stampa, la testimonianza di Filippo Pieretto, atleta nel calcio a 5 ai Giochi Mondiali di Los Angeles, nel luglio ed agosto scorso. “Il calcio, come sport più popolare al mondo, ci impone, dal punta di vista etico, delle responsabilità – ha detto il presidente della Figc Carlo Tavecchio – Ho imparato a conoscere grandi situazioni che non mi erano note, il mondo ha bisogno degli Atleti Special Olympics; con la volontà si raggiungono risultati impensabili”. E a Tavecchio è stata rivolta la proposta del presidente di Special Olympics Italia, Maurizio Romiti: “creare una squadra unificata, composta da atleti con e senza disabilità intellettiva. Una squadra che possa avvicinare tutti. Vorremo che la Federazioni ci aiutino a non farlo diventare solo uno slogan ma una realtà”. Caldo il saluto del presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli: “A dieci anni da calciopoli, oggi è il giorno migliore per presentare un evento, espressione dei valori del calcio. Un mondo fatto da straordinarie gemme che Special Olympics non fa solo con la European Football Week ma tutti i giorni”.

In occasione della conferenza stampa di presentazione dell’evento sono state inviate dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alcune dichiarazioni: “La Special Olympics European Football Week promuove una partecipazione dei calciatori a tutti i livelli di abilità, facendosi promotrice di una cultura rivolta ad infondere un messaggio di accettazione, rispetto ed inclusione”. E Ivàn Còrdoba, ex giocatore dell’Inter ed attualmente dirigente sportivo, è stato uno dei primi calciatori, che per l’occasione, ha inviato un saluto ed un incoraggiamento agli atleti che prenderanno parte alla European Football Week 2016: “Un grande in bocca al lupo a tutti gli Atleti Special Olympics. In campo mettete tutto il meglio di voi, soprattutto i vostri valori come il rispetto la condivisione e l’inclusione”.

In Italia, con il patrocinio della FIGC, della Lega Serie A, della Lega Serie B, dell’AIC, dell’AIA, dell’AIAC e dell’LND Dipartimento Calcio Femminile, verranno organizzate 16 tappe, con circa 4.000 partecipanti coinvolti tra Atleti con e senza disabilità intellettiva, che prevedono percorsi di avviamento al calcio unificato. Diversi appuntamenti che interesseranno 11 regioni italiane, per un progetto che va al di là di ogni confine geografico e sociale.

Per promuovere la XVI European Football Week, in occasione della 35° giornata di campionato di Serie A, in programma a partire da sabato 23 e fino a lunedì 25 aprile, grazie al supporto della Lega Serie A, tutte le squadre scenderanno in campo accompagnate dallo striscione “Special Olympics”. Inoltre, sui campi di Firenze e Roma, rispettivamente per gli incontri di Fiorentina-Juventus di domenica 24 alle ore 20.45 e Roma-Napoli di lunedì 25 alle ore 15.00, due Atleti Special Olympics entreranno in campo insieme ai calciatori.

In attesa della gara sportiva, si è aperta intanto quella della solidarietà: fino a lunedì 2 maggio si può partecipare all’asta online, su CharityStars: le squadre di Serie A e di Serie B doneranno maglie autografate e il ricavato contribuirà alla copertura delle spese sostenute per l’organizzazione della XVI European Football Week.

Mappe e ausili, Google investe in un futuro accessibile

da Superabile

Mappe e ausili, Google investe in un futuro accessibile

Mobilità, comunicazione e indipendenza delle persone disabili. È la sfida lanciata dall’azienda statunitense con dei grant rivolti alle organizzazioni non profit di tutto il mondo. Con l’iniziativa Google Impact Challenge Disabilities oltre mille i progetti arrivati da quasi 90 paesi. Alle 29 idee migliori andranno 20 milioni di dollari

mappe online ROMA – Mappe interattive per segnalare l’accessibilità di luoghi e esercizi pubblici, ausili di ultima generazione per facilitare l’accesso alle nuove tecnologie e progetti per favorire lo sviluppo soluzioni e protesi a favore dei disabili anche nei paesi in via di sviluppo. Sono queste le sfide raccolte da Google.org con l’iniziativa Google Impact Challenge Disabilities che ha permesso a 29 idee innovative capaci di migliorare la mobilità, la comunicazione e l’indipendenza delle persone disabili di ricevere un sostegno economico di circa 20 milioni di dollari. Lanciata nella primavera del 2015, l’iniziativa ha raccolto oltre mille proposte provenienti da organizzazioni non profit di 88 paesi. “Persone fantastiche – spiega una nota di Google -, che stanno lavorando sodo per creare un mondo alla portata di tutti”.

