Protocollo sulla sicurezza

Protocollo sulla sicurezza passaggio importante per la riapertura in presenza, ora necessario investire in organici e spazi

Roma, 5 agosto – La convocazione dell’incontro di domani 6 agosto per la firma del protocollo sulla sicurezza è certamente un passaggio importante per la riapertura della scuola in presenza che, come detto e ripetuto in tutte le iniziative di questi mesi, è l’obiettivo della FLC CGIL.

Il protocollo definisce misure che consentono una ripresa delle attività nel quadro della doverosa tutela della salute e della sicurezza, rafforzando a tal fine i presìdi di natura medico – sanitaria all’interno delle scuole per garantire il monitoraggio costante della situazione e la tempestività degli interventi necessari in caso di emergenze riguardanti gli alunni e il personale. Per quest’ultimo, il protocollo individua anche modalità particolari di utilizzo per i lavoratori in condizione di fragilità. Viene previsto un forte coinvolgimento dei servizi operanti sul territorio in un rapporto di sinergia con le istituzioni scolastiche autonome: i dirigenti, nel caso di particolari emergenze, concorderanno con gli Uffici Scolastici Regionali i necessari provvedimenti. 

Esplicito il rinvio alla disciplina contrattuale per quanto riguarda le ricadute di eventuali particolari modalità di svolgimento delle attività scolastiche potranno avere sulle prestazioni di lavoro del personale (smart working, didattica a distanza, ecc.).

Bisogna essere però estremamente chiari su un punto: il protocollo da solo non è certamente sufficiente. Senza organici soddisfacenti e spazi adeguati il rischio che la scuola non riparta in presenza per tutte e tutti rimane oggettivo.

Le ulteriori risorse già annunciate dovranno essere rese immediatamente disponibili, perché quelle attualmente a disposizione non bastano. Ribadiamo la richiesta di un decreto legge specifico in cui inserire misure straordinarie per la riapertura. Gli impegni che speriamo verranno assunti domani dovranno essere tradotti in atti concreti molto velocemente. Su questo misureremo la determinazione del Governo a tradurre le dichiarazioni di principio in fatti.

Dell’antifascismo e dintorni

Dell’antifascismo e dintorni

di Maurizio Tiriticco

Antifascisti, sì! Ma non virtuali! Effettivi! L’antifascismo convinto dovrebbe essere il legame che unisce tutti gli Italiani! Ma non credo che sia così! La storia a volte insegna poco! E lo studio della storia, insegna anche di meno! Perché – penso – la storia nelle scuole si insegna poco e male! E’ considerata una materia secondaria! In genere si pensa e si dice: basta leggere, imparare e ripetere!!! Ci rifletto da molti anni! E mi chiedo anche: ma la nostra scuola insegna anche e soprattutto allo sviluppo ed alla acquisizione di una coscienza civica ed alla convivenza civile? E non credo che possa e debba valere una disciplina specifica, l’Educazione Civica, o meglio l’insegnamento all’esercizio di una Cittadinanza attiva! Dovrebbe essere il particolare clima che l’insegnante instaura nell’aula con i suoi alunni il collante dell’imparare al vivere insieme e produttivo in un regime democratico!

Il fascismo insegnava ed imponeva a vivere secondo i princìpi del suo regime! E come! Appena nascevi, eri già figlio della lupa, poi balilla escursionista, poi balilla moschettiere, poi avanguardista, poi giovane fascista e infine fascista. Analogo percorso valeva per le femmine. Era la cosiddetta “leva fascista”. Ed ogni anno, il 21 aprile, Natale di Roma, quella Roma Immortale, dai Sette Colli baciati dal Sole, cantavamo tutti in coro: “Sole che sorgi libero e giocondo, sui colli nostri i tuoi cavali doma! Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma”! La traduzione del Carmen Saeculare di Orazio. E in tutte le piazze d’Italia si celebrava la cerimonia della leva fascista, cioè il passaggio delle consegne! Ad esempio, il balilla moschettiere consegnava il moschetto al balilla escursionista; l’avanguardista consegnava il pugnale al balilla moschettiere! E così via anche per le femmine!

E poi basta pensare che il Duce aveva pure pensato di far nascere una nuova Era! Concorrente con quella cristiana! E noi sui compiti di scuola dovevamo indicare sempre i due anni. ad esempio 1932, anno X° dell'”Era Fascista”: perché erano trascorsi dieci anni dalla “marcia su Roma”! Quella marcia che aveva slavato l’Italia dall’anarchia e dal comunismo! Oibò!

Per non dire poi della guerra! “Mi basta un migliaio di morti per sedere al tavolo della pace”! Così aveva detto ai suoi gerarchi il Duce quando, in quel maledetto 10 giugno del 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, esordì con queste parole: “Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue Stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che la hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia. Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi e i sacrifici di una guerra, è perché l’onore, gli interessi, l’avvenire fermamente lo impongono, perché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia….”… ecc. ecc. ecc. Ho voluto riportarlo in gran parte. E debbo aggiungere che, dopo ogni pausa – il Duce sapeva bene come parlare al suo popolo – una folla esultante.

Ma poi sappiamo com’è finita! Spesso mi chiedo: ma come fanno alcuni miei concittadini ad essere “nostalgici”? Nostalgici di un regime che ci ha condotti ad una guerra inutile, assurda e, per di più, perduta in partenza! Italia e Germania – e dopo anche il Giappone – contro il resto del mondo? Ma i fascistelli di oggi a scuola che cosa hanno imparato? O meglio… o peggio: a scuola che cosa hanno loro insegnato?

SCUOLA INFANZIA: LINEE GUIDA IN CONTRASTO CON INDICAZIONI CTS

SCUOLA INFANZIA, GILDA: LINEE GUIDA IN CONTRASTO CON INDICAZIONI CTS

“Nonostante studi scientifici dichiarino che nei bambini di età inferiore ai 5 anni la carica virale sia fino a cento volte superiore alla media e la Società italiana di pediatria consigli l’uso della mascherina a partire dai 3 anni, nessun distanziamento, nessuna riduzione del numero degli alunni per classe e nessun dispositivo di protezione individuale è previsto dalle Linee guida per la riapertura a settembre della scuola dell’infanzia. Le solite chiacchiere sulla sicurezza che poi non si traducono in provvedimenti stringenti”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta il Documento di indirizzo e orientamento per la ripresa delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, approvato dalla Conferenza Unificata e adottato con decreto dal ministero dell’Istruzione.

