Lavoratori con disabilità: emendare il decreto Rilancio

Da FAVO, FISH, AIL, UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare giunge una moderata soddisfazione nell’osservare l’andamento della discussione parlamentare sul decreto “Rilancio”.

Sono stati infatti ripresi e depositati da molti gruppi parlamentari alla Camera i due rilevanti emendamenti presentati dalle stesse organizzazioni, espressione delle persone con disabilità ma anche di tanti lavoratori con malattie rare, esiti di patologie oncologiche, ematologiche e immunodepressione. Lavoratori più a rischio, sia di contagio che di espulsione dal mondo produttivo, e quindi più meritevoli di tutele.

Il primo emendamento riguarda la sorveglianza sanitaria (articolo 83) che il decreto Rilancio prevede sia aumentata e rivolta in particolare a lavoratori in età avanzata e con quadri clinici a rischio, controllati dal medico competente (il medico “aziendale”). L’intento è positivo, ma il rischio è che quando viene sancita l’inidoneità temporanea il lavoratore rimanga nel frattempo privo di reddito o di altre forme di sostegno.

L’emendamento presentato prevede un indirizzo specifico al medico competente: si assuma come prescrizione la facoltà di adottare forme di smart working, ma nel caso vi sia effettiva inidoneità alla mansione non compensabile nemmeno con prescrizioni, la valutazione del medico competente sia sufficiente e valida per equiparare l’assenza al ricovero ospedaliero e come tale retribuirla. Si risolverebbe così anche il “pasticcio” del decreto “Cura Italia” irrisolto dopo tre mesi: il Parlamento aveva stabilito che le assenze dei lavoratori a rischio, durante l’emergenza sanitaria, fossero considerate “ricovero ospedaliero”, ma quel diritto ad oggi non è ancora esigibile con chiarezza mancando del tutto indicazioni e circolari applicative.

Il secondo emendamento – riguardo agli articoli 75 e 86 – risolverebbe un altro “pasticcio” che si trascina ormai da mesi e che riguarda invece i sostegni (bonus 600 euro, reddito di ultima istanza) per i lavoratori autonomi. Una scrittura incerta delle norme che prevedono quei sostegni è fonte di una paradossale disparità di trattamento che sarebbe causa di contenzioso (in cui lo Stato sarebbe soccombente). Dopo un contorto percorso sono stati ammessi a quei sostegni anche i lavoratori autonomi che percepiscono prestazioni (spesso irrisorie) di sostegno alla parziale invalidità. Il Legislatore ha però ammesso ai nuovi benefici solo i titolari di assegno di invalidità erogato in forza della legge 222/1984, lavoratori dipendenti e autonomi iscritti alla Gestione Separata (INPS).

Molti lavoratori autonomi sono iscritti ad altre casse che prevedono forme simili all’assegno, ma lo chiamano in altro modo e discendono da altre norme. Se la norma fa riferimento solo all’assegno ex legge 222/1984 ma dimentica gli altri, crea disparità.

L’emendamento è molto semplice, come lo è la questione a volerla intendere.

Lo hanno certamente compreso – anche questo in modo bipartisan – vari parlamentari.

Ci auguriamo che entrambi gli emendamenti non incontrino sorprese o ostacoli nel loro percorso. A pagarne le conseguenze sarebbero ancora una volta le persone con disabilità. L’invito diretto di UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare, AIL, FISH, FAVO a tutti i Parlamentari è di sostenere con forza quegli emendamenti.

12 giugno 2020

FAVO, FISH, AIL, UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare

JobLabDay

JobLabDay: Percorsi di inclusione e occupabilità delle persone con disabilità

Digital talk, 19 giugno 2020

La FISH annuncia JobLabDay, il Digital talk dell’ormai noto progetto JobLab e pubblica il programma nel proprio sito. Da annotare in agenda il 19 giugno (9.30-13.30), un appuntamento denso di interventi e novità dedicato ai “Percorsi di inclusione e occupabilità delle persone con disabilità”. La modalità, non solo a causa dell’emergenza COVID, è quella virtuale ed è realizzata con il supporto tecnico di FPA – Forum PA.

JobLabDay, dunque, è l’evento di chiusura di un progetto a cui FISH ha tenuto in modo particolare. JobLab è il nome breve di questo progetto. Quello completo e significativo è JobLab – Laboratori, percorsi e comunità di pratica per l’occupabilità e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Il progetto è stato riconosciuto meritevole di finanziamento dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso lo specifico Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore (Avviso n.1/2017) che, iniziato nel 2018, si conchiude a giugno 2020.

Con JobLab si è voluto affrontare il tema del diritto al lavoro delle persone con disabilità, nella consapevolezza che quello lavorativo è un ambito in cui si configura una delle forme più evidenti di discriminazione basata sulla disabilità e di preclusione alle pari opportunità. Il progetto ha messo in campo un insieme articolato di azioni di formazione e animazione, di promozione di reti, di ricerca e indagine, di diffusione e comunicazione. E le azioni, le occasioni, i prodotti sono davvero molti e fra loro intrecciati. Nel Digital talk si ricompone il quadro grazie a tre assi ideali: dati&fatti (le attività di ricerca), storie&persone (le significative storie di vita con il loro portato di consapevolezza), scenari&strategie (cosa accade, quali sono i possibili rischi e le plausibili strategie per l’inclusione lavorativa). E attorno a questi assi si dipana il programma del 19 giugno che racconta l’andamento del progetto e i suoi prodotti.

Si giunge all’evento finale dopo mesi di lavori e migliaia di persone a vario titolo coinvolte. Ad esempio, JobLab ha promosso una conoscenza condivisa, almeno di base, sulle norme sul collocamento mirato realizzando e mettendo a disposizione un corso di formazione a distanza, una FAD – accreditata con il CNOAS, Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, e realizzata con il supporto di FPA, Forum PA – che ha visto la partecipazione di oltre 1.200 operatori.

Centrali in termini di animazione territoriale sono state le iniziative di formazione e confronto (14 eventi, 14 regioni) rivolte agli operatori pubblici e privati, ai leader associativi, ai responsabili e coordinatori dei servizi per l’impiego, ai responsabili delle aziende pubbliche e private, allo scopo di diffondere competenze e capacità per sviluppare una cultura comune dell’inclusione lavorativa e del collocamento mirato, puntando sulla condivisione di approcci, strumenti operativi e di problem solving che rendano concreto l’esercizio del diritto al lavoro – 14 appuntamenti realizzati dapprima in presenza e poi in aule virtuali. Prossimi eventi in Campania (16 giugno) e in Sardegna (18 giugno).

Dati&fatti: JobLab ha volutamente concentrato il suo impegno anche verso la ricerca, ritenendo centrale la necessità di comprendere e indagare al meglio i fenomeni, gli eventi, le possibili soluzioni.

La prima azione è stata l’indagine campionaria finalizzata a conoscere appunto le reali condizioni di lavoro e di pari opportunità, e a rilevarne le criticità. Con 1.000 questionari raccolti è la ricerca più ampia che mai sia stata realizzata su questo argomento. E i risultati sono a tratti sorprendenti.

La seconda azione consiste nella raccolta di storie di vita e si sostanzia nella conduzione di interviste narrative rivolte ad occupati con disabilità, allo scopo di ricostruirne l’esperienza lavorativa.

Una ulteriore attività conoscitiva è la raccolta di buone pratiche sul Disability manager, realizzata con Medialabor (società esperta in questi ambiti, che ha supportato anche la conduzione degli eventi territoriali) e con un intento ambizioso: ricostruirne il profilo, conoscere e comparare i diversi modelli attivati per evidenziare i tratti costitutivi e distintivi di questa figura, i punti di forza e le criticità, così da poterne ricostruire un profilo di “buona” applicazione e di replicabilità.

