SOSPENSIONE DELLA REVOCA DELLA PARITA SCOLASTICA

ENNESIMA SOSPENSIONE DELLA REVOCA DELLA PARITA SCOLASTICA DELLA USR PER L’ABRUZZO: IL TAR PESCARA ACCOGLIE ULTERIORE ISTANZA CAUTELARE DEGLI ISTITUTI PITAGORA CONSENTENDO IL REGOLARE AVVIO DELL’A.S.2019/2020 A FAVORE DEGLI STUDENTI

Dopo aver già concesso la misura cautelare a favore dell’Istituto Pitagora di Francavilla patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, sospendendo il decreto di revoca del 30 agosto 2019 della parità scolastica emanato dalla USR per l’Abruzzo, il Presidente della I° sezione del Tar Pescara ha emesso ieri 24 settembre 2019 ulteriore provvedimento cautelare a favore degli Istituti Pitagora sede di Pescara. Il ricorso degli Istituti Pitagora srl di Pescara era stato presentato al fine di ottenere l’ annullamento, previa sospensione dell’efficacia del decreto di revoca n.244 del 30 agosto 2019 della parità scolasticagià riconosciuta ai sensi della L.n.62/2000, a firma del  Direttore generale della USR per l’Abruzzo  per la  sede di Pescara , a decorrere dall’anno scolastico 2019-2020.Tale revoca era seguita ad una nota di contestazione formulata a seguito di relazione ispettiva, dalla quale secondo la USR emergevano gravi irregolarità in riferimento a frequenza studenti; contratti di lavoro del personale docente, struttura, capienza dei locali e sicurezza. Tali contestate agli Istituti, peraltro secondo la difesa erano già state contestate negli anni precedenti ed oggetto di precedente pronuncia favorevole del TAR Pescara del maggio 2017. A tal proposito, il TAR- nell’accogliere ancora una volta le richieste cautelari formulate dall’Avv. Maurizio Danza “in ragione dell’esigenza prioritaria allo stato di garantire nelle more la continuità dell’attività scolastica, permette così il regolare avvio dell’a.s.2019/2020 a favore di numerosissimi alunni iscritti che attendevano di poter iniziare l’anno scolastico, venendo incontro alle aspettative delle famiglie, anche in riferimento allo svolgimento degli esami integrativi già programmati dall’Istituto e alla attuazione dei progetti  di alternanza scuola/lavoro che vedono coinvolti numerosi docenti e studenti .

Leggimi ancora

Leggere in classe ad alta voce aiuta a crescere: dal 1 ottobre via alla II edizione del progetto “Leggimi ancora”.

13.000 docenti della scuola primaria hanno aderito il primo anno, a Didacta i risultati di una ricerca condotta sul tema.

Leggere in classe ad alta voce, ogni giorno, cambiando stili, generi e temi, produce effetti positivi in tutti i settori dell’apprendimento. Ne sono convinti i 13.000 docenti di scuola primaria che hanno aderito alla prima edizione del progetto nazionale “Leggimi ancora. Lettura ad alta voce e life skills”, organizzato e promosso da Giunti Scuola e Giunti Editore. Hanno letto in classe, ai loro bambini, fino a un’ora al giorno di racconti e storie coinvolgendoli poi nella rielaborazione delle emozioni suscitate, del lessico acquisito, delle difficoltà incontrate.

Tutto è pronto adesso per il secondo anno, dal 1 ottobre 2019 sul sito www.leggimiancora.it sarà possibile aderire alla nuova edizione: il docente che iscrive la propria classe riceverà un “kit per la lettura” con titoli messi a disposizione da Giunti Editore, istruzioni su come leggere al meglio ai bambini, formazione online e tutoraggio costante. La sfida è rivolta a tutti i docenti delle scuole primarie che vogliono ripetere l’esperienza o iscriversi per la prima volta.

La lettura è uno strumento potente per aiutare i bambini nel loro percorso di crescita, per sviluppare le cosiddette “life skills”, ovvero le competenze cognitive, emotive e sociali utili per il successo scolastico e per la vita. Leggere ad alta voce è una vera e propria palestra che allena e sviluppa specifiche abilità legate alla comprensione, all’apprendimento, alla costruzione della propria identità, allo sviluppo del pensiero critico, al riconoscimento delle emozioni, alla gestione delle difficoltà. Ed è un gran divertimento! I bambini coinvolti nella prima edizione, più di 200.000 da nord a sud del Paese, hanno personalizzato questa esperienza assieme ai loro docenti, con disegni, presentazioni, “angoli della lettura”, riflessioni e diari di bordo del progetto.

“Leggimi ancora” nasce dall’incontro tra Giunti Scuola – le cui attività sono orientate a valorizzare e aumentare il benessere degli studenti nelle aule – e Federico Batini, professore di pedagogia sperimentale, metodologia della ricerca educativa e metodi e tecniche della valutazione scolastica dell’Università di Perugia, la cui attività di ricerca sviluppa da anni un filone dedicato alla lettura e ai suoi effetti, che firma la direzione scientifica dell’intero progetto. “Leggimi ancora” è uno strumento di promozione della lettura presso i più giovani, e in particolare della lettura ad alta voce, come risposta a percentuali rilevanti di dispersione scolastica, al crescente analfabetismo “funzionale”, al calo dei lettori, costante negli ultimi anni, e alle difficoltà di relazione con le differenze. La lettura è una vera e propria ginnastica per il cervello, le cui ricadute positive si apprezzano in ambito scolastico e nell’ordinarietà della vita.