“Un documento troppo generico – lo definisce il leader della Gilda – che entra in contrasto con le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico e nel quale non si trova nessuna indicazione che risponda chiaramente a bisogni e preoccupazioni espresse dalle scuole e dalle famiglie e che, anzi, prevede di assicurare l’accoglienza dei bambini ‘secondo le normali capienze’ e ‘i consueti tempi di erogazione’, ‘salvaguardando tutti i momenti e le routine del percorso educativo, compresi i tempi della mensa e del riposo’.

Questo significa che per il Governo quella dell’infanzia è l’unica scuola che può riaprire a settembre con sezioni di 25/28 alunni, con e negli stessi spazi spesso ristretti, come se questo ordine di scuola non dovesse confrontarsi con le complicazioni di un’emergenza sanitaria ancora in corso e confermata dal Governo stesso fino al prossimo 15 ottobre”.

“Per garantire una riapertura all’insegna della sicurezza, della qualità e del benessere delle bambine e dei bambini – conclude Di Meglio – è necessario un provvedimento d’urgenza che assicuri coperture adeguate per assumere più personale docente e più collaboratori scolastici”.

R. Ford, Incendi

Richard Ford tra lirica ed epica

di Antonio Stanca

   Al 1990 risale Incendi, romanzo dello scrittore americano Richard Ford che quest’anno la Feltrinelli ha ristampato nella “Universale Economica”. La traduzione è di Riccardo Duranti.

   Ford è nato a Jackson, Mississippi, nel 1944. A trentaquattro anni, nel 1978, ha cominciato a scrivere e da allora non si è mai fermato, sempre ha scritto e sempre letto e premiato è stato. E’ ormai considerato uno dei maggiori scrittori americani contemporanei. Nel 1986 il suo Sportswriter sarebbe risultato tra i cento migliori romanzi scritti in lingua inglese dal 1924 al 2005; nel 1995 con Il giorno dell’indipendenza avrebbe vinto, primo americano nella storia, il Premio Pen/Faulkner per la narrativa e il Premio Pulitzer per la narrativa, entrambi molto ambiti. Altri premi prestigiosi sarebbero stati conferiti a Ford nel corso della sua carriera di scrittore, il suo successo non avrebbe conosciuto soste, di critica e di pubblico sarebbe stato.

   Dal 2012 insegna Letteratura e Scrittura alla Columbia University.

   Due sono le tendenze che nella sua produzione possono essere segnalate, una di carattere lirico, l’altra epico. Entrambe rientrano nel genere minimalista che l’autore ha ereditato dagli anni precedenti, che riporta sia i contenuti sia la forma espressiva ad una dimensione semplice, facile, quotidiana, ad una misura priva di artificio, di elaborazione. Ford scrive come se stesse parlando ad amici, comuni sono gli ambienti, i personaggi delle sue opere, familiari le loro vicende. Non trascura, però, di cogliere quanto di profondo, d’intenso possa verificarsi dietro tanta semplicità, quanto di grave, di assurdo possa contenere, quanto difficile possa essere pur tanta facilità.

   Il romanzo Incendi viene generalmente riferito alla linea lirica della produzione del Ford ma a ben guardare lo si potrebbe anche far rientrare in quella epica. E’ vero che ci sono momenti intensi, altamente espressivi, di forte emozione, commozione, nella storia di una madre che, a Great Falls, Montana, negli anni ’60 lascia soli il marito e il figlio adolescente perché invaghita delle ricchezze, dei lussi di un amico comune, ma è pur vero che tutto avviene negli ambienti, tra le case di quella classe media americana della quale Ford vuol essere il portavoce, il cantore. Anche in essa, vuol dire lo scrittore, ci sono figure esemplari, si compiono gesti eroici, anche di essa fanno parte vicende, situazioni di alta moralità, di profonda spiritualità. Con la sua opera Ford vuole consegnare alla storia questa umanità, vuole mostrarla capace di pensieri, sentimenti elevati, di azioni memorabili. E in Incendi avviene tanto di tutto questo, quella madre, quel padre, quel figlio di appena diciassette anni, diventeranno i simboli di quell’umanità che sempre è stata divisa tra buoni e cattivi, che ha percorso i secoli ed è arrivata ai giorni nostri, all’America di Ford per farsi da lui continuare e mostrare. Saranno gli esempi di quanto di grave può succedere pur in una vita regolare, comune senza che se ne capiscano completamente le ragioni e che sia possibile porre rimedio. Saranno le prove di come sia meglio rassegnarsi, adattarsi a circostanze pur assurde, di come sia più importante continuare e sperare in un miglioramento che accettare situazioni, compiere azioni definitive, tragiche, drammatiche. Dal ragazzo Joe, che sarà la voce narrante dell’opera e che mostrerà di credere sempre possibile che la vicenda dei genitori assuma risvolti positivi, l’autore farà interpretare questa che è la sua speranza. Ford ha scritto, scrive di drammi ma non ha mai smesso di pensare ad una vita migliore e stavolta si è trasferito nel ragazzo Joe, si è identificato con lui forse convinto che di più sarebbe valso il suo messaggio se affidato a chi più bisogno ha di futuro.

   Affascina, incanta la figura di Joe, sempre, ovunque c’è lui, di tutto dice, sempre, ovunque crede che possa andare meglio! 

   E’ un corpo o uno spirito, un romanzo o una favola?

Alunni fino a sei anni accompagnati da un solo genitore

da Corriere della sera

Valentina Santarpia

oma Saranno le mini-classi stabili il vero nodo cruciale della riapertura degli asili nido e delle scuole materne. Lo stabiliscono le linee guida, che hanno avuto il via libera definitivo dalla Conferenza unificata. «Si tratta di un altro tassello importante in vista della ripresa di settembre», commenta la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Le indicazioni sono quelle già date, in via preliminare, durante la conferenza stampa del 26 giugno, e poi confermate nel documento diffuso nei giorni scorsi.

