In attesa della preannunciata(?) parola del Ministero…

di Francesco G. Nuzzaci

Lettera alla Ministra

Noi studenti gladiatori

Siamo studenti gladiatori, cara Ministra della scuola.

Otto milioni di cervelli senza tetto, giovani monadi senza più finestre, pseudovacanzieri senza gioia né mare né sole, solo vacatio, vuoto, buco nero, che tutto inghiotte nel suo vorace niente.

Solo nella mia stanza, sirene e megafoni strillano incubi in attesa della videolezione. Non è scuola ma mimesi, idoli virtuali, ombre di volti amici nella caverna del pensiero.

Dove sono odori, rumori, scherzi, risa e pianti, tra banchi e lavagne dipinte di formule di gesso? Quanto rimpiangiamo quella sveglia la mattina.

Tiriamo avanti grazie ai nostri professori, scudi di quiete nella tempesta che infuria, carezze d’amore per noi quasi figli.

Non è questo virus maledetto, che forse nel suo male può insegnare, ma la realtà che ci bandisce nel limbo dell’attesa.

Esami? Università? Domande negate di un mondo che ci sottovaluta perché non maturi, a stento maturandi, risposte che nessuno ha ancora proferito.

Ma nell’arena siamo noi, e chi mi spaventa son quelli  nei posti d’onore, laggiù sugli spalti, che decideranno delle nostre piccole grandi vite.

Che starà pensando il nostro imperatore, il suo pollice ci salverà o condannerà alla paura?

Io gladiatore urlo e sobillo il pubblico, che diventi finalmente parte dello spettacolo e non sprechi il nostro sangue tra discorsi astratti e fantasiosi, perché negare l’evidenza ci fa cibo per leoni, sconfitti da un esame offline dalla realtà.

Non basterà la promozione e una medaglia di latta sui nostri petti glabri, la nostra prova sia a misura di studente e non d’informatico demiurgo.

Io gladiatore, soldato della mia cultura, voglio la verità, non questa arena angusta; solo così saremo vincitori, semineremo questo campo di battaglia per donare ai nostri successori un giardino di bellezza, non una diretta webcam senza cuore.

Francesco Cosimo Andriulo – Classe V M Indirizzi Scienze Applicate – Liceo “Cartesio” di Triggiano (BA)


Una lettera non ministeriale

Una lettera non ministeriale

di Maurizio Tiriticco

Nel maggio del 1967 don Milani e i suoi alunni della Scuola di Barbiana pubblicano la “Lettera a una professoressa”. Lamentano il fatto che troppe professoresse, in genere di origine socioculturale piccolo-borghese, insistano nel bocciare molti dei loro alunni. Ed, ovviamente, quelli provenienti da classi sociali disagiate. Si tenga presente che l’avvio della scuola media unica obbligatoria – con conseguente abolizione dei tre anni postelementari dell’avviamento al lavoro – ha avuto inizio con l’anno scolastico 1963-64. Ed i primi della nuova scuola anni furono proprio contrassegnati da un alto numero di bocciature. La “professoressa”, abituata a confrontarsi con alunni provenienti dalle classi borghese e piccolo-borghese, ovviamente “faceva fatica” a confrontarsi con alunni provenienti a volte in larga misura da famiglie scarsamente acculturare ed alfabetizzate.

Va anche detto che molti di quei “nuovi” alunni mal sopportavano di dover frequentare la scuola dopo aver conseguito la licenza elementare. Anche perché intendevano accedere direttamente al mondo del lavoro senza troppe remore e laccioli. In seguito, con il trascorrere degli anni, stante anche il fatto che il mondo del lavoro richiedeva soggetti sempre più acculturati, la frequenza della scuola media unica non fu più avvertita come un’imposizione! Anzi! E occorre ricordare che l’accesso agli istituti secondari, soprattutto tecnici e professionali, divenne con il trascorrere degli anni pressocché “naturale”.

In questi giorni, il non potere accedere alle aule scolastiche, all’istruzione che vi è veicolata, stante le limitazioni imposte dalla lotta contro il corona virus, non è avvertito come un “piacere” da parte dei nostri studenti, perché sanno benissimo che perdere giorni e giorni di scuola pregiudica non tanto l’anno scolastico quanto l’acquisizione di quelle conoscenze, abilità e competenze che oggi ed ancor più domani sono indispensabili per qualsiasi loro scelta futura. E non è avvertito come un “piacere” neanche dai nostri insegnanti, dirigenti e personale tutto della scuola. Perdere “giorni di scuola” oggi è come perdere “giorni del nostro futuro”!

In tale difficile contesto/scenario. oggi, dopo tanti anni, abbiamo una nuova “lettera a una professoressa” – rivolta anzi a tutti i nostri insegnanti, dirigenti, studenti e mondo della scuola tutto – ma in una situazione estremamente diversa rispetto a quella del lontano 1967. Si tratta della lettera che la Ministra delI’Istruzione, Lucia Azzolina, scrive agli studenti e alle loro famiglie, agli insegnanti, agli Italiani tutti. E’ una lettera lunga, argomentata, ricca di considerazioni e di consigli anche! Anche perché oggi – rispetto al lontano 1967 – la scuola può disporre di una strumentazione allora forse neanche immaginabile! Alludo, ovviamente, alle TIC, a quelle Tecnologie dell’Insegnamento e della Comunicazione di cui oggi possiamo disporre in larga misura e con ampie possibilità di successo.

Anche se oggi il vis à vis tecnologico non è pari al vis à vis interpersonale, le risorse che offre. In effetti, sono indubbiamente di ottimo livello ed importanti. Se, date certe condizioni, è possibile oggi il telelavoro, può essere possibile anche il telestudio! Un vocabolo che ora il pc mi segnala in rosso, ma che domani mi riconoscerà come corretto. Mi piace concludere con alcuni passaggi e con le ultime parole della lettera della Ministra Azzolina:

“Sono pienamente consapevole che questo cambiamento repentino non è sempre facile da gestire, che ci sono difficoltà tecniche, logistiche, ma so anche che tutti Voi state facendo il meglio che potete, non solo per portare avanti un programma, ma per trasmettere ai ragazzi, e in generale a tutta la nostra comunità, che si può e si deve guardare avanti, con fiducia, nell’attesa di superare la fase di emergenza.

“La didattica a distanza deve tenere al centro l’esperienza e la sensibilità dei docenti, ed è quello che sta avvenendo ogni giorno in più istituti e territori. Così riscopriamo il valore della comunità educante, del confronto costruttivo, che va oltre umane divisioni e personalismi: la scuola funziona grazie all’unione, cooperazione tra le componenti che lavorano insieme a famiglie, studenti e portatori di interessi sul territorio. Questo è il momento di ricorrere alle nostre migliori risorse, perché l’eccezionalità della situazione lo richiede, e so che lo state facendo. Quando si è alla guida di un istituto, l’imperativo, come sa bene ogni dirigente scolastico, è quello di tenere unite tutte le componenti della scuola, di stare vicino ad ogni dipendente e ad ogni studente per affrontare insieme il dolore e le difficoltà, di far sentire la propria presenza con discrezione e disponibilità

“Vi saluto con l’augurio che presto la nuova comunità educante che nascerà da questa esperienza, con una ritrovata capacità di far bene, possa stringersi attorno alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, mentre la campanella li chiamerà a tornare in classe.

Della didattica e della giusta distanza

Della didattica e della giusta distanza

di Alessandra Condito

Da settimane non si fa altro che parlare, come è giusto che sia, di didattica a distanza.

Se ne parla con toni diversi e da prospettive private e professionali differenti.

C’è l’entusiasmo di chi vede finalmente avverarsi il sogno di una scuola digitale, “al passo coi tempi” e chi insiste nel dire che “questa non è scuola. La scuola si fa sui banchi. Punto”. Questo per dire solo delle posizioni estreme. In mezzo, ovviamente, tante sfumature.

Le prospettive con cui si affronta il tema della didattica a distanza sono altrettanto variegate, perché il tema coinvolge dirigenti scolastici, docenti, educatori, studenti, genitori, ma anche studiosi della società che, in un tempo “in cui siamo tutti sulla stessa barca” di fronte al virus, ci ricordano che le barche non sono tutte uguali. E che ci sono interi pezzi del paese per i quali usufruire della didattica a distanza è impossibile, per mancanza di strumenti fisici e culturali che ne consentano la fruizione.

Ma non è di questo che voglio scrivere. Altri meglio di me, e con più autorevolezza, lo hanno fatto. Vorrei per un momento concentrarmi sul tema della distanza, che è poi tema fondativo di ogni relazione.

Distanza tra me e l’altro da me, distanza tra me e l’oggetto amato desiderato irriso temuto, distanza tra me e il diverso da me. Qual è la giusta distanza in ognuno di questi rapporti? Quanti centimetri di distanza dall’oggetto amato, affinché mi ami senza inglobarmi a sé, quanti chilometri dall’oggetto temuto, affinché non mi faccia del male, quanti metri dal diverso da me, affinché ci sia lo spazio per conoscersi senza provare (reciproca) paura?

E nella scuola, qual è la giusta distanza?

“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.” (Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, capitolo XXI)

Metafora abusata, mi si dirà. Concordo. Ma la risposta alla domanda successiva forse non è così risaputa.

Siamo sicuri che nella scuola docenti e studenti abbiano trovato la “moderata distanza reciproca”? Quella giusta misura che consenta, dovendo condividere uno stesso spazio, di provare piacere a fare delle cose insieme, cose che, nella scuola, hanno a che fare con la costruzione di conoscenze e competenze, che non è roba da poco?

Da persona che da più di trent’anni lavora nel mondo della scuola mi trovo a rispondere a questa domanda come farebbe qualsiasi persona che, anche solo per una parte limitata della propria vita (e chi non lo ha fatto?) sia stato in una scuola o abbia i figli che ancora la frequentano.

La risposta è: dipende, e per lo più dipende dal caso. Se sei fortunato avrai incontrato docenti capaci di interessarsi ai propri studenti, non come oggetti da riempire e valutare, ma come soggetti intenzionali con cui è piacevole, oltre che necessario, costruire relazioni, perché è solo nella relazione che si costruiscono i saperi, se per essi non intendiamo nozioni ma mondi.

E allora. Cosa c’entra tutto questo con la didattica a distanza?

C’entra. C’entra come non mai. Ed è qui, non sui dispositivi e sulle piattaforme, che si giocherà la tenuta di questi mesi di “scuola”.

Solo ai docenti capaci di tenere la giusta distanza dovremo essere grati se, alla fine di questo forzato isolamento, i nostri ragazzi non avranno perso il gusto (forse anche il dis-gusto, perché per provare disgusto bisogna comunque fare lo sforzo di provare) di apprendere.

Si è molto parlato, in queste settimane, di docenti impegnati a formarsi sull’uso di piattaforme digitali per le quali molti di loro, indipendentemente dall’età, avevano provato se non disgusto di certo disinteresse fino a pochi giorni prima.

Alcuni organi di stampa scrivono che ci voleva il virus per svegliare dal torpore la classe docente italiana, ma siamo sicuri che i nostri docenti stessero davvero dormendo o peggio ancora che fossero incapaci, nonostante gli sforzi profusi, di apprendere l’uso delle nuove tecnologie nella didattica, come diciamo a fine anno di quegli studenti che “poverini, si impegnano ma non ci arrivano”?

Dal mio osservatorio ho visto docenti, compresi i più refrattari, imparare in pochi giorni, al più in una settimana, l’uso di dispositivi utili a svolgere didattica a distanza, seppure con gradi diversi di interazione e complessità. Come a dire, se serve, ho gli strumenti culturali per imparare. Detto altrimenti, se finora non ho utilizzato gli strumenti digitali, è perché ho ritenuto che altri mediatori didattici fossero più funzionali al setting di apprendimento in uso. Non inerzia dunque, ma intenzione. C’è una bella differenza, se ne converrà.

Diversamente, a più di un mese dalla sospensione delle lezioni, dal mio stesso osservatorio vedo ancora docenti in difficoltà rispetto alla giusta distanza da tenere con gli studenti.

Ci sono i docenti (gli stessi che a scuola entrando si stringono nei loro cappotti come in un’armatura) che, timorosi che la rete li faccia intravedere vulnerabili, amplificano la distanza con i propri studenti, scegliendo gli strumenti di comunicazione più asettici e mantenendo tempi contingentati per le lezioni e le consegne dei compiti. In genere, dopo pochi giorni, cala un gelo che bisogna accendere il calorifero anche se è primavera.

Ci sono i docenti (per lo più quelli che a scuola si fermano a parlare nei corridoi con i ragazzi, e che dai ragazzi sono cercati) che, preoccupati di non dare abbastanza, rischiano di pungersi coi propri stessi aculei. Incapaci di fissare la giusta distanza, lavorano sedici ore al giorno, rispondono alle chat, inviano compiti su classroom, registrano video su youtube, si collegano la mattina via skype. Sono ammirevoli, ma rischiano di farsi male. Sono per lo più giovani, impareranno. Ne hanno il desiderio e la capacità. Hanno solo bisogno di più tempo.

Infine ci sono gli altri, forse ancora una minoranza, che hanno già imparato a gestire la (didattica a) distanza. Quelli che, per esperienza e attitudine, avevano già trovato, nella scuola e nella vita, la “giusta posizione”.

E’ davvero difficile saper stare nella relazione, ancor più essere capaci di costruirne. Ma è proprio questa la competenza richiesta al docente: saper costruire una relazione tra sé, lo studente e l’oggetto della conoscenza, sapendo che prima o poi il docente dovrà farsi da parte, ma non dovrà venir meno, pena il fallimento dell’azione formativa, la relazione tra lo studente e il sapere.

