Della valutazione e dintorni

Della valutazione e dintorni

di Maurizio Tiriticco

Su FB il prof. Alessandro racconta che nel suo istituto i colleghi gli raccomandano di non assegnare mai nel primo trimestre voti superiori al 7! E ciò senza una particolare e plausibile giustificazione. Forse – penso – per non rischiare di creare attese da parte degli alunni! Mah! Che dire? La cosa mi ha stupito e mi ha indignato! Mi chiedo: ma questo è il livello di professionalità di alcuni nostri insegnanti? Pertanto mi sono sentito in dovere di scrivere quanto segue…. e farlo conoscere ad Alessandro.

La prova/prestazione di un alunno, orale, scritta o pratica, è quella che è in ogni periodo dell’anno scolastico e va valutata per quello che è! La scelta effettuata dai colleghi di Alessandro mi meraviglia, mi stupisce e… mi indigna anche! Pertanto non possofare a meno di dimostrare ad Alessandro la mia stima per aver rappresentato pubblicamente su FB i suoi dubbi circa la raccomandazione -cosiddetta – deicolleghi: E spero che non sia anche del suo DS! Caro Alessandro! Nel nostro ordinamento i voti sono dieci e vanno utilizzati sempre TUTTI e SOLO PER INTERO! Lo zero non va mai utilizzato! Perché la scala è decimale! E va anche sottolineato che le ordinanze ministeriali in merito alla valutazione degli alunni non fanno mai alcun cenno ai più, ai meno, ai meno meno, ai mezzi e a tutte le altre amenità che in genere sprovveduti insegnanti sono soliti adottare. I quali,pertanto, adottano spesso criteri arbitrari ed assolutamente EXTRA LEGEM!

Caro Alessandro! Quando i tuoi colleghi ti fanno notare che i tuoi voti sono troppo alti e che, almeno per il primo quadrimestre, dovresti assegnare (non “mettere”) come voto massimo 7, sono assolutamente ancora EXTRA LEGEM! Se un alunno non è incorso in nessun errore, perché non dovresti dargli 10? Ed ancora! Il dpr 275/99, che reca “norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”, all’articolo 4, punto 4, prevede tra l’altro che, all’inizio di ciascun anno scolastico, “le istituzioni scolastiche… individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale…”. Ciò perché insegnare e valutare in un liceo classico di un quartiere “bene” è ben diverso dall’insegnare e valutare in una scuola dell’obbligo di borgata, spesso frequentata anche da alunni stranieri. Ma ciò non significa che la scala decimale venga di fatto manipolata1

Aggiungo anche che occorre sempre fare una opportuna differenza tra il MISURARE la prestazione di un alunno (di fatto, la conta degli errori) ed il VALUTARLA con l’attribuzione di un giudizio espresso anche con un voto. Esempio banale: tre errori commessi in un elaborato di tre righe non sono equiparabili con tre errori commessi in un elaborato di tre pagine. Buon lavoro, carissimo! E di’ ai tuoi colleghi di leggere attentamente le norme – e non solo relative alla valutazione – e di applicarle correttamente! Anche perché, dopo il MISURARE le conoscenze acquisite ed il VALUTARE le abilità dimostrate nel loro uso, segue anche il CERTIFICARE le competenze che un alunno ha maturato al termine di un percorso di studi. Ecco un esempio, banale, ma chiaro: l’alunno Antonio CONOSCE la sequenza numerica e le quattro operazioni aritmetiche; è ABILE nell’acquisto di un quotidiano; è COMPETENTE quando, dovendo fare importanti compere al supermercato, sa considerare e valutare sia il rapporto prodotto/prezzo dei beni che le possibilità di acquisto, nonché quanto può spendere in ordine ai soldi di cui dispone. E tutti questi adempimenti non sono sempre semplici! Pertanto, se l’alunno x realizza il tutto con successo, il voto che gli si dovrebbe attribuire è dieci! Senza ingiustificabili sconti Caro Alessandro! Scusami della sintesi, ma FB non consente lunghi saggi!

Sulla scuola serve un cambio di passo: più risorse all’istruzione

Consiglio nazionale ANDIS

Documento approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale nella seduta online del 25 novembre 2020

Autismo, Ido: diagnosi sempre più precoce

Autismo, Ido: diagnosi sempre più precoce, interventi già dai 18 mesi

SuperAbile INAIL del 25/11/2020

In corso una ricerca sul disturbo e gli indicatori predittivi. Il tema al Congresso della Società italiana di pediatria, in programma il 27 e 28 novembre. 

ROMA. “La diagnosi di disturbi dello spettro autistico è sempre più precoce e questo consente dei migliori risultati, perché prima si inizia la terapia E maggiori sono le possibilità in termini prognostici. L’ intervento oggi è possibile già a partire dai 18 mesi di vita, ma ci tengo a sottolineare che una diagnosi precoce non significa una diagnosi anticipata. Anche di fronte a un bambino con rischio di disturbo dello spettro autistico o con uno sviluppo fortemente atipico, specialmente per le aree coinvolte nei disturbi dello spettro autistico, è possibile progettare un intervento che sia assolutamente cucito su di lui”. A dirlo è Elena Vanadia, neuropsichiatra infantile e responsabile medico del servizio di Diagnosi e valutazione dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), che in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza anticipa i temi che affronterà nel corso del congresso ‘La pediatria italiana e la pandemia da Sars-Cov-2′ organizzato dalla Società italiana di pediatria (Sip) il 27 e 28 novembre 2020. “Quest’ anno ci focalizzeremo sui segnali precoci e gli indicatori predittivi”, sottolinea ancora Vanadia, che interverrà all’appuntamento Sip sabato 28 novembre all’interno della sessione ‘I disturbi dello spettro autistico e la Pandemia SARS-CoV-2 nella prospettiva evolutiva’. “Quello che vorremmo fare e’ condividere quali possono essere non solo gli indicatori e i segnali d’allarme, già abbastanza noti, ma- in particolare, sottolinea la neuropsichiatra- quelle variabili dello sviluppo che possono preludere a una strutturazione che nel tempo si potrà irrigidire con condotte di tipo autistico. Inoltre vorremmo evidenziare quei quadri che possono andare in diagnosi differenziali con i disturbi dello spettro autistico. Nei primi tre anni di vita ce ne sono svariati- precisa la neuropsichiatra- per esempio i disturbi della processazione sensoriale o severi disturbi della comunicazione e del linguaggio, ma anche alcune condizioni di attaccamento disfunzionale. Come sappiamo il comportamento è un po’ come una punta dell’iceberg dietro la quale si possono nascondere matrici e cause differenti”.