Niente mascherina per i bambini da 0 a 6 anni, mentre il personale che li accudisce dovrà dotarsene, e potrebbe anche usare visiere protettive per i momenti in cui non è possibile mantenere le distanze, come il cambio del pannolino. Ma il vero punto distintivo è la necessità, ribadita in più momenti delle regole di indirizzo, di «garantire la stabilità dei gruppi/sezioni e la loro continuità di relazione con le figure adulte»: anche gli spazi non dovranno essere usati in maniera «promiscua», ma sempre rispettando il principio che ogni ambiente ospita uno stesso gruppo di bambini.

La distinzione in gruppi va mantenuta per le attività, per l’ingresso/uscita, i pasti, il riposino. Da evitare l’«intersezione» tra gruppi diversi, e anche il materiale ludico didattico, «oggetti e giocattoli frequentemente puliti», saranno assegnati «in maniera esclusiva a specifici gruppi/sezioni». In pratica, all’asilo bisognerà evitare di «compromettere la qualità dell’esperienza educativa» ma si dovrà evitare di mescolare e scambiare. Non viene prevista la misurazione della temperatura corporea, come per il resto delle scuole, ma chi ha sintomi respiratori o febbre deve rimanere a casa. Sia l’utilizzo degli spazi dedicati ai pasti che quello dei bagni deve evitare affollamenti. Particolare attenzione va data alla «pulizia approfondita della biancheria e degli spazi e a una corretta e costante areazione» dei locali, mentre l’igiene personale deve diventare parte integrante della routine dei bambini: anche giocando, dovranno imparare a evitare di toccare occhi, nasso e bocca con le mani, e a starnutire all’interno del gomito o di un fazzoletto.

Un solo genitore, munito di mascherina, potrà accompagnare a scuola i piccoli. Per la capienza massima delle strutture, si rimanda alla normativa regionale e alle norme tecniche per l’edilizia scolastica perché non viene richiesto, come nelle scuole dalla primaria in su, il metro di distanziamento tra studenti. Il motivo lo spiega lo stesso documento: «La corporeità, la socialità, la relazione, l’esplorazione e il movimento sono aspetti irrinunciabili dell’esperienza di vita e di crescita fino a sei anni».

E uno sguardo attento viene dato anche alle mamme e ai papà, stremati dal lockdown: «L’organizzazione delle diverse attività deve tener conto dei bisogni dei bambini» ma «conciliandoli con le esigenze lavorative dei genitori».

«Così l’Italia può ripartire Sulla scuola garantisco io»

da Corriere della sera

«Sin dall’inizio di questa emergenza ho seguito un percorso all’insegna della cautela, ma anche di misure proporzionate a quanto stava accadendo. Sono convinto che questo governo abbia agito bene e dunque non cambio idea. Per questo dico che adesso è arrivato il momento di non pensare a nuove restrizioni, ma di sostenere una effettiva ripartenza. E se tutti rispetteremo quelle regole ormai minime, ma necessarie, di protezione, insieme riusciremo davvero a tornare alla normalità». Alla vigilia del nuovo Dpcm che dovrà firmare entro la fine della settimana, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha già affidato ai suoi uffici lo schema da seguire. Fino all’ultimo minuto sa che la situazione potrebbe cambiare, la curva epidemiologica potrebbe risalire. Ma i numeri che gli consegnano oggi, con il bollettino aggiornato regione per regione, lo spingono a essere ottimista, fino a mettere in programma qualche «allentamento». «Sono sempre stato rigoroso, ma non mi pento di nulla. Quando abbiamo deciso di chiudere dicevano che dovevamo tenere aperto. Quando volevamo cominciare ad aprire, ci chiedevano di essere rigidi. Mi sono sempre confrontato con ministri e scienziati e ora ho la percezione che se concederemo qualche apertura faremo bene».

Crociere e convegni

Il presidente del Consiglio lo dice con prudenza, non si sbilancia. Ma poi parla delle «navi da crociera che devono ricominciare a viaggiare perché il turismo è un pezzo fondamentale della nostra economia», si sofferma «sulle fiere e i convegni che dobbiamo far organizzare, perché soltanto in questo modo tutte le attività possono riprendere», si comprende quale direzione prende questa nuova fase. Le mascherine, le distanze, «sono fondamentali, ma non devono essere percepite come una limitazione. Posso dirlo perché ho richiamato sin dal primo giorno il rispetto delle regole che prevedevano l’obbligo di utilizzare questi dispositivi e adesso ho grande soddisfazione a vedere chi ci derideva costretto a coprire naso e bocca e soprattutto a consigliare a tutti, giovani prima di tutto, che bisogna essere prudenti».

Le discoteche

Va bene il divertimento dei giovani «ma sulle discoteche sono molto prudente, sinceramente non mi sembra ancora opportuno concedere il permesso, troppo pericoloso. Si suda, si beve insieme, si sta vicini… Io l’impazienza dei gestori la comprendo, tutto quello che si ferma rischia di essere perduto. So che ci sono famiglie che hanno problemi ad arrivare a fine mese e di questo ci siamo fatti carico, so che la crisi di bar, ristoranti, locali pubblici può influire in maniera pesante. Ma ballare tutti appiccicati come si fa? Questo non è tornare a vivere, è rischiare troppo». In alcune regioni si balla. «È una scelta dei presidenti, non potevamo continuare a fare il cane da guardia e abbiamo ritenuto giusto restituire l’autonomia delle decisioni, ma anche la responsabilità delle conseguenze. Non credo comunque che ci siano governatori tanto irresponsabili da mettere in pericolo le persone, voglio poter credere che nessuno stia rischiando. Con loro ci confrontiamo in continuazione, al di là di qualche discussione non abbiamo mai avuto divergenze serie. Lo può dire il ministro della salute Roberto Speranza o quello degli Affari regionali Francesco Boccia. Alla fine si rema dalla stessa parte e per questo a tutti dico: aspettiamo ancora qualche settimana, pensiamo a quello che dovremo affrontare…».

