NON C’È SICUREZZA SENZA RISORSE

LA SCUOLA IN PIAZZA
NON C’È SICUREZZA SENZA RISORSE

Vogliamo riaprire le scuole alla didattica in presenza, alla vita sociale e affettiva di bambin* e ragazz* che in questi mesi sono stati abbandonat* a se stess*, tutelando la salute di tutta la comunità scolastica.Un piano straordinario per la scuola è urgente, necessario e giusto.
Come è possibile che lo Stato destini decine di miliardi alle imprese private e riservi alla scuola  solamente 1 miliardo e mezzo per due anni?Gli stanziamenti sono del tutto insufficienti e laddove sarebbe necessario investire in spazi adeguati, incremento massiccio dell’organico e misure di prevenzione ci si preoccupa di “device” e connettività.Per questo le misure presentate in questi giorni non offrono alcuna certezza sui modi della riapertura a settembre.E’ verosimile immaginare che, senza gli interventi urgenti appena menzionati, al primo allarme bambin*, adolescenti e insegnanti saranno di nuovo rispediti a casa.In questi ultimi giorni inoltre:è scomparso ogni riferimento al reperimento di risorse straordinarie;vengono proposte riduzioni del tempo scuola;si lascia via libera al fai-da-te delle singole istituzioni e all’arbitrarietà dei singoli dirigenti di decidere turnazioni/alternanze e utilizzo di didattica a distanza (già dalla scuola media! E nonostante il disastro didattico e relazionale che abbiamo vissuto in questi mesi).Di fronte a un probabile naufragio si spinge sul “si salvi chi può”, si rinuncia così all’idea di un diritto garantito a tutti allo stesso modo.E ancora:si propone l’esternalizzazione della scuola mediante ricorso a cooperative o volontariato;non si capisce come si vogliano superare le classi-pollaio;è stata bloccata la stabilizzazione dei/delle docenti precari/ie che da anni lavorano nelle scuole, con il risultato di avere in previsione oltre 200.000 precari in servizio a settembre.Tutto ciò è pericoloso non solo per la ripresa a settembre, ma anche (e soprattutto) per il futuro della scuola.Questi disordinati brandelli di un’ipotetica soluzione prefigurano in realtà una pericolosa destrutturazione della scuola pubblica che non ha precedenti.Pochissimi, tra i fondi ingenti che si stanno stanziando per uscire dall’emergenza creata dal Covid 19, sono destinati all’istruzione e all’educazione.Di fronte a questo scenario ribadiamo: Priorità alla scuola!L’istruzione e la sicurezza sono diritti. 
Genitori, student*, insegnanti, personale ATA, educatrici ed educatori:Di nuovo insieme, di nuovo in piazza.
Appuntamento sabato 6 giugno, alle 16 in Piazzale Jacchia, presso i Giardini Margherita.

Firme (in aggiornamento)
CESP Bologna
Cinnica
Cobas Scuola Bologna
Coordinamento precari/ie della scuola di Bologna e Modena
Rete Bessa
SGB – Sindacato Generale di Base

8 GIUGNO: uno SCIOPERO FARSA

UNICOBAS. 8 GIUGNO: QUELLO DEI SINDACATI PRONTA-FIRMA è uno SCIOPERO FARSA.

HANNO INFATTI FIRMATO UN PROTOCOLLO CHE PREVEDE:

▪ “Distanza interpersonale di un metro” (invece di due)

▪ “Mascherina per tutti i maggiori di 6 anni di età”

▪ “Scaglionamento degli ingressi” (con turnazioni ad libitum come se gli insegnanti fossero 2/3 milioni, quando invece devono togliere tutti quelli a rischio, con patologie e fragilità specifiche e le assunzioni sono del tutto sotto-dimensionate e tardive)

▪ “Nessuna prova delle febbre per entrare a scuola, ma se si hanno 37.5 gradi di temperatura si deve restare a casa” (invece, per qualsiasi posto di lavoro sono richiesti prova sierologica ed eventualmente tampone, cosa che dovrebbe essere disposta a priori anche per i docenti e gli Ata, e senza alcuna indennità di rischio, come invece disposto altrove, anche nel sistema privato – 250 euro)

▪ “Valorizzazione degli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche” (senza una risistemazione estiva degli istituti – per l’80% non a norma -, senza l’allestimento di altri spazi pubblici da adibirsi a scuole, nonostante le aule non possano ricevere più di 10/12 persone fra alunni e docenti. In alternativa, il Ministero, secondo un’ottica meramente custodialistica e non scolastica, pensa ad esternalizzare gli alunni fra spazi comunali, “cooperative” e parrocchie, più DAD a tutto spiano).

▪ “Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi” (ma neppure la sanificazione iniziale è certo che venga fatta da ditte esterne senza gravare sul personale Ata, visto che decideranno le Regioni, Ata sui quali si scaricano tutte le sanificazioni successive)

E NON HANNO MOSSO UN DITO CONTRO:

▪ Assunzioni carenti e ritardate

▪ Organici da classe pollaio, ampiamente confermati dagli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali, con l’aggravante di non aver tenuto conto neppure del tasso di ripetenza (cosa che non rende possibile un maggior numero di assunzioni) o del limite massimo di 20 alunni per classe in presenza di un diversamente abile

▪ Infanzia, Primaria e Media: alunni tutti a scuola, ma eliminando le mense (“fagottello” da consumarsi in classe) ed esternalizzando gli alunni, probabilmente il pomeriggio, presso case comunali, associazioni, cooperative e parrocchie

▪ Superiore: studenti tutti a scuola a giorni alterni, con turnazione, lezioni di 40 minuti, telecamera in classe, DAD per quelli rimasti a casa

Dal documento di proclamazione dello “sciopero” dell’8 Giugno, leggiamo:

– “richiesta di un potenziamento degli organici del personale docente e ATA”;

– “garantire il rigoroso rispetto del limite di 20 alunni per classe in caso di presenza di allievi con disabilità, rivedere almeno nella presente emergenza i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche, provvedere alla messa in sicurezza degli edifici”;

– “prevedere un concorso riservato agli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA”;

MA ANCHE:

– “promuovere modifiche normative che sottraggano i Dirigenti Scolastici da  responsabilità improprie in merito alla manutenzione degli edifici, incrementare le risorse del FUN per la Dirigenza”.

“RIMPROVERANO”:

– la “mancata attuazione degli impegni che avrebbero consentito a molti precari con almeno tre anni di servizio una stabilizzazione del rapporto di lavoro già il prossimo settembre”;

“CHIEDONO”:

– il “ritorno in piena sicurezza alle attività in presenza”;

“DENUNCIANO”:

– che “non vi è alcuna certezza sulle risorse da destinare al rinnovo del Contratto per il triennio 2019-21”.