Gli indicatori predittivi
Da anni l’IdO porta avanti una ricerca “rispetto a un protocollo di valutazione che ci ha consentito, almeno fino ad oggi- dice Vanadia- di prevedere con buona attendibilità le evoluzioni del bambino con un disturbo dello spettro autistico inserito in un progetto che si basa sul modello evolutivo relazionale a mediazione corporea DERBBI (Developmental, Emotional Regulation and Body-Based Intervention). Il nostro impegno attuale- precisa Vanadia- è di riuscire a definire se gli indicatori predittivi sono assoluti, cioè se qualunque bambino, indipendentemente dal livello di sintomatologia, di gravità, di sintomatologia autistica e di quoziente intellettivo, al momento in cui mostra quei predittori positivi avrà un buon outcome. Questo non significa chiaramente e necessariamente uscire da una diagnosi di autismo, ma vuol dire avere un buon livello di sviluppo, di adattamento e di autonomia”, sottolinea la neuropsichiatra. Se gli indicatori sono invece “specifici rispetto a un certo tipo di intervento- prosegue- significherà che i bambini che hanno quel tipo di indicatori positivi avranno un buon outcome se faranno quel tipo di terapia”.

I numeri 
“Nella fascia di età compresa fra zero e due anni, quindi nell’arco dei primi ventiquattro mesi di vita, una percentuale importante dei bambini che afferiscono al servizio di diagnosi e valutazione dell’IdO manifesta dei comportamenti compatibili quanto meno con un rischio specifico (di rientrare in una diagnosi di spettro autistico, ndr). È importante- prosegue- che di fronte a dei comportamenti si riesca a fare una valutazione multidisciplinare, multidimensionale che consenta di orientare la diagnosi verso un ambito piuttosto che un altro. Perché da una diagnosi- conclude Vanadia- dipendono un tipo di intervento, un certo vissuto dei genitori e un certo approccio della scuola. Quindi noi abbiamo la responsabilità e il dovere di essere quanto più precisi e cauti possibili”, conclude la neuropsichiatra.

Valutazione nella scuola primaria

Valutazione nella scuola primaria: le osservazioni dell’ANP dopo l’incontro col Ministero

Oggi, in videoconferenza, l’ANP ha partecipato all’incontro con il Ministero dell’istruzione in merito allo schema di ordinanza sulla valutazione periodica e finale degli apprendimenti delle alunne e degli alunni delle classi della scuola primaria e delle relative linee guida, previste dall’articolo 1, comma 2-bis del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, convertito con modificazioni dalla legge 6 giugno 2020, n. 41.  

Il Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Dott. Bruschi, ha dapprima illustrato sinteticamente la bozza di ordinanza ministeriale che si colloca, come le allegate Linee guida, nella cornice normativa costituita dalle Indicazioni Nazionali, dal D.lgs. 62/2017 e dal D.lgs. 66/2017. Successivamente, nel presentare le suddette Linee, ha in premessa ricordato che la loro elaborazione è dovuta al Gruppo di lavoro composto da docenti universitari, dirigenti tecnici, dirigenti scolastici e insegnanti della scuola primaria. Il Capo Dipartimento ha definito il documento semplice e praticabile, di agevole lettura e frutto di un’ampia riflessione pedagogica e docimologica condivisa, peraltro, con molti docenti impegnati nelle prassi valutative d’aula.  

Le Linee guida affrontano il tema della formulazione dei giudizi descrittivi, illustrandone i principali passaggi concettuali e procedurali. Esse richiamano, nella definizione dei livelli di apprendimento, quelli previsti dalla certificazione delle competenze al termine della scuola primaria di cui al D.M. 742/2017 e li declinano su quattro dimensioni: autonomia, tipologia della situazione, risorse, continuità. Le Linee riportano, inoltre, indicazioni operative sul documento di valutazione, offrendo esempi di giudizi descrittivi in alcuni ambiti disciplinari mediante rappresentazione tabellare e modelli implementati con rubriche di definizione del livello raggiunto. A proposito della necessità di garantire una comunicazione trasparente, il documento raccomanda di riservare una particolare attenzione agli studenti delle famiglie non italofone. Il Capo Dipartimento, infine, ha annunciato un’azione di accompagnamento e formazione specifica per i docenti, già contemplata nel nuovo Piano di Formazione triennale del Ministero, rispetto alla quale i dirigenti scolastici saranno chiamati ad assumere il ruolo di promotori. 

L’ANP valuta positivamente l’incontro, dedicato a due documenti particolarmente attesi dalle istituzioni scolastiche del primo ciclo che sono chiamate all’immediata applicazione delle nuove procedure di valutazione di cui alla legge 126/2020. Già nella giornata di ieri avevamo a tale scopo pubblicato un contributo contenente indicazioni per i colleghi sulla valutazione nella scuola primaria. 

Nonostante la ristrettezza dei tempi per analizzare i documenti oggetto dell’incontro – trasmessi dall’Amministrazione solo poche ore prima dello stesso – ma nella consapevolezza di dovere supportare i dirigenti in questo delicato passaggio, l’ANP ha formulato le seguenti osservazioni: 

