Pensioni, Scatta l’adeguamento al “milione” per gli invalidi civili totali

Pensioni Oggi del 18/08/2020

Lo prevede un passaggio del Decreto Legge “Agosto” in esecuzione della sentenza della Corte Costituzionale numero 152/2020. Dal 20 Luglio adeguamento a 651,51 euro al mese ma solo per i soggetti sprovvisti di altri redditi.

Pensioni di invalidità più alte per gli invalidi civili totali
L’articolo 15 del DL 104/2020 (DL “Agosto”) in vigore ufficialmente dallo scorso 15 Agosto riconosce, infatti, anche agli invalidi civili totali, ai sordomuti, ai ciechi civili assoluti nonchè ai titolari di pensione di inabilità previdenziale di cui alla legge 222/1984 la corresponsione della maggiorazione di cui all’articolo 38 della legge 448/2001 (il cd. “incremento al milione”) dal 18° anno in poi (anziché dal 60° anno) in presenza dei rispettivi requisiti reddituali. Il provvedimento recepisce così la sentenza numero 152/2020 con cui la Consulta aveva dichiarato inadeguato l’importo della pensione riconosciuta agli invalidi civili totali e discriminatorio l’accesso alla maggiorazione sociale solo al raggiungimento dell’età anagrafica di 60 anni.

Incremento non retroattivo
Per effetto della suddetta modifica normativa a decorrere dal 20 luglio 2020 gli invalidi civili totali, i sordomuti e i ciechi civili assoluti potranno godere di un aumento dei relativi trattamenti assistenziali sino a 651,51 euro mensili (x 13 mensilità). L’aumento non è riconosciuto a tutti i titolari ma solo a coloro che rispettano un reddito annuo: a) personale non superiore a 8.469,63 se trattasi di beneficiario non coniugato; b) personale non superiore a 8.469,63 e coniugale non superiore a 14.447,42 se trattasi di beneficiario coniugato. Ai fini della valutazione del requisito reddituale concorrono i redditi di qualsiasi natura (anche quelli esenti da irpef) con l’esclusione del reddito della casa di abitazione di cui è proprietario il pensionato o il coniuge, le pensioni di guerra, le indennità di accompagnamento di ogni tipo, l’importo aggiuntivo, i trattamenti di famiglia. Non ci sono effetti retroattivi, quindi non saranno corrisposti arretrati riferiti a periodi temporali anteriori al 20 luglio 2020.

Si noti, pertanto, che l’incremento avrà un perimetro di applicazione più ristretto rispetto alle platee attualmente beneficiarie delle prestazioni di invalidità civile. Chi non avrà titolo all’aumento continuerà a fruire della prestazione nella misura base (es. 286,81€ nel 2020).

Gli effetti
Sostanzialmente a seguito della novella: 1) gli invalidi civili totali con età compresa tra 18 e 59 anni potranno godere di un aumento della pensione di invalidità civile dagli attuali 286,81 euro al mese a 651,51€ euro al mese (+364,7€); 2) i sordomuti con età compresa tra 18 e 59 anni potranno godere di un aumento della pensione speciale da 286,81 euro al mese a 651,51€ euro al mese (+364,7€); 3) i ciechi civili assoluti con età compresa tra 18 e 59 anni potranno godere di un aumento della pensione da 310,17€ (se non ricoverati) a 651,51€ al mese (+ 341,34€) e da 286,81 euro al mese (se ricoverati) a 651,51€ al mese (+ 364,7€).

Beneficiano dell’incremento anche i titolari di pensione di inabilità assoluta di cui alla legge 222/1984 di età compresa tra 18 e 59 anni (a prescindere dall’anzianità contributiva maturata) se il predetto importo risulta inferiore a 651,51 euro mensili (sempre in presenza dei requisiti reddituali sopra esposti).

di Vittorio Spinelli

Siamo ancora alla ricerca di certezze e credibilità

Cuzzupi: a meno di un mese dall’inizio delle lezioni siamo ancora alla ricerca di certezze e credibilità.

A circa un mese dalla riapertura della scuola, permangono perplessità e incertezze nell’ambito di tutte le categorie interessate: genitori, personale della scuola, sino ad arrivare all’indotto che ruota intorno a una realtà tanto complessa e importante.

Su questo tema l’UGL Scuola, attraverso il proprio Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, sollecita con decisione l’intero apparato statale ad attivarsi concretamente per tutelare la sicurezza di studenti e personale scolastico e l’adeguatezza delle strutture.

 “Riteniamo necessario – afferma Cuzzupi – richiamare alla coerenza e credibilità uno Stato che dovrebbe garantire, nei fatti e non solo a parole, servizi primari e opportunità di crescita economica, sociale e culturale. I giovani italiani hanno diritto all’istruzione in sicurezza e a una formazione di qualità, al pari degli altri Paesi industriali”.

Il Ministero dell’Istruzione continua a rassicurare e chiede maggiore responsabilità da parte di tutti ma dimentica, di essere il soggetto preposto all’indirizzo e la conduzione di un Dicastero di fondamentale importanza per la collettività.

“La Scuola coinvolge milioni di persone tra Docenti, ATA, Operatori ai trasporti, Addetti alla pulizia dei locali scolastici e genitori. Ebbene – continua amara il Segretario Nazionale Cuzzupi – a meno di un mese dalla riapertura, non c’è una sola persona tra questi che non sia in apprensione in vista dell’inizio di un anno scolastico pieno d’incertezze, confusione di ruoli e per niente rassicurante nei confronti di chi quotidianamente affida i propri figli nelle mani dello Stato”.

L’UGL Scuola, recependo e facendo proprie le richieste e le aspettative di milioni di cittadini chiede urgentemente al Ministro competente risposte precise, definitive e, soprattutto, chiare delle indicazioni in modo che sia consentito a tutti di aver chiaro l’orizzonte che si sta profilando.

“Questa richiesta – conclude la Cuzzupi – nasce dalla necessità di non arrivare al 14 settembre chiedendosi ancora come, quando e cosa fare. Se ciò dovesse essere, la nostra Organizzazione assumerà decise iniziative a difesa e tutela dell’intero mondo scuola”.

   Federazione Nazionale UGL Scuola

Il Segretario Nazionale
Ornella Cuzzupi

L’insegnamento includente e “concludente”

L’insegnamento includente e “concludente”
Una necessità per gli insegnanti di oggi, tra stili di apprendimento e “accomodamento” delle didattiche

di Emmanuele Roca

Nella pratica professionale dell’insegnante è molto importante conoscere i propri allievi ed il loro stile di apprendimento per poter adeguare l’azione didattica alle loro reali esigenze.

Bisogna essere consapevoli che ogni persona impara in modo diverso e con un proprio stile di apprendimento che si può consolidare ed in parte modificare nel corso dell’età evolutiva, in relazione alle esperienze di vita ed agli ambienti di apprendimento, e che costituisce un riflesso della personalità.

