Malattie rare, nodi e obiettivi in vista degli Stati generali

Malattie rare, nodi e obiettivi in vista degli Stati generali
Redattore Sociale del 14/07/2021

Stamattina un webinar ha lanciato il percorso degli “Stati generali delle malattie rare”, in programma il 28 e 29 ottobre prossimi nell’ambito del Forum Sistema Salute, organizzato a Firenze da Koncept

FIRENZE. L’epidemia da Covid-19 ha messo in evidenza le criticità del sistema di assistenza e cura dei pazienti affetti da malattie rare, ma ha anche permesso di sperimentare soluzioni innovative che devono essere conservate e valorizzate. È quanto emerso stamattina in un webinar che ha lanciato il percorso degli “Stati generali delle malattie rare”, in programma il 28 e 29 ottobre prossimi nell’ambito del Forum sistema salute, organizzato a Firenze da Koncept.
Gli Stati generali avranno un percorso preparatorio articolato su tre tavoli, in cui gli stakeholders si confronteranno per mettere a punto proposte e spunti di riflessione. I tavoli riguarderanno il percorso del paziente, con il tema delle case di comunità, della telemedicina, della teleassistenza; i nodi nazionali, con l’aggiornamento dei Lea, il percorso di riconoscimento della malattia rata e dell’invalidità, l’approvazione dei farmaci; la ricerca, anche alla luce degli obiettivi del Pnrr. Un focus speciale sarà poi dedicato all’integrazione lavorativa delle persone con disabilità.
“Passati i picchi di pandemia, il sistema cerca di riorganizzarsi anche sulla base delle indicazioni del Pnrr. Nella bozza del nuovo Patto per la Salute è delineata una nuova struttura per l’assistenza sanitaria, con un particolare incremento delle prestazioni sul territorio: come conciliamo tutto questo con il ‘sistema’ malattie rare e con le esigenze specifiche che hanno le persone?”. A chiederselo è Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo – Federazione italiana Malattie rare. 
Il percorso degli Stati generali, precisa, inizierà da settembre. “L’obiettivo è elaborare proposte concrete e fattive che sciolgano i nodi di sistema rilevati dal Rapporto MonitoRare elaborato dalla Federazione. Come ogni attività di Uniamo, i tavoli saranno multistakeholders, per comprendere tutti i punti di vista e rafforzare sempre di più la rete che deve sostenere i percorsi. Diagnosi precoce, centri di eccellenza e prossimità territoriale, disponibilità di trattamenti, home-care e home-delivery, terapie digitali e ausili, le sfide della teleassistenza e telemedicina, i decreti attuativi per le sperimentazioni cliniche, il lavoro, l’assistenza: ecco alcuni esempi degli argomenti in discussione, che potranno essere ampliati se le persone che aderiranno riterranno di sottoporre al vaglio del gruppo altre questioni prioritarie”.
“È una vera e propria rivoluzione quella degli Stati generali delle malattie rare, che si svolge ogni anno all’interno del Forum sistema salute”, commenta Giuseppe Orzati, amministratore di Koncept. “I pazienti che normalmente sono obiettivo di iniziative che li ‘mettono al centro’, prendono l’iniziativa e si mettono al centro di un confronto nazionale su questioni reali che determinano la qualità della loro vita e trovare soluzioni condivise. Una rivoluzione di prospettiva. In questa chiave va letto anche il premio Rare diseases award”. “Koncept, che organizza il Forum sistema salute, sta lavorando insieme a Uniamo – prosegue Orzati – per dare ai pazienti di malattie rare e alle loro associazioni tutti gli strumenti per essere protagonisti delle scelte per il futuro che li riguarda”.
In occasione degli Stati generali sarà anche assegnato il premio Rare diseases award, promosso da Koncept e da Uniamo per supportare e valorizzare progetti e iniziative innovative a favore delle persone con malattia rara. Il premio si rivolge a startup, imprese, centri di ricerca, università, Advocacy groups, operatori sanitari, reti ospedaliere e a tutte le organizzazioni che abbiano sviluppato un progetto nell’ambito delle malattie rare e del miglioramento della qualità della vita dei pazienti in due settori: quello dei servizi alla persona e quello della comunicazione a favore dei pazienti e dei loro familiari (https://forumdellaleopolda.it/gli-stati-generali-delle-malattie-rare). (DIRE)