PERÒ, OLTRE AD AVER FIRMATO IL PROTOCOLLO PER IL RIENTRO, DI CUI SOPRA, HANNO CONSENTITO:

– l’imposizione per decreto della DAD fuori e contro ogni vincolo contrattuale

– gli abusi perpetrati dal Ministero e da parte dei DS nei confronti di docenti ed educatori con l’attivazione della DAD:

• orario di sevizio superiore o spalmato su intera giornata

• massa di compiti e/o imposizione delle sole video lezioni

• attivazione di classi virtuali senza controllo, rispetto privacy e norme di sicurezza (continuità sul video) per docenti e studenti

• moltiplicazione riunioni collegiali on-line, incontri con famiglie e studenti con ingerenze e “valutazioni” improprie sui docenti

• costi non rimborsati e rischi non coperti legati all’attivazione della DAD per i docenti e gli ATA

• disprezzo di mansionario, stato giuridico e norme del CCNL

– gli abusi perpetrati dal Ministero e da parte dei DS nei confronti del personale ATA con:

• mancato rispetto del mansionario

• pretesa dell’uso delle ferie non godute nelle turnazioni

• presenza a scuola in questo periodo e turnazioni improprie

• sanificazione delle scuole (competenza Asl)

• costi non rimborsati e rischi non coperti legati all’attivazione del telelavoro per il personale ATA

– la valutazione sommativa degli apprendimenti tramite DAD, nonostante la pandemia ed un 33% di connessioni assenti o precarie, mentre l’Unicobas e varie Associazioni professionali si battevano per la valutazione formativa ottenendo l’abrogazione dei voti nella Primaria, introdotti dal Ministro dei neutrini (Gelmini) nel 2008

– la formazione delle smart-class, delle riunioni on-line e della DAD per l’a.s. 2020/21, nonché l’inserimento della DAD nei PTOF (triennali)

NON FACENDO NULLA PER:

– la copertura di 30mila posti di collaboratore scolastico scoperti, per garantire quella sicurezza che nella scuola non c’è più da anni assumendo, oltre ai precari ATA, 10mila LSU-LPU, a cominciare da quanti hanno maturato i 3 anni previsti dalla Suprema Corte Europea

– restituire agli ATA ex Enti Locali quanto è stato loro rubato dal 2000, come disposto da 10 sentenze della Suprema Corte Europea

– risolvere davvero l’annosa questione del precariato scolastico con l’istituzione di un doppio canale per le assunzioni valorizzando abilitazioni, idoneità, titoli e servizio, compresi quanti hanno maturato i 3 anni previsti dalla Suprema Corte Europea

– aprire le trattative per un contratto scaduto da fine 2018 e portare la Scuola fuori dal campo impiegatizio (DLvo 29/93), restituendo a docenti ed ATA un contratto specifico con il ritorno del ruolo, degli scatti d’anzianità biennali e di aumenti contrattuali nella media Ue, superiori all’inflazione programmata

– l’abrogazione della cattiva scuola renziana e della chiamata per competenze, l’abolizione del “bonus premiale”

– l’istituzione di una classe di concorso per il sostegno e l’assunzione degli specializzati

– i 500 euro annuali per i precari e gli educatori

– la titolarità di istituto a tutti i docenti ed il preside elettivo

È dal finto sciopero proclamato e prontamente ritirato a Marzo che fanno il gioco delle 3 carte. Non si vede perché docenti ed ATA dovrebbero gettare all’ammasso 70 euro per Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda (che dopo aver rifiutato di siglare il vergognoso protocollo per il rientro e per gli esami di stato, è tranquillamente tornata nel gruppo dei pronta-firma), a scuole già chiuse in varie regioni (il 6 giugno è l’ultimo giorno di scuola in Campania, Marche, Emilia Romagna, Molise, Sardegna, Sicilia e Veneto) e per di più validando così la valutazione sommativa a distanza come fosse regolare persino in pandemia, laddove solo in una parte delle scuole ancora aperte è previsto qualche scrutinio irregolare, perché gli scrutini per legge devono cominciare dopo la chiusura ordinaria delle scuole. Molto meglio battersi perché le scuole assumano i criteri della valutazione formativa e prepararsi ad un grande sciopero vero e ad una grande manifestazione in presenza quando le scuole verranno riaperte senza sicurezza e continuità pedagogica vera (che non è la DAD).

Stefano d’Errico
(Segretario Nazionale Unicobas Scuola & Università)

Reperimento dei Presidenti delle commissioni del II ciclo

Di prossima emanazione la O.M. per il reperimento dei Presidenti delle commissioni del II ciclo

Si è tenuta oggi, in videoconferenza, la preannunciata riunione informativa con il Ministero dell’istruzione sulla imminente emanazione dell’Ordinanza Ministeriale volta ad assicurare il reperimento urgente dei Presidenti delle commissioni d’esame conclusivo del secondo ciclo.

L’Amministrazione era rappresentata dalla Dott.ssa Palermo, Direttore Generale degli ordinamenti, che ha espresso l’esigenza di nominare i Presidenti per garantire il diritto costituzionale dei candidati ad essere esaminati da commissioni regolarmente costituite.

Secondo i dati in possesso del Ministero, mancano a livello nazionale un po’ meno del 10% delle nomine ed è necessario intervenire con urgenza. La situazione è molto diversificata a livello regionale: le Regioni con più difficoltà sono la Lombardia (come ampiamente prevedibile data la severità con cui è stata colpita dal contagio), l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana. L’Ordinanza fornirà ai Direttori degli Uffici scolastici regionali lo strumento normativo per provvedere alle nomine d’ufficio, anche derogando all’ordinario requisito, per i docenti, di dieci anni di anzianità di ruolo. Come ultima possibilità, potranno essere assegnate più commissioni allo stesso Presidente.

La delegazione ANP ha espressamente richiesto che non si ricorra a questa evenienza, in quanto si aggraverebbe eccessivamente la funzione dei Presidenti: non si consentirebbe loro di presenziare a tutti i colloqui oppure si produrrebbe un prolungamento delle operazioni d’esame.

Su nostra richiesta, l’Amministrazione ha precisato che i dati sulla partecipazione dei dirigenti scolastici del primo e del secondo ciclo sono del tutto in linea con quelli dello scorso anno. Questo conferma, ancora una volta, quanto l’ANP sostiene da sempre: i colleghi si distinguono – soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà – per l’altissimo senso di responsabilità e, quando devono garantire il servizio, sono pronti a farlo.

Non dimentichiamolo mai!

VITALE PER IL SISTEMA GARANTIRE RIENTRO IN CLASSE A SETTEMBRE

VITALE PER IL SISTEMA GARANTIRE RIENTRO IN CLASSE A SETTEMBRE 

Il programma di ripresa post Covid-19 previsto dal Governo ha incredibilmente deciso di lasciare la scuola per ultima, a dimostrazione di come nel nostro Paese l’istruzione, come la sanità, vengano drammaticamente abbandonati al proprio destino, come dimostrano in questi anni i tagli subiti a fronte di investimenti pari a zero. A sostenerlo in una nota è Italia in Comune. Per rilanciare la scuola, si legge nella nota del partito, “serve incrementare almeno per un valore dell’1% sul PIL le risorse economiche strutturali per istruzione, formazione e ricerca. E’ necessaria una promozione e rivalutazione della classe docente. È urgente un adeguamento delle retribuzioni secondo una nuova politica contrattuale che riconosca e compensi gli impegni reali, promuovendo ruoli, funzioni ed attività indispensabili per garantire in tutti gli ordini di scuola la riuscita del processo formativo. Servono poi risorse mirate per l’Autonomia progettuale della scuola pubblica, un piano per la formazione continua obbligatoria, un intervento intensivo per superare il digital divide, la revisione delle modalità di reclutamento dei nuovi docenti, con definitiva soluzione del problema del precariato”. “Ma soprattutto è necessario prevedere una modalità che garantisca il senso del percorso educativo: da ora il Ministero dell’Istruzione deve necessariamente organizzarsi, attraverso le dirigenze scolastiche, per garantire la lezione in presenza, perché se vogliamo continuare a chiamarla Scuola questo è necessario. Spazi vanno trovati non solo riorganizzando le classi e le strutture esistenti ma anche affittando spazi temporanei che garantiscano il distanziamento sociale e contemporaneamente la possibilità di studenti, insegnanti e professori di poter svolgere attivamente la loro mansione. Gli studenti della scuola dell’infanzia, primaria e medie in particolare non possono fare a meno di questo percorso educativo”. 