La conoscenza degli stili di apprendimento può certamente aiutare l’insegnante ad applicare modalità e azioni didattiche più adeguate e rispondenti alle caratteristiche degli allievi nell’ambito di una classe normalmente eterogenea ed eventualmente numerosa.
Infatti, la presenza nel gruppo classe di stili di apprendimento diversi dovrebbe comportare (e purtroppo non sempre accade) uno studio accurato per la loro identificazione da parte dei docenti del consiglio di classe o del team e la formulazione, per quella determinata classe, di un approccio didattico equilibrato tra diversi metodi e strategie di insegnamento; ciò può sembrare, per alcuni, rendere “più difficile l’insegnamento” ma al contrario tale evenienza colloca l’insegnamento nella specifica “natura situata” del “fare scuola” e nella concretezza del “quì e adesso”. Se da un lato alcuni docenti potrebbero sentirsi più rassicurati nel riproporre gli stessi modelli di insegnamento-apprendimento ai quali si sono abituati nel corso della loro carriera pregressa (sia come studenti che come docenti), dall’altro il mutamento dello scenario sociale, le esigenze della società della conoscenza, i progressi registrati nel campo delle neuroscienze, ecc., impongono agli insegnanti, ai consigli di classe, ai team docenti una riflessione sul proprio modo di “fare scuola” e richiedono anche l’intervento di un supporto formativo-professionale (istituzionale e personale) in merito a strategie innovative di insegnamento e possibili mediazioni metodologiche.

Occorrerebbe identificare gli stili di apprendimento dei singoli studenti nell’ambito della classe (anche attraverso l’utilizzo di questionari o “prove mirate”), per valutare lo stile di apprendimento prevalente e quello meno “popolare”, e chiedersi quali metodi di insegnamento riescano a soddisfare le differenze esistenti, come migliorare il clima partecipativo della classe, quali siano le strategie didattiche più adatte al fine di conseguire il miglioramento dei risultati dell’apprendimento.
Per aiutare docenti e studenti ad identificare gli stili di apprendimento, Mariani (2000) ha proposto uno specifico questionario (1).

Nell’assunto che un determinato approccio didattico non possa “funzionare” allo stesso modo per tutti i diversi alunni di una classe, è possibile pensare, progettare, pianificare, sperimentare e validare l’integrazione di diversi approcci di insegnamento e svolgere in classe azioni ed attività diverse, con compiti differenziati, al fine di raggiungere l’interesse di tutti gli studenti, avere una più efficace conduzione del gruppo classe e tentare di produrre migliori risultati di insegnamento in termini di apprendimento e di gradimento.

In questo lavoro di pianificazione, sperimentazione, monitoraggio e rimodulazione degli interventi didattici l’insegnante non può e non deve sentirsi solo, né arroccarsi su posizione di isolamento professionale, quale unico detentore di una proposta educativa globalmente valida, ma la ricerca delle azioni didattiche più efficaci e maggiormente rispondenti ai bisogni delle classi deve essere condivisa a livello di organizzazione scolastica, in un gruppo più allargato di professionisti, quale prassi e ricerca operativa di miglioramento dei processi di insegnamento, coinvolgendo i consigli di classe e i team.

Una scuola più centrata sui processi di apprendimento e sulla rispondenza ad essi delle attività e delle azioni didattiche messe in campo dai docenti, al fine di promuovere apprendimenti significativi, non può che prevedere momenti comuni di riflessione tra i professionisti del settore. Ciò appare già più consolidato nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria dove periodicamente il team di classe discute e condivide l’adattamento e l’eventuale riformulazione della programmazione; invece, nella scuola secondaria, dove le discipline hanno maggior peso ed il docente appare più come uno specialista della materia, i momenti di collegialità relativi agli approcci educativi devono essere implementati per favorire una migliore integrazione dei modelli di docenza, specie a livello di classe.

A tal fine, risulta di estrema importanza l’azione della Dirigenza Scolastica nel favorire la condivisione di una visione “processuale” della scuola intesa come organizzazione orientata al miglioramento ed allo sviluppo e che richiede eventuali modifiche nei comportamenti professionali e riadattamenti delle scelte e delle priorità in coerenza alle esigenze del contesto, in un cammino che – seppure graduale – contrasti l’inerzia organizzativa e la possibile resistenza legata agli aspetti caratteriali delle persone o alle paure verso l’innovazione.
Ciascuna persona ha una propria “architettura intellettuale” che sostiene i processi mentali; per un docente questa “architettura” deve essere flessibile e adattabile, nell’ottica di un necessario accomodamento delle pratiche didattiche alle esigenze della classe, nell’ambito della specificità della disciplina insegnata.

Tutto ciò in linea con l’attuazione di una didattica inclusiva che cerchi di utilizzare e valorizzare tutte le differenze individuali e, pertanto, coinvolga tutti gli stili di apprendimento degli alunni in modo da consentire l’uso dello stile preferenziale e nel contempo potenziare gli stili meno utilizzati.

Salvitti (2015) ha offerto una riflessione su alcune strategie didattiche da potersi utilizzate per coinvolgere attivamente i vari stili di apprendimento degli studenti.

L’identificazione e la classificazione dei possibili stili di apprendimento è stata oggetto di studio sia da parte della ricerca psicologica che pedagogica.

Rita e Kenneth Dunn (1978), nel campo delle scienze dell’educazione, hanno definito lo stile di apprendimento come “il modo [personale e diverso] in cui ogni studente inizia a concentrarsi, elaborare e conservare le informazioni nuove e difficili” e ne hanno descritto le variabili facendo ricorso sia alle caratteristiche individuali sia a fattori di tipo ambientale e sociale. Essi hanno proposto cinque “dimensioni chiave” in base alle quali differenziare gli stili di apprendimento ovvero la dimensione ambientale, emozionale, sociale, fisica e psicologica. Demo (2015) sostiene che questo modello interpretativo degli stili di apprendimento, seppur datato e probabilmente suscettibile di integrazione, risulta estremamente interessante per i suoi risvolti applicativi sul piano didattico.

In relazione alla dimensione ambientale è possibile osservare quali stimoli possano facilitare l’apprendimento (se l’alunno preferisca un ambiente ricco o meno di stimoli) e come la luce, gli arredi, la temperatura possano risultare interferenti con il processo di apprendimento.

La dimensione emozionale include la valutazione della motivazione, della resistenza/perseveranza al lavoro, della responsabilità e della strutturazione; si potrà osservare quanta motivazione intrinseca abbia l’alunno e valutare di quanta strutturazione delle consegne necessita da parte del docente.

La dimensione sociale indaga se per il lavoro intellettuale si preferisce fare da soli oppure è necessaria la presenza di un compagno o di un gruppo di studenti oppure si preferisce il supporto di un adulto autorevole che faccia da guida.

La dimensione fisica prende in esame la percezione e le modalità preferenziali che vengono adottate dagli alunni. Si potrà indagare quale canale sensoriale possa facilitare l’apprendimento e se lo studente lavori meglio facendo ricorso a stimoli visivi, uditivi, cinestetici.

Si potranno esaminare i bisogni fisici, la necessità del movimento ed i tempi propri dell’impegno cognitivo e se l’alunno necessiti di intervalli o pause durante il lavoro e di quale durata (ad esempio piccoli step di impegno intervallati da pause regolari).

La dimensione psicologica indaga se la comprensione delle cose avviene con modalità globale o analitica, riflessiva o impulsiva, ecc.
Per Keefe (1979) gli stili di apprendimento “sono caratteristici comportamenti cognitivi, affettivi e fisiologici che funzionano come indicatori relativamente stabili di come i ragazzi percepiscono l’ambiente di apprendimento, interagiscono con esso e vi reagiscono”.

Cadamuro (2004) interpreta lo stile di apprendimento come una tendenza della persona nel preferire un certa modalità di studio; tale tendenza risulta essere collegata alla propria modalità prevalente di percezione e di reazione nei confronti dei compiti intellettivi richiesti, con la conseguente attuazione di adeguati comportamenti e specifiche strategie di apprendimento.

