TAVOLA ROTONDA 24 SETTEMBRE 2019

Gli “Ingabbiati” di Infanzia e Primaria, sono docenti di ruolo laureati, con servizio nelle rispettive classi di concorso, ma senza servizio alla secondaria. Essi chiedono EQUITÀ di trattamento. Difatti, rispetto ai colleghi della Scuola Secondaria, denunciano disparità di trattamento, essendo a loro preclusa la possibilità di partecipare ai concorsi ordinari, finora banditi, ed ai percorsi abilitanti, atti a conseguire l’abilitazione per la scuola secondaria, indispensabile per la regolare progressione di carriera, come avviene in tutti i settori della Pubblica Amministrazione. Di qui la dicitura “Ingabbiati”.

L’abilitazione consentirebbe loro, in virtù della mobilità professionale, il passaggio di ruolo sulla base delle norme vigenti e nei limiti previsti dal relativo Contratto Collettivo Nazionale.

I docenti Ingabbiati di Infanzia e Primaria auspicano la disponibilità al dialogo da parte del Governo, precisando inoltre che il passaggio tra ordini di scuola, ottenuto attraverso la mobilità professionale, non andrebbe in alcun modo ad inficiare sul numero dei posti a disposizione per i precari, in quanto chi effettuerà il passaggio di ruolo, automaticamente libererebbe il suo posto di provenienza. Inoltre non ci sarebbe nessun onere per lo Stato, in quanto il costo del PAS risulterebbe interamente a carico dei docenti partecipanti.

Pronti a far valere i propri diritti e contro la discriminazione attuata dal Governo, che li considera docenti di serie B, gli Ingabbiati di Infanzia e Primaria scenderanno in piazza martedì 24 Settembre a Montecitorio, dalle ore 14:00 alle ore 17:00, congiuntamente ad esponenti politici dei maggiori Partiti Italiani e a rappresentanti della stampa e della flc CGIL, per dire a gran voce Siamo docenti di ruolo, laureati ma ingabbiati: chiediamo EQUITÀ!

Coordinamento Docenti di Ruolo Ingabbiati Infanzia e Primaria

Lettera a un’amica di sempre

Lettera a un’amica di sempre

di Maurizio Tiriticco

Cara Barbara! Da tempo abbiamo tante perplessità per come questo PD “fa politica”! Spesso altalenante! La dichiarazione di un leader viene poi smentita da un altro leader! A volte penso che si tratti più di un movimento di opinione che di un movimento – o addirittura – un partito. Ormai di Renzi e delle sue mosse politiche c’è solo da preoccuparsi! A volte mi chiedo: ma esiste una sinistra nel nostro Paese? Lo so! I tempi cambiano e certe categorie di far politica, valide qualche decennio fa, cambiano anch’esse. Tutto lecito e comprensibile… ma, mi sai dire quante sinistre oggi ci sono? Mi sembra che il PD sia prolifico di figli, figliastri e trovatelli! Delle destre, invece, sappiamo tutto! Il triangolo Berlusconi, Meloni, Salvini! Bello solido, almeno fino ad oggi! Purtroppo mi sembra che ormai, in quanto a organizzazioni politiche di sinistra – o di centro-sinistra – c’è solo un gran polverone, che vola di qua e di là a seconda di come tirano i venti! Quindi, per capirci qualcosa, forse ci dovremmo affidare alle “previsioni del tempo”! Previsioni, appunto, perché i venti obbediscono a leggi planetarie! Invece i venticelli delle politiche nostrane viaggiano extra legem!

Che tristezza e che delusione! Noi due – e tanti come noi – veniamo da un’Italia diversa! Dove la politica era una cosa seria. Berlinguer era Berlinguer! Moro era Moro. Guidavano due grandi partiti popolari, avversari, ma sempre e comunque alla ricerca di punti in comune, anche di un compromesso, ma dignitoso, e che fosse “storico”, appunto. I politicastri di oggi di storia non sanno nulla e, per quanto riguarda il domani… campa cavallo, perché l’erba cresce! Mah! Mi sai dire qual’è la Pandora dei giorni nostri che ha aperto il vaso donatogli da Zeus con la raccomandazione di custodirlo gelosamente? So già che non potrai rispondermi, perché in effetti sono centinaia le Pandore che si sono date da fare per aprirlo! E adesso non sanno come controllare la bufera che hanno provocato!

E un Paese nella bufera politica, civica, civile e culturale anche, prima o poi collassa! Campano bene solo i telegiornali! Perché i giornali non li compra più nessuno! Perché leggere – e comprendere, soprattutto – costa fatica! E il tasso di alfabetizzazione funzionale dei nostri concittadini – tutti, comunque, cellularizzati – cade sempre più. E, purtroppo, è proprio in forza di questa caduta che le sillabazioni elementari di Salvini hanno avuto successo! Per di più sostenute dalle migliaia di selfie che astutamente rilasciava a tanti nostri connazionali impazzi per lui e per la sua dialettica elementare! Ma, per certi versi, efficace! Sostenuta dalla esibizione di rosari, crocifissi e madonnine, accarezzati e baciati!

Che tristezza, carissima! Oggi le nostre istituzioni scolastiche e i nostri insegnanti hanno un gran da fare! E i nostri concittadini alunni non dovranno più imparare soltanto a leggere, scrivere e far di conto, ma dovranno anche essere educati “civicamente”! Siamo un Paese, una Repubblica, un Popolo che possono vantare di avere scritto tanti anni fa, dopo una dittatura e una guerra perduta – per non dire anche dopo di una monarchia traditrice – una delle Costituzioni Democratiche più belle del mondo. Ebbene, parta immediatamente l’insegnamento dell’Educazione Civica, o meglio si insegni ai nostri ragazzi e ragazze come e perché si possa e si debba esercitare una cittadinanza attiva e responsabile! Ed oggi, non solo in chiave nazionale, ma anche europea!

Lo so! Non c’è ancora la norma “perfetta”: firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ma, per educare civilmente i nostri ragazzi e ragazze non è necessario aspettare una firma e una pubblicazione! La scuola stessa – in un Paese democratico – è di per sé laboratorio di convivenza e di educazione civile Concetti e comportamenti che nella scuola si vivono e che la scuola devono partire! La scuola, la prima piccola comunità di cittadini. Piccoli, ma pur sempre cittadini a tutto tondo! L’aula, dunque, intesa certamente come un piccolo ambiente, nel quale, però, si impara anche, per l’intero lungo periodo scolastico, a come di deve vivere nell’ambiente Paese.

E nell’ambiente Unione Europa

Disabilità intellettiva e lavoro

Redattore Sociale del 18.09.2019

Disabilita’ intellettiva e lavoro, un binomio che “vale” un marchio europeo 

Nuovo lancio per il progetto “Valueable”: dal 2014 a oggi 103 aziende di sei paesi europei hanno ricevuto il marchio d’oro, d’argento o di bronzo, a seconda della qualità.
Disabilità intellettiva e lavoro, un binomio che “vale” un marchio europeo dell’inserimento lavorativo proposto. 400 i lavoratori con disabilità intellettiva formati o assunti Down Vigo Gabriel Diego Echegaray, lavoratore con disabilità intellettiva (Down Vigo).