Risultati prove Invalsi

Risultati prove Invalsi: il commento del Presidente nazionale ANP 

Il presidente Nazionale ANP, Antonello Giannelli, intervenuto oggi alla presentazione dei risultati delle prove Invalsi, commenta i dati diffusi:“La partecipazione massiccia delle scuole alle rilevazioni INVALSI ci ha permesso di disporre finalmente di dati aggiornati e certi sui quali ragionare. Gli esiti, purtroppo, non ci stupiscono: era immaginabile che la pandemia avrebbe avuto una pesante ripercussione sugli apprendimenti degli studenti”.Continua il Presidente dell’ANP: “Nella scuola secondaria emerge, soprattutto, la rilevante varianza tra le classi del medesimo istituto. Il fenomeno deriva anche da una evidente discrasia del sistema dovuta alla mancata revisione delle competenze degli organi collegiali, risalenti al periodo preautonomistico, per evitare interferenze con quelle dei dirigenti. Occorre, invece, che questi siano dotati di effettivi strumenti di intervento che garantiscano la qualità e l’inclusività della didattica. Anche la preparazione e la motivazione dei docenti sono fondamentali: è dunque necessario lavorare in modo mirato su formazione e aggiornamento in servizio”.Conclude Giannelli “I dati hanno evidenziato la fragilità estrema del sistema scolastico, già nota prima dell’era COVID. Su tale fragilità il decisore politico deve intervenire con determinazione e lucidità, anche attraverso gli strumenti del PNRR, per superare definitivamente il vetusto modello della didattica puramente frontale”.

«Piano estate» e contrasto della dispersione scolastica: firmata intesa tra ministero e Regione Sicilia

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

È stata firmata, ieri mattina, a Roma, l’Intesa tra Istruzione e Regione Sicilia. Al centro dell’accordo, le azioni strategiche e le risorse finanziarie da stanziare a sostegno delle politiche educative e per il contrasto della dispersione scolastica nella Regione. Due le linee di intervento: il Piano Estate e il Piano triennale per il contrasto alle povertà educative.

L’Intesa siglata, in coerenza e continuità con le azioni messe in campo in questi mesi dal ministero per arginare il fenomeno dell’abbandono scolastico e per contrastare le diseguaglianze esasperate dalla pandemia, rappresenta un altro passaggio importante nella creazione di un ponte verso il nuovo anno scolastico.

«È il primo accordo che firmiamo con una Regione – ha dichiarato il Ministro Patrizio Bianchi – . È il segnale chiaro che temi fondamentali come le politiche educative e il contrasto alla dispersione scolastica si affrontano insieme».

«La Sicilia è la prima, tra le Regioni italiane, ad aver sottoscritto l’Intesa istituzionale con il Ministero dell’Istruzione, per il contrasto alla povertà educativa – ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci –. Rendere sinergici, sul piano programmatico e finanziario, gli interventi delle due istituzioni faciliterà il percorso di potenziamento del tempo pieno e la auspicata riduzione dell’abbandono scolastico precoce».

«Sono molto soddisfatto di questo passaggio – ha annunciato Roberto Lagalla, assessore all’istruzione e alla formazione professionale – che conferma l’unità di intenti tra i due livelli governativi e vede formalmente riconosciuto l’impegno del governo Musumeci in materia di diritto allo studio e di valorizzazione del capitale umano della Sicilia. Di tutto ciò ringrazio il ministro Bianchi per la sua vicinanza alla nostra Regione e il presidente Musumeci che, sin dall’inizio della legislatura, ha fatto dell’istruzione uno dei pilastri portanti della sua azione di governo».

Nell’ambito del Piano Estate, la Regione Siciliana si impegna a mettere a disposizione un contributo finanziario aggiuntivo finalizzato a potenziare le competenze disciplinari, il recupero della socialità e l’attività di accompagnamento delle studentesse e degli studenti verso l’inizio del nuovo anno scolastico. Saranno valorizzati, in particolare, i progetti delle scuole in rete con associazioni sportive, culturali e del terzo settore nell’ottica di una rigenerazione urbana e dello sviluppo dei quartieri a maggiore rischio di esclusione sociale.

L’Intesa prevede, inoltre, l’elaborazione di un Piano straordinario per il contrasto alla dispersione scolastica e della povertà educativa per il triennio 2021-2023. Tra le finalità, l’ampliamento dell’offerta formativa, la ristrutturazione degli istituti e, in particolare, degli spazi dedicati alla mensa e ai laboratori. Sono previsti anche: un programma per il rafforzamento delle competenze nella scuola secondaria di primo grado e nel primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, interventi formativi sull’orientamento per i docenti affinché possano sostenere studentesse e studenti nella scelta del percorso di studio, la creazione di sportelli di ascolto nelle scuole a più alto tasso di dispersione. L’Intesa ha validità triennale.