Pertanto, è possibile affermare come sottolineato da Mariani (2010) che lo stile di apprendimento sia un modo di manifestare la propria individualità nelle operazioni di apprendimento risultando interrelato a dimensioni quali le preferenze sensoriali, gli stili cognitivi, i tratti della personalità, ecc.

Le preferenze sensoriali fanno riferimento ai canali della percezione visiva, uditiva, tattile/cinestetica e possono essere indagate mediante il ricorso dell’osservazione dei comportamenti.

La Programmazione NeuroLinguistica (PNL), quale approccio alla comprensione del comportamento umano, mette a disposizione una serie di strumenti, utilizzabili anche nella pratica scolastica, per identificare le preferenze sensoriali individuali.

È possibile distinguere i seguenti canali percettivi prevalenti: a) l’orientamento di tipo “visivo-verbale” se c’è una naturale predisposizione alla letto-scrittura e si preferisce leggere o scrivere nell’imparare; b) l’orientamento di tipo “uditivo” allorquando l’imparare è più favorito dall’ascolto, dalle discussioni in gruppo, ecc.; c) l’orientamento di tipo “visivo non-verbale” se vi è la spiccata propensione per il “visual-learning”, le immagini, le mappe concettuali, i grafici, ecc.; d) l’orientamento di tipo “cinestetico” se si preferiscono attività più concrete che consentono di “sporcarsi le mani” nel fare esperienza diretta della conoscenza e c’è l’esigenza del movimento, dell’attività fisica, ecc.

Gli stili cognitivi fanno riferimento alle “modalità di elaborazione dell’informazione che la persona adotta in modo prevalente” (Boscolo, 1981); l’elaborazione dell’informazione si riferisce poi alle capacità di riconoscere, interpretare, capire, memorizzare, utilizzare, integrare, riformulare, processare le informazioni per adattarle a nuovi contesti e scenari e ristrutturare la propria conoscenza e ciò accade durante l’intero arco della vita. Generalmente, i vari modelli proposti dai diversi ricercatori fanno riferimento a “contrapposizioni bipolari semplificative” nel senso che un determinato stile cognitivo viene descritto utilizzando due termini contrapposti (es. impulsivo/riflessivo) che indicano gli estremi, le forme limite o le polarità dello stile stesso; nella realtà le singole persone si posizionano a vario livello rispetto a questa “scala di polarità” che rappresenta un “continuum ideale” tra le due forme limite di modalità.

È possibile distinguere vari stili cognitivi: globale/analitico, sistematico/intuitivo, verbale/visuale, impulsivo/riflessivo, convergente/divergente, dipendente/indipendente dal campo.

Un approfondimento delle tematiche degli stili cognitivi è fornito da Cornoldi, De Beni & Gruppo MT (2015). (2)

Da quanto fin qui esposto, risulta evidente come gli studenti manifestino stili di apprendimento e stili cognitivi diversi e come i modelli proposti dalla ricerca attuale inizino, in maniera ancora incompleta, a far luce sui complicati processi che mediano l’apprendimento.

Riconoscere il proprio stile di apprendimento costituisce un passaggio decisivo per raggiungere l’autoconsapevolezza delle modalità preferenziali utilizzate nei propri processi mentali; ciò risulta importante sia per gli insegnanti che per gli studenti.

Per gli insegnanti spesso accade che il proprio stile di apprendimento condizioni, in una certa misura, il proprio stile di insegnamento. Infatti, per non pochi docenti – a causa di una carenza formativa di base dal punto di vista psicologico o anche per non aver saputo sviluppare la capacità di autoriflessione professionale oppure per non essersi mai posti il problema del come si sia consolidato lo stile personale del fare scuola – si evidenziano adozioni di scelte e approcci didattici strettamente correlabili e fortemente “in sintonia” con le proprie preferenze individuali, piuttosto che in accordo con le reali esigenze degli allievi. Si ripropongono quei modelli con i quali si è venuti in contatto durante la propria esperienza di studente, trasferendoli nella pratica d’insegnamento, nella convinzione che “ciò che è stato buono per me … lo sia anche per i miei studenti”.

A tal proposito, Evans (2004) ha rilevato come i docenti con orientamento prevalente di tipo visivo verbale preferiscano adottare uno stile analitico di insegnamento, mentre quelli con orientamento visivo non verbale utilizzano approcci d’insegnamento globali.
Diventare insegnanti più consapevoli delle modalità personali di apprendimento e di come queste possano interferire con il proprio stile di insegnamento aiuta a porre maggiore attenzione verso le diversità individuali degli allievi ed a ipotizzare, intenzionalmente, un arricchimento delle competenze professionali, facendo ricorso a strategie didattiche complementari per le quali ci si sente “meno preparati”. Tutto ciò porta a migliorare la propria competenza, in termini di flessibilità professionale e di capacità di “accomodamento delle didattiche”, in relazione allo scenario contestuale di riferimento e senza però ridurne la “portata” educativa e formativa.

Per gli studenti, l’essere resi più consapevoli del proprio stile di apprendimento permette loro, se opportunamente guidati e accompagnati, di prospettare l’adozione volontaria di strategie di apprendimento più adeguate e consone a se stessi, partendo dall’analisi dei propri punti di forza e di debolezza, al fine di ottenere risultati di apprendimento più elevati (Xu, 2011).

Rogowsky, Calhoun & Tallal (2020) evidenziano come l’obiettivo di migliorare i risultati di apprendimento sia fortemente correlabile alle strategie di apprendimento.

In tale scenario, il docente dovrebbe essere così bravo da indurre il discente ad apprendere e modificare e/o potenziare il proprio modo di apprendere, facendo leva sulle sue disposizioni positive (resilienza, prontezza, reciprocità, ecc.) ed offrendo al tempo stesso un ventaglio di possibili azioni di intervento in termini di strategie di apprendimento.
L’insegnamento dell’imparare ad imparare dovrebbe attuarsi attraverso il “dialogo pedagogico”, consapevole e mirato, messo in atto nella relazione docente-allievo, che oltre ad interferire con la specifica dimensione cognitiva del discente, preveda l’impatto con le variabili personali quali motivazioni, prospettive di realizzazione e quegli aspetti del sé che interagiscono con l’apprendimento stesso (Roca, 2015).

I docenti sono pertanto chiamati a svolgere un ruolo essenziale nell’accompagnare gli studenti a diventare cittadini consapevoli e partecipi di questa società, nel prospettare che nessuno debba sentirsi mai un “arrivato” ma che nel migliorare se stessi ci si rende positivamente responsabili del futuro del Paese.

Nella scuola, “palestra privilegiata di apprendistato cognitivo”, se da un lato si richiede agli studenti impegno, sforzo, attenzione, costanza, responsabilità, lavoro, rispetto delle regole, partecipazione solidale, ecc., dall’altro si chiede ai docenti l’adozione di approcci e strategie più coinvolgenti e consone alle caratteristiche degli allievi, nel tentativo di suscitare in essi emozioni positive che incrementino la motivazione e rendano più efficace il lavoro scolastico.

Insegnare ai ragazzi ad “imparare ad imparare”, rendendoli più coscienti dei propri stili di apprendimento e delle strategie di apprendimento, costituisce la base per consentire loro di “apprendere ad apprendere meglio” ed è questa la meta che la scuola di oggi si prefigge di raggiungere.


Bibliografia

BOSCOLO P., Intelligenze e differenze individuali. In Pontecorvo C. (a cura di), Intelligenza e diversità, Loescher, Torino, 1981.

CADAMURO A., Stili cognitivi e stili di apprendimento. Da quello che pensi a come lo pensi, Carocci, Roma, 2004.

