Le persone con disabilità fra diritti e comunicazione

Le persone con disabilità fra diritti e comunicazione

Redattore Sociale del 30/11/2020

CAGLIARI. Un seminario formativo, rivolto ai giornalisti, per approfondire il tema dei diritti, della comunicazione e del linguaggio riferito alle persone con disabilità, il tutto alla vigilia della Giornata internazionale indetta dalle Nazioni Unite. L’appuntamento, previsto per mercoledì 2 dicembre, in modalità on line, dalle 10 alle 13, è proposto dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna e organizzato con la collaborazione di Giornale Radio Sociale, Redattore Sociale, Forum nazionale del terzo settore e con il sostegno della Fondazione con il Sud. L’iniziativa, intitolata “Né supereroi, né sfigati : persone!”, si inserisce nell’ambito dei seminari formativi del progetto “Intervista con il territorio”, che nei mesi scorsi ha portato alla realizzazione di sei seminari incentrati sulla comunicazione sociale, svoltisi a partire da novembre 2019 a Matera, Bari, Lamezia, Napoli, Roma e Palermo, e che dopo questa tappa, originariamente prevista a Cagliari, si concluderà con un ultimo appuntamento basato su Milano.
Il corso previsto mercoledì, che riconosce ai partecipanti 5 crediti formativi, affronta il tema dei diritti delle persone con disabilità, sottolineando come comunemente passi il messaggio che chi convive con una limitazione fisica, sensoriale o cognitiva abbia diritti “speciali”, diversi da quelli di qualsiasi altro essere umano. In realtà – spiegano gli organizzatori – i diritti sono gli stessi: la differenza sta nelle modalità attraverso le quali possono essere goduti. Ad esempio, il diritto allo studio di uno studente “normodotato” e di uno cieco o ipovedente è lo stesso, solo che il secondo per esercitarlo ha bisogno di avere a disposizione libri di testo in formato accessibile (braille, caratteri ingranditi o formato digitale) e di ausili tiflodidattici. Ugualmente, una persona in sedia a ruote ed una che non ha problemi di deambulazione hanno lo stesso diritto di muoversi autonomamente nelle città e di frequentare i luoghi pubblici, solo che la prima per farlo ha bisogno di rampe di accesso, ascensori o montascale. 
Si potrebbero fare numerosi altri esempi analoghi , ma il punto – sottolineano gli organizzatori – è sempre lo stesso: le misure che si prendono per garantire alle persone con disabilità il proprio diritto a studiare, muoversi, lavorare e così via non sono dei privilegi o gesti di filantropia, ma atti dovuti per consentire a tutti pari opportunità, così come stabilito dall’art. 3 della nostra Costituzione. A maggior ragione oggi, in un contesto di pandemia che rende più frequente il rischio di marginalità. In definitiva, un intervento che abbatta una barriera architettonica, sensoriale o percettiva non è un atto lodevole, ma solo un atto dovuto nei confronti di una persona che ha gli stessi diritti di qualsiasi altro individuo. 
Sicuramente la responsabilità di garantire a tutti pari opportunità – creando le condizioni perché ogni individuo, indipendentemente dalla sua condizione, possa esercitare i propri diritti – è della politica e degli amministratori, ma il mondo dei media può giocare un ruolo importante nel facilitare il cambio di paradigma da “atto lodevole” ad “atto dovuto”, raccontando i fatti con cognizione di causa ed utilizzando la giusta prospettiva, ossia mettendo al centro la persona.
Al seminario interverranno in apertura Francesco Birocchi, presidente Odg Sardegna; Claudia Fiaschi, portavoce Forum Terzo Settore; Carlo Borgomeo, presidente Fondazione con il Sud; Stefano Caredda, direttore di Redattore Sociale; Ivano Maiorella, direttore del Giornale Radio Sociale. Le relazioni saranno curate da Katia Caravello, collaboratrice redazione Giornale Radio Sociale; Carlo Giacobini, giornalista e responsabile di Iura, Agenzia per i diritti delle persone con disabilità; Roberto Natale, Rai per il sociale; Nicola Perrone, direttore Agenzia Dire; Carlo Duò, Psicologo del lavoro e della comunicazione; Roberto Scano, esperto in accessibilità nella comunicazione web. Porteranno il loro contributo infine anche Stefania Gelidi, Portavoce Forum Regionale Sardegna e Alfio Desogus presidente di Fish-Sardegna. 

Educazione&Scuola Newsletter n. 1119


Educazione&Scuola Newsletter n. 1119

Novembre 2020 – XXV Anno

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Notizie
Elezioni Consigli di Circolo/Istituto

Entro il 29 e 30 novembre 2020 si svolgono le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto

Presentazione domande Esami di Stato

Scade il 30 novembre il termine di presentazione della domanda di ammissione agli esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria superiore

Dichiarazione ricognitiva incarichi

Coloro che ricevono retribuzioni o emolumenti a carico delle pubbliche finanze in ragione di un rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni devono produrre all’amministrazione di appartenenza una …

Emergenza epidemiologica da COVID-19

Disposizioni anno 2020

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

25 novembre 2020

Valutazione nella Scuola Primaria

Illustrata ai sindacati l’Ordinanza

JOB&Orienta 2020

25 – 27 novembre 2020

Piano Scuola 2020-2021

Entro il 23 novembre si deve rispondere alla rilevazione dati sullo svolgimento della DDI

Notte europea dei ricercatori 2020

23 – 28 novembre 2020

Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole

23 novembre 2020

#IOLEGGOPERCHÉ

21 – 29 novembre 2020

Giornata Mondiale dell’Infanzia

20 novembre 2020

Conferenza ministeriale EHEA

19 novembre 2020

Legge Bilancio 2021

Le misure previste dalla Legge di Bilancio 2021 sono state illustrate il 18 novembre alle Organizzazioni Sindacali

#LeScuole

Il racconto social della comunità scolastica italiana

Efficientamento energetico e manutenzione straordinaria

Gli Enti Locali dovranno presentare gli elenchi degli interventi entro il 17 novembre 2020

Didattica digitale

Distribuiti alle scuole gli 85 milioni del ‘Decreto Ristori’

Programma Valorizzazione Eccellenze

Anno scolastico 2020/2021

Salone Orientamenti

Genova, 10 – 12 novembre 2020

Decreto “Ristori bis” in CdM

Consiglio dei Ministri, 6 novembre 2020

Giornata internazionale contro violenza, bullismo e cyberbullismo a scuola

5 novembre 2020

Concorsi Insegnamento 2020

Concorso straordinario: a seguito del DPCM 3 novembre 2020 sono sospense le prove scritte

Firmato il nuovo DPCM

3 novembre 2020

Norme

Ordinanza Ministero Salute 27 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 27 novembre 2020, AOODGOSV 21700

Festival del Classico – Terza edizione – Modalità virtuale, 29 novembre – 4 dicembre 2020

Nota 27 novembre 2020, AOODGOSV 21770

“Programma il Futuro”: insegnare in maniera semplice ed efficace le basi scientifico-culturali dell’informatica. 2020/2021

Ordinanza Ministero Salute 27 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Modifica della classificazione del rischio epidemiologico

Nota 26 novembre 2020, AOODGOSV 21693

Olimpiadi Nazionali di Robotica – VI edizione a.s. 2020-2021

Nota 26 novembre 2020, AOODGOSV 21613

Bando di concorso Modiano-E.N.I.P.G. “Realizza il logo e le carte da gioco celebrative per i 150 anni di Modiano”. Invito alla partecipazione

Nota 24 novembre 2020, AOODGOSV 21466

Gara Nazionale per gli alunni degli istituti professionali e per gli alunni degli istituti tecnici che frequentano il IV anno di corso nel corrente anno scolastico 2020/2021

Ordinanza Ministero Salute 24 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 24 novembre 2020, AOODGPER 37467

Formazione docenti in servizio a.s. 2020-2021. Assegnazione delle risorse finanziarie e progettazione delle iniziative formative

Nota 24 novembre 2020, AOODGEFID 33730

Risorse per la didattica a distanza – Restituzione delle risorse non utilizzate

Avviso 23 novembre 2020, AOODGOSV 21356

Vacanza del posto di Vice Direttore del ciclo di scuola dell’infanzia e primaria della Scuola europea di Karlsruhe (Germania) per docenti di scuola dell’infanzia e primaria, per dirigenti scolastici, …

Nota 23 novembre 2020, AOODGOSV 21412

Le vicende del Confine orientale e il mondo della scuola. 1° Seminario tematico online “Pola, addio!” – 3 dicembre 2020