“Leggimi ancora” nasce dall’incontro tra Giunti Scuola – le cui attività sono orientate a valorizzare e aumentare il benessere degli studenti nelle aule – e Federico Batini, professore di pedagogia sperimentale, metodologia della ricerca educativa e metodi e tecniche della valutazione scolastica dell’Università di Perugia, la cui attività di ricerca sviluppa da anni un filone dedicato alla lettura e ai suoi effetti, che firma la direzione scientifica dell’intero progetto. “Leggimi ancora” è uno strumento di promozione della lettura presso i più giovani, e in particolare della lettura ad alta voce, come risposta a percentuali rilevanti di dispersione scolastica, al crescente analfabetismo “funzionale”, al calo dei lettori, costante negli ultimi anni, e alle difficoltà di relazione con le differenze. La lettura è una vera e propria ginnastica per il cervello, le cui ricadute positive si apprezzano in ambito scolastico e nell’ordinarietà della vita.

Approfondimenti e materiali del progetto sono online su www.leggimiancora.it.

Lo sciopero è una cosa seria: no alle assenze giustificate il 27 settembre!

Lo sciopero è una cosa seria: no alle assenze giustificate il 27 settembre!

Il ministro della Pubblica Istruzione ha fatto inviare una circolare alle scuole invitandole a considerare giustificate le assenze del 27 settembre, giornata dello sciopero per il clima. Questa, lungi dall’essere una buona notizia, è a nostro parare un serio segnale di allarme.

Da un lato, questa comunicazione pare ignorare che quel giorno anche i lavoratori della scuola potranno essere in sciopero, visto che molte sigle sindacali, tra cui USB, hanno indetto lo sciopero per quella giornata, circostanza cui il Ministro non fa minimamente cenno, come se l’emergenza climatica fosse una questione solo dei più giovani e non un problema sentito e vissuto da tutti e dai lavoratori in primis.

In secondo luogo, questa comunicazione è grave perché toglie ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di protestare, di essere contro, di non condividere le scelte che questa società capitalista opera per loro e per tutti noi, perché citando Chico Mendez, “l’ecologismo senza lotta di classe è giardinaggio”.

Indubbiamente l’azione del ministro depotenzia, edulcorandola, un’azione che deve intendersi di lotta e di protesta.

Come docenti e lavoratori della scuola rivendichiamo per i nostri studenti la libertà di scioperare (e il solo segno dello sciopero che uno studente può dare è l’assenza ingiustificata dalle aule scolastiche) e di porsi contro gli adulti delle classi dominanti che hanno costruito per loro un mondo di sfruttamento degli uomini sugli uomini e degli uomini sulla natura; la libertà di combattere la loro lotta contro questo modello di sviluppo, senza che l’adulto ministro di turno cerchi di ricondurli nei binari che ha costruito per loro: binari che raccontano la possibilità di una riconversione green dell’economia capitalista, senza la messa in discussione del modello economico tutto.

USB Scuola afferma con forza che non è possibile una riconversione dell’economia mondiale senza un radicale cambiamento del modello di sviluppo capitalistico e, nel porsi al fianco degli studenti, li invita a pretendere di non essere giustificati per quella giornata, così come invita i collegi docenti a non accogliere l’invito del Ministro, che tutto è tranne che un segnale di vicinanza.

Questa è una lotta contro questo sistema, non una rappresentazione o un gioco da strumentalizzare.

Ci vediamo nelle piazze il 27 e dopo, nel prosieguo della lotta!

Scuola e autonomia differenziata non sono compatibili

Scuola e autonomia differenziata non sono compatibili. Il ministro Boccia e i presidenti delle Regioni ne prendano atto al più presto

Il giro di consultazioni delle tre Regioni che hanno avanzato richiesta di autonomia differenziata promosso dal ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, se non altro ha il merito di far uscire la questione dalle segrete stanze in cui i precedenti governi l’avevano confinata.

E questo va a merito del ministro.

Ora, proprio grazie a questa “desecretazione”, i propugnatori dell’autonomia differenziata in materia scolastica, sono costretti a dire perché la vogliono.

E così apprendiamo dal presidente della giunta regionale lombarda, Fontana, che il motivo starebbe nella continuità didattica che l’ordinamento nazionale non assicura alle scuole lombarde. E che addirittura una sentenza costituzionale prevede che le regioni si organizzino, in tal campo, da sole.

Al presidente Fontana vogliamo dire che delle sentenze non vanno date interpretazioni di comodo. In nessuna sentenza della Corte è contenuta una cosa del genere. La eventuale distribuzione del personale di cui parla la Corte non ha nulla a che fare con i principi organizzativi che sono comunque di competenza statale.

Al ministro Boccia, invece, diciamo, che, pur apprezzando il metodo della trasparenza da lui avviato, ci attendiamo che egli dica con chiarezza che la scuola, in nessun suo aspetto, può subire misure regionalizzatrici.

La continuità didattica si fa con i concorsi regolari ogni due anni, con la eliminazione radicale del precariato, con un organico funzionale e con uno stipendio dignitoso e di livello europeo che induca i giovani laureati del Sud come del Nord a scegliere la carriera docente.

La scuola è il perno della coesione sociale e nazionale e nessuna autonomia differenziata è con essa compatibile: prima ne prendono atto tutti, i ministri, l’intero governo, i presidenti delle regioni del Nord come del Sud, è meglio è per il Paese e per il suo futuro.