CORNOLDI C., DE BENI R. & GRUPPO MT, Imparare a studiare. Strategie, stili cognitivi, metacognizione e atteggiamenti nello studio, Erickson, Trento, 2015.

DEMO H. (a cura di) Didattica delle differenze. Proposte metodologiche per una classe inclusiva, Erickson, Trento, 2015.

EVANS C. (2004), “Exploring the Relationship between Cognitive Style and Teaching Style”, Educational Psychology: An International Journal of Experimental Educational Psychology, 2004, 24, 4, 509-530.

KEEFE J.W., Student learning styles, National Association of Secondary School Principals, Reston V.A., 1979.

MARIANI L., Portfolio. Strumenti per documentare e valutare cosa si impara e come si impara, Zanichelli, Bologna, 2000.

MARIANI L., Saper apprendere. Atteggiamenti, motivazioni, stili e strategie per insegnare a imparare, Libreria universitaria.it, Limeda (PD), 2010.

ROCA E., “Insegnare ad imparare: una priorità strategica della formazione dei docenti”, Educazione&Scuola (ISSN 1973-252X), 2015, XX, 11.
https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=69443

ROGOWSKY B.A., CALHOUN B.M. & TALLAL P., “Providing instruction based on students’ learning style preferences does not improve learning”, Frontiers in Psychology, 2020, 11.
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2020.00164/full

SALVITTI S., “Docere omnes: strategie didattiche per gli stili di apprendimento”, Educare.it (ISSN 2039-943X), 2015, XV, 3.
https://www.educare.it/j/

XU W., “Learning Styles and Their Implications in Learning and Teaching”, Theory and Practice in Language Studies, 2011, I, 4, 413-416.


[1] Mariani ha reso disponibili alcuni materiali utili per i docenti al link < www.learningpaths.org >.

[2] L’acronimo MT (Memoria Transfer) è stato scelto dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università degli Studi di Padova per indicare come un apprendimento non possa essere significativo se non risulta in grado di mantenersi nel tempo (cioè nella Memoria) e di essere applicato e trasferito a nuovi contesti (Transfer).

Protezioni, ingressi, lezioni in aula L’ipotesi: regole diverse tra le regioni

da Corriere della sera

Gianna Fregonara

Nel giorno in cui oltre ai contagi crescono i timori per il ritorno a scuola in sicurezza, è l’epidemiologo Luigi Lopalco a dare un’indicazione pragmatica: «Con la riapertura c’è da aspettarsi qualche focolaio che va gestito per evitare che si trasformi in un dilagare incontrollato». Era stata l’Oms, in un’intervista di Ranieri Guerra al Corriere, a parlare del rischio di «arrivare a ridosso della riapertura delle scuole con un numero di casi che la renderebbero pericolosissima». «Non possiamo vanificare gli sforzi di questi mesi — ha promesso il ministro della Salute Roberto Speranza — la nostra priorità deve essere quella di riaprire le scuole a settembre in piena sicurezza».

A meno di un mese dal ritorno in classe degli studenti italiani, previsto per il 14 settembre, però la situazione torna a complicarsi. Non c’è soltanto la possibilità di derogare al metro di distanza (purché si porti sempre la mascherina), prevista ora dal Comitato tecnico scientifico, nel caso in cui i nuovi banchi non siano arrivati o i locali aggiuntivi per sostituire le aule troppo piccole non siano pronti. Una misura eccezionale, certo, per ovviare ai ritardi, che ha però fatto arrabbiare i presidi di tutta Italia, portando l’associazione nazionale di categoria a invitare i dirigenti a mettersi polemicamente in ferie contro i continui cambiamenti di regole.

Mercoledì il Cts darà i dettagli su come si dovranno comportare le scuole in caso di contagio o di focolaio, ma intanto ha già messo nero su bianco che a ridosso dell’inizio previsto della scuola, gli esperti del ministero della Salute potranno «effettuare valutazioni sulla possibilità di prevedere una differenziazione delle misure da adottare nei territori in cui la diffusione del virus risulti contenuta». Le eventuali misure differenziate potrebbero incidere non solo sull’uso della mascherina ma anche su turni, orari, ingressi a scaglioni e ricorso alla didattica a distanza. Si saprà non prima della fine del mese, se ci saranno aree in cui le scuole potranno togliere l’obbligo della mascherina per gli alunni fino a 11 anni, in cui si potrà tornare a scuola più o meno come prima di marzo perché il virus non desta preoccupazione particolare. Mentre potrebbero esserci zone «rosse» in cui ci saranno più restrizioni se il virus dovesse tornare a circolare in modo preoccupante.

L’epidemiologo Lopalco: «Con la riapertura avremo qualche focolaio: dovremo gestirlo»

Sulla questione della misurazione della temperatura corporea all’ingresso ogni mattina, il Cts ha per ora ribadito che non è competenza della scuola e che va misurata a casa sotto la responsabilità dei genitori. Ma si moltiplicano le richieste e i dubbi, non solo dei presidi, sulla necessità di un ulteriore controllo prima di entrare in classe.

Non sono comunque le sole questioni aperte. In queste ultime settimane prima dell’inizio incombono problemi organizzativi. Nei prossimi giorni, mentre cominciano i test sierologici volontari sul personale scolastico, si conosceranno le regole per i lavoratori fragili, cioè quegli insegnanti che per motivi di salute dovranno essere sostituiti perché è troppo rischioso che tornino a scuola. Per quanto riguarda le assenze dei docenti, il decreto Agosto ha previsto che chi resta a casa venga per quest’anno sostituito dal primo giorno di malattia (di solito è dal terzo e nei primi due giorni i ragazzi vengono smistati nelle altre classi, ipotesi improponibile).

In questi giorni cominciano le immissioni in ruolo: ci sono 85 mila cattedre vuote, ma molti precari dovranno cambiare regione per avere l’assunzione a tempo indeterminato. L’anno scorso la metà dei posti restarono vuoti, quest’anno anche senza dar credito all’allarme del sindacato Gilda che stima che verranno coperti solo 20 mila posti, è presumibile che molte cattedre non troveranno un titolare.

Speranza “I giovani ci aiutino Sulla ripartenza della scuola non ci è permesso fallire”

da la Repubblica

Alessandra Ziniti

«Non fatemi passare per il maestrino con la bacchetta, guai a criminalizzare i giovani. Anzi è a loro che chiedo una mano: aiutateci a tenere sotto controllo il contagio. Tra meno di un mese dobbiamo riaprire scuole e università in sicurezza. E non possiamo sbagliare. Non c’è un finale già scritto in questa partita, dipende dai nostri comportamenti e tutti, a cominciare dai ragazzi, dobbiamo esserne consapevoli».

Roberto Speranza ha appena firmato l’ordinanza con cui vieta i balli nelle discoteche e in qualsiasi altro posto e impone l’uso della mascherina nei luoghi della movida. «Un sacrificio, lo so — dice — ma è inevitabile per affrontare la sfida dell’apertura delle scuole, il vero cuore delle relazioni sociali del Paese. Non vogliamo chiudere in casa i ragazzi né rovinare le loro vacanze. Credo che possano continuare a divertirsi rispettando le uniche tre regole che sono rimaste: mascherine usate correttamente anche all’aperto, distanziamento di almeno un metro per interrompere la catena dei contagi e igiene delle mani. I ragazzi sono stati straordinari durante il lockdown, lo hanno sofferto ed evidentemente, essendo stati meno colpiti dal virus, si sono lasciati prendere dalla voglia di divertirsi, dall’estate. Purtroppo dobbiamo fare i conti con un dato di fatto: l’età media dei contagiati nelle ultime settimane è scesa vertiginosamente, siamo intorno ai 39 anni e ci sono alcuni ragazzi in condizioni severe. È chiaro che il virus fa più male ai grandi e i più giovani pagano un prezzo meno alto, ma possono portarlo a casa. Difendere loro significa difendere il Paese. Da qui la necessità di dare un segnale».

