Riunione Ministri UE Istruzione

Coronavirus, la Ministra Azzolina alla riunione dei Ministri UE dell’Istruzione: “Importante stanziare fondi straordinari per la scuola”

La Ministra Lucia Azzolina ha partecipato il 18 maggio, in videoconferenza, alla riunione dei Ministri UE dell’Istruzione sull’emergenza sanitaria Covid-19. La riunione – la terza dall’inizio dell’emergenza – è stata presieduta dalla Ministra della Scienza e dell’Istruzione croata, Blaženka Divjak, e ha visto la partecipazione anche del Vice Presidente della Commissione, Margaritis Schinas, e di Marija Gabriel, Commissaria europea per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Istruzione e la Gioventù.

I Ministri si sono confrontati sugli Esami di Stato finali del secondo ciclo di istruzione e sulla conseguente ammissione nelle Istituzioni di istruzione superiore, anche in ottica di mobilità europea. Tra i punti affrontati, l’inclusione degli alunni con disabilità, la valutazione degli studenti per questo anno scolastico, gli aspetti organizzativi legati alla ripresa delle lezioni.

“La cooperazione europea è fondamentale per superare questo momento così difficile – ha sottolineato la Ministra Azzolina -. La pandemia ha generato un’emergenza educativa senza precedenti. Ogni Paese ha reagito, i sistemi di istruzione si sono mobilitati. Come Governo italiano abbiamo stanziato 1,4 miliardi per l’istruzione, guardando anche a settembre. Ma occorre unire le forze, immaginare insieme la scuola che verrà e stanziare le giuste risorse per garantire parità di diritti a tutti gli studenti: per la ripresa sarà importante, cruciale, la mobilitazione di fondi europei straordinari. Soprattutto per assicurare a tutti gli studenti pari opportunità di accesso all’istruzione superiore e ai programmi di mobilità europea”.

La valutazione nella Scuola secondaria di secondo grado (OM 11/2020)

Le novità dell’Ordinanza ministeriale n°11 del 16 maggio 2020 in tema di valutazione  nella Scuola secondaria di secondo grado

di Maurizio Danza *

E’ indubbio che la ratio dell’ordinanza ministeriale n°11 del 16 maggio 2020 concernente la valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/2020 e prime disposizioni per il recupero degli apprendimenti, sia consistita nell’ attribuire alla didattica a distanza  strumenti e criteri sia in riferimento alla ammissione che alla valutazione finale degli studenti . Le disposizioni in essa contenute oltre ad attuare il decreto legge 8 aprile 2020, n. 22, recante “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato” con particolare riferimento all’articolo 1, comma 1, in tema di specifiche misure di valutazione degli alunni , e all’articolo 2, comma 3; in tema di prestazioni didattiche del personale docente nella utilizzazione degli strumenti informatici e tecnologici, richiamano esplicitamente anche la nota dipartimentale 17 marzo 2020, n. 388, “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza .

Orbene, appare di particolare interesse esaminare gli effetti che discendono dalle specifiche disposizioni dell’ordinanza ministeriale in tema di “valutazione delle classi non terminali della scuola secondaria di secondo grado “con riferimento al periodo di emergenza epidemiologica, soffermandoci su quelle realmente innovative finalizzate a valorizzare l’esperienza della didattica a distanza introdotta nella scuola italiana. In primo luogo giova osservare come l’ordinanza ministeriale n°11/2020 confermi il quadro normativo generale attualmente vigente in tema di valutazione, atteso che l’art.4 co.1 richiama espressamente le disposizioni di cui all’ art 4 del D.P.R. n° 122/2009 disponendo che La valutazione degli alunni è condotta ai sensi dell’articolo 4, commi 1, 2, 3 e 4 delRegolamento”; in buona sostanza, la disposizione conferma che alle attività degli alunni rilevate nel corso dell’a.s. 2019/2020 ( e dunque anche alle attività didattiche a distanza), si applichi innanzitutto il co.1 del DPR n°122/2009 che prevede la competenza del consiglio di classe, nonché la contitolarità dei docenti di sostegno  in merito alla valutazione di tutti gli alunni della classe. Lo stesso comma, conferma poi l’ integrale applicazionedel successivo dell’art.4 co.2 del regolamento dettato in tema di  comportamento e alla sua valutazione numericae al suo concorso alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili alfine di beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio . Tuttavia, a ben vedere, la disposizione richiamata, va esaminata unitamente all’art.1 co.2 della O.M. n.11 del 16 maggio 2020 che, pur riprendendo il criterio di valutazione numerico su base decimale descrive una indubbia novità,  prevedendo che “ il consiglio di classe procede alla valutazione degli alunni sulla base dell’attività didattica effettivamente svolta, in presenza e a distanza, utilizzando l’intera scala di valutazione in decimi” : la disposizione ministeriale introduce infatti, quale presupposto della valutazione dell’alunno che l’attività didattica debba essere effettivamente svolta, richiedendo dunque il contributo di entrambe le forme di partecipazione ( in presenza e a distanza) da parte dello studente.

Quanto poi al rinvio all’art.4 co. 3. del D.P.R. n°122/2009, operato nel co.1 dell’art.4 della O.M: n 11/2020, non si rilevano aspetti di particolare novità, atteso che l’ordinanza ministeriale si limita a richiamare rispettivamente, la disposizione in tema di valutazione dell’insegnamento della religione cattolica espressa senza attribuzione di voto numerico( co.3), nonché quella che regolamenta “ i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro, parte integrante dei percorsi formativi personalizzati di cui all’ articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77 “( co 4.).