Dal mondo del lavoro a quello dell’istruzione, dalla comunicazione alla mobilità, i 29 progetti selezionati arrivano da tutto il mondo, anche da Medio Oriente e Africa. “Le organizzazioni che sosteniamo hanno ottime idee su come usare la tecnologia per creare nuove soluzioni e ciascuna di queste idee, potenzialmente, può essere applicata su larga scala – aggiunge la nota -. Tutte si sono impegnate a utilizzare tecnologie open source, per incoraggiare e rendere più rapida l’innovazione. Ecco alcune di queste incredibili organizzazioni”.

Tra i progetti selezionati da Google c’è Wheelmap, un progetto dell’organizzazione tedesca Sozialhelden, che sta realizzando una mappa dell’accessibilità dei luoghi pubblici in tutto il mondo. Il progetto è stato sostenuto con oltre 800 mila euro con cui l’organizzazione sta “sviluppando nuovi standard e backend tecnologici necessari per raccogliere questi dati e metterli a disposizione delle molte app e dei molti siti che aiutano le persone disabili a muoversi, pianificare ed esplorare il mondo”. L’obiettivo del progetto finanziato è quello di raccogliere dati sull’accessibilità di circa un milione di luoghi pubblici in tutto il mondo.

È destinato ai paesi in via di sviluppo, invece, il progetto dell’organizzazione britannica Motivation che grazie all’uso di stampanti 3D vuole testare supporti posturali personalizzati e condividere i progetti migliori attraverso un database aperto. Secondo l’organizzazione britannica, infatti, più della metà delle persone che utilizzano la sedia a rotelle ha bisogno di attrezzature per il supporto posturale per garantire la propria salute e la propria sicurezza, oltre che per facilitare i movimenti. Tuttavia, proprio nei paesi in via di sviluppo sono in tanti a non poter permettersi tali supporti.  Al progetto sono stati affidati oltre 500 mila sterline.

Riguarda circa un milione di bambini e spesso porta all’isolamento, all’accesso limitato all’istruzione e anche alla povertà. E’ il piede torto congenito, una disabilità che per moltissimi bambini, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, diventa un ostacolo permanente lungo il proprio cammino. Per questo, tra i progetti selezionati, c’è anche Miraclefeet a cui Google ha assegnato un grant di un milione di dollari per migliorare il trattamento del piede torto in tutto il mondo, offrendo sostegno alle famiglie, monitorando i progressi del paziente attraverso un software e di fornendo formazione online ai medici nei paesi in via di sviluppo per offrire ai bambini e alle loro famiglie una qualità di vita migliore. Tre progetti diversi ma che ben rappresentano lo spirito dell’iniziativa di Google che ha selezionato altri 26 progetti per scommettere, spiega l’organizzazione sul sito web dell’iniziativa, su un futuro più accessibile.

«Il buio e la gioia, con mia figlia autistica»

da Corriere della sera

«Il buio e la gioia, con mia figlia autistica»

Claudia Voltattorni

P er anni non ne ha parlato. Una forma di protezione. Ma anche di vergogna. Davide Faraone, sottosegretario al ministero dell’Istruzione, parla di Sara, la figlia autistica. «Con il tempo ho capito — spiega — che dovevo sfruttare il mio ruolo istituzionale e fare qualcosa per lei e tutti i bambini con disabilità». Così è nata la Fondazione italiana autismo e Sara, lo scorso 2 aprile, ha cantato l’Inno di Mameli a Mattarella.

C’è stato un tempo in cui se ne vergognava. «Non ne parlavo, non volevo si sapesse». Una forma di protezione, «ma non solo, tenevo nascosta la sua disabilità». Perché fino a venti mesi Sara era «precocissima, più sveglia degli altri bimbi». Nessuno avrebbe immaginato che quella crescita si sarebbe fermata, fino a tornare indietro. «Non ci eravamo accorti di nulla, ma quando per l’ennesima volta l’abbiamo trovata all’asilo da sola, lontana dagli altri, l’abbiamo portata da uno specialista che ha pronunciato quella parola: autismo. Beh, lì ti cambia la vita, niente è più come prima».

Sono passati 11 anni. E oggi Davide Faraone è il sottosegretario al ministero dell’Istruzione e della sua Sara parla con orgoglio e senza imbarazzi: «Con il tempo ho capito che dovevo sfruttare il mio ruolo istituzionale e fare qualcosa per lei e tutti i bambini con una disabilità». Perché «va bene sfilare alle fiaccolate, ma oltre alla testimonianza personale serve altro». Un anno fa ha riunito associazioni, specialisti e tutta quella rete di genitori che ogni giorno combatte perché i propri figli «diversi» abbiano uguali diritti. È nata la Fondazione italiana autismo, che il 2 aprile ha mobilitato migliaia di persone per la giornata mondiale sull’autismo e in piazza Politeama a Palermo è sceso anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Racconta che quel giorno di 11 anni fa «quando sentii quella parola, cercai subito su Google: fino a che non ti capita, non hai idea di cosa sia l’autismo». E poi «cambia tutto, perché tutto gira intorno a quello», idee, amicizie, vita. «Perfino mangiare la pizza: al ristorante Sara non riusciva a stare seduta, per molto tempo non siamo più potuti andare». In quei momenti, «capisci chi ti è davvero vicino». Ricorda Faraone che «molti amici sono spariti, ma poi incontri il medico che ti mette in contatto con altri genitori come te e allora i tuoi nuovi amici diventano loro e riesci a tornare in pizzeria perché sai che loro possono capire».