ROMA. Assumere una persona con disabilità intellettiva è un bene e fa bene: lo dimostra il progetto europeo “Valueable”, iniziato nel 2014 e di cui parte in questi giorni la terza edizione (2019-2022) per promuovere e favorire l’inserimento professionale di lavoratori con disabilità intellettive all’interno di aziende dell’ospitalità. Capofila è l’Aipd (Associazione italiana persone Down), affiancata da altre associazioni, università e altri enti formativi dei paesi europei aderenti.

I numeri.
Grazie al sostegno dell’Unione Europea e del programma Erasmus+, al lavoro di tante persone e all’ottima risposta del mondo imprenditoriale, la rete Valueable conta oggi 103 aziende di sei Paesi: Portogallo, Spagna, Italia, Germania, Ungheria e Turchia. Circa 400 persone con disabilità intellettiva che lavorano in alberghi, ristoranti, B & B, bar, fast food, come tirocinanti o come lavoratori. 

Valueable di bronzo, d’argento e d’oro.
“Valueable – handing opportunities” è la certificazione internazionale destinata alle aziende del mondo dell’ospitalità che offrono alle persone con disabilità intellettiva opportunità di sviluppo professionale. Si tratta di un marchio registrato presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (Euipo). Il marchio viene rilasciato per 2 anni, in tre possibili versioni, a seconda dell’impegno assunto dall’impresa: quello di bronzo è destinato ai datori di lavoro che ospitano tirocini; quello d’argento richiede un ulteriore impegno: un contratto a tempo determinato (minimo 3 mesi) o indeterminato per almeno un lavoratore; infine quello d’oro è concesso a quei datori di lavoro che assumono almeno un lavoratore e agiscono come ambasciatori del marchio Valueable. Questi impegni sono contenuti in un codice di condotta, che viene sottoscritto dai soci.

Includere conviene.
L’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down conviene all’azienda. E le ragioni sono varie: la prima è di natura economica, visto che in Italia l’impresa che assume una persona con disabilità riceve un rimborso del 70% della retribuzione lorda imponibile per 5 anni. Secondo quanto riferito da alcuni datori di lavoro “con marchio Valueable” intervistati, però, il vantaggio è anche di natura produttiva e relazionale: i lavoratori con sindrome di Down sono affidabili, costanti, molto presenti e assidui, perché per loro il lavoro ha un valore che va ben oltre il contratto. Inoltre, giovano al gruppo di lavoro, rendendolo più compatto, meno conflittuale, più solidale, collaborativo e affiatato. 

La nuova “stagione”.
La terza edizione del progetto sarà in continuità con le due precedenti e utilizzerà gli stessi strumenti: il marchio, una app per rendere più indipendenti sul lavoro tirocinanti e lavoratori con disabilità, dei video tutorial per la formazione del personale delle aziende e un corso di formazione a distanza per i manager. In più, saranno messi a punto quattro nuovi strumenti: un protocollo rivolto a catene alberghiere e ristoranti; un protocollo di accreditamento per le agenzie formative che intendono operare all’interno di Valueable; un corso HACCP in linguaggio ad alta comprensibilità; un corso di formazione a distanza per i tutor delle agenzie formative che intendono accreditarsi per operare all’interno di Valueable e banca dati delle risorse multimediali. Al fine di sperimentare i quattro nuovi strumenti, il progetto prevede tirocini nel proprio paese e all’estero, presso membri della rete. “Il nostro obiettivo – dichiara Paola Vulterini, responsabile del progetto – ? di coinvolgere otto Paesi e 200 membri entro la fine del 2021: siamo fiduciosi, visto il successo finora conseguito”.

M. Recalcati, Mantieni il bacio

Recalcati e la nuova psicoanalisi

di Antonio Stanca

Tra Gennaio e Marzo di quest’anno Massimo Recalcati, noto psicoanalista, ha tenuto in televisione su Rai 3 una serie di trasmissioni intitolata Lessico amoroso. Quegli interventi, opportunamente rielaborati e approfonditi, hanno costituito in seguito il breve volume Mantieni il bacio (Lezioni brevi sull’amore) comparso in allegato al quotidiano “la Repubblica”. Sono sette le lezioni contenute in questo saggio che va ad aggiungersi ai numerosi altri pubblicati dallo psicoanalista.
Massimo Recalcati è nato a Milano nel 1959, in questa città si è laureato in Filosofia ma in seguito la conoscenza delle opere del noto filosofo e psicoanalista francese Jacques Lacan avrebbero orientato i suoi interessi verso la Psicologia e la Psicoanalisi. In queste discipline la sua carriera non avrebbe avuto soste, molti, tanti sarebbero stati gli incarichi assegnatigli, molte, tante le iniziative, le fondazioni da lui promosse, molti, tanti i suoi interventi tramite i giornali e la televisione, i suoi libri. Attualmente è professore di Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia e di Psicoanalisi e Scienze Umane presso l’Università di Verona.
Molte sono le traduzioni in lingue straniere che le sue opere hanno avuto. La nota distintiva del pensiero del Recalcati è l’attenzione a quanto di nuovo, di diverso hanno comportato in psiconalisi i tempi moderni, dai problemi legati alla nuova alimentazione alle patologie derivate dai nuovi modi di pensare, di fare, di stare.
Il “Premio Ernest Hemingway” della città di Lignano Sabbiadoro gli è stato assegnato a questo titolo. Mentre il Premio “Il sogno di Piero” gli è stato assegnato dall’Accademia di Belle Arti dell’Università di Urbino che ha voluto elogiare l’interesse prestato dal Recalcati al rapporto tra psicoanalisi e arte.
Nuovo, moderno non solo negli interessi si è mostrato finora ma anche nei risultati raggiunti, nelle valutazioni ottenute. Questo succede pure nelle lezioni contenute in Mantieni il bacio dove lo studioso si dedica all’osservazione del moderno rapporto d’amore, da come inizia a come si svolge, a come finisce. Molti sono gli autori, molte le opere alle quali Recalcati si riferisce nel libro, dalle quali trae sostegno alle sue tesi ma sono soprattutto queste a sorprendere, attirare chi legge perché completamente nuove rispetto a quanto sapeva o credeva di sapere. Sovvertita risulta ogni precedente conoscenza a proposito dell’amore dal momento che sconosciuti erano rimasti tanti aspetti, tanti risvolti di questo fenomeno. Un fenomeno semplice ma oltremodo complesso, un fenomeno che inizia con uno sguardo, un incontro casuale, un caso e si trasforma in un processo che può durare per sempre o finire subito, può rimanere uguale o cambiare, può salvare o rovinare. Nel libro si chiarirà se l’uomo o la donna è più importante nel rapporto d’amore, se l’intensità iniziale dell’amore può finire o durare, se amore è dare di più o solo quello che si ha, se l’amore è conoscenza totale o parziale dell’altro, se è destinato ad esaurirsi nella vita coniugale, matrimonio, figli, o può essere sempre rinnovato, se il tradimento può essere superato, se l’erotismo rientra nell’amore e tanto altro verrà spiegato. Vasta, ampia, immensa diventerà l’analisi che Recalcati compie riguardo al rapporto d’amore. Dal pensiero più antico alle più recenti interpretazioni, alle verità, alle scoperte sue proprie egli conduce. E altro suo merito è il modo col quale procede, cioè il linguaggio chiaro che usa e che favorisce l’attenzione del lettore. Una psicoanalisi facile da capire è quella di Recalcati, una psicoanalisi nuova: è questo il segreto di un successo che non si è mai arrestato.