  • l’art. 3, c. 2 dell’O.M. dispone che la valutazione in itinere resta espressa nelle forme che il docente ritiene opportune: a nostro parere, senza mettere in discussione la libertà e l’autonomia dei docenti, questo passaggio potrebbe generare ambiguità nel processo valutativo, aprendo margini di discrezionalità che poco si attagliano ad una valutazione che deve essere sempre trasparente e coerente in ogni sua fase con la modalità disposta dalla norma. In buona sostanza, la valutazione non è indifferente allo strumento che si adopera per esplicitarla. È importante, invece, eliminare ogni possibile ambiguità rispetto alla necessità di uniformare procedure e criteri valutativi a livello di singola istituzione scolastica; 
  • circa le Linee Guida, considerati i tempi limitati di loro applicazione – specie nelle scuole che prevedono trimestri – e tenuto conto dell’iter ancora da percorrere prima della loro pubblicazione, rileviamo come non sia realizzabile in poche settimane quanto viene esplicitato sulla progettazione e sulla conseguente declinazione degli obiettivi di apprendimento funzionali alla formulazione dei giudizi descrittivi. Si tratterebbe, peraltro, di intervenire su un patrimonio progettuale e valutativo che le istituzioni scolastiche, in ossequio alle Indicazioni nazionali, hanno già acquisito e introiettato da anni nei loro curricula; 
  • in merito agli obiettivi disciplinari, si legge nelle Linee guida che i docenti possono utilizzarli così come proposti dalle Indicazioni Nazionali oppure riformularli. L’ANP esprime perplessità al riguardo ritenendo che tali obiettivi debbano essere sempre di sistema; 
  • accogliendo con favore l’incardinamento della valutazione per livelli sul modello di certificazione delle competenze previsto al termine della scuola primaria, abbiamo rilevato come questa sia l’occasione per aggiornare finalmente tale modello sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente del 22 maggio 2018; 
  • l’ANP, infine, ha espresso apprezzamento per l’attenzione rivolta agli alunni figli di genitori non italofoni e per l’invito a rapportarsi con tutte le famiglie nell’ottica di una comunicazione efficace e trasparente anche in ambito valutativo come, peraltro, già disposto dall’art. 1, c. 5 del D.lgs. 62/2017. 

L’ANP ha accolto con favore il riscontro positivo da parte dell’Amministrazione rispetto a quanto osservato. Nello specifico, il Capo Dipartimento ha chiarito che la valutazione in itinere è comunque vincolata ai riferimenti normativi propri della scuola primaria arginando, così, margini di discrezionalità. Sulla necessità di tenere fissi alcuni “obiettivi di sistema”, prendendo atto di quanto da noi rilevato, ha specificato che le istituzioni scolastiche potranno individuare, tra gli obiettivi che hanno già definito nei loro curricula, solo quelli ritenuti prioritari ai fini della valutazione. Sulla necessità di un refresh rispetto alle nuove competenze, ha inoltre precisato che il modello di certificazione attualmente in uso, facente ancora riferimento al testo previgente, pur potendosi comunque considerare efficace, sarà presto adeguato alle nuove competenze chiave per l’apprendimento permanente.  

Alla luce dei chiarimenti forniti dall’Amministrazione, l’ANP rassicura i colleghi rispetto alla possibilità di ottemperare a quanto previsto dall’ordinanza in preparazione senza stravolgere l’impianto progettuale e di valutazione contenuto nel PTOF. 

Tempo pieno

Scuola, Sinopoli (FLC CGIL): tempo pieno risposta educativa a bisogni di formazione non solo strumento di conciliazione

Roma, 25 novembre 2020 – Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, accoglie con favore le dichiarazioni del presidente del consiglio Conte a margine dell’annuale presentazione del Rapporto Svimez sull’economia e la società del Mezzogiorno e dichiara: “L’idea di generalizzare il tempo pieno nella scuola primaria in tutto il Paese è una proposta che va incontro alle richieste della FLC CGIL. È il momento di scelte coraggiose per offrire ai bambini e alle bambine una prospettiva concreta di successo formativo, destinando parte consistente dei fondi Next Generation EU ai luoghi dove quella generazione cresce e si forma, superando finalmente i profondi divari territoriali fotografati da Svimez”.

“E’ necessario ribadire, sottolinea il segretario della FLC, che l’occupazione femminile è una importante ricaduta del tempo pieno, ma non ne rappresenta l’obiettivo primario: la scuola non è un parcheggio. Nonostante sia chiaro il rapporto tra tempo scuola, crescita dell’occupazione femminile e diminuzione del tasso di interruzione del lavoro da parte delle donne con il conseguente incentivo all’ingresso nel mercato del lavoro, il modello pedagogico del tempo pieno è centrale, prima di tutto, come risposta ai bisogni di formazione delle bambine e dei bambini e, non secondariamente, nel contrasto al gravissimo fenomeno della dispersione scolastica”.

“Investimento in un tempo scuola di 40 ore settimanali in tutte le scuole del Paese, significa garantire a tutti i bambini il diritto all’istruzione, fornendo loro maggiori opportunità educative. Attualmente usufruiscono del tempo pieno solo il 33% delle classi. Stimiamo che per la diffusione del tempo pieno su tutto il territorio nazionale sia necessaria un’implementazione degli organici della scuola primaria con un incremento pari a 45 mila docenti. In sintesi, conclude Sinopoli, bisogna estendere in modo strutturale a tutte le scuole primarie del paese il tempo pieno e ci auguriamo che, alle parole del Presidente Conte, seguano i fatti”.

A. Ernaux, L’evento

Annie Ernaux: dalla storia alla vita, all’opera

 di Antonio Stanca

   Recente è la pubblicazione del romanzo L’evento della scrittrice francese Annie Ernaux. In Francia è avvenuta per conto di Gallimard, in Italia di L’Orma Editore. La traduzione è di Lorenzo Flabbi.

   La Ernaux è nata a Lillebonne, Normandia, nel 1940. Modeste erano le condizioni della sua famiglia, i genitori, operai, avevano aperto una drogheria con annesso un bar. Prima che nascesse Annie avevano perso, a causa di una grave malattia, la prima figlia quando era ancora piccola. Annie studierà, si laureerà all’Università di Rouen, si dedicherà all’insegnamento della Letteratura Francese. Nel 1964 si sposerà, avrà due figli, ma dopo alcuni anni si separerà dal marito.

   Sarà una fervente femminista, scriverà su giornali e riviste a proposito della libertà, dell’autonomia della donna e di altri problemi sociali. La sua narrativa risentirà delle sue opinioni circa quanto avveniva nella vita, nella società dei tempi moderni, circa l’assunzione, il rispetto, l’uso di regole, principi, costumi determinati dalla verità, dalla giustizia. L’esterno si combinerà con l’interno nelle sue opere, la storia con la vita.  “Forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura”, dirà la Ernaux. Di tutti aveva sempre pensato di far diventare quello che le succedeva, che pensava, che faceva, a tutti aveva sempre desiderato farlo giungere e l’opera scritta le era sembrato il modo, il mezzo migliore. Nuova sarà in questa tendenza a mettersi a nudo, andrà contro la tradizione letteraria: un atteggiamento sovversivo da lei cercato.