Di particolare interesse quanto a contenuti innovativi in tema di valutazione senza dubbio l’art.4 co.3 dell’ordinanza che introduce la ammissione alla classe successiva, in deroga alle specifiche disposizioni di cui ai commi 5 e 6 e 14 co.7 del D.P.R. n°122/2009 ; infatti, ben vedere lo stesso dispone espressamente che “gli alunni della scuola secondaria di secondo grado sono ammessi alla classe successiva in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 4, commi 5 e 6, e all’articolo 14, comma 7 del Regolamento. A tal proposito giova rammentare come l’art.4 co.5 del D.P.R. n° 122/2009 preveda quale criterio di ammissione alla classe successiva, il conseguimento del voto non inferiore a sei decimi sia in merito al comportamento che al profitto, mentre il successivo co.6 disponga in tema di  sospensione del giudizio nei confronti di alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una o piu’ discipline, senza riportare immediatamente un giudizio di non promozione: orbene, entrambe queste disposizioni non saranno applicate con riferimento al corrente anno scolastico 2019/2020.

Di particolare importanza poi, l’ulteriore deroga disposta sempre con l’art.4 co.3 della O.M. n°11/2020 in merito alla applicazione dell’art.14 co.7 del DPR n°122/2009che prevede in via generale, un minimum di frequenza scolastica dello studente  pari ad almeno tre quarti dell’orario annualeper la partecipazione allo scrutinio finale. Peraltro sul punto, va evidenziato come già il T.A.R. Puglia, Lecce, 17 settembre 2019, n. 1479 recentemente si è pronunciato, ritenendo che la ratio dell’art. 14 è quella di assicurare il profitto scolastico, e che «“la presenza scolastica va valutata quale mero presupposto per un proficuo apprendimento dell’alunno ma se egli, sebbene riporti numerose assenze, non evidenzi tuttavia problemi sul piano del profitto, tale presupposto non va interpretato con eccessiva severità, dal momento che una bocciatura motivata solo dal numero delle assenze potrebbe ingiustificatamente compromettere lo sviluppo personale ed educativo di colui che, dal punto di vista dell’apprendimento e dei risultati conseguiti rispetto agli insegnamenti impartiti, sarebbe stato altrimenti idoneo al passaggio alla classe successiva; ed infatti, far ripetere l’anno scolastico ad un alunno nonostante abbia riportato tutti voti sufficienti, costituisce misura che può gravemente nuocere al suo percorso formativo e di vita, in quanto lo costringe a ripetere insegnamenti già acquisiti ed a perdere l’opportunità di apprendere, nella classe superiore, nuove conoscenze, comportando, in ogni caso, un ritardo nel suo corso di studi”, richiamando altri precedenti giurisprudenziali ( cfr. Tar Ancona, Marche, sez. I, 21 marzo 2017, n.. 220)» (T.A.R. Puglia, Lecce, 25 maggio 2018, n. 899);

Quanto poi al co.4 dell’art.4 della ordinanza ministeriale n°11/2020, giova evidenziare la innovativa introduzione accanto alle valutazioni di insufficienza da indicare nel verbale di scrutinio, anche della necessità di riportare le votazioni numeriche nel documento di valutazione finale, nonché di  prevedere un credito pari a 6 nel caso di media inferiore a sei decimi per il terzo o il quarto anno.

Di particolare interesse poi, l’art. 4 co.5 della ordinanza in cui possiamo rinvenire il nuovo documento denominato piano di apprendimento individualizzato che dovrà essere predisposto a cura del consiglio di classe per gli alunni ammessi alla classe successiva in presenza di votazioni inferiori a sei decimi, in cui sono indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi livelli di apprendimento. Tale piano è poi declinato nel dettaglio nel successivo art.6 co.1 ; l’art.6 co.2 prevede inoltre la definizione di un ulteriore piano di integrazione degli apprendimenti, nel quale, i docenti contitolari della classe o il consiglio di classe individueranno, altresì, le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento , sostanzialmente consistenti in una nuova progettazione finalizzata . Il successivo co.3 prevede inoltre che le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato, costituiscono attività didattica ordinaria e hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020 con possibilità di proseguire in caso di necessità anche per l’intera duratadell’anno scolastico 2020/2021.

Anche il successivo co.6 dell’art.4 della ordinanza ministeriale n°11/2020 presenta taluni elementi di novità, prevedendo una peculiare fattispecie di “non ammissione alla classe successiva”, in assenza di elementi valutativi dell’alunno da parte del Consiglio di classe: tuttavia la disposizione ministeriale senza dubbio eccezionale e dettata dalla emergenza epidemiologica , nel confermare la discrezionalità tecnica del consiglio di classe in materia di valutazione, condiziona il possibile giudizio di non promozione a numerosi presupposti ; ed infatti, in primo luogo l’assenza di elementi valutativi dell’alunno non deve essere imputabile alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete,ma riconducibile a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, perduranti; inoltre la disposizione esige che tale situazione, sia già stata opportunamente verbalizzata dal consiglio di classe per il primo periodo didattico ( la c.d. attività in presenza). Solo sussistendo tali elementi, il consiglio di classe potrà decidere di non ammettere lo studente alla classe successiva , motivando all’unanimità.Orbene, è di tutta evidenza che la disposizione indubbiamente derogatoria ai criteri già indicati nel co.3 dell’art.4, pur nella complessità della formulazione va letta tenendo conto del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa in tema di discrezionalità tecnica del consiglio di classe che anche recentemente si è espresso confermando cheil giudizio di non ammissione alla classe superiore è insindacabile dal giudice atteso che solo i docenti dispongono di tutti i dati necessari ad operare una obiettiva e razionale valutazione dei propri studenti.ed inoltre “solo i docenti, hanno condiviso con gli studenti un intero anno di lavoro ed essendo quindi in grado di valorizzare, in positivo ed in negativo, anche profili che non sono strettamente numerici” ( cfr.TAR Lazio sez.III bis n.14002 6 dicembre 2019)

Infine va fatto notare come l’art.4 co.7 della ordinanza ministeriale nella parte in cui stabilisce che “ sono fatti salvi i provvedimenti di esclusione dagli scrutini emanati ai sensi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, conferma la esclusione dello studente dallo scrutinio finale, a seguito sanzioni disciplinari irrogate in casi di particolare gravità .