L’istruzione

Si riferisce alla scuola? Se la sente di garantire che non ci saranno ritardi o nuovi rinvii per la ripresa delle lezioni? «È il mio impegno con i giovani, con le famiglie, con il Paese. È il mio impegno con gli insegnanti, con il personale. La scuola riparte, non ci sono dubbi. Soltanto una nuova e fortissima impennata di contagi, ma io non voglio nemmeno pensare a questa eventualità. Io lo so che non avremo nuove chiusure, che non rischiamo nuovi lockdown. Lo so perché abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare per questo e su questo ogni giorno. Siamo impegnati come governo, come Protezione civile, come comitato tecnico scientifico. Siamo tranquilli perché abbiamo creato una rete sanitaria efficace ed efficiente. Se adesso ci lodano tutti i governi stranieri vuol dire che qualcosa di buono abbiamo fatto. Io tutto questo non voglio sprecarlo». In realtà la chiusura delle scuole ha generato moltissime critiche. «Ognuno ha una soluzione e ritiene sia quella giusta, ma poi si devono fare i conti con i problemi concreti. Noi abbiamo gestito un’emergenza che non aveva precedenti al mondo. Non voglio negare che ci possano essere stati alcuni errori o sbavature, ma si tratta comunque di aspetti che hanno avuto un impatto minimo. Invece sulla scuola continuo a ribadire che la nostra era una decisione obbligata, non si poteva fare altrimenti. Chi chiedeva di fare in un altro modo ha dovuto fare marcia indietro quando si è reso conto che si metteva a rischio l’incolumità dei nostri ragazzi e che in ogni caso i ragazzi erano veicolo di contagio per i più anziani».

Lo stato di emergenza

Tornare indietro, sembra essere questo il timore del presidente Conte. «Noi non l’abbiamo mai fatto sin dall’inizio dell’emergenza. Siamo andati avanti con gradualità e adesso possiamo dire che è stato proprio questo ad aver fatto la differenza. Non è stato facile per me dire a milioni di cittadini che dovevano stare in casa due settimane e poi doverlo ripetere svariate volte. All’inizio qualcuno riteneva fosse più giusto dire lockdown per un mese. E invece no, io ho voluto essere sempre sincero e coerente, mettendo in gioco la credibilità mia e dell’intero governo. Abbiamo sempre agito in proporzione ai dati». L’opposizione dice che avete prorogato l’emergenza, nonostante i dati positivi, per avere maggiori poteri. «Si trattava di una mossa indispensabile e il Parlamento lo ha ben compreso. Ci siamo dati due mesi e mezzo e in questo tempo contiamo di poter affrontare quell’ultimo tratto di strada che ci rimane da percorrere. Per questo voglio dire ai cittadini che il ritorno alla normalità è ormai vicino e queste aperture che inseriremo nel Dpcm lo dimostrano. Ribadirò questo messaggio nelle prossime ore convinto che loro abbiano già compreso come questa politica dei piccoli passi, procedendo in maniera graduale, ci farà uscire da una tragedia che ci ha travolti tutti».

Concorso ordinario infanzia e primaria: più di 76mila domande per 12mila posti

da OrizzonteScuola

Di redazione

Per il concorso ordinario per la scuola dell’infanzia e per la primaria sono state inoltrate 76.757 domande, il 96% dei  candidati è di sesso femminile, il 4% di sesso maschile. I posti a bando sono 12.863.

Con riferimento all’età delle candidate e dei candidati, il 13,9% (pari a 10.683 candidati) ha un’età fino a 30  anni, il 32,4% ha fra i 31 e i 40 anni (24.856), il 41,5% ha un’età  fra i 41 e i 50 (31.871), il 12,2% ha più di 50 anni (9.347).

Le Regioni per le quali sono state presentate più domande di partecipazione sono la Lombardia (12.149), il Lazio (9.868) e la Toscana (8.114).

Quanto alle provenienze geografiche, il 33,6% delle candidate e dei  candidati proviene da Regioni del Nord (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto), il 22,1% dal Centro (Lazio, Marche, Toscana,  Umbria), il 44,2% dal Sud e dalle Isole (Abruzzo, Basilicata,  Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia). Lo 0,1% proviene dall’estero.

Guardando alle singole Regioni, il maggior numero di candidati proviene dalla Sicilia (9.116, l’11,9% del totale). Seguono Lombardia (8.366, il 10,9%) e Campania (8.151, il 10,6%).

I dati sono stati comunicati dal Ministero dell’istruzione

Dipendenti pubblici sempre più vecchi, i docenti non sono da meno

da La Tecnica della Scuola

I dipendenti pubblici sono sempre di meno e sempre più vecchi. Lo dice la Corte dei Conti all’interno della “Relazione sul costo del lavoro pubblico 2020” approvata dalle Sezioni riunite in sede di controllo dei giudici contabili.

Tutto è iniziato nel 2010

In tutto, stiamo parlando di 3,2 milioni di lavoratori statali: un dato in calo dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Ma la tendenza che più preoccupa è un’altra: quella del trend sull’innalzamento anagrafico, iniziato nel 2010 (quando l’età media era di 43,5 anni) con il blocco del turn over, che nel volgere di pochi anni ha portato l’età media sopra i 50 anni.

Secondo la Corte dei Conti, a determinare questo andamento hanno inciso due importanti fattori: la scarsità di nuovi assunti nel comparto della PA, che in molti casi non ha coperto nemmeno il turn over, ma anche la stretta sull’accesso alla pensione con l’aumento dei requisiti per l’uscita.

Quel blocco del turn over…

Le politiche restrittive sulla spesa messe in atto negli anni della crisi, scrive la magistratura contabile, “hanno generato effetti indiretti sulla qualità complessiva delle risorse umane disponibili” e la prolungata assenza di turn-over (ma non nella scuola) ha “accentuato il gap conoscitivo e professionale tra le competenze teoriche, acquisite nell’iter formativo dalle nuove generazioni, cui per troppo tempo è stato precluso l’accesso al pubblico impiego, e quelle più “statiche” possedute dal personale in servizi”.

Quindi, per la Corte dei Conti, l’invecchiamento del personale ha determinato una resistenza nell’acquisizione delle nuove competenze.

A scuola quasi il 60% è over 50

Il dato, comunque, nella scuola non è nuovo. Secondo la Commissione europea, ad esempio, nel 2017 oltre la metà (58%) dei docenti della scuola primaria e secondaria aveva più di 50 anni (contro il 37% nell’Ue) e il 17% superava i 60 anni (contro il 9% nell’Ue).

La percentuale dei docenti prossimi alla pensione è dunque “elevata” e “nei prossimi 15 anni una media di 3,8% docenti all’anno potrebbero ritirarsi”, ha scritto Bruxelles nel rapporto nazionale.