Bianchi: “creare osmosi tra istruzione e mondo del lavoro. Avviare transazione ecologica e formazione dei docenti”

da OrizzonteScuola

Di redazione

“Il rapporto tra sistema di istruzione e formazione e il mondo del lavoro è e deve essere caratterizzato da un’osmosi costante nell’interesse esclusivo dei giovani, che rappresentano il nostro futuro”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi in un’audizione oggi al Cnel sui temi del Pnrr, della digitalizzazione e del rapporto tra scuola e mondo del lavoro.

Per Bianchi, “il paese deve saper rispondere ai cambiamenti positivi come la transizione ecologica, e a quelli generati dalla pandemia come l’acuirsi delle disuguaglianze, attraverso una costante opera di reskilling dei soggetti in formazione e di quelli già operanti nel mondo del lavoro. Questo significa ampliare l’offerta formativa e lavorare per garantire livelli di istruzione omogenei. È fondamentale anche investire, come abbiamo previsto nel nostro Pnrr, in asili nido per favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro e sostenere il lavoro delle donne. In quest’ottica le parti sociali possono svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo dei patti educativi di comunità. Dobbiamo riportare la scuola al centro delle dinamiche politiche ed economiche”.

“La scuola – ha detto il presidente del Cnel, Tiziano Treu – deve essere al centro dei progetti del Pnrr perché la formazione dei giovani è il cuore del nostro sistema economico e produttivo. La traumatica chiusura delle scuole a seguito della pandemia Covid19 e la complessa riapertura a settembre scorso ha messo in luce quanta parte della vita degli italiani ruoti intorno alla scuola, non solo luogo di istruzione e apprendimento ma presidio culturale ed educativo del territorio. Il Cnel, anche nel Rapporto sugli esiti degli stress-test condotti durante il 2020, ha individuato tre assi di intervento prioritari nel sistema istruzione/formazione: orientamento, apprendimento o formazione permanente e parità di accesso”.

Rientro a settembre in sicurezza solo con docenti e studenti vaccinati, ma la scuola non può avere i dati

da La Tecnica della Scuola

Sul tema del rientro a settembre si stanno accavallando ipotesi e soluzioni diverse.
Si parla di didattica mista, in parte in presenza e in parte a distanza, ma in molti nutrono dubbi sul fatto che i docenti possano rientrare tutti in classe dal momento che più di 200mila fra docenti e altri operatori non sono ancora vaccinati.
Stando alle ultime notizie sembra che il Comitato Tecnico Scientifico sia intenzionato a precisare che in classe si potranno evitare mascherine e distanziamento nel caso in cui tutto il personale sia vaccinato.

Ma è proprio questo il punto debole dell’intera operazione.
Come abbiamo avuto modo di segnalare più volte l’Amministrazione scolastica non ha alcun titolo per conoscere la situazione vaccinale dei propri dipendenti e quindi non si comprende come si potrebbe limitare o ridurre in qualche misura l’uso di mascherine e distanziamento.

La soluzione potrebbe arrivare forse da una disposizione di legge che renda lecito il trattamento di alcuni dati personali da parte della Pubblica Amministrazione, come emerge anche da una proposta di Matteo Renzi.
Per esempio, nel caso delle vaccinazioni degli alunni, la scuola è titolata a conoscere le diverse situazioni individuali perché c’è una norma che lo prevede espressamente (si tratta del decreto legge 73 del 2017).
Non è quindi da escludere che, per superare questa difficoltà, il Governo possa adottare un provvedimento (un decreto legge si può approvare in tempi rapidi) che consenta alle Istituzioni scolastiche di conoscere la posizione vaccinale degli studenti e del personale.
Ma non sarà facile procedere in questa direzione perché c’è già qualcuno che parla di possibile incostituzionalità di una norma del genere.

Piano Estate e dispersione scolastica: intesa tra Ministero e Regione Siciliana

da La Tecnica della Scuola

È stata firmata, questa mattina, a Roma, l’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e Regione Siciliana. Al centro dell’accordo, le azioni strategiche e le risorse finanziarie da stanziare a sostegno delle politiche educative e per il contrasto della dispersione scolastica nella Regione. Due le linee di intervento: il Piano Estate e il Piano triennale per il contrasto alle povertà educative.