Decreto-Legge 23 novembre 2020, n. 154

Misure finanziarie urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 20 novembre 2020, AOODGCASIS 3015

Rilevazione dati sullo svolgimento della didattica digitale integrata

Nota 20 novembre 2020, AOODGRUF 27865

Risorse ex art. 231-bis D.L. 34/2020 – Rilascio funzionalità per simulare fabbisogno finanziario in funzione del personale da contrattualizzare

Nota 20 novembre 2020, AOODGOSV 21261

XIX Edizione delle Olimpiadi Italiane di Astronomia a.s. 2020/2021

Nota 19 novembre 2020, AODGOSV 21183

Ordinanza Ministero Salute 19 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 18 novembre 2020, AOODGPER 36611

Dirigenti scolastici in condizione di fragilità – Indicazioni

Nota 18 novembre 2020, AOODGRUF 27647

Autorizzazione urgente dei ratei contrattuali contratti DL34 ex.art.231-bis

Nota 16 novembre 2020, AOODGEFID 33100

Misure per la didattica digitale integrata. Articolo 21 del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137. Decreto del Ministro dell’istruzione 2 novembre 2020, n. 155

Nota 13 novembre 2020, AOODGPER 36103

D.M. 12 novembre 2020 n. 159. Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2021. Trattamento di quiescenza e di previdenza. Indicazioni operative

Nota 13 novembre 2020, AOODGOSV 20726

Celebrazione della Giornata Mondiale della Filosofia UNESCO La Filosofia c’è! Un’Agenda per il futuro. 19 novembre 2020 Ore 14.30-18.30 Piattaforma Zoom

Ordinanza Ministero Salute 13 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 13 novembre 2020, AOODGOSV 20769

Richiesta compilazione Rilevazione dati sullo svolgimento della Didattica Digitale Integrata

Nota 13 novembre 2020, AOODGOSV 20706

Programma per la valorizzazione delle eccellenze per l’anno scolastico 2020/2021. Decreto ministeriale 152 del 27 ottobre 2020

Legge 13 novembre 2020, n. 155

Istituzione della Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato

Decreto Ministeriale 12 novembre 2020, AOOGABMI 159

Cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2021

Nota 12 novembre 2020, AOODGRUF 27001

Predisposizione e approvazione del programma annuale 2021

Comunicato Ministero Interno 12 novembre 2020

Calendario delle festività della Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale

Nota 12 novembre 2020, AOODGOSV 20651

Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2021/2022

Avviso 10 novembre 2020

Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole 2020

Ordinanza Ministero Salute 10 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Decreto-Legge 9 novembre 2020, n. 149

Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 9 settembre 2020, AOODPIT 1994

Uso delle mascherine. Dettaglio Nota 5 novembre 2020, n. 1990

Nota 9 novembre 2020, AOODPIT 2002

Ipotesi di Contratto sulla Didattica digitale integrata. Note operative

Circolare Ministero Interno 7 novembre 2020, Prot.n. 15350/117/2/1

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 novembre 2020

Decreto-Legge 7 novembre 2020, n. 148

Disposizioni urgenti per il differimento di consultazioni elettorali per l’anno 2020

Avviso 6 novembre 2020, AOODGOSV 20250

Esami di Stato di abilitazione all’esercizio della libera professione di Perito Agrario e Perito Agrario laureato, Perito Industriale e Perito Industriale laureato, Geometra e Geometra laureato, Agrotecnico …

Nota 6 novembre 2020, AOODGOSV 20242

Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione – anno scolastico 2020/2021 – Candidati interni ed esterni: termini e modalità di presentazione delle domande di partecipazione

Nota 6 novembre 2020, AOODGOSV 20228

III Edizione del “Premio Cosmos per gli studenti” a.s. 2020-2021

Sentenze TAR Puglia 6 novembre 2020

Ordinanza del Presidente della Regione Puglia n. 407 del 28.10.2020

Ordinanza Regione Puglia 6 novembre 2020, n. 413

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 6 novembre 2020, AOODGEFID 32190

Nota informativa sui voucher per la connettività e l’acquisto di un dispositivo digitale

Nota 5 novembre 2020, AOODPIT 1990

DPCM 3 novembre 2020

Nota 4 novembre 2020, AOODPIT 1979

Ordinanza Ministero Salute 4 novembre 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione
dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Nota 4 novembre 2020, AOODGPER 34635

Anno scolastico 2020/2021 – Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente da MAD

Nota 4 novembre 2020, AOODGEFID 31960

“A Scuola di OpenCoesione”. Comunicazione delle scuole ammesse alla partecipazione – anno scolastico 2020-2021

Nota 3 novembre 2020, AOODGOSV 19786

“Maker Faire Rome – The European Edition 2020” – Call for Schools 2020. Invito alle scuole secondarie di secondo grado per la presentazione di progetti innovativi entr o il 10 novembre 2020

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 novembre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica …

Nota 2 novembre 2020, AOODGOSV 19667

Assegnazione risorse finanziarie da destinare alle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, per gli studenti che hanno conseguito il diploma nell’anno scolastico 2019/2020 con la votazione …

Nota 2 novembre 2020, AOODGOSV 19656

CONCORSO NAZIONALE “Libertà, Diritti, Doveri: cittadinanza italiana e appartenenza Europea” – a.s. 2020-2021

Decreto Ministeriale 2 novembre 2020, n. 155

Decreto di riparto dei fondi ai sensi dell’articolo 21, comma 3, del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 per l’attuazione di misure per la didattica digitale integrata

Rubriche

in Bacheca della Didattica

Autonomia incompiuta e dirigenza “atipica”

di Mario Maviglia

Diritti, doveri, ansie e paure al tempo del COVID

Bruno Lorenzo Castrovinci

Un oroscopo per la scuola

di Maria Grazia Carnazzola

Il caso Bonus premiale

di Leon Zingales ed Enrica Marano

Dirigenti “Sceriffi” e Docenti Sudditi

di Mario Maviglia

L’anomalo CCNI sulla didattica digitale

di Francesco G. Nuzzaci

I laboratori scolastici in tempo di Covid

di Rita Manzara

Il tempo che va, il tempo che viene

di Domenico Ciccone

“Fare” e “Valutare” per formare efficacemente

di Eleonora Boschetti e Sara Mori

Riflessioni sui dirigenti scolastici

di Stefano Stefanel

Le regole non sono il gioco

di Maria Grazia Carnazzola

DPCM: meglio tardi che mai

di Gabriele Boselli

Su un trauma di lunga durata

di Piervincenzo Di Terlizzi

Lontananza nella vicinanza

di Mario Maviglia

in Concorsi

Concorsi Insegnamento 2020

Concorso straordinario: a seguito del DPCM 3 novembre 2020 sono sospense le prove scritte

in Europ@ Fondi Strutturali di Fabio Navanteri


in Handicap&Società di Rolando Alberto Borzetti

FAQ Handicap e Scuola – 66

a cura dell’avv. Salvatore Nocera e di Evelina Chiocca

Diritti e Tutele in caso di malattie oncologiche

INPS

in InformagiovaniLa Rete di Vincenzo Andraous

Joseph con gli occhi riversati all’indietro

di Vincenzo Andraous

Quanta fatica Francesco

di Vincenzo Andraous

in LRE di Paolo Manzelli

TAMPONI, ANTICORPI, VACCINI

di Paolo Manzelli

EPIGENESI VIRALE 2

di Paolo Manzelli

in Recensioni

A. Ernaux, L’evento

di Antonio Stanca

A. Dikele Distefano, Non ho mai avuto la mia età

di Antonio Stanca

C. Lavermicocca, Freud, Allport e la religione

di Carlo De Nitti

S. Stefanel, Innovare il curricolo

di Ariella Bertossi

D. Pennac, La fata carabina

di Antonio Stanca

D. Tagliafico, Le coniugazioni del potere

La storia dell’incapacità di adattarsi alla perdita di ruolo

S. Casciani, Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore

di Antonio Stanca

G. Pampanini, Il Tao del Pedagogista

Per tutti quegli educatori che hanno qualcosa di significativo da dire al mondo e sono in cerca del modo …

in Scuola&Territorio di Gian Carlo Sacchi

Il federalismo alla prova

di Gian Carlo Sacchi

in Software

Internet, Reti, Nuove tecnologie

Rassegna di studi sulla DAD

di Gennaro Iasevoli

Facebook lancia GetDigital

Un progetto per aiutare genitori, educatori e giovani a muoversi sicuri nel mondo digitale

in Statististiche

L’igiene nelle scuole italiane

Essity

WeWorld Index 2020

Rapporto annuale che misura il livello di inclusione di donne e bambini in 172 Paesi nel mondo