Italia in Comune

Inaccettabile descrizione macchiettistica della scuola

Panorama pubblica una inaccettabile descrizione macchiettistica della scuola: ora basta!

L’articolo di Marcello Veneziani “Presidi e bidelli espulsi dalla videoscuola”, recentemente pubblicato su Panorama, risulta infarcito di aneddoti, facezie e luoghi comuni. Proprio per questo non meriterebbe molta considerazione. D’altra parte, lasciar passare tutto senza replica potrebbe indurre qualcuno a credere che ci sia della sostanza e qualche fondamento fattuale.

L’autore si basa sul proprio “amarcord” di scuola, come alunno e figlio di Preside. Un po’ come se il figlio di un ingegnere, dopo essere transitato tante volte sopra un ponte, discettasse di costruzioni. Il suo Preside ideale, come tratteggiato nell’articolo, sembra una curiosa via di mezzo tra un giullare che si esibisce per il sollazzo degli alunni ed un padre severo ed autorevole. Che poi suo padre non si occupasse di amministrazione e che il segretario gli sbrigasse “quelle faccende” probabilmente glielo avrà raccontato lui, ma ciò non consente alcuna generalizzazione.

La tesi di Veneziani, espressa con affermazioni fantasiose e colorite, ma ben lontane dalla realtà, è che i Presidi – oggi dirigenti delle scuole – siano stati resi superflui dalla didattica a distanza, a sua volta resa necessaria dall’emergenza pandemica. A questo punto ci viene spontaneo chiederci se, da giornalista, ritenga che nemmeno i giornali on-line abbiano bisogno di un direttore.

In ogni caso, quello che nell’articolo risulta culturalmente inaccettabile è lo spacciare alcune impressioni personali per statistiche oggettive: sorvolando sulle presunte connotazioni politiche e geografiche dei dirigenti scolastici, Veneziani ne qualifica i quattro quinti -ben l’80%- come “incapaci”. Poi, con gusto davvero dubbio, afferma addirittura che fra i migliori incontrati figurano “un preside cieco” e “una preside paralitica” – menandone scandalo come se fra le competenze richieste dalla dirigenza ci fossero la vista d’aquila o le doti podistiche – e dimostra un imbarazzante disprezzo verso persone che, nonostante la disabilità, hanno raggiunto un ragguardevole traguardo professionale.

Evidentemente, a Veneziani non è giunta alcuna eco dell’immane sforzo organizzativo prodotto dai Capi d’istituto per mettere in piedi, in pochi giorni, un’attività di dimensioni mai sperimentate prima. I docenti sono stati encomiabili nel praticare la didattica a distanza, ma i dirigenti scolastici ne sono stati i registi. E se la stragrande maggioranza degli alunni e studenti è restata in contatto con la scuola in questi mesi lo si deve anche a loro: proprio ai dirigenti scolastici.

E che dire della pittoresca – ancorché fasulla – narrazione dei bidelli? Che è connotata da inesattezze tipiche di chi non sa come stanno le cose: i collaboratori scolastici svolgono gli stessi compiti di sempre, dalla pulizia (le imprese esterne intervengono in una minoranza di scuole) alla fondamentale vigilanza. Attività per la quale, semmai, il loro numero risulta spesso insufficiente.

Il bel tempo antico non è sempre stato garanzia di una società migliore della presente. Veneziani contesta l’autonomia e la dirigenza scolastica ma, in fondo, disvela la sua nostalgia per uno Stato, una scuola e una società che non esistono più.

A quando un articolo su quanto era bello avere in casa i 32 volumi dell’Enciclopedia Britannica, prima che la digitalizzazione rendesse lo scibile umano accessibile anche a chi non avrebbe mai potuto permettersi di acquistarla?

Azzolina: tutti i docenti in cattedra già a settembre

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno

«Mi piacerebbe avere e sto lavorando per avere tutti i docenti in cattedra a settembre». È l’obiettivo/auspicio della ministra Lucia Azzolina, in vista del ritorno in classe dopo l’estate. Un appuntamento complicato anche dal punto di vista del personale. Con lo slittamento all’autunno del concorso straordinario da 32mila posti all’inizio previsto per lugliole supplenze rischiano di schizzare verso l’alto. «Ma non sono200mila», precisa la responsabile dell’Istruzione.
Il perché lo spiega la stessa ministra al Sole 24Ore del Lunedì, chiamando a supporto i numeri ufficiali sui supplenti. Al 30 settembre 2019 – come conferma la tabella pubblicata qui sotto – risultavano sottoscritti 109.195 contratti a tempo determinato(27.563 fino al 31 agosto e 81.632 fino al 30 giugno), di cui oltre 44mila sul sostegno. E quest’anno, secondo Azzolina, ci assesteremo su numeri analoghi se non più bassi.

Se è vero che il concorso straordinario da 32mila cattedre (riservato ai precari non abilitati con 3 anni di servizio negli ultimi 12) si svolgerà solo in autunno – per effetto di una modifica introdotta al Senato al decreto Scuola che è atteso mercoledì in aula alla Camera per il via libera definitivo – a settembre ci sarà uno strumento in più per fronteggiare il boom di supplenze: la «call veloce», che «ci permetterà di distribuire a livello nazionale le immissioni in ruolo rimaste vacanti», chiarisce l’esponente pentastellata. In pratica, i precari (abilitati) iscritti alle graduatorie a esaurimento (Gae) e i vincitori dei precedenti concorsi potranno fare domanda in un’altra regione e accedere a una cattedra altrimenti destinata a restare deserta.

Azzolina non si sbilancia sul numero di supplenze che questo meccanismo (previsto dal decreto 126/2019 e ora prossimo all’attuazione, ndr) potrebbe evitare ma aggiunge che «l’anno scorso 10mila assunzioni sul sostegno non si sono realizzate perché mancavano gli aventi diritto nelle regioni in cui erano necessari». In base al decreto ministeriale che è stato inviato al Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cspi) per il parere di rito, saranno gli Uffici scolastici territoriali (Usr) a indicare quante e quali immissioni in ruolo (che ogni anno vengono fatte al 50% da concorso e al 50% da Gae) non sono andate a buon fine e tutti gli interessati, entro 5 giorni, potranno indicare la regione e le province prescelte. Dopodiché saranno gli stessi Usr a pubblicare, entro il 10 settembre (ma quest’anno si potrà derogare causa emergenza sanitaria in atto), i risultati della call.