Ma JobLab non poteva ignorare quanto è avvenuto nel Paese e ha quindi realizzato un istant report su Emergenza COVID-19 e lavoratori con disabilità. Ben 500 questionari raccolti in pochi giorni restituiscono conferme e nuove chiavi di lettura su quanto accaduto nel Paese. Anche questa ricerca, come l’indagine sulle condizioni di lavoro, realizzata con IREF, l’istituto di ricerca delle ACLI, verrà presentata durante il Digital talk. E anche qui i dati sono a tratti sorprendenti e inattesi.

Storie&persone: durante il Digital talk si parlerà efficacemente di storie personali e dei correlati “prodotti” pensati per la sensibilizzazione, per avvicinare a queste tematiche un pubblico ampio: il film corto OLTRE – oltre i pregiudizi, oltre la disabilità di Ari Takahashi, prodotto per JobLab, e due recitati di Storie di vita realizzati a cura di DEGRAG_/Agenzia E.Net. A margine saranno disponibili anche una serie di podcast di interviste a lavoratori con disabilità realizzate in collaborazione con Slash Radio Web, l’emittente voluta e realizzata dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

La tavola rotonda – “Percorsi e scenari di occupabilità” – rientra nell’asse scenari&strategie e costituisce la sintesi ideale di riflessioni e confronti fra persone, esperienze, difficoltà, visioni, soluzioni. Vi partecipano persone di differente provenienza e per questo in grado di riprodurre angoli prospettici differenti, con input che possono avere la capacità di animare o rilanciare una serie di temi – quelli del lavoro – che a breve potrebbero assumere nuovi significati. Coordina e anima la tavola rotonda Gianni Dominici, direttore generale di FPA – Forum PA.

Sarà possibile seguire JobLabDay online e consultare la documentazione e i prodotti che in quell’occasione verranno messi a disposizione. È previsto il servizio di sottotitolazione.

L’evento è aperto a tutti ma è necessario iscriversi compilando per tempo un semplice modulo all’indirizzo
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeJf8SYBx34g42cVNN5l-VA11QzpOawutbEzH1PSx0_gcSzVA/viewform

Tutti i dettagli sul Progetto JobLab all’indirizzo https://www.fishonlus.it/progetti/joblab/

Scuola, nessun taglio all’organico

Con riferimento alle notizie di stampa, anche locali, in cui si fa riferimento a un ipotetico taglio dell’organico degli insegnanti, Il Ministero precisa che non vi è stata diminuzione delle cattedre quest’anno.

Nonostante il trend ancora in calo della popolazione scolastica, tenuto conto della fase emergenziale attraversata dal Paese, infatti, l’organico non è stato toccato, né diminuito.

In particolare, l’organico di diritto (quello stabile) dei posti comuni del personale docente per il 2020/2021 (comprensivo del potenziamento) risulta essere pari a 669.833 posti a fronte dei 669.648 complessivi del 2019/2020. L’organico di diritto dei posti di sostegno per il 2020/2021 è pari a 101.170 rispetto ai 100.080 dell’anno scolastico 2019/2020. Sul sostegno sono stati peraltro inseriti 1.000 posti in più che passano dall’organico di fatto (che può variare ogni anno) all’organico di diritto (quello stabile).

Inizio anno 2020/2021

Scuola, Ministero: “Su data inizio anno 2020/2021 ipotesi di stampa infondate. In corso confronto con le Regioni”

Con riferimento alle possibili date di inizio dell’anno scolastico 2020/2021 riportate da alcuni organi di stampa, il Ministero dell’Istruzione precisa che non è ancora stata presa una decisione definitiva in merito. Tutte le ipotesi in circolazione attualmente sono, quindi, infondate e premature.

Sulla definizione del calendario scolastico è in corso un confronto con le Regioni. Ogni notizia ufficiale verrà comunicata, come sempre, dal Ministero, tramite i propri canali istituzionali.

FERIE

FERIE, GILDA: NEGATE ILLEGITTIMAMENTE DA DS A LUGLIO E AGOSTO

È una condotta illegittima quella del dirigente scolastico che nega al personale docente la possibilità di fruire di giorni di ferie in determinati giorni di luglio e agosto. A sottolinearlo, contratto alla mano, è la Gilda degli Insegnanti in seguito alle ripetute segnalazioni, che stanno giungendo in questi giorni alle sedi territoriali del sindacato da parte di alcuni docenti, relative all’emanazione di circolari in merito alla richiesta di ferie.

“Si va dalla imposizione di termini precisi, – spiega la Gilda – alla compressione della finestra temporale di fruizione, alla istituzione di periodi uguali per tutti in modo, a volte, totalmente arbitrario. Le difficoltà organizzative legate alla conclusione di questo anno scolastico e all’avvio del prossimo, alla luce delle disposizioni di sicurezza per l’emergenza Covid-19, che pur comprendiamo, non autorizzano però le istituzioni scolastiche a derogare alla normativa vigente”.

“Il Ccnl stabilisce che i docenti devono fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle attività didattiche, ovvero dal 1 luglio al 31 agosto per quanto riguarda l’estate. Fanno eccezione coloro che sono impegnati negli esami di Stato, per i quali è disponibile solo il periodo tra la conclusione delle operazioni di esame e il 31 agosto. L’unica possibilità di riduzione o di frazionamento del periodo in cui poter richiedere le ferie si configura quando il Collegio dei Docenti delibera un piano annuale delle attività, di cui i rappresentanti sindacali devono essere informati, che prevede impegni specifici nei mesi di luglio e agosto. Se non sussistono queste condizioni – conclude la Gilda – qualunque circolare che comprima il diritto alle ferie è priva di fondamento giuridico”.

Privacy e voti: quali novità quali prospettive

Privacy e voti: quali novità quali prospettive

di Cinzia Olivieri

In merito al rapporto tra privacy e voti si è detto tanto e non si dubitava sino alla circolare ministeriale n. 9168 del 9 giugno 2020, che segue ed esplica la nota prot. 8464 del 28 maggio 2020, la quale, per effetto delle deroghe disposte in considerazione della  situazione di emergenza sanitaria, ha previsto che, in caso di amissione di alunni alla classe successiva con insufficienze, “anche i voti inferiori a sei decimi sono riportati, oltre che nei documenti di valutazione finale, nei prospetti generali da pubblicare sull’albo on line dell’istituzione scolastica”. Insomma la disposizione ha consentito la pubblicazione anche delle insufficienze sull’albo on line – in luogo della consueta cartellonistica – tra i “prospetti generali”, dunque con apparente modalità di estesa pubblicità.

Al di là delle esigenze attuali di evitare affollamenti innanzi ai manifesti cartacei, quanto meno per gli effetti di pubblicità legale il ricorso all’albo della scuola con la tradizionale affissione dei “quadri” poteva comunque considerarsi formalmente superato dalla previsione dell’art. 32, comma 1, la legge 69/2009 per la quale  “a far data dal 1 gennaio 2010 (termine poi prorogato al 2011) gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione sui propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati”.

Garante privacy e voti

Per quanto attiene specificamente la privacy, già  nella Newsletter del Garante 12 – 18 giugno 2000, si legge:“Continua ad essere diffusa sui mezzi d´informazione l´opinione che l´iniziativa del Ministero della pubblica istruzione di non far rendere note sui quadri esposti al pubblico le valutazioni finali analitiche a carico dei “bocciati” o dei non ammessi all´esame di maturità derivi dalla tutela della riservatezza personale o addirittura dal contenuto della legge n. 675 del 1996.

Ciò non è vero, dal momento che questa legge non prevede nulla del genere. D´altra parte una (discutibilissima in questo campo) tutela della riservatezza dello studente imporrebbe addirittura l´assenza di pubblicità su ogni esito scolastico, anche sintetico; e poi, su questa via, perché allora diffondere gli esiti degli altri studenti?

