J. Asher, Tredici

Asher tra i ragazzi d’oggi

di Antonio Stanca

   A Gennaio di quest’anno in Edizione Speciale Mondadori è uscito Tredici, romanzo d’esordio dello scrittore americano Jay Asher. La traduzione è di Lorenzo Borgotallo e Maria Carla Dallavalle. Asher lo scrisse nel 2007, quando aveva trentadue anni e ancora cercava, tramite studi universitari ed altro, un titolo, una qualifica, una professione. Era nato ad Arcadia, California, nel 1975 e diversi mestieri, tra i quali il commesso, il bibliotecario, il libraio, aveva svolto prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Romanzi per ragazzi, libri illustrati e romanzi umoristici avrebbe scritto. Tra i primi rientra Tredici, che ha avuto molti riconoscimenti. Da esso è stata tratta una serie televisiva per conto della Netflix. L’opera è diventata un bestseller internazionale, tanti, molti ragazzi si sono riconosciuti nei suoi personaggi, una testimonianza, un riflesso di quanto può avvenire oggi tra i più giovani ha rappresentato, un richiamo ha voluto essere, un appello, un avviso contro i pericoli che si possono verificare. Bene è riuscito lo scrittore in questi impegni, capace è stato di farli assolvere tutti dalla protagonista, Hannah Baker. E’ una ragazza che, venuta in città con i genitori, frequenta la prima classe di un liceo e si divide tra la casa, la scuola e le prime, appena nate, amicizie. Non ha fratelli, la famiglia si è sistemata in una casa nuova e i genitori hanno avviato un negozio di scarpe. Molto ci tengono all’educazione e alla formazione dell’unica figlia. Succederà, però, che questa, di carattere molto spontaneo, tanto da farla apparire a volte ingenua, si esponga a rischi, diventi vittima di inganni, raggiri combinati dai compagni di scuola e fatti passare per semplici scherzi o incidenti. Si prolungheranno, però, al punto da incidere su di lei, da preoccuparla, da renderla inquieta, carica di tensione, da farle avere paura. La situazione andrà avanti per molto tempo, non si limiterà all’ambiente scolastico ma riguarderà anche la casa di Hannah, la sua vita privata, i suoi rapporti, le sue frequentazioni. Diventerà un problema dal quale non riuscirà a liberarsi nonostante si sforzi di ridurre, di sottovalutare la gravità. In ogni luogo si sentirà priva di difese, perseguitata, suoi avversari saranno non solo ragazzi ma anche ragazze, i risultati a scuola peggioreranno sempre più. Giungerà a non sopportare quanto le sta accadendo, a sentirsi circondata, assalita, invasa, soffocata, penserà di togliersi la vita. Lo farà ma prima dichiarerà, registrerà su sette cassette tutto quanto le è successo in quel primo anno della nuova scuola, tutto ciò che di crudele, di feroce è stato ordito, tramato intorno a lei da compagni e compagne, come siano riusciti a guastare, rovinare la sua reputazione, ad esporla allo scherno, al dileggio anche in ambienti diversi da quello scolastico. Di quelle cassette “tredici” lati soltanto saranno occupati dalle sue dichiarazioni, saranno quelli che lei vorrà far ascoltare ai compagni ai quali le invierà prima di suicidarsi. Vorrà mettere qualcuno a conoscenza della verità, vorrà che almeno dopo la morte si sappia, si capisca il motivo della sua disperazione, del gesto che l’ha conclusa.

   Anche alcuni ragazzi destinatari delle cassette, del loro ascolto, si scopriranno colpevoli nei riguardi di Hannah, altri si ritroveranno tra quelli che, anche se inutilmente, avevano cercato di aiutarla, tutto si saprà: sembrerà di assistere ad una cospirazione, ad una congiura preparata ai danni di una ragazza giunta in un ambiente nuovo e diventata vittima delle manie, dei vizi, delle perversioni di questo mentre fiduciosa era stata, sicura di venire corrisposta da coetanei nei suoi semplici bisogni.

  Ad un dramma era andata incontro, ad una sciagura della quale nessuno dei colpevoli sarebbe stato punito. Alcuni non si sarebbero nemmeno accorti del male fatto se non avessero ascoltato quelle registrazioni, non avrebbero mai saputo che esistono sensibilità tali da portare a gesti estremi.

  Molto originale, unica l’opera dell’Asher: un confronto tra l’uno e i molti la percorre, un senso di perdita, di sconfitta la oscura, il senso della morte la finisce.

Nelle linee guida della ministra Azzolina tre scenari per la riapertura

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

Da una parte c’è la Francia che prova a mettersi la pandemia alle spalle e riapre le scuole dal 22 giugno. Dall’altra c’è la Cina che chiude nuovamente quelle di Pechino per evitare una nuova ondata di Covid-19. In mezzo c’era e c’è l’Italia, che oggi fa la prova generale per la ripartenza – con l’esame di maturità a cui parteciperà mezzo milione di studenti – ma non ha ancora preso una decisione definitiva sul ritorno in classe dopo l’estate. E, se sulla data di avvio del nuovo anno scolastico le maggiori convergenze portano al 14 settembre, sulle regole da seguire per accogliere di nuovo in aula (e in sicurezza) tutti gli alunni siamo ancora fermi ai tre scenari immaginati dal ministero dell’Istruzione nei giorni scorsi. Che tali dovrebbero restare anche nelle linee guida a cui la ministra Lucia Azzolina sta lavorando.

Il documento è quasi pronto e dovrebbe vedere la luce all’inizio della prossima settimana. Nel tentativo di fare una sintesi tra le prescrizioni del Comitato tecnico-scientifico (Cts) del ministero della Salute, le proposte della task-force guidata dall’ex assessore emiliano Patrizio  Bianchi, le richieste degli enti locali, i timori dei presidi e i consigli di studenti e genitori, il testo prevederebbe tre ipotesi per la riapertura. La meno grave (e più auspicabile) presuppone un contagio prossimo allo zero e considera sufficiente il rispetto delle norme su assembramento e igiene per poter ripartire senza particolari problemi. Anche senza mascherina in classe ma solo negli spazi comuni oppure quando il distanziamento è impossibile come sta pensando di fare la Spagna.

Poi c’è lo scenario intermedio – simile a quello con cui il Cts ha dovuto fare i conti a fine maggio quando ha rilasciato le sue indicazioni di massima – che richiede il rispetto del metro di distanza tra un alunno e l’altro oltre all’obbligo di indossare dispositivi di protezione per docenti e studenti da 6 anni e più. In questo caso saranno le scuole, nella loro autonomia, a scegliere tra: spazi aggiuntivi (ed esterni) per la didattica , ingressi scaglionati a inizio mattinata, moduli orari inferiori ai 60 minuti (da 45-50) per consentire la segmentazione delle classi, almeno pro tempore, in gruppi più piccoli, orario ridotto per il primo periodo dell’anno da aumentare via via in base alla riorganizzazione degli spazi (a cominciare dal passaggio al banco singolo). Un’operazione che si annuncia complessa in un Paese dal patrimonio di edilizia scolastica datato e inadeguato.