A questo strumento, che dovrebbe contenere il numero complessivo degli incarichi a tempo determinato, se ne aggiunge un altro che nelle intenzioni della ministra agirà invece sui tempi rendendo «il sistema più celere e più razionale». Un fattore altrettanto cruciale come molte famiglie sanno, visto che spesso il primo anno scolastico passa senza che in cattedra ci sia il titolare né il supplente. Grazie a un altro emendamento al Dl Scuola, ricorda ancora Azzolina, «le graduatorie che erano di istituto e cartacee diventano provinciali e digitali. Un’innovazione che riguarda un milione di persone». A gestirle non saranno più i presidi ma gli Usr. Con due cambiamenti rilevanti: ogni precario potrà concorrere non solo sulle 10 o 20 scuole indicate (un limite che resterà invece in vita per le supplenze brevi) ma su tutte quelle della provincia; l’intera procedura avverrà per via telematica. E la novità non era così scontata. «Quando sono arrivata tutte le procedure, tranne la mobilità, erano cartacee», chiosa la ministra.

Se basterà lo scopriremo a breve quando il ministero dell’Istruzione, d’intesa con l’Economia, definirà le immissioni in ruolo da attivare e la macchina delle assunzioni in vista di settembre si metterà in moto.

Sciopero dei sindacati l’8 giugno, salta l’ultimo giorno di scuola online

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Dopo mesi di didattica a distanza spesso oggetto di critiche, finirà senza nemmeno l’ultimo giorno di scuola online l’anno scolastico degli studenti italiani. I maggiori sindacati del mondo della scuola – Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda – hanno infatti proclamato uno sciopero per l’8 giugno, data che in molte regioni segna quest’anno la fine delle lezioni. Uno sciopero che M5S giudica «incomprensibile» rivendicando «la scelta di una vera prova, selettiva e meritocratica, per l’assunzione e la stabilizzazione docenti precari» e «gli stanziamenti di questi ultimi mesi per la scuola».

Lo scontro con il governo
Nel mondo sindacale da tempo covano i malumori ma il colpo di grazia lo ha dato il dl scuola approvato ieri in Senato con il voto di fiducia il quale ha stabilito tra l’altro che per l’assunzione dei 32 mila precari sarà necessario un concorso per esami e non per titoli da farsi dopo l’estate. Ma i sindacati sono anche preoccupati per la ripresa delle lezioni a settembre: chiedono, tra l’altro, di ridurre il numero di alunni per classe e consentire una didattica a gruppi più piccoli ma ravvisano che non si stia lavorando in questa direzione; vorrebbero un concorso riservato per i direttori dei servizi generali e amministrativi facenti funzione con almeno tre anni di servizio; sostengono che bisogna assicurare il rinnovo del contratto con risorse aggiuntive.

Le risorse necessarie
Secondo le sigle sindacali servirebbero tra i 4 e i 5 miliardi per la scuola – escluse le somme necessarie all’edilizia scolastica – mentre al momento il governo ne ha stanziate 1,5 per il rientro a settembre. Insomma il ritorno tra i banchi sembra costellato da difficoltà. Nel documento messo a punto dal Comitato tecnico scientifico si fa riferimento, tra le altre cose, alla possibilità che anche i ragazzi delle scuole medie, oltre a quelli delle superiori, possano essere riproposte, almeno in parte, forme di didattica a distanza per ridurre la concentrazione di alunni negli ambienti scolastici. Non così prevederebbe la task force presieduta dal professor Bianchi e istituita presso il ministero dell’Istruzione: nei giorni scorsa la professoressa Amanda Ferrario, dirigente scolastico che fa parte del gruppo di lavoro, aveva detto che la didattica mista sarebbe stata riservata agli alunni delle scuole superiori mentre per quelli delle elementari e delle medie si punta alla sola didattica in presenza. Si avanzava poi l’ipotesi di classi con meno alunni ed anche eventualmente di lezioni più brevi.

Le perplessità dei dirigenti scolastici
Le linee per il rientro in classe in settembre sembrano mettere in serie difficoltà anche i dirigenti scolastici per i quali il documento del Comitato «offre riflessioni utili ma non soluzioni». «Non vorrei – dice Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi – che fare il preside diventasse una sorta di mission impossibile. Ci si chiede di far quadrare un cerchio che nessuno riesce a far quadrare e non danno soluzioni».

Le rassicurazioni del ministero
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina dal canto suo rassicura: «A settembre riporteremo studenti e studentesse tra i banchi. Lo faremo anche seguendo le indicazioni del documento de Comitato tecnico scientifico che individua regole chiare e di buon senso». Il primo banco di prova sarà sicuramente l’esame di maturità che coinvolgerà a settembre 480 mila studenti.

La scuola promuove lo sviluppo sostenibile del Paese

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Con oltre 47.000 studenti raggiunti in più di 600 scuole medie in tutta Italia si è conclusa venerdì scorso la seconda edizione di “1, 2, 3… Respira!”, il progetto educativo incentrato sul tema della qualità dell’aria promosso da Liquigas, società leader in Italia nella distribuzione di Gpl e Gnl. L’evento digitale organizzato a conclusione del percorso è stata l’occasione per mettere l’attenzione sul ruolo che i giovani italiani possono giocare per contribuire a costruire un futuro sostenibile. Un percorso in cui la scuola ricopre un ruolo fondamentale per sensibilizzare i giovani a diventare cittadini consapevoli.

«Tutelare la qualità dell’aria è fondamentale per assicurare condizioni di salute ottimali e, di conseguenza, una migliore qualità della vita» ha dichiarato Andrea Arzà, amministratore delegato di Liquigas. «In un momento in cui la scuola sta vivendo un momento difficile e c’è il rischio di disaggregazione sociale, è invece importante elevarne di nuovo il ruolo, creare momenti di promozione culturale e supportare la formazione dei giovani, contribuendo a renderli cittadini attivi. È un compito che anche le imprese devono contribuire a perseguire e che Liquigas porta avanti con determinazione con “1, 2, 3… Respira!”»

Nonostante le limitazioni, “1, 2, 3… Respira!” è proseguito grazie alla didattica digitale e alla grande volontà degli studenti italiani che hanno contribuito con proposte originali e creative. L’impegno per la partecipazione è stato corale, segnale di una propensione di giovani e insegnanti a contribuire alla crescita del Paese: sono infatti cento le proposte presentate dalle scuole italiane per un’aria più pulita.

Le proposte presentate dalle classi vincitrici si sono distinte per aver analizzato a fondo la problematica ambientale, traendo spunto anche dal difficile contesto per sviluppare proposte in grado di coinvolgere i propri interlocutori e di ingaggiarli in un percorso per la salvaguardia del Pianeta. Le classi vincitrici hanno ricevuto dei buoni spesa da investire nel miglioramento della dotazione tecnica e tecnologica della propria scuola.