Fioramonti scrive a scuole, università e mondo della ricerca: stella polare sarà lo sviluppo sostenibile

da Il Sole 24 Ore

di Laura Virli

Il ministro Fioramonti, nella giornata di ieri, ha trasmesso alle scuole e alle università una lettera che vuole essere, nello stesso tempo, un atto di indirizzo, ma anche un impegno su alcuni questioni importanti. Ecco una sintesi del contenuto che evidenzia l’interesse di Fioramonti al rinnovamento del modo di pensare e agire di tutti gli attori che ruotano intorno al mondo dell’educazione, della formazione e della ricerca.

La mission del ministro
Ha ribadito la necessità di portare avanti la battaglia, non rinviabile, per ottenere maggiori investimenti e risorse per il comparto e per la sicurezza delle infrastrutture, ma anche la lotta per la salvaguardia del pianeta. Cogliendo l’occasione delle mobilitazioni studentesche per il clima, il ministro ha, infatti, chiesto che la facciata del Palazzo di Viale Trastevere accogliesse uno striscione con tre semplici parole, capaci di catturare l’essenza della sua missione: “Istruzione, no estinzione”. A questi valori ispirerà il suo mandato, auspicando che anche tutti gli operatori della scuola facciano lo stesso.

Economia della conoscenza
Il ministro ha sottolineato che la scienza ci ha consegnato un messaggio chiarissimo, ma miseramente inascoltato: il nostro modello di sviluppo ci sta distruggendo e dobbiamo cambiare il prima possibile. Per realizzare questo cambiamento, l’istruzione e la ricerca sono essenziali. Un’economia sostenibile può essere solo un’economia della conoscenza. Ognuno, al di là del proprio peso politico e amministrativo, ha la possibilità di fare qualcosa, di non arrendersi all’inevitabile. Se da un lato, come ministro, farà il possibile per agire politicamente e legislativamente al fine di cambiare le cose, dall’altro chiede a tutti gli operatori sul campo dell’istruzione uno sforzo nella stessa direzione.

Proposte operative
Come è possibile realizzare questi obiettivi? Il ministro illustra alcune idee.

Prima di tutto, ogni scuola, ogni università, ogni accademia, ogni ufficio e ogni rappresentanza locale può esporre i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in modo che tutti possano vederli e ricordare la sfida che ci attende.

Secondo, fare in modo che le nostre istituzioni divengano plastic free, utilizzino energia rinnovabile, realizzino la raccolta differenziata, il compostaggio ed altre misure dell’economia circolare.

Terzo, realizzare un bilancio energetico dei nostri edifici, per ridurre la spesa e dimostrare che la tecnologia può essere una grande leva per il cambiamento.

Quarto, utilizzare le risorse finanziarie (come suggerito dai principi del green procurement) per richiedere servizi da aziende sostenibili certificate ed incoraggiare i nostri fornitori a diventare ecologicamente responsabili.

Quinto, fare in modo che ogni mensa divenga un esempio di cibo locale, biologico e sostenibile.

Infine, investire celermente per realizzare scuole sicure e moderne, dove imparare sia piacevole e accattivante.

Chiaramente, alcuni impegni dovranno essere assunti direttamente dal Miur, ma altri potranno essere messi in atto nelle scuole, nelle università e negli enti di ricerca, in modo che l’operato diventi, come termina il ministro nella sua lettera «un grande esempio da seguire per il Paese. Ce lo chiedono i nostri studenti, ma in realtà ce lo chiediamo noi stessi, spesso senza avere il coraggio di ammetterlo».

Legalità, rinnovato accordo tra Miur e Guardia di Finanza

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

E’ stato siglato ieri dal ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti e dal comandante generale della Guardia di Finanza, generale Giuseppe Zafarana, il rinnovo del protocollo d’intesa relativo alla collaborazione tra il Miur e la Guardia di Finanza. L’accordo, fondato sulle esperienze maturate dopo i progetti già attuati e previsti dalle precedenti convenzioni, prevede tra i principali interventi formativi la promozione della cultura della legalità economico-finanziaria e la diffusione dei principi costituzionali di base e dei compiti istituzionali affidati alla Guardia di Finanza, la cui divulgazione ai giovani sarà resa possibile incontri, organizzati all’interno delle caserme del corpo, l’illustrazione di simulazioni di attività operative o la diffusione di opuscoli, contenuti audiovisivi e materiale
informativo in grado di spiegare le attività che la Guardia di Finanza svolge a favore della collettività.

L’intesa rivolge, inoltre, particolare attenzione alla cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”, modalità didattica che offre agli studenti delle quarte classi delle scuole secondarie di secondo grado la possibilità di svolgere, presso gli istituti di formazione del corpo, la banda musicale, il centro sportivo e il centro di aviazione, brevi stage per conoscere più da vicino il ruolo della Guardia di Finanza.

L’accordo offrirà agli studenti un osservatorio privilegiato per l’acquisizione di competenze utili per il loro futuro professionale e per il consolidamento di valori fondamentali alla base della rinnovata crescita dal Paese.

«Campioni di risparmio», educazione finanziaria per giovani atleti

da Il Sole 24 Ore

di Al. Tr,

Sensibilizzare i giovani atleti sui temi dell’economia, della relazione consapevole con il denaro, della pianificazione finanziaria, del risparmio, della legalità economica e della capacità auto-imprenditoriale. È questo l’obiettivo di “Campioni di Risparmio, Come coniugare i valori dello sport con l’importanza della cittadinanza economica”, l’iniziativa che dà il via alle attività previste dal protocollo di collaborazione tra FEduF , la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio dell’Abi, la regione Lombardia, il Coni e il sostegno di Ubi Banca per sviluppare nei giovani un approccio responsabile nella gestione del denaro.

