Al lavoro per riportare quanto prima studenti a scuola

Il Ministero dell’Istruzione, anche con riferimento a notizie pubblicate il 22 novembre 2020 sulla stampa, in particolare su “La Repubblica”, precisa che tutta la struttura ministeriale, insieme agli uffici territoriali, sta lavorando per riportare in classe quanto prima studentesse e studenti che al momento sono in didattica digitale.

Tutto ciò nella convinzione, espressa con chiarezza in questi giorni anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che una chiusura prolungata delle scuole possa produrre un impatto negativo sui nostri studenti, dal punto di vista psicologico e della dispersione scolastica.

Programma ITACA

1.500 borse di studio da INPS con il programma ITACA

USCITO IL BANDO DI CONCORSO ITACA DI INPS PER I FIGLI DI DIPENDENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PER I PROGRAMMI SCOLASTICI ALL’ESTERO 2021/22

INTERCULTURA RIAPRE LE ISCRIZIONI

Milano, 23 novembre 2020 _ A seguito dell’uscita del bando di concorso del programma ITACA DI INPS per soggiorni all’estero nell’anno scolastico 21-22, Intercultura riapre le iscrizioni. La nuova possibilità riguarda sia i figli dei dipendenti e dei pensionati dellapubblica amministrazione, a cui è sono rivolte le borse di studio ITACA, sia gli altri studenti interessati a partecipare a un programma all’estero Intercultura, senza richiedere una borsa di studio.

Il bando ITACA 2021/22 offre 1.500 borse di studio rivolte a figli dei dipendenti e dei pensionati della pubblica amministrazione iscritti al Fondo della Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali (che, come spiegato da INPS sul suo sito, è autofinanziato esclusivamente con i contributi dei dipendenti e non utilizza fondi pubblici). I programmi di Intercultura sono conformi al bando ITACA  e offrono in aggiunta un percorso di formazione su tematiche di educazione interculturale che consente agli studenti di ricevere la certificazione delle competenze acquisite e di ricavare benefici più ampi dall’esperienza all’estero.

IL LINK PER SCARICARE IL BANDO E  ISCRIVERSI

Le iscrizioni al bando Itaca saranno aperte dal 10 dicembre 2020 all’11 gennaio 2021. Gli studenti interessati a partecipare a un programma all’estero di Intercultura attraverso una borsa di studio del programma Itaca di INPS possono trovare tutte le informazioni e il bando da scaricare alla pagina www.intercultura.it/itaca.  Intercultura offre l’opportunità di vivere e studiare in 60 destinazioni di tutti e 5 i continenti, dal Nord America all’Europa, fino all’Asia (soprattutto la Cina), l’America Latina e anche l’Africa. Tra le novità di quest’anno spiccano l’anno scolastico in Grecia e il trimestre e l’anno scolastico nel Regno Unito. 5.000 volontari dell’Associazione seguono passo passo l’esperienza dei ragazzi e delle loro famiglie, aiutandoli a prepararsi all’esperienza e assistendoli durante il soggiorno all’estero e al rientro in Italia. (per individuare il Centro locale della propria area di residenza: www.intercultura.it/volontari/i-centri-locali/).

800 STUDENTI CON INTERCULTURA E ITACA NEGLI ULTIMI ANNI, 72 ATTUALMENTE ALL’ESTERO

Sono circa 800 gli studenti delle scuole superiori che negli ultimi anni  hanno sfruttato l’opportunità delle borse di studio ITACA per partecipare a un programma di Intercultura e tra questi 72 di loro sono attualmente all’estero per un periodo di studio in prevalenza annuale in 19 Paesi diversi. Tra i Paesi più gettonati le destinazioni europee, anche a causa delle limitazioni che ci sono state quest’anno a causa della situazione sanitaria, con Irlanda, Olanda, Germania eFinlandia in testa.

“Ad agosto 2020 sono partita per il mio anno all’estero in Islanda con Intercultura, grazie a una borsa del programma ITACA di INPS, racconta Allegra, studentessa del Liceo Classico Einstein di Piove di Sacco (PD).  Ho dovuto iniziare con un periodo di quarantena e ci sono stati  giorni in cui dobbiamo seguire le lezioni a distanza, ma sono contentissima della scelta fatta e non tornerei mai indietro. Durante il periodo di isolamento iniziale, le mie future sorelle ospitanti sono venute a trovarmi e mi hanno salutato dalla finestra, dicendo che non vedevano l’ora che potessi raggiungerle a casa: mi sono sentita subito parte delle famiglia. Tutti i giorni scopro cose nuove, dal sistema scolastico molto diverso alle relazioni con le persone”.

I RISULTATI DEI PROGRAMMI INTERCULTURA

Secondo un’indagine Ipsos su un campione di 886 partecipanti partiti tra il 1977 e il 2012● l’84% di chi partecipa a un programma di Intercultura si laurea vs la media italiana tra ex liceali pari al 56%● il 32% ottiene il massimo alla laurea rispetto al 24% della media nazionale● l’89% conosce mediamente due lingue straniere, rispetto alla media italiana del 24% ● l’84% dichiara di non avere avuto difficoltà a trovare/cambiare cambiare lavoro;● il 69%si dichiara complessivamente molto felice, rispetto alla media degli italiani del 47%● il 48% ha svolto attività di volontariato, rispetto alla media degli italiani del 13%

Grazie al percorso di formazione proposto da Intercultura, il beneficio del singolo studente ricade anche sulla collettività. Una ricerca condotta nel corso del 2020 da Human Foundation, sviluppata con metodologia SROI e focalizzata sull’analisi dell’impatto sociale generato dai programmi di Intercultura evidenzia come, per ogni euro investito nei programmi di mobilità studentesca di Intercultura, sono stati generati 3,13 euro di beneficio sociale.

L’Associazione Intercultura Onlus (www.intercultura.it)

Un evento di riflessione e di professionalità agita

Un evento di riflessione e di professionalità agita

Si è svolto il 19 e 20 novembre u.s. il Consiglio nazionale di DiSAL, l’organo statutario composto dai membri della Direzione nazionale e dei direttivi regionali DiSAL, sul tema ‘La scuola del risveglio.
Fattore etico e responsabilità’ per mettere a fuoco le direzioni sulle quali l’Associazione si impegnerà durante l’anno scolastico.
È stato un avvenimento di novità e di corresponsabilità che ha approfondito e rilanciato, nel confronto con i relatori e nel dialogo tra i partecipanti, le dimensioni culturali e professionali che qualificano la direzione di scuola e la presenza associativa. Con un affronto originale della attuale complessità ed emergenza, il Seminario di studio ha tematizzato la scuola come ‘luogo del risveglio’ e del valore dell’alleanza tra docenti, educatori e famiglie quali ‘fattori etici’ capaci di intercettare i bisogni formativi dei ragazzi e sperimentatori di innovazione.
L’intervento acuto ed appassionato di Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, ha documentato come la situazione attuale non consente più di dare per scontati modelli, prassi e concezioni abituali, riportando oggettivamente chi opera nelle scuole alle domande radicali: cosa vogliamo veramente per i nostri ragazzi? che cosa ci interessa per loro? che cosa permette loro di interessarsi allo studio, di esserci con tutto quello che la loro vita comporta? Domande fondamentali che indicano altresì la prospettiva dell’investimento su cui puntare: la formazione integrale delle persone.
L’intervento di Beate Weyland, pedagogista dell’Università di Bolzano, ha documentato il ruolo generativo dell’adulto e le modalità creative che possono riqualificare gli ambienti scolastici affinché diventino luoghi educanti.
Il giuslavorista Emmanuele Massagli ha sviluppato con ricchezza di documentazione ed in modo dinamico i temi del valore delle tecnologie informatiche in ambito didattico, del rapporto tra scuole e territorio e tra scuola e lavoro.
La costituzionalista Anna Maria Poggi ha approfondito la necessità che l’autentico esercizio dell’autonomia scolastica sia sorretto da un funzionale sistema di soggetti e da rapporti istituzionali che ne costituiscano l’alveo di sviluppo e di sostegno.
Il Consiglio nazionale DiSAL ha messo, dunque, a tema domande, emergenze, nuovi segni e aperture rintracciabili nell’oggi della vita delle nostre scuole, degli ambienti educativi, delle nuove generazioni, per individuare linee di azione, priorità, prospettive, e modelli. Per cominciare fin da ora ad impostarli, a gestirli e a innovare la direzione delle scuole secondo una originalità di impostazione.
Tutto questo senza senza rinunciare ad esprimere ai responsabili delle istituzioni e del Governo l’urgenza di avviare presto la rapida ripresa delle lezioni in presenza per tutti gli ordini di scuola garantendo la continuità del percorso formativo, l’apprendimento, lo sviluppo, il benessere e la salute degli studenti.
Si è trattato di un Seminario di lavoro dentro la sfida epocale odierna che un’Associazione di dirigenti scolastici non può non intercettare e comprendere, offrendo strumenti per affrontarla. Da protagonisti.

Sicurezza scolastica: 50 episodi di crollo nell’ultimo anno. E la pandemia cancella servizi

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Cinquanta fra episodi di crolli, distacchi di intonaco, caduta di finestre, muri di recinzione ed alberi in prossimità delle scuole. Sono quelli che Cittadinanzattiva ha censito tra agosto 2019 e novembre 2020, dal 2013 si contano 326 episodi di questo genere, da settembre di quest’anno se ne sono registrati già 11.

17.343 scuole (il 43% dei 40.160 istituti scolastici italiani) sono situate in zone a rischio sismico elevato (zona 1 e 2), zone in cui vivono 4 milioni e 300mila bambini e ragazzi. Di queste scuole, 4.176 hanno inoltrato richieste di finanziamento al Ministero dell’Istruzione per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica, ma le indagini finanziate sono 1.564 a fronte di 2.612 non finanziate (oltre il 60%) per mancanza di fondi.

