Avvio nuovo anno il 14 settembre

Con riferimento al dibattito in corso sulla data di riapertura delle scuole e di ripresa effettiva delle lezioni, il Ministero dell’Istruzione precisa quanto segue.

Il Decreto Scuola, recentemente convertito in legge, stabilisce che dal primo settembre le scuole potranno riaprire per le attività legate al recupero degli apprendimenti.

Per quanto riguarda invece l’inizio ufficiale delle lezioni, come già specificato nella giornata di ieri, la decisione dovrà essere presa insieme alle Regioni, a cui sarà proposta la data di lunedì 14 settembre, con l’obiettivo di tornare alla piena normalità scolastica il prima possibile.

Edilizia scolastica, pronti 330 milioni per quella ‘leggera’

Accelerate le procedure: da oggi gli Enti Locali possono accreditarsi per avere le risorse
La prossima settimana il bando con i fondi

Pronti 330 milioni per l’edilizia scolastica ‘leggera’ in vista della ripresa di settembre. Si tratta di fondi PON che il Ministero dell’Istruzione metterà a disposizione la prossima settimana attraverso un avviso pubblico che sarà disponibile sul sito istituzionale. In questi giorni, insieme agli Enti Locali, si stanno definendo i criteri per la distribuzione delle risorse. Nel frattempo il Ministero ha deciso di accelerare le procedure amministrative che servono per accedere ai finanziamenti. Già da oggi, infatti, gli Enti Locali potranno accreditarsi sulla piattaforma amministrativa attraverso la quale otterranno tutte le credenziali che serviranno per poter partecipare al bando che si aprirà la prossima settimana. Normalmente l’accreditamento avviene dopo l’uscita dell’avviso con le risorse disponibili. Con questa accelerazione sarà possibile, anticipando una parte delle operazioni, garantire l’assegnazione dei fondi entro la fine del mese di giugno.

“Come Ministero stiamo puntando sempre di più sulla digitalizzazione dei processi e sulla loro velocizzazione e semplificazione – sottolinea la Ministra Lucia Azzolina -. Troppo spesso, in passato, sono state messe a disposizione le risorse, ma poi la burocrazia, con i suoi tempi, e a causa di procedure complesse, ha frenato la spesa e i cantieri. Con il Decreto scuola abbiamo dato anche poteri commissariali a sindaci e presidenti di Provincia per poter operare rapidamente in vista della ripresa di settembre e velocizzare i cantieri. C’è una grande collaborazione istituzionale in questo momento, tutti abbiamo a cuore i nostri ragazzi e lavoriamo per il loro ritorno in classe. Questa emergenza ci ha messo duramente alla prova, ma ci sta anche spingendo a mettere in campo soluzioni che impongono una velocizzazione di processi che spesso in passato hanno rallentato il cambiamento e l’innovazione. È un aspetto che non dobbiamo sottovalutare, provando invece a trasformare la reazione e l’uscita da questa emergenza in opportunità”.

La solitudine delle nostre aule vuote

da la Repubblica

Alberto Asor Risa

La solitudine è stata il tratto dominante dell’esistenza durante l’epidemia del coronavirus; e non è detto che non lo resti anche ora che i confini tra le regioni sono stati riaperti. Detto in parole povere: stare insieme fa male, molto meglio stare da soli; e per giunta, oltre che da soli, separati da tutto il resto, e il più possibile lontani. Qualche esempio, talmente ovvio che potrei risparmiarmelo. Allo scoppio della pandemia: non c’è alcun rimedio, la scienza, l’infallibile scienza, non può dare altri consigli che un’invalicabile prudenza. Per carità, state lontani, meno vi vedete e meno vi accostate, e meglio è.

Reclusi in casa: non scendere in strada se non per motivi di pura sopravvivenza; in strada starsene accostati alla propria parte quando il vicino passa dall’altra; ritirarsi il prima possibile nel proprio rifugio casalingo; liberarsi il più sistematicamente possibile da ogni eventuale contatto esterno.

E la “mascherina”? La maschera è segno inequivocabile di distanziamento e di camuffamento. Deforma il viso e la voce: copre i tratti più individuali e più caratterizzanti che contraddistinguono ognuno di noi. È come se all’improvviso avessimo fatto un passo indietro nelle forme della conoscenza e della comunicazione.

Se si proietta tutto questo sul mondo sociale e del lavoro, gli effetti per ora sono giganteschi. Parlo di ciò che conosco meglio: le case editrici; le biblioteche; la scuola e l’università. Pensate a quello che è una casa editrice: un cervello collettivo (certo, quando c’è n’è uno), pulsante di vita, scambi, discorsi, dissensi, scelte… e, se si vuole, di ammiccamenti, segni d’intesa, allusioni, leggibili e interpretabili, quando nessun altro al di fuori ne capirebbe niente, sulla base delle pluridecennali consuetudini comuni. E la scuola? E l’università?

