Coronavirus, disabilità e caregiver

Redattore Sociale del 25.02.2020

Coronavirus, disabilita’ e caregiver: tra centri diurni chiusi e servizi sospesi 

La Presidenza del Consiglio ha trasmesso un documento in cui dichiara “essenziali”, ma particolarmente a rischio, i centri diurni. Possibile la sospensione, ma necessaria la “compensazione”. Ricadute sull’assistenza domiciliare, ma sia garantito il supporto, “nei limiti dell’emergenza”. Il commento di Fish, le testimonianze dei caregiver. 

ROMA. Le misure precauzionali, quelle messe in campo per prevenire e ridurre il contagio, colpiscono anche l’assistenza di chi ha una disabilità. Ieri è stata recapitata, dalla Presidenza del Consiglio (Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità) al Capo Dipartimento per la Protezione civile e all’Ufficio di Gabinetto del ministero della Salute, una comunicazione che di fatto estende a centri diurni e servizi per le disabilità le misure precauzionali previste per attività pubbliche e private nelle cosiddette regioni focolaio.

Centri diurni, essenziali ma rischiosi.
“Il DPCM 23 febbraio 2020 all’art. 1, comma 1, prevede la sospensione di attività pubbliche e private – si legge nel documento – con l’eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del Prefetto territorialmente competente. Potrebbero rientrare, tra i servizi essenziali, i cosiddetti Centri diurni per disabili – riconosce l’Ufficio – i quali però a causa della natura delle prestazioni erogate sono caratterizzati da un alto tasso di frequentazione (operatori, familiari e soggetti terzi). Le persone con disabilità, specie intellettive e del neurosviluppo, non sempre sono in grado di assumere comportamenti consapevoli ed idonei ad evitare o ridurre i rischi di contagio. Trattandosi, inoltre, di persone con particolari patologie, correlate alla loro disabilità, rappresentano una popolazione maggiormente esposta al contagio. Ciò premesso, è quindi da valutare se comprendere i Centri diurni nelle aree di focolaio tra le attività soggette a sospensione”.

Azione compensativa, “nei limiti dell’emergenza”.
Riconoscendo tuttavia l’essenzialità di tali servizi, la presidenza de Consiglio ritiene che un’eventuale sospensione “renderebbe necessaria un’azione compensativa di supporto domiciliare per gli utenti dei Centri e i loro familiari, in modo da non far venire meno i servizi di assistenza essenziali”. Va però tenuto conto che “le misure straordinarie, di ‘quarantena’, potrebbero indebolire la rete di assistenza, supporto e protezione destinata alle persone con gravissime disabilità o con forme di non autosufficienza che vivono al proprio domicilio”. La preoccupazione è quindi per i caregiver, “spesso “genitori molto anziani, o che vivono in assenza di una adeguata rete di protezione familiare. Tali soggetti, in caso di quarantena, potrebbero avere maggiori difficoltà ad autogestirsi e a seguire le istruzioni delle autorità. Sarebbe quindi opportuno, nei limiti che la situazione di emergenza consente, assicurare il maggior possibile coordinamento fra le strutture del Sistema Nazionale di Protezione Civile su base locale, le Asl, le strutture di assistenza e le associazioni su base locale, al fine di garantire il censimento, il monitoraggio e il supporto per tali casistiche”.

Comunicazione accessibile.
Un altro punto messo in evidenza nel documento trasmesso è quello che riguarda la trasmissione delle informazioni fondamentali: “Riteniamo necessaria l’attivazione di canali di comunicazione e di assistenza al cittadino che consentano il superamento delle barriere alla comunicazione. In particolare: i numeri verdi telefonici che sono stati istituiti a livello centrale e regionale non possono essere utilizzati da persone sorde o con ipoacusia. Pertanto andrebbe affiancata una modalità di comunicazione via email per questa categoria di persone. Inoltre andrebbero previste traduzioni delle principali comunicazioni di emergenza in Lingua dei Segni Italiana per consentire l’accesso alle informazioni utili anche ai sordi segnanti”.

Fand e Fish “apprezzano”.
Le due principali federazioni delle associazioni per la disabilità, Fish e Fand, che hanno contribuito alla stesura del documento, provvedono ora a diffonderlo ed “esprimono apprezzamento per l’attenzione e la concretezza adottate. Invitano le proprie associazioni e organizzazioni federale ad agire in coordinamento con le strutture territoriali del Sistema nazionale di Protezione Civile che peraltro negli ultimi anni ha rafforzato e adeguato le procedure di intervento in situazioni di emergenza in presenza di disabilità”.

Le testimonianze dei caregiver.
Certo è che la sospensione o la riduzione di servizi di supporto, in presenza di gravi disabilità, rischia di gravare ancora di più sulla spalle di chi ogni giorno di prende cura di queste persone: i familiari, o meglio i caregiver familiari. E’ vero che “sperimentare cosa significhi vivere agli ‘arresti domiciliari’, gestendo nel completo isolamento sociale l’ansia di ammalarsi e veder morire le persone che si amano, può essere un’ottima occasione per capire cosa viviamo quotidianamente noi caregiver familiari – riflette Sara Bonanno, mamma di un ragazzo gravemente disabile, di cui si prende cura 24 ore su 24 – L’ansia che gli italiani stanno sperimentando in questi giorni è quello che le famiglie di una persona non autosufficiente a elevata complessità assistenziale vive quotidianamente. Compreso lo ‘stigma dell’untore’, perché cova nel profondo della nostra cultura l’idea che la disabilità, soprattutto se è molto grave, sia contagiosa e quindi vada tenuta alla larga”. E pur vivendo a Roma, in una regione “non focolaio” (non per il momento, almeno), Bonanno vive sulla propria pelle gli effetti delle misure d’emergenza: “Mi hanno comunicato che è sospesa l’alternanza scuola lavoro e l’istruzione domiciliare per Simone. Perché? Perché un’ordinanza del ministero consiglia di non avere contatti con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute. Simone è ventilato per cui le infezioni respiratorie sono il suo quotidiano: capisco che è un modo per proteggerlo, ma sospendere il servizio non è la soluzione. Per evitare che le persone più fragili siano contagiate, si chiedano maggiori attenzioni sulle norme igieniche, ma non può essere bandita ogni relazione con queste persone”.