L’Intesa siglata oggi, in coerenza e continuità con le azioni messe in campo in questi mesi dal Ministero per arginare il fenomeno dell’abbandono scolastico e per contrastare le diseguaglianze esasperate dalla pandemia, rappresenta un altro passaggio importante nella creazione di un ponte verso il nuovo anno scolastico.

“È il primo accordo che firmiamo con una Regione – ha dichiarato il Ministro Patrizio Bianchi – . È il segnale chiaro che temi fondamentali come le politiche educative e il contrasto alla dispersione scolastica si affrontano insieme”.

“La Sicilia è la prima, tra le Regioni italiane, ad aver sottoscritto l’Intesa istituzionale con il Ministero dell’Istruzione, per il contrasto alla povertà educativa – ha detto il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci –.  Rendere sinergici, sul piano programmatico e finanziario, gli interventi delle due istituzioni faciliterà il percorso di potenziamento del tempo pieno e la auspicata riduzione dell’abbandono scolastico precoce”.

“Sono molto soddisfatto di questo passaggio – ha annunciato Roberto Lagalla, Assessore all’istruzione e alla formazione professionale della Regione Siciliana – che conferma l’unità di intenti tra i due livelli governativi e vede formalmente riconosciuto l’impegno del governo Musumeci in materia di diritto allo studio e di valorizzazione del capitale umano della Sicilia. Di tutto ciò ringrazio il Ministro Bianchi per la sua vicinanza alla nostra Regione e il Presidente Musumeci che, sin dall’inizio della legislatura, ha fatto dell’istruzione uno dei pilastri portanti della sua azione di governo”.

Nell’ambito del Piano Estate, la Regione Siciliana si impegna a mettere a disposizione un contributo finanziario aggiuntivo finalizzato a potenziare le competenze disciplinari, il recupero della socialità e l’attività di accompagnamento delle studentesse e degli studenti verso l’inizio del nuovo anno scolastico. Saranno valorizzati, in particolare, i progetti delle scuole in rete con associazioni sportive, culturali e del terzo settore nell’ottica di una rigenerazione urbana e dello sviluppo dei quartieri a maggiore rischio di esclusione sociale.

L’Intesa prevede, inoltre, l’elaborazione di un Piano straordinario per il contrasto alla dispersione scolastica e della povertà educativa per il triennio 2021-2023. Tra le finalità, l’ampliamento dell’offerta formativa, la ristrutturazione degli istituti e, in particolare, degli spazi dedicati alla mensa e ai laboratori. Sono previsti anche: un programma per il rafforzamento delle competenze nella scuola secondaria di primo grado e nel primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, interventi formativi sull’orientamento per i docenti affinché possano sostenere studentesse e studenti nella scelta del percorso di studio, la creazione di sportelli di ascolto nelle scuole a più alto tasso di dispersione.

L’Intesa ha validità triennale.

Elenchi aggiuntivi I fascia GPS, funzioni attive dal 16 luglio

da La Tecnica della Scuola

Nel periodo compreso tra le ore 9 del 16 luglio 2021 e le ore 14 del 24 luglio 2021 saranno disponibili le funzioni telematiche per la presentazione delle istanze finalizzate all’inserimento negli elenchi aggiuntivi alle graduatorie provinciali per supplenza di I fascia e corrispondenti graduatorie di istituto di II fascia.

A ricordarlo è il Ministero dell’Istruzione che con nota 21317 del 12 luglio 2021 ha trasmesso un avviso di pari data e il D.M. n. 51 del 3 marzo 2021, recante “Costituzione degli elenchi aggiuntivi alle graduatorie provinciali per le supplenze del personale docente ed educativo, in applicazione dell’articolo 10 dell’Ordinanza del Ministro dell’istruzione 10 luglio 2020, n. 60 e disposizioni concernenti gli elenchi dei docenti della scuola primaria e dell’infanzia per l’attribuzione di contratti di supplenza presso i percorsi a metodo Montessori, Pizzigoni, Agazzi”.

Ricordiamo che potranno presentare istanza di inclusione negli elenchi aggiuntivi gli aspiranti che conseguiranno il titolo di abilitazione o di specializzazione entro il 31 luglio 2021.

Le istanze dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica, attraverso l’applicazione “Istanze on Line (POLIS)” previo possesso delle credenziali SPID o, in alternativa, di un’utenza valida per l’accesso ai servizi presenti nell’area riservata del Ministero con l’abilitazione specifica al servizio “Istanze on Line (POLIS)”.