La scuola e l’università vivono del senso collettivo dell’esistenza, ovvero di scambi continui che vanno (e tornano) in tutte le direzioni: i “contenuti” sono una componente del sistema, una; ma è lo scambio diretto tra “persona” e “persona”, tra le “persone” (di qualunque livello siano) e i “contenuti” a creare il sistema, a renderlo produttivo e soprattutto riproducibile. Anche qui la forma, il modo di porgere, il modo di ricevere, rendono effettivamente operante e trasmissibile il sapere. La solitudine, imposta come criterio di vita e di salvezza, opera in senso assolutamente contrario a tutto questo. Naturalmente non ignoro lo sforzo generoso e poderoso che è stato compiuto in tutti i campi per affrontare e piegare comunque ad una logica comune i rischi e le “impossibilità” della solitudine. Battere la strada informatica ha significato questo: mantenere in piedi il “sistema” nel momento in cui correva un rischio fatale. Me ne intendo troppo poco per addentrarmi di più in questo campo.

Ma la mia impressione è che se la comunicazione informatica ha impedito il disastro, per altri versi lo ha sistematizzato e perciò reso ancor più permanente. È come dire: visto che esiste questa risorsa, si può accettare di essere soli, si può accettare di restarlo.

In fondo, la solitudine in questo modo non comporterà una vera e propria catastrofe ma solo un sistematico aggiustamento, una sorta di tranquilla assuefazione.

Il discorso si allarga e si complica ulteriormente se si tiene conto del fatto che il sistema culturale e formativo è profondamente interconnesso con tutto il resto (storie individuali, società, politica, in taluni casi dimensione della trascendenza e religiosa, ecc. ecc.). Non è perciò difficile capire che la solitudine, come l’abbiamo intesa finora, può mettere in crisi l’intero sistema, quello che va ben al di là della cultura e della formazione. Se non fosse così, forse non varrebbe neanche la pena di parlarne.

Naturalmente, mi rendo perfettamente conto che questo discorso ha anche un altro versante, che meriterebbe di essere approfondito. E cioè: la solitudine è, può essere, una scelta volontaria e profonda, un momento essenziale di riflessione e di approfondimento. Chi non lo capirebbe? Su questa scelta si è retto gran parte del sistema creativo occidentale. Ma, a meno che non si accetti consapevolmente (è accaduto diverse volte nella storia) un sistema di vita monastico – altro errore commesso, si direbbe, per sfuggire alla vera, autentica dimensione drammatica dell’esistenza – la solitudine, anche questa solitudine, frutto di una libera scelta, torna a misurarsi a un certo punto con un sistema di relazioni potenzialmente universali. Sprofondando in un gigantesco sistema di relazioni, la solitudine, anche questa solitudine realizza se stessa. Per giunta: combattere la solitudine indotta, costrittiva, significa anche combattere per la solitudine voluta, prescelta e profondamente coltivata Se la perdita di libertà che deriva dalla solitudine costrittiva vale per tutti, viene moltiplicata per mille per tutti quelli che hanno superato una certa linea di confine nel mondo (qualcuno dice dopo i settantacinque, io dico con la sicurezza dell’esperienza dopo gli ottanta). Non mi riferisco solo alla strage nelle case di riposo, ma anche alla visione che al vegliardo, per quanto talvolta corretta dalla sollecitudine dei famigliari, hanno provocato su di sé e sul proprio destino la solitudine e la reclusione.

La solitudine e la reclusione provocano la percezione concreta e tangibile, “toccabile”, della scomparsa. Certo, in ogni caso, ci si è vicini: ma vederla operante su di sé e accanto a sé accelera i tempi.

La domanda che a questo punto prorompe impetuosamente da tutte le parti è: si poteva fare diversamente? Ma la domanda è stupida. Che cosa vuol dire? Se una scelta è necessaria, non se ne possono individuare e segnalare tutti gli aspetti negativi? E ora che, a quanto si dice, ne stiamo uscendo, mette ancora conto parlarne? Ci sono ricadute che vale la pena di tener presenti anche quando si pensa (s’immagina) di esserne fuori. La solitudine, intesa nel senso che ho cercato di descrivere, è l’assenza di contatto umano, l’incapacità o l’impossibilità di collocare il proprio io e la propria ricerca in una dimensione di rapporti e di scambi.

Siamo sicuri di andare trionfalmente verso la tranquilla riconquista di questa dimensione, che, a pensarci bene, non c’era neanche prima che scoppiasse la pandemia?


Esami di maturità, FaQ: dalle commissioni ai lavoratori fragili, dall’elaborato, al punteggio e voto

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

Continuano le precisazioni relativamente agli esami di maturità pubblicati, questa volta, dal Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio a seguito di “Sessione Q&A a FAQ” avente come tema “Chiarimenti adempimenti fine a.s. e esami situazione COVID-19”.

Commissione

Una delle Faq più ricorrenti riguarda la costituzione della Commissione. Anche nel caso in cui, in una classe ci fosse un docente abilitato su due materie, i componenti della commissione devono essere comunque sei più il presidente. Il presidente può capitare che sia impegnato, anche, impegnato negli esami di I ciclo. In questo caso, quelli del I ciclo, potrebbero essere spostati al pomeriggio

Studenti

Uno studente che ha abbandonato la frequenza e non ha fatto domanda d’esame, ma non si è ritirato ufficialmente, è comunque ammesso all’esame di maturità, ai sensi dell’art. 3 comma 1 lettera a) dell’Ordinanza Ministeriale 10/2020, per la quale si prescinde dai requisiti di cui all’art. 13 comma 2 del d. lgs. n. 62/2017. la mancanza della domanda costituisce, sì, una irregolarità ma questa è sanabile.