Oltre 11 milioni di sportivi in Italia
Presentato ieri a Milano nel corso di un evento al quale hanno preso parte, tra gli altri, Martina Cambiaghi, assessore allo Sport della Lombardia, Giovanna Boggio Robutti, dg FEduF e la campionessa olimpica di scherma Margherita Granbassi, il progetto parte dal presupposto che sono oltre 11 milioni in Italia le persone che praticano sport a livello professionale o dilettantistico. Spesso si tratta di giovani atleti eccellenti, ma carenti sotto il profilo di un’educazione alla cittadinanza economica attiva e responsabile. E una volta terminata la vita da professionisti, spesso non hanno più altre fonti di reddito e le uscite diventano ben superiori alle entrate. Negli Stati Uniti, 12 anni dopo il ritiro dai campi, come testimonia uno studio diegli economisti Camerer e Lusardi, oltre il 15% dei campioni di football finisce in bancarotta.

Il percorso di formazione
“Campioni di Risparmio” offre ai giovani sportivi un percorso di educazione finanziaria con lezioni in plenaria e cinque video realizzati da Campioni Olimpici, disponibili sul sito www.curaituoisoldi.it , per familiarizzare con concetti di base legati alla gestione consapevole del denaro: amministrazione del budget personale, la pianificazione e il risparmio, il rapporto rischio/rendimento, il credito e il sovraindebitamento e la capacità auto imprenditoriale.

“L’ecologia e l’ambiente devono diventare materie scolastiche”

da La Stampa

Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione, forse dovrà dire addio alla tassa sulle merendine. A bocciarla è stato proprio Luigi Di Maio, il suo leader. Se l’aspettava?
«Credo che nel governo sia in corso un giusto dibattito sulle proposte da avanzare in vista della manovra. Queste sono le mie proposte e le faccio da mesi ma è legittimo che ci siano posizioni diverse».
Matteo Salvini ha avvertito gli italiani che dovranno fare a meno delle merendine.
«Se fossi un sovranista mi batterei per promuovere le spremute italiane e il panino al prosciutto, non per sostenere le multinazionali delle bevande gasate. In Italia, il business delle merendine fattura miliardi. Non è un caso che l’uomo più ricco del Paese sia un produttore di merendine. Quello che a me preme è proteggere il futuro dei nostri ragazzi».
In caso di bocciatura della sua proposta ha un’alternativa?
«Non spetta a me l’onere e l’onore di trovare risorse per bilancio, è compito del Mef» .
Hanno bocciato anche la sua circolare in cui invita le scuole a considerare giustificate le assenze di chi venerdì sarà in piazza per il clima. Secondo i presidi si tratta di un invito difficile da applicare.
«Nella circolare chiedo alle scuole, nella loro autonomia, di considerare questa dicitura accettabile ai fini dell’assenza e di non inserirla nel calcolo delle assenze totali. I genitori invece di scrivere nel libretto delle assenze “motivi personali” o un’altra dicitura non vera, hanno il diritto di indicare che il figlio o la figlia sono andati alla manifestazione per il clima».
Chiedere di giustificare chi non va a scuola è una presa di posizione non usuale per un ministro dell’Istruzione. Perché l’ha fatto?
«Credo che la battaglia per un mondo sostenibile debba entrare in modo permanente nel mondo della scuola. Siamo il ministero dei giovani, abbiamo una responsabilità in più e vorrei che la scuola diventasse un grande laboratorio di innovazione. Lo sviluppo sostenibile deve entrare nella formazione a tutti i livelli. Da un lato avremo dal prossimo settembre l’introduzione dell’educazione civica che non sarà più una sperimentazione azzardata come era stata realizzata dal mio predecessore ma avrà come cornice l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’obiettivo è di formare cittadini responsabili in un mondo dove protagonisti sono l’economia circolare, la digitalizzazione, l’innovazione. Dall’altro intendo innovare la didattica nelle scuole introducendo temi legati alla sostenibilità in ogni materia, dalla scienza alla storia. Vorrei che la sostenibilità diventasse il fil rouge che caratterizza la didattica nelle scuole italiane».
Non tutti i professori avranno voglia di modificare il proprio tipo di insegnamento. Come pensa di convincerli?
«Con più risorse ed un ruolo centrale per loro. Poi mi sono dotato di un consiglio scientifico sullo sviluppo sostenibile. Ne fanno parte persone di spicco come Enrico Giovannini, Jeffrey Sachs e Vandana Shiva. Nelle prossime settimane mi aiuteranno a sviluppare una comparazione internazionale, per fare dell’Italia un’avanguardia globale”.
I componenti del comitato lavoreranno gratis?
«Sì, gratis. Lo stesso modello va introdotto nelle università. Non è ammissibile che esistano corsi come ingegneria o economia dove ci si laurea senza seguire lezioni di scienze naturali o di biologia. In collaborazione con la Rete universitaria per lo sviluppo sostenibile abbiamo pensato a fare in modo che tutti i nuovi studenti universitari seguano una lezione sulla sostenibilità a prescindere da quello che poi studieranno. L’abbiamo chiamata lezione zero».
Che tempi prevede?
«L’intero arco della legislatura. Tutto questo è possibile però se ho una scuola con basi solide, dove ci siano i banchi, dove i muri non crollino e i docenti non abbiano stipendi ai livelli più bassi dell’Unione Europea».
Cioè la realtà quotidiana della scuola pubblica italiana. Lei ha chiesto tre miliardi nella prossima manovra. Se dovesse essere bocciata la sua proposta? Se non dovessero riuscirci?
«Darei le dimissioni, l’ho già detto e lo confermo».