Coloro che conseguiranno il titolo di abilitazione e/o specializzazione successivamente alla data del 24 luglio 2021 si iscriveranno con riserva, che sarà sciolta a seguito di comunicazione via PEC dell’avvenuto conseguimento agli uffici competenti entro il 1° agosto 2021.

Coloro che risultino già iscritti nelle GPS e che richiedano l’inserimento negli elenchi aggiuntivi, dovranno trasmettere la domanda al medesimo Ambito territoriale destinatario della precedente istanza di inclusione.

Gli aspiranti non inseriti in alcuna GPS oppure collocati in una diversa GPS rispetto a quella per la quale presentano domanda per l’inserimento negli elenchi aggiuntivi, indicheranno nell’istanza anche le sedi prescelte, fino ad un massimo di 20 istituzioni scolastiche, ai fini dell’iscrizione nelle correlate GI di II fascia.

Il punto sui concorsi da espletare in attesa della conversione del decreto 73

da La Tecnica della Scuola

Nel marzo del 2020 sono stati banditi dei concorsi per tutti gli ordini di scuola.

  • Decreto 498, concorso ordinario per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per i posti comuni e di sostegno della scuola dell’infanzia e primaria.
  • Decreto 499, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per posti comuni e di sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado.
  • Decreto 510, concorso straordinario, per titoli ed esami, finalizzato all’immissione in ruolo di personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune e di sostegno.
  • Decreto 497, concorso straordinario, per esami finalizzato all’accesso ai percorsi di abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune.

Per la partecipazione a detti concorsi gli aspiranti hanno prodotto regolare domanda entro luglio 2020, ma causa pandemia, i concorsi, tranne quello straordinario previsto dal decreto 510 e i concorsi STEM per le classi A 28 matematica e scienze per la scuola secondaria di primo grado e A20 fisica, A26 Matematica, A27 matematica e fisica e A41 scienze e tecnologie per la scuola secondaria di secondo grado non è stato possibile svolgerli.

Le procedure concorsuali di cui ai decreti 498 e 499 citati, sono state modificate con l’approvazione del decreto 73 del 25 maggio 2021 che in ottemperanza a quanto stabilito dall’art. 10 del decreto 44 si svolgeranno senza prova preselettiva, con una sola prova scritta e un prova orale e la valutazione dei titoli.

Tali concorsi dovrebbero essere svolti entro il 2021, compreso il concorso per il conseguimento dell’abilitazione previsto dal decreto 497 al fine di procedere alla copertura delle cattedre vuote entro settembre 2022.

Sindacati scuola Sicilia: nessuna lista di proscrizione del personale non vaccinato

da La Tecnica della Scuola

In una nota congiunta i segretari regionali della Flc Cgil, Adriano Rizza, Cisl Scuola, Francesca Bellia, Uil Scuola, Claudio Parasporo, Snals-Confsal, Michele Romeo e Fgu Gilda Unams, Loredana Lo Re dicono: “No alle liste di proscrizione sul personale non vaccinato della pubblica amministrazione”.

E poi continuano in un comunicato: “L’ordinanza n. 75 del 7 luglio 2021 con la quale il presidente della regione Siciliana, Nello Musumeci, all’articolo 3 prevede la ricognizione del personale non vaccinato del pubblico impiego, a parere delle scriventi organizzazioni sindacali non tiene in alcun conto le indicazioni espresse dal Garante per la privacy, che ha dichiarato: “Il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico competente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali”.

“L’art. 3 dell’ordinanza sopra citata dunque contravviene all’attuale disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e alle disposizioni sull’emergenza sanitaria e ciò non è ammissibile. Inoltre l’ordinanza regionale detta disposizioni su una materia, l’obbligo vaccinale appunto, che è di competenza dello Stato secondo quanto stabilito dalla Costituzione”.

“Le scriventi organizzazioni sindacali – prosegue la nota dei sindacati siciliani- consapevoli che l’emergenza sanitaria è drammaticamente ancora in atto, ritengono che non può essere certo un’ordinanza regionale a dettare obblighi al personale dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione, ordinando al datore di lavoro pubblico ‘di provvedere, nei modi e termini previsti dal CCNL di categoria, ad individuare per l’interessato una differente assegnazione lavorativa’”.
“Inoltre l’ordinanza, introducendo implicitamente un obbligo di vaccinazione non lecito, non fornisce poi indicazioni chiare circa le modalità applicative delle medesime disposizioni rispetto al ‘chi’ e al ‘come’ renderle operative e arriva addirittura ad immaginare, con  il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, presidi davanti le istituzioni scolastiche, con la chiara intenzione di individuare chi non è vaccinato. Siamo dunque di fronte ad uno dei soliti provvedimenti confusi del nostro governo regionale”.