   Della tradizione rifiuterà pure quel tipo di scrittura carica di effetti sentimentali, emotivi, quello stile che a volte diventa lirico e tende ad una lingua scarna, sentenziosa, vicina quasi al documento, alla registrazione. Come per il contenuto così per la forma non si saprà come classificare la Ernaux poiché solo nelle sue convinzioni si spiegheranno.

   Tra gli anni ’70 e ’80 si colloca l’inizio della sua attività letteraria: del 1974 è Gli armadi vuoti, del 1977 Quello che dicono o niente, del 1981 La donna gelida. Già in questi romanzi, che formano una trilogia, l’aspetto autobiografico, la solitudine, la monotonia della vita coniugale, rappresentano quei temi che insieme allo stile, un monologo interiore spesso interrotto da reminiscenze del passato, da profonde riflessioni, sono piuttosto singolari e lasciano intravedere gli sviluppi futuri.         Saranno questi gli elementi che renderanno nota la Ernaux, le procureranno molto successo di pubblico e di critica, molti premi e molte traduzioni. Con Gli anni, romanzo del 2008, avrebbe vinto il Premio Marguerite Duras, il Premio Françoise Mauriac, il Prix de la Langue Française e il Premio Strega Europeo 2016. Il tema era stato un altro tra i preferiti dalla scrittrice, quello del ricordo di quanto era passato, finito nella sua vita, delle foto che a quei tempi erano collegate. E di un altro ricordo vorrà dire la Ernaux in L’evento. Stavolta ricorderà quando, nel 1963, poco più che ventenne, era rimasta incinta, era stata abbandonata dal suo compagno e si era sottoposta ad un aborto clandestino. Dirà del travaglio patito nel corpo e nell’anima prima di liberarsi del problema, di quante situazioni, di quante persone avessero attraversato il suo cammino. Era vissuta per molto tempo in una condizione perennemente sospesa, divisa tra l’audacia e la vergogna di quella gestazione, il piacere e il rifiuto della sua condotta, il coraggio e il dramma di essere diversa. Abortirà, negherà la vita a chi stava per averla, si pentirà, si ricrederà, soffrirà ancora, ancora non saprà distinguere, collocarsi. Maturata, migliorata si sentirà, però, dopo quella esperienza, dopo essersi persa tra strade, case, persone sconosciute, più donna si vedrà e questo l’aveva spinta a narrare quell’“evento”. Aveva voluto liberarlo del suo aspetto negativo, della sua posizione nascosta e farlo rientrare tra le altre cose della vita.

   A ottant’anni, malata, la Ernaux non ha smesso di scrivere, dalla sua vita ha di nuovo preso per la sua opera, solo con quella finirà questa.

Erasmus: boom di domande per il programma 2021/2027

da Il Sole 24 Ore 

di Redazione Scuola

Con la prima scadenza per richiedere l’accreditamento Erasmus i futuri beneficiari delle attività di mobilità per l’apprendimento entrano nella nuova fase del Programma Erasmus, che coprirà i prossimi 7 anni, a partire da gennaio 2021. L’Italia, fa sapere Indire, si distingue per l’alto numero di candidature inviate entro il 29 ottobre scorso: 478 nell’ambito scuola e 131 nel settore dell’Educazione degli adulti. Grazie a questi numeri il nostro Paese si posiziona al primo posto in Europa, seguito da Spagna, Germania e Turchia.

La nota Indire
L’accreditamento Erasmus è paragonabile a una carta per diventare membri effettivi delle future attività legate all’Azione Chiave 1 per la mobilità internazionale dello staff, degli alunni in formazione professionale, dei discenti adulti e degli alunni in mobilità di lungo termine per studio. Per l’Istruzione Superiore (Università) e Formazione professionale VET, l’accreditamento per progetti di mobilità è già una procedura acquisita, mentre per i settori Istruzione scolastica ed Educazione degli Adulti si tratta di una novità assoluta.

È sufficiente accreditarsi come istituto una volta, per poi poter fare domanda di finanziamento a supporto delle attività di mobilità per i sette anni del Programma, a partire dal 2021.

Avere l’accreditamento Erasmus conferma l’impegno dell’istituto rispetto al programma Erasmus e garantisce una partecipazione continuativa all’Azione Chiave 1, la principale misura a sostegno della mobilità per l’apprendimento degli individui.Le organizzazioni che si sono candidate lo scorso 29 ottobre hanno presentato un Piano Erasmus che definisce la loro strategia a lungo termine. Allo stesso tempo hanno aderito agli standard di qualità Erasmus, che definiscono in che misura dovrebbero essere organizzate le attività nel proprio istituto per garantire una buona qualità delle mobilità da organizzare. Gli standard di qualità Erasmus sono parte integrante dell’accreditamento e coprono una serie di temi quali la gestione, il supporto ai partecipanti, i risultati in termini di apprendimento, la condivisione dei risultati e altri aspetti pratici.

Riapertura, tutti i buchi neri

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Le scuole superiori chiuse con dpcm il 6 novembre scorso probabilmente riapriranno con le lezioni in presenza dall’11 gennaio. Sempre che le condizioni epidemilogiche confermino una abbassamento dell’indice Rt che, insieme agli altri parametri, consenta una declassificazione di tutte le aree a maggior rischio. Una data, quella che è ipotizzata in queste ore a Palazzo Chigi, che dovrebbe consentire di superare con scuole chiuse il periodo più pericoloso per la ripresa della trasmissione del virus, quello delle festività, e sulla quale però in consiglio dei ministri gli animi sono assai combattuti e contrapposti. Da un lato la ministra 5stelle dell’istruzione, Lucia Azzolina, che davanti agli allentamenti delle misure a decorrere già dal 4 dicembre per alcuni settori ha chiesto allora di aprire anche la scuola; dall’altro il ministro (Leu) della salute, Roberto Speranza, appoggiato dal capodelegazione del Pd, il ministro della cultura Dario Franceschini, che invece propende per rinviare il più in là possibile le lezioni in presenza.