Cosa diversa nel caso di un alunno H, per il quale il GLHO ha deciso la ripetenza. La legge di conversione del decreto-legge n. 22 del 2020 introduce, infatti, una disposizione in merito alla non ammissione alla classe successiva degli alunni con disabilità, anche su richiesta della famiglia.

In generale, per i rimanenti studenti, non è previsto un giudizio di ammissione. L’O.M. 10/2020 dispone (Art. 3 c.1) che l’ammissione dei candidati interni sia, di fatto, legata alla sola iscrizione dell’alunno al V anno. Ne consegue che il Consiglio di Classe non deve più elaborare alcun giudizio di ammissione. Come non è previsto un numero di insufficienze che precluda l’ammissione di uno studente all’Esame di Stato. L’art. 3 dell’OM 10/2020 recita, infatti, che l’alunno è ammesso anche in assenza dei requisiti di cui all’art. 13 comma 2 del d. Lgs. N. 62/2017.

Privatisti ed esami del 10 luglio

I privatisti agli esami di maturità devono sostenere i colloqui preliminari a partire dal 10 luglio. Per l’esame di stato successivo, occorre attendere ordinanza che indicherà sessione straordinaria. È L’OM 10/2020, infatti, a rimandare a specifica ordinanza non ancora emanata dal Ministero dell’Istruzione. Detti colloqui preliminari devono, comunque, concludersi entro il 31 di agosto. Le prove preliminari dei candidati privatisti possono essere effettuate senza un giorno di intervallo tra scritti e orali. Non è necessario un giorno di intervallo, infatti, se c’è un tempo congruo alla correzione di tutti gli scritti. Le idoneità e i preliminari sono in presenza, scritti e orale, i primi entro il 1 settembre, i secondi dal 10 luglio.

Lavoratori fragili nelle Commissioni: nessuna possibilità di esami a distanza per il presidente

La partecipazione agli esami costituisce obbligo di servizio. La partecipazione agli esami in videoconferenza per i commissari è limitata al verificarsi delle condizioni previste dall’art. 26 comma 1 lettera c) dell’OM 10/2020, che parla di “specifiche disposizioni sanitarie”. Il dirigente scolastico, sulla base delle documentazioni mediche prodotte dagli interessati, identifica i docenti che, in quanto “lavoratori fragili”, per come individuati ai sensi del paragrafo “Misure specifiche per i lavoratori” del Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di Stato nella scuola secondaria di secondo grado”, debbono poter utilizzare la modalità di cui all’articolo 26, comma 1, lett. c). Il dirigente comunicherà l’elenco dei suddetti lavoratori al presidente di commissione per l’adozione delle misure di cui al citato articolo. Il presidente opera comunque nei casi che sopravvengono dall’insediamento della Commissione al fine di garantire la continuità dei lavori della stessa (nota MI prot. n. 8464 del 28/05/2020).

L’art 26 comma 1 lettera c) dell’OM 10/2020 non prevede, però, la possibilità, per il presidente, di svolgere gli esami a distanza. Ragion per cui nei casi di “lavoratori fragili”, impossibilitati a svolgere l’esame in presenza, si provvederà alla sua sostituzione.

Lavoratori fragili over 55

Per quanto riguarda i docenti che hanno più di 55 anni chi deve valutare la situazione di essere in condizioni di fragilità?

Il dirigente scolastico, sulla base delle documentazioni mediche prodotte dagli interessati, identifica i docenti che, in quanto “lavoratori fragili”, per come individuati ai sensi del paragrafo “Misure specifiche per i lavoratori” del Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di Stato nella scuola secondaria di secondo grado”, debbono poter utilizzare la modalità di cui all’articolo 26, comma 1, lett. c).

Il presidente opera comunque nei casi che sopravvengono dall’insediamento della Commissione al fine di garantire la continuità dei lavori della stessa (nota MI prot. n. 8464 del 28/05/2020).

Il testo breve

Per l’esame relativo al II ciclo il testo “breve” di lingua e letteratura italiana da sottoporre al candidato, tra quelli inseriti nel documento viene scelto dalla commissione? 

Vale la pena ricordare che il secondo punto del colloquio prevede, “la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno”. Perciò, se la fase di avvio è guidata dai docenti di indirizzo, questa è senza dubbio in mano al docente di Italiano, il quale dovrà rigorosamente attenersi a testi che siano stati ben esplicitati nel documento del consiglio di classe e nel programma svolto che è allegato.

Per testo breve può intendersi, anche, un passo di un testo non breve purché’ il passo sia breve e abbia un senso compiuto. Potrebbe trattarsi della discussione di un testo studiato nell’ambito dell’insegnamento della Lingua e della Letteratura italiana. Il testo di lingua e letteratura italiana oggetto della discussione nel colloquio orale ricompreso nel documento di classe non deve essere correlato da domande (es. analisi testo). È, invece, opportuno presentare il testo e lasciare al candidato e al commissario la personalizzazione.