“Ma la conseguenza ancora più grave dell’ordinanza è che crea i presupposti per considerare il personale scolastico come responsabile dei contagi per non essersi vaccinato in massa, dimenticando volutamente che proprio questo personale è stato il destinatario nei mesi scorsi del vaccino Astrazeneca, che ha scoraggiato non poco i lavoratori per le gravi problematiche derivate dalla somministrazione dello stesso”.
“Ribadiamo ancora che solo un atto normativo dello Stato – sottolineano nel documento – potrà prevedere l’obbligatorietà della vaccinazione anti Covid-19 e sino a quando questo non ci sarà si dovrà continuare ad applicare le disposizioni vigenti sulle ‘misure speciali di protezione’ previste per gli ambienti lavorativi (art. 279 del d.lgs. n. 81/2008)”.

“Siamo consapevoli che l’adesione massiccia alla campagna vaccinale sia uno degli strumenti per poter riprendere le normali attività di tutti i giorni ma siamo altrettanto certi che, per riprendere a settembre la didattica in presenza in condizioni di sicurezza, occorra la volontà politica di mettere in atto altre misure sostanziali di natura organizzativa sulle quali le organizzazioni sindacali si sono ampiamente pronunciate nei mesi scorsi, ossia quelle legate alla previsione di organici del personale docente e Ata adeguati e non sottodimensionati come quelli attuali e all’eliminazione delle classi pollaio”.

Mascherine, distanziamento e no-vax ostacoli alla normale riapertura delle scuole

da Tuttoscuola

Mancano 50 giorni alla riapertura delle scuole e già si intravvedono ostacoli per un avvio normale delle lezioni, senza nemmeno voler considerare eventuali effetti della variante Delta del Covid-19.

C’è prima di tutto il problema del personale scolastico non vaccinato, tra cui certamente è presente un nutrito numero di no-vax.

Nel monitoraggio settimanale dei vaccinati, a fronte di un milione e 64mila vaccinati tra il personale scolastico, risultano più di 216 mila quelli che non hanno ricevuto nemmeno la prima dose.

Cinque Regioni più la Provincia di Bolzano hanno una percentuale di personale scolastico senza alcuna copertura sopra il 25 per cento: la Sicilia è al 43,6%, seguita da Alto Adige al 38,5%, dalla Sardegna al 33,3%, dalla Calabria al 32,9%, dalla Liguria al 26,9% e dall’Umbria al 25,3%.

Indietro anche la provincia di Trento e il Piemonte.

Il commissario Figliuolo non solo ha scritto ai presidenti delle Regioni invitandoli ad attivarsi per individuare i non vaccinati e convincerli alla vaccinazione, ma ha manifestato tutta la sua preoccupazione per il ritardo nelle vaccinazioni dei docenti che potrebbe essere una concausa del rischio Dad con la ripartenza di metà settembre.

“Otto, nove amministrazioni – ha dichiarato – sono ancora ampiamente lontane dall’80% della copertura per la prima vaccinazione degli operatori scolastici”.

Il Cts ha raccomandato l’uso di mascherine a scuola e il distanziamento, condizioni necessarie per assicurare l’attività didattica in presenza.

A proposito di distanziamento, ritorna il problema delle classi numerose da sdoppiare.

In proposito si ipotizza da parte del Governo, in sede di conversione del DL 73 sostegni bis, l’assegnazione di una quota aggiuntiva di 40mila docenti che potrebbero consentire lo sdoppiamento di circa 25 mila classi, visto che nel rapporto attuale vi sono 1,75 docenti per classe.

Potrebbero non bastare per evitare il ritorno in DAD per molti studenti delle superiori.

Esame di Stato secondo ciclo in era COVID: formula stabile?

da Tuttoscuola

di Tiziana Rossi

La formula dell’esame di Stato del secondo ciclo – edizioni 2020 e 2021 senza significative variazioni sul tema tra le due annate – in ‘salsa’ Covid19 è divisiva. Niente scritti, assegnazione entro il 30 Aprile di un elaborato incentrato sulle discipline caratterizzanti l’indirizzo, analisi di un testo di Letteratura italiana, PCTO e valorizzazione del curriculum dello studente, ‘materiale’ interdisciplinare – ovvero spunto a partire dal quale sviluppare il colloquio, possibilmente in dialogo interlocutorio tra i saperi. Il tutto valutato in 60esimi grazie a una griglia nazionale centralizzata. Questa la ricetta, a qualcuno gradita, ad altri no, da pochi compiutamente analizzata al di là della mera logica emergenziale.