Azzerato il Miur di Bussetti

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

La Corte dei conti non aveva registrato i decreti di nomina dei direttori generali, decreti firmati dall’allora ministro Marco Bussetti prima della crisi dell’esecutivo Conte I. Nel decreto legge sull’organizzazione dei ministeri (n. 104), approvato al consiglio dei ministri della scorsa settimana e pubblicato sabato in Gazzetta Ufficiale, è stato inserito un articolo ad hoc che di fatto azzera la riforma bussettiana della macchina amministrativa e dà al nuovo ministro delega per una riorganizzazione da compiersi entro il 31 ottobre prossimo. Sarà sulla base di questa nuova impalcatura che saranno conferiti gli incarichi ai direttori generali. Anche regionali. Un risiko che riguarda dunque l’intero assetto ministeriale. Per evitare il blocco della macchina, blocco già patito in questo ultimo mese di sospensione a causa del giudizio pendente della Corte dei conti, i dirigenti ritornano sui posti occupati precedentemente.

L’articolo 6 del dl prevede infatti che «il Ministero medesimo provvede ad adeguare la propria organizzazione mediante nuovi regolamenti, ivi incluso quello degli uffici di diretta collaborazione, che possono essere adottati con le modalità di cui all’articolo 4-bis del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 97, se emanati entro il 31 ottobre 2019, anche al fine di semplificare e accelerare il riordino dell’organizzazione del Ministero… Nelle more dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti di organizzazione, gli incarichi dirigenziali di livello generale continuano ad avere efficacia sino all’attribuzione dei nuovi». Secondo rumors di viale Trastevere certamente sarà cancellata la direzione comunicazione, voluta da Bussetti per rendere più omogenea la strategia sulle attività del Miur, con il ritorno a un impianto più tradizionale.

Intanto è scattato l’allarme rosso per la prossima legge di Bilancio. Il ministro Fioramonti aveva annunciato ai sindacati l’intenzione di reperire, pena le sue dimissioni, 3 miliardi di euro, per scuola, università e ricerca, nella prossima legge di Bilancio, con i quali finanziare anche il rinnovo del contratto con 100 euro di aumento medio a docente. Per la copertura Fioramonti ha indicato anche la tassazione su merendine, bibite gasate e voli aerei.

Un’ipotesi che aveva già ricevuto il via libera del premier Giuseppe Conte, ma che è stata stoppata dal capo politico del Movimento5ostelle e ministro degli esteri, Luigi Di Maio: «Noi non siamo il governo delle nuove tasse». Una tassazione che avrebbe colpito le famiglie medio-basse e su consumi di ampia diffusione. Misura che è stata subito bersagliata di critiche dalla Lega di Matteo Salvini. Ieri Conte stesso ha corretto il tiro: «Era un’ipotesi, ne parleremo». Ora vanno trovate coperture nuove. E i sindacati attendono di capire che aumenti arriveranno agli insegnanti.

Salvaprecari, strada in salita I paletti dei sindacati, caso paritarie

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Strada in salita per il decreto salvaprecari. Il ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, si è subito trovato tra le mani la patata bollente dei concorsi riservati e dei Pas (percorsi abilitanti speciali) ereditata dal precedente governo. Che non aveva trovato un accordo sulla questione ne aveva rimandato la soluzione ad intese successive. Il decreto salvaprecari era passato in consiglio dei ministri il 7 agosto scorso, ma con la formula «salvo intese» a causa di alcune riserve avanzate dal Movimento 5 stelle, contrario a soluzioni diverse dal reclutamento in assenza di garanzie sulla previa selezione concorsuale. Riserve erano state avanzate anche sui Pas. Vale a dire su corsi abilitanti che avrebbero dovuto consentire ai docenti precari di III fascia di conseguire l’abilitazione necessaria a passare in II fascia senza superare un concorso in senso stretto. Abilitazioni che, peraltro, sono necessarie anche per insegnare nelle scuole paritarie.

Nella relazione illustrativa dell’ipotesi di decreto, peraltro, era stata evidenziata proprio la necessità di consentire agli aspiranti docenti di conseguire l’abilitazione all’insegnamento, non solo per entrare in II fascia, ma anche e soprattutto per consentire l’apertura di nuove scuole paritarie. La legge 62/2000, all’articolo 1, comma 4, lettera g) prevede, infatti, che uno dei requisiti per consentire alle scuole non statali di ottenere il riconoscimento della parità è proprio quello di avere in organico docenti muniti di abilitazione. Il problema di reperire docenti abilitati, peraltro, si è verificato già all’indomani dell’entrata in vigore della legge 63/2000. Tant’è che il ministero è intervenuto più volte con note interpretative volte ad introdurre delle deroghe a tale principio (si vedano la lettera circolare n. 2668 del 29 ottobre 2001 e la nota prot. n. 4420 dell’11 luglio 2012 ).