L’elaborato d’esame

L’argomento dell’elaborato dei candidati all’esame di stato del II ciclo, è previsto e regolamentato dall’art. 17 dell’OM 10/2020 al comma 1 lettera a) che recita: “l’argomento è assegnato a ciascun candidato su indicazione dei docenti delle discipline di indirizzo (…) gli stessi possono scegliere se assegnare a ciascun candidato un argomento diverso, o assegnare a tutti o a gruppi di candidati uno stesso argomento che si presti a uno svolgimento fortemente personalizzato”. Le tematiche sono elaborate dal docente della disciplina e condivise con il Consiglio di Classe. Se le materie della seconda prova d’indirizzo sono due vanno l’argomento assegnato deve tener conto (nel caso di liceo scientifico, di matematica e fisica) di tutte e due le discipline.

In caso di mancata trasmissione al consiglio di classe dell’elaborato da parte dei candidati interni, si terrà conto di tale mancata trasmissione secondo quanto stabilito nei criteri per la valutazione finale, deliberati dai collegi dei docenti. Per i candidati interni tale mancanza non comporta, di per sé e in automatico, il non superamento dell’esame. Per i candidati privatisti la trasmissione dell’elaborato e la sua presentazione sono invece obbligatori e la mancanza anche di uno solo dei due elementi determina il mancato conseguimento del diploma, visto che l’elaborato e la sua presentazione rappresentano i soli elementi di valutazione (nota MI prot. n. 8464 del 28/05/2020).

Per l’elaborato della seconda è previsto un colloquio che prende avvio con la discussione di un elaborato concernente le discipline di indirizzo che erano state individuate per la seconda prova scritta in riferimento all’impianto d’esame in vigore fino a prima della pandemia, per esempio Matematica e Fisica per il liceo scientifico o Greco e Latino per il liceo classico. Per la valutazione il ministero ha elaborato una griglia di valutazione (il Consiglio di Classe non deve adottare criteri o griglie specifiche)

Punteggio integrativo e lode

Ai sensi dell’art. 15 co. 8 lettera b, 1° capoverso, dell’O.M. n. 10 del 16/05/2020 il punteggio integrativo può essere attribuito anche ai candidati che non hanno almeno 50 punti di credito scolastico e di almeno trenta nella prova d’esame, in considerazione del processo formativo e dei risultati di apprendimento conseguiti sulla base della programmazione svolta, ai sensi dell’articolo 1, comma 6 del Decreto legge.

Per l’attribuzione della lode, il comma 5 dell’art. 23 dell’O.M. n. 10 DEL 16/05/2020, recita “La sottocommissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di cento punti senza fruire dell’integrazione di cui al comma 4, a condizione che: abbiano conseguito il credito scolastico massimo con voto unanime del consiglio di classe; abbiano conseguito il punteggio massimo previsto alla prova d’esame”.

Pubblicazione atti

Gli atti relativi agli esami di Stato possono essere pubblicati online, fermo restando il necessario rispetto delle disposizioni sulla tutela dei dati personali.

Comunicazione esiti scuola secondaria di II grado, Nota N. 1371 dell’11 giugno

da Orizzontescuola

Il Ministero ha emanato la nota 1371 a parziale rettifica della Nota prot. n. 1348 del 9/6/2020 relativamente agli esiti per la scuola secondaria di II grado.

Secondo la nota, la comunicazione deve essere comunicata:

– la votazione per disciplina presente nel quadro orario, anche se inferiore ai 6 decimi;

– il credito scolastico sulla base delle nuove tabelle (Allegato A (crediti) dell’O.M. n.10 Esami di Stato nel secondo ciclo di istruzione);

– l’esito finale dello scrutinio che si articola in “Ammesso / Non ammesso”; pertanto quest’anno non è prevista la sospensione del giudizio.

Scarica la nota

Nota del 9 giugno

Pensionamenti, sono 39.700 quelli certificati. 30mila circa i docenti

da Orizzontescuola

di redazione

Si tratta del dato degli aventi diritto alla pensione al momento certificati dall’Inps. Vuol dire che il dato non è definitivo, ma, da quanto risulta ad OrizzonteScuola, quello finale non si dovrebbe distaccare di molto.

I 39.700 pensionamenti certificati includono i docenti, il personale ATA, i docenti di religione cattolica, gli educatori e i dirigenti scolastici.

Per quanto è di nostra conoscenza, i docenti andati in pensione dovrebbero essere circa 30mila.

I posti in questione saranno messi a disposizione per le operazioni 2020/21 di mobilità, immissioni in ruolo e supplenze.

In via di emanazione da parte del MI una comunicazione con il dettaglio dei posti liberi a seguito dei pensionamenti.

Organici 2020/21, Ministero: no tagli. Organico di diritto docenti 669.833 posti

da Orizzontescuola

di redazione

Ministero istruzione – Con riferimento alle notizie di stampa, anche locali, in cui si fa riferimento a un ipotetico taglio dell’organico degli insegnanti, Il Ministero precisa che non vi è stata diminuzione delle cattedre quest’anno.

Nonostante il trend ancora in calo della popolazione scolastica, tenuto conto della fase emergenziale attraversata dal Paese, infatti, l’organico non è stato toccato, né diminuito.