Spenta la musica, adesso la scommessa del governo è la riapertura di scuole e università in assoluta sicurezza. Per il ministro della Salute è l’impegno delle prossime quattro settimane. «Ho pure la mia pressione domestica, i miei figli non chiedono altro», scherza Speranza che alle preoccupazioni e alle perplessità di genitori, insegnanti, presidi sull’affidarsi alla sola mascherina laddove non si riesca a realizzare il distanziamento nelle aule risponde: «Non possiamo sbagliare sulla scuola e ogni provvedimento, ogni sacrificio chiesto ( anche con quest’ultimo provvedimento) è fatto pensando alla riapertura delle scuole che segnerà la vera fine del lockdown. Stiamo investendo risorse come non mai sulla scuola, ben vengano le assunzioni di nuovi insegnanti e i banchi nuovi. Da ministro della Salute ho molto a cuore la ricostruzione di un rapporto strutturale tra scuola e sanità. Nel 1961 è stata approvata una norma sulla medicina scolastica, poi sparita negli anni 90 nella fase dei tagli. Ora va recuperato, non possiamo lasciare soli presidi e insegnanti. Il rapporto tra dipartimenti di prevenzione e istituti, il radicamento e la forza dei medici di medicina generale sarà il primo passo in questa direzione».

Preoccupato dall’aumento dei contagi ma non troppo, deciso a mantenere ferma la linea della prudenza ma anche a puntare su scienza e tecnologia: «Il quadro italiano è decisamente migliore di quello della maggior parte dei paesi europei, oggi meno di 500 casi contro i 3000 di Francia e Spagna. Ma la tendenza alla ripresa dei contagi deve farci rialzare, senza allarmismi, il livello di attenzione per non vanificare il vantaggio accumulato grazie al sacrificio di tutti. Gli ultimi provvedimenti, come i tamponi per chi rientra dai Paesi a rischio, vanno in questa direzione. Intensificheremo l’uso di quelli rapidi, fino ad ora ne è stato validato uno. L’auspicio è che arrivino presto sul mercato molti altri test, li diffonderemo il più possibile. Questo ci aiuterà nella velocità della diagnosi. Stiamo considerando anche l’ipotesi di test salivari».

Basterà tutto questo per la sfida d’autunno? E quale sarà la strategia del governo nelle prossime settimane, riprendere in mano la barra dei provvedimenti o lasciare ancora ai governatori l’autonomia di scegliere per i loro territori? «Valutiamo giorno per giorno. L’Rt (indice di contagio) non è scritto nel cielo, dipende da noi. Abbiamo investito più soldi nella sanità negli ultimi cinque mesi che negli ultimi cinque anni: 500 milioni nel decreto agosto per recuperare le liste d’attesa nel sistema sanitario, 3,2 miliardi nel decreto rilancio, un miliardo e mezzo nel decreto di marzo. Stiamo investendo su quello che è ancora un candidato vaccino. Se andrà tutto bene a fine anno avremo le prime dosi. Nel frattempo governo e regioni continueranno a lavorare fianco a fianco riconoscendo le differenze territoriali così come abbiamo cominciato a fare nella fase di uscita dal lockdown ».

Banchi singoli, il commissario straordinario Arcuri conferma: “Consegne a partire dai primi di settembre”

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

I banchi singoli saranno consegnati alle scuole a partire dai primi di settembre. Lo conferma, in una nota, il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri.

“I banchi monoposto e le sedute attrezzate saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al  mese di ottobre nei diversi istituti scolastici italiani che ne hanno  fatto richiesta. La distribuzione avverrà secondo una programmazione  nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori, garantendo in tal modo il  normale avvio dell’anno scolastico in piena sicurezza”, si legge.

“Altre ipotesi o affermazioni come quelle del presidente  dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, sono destituite di ogni fondamento – aggiungono – Sono stati stipulati 11  contratti di affidamento a imprese e raggruppamenti di imprese per la  fornitura di banchi in grado di superare complessivamente l’intero  fabbisogno richiesto dai dirigenti scolastici italiani: 2.013.656  banchi tradizionali e di 435.118 sedute innovative”.

“Un risultato eccezionale – sottolineano dagli uffici del commissario  – sia per i tempi brevissimi in cui è stato raggiunto sia perché la  produzione nazionale di banchi, nel nostro Paese, è di poco più di  200.000 banchi all’anno. Un risultato che è stato possibile, tra  l’altro, grazie agli sforzi e alla collaborazione delle aziende italiane e internazionali e che nessuno vuole certo vanificare”.

Cosa accadrà nelle prossime settimane

Le ditte che si sono aggiudicate il bando provvederanno alla realizzazione dei banchi. Poi partirà la consegna: dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre. Lo smaltimento dei banchi sostituiti avverrà secondo le modalità ordinarie, in accordo con Anci  e Upi.

Riapertura scuole, tantissime le questioni aperte. Il 19 agosto riunione chiave del CTS

da OrizzonteScuola

Di redazione

Se l’aumento del numero dei contagi non si arresterà la riapertura delle scuole italiane a settembre potrebbe essere compromessa.

Il 19 agosto la riunione del Cts si occuperà proprio della riapertura delle scuole. Il Comitato Tecnico Scientifico Ribadirà che non si deroga all’obbligo del distanziamento fisico di un metro tra gli alunni in classe.

Nel caso in cui i vari istituti non potessero garantire agli studenti la distanza di sicurezza di un metro potranno comunque ridurre la distanza di sicurezza. Si potrà derogare al metro di distanza a condizione che si porti sempre la mascherina.

La misura, benché motivata da problematiche oggettive, non ha mancato di far arrabbiare i presidi di tutta Italia.

Le questioni aperte sono però tantissime. Nei prossimi giorni prenderanno il via i test sierologici sul personale. Contemporaneamente verranno divulgate anche le regole per i cosiddetti “lavoratori fragili”, gli insegnanti che per motivi di salute dovranno essere sostituiti perché troppo rischioso che tornino a scuola. Il decreto Agosto ha affrontato anche il tema delle assenze degli insegnanti. Quest’anno saranno sostituiti dal primo giorno di malattia. Nei prossimi giorni prenderanno il via le immissioni in ruolo per la copertura delle quasi 85 mila cattedre vuote. Per riuscire ad ottenere l’assunzione con contratto a tempo indeterminato si dovrà tuttavia esser pronti a cambiare regione.

A meno di un mese dal ritorno sui banchi, previsto per il 14 settembre, dunque, sono ancora tanti gli scenari possibili.

Collegio docenti, le scuole si organizzano: riunioni ancora in modalità online

da OrizzonteScuola

Di redazione

Si ritornerà in classe il 14 settembre, ma per le scuole le attività inizieranno molto prima. A partire dal 24 agosto, via via in tutta Italia, ci saranno i collegi docenti.

Alla luce del quadro epidemiologico molte scuole si stanno attrezzando organizzando la riunione in modalità online. Sono già presenti sulle bacheche digitali delle singole istituzioni scolastiche gli avvisi per la convocazione che si svolgeranno in modalità online come già accaduto durante il lockdown.