La realtà è che l´iniziativa del Ministero sembra rispondere alla diversa esigenza – giusta o sbagliata che sia – di cercare un rapporto con gli studenti in questa situazione difficile e con le loro famiglie.

Certo che la pubblicità degli esiti scolastici è invece la regola in generale: non può infatti dimenticarsi che vi sono essenziali esigenze di controllo sociale e professionale che dipendono proprio dalle conoscibilità delle valutazioni finali”.

Successivamente, in un documento del Garante del 28 agosto 2008, a proposito della  pubblicità dei voti dell´esame di stato si afferma: “In riferimento a odierne dichiarazioni riportate dalle agenzie il Garante per la protezione dei dati personali ribadisce che, come già precisato più volte, nessun provvedimento dell´Autorità ha mai impedito la pubblicità dei voti dell´esame di stato. Il regime attuale relativo alla conoscibilità degli esiti degli esami di maturità è stato stabilito dal Ministero dell´istruzione indipendentemente da ogni parere o richiesta del Garante”.

Ed ancora, nel vademecum “La scuola a prova di privacy” del 2016, antecedente all’applicazione del Regolamento UE 679/2016, decorrente dal 25 maggio 2018, a proposito di voti, scrutini, esami di Stato è scritto:I voti dei compiti in classe e delle interrogazioni, gli esiti degli scrutini o degli esami di Stato sono pubblici. Le informazioni sul rendimento scolastico sono soggette ad un regime di trasparenza e il regime della loro conoscibilità è stabilito dal Ministero dell´istruzione. E´ necessario però, nel pubblicare voti degli scrutini e degli esami nei tabelloni, che l´istituto eviti di fornire, anche indirettamente, informazioni sulle condizioni di salute degli studenti: il riferimento alle “prove differenziate” sostenute dagli studenti portatori di handicap, ad esempio, non va inserito nei tabelloni, ma deve essere indicato solamente nell´attestazione da rilasciare allo studente”.

Tanto si trova ribadito nelle FAQ del Garante.

Dunque è legittima la pubblicazione dei voti in considerazione dei principi di imparzialità e trasparenza della P.A. e del regime di conoscibilità stabilito dal Ministero con i limiti derivanti dalla possibilità di conoscenza di eventuali dati “particolari”

Art. 96 Dlgs 196/03 come modificato dal Dlgs 101/2018

Il Dlgs 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal Dlgs. n. 101/2018, per effetto del GDPR, ha preso in considerazione espressamente il trattamento dei dati degli studenti all’art. 96  stabilendo: “1. Al fine di agevolare l’orientamento, la formazione e l’inserimento professionale, anche all’estero, le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i centri di formazione professionale regionale, le scuole private non paritarie nonché le istituzioni di alta formazione artistica e coreutica e le università statali o non statali legalmente riconosciute su richiesta degli interessati, possono comunicare o diffondere, anche a privati e per via telematica, dati relativi agli esiti formativi, intermedi e finali, degli studenti e altri dati personali diversi da quelli di cui agli articoli 9 e 10 del Regolamento, pertinenti in relazione alle predette finalità e indicati nelle informazioni rese agli interessati ai sensi dell’articolo 13 del Regolamento. I dati possono essere successivamente trattati esclusivamente per le predette finalità. 2. Resta ferma la disposizione di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, sulla tutela del diritto dello studente alla riservatezza. Restano altresì ferme le vigenti disposizioni in materia di pubblicazione dell’esito degli esami mediante affissione nell’albo dell’istituto e di rilascio di diplomi e certificati”.

Se il termine “affissione” appare collegato ad una pubblicità consistente appunto  nell’affiggere manifesti o cartelli è lecito domandarsi se può essere utilizzato anche virtualmente o sia necessario  il ricorso al cartaceo, seppur privo di valore di pubblicità legale; né può sottacersi la circostanza che l’ostensione del voto consente che questo oggettivamente possa continuare a circolare per un tempo sostanzialmente illimitato.

L’art. 1 del Regolamento UE 679/2016 dispone che i dati devono poter circolare liberamente, sebbene in maniera protetta a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone fisiche.

Il controllo della PA nell’accesso civico generalizzato

D’altro canto, in attuazione dei principi di imparzialità e trasparenza della PA sono state previste ulteriori forme di accesso volte a operare quel “controllo” escluso dalla L 241/90.

Ci si riferisce in particolare all’accesso civico generalizzato del Dlgs. n. 33/2013, introdotto dal Dlgs 97/2016 all’art. 5 comma 2 e  riconosciuto a chiunque senza formalità “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. Pertanto qualunque cittadino “ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione” obbligatoria.

Tanto comporta che, in presenza di una istanza di accesso civico generalizzato, nella valutazione del pregiudizio concreto, si faccia riferimento ai principi generali sul trattamento  di necessità, proporzionalità, pertinenza e non eccedenza, in conformità al nuovo quadro normativo in materia di protezione dei dati introdotto dal Regolamento (UE) n. 679/2016, verificando se ed in che misura la conoscenza indiscriminata di dati risulti non necessaria o comunque sproporzionata rispetto allo scopo di trasparenza e controllo ed effettuando un “bilanciamento degli interessi” tra il diritto alla conoscibilità e quello alla protezione dei dati personali (che non significa optare per la parte più pesante ma livellare i due piatti).

In considerazione poi della duplice previsione della «privacy by design» e «privacy by default» dell’art. 25 del GDPR,  il titolare del trattamento (nella fattispecie la scuola nella persona del dirigente scolastico) è tenuto a porre in essere «misure tecniche e organizzative adeguate per garantire che siano trattati per impostazione predefinita solo i dati necessari per ogni specifica finalità del trattamento» nonché altre «quali la pseudonimizzazione, volta ad attuare in modo efficace i principi di protezione dei dati, quali la minimizzazione […]». Esse impongono quindi al titolare di prevedere i rischi che possono incontrare per la tutela dei dati personali, scegliendo di conseguenza quali strumenti adottare.

La nota del 9 giugno

Ritornando alla nota del 9 giugno essa è stata introdotta dichiaratamente “Al fine di assicurare il rispetto del quadro normativo in materia di protezione dei dati – Regolamento (UE) 2016/679 e d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal d.lgs. n. 101/2018, Codice in materia di protezione dei dati personali”. Se ne desume che l’orientamento sia ora cambiato in considerazione del rischio collegato alla circostanza che i voti, una volta esposti, possono rimanere  in rete per un tempo indefinito (il che poteva accadere anche prima) e quindi essere “registrati, utilizzati, incrociati” da chiunque con conseguente ingiustificata violazione del diritto alla riservatezza degli studenti.

Precisa la nota “che per pubblicazione on line degli esiti degli scrutini delle classi intermedie delle scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado si intende la pubblicazione in via esclusiva nel registro elettronico”, ribadendo quindi quanto già prescritto nella disposizione di maggio.

Ma in merito alle modalità di pubblicazione è ulteriormente chiarito che “gli esiti degli scrutini con la sola indicazione per ciascun studente “ammesso” e “non ammesso” alla classe successiva, sono pubblicati, distintamente per ogni classe, nell’area documentale riservata del registro elettronico, cui accedono tutti gli studenti della classe di riferimento. Diversamente i voti in decimi, compresi quelli inferiori a sei decimi, riferiti alle singole discipline, sono riportati, oltre che nel documento di valutazione, anche nell’area riservata del registro elettronico a cui può accedere il singolo studente mediante le proprie credenziali personali”.

Dunque si evince che la classe potrà leggere soltanto il giudizio di ammissione o non ammissione mentre l’accesso ai propri voti resta limitato a ciascuno studente con proprie credenziali.