Lui è il sottosegretario all’Istruzione, ma quando legge storie come quelle della 13enne autistica di Legnano esclusa dalla gita, gli tornano in mente dolori vissuti da padre. «I compagni di mia figlia che non la invitavano alle feste di compleanno, oppure la recita di Natale in cui non c’era mai una parte per Sara: e invece il 2 aprile ha cantato l’Inno davanti a Mattarella!». Ora Sara è in seconda media, suona il flauto e con suo padre comunica via WhatsApp e con disegni coloratissimi che lui orgoglioso posta su Instagram.

Ma le brutte storie di disabilità ed emarginazione a scuola emerse negli ultimi tempi, dice, «dimostrano che in Italia si sta sviluppando una certa sensibilità e siamo molto più avanti di altri Paesi dove esistono ancora le scuole speciali». Il nostro sistema scolastico, invece, «è sempre più orientato all’inclusione, la scuola resta il primo luogo e il più importante per i bambini con una disabilità». Ci sono gli insegnanti di sostegno («13 mila in più solo nel 2015»), ma non bastano mai. E spesso, ammette il sottosegretario, «non sono adatti al tipo di difficoltà dello studente: questo perché la disabilità è trattata ancora come un monolite, basti pensare che in Italia non esiste un’anagrafe nazionale delle singole disabilità: lo faremo».

C’è la delega prevista dalla legge 107 della Buona scuola che affida al governo «la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità» includendo la riforma del sostegno. «La affronto dal mio punto di vista di papà di bambina autistica, in base a ciò che ho vissuto, con le difficoltà di ogni giorno». Come «l’umiliazione di dover ogni anno rifare mille domande per riavere l’insegnante di sostegno; bisogna semplificare». Promette: «Ci sarà un unico sportello cui rivolgersi».

Poi, il Miur con Inps e ministero della Sanità daranno le linee guida per valutare la necessità del sostegno. «Oggi ogni regione fa per sé — dice Faraone —, ci sono diversità anche da una Asl all’altra, cosa che crea enormi disparità». E poi la formazione: «Ci accusano di voler portare i terapisti in classe, ma vogliamo che chi farà l’insegnante di sostegno sia preparato, bisogna partire dagli studenti, non è una questione sindacale». Ma soprattutto «bisogna creare una rete con insegnanti, associazioni, genitori: la scuola non può fare tutto da sola e per tante famiglie è l’unico luogo protetto per i propri figli». Faraone sa di «essere fortunato: ho tante persone che mi aiutano con Sara, ma chi non può, rischia di dover condannare il proprio figlio alla marginalità. Ecco, è lì che voglio intervenire».

Concorso dirigenti scolastici, nuovo regolamento in dirittura d’arrivo: bando in estate?

da La Tecnica della Scuola

Concorso dirigenti scolastici, nuovo regolamento in dirittura d’arrivo: bando in estate?

Il nuovo regolamento per realizzare il concorso per dirigenti scolastici è in via di ultimazione e il bando ha buone possibilità di essere pubblicato nel corso dell’estate.

L’anticipazione è stata fornita alla Tecnica della Scuola, che ora la comunica ai suoi lettori confermando di fatto quanto espresso l’11 marzo scorso, quando aveva spiegato che il concorso per nuovi dirigenti scolastici non sarebbe uscito prima del prossimo mese di giugno. Spiegando anche i motivi, ovvero che la commissione ministeriale incaricata della revisione del regolamento stava ancora lavorando sulla possibilità di far valere anche il periodo di precariato per raggiungere la soglia dei 5 anni di servizio minimi per accedere alle prove.

Ma le modifiche da apportare riguardavano pure altri punti. Ad iniziare dallo svolgimento della prova scritta, visto che il bando dell’ultimo concorso per ds, il D.D.G. del 13 luglio 2011, mancò un comune denominatore tematico: in quell’occasione ogni regione andò per fatti propri. Con il risultato che ogni commissione regionale propose delle tracce scritte anche completamente diverse una dall’altra. Non solo per i contenuti, ma anche sul fronte della complessità.