Terza e ultima prospettiva, che speriamo si riveli solo teorica, un ritorno della pandemia sugli stessi livelli di marzo e, dunque, la necessità di un nuovo lockdown. In quel caso, si ripartirebbe con la didattica a distanza in una versione riveduta e corretta (con istruzioni più chiare e vincoli più stringenti) rispetto allo spontaneismo degli ultimi tre mesi.

Più vicino allo scioglimento è invece il   rebus sulla data di inizio delle lezioni. Nonostante la contrarietà di un paio di regioni (Liguria e Campania) ci si starebbe orientando sul 14 settembre come chiesto dai governatori e accettato dai ministeri. Con la promessa di ridurre al minimo l’impatto dell’election day del 20 e 21 settembre. Non tanto cercando alternative alle scuole per i seggi elettorali, come proposto dal segretario del pd, Nicola Zingaretti (un’ipotesi che al Viminale giudicano poco fattibile, ndr), quanto limitando la chiusura a 4-5 giorni realmente indispensabili per le operazioni pre e post voto. Fermo restando che chi deve recuperare le insufficienze di quest’anno potrebbe essere chiamato a farlo, decreto Scuola alla mano, già dal 1° settembre.


Fine e nuovo anno nel caos

da ItaliaOggi

Marco Nobilio e Alessandra Ricciardi

Le Linee guida sull’avvio del nuovo anno ancora non ci sono, dovrebbero arrivare a fine settimana dicono da viale Trastevere, così da integrare le indicazioni del ministero della Salute con quelle del Comitato tecnico scientifico, con le richieste e le esigenze di regioni e comuni. Un lavoro oggettivamente ciclopico. Chiuso il quale, scuole, regioni e ed enti locali dovranno muoversi subito (a luglio e agosto e dunque con il personale amministrativo in ferie a turno) per ammodernare le strutture e rivedere le classi per garantire condizioni anti contagio. Un’altra corsa contro il tempo. Non è finita: dal 1° settembre si tornerà a scuola in presenza, se necessario, utilizzando «pannelli di plexiglas per mantenere il distanziamento tra i banchi». Anzi no: «Nessuno ha mai pensato a cose del genere». Parola di Lucia Azzolina. Ma neppure la chiusura dell’anno è andata liscia, con indicazioni contrastanti sulla pubblicazione degli esiti degli scrutini: voti e giudizio di ammissione o non ammissione vanno pubblicati sull’albo on line della scuola. Anzi no, si è corretto lo stesso ministero, vanno pubblicati sul registro elettronico ma solo l’esito degli scrutini: ammesso o non ammesso. I voti devono essere accessibili solo all’alunno interessato e alla famiglia.

Leggi, provvedimenti e dichiarazioni continuano insomma a rincorrersi con frequenza quasi quotidiana, spesso l’una in contrasto con l’altra. E nelle scuole aumenta il senso di disorientamento dopo 3 mesi di lavoro in cui si è navigato a vista, senza un quadro normativo di riferimento. Confusione e disorientamento dovuti anche al silenzio dell’amministrazione centrale che, a fronte di una copiosa produzione normativa da parte del legislatore, ha fatto spesso mancare interpretazioni univoche. La concitazione dovuta all’ansia da emergenza sanitaria ha fatto il resto.

Scrutini, voti segreti.

Negli ultimi giorni, però, viale Trastevere ha deciso di rompere il silenzio e di intervenire con 2 provvedimenti interpretativi sulla medesima materia: gli oneri documentali concernenti gli esiti degli scrutini. Il 28 maggio scorso, con la nota 8464, il ministero guidato da Lucia Azzolina aveva detto che i risultati degli scrutini, voti compresi, dovevano essere pubblicati sull’albo on line delle scuole. La pubblicazione avrebbe dovuto comprendere anche gli esiti degli scrutini degli «alunni ammessi alla classe successiva in presenza di voti inferiori a sei decimi in una o più discipline». E la pubblicazione avrebbe dovuto prevedere «anche i voti inferiori a sei decimi» da riportare, «oltre che nei documenti di valutazione finale, nei prospetti generali da pubblicare sull’albo on line dell’istituzione ». Il tutto in conformità al costante orientamento del garante della privacy, secondo il quale «nessuna norma del codice sulla protezione dei dati personali preclude la piena pubblicità degli scrutini scolastici, la possibilità di accesso ai luoghi dove essi sono esposti e di trarne notizia prendendo appunti per usi personali, eventualmente anche con foto (si veda la nota del 14 giugno 2005) ».

Il 9 giugno scorso, però, il ministero dell’istruzione ha cambiato idea e, con la nota 9168, ha detto che voti ed esiti degli scrutini non vanno pubblicati all’albo on line della scuola, ma nel registro elettronico. E in ogni caso i voti devono essere accessibili solo all’alunno interessato e alla famiglia, mentre al resto della classe dovrà essere consentito di accedere solo all’esito (ammesso o non ammesso alla classe successiva) fermo restando i relativi oneri di riservatezza.

Didattica a distanza: dal 1° marzo scorso si sono succeduti ben 5 decreti del presidente del consiglio dei ministri che fanno cenno all’attivazione da parte dei dirigenti scolastici della Dad. Sebbene la norma contenuta in questi decreti fosse priva di effettività, la didattica a distanza è stata comunque erogata con costi a carico dei docenti e senza prevedere alcun indennizzo. E taluni dirigenti scolastici hanno addirittura promosso l’apertura di procedimenti disciplinari nei confronti di docenti che hanno presentato atti di rimostranza, facendo presente che in assenza di previsioni contrattuali la Dad non poteva essere attivata.

Il legislatore se n’è accorto con notevole ritardo e solo nella fase della conversione in legge del decreto 22/2020. Tale decreto, peraltro, pone in capo ai docenti l’onere di provvedere alla Dad, ma senza disporre l’apertura di un tavolo negoziale e senza prevedere alcuna forma di indennizzo per la distrazione coatta dall’uso privato delle attrezzature informatiche e del collegamento a internet di proprietà dei docenti. La norma, anch’essa priva dei requisiti di effettività, è entrata in vigore il 9 aprile scorso. E il legislatore ha provveduto a correggere gli errori solo il 7 giugno scorso, data di entrata in vigore della legge 41/2020, con la quale è stato convertito in legge con modificazioni il decreto-legge 22/2020. Le rettifiche apportate dal legislatore riguardano l’esplicitazione dell’obbligo di sottoscrivere un contratto integrativo, in assenza del quale la Dad non è obbligatoria, e l’espressa previsione della facoltà, per i docenti di ruolo, di coprire i costi delle attrezzature informatiche e del collegamento a internet utilizzando i fondi della carta del docente.