La stessa nota raccomanda i dirigenti di predisporre uno specifico “disclaimer” con esclusione di responsabilità in caso di divulgazione del dato. A tal proposito è singolare come invece la normativa in tema di accesso civico preveda in generale la riutilizzabilità del dato (artt. 7 e 7 bis)

La pubblicazione all’albo cartaceo è consentita in via del tutto eccezionale e residuale nei casi di mancanza di registro elettronico “con la sola indicazione di ammissione/non ammissione alla classe successiva”.

Infine, fermo il rispetto dei noti principi di riservatezza, per evitare gli assembramenti in tal caso è prevista una calendarizzazione degli accessi ed un tempo massimo di pubblicazione non eccedente i 15 giorni.

Ebbene non si tratta di una norma derogatoria in considerazione di circostanze eccezionali ma di un cambiamento di orientamento dinanzi ad un impianto normativo allo stato invariato o comunque non significativamente modificato.

Che ne è della trasparenza (e imparzialità) della valutazione che continua ad essere richiamata nell’art. 1 del DPR 122/08 e del Dlgs 62/2017?

Considerati i principi alla base del diritto di accesso di cui al Dlgs 33/13 come modificato dal Dlgs 97/2016 non potrebbe accadere che le scuole si vedano destinatarie di numerose istanze di accesso (civico) al fine di realizzare quel controllo sull’operato in presenza di insufficienze?

Il voto dunque sarà assimilato ad un dato particolare e smetterà di essere pubblico?

Questo ridurrà o implementerà il contenzioso?

Lo scopriremo solo vivendo. Ma se da un lato tanto appare motivato dall’esigenza di tutela di un dato (il voto, pregiudizievole se negativo) dall’altro il “distanziamento” scuola – famiglia appare sempre più profondo, senza tuttavia averne la reale percezione perché da casa sarà tutto più facile, comodo e protetto.

«Per settembre criticità limitate al 20% delle scuole superiori»

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

«Stiamo predisponendo un piano per il Recovery Fund. Dal 2014 a oggi abbiamo autorizzato 28mila interventi in altrettanti edifici scolastici mentre in altri 12 mila non si è intervenuti. Per chiudere la partita sull’edilizia scolastica servono circa 8 miliardi ed è un’occasione da non sprecare». A lanciare la proposta, alla vigilia degli Stati generali voluti dal governo, è Anna Ascani (Pd). A supporto della sua tesi la viceministra all’Istruzione aggiunge: «Mentre la spesa per il personale andrebbe finanziata ogni anno un investimento di questo tipo basta farlo una volta sola». Ma dall’esponente dem, che è reduce da incontri quasi quotidiani con le regioni e da riunioni settimanali con gli enti locali, giunge anche una parola di chiarezza in vista di settembre: «Se la situazione epidemiologica resta questa, alla primaria e alla secondaria di I grado non vedo grandissimi problemi mentre in un 20% di scuole superiori dei centri più popolosi effettivamente c’è qualche criticità».

Ci aiuta a mettere qualche punto fermo in vista del ritorno in classe?

Stiamo affinando un cruscotto informativo con il dettaglio in metri quadri di tutte le aule italiane a partire dai dati di anagrafe edilizia che già abbiamo. Ci serve a stabilire dove il distanziamento richiesto dal Cts si può già rispettare magari passando dal banco doppio a quello singolo e dove bisogna invece utilizzare altri spazi anche eventualmente esterni.

Avete qualche preferenza?

Abbiamo chiesto a comuni e province innanzitutto di completare la ricognizione degli edifici di loro proprietà e poi di valutare accordi con il terzo settore e con l’intera comunità sulla base di paletti precisi. Dobbiamo prediligere spazi liberi. Penso a scuole chiuse per il dimensionamento ma anche cinema, musei, sale conferenza, auditorium o altri spazi di proprietà degli enti locali.

Il cruscotto quando sarà pronto?

Una prima versione alla fine della prossima settimana, poi entro fine mese contiamo di avere il 100% dei dati. Insieme agli iscritti di quest’anno e alla tabella con l’organico dei docenti inseriremo il criterio del metro lineare di distanza chiesto dal Comitato tecnico scientifico. Al netto dello spazio della cattedra, della porta e delle finestre, serviranno circa due metri quadri per alunno ed è su quello che ci stiamo regolando.

Avete appena comunicato agli enti locali che avranno 330 milioni di fondi Pon. Con quali tempi?

Sono 330 milioni di fondi Pon riprogrammati per l’edilizia leggera. Abbiamo condiviso con gli enti locali l’idea di utilizzare come parametro il numero di studenti e fissato il cronoprogramma. Entro domani (oggi, ndr) ci daranno l’ok e apriremo subito la registrazione degli enti, poi pubblicheremo l’avviso, costruiremo gli elenchi degli interventi e li autorizzeremo entro il 30 giugno.

Senza scritto più peso al saper essere e al saper fare

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Una prova di maturità quella di quest’anno che può davvero produrre degli effetti speciali. Ne è convinto Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva.

Quanto è importante per gli studenti svolgere in presenza l’unica prova di maturità prevista quest’anno?

Il fatto che verrà vissuto in presenza e non a distanza lo renderà quel momento unico e speciale che deve essere. Sarà un momento di esame, ma anche di commiato, con il suo rituale affettivo e di emozione. L’esame segna la fine dell’adolescenza e l’apertura di un nuovo territorio. Farlo in un modo fisico, con i docenti che hanno visto in tutti questi mesi solo dietro a uno schermo, dal punto di vista affettivo e simbolico è importante e necessario per i ragazzi. Sono un grande sostenitore dell’esame in presenza e mi dispiace che lo stesso non sia previsto per i ragazzi di terza media. Credo che ci sia un aspetto di restituzione reciproca nell’incontrarsi fisicamente. Un chiudere il cerchio di un percorso e di un’avventura che ha significato tante cose nella vita dei ragazzi. Dopo che sei stato per lungo tempo in una casa con delle persone che si sono occupate di te, una mattina scompari, chiudi la porta e non succede più niente fra di voi. Invece ora c’è un ulteriore incontro in cui studente e insegnante possono dirsi non solo quello che si è imparato, ma anche quello che si è stato l’uno per l’altro. Comprensibile che i docenti si sentano più protetti a casa, dietro uno schermo, però come abbiamo chiesto alla cassiera del supermercato di continuare ad andare al lavoro, credo sia importante che i docenti facciano sentire che sono disposti a rischiare per questi ragazzi, che hanno tenuto per mano per tutti questi anni.

Come andrebbe valutata questa unica prova orale a conclusione di un anno così particolare?

Mai come quest’anno i ragazzi hanno data ampia dimostrazione della loro maturità: sono stati obbedienti, rispettosi di tutte le regole del lockdown. Poi si sono messi in gioco con un modo di fare scuola in cui ci siamo dovuti reinventare un po’ tutti. Per mesi sono stati lì, davanti agli schermi, a seguire le lezioni. Hanno dovuto conquistare competenze come l’autonomia, l’autogestione, l’auto-organizzazione, quindi secondo me sono queste le aree che vanno valutate quest’anno nell’esame. Intendendo la maturità come conquista di competenze complesse sul campo: non solo valutando quello che sai, ma quello che hai imparato a fare, quello che hai imparato ad essere.

Come ha trasformato la Dad il rapporto fra insegnanti e studenti?

Credo che sia diventato un rapporto molto più alla pari, si sono guardati negli occhi, uno di fronte all’altro, attraverso lo schermo, si sono dovuti più alleare che scontrare, perché questa era la premessa per far funzionare le cose. Il fatto che i ragazzi facessero compiti e verifiche a distanza è stata anche una scommessa fondata sulla fiducia. I ragazzi si sono sentiti valorizzati dai loro docenti, ma a loro volta hanno anche stimato i docenti che hanno saputo mettersi in gioco. Però ora l’esperienza della Dad lasciamocela alla spalle prima possibile. La chiamerei comunque una modalità d’emergenza, dove i docenti migliori sono diventati ancora “più migliori” e hanno veramente fatto vedere di che pasta sono.