Sondaggio sulle criticità di inizio d’anno scolastico

ANDiS

in Stranieri

Programma ITACA

Intercultura

in Tiriticcheide di Maurizio Tiriticco

Della valutazione e dintorni

di Maurizio Tiriticco

Lettera a Mimmo

di Maurizio Tiriticco

Le ragioni di una scelta

di Maurizio Tiriticco

Rassegne a cura di Fabio Navanteri

Stampa

Sindacato

Gazzetta Ufficiale


In arrivo per i docenti aumenti da 60 a 160 euro

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Aumenti di stipendio in vista per i prof italiani. Come per gli altri comparti della Pa; probabilmente più che negli altri comparti perché, con poco più di 30mila euro lordi di retribuzione media annua secondo l’ultimo aggiornamento dell’Agenzia Aran, il mondo della scuola dovrebbe beneficiare ampiamente anche dell’effetto cuneo fiscale. Al netto di eventuali (e ulteriori) risorse che il governo e il parlamento dovessero trovare per aumentare la dote destinata al rinnovo del contratto nel suo complesso, in aggiunta ai 400 milioni già previsti dalla manovra 2021, al momento gli insegnanti porterebbero a casa 92-93 euro di aumento contrattuale medio (60 netti) più altri 100 euro (ma solo fino a 28mila euro di redditi) derivanti dal taglio all’Irpef che viene rifinanziato dalla stessa legge di bilancio.

Il rinnovo per l’istruzione

Dei 3,7 miliardi a disposizione per il rinnovo dei contratti pubblici 2019-2021 (riassunti nella tabella qui accanto) alla scuola, che fa parte del comparto Istruzione e ricerca, ne sono destinati 1,8 miliardi. Secondo i primissimi calcoli dell’Istruzione per i circa 850mila docenti italiani l’aumento previsto si attesterebbe sui 92-93 euro medi mensili lordi, comprensivi dell’elemento perequativo (che vale in media 11,50 euro), previsto dal precedente Ccnl 2016-2018, rinnovato da Valeria Fedeli. In quel caso erano stati garantiti agli insegnanti aumenti retributivi medi di 96 euro lordi al mese (da un minimo di 80,40 euro fino a un massimo di 110, in base ad anzianità e grado di scuola). La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha già messo al lavoro i suoi tecnici e punta a definire l’atto di indirizzo (per l’Aran) entro gennaio. Per il ministero, con la doppia operazione rinnovo Ccnl e taglia-cuneo (in vigore dal 1° luglio) per una fetta molto ampia di professori si raggiungerebbe il famoso aumento a tre cifre, promesso da Marco Bussetti prima, da Lorenzo Fioramonti poi, e rinnovato dall’attuale governo Conte. Ma per i sindacati l’aumento a tre cifre, come da accordi sottoscritti, deve arrivare dal nuovo Ccnl, e quindi chiedono risorse aggiuntive: «Servono tra i 600 e i 700 milioni ulteriori», evidenzia Gianluigi Dotti, responsabile del Centro studi della Gilda.

L’impatto del taglio al cuneo

L’operazione taglia-cuneo, stabilizzata in manovra, in attesa della riforma complessiva dell’Irpef, garantisce da quest’estate 100 euro netti al mese a scalare fino a 40mila euro di reddito. Il meccanismo, che assorbe il bonus Renzi, è modulato sugli scaglioni reddituali. Fino a 28mila euro entrano in stipendio 100 euro al mese, da 28mila a 35mila euro, si parte da 100 a scendere fino a 80 euro, sotto forma di detrazione fiscale, per poi ridursi via via da 35mila euro di reddito e azzerarsi nei pressi dei 40mila. In pratica, per chi guadagna fino a 26.600 euro, il beneficio in busta paga è di 20 euro al mese (240 l’anno) poiché assorbe gli 80 euro del ”vecchio” bonus Renzi. Per chi invece ha un reddito compreso tra i 26.600 e i 28mila euro ne vale 100 al mese (1.200 euro l’anno). Un situazione in cui verserebbe, secondo i sindacati, il 10% di tutti i docenti.

Facciamo un altro paio di esempi per raccontare come gli aumenti in arrivo siano in realtà diversi da caso a caso. I docenti dell’infanzia fino a 25 anni di anzianità, della primaria fino a 20 anni, di medie e superiori con 15 anni di servizio hanno stipendi piuttosto bassi (sotto i 26.600 euro), e prendono, perciò, solo 20 euro aggiuntivi oltre ai 60 in arrivo con il rinnovo. Una larghissima fetta di professori con 35 anni di anzianità (e sono molti vista l’età media piuttosto elevata) hanno redditi di 36mila euro imponibili, che possono superare i 40mila, magari perché sommano le risorse extra del fondo d’istituto e i progetti Pon. Costoro non traggono beneficio dal taglia-cuneo, che è calcolato sul reddito Irpef e non sulla retribuzione (quindi non è pensionabile). Per loro, dunque, l’impatto del rinnovo si sostanzierà in 60 euro netti in più al mese.


Con la Dad il 74% degli insegnanti non ha raggiunto tutti gli alunni

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B.

Il Covid-19 ha indubbiamente rappresentato uno spartiacque per il mondo della scuola. Con quali effetti lo scopriremo una volta superata la pandemia, quando ci sarà da programmare l’istruzione del futuro, ma è bene cominciare a ragionarci su. Ne è convinta anche l’associazione nazionale presidi (Anp) che terrà mercoledì 2 dicembre, tutto online , il suo convegno annuale. Una riflessione a più voci che parte dall’osservazione del recente passato. Innanzitutto della didattica a distanza, che è tornata a essere la regola per tutti gli studenti delle superiori e probabilmente lo sarà fino a gennaio. Ebbene – stando a un’indagine nazionale che l’Anp ha svolto in collaborazione con il Centro di ricerca DiTeS, la Link Campus University e l’Università Roma Tre e che sarà presentata dopodomani – il 74% dei docenti, durante il prmo lockdown, non è riuscito a connettersi con tutti i suoi alunni. Un “social divide” che si aggiunge a quello “digital” (con l’86% dei dirigenti interpellati che ha dovuto fare i conti con uno scarso numero di device) e che riassume perché più passano i giorni più aumentano gli appelli per un ritorno alle lezioni in presenza.

I risultati del sondaggio

L’indagine “La didattica a distanza durante l’emergenza Covid-19: voci dal campo” – a cui hanno partecipato in 6.821 tra dirigenti, insegnanti, studenti e genitori – è piena di altri numeri interessanti. Come quel 49% di presidi che ritiene il corpo docente in possesso della formazione adeguata alla Dad (o Ddi come si chiama oggi) a fronte di un 6% che non è convinto. Dallo studio emergono anche tutte le difficoltà tecnologiche con cui professori e alunni hanno dovuto fare i conti quotidianamente: il 41% degli insegnanti ha avuto problemi di connettività, il 24% con la stampante, il 16% con il Pc o il tablet e il 12% con la webcam.

Le prospettive di riapertura

L’indagine si ferma al 31 luglio ma in alcune realtà lo scenario è rimasto lo stesso. Per Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, «anche se non ci sono dati ufficiali da allora la situazione è sicuramente migliorata, ma purtroppo non sono cambiate le condizioni di contorno e di contesto. Come il sistema di tracciamento dei contagi o i trasporti che non sono stati potenziati». A suo giudizio, dunque, «il rientro è possibile ma in modo differenziato perché la situazione dei trasporti e delle Asl non è uniforme sull’intero territorio nazionale». E anche adottare decisioni valide per le scuole di un’intera regione non è la soluzione migliore.

A proposito della «gradualità» invocata nei giorni scorsi dalla ministra Lucia Azzolina, Giannelli sottolinea che «dovrebbe definirla la singola scuola, che però non ha tutti i dati di cui avrebbe bisogno». Per il presidente dell’associazione presidi, infatti, è mancato e continua a mancare un «approccio sistemico». Perché mentre «i presidi e la ministra non hanno mai smesso di lavorare e non hanno fatto ferie quest’estate» per altri non è stato così. In primis le regioni. «Quando abbiamo proposto di usare i bus privati per risolvere il problema dei trasporti ci è stato detto di no». Tant’è che solo nelle ultime settimane alcuni territori si sono mossi in questa direzione. Nessuna previsione invece sulla data di riapertura: «Ogni considerazione dipende dall’andamento dei contagi». Solo la raccomandazione a ragionare «in base a situazioni dinamiche».