Ciò produsse un innumerevole casistica di ricorsi. Oltre che problemi allo stesso proseguo del concorso, tanto che Con il risultato che alcune regioni si ritrovarono all’orale con meno candidati che posti disponibili. Altre, soprattutto al Sud, invece produssero una lunga lista di idonei, ben oltre rispetto a quelli che servivano. già lo scorso dicembre,

Ci sono poi anche da apportare le modifiche derivanti dal passaggio di “consegne”, nella parte della formazione dei prossimi vincitori: come indicato sempre dalla Tecnica della Scuola già lo scorso dicembre, per dare seguito a quanto stabilito dalla Legge di Stabilità 2016, dopo aver superato le prove i vincitori della prossima selezione dovranno essere formati direttamente dal Miur. E non più dalla Scuola nazionale dell’amministrazione pubblica, ovvero la Sna.

Un nodo non facile da sciogliere. Anche perché nella Legge 107/15 approvata pochi mesi prima, al comma 203, è stato previsto che “per l’anno 2015 il Fondo relativo alle spese di funzionamento della Scuola nazionale dell’amministrazione, iscritto nel bilancio dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, in aggiunta allo stanziamento di cui all’articolo 17, comma 3, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, è incrementato di 1 milione di euro per l’espletamento della procedura concorsuale per l’accesso ai ruoli della dirigenza scolastica”

Da superare c’era poi quanto contenuto nell’articolo 17 del decreto legge 104/2013, approvato durante il Governo Letta: in particolare, la parte dove si dice che il corso-concorso per dirigenti scolastici “si svolge presso la Scuola nazionale dell’amministrazione, in giorni e orari e con metodi didattici compatibili con l’attività didattica dei partecipanti, con eventuale riduzione del carico didattico. Le spese di viaggio e alloggio sono a carico dei partecipanti”.

Ora, però, le modifiche prediposte dal Miur sarebbero quasi pronte. E, di conseguenza, a viale Trastevere starebbero mettendo mando pure al conseguente decreto: anche questo sarebbe in dirittura d’arrivo.

Le indiscrezioni che giungono da Viale Trastevere sembrano voler essere anche una risposta alle deputate Pd, Mara Carocci e Grazia Rocchi, componenti della commissione Cultura della Camera, che solo quarantott’ore fa avevano denunciato “molto grave che lo schema di decreto ministeriale relativo alle modalità di svolgimento del concorso per dirigenti scolastici sia ancora in fase istruttoria mentre il fabbisogno di dirigenti sul territorio nazionale, nonostante le rassicurazioni del Miur, aumenta con importanti disagi per le scuole date in reggenza. La risposta ad una nostra interrogazione conferma che il decreto è ancora lontano dall’essere pubblicato e, per questo, siamo pienamente insoddisfatti per la risposta che abbiamo avuto”.

Solo pochi giorni fa, a lamentarsi erano stati pure i sindacati, che alla denuncia degli stipendi dei dirigenti scolastici sempre più ridotti hanno aggiunto quella dell’aumento di scuole in reggenza, che per effetto dei prossimi pensionamenti (nella maggior parte dei casi non coperti dal turn over) raggiungeranno quota 2mila su circa 8.500 istituti autonomi complessivi. Una stima, quest’ultima, che potrebbe ridimensionarsi con l’avvio dell’anno scolastico 2017/18. Quando il concorso per dirigenti dovrebbe avere già prodotto le graduatorie dei vincitori.

Vincitori di concorso assunti a tempo determinato? Non è così

da La Tecnica della Scuola

Vincitori di concorso assunti a tempo determinato? Non è così

Come verranno assunti i prossimi vincitori di concorso?  C’è chi dice che il contratto iniziale sarà a tempo determinato e a mezzo stipendio.