Se si guarda alla composizione di genere il personale pubblico le donne sono in netta prevalenza con il 57% del totale e con picchi nella scuola (79%) , nel servizio sanitario nazionale (67%) e nella carriera penitenziaria (69%).

Nella scuola tanti candidati “anta”

Specificatamente, la scuola non darà una mano a ridurre l’età media del comparto pubblico. Se dalle Graduatorie ad esaurimento rimane altissima la percentuale di precari storici “anta” che accede al ruolo, pure gli aspiranti del concorso ordinario non sono di certo in prevalenza neo-laureati.

Per il concorso ordinario per la scuola dell’infanzia e per la primaria, le 76.757 domande inoltrate (il 96% dei candidati da donne), appena il 13,9% (pari a 10.683 candidati) ha un’età fino a 30 anni, il 32,4% ha fra i 31 e i 40 anni (24.856), il 41,5% ha un’età fra i 41 e i 50 (31.871), il 12,2% ha più di 50 anni (9.347).

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado sono state inoltrate 430.585 domande (il 64% dei candidati sono donne), il 30,4% ha un’età fino a 30 anni (131.040), il 39,2% ha tra i 31 e i 40 (168.857), il 24,1% ha un’età fra i 41 e i 50 (103.804), il 6,2% ha più di 50 anni (26.884).

Il lockdown ha peggiorato la situazione

A pesare non poco sull’età media poco verde è stato anche il lockdown dovuto al coronavirus: con la crisi economica, la cassa integrazione e la perdita di lavoro per tanti liberi professionisti, centinaia di migliaia di lavoratori sono state obbligati, mentre l’Italia si bloccava, a fermarsi. Molti non ce l’hanno fatta più a riprendere.

Ed ora, chi può, tenta la “carta” dell’insegnamento, anche perché mai come oggi il numero di posti disponibili risulta altissimo: quelli vacanti sono oltre 85 mila, poi ci sono altre 92 mila cattedre da considerare come “adeguamento docenti in organico di fatto” e (in prevalenza) deroghe di sostegno (posti liberi ma collocati fino al 30 giugno).

Ritorno a scuola, due orari d’ingresso e trasporti pubblici “su misura”: il Lazio farà così

da La Tecnica della Scuola

La Regione Lazio ha il piano per la riapertura scuole di settembre: la giunta laziale ha infatti deliberato le linee guida per scuola e trasporto pubblico “in ottemperanza delle direttive governative in materia di contenimento del contagio da Covid”.

Linee guida per scuola e trasporti

L’aspetto attorno a cui ruotano le linee guida è quello degli orari di ingresso a scuola a cui a traino sarà organizzato il trasporto pubblico.

L’orario degli spostamenti degli studenti in collaborazione con Assessorato alla Formazione Regionale e Ufficio Scolastico Regionale, viene individuato in due fasce orarie di ingresso: la prima fascia alle 8.30, mentre la seconda 9.30 .

Queste fasce “verranno distribuite tra scuole elementari, medie e gli istituti superiori. Inoltre per coordinare e differenziare gli orari di enti e aziende e un utilizzo coerente alle esigenze della mobilità dello smart working, la Regione “avvierà sin dalla fine del mese di agosto dei tavoli di confronto e coordinamento con i mobility manager degli enti locali e delle maggiori aziende laziali”.

Inoltre, attraverso simulazioni “la società Cotral S.p.A. stimerà il fabbisogno “del servizio extraurbano“. Si stima che per l’anno scolastico 2020-2021 ci sarà bisogno di un finanziamento di 10 milioni di euro che garantirebbe la copertura di circa 5 milioni di km in più.

Anche i treni saranno coinvolti in questo piano per il rientro a settembre: saranno potenziate le corse delle linee dei pendolari come la Roma-Civita Castellana-Viterbo e sono previsti inoltre servizi sostitutivi su gomma pronti ad essere utilizzati in casi di sovraffollamento.

Inoltre, ci saranno cambiamenti anche sull’offerta ferroviaria con una revisione dell’attuale capienza ridotta al 50% e la nuova possibile offerta di posti in più sia a sedere sia in piedi.

Trasporti pubblici: essenziali per la riapertura scuole

La questione trasporti pubblici è fondamentale perchè, come fatto notare anche in un precedente articolo, la questione organizzazione trasporti è strettamente legato alla riapertura delle scuole. Se non altro per non cadere in un paradosso: alle Regioni è stata data sin da maggio la possibilità di poter definire l’applicazione di alcune regole, anche nel settore del trasporto pubblico. Cosa significa? Che in regioni come la Sicilia, ad esempio, il distanziamento sui mezzi di trasporto non esiste più praticamente. Se così fosse perpetuato a settembre, in metropolitana o in autobus non si rispetteranno le distanze necessarie, poi però quando si arriva a scuola spazio al metro staticodistanziamenti sociali, ingressi scaglionati, mascherine e gel igienizzante. E poi, a livello organizzativo, è indispensabile legare gli orari dei trasporti pubblici con le nuove fasce orarie della scuola, allo scopo di evitare assembramenti dentro e fuori dalla scuola.

Per questo si attendono anche dalle altre Regioni linee guida simili per evitare tali contraddizioni che potrebbero vanificare l’enorme lavoro che stanno facendo le scuole, oltre a mettere in pericolo studenti e personale scolastico.

I trasporti pubblici e le fasce orarie per evitare assembramenti

Le linee guida laziali, insomma, servono come esempio limpido per evitare gli assembramenti sia a scuola che alle fermate dei mezzi pubblici utilizzati: “Abbiamo ricevuto le linee guida della Regione che ripercorrono quanto già indicato da Cts e dal ministero sull’opportunità degli orari scaglionati di ingresso e di uscita a scuola“, dice Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio.

Le scuole stanno già mettendo in pratica le indicazioni per essere pronte dal 1 settembre quando inizieranno i corsi di recupero per medie e superiori – aggiunge Rusconi – le varie scuole in base alle proprie necessità articoleranno gli orari.  All’istituto Pio IX, ad esempio, le elementari entreranno alle 8, le medie alle 8.30 e il liceo alle 9. Gli orari scaglionati – conclude – serviranno per evitare assembramenti sia a scuola che alle fermate di metro, bus e tram

Sciopero comparto scuola 24 e 25 settembre

da La Tecnica della Scuola

Dopo la decisione della Gilda di interrompere le relazioni sindacali con il Ministero arriva oggi la notizia che 4 sindacati di base, piccoli ma come sempre combattivi, intendono proclamare lo sciopero nazionale del comparto scuola per il 24 e 25 settembre prossimi.