Infine c’è il rientro a scuola il prossimo primo settembre per effettuare i recuperi delle insufficienze. Rientro obbligatorio per effetto di una modifica apportata al decreto-legge 22/2020 sempre in sede di conversione. Le regioni potrebbero fissare la data per la ripresa delle lezioni intorno alla metà di settembre, su proposta della stessa ministra.

Ma le province, e il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, sono inclini a ritenere che sarebbe il caso di posticipare ulteriormente questo termine a dopo le amministrative che dovrebbero tenersi in 7 regioni: Toscana, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia, il 20 e il 21 settembre prossimo (si veda la nota dell’unione delle province italiane del 5 giugno scorso). Per evitare di aprire per chiudere subito dopo. Insomma anche su questa delicata materia sussistono profonde divisioni e difformità di vedute da parte degli attori istituzionali direttamente coinvolti, ciascuno secondo le proprie competenze, sull’avvio dell’anno scolastico. Che si preannuncia gravato anche da altre incognite che vanno ben oltre gli aspetti organizzativi. Tra cui il rischio di una recrudescenza dei contagi e della conseguente necessità, evidenziata dai tecnici, di esonerare dal servizio i docenti in età a rischio e in situazione di fragilità.

Non si voterà a scuola, caccia a caserme La Azzolina pensa a rilanciare gli Its

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Alla fine Conte si allinea al Pd, almeno sulle modalità di svolgimento delle prossime elezioni amministrative di settembre. Per evitare il disagio alle famiglie di una scuola che apre per richiudere subito dopo, si parla delle istituzioni che saranno seggi elettorali, e non potendo cambiare di una virgola l’accordo politico che è stato raggiunto sulla data stessa del voto il 20 e 21 settembre, il premier Giuseppe Conte ieri agli Stati generali ha annunciato che saranno trovate altre soluzioni logistiche per le elezioni. «Ho visto che il Pd», ha detto conte durante il punto stampa a Villa Pamphilj, «ha suggerito di trovare altri locali da adibire a seggi elettorali. È una buona idea, altrimenti rischiamo di dover subito interrompere l’attività scolastica». La ministra dell’interno Lamorgese «si adopererà per trovare locali alternativi». Non esclusi anche seggi esterni, stile gazebo, dicono i primi rumors, ma anche caserme e non esclusi i teatri. In caso contrario, l’anno scolastico di fatto riprenderebbe con lezioni in presenza a ottobre, dopo 7 mesi di stop.

Intanto la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, apre al dialogo con la Cgil, appoggiando la richiesta avanzata dal segretario del sindacato di Corso Italia, Maurizio Landini, sulla formazione del personale: «Concordo, credo debba essere strutturale e obbligatoria. Serve personale preparato, formato e, di conseguenza, anche più pagato». E è poi, sempre da villa Pamphilj rilancia sulla mobilità europea degli studenti e la valorizzazione dell’istruzione tecnica e professionale, in particolare degli Istituti tecnici superiori post-diploma, cari a ItaliaViva. Un punto che è centrale nel piano messo a punto dalla task force di Vittorio Colao. Che propone anche una campagna di volontariato che affianchi le strutture pubbliche nel supporto alla formazione di insegnanti e una campagna di crowdfunding per dotare di infrastrutture digitali e tecnologiche le classi.

Esami integrativi in presenza

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Mentre ieri si sono insediate le commissioni per gli esami di maturità, con qualche sostituzione di presidente soprattutto in Lombardia ma senza nessuna emergenza (una decina di casi che hanno presentato certificato medico), arrivano dal ministero le indicazioni anche per gli esami di idoneità, integrativi e per la sessione straordinaria degli esami di maturità. Si terranno in presenza e nel rispetto delle misure sanitarie volte a prevenire il contagio da Coronavirus. Il ministero ha predisposto l’ordinanza con le disposizioni di attuazione del decreto-legge 22/2020.

I ciclo. Il calendario degli esami di idoneità del I ciclo sarà compilato e reso noto dal dirigente scolastico con congruo anticipo rispetto alle prove, che si terranno nel periodo compreso tra il termine delle lezioni e il 1° settembre prossimo. Gli esami si terranno in presenza, ma le famiglie dei candidati a rischio potranno chiederne lo svolgimento a distanza, presentando una domanda al dirigente scolastico corredata con l’eventuale documentazione sanitaria. L’accesso all’esame di idoneità per le classi II, III, IV e V della scuola primaria e per la I classe della scuola secondaria di 1° grado sarà consentito a coloro che, entro il 31 dicembre scorso, abbiano compiuto rispettivamente il 6°, il 7°, l’8°, il 9° e il 10° anno di età. L’accesso all’esame di idoneità per le classi seconda e terza di scuola secondaria di primo grado sarà consentito a coloro che, entro il 31 dicembre scorso, abbiano compiuto, rispettivamente, l’undicesimo e il dodicesimo anno di età. L’esame si intende superato se il candidato consegue una votazione non inferiore a 6 decimi.

II ciclo. Gli esami di idoneità e gli esami integrativi dei candidati del secondo ciclo si svolgeranno entro il 16 settembre prossimo, data di inizio della sessione straordinaria degli esami conclusivi del II ciclo. Il calendario delle prove scritte e orali sarà predisposto dal dirigente scolastico e comunicato ai candidati in tempi utili.

Gli esami di idoneità sono riservati ai candidati esterni, che usufruiscano della cosiddetta istruzione parentale (home schooling o frequenza di una scuola privata non paritaria) che intendano ottenere la certificazione del diritto di frequentare una classe superiore alla I. L’esame di idoneità può essere sostenuto anche dal candidato interno che intenda saltare una classe. Per esempio, l’alunno che sia stato promosso in II che intenda frequentare la III saltando la II.

Gli studenti del II ciclo che intendano avvalersi del diritto di cambiare scuola (per esempio, passare dal liceo classico al liceo scientifico) sono tenuti a sostenere un esame integrativo sulle discipline che si insegnano nella scuola dove si intenda passare e che non si insegnano nella scuola di provenienza. Agli esami integrativi sono ammessi sia i promossi che i bocciati. Gli studenti promossi nella scuola di provenienza sosterranno l’esame integrativo per essere ammessi alla stessa classe nella scuola di passaggio. Per esempio, l’alunno della II classe del liceo classico, che chieda di passare al liceo scientifico e che sia stato promosso in III, sosterrà l’esame integrativo per essere ammesso alla III classe del liceo scientifico. Gli studenti non ammessi alla classe successiva nella scuola di provenienza, invece, se supereranno l’esame integrativo per passare ad altra scuola, ripeteranno la stessa classe nella scuola di arrivo. Per superare gli esami è necessario conseguire una votazione non inferiore 6/10.