Un messaggio WhatsApp per comunicare la sospensione del servizio.
Dal Piemonte, regione direttamente toccata dalle misure straordinarie, arriva la testimonianza di Marina Cometto: “So che molte famiglie, i cui figli frequentano i centri diurni qui in Piemonte, hanno ricevuto un messaggio domenica, che comunicava la sospensione del servizio, già da lunedì. Ho contattato personalmente l’Urp della Sanità, per conoscere la situazione dei centri diurni: mi hanno risposto di rivolgermi al numero 1500 e ai servizi sociali per eventuali difficoltà del nucleo familiare. Ma sappiamo benissimo che i servizi sociali non sono in grado di affrontare queste emergenze”.
Angelica Scudiero, mamma di una ragazza di 25 anni con sindrome di Rett, ha ricevuto domenica sera via WhatsApp il messaggio della cooperativa che gestisce il centro diurno che sua frequenta ogni giorno, dalle 9 alle 17. “Mi hanno scritto che il centro sarebbe stato chiuso lunedì e fino a nuova comunicazione. Per me è un problema grande, ma una soluzione per fortuna ce l’ho: l’altra mia figlia mi aiuta e può sostituirmi per qualche ora. Ma come fa chi non ha alcun aiuto? Come può anche semplicemente andare a fare la spesa?” (cl)

Conte, nessuno stop scuole fuori focolai

Premier stoppa idea fermare tutti istituti dopo Coronavirus

(ANSA) – ROMA, 25 FEB – Nelle zone che non sono focolaio del virus “non si giustifica la chiusura delle attività scolastiche”. Lo ha detto il premier Conte alla Protezione Civile sottolineando che l’Italia è stata divisa in 3 zone: quelle focolaio, dove valgono le misure restrittive varate, un secondo livello “che si estende alle aree circostanti che presentano episodi da contagio indiretto” e un terzo livello che riguarda il resto d’Italia. E qui “sicuramente non ha ragione di esistere la sospensione si attività scolastiche”, aggiunge il premier, dopo le fake news circolate su una possibile chiusura di tutte le scuole in Italia.

Lo sciopero della scuola indetto per il 6 marzo non si effettuerà

Lo sciopero della scuola indetto per il 6 marzo non si effettuerà.

Non si effettuerà lo sciopero della Scuola indetto per il 6 marzo. La decisione è stata assunta dai Segretari generali di FLC CGIL, Francesco Sinopoli, CISL FSUR, Maddalena Gissi, UIL Scuola RUA, Pino Turi, SNALS Confsal, Elvira Serafini, FEDERAZIONE Gilda-Unams, Rino Di Meglio, in considerazione dell’emergenza sanitaria in corso, che ha causato fra l’altro la chiusura delle scuole in vaste aree del Paese impedendo lo svolgimento delle assemblee sindacali programmate. La decisione, assunta per senso di responsabilità dalle lavoratrici, dai lavoratori e dai sindacati, risponde anche all’appello diffuso nelle ultime ore dalla Commissione di garanzia di non effettuare le agitazioni già indette in diversi settori lavorativi.

In questa fase così delicata – affermano i segretari generali dei cinque sindacati – non possiamo non tenere conto dell’emergenza in atto. Da qui la decisione di non effettuare le azioni di sciopero, pur rimanendo confermate tutte le ragioni della loro proclamazione. Ci aspettiamo dalla ministra Azzolina analogo senso di responsabilità con la riapertura di un confronto nel merito di decisioni che confliggono con le nostre richieste e con le intese sottoscritte fra sindacati, Governo e Amministrazione”. 

La convocazione dei sindacati al Ministero per la giornata di domani aggiungono Sinopoli, Gissi, Turi, Serafini e Di Meglio sarà l’occasione per esaminare congiuntamente i molti aspetti di una situazione delicata e complessa, in particolare per i temi legati alla gestione del personale che hanno natura prettamente sindacale”.

DonoDay 2020

https://giornodeldono.org/

Piccoli maestri di generosità in campo per #DonoDay2020

Al via la sesta edizione del Giorno del Dono in Italia:
studenti dall’infanzia alla secondaria racconteranno la loro idea di dono

Oltre 40.000 studenti protagonisti provenienti da più di 300 scuole italiane per un totale di quasi 220 prodotti artistici dedicati al dono: questi i numeri del contest #DonareMiDona Scuole – promosso dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione – che dal 2015 non smette di crescere ed ora è pronto a ripartire in vista del prossimo 4 ottobre.

Il progetto nasce per diffondere e sensibilizzare verso una cultura del dono in tutte sue forme ed usa l’arte del videomaking quale strumento per dare voce ai ragazzi: saranno infatti gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado a vestire panni da regista, al fine di realizzare video che mettano al centro temi tanto concreti quanto evocativi, spaziando dalla narrazione di reali esperienze di volontariato alla riflessione sulle diverse declinazioni che il verbo “donare” può avere.