Il colloquio d’esame finale del I ciclo e rubrica di valutazione

Il colloquio d’esame finale del I ciclo e rubrica di valutazione

di Anna Braghini *

In materia di esame di Stato del I ciclo, le innovazioni, introdotte con il D.Lgs 62/2017, nelle intenzioni del legislatore, sono un richiamo a dare più valore al percorso di studi e di conseguenza a ripensare, a ritroso, la modalità di progettazione curricolare e la didattica e ad abbandonare modelli tradizionali di tipo prevalentemente trasmissivo[1]. L’obiettivo è riuscire ad aprire prospettive di integrazione tra le discipline, a svolgere un’azione didattica per competenze sviluppata nell’ambito di ciascuna disciplina. La pratica della discussione, della contestualizzazione dei saperi nella realtà, del lavoro di gruppo, del lavoro cooperativo, della solidarietà, dell’assunzione di responsabilità individuale, sono tra i presupposti alla formazione delle competenze per la vita. L’educazione all’argomentazione riferita ad ogni campo del vivere e del sapere è strumento efficace di contrasto al proliferare di informazioni fittizie e approssimative, la messa in atto di abitudini e comportamenti improntati al senso civico e allo sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni fanno parte della didattica e del curriculum implicito da valorizzarsi in sede di colloquio d’esame.

Anche se la normativa di riferimento è corposa e talora non sempre sinottica[2], l’esame dovrà essere un’esperienza focalizzata e positiva, perché dovrà contribuire allo slancio necessario per iniziare l’avventura della secondaria di II grado; agli insegnanti il compito, la consapevolezza e la responsabilità di rappresentare un modello di adulto preparato e affidabile. La valutazione comprende anche una funzione formativa, orientativa e di stimolo al miglioramento continuo ed è su questa base che il consiglio di classe dovrà esplicitare modalità, contenuti e criteri di valutazione del colloquio. In fase di preparazione il consiglio di classe deve coordinarsi per far emergere le esperienze o le narrazioni che sono i contenuti da valutare.

La redazione di una rubrica di valutazione nella quale comprendere le capacità, oggetto della valutazione, oltre a facilitare il compito, potrebbe servire da guida ai docenti in sede di progettazione didattica. Una buona rubrica è composta da pochi elementi, quelli essenziali, imprescindibili, da declinarsi con gradualità. Per gli insegnanti sarà la guida che dovrà essere adattata a ciascun alunno.

Nella classe ciascun componente è portatore di un prevalente stile cognitivo, visivo-verbale, visivo-non verbale, uditivo, cinestesico e la commissione, anche nel corso del colloquio, non potrà non tenerne conto. Il colloquio deve consentire al candidato/a, a partire dalla presentazione del proprio artefatto/elaborato/ prodotto (cartaceo, digitale, materico, strumentale, artistico …) di:

  • mostrare non solo ciò che sa ma anche ciò che sa fare;
  • comunicare le motivazioni e le valutazioni che hanno sostenuto le sue scelte;
  • esprimere la capacità di risolvere problemi;
  • spiegare come ha affrontato gli imprevisti;
  • rilevare la sua capacità di collaborare e di lavorare in gruppo;
  • mostrare la capacità di riprogettare in riferimento a quanto appreso e realizzato.

Il candidato/a durante il colloquio presenta il proprio artefatto elaborato/prodotto (cartaceo, digitale, materico, strumentale, artistico …). La commissione, con opportune domande, fa emergere le esperienze o le narrazioni[3] che sono i contenuti da valutare.

Nella rubrica proposta, le capacità da valutare sono esposte in ordine sequenziale anche se la commissione le potrà rielaborare attraverso una progressione fluida di domande coerenti.

Presentazione rubrica di valutazione:

  1. Capacità di argomentazione – Argomenta la costruzione dell’ipotesi di partenza. (Possibile domanda d’avvio del colloquio su questa prima capacità: «Durante questi tre anni la scuola ti ha fatto apprezzare esperienze, anche extrascolastiche, che ritieni significative e vuoi raccontare?») .
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione. Ha utilizzato un linguaggio specifico, chiaro ed esauriente. 10
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione in modo pertinente, efficace e personale. 9
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione in modo efficace e pertinente. 8
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio; partecipando a scambi comunicativi con la commissione in modo autonomo con un registro adeguato alla situazione. 7
riferisce esperienze personali, anche di cittadinanza attiva, di eventi/argomenti di studio. E’ intervenuto solo se guidato/a dal docente attraverso domande stimolo cercando di adeguare la comunicazione alla situazione. 6
è intervenuto/a sporadicamente nella comunicazione con la commissione, nonostante le domande stimolo del docente. 5
interviene in modo non coerente e con linguaggio scorretto nonostante le domande stimolo del docente. 4
  • Risoluzione dei problemi – Evidenzia le tappe di realizzazione e le eventuali difficoltà incontrate esplicitando le risorse utilizzate per il loro superamento. (Possibile domanda: «Riesci a ripercorrere e a spiegare le tappe che ti hanno condotto alla realizzazione del prodotto? Hai incontrato qualche momento di difficoltà? Come l’hai superato?»)
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti problematici emergenti e ha elaborato, autonomamente e col gruppo, con creatività, strategie risolutive pianificando risorse, contenuti e metodi delle diverse discipline. 10
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti problematici emergenti e ha elaborato autonomamente e col gruppo strategie risolutive attingendo anche ai saperi disciplinari. 9
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti  problematici emergenti e ha elaborato, autonomamente e col gruppo, adeguate strategie risolutive. 8
Ha riconosciuto/individuato gli aspetti  problematici emergenti, in modo autonomo e col gruppo e ha elaborato semplici strategie risolutive. 7
Con l’aiuto del docente ha riconosciuto / individuato possibili soluzioni agli aspetti  problematici emergenti. 6
Anche con l’aiuto del docente non riesce ad individuare i dati necessari alla soluzione degli aspetti problematici 5
  • Pensiero critico e riflessivo – Individua le fonti, valuta attendibilità e utilità, distingue fatti e opinioni, acquisisce e interpreta criticamente le informazioni e propone la soluzione utilizzando contenuti e metodi delle diverse discipline. (La complessità di questa competenza richiede di operare una selezione tra i vari item, di conseguenza è importante formulare la domanda in relazione al profilo del candidato/a. Ad es: «Per realizzare il tuo prodotto, dove hai trovato le indicazioni di partenza? Sono state tutte utili o ne hai trovate di irrilevanti o false? Quale argomento, tra quelli studiati, ti ha confermato il valore dei dati raccolti?»)
Ha acquisito e interpretato criticamente informazioni ed esperienze, ne ha valutato l’attendibilità e l’utilità distinguendo fatti e opinioni. Si è espresso/a correttamente attraverso giudizi personali motivati. 10
Ha acquisito e interpretato criticamente informazioni ed esperienze, ne ha valutato l’attendibilità e l’utilità che ha saputo esprimere con argomentazioni adeguate. 9
Ha acquisito e interpretato informazioni ed esperienze che ha saputo esprimere con argomentazioni appropriate. 8
Ha formulato giudizi personali in relazione a informazioni ed esperienze che ha saputo esprimere con semplici argomentazioni, interagendo con la commissione. 7
E’ stato/a in grado di esprimere alcuni semplici pensieri critici e riflessivi, in relazione a informazioni ed esperienze, con la guida del docente. 6
Ha individuato in modo approssimato i contenuti e le relazioni del tema scelto, ha espresso giudizi personali in modo difficoltoso, anche con l’aiuto del docente. 5
Ha individuato in modo non coerente i possibili collegamenti a partire dal tema scelto. Fatica ad esprimere pensieri critici o riflessivi anche con l’aiuto del docente. 4
  • Collegamento organico e significativo tra le varie discipline di studio – Collega e individua relazioni coerenti tra fenomeni, eventi e concetti diversi. (Per le risposte valutate 10 – 9 – 8 – 7 si tratta di fare sintesi e valorizzare i collegamenti già stabiliti. Per le valutazioni successive il/la commissario/a rimanda a un contenuto specifico ad una o più discipline che va esplicitato, ad es.: «Mi sembra che il tuo elaborato…». E’ doveroso che il docente prosegua proponendo collegamenti con altre discipline in sequenza, «mi sembra che il tuo prodotto/elaborato…». La sollecitazione da parte del docente ad individuare connessioni interdisciplinari, costituirà una possibilità nel caso si evidenzi un colloquio privo di interazioni tra le discipline.
Ha collegato autonomamente le informazioni a partire dal compito svolto/testo proposto facendo un confronto con quelle già acquisite anche provenienti da contesti e discipline diverse, riconoscendo con sicurezza somiglianze e differenze. 10
Ha collegato autonomamente le informazioni a partire dal compito svolto/testo proposto facendo un confronto con quelle già acquisite anche provenienti da contesti e discipline  diverse. Ha espresso giudizi personali e motivati con argomentazioni adeguate. 9
A partire dal compito svolto/testo proposto ha collegato in modo autonomo le informazioni nuove a quelle già possedute. Ha espresso semplici giudizi personali. 8
A partire dal compito svolto/testo proposto ha collegato più discipline usando strategie di autocorrezione, guidato/a dal docente. 7
A partire dal compito svolto/testo proposto in modo semplice, guidato dal docente, ha stabilito collegamenti tra le varie discipline di studio. 6
Anche con l’aiuto del docente ha individuato in modo non corretto i possibili collegamenti disciplinari. 5
Anche con l’aiuto del docente non esprime la capacità di collegare le discipline di studio. 4
  • Competenze nelle lingue straniere – Riferisce esperienze personali, eventi, argomenti di studio in modo autonomo e partecipa a scambi comunicativi con la commissione utilizzando un linguaggio specifico, chiaro ed esauriente. (Possibile domanda formulata nella lingua da valutare relativa a un contenuto già emerso nella presentazione in italiano del prodotto/elaborato).