Nel frattempo non vi sono però notizie sul come riaprire: i nodi che hanno pesato sull’avvio dell’anno scolastico a settembre restano tutti, dai trasporti negli orari di punta -per i quali non c’è stata la definizione di piani di nuova mobilità con orari diversificati, come il potenziamento dei mezzi o la purificazione dell’aria a bordo- ai tamponi rapidi da somministrare direttamente a scuola in caso di un contagio in classe tra i ragazzi. Per non parlare del tracciamento: le Asl hanno denunciato di essere in affanno e di non avere personale; l’Istituto superiore della sanità, che dovrebbe elaborare i dati, denuncia nell’ultimo report notifiche tardive e lacunose. Il ministero dell’istruzione ha sospeso anche i monitoraggi presso le scuole sui dati settimanali dei contagi: non si possono portare avanti efficacemente. E così, come stia messa la scuola in quanto a focolai e contagi è un rebus, sia per quanto riguarda i numeri che i fattori e luoghi di trasmissione.

E intanto i dipartimenti di prevenzione continuano ad adottare protocolli diversi nella gestione dei casi Covid a scuola, così come sono diversi i tempi per la somministrazione dei tamponi e le modalità di certificazione per il rientro in classe di docenti e studenti.

Della circolare del ministero della Salute che avrebbe dovuto, a fronte della frammentazione territoriale, uniformare le procedure (si veda ItaliaOggi di martedì scorso) e dare spinta ai tamponi rapidi a scuola si è persa traccia. Insomma, le scuole prima o poi riapriranno ma in condizioni che ad oggi non sono diverse da quelle che avevano portato alla chiusura.

Nel dossier scuola, a rendere ulteriormente frammentato il quadro ci sono i ricorsi alla magistratura. Da ultimo, si è pronunciato il Tar di Catanzaro che ha sospeso l’ordinanza della chiusura degli istituti della regione Calabria «ritenuto sussistente il requisito del ‘periculum’ avuto riguardo in particolare al grave pregiudizio educativo, formativo ricadente sui destinatari ultimi del servizio scolastico». Lo ha fatto in via cautelare solo per i ricorrenti, una decina di famiglie.

Dad, ecco per ogni scuola le ore di lezione in copresenza prof-alunni

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Cosa si intende per didattica a distanza sincrona e asincrona; come deve essere quantificata; come va organizzata; dove deve essere svolta; chi ha diritto ad avere il computer dalla scuola; come gestire le attività in presenza dell’alunno disabile? La risposta a queste domande è stata fornita dal ministero dell’istruzione con alcun Faq pubblicate sul sito del dicastero di viale Trastevere il 20 ottobre scorso (https://www.istruzione.it/rientriamoascuola/domandeerisposte.html). L’amministrazione ha spiegato che le attività didattiche sincrone sono quelle in cui il docente e gli alunni interagiscono in tempo reale. Mentre quelle asincrone sono caratterizzate da interventi in cui il docente predispone materiali in formato informatico che deve essere utilizzato dagli alunni per lo studio e per le verifiche.

Il ministero ha spiegato che la fonte primaria di riferimento è costituita dalle linee-guida contenute nel decreto ministeriale 7 agosto 2020 n. 89 e, in qualche misura, dall’ipotesi di contratto sulla didattica a distanza firmata dalla Cisl, dall’Anief e dalla Cgil (Uil, Snals e Gilda-Unams non l’hanno sottoscritta). La quantificazione generale delle ore di didattica in modalità sincrona deve essere adottata dalle istituzioni scolastiche sulla base di una delibera del collegio dei docenti. E la distribuzione per materia dovrà essere effettuata dal dirigente scolastico sulla base della delibera anche con l’apporto dei consigli di classe.

Ogni docente dovrà poi gestire autonomamente il monte settimanale delle attività asincrone annotandone i termini di svolgimento sul registro elettronico. E dovrà anche redigere una programmazione ad hoc. In ogni caso, la somma delle ore di lavoro settimanale degli insegnanti (attività di insegnamento), tra attività sincrone e asincrone, dovrà essere pari al monte ore settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro: 18 ore nella scuola secondaria di primo e secondo grado, 22 ore nella primaria, fermo restando le due ore di programmazione, 25 nell’infanzia. In ogni caso, le attività sincrone da assicurare complessivamente tra tutte le materie in una settimana agli alunni non dovranno essere complessivamente inferiori a 20 ore per le scuole secondarie di secondo grado, 15 per le scuole secondarie di primo grado e le primarie e 10 per le prime classi della primaria. Niente si precisa sulla scuola dell’infanzia.

Pertanto, ogni docente dovrà prestare attività asincrone per un numero di ore pari alla differenza tra l’orario settimanale contrattuale e le ore di attività sincrona. Per esempio, il docente di scuola secondaria al quale siano state assegnate 12 ore settimanali sincrone, dovrà completare il proprio orario prestando 6 ore settimanali in modalità asincrona.

L’amministrazione ha fornito anche un ampio catalogo esplicativo circa le attività asincrone effettuabili. Che possono anche prescindere dal mezzo informatico in senso stretto: registrazioni di brevi video, documenti ed approfondimenti legati ai video erogati, materiali multimediali (dispense in Pdf, immagini, link a siti di interesse, programmi, presentazioni), esercitazioni e verifiche formative predisposte dal docente con richiesta di produzione di materiale da parte degli studenti, registrazioni di clip audio (podcast), dialoghi su forum di discussione, ecc. Citando la nota 9 novembre 2020, n. 2002, l’amministrazione ha spiegato che le attività a distanza possono essere effettuate dai docenti direttamente presso la loro abitazione.

Per quanto concerne l’uso della strumentazione di proprietà delle istituzioni scolastiche, il ministero ha chiarito che i pc e i tablet possono essere ceduti in comodato gratuito non solo agli alunni che ne abbiano fatto richiesta, ma anche ai docenti. E nel caso specifico bisognerà consentirlo specialmente ai docenti precari. Perché non hanno diritto alla carta del docente e, quindi, i relativi oneri, in assenza di cessione, graverebbero interamente a carico loro.

Per quanto riguarda gli alunni disabili, la normativa nazionale prevede l’obbligo di didattica in presenza. Pertanto, il ministero è intervenuto interpretando tale normativa nazionale. Ma restano ferme le eventuali restrizioni che possono comunque essere adottate dai presidenti delle regioni e dai sindaci. In assenza di restrizioni a livello locale, quindi, anche in questo caso bisogna applicare le linee guida che, per massimizzare le possibilità di inclusione, prevedono che le scuole debbano favorire la loro partecipazione in presenza. Ma ciò non vuol dire che il docente di sostegno debba essere presente a scuola per tutto l’orario normale.