Per il momento l’astensione dal lavoro è promossa da Usb, Cobas Sardegna, Unicobas e CUB, ma non è da escludere che altre sigle si aggiungano nelle prossime settimane.

Ma cosa chiedono i 4 sindacati?

“Noi – scrivono in un comunicato di poche ore fa – ribadiamo ciò che abbiamo chiesto con forza nell’incontro con il Governo Conte agli Stati Generali: massimo 15 alunni per classe ed assunzione di 240mila insegnanti (il terzo necessario in più per ridurre le classi), stabilizzazione dei 150 mila precari con tre anni di servizio attraverso un concorso accessibile a tutti, aumento degli organici della Scuola dell’Infanzia, stabilizzazione diretta degli specializzati di sostegno e percorsi di specializzazione per chi ha esperienza pregressa: è incivile che oltre la metà delle cattedre di sostegno continui a venire assegnata a chi non sa nulla di disabilità”.

“Ma – aggiungono – chiediamo anche l’assunzione di almeno 50mila collaboratori scolastici per ricoprire i paurosi vuoti in organico per la vigilanza e garanzia del full time per tutti gli ex lsu-ata internalizzati, incremento di 20mila fra assistenti amministrativi ed assistenti tecnici, nonché di tutto il personale necessario per sopperire alle migliaia di soggetti fragili  che dovranno essere tutelati a partire da settembre”.

E sul come reperire le risorse le idee sono chiare: “Sui 209 miliardi del Recovery Fund (82 dei quali a fondo perduto), almeno 7 vanno investiti per le assunzioni, 7 per il contratto ultra-scaduto, più i 13 necessari ad un piano pluriennale serio per porre in sicurezza l’edilizia scolastica”.

I tre sindacati si dicono anche nettamente contrari alla prosecuzione della didattica a distanza, sistema che “alla lunga non può reggere, né tanto meno può diventare strutturale, per mancanza di strumenti, incompatibilità con le altre attività di vita, svuotamento di senso educativo e relazionale del processo di insegnamento/apprendimento”.

“La scuola – sottolineano – per noi si fa in presenza e la terribile occasione che la storia ha messo in moto richiederebbe di ragionare collettivamente sulle finalità che essa deve avere, sugli strumenti e i contenuti che deve trasmettere, sulla capacità di formare adeguatamente soggetti in relazione a un piano di ripresa economica del Paese, finalmente centrato sui bisogni e sugli interessi collettivi, sulla tutela e la difesa reale dell’ambiente, su una nuova politica sociale”.

Allo sciopero proclamato da Usb, Cobas Sardegna, Unicobas e CUB si aggiungerà a fine settembre una manifestazione nazionale del Comitato “Priorità alla scuola” prevista per il giorno 26.

Le prime settimane dell’anno scolastico, insomma, non saranno per nulla tranquille.

Intercultura, ecco il bando 2021/22: scadenza 10 novembre

da La Tecnica della Scuola

Il nuovo bando Intercultura è on-line. Gli studenti delle scuole superiori interessati a trascorrere un periodo di studio all’estero nell’anno scolastico 2021-22 potranno farlo, presentando domanda dal 1° settembre al 10 novembre 2020.

Anche per quest’anno il bando di concorso prevede che gli studenti che necessitano di un sostegno economico possano usufruire di una delle centinaia di borse di studio totali o parziali messe a disposizione da Intercultura.

SCARICA IL BANDO

Chi può partecipare

I programmi scolastici all’estero sono rivolti prioritariamente a studenti delle scuole superiori sul territorio italiano nati tra il 1° luglio 2003 e il 31 agosto 2006.

Come partecipare

I programmi Intercultura sono a concorso. Per parteciparvi, tutti i candidati devono sostenere un percorso di selezione che inizia poco dopo la scadenza delle iscrizioni in una sede definita dal Centro locale di Intercultura della propria zona.

Intercultura valuta anche i risultati scolastici dell’anno in corso e degli ultimi due anni (la maggior parte delle scuole all’estero non accetta la candidatura di studenti che negli ultimi due anni scolastici abbiano riportato bocciature e/o debiti significativi).

Studenti vincitori della passata edizione

Intercultura fa sapere di stare lavorando per riprogrammare le partenze degli studenti vincitori del concorso per i programmi dell’anno scolastico 2020-21. Le date nella maggior parte dei casi sono slittate di alcuni mesi, ma per alcuni Paesi dove la situazione epidemiologica è migliore le prime partenze sono previste già nel mese di agosto 2020.

Ritorno a scuola, stretta per il protocollo di sicurezza. Azzolina: “Tutti in classe a settembre”

da La Tecnica della Scuola

Ancora parole rassicuranti di Lucia Azzolina in vista della riapertura delle scuole. Stavolta la Ministra dell’Istruzione ha parlato a margine di una riunione a palazzo Ducale di Genova con enti locali e scuole liguri.

Riapertura scuole: ancora problemi di spazi. Ma per Azzolina “tutti in classe a settembre”

La Ministra ha ammesso che c’è “ancora qualche piccolo problema di spazi, ma comunque minore rispetto alla situazione che avevamo a inizio luglio, ho assicurato agli enti locali che arriveranno altri soldi per prendere in affitto altri locali per le scuole che ne avessero necessità, mentre l’organico lo metterà il ministero dell’Istruzione, più personale sia docente che Ata“.

Azzolina torna anche sui toni apocalittici che stanno contraddistinguendo l’estate prima della riapertura scuole: “Voglio tranquillizzarli rispetto a un’informazione spesso distorta, dice la Ministra. Riporteremo a scuola gli studenti dal 14 settembre e dal primo riporteremo tutti gli studenti e le studentesse che hanno bisogno di recuperare o approfondire rispetto all’anno appena concluso“.

Il tono polemico nei confronti della riapertura secondo la Ministra è lo stesso degli esami di Stato: “c’è stata una campagna mediatica contro gli esami di Stato, si diceva che non li avremmo portato a termine, che si sarebbero ammalati tutti e invece è andato tutto molto bene”.