Nella seconda lingua comunitaria

ha riferito esperienze personali, eventi, argomenti di studio in modo autonomo e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione utilizzando un linguaggio specifico, chiaro ed esauriente. 10
ha riferito esperienze personali, eventi, argomenti di studio e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione utilizzando un linguaggio specifico chiaro e esauriente. 9
ha riferito esperienze personali/argomenti di studio e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione in modo pertinente. 8
ha riferito esperienze personali/argomenti di studio e ha partecipato a scambi comunicativi con la commissione con l’aiuto del docente. 7
ha riferito alla commissione esperienze personali/argomenti di studio, guidato/a dal docente attraverso domande stimolo. 6
nonostante la guida del docente, attraverso domande stimolo su argomenti di studio è intervenuto sporadicamente nella conversazione con la commissione. 5
nonostante la guida del docente, attraverso domande stimolo, è intervenuto in modo non coerente e con poca padronanza delle lingue. 4
  • Per le scuole ad indirizzo musicale: Esegueun brano musicale complesso in modo espressivo, dando prova delle abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico – sociale in cui è stato composto, sapendo fare opportuni collegamenti pluridisciplinari. (Si consiglia di prestare attenzione durante l’esecuzione musicale e di restituire le capacità manifestate per chiedere un collegamento storico-sociale e/o la motivazione della scelta del brano eseguito).
Ha eseguito un brano musicale complesso in modo espressivo, dando prova delle ottime abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico-sociale in cui è stato composto, sapendo fare opportuni collegamenti pluridisciplinari. 10
Ha eseguito un brano musicale complesso dando prova delle abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico-sociale in cui è stato composto, sapendo fare opportuni collegamenti pluridisciplinari. 9
Ha eseguito un brano musicale dando prova delle abilità esecutive raggiunte e della capacità di collocare il brano stesso nel contesto storico in cui è stato composto, sapendo fare collegamenti pluridisciplinari. 8
Ha eseguito un brano musicale dando prova delle abilità esecutive raggiunte, sapendo fare alcuni collegamenti pluridisciplinari. 7
Ha eseguito in modo abbastanza  corretto un semplice brano musicale dando prova delle abilità esecutive raggiunte. 6
Ha eseguito con qualche difficoltà un semplice brano musicale  5
Ha eseguito con difficoltà un semplice brano musicale 4

A conclusione di queste considerazioni sulla progettualità dell’esame vi propongo solo un accenno sulla cura degli spazi e dei tempi. La cura dell’ambiente intesa come predisposizione di un luogo accogliente e coinvolgente per tutti e dei tempi come armonizzazione del calendario per il colloquio e degli orari di convocazione per i quali, al centro è bene porre il benessere dei ragazzi.

* referente per la formazione docenti USR Lombardia Ambito Territoriale di Brescia


[1] Cfr. Indicazioni Nazionali e nuovi scenari cap. 7: La progettazione didattica e l’ambiente di apprendimento. «L’integrazione delle discipline per spiegare la complessità della realtà, la costruzione di conoscenze e abilità attraverso l’analisi di problemi e la gestione di situazioni complesse, la cooperazione e l’apprendimento sociale, la sperimentazione, l’indagine, la contestualizzazione nell’esperienza, la laboratorialità, sono tutti fattori imprescindibili per sviluppare competenze, apprendimenti stabili e significativi, dotati di significato e di valore per la cittadinanza.

Tutto ciò richiede l’adozione di un curricolo di istituto verticale che assuma la responsabilità dell’educazione delle persone da 3 a 14 anni in modo unitario e organico, organizzato per competenze chiave, articolate in abilità e conoscenze e riferito ai Traguardi delle Indicazioni.

Le proposte didattiche e le modalità di verifica e valutazione dovrebbero essere coerenti con la progettazione curricolare, evitando di frammentare la proposta didattica in miriadi di “progetti” talvolta estemporanei e non collegati tra di loro e con il curricolo.

I percorsi didattici messi a punto dovrebbero essere formalizzati in modelli che li documentino, consentano la verifica e la valutazione e la trasferibilità ad altre classi […]. Le caratteristiche dell’ambiente di apprendimento funzionale allo sviluppo delle competenze sono ben descritte nelle Indicazioni 2012, proprio nella parte ad esso dedicata, nel capitolo: La scuola del primo ciclo».

[2] Vedi anche l’art. 10 c. 3 del D.M. 741/2017 «Il colloquio tiene conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse all’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione».  Probabilmente si tratta di un refuso di redazione, è infatti evidente che si tratti del «livello di padronanza delle competenze di cittadinanza» così come all’art. 8 c. 5 del D.Lgs 62.