Il progetto vincitore è “La Terra si rialza”, realizzato dalla 3C dell’Istituto Comprensivo “G. Falcone” di Trapani. Gli studenti hanno rielaborato creativamente una nota canzone italiana adattandola ai temi della sostenibilità ambientale e mettendo la propria creatività artistica a servizio dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Il secondo e il terzo posto vanno, rispettivamente, alla classe 3B dell’Istituto comprensivo “P. Ferrari” di Pontremoli (Ms) per “Il Cerchio della Vita”, una video-storia del ruolo che ogni individuo compie per la salvaguardia del pianeta, e alla 1H dell’Istituto comprensivo “Tito Livio” di Napoli, per un reportage e un gioco sul tema della qualità dell’aria.
Infine, una menzione speciale è stata data al progetto “Overshoot” della 3C dell’Istituto comprensivo “G. Giannone” di Pulsano (Ta) dalla moderatrice dell’evento Cristina Ceresa, per aver comunicato in modo efficace e coinvolgente l’importanza della responsabilità individuale per il benessere della collettività.

Scuola, sciopero l’8 giugno. I sindacati: Risorse insufficienti e provvedimenti inadeguati

da la Repubblica

Al termine dell’incontro al ministero dell’Istruzione, i maggiori sindacati della scuola hanno proclamato uno sciopero per il prossimo 8 giugno, giorno in cui in molte regioni, Lazio compreso, finisce un anno scolastico vissuto per lo più on line. Al termine della riunione “Le risposte sono rimaste assolutamente insoddisfacenti”, è infatti il commento dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.

I sindacati del mondo della scuola da tempo sono sul piede di guerra rivendicando la necessità di più risorse da destinare all’istruzione, il doppio della cifra prevista dall’ultimo decreto. Contestano concorsi e assunzioni a tempo determinato, come dire, nuovi precari e intercettano il disagio di molti professori per gli esami quasi al via, che temono possibili contagi durante le interrogazioni dal vivo.

Lo sciopero era annunciato, lo avevano detto nei giorni scorsi, lo aveva scritto la Flc Cgil. “Nonostante timidi avanzamenti, rimangono in campo tutte le ragioni che ci hanno portato alla proclamazione dello stato di agitazione: risorse insufficienti e provvedimenti inadeguati che non permettono alla scuola di assolvere al suo mandato costituzionale e, soprattutto, di recuperare oltre 4 mesi di sospensione dell’attività didattica. Con le procedure di reclutamento rinviate di un anno e modalità che non danno prospettive certe, la precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori continuerà a essere la condizione su cui si regge il sistema scolastico e a incidere sulla qualità dell’intero settore, una situazione aggravata dall’ ulteriore rinvio delle operazioni di immissione in ruolo. Restiamo pronti allo sciopero e a tutte le forme di mobilitazione utili a richiamare l’attenzione sulla centralità della scuola per il sistema Paese”. Ora l’annuncio dello sciopero.

“E’ lo sciopero che facciamo per le famiglie, che devono stare con noi, vogliamo riaprire la scuola ma in sicurezza” dichiara Lena Gissi della Cisl scuola.

La replica del ministero

Di fronte all’annuncio il Ministero all’Istruzione, in una nota, ricorda alle parti sociali le misure messe in campo per fronteggiare l’emergenza, anche di carattere economico: dagli 1,4 miliardi stanziati sulla scuola nel Decreto rilancio, alle risorse per la didattica a distanza e a quelle sbloccate per l’edilizia scolastica. Il ministero conferma la “volontà della ministra Lucia Azzolina di portare avanti la richiesta di ulteriori risorse per il settore Istruzione, anche per la stessa ripartenza di settembre. Nonché l’impegno a vigilare per far sì che non ci siano casi di sovraffollamento nelle classi”.

L’amministrazione ministeriale, dopo l’incontro, fa sapere che ha spiegato “come sta procedendo per digitalizzare le procedure e sburocratizzare, ha ribadito che, sempre in vista della ripresa di settembre, si lavorerà per tutelare i dirigenti scolastici e che è inoltre impegnato per una rapida attuazione delle procedure concorsuali e di abilitazione previste. Infine, ha dichiarato di essere pronto a lavorare per iniziare al più presto la discussione sul rinnovo contrattuale”.

Concorso 2016, docenti non abilitati prima assunti e poi licenziati. Sit-in 1° giugno

da Orizzontescuola

di redazione

L’appuntamento è per per domani, 1 giugno, alle 10,30, in piazza del Plebiscito a Napoli. Docenti manifestano per richiedere il loro posto di lavoro.

I docenti del capoluogo campano si ritroveranno a manifestare per richiedere il loro posto di lavoro. Promettono che a questa iniziativa ne seguiranno altre. Nel pieno rispetto delle regole che vietano gli assembramenti, gli insegnanti indosseranno mascherine e manterranno le distanze di sicurezza durante il sit-in organizzato davanti alla Prefettura.

Nonostante da tempo non si facessero più sentire, i docenti licenziati a seguito della sentenza del Consiglio di Stato tornano a far valere le loro ragioni.

“Il Miur ha licenziato i docenti assunti a tempo indeterminato e depennato dalle graduatorie a esaurimento gli idonei in attesa di immissione in ruolo per il prossimo anno scolastico – è la spiegazione fornita dal Comitato che ha riunito i professionisti licenziati – senza contare che molti hanno dovuto rinunciare a una precedente occupazione con contratto a tempo indeterminato per realizzare il sogno di entrare nel mondo della scuola”.

Si tratta dei docenti laureati che privi del titolo abilitativo non hanno potuto partecipare al concorso del 2016 dedicato ai soli abilitati. Alcuni fecero ricorso e furono ammessi al concorso anche vincendolo in alcuni casi.

“C’è da dire che – si leggi sul Mattino di Napoli – l’ammissione in via precauzionale degli insegnanti al concorso, fu avvalorata da un dato di fatto, ovvero, dal 2017 non si erano tenuti corsi abilitanti, rafforzando così la tesi dei ricorrenti. Ad oggi, i vincitori immessi in ruolo nel 2019 e inseriti a pieno titolo nelle graduatorie di merito, hanno dovuto abbandonare i loro alunni perché la loro situazione si è ribaltata. Il Miur ha impugnato la sentenza del Tar che aveva fatto accedere i docenti non abilitati alla prova concorsuale e un parere negativo è stato espresso anche dal Consiglio di Stato, per cui i docenti sono tornati a casa ritrovandosi improvvisamente senza lavoro”.

Dirigenti ai docenti “non programmate ferie a fine Agosto”

da Orizzontescuola

di Vincenzo Brancatisano

Scuola, esplode la questione ferie. Le conseguenze scolastiche dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19 non smettono di impensierire gli insegnanti. Oberati da una rinnovata burocrazia da gestire per ora in remoto, ma fra qualche giorno anche in presenza, e dopo tre mesi di estenuante didattica a distanza, i docenti ora sono alle prese con le prime notizie relative a una possibile compressione del diritto alle ferie maturate.

O meglio, si parla sempre più spesso, nei corridoi virtuali e nelle riunioni collegiali in remoto, dei comprensibili inviti dei dirigenti a non programmare le ferie estive nell’ultima settimana di agosto. Sono anni che molte scuole italiane prevedono attività negli ultimi giorni dell’anno scolastico, alla vigilia del 1 settembre, con insegnanti e consigli di classe impegnati in incombenze di vario tipo, come gli esami per la verifica del recupero dei debiti. Ma nella maggior parte degli istituti l’inizio delle attività è stata sempre collocata finora a partire dalla prima settimana dell’anno scolastico nuovo, a settembre appunto. Ma l’anno scolastico prossimo venturo – e con esso la coda dell’anno scolastico in corso – non sarà un anno facilissimo, questo ormai lo sanno tutti, dagli insegnanti, al personale Ata, dai dirigenti alle famiglie.