Infine, ribadisce, per quanto riguarda le mascherine a scuola: “Si guarderanno i dati epidemiologici e il ministero della Salute deciderà se è necessario o meno usare la mascherina a scuola anche in base alle età degli studenti e delle studentesse“.

Riapertura scuole: stretta sul protocollo di sicurezza: il 5 agosto incontro con i sindacati

A proposito di ritorno a scuola, il Ministero dell’Istruzione ha convocato le parti sindacali mercoledì 5 agosto. C’era stato un precedente rinvio da parte dei sindacati che chiedevano maggiori informazioni prima di procedere con il protocollo di sicurezza.

C’è grande attesa infatti per quest’incontro dati i rapporti tesi fra sindacati e Ministero, culminato con l’annuncio da parte della Gilda, di interrompere i rapporti con Viale Trastevere.

In realtà si tratta di un incontro importante dato che il protocollo di sicurezza resta uno dei punti fondamentali per il ritorno a scuola. L’intenzione da parte della Ministra è di chiudere l’accordo e di garantire risposte precise alle scuole.

In quell’occasione si parlerà anche della dotazione organica aggiuntiva di docenti e ATA: circa 50 mila supplenti che andranno a dar manforte per le attività didattiche.

Linee guida 0-6 anni, ecco il testo del documento per il rientro in presenza a settembre

da La Tecnica della Scuola

Il 31 luglio scorso è stato raggiunto l‘accordo con Regioni ed Enti locali per quanto riguarda le linee guida per la fascia 0-6, con il quale sono fornite indicazioni per il ritorno a settembre in presenza per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia.

Una sintesi dei contenuti del documento era già riportata in un comunicato stampa del Ministero.

Ora è possibile visionare il documento integrale Adozione del “Documento di indirizzo e orientamento per la ripresa delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia”, pubblicato sul sito del M.I.

Argomenti trattati

Il documento si articola nei seguenti punti:

  1. Corresponsabilità educativa
  2. Stabilità dei gruppi
  3. Organizzazione degli spazi
  4. Aspetti organizzativi
  5. Figure professionali
  6. Refezione e riposo pomeridiano
  7. Protocolli di sicurezza
  8. Formazione del personale
  9. Disabilità e inclusione
  10. Indicazioni igienico-sanitarie/allegato tecnico.

Regole per essere ammessi nelle strutture

Per quanto riguarda in particolare il punto 10, le linee guida ricordano che la precondizione per la presenza nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia di bambini, genitori o adulti accompagnatori e di tutto il personale a vario titolo operante è:

  • l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti;
  • non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni;
  • non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni.

Analogamente agli altri istituti scolastici di ogni ordine e grado e alle aule e strutture universitarie, all’ingresso NON è necessaria la rilevazione della temperatura corporea. Chiunque ha sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37.5°C dovrà restare a casa.

Pertanto si rimanda alla responsabilità individuale rispetto allo stato di salute proprio o dei minori affidati alla responsabilità genitoriale.

Serve il certificato per la riammissione a scuola

Dopo assenza per malattia superiore a 3 giorni la riammissione nei servizi educativi/scuole dell’infanzia sarà consentita previa presentazione della idonea certificazione del Pediatra di Libera Scelta/medico di medicina generale attestante l’assenza di malattie infettive o diffusive e l’idoneità al reinserimento nella comunità educativa / scolastica.

Misure igieniche

Tutto il personale e i bambini dovranno praticare frequentemente l’igiene delle mani, utilizzando acqua e sapone o soluzioni/gei a base alcolica in tutti i momenti raccomandati (es. prima e dopo il contatto interpersonale, dopo il contatto con liquidi biologici, dopo il contatto con le superfici, all’arrivo e all’uscita, dopo l’utilizzo dei mezzi pubblici, prima e dopo l’uso del bagno, prima e dopo il pranzo, dopo aver tossito, starnutito, soffiato il naso).

Tali comportamenti dovranno essere promossi con modalità anche ludiche-ricreative.

L’igiene personale, anch’essa elemento caratterizzante del percorso educativo dei bambini all’interno dei servizi educativi e di istruzione, deve essere integrata nelle routine che scandiscono normalmente la giornata dei bambini per l’acquisizione di corretti e rispettosi stili di comportamento, così come:

  • evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca con le mani;
  • tossire o starnutire all’interno del gomito con il braccio piegato o di un fazzoletto, preferibilmente monouso, che poi deve essere immediatamente eliminato.

No all’uso delle mascherine per i bambini

Per i bambini di età inferiore a 6 anni non è previsto l’obbligo di indossare la mascherina.

Invece, tutto il personale è tenuto all’utilizzo corretto di DPI. Per il personale, oltre la consueta mascherina chirurgica, potrà essere previsto l’utilizzo di ulteriori dispositivi (es. guanti in nitrile e dispositivi di protezione per occhi, viso e mucose) nelle varie attività, incluso il cambio dei pannolini.

Concorsi scuola, oltre 500 mila domande per le procedure ordinarie

da La Tecnica della Scuola

Oltre 76mila domande di partecipazione per il concorso ordinario di infanzia e primaria, più di 430mila per la secondaria di I e II grado.

Sono i dati che emergono dalla rilevazione condotta dal Ministero dell’Istruzione dopo la chiusura dei tempi utili per la presentazione delle istanze: la scadenza era fissata al 31 luglio.

“La domanda di partecipazione è molto alta – rileva la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. Un dato facilmente spiegabile: c’era molta attesa perché da troppo tempo i concorsi si svolgono a singhiozzo. Dobbiamo fare in modo che, per il futuro, ci sia una migliore programmazione: in un Paese normale i concorsi debbono svolgersi al massimo ogni due anni. Anche per questo, come Governo, abbiamo voluto con forza far ripartire la macchina concorsuale, bandendo 78mila posti fra infanzia, primaria e scuole secondarie. Ma dobbiamo guardare oltre, dando certezza a chi insegna da precario sul suo futuro lavorativo e a chi vuol cominciare a insegnare sul percorso da seguire. L’insegnamento – prosegue Azzolina – deve tornare ad essere una professione attrattiva e rispettata. Dobbiamo pagare di più i nostri insegnanti e creare percorsi certi per arrivare in cattedra. Invertendo anche alcune tendenze, come quella che vede pochi uomini avvicinarsi all’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia, come ci dicono i dati sulle domande di partecipazione”.