Maggiore libertà è invece pensata per i ragazzi delle primarie, che potranno candidare al contest un prodotto multimediale o un altro lavoro artistico: poesie, prose, disegni, fotografie, canzoni sono solo alcuni esempi di ciò che renderà unica la galleria dedicata alle scuole #DonoDay2020 disponibile su giornodeldono.org.

Novità 2020: per la prima volta l’invito è rivolto anche alle scuole dell’infanzia, che a più riprese hanno manifestato il desiderio di essere parte di questa grande festa che porta il dono in tutta Italia.

Risale infatti a pochi giorni fa la rinnovata collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, che anche nel 2020 è a fianco di IID ed ha già invitato le scuole di tutto il Paese ad aderire alla manifestazione attraverso un’apposita comunicazione.

Lo scorso 15 gennaio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la sua visita a Livorno nella celebrazione di Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato così la statura politica, intellettuale e morale del suo predecessore: “Sul piano delle iniziative legislative fu presentatore, come primo firmatario, del disegno di legge sulla istituzione della “Giornata del dono”, divenuto poi legge n.110, promulgata il 21 luglio 2015. Mattarella ha ricordato come “nella relazione illustrativa, il senatore Ciampi segnalava i valori primari di libertà e solidarietà, alla base dell’esperienza del dono”. “Riflettere su questo tema – scriveva Ciampi – “significa contribuire al conseguimento di un più elevato grado di coesione del Paese e all’opera, mai conclusa, di formare un’identità nazionale sempre più matura”.

“La legge istitutiva del Giorno del Dono, nel richiedere attenzione all’idea e alla pratica del dono, invita a coinvolgere in modo particolare le scuole di ogni ordine e grado. Ma tutto questo non sarebbe possibile senza insegnanti e dirigenti scolastici che credono nel nostro progetto e che vedono la propria scuola quale incubatore virtuoso di solidarietà ed inclusione” dichiara Stefano Tabò, presidente IID. “In questa nuova edizione, forti dei consensi ricevuti negli anni, il Giorno del Dono è pronto a ripetere l’esperienza del Roadshow del Dono per portare la festa itinerante del dono negli istituti che vorranno ospitarla: le scuole possono segnalare da subito la propria disponibilità”.

I riferimenti utili sono i consueti: il sito IID riporta il regolamento completo del contest, mentre nella sezione DonoDay Scuole di giornodeldono.org è on line il modulo di iscrizione a #DonareMiDona Scuole, da inviare compilato entro il prossimo 10 giugno. Durante l’estate sarà poi aperta la votazione on line, che si concluderà il 13 settembre ed eleggerà i vincitori della “Giuria Popolare” per i diversi ordini scolastici; è inoltre confermato anche il riconoscimento “Giuria Tecnica” per tutte le categorie. Tutte le premiazioni avverranno in occasione delle celebrazioni del Giorno del Dono.

Gli istituti hanno anche la possibilità di entrare a far parte delle “scuole del dono” ed essere testimonial #DonoDay2020: è sufficiente scegliere l’adesione morale nel modulo di iscrizione e impegnarsi a diffondere i valori del Giorno del Dono durante l’attività didattica.

Oltre alle possibilità di adesione dedicate alle scuole, nelle prossime settimane ripartiranno le iniziative dedicate a Comuni, enti non profit ed aziende che permetteranno a sempre più realtà di essere le vere protagoniste di #DonoDay2020.


Istituto Italiano della Donazione (IID) è un’associazione che, grazie ai suoi strumenti e alle verifiche annuali, assicura che l’operato delle Organizzazioni Non Profit (ONP) sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà. I marchi di qualità IID, concessi alle ONP inserite in IO DONO SICURO, confermano che l’ONP mette al centro del proprio agire questi valori. L’Istituto basa la propria attività sulla Carta della Donazione, primo codice italiano di autoregolamentazione per la raccolta e l’utilizzo dei fondi nel Non Profit.

Azzolina: allo studio anche la didattica a distanza

da Il Sole 24 Ore

di Cl. T.

«La situazione è in evoluzione, stiamo valutando tutti gli scenari. Il diritto alla salute in questo momento viene prima di tutto, ma non vogliamo farci trovare impreparati. Stiamo studiando soluzioni per la didattica a distanza. Vogliamo garantire un servizio pubblico essenziale ai nostri studenti». Lo ha detto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, al termine della riunione della task force al ministero.

Alcune scuole chiuse come misura precauzionale
«Il Ministero dell’Istruzione è in campo, ci stiamo raccordando con tutte le autorità competenti per dare messaggi che rassicurino e supportino i nostri studenti, le famiglie, il personale scolastico. La nostra comunità scolastica sta dando una risposta molto positiva in tutto il Paese», ha sottolineato la ministra Azzolina, la quale ha chiarito che «al momento ci sono scuole chiuse in alcune Regioni come misura precauzionale».

Le misure operative
La ministra ha riunito ieri a Roma la task force del ministero dell’Istruzione impegnata nella gestione del coronavirus. Erano presenti gli alti vertici del ministero, la vice ministra, Anna Ascani, rappresentanti della protezione civile, dei pediatri, i referenti territoriali del ministero, i rappresentanti delle Associazioni dei genitori e degli studenti, realtà pubbliche e private che supporteranno l’azione del ministero nei prossimi giorni. «Nel frattempo forniremo ai dirigenti scolastici tutte le risposte necessarie, a partire dal tema dei viaggi di istruzione che abbiamo sospeso, sia in Italia che all’estero, per tutte le scuole del Paese. Stiamo predisponendo tutte le misure operative. Apriremo poi una sezione dedicata sul sito del ministero per rispondere a tutte le domande che riceviamo, anche tramite apposite Faq».