E’ da alcuni giorni che sta circolando in rete una curiosa notizia: i vincitori del concorso a cattedre che sta prendendo avvio avranno un contratto a tempo determinato, per tre anni. Non solo, ma lo stipendio non sarebbe neppure pieno perchè il contratto sarebbe equiparato alla formazione e all’apprendistato.
A dire il vero la questione è molto diversa, ma c’è che giura che la legge 107 lo dice chiaro e tondo.
In realtà la legge 107, al comma 181, atrribuisce al Governo una delega per la revisione delle norme sul reclutamento, delega che non è ancora stata attivata (anzi non esiste ancora neppure una bozza di decreto in tal senso); questo vuole dire che per i docenti che stanno partecipando al concorso attuale non cambia nulla rispetto al passato: i vincitori saranno assunti con contratto a tempo indeterminato e la graduatoria di merito rimarrà in vigore per altri due almeno.
E’ vero invece che la delega al Governo prevede un meccanismo molto diverso rispetto a quello attuale (ma solo per i docenti della scuola secondaria).
In estrema sintesi: i laureati che intendono accedere all’insegnamento nella scuola secondaria partecipano a un concorso nazionale che consentirà loro di ottenere un contratto di formazione e tirocinio a tempo determinato; entro il primo anno dovranno conseguire un diploma di specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria e nei due anni successivi svolgeranno attività di tirocinio presso una scuola o una rete di scuole.
La delega specifica però che chi non intende partecipare al concorso nazionale (o pur avendo partecipato non lo ha superato) può comunque frequentare a proprie spese i corsi di specializzazione.
Va anche detto che tutto questo non è ancora legge; il percorso che il Governo dovrà seguire non è semplice: dovrà essere predisposto una bozza di  decreto legislativo che dovrà essere vagliato dalle commissioni parlamentari competenti (sia al Senato sia alla Camera) e dovrà anche acquisire il parere del Consiglio di Stato. L’intera procedura dovrà concludersi entro la metà del mese di gennaio 2017. E poiché le deleghe contenute nel comma 181 della legge sono 8 resta il dubbio che i tempi possano essere rispettati.
In ogni caso, se anche il decreto dovessere essere emanato nei primi mesi del 2017, le norme in esso contenute potranno entrare in vigore, nella migliore delle ipotesi, a partire dal 2018/2019.

Andare in gita con il compagno autistico: qualche consiglio dall’esperto

da La Tecnica della Scuola

Andare in gita con il compagno autistico: qualche consiglio dall’esperto

L’esperto psicologo e di problemi legati all’autismo, sul merito della vicenda del ragazzo autistico lasciato solo, non entra, ma dà alcune indicazioni generali

“Il primo fattore da tenere in considerazione è che i ragazzi autistici sono molto sensibili alla confusione e ai rumori”: spiega l’esperto in base a quanto riporta Il Redattore Sociale. E non si può dire loro: domani andiamo in gita. Vanno preparati per tempo, altrimenti si sentono disorientati, si spaventano, sono in ansia”. E sulla scelta della meta, non ci sono particolari preclusioni.

“Bisogna evitare situazioni o luoghi in cui ci sia troppa confusione. Per esempio, è da evitare Venezia quando c’è troppa gente, come durante il Carnevale”.

Il secondo punto è che “gli insegnanti e gli educatori devono curare la propria formazione”. E le occasioni ci sono. “Purtroppo si tratta di un’offerta frammentata, così come lo sono le risorse a disposizione. Ci vorrebbe una regia, che crei collegamenti tra insegnanti, genitori, esperti”.

Terzo punto, bisogna creare all’interno delle scuole dei pool di insegnanti ed educatori che sappiano trattare i ragazzi autistici. “Se l’approccio è lo stesso che viene tenuto con altre forme di disabilità si rischia di fare più male che bene”, sottolinea il professor Moderato. Inoltre questo pool avrebbe il compito di parlare con i genitori degli altri studenti, con gli insegnanti che non hanno una preparazione specifica, con gli studenti stessi. “L’autismo non è una malattia. La persona autistica non è pericolosa, ma anzi può essere una ricchezza, perché spesso è dotata anche di grandi capacità intellettive e artistiche. Bisogna però creare un ambiente che lo sappia accogliere”.

Il quarto punto può essere riassunto con una parola: gradualità. “Ogni alunno autistico ha bisogno di più tempo su ogni cosa rispetto agli altri compagni -aggiunge-. Soprattutto nei rapporti sociali: non bisogna pretendere che si integri subito con tutta la classe, per esempio, ma si deve permettergli di avere relazioni con pochi compagni alla volta”.

Toccafondi: “L’alternanza si può e si deve fare. La scuola deve creare competenze”

da La Tecnica della Scuola

Toccafondi: “L’alternanza si può e si deve fare. La scuola deve creare competenze”

L’onorevole Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, partecipando ad un convegno al Centro di Geotecnolgie, dove un gruppo di studenti dell’Itis ha presentato anche la nuova app realizzata per Valdarnopost, ha detto che la scuola non solo deve cambiare ma deve pure guardare sempre di più all’alternanza con il mondo del lavoro.

“Il progetto ‘Alternanza scuola lavoro’ sta entrando nel primo anno di vita, ci sono già buone pratiche, criticità da affrontare, prospettive interessanti. La scuola ha bisogno di tutti, di aprirsi al territorio. Questi sono momenti di riflessione dove possiamo portare avanti un progetto davvero importante”.