Il problema si è notevolmente acuito negli ultimi anni a seguito delle ultime tornate di immissioni in ruolo. Che hanno determinato lo svuotamento delle graduatorie a esaurimento. E ciò aveva indotto il governo Conte 1 a prevedere un apposito percorso abilitante, proprio per andare incontro alle necessità dei gestori delle paritarie e agli imprenditori intenzionati ad investire in questo settore. Resta il fatto, però, che all’interno del governo Conte 2 vi sono forti resistenze non solo sulla possibilità di indire i concorsi riservati a bassa connotazione selettiva, ma anche sui Pas. La possibilità di conseguire le abilitazioni, tra l’altro, non potrebbe essere preclusa ai docenti di ruolo. E ciò comporterebbe la possibilità di conseguire titoli validi per la mobilità professionale bypassando il concorso. Le riserve sul concorso e sui Pas non riguardano solo il Movimento 5 stelle, che le ha avanzate già durante il governo Conte 1, ma anche il Pd. Che nella precedente legislatura aveva elaborato e fatto approvare un nuovo sistema di reclutamento, che prevedeva concorsi riservati ai docenti precari triennalisti, ma comunque a forte connotazione selettiva. L’unico sconto che veniva fatto ai precari riguardava l’esonero dalla prova preselettiva. Ma le rimanenti prove, grosso modo, erano analoghe a quelle del concorso ordinario.

Per uscire dall’impasse sarebbero allo studio diverse soluzioni. Tra cui la possibilità di prevedere una riserva dei posti per i precari triennalisti nel concorso ordinario. Riserva che, secondo il consolidato orientamento della Corte costituzionale, potrebbe essere legittimamente fissata anche fino al 50%. E in più si starebbe pensando a valorizzare il punteggio di servizio. Finora, però, non è stata ancora trovata la quadra. E il governo ha chiesto aiuto ai sindacati. Che però hanno tenuto il punto sulle posizioni guadagnata nella fase del Conte 1.

Martedì scorso c’è stata una riunione al vertice a viale Trastevere con i sindacati firmatari del contratto (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda). Ma le sigle hanno confermato le posizioni già espresse precedentemente, rimandando la palla nel campo dell’amministrazione scolastica. A complicare il tutto vi è anche una procedura di infrazione, che è stata aperta nei confronti dell’Italia proprio per l’annosa faccenda dell’abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi. Che sembrava essere stata portata a soluzione nella precedente legislatura. Ma che ora si ripropone per effetto dell’abrogazione della disciplina del reclutamento adottata in attuazione della legge 107/2015. Il ministro Fioravanti, dal canto suo, ha dichiarato pubblicamente l’intenzione del governo di procedere ad assumere 24mila precario a breve scadenza. Ma il nodo riguarda proprio le modalità di reclutamento.

E la strada per giungere a una soluzione si prospetta tutta in salita e piena di incognite. Resta il fatto, però, che attualmente la situazione del reclutamento dei supplenti ha assunto dimensioni drammatiche. Tant’è che molte scuole si vedono costrette ad assumere supplenti sulla base di mere messe a disposizione di aspiranti non inclusi in alcuna graduatoria. Talvolta addirittura senza titolo.

Scuole aperte contro la povertà

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Sicurezza e accessibilità degli edifici scolastici, scuole aperte a misura di studente per contrastare povertà educativa e marginalità, contrasto al bullismo e al cyberbullismo, scuola inclusiva e lotta alla dispersione scolastica. In occasione dell’apertura del nuovo anno scolastico la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, ha messo nero su bianco le cinque priorità per l’attuazione dei diritti di bambini e ragazzi a scuola.

Di fatto, un bilancio sui cinque obiettivi già individuati e segnalati già 12 mesi fa da Albano, che ora si augura che «trovino piena attuazione negli indirizzi che saranno adottati già con gli interventi di programmazione da realizzare con la prossima legge di stabilità», scrive nella lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti. Si va dal rendere operativo e fruibile il monitoraggio sullo stato di avanzamento dei cantieri all’auspicio della totale accessibilità delle scuole da parte degli alunni con disabilità.

Da interventi più concreti nei territori per contrastare la povertà educativa al monitoraggio del loro impatto, fino alle pari opportunità di accesso a tempo pieno, mense scolastiche e alle materne, individuando i Lep. Dalla promozione della cultura delle mediazione e della consapevolezza digitale contro bullismo alla piena attuazione della legge 71/2017.

Ancora, servono i decreti attuativi sull’inclusione scolastica, attesi da tempo e mai definiti. E una tempestiva rivelazione dei casi di abbandono scolastico, rafforzando il raccordo tra ust, servizi sociali e tribunali dei minorenni che consenta di prendere le doverose contromisure e con i tempi giusti.

De Cristofaro (Sottosegretario MIUR): assunzioni ATA da appalti pulizie, presto decreto

da Orizzontescuola

di Ilenia Culurgioni

Molte le criticità in questo avvio di anno scolastico, dal precariato agli aumenti stipendiali, dalla formazione dei docenti al personale ATA. Abbiamo sentito il sottosegretario Giuseppe De Cristaforo sui temi caldi dell’autunno scolastico.

Quali saranno le priorità per la scuola di questo nuovo Governo?

La scuola è la priorità. Credo che si debba investire profondamente su scuola pubblica, università e ricerca perché questi anni sono stati segnati da una lunga crisi economica, sociale e culturale. A maggior ragione, bisogna proprio ribaltare l’idea che dalla crisi si esca soltanto tagliando e risparmiando. Parlo ovviamente di risorse economiche, ma più in generale di una centralità politica del sistema formativo pubblico e statale, a partire da tutti coloro che lavorano nella scuola, come docenti e personale Ata, dirigenti, ma ovviamente anche dagli studenti, di cui spesso si parla troppo poco.

Quali saranno i prossimi provvedimenti per combattere il precariato del personale docente e Ata?

In queste ore è allo studio un decreto per dare risposte all’annoso problema del precariato. Si tratta del primo vero dossier giunto sul tavolo, e penso che abbia fatto bene il Ministro Fioramonti a ricordare a tutti che la scuola italiana, in questi anni si è fondata sull’impegno, la professionalità, la dedizione dei dirigenti, degli insegnanti e del personale amministrativo. Di ruolo, naturalmente, ma anche precario.