Stop attività Erasmus+

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Tutte le attività Erasmus+:Gioventù ed ESC (Corpo Europeo di Solidarietà) che si realizzano in Italia, e in particolare nelle Regioni in cui sono vigenti le ordinanze concernenti «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019», possono essere definitivamente annullate, rinviate e/o successivamente riprogrammate, per causa di forza maggiore, al fine di tutelare la salute dei partecipanti italiani e stranieri ed evitare la diffusione del Covid-19.

La nota dell’Agenzia giovani
È quanto comunica, in una nota, l’Agenzia Nazionale per i Giovani, l’ente governativo, vigilato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Commissione Europea, istituito dal Parlamento italiano in attuazione della Decisione 1719/2006/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa, che gestisce in Italia i programmi europei Erasmus+ e Corpo Europeo di Solidarietà.

«Tutte le organizzazioni coinvolte, siano essi beneficiari diretti o partner di progetto, in attività di mobilità nell’ambito di Erasmus+:Gioventù ed ESC nel territorio nazionale
– prosegue la nota – sono tenute al pieno rispetto delle ordinanze disposte dal ministero della Salute e dai presidenti di Regione e sono tenute a raccordarsi con le competenti autorità locali e sanitarie e sono invitate a informare l’Agenzia Nazionale per i Giovani delle decisioni prese. Si raccomanda di darne tempestiva comunicazione scritta all’indirizzo direzione@agenziagiovani.it e informazione@agenziagiovani.it».

La comunicazione dell’Indire
In mattinata è stato l’Indire a comunicare, con una nota, che per le mobilità degli alunni, degli studenti e dello staff, che operano negli ambiti dell’istruzione scolastica, dell’istruzione superiore e dell’educazione degli adulti, nell’ambito del programma Erasmus+ potrà applicarsi il principio di “causa di forza maggiore”. Pertanto, sarà possibile richiedere all’Agenzia Nazionale, nelle forme e con le modalità che saranno successivamente comunicate, di applicare la clausola di “forza maggiore”, relativamente alle attività e ai costi per tutte quelle mobilità che vengano annullate in ragione della situazione di emergenza e dei provvedimenti delle competenti autorità. Si invitano gli istituti e le organizzazioni interessati a rivedere la pianificazione e la calendarizzazione delle attività, posticipando le mobilità – anche in entrata – in accordo con i partner di progetto e nell’ambito delle rispettive relazioni bilaterali.

Maturità, troppi 100 e lode ci sarà una stretta sui voti

da Il Messaggero

 Cambiano i criteri di valutazioni alla maturità, perché tra i voti i conti non tornano: è cresciuto infatti in maniera impressionante il numero dei diplomati con 100 e lode ed è diminuito il bonus per premiarli. Non solo, le lodi vanno soprattutto al Sud e allora la scuola si prepara a nuove valutazioni per l’esame di Stato: il dubbio è che ci siano troppe disparità nei giudizi.
Il bonus per le eccellenze è stato istituito nel 2007 dall’allora ministro all’istruzione Giuseppe Fioroni che, in quella occasione, premiò i 100 e lode con mille euro da spendere in libri, testi universitari e abbonamenti a riviste scientifiche. Dei mille euro oggi ne restano appena 255: i ragazzi più meritevoli della maturità del 2019 avranno, infatti, solo 255 euro per la loro lode. Un quarto rispetto al bonus di 12 anni fa.

I NUMERI

Un calo legato al forte aumento delle lodi: nel 2007 furono circa 2.700, nel 2019 ce ne sono state ben 7365. Un boom tutto da analizzare. Soprattutto a livello geografico: la percentuale nazionale è dell’1,6% ma il maggior numero di lodi si registra infatti con il 3,4% in Puglia, a cui seguono Calabria, Umbria, Marche e Campania. La quota più bassa delle lodi è stata raggiunta invece nelle regioni del Nord con lo 0,7% della Lombardia, a seguire Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Trentino Alto Adige. La scuola italiana sembra divisa a metà, con gli studenti del Sud nettamente più bravi rispetto ai coetanei del Nord.
Il dubbio è che si tratti probabilmente di due modi diversi di valutare gli studenti, anche perché questa differenza viene ribaltata con gli esiti delle prove Invalsi e Ocse, dove le valutazioni più alte arrivano al Nord. Su questo aspetto si è concentrata una risoluzione, votata in VII commissione al Senato, in cui si chiede al governo di rendere i criteri di assegnazione dei punteggi delle commissioni esaminatrici più oggettivi ed uniformi possibili, su tutto il territorio nazionale. I tecnici del ministero dell’istruzione sono al lavoro per mettere a punto delle griglie di valutazione più dettagliate rispetto a quelle fornite lo scorso anno, quando vennero usate per la prima volta proprio per uniformare le valutazioni, lasciando comunque un ampio margine di discrezionalità negli indicatori. Le prossime griglie saranno probabilmente più specifiche.
Si chiede anche di chiarire le modalità di svolgimento del colloquio che non avrà più le buste a sorpresa, così come si dovranno esaminare le materie laboratoriali degli istituti tecnici e professionali e portare al livello B2 tutte le lingue del liceo linguistico, non solo la prima lingua straniera.