In tema poi di valutazione degli alunni con bisogni educativi speciali, l’ordinanza ministeriale n°11 del 16 maggio 2020 prevede all’articolo 5, le particolari disposizioni, per gli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge n°104/1992 disponendo che “si proceda alla valutazione sulla base del piano educativo individualizzato, adattato sulla base delle disposizioni impartite per affrontare l’emergenza epidemiologica, e che il piano di apprendimento individualizzato di cui all’articolo 6, ove necessario, debba integrare il piano educativo individualizzato( co.1).

Inoltre la disposizione nel successivo comma 2, prevede che, per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento certificati ai sensi della legge 8 ottobre 2010, n. 170, la valutazione degli apprendimenti sia coerente con il piano didattico personalizzato, mentre per quelli con bisogni educativi speciali non certificati,già destinatari di specifico piano didattico personalizzato, la applicazione dello stesso comma 2.

Infine il successivo co.4. prevede che, ove necessario il consiglio di classe, apporti le necessarie integrazioni al piano didattico personalizzato per gli alunni di cui ai commi 2 e 3, tenuto conto del piano di apprendimento individualizzato.


* Docente di Diritto del Lavoro “Università Mercatorum”

Spazio a 36mila nuovi ingressi nella Pa

da Il Sole 24 Ore 

di Eugenio Bruno

Magari non a due – come sottolineato dal premier Giuseppe Conte – ma il decreto Rilancio, dal punto di vista delle assunzioni nella Pa, somiglia sicuramente almeno a una manovra. Con oltre 36mila nuovi ingressi in arrivo nei prossimi mesi. Concentrati in particolare in due comparti: scuola e salute.

In arrivo 16mila nuovi prof

Partiamo dalle scuole. Alle 62mila cattedre a tempo indeterminato a disposizione con i tre concorsi già banditi ne vengono aggiunte altre 16mila. Di queste, una metà si sommerà ai 37.763mila posti delle due selezioni ordinarie (aperti cioè anche ai neolaureati) per infanzia e primaria e per medie e superiori in agenda dopo l’estate; l’altra metà si aggiungerà invece ai 24mila del concorso straordinario (sempre per le superiori di I e II grado ma stavolta limitato ai precari con 3 anni di servizio negli ultimi 12) in calendario tra luglio e agosto. Una scelta che non punta solo ad aumentare gli organici in vista di settembre quando andrà ridotto il numero di alunni per classe, ma che è anche politica. Considerando che la quota di vincitori da immettere in ruolo già quest’anno non cambia, portare a 32mila gli slot del concorso straordinario serve soprattutto a contrastare il blitz di Leu e una parte del Pd con un emendamento al decreto Scuola al Senato per assumere subito 40mila precari, sulla base dei soli titoli e di un colloquio post assunzione. Con gli effetti che scopriremo domani quando la proposta di modifica verrà votata in commissione.

Più posti negli atenei ed enti di ricerca

Restando in zona istruzione, degne di nota sono anche le risorse per assumere oltre 4.500 ricercatori. Di questi, 3.333 sono destinati alle università per le figure di tipo b) previste dalla riforma Gelmini del 2010 (quelle cioè che possono poi prendere l’abilitazione scientifica nazionale e accedere alla carica di associato) e si aggiungono ai 1.600 previsti dal decreto Scuola di dicembre e appena autorizzati dal ministro Gaetano Manfredi. Gli altri 1.300 ricercatori che avranno un contratto grazie al Dl Rilancio lavoreranno invece negli enti di ricerca.

Subito 9.600 infermieri di famiglia

L’altra grande protagonista della manovra di primavera è la sanità. Che vedrà debuttare gli infermieri di famiglia: ne potranno essere assunti 9.600 con contratti fino al 31 dicembre. Sempre per potenziare le reti territoriali, che durante la fase 2 della pandemia avranno un ruolo (si spera) decisivo per frenare i nuovi contagi, in arrivo ci sono anche 600 assistenti sociali. Ma il “contatore” finale della salute è destinato ad aumentare perché i fondi del decreto Rilancio consentiranno alle Regioni di assumere, se lo vorranno, altre 10mila figure. Camici bianchi e non solo.

Le altre assunzioni

Molti volti nuovi sono attesi anche nei tribunali. Innanzitutto tra i giudici con gli ausiliari d’appello che dovrebbero salire da 350 a 850. Ma anche tra i cancellieri esperti esperti che vedranno aumentare i loro ranghi di 2.700 unità. Completano il set di ingressi nella giustizia i 550 funzionari da reperire al più presto (di cui 150 per i distretti di Torino, Milano, Brescia, Venezia e Bologna). In un ambito più vasto che, sempre ai fini di contenere il contagio, vedrà entrare nella Pa circa 730 militari (medici eccetera) e 25 vigili del fuoco.


NeverStopLearning per aiutare gli studenti

da Il Sole 24 Ore 

di Redazione Scuola

Durante l’emergenza Covid-19 Intesa Sanpaolo ha lanciato NeverStopLearning per aiutare gli studenti, dalla scuola primaria all’università, a tenersi in allenamento con lo studio. Questo perché la voglia di imparare non si deve e non si vuole fermare mai, neanche in una situazione senza precedenti come questa.

L’iniziativa guarda ai giovani e vuole andare incontro alle famiglie, a prescindere che siano clienti o meno della banca, offrendo l’accesso gratuito per 3 mesi a Redooc.com, la più che nota piattaforma di didattica digitale per scuole e famiglie, fruibile via smartphone, tablet e computer.