La frequenza dell’alunno, infatti, dovrà essere calibrata sull’orario delle ore di didattica in modalità sincrona del resto della classe « sulla base della eventuale rimodulazione dell’orario formulata dal collegio dei docenti in occasione della attivazione della didattica digitale integrata e tenuto anche conto del possibile mantenimento delle attività di laboratorio (come previsto dalle linee guida)». Resta fermo l’obbligo, in capo al docente, di completare l’orario in modalità asincrona.

Concorso, sì alle prove suppletive

da ItaliaOggi

Antonio Ciccia Messina e Carlo Forte

Ok alle prove suppletive di concorso per gli insegnati bloccati a casa con il Covid. I docenti che non hanno potuto sostenere la prova del concorso straordinario devono avere una seconda possibilità. È quanto deciso dal Tar Lazio, sezione terza B, con l’ordinanza cautelare n. 7199/2020 depositata il 20 novembre 2020, resa nel ricorso 8267/2020.

Il provvedimento del Tar Lazio si conclude proprio disponendo l’effettuazione di prove suppletive. Viene così smentita l’impostazione ostativa del ministero dell’istruzione alla effettuazione di una prova suppletiva. Nel caso specifico una insegnante, posta in quarantena in quanto risultata positiva al Covid-19 al test diagnostico molecolare, non ha potuto partecipare alla prova concorsuale scritta tenutasi il giorno 29 ottobre 2020, in quanto oggettivamente impossibilitata. Proprio sulla base di questi fatti, il tribunale amministrativo ha ordinato una sessione suppletiva quando ci saranno le condizioni di sicurezza sanitaria.

La vicenda posta all’attenzione del giudice amministrativo riguarda la procedura straordinaria, per titoli ed esami, per l’immissione in ruolo del personale docente della scuola secondaria di I e II grado su posto comune e di sostegno, indetta con provvedimento del 23 aprile 2020 n. 510. A questo bando è seguita la fissazione del calendario delle prove d’esame per il concorso. Le regole del concorso non hanno previsto, però, la possibilità di fissare una sessione suppletiva in favore di candidati impossibilitati a presentarsi, perché collocati in isolamento fiduciario oppure in quarantena in applicazione delle vigenti misure sanitarie di prevenzione epidemiologica da Covid-19.

Anzi il ministero dell’istruzione finora ha sempre escluso l’apertura a sessioni suppletive del concorso. In relazione all’ipotesi eccezionale della pandemia, però l’interessato non può violare l’obbligo di trattenimento domiciliare. Non pare, quindi, che si possa precludere al cittadino di concorrere ad un ufficio pubblico, qualora ricorrano circostanze non imputabili né prevenibili né dallo stesso cittadino evitabili.

Peraltro, allo stato, la fissazione di una prova suppletiva per l’interessata non compromette in alcun modo lo svolgimento delle prove di esame del concorso in oggetto.

La decisione del tribunale amministrativo apre la strada a iniziative analoghe di chi si trova nella stessa situazione.

C’è la concreta possibilità, quindi, che tutti gli insegnanti impossibilitati a partecipare per ragioni della pandemia di ritornare in campo. Il problema degli aspiranti docenti in quarantena e in isolamento fiduciario si porrà per tutto il periodo dell’emergenza sanitaria. E probabilmente potrebbe verificarsi anche durante i periodi in cui saranno disposte le prove suppletive.

La situazione è di particolare gravità. Specie se si pensa che, attualmente, i precari sono circa 200 mila e, in caso di assenza dei docenti, le istituzioni scolastiche stentano a trovare sostituti. Tant’è che il ministero ha dovuto fare marcia indietro sul divieto di presentazione delle domande di messa a disposizione da parte dei docenti già collocati in una graduatoria (si veda Italia Oggi del 10 novembre scorso, pag. 41). Ciò proprio nella speranza di agevolare il reperimento dei supplenti.

Il problema dei candidati in quarantena o in isolamento fiduciario è destinato inevitabilmente a riproporsi anche in modo più massiccio in occasione delle prove del concorso ordinario. Per quest’ultima tipologia di selezione, infatti, le domande sono state più di 76 mila per il concorso ordinario nella scuola dell’infanzia e nella primaria e quelle per i concorsi nelle secondarie oltre 430 mila.

Le domande di partecipazione al concorso straordinario, invece, sono state poco meno di 65 mila. La soluzione proposta dai sindacati della scuola alla ministra Lucia Azzolina, per risolvere almeno il problema del concorso straordinario, è di consentire l’accesso ai ruoli tramite lo scorrimento di una graduatoria con esame orale al termine del primo anno di nomina.

Prof e Ata anti-Covid, stipendi ora pagati

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Domani, 25 novembre, i docenti e gli Ata assunti a tempo determinato sull’organico Covid riceveranno finalmente lo stipendio. Lo hanno fatto sapere il ministero dell’economia con una nota su www.noipa.gov.mef.it pubblicata il 19 novembre e il ministero dell’istruzione con una circolare emanata il giorno prima (27647/2020). Per questa particolare tipologia di contratti il pagamento delle relative spettanze era rimasto in sospeso.

Perché molte scuole avevano sforato il budget assegnato dal ministero dell’istruzione (si veda Italia Oggi del 17 novembre scorso, pag.44). Via XX settembre ha reso noto che il dicastero guidato da Lucia Azzolina ha provveduto ad assegnare, a ciascuna Istituzione scolastica, le risorse finanziarie necessarie alla copertura dei contratti stipulati ai sensi degli articoli 231 bis e 235 del decreto legge 34/2020, sulla base delle ripartizioni predisposte dagli uffici scolastici regionali. Sempre secondo quanto comunicato dal ministero dell’istruzione, i contratti sono pervenuti alle scuole progressivamente in questi giorni. Per fare fronte ai pagamenti il sistema NoiPA, grazie ad un’emissione straordinaria a regime da domani, provvederà a liquidare tutti i ratei contrattuali autorizzati dalle istituzioni scolastiche entro e non oltre le ore 18 di lunedì 23 novembre e per i quali sia stata verificata sul sistema della ragioneria generale dello stato la corretta assegnazione delle risorse

Il personale con contratto a tempo determinato può monitorare, in maniera indipendente e in qualsiasi momento, lo stato di avanzamento del singolo contratto e il relativo stato dei pagamenti, su NoiPA, seguendo il percorso Amministrato > Servizi > Contratti scuola a tempo determinato/monitoraggio contratti. Le scuole possono, quindi, autorizzare i ratei stipendiali in base alle code di lavorazione che il sistema «gestione contratti» ha accumulato.