In riferimento all’emergenza sanitaria, molti istituti segnalano la carenza di docenti e di collaboratori scolastici. Fra i servizi “tagliati”, invece, c’è soprattutto quello di pre e post scuola (65%) e, ancora più grave, il servizio mensa in circa il 39% delle scuole e il tempo pieno nel 26%. Sono alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, giunto alla XVIII edizione, presentato nei giorni scorsi da Cittadinanzattiva in diretta streaming, con la partecipazione fra gli altri della viceministra Anna Ascani.

«La crisi pandemica non può far passare in secondo piano i problemi annosi della scuola: edilizia, digitalizzazione, qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, dispersione, estensione dei servizi della fascia 0-6», dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva.

«Riguardo all’edilizia entro il prossimo biennio occorre intervenire a tappeto con le indagini diagnostiche di soffitti e solai e relativi interventi, stanziando 150 mln di euro all’anno per scongiurare tragedie e danni provocati dai troppi ed incontrollabili episodi di crollo; è necessario prorogare i poteri commissariali a sindaci e presidenti di Provincia perché accelerino gli interventi con i fondi a disposizione, visti i ritardi nel loro utilizzo; è indispensabile puntare su adeguamento sismico-efficientamento energetico degli edifici in zone sismiche a rischio elevato e, ove non sia possibile né conveniente, costruire nuovi edifici con criteri innovativi, come nelle zone colpite dal sisma 2016, con piani a medio termine grazie ai fondi di New Generation Ee”, ha aggiunto Bizzarri .

Una smart box con informazioni utili e comportamenti corretti su rischio sismico, rischio alluvione, Piani comunali e numeri utili, sicurezza a scuola e sul territorio: è quanto Cittadinanzattiva mette quest’anno a disposizione per la XVIII Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole.

Nel corso della diretta alcuni studenti hanno raccontato la loro esperienza alle prese con la insicurezza degli edifici ma anche pratiche virtuose che li hanno reso protagonisti in questa emergenza. I video, autoprodotti dalle scuole, sono disponibili sul canale Youtube di Cittadinanzattiva. Emblematico il caso della Girolami, I.C. Margherita Hack di Roma, quartiere Monteverde. L’edificio scolastico è stato dichiarato inagibile a seguito del crollo di un controsoffitto, ad aprile 2019. Gli alunni, oltre 700, sono stati ricollocati in diverse strutture, addirittura in un altro Municipio, con pesanti ripercussioni sulle famiglie. Ad oggi non è prevista una data di inizio lavori. Bagni rotti e infiltrazioni di acqua invece nell’Istituto comprensivo Giacomo Vitale di Piedimonte Matese, gli studenti delle medie dicono «la nostra scuola è tecnologica, sono arrivati anche i banchi nuovi, ma molti bagni non sono funzionanti e in alcune aule ci piove dentro».

Dalla scuola di San Giuliano di Puglia arriva l’impegno delle studentesse della seconda media per adottare comportamenti corretti contro i rischi naturali e l’appello a rendere sicure tutte le scuole di Italia.

Sono 11 le regioni che hanno Comuni in zona 1 (quella a rischio sismico più elevato) ma tutte le regioni ad eccezione della Sardegna hanno Comuni e scuole in zona 2. In totale nelle due zone a rischio più elevato risiedono 4 milioni e 300.000 bambini e ragazzi. Dal XVI Rapporto del 2018 di Cittadinanzattiva emerge come solo il 5% delle scuole fossero adeguate sismicamente ed il 9% migliorate dal punto di vista sismico. Da qui la necessità di effettuare su tutte le altre scuole, particolarmente su quelle in zone ad elevata sismicità, le verifiche di vulnerabilità sismica per sapere quali interventi siano necessari e possibili per adeguare sismicamente. Cittadinanzattiva è ricorsa all’istanza di accesso civico generalizzato rivolgendosi a tutti i Comuni che avevano ottenuto i finanziamenti per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica e sapere a che punto fossero e conoscerne gli esiti. A fornire risposte è stato un ente proprietario su cinque con informazioni dettagliate su 313 edifici scolastici.

Pochissime le risposte fornite dalla Calabria e dalla Campania, entrambe con un alto numero di edifici sottoposti a verifica. Molte Province e Città metropolitane hanno fornito dati sull’intero universo dei propri edifici sottoposti a verifica come Salerno, Frosinone, Roma, Imperia, Ancona, Pesaro Urbino, Isernia, Catania, Brescia, Belluno, Treviso, e quella di interi Comuni di medie dimensioni quali Ascoli Piceno, Pistoia, Perugia, Spoleto, Terni. Rispetto ai 313 edifici scolastici, hanno effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica il 98%. Il 94% (295) necessita di interventi strutturali – e si tratta di scuole che ad oggi sarebbero, tralasciando le chiusure per covid, funzionanti e aperte – ma solo il 32% di questi ha ottenuto finanziamenti ad hoc.

Ad oggi risultano conclusi o quasi i lavori nel 10% delle scuole, il 6% li concluderà entro l’anno, il 36% nel 2021-2022, l’11% nel 2022-2023 e ben il 36% in data ancora da definire.Circa lo stato della ricostruzione delle scuole nelle quattro regioni del Centro Italia (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria) colpite dal sisma del 2016, dai dati sintetici pubblicati a giugno dall’Ufficio ricostruzione sisma, emerge che su 250 scuole oggetto di interventi o di ricostruzione, solo 17 sono stati conclusi.

Cittadinanzattiva ha inviato lo scorso 6 ottobre 2020 quattro istanze di accesso civico a ciascuno degli Uffici della Ricostruzione regionali. In Abruzzo su 24 scuole, 2 sono in fase di esecuzione, 6 con affidamento della progettazione, 10 in fase di progettazione, 4 con gare in corso. In Umbria su 54 edifici oggetto di interventi, la situazione è più articolata e si riporta al report per il dettaglio. I due Uffici speciali per la ricostruzione sisma 2016 Marche e Lazio ad oggi non hanno fornito i dati analitici richiesti.

Le scuole e la pandemia, fra servizi tagliati e soluzioni innovative
I dati fanno riferimento al questionario online messo a punto da Cittadinanzattiva e al quale hanno risposto, fra ottobre e novembre 2020, 327 genitori, docenti, studenti e dirigenti scolastici in riferimento a 233 scuole di 17 regioni.Per garantire il distanziamento la gran parte delle scuole ha optato per soluzioni interne, utilizzando, come aule aggiuntive, laboratori (32%), aule dismesse (22%), palestre (12%).

Tre casi particolari: in una scuola di Milano (IC Pareto) sono stati allestiti un container ed alcune aule all’aperto; in una scuola secondaria di II grado di Magenta sono stati utilizzati anche locali sotterranei; una scuola dell’infanzia di Corsico ha adibito ad aula la sala “nanna”.Il 56% dichiara che i banchi monoposto sono sufficienti per tutti.

A mancare sono soprattutto i docenti (lo segnala quasi una scuola su due, 44%), gli insegnanti di sostegno (19%) e i collaboratori scolastici (22%).Il 26% ha ridotto l’orario, il 65% circa ha sospeso il servizio di pre e post scuola, il 39% ha dovuto “tagliare” il servizio mensa (fra le scuole che prima del covid garantivano tali servizi). A proposito di pasti a scuola, ecco le soluzioni più gettonate: poco meno della metà delle scuole (45%) continua ad utilizzare prevalentemente il refettorio, il 38% ha scelto le aule per far mangiare gli studenti, il 12% ha privilegiato una soluzione mista fra refettorio ed aule. I pasti continuano ad esser serviti prevalentemente con lo scodellamento tradizionale (42%), circa il 28% ha preferito le monoporzioni e il 24% il lunch box.Il 6% delle famiglie ha chiesto di portare il pasto da casa; il 13% ha rinunciato al servizio mensa; il 6% degli utenti ritiene che la tariffa sia leggermente aumentata.Il 21% non ha più il trasporto scolastico. Riguardo al costo di questo servizio, il 9% ritiene che ci sia stato un aumento, il 66% sostiene che il costo sia rimasto invariato, per il 6% il servizio è gratuito, il 19% non sa dire se ci siano stati aumenti.

Alcune proposte
Ad ottobre 2019 Save the Children e Cittadinanzattiva hanno depositato una proposta di legge sulla sicurezza scolastica allo scopo di completare e riordinare la normativa esistente. Molti gli ambiti sui quali è urgente intervenire come da anni proponiamo, tra i quali: definizione chiara delle responsabilità e degli obblighi degli enti proprietari e dei Dirigenti scolastici; regolamentazione delle procedure atte a garantire una effettiva partecipazione dei cittadini alla ricostruzione, in occasione di eventi calamitosi, ma soprattutto nella progettazione e costruzione di nuovi edifici/poli scolastici; emanazione di nuove linee guida per la costruzione degli edifici secondo standard di sicurezza, sostenibilità e innovazione; sostegno psicologico, economico e giudiziario alle vittime delle scuole.

Si propone di predisporre un piano urgente per un biennio sfruttando la temporanea chiusura delle scuole secondarie di II grado, per scongiurare eventi incontrollabili e drammatici.

Prevedere al più presto sia il rifinanziamento delle verifiche sia il finanziamento degli interventi nelle scuole che ne necessitano dopo l’esito delle indagini.

Cittadinanzattiva esprime forte preoccupazione nel notare come si stia abbassando la guardia, in ambito scolastico e non solo, rispetto all’adozione di procedure e comportamenti corretti in caso di terremoto o alluvione. Il Covid non deve far dimenticare tali rischi così come non può far dimenticare lo stato in cui versano le scuole frequentate da oltre 10 milioni di bambine/i e ragazze/i e personale scolastico.