Lo smembramento delle classi imposto dalla necessità di garantire il distanziamento sociale, la formazioni dei nuovi gruppi classe, l’assegnazione delle classi agli insegnanti, il reperimento dei supplenti, la gestione degli orari, quella del potenziamento, e tanto altro impegneranno il mondo della scuola in una corsa contro il tempo che è già iniziata e che entrerà nel vivo proprio a settembre. Intanto c’è da capire come riuscire mettere insieme, nella stessa scuola e in presenza, fin dal 1 settembre prossimo e fino all’avvio dell’anno scolastico, le attività del Pai con quelle del Pia, rispettivamente: Piano di Apprendimento individualizzato. Il Piano di integrazione degli apprendimenti è il documento che i Consigli di Classe/docenti contitolari della classe predispongono, in cui sono individuate e progettate le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno ed i correlati obiettivi di apprendimento (ex art. 6 comma 2 dell’O.M. prot. 11 del 16/05/2020).

Il Piano di apprendimento individualizzato è predisposto dai docenti contitolari della classe o dal consiglio di classe per gli alunni ammessi alla classe successiva, tranne che nel passaggio alla prima classe della scuola secondaria di primo grado ovvero alla prima classe della scuola secondaria di secondo grado, in presenza di valutazioni inferiori a sei decimi. Basterebbe questo. E su questo fronte c’è da giurare che si apriranno delle polemiche per possibili profili di conflitto di competenza tra l’amministrazione centrale, che ha emanato le recenti normative, e le varie autonomie e gli enti locali deputati ad esempio alla gestione dei tempi delle città, i trasporti pubblici in primis. Sono in grado, in questo momento, le aziende, di programmare i servizi di trasporto per le prime due settimane di settembre?

Ma c’è di più. Emergono infatti aspetti che incidono sulle ferie estive dei docenti a causa degli esami di Stato dei privatisti. Nella recente ordinanza ministeriale è indicato che gli studenti esterni dovranno sostenere gli esami preliminari in presenza, a partire dal 10 luglio 2020. Superati questi poi, potranno svolgere la maturità in una sessione straordinaria. Entro i primi di settembre così possono iscriversi all’università. Recita la bozza dell’Ordinanza che l’ammissione dei candidati esterni è subordinata al superamento in presenza degli esami preliminari, in sintonia con quanto dispone l’art.1 comma 7 del D.L. n. 22/2020 dove si stabilisce quanto segue: “I candidati esterni svolgono in presenza gli esami preliminari di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legislativo n. 62 del 2017 al termine dell’emergenza epidemiologica e sostengono l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo nel corso della sessione straordinaria di cui all’articolo 17, comma 11, del citato decreto legislativo […]”. Sulla base di quanto stabilito nell’ordinanza, per i candidati esterni gli esami saranno svolti in presenza a partire dal 10 luglio 2020.

Nonostante molti alunni interessati a queste prove insistano giustamente con le scuole per conoscere la data dell’esame, c’è ancora molta incertezza. E sullo sfondo, come detto, s’impone la questione ferie per gli insegnanti di tutti gli istituti interessati, moltissimi dei quali saranno coinvolti nelle relative commissioni d’esame, ma che non sanno per il momento se saranno impegnati a metà luglio o dal 24 agosto. Come se non bastasse ci sono anche gli esami di idoneità, da svolgere peraltro in presenza – regolati dagli art. 192-193 del decreto legislativo 297/94 – e sono prove che possono sostenere gli studenti privatisti che intendono passare a una classe per la quale non possiedono titolo di ammissione.

Se l’esito delle prove è positivo, lo studente ha la possibilità di frequentare la classe più avanzata per la quale ha fatto richiesta. In genere questi esami, che coinvolgono molti docenti della scuola, si svolgevano durante la prima settimana di settembre. La novità è che quest’anno potrebbero doversi svolgere in agosto. L’incertezza, pur comprensibile, vista l’emergenza in atto, sta creando molto disagio tra i docenti e le loro famiglie per una denunciata difficoltà nella programmazione delle ferie, specie per tutti coloro che usciti dalla fase della Didattica a distanza dovranno cimentarsi a breve con la difficile fase degli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione, da svolgere fino agli inizi di luglio prossimo, in presenza, tra polemiche e ingombranti mascherine.

A settembre sarà caccia al supplente: il rientro in classe diventa sempre più un rebus

da La Tecnica della Scuola

Mentre in Parlamento ad ogni ministro si cambiano, anche più volte, le norme per assumere i precari, facendo ora slittare la loro assunzione al 2021, il numero delle cattedre vacanti aumenta: considerando anche i posti in organico di fatto, a settembre si supereranno le 200 mila supplenze. Ancora di più se nelle prossime settimane dovesse, come probabile, essere assegnato un contingente aggiuntivo nazionale di cattedre, soprattutto nel primo ciclo, per garantire una maggiore didattica in presenza, magari con lezioni da 45 minuti.

Il problema sinora è stato poco considerato, ma presto diventerà imponente. Per fronteggiarlo, il Governo ha predisposto la trasformazione delle graduatorie d’Istituto in provinciali, ma potrebbe non bastare: il 2020 potrebbe essere così ricordato non solo come l’anno del Coranavirus, ma anche quello del record assoluto di supplenze assegnate ai precari, visto che un docente ogni quattro sarà supplente, arrivando ad essere individuato anche solo con la semplice ‘Messa a disposizione’.

Inizio d’anno difficoltoso

Questo significa che nei primi giorni di scuola molti consigli di classe potrebbero essere ridotti numericamente. Con tutto quello che ne consegue, sia a livello di programmazione, sia di recupero (una modalità che quest’anno sarà molto praticata per via delle disposizione del ministero di ammettere praticamente tutti all’anno successivo), sia di offerta formativa, considerato che le discipline senza docente potrebbero anche non essere attivate nel primo periodo.

A ricordarlo sono i sindacati, che hanno posto il problema tra i motivi dello sciopero dell’8 giugno (sul quale però permangono dei dubbi sulla possibilità che la Commissione di garanzia possa dare il via libera).

Flc-Cgil: situazione surreale

Secondo la Flc-Cgil, “con oltre 200 mila cattedre vacanti e l’esigenza di attivare ulteriori supplenze per garantire il distanziamento degli alunni nelle classi”, con le assunzioni pure del concorso straordinario rinviate “al prossimo anno”.

“Ci troviamo davanti ad una situazione surreale per cui un confronto con le parti sociali partito dall’esigenza di semplificare il concorso straordinario per assumere i docenti entro settembre, approda invece ad un accordo che rinvia tutto e complica ulteriormente le procedure selettive”.

Colpa pure del mancato concorso per soli titoli

Il sindacato non ha digerito proprio la decisione di bocciare l’emendamento Pd-Leu che apriva al concorso per soli titoli: “il governo sta gravemente mettendo a rischio il prossimo anno scolastico: con migliaia di cattedre scoperte e di posti vacanti di direttori dei servizi amministrativi, le scuole non possono ripartire”.