Esiste un decreto del Ministro precedente ‘salvo intese’, di fatto non approvato: come intendete procedere? Quali saranno le tempistiche? Quali modifiche ci saranno? Si è parlato di una maggiore selezione per il PAS, cosa intendete?

Il decreto è in preparazione. Credo che occorra uno sforzo di sintesi e responsabilità tra tutte le parti coinvolte, che salvaguardi due principi entrambi decisivi: certamente il merito, ma senza dimenticare il giusto riconoscimento per gli anni di insegnamento nella scuola pubblica. Senza questo prezioso lavoro, del corpo docente, che spesso ha sopperito a carenze strutturali, formative e di investimento politico, in Italia semplicemente non ci sarebbe stata la scuola.

Per il personale Ata si attende la pubblicazione del decreto sulle assunzioni dei lavoratori delle ditte esterne di pulizia nella scuola. Pensa che verrà pubblicato a breve e si potrà procedere regolarmente con le assunzioni dal 1° gennaio 2020, così come si era previsto?

La reinternalizzazione dei lavoratori delle ditte esterne di pulizia è un impegno da completare e rendere concreto in tempi brevi. Vuol dire restituire alle scuole il personale adeguato e necessario per garantire la giusta vivibilità delle aule, per gli studenti e per gli stessi lavoratori. L’assunzione diretta oltretutto produrrà risparmi e garantirà maggiori qualità nelle istituzioni scolastiche.

100 euro di aumento per i docenti, è una buona notizia, ma c’è chi chiede che non vengano dati in modo indiscriminato e prevedere delle premialità per i docenti più meritevoli. Cosa ci dobbiamo attendere?

I docenti italiani, come ci ha ricordato recentemente il rapporto Ocse, sono tra i meno pagati in Europa: aumentare la loro retribuzione è doveroso, trovare le risorse deve essere un impegno prioritario di tutto il governo, proprio nel nome di quella discontinuità che più volte è stata richiamata nel passaggio politico che ha determinato la nascita del nuovo esecutivo.

Il bonus merito assegnato dai dirigenti a fine anno ai docenti che vengono riconosciuti come più meritevoli sulla base di criteri scelti dalle scuole. Parliamo di 148milioni di fondi l’anno, intendete abolirlo e far confluire i soldi a pioggia negli stipendi di tutti i docenti? O manterrete il funzionamento attuale?

Ne discuteremo, personalmente considero prioritaria la valorizzazione economica generalizzata di una professione difficile e di fondamentale importanza. Non mi hanno mai convinto meccanismi puramente discrezionali.

Appena insediate avete da subito evidenziato la necessità di accelerare sulla formazione, in che modo?

Il diritto alla formazione per i docenti ha bisogno di ulteriori risorse, soprattutto per acquisire conoscenze su metodologie e didattica innovativa, anche per riuscire a coinvolgere meglio studenti e studentesse. La formazione non può essere una scelta individuale, ma deve essere garantita in forme e modi adeguati a tutti.

Ammissione classe successiva, limite massimo di assenze e deroghe. Studenti con disabilità

da Orizzontescuola

di redazione

Validità anno scolastico scuola secondaria di primo e secondo grado: è necessario frequentare almeno tre quarti del monte ore personalizzato.

Scuola secondaria di primo grado e di secondo grado

Affinché gli alunni della scuola secondaria vengano scrutinati è necessario che gli stessi frequentino almeno tre quarti del monte ore personalizzato.

Per la scuola secondaria di primo grado il riferimento normativo è il decreto legislativo 62/2017 (articolo 5/1): Ai fini della validita’ dell’anno scolastico, per la valutazione  finale delle alunne e degli alunni e’ richiesta la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato

Per la scuola secondaria di secondo grado il riferimento normativo è il DPR 122/09 (articolo 14/7): …ai fini della validita’ dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, e’ richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato. 

Sia il DPR 122/09 che il D.lgs 66/2017 prevedono la possibilità che le scuole ricorrano a deroghe motivate al succitato limite (stabilite dal collegio dei docenti), fermo restando che i consigli di classe abbiano gli elementi sufficienti per la valutazione degli alunni interessati.

Quali deroghe

Un aiuto al riguardo è fornito dalla Circolare del Ministero del 20/04/2011, che indica a titolo esemplificativo quali possono essere i motivi di deroga:

  • gravi motivi di salute adeguatamente documentati;
  • terapie e/o cure programmate;
  • donazioni di sangue;
  • partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal C.O.N.I.;
  • adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che considerano il sabato come giorno di riposo (cfr. Legge n. 516/1988 che recepisce l’intesa con la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno; Legge n. 101/1989 sulla regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sulla base dell’intesa stipulata il 27 febbraio 1987).

Alunni disabili

La frequenza dei tre quarti del monte ore personalizzato è prevista anche per gli alunni disabili, a meno che le loro assenze  non rientrino in una delle cause stabilite dal collegio dei docenti, tra i quali vi possono essere (come ci sono nella maggior parte delle delibere dei Collegi delle varie scuole, se non in tutte) “gravi motivi di salute adeguatamente documentati” e “terapie e/o cure programmate”.

Secondo lavoro di docenti ed ATA, cosa posso fare e cosa no. Quale ruolo del dirigente scolastico, la guida

da Orizzontescuola

di redazione

Il personale docente, educativo e ATA in servizio nelle istituzioni scolastiche è soggetto a divieti relativi all’esercizio di altre attività lavorative, così come alla partecipazione e all’assunzione di cariche in alcuni tipi di società.