Tantissimi i contenuti offerti, su alcune materie basilari come matematica, italiano, fisica, materiali per Dsa (Disturbi specifici di apprendimento) ed un valido supporto per preparare le prove Invalsi. Redooc mette a disposizione ben 5.000 video lezioni e 75.000 esercizi interattivi strutturati in base a modalità di apprendimento semplici, efficaci e coinvolgenti, con punteggi, classifiche, avatar, giochi e gare online. Intesa Sanpaolo ha coinvolto oltre 750.000 potenziali utenti, informandoli dell’iniziativa via mail. Si accede dal link https://www.intesasanpaolo.com/it/common/landing/studiare-online.html.

Sondaggio: la didattica a distanza non piace alla gran parte degli studenti

da la Repubblica

ROMA – C’è poco da fare, frequentare la scuola via web è una modalità che non ha conquistato gli studenti italiani: non piace al 54% di loro, la maggioranza. Un terzo dichiara che è più faticoso concentrarsi durante le lezioni e il 15% circa dichiara che la possibilità di poter utilizzare computer e smartphone diventa una tentazione per fare altro durante le lezioni. Agli studenti manca la presenza fisica a scuola e anche il contatto con i compagni. Sono i risultati dello studio “Giovani e quarantena” promosso dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, Gap, Cyberbullismo) in collaborazione con Skuola.net, su 9 mila studenti tra gli 11 e 20 anni evidenzia gli effetti del lockdown sui giovanissimi e raccolti oggi da Cittadinanzattiva.

Lo studio evidenzia che a incidere sullo stato psico fisico dei ragazzi è stato, in primis, un cambio nel ritmo del sonno. L’80% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver cambiato i propri ritmi sonno/veglia e circa la metà dichiara di subire risvegli notturni. Cambiano anche le abitudini alimentari dei giovani e circa la metà degli intervistati dichiara di mangiare di più (e a qualsiasi orario).

Negli ultimi due mesi, pur partendo da basi già elevate, è letteralmente lievitato il numero di ore che i ragazzi hanno passato online: il 25% dice di essere stato sempre connesso (per capire meglio l’importanza del dato basti pensare che in una precedente rilevazione sul tema, datata gennaio 2020, gli “iperconnessi” erano appena il 7%). La fetta più consistente (54%), però, continua a essere quella che ha trascorso online tra le 5 e le 10 ore al giorno (anche qui l’aumento in poche settimane è stato notevole, più che raddoppiato: a gennaio erano il 23%). Questi dati arrivano invece da una ricerca svolta da Università di Firenze insieme a Skuola.net per conto di Generazioni Connesse, sotto il coordinamento del ministero dell’Istruzione su 5.308 giovani fra i 14 e i 20 anni. La maggior parte del tempo è stata assorbita dalle attività di didattica a distanza: il 24% è rimasto connesso con la scuola in media 3 ore al giorno, il 26% si è assestato sulle 4 ore, il 20% sulle 5 ore, il 18% è andato anche oltre.

Come dividere gli alunni? Molte elementari in regola. Il nodo: le prime superiori

da Corriere della sera

Gianna Fregonara e Orsola Riva

Dimezzare, dividere, distanziare. È questo il mantra che guiderà le decisioni per il ritorno in classe a settembre, come ha ribadito ieri il comitato tecnico scientifico del ministero della Salute. Ma con le nuove norme sulla sicurezza, per quanti studenti sarà davvero possibile rivedere i compagni? Fino a febbraio i 40 mila edifici scolastici ospitavano in tutto 7,5 milioni di alunni dai tre ai 19 anni, suddivisi in poco meno di 370 mila classi: 20,5 per aula in media, ma con enormi differenze a seconda del tipo di scuola e della regione. Alle elementari, per esempio, a causa del calo demografico, una classe su 5 (il doppio in regioni a bassissima natalità come il Molise) sarebbe già quasi in regola visto che ha meno di 15 alunni, mentre alle superiori, dove negli ultimi anni sono aumentati gli iscritti, una classe su 5 (una su 4 in Lombardia) ha più di 25 studenti, con punte anche oltre i 30 soprattutto al primo anno e nelle grandi aree metropolitane come Milano e Roma.

Ed è forse per questo che la ministra Lucia Azzolina ha già annunciato che per i ragazzi delle superiori si potrà (e dovrà) ricorrere alla didattica mista, un po’ a casa un po’ a scuola, evitando così il problema della divisione delle classi e della moltiplicazione degli insegnanti. Problema non da poco, quello di avere metà studenti presenti e metà collegati, visto che la banda larga è ancora molto poco diffusa (secondo i dati agcom quella meno veloce raggiunge il 60 per cento della popolazione) e la maggioranza delle scuole dovrebbe adeguarsi entro l’estate. Senza contare il rischio di perdere definitivamente gli studenti già a rischio. Resta poi da sciogliere il nodo dei ragazzi di prima superiore, che sono quelli che avrebbero più bisogno di accompagnamento, e quindi di una scuola in presenza, e che sono i più numerosi: in tempi di tagli, si è stabilito un minimo di 27 studenti per classe. Perché possano frequentare in sicurezza bisognerebbe dividere circa trentamila classi.

Per i più piccoli il presidente della task force ministeriale Patrizio Bianchi ha detto che a settembre immagina di suddividere i bambini in gruppi da 10-12 alunni al massimo, come la Francia di Macron ha già fatto nelle scuole delle aree più svantaggiate (banlieue e campagne). Da questo punto di vista il problema non sono più solo le «classi pollaio», vecchio cavallo di battaglia dei Cinquestelle e della stessa ministra Azzolina, che l’anno scorso aveva depositato alla Camera una proposta di legge per fissare un limite massimo di 22 alunni per classe (20 nel caso ci fosse un disabile) per tutti i livelli scolastici. Oggi anche una classe di 20 alunni è troppo numerosa.