Una sola prova orale. Tutto questo può creare stress nei ragazzi? Qualche consiglio?

Non hanno però lo stress dello scritto, che non sai mai quello che sarà. Sarà un esame molto meno nozionistico e molto più di personalità, dove più che il sapere emergerà il saper fare e il saper essere. Io consiglierei al maturando di lavorare sul modo di raccontare le cose e di preparare un lavoro che racconti la personalizzazione che lui stesso ha saputo fare dei contenuti appresi. Quindi di raccontare come si è vissuta l’esperienza della pandemia, quali letture si sono fatte, quali film hanno lasciato il segno. Se tutto quello che ha da raccontare si riduce al mondo dei videogiochi c’è poco da dire, se invece si è messo in gioco, potrà descrivere cosa vuol dire essere stati maturi dentro un tempo così diverso.

La crisi ha fermato anche l’alternanza: sarà più difficile trovare lavoro

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

Di solito, a qualche settimana dalla maturità, i ragazzi sono ancora lì, sul ponte del Titanic che danzano felici prima che affondi. Ma quest’anno il Titanic è già affondato, sotto i colpi dell’emergenza coronavirus che ha stravolto tutto. Lo dice sorridendo, ma è un po’ questa la sensazione secondo Valentina Petri, autrice del blog “Portami il diario” e del libro omonimo, appena uscito con Rizzoli. Valentina Petri insegna all’Istituto Professionale Francis Lombardi di Vercelli ed è commissaria delle sue due quinte: una del corso elettricisti e una del corso moda.

Come arrivano insegnanti e ragazzi alla maturità dopo mesi di lockdown e Dad?

Stanchissimi, tutti, ragazzi e professori. Stanchi di parlarci attraverso un computer tra mille problemi di connessioni che saltano, immagini bloccate, audio che vanno e vengono. Stanchi di non poter affrontare in classe gli argomenti, di fare a meno del dibattito, delle mani che si alzano, degli interventi. Il computer rende tutto molto più distante. Il nostro modo di insegnare in questa situazione di emergenza, specie nelle quinte, è stato tutto proteso al fine di far arrivare i ragazzi preparati a una maturità che non sapevamo come fosse. Sembra che la scuola sia un grande laboratorio di sperimentazioni, dove cambiare di continuo le carte in tavola. Quello degli insegnanti e quello dei docenti sono due ruoli che richiedono grande capacità di adattamento e mai come quest’anno ne è stata data prova. I ragazzi invece sono spaesati, mutati e oscurati. Mutati nel senso che spesso mettono il mute al computer e non li sento, ma anche mutati fisicamente: sono partiti in quarantena, un po’ carucci, davanti al computer. Poi lentamente ha preso il sopravvento la mancanza di abitudine a stare insieme, perché la scuola è anche questo, trovarsi la mattina e mettersi carini perché nell’altro incontri il tipo o la tipa che ti piace, oppure perché hai un certo status da mantenere. A scuola si indossa una maschera, adesso io invece li vedo tutti senza maschera, al naturale e spaesati.

Anche per voi insegnanti è un’emozione tornare a scuola, o prevale la paura?

Posso parlare soltanto per me, comprendo i timori e le paure, ma da parte mia c’è una grandissima, forse irragionevole e anche romantica, voglia di tornare, di respirare di nuovo il profumo di gesso (e penso anche di disinfettante a questo punto). Di rivederli, anche se solo una volta e solo uno per volta, perché il pensiero che un percorso lungo cinque anni si sia concluso così, di colpo, in un giorno di febbraio e che io non possa più guardare negli occhi, dal vivo, i miei studenti sarebbe doloroso. E penso che anche per loro, pur con tutti i timori di un esame da sostenere, sia importante chiudere il percorso, rimettere piede a scuola. Già si perderanno lo stare tutti insieme un’ultima volta, l’essere un gruppo classe. Rimettere piede a scuola credo abbia un valore importante, che comprenderanno magari non adesso. L’esame di maturità è qualcosa che resta, a distanza di anni, che si ricorda, è un’esperienza. E sarebbe anche un primo passo verso un ritorno non alla normalità, ma a una nuova normalità a cui dovremo abituarci, ma che spero ci porti presto, di nuovo, a stare a scuola, insieme.

Ormai ci siamo. Cosa le dicono i suoi ragazzi alla vigilia di questa maturità?

Aspettano tutti che sia finita, ma non solo la maturità, anche l’emergenza, perché questi sono ragazzi del Professionale, quindi stanno per affacciarsi al mondo del lavoro e lo fanno nel momento peggiore per la storia d’Italia per trovare lavoro. Sono molto preoccupati, più per questo che per la maturità. Avevano preso contatti con le ditte, in cui molti avevano fatto l’alternanza scuola-lavoro o lo stage. Ora sta cambiando un po’ tutto: molte ditte sono in difficoltà, altre a ranghi ridotti. Questa è la grande sfida di questa generazione: non soltanto l’esame di maturità, ma dimostrare poi la maturità di sapersi inserire in un mondo del lavoro che ci è cambiato tra le dita nel giro di una manciata di mesi.

Azzolina: «Massima priorità agli alunni con disabilità nella ripresa di settembre»

da Il Sole 24 Ore

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha riunito ieri mattina, in videoconferenza, l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. «Ho ascoltato con piacere le voci di associazioni, studenti, famiglie – ha sottolineato la ministra – è stata una riunione molto proficua, che ha confermato un clima di positiva collaborazione fra i componenti dell’Osservatorio e il ministero. Un confronto che va avanti da tempo».

Ha proseguito Azzolina: «Abbiamo gettato le basi per progetti comuni per il futuro, volti alla costante inclusione di ragazze e ragazzi con disabilità in ogni nostra azione». Il ministero «sta definendo il modello nazionale di Pei (Piano educativo individualizzato), documento molto atteso che sarà pronto in tempo per il nuovo anno scolastico».

Guardando alla ripresa di settembre e all’emergenza coronavirus, la ministra ha assicurato che sarà data massima priorità alle esigenze degli studenti con disabilità: «L’amministrazione scolastica lavorerà affinché fin dal primo giorno possano esserci tutti gli insegnanti. E chiederemo ai dirigenti scolastici di metterli al centro delle scelte che faranno per la ripresa, sia da un punto di vista logistico che didattico».

Unesco: la chiusura delle scuole ha conseguenze sull’educazione di 1,6 miliardi di studenti

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Nella maggior parte delle scuole di tutto il mondo la campanella non suona ormai da mesi: lontani dai banchi di scuola, l’educazione di 1,6 miliardi di studenti è messa a dura a prova come segnala una ricerca dell’Unesco pubblicata dalla Bbc.

A lanciare l’allarme è anche un’indagine della Northwest Evaluation Association, riportata da Cnbc, secondo la quale i bambini delle elementari tendono a perdere il 20% delle abilità di lettura e scrittura se sottoposti a mesi di stop forzato. Uno scenario complicato, che rende necessaria la sinergia fra pedagogisti per tutelare il benessere dei bambini, pediatri per trattare al meglio il tema della loro salute e consulenti per la sicurezza per dare vita ad ambienti nei quali gli allievi possano muoversi in tutta tranquillità. Fondamentale anche investire nella formazione del personale scolastico, ripristinare il ritorno al metodo didattico della outdoor education, sottolineare l’importanza dell’igiene delle mani, risvegliare un senso di responsabilizzazione collettiva, puntare sul blended learning e installare corner igienizzanti.