“Ci domandiamo – prosegue l’organizzazione guidata da Francesco Sinopoli – perché per la sanità e altri settori della pubblica amministrazione la maggioranza inserisce nel Decreto Rilancio procedure per assumere per titoli e prove orali mentre nella scuola ci si muove in direzione opposta, rinviando, allungando e complicando inutilmente le procedure che avrebbero dovuto stabilizzare i precari storici”.

Dsga facenti funzione al punto di partenza

I lavoratori della conoscenza della Cgil ricordano che la stessa situazione di stallo riguarda gli Ata, a partire dagli “assistenti amministrativi facenti funzioni di Direttori dei servizi, chiamati ancora a coprire i posti vacanti senza prospettive di assunzione sul profilo di Dsga. Dopo un anno e mezzo di trattative e intese ritorniamo al punto di partenza con una procedura che di straordinario ha ormai solo la demagogia di chi la sostiene contro l’interesse della scuola, dei lavoratori e degli alunni”.

In conclusione, per il sindacato confederale “risorse insufficienti e provvedimenti inadeguati non permettono alla scuola di assolvere al suo mandato costituzionale e, soprattutto, non permetteranno di recuperare oltre quattro mesi di didattica in presenza, tempo scuola, apprendimenti e socialità”.

Maturità 2020, se il commissario è fragile può anche partecipare da casa

da La Tecnica della Scuola

Arriva la nota del Ministero dell’Istruzione a dare un chiarimento importante per i commissari interni degli esami di Stato. La nota n.1033 del 29 maggio 2020, specifica che il commissario interno che dovesse avere una patologia che lo espone a rischio contagio potrebbe fare gli esami da case in videoconferenza.

Docenti particolarmente fragili ed esami a distanza

La nota MI del 29 maggio 2020, richiama l’art. 26, comma 1, lettera c) dell’OM 16 maggio 2020, n. 10 sull’Esame di Stato del secondo ciclo, in merito alla necessità di disporre la partecipazione all’Esame dei commissari in videoconferenza o in altra modalità telematica sincrona, qualora risulti per essi, da apposita certificazione medica, il rischio di contagio.

In buona sostanza il docente fragile oltre ad avere l’opzione di mettersi in malattia per la sua condizione di salute, potrebbe fare richiesta, con allegata la certificazione medica, di partecipare agli esami a distanza per evitare rischi di contagio del coronavirus.

I casi in cui gli studenti partecipano a distanza

Come è specificato dall’art.7, comma 1, dell’OM 10 del 16 maggio 2020, i candidati degenti in luoghi di cura od ospedali, detenuti o comunque impossibilitati a lasciare il proprio domicilio nel periodo dell’esame, inoltrano al dirigente scolastico prima dell’insediamento della commissione o, successivamente, al presidente della commissione d’esame, motivata richiesta di effettuazione del colloquio fuori dalla sede scolastica, corredandola di idonea documentazione. Il dirigente scolastico – o il presidente della commissione – dispone la modalità d’esame in videoconferenza o in altra modalità telematica sincrona.

Scrutini a distanza fino al 14 giugno 2020

La medesima nota MI n.1033 specifica che la modalità di svolgimento delle operazioni di scrutinio in videoconferenza deve intendersi adottabile in via esclusiva, fino alla data del 14 giugno 2020, stante quanto disposto all’art. 1, comma 1, lettera q) del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 maggio 2020, ai sensi del quale sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza.

A scuola di prossimità

“A scuola di prossimità”, dal 22 giugno un ciclo di webinar di Indire

Una riflessione con esperti e istituzioni per una scuola “aperta” al territorio

Idee, esperienze e strumenti per costruire un’alleanza educativa tra scuola e territorio. Una visione di scuola della comunità che il gruppo di ricerca delle Piccole Scuole di Indire vuole approfondire attraverso una serie di webinar a partire dal prossimo 22 giugno, fino al 30 Giugno.

L’iniziativa, dal titolo “A scuola di prossimità”, propone una visione della scuola non solo come una buona esperienza educativa in determinati spazi ben delineati, ma anche come una istituzione all’aperto, nella natura e nella città, stringendo un’alleanza educativa con il territorio, con gli enti locali, con le associazioni, con le famiglie e la cittadinanza.Attraverso le proposte e le testimonianze di rappresentanti del mondo della scuola e delle istituzioni, si cercherà di capire quali sono le possibilità e gli strumenti che abbiamo a disposizione per poter pensare a riorganizzare gli ambienti e l’orario delle attività scolastiche, le pratiche didattiche e gli strumenti di valutazione; pensare a moltiplicare gli spazi e i contesti per fare scuola offrendo ai bambini un “tempo pieno” di esperienze educative ricche di occasioni e di vicinanza

Il primo appuntamento è per il 22 giugno alle ore 17, con una tavola rotonda su “Scuola e territorio: le ragioni di un’alleanza educativa”con Andrea Morniroli e Marco Rossi Doria(Forum delle disuguaglianze e delle Diversità) Cristina Giachi e Massimo Castelli (Anci), Francesco Monaco (Coordinatore Strategia Nazionale per le Aree Interne- SNAI), Monica Guerra (UNIMIB).

Seguirà, alle ore 19, un aperitivo culturale con la presentazione del volume “L’Italia è bella dentro”, a cura del Giornalista Luca Martinelli a cui prenderà parte anche Giovanni Teneggi(Confcooperative- Referente Cooperative di comunità).

Dal 23 al 30 si susseguiranno una serie di Panel tematici che permetteranno la condivisione di esperienze e strumenti in grado di riposizionare la scuola nel quadro di una visione culturale di “scuola diffusa” dove il territorio diviene partner educativo e favorisce “un sistema formativo allargato” che beneficia di risorse che possono essere utilizzate a favore della scuola per ridefinire un nuovo curricolo

Il 23 giugno alle ore 17, incontro su “Distanze e disuguaglianze: esperienze di inclusione con il territorio e contrasto allo svantaggio educativo”. La discussione verterà sulle testimonianze dai margini, quali sono le esperienze e gli strumenti che il territorio può offrire per contrastare l’esclusione e lo svantaggio. Parteciperanno come relatori anche Cesare Moreno (Maestri di Strada), Anna Paola Specchio (Punti Luce- SavetheChildren).

Il 24 giugno a partire dalle ore 14,30 si susseguiranno una serie di webinar che avranno come tematica principale la collaborazione tra scuola e territorio e gli strumenti e le esperienze educative rispettivamente nei paesi e nelle città. Tra i relatori Laura Galimberti e Roberto Stellari (Scuola Aperta-Comune di Milano) e Francesco Tonucci (La città dei Bambini), Pasquale Bonasora (LABSUS) e Marco Boschini – (ASSOCIAZIONE COMUNI VIRTUOSI).

Il 25 giugno si segnala il webinar delle ore 17 “Il curricolo fuori e dentro l’aula”, si parlerà di come pensare il curricolo tra aula e territorio, quali sono le possibilità e i criteri che possiamo tenere presenti nella programmazione e quali sono gli strumenti di valutazione. Tra i relatori Rachele Furfaro (Fondazione Quartieri Spagnoli) Carlotta Bellomi (Save the Children Italia)  seguiti da  Giancarlo Cerini, Franco Lorenzoni (Casa- Laboratorio Cenci) , Cristiano Corsini (UniRoma Tre

Il 26 giugno alle ore 14,30 “Educazione formale e informale: quali sono le sinergie possibili? insieme a Paolo Mottana, Giuseppe Campagnoli (Manifesto per una scuola Diffusa)e Gabriele Benassi (USR Emilia Romagna) si discuterà su come si possano conciliare apprendimenti formali e informali nella scuola aperta al territorio. Nella sessione delle 17:00 le protagoniste sono le RETI : “Il curricolo in natura: l’esperienza delle reti” ci permetterà di dialogare con Rete Nazionale Scuole all’aperto, Rete Nazionali Bambini e Natura), Rete Scuole Naturali, Nature Rock. 