Va detto che a disinnescare, almeno in parte, il sovraffollamento delle aule stabilito per legge dalla riforma Gelmini (fino a 30 alunni per classe alle elementari e alle medie, fino a 33 alle superiori) ci ha già pensato il calo demografico. Negli ultimi cinque anni la scuola ha perso quasi 300 mila alunni, mentre nello stesso periodo le cattedre sono rimaste stabili, anzi sono leggermente aumentate. Risultato: alle elementari, il 70 per cento delle classi ha meno di 22 alunni, l’80 per cento in regioni come la Calabria, la Campania e la Sardegna, mentre in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana le sezioni da dividere sono almeno il 40 per cento. Lo stesso vale per le scuole medie dove le classi con più di 25 alunni sono meno di una su dieci a livello nazionale (ma il 15 per cento in Emilia).

Il Miur ha già fatto capire che toccherà in gran parte ai presidi ingegnarsi a trovare delle soluzioni, mentre saranno i Comuni a dover cercare aule e spazi alternativi. Ma se almeno ai bambini delle elementari si vuol dare la possibilità di tornare tutti a scuola divisi in piccoli gruppi bisognerà garantire un numero di insegnanti adeguato, a meno di non voler ridurre le ore di didattica vera e propria e di affidare i bambini, come ha suggerito Azzolina, anche ad educatori o volontari delle cooperative per attività culturali da aggiungere al curriculum.

La Cisl ha già fatto due conti: per stare tranquilli bisognerebbe aumentare il numero di classi di una volta e mezza assumendo, in via straordinaria e solo per un anno, 80 mila educatori di scuola materna e 70 mila maestre elementari. Costo dell’operazione? Due miliardi e mezzo.

Una strategia per l’istruzione

da Corriere della sera

Giuseppe Lauria

Il desiderio di condivisione che la scienza nutre nei confronti del mondo politico è un fatto senza tempo. Un esempio è la lettera che Galileo indirizzò circa 400 anni fa a Cristina di Lorena Granduchessa di Toscana. Essa è divenuta famosa per alcune parole che da allora disegnano i confini di ciò che è scienza: «sensate esperienze, accuratissime osservazioni, dimostrazioni certe». La cosa interessante è che la Granduchessa sia passata invece alla storia per incapacità, cupidigia e bigottismo. Un impossibile incontro, possiamo dire, tra genio ed inettitudine.

Lungi dal voler riportare questo confronto all’attualità, è indubbio che il nostro Paese, forse più di altri nel mondo occidentale, sia segnato da un profondo solco di incomprensione sul significato del termine «scienza» e su ciò che da esso ne deriva. Un «digiuno di scienza», come è stato scritto pochi giorni fa sul Corriere, che si traduce in quotidiani scalpori e stupori da ambo le parti. Nella sconsolante attesa di un rimedio che un giorno le istituzioni educative dovrebbero portare. Un giorno che probabilmente non vedremo mai, restando immutate le ragioni del suo ritardo.

A questa funerea visione del futuro sembra fare da contraltare la buona produzione scientifica italiana. Utilizzando SCImago (www.scimagojr.com), un portale pubblico di raccolta delle pubblicazioni, l’Italia è all’8° posto nella graduatoria per tutti i settori della ricerca, dall’agricoltura alle arti, ed al 7° nella medicina. La classifica generale è guidata da USA, Cina e Regno Unito, seguiti da Germania, Giappone, Francia e Canada. Se invece guardiamo la classifica di Nature Index 2020, che evidenzia i Paesi che hanno dominato la ricerca di alta qualità nell’anno precedente, l’Italia è al 13° posto nel mondo superata anche da Svizzera, Olanda, Spagna e Svezia.

Tralasciamo se siamo messi bene o male, ma poniamoci la domanda se siamo interessati a queste graduatorie. Con tutti i limiti, esse sono considerate importanti dalle istituzioni internazionali più prestigiose perché esprimono quanto cemento contiene uno dei pilastri che da sempre ogni civiltà ha considerato cruciale per il proprio sviluppo: l’istruzione. Non è una novità il fatto che la percentuale di investimento sul prodotto interno lordo destinato all’istruzione ponga l’Italia al quart’ultimo posto in Europa. Ma le cose più interessanti da ricordare sono forse altre due. La prima è che dal 1970 ad oggi la maggior parte dei Paesi europei ha, con alcune fluttuazioni, aumentato la spesa per l’istruzione portandola oltre il 5%. La Spagna è passata dall’1,8% al 4,2%. L’Italia, dopo essere salita al 4,7% tra gli anni ‘90 e primi del 2000, è ridiscesa al 4%. La seconda è che mentre la distribuzione della spesa per l’istruzione primaria e secondaria in Italia è in linea con quella europea, quella per l’istruzione terziaria è meno della metà ed è stata ridotta di oltre 2 miliardi nell’ultimo decennio.

Torniamo quindi alla questione di fondo ed alle contraddizioni che sembrano emergere: perché è fondamentale la condivisione tra mondo scientifico e politico? Perché da essa entrambi ne uscirebbero più forti.

In Italia, la spesa per l’istruzione non solo è tra le più basse nel mondo occidentale, ma la sua destinazione è sostanzialmente indirizzata alla scuola dell’obbligo. Questo ha un solo significato: che l’Italia non ritiene l’istruzione terziaria — università e dottorati — un pilastro per il proprio sviluppo. Una scelta legittima, per carità, ma che sarebbe bene dichiarare piuttosto che spendere parole fatte di nulla su competitività, flessibilità del mercato del lavoro, fuga dei cervelli e loro ritorno. Chiacchiere inutili. All’Italia non interessa; si dichiari che la strategia è diversa, come nel dopoguerra: in 15 anni un benessere impensabile. Ma 70 anni dopo, al 24° posto su 26 per capacità di reggere alla globalizzazione nella classifica dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Nonostante questo non siamo male nella ricerca. E quindi cosa sarebbe, una consolazione? Per farcene cosa? I numeri raccontano una semplice verità: che la politica italiana, in qualunque combinazione si trovi al governo, non condivide il principio che l’istruzione avanzata sia fondamentale per rendere il Paese competitivo. Ciò comporta un’involuzione generale, anche della stessa politica. Si dichiari allora una strategia alternativa. Proprio adesso perché l’unica grande occasione che abbiamo per ripartire con un orizzonte diverso, dopo la pandemia, è un investimento sull’istruzione del nostro capitale umano. Salvo idee migliori.