Se parte del mondo scuola tuona contro la formula ‘snellita’ , ritenendo del tutto irrisoria e appiattente – monodimensionale in qualche modo – la valutazione centrata su un’unica prova orale, è pur vero che a un’analisi meno settaria e manichea, le scelte del legislatore appaiono in linea con una serie di dispositivi potenzialmente innovativi messi in campo negli ultimi dieci anni.

Anzitutto il richiamo costante alla interdisciplinarietà, già a partire dall’elaborato assegnato dai docenti del consiglio di classe entro il 30 aprile: significativa novità di quest’anno rispetto allo scorso, esso parte dalle discipline caratterizzanti (e qui si esauriva nel 2020), ma è altresì “integrato, in una prospettiva multidisciplinare, dagli apporti di altre discipline o competenze individuali presenti nel curriculum dello studente, e dell’esperienza di PCTO… tenendo conto del percorso personale”. Trovano qui spazio concetti chiave dell’innovazione scolastica a suon di Riforme degli ultimi venti anni: il curricolo per competenze e non per saperi dogmaticamente prescritti da “programmi ministeriali”, il dialogo costante tra i saperi, l’alternanza scuola-lavoro (ovvero i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, PCTO in sigla) come metodologia attiva incentrata sul soggetto che apprende risolvendo sfide, problemi in contesti situati fuori e dentro l’aula, evocando e mobilitando i saperi in funzione di temi reali, siano essi prototipi industriali o artefatti culturali, ipotesi scientifiche, dibattiti sociali da dirimere. E poi la personalizzazione: individualizzazione e personalizzazione ormai da tempo sono assurti a diritto per tutti, ben oltre i progetti personalizzati ai sensi della legge 104 e 170. Questi due cardini dicono di percorsi adattati agli stili apprenditivi e ai talenti multipli, ai tempi e ai ritmi della persona, come vie diverse per i medesimi scopi (individualizzazione), ovvero della facoltà di apprendere anche cose diverse, in risposta ai bisogni e alle aspirazioni della persona intesa come unicità (personalizzazione). La Riforma 2017-2019 degli istituti professionali – tanto per citare l’ultimo “rimaneggiamento” alla Riforma ordinamentale del 2019 – va esattamente in questa direzione, sottoscrivendo la necessità della formulazione di un progetto formativo individuale per ogni studente, flessibile e adattato al pregresso, privilegio già dal 2012 riconosciuto al mondo della formazione adulta all’insegna del diritto al riconoscimento e alla validazione di quello che già si sa e si sa fare, siano i saperi pregressi formali, non formali o informali.

Il tema è ulteriormente ‘stressato’ dal varo definitivo del modello di “curriculum dello studente” legiferato in Agosto 2020 e per la prima volta applicato quest’anno. Il documento accompagna il certificato di diploma e lo studente stesso è stato chiamato negli scorsi mesi a dichiarare i percorsi di alternanza, le certificazioni linguistiche e informatiche, le attività di volontariato, le aree di interesse messe in campo, in una sorta di bilancio di competenze che inserisce a sistema in SIDI, il sistema informativo del Ministero. Una esaltazione dell’autonomia e della responsabilità dello studente stesso e un’occasione di accompagnamento e mentoring per le scuole  per l’autoanalisi e il bilancio delle competenze acquisite, anche in ottica di orientamento permanente alle scelte future di studio e di lavoro.

Potenzialmente questi dispositivi rilanciano il ruolo attivo della scuola come centro di job placement, in rete con CPIA, Agenzia del Lavoro, Centro Territoriali per l’impegno, Anpal, in ottica sussidiaria e di sostegno anche oltre la siepe, il traguardo della ‘maturità’.

Il lavoro futuro nelle scuole, quindi, è a un bivio: collazionare testi e materiali di spunto per il colloquio, che talvolta improvvisano in malintesa accezione una interdisciplinarità posticcia e fattizia, ovvero promuovere un curricolo dell’oralità tra le discipline per temi e per problemi dalla classe terza almeno.