Esperti in pedagogia
Ingressi scaglionati, classi formate da piccoli gruppi, misurazione della temperatura all’entrata, mascherine per i più grandi e giochi sanificati per i più piccoli. E ancora, pranzo e sonnellino a distanza di sicurezza e ampio spazio alle attività all’aria aperta. Sono solo alcune delle misure messe in atto dalle scuole per ripartire in tutta sicurezza e consentire ai più piccoli di ricongiungersi con i propri coetanei dopo mesi di confinamento domiciliare. «Una delle principali raccomandazioni per i centri estivi è quella di prediligere attività ludiche che permettano ai più piccoli di passare la giornata in modo sereno e piacevole, possibilmente in spazi aperti nel pieno rispetto del distanziamento – ha spiegato Mariarosa Porro, pedagogista presso il Baby College di Monza – Bisognerebbe ripristinare il ritorno alla outdoor education, modello didattico utilizzato soprattutto nel nord Europa che si basa sul legame fra la natura e la valorizzazione dei bisogni educativi dei bambini. Le scuole all’aperto mettono al centro l’esperienza diretta e naturale di esercitare quell’autonomia, responsabilità e senso di scelta che non hanno trovato spazio nella vita dei più piccoli negli ultimi mesi. E ancora, per favorire il distanziamento la scuola può fare un salto nel passato optando per giochi come l’indimenticabile campana o il tic tac toe, ovvero il gioco del tris: disegnati a terra con i gessetti, permettono di giocare in piccoli gruppi e assecondare i bisogni motori dei bambini».

Da non sottovalutare anche forme di apprendimento misto che combinano il metodo tradizionale in aula con attività mediate da sistemi digitali: le lezioni in videoconferenza, infatti, favoriscono gli stimoli visivi e auditivi dei bambini, consentendogli di restare in contatto coi propri docenti e compagni di classe, mantenendo un senso di continuità del percorso scolastico. «In questo periodo di stop forzato abbiamo constatato l’importanza della tecnologia che ha permesso ai ragazzi di rimanere connessi tra loro – ha spiegato Vania Popova, pedagogista presso il Junior College di Monza – Per questo motivo il mio consiglio è quello di continuare con il blended learning, integrando lezioni frontali e l’impiego di dispositivi tecnologici che aiutano i ragazzi a essere più attivi e partecipi in classe».

Esperti in pediatria
Un altro dei cambiamenti a cui i bambini dovranno abituarsi è la necessità di lavarsi le mani più spesso: secondo un’indagine della National Health Service (Nhs) pubblicata sul portale britannico Metro soltanto il 25% dei bambini prestava attenzione all’igiene delle proprie mani prima della pandemia, ecco perché gli esperti consigliano di incentivare i più piccoli attraverso canzoncine e attività ludiche.

«Proteggere la salute è il mantra che deve motivare le famiglie che porteranno i propri figli nei centri estivi e a scuola non appena sarà possibile – ha spiegato il pediatra Giuseppe Felice– Purtroppo è servita una pandemia per ricordarci l’importanza dell’igiene delle mani, nonostante si celebri dal 2008 in 80 paesi del mondo il Global Handwashing Day. Il personale scolastico dovrà essere particolarmente attento per far sì che tutti rispettino le norme igieniche, soprattutto i più piccoli che spesso tendono a sottovalutarle. Fondamentale è inoltre realizzare spazi ad hoc per i bambini che frequentano i centri estivi in modo da garantire movimenti in tutta sicurezza all’interno degli ambienti, evitando promiscuità tra gruppi diversi».

Sicurezza
Proteggere la salute dei bambini e aiutarli a orientarsi in un mondo inevitabilmente diverso da come lo ricordavano è diventato un obiettivo fondamentale. «In vista di una graduale riapertura delle scuole, delle attività commerciali e dei parchi Eurostands, azienda brianzola leader nel settore degli allestimenti fieristici, ha deciso di allargare la sua linea di prodotti Covistop anche ai più piccoli ideando e commercializzando prodotti a misura di bambino – spiega Maurizio Cozzani, amministratore delegato di Eurostands – Cartelloni, segnaletica e dispositivi di sicurezza, come il distributore automatico di gel igienizzante Covistop T Sanitizer Kids, sono stati pensati per dialogare con i bambini, grazie al design semplice e lineare e a un linguaggio chiaro ed efficace, aiutandoli a capire l’importanza di gesti semplici, come quello dell’igienizzazione delle mani, destinati a diventare parte della loro nuova routine quotidiana».

L’importanza delle regole sanitarie è condivisa anche dal dottor Massimo Volpi, consulente Aifos (Associazione italiana formatori ed operatori della sicurezza sul lavoro): «Occorre risvegliare un senso di responsabilizzazione collettiva, soprattutto nel comparto scolastico. I docenti e il personale devono fornire agli alunni e alle famiglie un’informazione chiara, puntuale e precisa sulle norme vigenti. Questo non significa che prima le regole non fossero rispettate, ma la situazione attuale ha amplificato il tutto. In previsione della riapertura, è necessario richiamare una validità etica comune a tutti e puntare sulla formazione del personale per far sì che gli spazi vengano sanificati nel miglior modo possibile, si utilizzino le mascherine e si rispetti il distanziamento sociale. Consigliabile anche la presenza di un corner igienizzante all’ingresso di ogni aula».

I 10 consigli
Ecco i 10 consigli per garantire un ritorno in sicurezza tra i banchi di scuola:
1.Risvegliare un senso di responsabilizzazione collettiva: è necessario che l’intero gruppo scuola, familiari, bambini e ragazzi siano attenti a rispettare le norme ministeriali.
2.Investire sulla formazione del personale scolastico: è fondamentale che vengano fornite informazioni chiare e precise sull’utilizzo dei Dpi attraverso depliant informativi.
3.Ripristinare il metodo didattico della outdoor education: nel pieno rispetto del distanziamento sociale, i bambini dovrebbero giocare e studiare in spazi aperti.
4.Prestare massima attenzione all’igiene delle mani: stimolare i bambini con attività ludiche e canzoncine che favoriscano un lavaggio costante. Consigliabile anche l’installazione di corner igienizzanti all’ingresso delle aule.
5.Puntare sul blended learning: favorire la giusta sinergia tra lezioni frontali e l’impiego di dispositivi tecnologici aiuta i ragazzi a essere più attivi e partecipi in classe.
6.Aiutare i bambini a orientarsi in un mondo inevitabilmente diverso: utilizzare cartelloni, segnaletica e dispositivi di sicurezza ad hoc pensati per dialogare con i bambini, grazie al design semplice e lineare e a un linguaggio chiaro ed efficace.
7.Riscoprire i giochi del passato: i giochi di una volta favoriscono il naturale distanziamento dei bambini premettendo di giocare a piccoli gruppi.
8.Predisporre l’ambiente in modo parlante: permettere di assecondare il bisogno motorio del bambino nei diversi momenti di attesa della giornata.
9.Individuare una daily routine: stabilire un rito ciclico che, soprattutto per i più piccoli, aiuta ad orientarsi a livello spaziale, relazione e temporale, sviluppando una sicurezza maggiore nel compimento di semplici azioni quotidiane.
10.Ritrovare il tempo perduto e riscoprire il senso del bello: utilizzare elementi trovati in natura e materiale destrutturato per dare vita ad attività artistiche ispirate alla Land Art e Loose parts.