Maturità 2020, Azzolina: esame in presenza. Lezioni anche fuori scuola a settembre

da Corriere della sera

Gianna Fregonara

E’ un appello che sembra un po’ una strigliata preventiva: «Sono certa che avremo tutti al loro posto per fare l’esame di Stato». La ministra Lucia Azzolina è preoccupata per la riuscita della Maturità 2020 e ha avviato un monitoraggio della situazione dei commissari per l’esame: gli uffici regionali non sono ancora riusciti a nominare tutti i presidenti perché anche a dieci giorni dalla scadenza per le candidature mancano aspiranti. Ma «l’Italia sta ripartendo e il 17 giugno, a meno di una curva epidemiologica con contagi che salgono, gli studenti hanno diritto a fare gli esami in presenza e la scuola non si sottrarrà al proprio dovere».

Tempi più lunghi per le medie

Nel giorno della pubblicazione delle ordinanze che disciplinano la Maturità (qui il testo), l’esame di terza media (qui il testo) e la valutazione di fine anno (qui il testo), la ministra ha fatto il punto sulle ultime novità, confermando che per la discussione della tesina della terza media ci sarà tempo fino al 30 giugno e che per le scuole elementari resteranno i voti, per «tornare ai giudizi, si dovrà aprire una discussione politica, non ai può fare con un’ordinanza».

Mascherina sì o no?

Sulla maturità in classe restano ancora alcune incertezze anche se è la scelta rivendicata da Azzolina: «Ho insistito per farli in presenza, perché sono un passaggio importantissimo dall’adolescenza all’età adulta. Voglio che tutti ricordino il momento dell’esame: per me è stato uno dei più belli della mia vita, mai l’avrei tolto agli studenti». «Non deve essere un incubo – ha aggiunto Agostino Miozzo, del Comitato tecnico scientifico – per questo abbiamo indicato le misure perché si possa svolgere in modo sereno e senza ansia a causa dell’emergenza». Tra queste l’uso della mascherina per tutti, professori, presidi, personale amministrativo e studenti. «Ma durante il colloquio, che durerà un’ora, il candidato potrà togliere la mascherina purché sia seduto e alla giusta distanza dalla commissione». La giusta distanza è due metri – ha spiegato Miozzo – perché usiamo il principio della massima precauzione». Insomma la mascherina è obbligatoria da casa a fino al banco, poi con cautela, si può anche toglierla.

Rientro, soluzioni diverse regione per regione

Nonostante sia pronto il protocollo per la sicurezza che i sindacati dovrebbero sottoscrivere la settimana prossima insieme ad un’intesa che li riporterà al tavolo del ministero anche in vista delle decisioni da prendere per il prossimo anno scolastico, resta valida l’opzione della maturità a distanza nelle regioni in cui il contagio dovesse risalire nelle prossime settimane: «Saranno gli uffici scolastici regionali a chiedere di passare per tutte le scuole dall’esame in classe a quello via video», ha detto la ministra spiegando che anche per settembre potrebbero esserci modalità diverse tra regione e regione: se in alcune zone tornerà il virus, si ricorrerà alla didattica a distanza, mentre nel resto del Paese si potrebbe restare in classe.

Più spazio al volontariato nelle scuole

Questa resta la prospettiva per il nuovo anno: «Tornare in aula, in modo sicuro», ha spiegato a nome del comitato scientifico Miozzo. Come si tornerà è da capire ma la ministra ha annunciato «una scuola più aperta, diversa, che esca dagli edifici scolastici: per questo utilizzeremo di più tutti gli stake holders della scuola, cioè oltre agli enti locali le associazioni di volontariato che già collaborano con le istituzioni». Quanto la scuola sarà diversa dal curriculum attuale, è tutto da vedere, anche se Azzolina ha spiegato che «se fosse necessario metteremo mano alle linee guida e alle indicazioni nazionali», cioè a quelli che una volta erano i programmi. Ma molto dovranno fare i presidi perché il ministero «darà solo la cornice generale, il resto è delegato all’autonomia delle scuole». Azzolina ha confermato che i recuperi degli apprendimenti persi in questi mesi di lock down cominceranno dal primo settembre anche se l’inizio dell’anno scolastico vero e proprio sarà deciso, come sempre, con le regioni.

#Scuolafutura

Scuola, da oggi e fino al 20 maggio gara di idee per immaginare quella del futuro: 27 squadre in gara, 250 studenti coinvolti

Tre giorni di dibattiti, confronti e gare sulla scuola del futuro, quella immaginata, desiderata e progettata dai suoi principali fruitori: gli studenti. Ha preso il via stamattina, per concludersi il 20 maggio, #scuolafutura, la prima maratona online della scuola italiana, all’insegna dell’innovazione, che vedrà sfidarsi e confrontarsi, in 72 ore di gare e 2 hackathon, 250 “velocisti dell’innovazione”, studentesse e studenti di 41 scuole provenienti da 60 città italiane, suddivisi in 27 squadre.