In particolare, l’organico di diritto (quello stabile) dei posti comuni del personale docente per il 2020/2021 (comprensivo del potenziamento) risulta essere pari a 669.833 posti a fronte dei 669.648 complessivi del 2019/2020. L’organico di diritto dei posti di sostegno per il 2020/2021 è pari a 101.170 rispetto ai 100.080 dell’anno scolastico 2019/2020. Sul sostegno sono stati peraltro inseriti 1.000 posti in più che passano dall’organico di fatto (che può variare ogni anno) all’organico di diritto (quello stabile).

Esami di maturità, video per personale scolastico e studenti su come comportarsi per rispettare norme Covid-19

da Orizzontescuola

di redazione

La Croce Rossa, Comitato Regionale Lombardia, ha pubblicato un video con il quale si simulano le modalità di svolgimento degli esami rispettando tutte le indicazioni si sicurezza per il contenimento della diffusione del Covid.

Ricordiamo che Ministero e Croce rossa hanno stipulato un protocollo d’intesa con il quale saranno realizzati dei corsi di formazione per il personale scolastico in materia sanitaria a livello regionale e provinciale

La formazione riguarderà soltanto un lavoratore per ogni istituto scolastico, per un totale di 5.974 persone da formare ed ogni sessione formativa non potrà superare le 100 unità.

Ecco il video

Rientro a settembre: in classe senza mascherine e lezioni di 40 minuti. Piano Sicilia

da Orizzontescuola

di redazione

Queste alcune delle misure contenute nel piano rientro della Regione Sicilia, come scrive Giacinto Pipitone in un articolo del Giornale di Sicilia in edicola

Come anche a livello nazionale, non ci sarà una sola soluzione, ma un ventaglio in base alla situazione epidemica. Ma l’assessore Lagalla anticipa alcune soluzioni che saranno contenute nel documento per la riapertura a settembre.

Le mascherine saranno obbligatorie solo nelle aree comuni, non in classe. Le lezioni di 40 minuti (forse solo per le superiori), sì a doppi turni.

Fine della scuola alle ore 16, per permettere alle classi di alternarsi.

Per le scuole dell’infanzia saranno date regole diverse e specifiche.

Ritorno in classe, per proteggere i docenti bastano le mascherine: i virologi sorvolano sui tanti lavoratori “fragili”

da La Tecnica della Scuola

Mascherine da indossare, anche tra gli insegnanti; tutorial per docenti, personale e genitori degli alunni; finestre di aule e laboratori da aprire con frequenza, anche ogni dieci minuti; no alle barriere in plexiglass. Le indicazioni di Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova, sono giunte il 12 giugno nel corso di un incontro con insegnanti e famiglie, organizzato dal Comune di Padova sulla riapertura di scuole e centri estivi.

“Per proteggere i prof sono sufficienti le mascherine”

Il virologo non ritiene che docenti e personale Ata, che in oltre 300 mila casi hanno più di 55 anni di età, quindi potenzialmente più esposti ad un eventuale ritorno del Covid-19, debbano seguire particolari comportamenti preventivi. “Per proteggere gli insegnanti le mascherine sono sufficienti”, ha detto Crisanti.

Nessun riferimento viene quindi fatto ai tanti lavoratori della scuola più a rischio, considerati non a caso “fragili”, e che secondo l’Inail bisognerebbe attuare una sorveglianza sanitaria eccezionale per i lavoratori con un’età superiore a 55 anni”, tanto che “si potrebbe valutare, in assenza di copertura immunitaria adeguata, (verificata con test sierologici) la possibilità di un giudizio di inidoneità temporanea al lavoro”.

Se gli adulti vanno allo stadio…

In generale, la riapertura delle scuole, subito sotto forma di esperienze ludiche aperte ai bambini più piccoli, non comporterà rischia particolare per i lavoratori: “se consentiamo agli adulti di andare allo stadio e in discoteca, non vedo problemi per le scuole”.

Ha anche specificato che “una classe con bimbi di 7-8 anni è più sicura di una situazione con adulti che bevono spritz o fanno una festa a casa”.

Personale da sorvegliare

Il direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia di Padova ha anche detto che “bisogna sorvegliare il personale, vietare l’ingresso dei bambini con la febbre per evitare situazioni di panico e incoraggiare le vaccinazioni antinfluenzali. Io farei un tutorial per insegnanti e genitori, così saranno tutti consapevoli delle misure adottate”.

In generale, il virologo ha detto che “con l’inizio delle scuole siamo disponibili a fare degli studi per capire come è avvenuta la diffusione del virus nella comunità scolastica in passato. Sarebbe interessante fare dei campionamenti sierologici a varie fasce d’età per corroborare le nostre affermazioni”.

Stanze aggiuntive per chi ha la febbre

Parlando dei nidi, Crisanti ha detto che se un bimbo ha un aumento della temperatura mentre si trova a scuola – ha aggiunto – bisogna pensare a una stanza dove tenerlo per non lasciarlo a contatto con gli altri bimbi. Insegnanti e addetti devono sapere che se non si sentono bene o hanno parenti malati devono comunicarlo e non andare a scuola”.

Una stanza aggiuntiva, per accogliere alunni e personale con febbre o malessere, quindi potrebbe essere prevista anche dalle scuole di ogni ordine e grado quando riapriranno a settembre.

“Inoltre i presidi devono sapere i luoghi di residenza del personale, e in caso di focolaio la persona che vive in quella zona non deve andare a scuola anche se sta bene”.