Smart working, congedi ai genitori e bonus baby sitter

da Il Sole 24 Ore

di Francesca Barbieri

Smart working, congedi, bonus baby sitter. Sono tre gli strumenti “straordinari” in aiuto delle famiglie degli studenti in quarantena, o costretti alla didattica a distanza a seguito delle misure restrittive adottate dal governo per frenare la seconda ondata di Covid in Italia.

Smart working più esteso

Il decreto Ristori (137/200) ha portato a 16 anni il limite di età che il decreto Agosto (Dl 104) aveva fissato a 14 per permettere ai genitori di lavorare da remoto nel caso in cui il figlio sia posto in quarantena a causa di un contatto con un positivo avvenuto a scuola o durante l’attività sportiva o ricreativa, oppure quando la scuola decide di sospendere la didattica in presenza. Un diritto fino al 31 dicembre 2020, mentre il termine si allarga al 30 giugno del 2021 per i genitori con figli con disabilità grave.

Congedo Covid

Se l’attività lavorativa non può essere svolta in smart working, uno dei due genitori, alternativamente fra di loro, potrà richiedere un congedo di durata massima fino al periodo di quarantena del figlio o per la durata della sospensione della didattica in presenza. Il trattamento retributivo e previdenziale cambierà a seconda dell’età della prole: per un figlio con meno di 14 anni il congedo sarà indennizzato al 50% della retribuzione giornaliera (senza considerare i ratei) con accredito della contribuzione figurativa. Per un figlio tra i 14 e i 16 anni il congedo non sarà indennizzato e si tradurrà in una aspettativa non retribuita con divieto di licenziamento, diritto alla conservazione del posto e senza riconoscimento di contribuzione figurativa.

Il congedo indennizzato andrà richiesto all’Inps, mentre l’aspettativa al datore di lavoro.

Congedo nelle zone rosse

La situazione cambia per chi vive nelle zone rosse. Il decreto Ristori-bis (articolo 13, Dl 149) ha previsto per i lavoratori subordinati genitori di studenti di scuola media un congedo al 50%, che si può chiedere solo se è impossibile lavorare in smart working e da utilizzare in alternativa tra mamma e papà. Questa possibilità è riconosciuta anche ai genitori di figli con disabilità grave.

Il congedo potrà durare per il periodo di sospensione scolastica (senza il limite dei 30 giorni dei congedi covid-19 del Dl 18/2020) e prevede il pagamento del 50% della retribuzione (senza computare la quota di 13ma e la 14ma se spettante) con riconoscimento anche dei contributi figurativi ai fini pensionistici.

Il bonus baby sitter

Con il decreto Ristori-bis è stato previsto poi un nuovo bonus baby sitter dal 9 novembre (data di entrata in vigore del provvedimento), nel limite massimo complessivo di 1.000 euro nelle regioni rosse nelle quali è prevista la sospensione delle attività scolastiche nelle scuole secondarie di primo grado.

Il bonus è riconosciuto agli iscritti alla gestione separata o alle gestioni speciali dell’assicurazione generale obbligatori. È attribuito alternativamente a entrambi i genitori, nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, ed è subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore.

Il sostegno è riconosciuto anche ai genitori di figli con disabilità in situazione di gravità, iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, per i quali sia stata disposta la chiusura. Il bonus del decreto Ristori-bis si applica anche nei confronti dei genitori affidatari. Non è invece riconosciuto per prestazioni rese da familiari. Il bonus vale per il periodo di sospensione scolastica o chiusura centri diurni o assistenziali per disabili e si utilizza attraverso il libretto famiglia.

Cinquecento euro per le famiglie e gara per la fibra nelle scuole

da Il Sole 24 Ore

di Carmine Fotina

Voucher per la connettività internet destinati alle famiglie meno abbienti. E gara pubblica per connettere le scuole ancora senza fibra ottica. Sono due gli interventi varati dal governo che possono servire a supportare la didattica a distanza. Azioni va detto che purtroppo arrivano con mesi di ritardo rispetto ai programmi iniziali. Se fossero stati introdotti rispettando la tabella di marcia, sarebbero stati sicuramente utili in questi mesi forzati di lezioni a singhiozzo.

Il bonus internet

Il 9 novembre è partita la campagna per riconoscere alle famiglie con Isee al di sotto di 20mila euro, fino a esaurimento del plafond complessivo di 204 milioni di euro, un contributo massimo di 500 euro come sconto sul prezzo degli abbonamenti alla banda ultralarga. I contratti, per connessioni con velocità pari almeno a 30 megabit/secondo, devono avere una durata almeno annuale. Il bonus deve necessariamente includere il contributo all’acquisto di un tablet o di un personal computer. Un punto, quest’ultimo, fin dall’inizio controverso visti i ricorsi presentati da Aires e Ancra, associazioni dei commercianti di elettrodomestici ed elettronica, che contestano la decisione di consentire solo ai gestori tlc di fornire i tablet o i pc integrandoli nel loro pacchetto commerciale.

Al voucher possono accedere le famiglie sprovviste di connessioni a internet o comunque dotate di un servizio al di sotto dei 30 mega. Alla data del 11 novembre, erano 11 gli operatori accreditati ed elencati sul sito di Infratel, la società in house del ministero dello Sviluppo che gestisce il Piano banda ultralarga. Va tuttavia considerato che in cinque regioni che ne hanno fatto richiesta, cioè Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Toscana, la misura è applicabile sono in alcuni comuni (l’elenco è disponibile sul sitowww.infratelitalia.it ).

A questo primo intervento, riservato alle famiglie a basso reddito, nella prima metà del prossimo anno ne seguirà un altro per voucher destinati alle famiglie con Isee fino a 50mila (tetto che potrebbe poi essere rivisto) e alle micro, piccole e medie imprese.

La connessione nelle scuole

Differente la logica del Piano Scuole, legata soprattutto a portare prestazioni ultraveloci in istituti dotati finora di connessione non adeguata alle nuove esigenze formative. Il progetto era stato ideato prima che scoppiasse l’epidemia di coronavirus e, laddove servono interventi di infrastrutturazione, per essere completato potrebbe richiedere tra due e tre anni. Quindi nei plessi che oggi sono totalmente scoperti, l’intervento ha un orizzonte temporale per forza slegato dall’attuale emergenza mentre potrà aiutare nel lungo periodo. Al contrario dove servirà solo potenziare la connettività i risultati potrebbero essere relativamente più brevi. Per inquadrare il contesto, Infratel aveva completato a fine luglio una mappatura delle scuole da cablare. Era emerso che il 67% delle scuole risulta già raggiunto dalla banda ultralarga o lo sarà nel prossimo triennio, inclusi i plessi attualmente oggetto dell’intervento di Open Fiber (la concessionaria per il piano di copertura delle zone a fallimento di mercato). Il 33% delle scuole non risulta ancora collegato in fibra ottica e, in assenza di un piano di interventi, non lo sarebbe neppure nei prossimi tre anni: in tutto 14.715 edifici.

Il 16 ottobre è stato lanciato il bando di gara che ha fissato al 23 novembre la scadenza di presentazione delle offerte da parte delle società interessate. L’intervento è destinato in totale a 32mila plessi scolastici di cui 14.700 totalmente scoperti dalla banda ultralarga e i rimanenti dotati di una connettività inferiore agli obiettivi. L’oggetto del bando, che prevede copertura in fibra ottica con la modalità fiber to the building/fiber to the home oppure reti basate sul sistema misto fixed wireless access, è la fornitura di connettività di almeno 1 gigabit al secondo in download e banda minima garantita pari a 100 megabit/secondo simmetrici, compresa la fornitura della rete di accesso e i servizi di gestione e manutenzione.

Una complicazione è sorta nel momento in cui 5 Regioni/Province autonome (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta, provincia autonoma di Trento) hanno deciso di attuare in modo autonomo il piano, con le proprie società in house, potendo poi successivamente accedere ai fondi pubblici previa rendicontazione delle spese. Tra il bando di gara e le risorse che andranno a queste 5 regioni in tutto il piano ha a disposizione 400 milioni. Alcuni degli interventi regionali sono però stati già avviati e questo comporta un’assunzione di rischio da parte delle amministrazioni se la procedura di notifica della misura da parte del ministero dello Sviluppo economico alla Commissione europea dovesse avere tempi particolarmente lunghi o dovesse far emergere criticità per il via libera definitivo.