Insieme ad oltre 400 Associazioni riunite in “EducAzioni” Cittadinanzattiva chiede che sia destinato il 15% del totale degli investimenti per attestarsi sullo standard europeo di investimento in educazione pari al 4,5-5% sul Pil. Questa è l’occasione per dotare le scuole delle risorse necessarie, migliorare la qualità dell’istruzione rendendola più equa e incisiva, contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica, investire sull’edilizia scolastica.

Quegli studenti traditi

da la Repubblica

Chiara Saraceno

La giornata internazionale dell’infanzia e adolescenza è venuta e passata. Tutte le autorità governative e istituzionali hanno svolto riflessioni pensose sui costi enormi che stanno pagando le bambine/i e adolescenti a causa delle restrizioni imposte per contrastare la pandemia. Eppure questi costi continuano a non essere all’ordine del giorno, a non entrare nell’agenda politica, tutta preoccupata di altre priorità e altri soggetti. Non è forse un caso che nel nostro paese ci si ostini a chiamare Recovery Fund il Fondo Next Generation EU, con un interessante, e preoccupante, mutamento di prospettiva: volta all’indietro, al recupero della situazione passata, non al futuro, alla costruzione di condizioni che rendano possibile il futuro delle giovani generazioni. Ne è una dimostrazione concreta l’assenza della scuola tra le attività e luoghi della cui riapertura si sta discutendo, delle bambine/i e adolescenti come soggetti che hanno diritto ad un risarcimento, anche se non monetario, di quanto hanno perso e stanno tuttora perdendo a causa di una scuola a scartamento ridotto, intermittente, e per i più grandi solo virtuale. Si discute di come allentare le maglie delle restrizioni per favorire gli acquisti di Natale e persino di come consentire l’apertura della stagione dello sci, ma tutto tace sulla questione scuola, in particolare per quanto riguarda gli istituti della media superiore, che sono a didattica a distanza totale ormai da settimane, senza distinzione tra zone gialle, arancioni e rosse. Visto che con il virus dovremo convivere ancora a lungo, questa assenza della riapertura delle scuole come tema cruciale e urgente, e la conseguente mancanza di programmi e iniziative concrete per renderla possibile, è disperante ed anche un po’ scandalosa. Come questa primavera, le bambine/i e adolescenti sembrano impunemente sacrificabili.

Chiunque abbia figli o lavori con i ragazzi sa bene come questa situazione stia erodendo fiducia e motivazioni, oltre ad allargare le disuguaglianze tra chi ha comunque un contesto familiare e abitativo favorevole e chi ne è privo. Le classi si stanno lentamente sfaldando e molti ragazzi/e stanno mettendo in atto un silenzioso processo di abbandono. La fiducia e l’attesa con cui molti erano tornati a scuola è stata vanificata non dalla pandemia, ma dalla sciatteria e disattenzione con cui (non) si è preparata la riapertura, nonostante le molte energie e tempo spese da insegnanti e presidi per riorganizzare spazi, arredi, modalità di entrata e uscita. Non è, infatti, solo una questione di spazi e di banchi. La lunga chiusura primaverile ed estiva non è stata utilizzata per affrontare sia la questione degli insegnanti, inclusa la disponibilità di supplenti, sia quella dei trasporti. Due questioni che, se non affrontate in modo sistematico, continueranno ad impedire una riapertura della didattica in presenza e a rendere difficoltosa anche quella che lo è. Come era prevedibile, la disponibilità di supplenti- o di un organico maggiore di quello necessario per riempire i posti di insegnamento ufficiali – è cruciale in una situazione in cui anche gli insegnanti, come tutti, possono ammalarsi, stare in quarantena per periodi più o meno lunghi, rimanendo a lungo assenti dalle proprie classi. La mancanza di supplenti fa sì che molte classi si trovino per diverse settimane senza insegnanti, nel migliore dei casi sottoposte ad un turbinio di insegnanti di altre classi che completano il proprio orario con qualche ora di supplenza. Ancora peggio va nelle medie superiori e, nelle zone rosse, anche in quelle di primo grado, dove la didattica è tutta a distanza e le supplenze non sono previste o comunque difficilmente praticabili in modo didatticamente efficace.

Analogamente non si sente più parlare di come riorganizzare orari e trasporti per evitare l’affollamento delle ore di punta. E non vi è nessuna garanzia di un sistema di tracciamento dei contagi efficace.

Il governo deve dire subito se intende o meno riaprire le scuole dopo Natale e come intende procedere, insieme a Regioni, Comuni, istituti scolastici, ciascuno per la propria parte di responsabilità, per impedire che si perda, di fatto, ancora un anno di scuola, al di là dei proclami e delle pensose riflessioni.

Le scuole e la pandemia: saltano mensa e servizi. Un terzo dei laboratori usati come aule

da la Repubblica

Ilaria Venturi

Per garantire il distanziamento la gran parte delle scuole ha optato per soluzioni interne, utilizzando, come aule aggiuntive, laboratori (32%), aule dismesse (22%), palestre (12%). Tre casi particolari: in una scuola di Milano (IC Pareto) sono stati allestiti un container ed alcune aule all’aperto; in una scuola secondaria di II grado di Magenta sono stati utilizzati anche locali sotterranei; una scuola dell’infanzia di Corsico ha adibito ad aula la sala “nanna”. E ancora: il 26% ha ridotto l’orario, il 65% circa ha sospeso il servizio di pre e post scuola, il 39% ha dovuto “tagliare” il servizio mensa (fra le scuole che prima del Covid garantivano tali servizi). Sono alcuni dati che emergono dall’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva presentato oggi.

Quello sulla situazione delle scuole con la pandemia è un approfondimento del Dossier sull’edilizia, dove ancora si denunciano inadempienze e carenze. Da non far passare in secondo piano, avverte Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva. Anche perchè i numeri sono nuovamente impietosi. Cinquanta fra episodi di crolli, distacchi di intonaco, caduta di finestre, muri di recinzione ed alberi in prossimità delle scuole. Sono quelli che Cittadinanzattiva ha censito tra agosto 2019 e novembre 2020; dal 2013 si contano 326 episodi di questo genere, da settembre di quest’anno se ne sono registrati già 11.

Poi c’è il rischio sismico: 17.343 scuole (il 43% dei 40.160 istituti scolastici italiani) sono situate in zone a rischio sismico elevato (zona 1 e 2), zone in cui vivono 4 milioni e 300mila bambini e ragazzi. Di queste scuole, 4.176 hanno inoltrato richieste di finanziamento al Ministero dell’Istruzione per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica, ma le indagini finanziate sono 1.564 a fronte di 2.612 non finanziate (oltre il 60%) per mancanza di fondi.

Riguardo all’edilizia – insiste Bizzarri – entro il prossimo biennio occorre intervenire a tappeto con le indagini diagnostiche di soffitti e solai e relativi interventi, stanziando 150 milioni di euro all’anno per scongiurare tragedie e danni provocati dai troppi ed incontrollabili episodi di crollo; è necessario prorogare i poteri commissariali a sindaci e presidenti di provincia perché accelerino gli interventi con i fondi a disposizione, visti i ritardi nel loro utilizzo; è indispensabile puntare su adeguamento sismico-efficientamento energetico e, ove non sia possibile né conveniente, costruire nuovi edifici con criteri innovativi, come nelle zone colpite dal sisma 2016″.

Tra le proposte: l’approvazione della Legge quadro sulla sicurezza scolastica e la predisposizione di “un piano urgente per un biennio sfruttando la temporanea chiusura delle scuole secondarie di II grado, per scongiurare eventi incontrollabili e drammatici”.

Il racconto degli studenti

Nel corso della presentazione, alcuni studenti hanno raccontato la loro esperienza alle prese con la insicurezza degli edifici ma anche pratiche virtuose che li hanno reso protagonisti in questa emergenza. Emblematico il caso della Girolami, istituto comprensivo Margherita Hack di Roma, quartiere Monteverde. L’edificio scolastico è stato dichiarato inagibile a seguito del crollo di un controsoffitto, ad aprile 2019. Gli alunni, oltre 700, sono stati ricollocati in diverse strutture, addirittura in un altro Municipio, con pesanti ripercussioni sulle famiglie. Ad oggi non è prevista una data di inizio lavori.

Bagni rotti e infiltrazioni di acqua invece nell’Istituto comprensivo Giacomo Vitale di Piedimonte Matese, gli studenti delle medie dicono “la nostra scuola è tecnologica, sono arrivati anche i banchi nuovi, ma molti bagni non sono funzionanti e in alcune aule ci piove dentro”.

Dalla scuola di San Giuliano di Puglia arriva l’impegno delle studentesse della seconda media per adottare comportamenti corretti contro i rischi naturali e l’appello a rendere sicure tutte le scuole di Italia.

Le scuole e il rischio sismico

Dal XVI Rapporto del 2018 di Cittadinanzattiva emergeva come solo il 5% delle scuole fossero adeguate sismicamente ed il 9% migliorate dal punto di vista sismico. Da qui la necessità di effettuare su tutte le altre scuole delle verifiche. Cittadinanzattiva è ricorsa all’istanza di accesso civico generalizzato rivolgendosi a tutti i Comuni che avevano ottenuto i finanziamenti per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica e sapere a che punto fossero e conoscerne gli esiti.
A fornire risposte è stato un ente proprietario su cinque con informazioni dettagliate su 313 edifici scolastici. Pochissime le risposte fornite dalla Calabria e dalla Campania, entrambe con un alto numero di edifici sottoposti a verifica. Rispetto ai 313 edifici scolastici, hanno effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica il 98%. Il 94% (295) necessita di interventi strutturali – e si tratta di scuole che ad oggi sarebbero, tralasciando le chiusure per il Covid, funzionanti e aperte – ma solo il 32% di questi ha ottenuto finanziamenti ad hoc. Ad oggi risultano conclusi o quasi i lavori nel 10% delle scuole, il 6% li concluderà entro l’anno, il 36% nel 2021-2022, l’11% nel 2022-2023 e ben il 36% in data ancora da definire.