Ogni scuola utilizzerà la propria piattaforma, Google Classroom, Google Meet o Zoom ad esempio, per la riunione che darà l’avvio al nuovo anno scolastico.

Allo stesso tempo le scuole si stanno già organizzando per i corsi di recupero e per la presa di servizio che inizieranno dal 1° settembre, un primo vero banco di prova per capire se la scuola può davvero resistere anche durante la pandemia.

Primo collegio docenti

Partecipano al primo Collegio docenti tutti gli insegnanti in servizio nell’istituzione scolastica dal 1° settembre 2020

I punti all’ordine del giorno, generalmente, sono i seguenti:

  • Aggiornamento del piano annuale delle attività di aggiornamento e formazione contenuto nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF)
  • Proposte adattamento calendario
  • Adozione piano annuale delle attività
  • Definizione dei criteri per l’attribuzione delle Funzioni strumentali al P.T.O.F.
  • Suddivisione dell’anno scolastico in trimestri o quadrimestri, ai fini della valutazione degli alunni e adozione o meno della “settimana corta”.
  • Criteri per la formazione delle classi, l’assegnazione dei docenti e sull’orario delle lezioni
  • Nomina dei Coordinatori
  • Nomina Commissione H (o inclusione/integrazione)
  • Indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione
  • Componenti Comitato di valutazione
  • Individuazione attività alternative per alunni che non si avvalgono dell’IRC

Quest’anno, con la pandemia in atto, è probabile che siano previste delibere anche sulle misure da seguire per garantire la sicurezza e il distanziamento sociale oltre alla tutela di studenti e personale scolastico “fragile”.

Rientro a settembre, il ruolo del Collegio docenti nella didattica a distanza

Secondo quanto segnalano le linee guida, il Collegio docenti è chiamato a fissare criteri e modalità per erogare didattica digitale integrata, adattando la progettazione dell’attività educativa e didattica in presenza alla modalità a distanza, anche in modalità complementare, affinché la proposta didattica del singolo docente si inserisca in una cornice pedagogica e metodologica condivisa, che garantisca omogeneità all’offerta formativa dell’istituzione scolastica.

Al team dei docenti e ai consigli di classe è affidato il compito di rimodulare le progettazioni didattiche individuando i contenuti essenziali delle discipline, i nodi interdisciplinari, gli apporti dei contesti non formali e informali all’apprendimento, al fine di porre gli alunni, pur a distanza, al centro del processo di insegnamento-apprendimento per sviluppare quanto più possibile autonomia e responsabilità.

Ciascuna istituzione scolastica individua una piattaforma che risponda ai necessari requisiti di sicurezza dei dati a garanzia della privacy, assicuri un agevole svolgimento dell’attività sincrona anche, possibilmente, attraverso l’oscuramento dell’ambiente circostante e risulti fruibile, qualsiasi sia il tipo di device (smartphone, tablet, PC) o sistema operativo a disposizione.

Attività di recupero P.A.I., a chi spetta? Il 1 settembre mancheranno ancora docenti ruolo e supplenti

da OrizzonteScuola

Di Antonio Marchetta

In data 1 settembre 2020 molte istituzioni scolastiche non avranno gli organici al completo. Le operazioni di immissioni in ruolo per call veloce e l’attribuzione delle supplenze da GaE e GPS si concluderanno a settembre inoltrato.

Per tale motivo, le attività di recupero previste già a partire dal 01/09 corrente anno potrebbero avviarsi con qualche difficoltà con la condizione frequente di docenti supplenti al 31/08/20 o 30/06/20 che, pur avendo predisposto in alcuni casi all’interno dei consigli di classe il P.A.I. e P.I.A., non hanno alcun obbligo di svolgimento attività di recupero.

Di conseguenza molti insegnanti si ritroveranno a svolgere il lavoro di recupero impostato dai loro predecessori.

Non ancora certa la conclusione delle assegnazioni provvisorie e utilizzazioni entro il 31 agosto.

P.A.I. e P.I.A.: di che si tratta

L’Ordinanza Ministeriale n.11 del 16 maggio 2020, all’articolo 6, ha introdotto due nuovi dispositivi di progettazione didattica:

  • il Piano di Apprendimento Individualizzato;
  • il Piano per l’Integrazione degli Apprendimenti.

Piano di Apprendimento Individualizzato (P.A.I.)

Per gli alunni ammessi alla classe successiva tranne che nel passaggio alla prima classe della scuola secondaria di primo grado o alla prima classe della scuola secondaria di secondo grado, in presenza di valutazioni inferiori a sei decimi, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2, comma 2 del Decreto legislativo n.62/2017, i docenti contitolari della classe o il consiglio di classe predispongono un piano di apprendimento individualizzato in cui sono indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire, ai fini della proficua prosecuzione del processo di apprendimento nella classe successiva, nonché specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento. Il piano di apprendimento individualizzato è allegato al documento di valutazione finale.

N.B.: esiste anche il PAI, inteso come “Piano annuale per l’inclusione, o “Piano annuale per l’inclusività”. Naturalmente trattasi dello stesso acronimo, ma i documenti hanno significati e finalità diverse.

Piano per l’Integrazione degli Apprendimenti (P.I.A.)

I docenti contitolari della classe o il consiglio di classe individuano, altresì, le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento e li inseriscono in una nuova progettazione finalizzata alla definizione di un piano di integrazione degli apprendimenti.

Attività didattica ordinaria

Le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato, costituiscono attività didattica ordinaria, ai sensi del Decreto legge n 22/2020, e hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020.
Le attività didattiche del PAI e del PIA sono realizzate attraverso l’organico dell’autonomia (ex Legge n.107 del 2015), adottando ogni forma di flessibilità didattica e organizzativa e facendo convergere sull’obiettivo principale del sostegno agli apprendimenti, le iniziative progettuali.

Tali attività integrano, ove necessario, il primo periodo didattico (trimestre o quadrimestre) e comunque proseguono, se necessarie, per l’intera durata dell’anno scolastico 2020/2021.

Per la pianificazione del PAI le Istituzioni scolastiche possono utilizzare tutte le forme di flessibilità didattica e organizzativa di cui al D.P.R. n.275 del 1999 (Regolamento sull’autonomia) e pertanto, quanto verrà adottato nei Piani su menzionati farà parte integrante del PTOF.

Cosa si intende per attività didattica ordinaria? E quale il personale coinvolto? É attività funzionale o aggiuntiva?

Il comma 3 dell’OM del 16 maggio 2020 afferma che:

“Ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del Decreto legge, le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato, costituiscono attività didattica ordinaria e hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020”.

Il D.L. del 22 aprile afferma:

“Le ordinanze di cui al comma 1 definiscono le strategie e le modalita’ dell’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020 nel corso dell’anno scolastico successivo, a decorrere dal 1° di settembre 2020, quale attività didattica ordinaria”.

Sarà necessaria una interpretazione autentica della norma? Si intende forse come attività funzionale all’insegnamento del personale docente ai sensi dell’articolo 29 del CCNL scuola? Oppure si intende attività aggiuntiva?

E quale il personale che deve essere coinvolto in questa attività?

Il docente che ha predisposto il piano di recupero o sulle discipline?

E sulla base di quale criterio verrà individuato il personale docente?