Cfr. l’art. 8, c. 5, del D.Lgs 62/2017, mentre il D.M. 741/2017, art. 10, c. 2 aggiunge anche la «capacità di collegamento organico e significativo tra le varie discipline di studio».

[3] Si tratta dell’esplicitazione del pensiero logico e critico o computazionale, che la L. 107/15 e il D.Lgs 62/17 intendono promuovere, quale processo mentale che con intenzionalità o meno viene messo in atto nella vita per affrontare e risolvere problemi di varia natura, seguendo metodi e strumenti specifici e pianificando la soluzione più idonea. E’ l’educazione ad agire consapevolmente accompagnata dall’analisi, riflessione e verifica unite alla capacità di comunicare per farsi capire.

AA.VV., Il manuale dell’EXPERT TEACHER

Dario Ianes, Sofia Cramerotti, Laura Biancato, Heidrun Demo

Il manuale dell’EXPERT TEACHER
16 competenze chiave per 4 nuovi profili docente

Per essere un buon insegnante non è più sufficiente, come un tempo, «insegnare bene»: occorre sviluppare competenze che comprendano, oltre alla padronanza dei contenuti disciplinari e didattici, abilità relazionali, di gestione della classe e dei gruppi, di progettazione, comunicative, creative e digitali.

Nasce a questo scopo il progetto Expert Teacher del Centro Studi Erickson: un nuovo modello di sviluppo professionale basato sulle competenze, in un’ottica di miglioramento permanente e formazione continua.È il risultato di un processo di ricerca durato quasi due anni, che ha impegnato un gruppo del settore Ricerca e Sviluppo delle Edizioni Erickson, affiancato da un Comitato scientifico e con il supporto finanziario della Provincia Autonoma di Trento. Alla ricerca è stata affiancata una sperimentazione che ha coinvolto oltre 200 insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.

La prima motivazione di fondo di questo progetto era di identificare un Syllabus di competenze chiave del docente esperto, individuarne degli indicatori di standard professionali e delineare dei profili strategici per la scuola di oggi — strategici per stimolarne il cambiamento nella direzione dell’inclusività e dell’efficacia didattica.

La seconda motivazione era sperimentare un sistema innovativo e prevalentemente digitale di autovalutazione/orientamento, sviluppo delle competenze e assessment autentico dei livelli raggiunti, in modo che potessero essere rilasciati dei badge di certificazione dell’expertise.

La terza motivazione, infine, era quella di valorizzare gli insegnanti esperti rendendo visibili le loro competenze attraverso un «registro» nazionale e sostenendo il loro lifelong professional con una serie di facilitazioni culturali.

L’obiettivo di definire in modo molto preciso un Syllabus delle competenze del docente è partito da una ricerca accurata delle fonti normative nazionali, che a oggi hanno in qualche modo profilato la funzione docente, ma anche da un’analisi e comparazione delle ricerche e dei framework già definiti in altre nazioni, non solo europee.

I riferimenti che hanno guidato la definizione di un Syllabus completo e coerente con le indicazioni che in varie occasioni e momenti sono state emanate dal Ministero dell’Istruzione sono i seguenti:

  • Il profilo professionale nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL 2018) — Area Docenti.
  • Il quadro delle competenze del docente nel Profilo delle competenze INDIRE neoassunti 2017/2018.
  • Il quadro di competenze indicato dal Piano Nazionale di Formazione del personale docente (DM 797 del 19 ottobre 2016).
  • Il Codice deontologico della professione docente stilato dall’Associazione Docenti e Dirigenti Italiani (ADI), approvato e reso pubblico nel 1999, vent’anni fa.

Oltre a questi riferimenti, sono stati presi in considerazione i sistemi formativi di quattro contesti nazionali: Inghilterra, Francia, Spagna e Svizzera italiana.

La Ricerca e Sviluppo Erickson ha dunque individuato 16 competenze del docente innovativo distinte in 3 aree (Area Professione, Didattica e Organizzazione), che spaziano dal possedere competenze digitali al saper valutare e valorizzare i talenti, passando per la conoscenza e l’impiego dell’inglese, l’attuazione di una didattica inclusiva e il saper gestire, progettare e collaborare.

Risultato di questa ricerca sono dunque quattro profili di insegnante esperto:

Esperto in didattica innovativa e inclusiva.

È un docente esperto nella didattica per competenze, nelle metodologie innovative, anche con l’utilizzo degli strumenti digitali, e nel promuovere una cultura inclusiva. È competente nell’analisi dei bisogni degli studenti, nella progettazione didattico-metodologica, organizzazione e attuazione di attività e percorsi mirati, anche attraverso l’ideazione/adattamento di ambienti di apprendimento innovativi.

Esperto in sviluppo professionale continuo.

È un docente esperto nell’analisi dei bisogni formativi, nella progettazione di percorsi di formazione, nell’affiancamento ai colleghi, nelle funzioni di tutoring, counseling, supervisione dello sviluppo professionale peer to peer.

Esperto in organizzazione scolastica.

È un docente esperto nella progettazione d’istituto e nella valutazione di sistema. Collabora attivamente alla progettazione del miglioramento dei processi e degli ambienti di apprendimento innovativi, alla formazione necessaria per perseguirli, all’accompagnamento.

Esperto in orientamento formativo nella progettazione.

È un docente esperto nella progettazione, nel monitoraggio e nella valutazione dei percorsi per lo sviluppo di competenze trasversali. Ha competenze specifiche nell’ambito dell’orientamento formativo, delle relazioni esterne ed esterne alla scuola e di tutoring nei confronti degli studenti.

Come afferma Dario Ianes, docente di pedagogia e didattica speciale alla Libera Università di Bolzano: “Gli insegnanti vanno valorizzati, perché sono la leva del miglioramento della qualità della scuola italiana. Le migliori professionalità e motivazioni devono crescere e porsi con autorevolezza nei nuovi scenari del middle management di una scuola inclusiva ed efficace. A fronte di una complessità crescente e di una cronica carenza di autentica leadership educativa, queste figure di expert teachers possono interpretare molto bene l’esigenza di una leadership distribuita e diffusa.”

Pagine: 405
Libreria: 22 settembre 2019

Anche il cardinale Bassetti lancia l’allarme: Italia ultima Ue sugli stipendi ai docenti

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

«Purtroppo siamo il fanalino di coda dell’Europa anche nella retribuzione degli insegnanti. Lo voglio dire con forza». Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ospite della serata “Giù le mani dalla scuola”, in onda su Tv2000 oggi, alle 21.05.

«Dobbiamo comprendere – ha proseguito il cardinale – le difficoltà in cui ora si trova la scuola. In questo totale cambiamento d’epoca i ragazzi sono molto più fragili perché si
sono indebolite le relazioni famigliari. Si è anche impoverito il rapporto relazionale tra i ragazzi. Una volta andavano tutti a giocare in cortile, ora tutti stanno dietro il proprio schermo digitale. Preoccupa inoltre questa esplosione di violenza nelle scuole. I ragazzi sono spesso aggressivi verso i compagni e persino verso i professori e i presidi. Sono sfide grandi da affrontare».