La sessione straordinaria degli esami conclusivi del II ciclo quest’anno si terrà dal 16 settembre prossimo. Saranno ammessi i candidati risultati assenti giustificati alla sessione ordinaria e gli esterni che abbiano superato gli esami preliminari. Tra gli esterni rientreranno anche gli interni che non hanno frequentato o che non abbiano prodotto elementi per essere classificati. Gli esami preliminari saranno volti all’accertamento della padronanza delle discipline di studio ai fini dell’ammissione all’esame e si svolgeranno secondo i calendari predisposti dagli uffici scolastici regionali. Qualora il candidato superasse l’esame preliminare ma non superasse l’esame di stato, il superamento dell’esame preliminare avrebbe valore di idoneità alla frequenza dell’ultima classe. L’esame preliminare sarà sostenuto dal candidato davanti al consiglio della classe dell’istituto, statale o paritario, collegata alla commissione alla quale il candidato sarà stato assegnato.

Le commissioni della sessione straordinaria si insedieranno nella stessa composizione in cui avranno operato nella sessione ordinaria. L’insediamento avverrà lunedì 14 settembre presso gli istituti dove risulteranno candidati che avranno chiesto di sostenere gli esami nella sessione straordinaria e dove sono stati assegnati i candidati esterni da parte degli uffici scolastici regionali. I candidati degenti in luoghi di cura od ospedali, detenuti o comunque impossibilitati a lasciare il proprio domicilio, potranno sostenere l’esame a distanza previa presentazione di una domanda al dirigente scolastico. L’argomento dell’elaborato per il colloquio sarà comunicato al candidato dal 28 al 31 agosto 2020 e l’elaborato dovrà essere trasmesso ai docenti entro l’11 settembre 2020.

Chiamata veloce, ma per pochi

da ItaliaOggi

Carlo Forte

Gli aspiranti docenti inseriti nelle graduatorie utili per l’immissione nei ruoli del personale docente o educativo potranno presentare istanza per ottenere l’immissione in ruolo in territori diversi da quelli di pertinenza delle medesime graduatorie. Le domande andranno presentate a tempo di record, in soli 5 giorni, secondo termini che saranno fissati dall’amministrazione. E le immissioni in ruolo da questi elenchi saranno disposte entro 10 giorni dal termine delle operazioni ordinarie. Lo prevede il decreto a firma della ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, emanato l’8 giugno scorso (25). Il provvedimento dà attuazione alle disposizioni contenute nel comma 17-bis dell’articolo 1, del decreto-legge 126/2019 e dà il via alla nuova procedura, nota come chiamata veloce, che sarà attivata nel mese di settembre del prossimo anno scolastico. Presumibilmente tra il 21 e il 30 settembre.

L’accesso agli elenchi aggiuntivi sarà consentito a domanda e gli aventi titolo potranno presentare istanza per i posti di un’altra o di più province di un’altra regione per ciascuna graduatoria di provenienza. L’istanza dovrà essere presentata via web. Quanto alle procedure in senso stretto, il decreto prevede che gli uffici scolastici regionali dovranno anzitutto procedere ad eliminare dalle graduatorie dei concorsi e dalle graduatorie a esaurimento i docenti che risulteranno decaduti dalle stesse. Poi dovranno provvedere alle immissioni in ruolo ordinarie. Quindi dovranno accantonare le cattedre necessarie a garantire le immissioni in ruolo dei vincitori dei concorsi già avviati. Infine dovranno individuare i posti che all’esito di queste procedure risulteranno ancora vacanti e disponibili e rendere note le risultanze tramite la pubblicazione sui siti internet istituzionali.

La funzione della pubblicazione è quella di consentire agli aspiranti docenti di orientarsi in sede di presentazione delle domande. Le disponibilità saranno comunque accessibili tramite la piattaforma che sarà predisposta dal ministero dell’istruzione per la presentazione delle domande.

La tempistica delle operazioni sarà definita tramite un provvedimento dell’amministrazione centrale, che fisserà i termini per l’inserimento a sistema delle disponibilità residue e anche il termine iniziale per la presentazione delle domande. In ogni caso, il decreto prevede che gli interessati avranno solo 5 giorni di tempo per presentare le istanze (si veda l’articolo 4, comma 4) a partire dalla data di apertura delle funzioni. Il modulo di domanda, al quale presumibilmente si accederà con le credenziali di istanze on line o con lo spid, recherà uno spazio precompilato recante le generalità e il punteggio vantato dall’interessato nella graduatoria dove risulterà precedentemente incluso (concorso o Gae). Gli spazi da compilare riguarderanno, quindi, la scelta della regione e l’ordine di preferenza delle province, delle classi di concorso o della tipologia di posto.

Le immissioni in ruolo (da graduatorie aggiuntive e sulle disponibilità residue) saranno disposte entro il 10 settembre di ogni anno. Salvo che per il 2020/21. Perché il decreto-legge 22/2020 ha previsto che le operazioni ordinarie quest’anno termineranno entro il 20 settembre e non più entro il 31 agosto. Ciò vuol dire che le immissioni residuali quest’anno si svolgeranno probabilmente dal 21 al 30 settembre. Le immissioni così effettuate recheranno la retrodatazione giuridica al 1° settembre 2020.

Le disponibilità saranno suddivise a metà tra gli aspiranti tratti dalle graduatorie aggiuntive dei concorsi e le Gae aggiuntive salvo compensazioni. Le graduatorie aggiuntive dei concorsi saranno suddivise, di fatto, in tre elenchi prioritari l’uno rispetto all’altro. Nel 1° saranno inclusi gli aventi titolo già inseriti in una graduatoria di concorso ordinario; nel 2° gli aspiranti già inclusi in una graduatoria di concorso riservato selettivo; nel 3° gli aventi diritto già inseriti nella graduatoria di un concorso riservato non selettivo. Va detto subito che la chiamata veloce non sottrarrà posti ai concorsi già attivati, compresi quelli indetti con il decreto 510/2020 (straordinario per il ruolo), con il decreto 498/2020 (ordinario per l’infanzia e la primaria) e con il decreto 499/2020 (ordinario per le secondarie di I e II grado). «Nei casi in cui risultino avviate, ma non concluse, procedure concorsuali» recita l’articolo 3, comma 3, del decreto, «gli uffici accantonano e rendono indisponibili, per la procedura di cui al presente decreto, i posti messi a concorso per l’anno di riferimento».