E’ per questo che saper mantenere la giusta distanza tra docente e discente è così importante. E al contempo è così maledettamente difficile. Però è su questo che bisognerà investire e ricominciare a confrontarsi in futuro. Non su computer e dispositivi digitali da donare alle scuole e alle famiglie meno abbienti. Certo è lodevole e giusto che si investano milioni di euro per sopperire al digital divide, sebbene questo tema si porti dietro miliardi di osservazioni che meriterebbero altri articoli e altri approfondimenti. Perché solo ora? Non sapevamo che in Italia ci sono, tra Nord e Sud, differenze abissali in ordine alla copertura digitale ma ancor più alla copertura culturale? E perché, oltre ai tablet, non dare alle famiglie meno abbienti libri giochi colori? Un tablet e 10 libri per ogni casa. E’ così complicato?

Domande che rimarranno inevase, come forse inevasa rimarrà la domanda di autentica formazione pedagogica per i docenti di tutti i gradi di scuola, dall’infanzia alle superiori.

Se vogliamo che la didattica, in presenza o a distanza, funzioni, è sulla professionalità docente e sul suo sapere pedagogico che dovremo investire. Non facciamo l’errore, già fatto in anni passati, di investire in via preferenziale sul digitale. Gli strumenti digitali sono un mezzo. Servono? certo che servono, in alcuni momenti più che in altri, e i docenti italiani hanno dimostrato in questi giorni di sapersi formare al loro utilizzo senza bisogno di spendere neanche un euro dei soldi pubblici. Ricordiamoci che la scuola ha bisogno di saperi che hanno a che fare con il corpo, l’uso modulato della voce, l’ironia, i contenuti essenziali derivati da libri, letture, sottolineature, numeri e rette che si incontrano. Distanze che via via si accorciano.

Su questo (soprattutto) bisognerà investire quando proveremo a ricostruire il Paese. Scuola, Ricerca e Sanità. Tre spazi da difendere per sempre dal freddo e dal dolore.

43,5 milioni per pulizia straordinaria, dispositivi di protezione e igiene personale nelle scuole. Il Decreto con i criteri

da Orizzontescuola

di redazione

Decreto per lo stanziamento di 43,5 milioni di euro previsti dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, finalizzati alla pulizia straordinaria degli ambienti scolastici al fine di fronteggiare e limitare la diffusione del CODIV-19.

Le risorse finanziarie di cui all’articolo 1, riferite al “Fondo per il funzionamento finalizzato alla pulizia straordinaria degli ambienti scolastici” sono determinate, per ciascuna istituzione scolastica, sulla base di criteri che tengono conto della tipologia dell’istituzione scolastica, della consistenza numerica degli alunni, della consistenza numerica del personale scolastico secondo i parametri unitari (in euro) riportati nelle allegate Tabelle 1 e 2 – Quadro A, B, C e D che costituiscono parte integrante del presente provvedimento.

In ogni caso è assicurato un finanziamento pari alla soglia minima di 500 euro per ciascuna istituzione scolastica.

Tali risorse sono vincolate alle finalità indicate nel decreto. Le singole istituzioni scolastiche individueranno gli interventi da attivare e i prodotti da acquistare, tenuto conto delle specifiche esigenze.

Le risorse finanziarie stanziate costituiscono quindi un finanziamento straordinario ed aggiuntivo volto a supportare le istituzioni scolastiche nella gestione di questo difficile periodo di emergenza sanitaria.

Il decreto Ministero del 26 marzo 2020

Assunzione 1000 assistenti tecnici da graduatoria istituto. Ecco quanti ne spettano per ogni regione

da Orizzontescuola

di redazione

Coronavirus, assunzione assistenti tecnici scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado a.s. 2019/20: numero assunti, contratti e compiti, ripartizione tra le istituzioni scolastiche.

Ministero pubblica decreto attuazione assunzione 1000 assistenti tecnici per l’a.s. 2019/20 presso le presso le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

Contratti al termine delle attività didattiche

Le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado sono autorizzate ad assumere gli assistenti tecnici, per l’a.s. 2019/20, con contratti a tempo determinato sino al termine delle attività didattiche, ossia sino al 30 giugno 2020.

Perché gli assistenti tecnici

L’assunzione, a tempo determinato degli assistenti tecnici, discende dalla necessità di assicurare alle suddette scuole (nelle secondarie di II grado la figura dell’assistente tecnico è già prevista):

  • la funzionalità della strumentazione informatica;
  • il supporto all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza.

In sintesi, considerata l’attivazione della didattica a distanza,  si vogliono accompagnare e supportare le scuole nell’ambito di questa nuova modalità di “fare scuola”, dettata dall’emergenza coronavirus.

I motivi, per cui gli assistenti tecnici saranno assunti, costituiscono al tempo stesso i compiti che dovranno svolgere.

Da dove saranno assunti

I dirigenti scolastici delle scuole polo richiedono all’istituzione scolastica secondaria di secondo grado più vicina, in possesso delle graduatorie di istituto per assistenti tecnici di informatica, l’individuazione dell’aspirante alla nomina e stipulano con l’avente titolo un contratto a tempo determinato sino al termine delle attività didattiche

Ripartizione

Conte, stop attività scolastiche oltre 3 aprile. Renzi, si torni il 4 maggio

da Orizzontescuola

di redazione

In una intervista al Sole 24 Ore il Premier Conte conferma quanto già indicato dal Ministro Azzolina.

Queste le parole di Conte. “Possiamo già dire che, come anticipato dal ministro Azzolina, la sospensione delle attività scolastiche proseguirà anche dopo il 3 aprile. Queste settimane di emergenza ci hanno mostrato quanto sia irrinunciabile l’impulso alla trasformazione digitale del paese. Con il decreto Cura Italia abbiamo stanziato 85 milioni per potenziare la didattica a distanza, soprattutto a beneficio degli studenti meno abbienti. Inoltre, abbiamo appena sbloccato 200 milioni di finanziamenti da parte del comitato per la diffusione della Banda ultra-larga”.

Coronavirus, chiusura scuole: verso un altro mese di stop. Possibile rientro a settembre. Tutto su esami di Stato

Naturalmente quando si parla di “chiusura scuole” si fa riferimento alla sospensione delle attività didattiche. La chiusura totale degli edifici è gestita dalle singole istituzioni, in base alle attività giudicate indifferibili.

Nel corso di un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire, Renzi ha parlato anche della chiusura delle scuole: “Bisogna garantire gli esami, il sei politico fa male. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo. E allora faccio una proposta concreta: si torni a scuola il 4 maggio. Almeno i 700mila studenti delle medie e i 2 milioni 700mila delle superiori. Tutti di nuovo in classe, mantenendo le distanze e dopo aver fatto comunque tutti un esame sierologico una puntura su un dito e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus. È probabile che tanti ragazzi abbiano già contratto il Covid senza mostrare sintomi: sarebbe uno screening di massa importante”.

Il ministero chiede solidarietà: le scuole migliori aiutino quelle che non conoscono piattaforme e software

da La Tecnica della Scuola

Nella serata di sabato 28 marzo, il ministero dell’Istruzione ha provveduto quindi a pubblicare la nota ministeriale, la n. 562, contenente specifiche indicazioni alle scuole rispetto all’applicazione del Decreto del 17 marzo 2020, n. 18 “Cura Italia”, approvato per combattere l’avanzare del contagio da Covid-19.

Gli ambiti d’intervento

Le disposizioni, sottoscritte dal capo dipartimento Giovanna Boda, riguardano tre ambiti: pulizia straordinaria degli ambienti scolastici (art. 77); differimento dei termini amministrativo-contabili (art. 107); strumenti per la didattica a distanza.

I passaggi rilevanti della nota riguardano, in particolare, il mandato che si dà alle scuole per scegliere materiali e interventi da attuare, in base alle loro necessità, per la pulizia straordinaria, in vista della riapertura, con il riparto delle risorse proporzionale al numero degli studenti, pur “garantendo una soglia di contributo minimo per ogni scuola”. Per gli affidamenti sino a 40 mila euro, le scuole “potranno procedere agli acquisti tramite affidamento diretto, anche senza previa consultazione di due o più operatori economici”, con “Consip quale ‘soggetto attuatore’ per l’acquisizione di servizi e forniture”.

Vengono quindi posticipati tutti i termini previsti “per l’adozione dei rendiconti o dei bilanci d’esercizio relativi all’esercizio finanziario 2019 ordinariamente fissato al 30 aprile 2020”. Vengono, inoltre, sospesi controlli in presenza, nelle scuole, da parte dei revisori dei conti.

Per quel che riguarda l’apprendimento a distanza o per potenziare quelli già in dotazione, sempre nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità, si entra nel dettaglio della ripartizione degli 85 milioni di euro previsti sempre dal DL “Cura Italia”.

Per dotare le scuole immediatamente di strumenti digitali o per favorire l’utilizzo di piattaforme di e-learning, in particolare, si dà risalto alla possibilità che le scuole “hanno maturato negli anni un’esperienza circa tale modalità operativa, nonché un canale tematico dedicato per l’inclusione degli alunni disabili”, possano supportare gli istituti meno dotati e preparati.

Le parole d’ordine: “reti di solidarietà” e “mutuo aiuto”

La possibilità delle “reti di solidarietà” e del “mutuo aiuto” viene ripresa più volte nel capitolo della didattica a distanza.

Via libera, quindi, ad “accordi di reteanche attraverso l’ampliamento di reti già esistenti, per l’utilizzo ottimale delle dotazioni per la didattica a distanza”, attivando in tal “modo reti di solidarietà e di collaborazione tra scuole anche per lo scambio di esperienze e di buone pratiche e per l’utilizzo e l’acquisto condiviso di dispositivi e di strumenti digitali per la didattica a distanza”.

Nel giorno in cui il premier Giuseppe Conte ufficializza il perdurare della sospensione della didattica in presenza, confermando la previsione della Tecnica della Scuola che prima di maggio difficilmente riprenderanno le lezioni in classe, la scuola ammette dunque che vi sono realtà che in ambito informatico e telematico necessitano di un sostegno: il Governo ha stanziato i fondi, ma ora per spenderli bene, per capire come impiegarli, attivando le piattaforme per la didattica a distanza e per l’acquisto di pc e tablet, è bene che chi è padrone della materia si faccia avanti. E aiuti le altre scuole.

Anche da Viale Trastevere, comunque, si darà un valido aiuto: dal ministero si assicura assistenza alle singole scuole, nella persona dei capi d’istituto, dei Dsga e degli amministrativi abilitati a tale scopo.

Si allestirà un “Help desk amministrativo-contabile”, attraverso cui dalle scuole si potranno “formulare richieste di chiarimento o di supporto alle quali saranno fornite risposte tempestive ed efficaci su tematiche di natura amministrativa, contabile e gestionale collegate all’attuazione delle misure richiamate nella presente nota e, più in generale, alla gestione della situazione emergenziale”.

LA NOTA N. 562: pulizia straordinaria degli ambienti scolastici

Il primo ambito cita l’articolo 77 del DL “Cura Italia”, con il quale il Governo ha “previsto uno stanziamento complessivo pari ad euro 43,5 milioni da destinare “alle istituzioni scolastiche ed educative pubbliche del sistema nazionale di istruzione, ivi incluse le scuole paritarie” per l’acquisto di beni finalizzati a garantire idonee condizioni igienicosanitarie dei locali, ovvero dispositivi di protezione e igiene personale per l’intera comunità scolastica.

Da Viale Trastevere si fa notare che “le singole istituzioni scolastiche individueranno gli interventi da attivare e i prodotti da acquistare, tenuto conto delle specifiche esigenze, e delle indicazioni di cui alla Circolare del Ministero della Salute prot. n. 5443 del 22 febbraio 2020 relativamente alla pulizia di uffici pubblici e alle misure precauzionali da adottare in questa fase di emergenza sanitaria. Le risorse finanziarie stanziate costituiscono quindi un finanziamento straordinario ed aggiuntivo volto a supportare le istituzioni scolastiche nella gestione di questo difficile periodo di emergenza sanitaria”.

“Con decreto del Ministro dell’Istruzione n. 186 del 26 marzo 2020, registrato presso gli organi di controllo, sono stati stabiliti i criteri e i parametri per l’assegnazione diretta delle risorse finanziarie in parola, in funzione della numerosità della popolazione scolastica e garantendo una soglia di contributo minimo per ogni scuola”.

Il ministero sottolinea che “per le Istituzioni scolastiche ed educative statali le risorse dovranno essere iscritte – in conto competenza – nell’Aggregato “03 Finanziamento dallo Stato”, Voce “06 Altri finanziamenti vincolati dallo Stato”, ed imputate alla scheda di destinazione “A01 Funzionamento generale e decoro della Scuola””.

In deroga alle norme vigenti sugli appalti pubblici, il ministero spiega che “per gli affidamenti il cui valore sia inferiore a € 40.000,00 (IVA esclusa), le Istituzioni scolastiche potranno procedere agli acquisti tramite affidamento diretto, anche senza previa consultazione di due o più operatori economici, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. a) del D.Lgs. 50/2016”.

“Tenuto conto della situazione di urgenza venutasi a determinare e delle difficoltà di riunire tempestivamente l’organo collegiale, si ritiene che il dirigente scolastico, ove ve ne sia la necessità, possa procedere ad effettuare questa tipologia di acquisti sino alla soglia di 40.000 euro anche in deroga ad eventuali soglie più basse (comprese tra 10.000 e 40.000 euro) fissate dal Consiglio di Istituto ai sensi dell’art. 45, comma 2, lettera a) del D.I. n. 129/2018”.

“In tali casi il dirigente scolastico dovrà rendere successivamente informazione al Consiglio di Istituto medesimo sull’attività negoziale svolta, per la conseguente delibera di ratifica”.

Si fa quindi presente che “il Dipartimento della Protezione civile ha nominato Consip quale “soggetto attuatore” per l’acquisizione di servizi e forniture necessari per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19. In questo ruolo, dunque, Consip sta espletando procedure straordinarie in via d’urgenza aventi inter alia ad oggetto: (i) “Fornitura di mascherine chirurgiche, dispositivi di protezione individuale e servizi connessi, destinati all’emergenza sanitaria “covid-19”; (ii) “Acquisto di dispositivi di protezione individuale”. 