“Oggi comincia una tre giorni davvero speciale. Una gara di idee in cui voi, ragazze, ragazzi, metterete nero su bianco le vostre proposte per la scuola che verrà. La immaginerete dal vostro punto di vista. Che, poi, è quello più importante, perché la scuola è per voi, per gli studenti”, ha sottolineato la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel saluto rivolto ai partecipanti in un video messaggio.
​​​​​​​“Ci direte, con i vostri progetti come dovrebbero cambiare, secondo voi, gli spazi scolastici e la didattica, come usereste le tecnologie a scuola, anche alla luce di questo periodo che abbiamo vissuto”. Obiettivo dell’iniziativa, che rientra nell’ambito delle attività del Ministero dedicate alla scuola digitale e all’innovazione didattica, è portare anche le idee degli studenti al centro del dibattito in corso sulla scuola che verrà, anche dopo l’emergenza.

A questo proposito, la Ministra ha tenuto a ricordare il sacrificio e la capacità di adattamento dimostrati dai giovani in questa pandemia: “avete affrontato l’emergenza adattandovi a una scuola davvero diversa rispetto a quella a cui eravate abituati. Siete stati spesso d’esempio per noi adulti. Torneremo alla normalità. Al Ministero – ha concluso – lavoriamo ogni giorno, dall’inizio della pandemia, per questo obiettivo, mettendo voi, gli studenti, al centro dei nostri progetti”.

Calendario scolastico 19/20, ponte del 2 giugno e fine delle lezioni. Tutte le date regionali

da Orizzontescuola

di redazione

Ultime settimane di didattica a distanza prima dell’ultimo giorno di lezione.

Vediamo quando sarà l’ultimo giorno di scuola nelle varie regioni d’Italia.

Ecco tutto l’elenco:

Abruzzo             8 giugno

Basilicata            10 giugno

Calabria              9 giugno

Campania            6 giugno

Emilia – Romagna          6 giugno

Friuli – Venezia Giulia     10 giugno

Lazio                              8 giugno

Liguria                           10 giugno

Lombardia                      8 giugno

Marche                            6 giugno

Molise                               6 giugno

Puglia                                 10 giugno

Piemonte                            10 giugno

Sardegna                            6 giugno

Sicilia                                   6 giugno

Toscana                              10 giugno

Alto Adige (Bolzano)        16 giugno

Trentino (Trento)            16 giugno

Umbria                               9 giugno

Val d’Aosta                          12 giugno

Veneto                               6 giugno

Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia – Giulia, Liguria, Puglia, Piemonte,  Trentino (Trento), Umbria, Val d’Aosta, Veneto sono invece le Regioni che hanno deliberato un ponte per la festività del 2 giugno, che precede di qualche giorno la fine delle lezioni.

Scuole obbligate, già per la maturità, ad esporre con cartelli misure prevenzione igieniche anti COVID-19

da Orizzontescuola

di Anselmo Penna

Si tratta di una misura presente nel testo del DPCM appena pubblicato sul sito del Governo. Le misure di prevenzione per scuole, servizi dell’infanzia, università dovranno essere affisse perché tutti sappiano cosa fare per ridurre il rischio di contagio da coronavirus Sars-Cov-2.

Cartelli con misure sanitarie

E’ quanto prevede l’articolo 3 del Dpcm sulle riaperture firmato oggi dal premier Giuseppe Conte. L’accento viene posto sull’informazione. E infatti “nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università, negli uffici delle restanti pubbliche amministrazioni”, dovranno essere esposte “le informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie “presso gli ambienti aperti al pubblico, ovvero di maggiore affollamento e transito“.

Disinfettanti

Un passaggio in particolare riguarda i disinfettanti. Nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, ma anche in tutti i locali aperti al pubblico, verranno “messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani“.

Sospese fino al 14 giugno le riunioni in presenza dei docenti. E’ scritto nel DPCM del 17 di maggio 2020

da Orizzontescuola

di redazione

Appena pubblicato sul sito del Governo il DPCM del 17 maggio 2020 con il quale vengono sospese le attività didattiche in presenza per tutto l’anno scolastico e vengono attivate fino a completamento delle lezioni attività di didattica a distanza.

Stop ad organi collegiali

Nel testo viene scritto in modo inequivocabile che sono “sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado“. In questo modo viene colmato un vulnus nella normativa che era rimasta in sospeso con il DPCM di aprile.

Stop a qualsiasi forma di aggregazione alternativa

Con mota chiarezza viene detto anche che sono vietate anche le forme alternative di aggregazione al fine di mantenere il distanziamento sociale.

Didattica a distanza per durata sospensione attività didattica

Il DPCM, inoltre, dovranno attivare forme di DAD con riguardo anche per le esigenze degli studenti con disabilità. Trattandosi di un decreto valido fino al 14 di giugno, l’anno scolastico si completerà con didattica a distanza.

Il DPCM

Mobilità e immissioni in ruolo: come vengono ripartiti i posti

da Orizzontescuola

di Giovanna Onnis

I criteri di ripartizione dei posti da destinare alla mobilità e alle immissioni in ruolo 2020/21 sono  stabiliti nel contratto sulla mobilità. Nessuna aliquota per  i trasferimenti provinciali

Una lettrice ci scrive:

Quest’anno ho fatto la domanda di trasferimento da posto di sostegno a posto comune.  Desidero sapere quanti sono i posti che saranno destinati  alla mobilità  e quanti invece sono destinati alle assunzioni di ruolo

I posti vacanti e disponibili per il prossimo anno scolastico vengono utilizzati per la mobilità e le immissioni in ruolo sulla base dei criteri di ripartizione stabiliti nel CCNI sulla mobilità.

Da questa ripartizione devono essere esclusi i posti di Quota 100 “liberati” con i pensionamenti  per il 2019/20, posti che saranno destinati alle immissioni in ruolo, mediante assunzioni straordinarie che avranno decorrenza giuridica dal 1° settembre 2019 ed economica dal momento di effettiva assunzione in ruolo, a partire, quindi,  dal 1° settembre 2020.