In buona sostanza, dunque, le immissioni in ruolo, che saranno effettuate dalle graduatorie aggiuntive saranno meramente residuali. Saranno effettuate, cioè, solo sui posti che rimarranno vuoti dopo che l’ufficio avrà effettuato le procedure ordinarie. Fermo restando che le cattedre messe a concorso in procedure indette prima dell’inizio della tornata di immissioni da trarsi dalle graduatorie aggiuntive non potranno essere utilizzate.

Recuperati i prof idonei del 2016 entrano nelle graduatorie 2018

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Al via la costituzione delle fasce aggiuntive ai concorsi non selettivi banditi nel 2018. Potranno chiedere di esservi inclusi gli aspiranti docenti collocati nelle graduatorie dei concorsi del 2016. Gli aventi titolo saranno inseriti in coda e potranno chiedere l’inclusione anche in regioni diverse da quella di pertinenza della graduatoria di origine. Il beneficio è previsto dall’articolo 1, comma 18-bis, del decreto-legge 126/2019 e il ministero dell’istruzione ha finalmente predisposto il decreto di attuazione. Che avrebbe dovuto essere adottato entro la fine di febbraio. Gli aventi titolo sono i candidati collocati nelle graduatorie di merito e negli elenchi aggiuntivi dei concorsi, per titoli ed esami, banditi con i decreti direttoriali 105, 106 e 107 del 23 febbraio 2016, rispettivamente, per la scuola dell’infanzia e primaria (105), per le secondarie di I e II grado (106) e per il sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado (107). Che potranno chiedere di essere inseriti nella fascia aggiuntiva alle graduatorie di merito regionali dei concorsi banditi con il decreto direttoriale 7 novembre 2018, n. 1546, per i posti comuni e di sostegno della scuola dell’infanzia e primaria, e con il decreto direttoriale 1° febbraio 2018, n. 85, per i posti comuni e di sostegno della scuola secondaria di I e II grado. Gli interessati potranno chiedere di essere inseriti nelle fasce aggiuntive anche in una regione diversa da quella di pertinenza della graduatoria o dell’elenco aggiuntivo di origine. Fermo restando che la richiesta sarà valida solo per la medesima classe di concorso o tipologia di posto rispetto alla graduatoria in cui sono inseriti.

La domanda di inserimento nella fascia aggiuntiva potrà essere presentata in una sola regione per ciascuna graduatoria di merito o elenco aggiuntivo in cui risultano collocati. Il candidato che intenderà chiedere l’inserimento per più graduatorie o elenchi aggiuntivi per i quali ha titolo dovrà presentare un’unica istanza con l’indicazione, per ciascuna procedura concorsuale, della regione nella cui fascia aggiuntiva intende essere collocato. Le istanze dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica utilizzando lo spazio web che sarà predisposto dal ministero dell’istruzione. Le istanze presentate con modalità diverse non saranno prese in considerazione. I termini, il contenuto e le modalità di presentazione saranno resi noti con un avviso che sarà pubblicato sul sito internet del ministero a cura della direzione generale per il personale scolastico.

I candidati conserveranno il punteggio conseguito nelle rispettive graduatorie o elenchi aggiuntivi regionali di provenienza. E saranno graduati nella fascia aggiuntiva regionale corrispondente alla tipologia di posto, classe di concorso e grado di istruzione per i quali hanno concorso. Dall’anno scolastico 2020/2021 le fasce aggiuntive saranno utilizzate, dopo l’esaurimento delle graduatorie delle quali costituiranno la coda, per individuare gli aventi titolo a ricevere le proposte di assunzione a tempo indeterminato.

Docenti di sostegno, stabilità anti-Covid

da ItaliaOggi

Marco Nobilio

Quest’anno la percentuale di posti in deroga di sostegno, rispetto a quelli in organico di diritto, è stata del 50,5%. Lo scorso anno è stata del 41,3% e nel 2017/18 del 38.7%. È sempre in crescita, dunque, il numero dei docenti di sostegno, a tempo determinato, spesso senza titolo o addirittura assunti da messa a disposizione. I posti in deroga, infatti, vengono autorizzati in organico di fatto, dopo le immissioni in ruolo. E le assunzioni avvengono spesso con contratti a tempo determinato con riflessi molto negativi sulla continuità didattica. Secondo la Task force presieduta da Patrizio Bianchi è necessario un intervento legislativo, anche in ragione delle necessità emerse con il Covid-19, per far sì che gli insegnanti di sostegno siano posti in condizione di assicurare il recupero dei livelli di competenza e relazionali perduti dagli alunni disabili nel corso del lungo periodo di assenza da scuola. E per fare questo bisogna ampliare il più possibile l’organico di diritto, assorbendo i posti in deroga e disponendo più immissioni in ruolo così da assicurare la continuità didattica. E in più bisogna fare in modo che le università formino un numero più consistente di docenti specializzati, così da superare il problema della carenza di docenti titolati per questa particolare tipologia di insegnamento.

La commissione tecnica ha evidenziato l’inadeguatezza delle misure adottate dai governi di anno in anno per dare attuazione alla sentenza 80/2010 della Corte costituzionale, che ha stabilito l’incostituzionalità della norma di legge che avevano posto un limite massimo al numero dei docenti di sostegno (articolo 2, commi 413 e 141 della legge 244/2007) e ai posti in deroga. I governi che si sono succeduti da allora in poi, infatti, anziché risolvere il problema alla radice, autorizzando l’ampliamento dell’organico di diritto, hanno utilizzato lo strumento congiunturale dell’autorizzazione di posti in deroga.

Mascherine a scuola, un salasso

da ItaliaOggi

Emanuela Micucci

Mascherine chirurgiche obbligatorie a settembre per docenti e personale scolastico. Un salasso per le casse dello Stato. Mentre a fornite di mascherine o visiere protettive gli alunni penseranno le famiglie con un aggravio di spesa nel bilancio familiare. Nel rientro in classe, il prossimo anno scolastico, la pandemia farà impennare il caro scuola, oltre l’aumento di costi di libri di testo, materiale didattico e corredo scolastico. Le indicazioni fornite a governo e ministero dell’istruzione dal Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza Covid-19 sono chiare: da settembre e probabilmente per tutto l’anno scolastico, a scuola sarà per tutti obbligatorio indossare le mascherine, tranne per gli alunni dell’asilo fino ai 6 anni di età. «La scuola», si legge nel documento, «garantirà giornalmente al personale la mascherina chirurgica, che dovrà essere indossata per la permanenza nei locali scolastici. Gli alunni dovranno indossare per l’intera permanenza nei locali scolastici una mascherina chirurgica o di comunità di propria datazione, fatte salve le dovute eccezioni (ad es. attività fisica, pausa agosto)», tranne «i bambini al di sotto dei sei anni, nonché gli alunni con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti».