Niente mascherine ai bambini

Secondo l’esperto, “la sicurezza nelle aule dipende anche dal numero dei ricambi d’aria: farne cinque all’ora riduce la carica microbica del 90%. Invece sconsiglio le barriere ostacolano la circolazione dell’aria. La compartimentazione fisica degli spazi è inutile e controproducente”.

Crisanti ha anche sottolineato che “con gli adolescenti si possono implementare misure come mascherine e distanziamento che nelle scuole materne e negli asili nido non si possono adottare. Come si fa a mettere un bimbo in un cerchio? Bisogna essere realistici”, ha concluso.

Abilitazione in Romania: è valida. Lo dice il Tar Lazio

da La Tecnica della Scuola

Sull’annosa questione abilitazione insegnamento ottenuto in Romania interviene (di nuovo) il Tar del Lazio, che con provvedimento cautelare, conferma l’orientamento secondo cui, il titolo conseguito in uno Stato europeo, è da riconoscersi valido anche in Italia.

Abilitati Romania: ok per il Tar Lazio (e il Consiglio di Stato)

La sentenza cautelare dello scorso 8 giugno ha infatti confermato un precedente parere del Tribunale amministrativo laziale, peraltro allineato con quanto stabilito dal Consiglio di Stato.

Il Tar Lazio ha sancito che “a fronte della sussistenza sia del titolo richiesto, la laurea conseguita in Italia (ex sé rilevante, senza necessità di mutuo riconoscimento reciproco), sia della qualificazione abilitante all’insegnamento, conseguita presso un paese europeo, non sussistono i presupposti per il contestato diniego”.

Il provvedimento, dunque, condivide la fondatezza delle argomentazioni e delle eccezioni sollevate dallo studio già con la proposizione dei primi ricorsi, con cui si denunciava l’illegittimità del diniego opposto dalla Pubblica amministrazione sin dalla pubblicazione della nota collettiva del 2 aprile 2019.

L’Avv. Michele Bonetti, che ha seguito la vicenda, dichiara che “si tratta di un importante traguardo, anche alla luce delle imminenti procedure concorsuali indette dal Ministero dell’Istruzione alle quali potranno prendere parte i docenti che si erano visti ingiustamente respingere l’istanza di riconoscimento del titolo estero”.

In precedenza, il Consiglio di Stato stabiliva: “considerato che, all’esito di una delibazione tipica della fase cautelare ed in coerenza ai precedenti da ultimo resi dalla sezione (cfr. in specie ord.za n. 6423 del 2019), sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare ; che, secondo quanto già evidenziato dalla sezione in tali precedenti, alla luce della documentazione in atti, gli istanti sembrerebbero – ad una prima deliberazione e nelle more del necessario approfondimento di merito – avere conseguito le certificazioni delle competenze per l’esercizio della professione di insegnante abilitato all’insegnamento in Romania (in particolare il diploma conseguito in Romania che consente di insegnare previo possesso di un titolo di laurea che può essere, naturalmente, secondo i principi del diritto comunitario, conseguito anche in altri Paesi UE)”;

Abilitazione insegnamento in Romania e la nota del Ministero del 2 aprile 2019

Il tema abilitazione in Romania, è decisamente fra i più controversi della legislazione scolastica. A pesare sulla questione è la circolare Miur del 2 aprile 2019, che resta ancora un orientamento ufficiale: i titoli di abilitazione all’insegnamento e di specializzazione sul sostegno ottenuti in Romania, non sarebbero validi per diventare insegnante in Italia. Almeno, questa è la tesi sostenuta dal Ministero dell’Istruzione.

La nota, specifica infatti che i titoli romeni, non essendo considerati sufficienti per l’esercizio della professione di insegnante in Romania, non possono di conseguenza essere fatti valere a tal fine nemmeno in territorio italiano.

Fra le maggiori critiche all’amministrazione, ci sarebbe una traduzione erronea delle parole del Ministero rumeno effettuata dal Miur. La vicenda resta tutt’altro che chiusa, anche se la nuova sentenza dell’8 giugno del Tar Lazio, di segno diverso alle precedenti, e quella del Consiglio di Stato, potrebbero a questo punto far prendere una direzione diversa rispetto a oggi.

Organici docenti, il MI precisa: nessun taglio

da La Tecnica della Scuola

Il Ministero dell’Istruzione precisa, a proposito degli organici scuola 2020/2021, che non ci sarà alcun taglio di cattedre docenti.

Infatti, da Viale Trastevere, fanno sapere tramite comunicato stampa, che “non vi è stata diminuzione delle cattedre quest’anno”.

Nonostante il trend ancora in calo della popolazione scolastica, scrive il MI, tenuto conto della fase emergenziale attraversata dal Paese, infatti, l’organico non è stato toccato, né diminuito”.

il Ministero guidato da Lucia Azzolina si sofferma in particolare sull’organico diritto (quello stabile) dei posti comuni del personale docente per il 2020/2021 (comprensivo del potenziamento), che risulta essere pari a 669.833 posti a fronte dei 669.648 complessivi del 2019/2020.