Circa lo stato della ricostruzione delle scuole nelle quattro regioni del Centro Italia (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria) colpite dal sisma del 2016, dai dati sintetici pubblicati a giugno dall’Ufficio Ricostruzione Sisma, emerge che su 250 scuole oggetto di interventi o di ricostruzione, solo 17 sono stati conclusi. In Abruzzo su 24 scuole, 2 sono in fase di esecuzione, 6 con affidamento della progettazione, 10 in fase di progettazione, 4 con gare in corso. In Umbria su 54 edifici oggetto di interventi, la situazione è più articolata e si riporta al report per il dettaglio. I due Uffici speciali per la ricostruzione sisma 2016 Marche e Lazio non hanno fornito i dati analitici richiesti.

Le scuole e la pandemia

I dati fanno riferimento al questionario online messo a punto da Cittadinanzattiva e al quale hanno risposto, fra ottobre e novembre 2020, 327 genitori, docenti, studenti e dirigenti scolastici in riferimento a 233 scuole di 17 regioni. Il 56% dichiara che i banchi monoposto sono sufficienti per tutti. A mancare sono soprattutto i docenti (lo segnala quasi una scuola su due, 44%), gli insegnanti di sostegno (19%) e i collaboratori scolastici (22%). Come detto, il 26% ha ridotto l’orario, il 65% circa ha sospeso il servizio di pre e post scuola, il 39% ha dovuto “tagliare” il servizio mensa (fra le scuole che prima del covid garantivano tali servizi).
A proposito di pasti a scuola, ecco le soluzioni più gettonate: poco meno della metà delle scuole (45%) continua ad utilizzare prevalentemente il refettorio, il 38% ha scelto le aule per far mangiare gli studenti, il 12% ha privilegiato una soluzione mista fra refettorio ed aule. I pasti continuano ad esser serviti prevalentemente con lo scodellamento tradizionale (42%), circa il 28% ha preferito le monoporzioni e il 24% il lunch box. Il 6% delle famiglie ha chiesto di portare il pasto da casa; il 13% ha rinunciato al servizio mensa; il 6% degli utenti ritiene che la tariffa sia leggermente aumentata.

Il 21% non ha più il trasporto scolastico. Riguardo al costo di questo servizio, il 9% ritiene che ci sia stato un aumento, il 66% sostiene che il costo sia rimasto invariato, per il 6% il servizio è gratuito, il 19% non sa dire se ci siano stati aumenti.

Scuola, il capo dei presidi: “Stare chiusi è una sconfitta. Dai trasporti ai supplenti, ecco le nostre condizioni”

da la Repubblica

L’intervista ad Antonello Giannelli

Ilaria Venturi

Chiede il ritorno tra i banchi dei ragazzi di medie e superiori, perché più di 3 milioni di studenti a casa «sono una sconfitta per il Paese». Ma a tre condizioni: supplenti, trasporti e tracciamento veloce dei contagi nelle scuole. Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi, incalza il governo: “Si faccia in fretta”.

Giannelli quando prevede che le superiori e le medie nelle regioni rosse possano tornare in presenza?
“Con la didattica a distanza si potrà andare avanti per un po’, specie con i ragazzi più grandi. Ma non è pensabile di finire l’anno scolastico così, sarebbe un prezzo altissimo”.

Si aspetta, allo scadere del Dpcm, un rientro nelle aule?
“Forse si arriverà a dopo le vacanze di Natale. Non vorrei essere frainteso: tutti noi vogliamo la scuola in presenza, ma questo deve avvenire senza pregiudicare la salute. Per questo dico che intanto bisogna darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate”.

Quali sono le condizioni che ponete?
“Partiamo da quella che compete al ministero all’Istruzione: vanno garantiti i supplenti. In molte scuole manca ancora il 30% dei docenti, con la conseguenza di una riduzione dell’orario scolastico. Le graduatorie informatizzate hanno creato problemi: insegnanti chiamati, ma poi sostituiti perché il loro punteggio era sbagliato, una giostra che dura da settimane. E poi c’è il problema di chi dal Sud fatica ad accettare incarichi al Nord perché con lo stipendio da supplente non riesce a pagarsi un appartamento a Milano, ma anche per paura di restare bloccato o di ammalarsi lontano dalla famiglia”.

Poi c’è lo scoglio più grosso, quello su cui è saltata la scuola dei più grandi e non per proprie responsabilità: i trasporti.
“Trovo inaccettabile questo ping pong tra Governo e Regioni: con la capienza dei mezzi al 50% si dice che non ce la si fa, se è all’80% si diffonde il contagio. Una situazione di stallo che deve finire. Bisogna comprare più mezzi e assumere autisti. E integrare il sistema pubblico con i privati che ora non lavorano, penso ai bus turistici. Sia l’occasione per mettere in piedi un sistema di trasporto scolastico che in Italia non c’è mai stato, la Germania ce l’ha, ha anche investito 500 milioni per l’aerazione delle scuole. Noi lo abbiamo chiesto”.

E come è andata a finire?
“Nessuna risposta. Per areare le aule l’unico sistema è aprire le finestre. Tra Covid o freddo, meglio il male minore, stare cioè in classe col cappotto. Ma si usino i fondi del Recovery Fund anche per intervenire sulle 400mila aule e il Cts definisca meglio i parametri sui i tempi e i modi di apertura delle finestre. Ora siamo alle libere interpretazioni”.

La terza condizione che ponete è sulla sanità. Che cosa chiedete?
“La sanità territoriale deve essere messa in condizione di intervenire con rapidità nelle scuole, dalle materne alle superiori. Abbiamo presidi che scrivono alle aziende sanitarie senza ricevere risposte per oltre una settimana: così diventa ingestibile, non riusciamo a fare lezione. Chiediamo che tra diagnosi e tracciamento passino solo due giorni. E poi, quando arriveranno i tamponi veloci per una seria campagna di screening? La nostra proposta è di un organico Covid dedicato alle scuole: almeno 5mila assunzioni. Non stiamo cercando cardiochirurghi, ma persone con un minimo di competenze per gestire i tracciamenti nelle scuole. Ora le Asl stanno chiedendo ai presidi di farli, non può essere”.

Ma se non si è fatto tutto questo in sei mesi, come pensa che si possa risolvere tutto ora?
“Ce la si può fare, ma con un cambio di mentalità. Bisogna correre e certo non con i tempi dell’ordinaria burocrazia”.

Come guarda gli studenti del movimento No-Dad, i Fridays for school ?
“I ragazzi pongono il problema, danno un segnale che dobbiamo cogliere. Li capisco, ma dico loro di pazientare, di rendersi conto della gravità della pandemia e che non ci sono soluzioni facili. Dire: torniamo a scuola va benissimo, lo faccio anche io. Ma occorre che il governo e le Regioni prendano in mano la situazione e agiscano velocemente”.

Licei e istituti, ritorno in classe nel 2021: “Apriranno solo dopo la Befana”

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – Si sta convincendo anche la ministra, che pure a lungo ha urlato: aprite le scuole. Con le superiori di secondo grado chiuse in tutto il Paese dal 6 novembre scorso e le seconde e terze medie a lezione a distanza nelle sette regioni (più una provincia autonoma) marchiate in rosso, Lucia Azzolina ha recentemente detto: “Non me la sento di dare una data di riapertura, questi sono giorni molto delicati. Spero in un ritorno graduale a scuola. Di certo, non si rientrerà tutti in classe, la data del 4 dicembre è troppo vicina per poter programmare ogni cosa”.

Un ritorno graduale, sia per cicli scolastici che per realtà regionali. L’ipotesi minima, e molto timida, è quella di riportare in classe dal 9 dicembre le prime classi superiori e le quinte, destinate a giugno a una Maturità che si immagina di nuovo completa. Ma il mondo dell’istruzione si sta apprestando a un rientro di licei, tecnici e professionali per giovedì 7 gennaio. Dopo le vacanze invernali. Da oggi al giorno dopo la Befana c’è un mese e mezzo di tempo per affrontare le tre grandi questioni che hanno messo in crisi una scuola arrivata all’appuntamento del 14 settembre impreparata: i trasporti, il tracciamento dei contagi interni, in particolare quello dei docenti, e il carico straordinario di assenze in cattedra dovute a un arruolamento fallimentare.

Il ministero dell’Istruzione, con i suoi uffici, sta lavorando con quella data come orizzonte: 7 gennaio. “Riceviamo mail disperate di presidi che vorrebbero aprire domani, ma non ce la fanno più a gestire una scuola in queste condizioni. Quarantene, assenze, Asl che non rispondono, nessuna certezza di controllo dei positivi. I dirigenti hanno ancora addosso la stanchezza di un’estate trascorsa a misurare gli spazi. Senza garanzie, non se la sentono di ripartire”. Questo è il centro dell’Istruzione, Viale Trastevere. In periferia ci si muove con le stesse coordinate – “dopo le feste” – che, comunque, nessuno ha ancora messo per iscritto. L’Ufficio scolastico regionale del Veneto spiega: “Da tempo lavoriamo con l’assessore ai Trasporti per avere mezzi più sgombri, ma la questione richiede tempo e, quindi, procediamo immaginando di riaprire le superiori il 7 gennaio”.

Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, mette in fila le date: “La prima riapertura possibile, il 4 dicembre, data di scadenza dell’ultimo decreto, cade di venerdì, a ridosso del weekend. Martedì 8 c’è la Festa dell’Immacolata. Diciamo che riportare i licei in presenza dal 9 al 22 dicembre è un’idea priva di logica. D’altro canto, non si riusciranno a mettere a posto le tre grandi criticità entro il 2020. La nostra paura è quella di non essere pronti neppure per i giorni successivi alla Befana. Non vediamo grandi lavori in corso e i dieci giorni che il governo regalerà allo shopping natalizio sono un rischio che non ci possiamo permettere. Oggi la scuola è più importante delle spese per le feste. Sono convinto che molte classi lavoreranno a distanza anche nei giorni successivi a Natale e Capodanno, tra gli studenti c’è un bisogno forte di un rapporto con i docenti. Già oggi diverse sezioni si tengono in contatto con gli insegnanti il sabato e la domenica”. I sindacati lo hanno chiesto esplicitamente: “Ripartiamo in sicurezza e con ordine il 7 gennaio”. E se domani Vincenzo De Luca deciderà se riaprire per l’infanzia e la prima elementare in Campania, l’altro ieri il sindaco di Messina ha chiuso le scuole della città di ogni ordine e grado.

Su un punto Azzolina ha innestato la retromarcia. Dopo aver detto “no” per tutta l’estate ai colleghi De Micheli e Boccia per un piano condiviso sui flussi dei trasporti (“le scuole sono autonome, i presidi sanno che cosa devono fare”), lunedì scorso la ministra ha chiesto al suo capo di gabinetto di scrivere agli Uffici scolastici regionali affinché, insieme ai presidenti di Regione e agli assessori ai Trasporti, rivedano gli orari d’ingresso e d’uscita nei singoli istituti: serve liberare mezzi pubblici che nel primo mese di lezione sono stati ingombri e pericolosi. Paola Salomoni, assessora regionale alla Scuola in Emilia Romagna, conferma: “Se con la bacchetta magica domani tornassimo tutti in presenza, non riusciremmo a reggere. Con autobus che viaggiano al 50 per cento ci servono più mezzi. Stiamo stimando le risorse necessarie a livello nazionale, dobbiamo fare presto”. Molti istituti superiori, con la ripartenza di gennaio, avranno ingressi spostati in avanti.

Il Comitato tecnico scientifico è radicalmente contrario al mantenimento dei licei chiusi. In queste ore ha messo a verbale un parere che discende dall’ultima videoconferenza con Oms e Unesco (Azzolina presente). Dice: “Bisogna risolvere tempestivamente le questioni riguardanti il mondo della scuola. Considerate le conseguenze devastanti su bambini, ragazzi, adolescenti e la società nel suo insieme, le chiusure scolastiche dovrebbero essere considerate come l’ultimo provvedimento, temporaneo e solo locale, nel caso in cui l’epidemia non possa essere gestita con diverso approccio. Le chiusure hanno un impatto negativo sulla salute dei ragazzi alterando il loro benessere affettivo e sociale”. Il Cts ricorda che in Francia e Inghilterra gli istituti di istruzione sono rimasti aperti e che in Campania, da marzo ad oggi, la maggior parte degli studenti ha fatto 14 giorni di lezioni in classe”.

Rientro a scuola prima di Natale? Da Di Maio ai presidi: tutti d’accordo, è priorità. Azzolina, “Siamo al lavoro per questo”

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Si potrà rientrare in aula il 4 dicembre o comunque prima di Natale? E’ questa la domanda che in tanti si pongono in vista della scadenza del Dpcm il prossimo 3 dicembre. Da Di Maio ai presidi, in tanti fanno sentire il bisogno di far tornare a scuola il più presto possibile i ragazzi.

Con il Dpcm del 3 novembre l’Italia è stata divisa a colori in base al rischio epidemiologico. Attualmente in zona rossa le Regioni Abruzzo, Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, la Provincia Autonoma di Bolzano, Campania, Toscana; in zona arancione Basilicata, Liguria, Puglia, Sicilia, Umbria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche; in zona gialla Lazio, Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Veneto.

Le attività didattiche in presenza sono sospese dalla seconda media alla classe quinta delle superiori nelle aree rosse, dalla prima alla quinta classe delle secondarie di secondo grado in zona gialla e arancione. Ci sono poi alcune eccezioni come la Campania che ha sospeso le attività in presenza dalla scuola dell’infanzia alle superiori e che attende l’esito dello screening domani per un parziale rientro dei bambini delle scuole dell’infanzia e delle classi prime delle elementari dal 24 novembre. O come l’Umbria che, pur trovandosi in zona arancione, ha previsto la Dad anche per tutte le scuole medie fino al 29 novembre. Scuole chiuse: tutte le ordinanze e le misure per regione.

E poi ci sono ancora eccezioni a livello più locale, come il Comune di Pagani (Salerno), che con un’ordinanza del 19 novembre ha disposto la chiusura delle scuole fino all’11 gennaio. E ancora, il Comune di Gravina in Puglia che ha disposto la chiusura di tutte le scuole, comprese quelle dell’infanzia fino al 3 dicembre, perché i contagi sarebbero “fuori controllo”.

Ma si riuscirà a far tornare in aula i ragazzi il 4 dicembre, ovvero allo scadere del Dpcm del 3 novembre, considerato che poi poche settimane dopo ci saranno le vacanze di Natale, e visto che la curva epidemiologica non sembra al momento cambiare?

Tutti d’accordo: la scuola è priorità

Dalla politica ai presidi la voce è univoca: la priorità è permettere al più presto la didattica in presenza agli studenti. Mentre la ministra Lucia Azzolina rassicura: “Siamo al lavoro per questo, non ho mai detto che la data del 4 dicembre è troppo vicina per programmare ogni cosa”, lasciando intendere che un rientro direttamente a gennaio sia tutt’altro che scontato.

“E’ premura di tutto il MoVimento 5 Stelle far riaprire le scuole, in totale sicurezza e rispettando le norme anti-covid, non appena ci saranno le condizioni. Bisogna permettere a tutti i nostri studenti di seguire le lezioni in presenza”, afferma il ministro per gli Affari esteri Luigi Di Maio, difendendo l’operato della ministra dell’Istruzione.

Arriva dai sindaci di Capergnanica (Cr) e di Castelleone (Cr) Alex Severgnini e Pietro Fiori l’appello al governatore Fontana affinché possa far tornare in presenza almeno i ragazzi delle scuole medie.

“Hanno ragione il coordinatore del Cts Miozzo e il presidente dell’associazione presidi: la riapertura delle scuole nella massima sicurezza deve essere la priorità della politica e delle Istituzioni”, è il monito del portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che chiede: “se si può riaprire qualcosa si cominci dalle scuole”.

E appunto il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo ribadisce che la scuola non è luogo di rischio: “Riteniamo che le scuole debbano riaprire, anche perché le indicazioni che sono state date, dal distanziamento, all’uso delle mascherine, fino all’igiene sono state messe in atto. Tutti elementi che riducono i rischi”.

Secondo il presidente dell’Anp Antonello Giannelli “non è pensabile finire l’anno scolastico così” in didattica a distanza, e chiede di “darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate”.

“Le scuole chiuse sono una sconfitta per tutti”: lo dice il presidente della commissione istruzione e cultura del Senato, Riccardo Nencini, che aggiunge: “Non c’è ripartenza se la scuola non occupa il cuore delle priorità”.

Aumento stipendio docenti e ATA: quanto e da quando. Azzolina partirebbe dai maestri

da OrizzonteScuola

Di redazione

In Italia gli insegnanti hanno bisogno di una significativa anzianità di servizio per raggiungere aumenti salariali modesti: gli stipendi possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Per contro, in Irlanda, Paesi Bassi e Polonia, gli stipendi tabellari iniziali dei docenti possono addirittura aumentare di oltre il 60% già nei primi quindici anni di servizio, e ancor di più negli anni successivi.

A certificare quello che gli addetti ai lavori conoscono come un dato di fatto è la rete Eurydice in occasione dell’ultima Giornata mondiale degli insegnanti festeggiata lo scorso 5 ottobre.

Aumento stipendio docenti e ATA: quanto?

Il Ministro Azzolina, come già altri suoi predecessori, si esprime a favore di un adeguamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli europei

“Vorrei adeguare i salari dei docenti a quelli europei, a partire dai maestri. ” ha affermato in una recente intervista

La Legge di Bilancio 2021, predisposta dal governo e adesso al vaglio del Parlaemento ha stanziato 400 milioni di euro in più per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici.

I fondi sono previsti nella bozza predisposta dal governo e vanno ad aggiungersi alle risorse già stanziate dall’articolo 1, comma 436, della legge 145/2018: 1.100 milioni di euro per l’anno 2019, 1.750 milioni di euro per l’anno 2020 e 3.375 milioni di euro annui a decorrere dal 2021. I 400 milioni andranno ad impinguare la dotazione finanziaria dal 2021 in poi.

Lunghi e complessi calcoli portano a dire che si tratterà di 40-50 euro in più a testa. Ma la situazione di emergenza sanitaria impone delle scelte, come confermato dal Premier Conte Legge di Bilancio, Conte: “Rinnovo contratti Pa? Le partite Iva soffrono”

Ma per gli insegnanti la cifra potrebbe essere ancora più bassa, poiché bisognerà applicare una percentuale identica a prescindere dall’importo di partenza delle retribuzioni. E poiché gli stipendi, nel mondo della scuola, sono tra i più bassi del pubblico impiego  è lecito attendersi una cifra ancora più bassa.

Quindi gli aumenti, oltre ad essere minori rispetto alle aspettative, non sono neanche dietro l’angolo.

Dopo la legge di Bilancio infatti dovrà partire l’iter per ogni singolo comparto e non è detto che scuola e istruzione siano tra le priorità.

Studenti-Atleti: i modelli di P.F.P. (Progetto Formativo Personalizzato)

da OrizzonteScuola

Di Antonio Fundarò

Abbiamo ricordato che prosegue e si consolida, anche nell’anno scolastico 2020/2021, l’esperienza didattica “Studenti-Atleti”, promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con CONI, Lega Serie A e Comitato Italiano Paralimpico (CIP), per consentire agli studenti impegnati nello sport agonistico di non trovarsi indietro negli studi. La sperimentazione è stata introdotta per la prima volta in Italia dalla legge 107/2015, la Buona Scuola.