Giga gratis per le lezioni web ma mancano Pc e accessi in rete

da Il Sole 24 Ore

di Andrea Biondi

Niente più ansia da Giga. Almeno, per i ragazzi costretti a studiare da casa seguendo le lezioni online, un problema in meno cui pensare dopo l’iniziativa promossa dal Governo e sposata dai principali operatori di telefonia grazie alla quale le studentesse e gli studenti potranno seguire la didattica a distanza senza consumare il traffico dati degli abbonamenti mobili. È di qualche giorno fa la notizia di Tim, Vodafone e Wind Tre che hanno accolto l’invito del Governo escludendo le piattaforme di didattica a distanza dal consumo di Gigabyte. È vero che per buona parte degli studenti tutto avviene tramite linea fissa. Ma per chi sfrutta il mobile, si tratta di un’iniziativa che non può che far piacere.

Tim, Vodafone e Wind Tre

Quello delle tariffe “zero rating” per la didattica a distanza è l’ultimo, in ordine di tempo, intervento a supporto del digitale a scuola in cui il Governo afferma di aver investito oltre 400 milioni da marzo a oggi. «Quando si affronta un’emergenza come quella che stiamo vivendo serve davvero il sostegno di tutti», ha commentato il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. La ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, ha dal canto suo sottolineato «l’impatto, anche economico, della didattica a distanza sulle famiglie, già pesantemente provate dalle conseguenze della pandemia».

Qui si inserisce la scelta di Tim, Vodafone e Wind Tre di partire con questa iniziativa. Operativamente Vodafone ha fatto sapere che gli studenti interessati potranno attivare “Pass Smart Meeting” accedendo all’app My Vodafone oppure nell’area Fai da te del sito Vodafone.it. Il tutto per un’offerta senza costi e che si disattiverà automaticamente dopo tre mesi. Già la scorsa primavera Vodafone aveva eliminato il limite di Giga per i ragazzi dalle scuole superiori. Neanche per Tim la misura rappresenta una novità perché la compagnia già dallo scorso anno scolastico, a seguito dell’esplodere della pandemia, ha attivato la promozione gratuita E-Learning Card a tutti i propri clienti ricaricabili consumer di rete mobile con un’offerta dati attiva. Basta solo accedere all’area riservata di “Tim Party”, il programma fedeltà per i clienti dell’operatore e attivare la promozione valida un anno. Per ciò che concerne Wind Tre, la compagnia propone “Edu Time”: 50 Giga aggiuntivi al mese per un mese, da utilizzare dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 15.

Il nodo della dotazione

L’aiuto che arriva dai tre principali operatori mobili italiani rappresenta una (seppur importantissima) pacca sulla spalla in una situazione in cui però le problematiche sono ampie e complesse. Con il decreto Ristori sono arrivati altri 85 milioni sul fondo per l’innovazione digitale e la didattica laboratoriale di viale Trastevere per consentire alle 8mila scuole statali di acquistare e concedere in comodato d’uso gratuito agli studenti meno abbienti 211.469 dispositivi digitali e 117.727 accessi alla rete. Il punto è che, in base ai monitoraggi ministeriali, allo scorso 1 settembre mancavano ancora 283.461 Pc mentre 336.252 alunni non avevano connettività. Al tema della dotazione di device si unisce anche quello, per nulla trascurabile, della formazione, anche dei docenti.

Le piattaforme

Dal punto di vista tecnico la didattica a distanza prende forma con tecnologie e all’interno di “piattaforme”. Il Ministero ne ha suggerite tre, all’interno del sito con le indicazioni utili per la didattica a distanza ( www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html). Si tratta di “Google Suite for Education” (creare lezioni, condividere materiali, discutere, gestire lavori di gruppo, verifiche e test. Sono disponibili inoltre un’aula virtuale per le lezioni in diretta e una chat); “Microsoft Office 365 Education A1” (con gli applicativi di Microsoft, fa cui Teams ad esempio) e “Weschool”. In estrema sintesi, si tratta di ambienti in cui creare lezioni, condividere materiali, discutere, gestire lavori di gruppo, verifiche e test, anche grazie ad “aule virtuale” per le lezioni in diretta e chat. L’ultima citata in questo gruppo di tre, Weschoool, è l’unica italiana perché è nata in casa Tim nel 2016. È integrata con tutte le piattaforme di contenuti abitualmente utilizzate (ad esempio Youtube o anche Dropbox). Durante il lockdown è stata utilizzata su smartphone o computer da 1,1 milioni di studenti e docenti al giorno. A inizio agosto è arrivato un importante investimento di 6,4 milioni di euro. La startup ad agosto ha chiuso un aumento di capitale da 6,4 milioni sottoscritto da P101, lead investor con i fondi P102 e Italia 500, Azimut, Tim Ventures, Cdp Venture Capital Sgr, Club Digitale e Club Italia Investimenti 2.

Se questi sono gli ambienti, i docenti hanno anche altri specifici strumenti a disposizione per preparare le lezioni. Per creare videotutorial, ad esempio, è molto usato “Screencast o-matic”. Per creare lezioni online si fa ricorso, fra gli altri, a “Edpuzzle” o “Padlet”. Se l’ottica è quella di virare sulla gamification, per la maggiore vanno sicuramente “Wordwall” e “Kahoot!”. Quel che al momento manca, tornando al discorso piattaforma, è un hub nazionale. Risulta ancora ferma al palo, infatti, la piattaforma nazionale per la didattica a distanza che il Ministero aveva annunciato nel Piano Scuola di inizio anno. Ogni istituto sceglie la piattaforma su cui svolgere le lezioni.

Infrastrutture e formazione al servizio dell’e-learning

da Il Sole 24 Ore

di Maria Piera Ceci

In primavera, di fronte alla sfida improvvisa della Didattica a distanza, insegnanti e presidi hanno dovuto mettersi in gioco e ripensarsi in fretta, anche traendo spunto dalle best practice già esistenti e confrontandosi con l’intera comunità scolastica. Cinquantamila le persone che hanno partecipato dall’inizio della pandemia ai “webinar di comunità”, nell’ambito del programma Riconnessioni, messo a punto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso la Fondazione per la Scuola: 1.500 gli insegnanti che ogni giorno si collegavano in marzo e aprile per confrontarsi e provare a gestire la crisi come un’opportunità di rinnovamento. E proprio questo è l’obiettivo di Riconnessioni: innovare e migliorare il sistema educativo attraverso interventi formativi e anche infrastrutturali. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, in caso di lockdown e di fronte alla necessità di trasferire le lezioni su Dad, stiamo osservando quanto sia importante per le scuole disporre di una connessione internet efficiente. Attraverso Riconnessioni e grazie a un accordo con Open Fiber, 210 plessi scolastici di primo grado a Torino e hinterland sono stati dotati di fibra ottica con una velocità di 10 Gb al secondo, quanto basta per scaricare 1.430 Divine Commedie al secondo; 1.553 invece i docenti formatisi attraverso i tanti laboratori organizzati. Docenti che a loro volta hanno coinvolto altri 5mila colleghi, in collaborazione con l’Usr del Piemonte e il ministero dell’Istruzione. Nel loro complesso le attività hanno avuto una ricaduta su quasi centomila studenti, in un’ampia azione di sviluppo della scuola digitale. Un lavoro di formazione partito anni fa, ma che è risultato particolarmente importante per le scuole che in questi mesi devono fronteggiare la pandemia.

«Durante il lockdown le scuole di Torino non si sono fatte trovare impreparate, più che in altri luoghi, grazie alla rete che abbiamo realizzato e alla formazione che ha coinvolto ogni plesso scolastico della città», spiega Lorenzo Benussi, Chief Innovation Officer di Fondazione per la Scuola e coordinatore del programma Riconnessioni. «In questi tre anni abbiamo proposto più di 80 percorsi laboratoriali sui temi dell’inclusione, della creatività, del pensiero computazionale, della cittadinanza digitale, strumenti importanti per la comunità scolastica. Siamo riusciti a coinvolgere oltre 1.500 docenti che insieme a esperti del settore si sono confrontati sui bisogni pratici di chi fa didattica oggi. Ogni docente, finito il laboratorio, ha formato almeno 5 colleghi, per cui la comunità di pratica del progetto è diventata capillare in ogni scuola».

Azzolina: “Tornare prima di Natale? Discussione in corso, vediamo nelle prossime ore”

da OrizzonteScuola

Di redazione

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in collegamento su Canale 5, fa il punto sul mondo della scuola alla luce degli ultimi sviluppi in merito all’emergenza Covid-19.

“Le parole di De Luca? Non entro in polemica con lui. La Campania è l’unica regione del Paese, forse anche di tutta Europa che ha le scuole chiuse da marzo, i bambini campani in questo momento non hanno gli stessi diritti di altri bambini del resto dell’Italia. La scuola è l’attività produttiva per eccellenza e comunque non esiste contrapposizione e con le attività produttive. È interesse di un Paese civile che funzionino nel migliore dei modi”.