Queste assunzioni straordinarie sono previste entro i primi di giugno e, come abbiamo chiarito nel nostro articolo, si svolgeranno con gli stessi criteri delle operazioni di agosto. I posti a disposizione saranno suddivisi al 50% tra GaE e graduatorie dei concorsi (2016 e 2018)

Per quanto riguarda le altre disponibilità utilizzabili per le operazioni di mobilità e immissioni in ruolo per il prossimo anno scolastico vediamo quali sono i criteri di ripartizione.

Trasferimenti provinciali

Questi movimenti non sono condizionati da alcuna aliquota e vengono disposti, infatti, su tutti i posti vacanti e disponibili come risultanti nell’organico delle diverse istituzioni scolastiche

A conclusione dei trasferimenti provinciali si conteggiano i posti da destinare agli altri movimenti.

Il computo viene fatto su precise percentuali calcolate sul residuo, cioè sui posti rimasti vacanti dopo i trasferimenti provinciali.

Immissioni in ruolo 2020/21

Le immissioni in ruolo vengono fatte sul 50% dei posti rimasti disponibili al termine dei trasferimenti provinciali.

Trasferimenti interprovinciali 2020/21

Ai trasferimenti interprovinciali è destinata una precisa aliquota calcolata sul restante 50% dei posti rimasti disponibili al termine dei trasferimenti provinciali.

Per il prossimo anno scolastico ai trasferimenti interprovinciali è destinato il 30% delle disponibilità

Mobilità professionale provinciale e interprovinciale 2020/21

A tutta la mobilità professionale è destinata la restante aliquota calcolata sempre sul 50% dei posti rimasti disponibili al termine dei trasferimenti provinciali.

Per il prossimo anno scolastico ai passaggi di cattedra e ai passaggi di ruolo, sia provinciali che interprovinciali, è destinato, quindi,  il 20% delle disponibilità

Conclusioni

Se il movimento chiesto dalla nostra lettrice riguarda la provincia di titolarità, si tratta di un trasferimento che sarà disposto nella II fase della mobilità e precederà sia i trasferimenti interprovinciali che la mobilità professionale,  movimenti che rientrano nella III fase della mobilità.

Le aliquote indicate sopra non interessano i trasferimenti provinciali, ma solo i movimenti della III fase, quindi per il trasferimento che  interessa la nostra lettrice  saranno presi in esame tutti i posti che risulteranno disponibili nel momento in cui valuteranno la sua domanda, senza limitazioni o aliquote da rispettare

Maturità 2020, ecco il piano B. Azzolina: se aumentano contagi esami a distanza

da Orizzontescuola

di redazione

Sull’eventualità che la situazione sanitaria possa peggiorare prima degli esami di maturità la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel corso della videoconferenza indetta per illustrare le ordinanze sugli Esami di Stato ha precisato:

“Faremo un monitoraggio costante e abbiamo già previsto nell’ordinanza un piano B nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare. In quel caso gli esami si svolgeranno a distanza, in videoconferenza”.

“Io sono assolutamente certa che avremo tutti i presidenti di commissione al loro posto per fare gli esami di Stato”: così ha risposto la ministra ad una domanda nel corso della  videoconferenza sul rischio di eventuali defezioni dei presidenti di commissione.

Dichiarazione dei redditi 2020, ecco quali spese scolastiche si possono detrarre

da Orizzontescuola

di Patrizia Del Pidio

Anche nel 2020 con la dichiarazione dei redditi, sia essa effettuata con 730 ordinario, 730 precompilato o modello Redditi, è possibile portare in detrazione le spese scolastiche sostenute per l’istruzione dei figli a carico.

La novità introdotta per il 2020 è che l’importo massimo detraibile è più alto, pari a 800 euro per ogni figlio. Ogni ciclo scolastico, dall’asilo nido alla scuola secondaria di secondo grado, beneficia di detrazioni pari al 19% di quanto speso (entro i limiti massimi consentiti per ogni figlio).

Detrazione spese istruzioni per cosa?

Possono essere portate in detrazione le tasse di iscrizioni, le rette di frequenza, la spesa della mensa scolastica, le spese relative a gite e viaggi di istruzione, la mensa scolastica, lo scuolabus ma non possono essere portati in detrazione i costi per l’acquisto di libri e di materiale di cancelleria.

Vediamo nel dettaglio quali sono le spese che possono essere portate in detrazione

Per l’asilo nido, sia pubblico che privato, possono essere portate in detrazione le rette mensili per la frequenza al 19% ma solo su un importo massimo, per ogni figlio, di 632 euro annui.

Per scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado, possono essere portate in detrazione le spese sostenute per la frequenza fino ad un massimo di 800 euro per ogni figlio. In queste spese rientrano:

  • tasse di iscrizione
  • tasse di frequenza
  • spese mensa scolastica (anche se il servizio è reso tramite Comune o da soggetti terzi)
  • Assistenza al pasto pre e post scuola: possono essere incluse nelle spese di istruzione (sempre nel limite massimo totale di 800 euro per alunno, le spese sostenute per i servizi integrativi come assistenza al pasto, pre scuola e post scuola poichè sono considerati servizi strettamente legati alla frequenza scolastica anche se effettuati in orario extra curricolare.
  • spese sostenute per lo scuolabus (in base alla circolare numero 13 del 31 maggio 2019)
  • spese per gite scolastiche e viaggi di istruzione: vi rientrano le spese per l’assicurazione scolastica, per viaggi di istruzione ma anche per corsi di lingua, teatro, ecc

In ogni caso tali spese vanno documentate mediante la ricevuta del  pagamento con bollettino postale o bonifico bancario (in cui siano indicati i dati del beneficiario  del pagamento, la causale, i dati dell’alunno che fruisce del servizio, la scuola di frequenza)

Possono essere portate in detrazione anche le erogazioni liberali per l’ampliamento dell’offerta formativa.