LE COMMISSIONI

«È necessario fornire alle commissioni esaminatrici il maggior numero di informazioni per svolgere al meglio gli esami di Stato – spiega la senatrice Bianca Laura Granato del M5S – lo scorso anno ci furono delle difficoltà per avviare le prove, fresche di riforma, dal colloquio con le buste alle griglie di valutazione senza criteri per i descrittori. Le richieste avanzate nella risoluzione derivano da un attento dialogo con docenti e dirigenti scolastici, li abbiamo ascoltati anche in merito alle simulazioni svolte nelle scuole dall’aprile del 2019. I docenti si sono sentiti liberi di esporre le loro critiche e noi siamo partiti da lì. Semplificare la normativa significa anche mettere i commissari al riparo da eventuali ricorsi da parte delle famiglie, dopo l’esame».
Nella risoluzione è presente anche la prospettiva di una commissione di esame completamente esterna, senza docenti interni, ma avrebbe costi più alti per il maggior numero di trasferte.
Lorena Loiacono

Stop anche alle gite in città e all’alternanza scuola-lavoro

da la Repubblica

Dopo le gite scolastiche in Italia e all’estero, vietate due giorni fa dal governo, il provvedimento viene allargato alle uscite scolastiche all’interno delle città e alle attività di Alternanza scuola lavoro. Tutto sospeso nell’intero Paese (non solo nelle sette regioni che hanno chiuso le scuole).

Nelle regioni in cui le scuole saranno ferme per l’intera settimana — Trentino, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna — sono state interrotte tutte le attività, anche quelle amministrative. Al contrario delle università, che hanno fermato solo lezioni e sessioni di esame, nei plessi scolastici i portoni sono stati sbarrati a tutti e in questo modo si rischia di mandare in crisi l’intero sistema: pagamenti degli stipendi, dei fornitori, chiamate dei supplenti. Per gli studenti rimasti a casa il ministero sta pensando a lezioni a distanza: task force insediata, progetto tutto da realizzare.

Alcuni istituti, per ragioni a metà strada tra la precauzione e la psicosi, sono stati chiusi anche se nella regione d’appartenenza non erano previsti blocchi dell’attività. In una primaria romana è stato inizialmente vietato l’accesso a un gruppo di bambini che aveva fatto la settimana bianca in Trentino: gli alunni hanno potuto raggiungere le aule dopo le autodichiarazioni di buona salute rilasciate dai genitori. In un liceo di Pisa gli studenti di una classe sono stati mandati a casa per la presenza di una bambina rientrata da Lodi. Sul fronte universitario, è stato sospeso il concorso nazionale per l’abilitazione a Medicina e Chirurgia previsto per venerdì 28. E hanno chiuso fino a domenica l’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara e l’Università telematica San Raffaele di Roma.

Bisogni educativi speciali: è importante differenziali. Una scheda

da Orizzontescuola

di Myriam Caratù

La sigla BES sta ad indicare i Bisogni Educativi Speciali, presenti nella direttiva del 27.12.2012 (dal titolo “STRUMENTI D’INTERVENTO PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI E ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE PER L’INCLUSIONE SCOLASTICA”)

Si tratta di bisogni educativi destinati a studenti che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Quest’area dello svantaggio scolastico comprende tre sotto-categorie:

1)della disabilità;

2)dei disturbi evolutivi specifici (tra cui DSA);

3)dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale. Categorie che è bene riconoscere per saperle distinguere: vediamole nello specifico.

Disabilità

Col suo modello d’integrazione scolastica basato sull’inclusione, l’Italia è tra i primi Paesi europeo ad aver disposto l’inserimento degli alunni con disabilità all’interno delle classi ordinarie: “inclusione” è la parola chiave, in questo senso. Essa prevede la capacità da parte di docenti ed educatori di dare ai propri studenti le stesse opportunità e di valorizzare ognuno in base alla propria predisposizione naturale e a prescindere da etnia, lingua, genere e condizione sociale nonché culturale.

Ovviamente gli alunni con disabilità (che deve essere accertata, ai sensi della legge 104/92, da una Commissione ASL multidisciplinare) necessiteranno della redazione di una Diagnosi Funzionale su cui poi redigere il PDF, ovvero il Profilo Dinamico Funzionale. Trattasi di un documento che viene redatto da un Gruppo di lavoro misto dove compaiono anche docenti curriculari, di sostegno, genitori dell’alunno: è questo il punto di partenza per un PEI, Piano Educativo Individuale che rappresenta il progetto di vita scolastica di ogni alunno con disabilità.

In fase di didattica, dunque, è importante tenere conto di questo documento per predisporre delle adeguate metodologie o strategie di insegnamento: il tutto sempre mantenendosi nell’ottica di inclusività di cui sopra, per individuare quei denominatori comuni tra gli studenti su cui lavorare per non lasciare indietro nessuno.

Disturbi Evolutivi Specifici

Per “disturbi evolutivi specifici” s’intendono i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia anche i “deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, ricomprendendo – per la comune origine nell’età evolutiva – anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività, mentre il funzionamento intellettivo limite può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico. Per molti di questi profili i relativi codici nosografici sono ricompresi nelle stesse categorie dei principali Manuali Diagnostici e, in particolare, del manuale diagnostico ICD-10, che include la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e utilizzata dai Servizi Sociosanitari pubblici italiani” (direttiva del 27.12.2012)

Si tratta spesso di problematiche che, non certificabili dalla legge 104/92, normalmente non prevedono per lo studente il diritto all’insegnante di sostegno, anche se – in base alla lehhe 170/2010 – le scuole possono avvalersi per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle misure previste dalla normativa appena menzionata.

Svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale

Questa è sicuramente una categoria di svantaggio a parte rispetto alle altre, poiché – pur non contemplando nessun deficit cognitivo o corporeo, di base, né disturbi riconducibili alla sfera psicologica – può essere fonte di disagio per gli studenti in questione: la difficoltà ad esprimersi in un’altra lingua o in un altro contesto con diverse abitudini e/o in un contesto socio-economico che non sia il proprio può portare a chiusure psicologiche importanti del ragazzo, ad esempio. In questi casi è infatti prevista la redazione di un PDP, ovvero Percorso Didattico Personalizzato, che secondo la Circolare ministeriale del 6 marzo 2013 è “lo strumento con cui si potranno, ad esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico-strumentale”.

stop gite scolastiche fino al 14 marzo, riunioni docenti “a distanza”, studenti ammessi con certificato

da Orizzontescuola

di Paolo Damanti

Queste alcune delle misure che il Ministero sta perfezionando in una ordinanza che conterrà le misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ecco alcune anticipazioni.

Situazione

La situazione vede scuole chiuse in molte parti d’Italia a causa del contagio da Coronavirus (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna). Chiusura attuata inizialmente dagli enti locali, per poi essere “regolamentata” dal Governo stesso con un decreto ad hoc pubblicato in Gazzetta Ufficiale e contenente misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19

All’interno, alcune disposizioni che interessano la scuola e che vanno dalla chiusura delle scuole nelle aree interessate, sospensione di manifestazioni, sospensione dei viaggi di istruzione, delle procedure concorsuali.

Si è trattato di un primo intervento di emergenza, al quale ne seguirà un secondo più strutturato. Ieri sera si è svolto, infatti, a Palazzo Chigi un incontro per mettere a punto una nuova serie di provvedimenti che saranno contenuti in un DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri). Siamo in grado di anticiparvi i contenuti.

Nuovi interventi per la scuola

Nel DPCM si predisporrà (probabilmente fino a fine febbraio)

  • riammissione degli studenti previo certificato medico
  • riunione dei docenti in modalità “a distanza”, parliamo di consigli di classe, collegi docenti, dipartimenti, consigli d’istituto etc
  • didattica in modalità e-learning.

Per quest’ultimo punto, non si è ancora deciso se sarà reso obbligatorio o se sarà data discrezionalità alle scuole.

Un’altra misura potrebbe essere

  • la sospensione delle gite scolastiche fino al 14 Marzo

Misure che potranno essere suscettibili di cambiamenti, trattandosi ancora di indiscrezioni fornite alla nostra redazione. Per conoscere il contenuto del Decreto bisognerà attendere il testo ufficiale che sarà varato dal CdM tra domani e dopodomani.

C’è già chi ha attivato modalità e-learnig

Alcune scuole si sono già attrezzate per consentire agli studenti di seguire le lezioni tramite Internet.

Ad esempio, in Lombardia, la dirigente dell’Ite Tosi di Busto Arsizio Amanda Ferrario e il collegio docenti avvieranno un sistema di classi virtuali. I docenti  si collegheranno online e faranno lezione normalmente agli studenti. Gli studenti assenti dovranno giustificare.

Le attività, saranno avviate in modalità “MOOC” con classi virtuali e smart working per tutti gli studenti della scuola.

Il dirigente del Liceo Classico ‘Telesio’ di Cosenza, ing. Antonio Iaconianni, che già nello scorso mese di ottobre aveva sperimentato i consigli di classe svolti da casa via skype, ritorna a parlare di smart working in questi giorni di emergenza coronavirus.

Il Liceo Garofano di Capua (CE) è pronto ad attivare lo smart working in caso di chiusura delle scuole

Scuole che potranno sicuramente rappresentare un esempio per quante vorranno attivare l’insegnamento a distanza.

Coronavirus, incontro MIUR e sindacati il 26 febbraio

da Orizzontescuola

di redazione

Il MIUR ha convocato per mercoledì 26 febbraio le organizzazioni sindacali per un’informativa sulle misure che l’Amministrazione intende adottare o sta già adottando contro la diffusione del Covid-19, dalla sospensione dei viaggi di istruzione all’interruzione dei servizi scolastici.

L’obiettivo dell’incontro è assicurare una gestione omogenea in tutte le regioni interessate, dando indicazioni chiare ed univoche contro la diffusione del Covid-19.

In serata il CdM dovrebbe decidere di approntare uno specifico DPCM.

Coronavirus, sospese gite e viaggi di istruzione. Come comportarsi con agenzie di viaggi

da Orizzontescuola

di redazione

Coronavirus, l’emergenza sviluppatasi in alcune regioni ha spinto il Ministero dell’Istruzione ad adottare alcune misure precauzionali in riferimento a gite e viaggi di istruzione.

Ieri domenica 23 febbraio il Ministero ha scritto sul sito internet 

“in attesa dell’adozione formale dell’ordinanza prevista dal decreto approvato in Consiglio dei Ministri, per motivi precauzionali, i viaggi di istruzione vanno comunque sospesi a partire già da oggi domenica 23 febbraio 2020. Si ringraziano le scuole e i dirigenti scolastici per la collaborazione.”

I dirigenti scolastici e i docenti referenti si sono immediatamente attivati per avvertire tutti i soggetti interessati. Da una parte studenti e famiglie, docenti e ATA coinvolti, dall’altro le agenzie di viaggi.

Come comportarsi con le caparre già versate?

Quali decisioni può adottare il singolo Dirigente Scolastico, fermo restando che i viaggi di istruzione al momento sono sospesi fino a data indeterminata.