Architetture educative: fare scuola nella città” è l’incontro del 29 giugno alle ore 14,30; a seguire, ore 17,30, “Sentieri didattici digitali: la tecnologia nella scuola aperta”. InsiemeFrancesca Antonacci (UNIMIB), Beate Weyland (Pedagogista), la Fondazione OltrePo Pavese con le scuole del Movimento delle Piccole Scuole, Marzio Cresci (Associazione Piccoli Musei) e Alexandra Tosi (eTwinning).

Il 30 giugno alle ore 14,30 “La scuola di prossimità come cura del bene comune”, in cui si parlerà con Sabrina Lucatelli e Daniela Luisi (Riabitare L’Italia), così come con le Scuole svizzere tramite Veronica Simona (SUPSI CH) e Luisa Stornetta (Scuola Infanzia Camorino CH) anche del ruolo che possono avere le associazioni genitori nel sostenere la riorganizzazione del tempo scuola. 

Il ciclo di webinar si concluderà alle ore 17,30, con “Costruire la comunità educante: il ruolo dirigente e degli organi collegiali e con i dirigenti scolastici delle piccole scuole. 

Per info e partecipazione consultare il sito : https://piccolescuole.indire.it/iniziative/a-scuola-di-prossimita

Anne Frank, una voce ancora attuale

Anne Frank, una voce ancora attuale

di Federica Pannocchia *

Il 12 giugno 2020 Anne Frank avrebbe compiuto 91 anni. Oggi, il suo Diario, è uno dei 10 libri più letti al mondo.

Anne Frank, nata a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929, è divenuta il simbolo dei bambini della Shoah. Dopo esser stata costretta a nascondersi con la sua famiglia e con altre due famiglie di ebrei nell’Alloggio Segreto ad Amsterdam, il 4 agosto1944 è stata scoperta, arrestata e infine deportata.

Destinazione? Il campo di transito di Westerbork. Successivamente il campo di sterminio nazista di Auschwitz- Birkenau e, infine, il campo di concentramento di Bergen – Belsen, dove Anne e sua sorella Margot sono morte di tifo.

Anne, però, desiderava continuare a vivere anche dopo la morte. E c’è riuscita proprio attraverso la pubblicazione del suo Diario, resa possibile il 25 giugno 1947 da suo padre Otto Frank, unico superstite della famiglia e unico Sopravvissuto degli otto clandestini nascosti nell’Alloggio Segreto.

Anne Frank era una ragazzina normale, speciale è stato il modo in cui ha vissuto.

La storia di Anne Frank, infatti, è un’unione perfetta fra Memoria e presente. Fra ieri e oggi. Fra testimonianze e silenzio. Fra dolore e speranza.

Anne non solo è il simbolo dei bambini vittime della Shoah ma è anche la voce di coloro che, nella nostra società, non ne hanno una. Persone emarginate, allontanate ed escluse.

Ultimamente tutto il mondo sta vivendo in una parentesi di incertezze dovute al Covid-19 e a tutte le sue conseguenze. Seppur con misure differenti e in un periodo storico diverso da quello in cui è cresciuta Anne Frank ognuno di noi ha sperimentato che cosa significa avere paura, non sapere che cosa succederà, essere privati della libertà. E per molte persone in questo periodo buio la figura di Anne Frank e le sue parole sono state un’àncora, un appiglio, un modo per riuscire a rimanere a galla.

La storia di Anne ci accompagna giorno dopo giorno e la sua voce rimane attuale.

Chi sono le Anne Frank moderne?

Anne si nasconde dentro tutti quei bambini che a scuola sono vittime di bullismo; dentro le ragazzine dei Paesi in via di sviluppo che non possono studiare solo perché femmine; dentro gli immigrati che sono costretti a lasciare il proprio Paese e la propria famiglia; dentro chi viene discriminato, allontanato, discriminato…

Anne è un incoraggiamento a dire no all’indifferenza e ad essere la differenza.

Personalmente, nel 2015 ho fondato l’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank di cui con onore sono Presidente. Sono riuscita a costituirla con il pieno consenso di Buddy Elias, cugino di Anne Frank, e oggi lavoriamo a 360° con scuole, Comuni, Associazioni, Sopravvissuti al dramma della Shoah e con la Casa di Anne Frank di Amsterdam attraverso incontri, laboratori, progetti per bambini in difficoltà, mostre itineranti, Viaggi della Memoria… per raggiungere sempre più persone, per incoraggiare a sapere, a riflettere partendo dalla storia di Anne Frank per ricordare ogni singola vittima e imparare dagli errori del passato per costruire, oggi, una società migliore.

Durante il suo periodo di nascondiglio Anne Frank decise di scrivere sempre più nel suo Diario, per mettere su carta le proprie emozioni, per raccontare, far sapere, testimoniare. Anne decise di essere la voce nel silenzio volendo pubblicare i suoi scritti. E incoraggia ognuno di noi a farlo. Oggi anche attraverso altri mezzi di comunicazione che abbiamo.

Perché l’importante è far sentire la propria voce, esattamente come ha fatto Anne Frank.

Indipendentemente dalla nostra età, ci è possibile condividere i nostri pensieri, confrontarci, raccontare e non tapparci le orecchie, gli occhi e la bocca ma dire no a quello che pensiamo non essere giusto.

Perché Anne Frank si nasconde anche dentro ognuno di noi.

Proprio lei scriveva: “Che bello il fatto che nessuno debba aspettare un momento particolare per iniziare a migliorare il mondo.”

E con questo incoraggiamento vogliamo ricordare Anne Frank il giorno del suo 91° compleanno. Una ragazzina normale, che nonostante la paura, le brutture che la circondavano, la guerra e le deportazioni ha continuato fino alla fine ad avere fiducia.

“Vedo il sole anche quando piove” scriveva Anne Frank.

E che anche queste sue parole possano essere un modo per ricordare Anne Frank e per fare nostri i suoi valori.

Per essere noi stessi il cambiamento.

Per dire no a qualsiasi forma di discriminazione e indifferenza.

Per ricordare che ancora oggi vi sono atteggiamenti antisemitici, di razzismo, bullismo ed esclusione.

Che ancora oggi c’è chi ha bisogno di aiuto.

Un incoraggiamento a rispondere all’odio con l’amore. A tendere la mano, a regalare un sorriso, ad imparare a far sentire la nostra voce e ad ascoltare. A far vincere il rispetto, la pace, la gentilezza, la tolleranza, l’accoglienza e l’inclusione.

A vivere la vita.

Amandola follemente.

* Presidente dell’Associazione di volontariato
Un ponte per Anne Frank
www.unponteperannefrank.org
Scrittrice, attrice, sceneggiatrice