Normativa
Decreto Ministeriale 935 dell’11 dicembre 2015 – Programma sperimentale didattica studente-atleta di alto livello;
Decreto Ministeriale 279 del 10 aprile 2018 – Sperimentazione didattica studenti atleti di alto livello.

Il programma
In forza della normativa succitata, il MIUR ha indetto un programma Ministeriale di sostegno e supporto per il superamento delle criticità che possono riscontrarsi durante il percorso scolastico degli studenti/atleti di alto livello. Il Ministero ha stabilito parametri precisi per ogni disciplina sportiva per poter accedere a tale sperimentazione ed ha invitato le scuole a registrare i casi in questione su una apposita piattaforma, che prevede un livello base ed uno avanzato con supporto didattico on-line. Il nostro Istituto ritiene sia possibile seguire le linee guida ministeriali del protocollo base in modo semplice e flessibile con un accordo tra i Docenti del Consiglio di Classe e la famiglia dello studente interessato, anche nei casi in cui non sia stato possibile o si sia scelto di non utilizzare la piattaforma.

Le attribuzioni a chi?
In particolare, si ritiene che i Consigli di Classe possano seguire i seguenti passaggi:

  • Il Consiglio di Classe nomina il Tutor Scolastico nella figura del Docente di Scienze Motorie e acquisisce la documentazione sportiva opportunamente vagliata dalla Dirigente.
  • Il Tutor Scolastico contatta la famiglia per capire i tempi e l’impegno dell’attività sportiva dello studente e le difficoltà che potrebbero sorgere durante l’attività scolastica in relazione a quella agonistica.
  • Al fine di sostenere lo studente il Consiglio redige un PFP (Piano Formativo Personalizzato) che possa prevedere verifiche programmate nei momenti di maggior impegno sportivo, l’esonero da verifiche nel giorno immediatamente seguente gare particolarmente impegnative (opportunamente segnalate in anticipo dalla Società Sportiva), un periodo di recupero in caso di assenze prolungate.
  • Il Tutor Scolastico mantiene i rapporti con il Tutor Sportivo segnalato dalla Società Sportiva dello studente/atleta. Riguardo alle assenze per motivi sportivi il Collegio delibera di derogare al numero del 25% delle assenze concesse dalla normativa vigente per le giornate impegnate nelle manifestazioni sportive, sempre e comunque dietro presentazione di documentazione ufficiale dell’impegno sportivo stesso e, nei casi che lo richiedano, di permettere una flessibilità oraria riguardante le ultime ore nelle giornate di allenamento. Naturalmente questo protocollo potrà essere applicato solo nei casi degli studenti che rientrano nelle caratteristiche di “Studente-Atleta di Alto Livello” evidenziate nella normativa ministeriale.

Predisposizione del P.F.P. (Progetto Formativo Personalizzato) per studenti- atleti
L’obiettivo dell’intervento è promuovere concretamente il diritto allo studio e il successo formativo anche degli studenti praticanti un’attività sportiva agonistica di alto livello. Per tale ragione i destinatari sono studenti che praticano attività sportiva a livello almeno regionale, indipendentemente dal tipo di sport, tenendo conto del numero di allenamenti settimanali (almeno 4 allenamenti/settimana), la loro durata (almeno 2 ore/allenamento) e la frequenza delle trasferte.

Procedura per stilare il P.F.P

La procedura da seguire è la seguente:

  • la famiglia dello studente atleta fornisce alla segreteria un attestato delle società sportive con indicato il numero di allenamenti, la loro durata e il calendario delle trasferte;
  • la segreteria comunica l’elenco degli alunni ai coordinatori delle classi interessate, che verificano se vi sono i requisiti richiesti;
  • il coordinatore di classe predispone il Progetto Formativo Personalizzato che viene approvato e adottato dal consiglio di classe;
  • il P.F.P. indica quali azioni il consiglio di classe decide adottare secondo il modello proposto in ambito extrascolastico. Il questionario dovrà essere predisposto per rilevare ogni aspetto funzionale dell’alunno in ambito domestico dalla didattica alle mansioni svolte al grado di autonomia.

I numeri del Programma sperimentale didattica studente-atleta di alto livello
I numeri dell’attuale edizione precedente tracciano un bilancio incoraggiante e in crescita sullo stato d’attuazione del programma: più di 1.300 studentesse e studenti-atleti coinvolti (+191% rispetto all’edizione relativa all’anno precedente), iscritti in quasi 400 scuole di 19 Regioni. Tra gli indirizzi di studio delle scuole coinvolte prevalgono i Licei scientifici (circa il 40% del totale delle scuole partecipanti), seguiti da Istituti tecnici (20%), Licei sportivi (20%) e Istituti professionali (5%). Il 30% delle e dei giovani sportivi segue il programma in modalità avanzata, il 70% in modalità base, seguiti in totale da circa 600 tutor scolastici e 750 tutor sportivi.

Le discipline sportive
Tra le oltre 70 discipline sportive praticate da studentesse e studenti-atleti, le più presenti sono: calcio (20%), sport acquatici (15%), atletica e basket (ambedue all’10%). Grazie ad un approccio didattico altamente innovativo, che unisce il digitale alle lezioni frontali e a specifiche attività di formazione delle e dei docenti, le scuole che aderiscono al progetto riescono a garantire alle ragazze e ai ragazzi che praticano sport ad alto livello la possibilità di proseguire il loro percorso formativo senza rinunciare all’agonismo.

Categorie ammesse
Le categorie di atleti ammessi alla sperimentazione, fino ad oggi, sono state, tra le altre:

  • Rappresentanti delle Nazionali assolute e/o relative delle categorie giovanili;
  • Atleti coinvolti nella preparazione dei Giochi Olimpici e Paraolimpici estivi ed invernali, anche giovanili nel Quadriennio 2017-2020;
  • Studente riconosciuto quale “Atleta di Interesse Nazionale” dalla Federazione Sportiva Nazionale o dalle Discipline Sportive Associate o Lega professionista di riferimento;
  • Atleti – sport individuali – compresi tra i primi 24 posti della classifica nazionale di categoria, all’inizio dell’anno scolastico di riferimento; con attestazione rilasciata esclusivamente dalla Federazione Sportiva di riferimento;
  • Atleti – attività sportive professionistiche di squadra, riconosciute ai sensi della legge n.91/1981 – partecipanti a: Calcio (serie A, B, C; Primavera e Berretti serie A,B,C; Under 17 serie A e B); Pallacanestro (serie A1, A2, B under 20, Eccellenza, Under 18 Eccellenza) con attestazione rilasciata esclusivamente dalla Federazione Sportiva di riferimento;
  • Atleti – sport non professionistici di squadra – partecipanti campionati Serie A e B maschile e A1, A2 e B1 femminile.

Un successo da non disperdere
Si sono raggiunti obiettivi rivoluzionari, in questi anni, anche sul fronte scuola e sport. Ne sono un esempio le tante ragazze e i numerosi ragazzi che hanno aderito alla sperimentazione ‘Studenti-Atleti’ che non dovranno più trovarsi di fronte al dilemma se lasciare la scuola o mollare lo sport. Con questo progetto si vuole continuare ad offrire la possibilità agli studenti-atleti di portare avanti una carriera da professionisti e, allo stesso tempo, abbattere l’alto tasso di dispersione scolastica che colpisce le studentesse e gli studenti che praticano sport ad alto livello.
Sono sempre di più i ragazzi che utilizzano questo strumento perché vogliono studiare e fare sport a carattere agonistico. Il vero lavoro è trasmettere ai giovani il valore dell’istruzione: questo spetta agli adulti, siano essi genitori, insegnanti, ma anche dirigenti sportivi, presidenti di società o procuratori. Non basta un decreto, una piattaforma on line, una percentuale di ore che si possono frequentare a distanza, tutor scolastici e sportivi, oppure un piano formativo personalizzato. Ciò che serve è anche un cambio di mentalità profondo da parte degli adulti ed in particolare mi riferisco agli addetti ai lavori. I docenti devono riconquistare il gusto di fare i docenti, di non trasformarsi in giudici severissimi d’un percorso che non hanno neppure determinato o favorito.

La soluzione concreta
“Il programma studenti-atleti risponde con una soluzione concreta ad un problema che ci veniva segnalato soprattutto dalle famiglie che vedono i ragazzi partire giovani e si sentono lasciate solo nella loro formazione” aveva affermato la Responsabile del Dipartimento Strategia e Responsabilità Sociale del CONI, Teresa Zompetti.
Attraverso questo progetto riusciamo a lanciare un segnale culturale chiaro. Al sistema scuola si trasferisce il messaggio che lo studente-atleta è un asset perché acquisisce delle competenze che possono essere utili al mondo del lavoro mentre al mondo sportivo questo progetto fa capire che non ci si deve solo occupare dei risultati».
Far convivere sport e studio sembrava fino a poco tempo fa impresa impossibile, un binomio inconciliabile che presupponeva una scelta alla base esclusiva in favore di una delle due attività. Ed invece iniziative come questa del MIUR – un programma che permetta di conciliare sport e studio – rappresentano un’opportunità per quanti amano lo sport facendone una ragione di vita ma, allo stesso tempo, si rendono conto di quanto fondamentale sia continuare il loro percorso di studi. Sport e studio dunque visti in maniera non più antagonista ma complementari nella formazione dello studente, dello sportivo, del cittadino e dell’uomo. Coltivare la passione per lo sport ed allo stesso tempo raggiungere gli obiettivi prefissati nell’ambito dello studio è possibile, e si fonda su un mix di volontà ed organizzazione della persona, ma anche di possibilità, quelle che vengono concesse attraverso un programma fantastico che spero continui ad esistere nel corso degli anni.