Scuola, niente quadri lo scrutinio è segreto

da Il Messaggero

Il voto è segreto, non solo nell’urna ma anche a scuola. Quest’anno infatti la pandemia ha privato gli studenti anche del rituale incontro fuori dalla scuola per vedere i quadri, i temuti voti in decimi esposti in bacheca e ben visibili a tutti. Anche questa tradizione salta, si sposta parzialmente online e, a sorpresa, sarà visibile solo al diretto interessato. I ragazzi delle superiori, ad esempio, non potranno vedere i voti degli altri compagni: sapranno solo di essere stati tutti ammessi anche se potranno consolarsi con il fatto che il comitato tecnico scientifico ha escluso il plexiglass dai banchi. Comunque sia le bocciature interesseranno casi rari e complessi, dovuti alle eccessive assenze o a gravi episodi disciplinari nel periodo precedente al lockdown. Quindi l’ammissione alla classe successiva o all’esame è garantita, ma non è dato sapere il voto dei compagni. I voti numerici saranno infatti pubblicati solo sulla pagina personale dello studente, sul registro elettronico a cui si accede tramite le credenziali. La nuova regola è stata comunicata alle scuole il 9 giugno. Ed è stata accolta con sorpresa dai dirigenti scolastici che, fino all’ultimo, si erano invece organizzati alla vecchia maniera pensando semplicemente di dover spostare i quadri dal foglio di carta al formato digitale.

IL DIETROFRONT

Non solo, una nota ministeriale di fine maggio prevedeva anche che, a prescindere dalla promozione, le eventuali insufficienze degli studenti venissero riportate nei documenti di valutazione finale così come nei prospetti generali da pubblicare sull’albo online dell’istituzione. Quindi chi ha già svolto gli scrutini finali ha anche già provveduto a stilare l’albo da pubblicare sul sito della scuola. Ora invece è tutto da rifare e per i dirigenti scolastici si tratta di una mossa inconcepibile, da cancellare: «Ritengo denuncia Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, in una lettera rivolta alla ministra all’istruzione Lucia Azzolina – del tutto inaccettabile che, su una materia delicata come quella della pubblicazione degli esiti degli scrutini, si impartiscano nuove istruzioni in palese contrasto con quelle già diramate, meno di due settimane addietro». In questo modo solo il singolo studente saprà con quali insufficienze deve fare i conti a settembre e, di fatto, si evita di pubblicare i quadri finali con diverse insufficienze.

IL PROBLEMA

Fino allo scorso anno i voti sospesi e segnati in rosso erano due o tre al massimo. Si trattava di quelle materie da recuperare con un esame a settembre. Quelli che ne avevano di più venivano direttamente bocciati. Quest’anno invece saranno tutti ammessi, senza esami di recupero, ma si eviterà di far vedere le 5 o 6 insufficienze in fila con cui sono stati promossi. La situazione si complica per i voti di ammissione alla maturità: la precedente ordinanza ministeriale 10/2020 prevedeva infatti che l’esito della valutazione è reso pubblico, riportando all’albo dell’istituto sede d’esame il voto di ciascuna disciplina e del comportamento, il punteggio relativo al credito scolastico dell’ultimo anno e il credito scolastico complessivo, seguiti dalla dicitura ammesso. Per i dirigenti scolastici se ne deduce che tutti i voti vanno pubblicati, a prescindere dal loro valore numerico, insieme al credito scolastico e vanno pubblicati online, anche in base alla legge del 2009 sull’uso del mezzo telematico contro lo spreco della carta. Ora invece è arrivata la richiesta di pubblicare i voti solo sulla pagina personale del candidato, abolendo il vecchio albo.
«Sottolineo espressamente assicura Giannelli – che non si pone alcuna questione di tutela della privacy in quanto tale condotta è prevista da precise fonti normative, fermo restando il divieto di pubblicazione di dati personali idonei a rivelare lo stato di salute o comunque non pertinenti. La stessa Autorità Garante si è ripetutamente espressa in tal senso. Le istruzioni fornite ieri (9 giugno ndr), in tutta evidenza, regolano la materia in modo contrastante con quanto previsto dalle norme attualmente vigenti e, pertanto, ne chiedo la rettifica».
Lorena Loiacono

Esami di maturità, FaQ: dalle commissioni ai lavoratori fragili, dall’elaborato, al punteggio e voto

da Orizzontescuola

di Antonio Fundaro

Continuano le precisazioni relativamente agli esami di maturità pubblicati, questa volta, dal Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio a seguito di “Sessione Q&A a FAQ” avente come tema “Chiarimenti adempimenti fine a.s. e esami situazione COVID-19”.

Commissione

Una delle Faq più ricorrenti riguarda la costituzione della Commissione. Anche nel caso in cui, in una classe ci fosse un docente abilitato su due materie, i componenti della commissione devono essere comunque sei più il presidente. Il presidente può capitare che sia impegnato, anche, impegnato negli esami di I ciclo. In questo caso, quelli del I ciclo, potrebbero essere spostati al pomeriggio

Studenti

Uno studente che ha abbandonato la frequenza e non ha fatto domanda d’esame, ma non si è ritirato ufficialmente, è comunque ammesso all’esame di maturità, ai sensi dell’art. 3 comma 1 lettera a) dell’Ordinanza Ministeriale 10/2020, per la quale si prescinde dai requisiti di cui all’art. 13 comma 2 del d. lgs. n. 62/2017. la mancanza della domanda costituisce, sì, una irregolarità ma questa è sanabile.

Cosa diversa nel caso di un alunno H, per il quale il GLHO ha deciso la ripetenza. La legge di conversione del decreto-legge n. 22 del 2020 introduce, infatti, una disposizione in merito alla non ammissione alla classe successiva degli alunni con disabilità, anche su richiesta della famiglia.

In generale, per i rimanenti studenti, non è previsto un giudizio di ammissione. L’O.M. 10/2020 dispone (Art. 3 c.1) che l’ammissione dei candidati interni sia, di fatto, legata alla sola iscrizione dell’alunno al V anno. Ne consegue che il Consiglio di Classe non deve più elaborare alcun giudizio di ammissione. Come non è previsto un numero di insufficienze che precluda l’ammissione di uno studente all’Esame di Stato. L’art. 3 dell’OM 10/2020 recita, infatti, che l’alunno è ammesso anche in assenza dei requisiti di cui all’art. 13 comma 2 del d. Lgs. N. 62/2017.

Privatisti ed esami del 10 luglio

I privatisti agli esami di maturità devono sostenere i colloqui preliminari a partire dal 10 luglio. Per l’esame di stato successivo, occorre attendere ordinanza che indicherà sessione straordinaria. È L’OM 10/2020, infatti, a rimandare a specifica ordinanza non ancora emanata dal Ministero dell’Istruzione. Detti colloqui preliminari devono, comunque, concludersi entro il 31 di agosto. Le prove preliminari dei candidati privatisti possono essere effettuate senza un giorno di intervallo tra scritti e orali. Non è necessario un giorno di intervallo, infatti, se c’è un tempo congruo alla correzione di tutti gli scritti. Le idoneità e i preliminari sono in presenza, scritti e orale, i primi entro il 1 settembre, i secondi dal 10 luglio.

Lavoratori fragili nelle Commissioni: nessuna possibilità di esami a distanza per il presidente

La partecipazione agli esami costituisce obbligo di servizio. La partecipazione agli esami in videoconferenza per i commissari è limitata al verificarsi delle condizioni previste dall’art. 26 comma 1 lettera c) dell’OM 10/2020, che parla di “specifiche disposizioni sanitarie”. Il dirigente scolastico, sulla base delle documentazioni mediche prodotte dagli interessati, identifica i docenti che, in quanto “lavoratori fragili”, per come individuati ai sensi del paragrafo “Misure specifiche per i lavoratori” del Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di Stato nella scuola secondaria di secondo grado”, debbono poter utilizzare la modalità di cui all’articolo 26, comma 1, lett. c). Il dirigente comunicherà l’elenco dei suddetti lavoratori al presidente di commissione per l’adozione delle misure di cui al citato articolo. Il presidente opera comunque nei casi che sopravvengono dall’insediamento della Commissione al fine di garantire la continuità dei lavori della stessa (nota MI prot. n. 8464 del 28/05/2020).

L’art 26 comma 1 lettera c) dell’OM 10/2020 non prevede, però, la possibilità, per il presidente, di svolgere gli esami a distanza. Ragion per cui nei casi di “lavoratori fragili”, impossibilitati a svolgere l’esame in presenza, si provvederà alla sua sostituzione.