Se è attività funzionale, non potrebbe essere previsto alcun tipo di compenso accessorio, anche sotto forma di bonus per il personale coinvolto, se invece è da intendersi come attività aggiuntiva, che implica la necessità della disponibilità del personale coinvolto, andrà invece riconosciuta una forma di compenso prendendo anche in via analogica come riferimento la tabella 5 allegata al CCNL del 2006/2009. Nulla osta sul punto che in sede di contrattazione integrativa si possa disporre anche in tal senso. Da ribadire che il comma 5 dell’OM apre alla massima flessibilità con il personale interno della scuola e pertanto:

“Ai sensi degli articoli 4 e 5 del Regolamento sull’autonomia, le attività didattiche di cui al presente articolo sono realizzate attraverso l’organico dell’autonomia, adottando ogni forma di flessibilità didattica e organizzativa e facendo convergere sul prioritario sostegno agli apprendimenti le iniziative progettuali”.

Pertanto si potrebbe desumere che sia necessaria la disponibilità del personale coinvolto a svolgere tale attività e che spetta comunque una pianificazione collegiale e non dirigenziale.

Una volta che il Collegio docenti pianifica e delibera la programmazione delle attività di recupero PAI, inserita contestualmente nel Piano annuale delle attività ex art.28 del CCNL 29/11/2007 predisposto dal Dirigente scolastico, i docenti coinvolti non possono più esimersi dallo svolgimento delle medesime.

Organici incompleti in data 1 settembre 2020

Le istituzioni scolastiche non avranno gli organici al completo in corrispondenza della data 1 settembre 2020. Mancheranno i docenti di ruolo oltre che i supplenti. A tal proposito ricordiamo che:

  • i neoimmessi in ruolo per chiamata/call veloce verranno assunti entro il 7 settembre 2020;
  • le operazioni di conferimento supplenze da GAE e GPS, si concluderanno entro il giorno 14 settembre corrente anno;
  • i supplenti con contratto a T.D. al 30 giugno e 31 agosto 2020 pur avendo predisposto in alcuni casi all’interno dei consigli di classe il P.A.I. e P.I.A. non hanno alcun obbligo di svolgimento attività di recupero con incipit il primo settembre.

Contagi in aumento, si tornerà tutti a scuola il 23 settembre? Azzolina nega

da La Tecnica della Scuola

Sul rientro a scuola si difende dalle critiche e dagli allarmismi dei sindacati la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che in un post del 17 agosto su Facebook ha garantito che il 14 settembre “riprenderanno ufficialmente le lezioni”.

Chiedendo a tutti “responsabilità e consapevolezza”, sulla scia di quanto chiesto ai giovani dal ministro della Salute Roberto Speranza dopo l’ordinanza sulla chiusura delle discoteche, Azzolina a giunto che “le scuole non vanno solo riaperte, dobbiamo fare in modo che poi non richiudano”.

“Aiutateci a tenere sotto controllo il contagio – ha detto infatti il ministro -. Tra meno di un mese dobbiamo riaprire scuole e università in sicurezza. E non possiamo sbagliare. Non c’è un finale già scritto in questa partita, dipende dai nostri comportamenti e tutti, a cominciare dai ragazzi, dobbiamo esserne consapevoli”.

Ansa: si potrebbe partire dopo le elezioni

Secondo l’Ansa, considerando i “segnali” governativi e i numeri di contagi degli ultimi giorni, se i dati non saranno incoraggianti, uno dei timori è che l’anno scolastico potrebbe slittare, almeno in presenza, a dopo le elezioni. Una decisione, peraltro, già presa da un paio di regioni, per via del voto, il 20 e il 21 settembre, per il referendum e per il rinnovo di alcuni consigli regionali o comunali

A chiedere maggiore chiarezza non è solo l’Anp, che il 17 agosto ha presentato un vadmecum per il rientro in classe. Secondo la leader della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, è giunta l’ora di “avere le possibili ipotesi di soluzione” e bisogna anche che siano “condivise con noi. Mancano ancora i dati relativi alla richiesta dei banchi, quanti ne sono stati richiesti e quando arriveranno, delle aule, ovvero quante ne servono e con quanto personale. Manca invece dal Cts anche lo studio dei casi”.

I dubbi della Cisl Scuola

La Cisl Scuola non sembra convinta delle rassicurazioni del Commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, il quale dice che i banchi “saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre nei diversi istituti scolastici italiani che ne hanno fatto richiesta” e che siamo di fronte “ad un risultato eccezionale sia per i tempi brevissimi in cui è stato raggiunto sia perché la produzione nazionale di banchi”.

Il sindacato Confederale avanza una proposta: “Perchè non si parte con le tensostrutture dove possibile, in attesa di spazi più organici, come ci è stato proposto dalla Protezione civile? Il 7 settembre, ricordo, si apriranno le porte delle scuole dell’infanzia in Lombardia, non c’è più tempo”.

Oms: se i contagi aumentano, pericoloso aprire le scuole

da La Tecnica della Scuola

Ora si ci mette anche l’Organizzazione mondiale della sanità che lancia un moderato allarme in vista della riapertura della scuola a metà settembre. Per il direttore aggiunto Ranieri Guerra arrivare al 14 settembre “con un numero di casi di Covid in aumento renderebbero la riapertura pericolosissima”.

E poi aggiunge:  se l’aumento del numero dei contagi non si arresterà il ritorno alle aule potrebbe essere compromesso.

In modo particolare, per la frenata del contagi,  si teme la scarsa considerazione che i giovani hanno verso il rispetto delle regole, come l’uso della mascherina ed evitare gli assembramenti,  considerato fra l’altro che per certi versi saremmo ritornati ai livelli di infezione registrati a maggio e dunque l’attesa per registrare segnali diversi e più incoraggianti è sempre più piena di incognite.

Nulla di strano dunque che anche il Comitato tecnico scientifico, che si dovrebbe riunire il 19 agosto, possa ritornare a ribadire l’obbligo del distanziamento di un metro tra gli alunni in classe o, qualora mancassero gli spazi adeguati, a  indossare la mascherina.

Che può sembrare un facile precetto, per chi non è mai entrato in una scuola, ma che porrebbe invece tante di quelle difficoltà facilmente immaginabili per chi ne conosce gli anfratti più reconditi. E non solo per ciò che i presidi sottolineano:  “sappiamo benissimo quanto sia faticoso – per gli alunni e per il personale – indossarla per ore”, ma anche per mantenere i livelli di attenzione e partecipazione, a parte i livelli disciplinari e di comportamento.

Rientro a scuola, cambiano regolamenti, orari, Pof, organici e tanto altro. Anp: per i presidi infinita lista di compiti

da La Tecnica della Scuola

 

Prima dell’inizio del nuovo anno scolastico i dirigenti scolastici sono chiamati ad organizzare una mole di lavoro enorme: il loro compito non si riduce, di certo, ad assicurare che gli alunni facciano lezione ad un metro di distanza (salvo emergenze), sistemando i banchi (anche quelli monoposto e gli innovativi chiesti al ministero dell’Istruzione) ed individuando nuovi spazi dove collocare gli alunni in eccesso. Come non si può ridurre a rispondere ai monitoraggi ministeriali, ad attendere che il commissario straordinario faccia loro pervenire le mascherine, l’Usr assegni loro l’organico aggiuntivo necessario ad avviare le lezioni in sicurezza, l’Asl assegni il medico competente.