E poi: “Tornare prima di Natale? Al momento non è stata presa nessuna decisione. C’è una discussione in corso. Vediamo cosa succede, se si allentano misure anti covid anche il settore della scuola deve farne parte. Non è un mistero che io voglia con molta gradualità riaprire le scuole superiori. Se si allentano le misure per tutti i settori del Paese, anche per la scuola deve valere lo stesso. Sono decisioni che si prenderanno in queste ore e con molta gradualità. Non penso che si debbano creare contrapposizioni”.

“A scuola nei weekend? l sabato tanti ragazzi vanno già a scuola, soprattutto al sud, la domenica non è una ipotesi percorribile, non lo vogliono le famiglie né gli studenti; è stata una proposta per dare una mano ma non credo percorribile. I trasporti non incidono sulle scuole elementari né per le medie. Per le superiori ci sono criticità ma non riguardano il Paese intero. Nelle piccole province il trasporto funziona bene. Se è necessario scaglionare di più gli ingressi, lo faremo, sono misure che vanno decise territorio per territorio. Il problema trasporti non esiste per tutto il territorio nazionale”.

Sui trasporti: “A Milano alcune scuole prima di andare in dad entravano alle 11 o alle 12. Siamo disponibili come ministero a scaglionare di più gli ingressi. Nelle città con milioni di abitanti bisogna intervenire ulteriormente; in alcune regioni si è speso sui trasporti, ho apprezzato molto le parole del governatore Bonaccini”.

E ancora: “Il rischio zero non esiste, ma le nostre scuole sono molto sicure”.

Malattia docenti precari, cosa cambia per le assenze Covid e incidenza della nomina a giugno o agosto

da OrizzonteScuola

Di Giacomo Mazzarella

Come funziona la malattia dei docenti? Vediamo come la malattia Covid e la quarantena devono essere considerate.

Le assenze per malattia sono tutelate dal CCNL di categoria a prescindere dal settore di lavoro in cui si presta attività. Questo vale anche per la scuola, dove però la tutela in caso di assenze per malattia è differente a seconda che il lavoratore sia di ruolo o un precario. Infatti la retribuzione spettante durante il periodo di malattia e i giorni di conservazione del posto di lavoro sono differenti a seconda che le assenze riguardino per esempio, un docente di ruolo o un supplente. E per quest’ultimo cambia molto se la supplenza è breve o no. E pure per le assenze dovute al Covid cambia molto in materia malattia.

Docenti precari e malattia, cosa cambia rispetto ai colleghi di ruolo?

Per i docenti a tempo determinato, i cosiddetti precari, una cosa molto importante è la nomina, perché per quanto concerne la malattia bisogna distinguere tra chi ha la nomina al 30 giugno o al 31 agosto e chi invece ha supplenze di natura diverse. Per i primi 10 giorni di ogni singolo periodo di malattia, al docente precario spetta esclusivamente  la quota relativa al trattamento economico fondamentale. Pertanto vengono esclusi tutti gli emolumenti e le indennità anche fisse e continuative, oltre che naturalmente quelle accessorie.

L’istituto della malattia è contemplato dal CCNL che testualmente recita che il lavoratore “assente per malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 9 mesi in un triennio scolastico“. Inoltre viene definito che , per ogni anno scolastico al docente precario spettano:

  •         un mese retribuito al 100%
  •         due mesi retribuiti al 50%.

Evidente che per il restante periodo di assenza al docente precario spetta solo la conservazione del posto di lavoro senza alcuna retribuzione.

Questo vale solo per i supplenti con contratto annuale, sia esso al 30 giungo o al 31 agosto. Per i supplenti brevi o ai supplenti temporanei, in caso di malattia viene prevista la conservazione del posto di lavoro fino al tetto massimo di 30 giorni per anno, con una retribuzione pari al 50%. Per assenze dovute a malattia per un periodo superiore a 30 giorni, il contratto di lavoro automaticamente cessa.

Una differenza sostanziale rispetto ai docenti di ruolo che hanno tutele ben differenti. Ai docenti di ruolo infatti spetta infatti la retribuzione al 100% comprensiva di quella fissa, quella professionale docenti e il compenso accessorio, per i primi 9 mesi di assenza per malattia. E per le malattie di durata superiore a 15 giorni lavorativi (ma questo vale anche per la degenza ospedaliera e la convalescenza dopo il ricovero), il docente di ruolo ha diritto ad ogni componente accessorio della retribuzione. Sempre per il docente di ruolo dopo i primi 9 mesi di malattia e per  successivi 3 spetta il 90% della retribuzione come prima descritta, mentre per gli ancora successivi 6 mesi la retribuzione cala al 50%.

Supplenze Covid, cosa cambia rispetto alle supplenze normali?

Per quanto detto in precedenza, la regola per i docenti precari in materia di malattia non varia se si parla di supplenza Covid. Infatti entrare in cattedra con le supplenze cosiddette “Covid”, viene equiparata alla supplenza breve o temporanea. Una supplenza Covid, anche se assegnata fino alla fine dell’anno scolastico, a prescindere dalla data di chiusura dello stesso, non possono essere considerate supplenze annuali, cioè supplenze fino al 30 giungo o al 31 agosto. Queste supplenze infatti presuppongono la qualifica di posti disponibili, mentre quella Covid è a tutti gli effetti una supplenza temporanea.

E proprio per questo, eventuali assenze per malattia seguono le regole dei supplenti temporanei, con il 50% di retribuzione e con il periodo massimo di malattia pari a 30 giorno.

Le assenze per malattia da Covid, così come la quarantena, l’isolamento fiduciario e l’attesa per l’esito del tampone, sono equiparabili ai ricoveri ospedalieri e pertanto non rientrano nei calcoli sul periodo di comporto, ovvero sul periodo di conservazione  del posto di lavoro.

Tempo pieno alla primaria per tutti, l’impegno di Conte è proibitivo: servono 50 mila maestri e 3 miliardi l’anno

da La Tecnica della Scuola

Ha fatto discutere la dichiarazione del premier Giuseppe Conte di qualche giorno fa sull’impegno del governo a realizzare “una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro”: un’idea non certo originale che sinora non era mai andata in porto, avevamo commentato, per una serie di difficoltà non indifferenti. A quantificarne l’entità, da un punto di vista economico e delle risorse umane, è stata Tuttoscuola, la quale ha calcolato per l’attivazione del tempo piano alla primaria su tutto il territorio nazionale un impegno finanziario di 2,8 miliardi di euro l’anno, con 50 mila nuovi posti di lavoro. Oltre a un miliardo di euro di investimento iniziale per approntare i locali di mensa e laboratori. Si tratta di fondi ingenti, quindi, che potrebbero essere investiti solo estrapolandoli dal Recovery fund: il governo italiano non sarebbe di certo in grado, ancora più in questo momento, di sostenere un impegno finanziario così probante.

Ecco perché, ha osservato la rivista, sino ad oggi l’incremento del tempo a scuola prolungato fino all’incirca alle ore 16 è stato mediamente di un punto percentuale all’anno.

Gli incrementi di adesioni

Nel 2008-09 le regioni del Sud registravano il 9,8% di classi organizzate a tempo pieno; nel 2019-20 la percentuale è stata del 20%. Ed è quindi sempre al Meridione che i numeri crescono: mentre dal 2018-19 al 2019-20 il numero complessivo di alunni è diminuito di oltre 53 mila unità, quelli iscritti al tempo pieno sono invece aumentati di oltre 16 mila unità.

Scorrendo i dati numerici ufficiali dello scorso anno scolastico, pubblicati dal ministero dell’Istruzione, ad essere iscritti ai corsi di tempo pieno nella scuola primaria sono 923.196 alunni, il 37,8% dei 2.443.889 iscritti.

Conseguentemente non frequenta il tempo pieno il 62,2% di alunni, cioè 1.520.693 di ragazzi: praticamente due alunni su tre fra i sei e gli undici anni.

Quanti docenti servono?

Tuttoscuola ha anche pubblicato i posti comuni di docente nella scuola primaria: complessivamente sono 193.265 di cui il 45,5% impiegato in classi a tempo pieno (87.731).

E per assicurare il tempo pieno in tutte le attuali 128.148 classi occorre che, oltre alle 46.403 (36,2%) già funzionanti a tempo pieno, anche le restanti 81.745 vengano riorganizzate “full time”.