Concorso ordinario infanzia e primaria: i dati

Per il concorso ordinario per la scuola dell’infanzia e per la primaria sono state inoltrate 76.757 domande, il 96% dei candidati è di sesso femminile, il 4% di sesso maschile. I posti a bando sono 12.863.

Con riferimento all’età delle candidate e dei candidati, il 13,9% (pari a 10.683 candidati) ha un’età fino a 30 anni, il 32,4% ha fra i 31 e i 40 anni (24.856), il 41,5% ha un’età fra i 41 e i 50 (31.871), il 12,2% ha più di 50 anni (9.347).

Le Regioni per le quali sono state presentate più domande di partecipazione sono la Lombardia (12.149), il Lazio (9.868) e la Toscana (8.114).

Quanto alle provenienze geografiche, il 33,6% delle candidate e dei candidati proviene da Regioni del Nord (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto), il 22,1% dal Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria), il 44,2% dal Sud e dalle Isole (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia). Lo 0,1% proviene dall’estero.

Guardando alle singole Regioni, il maggior numero di candidati proviene dalla Sicilia (9.116, l’11,9% del totale). Seguono Lombardia (8.366, il 10,9%) e Campania (8.151, il 10,6%).

Concorso ordinario secondaria I e II grado

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado sono state inoltrate 430.585 domande, il 64% dei candidati è di sesso femminile, il 36% di sesso maschile. I posti a bando sono 33.000.

Con riferimento all’età delle candidate e dei candidati, il 30,4% ha un’età fino a 30 anni (131.040), il 39,2% ha tra i 31 e i 40 (168.857), il 24,1% ha un’età fra i 41 e i 50 (103.804), il 6,2% ha più di 50 anni (26.884).

In particolare, per la secondaria di I grado si registra un 69% di candidate e un 31% di candidati. Per il II grado, le candidature femminili sono il 63%, quelle maschili il 37%.

Le Regioni per le quali sono state presentate più domande sono la Lombardia (62.580), il Lazio (52.882) e la Campania (49.213).

Il 23,9% delle candidate e dei candidati proviene dal Nord, il 18,4% dal Centro, il 57,6% dal Sud e dalle Isole, lo 0,2% dall’estero.

Guardando alle singole Regioni, il maggior numero di candidati proviene dalla Campania (79.116, il 18,4%), dalla Sicilia (58.933, il 13,7%), dalla Puglia (39.819, il 9,2%).

Azzolina: ‘Insegnamento deve tornare a essere professione rispettata’

da Tuttoscuola

Oltre 76mila domande di partecipazione per il concorso ordinario di infanzia e primaria, più di 430mila per la secondaria di I e II grado. Sono i dati che emergono dalla rilevazione condotta dal Ministero dell’Istruzione dopo la chiusura dei tempi utili per la presentazione delle istanze: la scadenza era fissata al 31 luglio.

“La domanda di partecipazione è molto alta – rileva la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. Un dato facilmente spiegabile: c’era molta attesa perché da troppo tempo i concorsi si svolgono a singhiozzo. Dobbiamo fare in modo che, per il futuro, ci sia una migliore programmazione: in un Paese normale i concorsi debbono svolgersi al massimo ogni due anni. Anche per questo, come Governo, abbiamo voluto con forza far ripartire la macchina concorsuale, bandendo 78mila posti fra infanzia, primaria e scuole secondarie. Ma dobbiamo guardare oltre, dando certezza a chi insegna da precario sul suo futuro lavorativo e a chi vuol cominciare a insegnare sul percorso da seguire. L’insegnamento – prosegue Azzolina – deve tornare ad essere una professione attrattiva e rispettata. Dobbiamo pagare di più i nostri insegnanti e creare percorsi certi per arrivare in cattedra. Invertendo anche alcune tendenze, come quella che vede pochi uomini avvicinarsi all’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia, come ci dicono i dati sulle domande di partecipazione”.

Concorso Infanzia e Primaria

Per il concorso ordinario per la scuola dell’infanzia e per la primaria sono state inoltrate 76.757 domande, il 96% dei candidati è di sesso femminile, il 4% di sesso maschile. I posti a bando sono 12.863. Con riferimento all’età delle candidate e dei candidati, il 13,9% (pari a 10.683 candidati) ha un’età fino a 30 anni, il 32,4% ha fra i 31 e i 40 anni (24.856), il 41,5% ha un’età fra i 41 e i 50 (31.871), il 12,2% ha più di 50 anni (9.347).

Le Regioni per le quali sono state presentate più domande di partecipazione sono la Lombardia (12.149), il Lazio (9.868) e la Toscana (8.114).

Quanto alle provenienze geografiche, il 33,6% delle candidate e dei candidati proviene da Regioni del Nord (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto), il 22,1% dal Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria), il 44,2% dal Sud e dalle Isole (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia). Lo 0,1% proviene dall’estero. Guardando alle singole Regioni, il maggior numero di candidati proviene dalla Sicilia (9.116, l’11,9% del totale). Seguono Lombardia (8.366, il 10,9%) e Campania (8.151, il 10,6%).

Concorso ordinario secondaria I e II grado

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado sono state inoltrate 430.585 domande, il 64% dei candidati è di sesso femminile, il 36% di sesso maschile. I posti a bando sono 33.000. Con riferimento all’età delle candidate e dei candidati, il 30,4% ha un’età fino a 30 anni (131.040), il 39,2% ha tra i 31 e i 40 (168.857), il 24,1% ha un’età fra i 41 e i 50 (103.804), il 6,2% ha più di 50 anni (26.884). In particolare, per la secondaria di I grado si registra un 69% di candidate e un 31% di candidati. Per il II grado, le candidature femminili sono il 63%, quelle maschili il 37%.

Le Regioni per le quali sono state presentate più domande sono la Lombardia (62.580), il Lazio (52.882) e la Campania (49.213).

Il 23,9% delle candidate e dei candidati proviene dal Nord, il 18,4% dal Centro, il 57,6% dal Sud e dalle Isole, lo 0,2% dall’estero.

Guardando alle singole Regioni, il maggior numero di candidati proviene dalla Campania (79.116, il 18,4%), dalla Sicilia (58.933, il 13,7%), dalla Puglia (39.819, il 9,2%).