Esistono naturalmente eccezioni che sono evidenziate nella vigente normativa. Per tali scopi l’USR Toscana ha elaborato una interessante guida con la quale dà indicazioni precise sull’argomento

La normativa base di riferimento è, comunque, il Testo Unico sul Pubblico Impiego, ovvero il Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, così come rinnovellato dal Decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, recante “Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), i), m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 130 del 7 giugno 2017, entrato in vigore il 22 giugno 2017. Assume particolare interesse anche l’art. 53 del d.lgs. n. 165 del 2001 che disciplina, in particolare, la materia delle incompatibilità, del cumulo di impieghi e di incarichi.

Attività precluse

Secondo tale dispositivo, in generale, i lavoratori dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, con rapporto di lavoro a tempo pieno e con contratto a tempo indeterminato, non possono intrattenere altri rapporti di lavoro dipendente o autonomo o esercitare attività imprenditoriali, commerciali, industriali, professioni, impieghi alle dipendenze di privati, cariche in società costituite a fine di lucro.

Trai conflitti di interesse citati dalla guida, ricordiamo le attività che hanno come oggetto dell’incarico la possibilità di pregiudicare l’esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente.

Attività consentite

Tra le attività consentite la possibilità di collaborare a giornali, riviste, enciclopedie, creazione di pere dell’inglegno e invenzioni industriali, partecipazione a convengo, seminari, organizzazioni sindacali, formazione diretta ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, docenza e ricerca scientifica.

Libera professione

E’ consentita la libera professione senza che ciò confligga con obblighi di servizio. Inoltre la libera professione deve essere coerente con l’insegnamento svolto dal docente. Posso svolgere attività anche gli avvocati.

Ruolo del dirigente

L’autorizzazione non costituisce procedimento automatico, infatti il dirigente deve comunque preliminarmente accertare:

  • che non sussistano le condizioni di incompatibilità previste dalla normativa sopra evidenziata;
  • che l’attività per cui viene richiesta l’autorizzazione non confligga con le preminenti attività di servizio. In sede di organizzazione dell’attività scolastica, infatti, il personale docente o ATA, qualunque sia la natura dell’attività autorizzata, non può pretendere di condizionare l’organizzazione delle attività in base alle proprie necessità.

Nell’atto autorizzativo il dirigente deve chiaramente evidenziare che l’autorizzazione è subordinata al rispetto degli obblighi di servizio evidenziando anche la natura degli stessi.

L’atto autorizzativo deve contenere le clausole rescissorie e le conseguenze dell’eventuale contravvenienza a carico del dipendente autorizzato.

L’autorizzazione del dirigente concessa nei confronti di un dipendente che si venisse a trovare in una qualunque delle condizioni di incompatibilità determina:

  1. la nullità dell’atto emanato;
  2. l’obbligo per il dipendente di versare il compenso nel conto dell’entrata del bilancio dell’amministrazione di appartenenza del dipendente stesso.
  3. la responsabilità disciplinare.

Scarica la guida integrale con i particolari e i riferimenti normativi

PAS e concorso straordinario, possibili attriti tra Governo e Sindacati. Infrazione Italia per eccesso di supplenze

da Orizzontescuola

di Anselmo Penna

Nei prossimi giorni ci sarà un nuovo incontro tra sindacati e Ministero per fare il punto sulla situazione dei precari storici e le misure straordinarie per risolvere la criticità.

Decreto urgente in via di definizione

Oggi, il Sottosegretario De Cristofaro ci ha confermato che al Ministero si sta lavorando alacremente per pubblicare in tempi stretti un decreto che affronti la questione precariato.

Sul tavolo un Percorso Abilitante Speciale, un concorso straordinario e una riserva di posti per il concorso ordinario che potrebbe arrivare anche al 50%. L’accesso sarà riservato ai docenti con 3 anni di servizio negli ultimi 8 anni.

Il problema, però, riguarda le modalità di accesso al PAS e le prove del concorso straordinario. Il Sottosegretario, infatti, in una intervista pubblicata questa mattina dalla nostra redazione, afferma con chiarezza che i docenti dovranno essere selezionati per merito e anzianità di servizio.

La posizione del sindacati

I sindacati, auditi la scorsa settimana, hanno mantenuto le loro posizioni che vogliono quale unico criterio per accesso al PAS quello del servizio, lasciando alla selezione delle Università e all’esame finale del percorso abilitante la selezione.

Sufficiente? Secondo alcuni sì, secondo altri sarebbe necessaria una maggiore severità nell’accesso al percorso, magari con una prove selettiva.

Nei prossimi giorni ci sarà un nuovo incontro, Sindacati e Ministero dovranno nuovamente confrontarsi. Quale sarà la reazione dei Sindacati in caso di test selettivo per accedere al PAS? E soprattutto, cosa farà il Ministro se i sindacati si metteranno di trasverso? Procederà ugualmente con un Decreto d’urgenza? Il tempo, intanto, stringe.

Infrazione UE

Nel frattempo, ricordiamo, l’Unione Europea ha aperto  una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per il ricorso reiterato ai contratto a tempo determinato nella Pubblica Amministrazione.

Attualmente, hanno detto da Bruxelles, la legislazione italiana “esclude da questa protezione diverse categorie di lavoratori del settore pubblico” fra cui la scuola e la sanità.

Una vera e propria patata bollente che necessita di interventi veloci e veramente risolutivi.