Il Ministro Azzolina ha fatto sapere che, dopo una nuova task force al ministero oggi alle 12, a poco a poco verranno fornite tutte le risposte anche di natura amministrativa legate all’emergenza.

Una prima risposta proviene dall’ANQUAP

“La sospensione disposta per uscite didattiche e viaggi di istruzione deriva da causa di forza maggiore. Ciò determina le conduzioni per procedere alla risoluzione dei contratti allo scopo stipulati per impossibilità (assolta e oggettiva) sopravvenuta, ai sensi dell’art. 1463 del codice civile (Impossibilità totale: Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito”).

L’atto di risoluzione deve essere assunto dai Dirigenti delle scuole che hanno stipulato i contratti afferenti le uscite didattiche e i viaggi di istruzione.”

Si attendono indicazioni ufficiali da parte del Ministero.

Coronavirus, l’alunno è stato in una zona a rischio: il certificato medico di rientro in classe è obbligatorio?

da La Tecnica della Scuola

In questi giorni di emergenza Coronavirus, riceviamo comunicazioni su comportamenti difformi da parte delle scuole che accolgono studenti che sono stati a lungo assenti, oltre 5 giorni, e che si sono recati in località potenzialmente a rischio. In alcuni casi, ad esempio, i docenti ritengono che sia opportuno che l’allievo presenti il certificato medico di rientro a scuola: fanno bene, ma solo se insegnano in determinate località.

Nove regioni hanno detto basta

Delle venti regioni italiane, infatti, negli ultimi anni ben nove hanno deciso di mandare in soffitta l’obbligo introdotto dall’articolo 42, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre1967, n. 1518.

Si tratta del Friuli Venezia Giulia nel 2005, della Liguria nel 2006, del Piemonte nel 2008, della Lombardia nel 2009, dell’Umbria nel 2011, di Bolzano nel 2012, dell’Emilia Romagna nel 2015, del Lazio nel 2018, delle Marche nel 2019 e del Veneto, che ha deciso di dire basta al certificato medico lo scorso 24 gennaio per “adeguamento ordinamentale” in materia sanitaria.

Le incertezze di questi giorni…

Tranne che per misure di “profilassi previste a livello internazionale e nazionale per esigenze di sanità pubblica”, il certificato medico dopo 5 giorni di assenza, nelle scuole di queste regioni, quindi, non va più chiesto.

Solo che in questi giorni di incertezza che attanaglia tutti, compresi gli insegnanti, si stanno verificando episodi difformi a queste decisioni prese dalle giunte regionali.

È accaduto, ad esempio, che i docenti di una scuola di Roma, lunedì 24 febbraio hanno chiesto il certificato di riammissione – il quale attestasse che erano in buona salute e non presentassero i sintomi del Coronavirus – ad un gruppo di alunni che si erano recati in settimana bianca in Trentino.

Bastava una dichiarazione dei genitori

Alcuni genitori hanno ricordato alla scuola che la richiesta non era plausibile. Anche perché fonti del Campidoglio hanno fatto sapere, scrive l’Ansa, di non aver emanato alcuna indicazione o comunicazione in merito e di attenersi alle direttive del Ministero della Salute.

Pure i medici contattati per redigere la certificazione hanno sostenuto di non avere informazioni in merito e quindi di non poter procedere alla realizzazione del certificato di riammissione. E lo hanno ribadito alla dirigenza scolastica.

Agli alunni, a quel punto, è stato permesso l’ingresso a fronte di una dichiarazione dei genitori che attestasse che i figli non presentavano alcun sintomo.

L’istituto romano, pur confermando di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali, afferma di aver agito per l’incolumità della comunità scolastica in attesa di informazioni dalle autorità competenti.

Cosa devono fare le scuole nei casi a rischio

Ricordiamo che a tutt’oggi le scuole devono comportarsi seguendo le indicazioni della Circolare Miur a cui fa riferimento la ministra, inviata sabato 1° febbraio agli Usr e alle 8 mila scuole italiane: il dicastero dell’Istruzione ha scritto che gli studenti ai quali è stato comunicato dall’autorità sanitaria, o che sono venuti in altro modo a conoscenza, di aver effettuato un viaggio insieme ad un paziente nCoV – con qualsiasi tipo di trasporto – e/o di aver coabitato con un paziente nCoV, entro un periodo di 14 giorni, devono “telefonare tempestivamente al 1500 o ai centri di riferimento delle regioni, per le misure di sorveglianza, ove non siano state già adottate dall’autorità sanitaria”. Spetterà quindi l’autorità sanitaria a valutare, caso per caso.

Sciopero 6 marzo in forse per il coronavirus. Ma Unicobas lo conferma

da La Tecnica della Scuola

L’emergenza coronavirus sta mettendo in discussione anche lo sciopero proclamato dai sindacati maggiormente rappresentativi del comparto scuola per il prossimo 6 marzo.
In queste ore la Commissione di Garanzia ha invitato tutti i sindacati ad evitare scioperi fino al 31 marzo: stando alle informazioni ufficiose in nostro possesso sembra che i sindacati del comparto siano orientati a sospendere o a revocare la protesta ed è probabile che se ne saprà qualcosa di più nella giornata del 25 febbraio dopo un incontro fra la ministra Azzolina e i sindacati.