LA NOTA N. 562: differimento termini amministrativo-contabili

Tale adempimento si rifà “all’articolo 107 del D.L. n. 18/2020, tenuto conto della oggettiva necessità di alleggerire i carichi amministrativi di enti ed organismi pubblici nell’attuale contesto di emergenza sanitaria”, e “prevede, inter alia, il differimento del termine previsto per l’adozione dei rendiconti o dei bilanci d’esercizio relativi all’esercizio finanziario 2019 ordinariamente fissato al 30 aprile 2020”, riguardanti anche le scuole.

“Pertanto, i termini di cui all’art. 23 commi 1, 2, 3, 4 e 5 del D.I. 129/2018, già prorogati di 30 giorni con la nota MI Prot. n. 279 del 8 marzo 2020, sono prorogati di ulteriori 30 giorni. Dunque, le Istituzioni scolastiche provvedono all’approvazione del conto consuntivo 2019, secondo le” seguenti tempistiche: entro il 15 maggio 2020, le Istituzioni scolastiche predispongono il conto consuntivo e la relazione illustrativa da sottoporre all’esame dei revisori dei conti; entro il 15 giugno 2020, i revisori dei conti esprimono il parere di regolarità amministrativocontabile sul conto consuntivo con apposita relazione; entro il 30 giugno 2020, le Istituzioni scolastiche provvedono all’approvazione del conto consuntivo”.

Per quel che riguarda “l’espletamento dei controlli di regolarità amministrativo-contabile dei revisori dei conti, si richiamano gli articoli 51 e 52 del D.I. 129/2018, che prevedono espressamente la possibilità per i revisori di assolvere le proprie funzioni mediante l’uso di strumenti informatici, anche per la trasmissione e ricezione di atti e documenti e per gli scambi di comunicazioni”.

Nella nota, si ribadisce che occorre “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori, tranne “che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute”, oltre che per “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Dopo avere ricordato la necessità di realizzare “prestazioni lavorative in forma agile”, tranne le “attività indifferibili da rendere in presenza, il ministero spiega che “al fine di rispettare pienamente le richiamate disposizioni e di consentire ai revisori di espletare le proprie funzioni anche a distanza, risultano “sospese le visite dei revisori presso le Istituzioni scolastiche, in quanto non si individuano attività indifferibili da rendere in presenza”.

Quindi, le verifiche ed i controlli si realizzeranno “con l’uso di strumenti informatici”. Inoltre “la pianificazione delle visite annuali dovrà essere riprogrammata”, anche sulla base delle “esigenze organizzative delle Istituzioni scolastiche.

LA NOTA N. 562: strumenti per la didattica a distanza

L’articolo 120 del D.L. n. 18/2020 prevede lo stanziamento di euro 85 milioni per far fronte all’attuale emergenza sanitaria e consentire alle istituzioni scolastiche statali la prosecuzione della didattica tramite la diffusione di strumenti digitali per l’apprendimento a distanza.

Lo stanziamento si divide in tre parti.

La prima riguarda 10 milioni di euro per dotare le scuole immediatamente di strumenti digitali o per favorire l’utilizzo di piattaforme di e-learning, con particolare attenzione all’accessibilità degli studenti con disabilità.

“In questa fase emergenziale – scrive il MI – le piattaforme per l’apprendimento a distanza sono state già messe a disposizione gratuitamente dall’Amministrazione. In particolare, è stata implementata una pagina dedicata sul sito istituzionale del ministero, che rende disponibili piattaforme telematiche certificate, contenuti didattici digitali e specifici strumenti di assistenza. Tale pagina comprende pure iniziative di didattica a distanza messe a disposizione da alcune Istituzioni scolastiche che hanno maturato negli anni un’esperienza circa tale modalità operativa, nonché un canale tematico dedicato per l’inclusione degli alunni disabili.

Un passaggio, quello della solidarietà tra scuole, a cui il ministero dell’Istruzione tiene moltissimo.

Le piattaforme per la didattica a distanza sono però offerte a titolo gratuito a tutte le Istituzioni scolastiche da parte di operatori del settore, solo dopo la sottoscrizione con il ministero “di apposito protocollo di intesa”.

Ci sono poi i “70 milioni di euro per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso gratuito, dispositivi digitali individuali, anche completi di connettività, per la migliore e più efficace fruizione delle piattaforme”.

Infine, la terza tranche riguarda “5 milioni di euro per la formazione on line dei docenti sulle metodologie e sulle tecniche di didattica a distanza”.

Per acquistare piattaforme e device, le scuole “dovranno avvalersi in primo luogo delle Convenzioni quadro Consip (art. 1, comma 449 della Legge 296/2006) e del Me.Pa. (art. 1, comma 450 della Legge 296/2006) e qualora non sia possibile ricorrere ai predetti strumenti, potranno provvedere all’acquisto “[…] anche in deroga alle disposizioni del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50”.

Vengono quindi indicate le modalità per le procedure di inventariazione.

Le scuole possono sottoscrive, “accordi di reteanche attraverso l’ampliamento di reti già esistenti, per l’utilizzo ottimale delle dotazioni per la didattica a distanza”, attivando in tal “modo reti di solidarietà e di collaborazione tra scuole anche per lo scambio di esperienze e di buone pratiche e per l’utilizzo e l’acquisto condiviso di dispositivi e di strumenti digitali per la didattica a distanza”.

Vengono quindi date indicazioni ai dirigenti scolastici per la concessione “in comodato d’uso gratuito alle famiglie degli studenti meno abbienti che necessitano di dispositivi individuali per la didattica a distanza, personal computer, desktop e portatili, e tablet, che sono nella proprietà della scuola e che, durante la sospensione delle attività didattiche, restano inutilizzate”.

I presidi dovranno “mettere a disposizione, ove possibile, le attrezzature digitali della scuola per l’utilizzo temporaneo ai fini della didattica a distanza”.

Anche in questo caso, “le istituzioni scolastiche alle quali, assolto l’eventuale fabbisogno per i propri studenti, restino in disponibilità dispositivi digitali utili per l’apprendimento a distanza, sono invitate a concedere gli stessi in comodato d’uso anche alle altre scuole del territorio che ne risultino prive, attivando reti di solidarietà e mutuo aiuto per la didattica a distanza”.

L’assegnazione diretta alle scuole delle risorse finanziarie per i device, come indicato dal Decreto Ministeriale n. 187 del 26 marzo 2020, avverrà “in funzione della distribuzione del reddito regionale e tenuto conto della numerosità degli alunni”.

Le risorse saranno comunque “assegnate alle scuole in anticipazione e in un’unica soluzione. Come previsto dall’art. 120, comma 6, del D.L. n. 18/2020”.

Una successiva nota, firmata dal capo dipartimento Marco Bruschi, trasmetterà agli Uffici scolastici regionali “indicazioni concernenti il contingente di Assistenti tecnici informatici, di cui all’art. 120, comma 4, D.L. n. 18/2020, e le indicazioni sulla modalità di ripartizione”.

LA NOTA N. 562: Help desk amministrativo-contabile

Le scuole potranno anche contare su un “Help desk amministrativo-contabile”: un canale ufficiale di assistenza, consulenza e comunicazione fra l’Amministrazione e le Istituzioni scolastiche su tematiche amministrativo contabili, che continuerà ad essere regolarmente attivo e garantirà un supporto costante.

Ciò è stato realizzato anche per “potenziare la comunicazione continuativa e reciproca tra gli uffici ministeriali e le istituzioni scolastiche in questo difficile periodo di emergenza sanitaria”.

A partire da lunedì 30 marzo, i dirigenti scolastici, i direttori dei servizi generali ed amministrativi e il personale amministrativo abilitato su tutto il territorio nazionale, attraverso i consueti canali di assistenza telematica, potranno formulare richieste di chiarimento o di supporto alle quali saranno fornite risposte tempestive ed efficaci su tematiche di natura amministrativa, contabile e gestionale collegate all’attuazione delle misure richiamate nella presente nota e, più in generale, alla gestione della situazione emergenziale”.

Tramite tale canale comunicativo, chiarisce il MI, “verranno presi in carico anche ulteriori quesiti, connessi alla gestione dell’emergenza nell’istituzione scolastica, che esulino, in tutto o in parte, dalle problematiche di carattere amministrativo-contabile quali, a titolo esemplificativo, il sostegno psicologico o il supporto alla disabilità. Tali quesiti verranno trattati in raccordo con la task force nazionale, appositamente istituita dal Ministro dell’istruzione, e mediante il coinvolgimento degli uffici competenti per le diverse materie oggetto di approfondimento”.

Il ministero, per poter offrire un servizio ancora più rapido ed efficace, ha quindi comunicato che “a partire da lunedì 30 marzo sarà possibile sottoporre dei quesiti anche mediante canale telefonico, attivo dal lunedì al venerdì nelle seguenti fasce orarie: 10.00 – 13.00; 14.00 – 17.00”.

Viene infine consigliato di “consultare le FAQ e i documenti messi a disposizione dal Ministero nonché usufruire di appositi oggetti multimediali su diverse tematiche d’interesse. È possibile accedere al servizio HDAC tramite il seguente percorso: SIDI, Applicazioni SIDI, Gestione Finanziario Contabile, Help Desk Amministrativo Contabile”.

Il Decreto Legge 17 marzo 2020, n.18 all’art. 120 comma 2 ha previsto diverse risorse per la didattica a distanza per 85 milioni di euro. In particolare sono assegnati risorse per piattaforme e strumenti digitali, risorse per dispositivi digitali e connettività di rete, risorse per formazione del personale scolastico.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA NOTA MINISTERIALE n.562 con le istruzioni operative  

Decreto Ministeriale n. 186 del 26 marzo 2020

Decreto contenente i criteri di riparto delle risorse finalizzate alla pulizia straordinaria degli ambienti scolastici ai sensi dell’art. 77 del Decreto-legge n.18 del 17 marzo 2020

Decreto Ministeriale n. 187 del 26 marzo 2020

Decreto di riparto dei fondi e degli assistenti tecnici a tempo determinato ai sensi dell’articolo 120, comma 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e misure per l’emergenza

Allegato 1 (riparto delle risorse per le scuole)

Allegato 2 (assistenti tecnici)

Come fare didattica a distanza: consigli e soluzioni

CORONAVIRUS – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Nuovo Modello Autodichiarazione 26.03.2020 Editabile

LE FAQ UFFICIALI

Coronavirus e scuole chiuse, tutto quello che c’è da sapere: norme e info utili

Didattica a distanza, la nota ministeriale con le indicazioni operative e riparto fondi

da La Tecnica della Scuola

Il Decreto Legge 17 marzo 2020, n.18 all’art. 120 comma 2 ha previsto diverse risorse per la scuola per 85 milioni di euro.

È stata inviata alle scuole la nota operativa per l’attuazione del decreto legge Cura Italia, approvato dal governo che ha previsto lo stanziamento di 85 milioni per la didattica a distanza, 43,5 milioni per le pulizie straordinarie delle scuole.

La nota fa seguito alla firma, da parte della Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, di due appositi decreti di riparto delle risorse stanziate alle singole istituzioni scolastiche.

Decreto Ministeriale n. 186 del 26 marzo 2020

Decreto contenente i criteri di riparto delle risorse finalizzate alla pulizia straordinaria degli ambienti scolastici ai sensi dell’art. 77 del Decreto-legge n.18 del 17 marzo 2020

Decreto Ministeriale n. 187 del 26 marzo 2020

Decreto di riparto dei fondi e degli assistenti tecnici a tempo determinato ai sensi dell’articolo 120, comma 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e misure per l’emergenza

Allegato 1 (riparto delle risorse per le scuole)

Allegato 2 (assistenti tecnici)


Il comunicato del Miur

“La Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha firmato il decreto ministeriale per distribuire alle scuole, in attuazione del decreto legge del governo ‘Cura Italia’, 85 milioni per il potenziamento della didattica a distanza”.

“Di questi, 10 milioni potranno essere utilizzati dalle istituzioni scolastiche per favorire l’utilizzo di piattaforme e-learning e per dotarsi immediatamente di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o per potenziare quelli già in loro possesso. Ponendo attenzione anche ai criteri di accessibilità per le ragazze e i ragazzi con disabilita’. Altri 70 milioni – continua il comunicato – saranno utilizzabili per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso gratuito, dispositivi digitali per la fruizione della didattica a distanza.

I restanti 5 milioni serviranno a formare il personale scolastico. I 70 milioni per i dispositivi digitali saranno distribuiti fra le scuole tenendo conto del numero totale di alunni dell’istituto (per il 30% del totale dell’importo), ma anche dell’indicatore Ocse Escs (per il 70% del totale dell’importo), che consente di individuare le aree dove ci sono famiglie più bisognose e dove, soprattutto, sono meno diffuse le dotazioni digitali”.

“Abbiamo scelto un criterio che ci consentirà di raggiungere meglio le zone del Paese e le famiglie dove c’è maggiore necessità – ha dichiarato la ministra Lucia Azzolina – Queste che distribuiamo sono risorse importanti per la scuola con cui oggi rispondiamo a un’emergenza, ma attraverso cui gettiamo anche le basi per il futuro. Tutto quello che stiamo facendo in questo momento rappresenta un patrimonio che ci resterà e consentirà alla comunità scolastica di crescere e migliorarsi ancora”.

Continua il comunicato: “Il decreto individua le risorse disponibili scuola per scuola. Appena arriveranno nelle ‘casse’ dei loro istituti i dirigenti scolastici potranno utilizzarle immediatamente. Il provvedimento firmato stabilisce anche le modalità per ripartire fra le scuole i 1.000 assistenti tecnici informatici previsti dal decreto ‘Cura Italia’ che potranno dare supporto ai docenti per la didattica a distanza. Saranno assegnati alle istituzioni scolastiche del primo ciclo, dove oggi queste figure non esistono. Il decreto incrementa, infine, il Fondo per le emergenze educative del Ministero di 2 milioni di euro, anche questi utilizzabili per le esigenze delle scuole per fronteggiare l’emergenza Coronavirus sul piano della didattica. La Ministra ha poi firmato il provvedimento, anche questo previsto dal decreto legge ‘Cura Italia’, che assegna alle scuole 43,5 milioni per pulizie straordinarie e acquisto di gel e prodotti igienizzanti”.