La visualizzazione delle rate da autorizzare da parte delle singole istituzioni scolastiche avverrà in modo progressivo sulla base dell’elaborazione informatica dei ratei. Per quanto riguarda, invece, i supplenti nominati per sostituire i docenti anti-Covid l’amministrazione il blocco resto fino a uno nuovo avviso. A questo proposito le scuole hanno ricevuto una comunicazione tramite il Sidi con la quale l’amministrazione ha spiegato che «è stata temporaneamente bloccata la funzione di autorizzazione dei ratei contrattuali per le sostituzioni del personale nominato in applicazione dell’articolo 231-bis del decreto legge 34 per adeguamento delle procedure di liquidazione. Sarà pubblicato un apposito avviso sul Sidi al ripristino della funzionalità».

Smart working anche a regime

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

L’annuncio della ministra Dadone di emanazione di linee guida sullo smart working, senza coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, non è la risposta giusta per affermare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare alla trasformazione e al rilancio della pubblica amministrazione». Lo afferma in una nota la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti. La risposta del sindacato di Corso Italia è arrivata dopo l’intervento della ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, che durante un question time che si è tenuto alla camera dei deputati l’11 novembre, ha fatto sapere che l’emanazione delle linee guida sullo smart working nella pubblica amministrazione avverrà senza la previa stipula di un contratto ad hoc (si veda Italia Oggi del 17 novembre scorso). Secondo quanto affermato dalla ministra, il tavolo negoziale sarà aperto successivamente. Fino ad allora, dunque, i dirigenti della Pa (dunque anche nella scuola) applicheranno il lavoro agile in assenza della necessaria regolazione contrattuale. Sebbene misure organizzative e gestionali che saranno oggetto del decreto, andranno necessariamente ad impattare sulla prestazione dei lavoratori. Materia, quest’ultima, di stretta competenza della contrattazione collettiva. Di qui la reazione del sindacato. «Negli scorsi mesi le lavoratrici e i lavoratori della Pa» si legge nella nota della Cgil «hanno dovuto operare da casa, e spesso senza alcuna garanzia sul diritto alla disconnessione e con costi spesso a loro carico. É stata una misura necessaria e spesso apprezzata, ma ora lo smart working che si vuole realizzare a regime dovrebbe rispondere a processi di innovazione organizzativa in cui viene valorizzato il lavoro, e non essere l’ennesimo strumento unilaterale nella gestione in mano ai dirigenti».

La questione è molto delicata perché l’introduzione di modifiche unilaterali alle modalità di svolgimento della prestazione è una partita che si svolge contemporaneamente su due campi. Da una parte gli aspetti organizzativi e gestionali, di stretta competenza della parte datoriale. E dall’altra parte la prestazione in senso stretto: cosa è richiesto ai lavoratori, quali sono le modalità di svolgimento e quali sono i tempi di esecuzione. In altre parole: la determinazione dei diritti della parte datoriale e degli obblighi in capo ai lavoratori. E viceversa, a fronte dello svolgimento degli obblighi da parte dei lavoratori, quali siano i diritti che ne costituiscono la contropartita.

La regolazione unilaterale degli aspetti organizzativi e gestionali, prima della regolazione della prestazione e della controprestazione al tavolo negoziale, rischia quindi di tradursi, di fatto, in quella che i giuristi chiamano «novazione oggettiva del contratto». Che nel caso concreto riguarderebbe la modifica delle modalità di svolgimento della prestazione (con oneri a carico del lavoratore) e i tempi di esecuzione.

La prassi utilizzata in passato per evitare questo problema era la piena contrattualizzazione degli istituti o, in alternativa, la concertazione. E cioè la stipula di intese sulla base delle quali la politica e le amministrazioni emanavano i provvedimenti di loro competenza. Va detto, inoltre, che la legge non prevede più la possibilità per la contrattazione collettiva di derogare le norme di legge. Pertanto, anche i decreti attuativi di tali leggi, comprese le linee guida, non possono essere modificati dai contratti. Che spesso si limitano a recepirle (si veda il contratto sulla didattica a distanza).

In Emilia le classi più affollate, segno positivo per le assicurazioni

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

L’Emilia-Romagna è la regione con la più alta densità di alunni per classe (21,86), seguita da Lombardia (21,44) e Toscana (21,24). Mentre le classi meno affollate si trovano in Molise (17,73), Basilicata (18,06) e Calabria (18,13), su una media nazionale di 20,34 alunni. Il dato emerge da un’analisi condotta da Das (gruppo Generali), compagnia specializzata nella tutela legale, che sta registrando in questo periodo una crescita di richieste per ‘Difesa Scuola’, copertura rivolta a dirigenti scolastici, personale docente e non docente, ma anche alunni e genitori membri di organi collegiali.

«In tempo di Covid la necessità di rispettare le distanze di sicurezza nelle scuole per contenere i contagi», spiega Roberto Grasso, director & general manager di Das, «ha aumentato notevolmente le responsabilità e i rischi per i dirigenti scolastici e per tutte le figure professionali che sono la colonna portante del sistema educativo e che devono poter svolgere la propria attività con serenità garantendo lo svolgimento delle lezioni in sicurezza».

L’analisi di Das rileva alcune peculiarità territoriali. Nella scuola dell’infanzia, con una media nazionale di alunni per classe di 20,92, la Liguria è la regione con il maggior numero di alunni: 22,72. Seguita da Toscana (22,49) e Lombardia (22,48).Fanalino di coda il Molise con 17,81 bambini. Nella primaria medaglia d’oro all’Emilia-Romagna con 20,35 studenti per classe, ben al di sopra della nazionale di 18,81. Seguono Lombardia (20,15) e Toscana (19,84).

Il Molise è ancora la regione con la densità più bassa: 16,05. Stesso terzetto sul podio alle medie, sempre con l’Emilia-Romagna ha il più alto numero di alunni per classe (22,44). Ultima la Sardegna con 17,94 studenti, sotto la media nazionale di 20,69.