Una valanga di milioni di mascherine si rovescerà, quindi, nelle scuole italiane, dalla prima ria in poi. O di visiere protettive, se la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina accogliesse una in tal senso del gruppo tecnico per l’avvio del prossimo anno scolastico istituito al Miur. Calcolatrice alla mano, per l’intero anno scolastico 2020/21 occorrerebbero 200 milioni di pezzi di mascherine per soddisfare il fabbisogno di tutto il personale scolastico per un costo, a carico del bilancio del ministero, di 100 milioni di euro, da assegnare alle singole istituzioni scolastiche. Bisognerebbe, infatti, quotidianamente fornire oltre 138 mila 800 dispositivi di protezione a 841.502 docenti, a cui andrebbero aggiunte oltre 2 milioni di mascherine per gli insegnati della scuola dell’infanzia, quasi 54 milioni per i 222.076 unità del personale Ata e 1 milioni e 900 per i presidi.

Infine, nel conto totale bisognerebbe la dotazione per i docenti impegnati negli esami di Stato: altre 928.500 mascherine per 61.900 professori impegnati nella esame di terza media e oltre 2 milioni 854 mila dispositivi per i circa 142.700 colleghi alle prese con la maturità. Dalla primaria alla maturità, poi, il numero di mascherine e il loro relativo costo si moltiplicherebbe notevolmente conteggiando il numero di mascherine che giornalmente occorrerebbero per ciascuno dei 6 milioni 693 mila studenti. Considerando 2 mascherine al giorno al alunno si arriverebbe a oltre 2 miliardi 685 milioni 260 mila mascherine necessarie per il prossimo anno scolastico. Per una spesa complessiva di oltre 1 miliardo 340 milioni di euro.

Per ciascun figlio, quindi, una famiglia avrà un caro spesa annuale di circa 200 euro per le 400 mascherine necessarie, 2 al giorno appunto. Costi che diminuirebbero, senza tuttavia dimezzarsi, se al posto delle mascherine chirurgiche i genitori scegliessero quelle di comunità lavabili più volte. Una spesa che diminuirebbe se il ministero decidesse le visiere protettive al posto delle mascherine, riutilizzabili finché non si romperanno.

Sebbene in questo caso il costo sarebbe subito più elevato: tra 9 euro e 45 euro a visiera, ipotizzando che i prezzi non si impennino per l’enorme mole di richieste. E supponendo che per settembre sia possibile reperirle facilmente per tutti.

Rientro a settembre, Azzolina: dal 1° scuole aperte, linee guida in dirittura d’arrivo

da Orizzontescuola

di Ilenia Culurgioni

La ministra Lucia Azzolina a Notte prima degli esami su Radio24. Rientro a scuola già dal primo settembre.

Quest’anno l’esame di Maturità sarà diverso, ma non meno importante rispetto agli anni scorsi. Anzi, lo sarà di più, perché questa volta gli esami non chiudono l’anno scolastico ma ci riportano in classe. La maturità non è un rito ma uno step importantissimo, verso vita da adulti“.

A breve arriveranno le linee guida per la riapertura delle scuole. Stiamo lavorando con gli Enti Locali e siamo in dirittura d’arrivo“, ha continuato.

Sulla data, la ministra ha precisato: “Ho proposto alle Regioni il 14 settembre, ma già dal primo le scuole riapriranno per consentire agli studenti che ne hanno bisogno di recuperare eventuali lacune“.

La scuola riapre e anche io sono molto emozionata a pensare che finalmente le scuole possono riaprire domani, in sicurezza, dopo mesi di assenza. Questa è una nuova fase per la scuola  – ha spiegato Azzolina – che guarda al prossimo mese di settembre, quando tutti ritorneranno in classe. A questo esame in presenza abbiamo lavorato tanto per gli studenti non è stato facile e non era scontato, tanti Paesi l’esame lo hanno cancellato. Abbiamo superato diverse difficoltà, ma io ci tenevo tantissimo che fosse fatto in presenza“.

Se ci fosse stata possibilità di aprire le scuole prima lo avremmo fatto. A maggio – ha ricordato – c’erano ancora centinaia di morti al giorno, non ci saremmo mai potuti permettere la riapertura delle scuole e lo dico con molto dolore. Da ministro è una ferita che mi porterò dietro per sempre“.

A tenere banco sulla questione data di inizio delle lezioni del nuovo anno scolastico, c’erano state le polemiche legate alle elezioni regionali a settembre. Diversi governatori si sono scontrati con l’idea di aprire le scuole il 14 per poi richiuderle qualche giorno dopo per le elezioni. Ancora non si conosce la data in cui si svolgeranno le elezioni, probabilmente il 20-21 settembre.

Il governo sarebbe al lavoro per trovare spazi alternativi alle scuole e tenere i seggi elettorali in altri luoghi. Questa è la volontà espressa anche dal Premier Conte ieri a Villa Pamphili per gli Stati generali. In questo modo non ci sarebbe quello che alcuni hanno definito il “balletto” dell’apri e chiudi degli edifici scolastici. Le lezioni potranno iniziare il 14 e non essere interrotte per le elezioni, mentre dal primo settembre si può tornare a scuola per il recupero degli apprendimenti.

Le modalità con cui si tornerà tra i banchi saranno oggetto delle linee guida ministeriali in dirittura d’arrivo.

Ed. civica, 33 ore dal prossimo anno: ambiente, Costituzione, digitale. Cosa devono fare Collegi docenti, linee guida al CSPI

da Orizzontescuola

di redazione

Sono state trasmesse al CSPI le linee guida per l’avvio del nuovo insegnamento di Ed. Civica dall’anno scolastico 2020/21.

Un avvio, quello di una rinnovata Ed. Civica, oggetto di interesse da parte dei due Ministri precedenti, Bussetti e Fioramonti, ma che non è mai decollato.

Rimandando l’introduzione della nuova ora di ed. civica all’anno scolastico 2020/21 l’ex Ministro Fioramonti aveva delineato un progetto

Abbiamo una materia obbligatoria, l’educazione civica, che vogliamo attualizzare, questa materia deve essere centrata sullo sviluppo sostenibile e sulla cittadinanza responsabile in un Pianeta che soffre. Al centro degli insegnamenti ci saranno i nostri diritti e doveri verso l’ambiente“.

Il primo passo sarà “adattare l’intero curriculum scolastico alla comprensione dello sviluppo sostenibile“.