“Il Ministero – conclude la nota – invierà una circolare operativa alle scuole per l’attuazione del decreto ‘Cura Italia’”.

Talis18: dopo l’emergenza colmare il divario tra i nostri prof con gli altri

da La Tecnica della Scuola

Esce il 2° Rapporto “Talis 18” dell’Ocse  sulla condizione di lavoro dei docenti (TALIS 2018 – Results. Teachers and School Leaders as valued Professionals. Vol 2) che però procrastinerebbe la presentazione dell’informativa sull’Italia, per causa sempre del famigerato virus.

Ad anticiparlo il Sole 24 Ore che riporta i punti più importanti a partire dalla percezione della considerazione della professione di docente nella propria società, in particolare nella scuola secondaria inferiore.

La valorizzazione dei prof

Da noi si sente valorizzato il 12,1%, con poche variazioni tra città e campagna, tra pubblico e privato e tra il 2013 (anno del precedente TALIS) e il 2018.

La media Ocse è del 25%, con un arco che va dal 72% di Singapore al 58,2% della Finlandia, dal 40,9% della Romania al 9,1% del Portogallo.

Rilevante è il fatto che i nostri presidi paiano ancora più pessimisti rispetto al riconoscimento sociale dei docenti: nel 2013 ci credeva l’8,1%, nel 2018 il 10,2%.

Solo il 7% degli insegnanti italiani  ritiene inoltre che i governanti ascoltino le istanze della categoria. L’80% dei nostri docenti accusa vari gradi di stress e solo il 20% non lo avverte.

Remunerazione

Seconda questione è la bassa remunerazione del corpo docente italiano. A parte i pannicelli caldi  dei bonus al merito, degli 80 euro e degli arretrati per il  contratto fermo, a parte il  congelamento dell’anno 2013 dalla progressione di carriera e quindi di stipendio e pensione, si dice soddisfatto del salario appena il 21% dei nostri insegnanti, mentre in Canada lo è il 76%. 

In Italia i docenti guadagnano inoltre in media il 30% in meno di altri laureati del Paese, a fronte di un carico di responsabilità nei processi organizzativo-formativi dentro le scuole, che in base a 6 parametri la nuova analisi Ocse certifica come il più alto.

Dopo l’emergenza, colmare il divario

Inoltre l’emergenza corona virus ha prodotto il trasferimento delle scuole di ogni ordine e grado nella dimensione digitale e virtuale un massivo superlavoro che viene svolto come meglio possibile da una categoria “poco incline al lamento e forse proprio per questo è così poco considerata da mondo politico e opinione pubblica.
Dunque si spera, una volta finita l’emergenza covid-19, che si voglia colmare il divario tra le condizioni di lavoro e studio dei docenti e dei discenti italiani, e quelle dei Paesi con cui ci vogliamo sedere ad un tavolo alla pari; che riscatti la scuola italiana dal suo perenne ruolo di cenerentola, valorizzando il suo grande potenziale, e smettendo di pretendere abnegazione dando in cambio continue mortificazioni. Basta voler pescare finalmente nelle voragini della gigantesca, tracotante, incivile evasione fiscale che da decenni depreda il nostro Paese”.

Sospensione dell’attività didattica, Conte: ‘Non c’è una prospettiva di ritornare a breve’

da Tuttoscuola

“E’ chiaro che la sospensione dell’attività didattica proseguirà”. E’ quanto ha affermato il premier, Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa di oggi, 28 marzo.

“Il termine è quello del 3 aprile ma ragionevolmente non c’è una prospettiva di ritornare alle attivita didattiche ordinarie – ha spiegato il Premier -. Quanto alla sospensione delle attività produttive non essenziali non sappiamo ancora, è ancora troppo presto. Dall’inizio della settimana inizieremo a lavorarci: il governo ha adottato questa misura col massimo senso della responsabilità”.

‘Insegnanti e Dirigenti eroi che lavorano affinché studenti non perdano contatto con la scuola’. La lettera di Azzolina

da Tuttoscuola

Pubblichiamo di seguito la lettera che la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha inviato a tutto il personale scolastico

Carissimi,

in questi giorni difficili sento ancora più il dovere di stare vicino a tutti Voi, a tutta la comunità della scuola italiana. La scuola è stata destinataria di una delle prime misure che il Governo ha dovuto varare per fare fronte all’emergenza causata dal Coronavirus; ha dovuto confrontarsi con una situazione inaspettata, rapida e profondamente impattante. La scuola, prima di tanti altri ambiti, ha dovuto imparare a far fronte ad un’emergenza drammatica, non solo da un punto di vista organizzativo, ma anche emotivo. E voglio dire, prima di ogni altra cosa, che sono orgogliosa di come tutto il mondo della scuola italiana, i suoi docenti, i suoi alunni e tutto il personale, abbia reagito ad un evento di questa portata. Sono orgogliosa di tutti Voi, e Vi ringrazio per avere accompagnato ogni decisione, ogni cambiamento, per quanto repentino, con professionalità e umanità.

In questi giorni faticosi penso spesso al suono della campanella. Quel suono a volte fastidioso, ma sempre emozionante, che fino a due anni fa ogni mattina rappresentava per me il vero inizio della giornata: salutare le colleghe e i colleghi insegnanti, il mio dirigente scolastico, il personale ATA, incontrare le studentesse e gli studenti, e quell’aula vuota che in pochi secondi si riempiva di vita, risate, rumore, sguardi assonnati. Penso a quanto possa mancare ora a tutti noi quella campanella. E mi chiedo: se fossi stata a scuola da docente o da dirigente scolastico, cosa avrei fatto io davanti a quest’emergenza che ha sconvolto le abitudini di tutti noi? Mi chiedo che cosa avrei fatto davanti ai volti smarriti degli alunni, alle notizie atroci di studenti che perdono i loro affetti più cari senza nemmeno poterli salutare, a bimbi che non capiscono il perché di tutto ciò, come del resto gli adulti.

Chi fa il docente o il dirigente scolastico sa che c’è una sola risposta possibile. Si sta in ogni modo accanto ai nostri ragazzi, per la piena consapevolezza della funzione che si è chiamati a svolgere, e che va ben oltre l’insegnamento di una materia o la direzione di un’istituzione scolastica. Gli studenti hanno voglia e diritto di andare avanti. I messaggi che mi inviano quotidianamente da tutta Italia dicono questo: hanno bisogno di stare in contatto con i loro “prof” e con i compagni, sono motivati a continuare a crescere e imparare, forse anche più di prima. E vogliono farlo insieme agli altri, nonostante o proprio a causa della distanza fisica e dell’isolamento obbligato.

C’è un’altra scintilla di speranza che brilla nel buio di questi giorni, ed è il rinsaldarsi del rapporto tra scuola e famiglia: si sta sviluppando una nuova forma di cooperazione per mandare avanti la didattica e soprattutto la relazione docenti-studenti.Ciascuno fa il proprio meglio, mette a disposizione tempo e competenze per il bene esclusivo dei nostri ragazzi. La didattica a distanza sta diventando una risorsa (così come lo è sempre stata nella scuola in ospedale) che sopperisce all’impossibilità di fare lezione in presenza, e sta permettendo a docenti, ragazzi e famiglie di riscoprire una vicinanza, una collaborazione ed un’alleanza che sono ancora più preziose di fronte al senso di incertezza che comprensibilmente tutti sentiamo. Anche da questo punto di vista questa pandemia, drammatica, ha portato un cambiamento ispirato dallo sforzo comune per supportare i ragazzi nell’organizzazione dello studio e di una nuova esperienza di vita.Le piattaforme, la didattica a distanza e i libri di testo digitali sono il gesso e la lavagna di questo tempo. 

Ai miei studenti ho sempre detto che il diritto all’istruzione non è scontato, che ci sono posti nel mondo dove la possibilità di leggere e studiare è preclusa a bambine e bambini. Per loro che consideravano scontati il suono della campanella e il saluto all’insegnante, era difficile capire fino in fondo cosa volesse dire la negazione di questo diritto. Ora che siamo tutti impegnati a conservarlo, è purtroppo più semplice acquisire la consapevolezza di cosa voglia dire. Una consapevolezza che deve motivare ancora di più tutti: i docenti, in particolare, sono in contatto costante con i loro alunni per farli sentire meno soli e spaesati dinanzi ad un mondo cambiato repentinamente, alla impossibilità di metabolizzare quanto accade, alla rinuncia allo stare insieme, alle passeggiate, al contatto con gli amici.

Avrei fatto anch’io tutto il possibile con tutti i mezzi possibili, come state facendo Voi, cari docenti e dirigenti. Per fare lezione? Non solo per quello.Per accorciare la distanza, per far emergere e condividere le ansie, per far arrivare un abbraccio, seppur virtuale, a ciascuno studente. Non basta quindi dare compiti agli studenti usando il registro elettronico. La didattica a distanza non è ‘disumanizzata’, anzi: da quello che vedo, dai racconti che mi arrivano dalle nostre scuole, la comunità educante si ritrova innanzitutto intorno alle emozioni, al confronto su ciò che stiamo vivendo, ai momenti di silenzio insieme, alle lacrime e ai sorrisi. La scuola è presidio dello Stato.

Sono pienamente consapevole che questo cambiamento repentino non è sempre facile da gestire, che ci sono difficoltà tecniche, logistiche, ma so anche che tutti Voi state facendo il meglio che potete, non solo per portare avanti un programma, ma per trasmettere ai ragazzi, e in generale a tutta la nostra comunità, che si può e si deve guardare avanti, con fiducia, nell’attesa di superare la fase di emergenza.Ed è per questo che si trovano gli strumenti più adatti a stimolare studio e curiosità. Voglio dire a tutte e a tutti Voi, all’intera comunità scolastica, che in questi momenti difficili ciò che guida la nostra azione è il buon senso: i docenti conoscono le loro classi, sanno anche come stimolare e valutare ogni singolo alunno, conoscono il vissuto dei loro allievi, il percorso che hanno fatto.

La didattica a distanza deve tenere al centro l’esperienza e la sensibilità dei docenti, ed è quello che sta avvenendo ogni giorno in più istituti e territori. Così riscopriamo il valore della comunità educante, del confronto costruttivo, che va oltre umane divisioni e personalismi: la scuola funziona grazie all’unione, cooperazione tra le componenti che lavorano insieme a famiglie, studenti e portatori di interessi sul territorio. Questo è il momento di ricorrere alle nostre migliori risorse, perché l’eccezionalità della situazione lo richiede, e so che lo state facendo. Quando si è alla guida di un istituto l’imperativo, come sa bene ogni dirigente scolastico, è quello di tenere unite tutte le componenti della scuola, di stare vicino ad ogni dipendente e ad ogni studente per affrontare insieme il dolore e le difficoltà, di far sentire la propria presenza con discrezione e disponibilità. Così docenti e dirigenti lavorano per rendere vivo e concreto, nell’esperienza di ciascun alunno, il diritto all’istruzione posto dalla nostra Carta tra quelli fondamentali e inalienabili. Siete eroi anonimi, state lavorando con ogni mezzo perché tutti, dai più piccini ai più grandi, non perdano il contatto con la scuola dalla quale, come diceva don Milani “attendono di essere fatti eguali”.

Insieme alle Istituzioni, a tutto il personale sanitario, alla Protezione civile, alle forze dell’ordine, in questo momento anche la scuola è baluardo della democrazia, custode dei diritti ed esempio per i cittadini. Ecco perché la scuola non si è fermata e non si fermerà, ecco il motivo per cui abbiamo messo in campo investimenti sulla didattica a distanza, perché siamo consapevoli che c’è bisogno di sostenere chi parte da una condizione di svantaggio.

Dare risorse alla scuola significa dare speranza ai cittadini. La scuola ha il dovere di arrivare a chi non ha i mezzi e i modi per connettersi con i propri docenti, sia per continuare ad apprendere sia per continuare ad “incontrare” la sua comunità di riferimento, compagni e docenti in primis. Fosse anche soltanto per il buongiorno mattutino, per quella notifica sullo schermo che in questo tempo sospeso sostituisce il suono di quella campanella che ci manca come non mai.Ecco perché voglio dire ancora una volta grazie a tutti i docenti e al personale educativo che sta lavorando con amore per gli studenti. Con un particolare riguardo a chi sta interpretando il doppio ruolo di docente e di genitore: so che con grande dedizione state portando avanti il lavoro scolastico sostenendo anche un carico familiare molto impegnativo.

Sapete, care e cari docenti, come Vi definiscono i Vostri alunni e alunne nei messaggi che mi inviano? “Scudi di quiete nella tempesta che infuria”. Mentre loro, i nostri studenti, si definiscono “monadi senza più finestre”. Hanno bisogno di Voi, lo riconoscono tutti, in tanti modi diversi.

Grazie ai DSGA e a tutto il personale Ata: senzaVoi l’anno scolastico non si concluderebbe come invece sta avvenendo, e il prossimo non potrebbe iniziare regolarmente, come sono certa che avverrà. Grazie per la dedizione con cui state portando avanti il Vostro lavoro, fronteggiando le tante difficoltà con il solo obiettivo di consentire ai Vostri istituti di rispettare tutte le scadenze. Grazie ai Dirigenti scolastici, che si sono dedicati anima e corpo ad organizzare e promuovere la qualità dei processi formativi, che lavorano con passione per garantire il diritto all’apprendimento dei nostri studenti anche in un momento così complesso, mostrando grinta e voglia di fare. Voi rappresentate lo Stato sui territori, nelle famiglie, e insieme ai docenti e a tutto il personale scolastico siete il motore della scuola italiana.Grazie anche a tutti coloro che, negli ambiti territoriali e negli uffici scolastici regionali non hanno mai smesso di lavorare: state rispondendo alle esigenze delle scuole e agli stimoli del Ministero dell’Istruzione con grande senso di abnegazione e con la massima serietà. E grazie chiaramente ai dipendenti del Ministero dell’Istruzione che in Viale Trastevere mi accolgono tutte le mattine con un sorriso, non facendomi mai sentire sola.