Lavoratori fragili over 55

Per quanto riguarda i docenti che hanno più di 55 anni chi deve valutare la situazione di essere in condizioni di fragilità?

Il dirigente scolastico, sulla base delle documentazioni mediche prodotte dagli interessati, identifica i docenti che, in quanto “lavoratori fragili”, per come individuati ai sensi del paragrafo “Misure specifiche per i lavoratori” del Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di Stato nella scuola secondaria di secondo grado”, debbono poter utilizzare la modalità di cui all’articolo 26, comma 1, lett. c).

Il presidente opera comunque nei casi che sopravvengono dall’insediamento della Commissione al fine di garantire la continuità dei lavori della stessa (nota MI prot. n. 8464 del 28/05/2020).

Il testo breve

Per l’esame relativo al II ciclo il testo “breve” di lingua e letteratura italiana da sottoporre al candidato, tra quelli inseriti nel documento viene scelto dalla commissione? 

Vale la pena ricordare che il secondo punto del colloquio prevede, “la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno”. Perciò, se la fase di avvio è guidata dai docenti di indirizzo, questa è senza dubbio in mano al docente di Italiano, il quale dovrà rigorosamente attenersi a testi che siano stati ben esplicitati nel documento del consiglio di classe e nel programma svolto che è allegato.

Per testo breve può intendersi, anche, un passo di un testo non breve purché’ il passo sia breve e abbia un senso compiuto. Potrebbe trattarsi della discussione di un testo studiato nell’ambito dell’insegnamento della Lingua e della Letteratura italiana. Il testo di lingua e letteratura italiana oggetto della discussione nel colloquio orale ricompreso nel documento di classe non deve essere correlato da domande (es. analisi testo). È, invece, opportuno presentare il testo e lasciare al candidato e al commissario la personalizzazione.

L’elaborato d’esame

L’argomento dell’elaborato dei candidati all’esame di stato del II ciclo, è previsto e regolamentato dall’art. 17 dell’OM 10/2020 al comma 1 lettera a) che recita: “l’argomento è assegnato a ciascun candidato su indicazione dei docenti delle discipline di indirizzo (…) gli stessi possono scegliere se assegnare a ciascun candidato un argomento diverso, o assegnare a tutti o a gruppi di candidati uno stesso argomento che si presti a uno svolgimento fortemente personalizzato”. Le tematiche sono elaborate dal docente della disciplina e condivise con il Consiglio di Classe. Se le materie della seconda prova d’indirizzo sono due vanno l’argomento assegnato deve tener conto (nel caso di liceo scientifico, di matematica e fisica) di tutte e due le discipline.

In caso di mancata trasmissione al consiglio di classe dell’elaborato da parte dei candidati interni, si terrà conto di tale mancata trasmissione secondo quanto stabilito nei criteri per la valutazione finale, deliberati dai collegi dei docenti. Per i candidati interni tale mancanza non comporta, di per sé e in automatico, il non superamento dell’esame. Per i candidati privatisti la trasmissione dell’elaborato e la sua presentazione sono invece obbligatori e la mancanza anche di uno solo dei due elementi determina il mancato conseguimento del diploma, visto che l’elaborato e la sua presentazione rappresentano i soli elementi di valutazione (nota MI prot. n. 8464 del 28/05/2020).

Per l’elaborato della seconda è previsto un colloquio che prende avvio con la discussione di un elaborato concernente le discipline di indirizzo che erano state individuate per la seconda prova scritta in riferimento all’impianto d’esame in vigore fino a prima della pandemia, per esempio Matematica e Fisica per il liceo scientifico o Greco e Latino per il liceo classico. Per la valutazione il ministero ha elaborato una griglia di valutazione (il Consiglio di Classe non deve adottare criteri o griglie specifiche)

Punteggio integrativo e lode

Ai sensi dell’art. 15 co. 8 lettera b, 1° capoverso, dell’O.M. n. 10 del 16/05/2020 il punteggio integrativo può essere attribuito anche ai candidati che non hanno almeno 50 punti di credito scolastico e di almeno trenta nella prova d’esame, in considerazione del processo formativo e dei risultati di apprendimento conseguiti sulla base della programmazione svolta, ai sensi dell’articolo 1, comma 6 del Decreto legge.

Per l’attribuzione della lode, il comma 5 dell’art. 23 dell’O.M. n. 10 DEL 16/05/2020, recita “La sottocommissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di cento punti senza fruire dell’integrazione di cui al comma 4, a condizione che: abbiano conseguito il credito scolastico massimo con voto unanime del consiglio di classe; abbiano conseguito il punteggio massimo previsto alla prova d’esame”.

Pubblicazione atti

Gli atti relativi agli esami di Stato possono essere pubblicati online, fermo restando il necessario rispetto delle disposizioni sulla tutela dei dati personali.

Esiti scrutini solo su registro elettronico, Privacy d’accordo: voti online pratica invasiva

da Orizzontescuola

di redazione

In relazione alla questione della pubblicazione degli scrutini on line, l’Autorità garante per la protezione dei dati personali chiarisce all’Ansa.

“A differenza delle tradizionali forme di pubblicità degli scrutini – che oltre ad avere una base normativa consentono la tutela dei dati personali dei ragazzi – la pubblicazione online dei voti costituisce una forma di diffusione di dati particolarmente invasiva, e non coerente con la più recente normativa sulla privacy”. Per questo sostanzialmente il Garante è d’accordo, con la linea del Ministero di indicare l’ammissione degli studenti soltanto sul registro elettronico.

”Su questo punto – spiega il Garante – in un’ottica di collaborazione tra istituzioni, ci sono state nei giorni scorsi interlocuzioni con il Ministero della pubblica istruzione, che sono alla base della nota del 9 giugno dello stesso Ministero. Una volta esposti, infatti, i voti rischiano di rimanere in rete per un tempo indefinito e possono essere, da chiunque, anche estraneo all’ambito scolastico, e per qualsiasi fine, registrati, utilizzati, incrociati con altri dati presenti sul web, determinando in questo modo una ingiustificata violazione del diritto alla riservatezza degli studenti, che sono in gran parte minori, con possibili ripercussioni anche sullo sviluppo della loro personalità, in particolare per quelli di loro che abbiano ricevuto giudizi negativi. La necessaria pubblicità agli esiti scolastici – conclude il Garante – può essere peraltro realizzata, senza violare la privacy degli studenti, prevedendo la pubblicazione degli scrutini non sull’albo on line, ma, utilizzando altre piattaforme che evitino i rischi sopra evidenziati”.

La questione ha suscitato polemiche, e alcuni sindacati si sono ‘scontrati’ con il Ministero perché la nota 9168 del 9 giugno sarebbe andata contro la normativa vigente e in contrasto con quanto già disposto precedentemente.

Azzolina, ci sarà un modello PEI nazionale per il prossimo anno scolastico

da Orizzontescuola

“Ho ascoltato con piacere le voci di associazioni, studenti, famiglie- sottolinea la ministra- quella di oggi è stata una riunione molto proficua, che ha confermato un clima di positiva collaborazione fra i componenti dell’Osservatorio e il Ministero. Un confronto che va avanti da tempo”.

La Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha riunito questa mattina, in videoconferenza, l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica

Il Ministero, ha detto la Azzolina, “sta definendo il modello nazionale di PEI (Piano Educativo Individualizzato), documento molto atteso che sarà pronto in tempo per il nuovo anno scolastico”.

Per quanto riguarda l’emergenza Coronavirus, il Ministro ha detto: “L’amministrazione scolastica lavorerà affinché fin dal primo giorno possano esserci tutti gli insegnanti. E chiederemo ai dirigenti scolastici di metterli al centro delle scelte che faranno per la ripresa, sia da un punto di vista logistico che didattico”.