A marzo 2020 il Ministro Azzolina ha confermato che l’educazione ambientale sarà uno dei pilastri dell’insegnamento dell’Educazione civica,

Il “nuovo insegnamento” dovrebbe snodarsi lungo tre principali direttrici:

  • educazione ambientale e gli stili di vita incluso quello “alimentare
  • studio della Costituzione
  • una corretta educazione digitale

Cittadinanza digitale

Gli obiettivi da raggiungere in merito alla cittadinanza digitale sono i seguenti:

  • analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali;
  • interagire attraverso una varietà di tecnologie digitali e individuare i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto;
  • informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso l’utilizzo di servizi digitali pubblici e privati. Cercare opportunità di crescita personale e di cittadinanza partecipativa attraverso adeguate tecnologie digitali;
  • conoscere le norme comportamentali da osservare nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’interazione in ambienti digitali. Adattare le strategie di comunicazione al pubblico specifico ed essere consapevoli della diversità culturale e generazionale negli ambienti digitali;
  • creare e gestire l’identità digitale, essere in grado di proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi, rispettare i dati e le identità altrui;
  • utilizzare e condividere informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli altri;
  • conoscere le politiche sulla privacy applicate dai servizi digitali sull’uso dei dati personali;
  • essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico;
  • essere in grado di proteggere se stessi e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali;
  • essere consapevoli delle tecnologie digitali per il benessere psicofisico e l’inclusione sociale.

Tali obiettivi, ossia tali abilità e conoscenze, sono da sviluppare con gradualità e tenendo conto dell’età degli studenti.

Educazione civica alla primaria e alla secondaria

Ricordiamo che secondo  le indicazioni note finora l’insegnamento trasversale dell’educazione civica:

  • è attivato nella scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado;
  • non può essere inferiore a 33 ore annuali (un’ora a settimana) da ricavare nell’ambito dell’attuale monte ore obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per raggiungere il predetto monte ore è possibile avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo;
  • è impartito, in contitolarità, da docenti della classe nella scuola secondaria di primo grado; da docenti abilitati nell’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nella scuola secondaria di secondaria grado, se disponibili nell’organico dell’autonomia ;
  • è valutato in decimi, in seguito alla proposta della nuova figura del coordinatore, che la formulerà acquisendo elementi conoscitivi dagli altri docenti interessati dall’insegnamento.

Nella scuola dell’infanzia saranno avviate iniziative di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile. L’articolo 4 del testo di legge, inoltre, prevede che gli studenti devono avvicinarsi ai contenuti della Carta costituzionale già a partire dalla scuola dell’infanzia.

Vedremo come questo si tradurrà nelle Linee Guida

Il ruolo del Collegio docenti

Non trattandosi di un’ora in più autonoma, il Collegio dei docenti dovrebbe predisporre un curricolo trasversale integrato per definire obiettivi e criteri di valutazione.

Rientro a settembre, il piano: mappa dei bisogni, nuove aule in tempi record e sindaci coi poteri di Genova

da La Tecnica della Scuola

Il tempo della riflessione è scaduto. Ora si passa alla fase operativa. Anzi, è già iniziata. In vista del rientro in classe del prossimo mese di settembre, da realizzare in sicurezza, da qualche giorno l’amministrazione centrale romana ha chiesto agli Uffici scolastici regionali di realizzare una “mappa” dei bisogni: avvalendosi della collaborazione degli enti locali, i dirigenti scolastici stanno per essere incaricati di redigere, in particolare, il numero delle aule che necessitano, al fine di rispettare il distanziamento fisico tra gli alunni imposto dai protocolli sanitari della Fase 2 e 3.

La ricognizione

Ogni capo d’istituto è chiamato a riempire una scheda apposita, nella quale indicare un dato essenziale: quanti alunni non potranno beneficiare delle lezioni in presenza all’interno dei locali canonici dell’istituto.

Una volta appurato quante saranno le aule da predisporre, toccherà ai sindaci (ai Municipi delle città più grandi, ad iniziare da Roma, Milano, Torino, Napoli e Palermo) attuare le modifiche e gli adattamenti strutturali degli edifici individuati, anche al di fuori della struttura. In linea teorica, ma non sarà un compito agevole, si potrà “bussare” per chiedere ospitalità e far fare lezione in aule comunali, ex scuole o caserme, oratori o edifici con spazi adatti allo scopo.

Questa sarà l’operazione più difficile. Perché il tempo è poco e di mezzo c’è l’estate.

I sindaci come i commissari straordinari

Grazie al Decreto Scuola, tuttavia, i primi cittadini (per le scuole superiori i responsabili delle Province) potranno agire con modalità decisamente più snelle del solito: le autorizzazioni, le gare d’appalto e le solite lungaggini che in tempi normali impediscono anche solo lo spostamento di una parete o di una porta (procedure che spesso comportano anni di attesa), saranno bypassate dei poteri “speciali” conferite ai gestori degli enti locali proprio a causa dell’emergenza epidemiologica ancora in atto.

Di fatto, considerando il poco tempo a disposizione, gli enti locali potranno muoversi come è accaduto a Genova, dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi: senza essere sottoposti alle lentezze della burocrazia, saranno di fatto dei commissari straordinari.

I soldi necessari in arrivo

Nel frattempo, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio dal Governo arriveranno i finanziamenti: una decina di miliardi per le emergenze, con la scuola che prenderà la parte più grande.

In mezzo, tra un paio di giorni, sarà la volta delle Linee Guida del ministero dell’Istruzione, che ogni istituto plasmerà (con orari, entrate, uscite, ecc.) in base ai propri bisogni e rapporti con le istituzioni locali.

Il piano predisposto a Viale Trastevere è questo. Ora si tratta di applicarlo. E non sarà una passeggiata.

I giorni caldi della scuola, maturità in mascherina e poi le Linee Guida che ogni istituto farà proprie

da La Tecnica della Scuola

Sono giorni caldi per la scuola italiana: il 17 giugno, alle 8,30, prende il via l’Esame di Stato della scuola secondaria di secondo grado. Nel volgere di qualche giorno, a gruppi di cinque, quasi mezzo milione di studenti, sparsi per 12.900 commissioni, dovranno cimentarsi in una insolita prova orale.

I contenuti del colloquio

Il colloquio dello studente con i sei commissari (e il presidente a “girare” e supervisionare) durerà circa un’ora e a seconda dell’esito servirà ad assegnare fino a 40 punti, da aggiungere a quelli derivanti dai crediti dell’ultimo triennio e dalla media di presentazione (al massimo 60 punti complessivi).

Durante l’orale, il candidato (se vorrà anche senza indossare la mascherina) parlerà dei contenuti affrontati nell’ultimi anno, discutere un testo di lingua e letteratura italiana, presentare l’elaborato consegnato entro il 13 giugno ed incentrato sulle discipline di settore, del documento che riassume le loro esperienze di Pcto dell’ultimo triennio, con qualche riferimento a Cittadinanza e Costituzione.

L’esame in sicurezza

I candidati dovranno arrivare scaglionati e sino al momento dell’inizio dell’orale non potranno togliere la mascherina. Dovranno anche rispettare il distanziamento minimo di un paio di metri.