Un grazie ancora più grande e caloroso va a tutto il personale scolastico, alle famiglie e agli studenti della Lombardia e delle aree più colpite dal contagio. Ho sentito molti di Voiin questi giorni telefonicamente o con videochiamate: so che non basta, e vorrei abbracciarvi tutti, uno ad uno. La mia gratitudine è pari solo all’impegno che, umilmente, cerco ogni giorno di profondere per far fronte ad una situazione che richiede decisioni rapide, continue e costantemente in aggiornamento.

Vi saluto con l’augurio che presto la nuova comunità educante che nascerà da questa esperienza, con una ritrovata capacità di far bene, possa stringersi attorno alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi mentre la campanella li chiamerà a tornare in classe.

Un buon insegnante colpisce per l’eternità; non può mai dire dove la sua influenza si ferma.
(Henry Brooks Adams)”.

Il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina

FAQ Handicap e Scuola – 65

Domande e risposte su Handicap e Scuola
a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca


Archivio FAQ


Scrivo per chiedere informazioni relative ad una studentessa autistica, che frequenta la V liceo e che segue una programmazione per obiettivi differenziati.
Al termine dell’esame di maturità, venendo promossa, potrebbe continuare a frequentare la scuola per un altro anno scolastico?
Può essere pensato un anno integrativo o la studentessa, per poter continuare a frequentare, dovrebbe necessariamente essere respinta agli esami?

Quando si concludono gli esami di maturità col diploma o, se è stato predisposto un PEI differenziato, con l’Attestato, termina il percorso scolastico e, quindi, legalmente non è possibile proseguire la frequenza scolastica.  Anche nel caso in cui uno studente non si presenti agli esami di Stato, le verrebbe comunque rilasciato un Attestato di credito formativo, come stabilito dall’art. 20 del decreto legislativo n. 62/17, con relativa conclusione del percorso di studio. Vi suggeriamo di rivolgervi al Comune di residenza e richiedere la predisposizione di un “Progetto individuale (progetto di vita)”, che preveda, ad esempio, un possibile inserimento lavorativo, un insieme di formazione professionale, attività per il tempo libero, etc. Ciò è previsto dall’art 14 della legge n. 328/2000, richiamato dall’art 6 del decreto legislativo n. 66/17.


Sono un’insegnante di sostegno in una scuola secondaria di 1°, come voi sapete, in questi giorni di sospensione delle attività didattiche in presenza (causa Coronavirus), si sta provvedendo a interventi educativo-formativi a distanza. Il quesito che desidero porvi è questo: il docente di sostegno può avere una sua classe virtuale in cui inserire materiali e interventi calati sui bisogni educativi speciali per gli alunni H? Il Ds oggi, in un consiglio di classe virtuale, ha sostenuto che questo non è possibile. Mi sembra un’assurdità, considerato che la classe virtuale servirebbe anche per interventi individualizzati o personalizzati a seconda delle esigenze.

Il dirigente, correttamente, interpreta l’approccio inclusivo, che vede il docente incaricato su posto di sostegno come risorsa a vantaggio di tutti gli alunni della classe. Promuovere attività “in solitaria” – è bene tenerlo presente – corrisponde a consolidare il fenomeno della delega e a rafforzare la deresponsabilizzazione dei docenti curricolari. In questa fase, particolarmente complessa per il nostro Paese, quindi anche per la scuola italiana, è quanto mai necessario promuovere modalità di lavoro coordinato e coeso. Ecco perché le attività vanno realizzate in sinergia con i colleghi curricolari, collaborando per un intervento adeguato (personalizzato) dei materiali da rendere disponibili a ciascun alunno. Per quanto riguarda, poi, l’accesso mediante le aule virtuali, queste vanno opportunamente calibrate (non è, infatti, pensabile che si possano collegare troppi docenti nella stessa giornata); il docente incaricato su posto di sostegno potrà intervenire nella stessa aula virtuale del docente di matematica o di italiano o di altra disciplina. Il docente di sostegno può anche avere dei propri interventi personalizzati a favore dell’alunno con disabilità, interventi rispetto ai quali – va puntualizzato – non devono essere esclusi i compagni. 


Sono docente di sostegno di un istituto comprensivo. La nostra dirigente, senza consultare il collegio ha attivato la didattica a distanza. Io ed altre  colleghe abbiamo  mostrato  le nostre perplessità  a riguardo,  visto che questa  didattica non è  efficace per molti  degli alunni disabili  nel nostro istituto . Ora a distanza di qualche giorno sempre ci rendiamo  conto che non solo gli alunni disabili, ma anche altri alunni con svantaggio non riescono a seguire i compiti e e lezioni proposti perché sprovvisti di mezzi e strumenti. Mi chiedo la scuola non sta ledendo il diritto  all’ istruzione? La scuola può  attivare qualcosa che non garantisce  a tutti lo stesso diritto? Una didattica a distanza che aumenta la disuguaglianza è  veramente una didattica da perseguire?

Finché rimane in vigore il decreto, che impone a tutti di rimanere a casa, la scelta della Dirigente ci sembra un mezzo per non trascurare gli alunni con disabilità. Peraltro la didattica a distanza, come indicato dalla Nota MIUR n. 368/2020, prevede attenzione alla “socializzazione”, ancor più con bambini che frequentano la scuola primaria. Nell’adottare la modalità a distanza, in sintesi, è bene evitare di “insegnare” contenuti nuovi” e di effettuare “valutazioni”, che risulterebbero improprie; meglio puntare, per quanto e se possibile, su attività di potenziamento, di ripasso, di dialogo e, sempre per quanto possibile, favorire e creare attività ludiche, magari mettendo in contatto “telematico” fra loro i bambini della classe.


Sono una docente  di sostegno e  funzione strumentale per l’ inclusione  di una scuola primaria. Durante la riunione dello staff,  ho sollevato il problema di come intervenire a sostegno di alunni disabili gravissimi ( come tetraplegici, autismi non verbali etcc) che sono presenti nel nostro istituto e che in questi giorni di sospensione  delle attività  didattiche si trovano soli a casa con le loro famiglie. Ovviamente per loro la didattica a distanza non è  efficace, e aumenta le distanze invece di diminuire. La scuola per loro è  soprattutto relazione e socializzazione, ma in questo periodo di sospensione  cosa possiamo attivare per loro? Ho proposto alla dirigente di attivare l’ istruzione domiciliare per alcune ore, o di far intervenire  a casa degli alunni gli educatori che li seguono a scuola. , ma la risposta è  stata negativa. Come muoversi? Loro più di altri hanno bisogno in questo momento!

È importante premettere che devono essere rispettati i provvedimenti emanati dal Governo in data 1 e 4 marzo 2020, in virtù dello stato di emergenza che sta interessando l’intero Paese. Potrebbero sussistere, in alcune zone, le condizioni per la fattibilità di un intervento presso il domicilio di alcuni alunni, in particolare degli alunni con disabilità. La didattica a distanza, che si avvale dell’e-learning e degli strumenti tecnologici dell’informazione e della comunicazione, se può essere valida per buona parte degli studenti, non lo è per molti altri (e ciò riguarda anche alunni non con disabilità). Nel caso specifico è possibile, quindi, ipotizzare che gli assistenti all’autonomia e/o alla comunicazione possano svolgere le loro ore presso il domicilio, anziché presso la sede scolastica, purché ciò sia reso possibile dai Comuni o dagli Enti interessati (sussistono, infatti, vincoli contrattuali che non possono essere ignorati ma che, stante la situazione di emergenza, potrebbero trovare in una nuova disposizione delle ore, un possibile consenso). Nel caso delle figure addette all’assistenza, la richiesta all’Ente locale deve essere formulata dai genitori. Per quanto riguarda l’invio dei materiali a domicilio, essi devono essere il frutto di un lavoro di sinergia fra gli insegnanti, e non una solitaria decisione di uno dei docenti della classe (nello specifico quello incaricato su posto di sostegno). La FISH, in questo momento, sta dialogando con il MIUR per l’istruzione domiciliare effettuata dai docenti per il sostegno; la Federazione ritiene che la sospensione della didattica non impedisca ai docenti di recarsi a scuola per lavorare a distanza e quindi per recarsi anche a domicilio. Anche il CIIS, insieme a un gruppo di genitori (Fb “Non c’è PEI senza condivisione), sta cercando di sollecitare l’attenzione degli amministratori affinché siano garantite, ove ne sussistano le condizioni e su base volontaria, le ore di assistenza all’autonomia presso il domicilio. Al riguardo si fa presente che più di un comune si è già attivato e altri stanno valutando la fattibilità di questo servizio


Sono una  docente della scuola primaria, nella classe 5 della scuola primaria  della mia scuola è  stata fatta una selezione tra gli alunni per poter accedere alla sezione musicale della scuola secondaria di primo grado. Tra gli alunni che hanno partecipato  alla selezione c’era anche un allunno disabile con 104 che la commissione giudicatrice ha eliminato, poiché  la commissione  esaminatrice ha valutato l’alunno non idoneo a svolgere attività  musicali (canto, uso strumento). So che la commissione  ha usato criteri  di valutazione uguali per tutti, non considerando la patologia dell’alunno che ha difficoltà  di relazione e di interazione per cui durante la prova è  riuscito solo in parte a cantare e ha riprodurre un ritmo come gli era stato richiesto. Io ed altre docenti avevamo informato la commissione  di questa difficoltà  che rientra nella sua patologia. Ora mi chiedo perché  non sono stati adottati criteri diversi? È  legale l’esclusione di un alunno 104 dalla sezione musicale in una scuola dell’obbligo? Dal verbale che ha redatto la commissione  non si evince nulla riguardo a prove differenziate per l’ alunno. Quello che sospetto è  che sia stato escluso semplicemente  per una questione  di numeri, perché  con un disabile la sezione musicale va costituita con 22 alunni, senza il disabile con 28 alunni. Possiamo fare qualcosa? La famiglia può  fare qualcosa?

Il Tribunale di Pisa, con l’Ordinanza Pisa 4 settembre 2014, ha stabilito che è discriminazione sottoporre un alunno con disabilità a prove selettive per l’ammissione ad un liceo musicale. È da ritenere che il principio della sentenza sia estendibile anche ai fini dell’ammissione alla sezione musicale di una scuola secondaria di primo grado.


Sono un’insegnante di Scuola dell’infanzia, mi restano ancora due anni di servizio e sono portatrice di protesi acustiche in quanto affetta da ipoacusia bilaterale dalla nascita. Premetto di aver ottenuto diplomi e passato il concorso ordinario quando ancora non portavo nessun tipo di protesi. Una mia collega, responsabile di plesso, mi ha detto che avrei dovuto comunicare al dirigente il mio problema. Questo nell’ottica delle visite attitudinali che lui ha dichiarato saranno effettuate per stabilire l’idoneità allo svolgimento delle funzioni lavorative. La mia domanda e’… sono obbligata a dare questa comunicazione al mio dirigente?

Se lei sta insegnando con le protesi e ciò non le impedisce un buon rapporto educativo con gli allievi, non dovrebbe aver timore di comunicare al DS la sua personale situazione; anzi, potrebbe precisare che lavora bene con i suoi alunni.  Se poi il DS ritiene di inviarla a una visita di controllo, è ipotizzabile che siano confermate sia le sue condizioni di salute che l’idoneità all’insegnamento. Se poi l’esito dovesse essere negativo, dovrebbe svolgere, in quest’ultimo biennio di servizio, altre mansioni, come per esempio la biblioteca, oppure potrebbe chiedere il diritto di pensionamento anticipato come lavoro usurante. Ai ciechi vengono dati 5 anni di scivolo.


Sono un Assistente specialistica in favore di un’alunna con disabilità psicofisica che ormai seguo da 5 anni.
Durante un Glh mi è stato conferito il compito di accompagnare l’alunna dalla sede centrale dell’Istituto fino alla sede distaccata dove è collocata la classe della studentessa ogni giorno, nonostante fossi assente durante i lavori d’equipe. Ho sottolineato il problema ai referenti per il sostegno ma continuano a voler affidare l’incarico solo a me. Dal punto di vista normativo questo incarico è tra i compiti dell’assistente specialistica?

Lo spostamento degli alunni con disabilità all’interno dell’edificio scolastico (o di più edifici, fra loro vicini, in quanto collocati all’interno di uno stesso spazio chiuso) è dei collaboratori scolastici, come previsto dal CCNL. La decisione assunta in sua assenza non può esserle imposta, e non solo per le motivazioni sopra descritte, ma anche perché, non rientrando questo fra i suoi compiti, oltre al consenso dei componenti del GLO, era necessario anche il suo (e, ovviamente, quello successivo del capo d’istituto). 


Sono la mamma di un bambino disabile grave con disturbo del comportamento, mio figlio frequenta la 1 media e dall’inizio dell’anno mi è stato chiesto di effettuare un suo inserimento graduale  a scuola. Di fatto mi chiedevano di riprenderlo prima dopo la seconda ora poi la terza infine alla quarta ora, con il risultato che mio figlio frequenta 20 ore a settimana anzichè 30.Io ingenuamente ho firmato le richieste di uscita anticipata indicando come motivo “come concordato” poi quando mi sono resa conto che l’intento del dirigente scolastico era di lasciare l’orario così ridotto ho firmato le richieste con la dicitura “su richiesta della scuola”, anche perchè io e mio marito non abbiamo mai concordato un orario ridotto in via definitiva.Mi ritrovo che a seguito dell’ultimo GLHO la scuola si riserva di valutare l’orario a 30 ore per l’inizio del prossimo anno scolastico sempre a seguito di valutazione del comportamento di mio figlio. A ciò si aggiunga che mio figlio è stato escluso dal campo scuola di due giorni perchè nessun insegnante se la sente di accompagnarlo, ma la cosa più grave è che non se la sentono di portalo in gita anche solo per un giorno. Cosa devo fare? 