Anche alle superiori in cima alla classifica si piazza l’Emilia Romagna con 22,99 studenti per classe e in fondo la Sardegna con 18,80 alunni, rispetto a una media nazionale di 21,51. Secondo il Veneto (22,65, terza la Lombardia (22,55).

Anticipi Tfr-Tfs, ora possibili

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Dal 18 novembre scorso i docenti e i non docenti che sono andati in pensione e non hanno ancora ricevuto il trattamento di fine servizio (Tfs) o il trattamento di fine rapporto (Tfr) possono chiedere un anticipo, fino a un importo massimo di 45 mila euro, a una banca di loro fiducia compresa nell’elenco pubblicato sul sito: https://lavoropubblico.gov.it/anticipo-tfs-tfr/sei-un-richiedente. Lo ha fatto sapere l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) con la circolare 131 e con il messaggio 4315, entrambi emanati il 17 novembre scorso. L’anticipo potrà essere richiesto previa certificazione del diritto da parte dell’Inps. La certificazione avverrà a domanda dell’interessato.

Le istanze di certificazione potranno essere presentate direttamente dal lavoratore, collegandosi al sito dell’Inps e utilizzando il Pin dispositivo (che però l’Inps non rilascia più dal 1° ottobre scorso), lo Spid di livello 2 o la Cie (carta di Identità elettronica 3.0) o la carta nazionale dei servizi. In alternativa, la domanda potrà essere presentata tramite un patronato. Il finanziamento sarà erogato con un tasso di interesse agevolato che non dovrebbe superare il 2,5%. Fermo restando la percentuale di detassazione sul Tfs/Tfr prevista dall’articolo 24, del decreto-legge 4/2019. Che parte dall’1,5% dell’Irpef, in caso indennità riscosse dopo 12 mesi dalla cessazione e può arrivare fino al 7,5%, se l’indennità sarà riscossa dopo 60 mesi. L’anticipo del Tfs/Tfr è una misura introdotta dal legislatore per consentire ai pensionati di fruire della buonuscita senza attendere il decorso dei termini fissati dalla legge.

Spetta ai soggetti cessati dal servizio per pensione anticipata con un minimo di 42 anni + 10 mesi di contributi se uomini e 41 anni + 10 mesi di contributi se donne (articolo 23, comma 10, decreto-legge 201/2001) oppure per pensione di vecchiaia con un’età non inferiore a 67 anni e almeno 20 anni di contributi sia per gli uomini che per le donne (articolo 23, comma 6, decreto-legge 201/2011) oppure per pensione «quota 100» con un’età minima di 62 anni di età e 38 anni di contributi (articolo 14, comma 1, del decreto-legge 4/19). Conviene ai soggetti che non ritengono opportuno attendere il decorso dei termini ordinari previsti dalla legge per il versamento da parte dell’amministrazione, che sono i seguenti: 1) pensionati anticipati: 24 mesi dalla data del pensionamento; 2) pensionati per vecchiaia per decorrenza del termine massimo dell’anzianità di servizio o d’ufficio: 12 mesi dalla data del pensionamento; 3) pensionati quota 100: 24 mesi dal decorso del termine di maturazione dei requisiti ordinari ai fini della pensione. Il procedimento per accedere al beneficio viene azionato a domanda dell’interessato e con la stipula di un contratto con la banca.

Per avviare il procedimento, quindi, il richiedente, dopo avere chiesto la certificazione del diritto all’Inps, dovrà attendere la risposta, che sarà comunicata dall’amministrazione scolastica entro 90 giorni. E recherà anche l’importo spettante e le modalità di acquisizione: in un’unica soluzione se la somma sarà pari o inferiore a 50 mila euro lordi o a rate se superiore a tale importo. Ai pensionati con quota 100 sarà comunicata anche la data di maturazione del diritto al riconoscimento del Tfr/Tfs.

Una volta ottenuta la certificazione l’interessato dovrà presentare la domanda vera e propria alla banca, corredata della certificazione del diritto al Tfs/Tfr, della proposta di contratto debitamente sottoscritta dal richiedente e dell’autocertificazione dello stato di famiglia. I soggetti divorziati o separati dovranno dichiararlo e dovranno anche specificare la quota dell’eventuale assegno mensile di mantenimento al coniuge. La banca procederà ai dovuti accertamenti e, se dalle verifiche risulterà che il richiedente non si trovi in alcuna delle condizioni ostative previste dalla legge per ricevere il finanziamento, provvederà al versamento entro 15 giorni direttamente sul conto corrente indicato dall’interessato.

La banca concederà il finanziamento fruendo della garanzia di un apposito fondo gestito dall’Inps con una dotazione di 75 milioni di euro e con la garanzia di ultima istanza da parte dello stato. La garanzia coprirà l’80% dell’importo. Fermo restando il diritto alla cessione del Tfr/Tfr del soggetto finanziato all’atto della maturazione. Il tasso di interesse da pagare alla banca sarà calcolato sulla base dell’ultimo rendistato pubblicato dalla Banca d’Italia.

Il rendistato è un indice basato sulla media ponderata del rendimento di un paniere di titoli di stato di riferimento. Nel mese di marzo l’indice generale è stato fissato all’ 1,188%. All’interesse così calcolato bisognerà aggiungere un ulteriore 0,30%. Pertanto, se il finanziamento fosse stato erogato oggi sulla base dell’indice dell’ultimo rendistato, gravato dello 0,30%, l’interesse sarebbe stato fissato nell’ordine del 2,488%.

Conte: ci sarà una riforma per il tempo pieno in tutta Italia

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Dal punto di vista sociale, vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro”.

A dirlo il premier Giuseppe Conte alla presentazione del Rapporto Svimez 2020 “L’economia e la società del Mezzogiorno”.

Il presidente del Consiglio ha confermato proprio ieri la volontà del governo di riportare i ragazzi a scuola prima delle vacanze di Natale.

Quanto al presunto ritardo dell’Italia sulla presentazione dei progetti per il Recovery, Conte, durante un incontro al Senato sui centri antiviolenza per la giornata internazionale, ha oggi smentito: “non è vero. Stiamo definendo progetti e li porteremo all’attenzione delle parti sociali e del Parlamento: siamo perfettamente in linea con il cronoprogramma” .