Per questa riorganizzazione occorre incrementare l’organico docenti – attualmente di 193.265 posti di cui 87.731 (45,4%) su classi a tempo pieno – aggiungendo 49.015 nuovi posti ai 105.534 attualmente impegnati su classi funzionanti a tempo normale (27-30 ore settimanali). Quei 49mila posti necessari per generalizzare il tempo pieno dovrebbero essere assicurati al 50% dalle graduatorie di merito dei concorsi e per l’altra metà dalle Graduatorie ad esaurimento.

Impegno importante, ma per chi?

L’impegno preso dal premier Giuseppe Conte sul tempo pieno per tutti, quindi, è davvero proibitivo. Ancora di più perchè c’è un punto non considerato, sul quale La Tecnica della Scuola insiste da tempo: quello della richiesta delle famiglie di tale servizio in determinate zone, soprattutto al Sud.

Sono gli stessi territori, dalla Campania in giù, dove il tasso di occupazione delle donne è più basso: non a caso, il governo vorrebbe portare il tempo pieno, proprio per creare opportunità. Ma senza avere certezza delle richieste.

Perchè quanto accaduto all’iniziativa legislativa del M5S del 2018, che ha prodotto 2 mila posti creati in più alla primaria proprio per questo scopo senza però che siano state formulate domande alle scuole, è stata un segnale (negativo) importante.

Il rischio, dunque, è che se si non dovesse agire anche sul piano culturale, oltre che su quello degli organici e delle strutture scolastiche, arriveremo a produrre delle ore di scuole in più, ma con un numero non indifferente di famiglie che continueranno a chiedere di fare uscire i figli da scuola all’ora di pranzo.

Ritorno a scuola, il governo ora pensa al 7 gennaio: la data nel nuovo Dpcm

da La Tecnica della Scuola

Sembra non avere portato frutti l’impegno espresso dal Movimento 5 Stelle e di Italia Viva di riaprire la scuola in presenza ovunque il prossimo 9 dicembre: secondo le agenzie di stampa di sabato 28 novembre, l’orientamento prevalente nel governo sembrerebbe infatti quello di far tornare gli studenti delle superiori, solo dopo la Befana, quindi giovedì 7 gennaio. Il nodo dei mezzi di trasporto pubblico insufficienti, evidentemente, rimane troppo grande.

Solo per le gli allievi della seconda e terza media, che in alta percentuale si recano a scuola a piedi, si profilerebbe un ritorno in classe nel corso della seconda decade di dicembre.

La disposizione a breve

Il provvedimento potrebbe giungere a breve: dovrebbe essere contenuto nel nuovo Dpcm contenente le misure anti contagio da Covid che gli italiani adotteranno dal 4 dicembre in poi.

La nuova tendenza, che sposa la tesi della grande maggioranza delle regioni, è emersa nel corso del vertice di venerdì notte alla presenza del premier Giuseppe Conte e dei capi delegazione.

Bonaccini: lo vogliono quasi tutte le regioni

Lo stesso governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sino a qualche ora fa tra i favorevoli al ritorno in classe il 9 dicembre, sembra essersi ricreduto.

“Penso che si aprirà ai primi di gennaio perché la quasi totalità delle regioni preferisce così. La cosa che a me interessa non è qualche settimana in più o in meno, a me interessa che al più presto i nostri ragazzi, gli studenti, tornino a scuola”, ha detto Bonaccini intervenendo al Tgr regionale.

L’orientamento è chiaro

Sia ben chiaro: come già scritto dalla Tecnica della Scuola, premier e capi-delegazione della maggioranza non hanno ancora preso una decisione. “La discussione sulla scuola è ancora aperta”, hanno spiegato dal governo. Ma la tendenza appare chiara.

“Fonti dei diversi partiti di maggioranza – scrivono ancora le agenzie – confermano che i ragazzi delle superiori dovrebbero tornare in classe solo all’inizio del nuovo anno, mentre a dicembre proseguirebbe per loro la didattica a distanza anche nelle zone gialle”.

La parola d’ordine è “cautela”. Perchè, spiega un altro parlamentare della maggioranza, “la curva si è raffreddata e nei prossimi giorni si andrà sotto l’1, per metà dicembre è probabile che tutta Italia sia gialla. Ma non possiamo riaprire a Natale e Capodanno con il rischio di dover richiudere di nuovo a febbraio a causa di una terza ondata”

Morale: per gli studenti delle superiori si continuerà con la DaD fino alle vacanze di Natale.

Solo per gli allievi dei gradi inferiori (ma non nelle zone più a rischio) si pensa quindi ad un ritorno in presenza anticipato nelle aule scolastiche.

Il ragionamento del governo

“Aprire a dicembre – è il ragionamento che sta prevalendo nella maggioranza di governo – vorrebbe dire portare i ragazzi in classe una o due settimane al massimo prima di richiudere a Natale: meglio fissare fin d’ora l’orizzonte di gennaio”.

Una tesi, quella di far tornare due milioni e mezzo di studenti solo per una decina di giorni prima di Natale in emergenza Covid tutt’altro che superata, che sempre dalla Tecnica della Scuola era stata bene evidenziata, anche in diretta video.

Ultimi giorni del settennio 2014 -2020 del Programma Erasmus +

da La Tecnica della Scuola

Il Programma Erasmus plus versione 2014 – 2020 si avvia alla sua conclusione, con il 2020 infatti termina il primo settennio dalla sua nascita, quando nel 2014 i Programmi precedenti di mobilità furono riuniti, per creare un’offerta formativa organica e accessibile.

L’Italia saluta in questi giorni l’ormai vecchio Programma con una serie di successi, segnalati dall’Agenzia Nazionale Indire.

Primo posto per le scuole italiane

Si parte dal primo posto in Europa per il numero di candidature presentate per l’accreditamento da parte delle scuole italiane:  il numero delle candidature ricevute alla scadenza del 29 ottobre per i settori Scuola e Educazione degli Adulti, di competenza Indire, è ben oltre le aspettative, l’Italia infatti è al primo posto in Europa con 478 candidature per il settore Scuola, seguita da Spagna e Germania e 131 candidature per il settore Educazione degli adulti, seguita da Turchia e Spagna.

Abbiamo trovato una comunità di educatori, insegnanti, dirigenti, pronta ad accogliere le novità e a lanciarsi nel nuovo, senza paura di guardare oltre, anche forti di un’esperienza di anni, di progetti che hanno avuto un impatto importante sul modo di lavorare di molte scuole e organizzazioni, per le quali è ora imprescindibile la dimensione europea dell’educazione”, commentano con entusiasmo all’Indire.

Primo posto anche per le scuole italiane che hanno presentato una candidatura per gli scambi fra scuole KA229, Call 2020, la cui scadenza fu posticipata dalla Commissione Europea dal 24 marzo al 23 aprile, in conseguenza dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia.

I dati illustrano il successo: sono 168 i partenariati per gli scambi fra scuole coordinati da istituti italiani approvati, su un totale di 401 proposte progettuali presentate all’Agenzia Erasmus+ Indire (+64% rispetto al 2019), per un impegno finanziario complessivo di oltre 24 milioni di euro (+7%), al quarto posto a livello europeo.

La partecipazione italiana emerge ancora più evidente allargando lo sguardo agli altri Paesi partecipanti al Programma Erasmus+, l’Italia risulta, infatti, al primo posto per numero di istituti scolastici approvati nei partenariati europei, 1041, di cui 863 sono partner all’interno di progetti coordinati da altri Paesi, inoltre l’Italia è presente nella metà dei partenariati per gli scambi fra scuole approvati in Europa (1019 su 2075). Sono previste, compatibilmente con l’evolversi dell’emergenza sanitaria, 18.853 mobilità degli studenti di breve e lunga durata (+6% rispetto all’anno precedente).

Context fotografico

Per finire in bellezza l’Agenzia Nazionale ha lanciato in questi giorni un context fotografico #scattaErasmus, che partirà ufficialmente il 1° dicembre 2020, assieme all’apertura del nuovo profilo Instagram dell’Agenzia: @Erasmus_Indire.

L’invito è rivolto a tutti i protagonisti che in questi anni hanno realizzato attività in Erasmus, anche nelle community eTwinning e Epale, quella per l’educazione degli adulti, a selezionare un’immagine significativa della propria esperienza,  da un momento particolare di una mobilità per studio, all’arrivo in una nuova città europea, oppure scatti e immagini durante gli incontri per i partenariati strategici, un tirocinio o un laboratorio in classe o un workshop di educazione per gli adulti.