È vero che sussistono situazioni per le quali è opportuno un inserimento graduale, ma ciò è opportunamente concordato in sede di GLO o GLHO, da parte di tutti i componenti (insegnanti della classe, genitori dell’alunno, specialisti ASL) e a fronte di motivazioni documentate. Da quanto lei scrive, più che un inserimento graduale, la scuola ha deciso, unilateralmente, la riduzione dell’orario di frequenza; e ciò è decisamente improprio. Suo figlio, per il quale sussiste l’obbligo scolastico, ha diritto a partecipare a tutte le attività promosse dalla scuola, comprese le uscite didattiche e i viaggi di istruzione programmati per le classi alla quale egli è iscritto, diritto garantito dalla legge 104/92 che, all’art. 12 comma 4, afferma che nessuna disabilità può essere causa di esclusione o riduzione della frequenza scolastica; se i docenti, come lei scrive, “non se la sentono di accompagnarlo”, allora l’uscita o il viaggio va annullato, se invece viene effettuato vietando la partecipazione all’alunno, allora potete procedere per discriminazione, perseguibile ai sensi della legge 67/2006. Analogamente per quanto riguarda la frequenza scolastica: vostro figlio ha diritto all’intera frequenza, esattamente come i compagni. Se sussistono reali criticità, riferibili al comportamento dello studente, potreste, in sede di GLO, prevedere anche un certo numero di ore, da indicare nel PEI, di personale addetto all’autonomia personale dell’alunno da richiedersi all’Ente Locale (comune). Come genitori fate presente alla scuola che vostro figlio, da oggi stesso, resterà a scola per tutto il tempo previsto, proprio come i compagni, e che parteciperà (previa vostra libera adesione) alle uscite didattiche o ai viaggi di istruzione programmati per la classe alla quale è iscritto; fate presente inoltre che, in caso di diniego da parte della scuola, procederete per discriminazione ai sensi della legge 67/2006 e per interruzione di pubblico servizio.


Ho un ragazzo con disabilità (art. 1 comma 3) con ripetenza. La mamma per motivi che non sto qui ad elencare vuole fare richiesta di istruzione parentale. L’alunno compirà 16 anni a dicembre.  Può farla?

La madre può sicuramente fare la richiesta. Nella richiesta che invierà alla scuola, la madre deve precisare che si impegnerà a garantire l’istruzione o direttamente o tramite docenti privati e quindi sottoporre l’alunno a fine anno agli esami presso la stessa o in altra scuola (stesso percorso di studio). Contestualmente deve darne comunicazione al sindaco del paese, in quanto l’alunno è ancora soggetto all’obbligo scolastico.


Sono una insegnante di sostegno specializzata di scuola primaria. 
Le scrivo in merito alla questioni insegnante di sostegno e supplenze: la circolare Miur 9838 del 2010 sulle supplenze temporanee precisa di non sostituire i docenti assenti con gli insegnanti di sostegno “salvo casi eccezionali non altrimenti risolvibili”. Le chiedo gentilmente cosa si intende con “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Chi stabilisce quali siano questi “casi eccezionali non altrimenti risolvibili”? Il dirigente scolastico? I genitori dell’alunno disabile possono opporsi e secondo quali modalità al fatto che l’insegnante di sostegno del loro figlio venga usato sovente per fare supplenze nella scuola, non garantendo così all’alunno l’approccio personalizzato e l’inclusione di cui necessita? L’insegnante di sostegno può rifiutarsi di fare supplenze e in base a quali criteri normativi? 

I casi eccezionali non altrimenti risolvibili si sostanziano in condizioni eccezionali, che possono verificarsi una o due volte l’anno; è responsabilità del dirigente scolastico provvedere alle sostituzioni e/o alla nomina dei supplenti ed è quindi suo compito valutare se sussistano o meno le condizioni di “eccezionalità”, tali da giustificare l’eventuale utilizzo del docente incaricato su posto di sostegno per una non derogabile supplenza limitatamente al primo giorno di assenza del docente da sostituirsi. Nel ricordare che il garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio è compito di ogni insegnante della classe, e non di uno in particolare, i genitori possono sicuramente agire, in caso di utilizzo del docente di sostegno per reiterate supplenze, intervendo presso le sedi competenti per interruzione di pubblico servizio e per discriminazione. Anche il docente incaricato su posto di sostegno può opporsi, esprimendo il suo dissenso di fronte al primo ordine di servizio scritto che riceve (si ricorda che l’ordine di servizio deve contenere: la data del giorno della supplenza, la classe e l’orario, nonché la firma del dirigente scolastico); dopo il secondo ordine di servizio scritto ricevuto, il docente deve provvedere alla sostituzione, informando successivamente la famiglia, il proprio sindacato e il Referente regionale per l’inclusione scolastica operante presso l’USR. Si rammenta che senza ordine di servizio il docente non può lasciare il suo posto, in quanto incorrerebbe in abbandono del posto di lavoro.


Sono un assistente specialistico di una scuola superiore. Quest’anno abbiamo un insegnante di sostegno, su 2 casi gravi (art. 3 comma 3) e non autonomi, che si assenta 2 giorni tutte le settimane e quindi dobbiamo togliere le ore di assistenza ad alunni h, ma non gravi, tutte le settimane e coprire le ore dell’insegnante di sostegno. Tutto ciò crea danni agli alunni che seguono obbiettivi minimi ministeriali e anche ai casi gravi perché spesso noi assistenti dobbiamo stare con il nostro alunno e quello scoperto (non potendo stare soli). Senza parlare della progettualità didattica 

L’assistente ad personam o AEC è assegnato ad un alunno con disabilità e deve garantire, per le ore indicate, il suo apporto professionale, senza sottrarre ore o tempo dedicato all’alunno. Il docente assente deve esser sostituito con un insegnante, figura analoga, e non con una figura professionale differente (peraltro già impegnata nell’orario richiesto). Se le venisse rivolta ulteriore richiesta, si rifiuti, facendo presente al dirigente che lei, in quanto assistente o AEC, è assegnata ad un alunno e non può togliere ore a quell’alunno; nel caso di insistenza, informi la sua cooperativa, affinché intervenga presso il DS. Contestualmente lo faccia presente anche alla famiglia, in modo che intervenga a garanzia del diritto allo studio del figlio, per evitare una interruzione di servizio.


Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e mi trovo nella delicata circostanza di essere accompagnatrice al campo scuola di un alunno certificato che a causa di forti stati di ansia non desidera partecipare, nonostante l’insistenza della famiglia. Come garantire una adeguata tutela?

La responsabilità degli alunni, durante un’uscita didattica o un viaggio di istruzione, è di tutti i docenti incaricati come accompagnatori, in egual misura. Se lo studente non vuole partecipare, non si capisce perché la famiglia insista, dovrebbe, infatti, non obbligarlo a fare un’attività che può metterlo in difficoltà; probabilmente ci saranno altre motivazioni. Le suggeriamo di chiedere un incontro con la famiglia, al quale devono partecipare tutti i docenti della classe; in tale sede affrontate serenamente la questione.


Sono un insegnante di sostegno di una prima classe di scuola superiore.Alcuni giorni fa è stato effettuato il GLH operativo di un alunno che al momento  frequenta seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Gli insegnanti presenti hanno suggerito alla neuropsichiatra e alla famiglia di approvare un percorso differenziato per una riduzione oraria in quanto il ragazzo, che presenta una problematica di carattere psichiatrico, non riesce, in generale, a seguire le attività didattiche e formative soprattutto nelle ultime ore della mattinata durante le quali manifesta grande disagio (per due giorni la settimana una settima ora che termina alle 14.35). La neuropsichiatra chiede, in virtù del fatto che Il ragazzo possiede sufficienti potenzialità intellettive, la possibilità di poter ridurre l’orario ma seguendo una programmazione per obiettivi minimi. Tale richiesta può formalizzarla dietro una sua dettagliata relazione. Se tale percorso è possibile, ci sono dei riferimenti normativi?

Nella scuola secondaria di secondo grado sono previsti due percorsi: Pei semplificato o Pei differenziato. Mentre per il Pei semplificato decide autonomamente il Consiglio di classe, per adottare il Pei differenziato il Consiglio di classe deve acquisire il consenso firmato della famiglia, non degli specialisti ASL. Ciò premesso, appare chiaro che la scelta di un percorso semplificato sia stata effettuata dal Consiglio di classe che, in base alle capacità e alle potenzialità dell’alunno e dopo aver acquisito gli elementi utili, ha ritenuto di poter procedere in tal senso. Per quanto riguarda la riduzione dell’orario di frequenza nelle due giornate in cui le attività didattiche si concludono alle 14.35 è corretto (ed è necessario) ridurre il carico orario a favore di tutti gli studenti della scuola (a parte il fatto che ciò consentirebbe all’alunno con disabilità di non perdere le ore di frequenza per discipline che fanno parte del PEI semplificato); risulta, infatti, eccessivo e controproducente anche da un punto di vista didattico, a parere di chi scrive, un orario che costringa gli studenti a stare a scuola fino alle 14.35.


Sono una mamma di un bambino di 7 anni con disturbi dell’attenzione. Dimesso per aver terminato le terapie essendo stato promosso in tutte le attività proposte. L’insegnante della scuola può richiedermi il sostegno?

L’insegnante di sostegno viene assegnato per promuovere l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. La richiesta del docente è inoltrata dal Dirigente dopo che la famiglia ha consegnato alla scuola copia del Verbale di accertamento e della Diagnosi Funzionale rilasciati dall’ASL (in alcune regioni è richiesto anche il CIS, il “Certificato di inclusione scolastica”, che viene rilasciato sempre dall’Unità multidisciplinare dell’ASL).


Sono la mamma di un ragazzo tetraplegico di 12 anni. Frequenta la seconda media e segue la programmazione della classe(purtroppo senza semplificazioni). È impegnato con le terapie 4 giorni a settimana. Potrebbe essere esonerato dai compiti per casa? C’è una legge che lo tuteli?

La norma prevede che, per gli alunni con disabilità, siano garantite forme individualizzate, anche a fronte dello stesso percorso dei compagni della classe alla quale egli è iscritto. Non possono, cioè, essere ignorate forme di personalizzazione che possono consistere in modalità di verifica differenti (stessi contenuti culturali, ma impostazione diversa, come per esempio test a scelta multipla o vero/falso o prova orale sostitutiva interamente o parzialmente di quella scritta ovvero utilizzo di forme di comunicazione alternative, come la CAA o tabella Etran o altro); al tempo stesso devono essere indicati criteri di valutazione “personalizzati”, coerentemente con le capacità e le potenzialità manifeste dall’alunno.
In sede di GLO o GLHO, ovvero durante la stesura del PEI, si possono concordare a fronte di impegni (come possono essere le sedute di terapia) o di particolari altre situazioni l’assegnazione completa o parziale dei compiti (ovvero la non assegnazione in determinati giorni). Se ciò non fosse stato concordato, suggeriamo di chiedere la convocazione del GLO e di inserire nel PEI tali indicazioni (nel caso l’ASL non potesse partecipare, chiedetele di intervenire mediante videoconferenza; in caso di assenza dell’ASL, voi procedete con l’incontro, indicando l’assenza nel verbale dell’incontro). 


Sono un’insegnante di sostegno vorrei sapere se nel caso di rinuncia al sostegno di un alunno iscritto al primo anno delle superiori bisogna depositare la diagnosi agli atti. Se non fosse obbligatorio sarebbe giusto informare il consiglio di classe al fine di agevolare il percorso educativo?

Se la famiglia rinuncia al sostegno, ritirando tutta la documentazione, da quel momento essa dovrà essere tolta dal fascicolo personale dell’alunno. Resterà la documentazione pregressa, in quanto sono stati prodotti documenti sulla base di una precisa richiesta fornita alla scuola dalla famiglia: tale documentazione andrà archiviata. È bene precisare che, con il ritiro della documentazione da parte della famiglia, l’alunno non è più da considerarsi con disabilità (e perde tutti i diritti previsti).
Se invece la famiglia esprime formale rinuncia del “docente per il sostegno” e non ritira la documentazione inserita nel fascicolo dell’alunno, allora l’alunno, in quanto alunno con disabilità, continua ad avvalersi di tutti gli altri diritti, tranne del sostegno (docente); per lui, pertanto, dovranno essere predisposti i documenti previsti (PEI per ciascun anno scolastico e aggiornamento periodico del Profilo dinamico funzionale); l’alunno, inoltre, potrà avvalersi, ad esempio, delle prove equipollenti (in caso di PEI semplificato), di modalità di verifica e di criteri di valutazione personalizzati, di obiettivi individualizzati, della presenza dell’assistenza all’autonomia personale e/o alla comunicazione (se previsto), dei sussidi e degli ausili per lui necessari e di ogni altra forma prevista e a lui utile per garantire l’esercizio del diritto allo studio. Alla predisposizione della documentazione (aggiornamento PDF ed elaborazione del PEI annuale) provvedono congiuntamente: tutti i docenti della classe, i genitori dell’alunno e gli specialisti ASL, con la partecipazione dell’assistente, se trattasi di figura professionale prevista


La qualifica di maestro d arte è considerata una qualifica professionale o liceale?

Il diploma di maestro d’arte, della durata triennale, è oggi non più conseguibile, in quanto, con la riforma del 2010, gli istituti d’arte sono stati convertiti in licei artistici (la cui durata è quinquennale). Per accedere all’università, ovvero per conseguire un titolo liceale, è necessario frequentare il biennio aggiuntivo.


Sono una docente e avrei un dubbio nella gestione delle verifiche per un’alunna. La studentessa ha un lieve ritardo e segue una programmazione per obiettivi minimi. La famiglia chiede la suddivisione delle verifiche scritte in più momenti per poter affrontare un argomento alla volta. È possibile? Oppure La verifiche già strutturata per gli obiettivi minimi è sufficiente?