L’organico di diritto dei posti di sostegno per il 2020/2021 è pari a 101.170 rispetto ai 100.080 dell’anno scolastico 2019/2020.  Sul sostegno sono stati peraltro inseriti 1.000 posti in più che passano dall’organico di fatto (che può variare ogni anno) all’organico di diritto (quello stabile).

Organici scuola: cosa si prevede

La circolare ministeriale dello scorso aprile prevede, per quanto riguarda gli organici scuola 2020/2021:

  • un incremento di 500 posti comuni come misura per risolvere in parte il sovraffollamento nelle classi (art. 7, comma 10-octies, decreto-legge cd. Milleproroghe);
  • un incremento di 390 posti potenziamento infanzia (art.1, comma 279, L.160/2019);
  • la stabilizzazione di 1.090 posti di sostegno spostati dall’organico di fatto dei posti comuni (art.1, comma 266, L.160/2019).

Tuttavia, c’è da segnalare una leggere flessione per quanto riguarda il personale ITP: il prossimo anno ci saranno 513 posti in meno. Inoltre, c’è anche la lieve discesa del numero di posti per laureati (184).

GLI ORGANICI (TABELLE IN PDF)

POSTO COMUNE

SOSTEGNO

Ascani: Interventi per limitare le criticità dell’edilizia

da La Tecnica della Scuola

Alla vigilia degli Stati generali voluti dal governo, Anna Ascani (Pd), viceministra dell’istruzione, afferma: «Stiamo predisponendo un piano per il Recovery Fund. Dal 2014 a oggi abbiamo autorizzato 28mila interventi in altrettanti edifici scolastici mentre in altri 12 mila non si è intervenuti. Per chiudere la partita – continua a dire al Sole 24 Ore nel corso di una intervista- sull’edilizia scolastica servono circa 8 miliardi ed è un’occasione da non sprecare. Mentre la spesa per il personale andrebbe finanziata ogni anno un investimento di questo tipo basta farlo una volta sola».

«Se la situazione epidemiologica resta questa, alla primaria e alla secondaria di I grado non vedo grandissimi problemi mentre in un 20% di scuole superiori dei centri più popolosi effettivamente c’è qualche criticità».

Il cruscotto informativo

Per il ritorno in classe, la ministra aggiunge: «Stiamo affinando un cruscotto informativo con il dettaglio in metri quadri di tutte le aule italiane a partire dai dati di anagrafe edilizia che già abbiamo. Una prima versione l’avremo alla fine della prossima settimana, poi entro fine mese contiamo di avere il 100% dei dati. Insieme agli iscritti di quest’anno e alla tabella con l’organico dei docenti inseriremo il criterio del metro lineare di distanza chiesto dal Comitato tecnico scientifico. Al netto dello spazio della cattedra, della porta e delle finestre, serviranno circa due metri quadri per alunno ed è su quello che ci stiamo regolando. Ci serve a stabilire dove il distanziamento richiesto dal Cts si può già rispettare magari passando dal banco doppio a quello singolo e dove bisogna invece utilizzare altri spazi anche eventualmente esterni”.

Ricognizione degli edifici e spazi aperti

Ma non solo afferma ancora Ascani: «Abbiamo chiesto a comuni e province innanzitutto di completare la ricognizione degli edifici di loro proprietà e poi di valutare accordi con il terzo settore e con l’intera comunità sulla base di paletti precisi. Dobbiamo prediligere spazi liberi. Penso a scuole chiuse per il dimensionamento ma anche cinema, musei, sale conferenza, auditorium o altri spazi di proprietà degli enti locali”.

Sostegno, in arrivo il nuovo PEI: cosa cambia rispetto al passato

da La Tecnica della Scuola

Nella giornata dell’11 giugno la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha convocato l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Da questo incontro la ministra ha annunciato che entro il nuovo anno scolastico ci sarà il nuovo modello di PEI per gli alunni disabili.

Come sappiamo, il decreto inclusione, ovvero il decreto legislativo n. 96 del 7 agosto 2019, prevede proprio un nuovo modello di piano educativo individualizzato.

In attesa del modello indicato dal Ministero, parliamo dei punti cardini della riforma inclusione e come cambierà il piano didattico individualizzato.

PEI 2020: cosa cambia

La riforma prevede, per quanto riguarda il piano didattico individualizzato, che le metodologie di studio e i programmi per gli alunni disabili non dovranno più essere definiti in modo “standard”, solo in relazione diretta al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico ad hoc, costruito realmente su misura dell’alunno.

La certificazione andrà sempre richiesta all’Inps, secondo la legge 104 del 1992 e per quanto concerne la scuola questa è propedeutica per poter richiedere le misure di supporto e il docente di sostegno, l’assistenza specialistica.

Adesso, con la riforma, viene cambiata la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità per l’inclusione scolastica. Oltre al medico legale, dovranno essere presenti un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria infantile e un medico specializzato nella patologia dell’alunno.

Il processo per arrivare al PEI

Il documento che serve per la predisposizione del Piano educativo individualizzato (Pei) è il profilo di funzionamento. Al suo interno si trovano le misure utili come sostegno, ausili e tipologie di assistenza per l’alunno e la sua reale inclusione.
Introducendo la prospettiva Icf dell’Organizzazione della sanità, non si guarda più alla disabilità come “menomazione”, ma all’intera persona e al suo “funzionamento” in termini positivi nel contesto.