Dovranno anche prevedere l’igienizzazione delle mani attraverso gel messo a disposizione in più punti della scuola; percorrere percorsi differenziati per ingresso e uscita; firmare un’autodichiarazione (anche docenti e Ata) che attesti l’assenza di sintomatologia respiratoria o di febbre superiore a 37.5°C nel giorno di avvio delle procedure d’esame e nei tre giorni precedenti, di non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni, di non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di loro conoscenza, negli ultimi 14 giorni.

Le scuole, dal canto loro, dovranno garantire un ricambio d’aria costante dei locali, la pulizia approfondita dopo ogni sessione.

Un banco di prova in vista di settembre

L’Esame di Stato potrebbe essere un piccolo banco di prova in vista del rientro a settembre. Un appuntamento, quello per oltre otto milioni di alunni, che continua ad essere avvolto nell’incertezza.

Dopo aver passato alcune settimane ad attendere i pareri degli esperti, in particolare del Comitato tecnico scientifico e della task force guidata dal professor Patrizio Bianchi, a Viale Trastevere è giunto il momento delle decisioni.

Nella serata del 16 giugno, la ministra dell’Istruzione ha annunciato che a breve saranno rese pubbliche le Linee Guida da adottare per il rientro: si tratta di una serie di indicazioni che ogni scuola plasmerà per decidere i tempi e le modalità della ripartenza delle lezioni.

Del resto, lo stato degli edifici, l’ampiezza dei locali, il numero di iscritti e molte altre variabili “fisiologiche” di ogni istituto, è davvero poliedrico: tra gli oltre 40 mila plessi scolastici dislocati in tutta Italia vi sono realtà fortemente diversificate.

Ognuno per sé

Vi sono scuole con “scoppiano” di alunni ma hanno spazi aggiuntivi dove potrebbero collocare quelli in esubero, altri istituti che invece non sanno proprio come fare; altre scuola ancora, invece, hanno aule in abbondanza rispetto alla loro “popolazione”; poi vi sono realtà, in prevalenza nei capoluoghi di provincia, dove non vi sono spazi alternativi e non è facile reperirli nemmeno nel territorio circostante. Come è presumibilmente diversa la risposta che potrebbe dare un’amministrazione del Nord Est rispetto a quelle di una regione con poche risorse da mettere a disposizione della comunità.

Ecco perché non sarebbe possibile introdurre un progetto unico, un “canovaccio” valido per tutti: semplicemente perché per molte scuole sarebbe inattuabile.

Piani Educativi Individualizzati e inclusione: riunire i GLO entro il 30 giugno

da La Tecnica della Scuola

Nell’ambito delle operazioni di fine anno scolastico rispetto ai temi dell’inclusione, il Ministeroha ribadito la necessità per le scuole di completare i Piani Educativi Individualizzati.

L’esigenza di “riaprire i PEI”, – si legge nella nota 1041 del 15 giugno 2020 – ossia di riunire i Gruppi di Lavoro Operativo per l’inclusione scolastica (GLO), al fine di completare il percorso di progettazione e verifica necessario a poter programmare – per tempo – gli interventi a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico, è assolutamente da condividere. L’emergenza Covid-19 ha evidentemente reso difficile riunire, nel secondo quadrimestre, i GLO per l’aggiornamento e la verifica dei PEI, e in tanti casi, pur essendosi sviluppata nelle scuole la modalità di collegamento a distanza anche per le riunioni collegiali, le difficoltà oggettive, dal punto di vista organizzativo, possono averne ostacolato lo svolgimento“.

Il Ministero ritiene pertanto necessario riunire i GLO, possibilmente entro il 30 giugno, al fine di stendere la relazione finale del PEI, che dovrà motivare e contenere indicazioni in ordine alla richiesta di conferma o modificazione delle ore di sostegno.

Analoga attenzione dovrà essere mostrata nei confronti di tutti gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento o con altri bisogni educativi speciali in possesso di un Piano Didattico Personalizzato (PDP).

PON Smart Class II ciclo, nuovi fondi per la scuola digitale

da La Tecnica della Scuola

Dopo l’avviso PON Smart class I ciclo e PON Smart Class CPIA, il Ministero ha pubblicato l’avviso prot. 11978 del 15 giugno 2020 indirizzato alle scuole secondarie di II grado.

L’avviso è finalizzato alla presentazione di proposte progettuali da parte delle istituzioni scolastiche statali del secondo ciclo di istruzione per il potenziamento di forme di didattica digitale, anche a seguito dell’emergenza epidemiologica connessa al diffondersi del Covid-19 e alle conseguenti attività di contenimento e prevenzione in ambito scolastico.

L’obiettivo è dunque quello di consentire alle scuole superiori di realizzare centri didattici digitali per garantire e supportare l’accrescimento delle competenze degli studenti attraverso nuove metodologie di apprendimento anche in coerenza con le necessità di adeguamento degli spazi per ridurre il rischio da contagio. A tal fine sarà possibile acquisire le attrezzature utili e funzionali a garantire forme di apprendimento con l’utilizzo del BYOD (Bring your own device), ovvero assegnare dispositivi in comodato d’uso gratuito alle studentesse e agli studenti che ne siano sprovvisti, al fine di garantire pari opportunità e il diritto allo studio.

Le scuole potranno così acquistare:

  • LIM, monitor touch screen e analoghe superfici di proiezione;
  • personal computer fissi (desktop, all-in-one), personal computer portatili (laptop, notebook, netbook) e tablet dotati di microfono, speaker e web-cam, integrati o off-board (cioè acquistati separatamente e compatibili con il notebook/tablet);
  • accessori e periferiche hardware (videoproiettori, tavolette grafiche, webcam, cuffie, microfoni, document camera, scanner, stampanti multifunzione);
  • software e licenze per la realizzazione e/o l’uso di piattaforme di e-learning, mobile-learning, content-sharing, streaming, video-call di gruppo e web-conference, in una percentuale non superiore al 20% dei massimali di spesa;
  • internet key e modem-router 4G/LTE e altri accessori utili all’erogazione/fruizione delle attività formative sul cloud;
  • apparati afferenti all’infrastruttura di rete per potenziamento della stessa (solo apparati senza necessità di costi di installazione o di adattamenti edilizi);
  • armadi e carrelli per la custodia dei dispositivi digitali individuali all’interno dell’Istituzione scolastica.

Ciascuna candidatura presentata dall’Istituzione scolastica, non potrà superare l’importo complessivo di euro 10.000,00, I.V.A. inclusa.

L’area del sistema Informativo predisposta alla presentazione delle proposte (GPU) e quella del sistema Informativo Fondi (SIF) 2020 predisposta per la trasmissione dei piani firmati digitalmente resteranno entrambe aperte dalle ore 10.00 del giorno 16 giugno 2020 alle ore
12.00 del giorno 26 giugno 2020.