In base al principio di personalizzazione è possibile concordare la programmazione delle interrogazioni, in modo da rendere meno pesante lo studio dell’alunno, come pure suddividere le verifiche scritte (o. orali) in più momenti, affrontando un argomento alla volta.


Sono l’insegnante di sostegno nella scuola secondaria di I grado. Nella classe assegnatami all’inizio dell’anno sono presenti due alunni DVA, art. 3 comma 1. Il mio orario prevede 18 ore settimanali (9+9), ma un’ora di sostegno è stata sottratta agli alunni aventi diritto per essere attribuita alla copertura dell’ora di alternativa in un’altra classe (la distribuzione autorizzata dal DS). Nel corso dell’anno (inizio dicembre) alla scuola giunge la documentazione completa di attestazione di handicap, art. 3 comma 3, di un altro alunno, presente in classe in cui svolgo le mie 17 ore di sostegno. Per cui, gli alunni disabili ne diventano 3, di cui il neocertificata con handicap grave (avrebbe diritto soltanto lui a 18 ore settimanali di sostegno). Fino ad oggi (febbraio) non vi é stata nessuna assegnazione delle ulteriori ore di sostegno alla classe. Mi viene detto che, essendo io l’insegnante di sostegno assegnata alla classe, devo prendermene carico, con la stesura del relativo PEI e di tutti i relativi annessi. In mese di novembre il CDC ha steso il PDP per l’alunno che all’epoca era in fase di certificazione. Tale PDP è ancora in funzione. È coretto che venga sostituito con un PEI reddato in assenza delle effettive ore di sostegno assegnate?

1) Le ore di sostegno assegnate agli alunni non possono essere sottratte nel corso dell’anno, ed è ciò che, invece, è avvenuto con l’ora che le è stato richiesta di svolgere altrove (il fatto che contempli l’autorizzazione conferma che si tratta di modalità impropria, che poteva essere “tollerata” per un giorno, come condizione straordinaria, ma che non poteva e non può essere la normalità).
2) La mancata assegnazione delle ore di sostegno all’alunno certificato nel mese di dicembre: per questo alunno le ore devono essere garantite; il diritto alle ore di sostegno è un diritto di ciascun alunno con disabilità, sancito dall’art. 13, comma 3, della legge 104/92 e ribadito in più sentenze della Corte Costituzionale (dalla n. 80/2010 alla n. 275/2016, secondo la quale tale diritto non può essere violato con motivi di problemi di bilancio); il Consiglio di Stato, inoltre, con la sentenza n. 2023 del 2017 ha stabilito che il dirigente scolastico ha l’obbligo di chiedere la cattedra completa per gli alunni con articolo 3, comma 3, e se l’Ufficio Scolastico si rifiuta, il Dirigente Scolastico deve inviare una Nota alla sezione regionale della Corte dei Conti e, per conoscenza, allo stesso Ufficio Scolastico, dichiarando che non si sente responsabile per il danno erariale che tale rifiuto produrrà a causa della perdita della causa da parte dell’amministrazione, in caso di ricorso promosso dalla famiglia.
3) La stesura del Pei: il PEI, Piano Educativo Individualizzato, deve essere elaborato congiuntamente dal gruppo di lavoro, i cui componenti effettivi sono tutti i docenti della classe, la famiglia dell’alunno con disabilità e gli specialisti dell’ASL. Il fatto che sia o che non sia ancora stato assegnato il docente di sostegno alla classe non sottrae i docenti (tutti) dagli obblighi previsti dalla norma (come, nello specifico, la stesura del PEI, insieme agli altri componenti del gruppo di lavoro)


Sono la mamma di una bambina con una disabilità intellettiva grave, certificata 104 art 3 comma 3.La bambina frequenta la quarta elementare e noi genitori , in accordo con il servizio di neuropsichiatria, vorremmo che questo anno venisse bocciata per poterla iscrivere il prossimo anno in una scuola afferente ad un centro riabilitativo, dove potrebbe affrontare la scuola secondaria di primo grado in un ambiente a lei più confacente. La dirigente si oppone alla bocciatura, dicendo che la normativa non lo permette in alcun modo. È corretto? Se la bocciatura è richiesta e motivata da necessità certificate della bimba non si può derogare in qualche modo?

Il decreto legislativo 62 del 2017 prevede che l’ammissione alla classe successiva avvenga “anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. La non ammissione (o bocciatura) è contemplata solamente per “casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”, in tali casi l’eventuale non ammissione alla classe successiva (ovvero la bocciatura) viene assunta “all’unanimità” da parte di tutti i docenti della classe. Spetta, dunque, unicamente ed esclusivamente ai docenti della classe, che valutano l’alunno sulla base del PEI predisposto per l’anno scolastico in corso, decidere se ammettere o se non ammettere l’alunno alla classe successiva.


Mio figlio è portatore di handicap legge 104 e legge 45 per disgrafia. Può essere bocciato  a scuola in 3 anno superiore

In terza superiore, se l’alunno non raggiunge gli obiettivi del suo PEI semplificato o differenziato, può essere bocciato.


Sono la mamma di un bambino affetto da sindrome di down, dopo un ricovero ospedaliero, sotto consiglio del medico, causa ricadute, ci è stato consigliato l’istruzione a domicilio. Mi sono recata presso l’istituto dove va a scuola mio figlio che frequenta la seconda elementare, per attivare tutto ciò con tanto di certificato del medico, ma la scuola che naturalmente non è contenta, richiede 2 fogli precisi compilati dal medico (che non ne è a conoscenza) che indicano anche il tempo richiesto, senza darmi altre precise istruzioni su di essi. Chiedo gentilmente se potete aiutarmi a reperire tali informazioni per poter accedere a questa documentazione per poter attivare tale richiesta.

Per attivare il servizio di istruzione domiciliare, la famiglia deve presentare alla scuola (al dirigente scolastico) i seguenti documenti:
–       formale richiesta di attivazione del servizio di istruzione domiciliare,
–       idonea e dettagliata certificazione sanitaria, in cui è indicata l’impossibilità a frequentare la scuola per un periodo non inferiore ai 30 giorni (anche non continuativi), rilasciata dal medico ospedaliero (C.M. n. 149 del 10/10/2001) o comunque dai servizi sanitari nazionali (escluso, pertanto, il medico di famiglia) e non da aziende o medici curanti privati (i 30 giorni sono trenta giorni di lezione, non trenta giorni consecutivi e basta). 
Gli insegnanti della classe, dopo la presentazione della domanda della famiglia, elaborano un progetto formativo, indicando il numero dei docenti coinvolti (ovvero dei docenti che si sono resi disponibili a insegnare al domicilio), gli ambiti disciplinari cui dare la priorità, le ore di lezione previste.
Il progetto deve essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio d’Istituto e inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (se nel PTOF è già inserito il servizio di istruzione domiciliare, non vi è necessità di effettuare questi passaggi). 
Il dirigente invia all’USR la richiesta, corredata dalla documentazione sanitaria e dal progetto: in questa sede, l’apposito Comitato tecnico regionale procederà alla valutazione della documentazione presentata, ai fini della successiva assegnazione delle risorse. 
In genere, il monte ore di lezioni è indicativamente di circa 4/5 ore settimanali per la scuola primaria. Se, però, il docente di sostegno dà la disponibilità a espletare il suo orario (o parte del suo orario) presso il domicilio (alternandosi con i colleghi) le ore potranno corrispondere a quelle previste per il sostegno. Infatti, le Linee guida prevedono che pere gli alunni con disabilità l’istruzione domiciliare può essere garantita dall’insegnante di sostegno (al riguardo si cita la sentenza del TAR del Lazio, che ha condannato l’USR ad assegnare al domicilio tutte le ore di sostegno assegnate all’alunno).
In sintesi, la scuola non può rifiutare questo servizio, previsto per garantire il diritto allo studio e, al tempo stesso, per la tutela della salute del minore.
Norme di riferimento: d.lgs. 66/17 come riformato dal d.lgs. 96/19; DM 461/19 e allegate Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare.


Un’alunna diversamente abile  in terza media ha effettuato un numero di assenze del 70 per cento. Per i docenti è impossibile una valutazione, si può mettere “Non classificata” al primo quadrimestre? O si deve esprimere ugualmente una valutazione in base ai pochi elementi a disposizione?

La norma stabilisce che per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato si debbano considerare le “presenze”.  Per il vincolo della frequenza, fissato a tre quarti del monte ore personalizzato, il Decreto legislativo n. 62/17 prevede che il Collegio docenti adotti – “per casi eccezionali” – motivate e straordinarie deroghe (documentate, per gli alunni con disabilità, da certificazioni riguardanti lo stato di salute). Se il Consiglio di classe dispone di sufficienti elementi, procede alla valutazione (e il 30% da lei indicato indicherebbe un tempo utile pe acquisire gli elementi necessari). Se il Consiglio di classe non dispone di sufficienti elementi di valutazione, può indicare “non classificato” nel primo quadrimestre. Non avete pensato di attivare il servizio di istruzione domiciliare?


Sono un assistente specialistico e quest’anno per ripetute assenze di un insegnante di sostegno (almeno 2 giorni a sett) sono costretta a coprire anche alunni non miei, ritrovandomi o a lasciare scoperti i miei alunni meno gravi o a coprire alunni che non sono a me assegnati. Mi chiedevo se l’assistente specialistico può rifiutarsi di fare da tappa buchi. 

L’assistente per l’autonomia e la comunicazione deve svolgere il suo compito a favore dell’alunno al quale è assegnato, per le ore stabilite nel PEI; l’assistente non può essere distolto dalle sue mansioni e dallo svolgimento delle ore, che deve garantire all’alunno assegnato e, ancor meno, può essere utilizzato per sostituire un insegnante assente: 
–       in primo luogo, perché il docente deve essere sostituito da un insegnante (e il dirigente non può provvedere una figura professionale differente); 
–       in secondo luogo perché vengono sottratte ore all’alunno al quale l’assistente è stato assegnato, determinando una interruzione di pubblico servizio; 
–       in terzo luogo perché la presenza dell’assistente accanto ad un alunno che non è quello al quale è stato assegnato non è autorizzata, né lo può essere, da un ordine di servizio del D.S.; in caso di infortunio o di un danno recato o subito dall’assistente, come verrebbe giustificata la sua presenza in sede diversa rispetto alla quale egli era stato destinato?
Le suggeriamo di far presente al D.S., nel caso venisse ancora invitato a “supplire” un insegnante assente, che lei, in quanto assistente o educatore, non può sostituire un insegnante e che non può abbandonare l’alunno al quale è stato assegnato, perché andrebbe a determinarsi una interruzione di un servizio che deve essere garantito all’alunno.Se ciò non bastasse, ne parli con la cooperativa o con l’Ente dal quale ha ricevuto l’incarico, illustrando i rischi cui si esporrebbe effettuando supplenze “improprie” e chieda loro di farsi portavoce presso il D.S.


Sono un docente di sostegno in una V classe di una scuola secondaria superiore. L’alunna che seguo con un Ritardo mentale grave, a causa della sua disabilità e dell’ambiente deprivante in cui vive, ha una frequenza molto irregolare. (solo 15 gg in questo primo quadrimestre). Cosa bisogna fare in questi casi? Può non essere ammessa agli esami per mancanza di validità dell’anno scolastico? In riferimento al primo quadrimestre alcuni docenti curricolari lamentano la mancata presenza durante le proprie ore di lezione. Si può comunque attribuire la valutazione tenendo conto degli obiettivi fissati nel PEI?

In base al DPR 122/09 il Collegio dei docenti può fissare alcune “deroghe straordinarie” al numero massimo di assenze, al fine di assicurare la validità dell’anno scolastico; il Consiglio di classe, sulla scorta di tali deroghe e se in possesso di sufficienti elementi di valutazione, può procedere con l’ammissione all’esame di Stato; in caso contrario, scatta l’invalidità dell’anno scolastico. Per completezza ai fini dell’ammissione va considerata anche la partecipazione alle prove Invalsi che, da quest’anno, riguarda tutti gli studenti delle classi quinte (d.lgs. 62/2017): il recentissimo Protocollo di somministrazione delle prove standardizzate, pubblicato da Invalsi alla pagina https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2020/Protocollo_somministrazione_GR13_ITALIA_2019_2020.pdf, indica tre possibili opzioni per gli alunni con disabilità (anziché due), fra queste il “non svolgimento delle prove” (per questi alunni la scuola può predisporre prove adattate, coerenti con il PEEI). 


Sono un’insegnante di scuola primaria e chiedo cortesemente di ricevere una risposta con i riferimenti normativa, circa la valutazione di alunni dva gravissimi. Se nel PEI di un DVA gravissimo è previsto un percorso differenziato, che non include l’apprendimento delle discipline, bensì favorisce l’integrazione e la socializzazione, l’autonomia e la comunicazione n.v., come è possibile inserire voti in decimi nelle materie curricolari?

Premesso che per gli alunni con disabilità intellettiva la valutazione, per il suo carattere formativo ed educativo e per l’azione di stimolo che esercita, deve sempre avere luogo (OM 90/2001), si rammenta che la legge 104/92 afferma che l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento “né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap” (art. 12, comma 4). A ciò si aggiunga che l’art. 16 della legge n. 104/92 prevede la possibilità di adottare attività integrative e di sostegno, anche in sostituzione delle discipline; ora, poiché il D.lgs. 62/2017 stabilisce che la valutazione degli alunni con disabilità deve essere effettuata in base al PEI e che tale valutazione deve essere espressa in decimi (e ciò vale per tutti gli alunni), coerentemente con quanto previsto, anche per l’alunno che lei definisce “gravissimo” la valutazione deve essere formulata in sulla base del PEI (e deve essere riportata nella scheda di valutazione in “decimi”, esattamente come avviene per gli altri studenti). Trattandosi di scuola Primaria (e ciò vale per la scuola del primo ciclo e per gli alunni per i quali è adottata una valutazione semplificata nel secondo ciclo) nella scheda di valutazione non deve essere fatto alcun riferimento al PEI (d.lgs. 62/17).  L’occasione è utile anche per rammentare che la scuola deve garantire, a ciascun alunno, gli apprendimenti, coerenti con le capacità e le potenzialità presenti; non può limitarsi alla sola socializzazione (lo stabiliscono la legge 104/92 e le Linee Guida ministeriali del 4 agosto 2009).