Tempo pieno per tutti: costi e risorse necessari ad attuare il progetto di Conte

da Tuttoscuola

Vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionaleUna riforma che possa dare effettiva possibilità alle famiglie – e soprattutto alle donne – di inserirsi nel mercato del lavoro”. E’ questa la dichiarazione che il premier Giuseppe Conte ha rilasciato nel corso della presentazione del Rapporto Svimez 2020 “L’economia e la società del Mezzogiorno”, illustrando i punti del Recovery plan italiano. Un’idea ambiziosa quanto impegnativa sotto vari punti di vista che costerebbe 2,8 miliardi di euro l’anno e richiederebbe 50 mila nuovi posti di lavoro. Oltre a un miliardo di euro di investimento iniziale per approntare i locali di mensa e laboratori.

Se il Governo intendesse davvero investire somme così elevate, ci troveremmo di fronte a una riforma di portata storica, che aprirebbe la strada ad una maggiore personalizzazione degli apprendimenti e favorirebbe l’aspetto relazionale, la socialità e quindi l’inclusione. Sarà realmente così? Alcune perplessità derivano anche dalla possibilità di realizzare un’operazione così imponente in un tempo ravvicinato.

Finora quella del tempo pieno è stata una marcia continua, lunga ma anche lenta. Nel 2001 le classi a tempo erano il 21,3% del totale funzionante, dieci anni fa il 26,9%, nel 2019-20 sono state il 36,2%. Praticamente l’incremento è stato mediamente di un punto percentuale all’anno. La strada per arrivare alla generalizzazione del servizio appare davvero lunga.

Nel 2008-09 le regioni del Sud registravano il 9,8% di classi organizzate a tempo pieno; nel 2019-20 la percentuale è stata del 20%. Su quel territorio dovrebbe, quindi, concentrarsi il maggior sforzo del progetto di generalizzazione.

Nonostante la flessione demografica che sta investendo anche la scuola primaria, il numero di alunni che scelgono il tempo pieno tende ad aumentare. Infatti, mentre dal 2018-19 al 2019-20 il numero complessivo di alunni è diminuito di oltre 53mila unità, quelli iscritti al tempo pieno sono invece aumentati di oltre 16 mila unità.

Ma questo trend può essere accelerato repentinamente fino a colmare il divario? E’ indispensabile il coinvolgimento delle istituzioni sul territorio, che si devono far carico di una serie di servizi e relativi costi. Regioni ed Enti locali sono d’accordo? Tuttoscuola ha approfondito i possibili effetti del progetto di cui ha parlato il premier Conte.

Alunni e le loro famiglie: il tempo pieno diventerà obbligatorio?

Attualmente, in base ai dati 2019/20 del Ministero dell’Istruzione, frequentano il tempo pieno nella scuola primaria 923.196 alunni, il 37,8% dei 2.443.889 iscritti. Conseguentemente non frequenta il tempo pieno il 62,2% di alunni, cioè 1.520.693 di ragazzi.

Da sempre l’iscrizione al tempo pieno, pur se richiesta da molte famiglie (in molte scuole si formano spesso liste di attesa), è stata facoltativa.  La generalizzazione di cui ha parlato il premier Conte diventerà un obbligo di frequenza per tutti in quanto vi saranno soltanto classi organizzate a tempo pieno?

Organico docenti: quante risorse servono?

Attualmente i posti comuni di docente nella scuola primaria sono 193.265 di cui il 45,5% impiegato in classi a tempo pieno (87.731).

Per assicurare il tempo pieno in tutte le attuali 128.148 classi occorre che, oltre alle 46.403 (36,2%) già funzionanti a t.p., anche le restanti 81.745 vengano riorganizzate “full time”.

Per questa riorganizzazione occorre incrementare l’organico docenti – attualmente di 193.265 posti di cui 87.731 (45,4%) su classi a tempo pieno – aggiungendo 49.015 nuovi posti ai 105.534 attualmente impegnati su classi funzionanti a tempo normale (27-30 ore settimanali).

Risorse finanziarie: quanto costa l’organico aggiuntivo?

Quei 49mila posti necessari per generalizzare il tempo pieno dovrebbero essere assicurati al 50% dalle graduatorie di merito dei concorsi e per l’altra metà dalle GAE.

Nelle more delle immissioni in ruolo i posti potrebbero essere assicurati da supplenti annuali.

In prima applicazione quanto costerebbe per il solo incremento dell’organico docenti la generalizzazione del tempo pieno in tutte le 14.895 scuole primarie?

Poiché in base all’attuale CCNL del comparto scuola il costo per docente all’inizio di carriera è di 31.227 euro lordi annuali comprensivi degli oneri riflessi a carico dello Stato, il costo per anno sarebbe quasi di un miliardo e 531 milioni.

Nuova modalità di lavoro: i docenti sono pronti al cambiamento?

Normalmente la gestione della classe organizzata a tempo pieno è affidata prevalentemente ad una coppia di insegnanti che si spartiscono i principali interventi disciplinari. Inoltre c’è una diversa attenzione ai momenti integrativi e all’utilizzo del maggior spazio di tempo disponibile (40 ore settimanali a fronte delle 27-30 ore del tempo normale).

Insegnare in una scuola a tempo pieno comporta (o dovrebbe comportare) un diverso modo e un diverso atteggiamento culturale di esercizio della professione docente.

Il passaggio a questa nuova formula di organizzazione e di gestione didattica non si improvvisa con immediatezza. Soltanto una garanzia di efficienza organizzativa della funzione docente può favorire l’efficacia di risultato dell’ambizioso progetto di generalizzazione del tempo pieno.

Potrebbe essere utile accompagnare il passaggio al nuovo tipo di scuola con adeguati momenti formativi per decine di migliaia di insegnanti.

Nuovi collaboratori scolastici: quanti e con quali costi?

Tra i parametri previsti per la determinazione dell’organico ATA la presenza di una quota consistente di alunni che frequentano il tempo pieno determina anche un incremento del numero di collaboratori scolastici.

Tenendo presente il numero delle classi che con la riorganizzazione annunciata dal premier passeranno al tempo pieno e della consistenza della popolazione scolastica interessata (un collaboratore scolastico in più ogni 250 alunni a tp dopo il centesimo), serviranno altri 1.213 collaboratori scolastici.

Considerato lo stipendio lordo annuo di 24.252 euro, comprensivo degli oneri riflessi a carico dello Stato, il costo annuale per l’incremento dell’organico dei collaboratori scolastici sarà di quasi 29 milioni di euro.

Il ruolo dei Comuni: come assicurare locali e servizi?

Alle Amministrazioni comunali spetta forse il compito più difficile per sostenere efficacemente il progetto ambizioso della generalizzazione del tempo pieno.

Sono sostanzialmente due le tipologie di intervento previste: uno immediato (l’approntamento di strutture e locali) e un altro continuativo (il servizio di mensa).

È difficile quantificare il numero degli interventi e la relativa spesa per l’approntamento dei nuovi locali (laboratori e mense) necessari per rendere funzionale e credibile la nuova organizzazione del tempo scuola nella primaria.

Attualmente soltanto il 31,5% delle scuole primarie è dotato di apposito locale di mensa, ma in diversi casi per la refezione si utilizzano anche spazi impropri (controllo ASL permettendo). Non mancano scuole nelle quali i bambini pranzano sui banchi dove seguono le lezioni.

Per la predisposizione di tutti i locali necessari, stimando mediamente un impegno di spesa di circa 120-130mila euro per le 8.202 scuole in cui attualmente non c’è il tempo pieno, a carico dei Comuni vi sarebbe una spesa complessiva superiore a un miliardo e 25 milioni di euro.

Una volta avviato il tempo pieno, i Comuni dovrebbero assicurare il servizio continuativo di refezione, mettendo in atto gare di appalto, convenzioni, gestione delle rette, ecc, per un costo stimabile in 1,2 miliardi l’anno.

È legittimo dubitare che gli Enti Locali siano pronti ad affrontare questo carico organizzativo e gestionale e i conseguenti non indifferenti oneri di spesa, se non all’interno di un grande piano condiviso.

Elezioni Consigli di Circolo/Istituto

Le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto scaduti per decorso triennio o per qualunque altra causa, nonché le eventuali elezioni suppletive nei casi previsti, si svolgono secondo la procedura ordinaria di cui al titolo III dell’ordinanza ministeriale n. 215 del 15 luglio 1991, modificata ed integrata dalle successive OO.MM. nn. 267, 293 e 277, rispettivamente datate 4 agosto 1995, 24 giugno 1996 e 17 giugno 1998.

La data della votazione viene fissata dal Direttore Generale di ciascun Ufficio scolastico regionale, per il territorio di rispettiva competenza, in un giorno festivo dalle ore 8 alle ore 12 ed in quello successivo dalle ore 8.00 alle ore 13.30, non oltre il termine di domenica 29 e di lunedì 30 novembre 2020.