“Deve essere il futuro – spiega il sottosegretario Gabriele Toccafondi – Abbiamo avuto il 44% di disoccupazione giovanile, nel 2008 era sotto il 20%. Abbiamo abbandoni scolastici nei tecnici e nei professionali pari al 20 – 25%. Da alcuni anni abbiamo un milione e mezzo di ragazzi che hanno finito di studiare, non hanno trovato lavoro e ancora aspettano. A questi dati dobbiamo far fronte con un cambiamento di mentalità e del rapporto tra la scuola, la realtà che la circonda e il mondo del lavoro. Non dobbiamo avere paura, non svendiamo la scuola alle aziende, vogliamo solo farla dialogare con il mondo del lavoro. È  scuola del sapere ma è anche scuola della competenza, del saper fare, è mettere le mani in pasta. Questo chiedono gli insegnanti, questo chiedono i ragazzi e questo chiede anche il mondo del lavoro. Nel Valdarno circa il 35% delle aziende cerca lavoratori con alcune competenze professionali e non si riescono a trovare: è un controsenso. Deve essere la scuola a cambiare: queste competenze e queste qualifiche le deve dare”.

Prove scritte dell’11 maggio: confronto candidati-posti

da tuttoscuola.com 

Prove scritte dell’11 maggio: confronto candidati-posti
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11 MAGGIO

Sono in programma mercoledì 11 maggio le prove scritte di cinque classi di concorso, di cui al mattino: l’A60 – Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado, la B18 – Laboratori di scienze e tecnologie tessili, dell’abbigliamento e della moda e l’A14 – Discipline plastiche, scultoree e scenoplastiche; nel pomeriggio: l’A64 – Teoria, analisi e composizione e la BA2 – Conversazione in lingua straniera (Francese).

Di seguito la nostra comparazione tra numero di candidati e numero di posti.

 

Tecnologia nel I grado: copertura totale con l’eccezione della Liguria

Al mattino la prova scritta dell’A60 –Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado (la vecchia educazione tecnica) che prevede 2.454 posti, distribuiti in tutte le regioni con la sola aggregazione del Molise (10 posti) sull’Abruzzo (29 posti).

Complessivamente vi sono 3.157 candidati così distribuiti in ogni regione:

Abruzzo: 89 candidati (59 Abruzzo, 30 Molise) per 49 posti (29+10) con eccedenza di 40 candidati;

Basilicata: 43 candidati per 24 posti con una eccedenza di 19 candidati;

Calabria: 117 candidati per 86 posti con una eccedenza di 31 candidati;

Campania: 319 candidati per 298 posti con una eccedenza di 21 candidati;

Emilia R.: 225 candidati per 152 posti con una eccedenza di 73 candidati;

Friuli VG: 63 candidati per 45 posti con una eccedenza di 18 candidati;

Lazio: 356 candidati per 249 posti con una eccedenza di 107 candidati;

Liguria: 62 candidati per 65 posti con una carenza di 3 candidati;

Lombardia: 434 candidati per 412 posti con una eccedenza di 22 candidati;

Marche: 105 candidati per 49 posti con una eccedenza di 56 candidati;

Piemonte: 206 candidati per 181 posti con una eccedenza di 25 candidati;

Puglia: 257 candidati per 223 posti con una eccedenza di 34 candidati;

Sardegna: 79 candidati per 67 posti con una eccedenza di 12 candidati;

Sicilia: 272 candidati per 219 posti con una eccedenza di 53 candidati;

Toscana: 227 candidati per 116 posti con una eccedenza di 111 candidati;

Umbria: 48 candidati per 18 posti con una eccedenza di 30 candidati;

Veneto: 255 candidati per 211 posti con una eccedenza di 44 candidati.  

Complessivamente vi sono 703 candidati più di quanto richiesto per la copertura dei posti a concorso, con la sola eccezione della Liguria che ha tre candidati in meno di quanti richiesto per la copertura di tutti i posti a concorso.

 

Laboratori della moda: più di un terzo dei posti rimarrà scoperto

B18 – Laboratori di scienze e tecnologie tessili, dell’abbigliamento e della moda prevede 73 posti a concorso, distribuiti, con aggregazioni: 21 posti in Campania (aggregazioni di Calabria (1), Puglia (5) e Sicilia (1)); 11 posti nel Lazio (aggregazioni di Marche (1), Sardegna (1), Toscana (5) e Umbria (1)); 41 posti in Lombardia (aggregazioni di Emilia R. (6), Liguria (1), Piemonte (7) e Veneto (6)).

Complessivamente vi sono 65 candidati così ripartiti: Campania 33 candidati per 21 posti con eccedenza di 12 candidati (rispetto ai posti, uno in meno in Puglia e Sicilia); Lazio 9 candidati per 11 posti (- 2 Lazio, – 1 Sardegna e – 3 Toscana); Lombardia 23 candidati per 41 posti (- 1 Liguria, – 14 Lombardia, – 2 Piemonte, – 1 Veneto).