Sostegno, il nuovo PEI su base ICF. Un modello

Il Profilo deve essere redatto da specialisti del Sistema sanitario nazionale, con la collaborazione delle famiglie e, se possibile, insieme all’alunno disabile, per garantirne il diritto all’autodeterminazione. In questo processo potrebbe partecipare il dirigente scolastico o un insegnante specializzato di sostegno.

Il documento finito viene poi trasmesso dalla famiglia alla scuola e all’Ente locale competente che predispongono, rispettivamente, il Pei (in ambito scolastico) e il Progetto individuale (per la dimensione legata ai servizi territoriali).

Il MiSoS: “Il nuovo PEI è un passo avanti. Ma ci sono anche altre priorità”

Sulla questione è intervenuto anche Ernesto Ciracì, del MiSoS, che saluta favorevolmente l’azione del Ministero per quanto riguarda il PEI, ma ammette che per sostegno e inclusione scolastica ci sono anche altre priorità: “il modello nazionale Pei in chiave ICF, che si vuole proporre, è sicuramente un passo avanti, anche se allo stato attuale, manca la formazione sia dei docenti che delle stesse ASL, ragion per cui, ci vorrebbe un’estesa formazione con le dovute risorse finanziaria“, scrive Ciracì.
Il problema però, continua il presidente MiSoS, non è Pei, ma tutte le criticità rimaste inascoltate e irrisolte da qui a settembre: allargare gli organici, prevedere la continuità didattica, stabilizzare i precari specializzati, trasformare le cattedre in organico di diritto soprattutto al centro sud, insomma occupiamoci più della sostanza che della forma“.
Il PEI in ICF senza risolvere queste premesse da qui a settembre, purtroppo non per sua colpa anzi è un valido strumento, rimane un atto burocratico in mezzo ad enormi problemi sul sostegno scolastico. Piuttosto che fine ha fatto art 14 Decreto Legislativo n. 66/17 (Continuità del progetto educativo e didattico agli specializzati sul sostegno a tempo determinato), su cui MISOS in prima linea, ha lavorato incessantemente per dare una risposta alle tante famiglie, docenti che chiedevano la continuità didattica?“, conclude Ciracì.

Maturità 2020, entro il 13 giugno l’invio dell’elaborato: tutte le date

da La Tecnica della Scuola

Domani, 13 giugno 2020, è la data ultima fissata nella O.M. 10 del 16 maggio 2020 per i candidati agli esami di Stato del II ciclo di istruzione per presentare via mail l’elaborato che dovranno presentare nel corso del colloquio.

L’esame, infatti, quest’anno prevede anche la discussione di un elaborato concernente le discipline di indirizzo individuate come oggetto della seconda prova scritta. L’argomento è stato assegnato a ciascun candidato, entro il 1° giugno, dai docenti delle medesime discipline di indirizzo.

Le altre fasi del colloquio

La prova orale prosegue poi con:

  • La discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno e ricompreso nel documento del consiglio di classe del 30 maggio
  • L’analisi, da parte del candidato, del materiale scelto dalla commissione
  • L’esposizione da parte del candidato, mediante una breve relazione ovvero un elaborato multimediale, dell’esperienza di PCTO svolta nel corso del percorso di studi
  • L’accertamento delle conoscenze e delle competenze maturate dal candidato nell’ambito delle attività relative a “Cittadinanza e Costituzione”.

La riunione plenaria

L’O.M. 10/2020 prevede che il 15 giugno, a partire dalle ore 8,30, si svolgerà la riunione plenaria.

Durante la riunione plenaria il presidente, sentiti i componenti ciascuna sottocommissione:

  • fissa i tempi e le modalità di effettuazione delle riunioni preliminari delle singole sottocommissioni;
  • individua e definisce gli aspetti organizzativi delle attività delle sottocommissioni determinando, in particolare, in base a sorteggio, l’ordine di precedenza tra le due sottocommissioni e, all’interno di ciascuna di esse, quello di convocazione dei candidati medesimi secondo la lettera alfabetica. Il numero dei candidati che sostengono il colloquio, per ogni giorno, non può essere superiore a cinque, salvo motivata esigenza organizzativa.

L’Ordinanza, al comma 4, prevede che per evitare sovrapposizioni e interferenze, i presidenti delle commissioni che abbiano in comune uno o più commissari dovranno concordare le date di inizio dei colloqui senza procedere a sorteggio della classe.

Nel caso poi di commissioni articolate su diversi indirizzi di studio o nelle quali vi siano gruppi di studenti che seguono discipline diverse o, in particolare, lingue straniere diverse, con commissari interni che operano separatamente, o nel caso di strumenti musicali diversi, il presidente deve fissare il calendario dei lavori in modo da determinare l’ordine di successione tra i diversi gruppi della classe per le operazioni di conduzione dei colloqui e valutazione finale.

Al termine della riunione plenaria, il presidente della commissione pubblica all’albo dell’istituto sede d’esame il calendario dei colloqui e le distinte date di pubblicazione dei risultati relativi a ciascuna sottocommissione.

L’inizio dei colloqui

La sessione dell’esame di Stato ha inizio il giorno 17 giugno 2020 alle ore 8:30, con l’avvio dei colloqui.