«I ragazzi – ha sottolineato Bassetti – vanno abituati che ognuno può realizzare sé stesso soltanto nella misura in cui cammina e si educa con gli altri. Capace di vedere nell’altro un altro sé stesso. E questo lo voglio dire in maniera laica, non perché lo dice Gesù nella
parabola del “Buon samaritano”. Faccio i miei auguri alla scuola che rappresenta una delle realtà fondamentali della vita».

L’evento, condotto da Paola Saluzzi ed Enrico Selleri, avvia la programmazione speciale di Tv2000 dedicata al nuovo anno scolastico: in palinsesto ci sono da venerdì 20 settembre la
serie “Maestri” di Andrea Salvadore, sei puntate in onda in seconda serata, e un ciclo di film in prima serata che include “Maria Montessori” con Paola Cortellesi e “Il club degli imperatori” con Kevin Kline.

Tra gli ospiti di “Giù le mani dalla scuola”: l’ editorialista del Corriere della sera, Ferruccio De Bortoli, la scrittrice Michela Murgia, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, il fondatore di Skuola.net Daniele Grassucci, il preside della scuola professionale Elis di Roma Pierluigi Bartolomei, l’attore Giulio Scarpati e la senatrice a vita Liliana Segre.

«Il clima di odio non è di questi giorni – aggiunge Liliana Segre – E’ ormai un odio che si percepisce in strada, per un sorpasso, ma anche nel mondo della politica in cui non si rispetta più l’avversario. Bisogna assolutamente trovare delle parole odiose, per chi le riceve e soprattutto per chi le pronuncia. Questo clima di odio lo ritroviamo a scuola con il proliferare dei bulli che devono essere profondamente aiutati perché sono i più deboli della classe anche se credono di essere i più forti. Per contrastare l’odio lo scorso anno, quindi in tardissima età, quando sono entrata in Senato, ho voluto immediatamente presentare un disegno di legge chiamato “hatespeech”, contro le parole d’odio. Spero che il nuovo governo decida di portarlo avanti, perché io sulla mia pelle ho provato come dalle parole si possa passare ai fatti».

Ocse, aumentano solitudine e disagio tra gli studenti

da Il Sole 24 Ore

di Giuliana Licini

Aumentano i sentimenti negativi tra gli adolescenti nei confronti della scuola, o meglio della comunità scolastica. Senso di solitudine, di esclusione, disagio sono sentimenti sempre più diffusi tra gli studenti di tutti i Paesi, anche se – indica uno studio dell’Ocse – a prevalere in larga maggioranza resta il sentimento di appartenenza alla scuola. Come sottolinea Francesco Avvisati, l’economista autore dello studio – che è un approfondimento sui risultati delle indagini Pisa – le risposte date dai ragazzi a una serie di domande ripetute nel corso degli anni (2003, 2012 e 2015) riguardanti la sensazione di esclusione, il sentirsi fuori posto o solo oppure all’apposto la facilità di fare amicizia o l’impressione di piacere agli altri studenti hanno visto prevalere sia a livello globale sia nel caso dell’Italia, una chiara tendenza all’aumento dei sentimenti negativi rispetto alla comunità scolastica e una riduzione, simmetrica, dei sentimenti positivi.

La qualità delle relazioni a scuola sembra, peraltro, riflettersi fortemente sul livello di soddisfazione con la vita espresso dai ragazzi e dalle ragazze di 15 anni. In Italia, per esempio, la quota di studenti che si dice d’accordo con l’affermazione «A scuola mi sento escluso/a» è aumentata dal 5% del 2003 all’11% del 2015, la percentuale di quanti indicavano di avere facilità a fare amicizia a scuola è calata dal 90% del 2012 all’83% del 2015, i ragazzi che si sentivano di “appartenere” alla comunità scolastica sono scesi dal 77% di sette anni fa al 67% e quelli che si sentono soli a scuola sono aumentati dal 7% all’11% e quanti sentono di piacere ai compagni di scuola sono calati dall’86% al 77%.

In media nell’Ocse la quota di ragazzi che si sentono esclusi è salita al 17% nel 2015 dal 7% del 2003, il senso di appartenenza è calato di 9 punti al 73%, la facilità di fare amicizia è diminuita dall’89% al 78%, mentre il senso di solitudine è aumentato dall’8% al 15% e gli studenti che si sentono a disagio o fuori posto sono aumentati dal 10% al 19%.

In generale, rileva lo studio, gli studenti che si sentono “esclusi a scuola” hanno una probabilità 3 volte maggiore di riportare un livello insufficiente di soddisfazione con la vita, cioè un valore tra 0 a 5 su una scala da 0 a 10. Il problema non è da poco: negli anni dell’adolescenza, periodo decisivo per scoprire e definire la propria identità, un forte senso di appartenenza alla scuola può aiutare a sentirsi più sicuri e può sostenere lo sviluppo sociale ed accademico.

Gli adolescenti che si sentono parte della comunità scolastica sono anche più motivati ad apprendere e quindi probabilmente ad andare meglio a scuola. Non a caso gli studenti che si sentono degli “outsider” hanno avuto 22 punti in meno nei test Pisa di apprendimento nelle scienze rispetto ai ragazzi che non si definivano tali.

Lo studio mette in relazione questo diffuso declino con il declino più generale delle comunità formate intorno a luoghi fisici, come i luoghi di lavoro, il vicinato e all’emergere di relazioni “virtuali” caratterizzate da nuovi codici (più esclusive, e meno inclusive) e dove quindi le amicizie “online” e i social network hanno un posto sempre crescente.

Senza vederci una colpa della scuola, lo studio suggerisce che la promozione del benessere a scuola debba da un lato cercare di individuare i giovani più a rischio, dall’altro promuovere, rivolgendosi a tutti, attività collaborative che permettono a tutti di sentirsi a proprio agio nelle ore trascorse sui banchi.

Sono già oltre 10.000 le scuole iscritte a #ioleggoperchè

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

A pochi giorni dal termine per la chiusura delle iscrizioni sono oltre diecimila le scuole italiane che aderiscono a #ioleggoperché, l’iniziativa nazionale promossa dall’Associazione italiana editori (Aie) per il potenziamento delle biblioteche scolastiche, in collaborazione con il Miur, il Centro per il libro e la lettura, l’Associazione librai italiani (Ali) e il Sindacato librai e cartolibrai (Sil), l’Associazione italiana biblioteche (Aib), Confindustria – Gruppo tecnico cultura e sviluppo, e con il supporto di Siae – Società italiana degli autori ed editori.

Il progetto – che vanta anche il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero per i Beni e le attività culturali (Mibac) e, per la prima volta, della Banca d’Italia – segna così il sorpasso della già straordinaria edizione passata, che aveva visto il coinvolgimento di 9.195 scuole, e che è destinata a crescere ancora. Tutte le scuole di ogni ordine e grado hanno infatti ancora tempo per registrarsi sulla piattaforma www.ioleggoperche.it fino a venerdì 20 settembre, dove contemporaneamente stanno arrivando anche le adesioni delle librerie, co-protagoniste di questa iniziativa dal valore sociale e inclusivo. Sul sito le scuole potranno anche raccontare e tenere memoria pubblica delle attività ideate e realizzate grazie ai libri di #ioleggoperché nella sezione “Agorà”, (https://www.ioleggoperche.it/agora).