Il vademecum Anp

I capi d’istituto devono anche con urgenza cambiare diversi regolamenti interni, inserire nel piano di formazione e aggiornamento l’attività di didattica a distanza, integrare il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia. Il tutto, seguendo e interpretando al meglio decreti, protocolli, linee guida e circolari ministeriali tra cui non è sempre semplice districarsi. La lunga lista degli impegni è stata buttata già dall’Associazione nazionale presidi, all’interno del vademecum per i presidi presentato il 17 agosto

Nel presentarlo, scrive Repubblica, il presidente Antonello Giannelli non le manda a dire: dopo avere rivendicato l’esigenza di “conoscere con urgenza il calendario di consegna dei banchi monoposto” perché “l’organizzazione richiede tempo”, il numero uno dell’Anp ha detto che servono “risorse adeguate per organizzare e gestire al meglio il rientro a scuola in sicurezza: servono locali, banchi monoposto e un ampliamente dell’organico”. Il tempo stringe, alcuni nodi importanti sono ancora da sciogliere. “Non si devono vanificare gli enormi sforzi profusi dai presidi, dai loro collaboratori, dal Ministero e dai suoi uffici territoriali, dagli enti locali affinché la ripartenza avvenga per tutti nella massima sicurezza”.

A proposito dell’insufficienza nel garantire la sicurezza attraverso il semplice utilizzo delle mascherine mono uso, Giannelli conferma che “è impensabile che la mascherina sia l’unica arma di difesa dal contagio, perché sappiamo benissimo quanto sia faticoso – per gli alunni e per il personale – indossarla per ore”.

 

La lista delle cose da fare è davvero ampia: si va dalla richiesta del numero di aule necessarie all’ente proprietario degli edifici (Città metropolitane per le superiori e Comuni per gli altri ordini di scuola) alla richiesta agli uffici scolastici dell’organico aggiuntivo; dall’accordo con gli enti locali sui trasporti alla riorganizzazione delle mense, per le quali viene suggerito dall’Anp “di fare più turni o di ricorrere a pasti preconfezionati”.

Mutano anche i “patti” con genitori e studenti

Poi ci sono le misure organizzative. Tra queste, continua Repubblica, c’è l’aggiornamento del regolamento di istituto per rammentare ai genitori l’obbligo di misurare la febbre ai ragazzi e non mandarli a scuola con più di 37,5. Sull’uso della mascherina va ricordato che è obbligatoria dai 6 anni in su e che può essere abbassata in classe se ci sono le distanze assicurate, ma rimessa quando gli studenti si alzano dai banchi. E chi non rispetta le regole?

Secondo il primo sindacato dei presidi, inoltre, va rivisto il regolamento di disciplina degli studenti. Alcuni istituti lo hanno già fatto prevedendo sanzioni disciplinari e interventi sul voto in condotta.

Sulla didattica il vademecum avverte: “Attenzione a non intervenire decrementando il monte ore di lezione stabilite dai quadri orario disciplinari curriculari previsti dalla legislazione né il numero di ore contrattuali di lezione dei docenti”.

Su un eventuale ritorno della didattica a distanza, l’Anp dice che è previsto solo in caso di nuova chiusura delle scuole o alle superiori come forma di integrazione se non si riesce ad assicurare il distanziamento nelle aule.

Le misure sanitarie

Ci sono poi passaggi sulle misure sanitarie: predisporre un locale per isolare i casi sospetti o sintomatici; acquistare le mascherine che agli studenti vanno fornite solo nelle attività di laboratorio o nelle ore della ex Alternanza scuola-lavoro; disporre la regolare apertura delle finestre; controllare nei bagni privi di finestre il funzionamento degli estrattori d’aria e in generale gli impianti di climatizzazione; disporre la pulizia approfondita “con particolare attenzione ad androne, corridoi, bagni, uffici di segreteria, oltre alle superfici più toccate quali maniglie, sedie e braccioli, tavoli, banchi, cattedre, interruttori della luce, rubinetti, pulsanti dell’ascensore, distributori automatici di cibi e bevande”.

Rivedere le responsabilità, ma non è uno scudo penale

A colloquio con l’Ansa, poi Giannelli ha fatto sapere di avere “chiesto prima della riapertura delle scuole di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici in relazione alla sicurezza sugli ambienti di lavoro. Il covid è equiparato a un incidente sul lavoro. Se il dirigente scolastico attua il protocollo sanitario allora non gli si deve imputare nulla”.

Il sindacalista ha tenuto a dire che non si parla “di scudo penale, perchè quello fa riferimento a soggetti che hanno commesso reati, e i presidi non sono delinquenti o malfattori”.

Infine, Giannelli annuncia che “se ci sarà un caso positivo all’interno di una scuola bisognerà valutare la chiusura dell’istituto solo di concerto con l’autorità sanitaria, cioè la Asl, e dopo avere valutato le circostanze. Non ci possono essere regole generali nè ci si può affidare esclusivamente a parametri numerici”.

Ritorno a scuola: predisporre aula Covid dove accompagnare casi sospetti. La proposta dell’ANP

da Tuttoscuola

Un’aula Covid da destinare ai casi sospetti. E’ la proposta lanciata dall’ANP, l’Associazione Nazionale Presidi all’interno del vademecum per l’avvio dell’anno scolastico 2020-21. Dalla scelta degli orari (e dei varchi) di ingresso e uscita alla richiesta di personale aggiuntivo, dall’indicazione del medico competente, all’individuazione di una stanza per i sintomatici dalla pulizia quotidiana di aule, androni e bagni alla scelta di come integrare didattica in presenza e a distanza: per ognuno di questi adempimenti il vademecum dell’ANP indica le “cose da fare” e gli aspetti “da ricordare”.

Tra questi anche cosa fare in caso di alunni sospetti Covid, quindi con temperatura superiore a 37,5 gradi o alteri sintomi evidenti. Il vademecum propone di “Predisporre il locale interno per l’accoglienza degli eventuali casi sintomatici o sospetti  e di coinvolgere RSPP e RLS”. Un’aula Covid, insomma, dove accompagnare l’alunno in attesa che il genitore o chi per lui venga poi a prenderlo. Per farlo l’ANP ricorda anche di effettuare la segnalazione del locale che sarà destinato esclusivamente a tale uso.

Banchi monoposto, Giannelli (ANP): ‘DS chiedono il calendario della consegna’

da Tuttoscuola

“I banchi monoposto e le sedute attrezzate saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre nei diversi istituti scolastici italiani che ne hanno  fatto richiesta. La distribuzione avverrà secondo una programmazione  nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori, garantendo in tal modo il  normale avvio dell’anno scolastico in piena sicurezza”, lo afferma in una nota il commissario straordinario, Domenico Arcuri.

Sono stati stipulati 11 contratti di affidamento a imprese e raggruppamenti di imprese per la  fornitura di banchi in grado di superare complessivamente l’intero fabbisogno richiesto dai dirigenti scolastici italiani – aggiunge la nota -: 2.013.656 banchi tradizionali e di 435.118 sedute innovative”.

Intanto il presidente ANP, Antonello Giannelli, dichiara: “Dirigenti chiedono di conoscere con urgenza il calendario di consegna dei banchi monoposto.  Non è possibile che lo vengano a sapere all’ultimo momento: l’organizzazione richiede tempo. È impensabile che la mascherina sia  l’unica arma di difesa dal contagio, perché sappiamo benissimo quanto sia faticoso, per gli alunni e per il personale, indossarla per ore. I dirigenti scolastici chiedono risorse adeguate per organizzare e gestire al meglio il rientro a scuola in sicurezza. Servono locali, banchi monoposto e un ampliamento dell’organico. Non si devono vanificare gli enormi sforzi profusi dai Presidi, dai loro collaboratori, dal Ministero e dai suoi uffici territoriali, dagli enti locali affinché la ripartenza avvenga per tutti nella massima sicurezza”.