Lo spazio è tutto alla stimolazione del dibattito su temi culturali divisivi, anche a partire dagli interessi culturali degli studenti, esercitandoli al public speaking e al debate anche online e valorizzando al massimo le potenzialità delle tecnologie nei piccoli gruppi delle ‘breakout rooms’, imposte dalla DAD e validissime in questa specifica accezione. Lo spazio è, ancora, alla rilettura ragionata e meditata delle esperienze di alternanza, proponendo stimoli che colgano la continuità nella discontinuità delle varie esperienze, nel disegno complessivo che la persona traccia attraverso le varie occasioni di fruizione culturale: la scuola dà la regia e la centralità e l’intenzionalità del progetto (ha attori competenti, i docenti, che possono farlo), ma – da tempo ormai – non è l’unica agenzia di apprendimento.

In sintesi: l’Esame riformato per necessità può essere occasione per innovare ponendo al centro la persona e le sue competenze in un disegno complessivo che valuti la sua capacità di mobilitare le conoscenze per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo in contesti situati, anche non noti e non piatti e standardizzati, ma ritagliati sui suoi interessi e passioni.

Se la scuola saprà farlo, dimostrerà resilienza e capacità di superare gli ostacoli, trasformando la tragedia sanitaria e sociale che abbiamo vissuta – e dalla quale speriamo di uscire trasformati in meglio – in una ripartenza di riscatto culturale.

Concorso STEM: le accuse sindacali e il flop ministeriale

da Tuttoscuola

Fin dai primi risultati del concorso STEM (e dalle dichiarazioni dei candidati al termine dello scritto) era parso chiaro che si stava prospettando un’ecatombe di candidati. Le verifiche puntuali registrate da tuttoscuola.com e pubblicate in aggiornamento ogni giorno, hanno purtroppo confermato un dato che forse non ha precedenti e che riapre il dibattito sulle modalità di svolgimento dei concorsi e fors’anche sulla loro natura selettiva.

Su 16.175 candidati interessati ai risultati pubblicati per le quattro classi di concorso STEM (mancano tuttora i dati della A028) soltanto il 13% (2.101 candidati) ha superato gli scritti, mentre il restante 87% (14.074 candidati) ne sono stati esclusi, perché assenti o bocciati.

Entrando nel merito delle singole classi di concorso STEM, l’A020 (Fisica) registra il 95,2% di candidati esclusi, l’A027 il 91,2%, l’A026 l’89,9% e l’A041 il 75,5%.

Le percentuali “bulgare” di candidati non ammessi stanno già provocando reazioni soprattutto in campo sindacale, dove lo Snals ha avviato un ricorso al TAR contro il bando per ottenere che il voto sufficiente per accedere agli orali non sia di 70/100, ma di 60/110.

La posizione più critica è, comunque, quella della Cisl-scuola che per voce della segretaria generale, Maddalena Gissi, ha invitato a riflettere su quelle eclatanti percentuali di bocciature, dichiarando polemicamente: “Respingiamo con forza, perché del tutto falsa, l’accusa secondo cui staremmo trascurando l’esigenza di un’elevata qualità culturale e professionale come requisito di cui deve disporre chi accede al lavoro nella scuola. Un’accusa che sarebbe facile rilanciare, rivolgendola a chi accetta, senza battere ciglio, che un quarto dei posti di insegnamento sia coperto da personale precario, della cui formazione in servizio ci si cura evidentemente poco o nulla, visto quanto accaduto, ad esempio, con le risorse della card.

L’invito, che alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni è un invito accorato, è di schiodarsi una volta per tutte dall’insulsa diatriba concorsi sì – concorsi no”.

Come si vede, non viene messo in discussione il concorso, ma la sua modalità di svolgimento.

Quali modalità sono da rivedere?

La committenza dei quesiti assegnata all’università, forse senza raccomandare contenuti adatti ai docenti? Oppure la struttura della prova scritta per quesiti con risposte multiple?

In questa seconda ipotesi verrebbe messo in discussione l’intero impianto della riforma del concorso appena approvata dal DL 73.

Nota 14 luglio 2021, AOODGSIP 1603

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico

Ai Dirigenti Scolastici degli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado
LORO SEDI

Oggetto: Iniziativa nazionale #ioleggoperché – Edizione 2021, dal 20 al 28 novembre 2021.

Rapporto INVALSI 2021

Il 14 luglio 2021 l’INVALSI presenta il Rapporto delle rilevazioni sugli apprendimenti condotte nel periodo marzo – maggio nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, con riferimento agli esiti delle classi campione.

https://www.invalsiopen.it/presentazione-risultati-prove-invalsi-2021/

Il video dell’evento: https://www.youtube.com/channel/UCjLPdI35y_o7N5bPkEnB6kA