P.F.P. (Progetto Formativo Personalizzato) per studenti- atleti
In allegato vi proponiamo alcuni modelli di P.F.P sui quali è necessario che i Consigli di Classe lavorino e si diano concretamente delle risposte certe. Ho memoria della mediocrità di taluni docenti che ritenevano insignificante la scelta e che, nonostante fossero a conoscenza di questa importate scelta didattica-metodologica, preferivano costruire muri, insormontabili, talvolta, per i loro alunni. Nel modo più bieco possibile. Accanto a questi detrattori della loro professione (personaggi dalla discutibile eticità professionale: c’era chi, addirittura, parlava di punire chi non dedicava, tutto se stesso, allo studio), c’è, invece, la scuola sana, collaborativa, partecipativa, dalle scelte adeguate a questo binomio, da sempre inscindibile, della “mens sana in corpore sano”. Tantissimi Dirigenti scolastici, hanno predisposto i loro modelli e incentivato i loro docenti. La scuola cresce, la scuola cambia, la scuola diventa modello educativo di alto profilo, come nei casi, ad esempio, che riportiamo a seguire: il Liceo Scientifico Statale “Manfredo Fanti” di Carpi (Mo), diretto dal dirigente scolastico prof.ssa Alda Barbi, il Liceo Statale “James Joyce” Linguistico e delle Scienze Umane di Ariccia (Rm), diretto dal prof. Roberto Scialis, l’istituto d’istruzione Superiore “Caramuel – Roncalli” di Vigevano (PV), presieduto dal prof. Matteo Alfonso Loria. Scuole che diventano modello, scuole che diventano buone pratiche.
Si allega, altresì, all’articolo, un modello di verbale di Consiglio di Classe per l’adesione al progetto.

20.11.2020 – allegato G- modello corretto di formazione sport atleti – ok

17.11.2020 – ALLEGATO C – PFP studenti atleti

17.11.2020 – ALLEGATO A- Modello dichiarazione federazione per studente

17.11.2020 – ALLEGATO B – PFP-STUDENTI-ATLETI-FORMATO-WORD

17.11.2020 – ALLEGATO E – Modello dichiarazione nomina tutor per studente

17.11.2020 – ALLEGATO D – Modello-PFP con metodologie permesse

17.11.2020 – ALLEGTAO F -Verbale_CdC_Ottobre_2020-2021 – PFP ATLETA SPORT

Percorsi personalizzati e individualizzati e didattica attiva

da OrizzonteScuola

Di Nobile Filippo

Molto spesso ci ritroviamo a dover comprendere il significato di termini che nel linguaggio comune appaiono come sinonimi ma che in termini prettamente didattici hanno un significato totalmente diverso. Didattica personalizzata o individualizzata?

Cos’è la didattica individualizzata?

Proviamo a fare chiarezza. “La didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale che può svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio” (Linee Guida 2011 per gli studenti con DSA). Compito dell’insegnante è esaminare i bisogni delle studentesse e degli studenti, valutare il livello raggiunto, sia in ingresso o in itinere, strutturare e adattare attività che consentano a tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. In sostanza, applicare e “agire” una didattica individualizzata significa dare a tutti gli studenti l’opportunità di raggiungere i livelli minimi previsti nel curricolo (quelli che spesso erroneamente vengono chiamati obiettivi minimi).

Cosa vuol dire allora didattica personalizzata?

Cosa vuol dire allora didattica personalizzata? La personalizzazione è, invece, una strategia didattica che mira a valorizzare i talenti dei singoli alunni, fino alle eccellenze, senza prevedere necessariamente obiettivi da raggiungereognuno raggiunge il “proprio” obiettivo personale, in base alle proprie potenzialità. Il compito del docente in questo caso è quello di ricercare le potenzialità di ciascuno, le aree di eccellenza e progettare attività personalizzate affinché ciascuno possa raggiungere il massimo obiettivo possibile dettato dalle proprie peculiarità.  Si tratta di far emergere quelle che sono le risorse intime di ciascun studente, valorizzare lo stile cognitivo e lo stile di apprendimento inserendolo in un setting didattico che valorizza la persona insieme ai suoi talenti. Insomma, da un punto di vista didattico, “personalizzare” significa educere, far partorire quella meravigliosa “forma” (ancora in potenza) che rispecchia la specifica intelligenza o intelligenze di cui tutti gli allievi sono diversamente portatori. Ma come fare tutto ciò? Ecco alcuni esempi di metodologie attive.

Tutoring

Il mutuo insegnamento consiste nel proporre agli studenti di utilizzare le competenze che possiedono per promuovere quelle dei compagni. Ogni allievo è invitato a elencare quello che sa e gli argomenti che padroneggia con certezza. Si metterà poi alla prova insegnando ai compagni: mediante questa esperienza il tutor si renderà conto di quanto conosce e di quanto è abile nel comunicarlo agli altri studenti. Il peer tutoring è un metodo basato su un approccio cooperativo dell’apprendimento. Si può suggerire un lavoro in coppie o piccoli gruppi di pari in cui uno è più esperto e assume il ruolo di insegnante tutor, l’altro, meno esperto, è colui che deve imparare, ovvero il tutee. Verrà in tal modo attivata una didattica efficace per lo scambio di informazioni e di abilità.

Gli obiettivi del tutoring

Il tutoring si propone il raggiungimento di due obiettivi educativi principali: “imparare a imparare” “imparare a lavorare con gli altri“. il ruolo dell’insegnante è di regia e dovrà attivare, organizzare e orientare verso il compito le potenziali risorse di apprendimento dei singoli alunni. I pari sono maggiormente efficaci nei processi di apprendimento poiché forniscono modelli di problem solving più semplici e più “vicini” a chi deve acquisirli. Imparare a lavorare con gli altri vuol dire aiutarsi e sostenersi reciprocamente. Gli studenti inizieranno ad apprezzare maggiormente i propri compagni che verranno considerati amici che danno una mano nel processo di apprendimento. Nel tutoring si ravvisa la necessità di definire un “contratto”: è essenziale una fase di preparazione per specificare gli obiettivi, preparare il tutor e fissare con gli alunni, anche in forma scritta, gli accordi definiti tutti insieme. Il tutoring o peer tutoring è particolarmente adatto per “agire” una didattica individualizzata.

Lezione intermittente

Step individuati per poterla realizzare:

  1. l’insegnante divide l’argomento in 4-5 parti.
  2. Gli studenti vengono invitati a prendere appunti singolarmente.
  3. Interruzione ogni 5-10 minuti in corrispondenza dei punti nodali.
  4. Durante la spiegazione l’insegnante dovrà scrivere alla lavagna 4-5 domande guida relative all’argomento.
  5. Ai punti previsti l’insegnante interrompe la spiegazione e chiede a ogni coppia di confrontarsi sugli appunti presi e di integrarli a vicenda (5 minuti).
  6. Terminata la spiegazione ogni coppia produrrà un elaborato comune.

Durante il percorso un alunno legge e l’altro scrive (ogni due punti trattati si cambia il ruolo).

La lezione intermittente si configura come particolarmente consigliata per la didattica anche personalizzata.

La condizione epidemiologica e la didattica frontale e la sperimentazione di formule alternative

Anche se la condizione epidemiologica ci costringe a ritornare a una didattica frontale, si possono comunque attivare le esperienze consigliate. I ragazzi possono lavorare attraverso una video conversazione su Skype, una chat su WhatsApp o mediante una classe virtuale su Edmodo. Resta la necessità di sperimentare formule alternative a quelle meramente frontali. Consapevole di aver fornito solo due esempi e che le metodologie attive sono davvero plurali e molteplici, si precisa che gli esempi riportati si configurano come stimolatori della creatività del docente e che possono essere adattati e riadattati alle esigenze di ogni singola classe.

DaD fino a Natale. E poi? Giannelli: alunni e docenti in classe col cappotto, dotiamo le aule di aerazione automatica

da La Tecnica della Scuola

Il tema del rientro in classe appassiona. E si allarga il numero di addetti ai lavori che “spingono” perché si faccia in fretta. A pensarla come la ministra dell’Istruzione, che ha definito false le sue dichiarazioni sul ritorno a gennaio della scuola in presenza, le associazioni dei pediatri e il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, sono anche i presidi: in particolare, Antonello Giannelli, presidente nazionale Anp, che su La Repubblica esorta il governo a puntare tutto sui trasporti, sull’aerazione delle aule, tracciamento veloce dei contagi negli istituti e maggiorazione organici.

No alla DaD tutto l’anno

E dice di muoversi il prima possibile, tornando alle lezioni in presenza, perché più di tre milioni di studenti a casa sono “una sconfitta per il Paese”.

Poi argomenta il concetto: “Con la didattica a distanza si potrà andare avanti per un po’, specie con i ragazzi più grandi, ma non è pensabile di finire l’anno scolastico così, sarebbe un prezzo altissimo”.

In classe senza rischi

Giannelli è comunque realista. E non vuole nemmeno passare per chi non ha a cuore la salute degli alunni e dei docenti: con la DaD, ammette, “forse si arriverà a dopo le vacanze di Natale. Non vorrei essere frainteso: tutti noi vogliamo la scuola in presenza, ma questo deve avvenire senza pregiudicare la salute. Per questo dico che intanto bisogna darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate”.

Quello del miglioramento dei trasporti, sostiene il leader Anp, è un passaggio cruciale: per questo dice che è “inaccettabile questo ping pong tra Governo e Regioni; con la capienza dei mezzi al 50% si dice che non ce la si fa, se è all’80% si diffonde il contagio. Una situazione di stallo che deve finire. Bisogna comprare più mezzi e assumere autisti. E integrare il sistema pubblico con i privati che ora non lavorano, penso ai bus turistici. Sia l’occasione per mettere in piedi un sistema di trasporto scolastico che in Italia non c’è mai stato, la Germania ce l’ha”.