Il numero di candidati mancanti per coprire tutti i posti a concorso è di 26 unità, e, altrettanti sono i posti che non saranno coperti.

 

Discipline scultoree: il 42% di candidati in più

Ultima prova scritta del mattino l’A14 – Discipline plastiche, scultoree e scenoplastiche che prevede 68 posti, distribuiti, con aggregazioni, tra queste regioni: 21 posti nel Lazio (aggregazioni di Marche (1), Sardegna (3), Toscana (6) e Umbria (2)); 31 posti in Lombardia (aggregazioni di Emilia R. (2), Friuli VG (2), Liguria (1), Piemonte (11) e Veneto (7)); 16 posti in Sicilia (aggregazioni di Abruzzo (2), Basilicata (1), Calabria (3), Campania (5) e Puglia (3)).

Complessivamente vi sono 118 candidati, così ripartiti: Lazio 21 candidati per 21 posti (ma Lazio e Umbria hanno un candidato meno del necessario); Lombardia 56 candidati per 31 posti con eccedenza di 25 posti (ma – 1 Liguria, – 2 Piemonte); Sicilia 33 candidati per 16 posti con eccedenza di 17 candidati (manca un candidato in Abruzzo).

Nonostante vi siano complessivamente 50 candidati in più (42%), in Abruzzo c’è un candidato in meno e, conseguentemente, vi è un posto che non sarà coperto.

 

A64: un quinto dei posti non sarà coperto

Nel pomeriggio l’A64 – Teoria, analisi e composizione che mette in palio 216 posti, così ripartiti, con aggregazioni, tra le seguenti regioni: 59 posti in Campania (aggregazioni di Abruzzo (7), Basilicata (5), Molise (2) e Puglia (13)); 26 posti nel Lazio (aggregazioni di Marche (4), Sardegna (6) e Umbria (3)); 48 posti in Lombardia (aggregazioni di Liguria (4) e Piemonte (14)); 29 posti in Sicilia (aggregazione di Calabria (12)); 24 posti  in Toscana; 30 posti in Veneto (aggregazioni di Emilia R. (7) e Friuli VG (5)).

Complessivamente vi sono 230 candidati, così ripartiti: Campania 46 candidati per 59 posti con uno sbilancio di 13 candidati (in effetti – 1 Basilicata, – 12 Campania e – 2 Molise); Lazio 52 candidati per 26 posti con eccedenza di 26 candidati (ma vi sono in meno 4 candidati in Sardegna e uno in Umbria); Lombardia 45 candidati per 48 posti (- 4 in Lombardia); Sicilia 31 candidati per 29 posti (ma in Calabria – 8); Toscana 16 candidati per 24 posti (- 8 candidati); Veneto 40 candidati per 30 posti (- 3 Friuli VG).

Mancano complessivamente 43 candidati per altrettanti posti, pari al 25% di posti che non saranno coperti.

 

Conversazione in francese: prevista una dura selezione

Ultima prova la BA2 – Conversazione in lingua straniera (Francese) che prevede 13 posti, tutti aggregati nel Lazio (Calabria (1), Liguria (1), Puglia (2), Sicilia (1) e Toscana (4)).

Complessivamente vi sono 80 candidati, così ripartiti:

Calabria: 4 candidati per 1 posto (eccedenza di 3 candidati);

Lazio: 18 candidati per 4 posti (eccedenza di 14 candidati);

Liguria: 6 candidati per 1 posto (eccedenza di 5 candidati);

Puglia: 12 candidati per 2 posti (eccedenza di 10 candidati);

Sicilia: 14 candidati per 1 posto (eccedenza di 13 candidati);

Toscana: 26 candidati per  4 posti (eccedenza di 22 candidati).

Vi sono 67 candidati in più.

Concorso 10 maggio: confronto candidati-posti

da tuttoscuola.com 

Concorso 10 maggio: confronto candidati-posti
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10 MAGGIO

Martedì 10 maggio sono in calendario le prove scritte di quattro classi di concorso: al mattino l’A28 – Matematica e scienze e la B07 – Laboratorio di ottica, al pomeriggio l’A63 – Tecnologie musicali e l’A03 – Design della ceramica.

Di seguito il confronto candidati-posti.

 

Matematica e scienze: mancano 221 candidati per coprire tutti i posti

La classe di concorso A28 – Matematica e scienze prevede complessivamente 4.056 posti, ripartiti in quantità diversa tra tute le regioni, con la sola eccezione del Molise che aggrega i suoi 10 posti all’Abruzzo.