Culmine dell’iniziativa sarà dal 19 al 27 ottobre: chiunque vorrà partecipare donando uno o più libri per le biblioteche scolastiche potrà farlo durante la campagna donazioni. Gli editori contribuiranno con un numero di libri equivalente al totale di libri donati dai cittadini (fino a 100.000 volumi): «In soli 3 anni, l’impegno delle scuole, delle librerie e degli editori che hanno partecipato a #ioleggoperché ha portato oltre 650.000 libri nuovi nelle biblioteche scolastiche italiane del Nord, Centro, Sud Italia, coinvolgendo più di 2milioni di studenti solo nel 2018, e contiamo con questa edizione di arrivare a quota 1 milione di libri – ha sottolineato il presidente di Aie, Ricardo Franco Levi -. La costante crescita dei numeri del progetto Aie è la riprova di un bisogno cruciale per il Paese, come abbiamo evidenziato anche recentemente in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Aie, festeggiati a Roma lo scorso 11 settembre alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

Per saperne di più: https://www.ioleggoperche.it/

«La scuola senza impegno è l’anticamera della povertà»

da Corriere della sera

Marzio Breda

«Investire nella scuola è la scelta più produttiva sia per le istituzioni sia per le famiglie. Accresce il capitale sociale del Paese. Rinunciare alla formazione, o vivere la scuola senza impegno, è spesso l’anticamera dell’emarginazione, della povertà, talvolta dell’illegalità».

Ha il tono di un memorandum al governo, il discorso di Sergio Mattarella all’Aquila, per inaugurare l’anno scolastico. Infatti, non si preoccupa solo di segnalare che il sistema educativo è in affanno, ma lancia un allarme e un’esortazione. «La mobilità sociale oggi è arenata: la scuola può farla ripartire, arrecando giustizia e sviluppo». Rischiamo, insomma, una generazione perduta, e per neutralizzare questo pericolo bisogna reagire subito con un grande piano d’interventi.

Certo, il presidente sa che non sarà facile trovare nei bilanci dello Stato le risorse necessarie. Ma — è il suo sottinteso — uno sforzo vale la pena di farlo, perché la scuola per tutti, oltre ad essere «una grande conquista democratica, è levatrice di libertà». Di più: il «carattere universale e la visione unitaria dell’impegno educativo costituiscono gli anticorpi dell’omologazione e della prepotenza». Ed è «per questo che non possiamo rassegnarci a discriminazioni che derivano da diversità di ceti sociali o da svantaggiate condizioni economiche». Insomma: «La scuola è una speranza, sempre e ovunque. Rappresenta la finestra di opportunità per il futuro di ciascun giovane. Compito della Repubblica è garantirla costantemente. Dobbiamo renderla più forte ed efficace».

Ecco il punto nel quale l’appello politico si somma con la pedagogia istituzionale. Mattarella incrocia i due piani elogiando «meriti e qualità dei nostri studenti» e l’impegno degli insegnanti, che «non sempre ricevono dalla società e dalle istituzioni il riconoscimento che è loro dovuto». E aggiunge, in una diagnosi che ha molto a che fare con il tempo presente: «La scuola e la famiglia devono parlarsi, incontrarsi, collaborare tra loro. Perché una società aggressiva, attraversata dal risentimento, orientata a esaltare l’interesse individuale a scapito della comunità, rischia di accentuare le fratture tra insegnanti e genitori».

Una prova di questo scenario conflittuale, di cui «fanno le spese soprattutto i ragazzi», la offrono troppe cronache e si ha «quando i loro genitori, per prenderne in qualunque caso le parti, arrivano a screditare o addirittura a insolentire gli insegnanti».

Episodi che rientrano fra le patologie di cui soffre il Paese, denuncia il capo dello Stato. Mentre invece «la nostra società ha bisogno di ascolto, di dialogo, di rispetto degli altri, di maggiore fiducia… e la fiducia comincia dalla scuola».

La stessa fiducia, rammenta Mattarella, di «quel ragazzino di 14 anni, che veniva dal Mali, che aveva attraversato il deserto ed è annegato in un naufragio nel Mediterraneo. Quando ne hanno ritrovato il corpo si è scoperto che aveva cucito nel vestito la sua pagella. La proteggeva come la sua carta d’identità e la sua speranza».

Miur, oggi 18 settembre sciopero personale ATA e ITP

da Orizzontescuola

di redazione

Sciopero: oggi martedì 18 settembre incroceranno le braccia il personale ATA e gli ITP.

Nota Miur

Lo comunica il Miur con nota n. 26766 del 3 settembre 2019:

Si comunica che la Federazione Unicobas Scuola ha proclamato”lo sciopero nazionale dell’intera giornata per tutto il personale Ata (Amministrativi,Tecnici ed Ausiliari) ed ITP (Insegnanti Tecnico Pratici), di ruolo e non, della scuola pubblica italiana,ivi compresi gli istituti all’estero,per mercoledì 18 settembre 2019.

Sciopero: rispetto normativa e comunicazioni

Essendo l’istruzione un servizio pubblico essenziale, lo sciopero va esercitato in osservanza delle regole e delle procedure fissate dalla normativa vigente (articolo 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successive modifiche ed integrazioni  e norme pattizie definite  ai sensi dell’art. 2 della legge medesima).

Gli USR devono comunicare lo sciopero alle scuole che, al loro volta, devono comunicarlo ai lavoratori, alle famiglie e agli alunni; le istituzioni scolastiche devono inoltre comunicare tramite SIDI le seguenti informazioni:

  • numero dei lavoratori dipendenti in servizio;
  • numero dei dipendenti aderenti allo sciopero anche se negativo;
  • numero dei dipendenti assenti per altri motivi;
  • ammontare delle retribuzioni trattenute.

nota Miur

PAS e concorso straordinario entro fine mese in Consiglio dei Ministri

da Orizzontescuola

di redazione

Questo quanto, secondo quanto riporta l’ANSA, avrebbe detto il Ministro Fioramonti ai sindacati in occasione dell’incontro terminato qualche ora fa.

Entro fine mese

Potrebbe essere presentato nei prossimi giorni al Consiglio dei Ministri il Decreto salva-precari elaborato durante il Ministero Bussetti e bloccato dalla crisi di Governo innescata da Salvini.

Ricordiamo che il decreto sospeso conteneva l’avvio di un PAS per quanti avevano 3 anni di servizio negli ultimi 8 anni e un concorso straordinario sempre per quanti avevano stessi requisiti.

Vedremo cosa cambierà l’attuale esecutivo, se saranno modificati i requisiti per accedere ai PAS, ed in particolare se verranno inserite prove selettive e se saranno modificate le prove del concorso straordinario.

Seconda convocazione

Il ministro ha già annunciato una successiva convocazione dei sindacati, in tempi molto stretti, per entrare più direttamente nel merito del provvedimento sulla stabilizzazione del lavoro precario.

Fioramonti, Maturità 2020: test Invalsi rimane non obbligatorio, le tre buste “vediamo”

da Orizzontescuola

di redazione

“La maturità non si tocca per 5 anni”, così ha esordito il Ministro all’indomani del suo insediamo e la sua idea rimane quella.

Introdotta dall’a.s. 2018/19, la nuova Maturità prevede tre prove (prima prova Italiano, seconda prova materie professionalizzanti e terza prova Colloquio orale).

La riforma – avviata dalla Fedeli e poi portata a termine da Bussetti – ha eliminato la terza prova, il cosiddetto “quizzone”,  e la tesina multidisciplinare.