Per l’areazione i tedeschi hanno speso 500 milioni

I tedeschi, continua Giannelli, hanno anche “investito 500 milioni per l’aerazione delle scuole. Noi lo abbiamo chiesto”, ma senza ottenere “nessuna risposta”. Quindi, in Italia “per aerare le aule l’unico sistema è aprire le finestre. Tra Covid o freddo, meglio il male minore, stare cioè in classe col cappotto”.

Poi c’è il problema dei test. “La sanità territoriale deve essere messa in condizione di intervenire con rapidità nelle scuole, dalle materne alle superiori – osserva – abbiamo presidi che scrivono alle aziende sanitarie senza ricevere risposte per oltre una settimana: così diventa ingestibile, non riusciamo a fare lezione. Chiediamo che tra diagnosi e tracciamento passino solo due giorni. La nostra proposta è di un organico Covid dedicato alle scuole: almeno 5mila assunzioni”.

Più autonomia alle scuole

Qualche giorno fa, sempre Antonello Giannelli aveva rivendicato maggiore autonomia degli istituti e meno vincoli imposti.

“Non si può imporre alle scuole qualcosa che sono i dirigenti di istituto a dover decidere. L’autonomia scolastica è in pieno vigore ed è tutelata dalla Costituzione, e serve a far sì che ogni scuola offra un’offerta formativa calibrata sulle diverse esigenze del territorio”, ha detto il leader del primo sindacato dei presidi in Italia all’agenzia Ansa.

Secondo Giannelli, “imporre vincoli nazionali e regionali contravviene al principio legale, perché quello che si decide in una grande città non va bene per i piccoli centri, le periferie o i centri rurali”.

Concorso straordinario a rischio per presunte “fughe di notizie” sui test

da La Tecnica della Scuola

Sulle presunte irregolarità che potrebbero minare la regolarità del concorso straordinario per la scuola secondaria è ormai in atto da settimane un vero e proprio scontro fra il Ministero e il senatore leghista Mario Pittoni.

Il tutto ha origine da alcune voci circolate nei social secondo le quali nella notte prima degli esami, alcune parole chiave avrebbero registrato un picco insolito di ricerche su Google; e – guarda caso – si tratterebbe di parole chiave legate ad argomenti delle prove di concorso del giorno dopo.
Il fatto dimostrerebbe che qualcuno già conosceva il testo di uno o più quesiti e si è documentato proprio poche ore prima della prova.
Il senatore della Lega ha raccolto le diverse segnalazioni e ha affidato ad un pool di tecnici l’analisi precisa dei dati.
Il Ministero per parte sua ha gettato acqua sul fuoco sostenendo che in realtà le ricerche sul web rientrerebbero nella assoluta normalità.
“Le prove si sono svolte nel pieno rispetto delle regole. Non c’è stata alcuna violazione informatica che possa aver causato fughe di notizie” ha chiarito nei giorni scorsi il Ministero.
Ma il senatore Pittoni non è affatto convinto e vuole andare a fondo della vicenda anche perché gli esperti che ha messo al lavoro sono riusciti a scovare la bellezza di una dozzina di anomalie.

Una selezione dei casi più significativi – annuncia Pittoni – è entrata nell’esposto presentato alla Procura della Repubblica con l’intento di ottenere una verifica approfondita di quanto realmente accaduto.

Vedremo se la Procura accerterà fatti rilevanti sotto il profilo penale o se deciderà di archiviare tutto: nel primo caso il futuro di questo concorso (e probabilmente anche dei prossimi) potrebbe essere irrimediabilmente segnato.

Didattica digitale integrata: modalità sincrona, asincrona, orario, da scuola o da casa: FAQ

da La Tecnica della Scuola

Il Ministero dell’Istruzione ha recentemente aggiornato le faq riguardanti la Didattica Digitale Integrata, fornendo alcuni importanti chiarimenti sia sulle modalità di svolgimento (asincrona o sincrona), sia sull’orare settimanali e il luogo da cui fare lezione.

Le riportiamo di seguito:

Che cosa si intende per attività docente prestata in modalità sincrona? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Le Linee guida per la Didattica digitale integrata e le premesse dell’ipotesi di contratto, definiscono le attività in modalità sincrona come caratterizzate da interazione in tempo reale tra insegnanti e studenti. Tali ore sono assicurate, per almeno i quantitativi minimi previsti, per l’intero gruppo classe, anche agendo con gruppi di alunni.

Che cosa si intende per attività didattica prestata dal docente in modalità asincrona? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Le Linee guida per la Didattica digitale integrata e le premesse dell’ipotesi di contratto, definiscono le attività in modalità asincrona come caratterizzate dall’assenza di interazione in tempo reale fra docente e alunni. Se pure manca alle attività asincrone l’interazione fra alunni e docenti in tempo reale, sono comunque attività svolte dal docente a beneficio diretto degli alunni. Le attività asincrone sono le più varie, anche prescindendo dall’uso dello strumento informatico. La loro tipologia e la loro quantificazione oraria sono stabilite da ciascuna istituzione scolastica nel Piano DDI. Alcuni esempi: registrazioni di brevi video, documenti ed approfondimenti legati ai video erogati, materiali multimediali (dispense in PDF, immagini, link a siti di interesse, programmi, presentazioni), esercitazioni e verifiche formative predisposte dal docente con richiesta di produzione di materiale da parte degli studenti, registrazioni di clip audio (podcast), dialoghi su forum di discussione, ecc.

Quante sono le ore settimanali che il docente deve prestare nella DDI? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Sono esattamente quelle del proprio orario d’obbligo (18 ore nella scuola secondaria di primo e secondo grado, 22 ore nella primaria – fermo restando le due ore di programmazione, 25 nell’infanzia), svolte in modalità sincrona e asincrona, sulla base delle delibere del collegio docenti. Il DM 7 agosto 2020 n. 89 contenente le linee guida sulla DDI e l’articolo 2 dell’Ipotesi del CCNI sulla DDI precisano che la declinazione della didattica a distanza è stabilita nel Piano adottato dall’istituzione scolastica e che può prevedere un monte ore alunno ridotto: ferma restando la possibilità che l’orario settimanale/alunno rimanga invariato, l’istituzione scolastica può predisporre un Piano orario di non meno di 20 ore per le scuole secondarie di secondo grado, non meno di 15 per le scuole secondarie di primo grado e le primarie (non meno di 10 per le prime classi della primaria). Da ciò è possibile che in base al Piano scolastico di DDI adottato dalla specifica scuola, l’orario settimanale di servizio dei singoli docenti sia stato rimodulato e pertanto preveda un numero di ore in modalità sincrona inferiore all’orario settimanale di insegnamento ordinariamente previsto. In questo caso le ore di attività in modalità asincrona potranno ammontare al massimo alla differenza tra l’orario settimanale ordinario e quello rimodulato in base al Piano scolastico di DDI. Ad esempio, se un docente di scuola superiore (con 18 ore settimanali) in base al Piano scolastico di DDI è chiamato ad effettuare 12 ore settimanali di attività di insegnamento in modalità sincrona, il numero massimo di ore che potrà svolgere in modalità sincrona o asincrona sarà pari a 6 ore settimanali.

Come il docente e la scuola organizzano l’orario settimanale complessivo composto di attività sincrone e asincrone? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Le attività didattiche in modalità sincrona si caratterizzano per l’interazione in tempo reale tra insegnanti e studenti; quelle asincrone invece dall’assenza di interazione in tempo reale fra docente e alunni. A livello di istituzione scolastica una volta stabilito l’orario settimanale in modalità sincrona, le attività in modalità asincrona o sincrona, a completamento dell’orario d’obbligo del docente, sono programmate su mandato del Collegio dei docenti nei singoli consigli di classe o del team docenti. Sulla base di tali programmazioni collegiali il singolo docente formula un piano individuale di lavoro che comprende la declinazione delle attività sincrone o asincrone, autonomamente gestite e riportate sul registro elettronico.

Il docente impegnato in DDI deve necessariamente erogare da scuola la propria lezione ovvero può erogarla anche da remoto? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Come opportunamente indicato nella nota 9 novembre 2020, n. 2002, documento condiviso con le Organizzazioni Sindacali firmatarie del CCNI, è demandata alla dirigenza scolastica, nel pieno rispetto delle deliberazioni del collegio dei docenti, adottare le disposizioni organizzative finalizzate a mettere in atto le migliori condizioni per l’erogazione della didattica, anche autorizzando attività non in presenza nell’istituzione scolastica. Sui criteri generali di svolgimento dell’attività in DDI da parte dei docenti, all’interno o all’esterno dell’istituzione scolastica, è resa informativa preventiva alla RSU.

Per gli alunni con disabilità le linee guida prevedono che, ai fini di massimizzare le possibilità di inclusione, le scuole debbano favorire la loro partecipazione in presenza. Gli insegnanti di sostegno sono quindi tenuti a rispettare l’orario secondo le cadenze individuate nell’orario in presenza o lo stesso può essere rimodulato? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Sulla base della eventuale rimodulazione dell’orario formulata dal collegio dei docenti in occasione della attivazione della DDI e tenuto anche conto del possibile mantenimento delle attività di laboratorio (come previsto dalla Linee Guida), anche l’orario dell’insegnante di sostegno può essere rimodulato in base all’orario di frequenza dello studente, fermo restando l’orario previsto dal contratto.

La scuola deve fornire dispositivi e connessioni a studenti e docenti impegnati nella DDI? (data di pubblicazione 20/11/2020)
Ogni istituzione scolastica, dopo aver garantito agli studenti che ne abbiano fatto richiesta la strumentazione adeguata per fruire della DDI, deve agevolare lo svolgimento della attività didattiche a distanza da parte dei docenti che manifestino particolari e motivate necessità, in particolare ai docenti a tempo determinato che, come è noto, non fruiscono della Carta del docente. L’assegnazione di strumentazione della scuola a studenti e docenti può avvenire tramite concessione in comodato d’uso gratuito.