Complessivamente vi sono 4.529 candidati, così ripartiti nelle varie regioni:

Abruzzo: 155 candidati (134 Abruzzo e 21 Molise) per 75 posti (eccedenza di 80 candidati);

Basilicata: 31 candidati per 24 posti (eccedenza di 7 candidati);

Calabria: 102 candidati per 101 posti (eccedenza di un solo candidato);

Campania:  343 candidati per 259 posti (eccedenza di 84 candidati);

Emilia R.: 333 candidati per 331 posti (eccedenza di 2 candidati);

Friuli VG: 113 candidati per 99 posti (eccedenza di 14 candidati);

Lazio: 569 candidati per 368 posti (eccedenza di 201 candidati);

Liguria: 100 candidati per 81 posti (eccedenza di 19 candidati);

Lombardia: 900 candidati per 915 posti (carenza di 15 candidati);

Marche: 88 candidati per 57 posti (eccedenza di 31 candidati);

Piemonte: 383 candidati per 552 posti (carenza di 169 candidati);

Puglia: 224 candidati per 135 posti (eccedenza di 89 candidati);

Sardegna: 65 candidati per 99 posti (carenza di 34 candidati);

Sicilia: 264 candidati per 199 posti (eccedenza di 65 candidati);

Toscana: 294 candidati per 197 posti (eccedenza di 97 candidati);

Umbria: 60 candidati per 36 posti (eccedenza di 24 candidati);

Veneto: 525 candidati per 528 posti (carenza di 3 candidati);

Dal confronto complessivo tra numero di candidati (4.529) e numero di posti (4.059) emerge un surplus di 470 candidati, ma nel dettagli invece, a causa delle carenze di candidati in Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto, si evidenzia un ‘buco’ di 221 candidati, che determineranno una non assegnazione di altrettanti posti. Peraltro, la ridotta eccedenza di candidati rispetto ai posti potrebbe mettere a rischio la completa copertura dei posi in Basilicata, Calabria ed Emilia R.,

 

Laboratori di ottica: resteranno vacanti 3 posti

La B07 – Laboratorio di ottica prevede soltanto 14 posti, aggregati nell’unica sede del Lazio.

Complessivamente vi sono 19 candidati, ma mancano candidati in Calabria (-1), in Piemonte (-1) e in Sardegna (-1) per un totale di 3 unità.

 

Tecnologie musicali: scoperti due post su tre

Nel pomeriggio la classe di concorso A63 – Tecnologie musicali per la quale complessivamente vi sono 147 posti distribuiti, con aggregazioni, 40 posti in Campania (aggregazioni di Abruzzo (5), Basilicata (4), Molise (1) e Puglia (9)); 18 posti nel Lazio (aggregazioni di Marche (3), Sardegna (4) e Umbria (2)); 32 posti in Lombardia (aggregazioni di Liguria (3) e Piemonte (9)); 21 posti in Sicilia (aggregazione di Calabria (9)); 16 posti in Toscana; 20 posti in Veneto (aggregazioni di Emilia R. (4) e Friuli VG (4)).

Complessivamente vi sono 56 candidati, distribuiti in numero insufficiente per tutte le regioni:

Campania 18 candidati per 40 posti con una carenza complessiva di 22 candidati e altrettanti posti che non saranno assegnati (- 5 Abruzzo, – 4 Basilicata, – 5 Campania, – 1 Molise, – 7 Puglia);

Lazio 6 candidati per 18 posti con una carenza complessiva di 12 candidati e altrettanti posti che non saranno assegnati (- 3 Lazio, – 3 Marche, – 4 Sardegna e – 2 Umbria);

Lombardia 5 candidati per 32 posti con una carenza complessiva di 27 candidati e altrettanti posti che non saranno assegnati (- 3 Liguria, – 16 Lombardia e – 9 Piemonte);

Sicilia 12 candidati per 21 posti con una carenza complessiva di 9 candidati e altrettanti posti che non saranno assegnati (- 5 Calabria e – 4 Sicilia);

Toscana 7 candidati per 16 posti con una carenza complessiva di 9 candidati e altrettanti posti che non saranno assegnati;

Veneto 8 candidati per 20 posti con una carenza complessiva di 12 candidati e altrettanti posti che non saranno assegnati (- 3 Emilia, – 3 Friuli e – 6 Veneto).

Mancano, pertanto, 91 candidati e, conseguentemente, non potranno essere coperti altrettanti posti. Rimarrà vacante il 62% dei posti messi a concorso, quasi due posti su tre.

 

Design della ceramica: pochi posti ma metà dei candidati non li vinceranno

Ultima prova pomeridiana quella dell’A03 – Design della ceramica, che prevede soltanto 6 posti, con un’unica aggregazione in Campania (Abruzzo (1), Lazio (2) e Toscana (1).

Complessivamente vi sono 13 candidati, che coprono in ogni regione i posti a concorso con una eccedenza di 4 candidati in Campania e di un solo candidato in ognuna delle altre tre regioni: in più 7 candidati in tutto.