Il Colloquio prende avvio invece dalla scelta di un argomento contenuto in una delle tre buste che la Commissione predispone per ogni candidato e da lì avvia il suo percorso che dovrà snodarsi attraverso i collegamenti con le varie discipline. Un’idea, quella delle tre buste, che il precedente Ministro Bussetti ha rivendicato come originale, pensata per offrire degli spunti ai candidati.

Non cambierà dunque la nuova impostazione della prova di Italiano (7 tracce), la seconda prova mista.

Non verrà modificata l’attribuzione dei crediti del triennio scolastico.

Non verranno modificate le modalità di composizione delle commissioni (tre docenti esterni, tre interni).

Sull’obbligatorietà dello svolgimento del test Invalsi per l’ammissione all’esame il Ministro ha invece dichiarato in una recente intervista al Corriere:  “È utile ma non deve essere requisito di ammissione alla maturità. L’anno scorso non era obbligatorio e l’hanno fatto praticamente tutti, credo che se fosse obbligatorio avremmo l’effetto di spaventare insegnanti e studenti

Ricordiamo che lo scorso anno è stata del 95,9% la percentuale di partecipazione degli studenti di V anno della scuola secondaria II grado a livello nazionale.

E sulle buste il Ministro nicchia “Vediamo”

Spezzoni pari o inferiori alle 6 ore: quali criteri adottare se ci sono più richieste?

da Orizzontescuola

di Paolo Pizzo

La nota sulle supplenze stabilisce l’ordine di assegnazione degli spezzoni. Ma quali criteri è necessario seguire se ci sono più aspiranti?

Isabella scrive

Salve, volevo porvi un quesito abbastanza urgente a cui non ho trovato risposta. Sono una docente in ruolo (dopo abilitazione SSIS e concorso vinto nel 2013) su A045. Nella scuola in cui sono in assegnazione provvisoria su A046 (seconda abilitazione) c’è uno spezzone di 5h su A045, sempre vacante perché unica disponibilità nella scuola, per cui non esiste la relativa graduatoria interna d’istituto.  Per le ore eccedenti la richiesta è stata fatta da me e da due insegnanti di sostegno di ruolo interni all’istituto. A chi spettano le 5h? In attesa urgente di una vostra risposta si inviano cordiali saluti

Ordine di attribuzione delle ore

Dopo le operazioni di nomina dalle graduatorie ad esaurimento da parte degli UST o delle scuole polo residuano spezzoni pari o inferiori a 6 ore, questi vanno restituiti ai dirigenti scolastici delle singole scuole in cui si verifica la disponibilità, che provvederanno ad attribuirli secondo questo ordine:

  1. Ai docenti con contratto a tempo determinato avente titolo al completamento dell’orario in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi;
  2. Ai docenti con contratto a tempo indeterminato in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi;
  3. Ai docenti con contratto a tempo determinato in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi.
  4. Solo dopo aver esaurito la terza fase, qualora lo spezzone risulti ancora non assegnato, il dirigente scolastico ricorrerà alle graduatorie di istituto, scorrendole a partire dalla I fascia.

È richiesta l’abilitazione

Il requisito per essere destinatari di tali ore è il possesso dell’abilitazione, non l’essere inseriti in graduatoria (esaurimento/istituto).

Inoltre la norma non specifica che tali ore possano essere assegnate solo se riferite alla stessa classe di concorso insegnata.

Pertanto il diritto del docente ad accettare tali ore si esercita per tutte le classi di concorso per le quali lo stesso è fornito di specifica abilitazione, non per la relativa disciplina insegnata nella scuola in quel determinato anno scolastico.

Es.il docente titolare su posto di sostegno con abilitazione per la classe di concorso per cui devono essere assegnate le ore potrà concorrere nell’assegnazione delle stesse.

Conclusione

Richiamata tutta la procedura in materia c’è da dire che non esiste una risposta data al quesito, proprio perché la normativa che disciplina in modo molto chiaro le modalità di assegnazione delle ore nulla dice invece sui criteri che bisogna adottare quando a concorrere ci possono essere più docenti.

Sarebbe per questo utile ( e sicuramente doveroso per una questione di trasparenza) che i criteri siano adottati a monte, precisati in un regolamento interno o discusse con le RSU, in modo che tutti i docenti siano a conoscenza del come e quando possono concorrere nell’assegnazione delle ore, altrimenti la disposizione rientra nella discrezionalità del DS.

I criteri potrebbero essere diversi, da quello di assegnare le ore al docente che sta insegnando la disciplina per cui esistono quelle ore a disposizione, a quello di seguire la graduatoria interna di istituto ovvero stabilire chi è il primo docente in graduatoria di tutti quelli che hanno dato disponibilità o, ancora, quello della rotazione in modo da non assegnare le ore sempre allo stesso docente.

In assenza dei criteri io seguirei la graduatoria interna di istituto (da fare al momento rispetto a chi ha dato la disponibilità) che mi pare il criterio più oggettivo, indipendentemente se si è titolari o meno su quella disciplina.

Scuola e Parlamento, al via i progetti per l’a.s. 2019/2020

da La Tecnica della Scuola

Tornano anche quest’anno i progetti di Camera e Senato rivolti alle istituzioni scolastiche.

Il Parlamento, anche nel 2019/2020, apre infatti le sue porte a studentesse, studenti e insegnanti con una serie di bandi per i progetti a sostegno dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” nelle scuole.

Prende il via con questo anno scolastico un nuovo progetto dedicato ai temi della tutela e della sostenibilità ambientale: il concorso “Senato & Ambiente”, frutto della collaborazione tra il Senato e il MIUR, è rivolto alle scuole secondarie di II grado ed è inserito nei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento. Alla fine dell’anno scolastico i migliori progetti saranno premiati in Senato dove le classi vincitrici illustreranno il lavoro e le proposte elaborate, e presenteranno una risoluzione a conclusione delle proprie attività.

Si conferma il concorso “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione”, rivolto alle scuole secondarie di II grado allo scopo di premiare i progetti che saranno capaci di valorizzare la Costituzione e dimostreranno capacità di ricerca, originalità, efficacia didattica e competenza comunicativa. Per questa edizione la cerimonia conclusiva si svolgerà il 2 giugno 2020 presso l’Aula di Palazzo Montecitorio in concomitanza con le celebrazioni della Festa della Repubblica.

Anche quest’anno le scuole avranno poi la possibilità di conoscere da vicino il Parlamento attraverso le visite e le attività didattiche organizzate da Senato e Camera.

Per quanto riguarda le altre iniziative di formazione si rinnovano “Vorrei una legge che…”, che invita studentesse e studenti delle scuole primarie a elaborare una propria proposta di legge e illustrarla in modo creativo, e “Testimoni dei diritti”, che impegna i ragazzi delle scuole medie a confrontarsi sui princìpi della Dichiarazione universale dei diritti umani, a verificarne l’attuazione nel proprio territorio e formulare eventuali proposte volte ad assicurarne il rispetto.
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Viene confermata anche l’iniziativa “Parlawiki-Costruisci il vocabolario della democrazia”, ideato dalla Camera dei deputati e dal MIUR nel 2009 per le classi quinte delle scuole primarie e le secondarie di I grado, che potranno illustrare alcune “parole chiave” della democrazia attraverso il linguaggio multimediale.