Mia figlia frequenta la prima liceo applicato scienze e biotecnologia ma, a causa di una serie di eventi traumatici, è crollata in una forte forma depressiva con forte ricaduta sulla frequentazione scolastica. Premetto che mia figlia è nata con una malformazione grave per la quale ha un riconoscimento con legge 104 e indennità di frequenza. Stiamo tentando di aiutarla con una equipe di psichiatri e psicologi ma il progresso è molto lento visto anche l’età che non aiuta. La mia domanda è: quali certificazioni devo far produrre dai medici per tutelarla sia per l’obbligo scolastico che per la privacy?

Le certificazioni sono quelle relative all’attuale stato di salute di sua figlia. Il Decreto legislativo n. 62/17, all’art. 13, stabilisce che, per l’ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, sia necessaria la frequenza di almeno tre quarti del monte ore personalizzato; lo stesso decreto richiama il DPR 122/2009 che, all’art. 14 comma 7, contempla di poter adottare – per casi eccezionali – motivate e straordinarie deroghe, purché le assenze non pregiudichino, a giudizio del Consiglio di classe, la possibilità di procedere ad una valutazione degli alunni interessati. Chieda pertanto che il Collegio dei docenti adotti una delibera relativa a tali deroghe.


Sono una docente di sostegno a tempo indeterminato e scrivo per un parere su come muovermi a seguito della circolare inviata dal mio Dirigente Scolastico a tutto il personale scolastico. Un alunno, pur essendo un disabile grave, usufruisce di 18 ore settimanali ed ha un’assistente materiale per 2 ore a settimana. I genitori hanno perso la causa al TAR per ottenere la copertura totale delle ore di sostegno. Dal 3 febbraio la docente che lo segue per 12 ore settimanali è assente e non si sa fino a quando. Il Preside dispone che tutti i docenti di sostegno debbano fare delle ore di supplenze sull’alunno anche se impegnati con altri alunni disabili. La domanda che mi pongo è la seguente: un docente di sostegno può lasciare il proprio alunno per andare a supplire un ragazzo con una disabilità più grave? è possibile contestare la circolare in oggetto dato che in questo modo non vengono più garantite le ore di sostegno come stabilite nei P.E.I. agli altri ragazzi?

Le “Linee guida” ministeriali, del 4 agosto 2009, vietano di spostare per supplenza in altra classe il docente per il sostegno, che opera con l’alunno nella classe alla quale è stato assegnato. La recente circolare sulle supplenze impone al Dirigente scolastico di nominare un supplente “dopo il primo giorno di assenza di un docente incaricato su posto curricolare o incaricato su posto di sostegno”


Sono una supplente precaria e lavoro in una scuola secondaria di istruzione superiore.
Una persona con disabilità grave si trovava seguito da me e una collega che da più di 20 giorni è in maternità. La scuola non si è attivata per trovare un supplente ed attualmente la persona si ritrova a non avere 9 ore di sostegno su 18. Dopo il ritiro di un altro alunno con disabilità, la dirigente ha incaricato la referente di dipartimento di ridistribuire le ore del personale e coprire quindi le 18 ore, lasciando scoperte altre persone che hanno diritto al sostegno ma si vedono ridotto il servizio senza spiegazioni. 
La referente di dipartimento sostiene che noi insegnanti non abbiamo possibilità di fare alcunché per migliorare la situazione. È legale questa soluzione? Quali sono i diritti della famiglia?  È buona norma che la persona sia seguita da 3 o 4 docenti diversi?

La recente circolare sulle supplenze ribadisce il principio che dopo il primo giorno di assenza il dirigente scolastico debba nominare un supplente. Se, come nel vostro caso, si sono rese disponibili ore di sostegno per il ritiro di uno o più alunni, queste ore (e solamente queste. ore) possono assegnate all’alunna, senza toccare le ore già assegnate agli altri frequentanti. Pertanto se mancano ancora ore per l’alunna il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente per tali ore. Fatelo presente alla famiglia. Sottrarre ore già assegnate ad alunni frequentanti è un atto illegittimo, forse anche con risvolti penali.


Sono la mamma di una ragazza tetraplegica con certificazione del 2014 in cui si evince un insufficienza mentale media ,tale certificazione è in possesso della scuola superiore di secondo grado in cui mia figlia frequenta la quinta con una programmazione semplificata ricondocibile al programma Ministeriale. Tempo fa per l’esattezza a dicembre abbiamo  consultato un Neuropsichiatra specializzato ,perché nostra figlia ha espresso la sua opinione sulla sua diagnosi funzionale così negativa e voleva essere sottoposta a nuovi test ,in effetti aveva pienamente ragione perché la nuova diagnosi parla di parametri normali anzi un pochino più alti .Il problema nasce solo con il linguaggio che inficia qualsiasi prova orale(il medico scrive che è impossibile fare prove orali) sia per l’ansia da prestazione che per problemi di coordinazione del linguaggio  (parla con difficoltà )e i suoi tempi di prestazione, sono molto più lunghi della norma. Abbiamo prodotto la nuova certificazione alla scuola chiedendo un GLH  per discutere del PEI in cui si era già chiarito che le verifiche orali erano controproducenti e si dovevano usare solo come compensazione dello scritto, Il risultato è stato pessimo perché ad ogni verifica scritta fanno seguire sistematicamente quella orale ,inoltre non rispettano ne’ tempi ne’ modalita’ concordati a suo tempo e specificati nel PEI ,la ragazza è in forte crisi perché le insegnanti quasi tutti i giorni le dicono che all’esame dovrà per forza fare la prova orale. Il GLH sarà a febbraio, come far capire che il PEI è disatteso? mi può aiutare a capire se mia figlia può sostenere l’esame di stato, senza per forza produrre la prova di cui sa già di non poter fare ?È possibile farla in forma scritta? 

Considerato quanto riportato nella documentazione sanitaria, in realtà, oltre all’eventuale completamento orale, era necessario prevedere forme “equipollenti” di somministrazione delle prove, previste a garanzia del diritto allo studio degli alunni con disabilità; al riguardo, si rimanda all’articolo 6 comma 1 del DPR 323 del 1998 che, nel definire il concetto di prove equipollenti, precisa che queste possono essere sia differenti da quelle ufficiali per i contenuti che per le modalità. È fondamentale, pertanto, che tali indicazioni siano coerentemente definite nel PEI, in quanto documento cui bisogna far riferimento per la predisposizione delle prove dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.  In sede di esame, la prova orale può sicuramente essere affrontata con modalità differenti (che possono andare dalla lettura fatta da terzi di un testo scritto dalla stessa studentessa all’utilizzo di “ausili”, che sostituiscono il linguaggio verbale), ovvero “equipollenti” (DPR 323/98). A conferma di forme differenti, ovvero con modalità equipollente, si può citare la LIS: lo studente che si avvale della LIS in sede di esame di Stato fruisce dell’assistente alla comunicazione.  In sede di PEI, a febbraio, occorre esplicitare questi passaggi, richiamando il riferimento normativo e individuando le modalità maggiormente funzionali e fruibili da parte dell’alunna. È il caso che, a questo incontro, sia presente la studentessa che, meglio di altri, può dare indicazioni su quali siano le modalità migliori per poter sostenere le performance richieste dalla scuola.


Sono la madre di una bimba che ha la legge 104 per un problema neurologico (art. 33,  comma 3). La bimba frequenta una scuola primaria paritaria dove l’insegnante di sostegno, già poco attrezzata per il suo problema, non la segue affatto in alcuni momenti per lei molto delicati (es. intervallo dopo il pranzo). Ho sentito parlare della possibilità di richiedere un educatore al comune ad ulteriore supporto della permanenza a scuola. Potete darmi qualche indicazione?

Se nella vostra Regione la legge sul diritto allo studio prevede gli assistenti anche nelle scuole paritarie, in sede di GLO potete esplicitare la necessità di poter fruire della presenza di un assistente all’autonomia personale dell’alunna, riportando nel verbale dell’incontro e nel PEI tale indicazione; sarà poi cura del dirigente scolastico chiedere all’Ente locale di competenza l’assegnazione di tale figura. Se, invece, tale figura non è prevista per le scuole paritarie, sarà la famiglia a sostenere le spese per la presenza di questa figura, mentre il docente è a carico della scuola paritaria.


Sono una docente  della  scuola  primaria, l’anno prossimo si iscriverà  alla scuola primaria  un alunno disabile con sostegno di 11 ore settimanali. Premetto che nella nostra scuola ci sono classi a 30 ore settimanali  e classi a 40 ore settimanali. La dirigente ha detto alla famiglia di iscrivere il bambino a 40 ore settimanali premettendo che lui avrà  una riduzione di orario (30 ore settimanali). Questo molto probabilmente prevederà  che il bambino non potrà  seguire tutte le materie. Io ed altre docenti ci chiediamo se non sia più  funzionale un’ iscrizione a 30 ore settimanali, visto che in tal modo l’alunno seguirebbe tutte le attività. Lo so che spetta alla famiglia decidere il tempo scuola, ma non so quanto la famiglia abbia capito bene la situazione. Inoltre la riduzione d’ orario suppongo che  do  andrà  concordata durante il PEI.  La scuola può far iscrivere un bambino ad un tempo scuola e poi far frequentare un tempo scuola a 30 ore che è  previsto nel suo assetto?

Non sono previsti, per gli alunni, “riduzioni di orario” di frequenza, peraltro per un ordine di scuola per il quale è contemplato l’obbligo. Se per l’alunno è migliore un tempo di frequenza pari a 30 ore settimanali, non si capisce perché suggerire il tempo-pieno per poi prevedere una frequenza ridotta pari a 10 ore; ciò, peraltro, costituisce un danno all’erario. Spetta sicuramente alla famiglia decidere il tempo-scuola da scegliere e se ritiene che le 30 ore siano adeguate per il bambino, deve sicuramente optare per le 30 ore settimanali.


L’insegnante di mia figlia che frequenta l’asilo è in malattia in classe c’è la maestra di sostegno e non stanno nominando la supplente perché comunque quando non c’è la maestra di sostegno si appoggiano al plesso di un altro paese. Noi genitori cosa possiamo fare per far nominare un’altra maestra perché i bimbi solo lasciati a loro stessi e non controllati

La recente circolare sulle supplenze stabilisce che il dirigente scolastico ha l’obbligo di nominare un supplente dopo il primo giorno di assenza. 


Sono insegnante di sostegno nella scuola secondaria di secondo grado. 
Mi sono stati assegnati due ragazzi disabili, (9 ore ciascuno) in due classi diverse. 
In una delle due classi è presente un altro ragazzo disabile seguito da un’altra insegnate di sostegno per 12 ore settimanali. 
Quindi nella stessa classe abbiamo due insegnanti di sostegno, una presente 12 ore ed io presente 9 ore. I nostri alunni seguono un pei differenziato ed un orario differenziato, tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00.  Quindi, in alcune ore, nella stessa classe sono presenti tre insegnanti: due di sostegno più l’insegnante delle varie discipline. 
La vicepreside non vuole assolutamente che ci sia questa presenza contemporanea di due insegnanti di sostegno e vuole che ce ne sia sempre uno solo che segua ambedue i ragazzi che, ribadisco hanno esigenze estremamente diverse. Che dobbiamo fare? 

Non esiste una norma che impedisca la presenza di più docenti di sostegno, peraltro è prevedile la presenza contemporanea, in virtù dell’abolizione del tetto che fissava un numero definiti di alunni con disabilità per classe. Per motivazioni didattiche e organizzative è bene che il Consiglio di classe valuti e concordi quanto è bene che queste figure siano presenti ed eventualmente che lo condividano in sede di GLO (al quale partecipano tutti i docenti della classe, compresi i due docenti incaricati su posto di sostegno). Si consideri anche che le ore assegnate non possono essere sottratte a ciascun alunno, ma devono essere garantite, a tutela del diritto allo studio. Non spetta certo al docente incaricato come vicario del dirigente entrare nel merito del “quando” la risorsa “sostegno” debba essere presente in classe, ma solamente invitare i docenti del consiglio di classe a valutare l’opportunità, da un punto di vista organizzativo, in considerazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi, considerazioni che competono al Consiglio di classe e che coinvolgono i componenti del GLO.


Sono una docente di un istituto di scuola secondaria superiore, scrivo in merito alla possibilità di utilizzare in classe la smartpen. Personalmente non ho mai avuto problemi a consentire ai miei allievi di registrare le lezioni o utilizzare la smartpen per prendere appunti, ma alcuni colleghi si oppongono, e ritengono di non essere obbligati a consentirne l’uso, anche  ad allievi con certificazione DSA, pur in presenza della richiesta di tale strumento compensativo da parte della famiglia, in quanto indicato dallo specialista che ha rilasciato la diagnosi (come da certificazione in possesso della scuola). Mi risulta che il vademecum del garante per la privacy abbia già dato parere positivo sulle registrazioni delle lezioni in classe, naturalmente ad esclusivo uso didattico personale. I miei colleghi, però, sostengono che il docente possa negare il permesso per tutelare la privacy degli altri allievi e per motivi didattici non meglio chiariti. Chi ha ragione? La famiglia, in caso di bocciatura di un allievo cui sia stato negato l’uso di tale strumento, può rivalersi nei confronti della scuola?

Per gli alunni con diagnosi di DSA è consentito registrare le lezioni a scuola: l’uso, da parte dello studente, è strettamente personale, mentre la registrazione riguarda “la lezione”. Questa indicazione, ripotata nel Piano didattico personalizzato, condiviso con la famiglia e con lo studente, va rispettata da tutti i docenti. In merito alla questione posta, va rispettato quanto indicato nel PDP (il problema privacy non è pertinente all’argomento).