Ma la situazione non è scontata perché, nel frattempo, Unicobas, ha deciso di anticipare proprio al giorno 6 lo sciopero già indetto per il 17 marzo.
“Quello indetto dai sindacati del comparto – afferma il segretario nazionale di Unicobas Stefano d’Errico – sembrerebbe uno sciopero fatto apposta per essere revocato al più presto dopo il previsto incontro col ministro, ‘appoggiandosi’ anche al problema epidemiologico ed all’invito – non cogente – che prontamente la Commissione di Garanzia indirizza a tutti chiedendo la sospensione degli scioperi fino a tutto Marzo”.
In merito agli obiettivi dello sciopero Unicobas ha le idee chiare; le richieste più pressanti riguardano questi punti: abolizione delle controriforme Moratti e Gelmini, nonché della chiamata diretta e della L. 107/15;  soluzione strategica del problema del precariato; doppio canale di reclutamento: 50% dei posti a concorso ordinario e 50% a concorso per titoli, per tutti i già abilitati con almeno un anno di servizio (180 gg.) anche cumulativi; soluzione della vertenza Ata ex EELL con il pieno riconoscimento pieno del servizio pregresso con adeguamento stipendi e pensioni.
Non manca, come sempre per l’Unicobas, la richiesta di uscita del comparto scuola dal decreto 29/93 e il rinnovo del contratto nazionale con 250 euro d’aumento medio pro-capite.
Per sostenere questa piattaforma l’Unicobas organizza anche una manifestazione nazionale a Roma, in Piazza Montecitorio, il 6 marzo dalle ore 9 alle 14.
Ma su tutto resta un dubbio di fondo, perché al momento non si sa di preciso in che modo funzioneranno le scuole la prossima settimana. Per ora c’è la certezza che in tutto il nord le scuole saranno chiuse fino a sabato 29 febbraio e ci sono già regioni del centro sud che stanno premendo per poter sospendere ogni attività a partire dai prossimi giorni.

Coronavirus, scuole chiuse in tutta Italia: se il Governo dice sì, 4 milioni di famiglie in crisi

da La Tecnica della Scuola

Chiudere tutte le scuole d’Italia, di ogni ordine e grado, in modo da ridurre al minimo i contagi da Coronavirus: è una delle possibili risposte operative per evitare il contagio, che le istituzioni e i responsabili della Salute pubblica esamineranno la mattina di martedì 25 febbraio.

La decisione – auspicata anche da associazioni di categoria, come Scuola Bene Comune, e alcune organizzazioni sindacali – verrà presa durante il vertice tra il Governo e le Regioni, finalizzato a proprio trovare un’iniziativa comune che coinvolga indistintamente gli enti locali sul territorio nazionale, considerando l’espandersi, ora dopo ora, del contagio (con 230 persone colpite e 6 decessi).

Più di una eventualità

In base alle informazioni che disponiamo, l’impressione è che la chiusura delle scuole almeno fino al 1° marzo sia più di una eventualità.

Una conferma indiretta è arrivata dalla messa in stand by, da parte del Governo, della richiesta formulata dei governatori di Marche e Calabria di bloccare le lezioni per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Le dichiarazioni ufficiali non lo escludono

Ma anche dalle parole del capo della protezione civile, e commissario straordinario all’emergenza, Angelo Borrelli, orientate a realizzare un coordinamento unitario e delle decisioni comuni, piuttosto che aperte alla frammentarietà derivante da iniziative territoriali.

La stessa ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha detto “al momento ci sono scuole chiuse in alcune Regioni come misura precauzionale”, ma “la situazione è in evoluzione, stiamo valutando tutti gli scenari”.

I possibili scenari

La possibilità che le 8.200 istituzioni scolastiche italiane possano chiudere per diversi giorni rimane quindi più che plausibile.

In tal caso, le diverse situazioni regionali e provinciali di contagio creerebbero dinamiche diverse.

Laddove è stato deciso di non fare uscire nessuno di casa, se non per motivi di urgenza, come nel basso lodigiano, il problema non si pone: le famiglie si ritroverebbero unite nelle proprie abitazioni.

Nella maggior parte delle regioni (ad esempio al Centro-Sud), però, non vi sono condizioni di questo genere, perchè le altre attività quotidiane, ad iniziare da quelle lavorative, non sarebbero precluse: i genitori, quindi, continuerebbero ad andare al lavoro.

Così le famiglie si ritroverebbero obbligate ad organizzarsi, con pochissimo tempo a disposizione, per trovare soluzioni relative al “controllo” dei loro figli per tutto il tempo normalmente passato a scuola.

Le conseguenze

Il problema è particolarmente sentito in quei nuclei familiari dove i genitori lavorano entrambi ed i figli hanno un’età tale da non essere autonomi: il disagio, quindi, si creerebbe in particolare per i bambini della scuola dell’infanzia e primaria. E anche dei primi anni delle scuole medie.

Parliamo di circa quattro milioni di bambini: in pratica, tutti quelli che hanno fino a 11-12 anni e che frequentano la scuola.

Alcune aziende, nelle ultime ore, si sono poste il problema. Una di queste è la Condé Nast, che conta 380 dipendenti milanesi del gruppo editoriale, per lunedì 24 febbraio, primo giorno di stop delle lezioni in Lombardia, ha deciso di concedere una giornata a casa, per permettere a tutti, soprattutto alle dipendenti con figli, di organizzarsi al meglio.

Fedele Usai, amministratore delegato dell’azienda meneghina, ha detto: “Non c’è nessun allarmismo, però preferiamo prenderci mezza giornata per definire chi può lavorare da casa, perché magari viene da zone vicine a quella del focolaio o per motivi personali. Il 65-70% delle persone che lavora con noi è donna e madre e questa settimana le scuole a Milano sono chiuse, è ovvio che servano più di 12 ore per organizzarsi”.

Non tutte le aziende, purtroppo, si comporterebbero in questo modo.